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domenica 26 maggio 2019

MIGNOLA: Hellboy, fumetto e film, e... il futuro!

Mentre, dal mio personale osservatorio, nei giorni scorsi, l'attenzione mediatica è stata prima su Avengers: Endgame, poi su GoT e poi sulla questione "manifesto di Lucca" (con vari rimbalzi bizzosi e volatili), facciamo un passo indietro... al reboot di HELLBOY, diretto da Neil Marshall e con protagonista David Harbour.
Ammetto candidamente che il film di Marshall mi ha piuttosto divertito nella sua robonante ed eccessiva messa in scena pur distante dall'eleganza, sopratutto grafica, dell'Hellboy su carta del mai troppo lodato Mignola.

Nel seguito potete quindi leggere la traduzione di alcuni stralci tratti dall'intervista a MIKE MIGNOLA apparsa su Vulture.com il 12 Aprile scorso.  
QUI l'intervista completa. 
E se non siete ancora sazi fate un salto anche QUI.
Vulture: […] Perché hai permesso che venisse realizzato un reboot cinematografico di Hellboy?
Mike Mignola: Non ho alcuna voce in capitolo perché i diritti cinematografici non sono miei. […] I produttori […] non hanno mai pensato di smettere con i film su Hellboy. […] E un reboot aveva senso nel momento in cui si è capito che il film non sarebbe stato girato da Guillermo del Toro e non ci sarebbe stato neppure Ron [Perlman]. Credo che tutti abbiano pensato "se iniziamo a lavorare con un nuovo regista vogliamo rifilargli la continuazione della storia iniziata da del Toro?"

[...] Ma hai co-scritto delle versioni della sceneggiatura, vero?
Ad un certo punto, sì. Io e Chris Golden… beh, io odio scrivere al computer. Insieme a Chris, con cui ho scritto un paio di romanzi, abbiamo lavorato ad alcune versioni della sceneggiatura, più o meno a metà della produzione. È stato prima che si decidesse per il reboot. Abbiamo fatto qualche stesura della sceneggiatura e poi è tornato tutto ad Andrew [Cosby, l'unico sceneggiatore accreditato per la pellicola]. È così che si lavora nel mondo del cinema su queste cose. La sceneggiatura va avanti e indietro tra più autori così tante volte che, a un certo punto, è toccato anche a noi.

Qualcosa delle vostre sceneggiature è arrivato sul grande schermo?
C'è qualcosa. [...] Qualcosa con Baba Yaga. [...] Ma è un tale lavoro a più mani che è davvero difficile indicare delle sequenze specifiche. Ma quando Hellboy viene cacciato dalla casa di Baba Yaga e lei gli lancia una maledizione quello è un momento interessante... credo che sia stato David Harbour a dire che Baba Yaga avrebbe dovuto lanciare una maledizione o provocare Hellboy al momento del commiato. Quel suggerimento mi tornò in mente e credo che quel passaggio... quello che lei dice a Hellboy credo che l'abbia scritto basandomi sul commento di Harbour. [...] È una piccolezza [...] ma mi piace pensare "Ehi, sì! Questo l'ho scritto io!"
Cosa pensi del film?
Per me è davvero incredibile che gran parte della storia sia presa direttamente dal fumetto. Alcuni passaggi sono spostati, altri sono più lunghi di quelli che ho disegnato io, altri più corti. [...] Il giorno in cui sono stato sul set in Bulgaria stavano girando la sequenza all'aperto tratta da La caccia selvaggia. E c'era Hellboy a cavallo e i tizi della caccia e il loro aspetto era così simile a quanto disegnato da Duncan Fegredo nel fumetto. Una roba davvero surreale! [...]

[...] Facciamo un passo indietro a La caccia selvaggia, il fumetto. Come è nato?
Oh, la mia memoria è terribile! Non sono sicuro sulle date. [...] Più o meno in quello stesso periodo avevo deciso che non potevo più disegnare Hellboy perché avevo perso fiducia nelle mie capacità di disegnatore. E mentre mi dicevo "Oh, no, non posso più disegnare!" stavo pianificando quella storia, un racconto epico in tre parti. Per fortuna Duncan Fegredo ha detto di sì per disegnarla o sarebbe rimasta lì, ad intasarmi il cervello, chissà per quanto. [...]

[...] Al momento tra i fumetti, i film, i cartoni animati e tutto il resto, hai lasciato che molti artisti dessero la loro interpretazione di Hellboy. Che cosa pensi d'aver imparato sul personaggio dalle diverse interpretazioni fatte da altri artisti e autori?
È una domanda difficile. Non sono sicuro d'aver imparato qualcosa su Hellboy ma ho imparato molto sull'intero processo creativo e su cosa significhi aver creato un personaggio che è tuo e che, piano piano, sfugge al tuo controllo. Riesci a capire? È come se avesse un'altra vita e, con sempre maggiore frequenza, incontrerai persone che conoscono Hellboy o pensano di conoscerlo, ma che in realtà non hanno la minima idea del fumetto originale. [...] E c'è sempre una parte di te che quasi dice "Quando avrei voluto non averlo lasciato andare!" Capisci? Non è davvero mio. I fumetti sono miei, ed è perfetto! Ma a un certo punto è come vedere un figlio che cresce e va via di casa: farà cose di cui non saprai nulla e incominceranno a mancarti i tempi in cui stava a casa con te.
[...] Quando concedi l'uso del tuo personaggio e lasci che altri lo utilizzano devi metterti il cuore in pace sul fatto che le cose non verranno fatte esattamente come le avresti fatte tu. Saranno fatte in modo diverso e "diverso" non vuol dire necessariamente "peggiore", "diverso" significa "diverso".

