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venerdì 10 aprile 2020

[Oldies but goldies] J.H. WILLIAMS III 2001

A seguire, recupero di un'intervista - che realizzai giusto qualche annetto fa - all'eccelso J.H. WILLIAMS III, co-creatore di Promethea, originariamente apparsa a gennaio 2001 sul solito Ultrazine. Buona lettura, se vi va! :)

Nota: su Promethea segnalo l'ottimo speciale realizzato dall'amico Francesco Pelosi per Lo Spazio Bianco, qui. 

J.H. WILLIAMS III: Maestro dell'Immagine

J.H. Williams III lavora nel mondo dei comics dal 1991. Ha disegnato diversi albi per la DC come Batman, Batman Legends of the Dark Knight, Green Lantern e The Flash. Ha inoltre co-creato e co-sceneggiato per la durata dei 10 numeri della serie, Chase per la DC insieme a D. Curtis Johnson e ha realizzato uno splendido Elseworld dedicato a Superman, intitolato Son of Superman, scritto da Howard Chaykin. Attualmente sta illustrando Promethea, l'Immateriale eroina creata da Alan Moore per la sua linea ABC. Per il suo lavoro su Promethea è stato nominato nel 2000 per il premio Eisner.

A parte i fumetti, con una possibile collaborazione con la Marvel, nel futuro di JH Williams ci sarà la televisione: insieme a D. Curtis Johnson sta infatti mettendo a punto una serie a cartoni animati intitolata Jimbo and Coatboy.

Ulteriori informazioni e news su JH Williams e suoi progetti possono trovarsi sul suo sito sito, qui.
L'INIZIO DI UNA CARRIERA

ULTRAzine: Ricordi la prima volta che hai visto un fumetto? 
J.H. Williams: Non sono sicuro di quando sia stata la prima volta. Quello che ricordo è che quando ero molto piccolo disegnavo albi di supereroi. Penso che lo facessi non perché fossi interessato ai fumetti ma perché i personaggi erano così colorati e mi sembravano così strani allora.

Quando ha finalmente deciso che i fumetti sarebbero stati il tuo lavoro?
Veramente ho davvero deciso che avrei disegnato i fumetti quando avevo 11, 12 anni. Questo fu dovuto principalmente alla scoperta di alcuni disegni davvero fantastici nei fumetti. Ho scoperto artisti come Michael Golden e John Byrne che furono i primi disegnatori che mi fecero capire che qualcuno disegnava davvero i fumetti che leggevo. Naturalmente anche le storie di quegli albi mi avevano catturato. Perciò ho deciso che i fumetti erano quello che volevo fare e non ho mai cambiato direzione nel mio intento. Sono stato molto determinato!

Quali sono le tue influenze?
Ho molte influenze. Certi artisti mi hanno molto influenzato, così come un sacco di film.

Quali autori segui tuttora? Oppure è un fatto vero che i disegnatori di fumetti non hanno abbastanza tempo per leggere fumetti :)?
Ha ha. Qualche volta non ho davvero tempo per leggere tutto quello che vorrei ma cerco di leggere diversi generi di fumetti. Amo il fumetto. Ci sono diversi artisti e scrittori davvero notevoli in questa industria. Troppi per elencarli qui ma li ammiro lo stesso.
LAVORANDO COME PROFESSIONISTA

Hai lavorato su due icone come Batman e Superman: che cosa rappresentano per te?
Esattamente quello: sono icone e non puoi che sentire qualcosa mentre li disegni. Hanno una grande importanza storica nel mondo dei comics. Quando disegno questi personaggi il mio obiettivo è quello di abbellirli e rendere loro giustizia. Sento un senso di reverenza per questi personaggi.

Escludendo i tuoi recenti albi per la linea ABC, hai sempre lavorato all'interno del DC Universe. Ti piacerebbe andare in altri Universi o pensi che quello DC sia un posto confortevole?
Credo che la ragione per cui ho fatto la maggior parte dei miei lavori per la DC sia perché è dove ho iniziato. Ho in progetto di fare qualcosa per la Marvel in futuro. Farò anche qualcosa per la Humanoids.

Parlando di Chase, la tua creazione insieme allo scrittore D. Curtis Johnson: come ti sei sentito quando la serie è stata cancellata? Vedremo in futuro qualche nuova avventura di Chase?
Johnson e io siamo rimasti addolorati dalla chiusura di Chase ma semplicemente le vendite non c'erano. Tuttavia crediamo che la serie stesse raggiungendo un buon livello e se la DC ci avesse permesso di sviluppare ancora la storia penso che la serie avrebbe potuto sopravvivere. C'è sicuramente la possibilità che Chase ritorni e ci sono diversi progetti in piedi che coinvolgono  me e Johnson.

Immagina di poter scegliere qualunque personaggio: quale sceglieresti? E perché?
Mi piacerebbe lavorare ad una storia importante su Batman un giorno. Inoltre adorerei fare qualcosa su Devil, Capitan America o Nick Fury. Non so dirti perché, sento che potrei fare qualcosa di interessante con questi personaggi.
Tavola da Promethea n.1.
VIAGGIO NELLA MAGIA

Parliamo di Promethea. Se dovessi presentarla - in questi mesi in Italia partirà un bimestrale con tutte le serie ABC - che cosa diresti? Quale è per te l'elemento più importante di questa nuova eroina?
Credo che l'elemento più importante sia che Promethea è una serie che spazia nell'immaginazione. Anche gli elementi magici sono importanti. Questi due fattori combinati insieme rendono la storia intensa ed immaginifica. C'è un grande senso di meraviglia quando leggi Promethea. È come se agisca su te in qualche modo attraverso la lettura.

In Promethea sei accreditato come co-creatore (con Alan Moore): qual è stato il tuo contributo?
La parte principale del mio contributo è stato dal punto di vista della caratterizzazione grafica e del design. Ho anche dato qualche idea per la storia. Alan è molto disponibile per qualsiasi idea riguardante la serie.

Com'è lavorare con un Alan Moore, un autore apprezzato in tutto il mondo? Che cosa ti piace di più delle sue sceneggiature?
Amo lavorare con Alan. È davvero un sogno per me perché è il mio scrittore preferito di tutti i tempi. Quello che apprezzo di più negli scritti di Alan è il dettaglio.  E questo mi ispira per essere più dettagliato e meditato mentre realizzo i disegni.

I layout e i design che hai realizzato per Promethea sono molto originali e pieni di energia: come ti vengo in mente queste visioni? Hai preso ispirazione da altri lavori? Da parte mia vedo un sacco di Art Noveau unita alle immagini lisergiche e psichedeliche dei manifesti degli anni '60-70!
Sì, tutto quello che hai citato è un'influenza ma una parte delle cose che disegno appare come per magia. Lascio andare la mia immaginazione mentre disegno. Sento che qualche volta sia meglio andare avanti con quello che ti viene in mente nel momento in cui stai disegnando la tavola. Per me è il modo migliore per lasciare che le immagini siano le più pure possibili. C'è sicuramente qualcosa di magico in tutto questo.

C'è qualche progetto speciale per Promethea? O qualcosa che tu sogni di fare con il personaggio?
Al momento no. Vogliamo solo vedere dove la serie regolare ci porterà. In un certo senso la serie e i personaggi si scrivono da soli. Perciò noi ci gustiamo il viaggio.
Tavola da Promethea n.1.
SUL FUMETTO

Se dovessi scegliere un fumetto da far leggere ad una persona che non ne ha mai letto uno e crede che siano solo roba per ragazzi, quale sarebbe la tua scelta? E perché?
Promethea. Potrebbe sembrare come se stessi tirando acqua al mio mulino ma onestamente credo che Promethea sia al di là dei tipici fumetti. Anche diversi albi europei editi dalla Humanoids o da altri editori sarebbero una buona scelta.

