martedì 31 dicembre 2013

Infinity Moore

Illustrazione di Gary Spencer Millidge.
Nell'attesa che l'edizione italiana di Alan Moore: Biographic venga pubblicata da 001 Edizioni, segnalo che da qualche giorno è scaricabile, in formato pdf, in Inglese, il quinto numero di Infinity, free magazine dedicato al mondo del Fumetto: QUI.

In precedenza pubblicato per iPad attraverso la piattaforma Sequential (il tutto ideato da Russell Willis), su cui è anche disponibile la versione originale di Alan Moore: Biographic, Infinity propone nel suo ricco sommario - e mi scuso per l'auto-promozione - diversi contenuti d'interesse per gli appassionati di Moore:
Infinity N. 5
THE QUOTABLE ALAN MOORE
Moore expert smoky man selects sixty quotes for Alan’ sixtieth with stunning art by Gary Spencer Millidge who also did the cover.

PAROLA DI MOORE
L'esperto di Moore, smoky man, selezione 60 citazioni in occasione del 60esimo compleanno di Alan, accompagnate dalle splendide illustrazioni di Gary Spencer Millidge, autore anche della copertina. [Le citazioni sono incluse nell'edizione Italiana di AM: Biographic]
 
TEN THINGS WE LEARNED FROM ALAN MOORE
Dominic Wells on the latest Moore revelations. 

DIECI COSE CHE ABBIAMO IMPARATO DA ALAN MOORE
Dominic Wells ci parla delle ultime rivelazioni di Moore. 

ALAN MOORE: AN EXTRAORDINARY GENTLEMAN
A preview of the acclaimed revised and updated biographic.

ALAN MOORE: UNO STRAORDINARIO GENTLEMAN
In anteprima, alcune tavole dall'acclamata "biographic", rivista ed aggiornata, realizzata da Gary Spencer Millidge. 
Infinity N.5
Allora... correte qui e scaricate il pdf!!!

sabato 28 dicembre 2013

Igort e i tempi di Valvoline Motorcomics

Igort negli anni '80.
Nel seguito potete leggere un resoconto dell'incontro con IGORT tenutosi lo scorso 23 Novembre nell'ambito della tre-giorni "Pazza Idea. Pensiero Creativo".
L'incontro, condotto dal regista e documentarista Renato Chiocca, è stato l'occasione per Igort di ricordare - con grande ironia e trasporto - gli anni di Valvoline Motorcomics (e non solo), nel trentennale del gruppo, e presentare la nuova edizione di Sinfonia a Bombay.

Segnalo che al termine è stato proiettato il docufilm Mattotti, opera del 2006 di Chiocca, incentrato sul lavoro di Lorenzo Mattotti: un eccellente medio-metraggio, della durata di 50 minuti, che vi invito a recuperare, se potete. In rete è possibile vedere un trailer: qui.
Foto di gruppo con... Valvolinici!
Eravamo fondamentalmente degli "stronzetti", convinti d’avere in mano le chiavi per rivoluzionare un po’ tutto quanto.

Igort: Al tempo noi eravamo annoiati da quello che succedeva, anche se c’erano dei grandi talenti che stavano facendo delle storie meravigliose. Ma noi che avevamo poco più di vent’anni - e anche se Mattotti non vuole che lo dica - eravamo fondamentalmente degli "stronzetti", molto presuntuosi e convinti d’avere in mano le chiavi per rivoluzionare un po’ tutto quanto. L’idea quindi fu semplice: andare con faccia di tolla e dire “dateci metà del giornale [Linus, NdR] e la gestiamo noi.”
Progettavamo tutto: dalla grafica agli articoli, alle storie a fumetti… con l’idea un po’ futurista, costruttivista di utilizzare un mezzo potente - ossia una rivista pubblicata mensilmente e con un grande seguito da una casa editrice importante come Rizzoli  - per impadronircene e poter parlare di altro, rispetto a quella che era la cultura imperante dei vari mostri sacri del Fumetto dell’epoca che erano Pratt, Crepax, Micheluzzi… anche Magnus. Ma Magnus era un nostro fiancheggiatore: simpatizzò immediatamente con noi e ci appoggiò pubblicamente.
Noi avevamo quel fare un po’ altezzoso dei gruppi d’avanguardia. Non dico che ci fossero delle risse durante gli incontri ma quasi. A Torino ci fu un convegno sulle Avanguardie ed io uscii scortato dal servizio d’ordine perché mi volevano prendere… a calci in culo! [risate] E a noi questo ci divertiva molto perché volevamo ridimensionare e mettere sotto altre coordinante il Racconto, il Grande Racconto. E lo facevamo perché fondamentalmente non avevamo fatto la Guerra, eravamo di una generazione che era cresciuta... io e Carpinteri che avevamo sui vent’anni, Mattotti - che ci tiene a sottolinearlo - era di qualche anno più grande e a quell’età la differenza era sostanziale, lui era più su Nick Drake… noi eravamo cresciuti con i Sex Pistols!
Nel ‘77 li vidi a Giugno e... a Settembre ero a Londra a vedere di persona che cosa fosse davvero il movimento punk.
Per cui la nostra idea era che si dovesse parlare di certe cose con uno spirito più vicino… era anche un qualcosa che sarebbe poi deflagrato nella new wave, nel nuovo cinema tedesco, nel rilancio degli scrittori pop… oggi Pynchon è stato riesumato ma al tempo lo leggevamo soltanto noi in remainder perché i suoi libri erano introvabili. C’era ad esempio L’incanto del lotto 49, che era un piccolo capolavoro, e uno dei personaggi era un certo Baby Igor, e ovviamente io ne ero fierissimo.
Metà delle lettere erano di lettori che ci adoravano, l’altra metà di persone che ci avrebbero immediatamente fucilato sulla pubblica piazza.

Questo è stato l’inizio. Il punto fu che ci diedero retta. Perché quando andammo a proporre quest’idea ci dissero “va bene”. E così ci ritrovammo a doverlo fare per davvero. All’inizio c’è la spinta iniziale, il “cambiamo tutto”, ma poi ti dicono “okay” e… ti danno le chiavi e tu dici “merda, e adesso?”
Quindi iniziarono le riunioni a casa mia… c’era Mattotti, che è sempre stato un po’ lo stakanov del gruppo, poi c’ero io che ero l’ingegnere, mi ero auto-definito “l’Ingegnere dei Media”, per far capire quanto ero stronzetto all’epoca [risate]… ero quello che organizzava, architettava, montava il timone del supplemento, faceva i loghi, impaginava…
Per capire anche il livello di consapevolezza di queste persone che ci avevano affidato la rivista, dietro casa mia c’era un garage e io vedevo sempre questo logo Valvoline, che era la Valvoline Motor Oil ed allora proposi “facciamo Valvoline Motorcomics”. E loro, ed erano la Rizzoli, non sapevano minimamente cosa fosse e ci dissero “okay, va bene” [risate]. Poi ad un certo punto la direttrice ci chiamò, dopo che era uscito il primo numero: “ma siete impazziti, quella è una multinazionale… ho visto un tabellone di o-t-t-o metri con la scritta..”, ed io “ma il logo è diverso”, infatti l’avevo ridisegnato… [risate] loro temevano una denuncia, erano molto preoccupati… essendo la Rizzoli potevano essere soggetti a questo genere di cose. Se lavori per un editore piccolo nessuno ci bada, con Rizzoli invece…
C’era una specie di comitato futurista in cui noi facevamo le cose e la redazione che… ci odiava, loro ci odiavano! Noi arrivavamo e… “basta con questa grafica bruttissima, neppure negli anni ’60!!!”… e noi portavamo delle cose tutte storte…
C’era un’atmosfera tremenda… e io mi domandavo “ma sono così tutte le case editrici?”, non rendendomi conto che era il nostro atteggiamento a generare quella profonda antipatia. E poi c’erano le lettere che arrivavano in redazione. Ad esempio nel caso di Breccia: un genio, un autore eccezionale che amavamo, che aveva portato l’astrattismo nel mondo del Fumetto. Il semplice fatto che noi l’ammirassimo causava l’arrivo di lettere di insulti nei suoi confronti. Mi ricordo una lettera che diceva: “Breccia e le sue macchie? Dovrebbe vedere le mattonelle del mio cesso…” E le signore “bonaccione” che dirigevano la rivista nascondevano queste lettere e non le pubblicavano. Quando le lessi, io ero entusiasta e dissi “pubblichiamole subito!” [risate] Metà delle lettere erano di lettori che ci adoravano, l’altra metà di persone che ci avrebbero immediatamente fucilato sulla pubblica piazza. Ed erano proprio questi pareri negativi che mi convincevano del nostro progetto: “se ci vogliono così male”, mi dicevo, “allora dobbiamo andare avanti.”
Così abbiamo continuato a fare danni un po’ dappertutto. Siamo entrati un po’ in televisione, nel mondo della moda con Vanity scombussolando completamente la rivista, nel design…
Era un periodo in cui era possibile fare molte cose… bastava parlare molto seri con sguardo sgranato alla Baudelaire e… ti prendevano sul serio!