A cosa stai lavorando al momento?
[...] Sto scrivendo diversi albi di Hellboy. [...] Ma ogni tot anni, mi viene la voglia di tornare a disegnare fumetti. È passato parecchio tempo dall'ultima volta che sono stato al tavolo a disegnare storie a fumetti. E scrivere non è divertente. Realizzare della roba è divertente. Stare seduto a scrivere per un altro disegnatore non è per nulla divertente. Per cui sto iniziando a inventarmi una storia a fumetti in modo da mettermi al tavolo ed essere io il tizio che si diverte. [...]

martedì 11 dicembre 2018

The Show... must go on!

Qualche ora fa sulla pagina Facebook ufficiale di Alan Moore (ebbene sì ne esiste una! E in data 11 ottobre 2018 recitava: "[la pagina] ospita post di diverse persone in sua vece e con il suo permesso") è apparso il seguente "annuncio" che rimanda alla lavorazione del film The Show scritto da Moore per la regia di Mitch Jenkins.

Sebbene questo sia il mio primo serio tentativo in ambito cinematografico, il pubblico potrebbe voler sapere come si colleghi alla mia carriera, recentemente giunta a conclusione, nel campo dei fumetti. La risposta, da parte mia, è "nessun collegamento": è qualcosa di completamente nuovo con incredibili possibilità di mesmerismo e narrazione immersiva.
D'altro canto chi si aspetta cupe distopie nei miei lavori sarà sollevato nell'apprendere che questa storia, essendo ambientata in una Northampton di recente implosa, ne è un ottimo esempio, con una gran quantità di personaggi spettrali, in linea con le attese.
E sì, c'è anche un supereroe, ma non è quello che pensi.

Non si tratta dell'adattamento di un'opera che non doveva diventare un film; si tratta di me e dei fantastici talenti con cui sto lavorando che cercano di realizzare la più sbalorditiva pellicola che il cinema britannico ricordi da molti anni a questa parte.

Questo è The Show e lo stiamo facendo proprio qui e ora!

Alan Moore

Il sito Screen Daily aggiunge: "Il film racconta di un uomo dalle molteplici identità che arriva in città e scopre un mondo di donnaioli, belle addormentate, gangster e avventure".

giovedì 20 agosto 2015

Alan Moore: "Fellini ai prezzi di Ed Wood!"

Alan Moore ritratto da Michael Hacker.
Nel seguito potete leggere la traduzione della "Dichiarazione d'intenti", scritta da Alan Moore, per Orphans of the Storm, la società creata insieme al fotografo Mitch Jenkins con la quale ha realizzato Show Pieces, cinque cortometraggi parte di un progetto cinematografico più ampio, in lavorazione con il titolo The Show.
Orphans of the Storm è anche "coinvolta" nel progetto Electricomics, su cui magari torneremo a parlare prossimamente.
Buona lettura.

La traduzione è stata realizzata per solo scopo divulgativo.
Tutti i diritti originali sono © Orphans of the Storm & Alan Moore.
Che Glicone sia con voi.
Gli attori Andrew Buckley e Darrell D’Silva, Alan Moore, Mitch Jenkins e l'attrice Khandie Khisses.
LA NOSTRA PROMESSA PER VOI
(Un manifesto scritto con il ribollente inchiostro della sanità mentale sopra un milione di cuori delusi)

Un brunito pomeriggio di circa cinquant'anni fa, due perspicaci scolari, i sogni ancora incontaminati da un mondo che prende a calci i castelli di sabbia, stavano distesi all'interno della botte arrugginita di una betoniera nell'incustodito e deprimente cantiere di Northampton che era diventato il loro unico campo giochi, guardando le nuvole vagare senza meta attraverso la circolare apertura del loro scomodo rifugio. Il più giovane dei due, un commovente occhialuto bambino albino che giocava compulsivamente con la nuova macchina fotografica Fischer-Price che gli era stata regalata dal padre per il suo compleanno, parlò con distante tono sognante condividendo le proprie più intime e preziose speranze con il suo più grande, intelligente, bello e adorabile piccolo compagno di giochi.

            “Sai cosa ti dico? Quando saremo grandi ho la strana sensazione che, in qualche modo, ti convincerò a lavorare a un breve film di dieci minuti con me, nonostante tu, a quel tempo, sarai una specie di misteriosa apparizione tipo Ben Gunn che urla la sua condanna contro qualsiasi cosa le persone normali apprezzino, specialmente il cinema contemporaneo.”

           Il suo decenne carismatico compagno, un giovane di una bellezza soprannaturale che era tragicamente afflitto da iperpelosità come quei ragazzi-lupo messicani di cui si legge in giro, mise da parte con cura il quaderno sul quale stava scrivendo i suoi appunti su tutte le grandiose idee per il successivo mezzo secolo che al tempo erano conosciute, ed è bizzarro, come “Compendi Pittografici via Nuvolette Labiali” e replicò al suo anemico collega con un accecante sguardo di rimprovero.
   
            “Se lo farai, renderò la cosa così diabolicamente complicata e la creerò in modo che si espanda in una mostruosità tentacolare che si prenderà la tua vita e infetterà la Cultura stessa come una sorta di ideologico patogeno che nessuno capirà o da cui potrà difendersi.”

            Ora non è importante sapere i nomi di questi due bambini. Il motivo per cui non importa è perché accadde che il tamburo miscelatore contenesse ancora un residuo di cemento fresco che asciugandosi durante la loro conversazione immobilizzò i due che finirono grottescamente affogati durante l'improvviso nubifragio notturno che sopraggiunse. Il fatto rimarca ancora una volta i pericoli posti dai cantieri lasciati incustoditi.

                                                            *****

            Fu così, che per mera coincidenza, circa cinque decadi dopo gli eventi sopra narrati, Mitch Jenkins, fotografo di Northampton, si ritrovò tra le mani una proposta per un film da parte di Alan Moore, scrittore di Northampton. Inclusi nell'onnicomprensiva trama c'erano diversi elementi che rimandavano a nuovi media, ognuno dei quali col potenziale di espandersi in un'entità altrettanto stupefacente ed esauriente quanto il film stesso. Aggrottando la pallida fronte, il celebre maestro delle lenti pensò che una simile varietà di progetti avrebbe necessitato di una qualche “società ombrello” che ne gestisse la complessità, anche se riguardo al nome da dare a una simile impresa si trovò completamente perso. Fu a questo punto che l'imprevedibilmente aggressivo ma abile cesellatore di parole si espresse nel suo tono da medium in trance. 