In questo periodo si fa un gran parlare del Web come una nuova frontiera per il fumetto. Qual è la tua opinione?
Sono d'accordo sul fatto che il Web potrebbe essere una grande, nuova frontiera per il fumetto. Ha davvero il potenziale di raggiungere un pubblico molto grande. Ma questo solo se immagini un modo per nuove persone di scegliere i fumetti. Il Web non porterà magicamente qualcuno che non ha mai letto fumetti a andare sulla rete e cercarli. Perciò c'è ancora molto da risolvere. Ma il Web ha la potenzialità per nuove forme di fumetto. E questo è eccitante. Comunque niente potrà sostituire la sensazione fisica di tenere tra le mani un fumetto e leggerlo.

Una delle idee più affascinanti esposte da Scott McCloud è la possibilità sul Web di usare una tavola virtualmente infinita in cui l'artista può creare libero dalle limitazioni della pagina. Pensi che potrebbe essere interessante creare fumetti specificatamente per il Web?
Sì. Ma penso anche che le limitazioni della pagina possano ispirare un artista ad essere più innovativo, spingerlo a tirare fuori nuovi modi per raccontare per immagini. C'è molto da esplorare sia usando il computer sia restando sulla pagina. Dipende da quali sono le preferenze o gli interessi personali.

I fumetti sul Web potrebbero far migliorare il linguaggio fumettistico e creare nuove forme di racconto per immagini?
Sì, n un alcuni casi è vero. Ma penso che il Web alla fine si volgerà verso l'animazione piuttosto che al fumetto perché è il successivo passo logico. Perciò se stai lavorando con un medium digitale come i computer e il Web, la gente coinvolta finirà col fare animazioni per la semplice ragione che ora possono farle abbastanza facilmente.

Che ne pensi dei cartoni on line - come i nuovi personaggi di Stan Lee o le serie animate su icebox.com che coinvolgono autori come Warren Ellis e Rick Veitch? Sono in qualche modo legate col fumetto o sono semplici animazioni per il Web?
Al momento con ho ancora dato uno sguardo attento a quello che stanno facendo. Da quello che ho capito, Stan Lee Media sta facendo animazioni con Flash. Ad ogni modo, credo che siano più interessati all'animazione che al fumetto. Mi sembra che quello che vogliono sia suscitare interesse nella gente per i loro personaggi e stanno usando la tecnologia per farlo invece che la carta stampata. E questo va bene se è questo che vogliono fare. Ancora, dipende dalle preferenze personali.
Tavola da Promethea n.2.
Nel mondo del fumetto attuale è possibile sperimentare? Pensi che i lettori americani siano stati educati a fumetti più sofisticati di quelli di supereroi o credi che la percezione generale sia quella del fumetto come intrattenimento per ragazzi?
Le persone al di fuori di quelle che leggono fumetti pensano ancora che i fumetti sono solo cose per ragazzi. Non so davvero come si possa cambiare questa percezione se non che alcuni dei fumetti più sofisticati vengano trasposti in qualche altro media come ad esempio film. Per esempio Ghostworld di Daniel Clowes è diventato un film. Penso che questa sia una buona cosa fintanto che chi vedrà il film venga chiaramente informato della originaria versione a fumetti, in modo da venire interessato all'originale e da trovarci qualcosa di valore.

Qual è la tua idea per migliorare il mercato dei fumetti e fuggire dalla crisi?
La pubblicità. In media in un qualunque fumetto trovi pubblicità per altri prodotti. Lo stesso potrebbe essere fatto per i fumetti in riviste al di fuori dell'industria fumettistica come quelle musicali, d'intrattenimento e al limite anche in televisione. Questo sarebbe costoso fatto in modo giusto ma se ci fosse un costante richiamo dell'esistenza del fumetto nel pubblico generico, penso che la cosa pagherebbe sulla lunga distanza.

Qual è per te il fumetto perfetto?
Un fumetto che avesse visibilità mondiale e venisse pubblicato per il resto della mia vita.

mercoledì 18 marzo 2020

[Oldies but goldies] 1999: Ricominciamo dall'ABC

Nel seguito un articolo che scrissi (ahimè!) nello scorso Millennio, pubblicato sulla "rivista" Clark’s Bar nel Dicembre 1999. Il pezzo, postato successivamente anche su Ultrazine.org, era ovviamente incentrato sull'America's Best Comics, la linea di fumetti lanciata quell'anno da Moore per la Wildstorm.
Il consiglio, in queste giornate anomale, è di recuperare e rileggere queste meravigliose storie.
Read the Best comics!
RICOMINCIAMO DALL’ABC
America’s Best Comics: la nuova avventura di Alan Moore

America’s Best Comics, ovvero “I Migliori Fumetti d’America”, è l’autocelebrativo nome della nuova linea di comics creata da ALAN MOORE, uno dei più influenti ed originali autori del fumetto mondiale. Con l’ABC il geniale sceneggiatore inglese (autore di opere fondamentali come Watchmen, Swamp Thing, V for Vendetta, From Hell) ha potuto dispiegare, senza alcuna restrizione, la propria creatività, fornendo una personale formula per il fumetto mainstream del prossimo millennio. La nuova etichetta, edita dalla Wildstorm/DC, ha fatto il suo esordio negli States nell’Aprile di quest’anno con Tom Strong, ed è stata subito accolta dal plauso unanime della critica e da lusinghieri dati di vendita. Attualmente il parco testate è composto da quattro serie regolari: il già citato Tom Strong, Promethea, Top Ten, Tomorrow Stories e una miniserie (di 6), The League of Extraordinary Gentlemen. Tutti gli albi sono, ovviamente, scritti da Alan Moore, oggi come non mai in un fecondo e felice periodo creativo.
Nel presente articolo ci concentreremo principalmente su una valutazione complessiva del progetto ABC basata sulle collane regolari.

Ma addentriamoci nel Mooreverso, incominciando, naturalmente, dalle presentazioni di rito.
EROI, SUPEREROI, DIVINITÀ E PICCOLI INVENTORI

Ecco i protagonisti:

TOM STRONG. Nato nel 1900 nella misteriosa isola di Attabar Teru, Tom viene allevato con metodi non convenzionali che l’hanno reso fortissimo, intelligentissimo e dall’invecchiamento estremamente lento. Il nostro eroe attraversa così il secolo diventando il protettore di Millennium City e vivendo mille avventure assistito da un cast di comprimari di grande impatto: l’amorevole moglie Dhalua, figlia del capo degli Ozu, tribù di Attabar Teru; la figlia Tesla; il domestico-robot Pneuman e il gorilla parlante King Solomon.

PROMETHEA. In una futuristica New York, la giovane studentessa Sophie Bangs si imbatte, completando la propria tesi su folklore e leggende urbane, in uno sconosciuto personaggio letterario: Promethea Incomincia così a mettere insieme una serie di indizi su questo mito che la porteranno a diventarne l’incarnazione nel suo tempo e le daranno accesso allo stupefacente luogo-non-luogo d’Immateria.

TOP TEN. Top Ten è il soprannome del Distretto 10, stazione della polizia interdimensionale di Neopolis, strabiliante metropoli dal design iperfuturistico. Tutti nella città sono dotati di superpoteri, dai tassisti ai barboni, ed in più scienziati pazzi, cyborg, androidi, cani parlanti e mille altre meraviglie. In un posto così, solo gli eccezionali poliziotti di Top Ten possono garantire la sicurezza. Tra i primi casi, un misterioso serial killer di prostitute, che agisce decapitandole, e la minaccia di un super-padre deciso a liberare il proprio figliolo finito in gattabuia.