Ho ritrovato da poco una cassetta musicale che avevo fatto: mi ero finto russo… ovviamente chiamandomi Igor era normale [risate]… e avevamo fondato un gruppo, gli Slava Trudu, che in russo significa Gloria al Lavoro. E avevamo convinto quelli della Phonogram Germany - quindi una multinazionale, una major - a produrre il nostro disco… in finto-russo, scritto da me [risate]. Quindi nel 1985 spesero circa 500 milioni di lire, mezzo miliardo, per questa idea. Fu fatto un disco, girammo due video… E il disco fu mandato a Gorbaciov dicendogli che noi eravamo dei fuggiaschi russi. Facemmo un finto numero della Pravda che conteneva la “vera” storia degli Slava Trudu, da me totalmente inventata. [risate] E a Berlino, la casa discografica… a ripensarci erano davvero dei deficenti… ci portarono in un ristorante afgano - ve l’immaginate, con l’Afganistan che era stata invasa dai russi? [risate] -  con noi con i testa i colbacchi: uscimmo missilisticamente perché ci volevano prendere a colpi di scimitarre che erano appese alle pareti del locale. [risate]
Era un periodo in cui era possibile fare molte cose… bastava parlare molto seri con sguardo sgranato alla Baudelaire e… ti prendevano sul serio! E poi ti davano la possibilità di fare le storie, gli impaginati, gli articoli… C’era Daniele Brolli, un mio amico sceneggiatore, che era figlio di un "esoterista" e aveva letto i libri del padre e scriveva reinventando tutto. Noi non lo sapevamo - me l’ha confessato dopo trent’anni che i suoi saggi erano delle bufale - ma riscriveva inventandosi dei sincretismi [risate], delle scoperte storico-scientifiche sensazionali, prive totalmente di fondamento, che lui collegava tra loro semplicemente facendo arrivare personaggi come Pitagora in luoghi dove non era mai stato in vita e indicandolo come fondatore... dei Rosa Croce, ad esempio. [risate] Dopo questa sua attività di falsario si sviluppò ulteriormente quando per Frigidaire incominciò a pubblicare degli inediti di grandi scrittori come Philip K. Dick, Vonnegut che, casualmente, aveva solo lui nel suo cassetto [risate]… scriveva in stile. E quindi incominciammo a prendere in giro anche quelli di Frigidaire. E questo ci ha portato bene…
Mattotti invece era più serio, ed era totalmente all’oscuro di queste nostre contro-operazioni. [risate]

Chiocca: È un racconto molto divertente, anche per capire il tipo di operazione editoriale… Sappiamo che ci sono le reunion di tante rock band degli anni ‘70 e ‘80, ci sono le riedizioni di vecchi dischi con inediti e quant’altro. A un certo punto, approfittando della tua attuale figura di editore attraverso la Coconino Press, hai ricontattato tutti i componenti di Valvoline per ripensare un’edizione di quelle passate pubblicazioni. Qual è la necessità, a distanza di 30 anni, di rendere di nuovo pubblica questa parte della tua vita? Qual è l’esigenza di pubblicare quel materiale oggi?
Igort: Semplice: per fare il punto. Per capire, visto che noi il Fumetto l’avevamo smontato, che cosa di quell’operazione, dopo 30 anni, fosse rimasto. È anche una questione importante che riguarda la memoria, un esame di che cosa era quella stagione. Per me quell’epoca è stata la fine di una certa Italia: è morta l’ingenuità ed è nato il cinismo. Il cinismo diventa una specie di manifesto teorico del post-punk e poi si trasforma in un abito mentale che è deflagrato ed ha devastato l’Italia fino a oggi. Noi, secondo me, viviamo ancora in una stagione del cinismo ed è anche un atto politico riconsiderare quell’epoca, rileggerla… ed è per questo che ho chiesto a tutti gli autori - se non di mettere le mani nel loro lavoro, perché questo è soggettivo – di scrivere un’introduzione che descrivesse che cosa fu esattamente quel periodo e quell’esperienza.
Noi lavoravamo e vivevamo in un’epoca in cui si credeva nella Cultura, non si facevano battute…. C’era un diverso tipo di nemici, di avversari intellettuali o pseudo-intellettuali… ad esempio c’era Andreotti che pensava che non si potessero lavare i panni sporchi in pubblico, per cui era contrario ai film di Pasolini ed hanno osteggiato moltissima produzione culturale di quell’epoca. Lo stesso Fellini era considerato un “criminale”… a Venezia per la Dolce Vita gli sputarono addosso... Adesso c’è un altro tipo di pericolo e il pericolo è che questo tipo di lavori non arrivi neppure. Ci sono battute del tipo “fatevi un panino con la Cultura”, battute dette da un ministro… questa è veramente una stagione diversamente pericolosa.
Queste riedizioni servono per fare il punto su un’epoca diversa, quando c’erano le riviste, c’era Oreste Del Buono, quando c’era una diversa percezione della Cultura, quando era possibile intervenire... c’era un travaso tra “alto” e “basso”.
Oggi si pensa che non ci sia più differenza tra “alto” e “basso” ma è un’ipocrisia, non è vero. In realtà se Tarkovskij e Pasolini avessero davvero attecchito non sarebbero stati santificati ipocritamente come guru della cultura e così facendo vengono imbalsamati, non ti “attraversano più”. In quel momento invece quel travaso era possibile.
La mia sfida è questa: capire se dopo trent’anni abbiamo ancora delle cose da dirci. Già nel gioco delle copertine delle riedizioni si è scatenata una sorta di sfida tra noi. Il punto era che i miei “amichetti” erano bravissimi, erano dei mostri di bravura. Mentre realizzavamo quelle storie sono successe delle cose pazzeschi: Art Spiegelman ci ha invitati in America, eravamo la Nazionale Italiana del Fumetto… quando la Swatch ha fatto Swatch Street Art Painting ed ha chiamato i più grandi autori europei l’Italia... è stata rappresentata dagli autori di Fumetto!
Per cui al di là del fatto che fossimo smargiassi, in quel periodo veniva registrato un certo tipo d’interesse per noi… fu anche pubblicato un libro sul nostro lavoro, Valvoforme e Valvocolori, - in italiano, inglese e francese - a cura di Daniele Barbieri.
E in qualche modo tutto questo stava scomparendo in questa specie di calderone di nuovi media. Per questo stiamo progettando cose nuove, usando i nuovi media. Ora ad esempio puoi inserire la musica, prima io facevo i dischi - mi chiamavo Igor Gagarin - e poi facevo i fumetti, ed erano due cose separate. Adesso è possibile arrivare direttamente, è una stagione che è più "teatro". Prima noi stavamo chiusi in studio a produrre poi quando il lavoro era finito non sapevi mai come fosse accolto, c’erano le lettere ma arrivavano in redazione e a volte non te le facevano leggere. Adesso c’è Internet, c’è Facebook: fai una cosa e… ti insultano in diretta! È incredibile…[risate]
Noi stiamo per fare Abracadabra Motorcomics, ve lo dico in anteprima!