            “Chiamiamoci Orphans of the Storm, che la gente ci conosca per la nostra mancanza di parenti e per l'aspetto inzuppato di chi è stato colpito da un fulmine.”

            E sebbene avesse capito soltanto una parola ogni dieci di quello che aveva udito, l'abile manipolatore della luce, dell'ombra e dei bagni di sviluppo accettò la proposta, nonostante che per alcuni mesi credette che la loro società avesse preso il nome da una canzone dei Doors.

                                                           *****

            A questo punto dovrebbe essere chiaro che “Orphans of the Storm” non è una canzone dei Doors. Quella era “Riders on the Storm’, un titolo che con la nostra organizzazione ha in comune solo le parole “the” e “Storm”. Andrebbe inoltre chiarito che, nonostante i malinformati pettegolezzi del Web, “Orphans of the Storm” non ha alcun legame con l'antico e misterioso culto babilonese che domina Hollywood descritto in Flicker, il romanzo di Theodor Roczak, che dopotutto è un'opera di finzione e non riflette la realtà. L'idea di una qualche tradizione mistica, sopravvissuta in chissà quale modo, intenzionata a imporre sul mondo una forma di cinema magico capace di alterare le menti è troppo assurda per doverla smentire. E se anche una simile cospirazione esistesse, di sicuro Mitch Jenkins e Alan Moore sarebbero le ultime persone che uno collegherebbe a un piano basato sul cinema magico. Alan Moore non sa nulla di cinema e Mitch Jenkins non sa nulla di magia, per cui come potrebbe funzionare? No, mi dispiace, il solo pensarci è ridicolo. Perché persino parlarne?

                                                         *****

            Ritornando al nostro racconto, avendo concordato sul sopracitato nome come termine collettivo per il loro nidificato insieme di progetti multimediali e incominciando a credere che Orphans of the Storm potesse essere una valida e persino redditizia impresa creativa, il biondo ritrattista di Hugh Laurie si ritrovò ad essere ancora preoccupato su alcuni dei più sconcertanti aspetti del loro piano.

           “Allora, come si collega a tutto questo il burro dietetico? E l'energy drink o la rivista per supermarket? Inoltre, hai messo una soap opera sulla filosofia tedesca. E un social network e un socialmente irresponsabile videogioco e un brand immaginario di t-shirt e un partito politico razzista. Sono sicuro che in qualche modo tutto andrà al suo posto, ma mi piacerebbe capire bene perché lo stiamo facendo.”

    Non era una richiesta irragionevole. Il suo partner annuì con indulgenza.

    “Lo facciamo perché mi sono spinto nella sala macchine della cultura solo per scoprire che non c'è nessuno al posto di guida. La società stava per scivolare sullo spartitraffico centrale di sogni traditi, verso l'imminente furia devastante di un collasso psicologico, per questo ho preso una decisione esecutiva e ho fatto quello che dovevo fare. Gli Orphans of the Storm sono qui per prendere in mano il joystick della civiltà e, dipende dal fatto che se ci siamo ricordati in quale direzione spostarlo, condurla verso una nuova eterea stratosfera oppure, mal che vada, togliere il disturbo in una devastante e gloriosa palla di fuoco.”

            E l'abile levigatore di pixel scrutò a lungo il palese visionario a cui aveva affidato le proprie fortune e quella della sua famiglia. E pensò: “Oh Cristo!”

                                                              *****
    Non vorrei insistere sulla questione ma tornando al culto babilonese di Flicker, ci sono un sacco di ragioni per cui uno scenario del genere sarebbe del tutto irrealizzabile. In tutta franchezza, se esistesse un'antica religione basata sullo stato di trance indotto da una sorta di proto-strobo realizzato con un cerchio rotante e luce naturale - cosa che non è - e se un simile culto fosse persino alla base del cinema moderno - e non è così - allora come la mettiamo con elementi di Orphans of the Storm come i fumetti digitali, il videogioco e i finiti siti pornografici  Big Black Lego Studs? Non hanno nulla a che fare col cinema, no? O con Babilonia, a dirla tutta. Non riesco davvero a capire come la gente s'inventi queste cose. Voglio dire, ma per favore! Siete molto meglio di così.
   
                                                             *****

    Comunque sia, ecco in poche parole la storia di Orphans of the Storm.
Intitolata come un film di DW Griffith con Lillian Gish che nessuno dei responsabili di questa società ha mai visto, Orphans of the Storm vuol essere un'autentica impresa del 21esimo secolo, con un modo di pensare che sia flessibile fino al punto da potersi quasi spezzare. Vi promettiamo estensioni di un'idea, argomentate e ponderate con cura, piuttosto che franchise sfruttati senza pudore. Vi promettiamo Fellini ai prezzi di Ed Wood. Vi promettiamo concept originali che siano all'altezza del loro tempo e non meri cadaveri rianimati tratti dall'intrattenimento leggero del passato, anche se abbiamo pure qualcuno di questi. Vi promettiamo un antidoto ai divertimenti tossici che avete già sconsideratamente ingerito e speriamo in Dio che non sia troppo tardi. E se non possiamo promettervi un mondo migliore di quello in cui vivete, possiamo almeno promettere che sarà più spassoso, più meravigliosamente terribile e meglio congegnato. Gioite, popoli del mondo dai neuroni randellati. Una terrificante utopia è almeno a portata di mano.

                                                           *****

            E non abbiamo nulla a che fare con la Confraternita di Tlön, nemmeno con loro.