TOMORROW STORIES. Albo antologico che ospita quattro storie dedicate ad altrettanti personaggi: Jack B. Quick, vivacissimo bambino inventore capace di creare sistemi solari in miniatura o di dare la caccia a fotoni ubriachi (!); Greyshirt, enigmatico detective di Indigo City, omaggio allo Spirit di Will Eisner; The Cobweb, conturbante aristocratica avventuriera e The First American, chiaramente debitore del Fighting American di Kirby, in cui classiche vicende di supereroi servono da spunto per una satira sugli anni ’90 e sulla società americana contemporanea.

Come si può facilmente notare, da questa rapida carrellata, ci troviamo di fronte a un cosmo narrativo variegato ed eterogeneo. L’obiettivo consapevole è quello di creare un “nuovo” fumetto supereroistico - di fatto l’unica realtà commercialmente proponibile nel mercato U.S.A. - che vada al di là di abusati cliché e consuetudini. L’ABC è quindi un territorio vergine in cui, senza alcuna interferenza esterna, l’autore può liberare la propria visionaria immaginazione creando nuovi personaggi e trame con quel tocco di letterarietà tipico di tutti i suoi lavori. Dall’altra parte è chiarificatrice la consapevolezza che «le idee non invecchiano, siamo noi che ci logoriamo. Basta introdurre un paio di sorprese perché quelle stesse idee che si pensano vecchie vengano guardate con occhi nuovi». Nell’ideazione della linea ABC, pensata come un corpus organico, hanno inoltre pesato - come vedremo - alcune riflessioni di Moore sulla Storia del Fumetto, sul modo di produrlo e sulla necessità di rinnovarlo facendo magari un passo indietro, un passo verso le origini.
IL TEMPO DELL’OROLOGIAIO

«Non so se sia possibile invertire la tendenza per cui le cose vanno male. Ci sono molte ragioni, anche complesse, per cui il mercato del Fumetto si trova in questo stato di crisi… Ma non sono un economista, sono uno scrittore di fumetti. Penso che se i fumetti fossero migliori, se producessimo i fumetti che la gente vorrebbe leggere, se stessimo creando un prodotto di cui i lettori non potessero fare a meno, allora molti problemi sarebbero risolti. Quello che so è che come artista la sola parte dell’equazione su cui ho controllo è la qualità del mio lavoro

Ecco quindi che, ad un’analisi iniziale, l’ABC rappresenta per Moore un personale contributo per dare nuova linfa ad un medium che ama e che non vuole vedere crollare senza aver lottato per risollevarlo.

Ma quali sono le cause della crisi? Moore individua principalmente due fattori. Il primo è la mancanza di varietà nelle proposte e per questo l’ABC si pone l’obiettivo di “ricatturare l’originaria “biodiversità” dei fumetti“, il secondo fattore è l’eccessivo insistere in un approccio de-costruttivista, eredità distorta di Watchmen. Infatti sull’onda di Watchmen e del contemporaneo Dark Knight di Frank Miller, che a metà degli anni ’80 svelarono il lato oscuro dei supereroi, si sono imposti tutta una serie di eroi cupi e travagliati, di tematiche notturne e ferocemente cruente, capaci di mimare una realtà sociale violenta e caotica. Lo stesso Spawn, il personaggio simbolo di questi anni ’90, rappresenta l’evoluzione estrema di quelle intuizioni. Ma ora per Moore è giunto tempo di girare pagina e di trovare una nuova via. Un ulteriore passo avanti rispetto ai già indicativi segnali di 1963, divertita riscrittura del cosmo Marvel delle origini, e Supreme, un moderno calco delle vicende di Superman, che si soffermavano a guardare con nostalgia alla Golden Age. Ma lasciamo che sia lo Moore stesso a svelarci il suo intento con le illuminanti parole tratte dalla presentazione della nuova linea (apparsa su tutti gli albi Wildstorm a Maggio, mese precedente all’uscita del primo albo dell’etichetta):

«Quando avevo otto anni, smontare orologi da polso era divertente e facile. Rimetterli insieme, al contrario, era quasi impossibile. Tuttora si tratta di un consolidato e onorato metodo per il lavoro creativo: ridurre tutto in piccole porzioni, per poi ricomporle. I primi scienziati, gli alchimisti, descrivevano questo processo con la formula “solve et coagula”, dissolvi e riassembla. Tempi più moderni preferiscono termini come “analisi” e “sintesi”, ma l’idea di fondo è la stessa. […]
Da anni i fumetti sono stati analizzati e decostruiti; smontati e studiati da ogni possibile angolazione. […]

Molto “solve” e poco “coagula”. Gli ingranaggi dell’orologio sono tutti sparpagliati sul tavolo.
Ora viene il difficile.

Nonostante differenti gusti personali sia i lettori che gli autori avrebbero non poche difficoltà nell’identificare le componenti che amano nei fumetti. Amiamo fumetti capaci di spaventarci, di sorprenderci, di farci ridere o di raccontarci qualcosa che non sappiamo. Li amiamo per la loro sensualità e fascino, per la loro innocenza e magia. Amiamo i bei disegni, le storie ben raccontate e le belle copertine. Amiamo i fumetti per adulti e i fumetti per ragazzi. Amiamo cowboy, cavalieri e supereroi; amiamo mostri, innamorati, pirati, dei e animali con i guanti. Amiamo le figure e le parole.

America’s Best Comics rappresenta un sincero tentativo di coagulare e sintetizzare gli elementi di cui sopra; per sistemare gli ingranaggi al loro posto non solo perché funzionino ma, si spera, perché funzionino meglio. Vogliamo che commedia, romance, suspense, intelligenza e bellezza si intreccino insieme in qualcosa d’irresistibile. Vogliamo che l’immaginazione non sia incatenata da categorie, o da preconcette idee su quale particolare moda il “pubblico” seguirà quel mese. Vogliamo che il nostro lavoro abbia la più alta qualità possibile e che questa sia mantenuta costante. Vogliamo rappresentare quanto c’è di il meglio nel Fumetto...

Abbiamo rimesso insieme l’orologio. Ora tocca a voi dirci se funziona.»

E le cose funzionano, gli ingranaggi sono tutti al loro posto potete starne certi. Ma qual è l’energia che alimenta l’orologio, che fa battere i giusti tempi?
ALLA RICERCA DEL FUMETTO PERDUTO

«L’ABC trae ispirazione non tanto dai fumetti ma dai pulp magazines, dalle riviste di fantascienza degli anni ’30-’40 e dalle strisce pubblicate sui quotidiani, in pratica, quelle stesse cose che hanno dato origine al medium fumetto».

Sia ben chiaro però che l’ABC non è un’operazione nostalgica: piuttosto è un tentativo (riuscito) di recuperare, da quei riferimenti d’inizio secolo, lo slancio visionario capace di incidere profondamente sull’immaginario dei lettori. In tempi di bombardamento mediatico la cosa non è certo delle più facili ma Moore ha successo nell’impresa combinando un maestoso e potente sense of wonder fatto di creature e mondi fantastici, con gli stimoli del mondo contemporaneo. Come un moderno alchimista della parola, lo sceneggiatore inglese dosa fantasia e tecnologia regalando al lettore un’esplosione di invenzioni: bizzarre divinità che hanno la consistenza virtuale dei bit e popolano strane dimensioni telematiche, divertite incursioni nel mondo della fisica quantistica, intelligenze artificiali immortali, un’invasiva rete di comunicazione televisiva, serial killer, incursioni in reami psichedelici e new age.

Con le quattro testate regolari Moore affronta, all’insegna del moto “back to the origins”, le tipologie principali della produzione supereroistica: il supereroe e la supereroina archetipi (Tom Strong e Promethea), il supergruppo (Top Ten) e l’albo antologico (Tomorrow Stories). È bene sottolineare che nessuno di questi albi è legato da una continuity, ossia le vicende dei protagonisti non avvengono nello stesso Universo e non capiterà mai di vedere Tom Strong incontrare Promethea (anche se mai dire mai): Moore ritiene infatti che un’esasperata necessità di continuity sia una delle concause della crisi dei comics e una delle attuali convenzioni da osteggiare.