Chiocca: In Valvoline c’era anche una dimensione collettiva, uno stimolarsi reciprocamente…
Igort: Sì, fu un incontro molto fortunato. A dieci anni incontro Carpinteri, sta nella mia stessa scuola, nel banco davanti a me… e incominciamo a disegnare. A volte, ripensandoci, un po’ la cosa mi preoccupa perché per me lui è davvero è come un fratello, siamo cresciuti insieme… Lui a Lucca, nel ’78 mi disse: “ ce n’è un altro bravo”, perché eravamo convinti di essere noi gli unici due. “E chi è?”, “Mattotti, si chiama Mattotti”. E allora andai a vedere e mi sembrò bravo. Ma non mi fidavo. Così mi avvicinai e gli dissi: “Ciao Mattotti, ce lo fai un disegno?”, e gli stesi subito un foglio davanti. Lui mi fece un disegno in diretta ed io: “merda, è bravo davvero.” [risate] E così abbiamo iniziato a frequentarci e c’era uno scambio molto forte nei confronti di alcuni autori, eravamo “attraversati” dalle loro opere. Vedevi Herzog ed era uno di noi, era lì. Non lo guardavamo come un mito… lo stesso per Wenders. Ci telefonavamo, andavamo a vedere i film e quegli autori entravano direttamente nelle nostre tavole. Per me il riferimento era Kluge perché ero il teorico del gruppo… “griglia a sei” e noi dovevamo avere sei vignette a tavola perché era il metodo… Mondrian! C’era uno scambio fortissimo tra noi: vedevo le tavole realizzate dagli altri che erano mostruosi e mi spaventavo… c’era una competizione pazzesca tra di noi. C’era la triade - io, Mattotti e Carpinteri - che eravamo quelli con lo stile più sparato in assoluto. Per Carpinteri arrivò una critica incredibile che definiva il suo stile “cubo-futurista”. Ed io non sapevo neppure cosa fosse, e andavo a studiare. L’aveva fatto Carpinteri… ed io? Di conseguenza alzavo il tiro… Fu un momento credo irripetibile.
Avevamo un editore d’arte che poteva farci la rivista come un libro d’Arte appunto, con copertine in plexiglass… io avevo l’idea di fare dei pop-up, non per bambini ma per adulti, che dovevano creare una sorta di città futurista… poi invece si decise: “niente Arte, ma Pop!” E finimmo in Rizzoli. Ci dettero l’ok e “tra due mesi dobbiamo avere il primo numero.” A me dopo il primo mi venne la tachicardia. Non potevamo certo sbagliarci, ci eravamo presentati lì come degli gradassi, non potevamo fallire. Era un po’ come essere i Sex Pistols e poi esce il disco ed è una cosettina sgonfia… sarebbero stati rovinati per tutta la vita. In quel periodo poi era una stagione pazzesca…. Brian Eno stava producendo il mondo, con dischi uno più bello dell’altro. In Italia c’era Battiato che fece una rivoluzione totale. Quando uscì L’era del cinghiale bianco io caddi dalla sedia… C’erano i Devo, i Talking Heads, i Contortions… Eno produsse No New York con quattro gruppi diversi: un disco pazzesco, rivoluzionario. I D.N.A, Arto Linsday che faceva praticamente rumore con la chitarra… I Residents: un gruppo di cui non si conoscono i componenti, hanno inventato la cryptic corporation, il gioco nella maschera…
Era una stagione meravigliosa, pazzesca per l’intero pianeta che io non vivo con nostalgia ma… dobbiamo riprendercela, riportarla qui… quell’intelligenza, quella curiosità, quella voglia.
Vivere con nostalgia non ha sento e per questo che l’idea di una reunion è orribile. Io voglio fare delle cose nuove, non ristampare cose vecchi… Noi stiamo per fare Abracadabra Motorcomics, ve lo dico in anteprima! [applausi]
Chiocca: Parlano dei tuoi ultimi lavori, i Quaderni ucraini e i Quaderni russi, devo dire che mi sono trovato di fronte un Igort diverso, nonostante ti seguissi da tempo. Una immersione profonda di un artista in una realtà spinto anche delle proprie emozioni e trasformarla grazie alla riflessioni ed a un lavoro molto preciso e attento al linguaggio. Credo che sia una grande lezione di verità nella… creatività. Verità sia in quelli che sono gli artifici dell’Arte, attraverso le tecniche grafiche… come il segno che si spoglia per servire il racconto. Nel corso della sua carriera Igort è riuscito a far convivere le sue due anime: quella più pirotecnica, più squisitamente grafica e quella più sintetica che riesce a raccontare la vita in punta di penna. La domanda è… è indispensabile vivere certe esperienze in prima persona per poterle raccontare con “qualità”? È indispensabile?
Igort: Assolutamente. Se vogliamo darci, bisogna essere onesti… e può essere doloroso. Occorre mettersi in pericolo, mettere in pericolo il proprio linguaggio, la propria conoscenza… e non è mai una questione tecnica ma di onestà. Tra la prima storia e le ultime sono passati trentacinque anni della mia vita. I quaderni sono tra le mie pubblicazioni più recenti. Spogliarsi è un qualcosa che si può fare quando già possiedi qualcosa. Sono due aspetti differenti: i primi sono lavori di narrativa, i quaderni sono dei documentari. Come ispirazione sono come i documentari di Herzog o di Wnders, sono un altro tipo di osservazione, due sguardi compatibili. In un caso vieni visitato dalla storie: è la tua memoria che lavora, filtra, rilegge delle cose che hai amato, visto, vissuto. Nell’altro caso vai on the road, come gli Impressionisti: esci e non hai più protezione, esci e incontri delle persone, non sai cosa succederà… sono le storie che ti vengono addosso, in qualche modo. Io questo lo dico, in modo forse smargiasso - dopo tanti anni - anche agli autori: siamo pieni di storie, è impossibile non avere delle storie da raccontare ma, in questo momento storico, in questa stagione, è importante riprendersi l’impegno. È importante non soltanto capire lo spessore della Cultura e della stratificazione del reale perché spesso ci troviamo di fronte ad una sua lettura semplifica, ma è anche importante l’impegno… quindi anche il “che cosa” raccontiamo. In questo momento storico credo sia molto importante. Anche i Quaderni mistici, a cui sto lavorando, sono un documentario incentrato su tre figure. Uno di questi è Pavel Florenskij, una delle figure più importanti della mistica del ‘900, un monaco russo che era anche un fisico e un matematico, ucciso con un colpo alla nuca nel 1937, durante le famigerate purghe staliniane. Viene chiamato il Leonardo da Vinci russo, in realtà secondo me era piuttosto il Pitagora russo perché credeva in una mistica matematica e in una matematica spirituale. Un uomo di un talento e di una umanità impressionanti, che scriveva di musica, letteratura. Era un fisico straordinario, del livello di Einstein, ed è stato ucciso perché non ha mai voluto rinunciare all’abito talare. Sempre parlando del “fetente”, Stalin diceva che “milioni di morti sono una statistica, ma un morto visto da vicino è una tragedia.” Questo è un qualcosa che io ho scolpito nella mia testa.
E sempre restando nell’ambito del discorso delle storie che ti vengono addosso quando sei on the road per documentarti, sono stato convocato a Parigi da Galia Ackerman, l’amica di Anna Politkovskaja, con cui sono stato in contatto per via dei Quaderni russi e che mi ha affiancato in diverse occasioni in incontri pubblici, e mi ha detto: “ho un libro per lei.” E mi ha consegnato un volume sui dossier dei servizi segreti sugli intellettuali e gli scrittori russi, che adesso sono stati nuovamente secretati da Putin. Io l’ho letto e davvero non è pensabile, non è concepibile quello che è stato fatto a questi intellettuali… quando leggo orrori simili perdo fiducia nell’umanità, non riesco a pensare che l’uomo sia questo arco splendido verso il sublime.
Azioni di una ferocia spaventosa però… il risultato che ottengono in uno che ha la testa dura come la mia è che mi caricano e vado da Gallimard a dire “io faccio i Quaderni mistici” e mi guardano terrorizzati...
Io non lo so perché. Sto lavorando per cercare di capirlo. 