[Il testo originale può essere letto sul sito di Orphans of the Storm: qui.]

lunedì 1 dicembre 2014

opinioni sul fare fumetti... [9]

Un frame da Birdman, il film di Alejandro González Iñárritu.
A fine Ottobre la Marvel ha annunciato i suoi progetti cinematografici del... quinquennio 2015-2019! Per un commento dettagliato e, per di più, a fumetti, rimando all'inarrivabile Leo Ortolani (qui) che ben riassume i miei sentimenti di fronte a cotanto proclama (non che I Guardiani della Galassia non siano stati una visione divertente... ma come dice il saggio "il troppo stroppia").
Interessante invece il commento del regista Alejandro Gonzalez Inarritu sul tema cinema e supereroi. Ricordiamo che Birdman, l'ultimo film del cineasta messicano, con protagonista Michael Keaton (non a caso il primo Batman nell'adattamento datato 1989 opera di Tim Burton), ha a che fare con l'ossessione verso questa moda dilagante. La pellicola ha aperto la 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 26 agosto scorso e sarà nelle sale Italiane a febbraio del prossimo anno.
Ecco cosa dice Inarritu intervistato dal sito Deadline.
Deadline: In quale misura questa satira verso la fissazione di Hollywwod per i supereroi incide sulla possibilità che tu, prima o poi, possa girare un film di quel genere?
Alejandro Gonzalez Inarritu: Sarei una scelta terribile. Penso non ci sia nulla di sbagliato nell’essere fissati con i supereroi quando si hanno 7 anni ma credo che il non voler crescere sia una malattia. Le grandi multinazionali e i fondi d’investimento controllano Hollywood e tutto quello che vogliono è fare soldi su qualsiasi cosa significhi cinema. Quando investi 100 milioni di dollari e ne ricavi 800 oppure un miliardo è molto difficile convincere la gente. Dici loro: investi 20 milioni e ne ricaverai 80. Sarebbe davvero un affare fantastico ma loro di rispondono: “80 milioni? Ne voglio 800.” In pratica non c’è più spazio per fare bei film. Questa roba si sta prendendo tutto quello che c’è.   


Deadline: Non c'è nulla che ti piaccia nei film di supereroi?
Alejandro Gonzalez Inarritu: A volte mi piacciono perché sono lineari e semplici e vanno bene con i popcorn. Il problema è che talvolta pretendono d'essere profondi, basati su un qualche mito greco. E bisogna esser onesti e dire che sono film davvero conservatori. Vedo sempre che uccidono gente perché loro non credono in quello che tu credi oppure non sono quello che tu vorresti che fossero. Odio tutto questo e non mi immedesimo con questi personaggi. Sono come un veleno, un genocidio culturale perché il pubblico viene bombardato da trame, esplosioni e altra merda che non significa nulla su quello che vuol dire essere umani.
[L'intervista completa, in Inglese, qui]
Howard The Duck N.1.
Sempre tra cinema e fumetto, proprio mentre in questi giorni, dopo l' "apparizione" nel film dei Guardiani, si parla del rilancio di Howard il papero in una nuova serie Marvel a lui dedicata (vedi qui qualche dettaglio), mi ritorna in mente un passaggio sullo sceneggiatore Steve Gerber tratto dall'imprescindibile volume Marvel Comics. Una storia di eroi e supereroi di Sean Howe: "Ci sono persone che possono soltanto scrivere, perché è l'unica cosa che sono in grado di fare", dirà Mary Skrenes, l'ex co-sceneggiatrice e compagna di Gerber. "Steve, purtroppo, era uno di quelli. E tali persone dovrebbero sapere che i fumetti sono un punto di partenza, da lasciarsi prima o poi alle spalle. Ma a lui non piacevano né i cartoni animati né la televisione. A Steve piacevano i fumetti."
Ah... i fumetti, i fumetti...
A proposito... Gipi, in un breve estratto dalla lunga trascrizione, apparsa su Fumettologica a documentare l'incontro con Roberto Recchioni all'ultimo Komikazen, ha dichiarato: "Hanno sempre cercato di tirarmi dentro questa diatriba di graphic novel da una parte e fumetto seriale dall’altra, ma a me non è mai fregato nulla. Sono stato candidato allo Strega, ho fatto decine di interviste con gente che non riusciva a dire la parola fumetto, e io cercavo di fargliela dire in tutti i modi. Ma nemmeno perché a me freghi del fumetto, era una questione di sadismo. Loro non volevano dirlo, e io glielo facevo dire."
[Il pezzo completo può essere letto qui]
Fare fumetti... fare fumetti... Mirko Oliveri, direttore di Verticalismi, stila i 5 Obiettivi che l’industria del fumetto italiano deve realizzare adesso. Il primo inizia così: "1. Efficienza Economica. Per quanto sembri che moltissimi operatori del settore lo ignorino, i fumetti non si fanno per salvare il mondo, ma per fare soldi." Il resto di questa interessante cinquina potete leggerlo qui.
Copertina di Molly Crabapple per il suo graphic novel Scarlett Takes Manhattan.
Restando in tema di liste e... di Web, ecco la scrittrice e disegnatrice americana Molly Crabapple e le sue 15 regole per aver successo, come creativo, nell'epoca di Internet che si concludono con un lapidario: "Internet non salverà gli artisti. 
I social media non ci salveranno. Le aziende non ci salveranno. Il crowd-funding non ci salverà. Le donazioni non ci salveranno. I patron non ci salveranno.
Nulla ci salverà se non noi stessi e l'un l'altro.
E ora crea qualcosa di bello!
[Tutti i suggerimenti della Crabapple possono essere letti qui]

E si chiude come l'inizio: si veda l'immagine finale.

Adrian Veidt: Ho fatto la cosa giusta, vero? Ha funzionato, alla fine.
Dr. Manhattan: "Alla fine?" Niente finisce, Adrian. Niente ha mai fine.