In Tom Strong è evidente l’ispirazione primaria dell’eroe pulp Doc Savage: infatti Tom è sostanzialmente un avventuriero e, seppur dotato di straordinari poteri che lo possono rendere simile a un supereroe, la sua vera arma è l’ingegno e la scienza, ed in questo è vicino all’indole da inventore di Mr. Fantastic. Le storie hanno un’atmosfera lieve e giocosa: sappiamo bene che Tom risolverà tutto e senza mai fare troppo male ai suoi avversari con la classe di un vero gentleman con superpoteri.

Con Promethea i toni diventano un po’ più tenebrosi portando il lettore in territori magici: è forse questo il tentativo di Moore di creare un albo che attinga alle sue conoscenze esoteriche. Sophie Bangs diventa infatti Promethea dopo aver letto un poema ed aver creduto al potere vivificatore della parola: un tema tipico di una concezione magica della scrittura che dall’alba dei tempi affascina l’uomo. Ma ovviamente non è una serie intellettualoide: abbiamo infatti demoni, concerti di strampalate rockband, amiche imbranate, incursioni nella fiaba. La straordinaria abilità di Moore sta nel rendere la sua scrittura trasparente a più livelli di lettura inserendo, sotto l’azione classica di un fumetto d’evasione, riferimenti, riflessioni e citazioni colte. Non a caso il nome dell’eroina della serie ricalca al femminile quello di Prometeo, il titanide che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini.

Top Ten è la personale visione dell’autore inglese su come debba essere un albo corale, in barba ai vari X-Men e J.L.A. Il difetto di albi simili è che inevitabilmente vi sono alcuni personaggi che prendono il sopravvento e questo è una contraddizione rispetto alla necessità di fare un albo “di gruppo”. Per risolvere il problema Moore, ispirandosi a serial televisivi come NYPD Blue e Hill Street Blue, rende protagonisti delle vicende tutti i (super) poliziotti del Distretto 10 seguendo contemporaneamente i singoli casi in cui sono impegnati e mostrando al lettore la vita nella stazione di polizia e le relazioni che intercorrono tra i vari agenti. La maestria di Moore consiste nel tenere tutto sotto controllo rendendo l’albo leggibile ma al contempo intricato, con tutti gli incroci narrativi che sfrecciano davanti agli occhi del lettore. Il fatto più incredibile è che alla fine i superpoteri dei personaggi passano in secondo piano, diventano un accessorio, seppur spettacolare, di fronte all’incedere delle indagini.

L’antologico Tomorrow Stories rappresenta la scommessa di riportare in auge un formato che in passato aveva goduto di grande successo. Certo giudicare dopo l’uscita di soli tre numeri potrebbe essere un po’ azzardato ma si può certo dire che l’albo offre spazio per la sperimentazione sia grafica che di scrittura e quindi anche un certo rischio nel trovare la giusta misura. Paiono riuscite le storie fantascientifico-surreali di Jack B. Quick, quelle “Eisneriane” di Greyshirt e le avventure al femminile di Cobweb, un po’ meno la satira sociale veicolata attraverso i supereroi in The First American. L’antologico però regala ai lettori la storia più bella dell’intera ABC: Greyshirt #2, un autentico miracolo di tecnica e amore per il Fumetto in otto tavole. La storia intitolata “How things work out” vede la tavola organizzata in quattro strisce che ad una visione d’insieme compongono i quattro piani dell’edificio in cui si svolge la vicenda ma ciascuna è ambientata a vent’anni di distanza l’una dall’altra e caratterizzata da un lettering e da una forma dei balloon nello stile dell’epoca. La storia è leggibile in modo classico passando da una tavola all’altra seguendo la scansione delle vignette dall’alto verso il basso, ma può anche essere  letta seguendo le singole strisce oppure leggendola passando dal primo piano all’ultimo: assolutamente mirabile, considerando che il protagonista della serie, Greyshirt, compare solo di sfuggita!
UNA QUESTIONE DI QUALITÀ

Se la ricerca di un sense of wonder perduto è quindi l’ingrediente base di tutte le serie ABC ed uno dei cardini su cui l’intera linea in fase di progettazione è stata basata, Moore individua però diversi altri elementi di riflessione legati soprattutto alla storia dell’industria del fumetto. Innanzitutto l’osservazione che «nel momenti più splendenti per il mondo del fumetti ci fosse un'unica situazione di base. Quando la Marvel era al suo massimo splendore c’era il solo Stan Lee che scriveva praticamente tutto e poi Don Heck, Steve Ditko o Jack Kirby come disegnatori e lo stesso accadde con la EC Comics di Harvey Kutzman, Al Feldstein e Bill Gaines». Ecco quindi tracciato un legame diretto e legittimo tra qualità e direzione unitaria, in cui lo sceneggiatore è il responsabile principe della coesione strutturale dell’intera linea. Questo però non significa avere una scarsa considerazione per l’apporto dei disegnatori, al contrario. Nella linea ABC, come c’era d’aspettarsi da un paladino dei diritti degli autori, tutti i pencilers sono accreditati come co-creatori. Diciamo che facendo l’esempio della Marvel degli esordi con Stan Lee, Moore recupera la figura dello sceneggiatore factotum che non si limita solamente a scrivere ma sceglie i propri collaboratori e ha la parola decisiva su tutte le questioni creative. Riguardo l’aspetto grafico la scelta è consapevolmente caduta su artisti «con stili ben distinti, personali, così da ottenere l’esatto opposto di un house style». 

Un’altra posizione in controtendenza rispetto alle proposte di maggior impatto U.S.A, basti pensare alla Top Cow o alla McFarlane Productions, uniformate non solo nelle tematiche e nel tono narrativo, ma persino nello stile di disegno e nella colorazione. Per questo nell’ABC troviamo disegnatori con caratteristiche molto differenti: il segno elegante e solare di Chris Sprouse (Tom Strong), la linea scura e art deco di J. H. Williams (Promethea), il tratto dettagliato e incisivo di Gene Ha (Top Ten), la raffinata composizione di Kevin Nowlan (Jack B. Quick), la vecchia scuola di Jim Baike (The First American) e l’underground di Rick Veitch e Melinda Gebbie (rispettivamente, Greyshirt e The Cobweb). La colorazione è discreta, curata ad hoc per ogni testata cercando di adattarsi al clima delle storie evitando inutili effettacci. Un discorso a parte merita il lettering e il packaging generale di tutti gli albi curato dal formidabile Todd Klein, vincitore di numerosi premi Eisner (l’Oscar del fumetto U.S.A) come Miglior Letterista. Klein è da considerarsi a tutti gli effetti uno dei co-creatori delle serie, tanto da essere stato il primo ad essere contatto da Moore prima di qualsiasi disegnatore. Klein ha il compito di comporre la grafica di copertina, i logo e le scritte prima che il disegnatore realizzi la copertina vera e propria, tutto questo per dare agli albi ABC quel inconfondibile look retro e al contempo moderno. Inoltre Klein si sbizzarrisce a creare caratteri tipografici e forme per i balloon che aggiungono dettagli e spessore alla caratterizzazione dei personaggi o al tono generale dell’albo. Un esempio può essere dato da una delle supereroine di Top Ten i cui balloons sono evanescenti, come il personaggio che è praticamente un fantasma, con i caratteri che partono sbiaditi per raggiungere via via piena nitidezza.

Una cura quasi maniacale per i particolari per rendere veramente l’ABC i migliori fumetti d’America. Un ultimo esempio, pensate che Moore è riuscito a far spostare la pubblicità alla fine degli albi in modo da non interrompere l’incantesimo del lettore!
CONCLUSIONI

In definitiva quello che più colpisce dell’ABC è la stupefacente qualità media degli albi: forse lo studio della magia che Moore porta avanti da diversi anni l’ha dotato di qualche potere straordinario? Di certo possiamo dire che la scrittura dell’autore inglese è ispirata e magica come deve essere nei migliori fumetti. Nonostante sia puro entertainment ci troviamo di fronte ad autentici gioielli: un continuo ed inarrestabile torrente d’idee, trame avvincenti ed originali con quell’inconfondibile tocco di letterarietà, un profondo amore per il Fumetto ed un divertimento nello scrivere che traspare in ogni pagina, sono solo alcuni dei motivi per avventurarsi nel Mooreverso. Con L’ABC Alan Moore porge ai lettori del nuovo millennio la possibilità di abbandonarsi e perdersi senza esitazioni nel labirinto infinito della Fantasia.

A volte conviene ricominciare dall’ABC: non perdete neppure una lezione!

venerdì 29 novembre 2013

Sogni, Visioni, Incubi

il Sandman di John Watkiss
Finalmente, con un po' di ritardo, sono riuscito a leggere il primo numero dell'attesissimo Sandman: Overture (mentre il secondo albo è stato rinviato di qualche mese. La miniserie in sei albi, avrebbe dovuto avere cadenza bimestrale col N. 1 pubblicato alla fine dell'ottobre scorso. Il N. 2 sarebbe quindi dovuto uscire per la fine dell'anno ma è stato rinviato a Febbraio 2014).
Senza rivelare dettagli della trama, mi limito a dire che ci troviamo di fronte a un interessante prologo che mette in scena alcuni elementi e personaggi e si chiude sul più bello, lasciandoti con un lieve senso di insoddisfazione o con l'acquolina in bocca. La scrittura di Gaiman è... beh, puro Gaiman, i disegni di JH Williams sono semplicemente spettacolari, con la sensazione che siano un gradino sopra alla storia raccontata (per lo meno, in questo N. 1).
Una doppia-tavola da Sandman: Overture N. 1.
Non resta che aspettare l'evolversi degli eventi. Da stigmatizzare nell'albo l'inopportuna e disturbante presenza delle numerose pagine pubblicitarie che interrompono l'esperienza di lettura e la sospensione dell'incredulità. Segnalo un paio di recensioni, per i più curiosi: alcune molto positive (qui e qui), alcune più critiche (qui e qui)

Sempre parlando di Sandman, e del suo 25esimo anniversario, da segnalare la mostra che si sta tenendo in questi giorni alla galleria Nucleus, con la partecipazioni di artisti come Jason Shawn Alexander, Yoshitaka Amano, Scott Hampton, Sam Kieth, Dave McKean, Greg Ruth, John Watkiss, J.H. Williams III e altri.
Tutti in pezzi esposti sono in vendita: se volete fare o farvi un (costoso) regalo di Natale potrebbe essere un'idea. Magari...
Death nell'interpretazione di Dave McKean.
Nel frattempo... in Italia, crescono le attese per la\il "rivoluzione\rilancio\rinnovamento", in atto, intorno al personaggio di Dylan Dog e alle serie a lui legate, sotto la nuova direzione di Roberto Recchioni.
In questi giorni si è diffusa la voce - confermata - che alcuni artisti la cui estetica e produzione in questi anni è stata, di certo, lontana da quella Bonelli sono al lavoro sull'Indagatore dell'Incubo: Ausonia ed AKAb. Questi sono solo i primi nomi di una lista ben più nutrita che non mancherà di destare interesse, aspettative e, forse, qualche polemica. Le indiscrezioni sui nomi avevano anche tirato in ballo il coinvolgimento di Gipi, ma l'artista toscano ha prontamente smentito: "La cosa che disegnerò un DD, almeno al momento, non è vera. Per la cronaca." (Gipi, 28 Nov 2013). Peccato, aggiungo io.
Al momento non sono noti tempi e modalità di questa collaborazione ma pare probabile che si tratterà di un albo\volume "speciale".

Sogni e incubi, almeno nei fumetti, non sono mai abbastanza!
Illustrazione di AKAb, dal suo blog.

lunedì 16 settembre 2013

Missione Edimburgo [3]: Stripped con... Sandman!

Autografi e segni preziosi su fumetti inestimabili.
Dopo la Gebbie e Morrison ed il precedente post in cui vi ho raccontato dell'incontro tenutosi il 24 Agosto con NEIL GAIMAN in cui l'autore britannico ha parlato della sua produzione di libri per ragazzi, ora è la volta (con colpevole ritardo rispetto all'abitudine contemporanea del "real time") dell'evento del 25 Agosto dedicato a... SANDMAN, forse la creazione più nota dello scrittore britannico, di certo la serie ed il personaggio per cui è - e sarà - ricordato nella Storia del Fumetto.
Neil Gaiman Talk, 25 agosto, Baillie Gifford Main Theatre, Edimburgo, ore 20.

"A quindici anni ho fatto una lista delle cose che volevo fare nella mia vita e l'ho fatta vedere a mia madre: scrivere un film, scrivere per la tv... scrivere un episodio di Dr. Who, quando sarei diventato grande [risate]... scrivere un libro di fantascienza, scrivere un fantasy, scrivere un po' di poesia... ed i fumetti erano in quella lista, tra le cose che volevo scrivere da sempre...  ero assolutamente convinto sin da ragazzo che il Fumetto fosse un mezzo di comunicazione importante, valido e artisticamente rilevante come ogni altro, nonostante gli adulti non la pensassero allo stesso modo." (Neil Gaiman)

Incontro sold-out, sala gremitissima. Grande trepidazione da parte dei presenti per una delle conferenze più attese in assoluto, in cui Gaiman parlerà della sua creazione più famosa e del ritorno di Sandman dopo 25 anni (con la miniserie Overture per i disegni del fenomenale JH Williams III, in uscita ad Ottobre!) A moderare una visibilmente emozionata e conseguentemente impacciata Hannah Berry, autrice di Adamtine. Noi stavolta si sta un po' nelle retrovie, ma neppure tanto. Gaiman come al solito è perfettamente a proprio agio e dichiara fin da subito la propria felicità all'idea di per poter "finalmente" parlare di Sandman, a conclusione di tutti gli incontri fatti: "Parlerò di cose di cui non ho ancora parlato. Per cui chi avesse assistito ai precedenti incontri non vorrà i propri soldi indietro!" [risate]

"A scuola i fumetti erano banditi. Non potevi assolutamente averci a che fare. Se li portavi in classe ti venivano confiscati. Era un divieto scritto. E così una volta ho preso da parte una maestra, una di quelle relativamente sane e gentili e tenendo in mano la lista stampata di quelle regole le ho detto: 'Questo divieto sui fumetti non lo capisco affatto. Potrebbe spiegarmelo?' E lei [Gaiman fa un po' voce ed espressione della maestra]: 'Beh Gaiman, è una cosa davvero, davvero semplice. Perché è come mangiare cibo spazzatura mentre bisognerebbe nutrirsi di cose buone.' E io risposi: 'Continuo a non capire.' Ero l'unica persona che conoscessi che leggeva fumetti, moltissimi fumetti. Ma ero anche l'unico studente che aveva letto tutti i libri della biblioteca scolastica.
Quella non era ovviamente una risposta valida. Per cui replicai: 'Mi dica il vero motivo?' E lei: 'Gaiman, tu sei un ragazzo brillante ed è per questo che sto avendo questa conversazione con te.' E finì così e mi resi conto che era un divieto stupido, una cosa assolutamente stupida. Ma fu anche un bene perché mi convinse completamente che i fumetti erano validi.
Qualche anno dopo, avrò avuto sedici anni e mezzo o diciassette scoprii il punk e le ragazze, non necessariamente in quest'ordine, e non ci fu più molto spazio per i fumetti. Avevo perso interesse anche perché i fumetti non sembravano offrirmi nulla d'interessante... una volta comprai una raccolta di Spirit da Dark They Were, and Golden-Eyed e, in una libreria locale, Tantrum di Jules Feiffer. Poche cose. Verso i vent'anni, ero un giovane giornalista, presi alcuni numeri di Warrior e, più o meno nello stesso periodo, a Victoria Station, presi un numero di Swamp Thing. Ed era scritto da Alan Moore, un nome noto che conoscevo perché l'avevo visto su Warrior: un fumetto americano scritto da un autore inglese!
Quando avevo sedici anni, nella mia scuola ci furono due o tre giorni dedicati alla carriera a cui avremmo potuto ambire da grandi. Vennero dei consulenti, facemmo un mucchio di test e alla fine ci furono assegnati una ventina di minuti di colloquio col consulente per la valutazione dei risultati e per sentire i suoi suggerimenti sul proseguo degli studi e sul tipo di lavoro che avremmo potuto fare e su come avremmo potuto realizzare le nostre aspettative. Ma io sapevo esattamente che cosa volevo fare. Così, giunto il mio turno, il consulente, stringendo tra le mani i miei test, mi chiese: 'Beh, allora... che cosa vorresti fare?' Ed io: 'Io vorrei scrivere fumetti americani?'  E lui, guardandomi come se stessi provando a fargli inghiottire un'aringa cruda: 'E come pensi di farlo?' Ed io: 'Beh, non ne ho la minima idea... il consulente è lei, dovrebbe dirmelo lei come fare, no?' Seguì un certo periodo di silenzio e poi mi disse: 'Hai mai pensato a un lavoro in banca?' Risposi: 'No, non ci ho mai pensato... mai.' Fu un momento davvero imbarazzante... Per cui quando scoprì che Alan stava scrivendo per gli americani capii che non era un sogno impossibile, che qualcuno l'aveva fatto e quindi era realizzabile. E tornai a credere a quella possibilità... anche se mi resi conto che... non sapevo assolutamente come si scrivesse per davvero un fumetto. Non c'era Internet al tempo per fare delle ricerche su come fare. Così mandai il mio libro appena pubblicato, Ghastly Beyond Belief ad Alan Moore, e poi lo chiamai per chiedergli se l'aveva letto, parlammo e gli chiesi se poteva spiegarmi come scrivere un fumetto, e lui rispose [Gaiman imita la voce di Moore] 'Certo Neil che posso spiegarti come si scrive un fumetto!' E saltò fuori che a breve ci sarebbe stata una convention a Birmingham con ospiti come Ramsey Campbell e Clive Barker ed Alan era anche lui tra gli invitati. Durante la convention Alan era impegnatissimo ma ad un certo punto lo fermai al bar e gli dissi: 'Alan mi devi proprio spiegare come è fatta una sceneggiatura di fumetti, come si scrive, come si comunica col disegnatore...' E lui [Gaiman continua con l'imitazione di Moore], scrivendo sul mio quaderno d'appunti: 'Beh, quello che devi fare è questo: tavola 1, vignetta 1, e poi ci metti un po' di dettagli sulla scena, tipo... ci sono due tizi seduti al bar, uno ha l'aria imbarazzata nei confronti dell'altro... [risate] poi se uno dei personaggi ha da dire qualcosa d'interessante lo scrivi altrimenti rimane zitto [risate]... ' 'Ah, è così, Alan? Bene... grazie'
Gli mandai una prima sceneggiatura, mi corresse alcune cose... gliene mandai un'altra e mi disse che andava bene... E questo è tutto l'apprendistato che ho fatto."
Copertina di Dave McKean per Sandman: Overture N. 1. Qui, intervista per Wired.
Come è nato Sandman?
"Dave McKean ed io stavamo lavorando per la DC ad una miniserie prestige su Black Orchid. Eravamo al secondo numero o forse a metà del terzo. Squillò il telefono ed era Karen Berger - che sarebbe stata mio editor alla Vertigo per molti anni a venire, una persona eccezionale - che mi disse: ''Siamo un po' preoccupati perché stiamo producendo un fumetto nel nostro formato più prestigioso scritto e disegnato da due autori di cui nessuno ha mai sentito parlare su un personaggio di cui nessuno ha mai sentito parlare, per di più un personaggio femminile che di norma, si sa, ha vendite inferiori. Per questo stavamo pensando di offrirti prima una serie mensile e di dare a Dave un Batman da disegnare in modo che, quando uscirà la miniserie, i lettori vi conosceranno già. Così proposi dei nomi di personaggi DC. E ogni volta Karen mi rispondeva col nome di chi lo stava scrivendo e col motivo per cui non avrei potuto lavorarci. E poi mi ricordò una conversazione fatta sulla possibilità di rilanciare e rivisitare il personaggio di Sandman, creato da Jack Kirby e Joe Simon negli anni '70. E aggiunse, 'fallo ma rendilo un personaggio tuo'. Ed io: 'Ok, va bene.' E incominciai a pensare a cosa fare, ci pensai tantissimo. E, ad un certo punto, scrissi una lettera - con in pratica, quello che avrei fatto nei primi otto numeri di Sandman - e la mandai a Karen e lei mi rispose dicendo che non sapeva se i suoi superiori avrebbero capito del tutto ma, andava bene e potevo iniziare.
E così nacque Sandman. All'inizio non fu un grandissimo successo... ma andava bene. Era nella Top 100 del tempo, si piazzava tra il novantesimo e il centesimo, ma era il miglior risultato ottenuto da Karen con le testate da lei curate. Per cui era un buon risultato. E con ogni numero nuovo che usciva scalava qualche posizione in classifica. Mi ricordo che volevo essere io a finire di raccontare le storie di Sandman. Ne parlai anche con Jennette Kahn, all'epoca Presidente della DC, e lei mi disse: 'No, non succederà... quando avrai finito tu con Sandman, passerà ad un altro scrittore, è questa la natura dei comics.' E io le dissi: 'Oh, sì.. beh...' Ed invece è successo. Ho fatto qualcosa che nessuno aveva fatto prima: in pratica ho raccontato un'unica storia composta da 75 episodi, ma era un unico racconto.
Quando iniziai il mio obiettivo era riuscire a finire la mia storia di otto numeri. Ero sicuro che la serie sarebbe stata un piccolo successo di critica ma non avrebbe venduto abbastanza. L'avrebbero tenuta in vita per un anno - perché chiudere una testata prima di un anno era comunque spiacevole a livello d'immagine per la casa editrice - ma intorno al numero otto mi avrebbero chiamato per dirmi che avevo solo altri quattro numeri. E in quei numeri avrei scritto delle storie auto-conclusive avendo completato già la storia che volevo raccontare. Ma giunti al numero otto le vendite andavano bene e continuai ad andare avanti.
E poi ci fu l'uscita in volume. Un evento che casualmente cambiò la Storia editoriale dei comics. E accadde per caso. Perché sulla rivista Rolling Stones volevano inserire Sandman nella lista annuale delle opere consigliate, ma alla DC non avevano nulla da promuovere. Così dal giorno alla notte misero in piedi una raccolta, con i numeri di Casa di Bambola, senza il numero uno... una cosa un po' assurda... ed io chiesi a Clive Barker un'introduzione da scrivere praticamente in un giorno e Dave fece una copertina lo stesso in tempi strettissimi ma... alla fine, nonostante la follia dell'operazione, la raccolta vendette, fu un successo... e siamo qui, ora. Da molti punti di vista la serie di graphic novel di Sandman ha cambiato la faccia dell'editoria dei fumetti americani..."
Tavola di JH William III da Sandman: Overture.
"Per me Sandman era una 'macchina' per raccontare storie. Avere a disposizione un personaggio che era sempre esistito e che poteva stare ovunque e in qualsiasi periodo storico, mi dava tutto lo Spazio e il Tempo... di sicuro potevo usare tutta la Storia, e magari potevo raccontare delle storie che sembrassero storie di supereroi, senza esserlo per davvero... mi interessavano le storie capaci di spaventare e dare un brivido al lettore... ero sempre concentrato su nuove idee... credo che dal 1987 al 1996 non ho fatto altro che pensare a nuovi soggetti per Sandman, prende appunti su spunti possibili, qualsiasi cosa stesse succedendo o accadendo nella mia vita e nel mondo. Di tanto in tanto, raramente, mi prendeva una sensazione di disperazione. Una volta mi telefonarono perché volevano sapere cosa che cosa sarebbe successo di lì a tre numeri per promuovere l'albo. E io risposi: 'Non ne ho la minima idea. Non ho ancora una storia.' E la replica fu perentoria: 'Pensa a qualcosa. Ora!' 'Beh, ehm... allora... questa sarà la storia di Morfeo e Lady Johanna Costantine in fuga nella Francia della rivoluzione francese.' 'Mi sembra ottimo.' E subito dopo pensai: 'In che guaio mi sono cacciato!!!' E corsi in libreria a prendere dei libri per documentarmi, leggendoli velocissimamente e prendendo note freneticamente..."

"A noi scrittori ci viene spesso chiesto da dove prendiamo le idee. In realtà non c'è una vera risposta... le prendiamo dappertutto. Magari mentre stai lavorando a qualcos'altro. A volte lo stesso procedimento d'immaginare auto-genera idee, che magari non sarà possibile utilizzare subito, ma le metteremo da parte per un altro momento. Lo stesso processo di scrittura ti suggerisce delle soluzioni su un personaggio... potrei fare questo, e quest'altro. Ad esempio ero ad un convention fantasy, il mese precedente alla pubblicazione di Sandman N.1, era sera e al bar, guardando le persone presenti, mi sembrava che avessero tutti una luce sinistra. E ho pensato: 'E se i serial killer avessero le loro convention? [risate] Avrebbero dei talk su come uccidere una donna? Su quali tecniche usare?' E ho dovuto aspettare 14 mesi prima di poter scrivere la storia basata su quell'idea. Ed ero terrorizzato che qualcun altro prima di me pubblicasse una storia su una convention di serial killer..."
Tavola di JH William III da Sandman: Overture.
"C'erano delle altre storie di Sandman che volevo raccontare. Alcune le ho raccontate negli speciali passati. E c'era questa storia. Un prequel... anche se chiamare prequel una storia che avviene circa 9 miliardi di anni prima del primo numero di Sandman è un po' riduttivo... Nel N.1 succede che un gruppo di maghi da strapazzo riesce ad imprigionare Morfeo. Come è stato possibile? Sappiamo che Morfeo era vestito con abiti da guerra... e nel corso della serie ci sono alcuni frammenti d'informazione per cui sappiamo che era stanco ed indebolito da un lungo viaggio in una galassia lontana... ecco in Overture capiremo che cosa sia successo.
Ne parlammo per il ventesimo anniversario di Sandman. Alla DC erano interessati e mi offrirono lo stesso contratto che firmai per lavorare alla serie nel 1987. Ovviamente risposi: 'No, grazie. [risate] Dovreste propormi un altro contratto.' 'Ma se lo facciamo con te poi dovremmo farlo con tutti.' Ed io: 'Ok, nessun problema. Sarà per un'altra volta.'
Sono passati alcuni anni, mi hanno contattato di nuovo chiedendomi: 'Nel 2013 sarà il venticinquesimo anniversario di Sandman, vuoi fare qualcosa?' Ed io: 'C'è sempre quella storia che volevo raccontare...' 'Va bene, parliamone... ti facciamo un'offerta? Ed io: ' Sì, parlate col mio agente.' [risate]
Ed eccoci qui. Ovviamente si guadagna di più con i libri... ma l'ho fatto perché è davvero, davvero divertente tornare a lavorare su questi personaggi.
E poi JH Williams è un genio. Sta realizzando il suo miglior lavoro di sempre. È incredibile. A volte ricevo le immagini e non gli rispondo per giorni... per farlo preoccupare. [risate] Rimango parole a guardarle. E poi c'è Dave McKean alle copertine. È come quei film d'azione con il ritorno in scena di una vecchia coppia, con uno dei due che viene richiamato dalla pensione, mentre ora lavora a cuocere hamburger. Si toglie il grembiule... 'Ehi, che fai?' ''Mi licenzio... devo tornare a fare Sandman!' [risate]"
Rigore British e il rito delle firme.
"Fare fumetti implica dover negoziare su diversi aspetti... scendere a compromessi con una serie di vincoli numerici che non si possono aggirare... ad esempio, il numero di pagine che si hanno a disposizione, diciamo 24 pagine... 6 o 7 vignette al massimo che puoi mettere in una tavola altrimenti risulta troppo piena, circa 180 parole in tutto per tavola... circa 30 parole per balloon, al massimo... sono cose che s'imparano facendoli... in uno dei primi fumetti che ho scritto ho messo 70 parole in un singolo balloon: non l'ho più rifatto! Insomma ci sono tutta una serie di vincoli... Quando ho scritto il primo numero di Sandman ho preso un mazzetto di fogli, li ho numerati sul retro da 1 a 24, e in ogni pagina ho scritto quello che succedeva in quella tavola. Quando scrivi un romanzo non ci sono problemi di spazio, non così importanti... quando scrivi un fumetto non puoi mica chiamare il tuo editor e dirgli: 'Sai l'ultima storia che ho scritto? Beh sono 27 pagine...' [risate] C'è una serie di vincoli da tenere in considerazione. A volte facendo così, si sbaglia numerando le pagine e magari fai una storia di 23 tavole o di 25... [risate] Scrivo poi dei dialoghi... ma sono preliminari, non finali... quelli li scrivo una volta vista la tavola e gli spazi a disposizione... Questo è il mio modo di scrivere fumetti... è un continuo negoziare con qualcosa che non è negoziabile..."

"Volevo creare la mia versione della Morte, il tipo di Morte che vorrei venisse a prendermi. Per questo Death è così. Volevo che fosse bella... mi piaceva l'idea della Morte come qualcosa di positivo... Death è l'unico membro degli Endless con cui vorresti davvero uscire."
Una fan con tatuaggio sul braccio di Death e Sandman, chiede un autografo a Gaiman per completare l'opera!
Durante la sessione di firma, spendo qualche minuto per due battute con Gaiman. Innanzitutto, confesso la gioia per il ritorno di Sandman, anche perché ai disegni ci sarà JH Williams III, uno dei disegnatori più bravi, originali e geniali di questi anni. Gaiman stesso mostra grandissima eccitazione per questa collaborazione: "JH è un genio. Può disegnate qualsiasi cosa. Sono uno scrittore fortunato." E tirando fuori il cellulare mi mostra alcune delle nuove tavole. "Le ho appena scaricate", dice Gaiman. "Non sono incredibili?"
Copertina di JH Williams III per il secondo numero di Sandman: Overture.
Visto che sono lì, azzardo una domanda. "Dopo il ritorno di Sandman, a quando il ritorno di Marvelman?". Gaiman si fa serio: "Non ne so nulla." Ed io: "Ma con la questione di Angela e McFarlane, qualcosa si è chiarito, no?" "Sì, che né io né lui abbiamo i diritti su Marvelman." Lo incalzo: "Sembra proprio un bell'intrigo. Ma allora la Marvel che cosa ha comprato?" Gaiman mi guarda e sorride enigmatico, senza rispondere..."See you, smoky. Pleased to meet you."

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Extra info sul recente tour promozionale di Gaiman direttamente dalla voce dell'interessato: QUI!
E ancora qui e qui e qui per altri reportage dallo Stripped.

E se non siete ancora sazi fate un salto qui per vedere... Gaiman e Morrison insieme!!!
Nel frattempo... il Buon Neil è anche sul numero di Agosto di Intelligent Life. Lui può! :)
(continua con... la città, amenità varie e ancora... fumetti!!! )

venerdì 27 luglio 2012

lost in comics

In perenne ritardo. O forse, meglio, in affanno. Su tutto, probabilmente. Figuriamoci sui fumetti.

Mentre procedo lentamente con la lavorazione di un nuovo tomo previsto in uscita entro l'anno (maggiori dettagli prossimamente, sorry), qualche altro progetto si affaccia timidamente sul futuro: non mi sbilancerei nell'immaginare scenari concreti. Sarà l'estate che con l'afa fa evaporare energie ed entusiasmi più facilmente del solito. O forse è solo "colpa " di questo preciso momento in cui scrivo. O della profezia Maya che allunga la sua apocalittica ombra. Chissà... 

Leggo - sì, leggo - moltissimi fumetti e molte cose sul Fumetto. In gran velocità ma è un'attività pressoché "automatica" e di routine. Qualcuno, probabilmente, azzarderebbe il termine "dipendenza". Ma non mi troverebbe d'accordo. Per nulla.   
Copertina di Lilith N. 8. Disegni di Luca Enoch.
Leggo qualche fumetto italiano di ampia tiratura. Bonelli. Autori che stimo e conosco personalmente. L'ultimo Lilith di Luca Enoch, il N. 8, mi ha lasciato un po' "perplesso". Sarà che ho faticato a stare dietro a tutta la necessaria sovrastruttura di Storia giapponese, ma la trama generale, il "cuore" (per me, ovviamente) sci-fi della serie mi è sembrato procedere a rilento, troppo. Sarà colpa mia, nonostante i magistrali disegni di Enoch, ma mi sono sentito come "costretto" in un gorgo storico che non m'intrigava, a differenza degli episodi precedenti.
Saguaro N.1 lo attendevo con curiosità. Forse le mie aspettative erano "altre" e frutto di una distorta percezione. Dopotutto la serie era stata annunciata come una proposta nel solco della tradizione bonelliana e della visione dell'Avventura proposta da decenni, con straordinario successo, dall'editore milanese. L'albo è di certo ben scritto (Bruno Enna è stato il motivo fondamentale dell'acquisto e dell'interesse per la serie), i disegni di buona fattura, la trama ha il suo ritmo ma... non sono riuscito a togliermi di dosso una fastidiosa sensazione di déjà vu. In questi giorni credo sia in arrivo, o è già disponibile, nelle edicole il N.3. Ho "perso" il N.2 a cui volevo concedere una prova d'appello. Alla fine il N.1 l'ho regalato ad un amico, lettore di manga, appassionato di videogiochi. Un esperimento, direi...  Qualche giorno dopo, l'ho re-incontrato: "Beh, come ti è sembrato Saguaro?" Ha risposto: "Una figata! Bello, bello. Mi è piaciuto proprio. Sembra una specie di Tex moderno..." E io: "Allora se recuperi gli altri numeri poi me li passi, ok?". E ho aggiunto, con una malcelata nota di perplessità nella voce: "Ma tu... leggi Tex?" E lui: "Ogni tanto, quelli di mio padre..." Ah!
Un altro amico, in conclusione a una lunga chiacchierata sui massimi sistemi - scrittura seriale, cosplaying, film sui supereroi, fumetti, tra cui Saguaro - alla fine ha chiosato: "Che poi noi - io e te, dico - non siamo certo il "pubblico target". O qualcosa del genere. Ah-bis! "Noi cerchiamo di stare attenti ai meccanismi narrativi, cerchiamo di vedere se la storia "torna", se ci sono buchi nella sceneggiatura, se la "sospensione dell'incredulità" è efficace... ma se c'è gente che va al cinema e non memorizza il nome del regista, pensa un po' per i fumetti!!!" "E' vero", replico divertito: "che stupido! Dimenticavo: i fumetti si scrivono e disegnano da soli... puff! Forse però pure certi film... e si vede!" Ah-ter! :)
Tavola da X-O Manowar N. 1. Disegni di Cary Nord.
Sul fronte in lingua inglese invece, gli "albetti" sembrano regalarmi qualche emozione in più. Sarà anche il fatto che meno pagine riducono la possibilità e portata di delusioni... saranno i colori... la lingua "esotica"...
Intrigante il rilancio di X-O Manowar da parte della nuova Valiant, anche se due albi sono pochi per giudicare e non accade poi granché rispetto alla originale incarnazione del personaggio proposta nel... secolo scorso. Eppure la scrittura di Robert Venditti mi pare azzeccata così pure i disegni, per nulla chiassosi ma funzionali, di Cary Nord arricchito dai calzanti inchiostri del "nostro" Stefano Gaudiano.
Ma è sul versante Image (che quest'anno festeggia il ventennale della fondazione!) che le cose sembrano più interessanti. Da diverso tempo la casa editrice della grande "I" sforna proposte originali e di qualità, e sotto l'intelligente direzione del publisher Eric Stephenson ha anche attirato nomi di primissimo piano (non ultimo Grant Morrison e il suo imminente Happy!). Ebbene, targato Image, mi sto godendo il ritorno di Supreme che, dopo anni di attesa, ha finalmente visto concretizzarsi su carta l'ultima storia scritta da Alan Moore (il N. 63 e finale della sua acclamata run degli anni '90) ed è ora affidato alle redini creative dello scoppiettante Erik Larsen. I disegni di Larsen & Cory Hamscher non sono eccelsi (Sprouse era meglio) ma neppure orridi, la scrittura meno "cerebrale e consapevole" di quella di Moore, punta tutto sul divertimento e sul ritmo (nei N.64 e 65, praticamente il cast di Moore è spazzato via...): credo che resterò a bordo ancora per qualche numero, come minimo, per vedere dove si va a finire.
Tavola da Supreme N. 63.
Ma le vere gemme sono due: Fatale e Saga.
Con Fatale il rodatissimo duo, Ed Brubaker & Sean Phillips, confeziona un piccolo gioiello combinando alla perfezione noir e horror in un mix irresistibile. I primi cinque albi che compongo la storyline Death chases me sono una lettura davvero rigenerante.
Su Saga, di cui ho parlato qualche post fa, non spendo alcuna parola ma vi rimando all'ottima analisi firmata Evil Monkey: qui!

Sull'eccellente Conversazioni sul Fumetto, che seguo regolarmente, m'imbatto in due ottime disquisizioni (qui e qua) su Neonomicon: vorrei intervenire e dire qualcosa di sensato, ma... tempus fugit. Ahimé!

Intanto, in quel di San Diego, Neil Gaiman annuncia che ritornerà a scrivere Sandman: ma, per me la vera notizia è che sarà quel mago di JH Williams III a disegnarla!
E... l'italiano Francesco Francavilla vince l'Eisner 2012 come "Best Cover Artist": mica pinzillacchere! Complimentissimi al grande Francesco!

Nel frattempo la notte, mentre aspetto il momento propizio per leggere tutto d'un fiato Century, mi capita di sfogliare e rileggere (col sorriso sulle labbra) le mirabolanti e avanguardiste avventure della indimenticabile Fondazione Babele (di Semerano e Nizzoli), nell'ottima edizione in grande formato edita, qualche anno fa, da Black Velvet. E mi riprometto (ancora!) di scrivere un post dedicato alla seminale rivista Cyborg: prima o poi accadrà, lo so!
Copertina Cyborg N.1. Disegni di Davide Fabbri.
Alla fin fine... I just try to do my thing. 

Ah... notiziola: il "mio" Ministero dello Spazio è candidato al Premio Boscarato nella categoria "Miglior Fumetto Straniero": son soddisfazioni, piccole ma lo sono!