Chiocca: Dopo però te li fanno fare...
Igort: Sì, me li fanno fare. Ma anche se non me li facessero fare li pubblicherei lo stesso. È su questo che non bisogna cedere. Nella mia vita ho lavato i camion, ho fatto il cameriere per mantenermi… non c’è nessun problema. Ho imparato delle cose importanti da questo: si possono fare anche dei lavori umili, ma non si può cedere su quest’altra cosa. È su questo che non si può cedere, non sul tipo di lavoro.
Se leggerete gli scritti di Florenskij… lui scriveva alla famiglia dal gulag in cui era prigioniero e nelle sue lettere sembrava che fosse in vacanza alle Bahamas… e riusciva a confortare la moglie ed i figli e ad occuparsi della loro educazione, quando anche loro erano puniti perché familiari di un deportato, non potevano studiare, non erano ammessi nelle scuole…
Questo è importante perché anche la lastra di marmo che ti arriva sopra, che ti polverizza gli ideali… se la sai usare diventa una piattaforma per rilanciare… Ecco questo certo di fare, nel mio piccolo…

Noi dobbiamo far bene quello che facciamo, qualunque cosa. Io non credo alla A maiuscola dell’Arte contrapposta all’artigiano, non mi porta. Mi importa poter seguire le cose che ritengo corrette, giuste. Si può vendere palloncini in modo sublime. Io racconto, ho avuto fortuna, ho sempre raccontato e ho sempre saputo di volere raccontare… non lo so perché. È una domanda che ci siamo fatti quando ci siamo rincontrati dopo vent’anni, nel caso specifico di Carpinteri che non vedeva Mattotti da 20 anni. “Perché noi?” “Perché noi ci siamo trovati e abbiamo deciso di crescere insieme?” Anche se non ci sentiamo, con Brolli, Carpinteri, Mattotti… loro sono stati dei compagni di strada, c’è stato un misurarsi forte.
Io non lo so perché. Sto lavorando per cercare di capirlo.

lunedì 16 dicembre 2013

Alan & Kev: consigli e proposte indecenti

In un recente post sul suo blog il regista e fotografo Mitch Jenkins ha diffuso un divertente e, per certi versi, illuminante video con la partecipazione di Alan Moore in cui il duo, all'opera insieme su diversi progetti, elenca le "10 regole d'oro" della (loro) collaborazione.
Tra i passaggi del filmato mi ha particolarmente colpito l'affermazione seguente, che (in parte) riassume e chiarisce la carriera di Moore:
"Se stai facendo qualcosa e ti trovi perfettamente a tuo agio è probabile che questo sia dovuto al fatto che l'hai già fatto in passato, o che qualcun altro l'ha già fatto prima di te. Per cui ha poco senso rifarlo di nuovo. 
Affronta sempre progetti incredibilmente difficili e complessi che probabilmente saranno la tua rovina." [Alan Moore]

Ah... "la prima regola è: Non parlare mai del Fight Club."
Se Moore ci regala dei consigli, il suo "compare" d'avventura su La Lega degli Straordinari Gentlemen, Kevin O'Neill, invece osa fare una proposta... indecente.
Presso la galleria Champaka, fino al 7 gennaio prossimo, è infatti  visitabile la mostra virtuale delle sue tavole realizzate per Nemo: Cuore di Ghiaccio ed è possibile... acquistarle! Prezzi a partire da 1500 euro, a salire! Insomma, rompete i vostri salvadanai di terracotta! Se potete... 
Sarebbe un regalo di Natale piuttosto apprezzato, immagino. 
 
Illustrazioni di Kevin O'Neill.
Tutto questo mentre si attende l'uscita del nuovo episodio de La Lega, The Roses of Berlin, prevista per Marzo 2014.
See you later alligator!

mercoledì 11 dicembre 2013

Scoperte dall'Universo Fumetto: Jesse Jacobs!

Una vignetta di Jesse Jacobs da The Divine Manifestation of a Singular Impulse
Uno degli aspetti per me più stimolanti e positivi del Fumetto è la possibilità continua di scoprire e/o riscoprire autori e serie, amplificata ancor di più dalle attuali, sterminate opzioni di scelta e investigazione (più o meno causale, più o meno consapevole) offerte dal Web e dai supporti digitali.

È con questo approccio avventuroso che mi sono inizialmente imbattuto in Rete in JESSE JACOBS, giovane artista canadese con già all'attivo diverse pubblicazioni e la collaborazione con Cartoon Network su Adventure Time. Jacobs ha uno stile inconfondibile, oserei dire lisergico, con un uso del colore assolutamente ipnotico e la costruzione di storie altamente immaginifiche. Insomma, un talento da tenere d'occhio.
E siccome le coincidenze non esistono, di recente (con colpevole ritardo) mi sono regalato alcuni volumi della splendida collana The Best American Comics, che di anno in anno raccoglie il meglio della produzione nord-americana.
Il volume 2013 vede Jeff Smith come editor ospite (non credo che Smith necessiti di presentazioni, vero?), affiancato ai curatori della serie Jessica Abel e Matt Madden. I criteri di scelta adottati da Smith sono esposti chiaramente nella sua introduzione, in una sorta di minimale manifesto programmatico: "Originalità, padronanza degli strumenti e della sintassi per far progredire il racconto vignetta dopo vignetta, e - aspetto più importante - se il fumetto mi ha sorpreso, allora è stato inserito."
Naturalmente nell'ottima selezione di storie (o estratti di storie), operata da Smith, era presente anche JACOBS col suo The Divine Manifestation of a Singular Impulse tratto dal volume "By This Shall You Know Him" pubblicato da Koyama Press: un racconto che vede protagonisti degli esseri divini alle prese con i problemi della creazione della vita, il tutto reso nello stile irresistibile e "sfrontato" di Jacobs.
"Il mio obiettivo era quello di creare una storia che mi permettesse la libertà di esplorare nuove trovate grafiche. Usare questi esseri celestiali e la loro abilità nel manipolare le molecole mi dava la possibilità di disegnare praticamente qualsiasi stramberia mi venisse in mente, potendola inserire nel libro mantenendo una certa coesione narrativa. È divertente disegnare cose strambe.", ha dichiarato JACOBS in appendice al volume.
Ed è piuttosto evidente - come si può constatare guardando le immagini a corredo di questo stesso articolo - che disegnare "cose strambe" sia un'attività che a Jacobs riesce particolarmente bene, no?
Vignetta da Even The Giants. Preview in pdf scaricabile qui.
Il prossimo libro del talentuoso canadese, annunciato per Maggio 2014 da Koyama Press, si intitolerà  Safari Honeymoon e promette altre stramberie ed eye candy.
Ecco cosa rivela la breve presentazione del volume sul sito dell'editore: "Unisciti a una coppia di novelli sposi mentre si inoltrano in una misteriosa foresta, incontrano creature sconosciute e visitano territori inimmaginabili. Nel mezzo di una flora e una fauna incredibile, i due scoprono dentro di loro stessi qualcosa di ancora più strano e terribile che nessun avvistamento durante il safari potrà offrire. Safari Honeymoon è un racconto, immerso nella giungla, d'amore e follia."
La psichedelica copertina di Safari Honeymoon.
Insomma, se amate l'originalità e lasciarvi sorprendere, JESSE JACOBS è un autore per voi.
Dopotutto l'Universo Fumetto è sempre in espansione!!!

Per i più curiosi segnalo qui un'intervista con l'autore, in Inglese.

giovedì 5 dicembre 2013

Segnali dal 2014: ritorna Strangehaven!!!

Copertina per il primo volume dell'edizione francese di Strangehaven.
Il 3 Dicembre scorso, quando davvero non me l'aspettavo più, l'amico Gary Spencer Millidge ha finalmente dato l'annuncio che attendevo - e non solo io, credo e spero -  da taaaantooo, taaantissimooo tempo: Strangehaven, la serie culto creata, scritta e disegnata da Millidge, ritorna nel 2014!!! Ed è inevitabile pensare che di certo l'anno nuovo sarà un anno migliore!