Buoni fumetti a tutti!
Watchmen: illustrazione promozionale di Dave Gibbons.

lunedì 9 maggio 2011

cinematografo

Qualche giorno fa sono andato, con un po' di ritardo rispetto al previsto, a vedere Habemus Papam, nuovo film di Nanni Moretti.
Fan e ammiratore del regista, autentica icona personale, inutile dire che la visione era assai sentita.
Diciamolo subito: non si può dire che il film sia brutto ma non si può dire neppure che sia bello. 
E certo, direte, "bello e brutto": due categorie difficili da gestire, no? :)
Di certo si può dire che non è un film che segna, come a suo tempo mi segnò, per non andare troppo lontano, La stanza del figlio o Il Caimano.
Discutendo all'uscita del film con l'amico P., si concordava sul fatto che la storia sembrava priva di una propria coesione narrativa, una motivazione di fondo e un approfondimento e un'evoluzione dei personaggi. Risultava più che altro un insieme di quadretti che faticavano ad amalgamarsi.
Da applausi l'interpretazione di Michel Piccoli ed efficace e calzante la performance di Moretti attore (anche se il ruolo, così come in altre occasioni, sembra assolutamente in linea con la persona Moretti, o meglio, con la persona Moretti che il pubblico, come me, ha imparato a "conoscere").
Alcune scene intriganti, come la "preghiera di rifiuto" di tutti i candidati durante il conclave, qualche momento divertente sì, ma anche qualche trovata telefonata come il pur simpatico torneo di pallavolo o la non necessaria, solita, canzoncina inserita esattamente quando te l'aspetti.
Stile si dirà, ma l'impressione alla fine è stata un po' come gli ultimi lavori dell'amatissimo Franco Battiato: dimenticabili. Cose che capitano.
Di tutt'altro impatto Source Code, seconda opera di Duncan Jones, il talentuoso figlio di David Bowie, che già mi aveva ammaliato con il suo lungometraggio d'esordio di genere fantascientifico Moon. Ed è ancora fantascienza, ben costruita, intelligente, con trama intrigante e ben congegnata. Una piacevole visione d'intrattenimento (e non solo, come la buona sci-fi dev'essere) da cui sono uscito con la "pancia" decisamente piena.
Alle prossime visioni!

mercoledì 1 dicembre 2010

Freak(s)

Life is not a dream 
when you can’t wake up 
from the dream you wanted


Lyrics from Freak by Smashing Pumpkins
Free download of the song here.

giovedì 29 luglio 2010

V for Varietà

Troppi fumetti intorno a me!!!
Arrivato oggi un pacco targato Coniglio, con il mio SdF con Mills e O'Neill bello bello e altre cosette sfiziose da leggere, come (e non solo) i primi due Canemucco.
Inoltre mi attende il nuovo libro Coconino dell'eccellente e da me amatissimo Manuel Fior (su cui spero di scrivere qualcosa prima o poi): Cinquemila chilometri al secondo.
Ho colpevolmente lasciato a metà il tomo di Zot! e l'incredibile virtuosa ultima fatica di David Mazzucchelli, l'apprezzatissimo da pubblico e critica Asterios Polyp. Ma per entrambi conto di arrivare fino in fondo: per motivi diversi, meritano!

Stranezze della vita: rileggendo il primo volume de La Lega: Century nell'edizione italiana, ho ritrovato "abbandonato" in un armadio il libro Il mago, in cui Oliver Haddo è protagonista. Ovvio, lettura notturna pre-sonno obbligata. Centellino le pagine.

Visto una meravigliosa mostra sul fenomenale fotografo W. Eugene Smith: emozioni per gli occhi, per il cuore, per la mente.

Ultimissima visione invece, in inglese, The road: apocalittico road movie tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy (quello di Non è un paese per vecchi, per intenderci). Un film forte, intenso, e... non indicato per tutte le giornate, specie se ne avete avuta una pesante!

Ah, in apertura di post un solare "quadretto" firmato Isabelle Kessedjian.

mercoledì 25 marzo 2009

lavori in corso

Un po' di cosette in fieri. Il volume sull'autore italiano a cui stavo lavorando è pressochè finito e dovrebbe essere pubblicato in tempo per il prossimo Comicon (a cui però difficilmente sarò presente, ahimé). Per la solita scaramanzia non rivelerò altro ma appena le cose saranno completate per davvero e avrò "disincrociato" le dita sarete i primi a sapere ;) Posso aggiungere solo che si tratta di un autore... non solo Fumetto! :)
Altre interviste in vista per i prossimi numeri di Scuola di Fumetto: una con un notissimo autore impegnato nel mondo dei fumetti, vincitore di innumerevoli premi per la sua Arte, che però non è né uno scrittore né un disegnatore ;)... a seguire una chiacchierata ad un duo britannico di cui ho parlato spesso di recente... altre bollono in pentola da tempo, ma... gli artisti si sà vivono in un universo tutto loro... aspettare, prego, aspettare, non resta che fare...

Ah, traduco - lentamente ma con passione - un tomo "barbuto", e i più attenti sapranno già a cosa mi riferisco... e mi ronza sempre il pensiero di scrivere finalmente quel fumetto sci-fi che ho in testa da anni e anni... vedremo...