Ho tradotto e curato, insieme a Omar Martini, l'edizione italiana di Strangehaven pubblicata da Black Velvet dal 2003 al 2006. 
Mi ero innamorato della serie qualche anno prima (era forse l'altro millennio?), scoperta non mi ricordo più come (forse Gary e il fumetto erano stati segnalati sulla rivista Wizard? O mi confondo?). Mi avevano intrigato l'atmosfera estremamente british, i personaggi e la narrazione corale, le piccole cose che nascondono chissà quali segreti e... il richiamo a una certa misteriosa e morbosa atmosfera alla Twin Peaks. Insomma... un vero cult a fumetti!
Per Black Velvet uscirono in tutto 6 albi, che raccoglievano i primi 12 numeri auto-prodotti da Gary tramite la sua Abiogenesis Press. Il numero 7 - che avrebbe dovuto contenere gli albi inglesi N. 13 e 14 più una manciata di short collegate - per vari motivi subì dei ritardi, ma pareva pronto per essere presentato nel 2008 a Lucca (qui un post del periodo, i link all'intervista e preview sembra non siano più attivi): non uscì mai, ahimè.
Il N. 18 della serie originale, l'ultimo uscito, fece la sua comparsa nel lontanissimo Settembre 2005! Poi più nulla... sì, di tanto in tanto, nelle email più o meno regolari che scambiavo con Gary, lui mi rassicurava, "lo finirò, prima o poi... è la mia storia, la devo raccontare"; ed io replicavo, "ma quando?", e lui: “non preoccuparti, leggerai la fine… prima che arrivi il tempo dell’Apocalisse!”
Una evocativa tavola da Strangehaven N. 13.
E poi, ecco la buona novella: nel 2014 Strangehaven sarà serializzato su Meanwhile... una nuova rivista pubblicata da Soaring Penguin. Meanwhile... avrà una cadenza bimestrale e Strangehaven comparirà con 13-14 pagine in ogni numero. In questo modo il quarto e conclusivo volume della serie (6 numeri, dal 19 al 24 originariamente previsti) verrà completato nel 2016. Ma non corriamo troppo.

Per poter ultimare la sua storia Gary ha messo da parte l'intransigenza del self-publishing e ha accettato l'offerta dell'editore Soaring Penguin che lo pagherà per la realizzazione delle tavole ma gli garantirà il mantenimento dei diritti della serie. Un ottimo compromesso, dal mio interessato punto di vista, per "tutelare" sia l'autore che i lettori.

Insomma, l'attesa è quasi finita: anche se al momento non sono stati rivelati gli altri autori e fumetti coinvolti, a Maggio 2014 uscirà il primo numero di Meanwhile... e scopriremo finalmente che cosa è successo ad Alex Hunter e alla variegata umanità di Strangehaven.

Io ci sarò. E voi?
Autoritratto di Gary Spencer Millidge.

venerdì 29 novembre 2013

Sogni, Visioni, Incubi

il Sandman di John Watkiss
Finalmente, con un po' di ritardo, sono riuscito a leggere il primo numero dell'attesissimo Sandman: Overture (mentre il secondo albo è stato rinviato di qualche mese. La miniserie in sei albi, avrebbe dovuto avere cadenza bimestrale col N. 1 pubblicato alla fine dell'ottobre scorso. Il N. 2 sarebbe quindi dovuto uscire per la fine dell'anno ma è stato rinviato a Febbraio 2014).
Senza rivelare dettagli della trama, mi limito a dire che ci troviamo di fronte a un interessante prologo che mette in scena alcuni elementi e personaggi e si chiude sul più bello, lasciandoti con un lieve senso di insoddisfazione o con l'acquolina in bocca. La scrittura di Gaiman è... beh, puro Gaiman, i disegni di JH Williams sono semplicemente spettacolari, con la sensazione che siano un gradino sopra alla storia raccontata (per lo meno, in questo N. 1).
Una doppia-tavola da Sandman: Overture N. 1.
Non resta che aspettare l'evolversi degli eventi. Da stigmatizzare nell'albo l'inopportuna e disturbante presenza delle numerose pagine pubblicitarie che interrompono l'esperienza di lettura e la sospensione dell'incredulità. Segnalo un paio di recensioni, per i più curiosi: alcune molto positive (qui e qui), alcune più critiche (qui e qui)

Sempre parlando di Sandman, e del suo 25esimo anniversario, da segnalare la mostra che si sta tenendo in questi giorni alla galleria Nucleus, con la partecipazioni di artisti come Jason Shawn Alexander, Yoshitaka Amano, Scott Hampton, Sam Kieth, Dave McKean, Greg Ruth, John Watkiss, J.H. Williams III e altri.
Tutti in pezzi esposti sono in vendita: se volete fare o farvi un (costoso) regalo di Natale potrebbe essere un'idea. Magari...
Death nell'interpretazione di Dave McKean.
Nel frattempo... in Italia, crescono le attese per la\il "rivoluzione\rilancio\rinnovamento", in atto, intorno al personaggio di Dylan Dog e alle serie a lui legate, sotto la nuova direzione di Roberto Recchioni.
In questi giorni si è diffusa la voce - confermata - che alcuni artisti la cui estetica e produzione in questi anni è stata, di certo, lontana da quella Bonelli sono al lavoro sull'Indagatore dell'Incubo: Ausonia ed AKAb. Questi sono solo i primi nomi di una lista ben più nutrita che non mancherà di destare interesse, aspettative e, forse, qualche polemica. Le indiscrezioni sui nomi avevano anche tirato in ballo il coinvolgimento di Gipi, ma l'artista toscano ha prontamente smentito: "La cosa che disegnerò un DD, almeno al momento, non è vera. Per la cronaca." (Gipi, 28 Nov 2013). Peccato, aggiungo io.
Al momento non sono noti tempi e modalità di questa collaborazione ma pare probabile che si tratterà di un albo\volume "speciale".

Sogni e incubi, almeno nei fumetti, non sono mai abbastanza!
Illustrazione di AKAb, dal suo blog.

domenica 24 novembre 2013

Notizie dall'Italia e dall'Estero: Igort e Nick Bradshaw

In attesa di un dettagliato report dell'evento (prossimamente su queste stesse pagine digitali), mi affretto a informarvi che durante l'incontro tenutosi ieri nell'ambito della tre-giorni "Pazza Idea. Pensiero Creativo", IGORT ha dichiarato che le "celebrazioni" legate al 30ennale di Valvoline Motorcomics non sono un' "operazione-nostalgia" e anzi, presto, lo stesso gruppo tornerà con nuovi esperimenti e lavori (anche usando i "nuovi" media). L'autore ha anche rivelato in anteprima che il progetto si chiamerà... Abracadabra Motorcomics! Inutile dire che il sottoscritto non vede l'ora.

L'incontro, ottimamente condotto dal regista e documentarista Renato Chiocca, è stato l'occasione per parlare della nuova, eccellente edizione di Sinfonia a Bombay, appena stampato e disponibile in anteprima per l'acquisto. Ovviamente non me ne sono fatto scappare una copia.
E non poteva certo mancare lo sketch a impreziosire il volume!
A proposito di incontri con gli autori di Fumetto e di sketch, NICK BRADSHAW, l'apprezzato disegnatore di Wolverine and the X-Men (Marvel Comics), ha scritto oggi sulla propria pagina Facebook... svelando un'autentica trovata!

"Ho deciso di provare qualcosa di nuovo per le prossime convention. Per le persone che acquistano i miei cartonati, avrò a disposizione una varietà di sketch, realizzati precedentemente a mano su dei fogli adesivi, da attaccare sulla pagina interna della copertina (gratis: acquistate un volume e avrete uno sketch in omaggio). Il motivo di realizzarli prima è per non tirar via i disegni, non avere delle lunghe code e, aspetto più importante, per ringraziarvi per supportarmi con l'acquisto dei miei fumetti. Ho davvero apprezzato questo suggerimento da parte di un amico e voglio provare a vedere come funziona. Tutti gli sticker verranno ovviamente personalizzati."
Gli sketch adesivi di Nick Bradshaw!
Considerata la qualità di questi "sticker" direi che si tratta di un'ideona, no?

Bradshaw ha comunque precisato: "Per essere chiari: mi piace ancora fare sketch alle convention. Questi sticker sono solo per i momenti particolarmente concitati in cui devo iniziare a mandar via la gente. E non è per per fare dei soldi, è solo un ringraziamento. Per cui non sto pensando di vendere questi fogli adesivi, ne voglio avere solo qualcuno pronto come back-up quando le cose si fanno un po' folli."

Il meraviglioso mondo del Fumetto... degli autori e... dei fan!

lunedì 18 novembre 2013

Alan Moore fa... 60!

Photo by Diamond Geyser. Used under Creative Common licence.
Oggi il Bardo di Northampton compie... 60 anni! E mentre i festeggiamenti sono già iniziati e proseguono su Fumettologica, a cui ho contribuito in qualche misura, mi piace pensare di festeggiare tutti insieme (perché Moore è un po' l'"amato parente" di ogni appassionato della Nona Arte, no?) con un' "iniziativa", un "regalo" per i lettori amanti del Barbuto scrittore britannico. 

Si tratta di un'ipotesi di antologico di storie brevi scritte da Moore nel corso della sua pluridecennale carriera, (a memoria direi) del tutto inedite in Italia: non sarebbe male averle tutte in un unico libro (con qualche aggiunta di altre short edite ma ormai introvabili come, ad esempio, la storia di Dame Darcy apparsa sull'Alan Moore: Ritratto), magari con delle note introduttive che dessero qualche coordinata storica o commento "critico". Un'idea questa che proposi in passato, senza successo, considerata anche la complessità di un volume simile, a qualche editore italiano. Chissà che magari, un giorno... ma questa sarà tutta un'altra storia.

Nel seguito troverete una vignetta introduttiva, il titolo e un link a sito o blog dove qualche "volenteroso" ha postato le scansioni delle storie in esame (hurm... in Inglese, sorry).
Buona visione (e lettura)!

E... TANTI TANTI AUGURI al Barbuto per altri 60 anni di storie e racconti!!! :)
Fotografie: Gabor Scott. Disegni: Rex Archer.
(1982, in «Eagle» N. 12, IPC / Rebellion Magazines, 3 pagine e mezza)
In Pictopia
Disegni: Don Simpson
(1986, in «Anything Goes» N.2, Fantagraphics, 13 pagine)
Disegni: Myra Hancock
(1986, in «Myra» N.8, Myra Magazines, 5 pagine)
Disegni: Rick Veitch
(1986, in «Epic Illustrated» N.34, Marvel Comics, 8 pagine)
Leviticus: Chapter 20
Disegni: Hunt Emerson
(1987, in Outrageous Tales From The Old Testament, Knockabout, 6 pagine)
Disegni: Alan Moore
(1988,in «Heartbreak hotel» n. 1, Willyprods / Small Time Ink, 1 pagina)
The Bowing Machine
Disegni: Mark Beyer
(1991, in «Raw (Vol. 2)» N. 3, Penguin Books, 8 pagine)
The hasty smear of my smile
Disegni: Peter Bagge
(1998, «Hate» N. 30, Fantagraphics, 4 pagine)
Design: Todd Klein
(2007, prima di una serie di stampe ideata da T. Klein)

E visto che stiamo "sognando", non sarebbe male vedere realizzata la sceneggiatura de Il ventre di una nuvola, tradotta da L. Rizzi e inclusa nel 2011 nel volume Le Straordinarie opere di Alan Moore (di George Khoury, Black Velvet Editrice). Magari illustrata da un disegnatore Italiano.

Ancora AUGURI al Bardo! :)

lunedì 11 novembre 2013

recensioni in 4 parole [9]

La vera Grande Avventura.
Piccolo Hellboy incontra Pinocchio.
Dall'oscurità creature. Vita.
Purgatorio. Spiriti. Fight Club.
*********

Abbiamo detto 4 parole su: 
Soggetto: Decio Canzio e Sergio Toppi
Sceneggiatura: Decio Canzio e Sergio Toppi
Disegni: Sergio Toppi
Copertina: Sergio Toppi
Editore: Sergio Bonelli
Formato: brossurato, 240 pagine, colore
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2013  
Per qualche parola in più: QUI

Storia e copertina: Mike Mignola
Disegni: Duncan Fegredo
Editore: Dark Horse Comics
Formato: cartonato, 56 pagine, colore
Prezzo: $14.99
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

Va tutto bene
Storia e disegni: Giusy Gallizia
Formato: webcomic, colore
Anno di pubblicazione: 2013 

Sbadiglio nero
Storia e disegni: Ratigher
Editore: Retina
Formato: pdf, 15 pagine, b/n
Prezzo: gratis

giovedì 7 novembre 2013

Vinci MAGIC WORDS, la biografia di Alan Moore

Esce ufficialmente oggi in UK il volume Magic Words: The extraordinary life of Alan Moore scritto da Lance Parkin (intervista qui) ed edito da Aurum Press

Si tratta di una imperdibile (e corposa) biografia dello scrittore di Watchmen e V for Vendetta, destinata a diventare un classico e un riferimento imprescindibile.





Un grazie ad Aurum Press per la disponibilità.

AGGIORNAMENTO (18/11/2013): Abbiamo un vincitore e... viene dal Brasile! Buona lettura! :)

martedì 5 novembre 2013

E poi arriva... Fumettologica!

Il 22 Ottobre scorso è "apparso" in Rete un nuovo sito italiano dedicato al mondo della Nona Arte: FUMETTOLOGICA. Nato su "spinta" di Matteo Stefanelli (nota personalità e apprezzato studioso di Fumetto ed, in tempi recenti, animatore di Fumettologicamente) e con il contributo essenziale della "banda" di Conversazioni sul Fumetto, primo tra tutti Andrea Queirolo (ma anche di altre autorevoli firme), dopo pochi giorni di vita online è già un punto di riferimento imprescindibile - forse "agognato" da tempo - e di evidente qualità per tutti coloro - appassionati, addetti ai lavori, curiosi o "semplici" navigatori della Rete - con un qualche interesse per il Fumetto e le sue mille influenze e relazioni con le altre Arti.

Certo dispiace che Fumettologicamente e sopratutto Conversazioni sul Fumetto abbiano entrambi interrotto i loro aggiornamenti e restino in Rete "solamente" a testimoniare l'egregio lavoro svolto in passato, ma FUMETTOLOGICA (esprimo qualche personale perplessità sulla scelta del nome, scusate) rappresenta di sicuro un passo avanti, una scelta nuova e (forse) più "professionale", con un (ipotizzo) "modello" di business che va oltre il "generoso" volontariato di qualità.
Di sicuro io lo seguirò con attenzione, non escludendo la possibilità, prima o poi, di una collaborazione. Forse servirebbero altri "esperimenti" dello stesso tipo, animati da una analoga progettualità e "compostezza" nel trattare la materia... Chissà. 
Da parte mia, non preoccupatevi, questo piccolo blog continuerà a stare online. Fino a che non mi stancherò.

"Ci siamo dati due anni di tempo, destinando le risorse necessarie per far navigare sereno il nostro battello, non grandissimo, ma solido. Poi c’è il fatto che sbaglieremo forte, sbaglieremo duro. Lo sappiamo, e speriamo vorrete un po’ capirci, e un po’ aiutarci, come abbiamo fatto qui, in rete. L’obiettivo, a noi, pare molto chiaro: fare qualcosa di nuovo e di utile (speriamo anche di bello), facendo una cosa piccola ma ambiziosa, e vedere cosa diventa.