Ultimi ascolti? I nuovi di Franz Ferdinand (Tonight) e Prodigy (Invaders must Die): interessanti! Ultimo film visto? La bella nuova favola del Maestro Hayao Miyazaki, Ponyo! Ultimo libro? In lettura L'estate dei morti viventi di Lindqvist. ;)

See you soon, alligators!

domenica 8 marzo 2009

Watching Watchmen

Ovviamente non sono super partes. Qualcosina su Moore so, qualcuno dei suoi fumetti l'ho letto, per cui...
Comuque, il mio intento era di scrivere una recensione bella lunga, invece ripiegherò su una sintetica: Zack Snyder, cineasta con alle spalle solo due film, dimostra che Watchmen è sostanzialmente "infilmabile" come altri registi di ben altro spessore, Gilliam su tutti, avevano predetto anni addietro. Snyder estrae uno dei tanti livelli di lettura del fumetto - il whodunit di superfice - e si appiattisce in una trasposizione calligrafica delle vignette tratte dal comics originale. In alcuni rari momenti il film regala qualche emozione, ma alla fine il risultato è di un lavoro senz'anima, un'operazione impossibile che non ha neppure la parvenza di un nobile fallimento. Troppo rallenti, troppa pornografia della violenza, una colonna sonora a tratti casuale, la peggior scena di sesso che si sia mai vista, personaggi cardine privi di spessore (Ozymandias su tutti), l'originale paranonia nucleare scambiata - di fatto - per una più contemporanea paura per l'esaurimento delle fonti energetiche, Manhattan - in un orribile resa CGI- stravolto per la costruzione di un finale "più diretto"... che altro dire? Torno a leggere... il fumetto, Watchmen è quello... ma dopotutto lo sapevamo già.
Ah, fastidioso leggere nei credits di testa tratto "da Watchmen, scritto (o co-scritto???) e illustrato da Dave Gibbons"! O mi sono distratto?

PS.: se è ancora online consiglio la visione di questo! Fatevi due risate. :)

martedì 17 febbraio 2009

too many things in my head

Impegni... impegni...
Come i più attenti avranno notato, il prossimo 14 e 15 Marzo, in quel di Terni, in occasione della prima edizione di Fumetterni, tra i numerosi ed importanti autori ospiti ci sarà l'eccezionale partecipazione del duo inglese composto dal disegnatore Kevin O'Neill e dallo sceneggiatore Pat Mills! Che dire? Due nomi tra i più blasonati del panorama mondiale del Fumetto... e ci abbiamo messo lo zampino io e il compare Antonio Solinas. Presto nuovi aggiornamenti e news collegati a quest'evento!!! :)

Mentre lavoro in contemporanea alla finalizzazione di diverse interviste (duro lavoro quello dell'intervistatore, cmq...), è in uscita il numero 65 di Scuola di Fumetto contenente la mia chiacchierata con Chris Sprouse.

Tra le altre cose che bollono in pentola, un intenso impegno di traduzione su un libro che dovrebbe uscire in occasione del prossimo Napoli Comicon e sempre in vista dell'appuntamento partenopeo si lavora ad un volumetto su un autore italiano che ho sempre amato e seguito nel corso di questi anni. Di più non dico. E se son rose fioriranno... ;)
Stando invece sui libri già editi, in merito a quello su Dave Gibbons, fa piacere ricevere commenti come questo, "It looks fabulous! Congratulations to everyone involved. I'll read it later ;)" (Gary Spencer Millidge), e questo, "Holy crap, i LOVE the little Dave Gibbons book you sent to me. Super duper great work!" (Brett Warnock, Top Shelf). Son soddisfazioni!

Tra le innumerevoli ed inelencabili letture a fumetti di questi ultimi tempi calo un tris di "consigliatissimi": Incognito N.1 (Marvel Comics) del sempre superbo team creativo Sean Phillips & Ed Brubaker, la sorpresa Gli Attraversamuri di Jean-Luc Cornette e Stéphane Oiry edito da Black Velvet e il tomo, dedicato a Neil Gaiman, Prince of Stories - The many words of Neil Gaiman (St. Martin's Press) a cura di Hank Wagner, Christopher Golden & Stephen R. Bissette, semplicemente imperdibile.

Tra i film visti di recente segnalo gli ottimi Milk con uno stratosferico Sean Penn e il valido, anche se a tratti troppo zuccheroso, Il curioso caso di Benjamin Button.

E mentre si aspetta il film su Watchmen e la curiosità cresce, la mia ultima scoperta sono il gruppo elettronico The Rorschach Garden (e il loro The Toy Factory).
Voi ci vedete una qualche simmetria, eh? :)

venerdì 30 gennaio 2009

IL poster

E' arrivato infine. Quello definitivo. Incrociamo le dita.
(A Northampton intanto si addensano le nubi... hihi hi :))

domenica 28 settembre 2008

sabato 6 settembre 2008

Non è un paese per vecchi...

Ho visto, con colpevole ritardo, il film dei fratelli Coen tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy: semplicemente m-a-g-n-i-f-i-c-o!
Continuando con le cose meravigliose, il genio è tornato (se mai se ne fosse andato): Beck sforna un nuovo capitolo della sua esaltante carriera. Modern Guilt. Gran titolo, gran lavoro. E se un genio è tornato, uno sembra sulla buona strada (e passerà anche da queste parti ;)) del ritorno. Il buon Tricky riparte dalla sua Bristol con Knowle West Boy: qualche traccia forse sarebbe stato meglio non includerla ma il mood è quasi sempre azzeccato.

Leggo Silenzio Assoluto dell'acclamato Franz Schätzing. Ambientato a Colonia durante il vertice del G8 del 1999, a volte sembra portarti in un mondo alieno, un tempo impossibile. Ma la scrittura di Schatzing è guizzante, il thriller ben orchestrato. Poche pagine per volta prima d'addormentarsi sono l'ideale. ;)

Sul fronte fumetto tra anticipazioni ed indiscrezioni vi rivelo che:
1) sul prossimo Scuola di Fumetto troverete una lunga chiacchierata (condotta insieme all'inseparabile Antonio Solinas) con l'amico e scrittore di gran talento Matteo Casali: la prima intervista ad un autore italiano (con all'attivo però molte collaborazioni estere) e ne siamo particolarmente felici.
2) Per Lucca Comics dovrebbe finalmente vedere la luce il libro su Dave Gibbons annunciato tempo fa sempre per Coniglio. Dovremmo essere alle ultime fasi per cui... incrociate le dita.
3) Ho inoltre curato una manciata di biografie per l'imminente tomo Dizionario illustrato del Nuovo Fumetto Italiano. Ah, davvero una manciata visto che siamo sotto lo 0,1% delle bio che dovrebbe contenere il volume finale. Contributo omeopatico il mio, direi. ;)
4) Sempre in occasione della convention toscana dovrebbe uscire "soprattutamente" il N.7 italiano di Strangehaven, ma in questo caso sono peggio di S. Tommaso: se non lo vedo non ci credo! Nel frattempo, la serie inglese è ferma-fermissima al N. 18 con Gary Spencer Millidge che a suo tempo dichiarava che la storyline si sarebbe chiusa con il N. 24. Intanto tutto langue seppur il buon Gary continui ad assicurare che la sua creatura avrà un finale. E io citando l'ultimo film di X-Files ribatto: voglio crederci! :)
5) Che altro bolle in pentola? Siamo già in azione per nuove interviste per SdF e i prossimi mesi li potrei davvero passare a tradurre molte pagine in vista del 2009. Di più non aggiungo.

Che il Mago mi protegga! ;)

mercoledì 6 agosto 2008

Cose che leggo, cose che vedo, cose che faccio... cose

In ordine puramente casuale e ovviamente tutt'altro che esaustivo.
Nelle scorse settimane ho finito di vedere la terza stagione di Prison Break e la quarta di Lost. Che dire? Gran bei serial, bell'intrattenimento, orette andate via veloci e con interesse. Ovvio, aspetto di vedere dove si andrà a parare...

In campo "cinema" segnalo l'orripilante visione dell'ultimo Hulk (meno male che la versione era davvero low-quality, con sottotitoli in russo e l'audio italiano davvero cavernoso: non meritava di certo un trattamento migliore!). Assolutamente rivelatrice invece la visione di Sleuth con Jude Law e Michael Caine, "remake" di un vecchio film, a sua volta basato su un'opera teatrale, con magistrale regia di K. Brannagh e sceneggiatura da urlo del Premio Nobel Harold Pinter. Applausi!!! Barocco, eccessivo, visionario Hellboy II del fenomenale Del Toro: peccato che il simpatico diavolaccio sia così diverso da quello del fumetto e mi chiedo... peeeerchééé? E... Batman il cavaliere oscuro? Piccola gemma, anche se con qualche pecca (Batman per dire non è mica essenziale nel film...) in una sceneggiatura cmq coinvolgente e soprattutto... un Joker semplicemente "straordinerio"!

Fumetti, fumetti... letti Jan Dix 1 e 2, la nuova serie Bonelli il cui protagonista si muove ad Amsterdam tra Arte e misteri. Lettura piacevole anche se dal sapore vagamente di già visto. Ma nel n. 3 è atteso il Bacilieri e sarà di certo uno spettacolo diverso ;)
Letti due Taniguchi, La ragazza scomparsa e Un cielo radioso: che dire, assolutamente essenziali. Un Maestro del Fumetto mondiale capace d'intrattenere e far riflettere con un segno leggero e perfetto come pochi. I looove Taniguchi! L'ultimo Chris Ware col suo ACME Novelty Library N.18 l'ho invece digerito pian pianino; troppo depressivo a tratti per tematiche, ma che gioia per gli occhi gli impeccabili disegni e l'innovativo layout di pagina! Emozionante il Baobab 3 di Igort, vero inno d'amore all'immortale fumetto del tempo che fu in primis Herriman e McCay e poi... certi familiari scorsi di spiaggia e Papassinas e Maludrottu vari ;) Ah, e poi i sogni tinti d'incubo e gli incubi tinti di sogno di David B. e il suo Complotti Notturni: un'eccezionale porta d'accesso al rutilante mondo onirico di uno degli Autori che più stimo. E poi centellino come un buon vino i saggi contenuti nei due fondamentali tomi editi da Black Velvet dedicati a Gianni De Luca e ad Attilio Micheluzzi, ottimi davvero per capire, scoprire e ri-scoprire due Autori del fumetto italiano che hanno lasciato un segno nella Nona Arte.

Per l'ennesima volta in anni ho cercato di provare a leggere il romanzo Danza Macabra di Dan Simmons, scrittore che mi ha affascinato sin dai tempi di Hyperion per le sue funamboliche trovate e di cui credo d'aver letto ogni sua produzione. Ma in questo caso specifico: nulla, niente... continuo a non riuscire ad andare oltre pagina 100 o giù di lì. Che dite, abbandono l'impresa o ci riprovo magari l'anno prossimo? In queste afose notti mi sono ritrovato tra le mani un cofanetto di due agili volumi: Antologia personale del grande Isaac Asimov. Una raccolta di suoi racconti dagli anni '50 ai primi anni '70 con tanto di note e commenti dello stesso Asimov sulla genesi e quant'altro dei vari "pezzi". Ebbene i racconti, lo ammetto e non me ne vorrà il Maestro, suonano sovente e inevitabilmete datati, ma le introduzioni del buon Isaac sono davvero incomparabili per ironia e leggerezza. Tra tutte segnalo la intro a Una così bella giornata in cui scrive: [...] detesto le belle giornate. [...] Una ragione c'è, e validissima. Sono uno scrittore per vocazione. Vale a dire che, per me, la felicità consiste nel salire nell'attico, dove ho lo studio, sedermi alla mia macchina da scrivere elettrica [...] e battere sui tasti, guardando le parole prendere forma come per magia. Per ridurre al minimo le fonti di distrazione, tengo le tende chiuse a qualsiasi ora, e lavoro esclusivamente alla luce artificiale. [...] Essendomi dichiarato in favore dell'esistenza al chiuso, un bel giorno mi venne l'estro di tentare di capovolgere un po' la situazione. Così scrissi "Una così bella giornata" e riuscii talmente bene a fare opera di persuasione su me stesso che ora mi accade, perfino due volte a settimana, di uscire nel tardo pomeriggio, dopo una buona giornata di lavoro, per fare due passi nei paraggi di casa mia.
Ma non so. Quell'affare che voialtri avete lassù nel cielo. Manda una luce talmente accecante! :)

Dulcis in fundo, regalino regalinetto mi giunge da Camilla d'Errico: un suo, mangoso e pop Bax Bear firmato e dedicato (vedasi foto allegate al post ;)). Piccole gioie... ;)

That's alla folks. See you alligators!

giovedì 7 febbraio 2008

Er nuovo cinema de mostri

Metti una (tarda) serata (abbastanza pianificata) in cui al cinema si doveva andare in megagruppo (potenzialmente di circa 10 friends) a vedere il nuovo di Woody Allen. Poi invece d'improvviso l'armata si scioglie (chi accusa improvvisa influenza, chi depresso per assenza last minute del partner preferisce passare, chi dice sono stanco, chi...) e alla fine ci si ritrova in tre! E Woody Allen non va più: "e se si andasse ad uno spettacolo prima?", "Uhmmm... Into the Wild è fuori discussione: é tardi e non sono dell'umore, da quello che so del film...", "American Gangster?", "Già visto...", "Dai, qualcosa di leggero, un horror...", "Io sono leggenda?", "No guarda scusa ma Will Smith che mi devasta un classico, no grazie...", "Ehmm, che altro c'è?", "Cloverfield?", "Che cos'è?", "Bah, un mostro a New York, distruzione, urla, gente che scappa... girato come un documentario con telecamera a mano...", "Uhmmm... ma sì, si può fare...", "A che ora?", "20e50", "Ce la facciamo...", "Eh, guarda che le riprese secondo me sono da vomito...", "Dai, dai, andiamo...".
Per farla breve: film da "ridere" (in stile kaiju eiga girato come se fosse vero, quindi un mockumentary alla Blair Witch Project però col mostro che almeno i soldi del budget li spendiamo in sfx, no? E poi viral marketing sul Web in maniera analoga a quanto fatto per Lost, vero JJ?) e tutto sommato un furto degli euro per la risicata visione (poco più di un'oretta!). Fosse stato il caso di un noleggio in DVD magari si salvava. Comunque, riprese con telecamera traballante non raccomandabili ai deboli di stomaco (vero compagno d'avventura? ;)), corse affannose, mostro mutante (ad ogni inquadratura), parassiti assetati di sangue... e tanti, tanti bei prequel/sequel garantiti in arrivo e non solo al cinema.

La prossima volta vado a vedere Woody Allen ;)

martedì 2 ottobre 2007

Horrors

Visto ieri notte in compagnia del fido Paciolus 28 settimane dopo, sequel di 28 giorni dopo. Che dire? Ottimo horror (all'altezza dell'episodio originale, anche se con toni differenti): teso, potente... emoglobinico. Alla fine una sorta di questione familiare risolta nel sangue, tanto sangue ;) Bella la colonna sonora di John Murphy (tanto che il P. ha detto "me la compro!"). L'unico appunto in una sceneggiatura altrimenti da applausi senza riserve, la comparsa "impertinente" e reiterata del babbo. Che dico a Londra ci sono migliaia di persone che scappano e proprio lui dovevano andare a beccare sempre e comunque? Mah!, che poi non cambiava nulla a metterci un altro pseudo-zombie qualsiasi. Scusate spoiler, ma... comunque un bel filmone adrenalinico. Che di questi tempi mi ci vuole!

Sempre in vena di horror, ma con musica, segnalo due video capolavoro del geniale pazzoide Chris Cunningham. Lo spettacoloso Rubber Johnny con colonna sonora e la partecipazione davvero freak di Aphex Twin: assolutamente incredibile! Cercare su YouTube se curiosi.

E Sheena is a Parasite per la band, guarda un po', The Horrors (non male neppure il brano, comunque). Clamoroso! Potete scaricarlo in mov direttamente dal sito di Cunningham.

Buone visioni! ;)

venerdì 28 settembre 2007

grandi Artisti a fumetti e piccoli piani fumosi

Lo prenderò di certo. E pure i successivi volumi della serie.
Di che parlo? Ah, ma del volume E’ deciso: si muore!, la biografia a fumetti di Paul Gauguin realizzata da Marcello Jori, d'imminente uscita per Coconino Press. Un graphic novel in forma di “predicazione” (così si legge in copertina e così recita il comunicato stampa): ossia un testo, accompagnato dalle immagini e da lettere e documenti d’epoca, ma soprattutto pensato per essere letto ad alta voce!
Ah, tra le altre cose il 10 ottobre alle 18 l’autore presenterà il libro in anteprima al MAMbo di Bologna. Ahimè, non potrò esserci.
Questo libro è però solo la prima tappa di una collana di volumi su cinque maestri dell'Arte scritti e illustrati da Jori: Gauguin appunto e poi... Picasso, Modigliani, Andy Warhol, Frederic Edwin Church. Inutile dire che saranno tutti miei ;)

A proposito di Picasso, nel weekend potrei finalmente cogliere l'occasione per visitare (almeno una di) due mostre a lui dedicate che si tengono nella mia città: una con opere del Maestro spagnolo, l'altra con omaggi di vari autori al suo genio. Vedremo... anche se su quest'ultima, vista la critica dell'amica Michiko, un po' ci penserò. Non volermene, Pablo ;)
Altre ipotesi di divertimento per il fumoso fine settimana... al cinema: Planet Terror, "seconda parte" del progetto Grind House, con alla regia il buon Rodriguez e 28 settimane dopo, seguito di 28 giorni dopo (a cui seguirà 28 mesi dopo e 28 anni dopo ;)), pellicola che mi aveva intrigato a suo tempo. Comunque, c'è sempre l' "elettronico mulo ", male andando... (se mi prendessero strange & odd thoughts).