Il Fumetto è... Fumetto.

giovedì 31 ottobre 2013

Abhishek Singh: Krishna, il Fumetto, la Vita, l'Arte

Ancora interviste! E stavolta, con un po' di ritardo rispetto alla realizzazione della chiacchierata (avvenuta via email alla fine del mese d'Agosto scorso), incontriamo un artista straordinario (e un amico): ABHISHEK SINGH, autore di Krishna, graphic novel pubblicato di recente in Italia da Bao Publishing (l'edizione originale è edita dalla Image Comics).
SINGH, oltre all'eccellente talento grafico, ben evidenziato in  Krishna, è uno studioso e appassionato di Fumetto e Arte, e un conoscitore e cultore degli artisti (non a caso lo incontrai di persona a Firenze dove si trovava per studiare i Grandi del Rinascimento) e fumettisti Italiani, primo tra tutti il Maestro Sergio Toppi (a cui scrisse una commovente lettera, poco prima della sua scomparsa: qui).

Abhishek Singh sarà presente a Lucca Comics (dal 31 Ottobre al 3 Novembre) tra i numerosi ospiti presenti allo stand Bao.

Per maggiori informazioni su ABHISHEK SINGH: il suo blog.
Inoltre rimando qui e qui per altre notizie e visioni correlate.

L'intervista può essere letta in originale qui. Una recensione di Krishna, in Italiano: qui.
Che cosa puoi dirci sulla genesi di Krishna? Di sicuro si tratta di un lavoro molto personale per te. Per questo mi interessa sapere quando e soprattutto perché hai deciso di farlo?
Avevo lavorato a Ramayana Reborn, un progetto che mi ha portato a fare molte ricerche, tutte legate alla mitologia Indiana, alla teologia e ad argomenti correlati. Essermi reso conto che quelle storie contengono così tanto di ognuno di noi e dell’Universo, ha accentuato la mia curiosità da diversi punti di vista. Ha segnato l’inizio di uno studio personale su queste meta-storie attraverso la mia arte, in un modo più consapevole.
Anche se per Ramayana ho fatto io le ricerche non ho scritto la storia ma ogni albo mi ha spinto a lavorare in modo che l’aspetto narrativo e quello grafico fossero allineati in modo più coeso, più personale, in modo da rispecchiare le mie riflessioni sull’argomento.
Volevo colorare i miei lavori e l’ho fatto su Kali, un fumetto a me molto caro e il mio ultimo lavoro per la Virgin Comics. Poi ho lasciato per dirigere un film d’animazione, per un paio di mesi, e poi smettere anche con questo e dedicarmi a quella che era diventata una incontrollabile urgenza: dedicarmi a un mio libro.
Ho riempito quaderni di tonnellate di schizzi che documentavano la mia vita parallela alla ricerca di idee su queste storie. Alla fine è giunto il momento, quando ho deciso di seguire quel sogno indomito, di raccontare quella storia che mi turbinava in testa e nel cuore.
È così che Un viaggio interiore è iniziato.

Dal punto di vista tecnico e dello storytelling, in Khrisna hai deciso di usare stili e toni differenti, a volte adottando uno stile cartoon, mentre in altre parti della storia hai preferito un segno più realistico. Anche i colori giocano un ruolo importante. Puoi spiegarci un po’ questo tuo approccio?
Penso all’Arte e ad ogni atto creativo come a una “entità viva” e, come qualsiasi altra pulsante entità energetica, è vincolata alle forze dell’inevitabile cambiamento. L’Arte è un testamento dei cambiamenti che affrontiamo, sia dal punto di vista sociale che spirituale, ma è anche rappresentazione. Io cambio e così farà la mia Arte. Allo stesso tempo mi piace studiare diversi linguaggi visivi che sono stati sviluppati in passato o che sono intorno a me. Le forze della trasformazione all’opera attraverso di essi ispirano modi di percezione e simulazione nel nostro mondo concreto.
Non solo come artista ma anche come osservatore del mondo sono interessato al linguaggio delle immagini. Parlando di Krishna, oltre al Fumetto e all’Arte, ho anche una formazione legata all’animazione e a un certo punto volevo fare il mio film a cartoni, che rimane uno dei miei desideri da realizzare, prima o poi.
Per cui Krishna è il mio film d’animazione senza limiti di budget :) e un omaggio a tutte le influenze dei cartoni animati che ho avuto sin da bambino. Dal punto di vista stilistico, provare qualcosa di nuovo era importante per imparare nuovi approcci e tecniche, per questo ho deliberatamente fatto in modo che Krishna avesse un aspetto diverso rispetto ai miei precedenti progetti. Ho imparato moltissimo sul colore, come aiuti a raccontare una storia, come serva per sottolineare un momento. Ho studiato molte sceneggiature d’animazione, perché volevo scriverne una, ed è stato davvero illuminante per capirne le splendide connessioni.

Nell’ultima parte del progetto ho iniziato a lavorare ad altre storie e alle mie mostre, in cui ho usato delle tecniche tradizionali. Amo lavorare così e gran parte di quello che ho imparato da quell’ambito è finito in qualche modo anche in Krishna.
Mi piace pensare d’essere un artista che sta facendo un fumetto e non un disegnatore di fumetti che disegna un fumetto. Al momento, e da qualche anno, la mia Arte è diventata un modo per scoprire il mondo, “per disegnare quello che uno cerca”.
Abhishek Singh al lavoro!
Credo che sia stata la tua prima esperienza da autore completo, specialmente su un graphic novel. Di base sembra essere una biografia della divinità induista, ma è molto di più di questo, no?
Credo che esprimersi creativamente sia un’estensione della propria individualità, un ponte per esprimere i propri conflitti, convinzioni e realizzazioni.
La bellezza di un processo creativo è che - anche se pensi d’avere tabula rasa su chi sei e sulla natura del mondo intorno a te - ti indirizzerà verso determinate idee, te le farà affrontare con uno stato mentale tormentato solo da guerrieri e avventure.
Creare è capire perché siamo qui e quale utilità le nostre azioni possano avere. Più si scende in profondità, maggiori sono le scoperte. La maggior parte delle volte la scoperta di sé rimane su un piano silente ma a volte affiora in superficie, rompendo le nozioni premeditate su noi stessi, lasciando che quel silenzio diventi una profonda affermazione su chi siamo. Questo è quello che il processo creativo compie, sia che ne siamo consapevoli o meno.
Parlando in modo più razionale, di sicuro, le cose diventano più impegnative quando si fa tutto da soli. Anche se per completare Krishna ho impiegato quattro anni, molte cose sono successe lontano dalla vita al tavolo da disegno: un test per la propria perseveranza, per la propria pazienza… altrimenti una persona non riuscirebbe a raccontare una storia, per lo meno è quello che credo.
Ho imparato a selezionare le cose che mi succedevano, rendendo la mia ricerca più interessante. Non vuol dire che non ho avuto dei momenti di disperazione ma ho anche trovato un modo per trasformare quella disperazione in qualcosa di più costruttivo. Scrivere e disegnare quella storia mi ha sollevato dalle preoccupazioni della vita di tutti i giorni. Il disegno, come un amico fedele, mi ha sempre reso felice. Ho creato qualcosa che mi ha avvolto in una sensazione di pace.
I temi dell’eroismo e della scoperta sono universali ma allo stesso tempo ognuno di noi ha le proprie storie: le loro intersezioni mi intrigano ed è questo che ho cercato di catturare in Krishna. È un racconto personale su cosa sia la vita e l’anima.
In Krishna volevo rappresentare una relazione più coesa tra le immagini e le parole, tra la manifestazione e la filosofia sottesa dalla venerata Divinità.
Ogni personaggio della storia è un simbolo che rappresenta delle sfumature emotive, spirituali e metafisiche.
La storia vuol essere una porta per capire quello che accade all’interno del piano mentale o del reame dell’anima. La mia intenzione era distillare la ricerca e il testo fino a renderlo semplice ma capace di racchiudere le complessità al proprio interno, ed è un processo che non si è ancora concluso: la visione continuerà a espandersi nella mia testa finché vivrò.
Se sarò riuscito ad interessare il lettore, a spingerlo a cercare le fonti e a continuare la propria ricerca in queste filosofie allora avrò fatto il mio lavoro.
Come hai firmato per la Image? Come è stata la collaborazione? Sei stato in contatto diretto con Eric Stephenson, una delle persone - a mio modesto parere - più intelligenti nel mondo dei comics contemporaneo… E le recensioni del libro mi sembra siano molto buone, no?
Sono appena stato al San Diego Comic-Con 2013 e l’accoglienza per il libro e per il mio lavoro è stata eccezionale. Me ne andavo in giro come un nomade senza alcun biglietto da visita incontrando i miei disegnatori preferiti ricevendo un sacco di complimenti. Il libro è andato esaurito, una cosa incredibile. La gente ne veniva attratta perché era in esposizione allo stand Image insieme ad altri loro titoli molto più noti. Lo prendevano perché pensavano che fosse affascinante. Molti di loro alla fine mi hanno scritto per dirmi che una volta letto l’hanno trovato un viaggio estremamente emozionante una volta immersi nella lettura. 
Per la Image pubblicare un libro di 300 pagine realizzato da uno sconosciuto (beh, non sto considerando i miei fumetti precedenti) è stato un grande passo, ma potrà sorprenderti sapere che non c’è stata nessuna negoziazione e neppure qualche contrattazione nel cogliere quest’occasione. Una notte stato visitando il sito della Image e ho trovato la mail di Eric. Stavo pensando di mandargli la proposta per il volume attraverso un corriere ma mi sono detto che non ci sarebbe stato alcun male a mandargli via email la copertina e qualche pagina del libro.
Non ci crederai ma Eric mi ha risposto nel giro di 10 minuti (o per lo meno è così che mi è sembrato). Non mi aspettavo una risposta. Voglio dire, stiamo parlando di una delle persone più impegnate nel mondo dei comics. Doveva essere una risposta automatica e, quando ho aperto la mail, ecco che cosa c’era scritto (copio il testo dalla mail originale di Eric): “Sembra qualcosa di incredibile. Quanto ti manca a finirlo? Hai delle tavole complete che posso vedere?" – e.s.
Tutto il resto è andato di conseguenza anche se non sapevo che avrei avuto bisogno di un altro anno e mezzo per concludere il libro. Mi ero anche impegnato a lavorare sui miei quadri e stavo cercando di dividere il mio tempo tra le due attività. La Image lo ha inserito tra i titoli in uscita per Dicembre 2012 ed è facile capire che un libro di 300 pagine dal costo di 30 dollari non può vendersi da solo, ma la Image l’ha stampato con una tiratura ambiziosa e devo dare tutto il merito ad Eric per la sua lungimiranza e per aver creduto nel mio lavoro.

Tutti alla Image hanno sostenuto il libro con grande amore e continuano a farlo. È davvero una storia fortunata se ci ripenso.
Qual è stata la tua educazione artistica? I tuoi riferimenti e interessi sia riguardo il Fumetto che le Arti visive in generale?
Mentre andavo ancora a scuola ho avuto l’opportunità di lavorare per un editore di fumetti, Raj Comics. Andavo da loro nelle vacanze estive, durante le scuole superiori. Ero felice di dare una mano persino cancellando le matite dalle tavole inchiostrate solo per poterle vedere da vicino. Era pura gioia. Nel tempo libero cercavo di affinare i miei disegni per portarli al livello di quelle tavole. Mi ricordo che un disegnatore senior mi regalò un libro d’anatomia per il mio duro lavoro e che ricopiai tutte le pagine in una settimana per migliorare il mio stile.
Durante il college, ho iniziato a sperimentare perché il mio disegno era plasmato dai fumetti, trovando nuovi modi per uscire da quell’importa ed evolvermi.
Ho fatto persino un piccolo film amatoriale intitolato A Hunter’s Tale a cui ho lavorato per un anno intero facendo praticamente tutto da solo e, al contempo, migliorando e raffinando ancor di più le mie abilità tecniche.
Più o meno in quel periodo ho iniziato a lavorare al progetto Ramayana. All’inizio è stata una cosa molto vaga. Mi piace quando le cose non sono ben definite, c’è tempo per pensare liberamente, per sentirsi più vivi nell’avventura. Poi è arrivato il gruppo e abbiamo iniziato a lavorarci insieme. Ho iniziato a domandarmi come fosse possibile illustrare una storia di qualità senza avere una direzione precisa. Tornavo a casa e buttavo giù varie opzioni per fare questo o quello: ho imparato moltissimo grazie a quel progetto.
Mi sono reso conto dell’immensa quantità di pazienza di cui si ha bisogno. La quantità di ricerche, d’esplorazione e di consapevolezza dal punto di vista artistico non era inferiore a quella necessaria per costruire uno space shuttle! La pazienza è diventata il centro del mio modo di gestire progetti di simile portata. Inoltre ho sviluppato un nuovo rispetto per il “tempo” e per rispettare le scadenze e quando ho iniziato Krishna sono diventato ancora più esigente lavorando sulle mie idee.
E la vita in generale è diventata un punto di riferimento. L’ispirazione viene da ogni evento ordinario, ogni singola azione può avere lo stesso effetto di un evento importante della vita.
Mentre la mia esperienza in un ambito particolare cresce, diventa sempre evidente che tutto converge. Il mio rapporto con l’Arte che ho iniziato a costruire con Krishna è di lasciarmi andare e fare tutto solo per me stesso. In qualche modo interesserà ad altri e agli editori e chiunque è felice di pagare per avere quello che è stato creato per la gioia di una singola persona.

Krishna verrà pubblicato in Italia da Bao e tu sarai tra i loro ospiti a Lucca Comics. Come ti senti? Conosci la scena fumettistica Italiana, i suoi artisti, le serie..? So che sei un grande fan di Sergio Toppi.
Il libro ora è già uscito in Italia. Grazie a questo lavoro ho fatto amicizia con alcune persone davvero speciali, e Michele [Foschini] di Bao è uno di loro. L’ho incontrato al SDCC: Michele è un altro visionario dell’editoria, le sue opinioni su questo lavoro e il suo rispetto per l’Arte e la vita sono impareggiabili.
Sono rimasto molto colpito - e in un certo senso mi è sembrato troppo – da come hanno realizzato il volume: è tradotto benissimo ed è un oggetto fantastico. Non vedo l’ora d’essere a Lucca per ringraziare tutti quelli che hanno lavorato al libro e dedicare tante copie.
Michele conosceva Toppi personalmente ed è pieno di storie incredibili su di lui. Il mio amore per il grande Maestro Toppi non è un segreto per te: lo devo a te se sono riuscito a scrivere una lettera a Toppi e dirgli del mio amore per lui. Non avrei mai pensato che ti avrei incontrato al di fuori del tuo blog, in Italia, che avremmo parlato di fumetti di persona e che grazie a te avrei cercato la casa di Toppi per vedere d’incontrarlo e poi, in senso spirituale, dirgli addio… per questo ti ringrazio tanto.
Il modo in cui siamo legati gli uni agli altri e quale ruolo giochiamo nelle vite altrui è qualcosa che mi fa sentire piccolo, mi sorprende e mi fa andare alla ricerca di nuove avventure.
Nel corso degli anni, sono passato attraverso un gran numero di influenze. Ma ora non ho più molti autori preferiti e poiché non lavoro su personaggi altrui non seguo una specifica scena troppo da vicino. Forse singoli disegni o lavori attirano la mia attenzione ma per ragioni completamente diverse da chi ne è l’autore. Detto questo diversi artisti e le loro opere hanno avuto un grande impatto su di me. La loro profonda conoscenza del mezzo espressivo e la semplicità della loro dedizione mi hanno incantato e ispirato per lavorare duro e continuare la mia ricerca nell’Universo. Per questo gli autori vicini al mio cuore sono Osamu Tezuka, Moebius, Joe Kubert, Bill Watterson e Toppi, tutti “racconta storie” di primissimo livello. Ho un gran numero di libri sulle culture tribali, mitologia, storia, filosofia e tra queste pile ci sono i libri disegnati da questi artisti.

Spero di scoprire molte cose a Lucca e non ho dubbi che quando tornerò a casa avrò moltissime storie da raccontare.
Abhishek Singh e Mike Mignola al SDCC 2013.

Le interviste precedenti: