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venerdì 10 aprile 2020

[Oldies but goldies] J.H. WILLIAMS III 2001

A seguire, recupero di un'intervista - che realizzai giusto qualche annetto fa - all'eccelso J.H. WILLIAMS III, co-creatore di Promethea, originariamente apparsa a gennaio 2001 sul solito Ultrazine. Buona lettura, se vi va! :)

Nota: su Promethea segnalo l'ottimo speciale realizzato dall'amico Francesco Pelosi per Lo Spazio Bianco, qui. 

J.H. WILLIAMS III: Maestro dell'Immagine

J.H. Williams III lavora nel mondo dei comics dal 1991. Ha disegnato diversi albi per la DC come Batman, Batman Legends of the Dark Knight, Green Lantern e The Flash. Ha inoltre co-creato e co-sceneggiato per la durata dei 10 numeri della serie, Chase per la DC insieme a D. Curtis Johnson e ha realizzato uno splendido Elseworld dedicato a Superman, intitolato Son of Superman, scritto da Howard Chaykin. Attualmente sta illustrando Promethea, l'Immateriale eroina creata da Alan Moore per la sua linea ABC. Per il suo lavoro su Promethea è stato nominato nel 2000 per il premio Eisner.

A parte i fumetti, con una possibile collaborazione con la Marvel, nel futuro di JH Williams ci sarà la televisione: insieme a D. Curtis Johnson sta infatti mettendo a punto una serie a cartoni animati intitolata Jimbo and Coatboy.

Ulteriori informazioni e news su JH Williams e suoi progetti possono trovarsi sul suo sito sito, qui.
L'INIZIO DI UNA CARRIERA

ULTRAzine: Ricordi la prima volta che hai visto un fumetto? 
J.H. Williams: Non sono sicuro di quando sia stata la prima volta. Quello che ricordo è che quando ero molto piccolo disegnavo albi di supereroi. Penso che lo facessi non perché fossi interessato ai fumetti ma perché i personaggi erano così colorati e mi sembravano così strani allora.

Quando ha finalmente deciso che i fumetti sarebbero stati il tuo lavoro?
Veramente ho davvero deciso che avrei disegnato i fumetti quando avevo 11, 12 anni. Questo fu dovuto principalmente alla scoperta di alcuni disegni davvero fantastici nei fumetti. Ho scoperto artisti come Michael Golden e John Byrne che furono i primi disegnatori che mi fecero capire che qualcuno disegnava davvero i fumetti che leggevo. Naturalmente anche le storie di quegli albi mi avevano catturato. Perciò ho deciso che i fumetti erano quello che volevo fare e non ho mai cambiato direzione nel mio intento. Sono stato molto determinato!

Quali sono le tue influenze?
Ho molte influenze. Certi artisti mi hanno molto influenzato, così come un sacco di film.

Quali autori segui tuttora? Oppure è un fatto vero che i disegnatori di fumetti non hanno abbastanza tempo per leggere fumetti :)?
Ha ha. Qualche volta non ho davvero tempo per leggere tutto quello che vorrei ma cerco di leggere diversi generi di fumetti. Amo il fumetto. Ci sono diversi artisti e scrittori davvero notevoli in questa industria. Troppi per elencarli qui ma li ammiro lo stesso.
LAVORANDO COME PROFESSIONISTA

Hai lavorato su due icone come Batman e Superman: che cosa rappresentano per te?
Esattamente quello: sono icone e non puoi che sentire qualcosa mentre li disegni. Hanno una grande importanza storica nel mondo dei comics. Quando disegno questi personaggi il mio obiettivo è quello di abbellirli e rendere loro giustizia. Sento un senso di reverenza per questi personaggi.

Escludendo i tuoi recenti albi per la linea ABC, hai sempre lavorato all'interno del DC Universe. Ti piacerebbe andare in altri Universi o pensi che quello DC sia un posto confortevole?
Credo che la ragione per cui ho fatto la maggior parte dei miei lavori per la DC sia perché è dove ho iniziato. Ho in progetto di fare qualcosa per la Marvel in futuro. Farò anche qualcosa per la Humanoids.

Parlando di Chase, la tua creazione insieme allo scrittore D. Curtis Johnson: come ti sei sentito quando la serie è stata cancellata? Vedremo in futuro qualche nuova avventura di Chase?
Johnson e io siamo rimasti addolorati dalla chiusura di Chase ma semplicemente le vendite non c'erano. Tuttavia crediamo che la serie stesse raggiungendo un buon livello e se la DC ci avesse permesso di sviluppare ancora la storia penso che la serie avrebbe potuto sopravvivere. C'è sicuramente la possibilità che Chase ritorni e ci sono diversi progetti in piedi che coinvolgono  me e Johnson.

Immagina di poter scegliere qualunque personaggio: quale sceglieresti? E perché?
Mi piacerebbe lavorare ad una storia importante su Batman un giorno. Inoltre adorerei fare qualcosa su Devil, Capitan America o Nick Fury. Non so dirti perché, sento che potrei fare qualcosa di interessante con questi personaggi.
Tavola da Promethea n.1.
VIAGGIO NELLA MAGIA

Parliamo di Promethea. Se dovessi presentarla - in questi mesi in Italia partirà un bimestrale con tutte le serie ABC - che cosa diresti? Quale è per te l'elemento più importante di questa nuova eroina?
Credo che l'elemento più importante sia che Promethea è una serie che spazia nell'immaginazione. Anche gli elementi magici sono importanti. Questi due fattori combinati insieme rendono la storia intensa ed immaginifica. C'è un grande senso di meraviglia quando leggi Promethea. È come se agisca su te in qualche modo attraverso la lettura.

In Promethea sei accreditato come co-creatore (con Alan Moore): qual è stato il tuo contributo?
La parte principale del mio contributo è stato dal punto di vista della caratterizzazione grafica e del design. Ho anche dato qualche idea per la storia. Alan è molto disponibile per qualsiasi idea riguardante la serie.

Com'è lavorare con un Alan Moore, un autore apprezzato in tutto il mondo? Che cosa ti piace di più delle sue sceneggiature?
Amo lavorare con Alan. È davvero un sogno per me perché è il mio scrittore preferito di tutti i tempi. Quello che apprezzo di più negli scritti di Alan è il dettaglio.  E questo mi ispira per essere più dettagliato e meditato mentre realizzo i disegni.

I layout e i design che hai realizzato per Promethea sono molto originali e pieni di energia: come ti vengo in mente queste visioni? Hai preso ispirazione da altri lavori? Da parte mia vedo un sacco di Art Noveau unita alle immagini lisergiche e psichedeliche dei manifesti degli anni '60-70!
Sì, tutto quello che hai citato è un'influenza ma una parte delle cose che disegno appare come per magia. Lascio andare la mia immaginazione mentre disegno. Sento che qualche volta sia meglio andare avanti con quello che ti viene in mente nel momento in cui stai disegnando la tavola. Per me è il modo migliore per lasciare che le immagini siano le più pure possibili. C'è sicuramente qualcosa di magico in tutto questo.

C'è qualche progetto speciale per Promethea? O qualcosa che tu sogni di fare con il personaggio?
Al momento no. Vogliamo solo vedere dove la serie regolare ci porterà. In un certo senso la serie e i personaggi si scrivono da soli. Perciò noi ci gustiamo il viaggio.
Tavola da Promethea n.1.
SUL FUMETTO

Se dovessi scegliere un fumetto da far leggere ad una persona che non ne ha mai letto uno e crede che siano solo roba per ragazzi, quale sarebbe la tua scelta? E perché?
Promethea. Potrebbe sembrare come se stessi tirando acqua al mio mulino ma onestamente credo che Promethea sia al di là dei tipici fumetti. Anche diversi albi europei editi dalla Humanoids o da altri editori sarebbero una buona scelta.

In questo periodo si fa un gran parlare del Web come una nuova frontiera per il fumetto. Qual è la tua opinione?
Sono d'accordo sul fatto che il Web potrebbe essere una grande, nuova frontiera per il fumetto. Ha davvero il potenziale di raggiungere un pubblico molto grande. Ma questo solo se immagini un modo per nuove persone di scegliere i fumetti. Il Web non porterà magicamente qualcuno che non ha mai letto fumetti a andare sulla rete e cercarli. Perciò c'è ancora molto da risolvere. Ma il Web ha la potenzialità per nuove forme di fumetto. E questo è eccitante. Comunque niente potrà sostituire la sensazione fisica di tenere tra le mani un fumetto e leggerlo.

Una delle idee più affascinanti esposte da Scott McCloud è la possibilità sul Web di usare una tavola virtualmente infinita in cui l'artista può creare libero dalle limitazioni della pagina. Pensi che potrebbe essere interessante creare fumetti specificatamente per il Web?
Sì. Ma penso anche che le limitazioni della pagina possano ispirare un artista ad essere più innovativo, spingerlo a tirare fuori nuovi modi per raccontare per immagini. C'è molto da esplorare sia usando il computer sia restando sulla pagina. Dipende da quali sono le preferenze o gli interessi personali.

I fumetti sul Web potrebbero far migliorare il linguaggio fumettistico e creare nuove forme di racconto per immagini?
Sì, n un alcuni casi è vero. Ma penso che il Web alla fine si volgerà verso l'animazione piuttosto che al fumetto perché è il successivo passo logico. Perciò se stai lavorando con un medium digitale come i computer e il Web, la gente coinvolta finirà col fare animazioni per la semplice ragione che ora possono farle abbastanza facilmente.

Che ne pensi dei cartoni on line - come i nuovi personaggi di Stan Lee o le serie animate su icebox.com che coinvolgono autori come Warren Ellis e Rick Veitch? Sono in qualche modo legate col fumetto o sono semplici animazioni per il Web?
Al momento con ho ancora dato uno sguardo attento a quello che stanno facendo. Da quello che ho capito, Stan Lee Media sta facendo animazioni con Flash. Ad ogni modo, credo che siano più interessati all'animazione che al fumetto. Mi sembra che quello che vogliono sia suscitare interesse nella gente per i loro personaggi e stanno usando la tecnologia per farlo invece che la carta stampata. E questo va bene se è questo che vogliono fare. Ancora, dipende dalle preferenze personali.
Tavola da Promethea n.2.
Nel mondo del fumetto attuale è possibile sperimentare? Pensi che i lettori americani siano stati educati a fumetti più sofisticati di quelli di supereroi o credi che la percezione generale sia quella del fumetto come intrattenimento per ragazzi?
Le persone al di fuori di quelle che leggono fumetti pensano ancora che i fumetti sono solo cose per ragazzi. Non so davvero come si possa cambiare questa percezione se non che alcuni dei fumetti più sofisticati vengano trasposti in qualche altro media come ad esempio film. Per esempio Ghostworld di Daniel Clowes è diventato un film. Penso che questa sia una buona cosa fintanto che chi vedrà il film venga chiaramente informato della originaria versione a fumetti, in modo da venire interessato all'originale e da trovarci qualcosa di valore.

Qual è la tua idea per migliorare il mercato dei fumetti e fuggire dalla crisi?
La pubblicità. In media in un qualunque fumetto trovi pubblicità per altri prodotti. Lo stesso potrebbe essere fatto per i fumetti in riviste al di fuori dell'industria fumettistica come quelle musicali, d'intrattenimento e al limite anche in televisione. Questo sarebbe costoso fatto in modo giusto ma se ci fosse un costante richiamo dell'esistenza del fumetto nel pubblico generico, penso che la cosa pagherebbe sulla lunga distanza.

Qual è per te il fumetto perfetto?
Un fumetto che avesse visibilità mondiale e venisse pubblicato per il resto della mia vita.

mercoledì 18 marzo 2020

[Oldies but goldies] 1999: Ricominciamo dall'ABC

Nel seguito un articolo che scrissi (ahimè!) nello scorso Millennio, pubblicato sulla "rivista" Clark’s Bar nel Dicembre 1999. Il pezzo, postato successivamente anche su Ultrazine.org, era ovviamente incentrato sull'America's Best Comics, la linea di fumetti lanciata quell'anno da Moore per la Wildstorm.
Il consiglio, in queste giornate anomale, è di recuperare e rileggere queste meravigliose storie.
Read the Best comics!
RICOMINCIAMO DALL’ABC
America’s Best Comics: la nuova avventura di Alan Moore

America’s Best Comics, ovvero “I Migliori Fumetti d’America”, è l’autocelebrativo nome della nuova linea di comics creata da ALAN MOORE, uno dei più influenti ed originali autori del fumetto mondiale. Con l’ABC il geniale sceneggiatore inglese (autore di opere fondamentali come Watchmen, Swamp Thing, V for Vendetta, From Hell) ha potuto dispiegare, senza alcuna restrizione, la propria creatività, fornendo una personale formula per il fumetto mainstream del prossimo millennio. La nuova etichetta, edita dalla Wildstorm/DC, ha fatto il suo esordio negli States nell’Aprile di quest’anno con Tom Strong, ed è stata subito accolta dal plauso unanime della critica e da lusinghieri dati di vendita. Attualmente il parco testate è composto da quattro serie regolari: il già citato Tom Strong, Promethea, Top Ten, Tomorrow Stories e una miniserie (di 6), The League of Extraordinary Gentlemen. Tutti gli albi sono, ovviamente, scritti da Alan Moore, oggi come non mai in un fecondo e felice periodo creativo.
Nel presente articolo ci concentreremo principalmente su una valutazione complessiva del progetto ABC basata sulle collane regolari.

Ma addentriamoci nel Mooreverso, incominciando, naturalmente, dalle presentazioni di rito.
EROI, SUPEREROI, DIVINITÀ E PICCOLI INVENTORI

Ecco i protagonisti:

TOM STRONG. Nato nel 1900 nella misteriosa isola di Attabar Teru, Tom viene allevato con metodi non convenzionali che l’hanno reso fortissimo, intelligentissimo e dall’invecchiamento estremamente lento. Il nostro eroe attraversa così il secolo diventando il protettore di Millennium City e vivendo mille avventure assistito da un cast di comprimari di grande impatto: l’amorevole moglie Dhalua, figlia del capo degli Ozu, tribù di Attabar Teru; la figlia Tesla; il domestico-robot Pneuman e il gorilla parlante King Solomon.

PROMETHEA. In una futuristica New York, la giovane studentessa Sophie Bangs si imbatte, completando la propria tesi su folklore e leggende urbane, in uno sconosciuto personaggio letterario: Promethea Incomincia così a mettere insieme una serie di indizi su questo mito che la porteranno a diventarne l’incarnazione nel suo tempo e le daranno accesso allo stupefacente luogo-non-luogo d’Immateria.

TOP TEN. Top Ten è il soprannome del Distretto 10, stazione della polizia interdimensionale di Neopolis, strabiliante metropoli dal design iperfuturistico. Tutti nella città sono dotati di superpoteri, dai tassisti ai barboni, ed in più scienziati pazzi, cyborg, androidi, cani parlanti e mille altre meraviglie. In un posto così, solo gli eccezionali poliziotti di Top Ten possono garantire la sicurezza. Tra i primi casi, un misterioso serial killer di prostitute, che agisce decapitandole, e la minaccia di un super-padre deciso a liberare il proprio figliolo finito in gattabuia.

TOMORROW STORIES. Albo antologico che ospita quattro storie dedicate ad altrettanti personaggi: Jack B. Quick, vivacissimo bambino inventore capace di creare sistemi solari in miniatura o di dare la caccia a fotoni ubriachi (!); Greyshirt, enigmatico detective di Indigo City, omaggio allo Spirit di Will Eisner; The Cobweb, conturbante aristocratica avventuriera e The First American, chiaramente debitore del Fighting American di Kirby, in cui classiche vicende di supereroi servono da spunto per una satira sugli anni ’90 e sulla società americana contemporanea.

Come si può facilmente notare, da questa rapida carrellata, ci troviamo di fronte a un cosmo narrativo variegato ed eterogeneo. L’obiettivo consapevole è quello di creare un “nuovo” fumetto supereroistico - di fatto l’unica realtà commercialmente proponibile nel mercato U.S.A. - che vada al di là di abusati cliché e consuetudini. L’ABC è quindi un territorio vergine in cui, senza alcuna interferenza esterna, l’autore può liberare la propria visionaria immaginazione creando nuovi personaggi e trame con quel tocco di letterarietà tipico di tutti i suoi lavori. Dall’altra parte è chiarificatrice la consapevolezza che «le idee non invecchiano, siamo noi che ci logoriamo. Basta introdurre un paio di sorprese perché quelle stesse idee che si pensano vecchie vengano guardate con occhi nuovi». Nell’ideazione della linea ABC, pensata come un corpus organico, hanno inoltre pesato - come vedremo - alcune riflessioni di Moore sulla Storia del Fumetto, sul modo di produrlo e sulla necessità di rinnovarlo facendo magari un passo indietro, un passo verso le origini.
IL TEMPO DELL’OROLOGIAIO

«Non so se sia possibile invertire la tendenza per cui le cose vanno male. Ci sono molte ragioni, anche complesse, per cui il mercato del Fumetto si trova in questo stato di crisi… Ma non sono un economista, sono uno scrittore di fumetti. Penso che se i fumetti fossero migliori, se producessimo i fumetti che la gente vorrebbe leggere, se stessimo creando un prodotto di cui i lettori non potessero fare a meno, allora molti problemi sarebbero risolti. Quello che so è che come artista la sola parte dell’equazione su cui ho controllo è la qualità del mio lavoro.»

Ecco quindi che, ad un’analisi iniziale, l’ABC rappresenta per Moore un personale contributo per dare nuova linfa ad un medium che ama e che non vuole vedere crollare senza aver lottato per risollevarlo.

Ma quali sono le cause della crisi? Moore individua principalmente due fattori. Il primo è la mancanza di varietà nelle proposte e per questo l’ABC si pone l’obiettivo di “ricatturare l’originaria “biodiversità” dei fumetti“, il secondo fattore è l’eccessivo insistere in un approccio de-costruttivista, eredità distorta di Watchmen. Infatti sull’onda di Watchmen e del contemporaneo Dark Knight di Frank Miller, che a metà degli anni ’80 svelarono il lato oscuro dei supereroi, si sono imposti tutta una serie di eroi cupi e travagliati, di tematiche notturne e ferocemente cruente, capaci di mimare una realtà sociale violenta e caotica. Lo stesso Spawn, il personaggio simbolo di questi anni ’90, rappresenta l’evoluzione estrema di quelle intuizioni. Ma ora per Moore è giunto tempo di girare pagina e di trovare una nuova via. Un ulteriore passo avanti rispetto ai già indicativi segnali di 1963, divertita riscrittura del cosmo Marvel delle origini, e Supreme, un moderno calco delle vicende di Superman, che si soffermavano a guardare con nostalgia alla Golden Age. Ma lasciamo che sia lo Moore stesso a svelarci il suo intento con le illuminanti parole tratte dalla presentazione della nuova linea (apparsa su tutti gli albi Wildstorm a Maggio, mese precedente all’uscita del primo albo dell’etichetta):

«Quando avevo otto anni, smontare orologi da polso era divertente e facile. Rimetterli insieme, al contrario, era quasi impossibile. Tuttora si tratta di un consolidato e onorato metodo per il lavoro creativo: ridurre tutto in piccole porzioni, per poi ricomporle. I primi scienziati, gli alchimisti, descrivevano questo processo con la formula “solve et coagula”, dissolvi e riassembla. Tempi più moderni preferiscono termini come “analisi” e “sintesi”, ma l’idea di fondo è la stessa. […]
Da anni i fumetti sono stati analizzati e decostruiti; smontati e studiati da ogni possibile angolazione. […]

Molto “solve” e poco “coagula”. Gli ingranaggi dell’orologio sono tutti sparpagliati sul tavolo.
Ora viene il difficile.

Nonostante differenti gusti personali sia i lettori che gli autori avrebbero non poche difficoltà nell’identificare le componenti che amano nei fumetti. Amiamo fumetti capaci di spaventarci, di sorprenderci, di farci ridere o di raccontarci qualcosa che non sappiamo. Li amiamo per la loro sensualità e fascino, per la loro innocenza e magia. Amiamo i bei disegni, le storie ben raccontate e le belle copertine. Amiamo i fumetti per adulti e i fumetti per ragazzi. Amiamo cowboy, cavalieri e supereroi; amiamo mostri, innamorati, pirati, dei e animali con i guanti. Amiamo le figure e le parole.

America’s Best Comics rappresenta un sincero tentativo di coagulare e sintetizzare gli elementi di cui sopra; per sistemare gli ingranaggi al loro posto non solo perché funzionino ma, si spera, perché funzionino meglio. Vogliamo che commedia, romance, suspense, intelligenza e bellezza si intreccino insieme in qualcosa d’irresistibile. Vogliamo che l’immaginazione non sia incatenata da categorie, o da preconcette idee su quale particolare moda il “pubblico” seguirà quel mese. Vogliamo che il nostro lavoro abbia la più alta qualità possibile e che questa sia mantenuta costante. Vogliamo rappresentare quanto c’è di il meglio nel Fumetto...

Abbiamo rimesso insieme l’orologio. Ora tocca a voi dirci se funziona.»

E le cose funzionano, gli ingranaggi sono tutti al loro posto potete starne certi. Ma qual è l’energia che alimenta l’orologio, che fa battere i giusti tempi?
ALLA RICERCA DEL FUMETTO PERDUTO

«L’ABC trae ispirazione non tanto dai fumetti ma dai pulp magazines, dalle riviste di fantascienza degli anni ’30-’40 e dalle strisce pubblicate sui quotidiani, in pratica, quelle stesse cose che hanno dato origine al medium fumetto».

Sia ben chiaro però che l’ABC non è un’operazione nostalgica: piuttosto è un tentativo (riuscito) di recuperare, da quei riferimenti d’inizio secolo, lo slancio visionario capace di incidere profondamente sull’immaginario dei lettori. In tempi di bombardamento mediatico la cosa non è certo delle più facili ma Moore ha successo nell’impresa combinando un maestoso e potente sense of wonder fatto di creature e mondi fantastici, con gli stimoli del mondo contemporaneo. Come un moderno alchimista della parola, lo sceneggiatore inglese dosa fantasia e tecnologia regalando al lettore un’esplosione di invenzioni: bizzarre divinità che hanno la consistenza virtuale dei bit e popolano strane dimensioni telematiche, divertite incursioni nel mondo della fisica quantistica, intelligenze artificiali immortali, un’invasiva rete di comunicazione televisiva, serial killer, incursioni in reami psichedelici e new age.

Con le quattro testate regolari Moore affronta, all’insegna del moto “back to the origins”, le tipologie principali della produzione supereroistica: il supereroe e la supereroina archetipi (Tom Strong e Promethea), il supergruppo (Top Ten) e l’albo antologico (Tomorrow Stories). È bene sottolineare che nessuno di questi albi è legato da una continuity, ossia le vicende dei protagonisti non avvengono nello stesso Universo e non capiterà mai di vedere Tom Strong incontrare Promethea (anche se mai dire mai): Moore ritiene infatti che un’esasperata necessità di continuity sia una delle concause della crisi dei comics e una delle attuali convenzioni da osteggiare.

In Tom Strong è evidente l’ispirazione primaria dell’eroe pulp Doc Savage: infatti Tom è sostanzialmente un avventuriero e, seppur dotato di straordinari poteri che lo possono rendere simile a un supereroe, la sua vera arma è l’ingegno e la scienza, ed in questo è vicino all’indole da inventore di Mr. Fantastic. Le storie hanno un’atmosfera lieve e giocosa: sappiamo bene che Tom risolverà tutto e senza mai fare troppo male ai suoi avversari con la classe di un vero gentleman con superpoteri.

Con Promethea i toni diventano un po’ più tenebrosi portando il lettore in territori magici: è forse questo il tentativo di Moore di creare un albo che attinga alle sue conoscenze esoteriche. Sophie Bangs diventa infatti Promethea dopo aver letto un poema ed aver creduto al potere vivificatore della parola: un tema tipico di una concezione magica della scrittura che dall’alba dei tempi affascina l’uomo. Ma ovviamente non è una serie intellettualoide: abbiamo infatti demoni, concerti di strampalate rockband, amiche imbranate, incursioni nella fiaba. La straordinaria abilità di Moore sta nel rendere la sua scrittura trasparente a più livelli di lettura inserendo, sotto l’azione classica di un fumetto d’evasione, riferimenti, riflessioni e citazioni colte. Non a caso il nome dell’eroina della serie ricalca al femminile quello di Prometeo, il titanide che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini.

Top Ten è la personale visione dell’autore inglese su come debba essere un albo corale, in barba ai vari X-Men e J.L.A. Il difetto di albi simili è che inevitabilmente vi sono alcuni personaggi che prendono il sopravvento e questo è una contraddizione rispetto alla necessità di fare un albo “di gruppo”. Per risolvere il problema Moore, ispirandosi a serial televisivi come NYPD Blue e Hill Street Blue, rende protagonisti delle vicende tutti i (super) poliziotti del Distretto 10 seguendo contemporaneamente i singoli casi in cui sono impegnati e mostrando al lettore la vita nella stazione di polizia e le relazioni che intercorrono tra i vari agenti. La maestria di Moore consiste nel tenere tutto sotto controllo rendendo l’albo leggibile ma al contempo intricato, con tutti gli incroci narrativi che sfrecciano davanti agli occhi del lettore. Il fatto più incredibile è che alla fine i superpoteri dei personaggi passano in secondo piano, diventano un accessorio, seppur spettacolare, di fronte all’incedere delle indagini.

L’antologico Tomorrow Stories rappresenta la scommessa di riportare in auge un formato che in passato aveva goduto di grande successo. Certo giudicare dopo l’uscita di soli tre numeri potrebbe essere un po’ azzardato ma si può certo dire che l’albo offre spazio per la sperimentazione sia grafica che di scrittura e quindi anche un certo rischio nel trovare la giusta misura. Paiono riuscite le storie fantascientifico-surreali di Jack B. Quick, quelle “Eisneriane” di Greyshirt e le avventure al femminile di Cobweb, un po’ meno la satira sociale veicolata attraverso i supereroi in The First American. L’antologico però regala ai lettori la storia più bella dell’intera ABC: Greyshirt #2, un autentico miracolo di tecnica e amore per il Fumetto in otto tavole. La storia intitolata “How things work out” vede la tavola organizzata in quattro strisce che ad una visione d’insieme compongono i quattro piani dell’edificio in cui si svolge la vicenda ma ciascuna è ambientata a vent’anni di distanza l’una dall’altra e caratterizzata da un lettering e da una forma dei balloon nello stile dell’epoca. La storia è leggibile in modo classico passando da una tavola all’altra seguendo la scansione delle vignette dall’alto verso il basso, ma può anche essere  letta seguendo le singole strisce oppure leggendola passando dal primo piano all’ultimo: assolutamente mirabile, considerando che il protagonista della serie, Greyshirt, compare solo di sfuggita!
UNA QUESTIONE DI QUALITÀ

Se la ricerca di un sense of wonder perduto è quindi l’ingrediente base di tutte le serie ABC ed uno dei cardini su cui l’intera linea in fase di progettazione è stata basata, Moore individua però diversi altri elementi di riflessione legati soprattutto alla storia dell’industria del fumetto. Innanzitutto l’osservazione che «nel momenti più splendenti per il mondo del fumetti ci fosse un'unica situazione di base. Quando la Marvel era al suo massimo splendore c’era il solo Stan Lee che scriveva praticamente tutto e poi Don Heck, Steve Ditko o Jack Kirby come disegnatori e lo stesso accadde con la EC Comics di Harvey Kutzman, Al Feldstein e Bill Gaines». Ecco quindi tracciato un legame diretto e legittimo tra qualità e direzione unitaria, in cui lo sceneggiatore è il responsabile principe della coesione strutturale dell’intera linea. Questo però non significa avere una scarsa considerazione per l’apporto dei disegnatori, al contrario. Nella linea ABC, come c’era d’aspettarsi da un paladino dei diritti degli autori, tutti i pencilers sono accreditati come co-creatori. Diciamo che facendo l’esempio della Marvel degli esordi con Stan Lee, Moore recupera la figura dello sceneggiatore factotum che non si limita solamente a scrivere ma sceglie i propri collaboratori e ha la parola decisiva su tutte le questioni creative. Riguardo l’aspetto grafico la scelta è consapevolmente caduta su artisti «con stili ben distinti, personali, così da ottenere l’esatto opposto di un house style». 

Un’altra posizione in controtendenza rispetto alle proposte di maggior impatto U.S.A, basti pensare alla Top Cow o alla McFarlane Productions, uniformate non solo nelle tematiche e nel tono narrativo, ma persino nello stile di disegno e nella colorazione. Per questo nell’ABC troviamo disegnatori con caratteristiche molto differenti: il segno elegante e solare di Chris Sprouse (Tom Strong), la linea scura e art deco di J. H. Williams (Promethea), il tratto dettagliato e incisivo di Gene Ha (Top Ten), la raffinata composizione di Kevin Nowlan (Jack B. Quick), la vecchia scuola di Jim Baike (The First American) e l’underground di Rick Veitch e Melinda Gebbie (rispettivamente, Greyshirt e The Cobweb). La colorazione è discreta, curata ad hoc per ogni testata cercando di adattarsi al clima delle storie evitando inutili effettacci. Un discorso a parte merita il lettering e il packaging generale di tutti gli albi curato dal formidabile Todd Klein, vincitore di numerosi premi Eisner (l’Oscar del fumetto U.S.A) come Miglior Letterista. Klein è da considerarsi a tutti gli effetti uno dei co-creatori delle serie, tanto da essere stato il primo ad essere contatto da Moore prima di qualsiasi disegnatore. Klein ha il compito di comporre la grafica di copertina, i logo e le scritte prima che il disegnatore realizzi la copertina vera e propria, tutto questo per dare agli albi ABC quel inconfondibile look retro e al contempo moderno. Inoltre Klein si sbizzarrisce a creare caratteri tipografici e forme per i balloon che aggiungono dettagli e spessore alla caratterizzazione dei personaggi o al tono generale dell’albo. Un esempio può essere dato da una delle supereroine di Top Ten i cui balloons sono evanescenti, come il personaggio che è praticamente un fantasma, con i caratteri che partono sbiaditi per raggiungere via via piena nitidezza.

Una cura quasi maniacale per i particolari per rendere veramente l’ABC i migliori fumetti d’America. Un ultimo esempio, pensate che Moore è riuscito a far spostare la pubblicità alla fine degli albi in modo da non interrompere l’incantesimo del lettore!
CONCLUSIONI

In definitiva quello che più colpisce dell’ABC è la stupefacente qualità media degli albi: forse lo studio della magia che Moore porta avanti da diversi anni l’ha dotato di qualche potere straordinario? Di certo possiamo dire che la scrittura dell’autore inglese è ispirata e magica come deve essere nei migliori fumetti. Nonostante sia puro entertainment ci troviamo di fronte ad autentici gioielli: un continuo ed inarrestabile torrente d’idee, trame avvincenti ed originali con quell’inconfondibile tocco di letterarietà, un profondo amore per il Fumetto ed un divertimento nello scrivere che traspare in ogni pagina, sono solo alcuni dei motivi per avventurarsi nel Mooreverso. Con L’ABC Alan Moore porge ai lettori del nuovo millennio la possibilità di abbandonarsi e perdersi senza esitazioni nel labirinto infinito della Fantasia.

A volte conviene ricominciare dall’ABC: non perdete neppure una lezione!

giovedì 17 novembre 2016

I Moore babies di Kresimir Biuk

Illustrazione di Kresimir Biuk.
Sopra, un'illustrazione realizzata dal disegnatore croato Kresimir Biuk inclusa nel libro Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman (2003, Black Velvet Editrice, pag. 56) ma non nell'edizione inglese.
L'illustrazione contiene diversi personaggi di Moore in versione "baby".

Il blog di Kresimir Biuk è visitabile QUI.

domenica 6 novembre 2016

Jay Stephens, l'ABC e Alan Moore

Illustrazione di Jay Stephens.
In apertura di post, un'illustrazione realizzata dal cartoonist canadese JAY STEPHENS nel 2000 che raffigura diversi personaggi ideati da Alan Moore per la sua linea America's Best Comics; a seguire un breve testo dello stesso autore. 
Entrambi i contributi sono stati pubblicati a Maggio 2001 su Ultrazine.org nell'ambito del primo numero dello speciale dedicato a Moore. 

        Avevo 15 anni quando Watchmen colpì il mondo dei Fumetti come una nuova era glaciale. Da quel momento ci sarebbe sempre stato un prima e un poi. In quel periodo io e i miei amici incominciavamo a leggere Love and Rockets, Mr. X, e Yummy Fur, ma trovavamo ancora il tempo per i nostri vecchi fumetti preferiti, i supereroi. E improvvisamente, fummo colpiti da un singolo lavoro che ci dava tutto questo in un colpo solo. Il fumetto che sconvolse il genere supereroistico. Watchmen.
Con il senno di poi non è più il mio lavoro preferito di Alan Moore (anche se è ancora ben piazzato). Chiunque con un bisturi ben affilato può tagliare a pezzi qualsiasi cosa. Che si faccia con eleganza, con metodo, non fa grande differenza. Una cosa tagliuzzata è una cosa tagliuzzata. Un buon chirurgo, ad ogni modo, impara ad usare con grande abilità bisturi ben affilati per riparare e guarire. Per costruire invece di distruggere. È questa fantastica dote chirurgica che Mr. Moore ha mostrato di recente che più mi ha impressionato.
       
From Hell è un opera d'arte di un livello che i fumetti devono ancora raggiungere e gli incredibili albi della linea ABC... chi tra di noi non ha mai detto la frase "È stato già fatto tutto.", riferendosi ai supereroi? Siamo stati ancora una volta smentiti da uno degli autentici Maestri del medium fumettistico.
Mr. Moore non si affaccenda più tra le viscere dei cadaveri, ma costruisce strani, nuovi Prometei che camminano e respirano di vita propria. E questa è una cosa meravigliosa da ammirare.
       
Grazie Alan Moore.

Jay Stephens
[Dicembre 2000]

venerdì 18 marzo 2016

Alan Moore: L'Arte della Magia

Alan Moore fotografato da Joe Brown.
Nel seguito potete leggere la traduzione di un'interessantissima (a mio modesto e personale parere) intervista ad ALAN MOORE incentrata sui temi della Magia e della creatività (ma non solo, si parla anche, ovviamente, di Fumetto).
L'intervista, condotta da Sam Proctor, è stata pubblicata il 12 Febbraio scorso sul sito Pagan Dawn.

Segnalo inoltre che una versione ridotta, in Inglese, è stata stampata sul numero 196 della rivista Pagan Dawn, acquistabile qui.

Un sentito e doveroso grazie a Sam Proctor e ad Andy Stout, news editor di Pagan Dawn, per la loro autorizzazione alla traduzione e pubblicazione su questo blog.
intervista a cura di Sam Proctor

Sam Proctor: Hai dichiarato che il tuo interesse per la Magia è nato mentre facevi ricerche sulla Massoneria per From Hell e hai annunciato la tua intenzione di diventare un mago, aderendo alla Magia cerimoniale, in occasione del tuo quarantesimo compleanno. Raccontaci che cosa ti ha portato a un simile cambiamento radicale della tua vita.
Alan Moore: Come ci si potrebbe aspettare, alla mia decisione hanno contribuito numerosi fattori. Uno di questi, in realtà non collegato all'accidentale ricerca sulla Massoneria, è stato un dialogo che avevo fatto pronunciare al personaggio principale di From Hell, in cui si affermava che il posto in cui gli dei indiscutibilmente esistono è dentro la mente degli uomini, in cui sono reali in tutta la loro “grandezza e mostruosità”.
Ulteriori considerazioni sulle implicazioni inerenti questo testo, da me casualmente scritto, non mi hanno dato modo di confutarlo e pertanto mi sono trovato a dover apportare delle modifiche alla mia precedente e troppo limitata visione razionale.
I territori della Magia, fino ad allora mai esplorati, mi sono sembrati l’unica area del sapere che, potenzialmente, potesse offrirmi un modo per affrontare queste intriganti nuove idee. Autoproclamarmi mago, con l’annesso rischio di coprirmi di ridicolo e di perdita di reputazione, mi è parso, al tempo, un primo ma necessario passo in una radicale estensione della mia identità, opinione che confermo tuttora. Ovviamente, avere il coraggio di fare un simile, potenzialmente disastroso, salto nel buio, intellettualmente parlando, è stato grandemente agevolato dal fatto che mi trovassi in un pub per motociclisti a festeggiare il mio compleanno, i Jazz Butcher stavano suonando ed ero piuttosto ubriaco.
Vignetta da From Hell, capitolo 4, pag. 18. Disegni di Eddie Campbell.
Che tipo di relazione hai con Glicone e perché lo hai adottato come tua divinità protettrice?
Steve Moore [sceneggiatore di fumetti di recente scomparso, nessun legame di parentela con Alan], che era esperto di queste cose, mi disse che un modo efficace per entrare nel mondo della Magia era quello di adottare una qualche forma di divinità come dio protettore e focus rituale, cosi come aveva fatto lui stesso con Selene, divinità greca della Luna.
Avrei potuto trovare un dio che mi andasse a genio oppure aspettare che fosse lui a trovare me. Passò poco tempo, mentre Steve mi mostrava un libro di antichità tardo-romane, mi imbattei in una foto di una statua di Glicone, quella ritrovata a Costanza, in Romania, nel 1962. In quella immagine, al contempo profonda e comica, trovai quello che stavo cercando.
Dopo quella iniziale istintiva adozione del dio-serpente come mia personale divinità simbolica il nostro legame divenne più profondo, sia attraverso quello che mi sembrò essere un primo spettacolare contatto diretto con una sua manifestazione – in quel periodo avevo ancora bisogno di risultati eclatanti per convincermi che il percorso che avevo scelto aveva un qualche valore – sia grazie alla maggiore comprensione di quell'entità simbolica grazie a scrupolose letture e riflessioni.
Il mio legame con Glicone, sebbene necessariamente pirotecnico 20 anni fa, è diventato parte della mia stessa personalità e del mio modo d'agire, e mi sembra un modo più adatto e rispondente alla mia attuale fase di attività magica, in cui non ho alcun bisogno di visionarie rassicurazioni. Al contrario, per me Glicone è più reale, più presente e più interiorizzato ora di quanto lo fosse durante quei stupefacenti primi anni.
Pensi che la magia possa fornirci un modo di vedere, capire e relazionarci col mondo e con noi stessi che la Scienza e la Psicologia non possono darci?
Nel libro di prossima uscita, Moon & Serpent Bumper Book of Magic, sosteniamo che la coscienza, preceduta dal linguaggio, a sua volta preceduto dalla rappresentazione (e quindi dall’arte) sono tutti fenomeni comparsi all’incirca nello stesso momento nodale dello sviluppo umano e tutti loro verrebbero percepiti come Magia, un termine collettivo che include tutti quei concetti radicalmente nuovi nati dalla scoperta del nostro mondo interiore.
Questo ci permette di proporre una definizione di Magia come un “consapevole relazionarsi con i fenomeni e le possibilità della coscienza”.
Poi continuiamo sostenendo che in origine tutto il sapere e la cultura dell’Umanità era inglobato in una visione magica del mondo e poi l’avvento della società urbana e la specializzazione delle professioni hanno gradualmente spogliato la Magia delle sue funzioni sociali.
Prima le religioni organizzate hanno eliminato la sua capacità spirituale, mentre un connesso aumento del numero di scrittori, artigiani e artisti avrebbe rimosso il suo ruolo di sorgente dispensatrice di visioni. I visir usurpavano il compito tribale dello sciamano di consulente politico. Rimaneva ancora la funzione vitale della ricerca alchemica, dei metodi di guarigione e lo studio del mondo interiore quali fruttuose aree d’investigazione magica fino a che il Rinascimento e l’avvento dell’Età della Ragione hanno delegato le prime due ai campi emergenti della scienza e della medicina e, intorno al 1910, la terza è stata resa obsoleta da Freud e Jung e la loro nuova “scienza” psichiatrica.
Noi suggeriamo che tutta la cultura su cui oggi ci basiamo non è altro se non il cadavere smembrato della Magia (anche se in qualche modo mantiene un'apparente capacità di parlare) e questo procedimento, senza alcun dubbio essenziale, è esemplificato nel principio alchemico del “solve” o analisi.
La nostra tesi è che ora sia necessario il processo complementare, “coagula” o sintesi, in modo da portare a termine questa formula importantissima. In conclusione suggeriamo che l’Arte e la Magia dovrebbero avere un legame più stretto con grande beneficio di entrambe le parti coinvolte, come
affermato nel mio saggio Fossil Angels; il passo successivo dovrebbe essere quello di accrescere l’esistete legame tra l’Arte e le scienze, compresa la psichiatria, scienza che in altra occasione ho descritto, senza voler mancare di rispetto, come “occultismo in camice medico”.
Il passo finale, quello più importante e problematico, sarebbe promuovere un legame tra scienza e politica, facendo sì che le decisioni politiche venissero prese alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, utilizzando i progressi fatti dalla scienza, ad esempio per la risoluzione dei conflitti, ai fini del generale miglioramento dell’Umanità.
Per rispondere finalmente alla tua domanda, tra le tante cose che la Magia offre c’è una plausibile e, io credo, razionale visione del mondo in cui scienza, psicologia e tutti gli altri campi che ho citato sopra, sono uniti insieme e legati in modo significativo in una onnicomprensiva, unificata scienza dell’esistenza da cui tutte le altre si sono originate. (Paracelso, praticamente il padre della Medicina moderna, fu anche il primo a utilizzare il termine “inconscio”, circa quattrocento anni prima della successiva appropriazione da parte della psicoanalisi.)
Con la Magia, per lo meno secondo la nostra definizione, il principale beneficio in termini di comprensione del mondo è che ci offre un sistema coerente e sensatamente integrato con cui relazionarci. Inoltre, a differenza di tutti gli altri ambiti sopra citati, tranne solamente l'arte e la creatività, la Magia è totalmente basata sui principi dell'estasi e della trasformazione, aspetti che crediamo costituiscano il vertice dell'umana esperienza e, pertanto, dolorosamente assenti nella società contemporanea.

Hai detto d’aver letto o sentito da qualche parte che Einstein teneva una copia aperta sulla sua scrivania de La Dottrina Segreta della Blavatsky.
Einstein lavorava molto con l’immaginazione e dichiarò di essere giunto alle sue teorie attraverso la visualizzazione. C’è una barriera da abbattere che separa le scienza materiali e quelle occulte da cui la conoscenza comune potrebbe trarre beneficio?
Il caso di Einstein è un buon esempio. Dichiarò d’aver avuto l’ispirazione per il suo lavoro sulla relatività durante un visionario sogno ad occhi aperti in cui si vedeva correre, testa a testa, a fianco di un raggio di luce. James Watson, co-scopritore insieme a Francis Crick del DNA, si dice ne dedusse la struttura dopo aver sognato scale a chiocciola. Sir Isaac Newton era un alchimista che inserì a forza l’indaco nello spettro luminoso poiché l’alchimia aveva un debole per il numero sette.
Si potrebbe affermare che da quando Scienza e Magia sono state separate ognuna di loro ha perso qualcosa di vitale: la Scienza ha rinunciato alla capacità di investigare qualsiasi tipo di mondo interiore mentre la Magia, in un certo senso, sembra aver perso gran parte della sua capacità di discernimento razionale. Come già detto, riunire queste aree separate della ricerca umana sarebbe, credo, di grande beneficio per entrambe le parti in causa.
Promethea. Disegni di J.H. Williams III.
Vedi un legame inestricabile tra magia, immaginazione e creatività, un'idea rimarcata in Promethea.  Puoi spiegarci questa connessione?
Come detto in precedenza, è mia opinione che Arte, Linguaggio, Coscienza e Magia siano tutti aspetti dello stesso fenomeno. Considerando l'Arte e la Magia quasi del tutto intercambiabili, il regno dell'immaginazione diventa cruciale per entrambe.
Il cabalistico reame lunare dell'Immaginazione si chiama Yesod, una parola ebraica che significa “Fondamento”.
Questo lascia intendere che l'immaginazione è l'unico fondamento da cui dipendono tutte le più elevate attività della mente e, inoltre, il mezzo attraverso il quale esse diventano raggiungibili. La Magia, nella nostra accezione, sembra essere intimamente legata alla creatività e alla creazione, qualsiasi sia il significato che attribuiamo a questi termini.

La serie di Promethea è stata descritta come un “viaggio cabalistico” e offre un’incredibile carrellata delle scienze occulte. Apre una porta su quel mondo e sembra invitare le persone ad approfondire l’argomento. Era questa la tua intenzione?
Il mio obiettivo originale per Promethea, personaggio di cui non detengo i diritti e di conseguenza ci penso davvero poco di questi tempi, era di creare un modello più immaginifico e meglio concepito di moderno supereroe, usando le donne delle copertine realizzate da Margaret Brundage e le eroine pulp di Leigh Brackett come spunto iniziale.
Nel giro di uno o due numeri, iniziai a pensare a come un simile personaggio potesse evolvere per farsi lucido portavoce delle idee sulle Magia su cui da tempo riflettevo ed erano al centro del mio pensiero e del mio approccio alla creatività.
Più avanti nel corso della serie ci sono interi albi dedicati all'esplorazione di ognuna delle Sefirot dell'Albero della Vita.

È vero che hai scritto le emozioni che i personaggi provavano mentre ti trovai in uno stato di meditazione rituale?
Avevo iniziato a esplorare le Sefirot inferiori qualche tempo prima d'iniziare a scrivere Promethea: le Sfere dalla sesta alla decima le ho esplorate tramite la combinazione di rituali inventati e di droghe psichedeliche.
Una volta raggiunto quel punto nel mio “viaggio cabalistico”, avevo bisogno di fare esperienza diretta delle Sfere più elevate in modo da poterne parlare al lettore, mantenendo un senso di autenticità. L’accesso alla sfera di Chokhmah l’ho ottenuto usando lo stesso metodo descritto sopra mentre per le altre ho deciso di verificare se un’intensa meditazione di scrittura creativa fosse sufficiente come mezzo per entrare in quei reami della coscienza e dell’essere.
Usando il criterio “se non riesci a immaginare come sarebbe allora non hai davvero raggiunto quella Sfera”, mi sono reso conto di riuscire a esplorare tutte quelle Alte Sfere con piena soddisfazione.
Kèter è stata una parziale eccezione: ho mangiato un bel pezzo di hashish, ho scritto le prime tre pagine dell’albo e poi, praticamente… sono svenuto.

Promethea contiene un concentrato di conoscenza esoterica sotto diversi punti di vista. Oltre ai testi e ai disegni, ad esempio, gli albi dedicati alle Sefirot mostrano una colorazione specifica per ciascuna Sfera. Questo ricorda i Tarocchi della Golden Dawn, che usano i colori delle Sefirot e altri più accessi per gli sfondi in modo che chi li utilizza possa assorbire informazioni immediatamente al primo sguardo. Il livello dei dettagli in Promethea è incredibile: era tutto pianificato prima di iniziare oppure è qualcosa che è nato e cresciuto cammin facendo?
Come detto, l’idea iniziale era indirizzata verso una narrazione molto più convenzionale e il progetto si è sviluppato in modo naturale man mano che andavamo avanti.
Riguardo lo schema cabalistico dei colori, al tempo avevo assimilato la lezione secondo cui - mentre i numeri, le gemme, le piante, gli animali, i profumi e le divinità sono attributi delle varie Sfere - i colori si dice siano essi stessi le Sefirot.
Anche se non eravamo sicuri sulle scale cromatiche che sarebbero state appropriate per dei fumetti moderni, abbiamo deciso di restare fedeli a quell’idea e, grazie allo straordinario lavoro di Jeromy Cox [il colorista di Promethea, N.d.T.], siamo stati ricompensati con una stupenda e coinvolgente dimostrazione del potere evocativo in “stile” cabalistico.

Il disegnatore J.H. Williams III  ha dichiarato che il numero sull’Abisso riscosse il suo tributo da tutte le persone coinvolte nel progetto. Ci sono stati altri episodi significativi durante la realizzazione della serie?
Beh, prima della creazione dell’albo su Chokhmah, ci fu quello che accadde in compagnia di Steve Moore nella notte di venerdì 12 Aprile 2002, quando cercammo di stabilire se qualcun altro potesse vedere la dea della Luna che Steve aveva cercato di evocare per quasi un mese, come ho raccontato in Unearthing, un mio scritto psico-biografico.
Non solo l’esperimento si rivelò un successo ma, quella stessa sera, una voce nella mia testa (stranamente era la mia stessa voce ma indipendente dalla mia volontà) mi disse che ero diventato un Mago cosa che, allucinazione o meno, decisi di prendere sul serio. Inoltre ricevetti la ferma convinzione che Promethea N. 32 sarebbe stato l’albo conclusivo della serie e in qualche modo sarebbe stato ideato in modo da diventare un doppio poster psichedelico.
Dopo che Steve se ne andò trascorsi diverse ore a scrivere la sceneggiatura dell’albo su Chokhmah - era il numero 22, qualcosa del genere - sotto la spinta di un’energia informe e spontanea, un tratto caratteristico di Chokhmah. Certo ancora lontano da Moorcock ai suoi massimi ma perlomeno tra i miei lavori migliori.
Da allora la mia vita e il mio modo di vedere le cose sono notevolmente cambiate.
V for Vendetta. Disegno di David Lloyd.
Hai sempre rinnegato gli adattamenti cinematografici dei tuoi fumetti insistendo che non potessero essere trasposti in un altro medium, come hanno dimostrato Zack Snyder e Stephen Norrington rispettivamente con i film di Watchmen e La Lega degli Straordinari Gentlemen. È evidente che Promethea non avrebbe potuto funzionare in nessun altro mezzo espressivo. Perché il Fumetto rappresenta un’esperienza così diversa?
Non sono sicuro che i fumetti siano davvero un’ “esperienza diversa” al contrario sono convinto che quasi tutti i possibili adattamenti di una storia in un altro medium differente da quello per cui era stata pensata probabilmente risulterebbero inutili, se non una completa banalizzazione e uno stravolgimento dell’idea originale.
Parte del piacere di leggere un fumetto è data dal fatto che le immagini sulla pagina non si muovono, non fanno rumori, e spingono il lettore a contribuire a quel lavoro davvero genuinamente piacevole di costruire - loro stessi - la storia, così come succede nel famoso detto “le immagini sono meglio alla radio”, a cui potremmo aggiungere “le voci sono più convincenti in un libro”.

C’è stata davvero qualche avvisaglia di un possibile film su Promethea?
Data l’assenza di contatti tra me e sia l’industria dei comics mainstream che quella cinematografica non ne ho mai sentito parlare e in ogni caso avrei espresso il mio disinteresse.
Credevo che la gente avesse capito che prendere creazioni, da me disconosciute, e portarle - nonostante i miei migliori consigli - sul grande schermo ha la tendenza a causare un fiume di anarchici che si riversano per i palcoscenici del mondo vestiti come il personaggio principale di V for Vendetta. Il tentativo di fare un film su Promethea causerebbe di sicuro un’apocalisse ma probabilmente sarebbe un argomento di cui parlare con la Warner Bros piuttosto che con me.

Promethea è l'ultima in una lunga lista di donne protagoniste nei tuoi fumetti, a partire dal rivoluzionario personaggio di Halo Jones per 2000AD. Che cosa ti attira nello scrivere personaggi femminili?
Non penso d'aver scritto più storie con protagoniste femminili rispetto a quelle con personaggi maschili. Se sembra ci sia una predominanza di donne nei miei fumetti probabilmente è frutto del tentativo di affrontare lo sbilanciamento di genere prevalente nella nostra cultura enfatizzando la prospettiva femminile dal mio piccolo ambito culturale.
D'altra parte in Providence, la mia serie su Lovecraft in via di completamento, ci sono pochissimi personaggi femminili e, dato che l'opera di basa sulla nota avversione di Lovecraft per le donne, quelle che compaiono si rivelano essere dei mostri spaventosi.

In Fossil Angels, il tuo saggio del 2002, hai lasciato intendere che i riti e il linguaggio che circondando la Magia sono tra le cause che hanno contribuito a tenere lontane le persone. Promethea è stato un modo per superare queste barriere e risvegliare le masse nei confronti delle tradizioni magiche?
Il principale obiettivo del Moon & Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels (di cui Promethea ha fatto ufficiosamente parte), sin dalla sua origine, è stato di comunicare concetti riguardanti la Magia nel modo più lucido e accattivante.
Nel nostro Bumper Book of Magic ci spingiamo oltre e richiediamo a gran voce che i maghi moderni si posizionino al centro della nostra società piuttosto che appostarsi ai margini, confrontandosi con la Scienza, l’Arte, la Politica, la Filosofia e i temi sociali avendone tutti i diritti e, così facendo, ristabilissero un legame col popolo, con la gente normale, per cui la Magia è stata, in origine, concepita come servizio e mezzo di “illuminazione”.

Stavi lavorando a The Moon and Serpent Bumper Book of Magic con Steve Moore, scomparso qualche anno fa. L'opera ha l'obiettivo di presentare il sapere esoterico in maniera comprensibile da chiunque. È corretto dire che si tratta di un naturale sviluppo rispetto a quello che hai fatto su Promethea? A che punto è il libro?
Credo sarebbe più accurato dire che Promethea è stato un primo, istruttivo tentativo, una proposta Moon and Serpent non ufficiale che ci ha aiutato a dare forma alle nostre idee per un grimorio più serio di cui avevamo sempre parlato di realizzare un giorno o l'altro.
L'ultimo saggio è concluso anche se ci sono delle altre sezioni del libro che devo ancora sistemare e proprio in questi giorni stiamo assegnando le parti da illustrare ai vari disegnatori.
Lo scrittore Steve Moore.
Quali fonti hai trovato più utili nel tuo viaggio nella Magia?
Tutto quello che ho letto mi è stato utile in qualche modo, persino le folli sciocchezze che vengono spacciate sull'argomento: mi hanno dato delle indicazioni su come non pensare.
Guardando al lato positivo, devo dire che l'opera di Robert Anton Wilson è stata incredibilmente illuminante, William Blake e Austin Osman Spare mi hanno dato inestimabili indicazioni ma, soprattutto il riferimento massimo per la mia pratica magica e per la mia comprensione della magia è stato, senza alcun dubbio, Steve Moore.

In Fossil Angels hai affermato la necessità di un cambiamento epocale nell'approccio alla Magia. Credi che qualcosa sia cambiato da quando hai scritto quel saggio?
Di solito queste idee impiegano anni o decenni per attecchire fino ad acquisire visibilità. Sono sicuro che c'è stato qualche piccolo cambiamento di qua e di là ma non mi aspetterei di vedere ancora una reazione.
Credo ci sia ancora molto da fare per definire o ridefinire l'identità pubblica della Magia prima che un numero significativo di persone sia preparata a prendere sul serio una simile proposta.

Sempre più artisti sembrano aprirsi alla pratica magica o essere ben disposti nei confronti della Magia. Il tuo collega sceneggiatore di fumetti Grant Morrison è un seguace della Magia del Caos e  ha definito la sua serie The Invisibles come un iper-sigillo. Che cosa pensi dei lavori creati da questi “praticanti”?
Mi spiace ma non ho alcun interesse per Grant Morrison o per i suoi lavori e non lo considero neppure uno scrittore né un mago. Riguardo la Magia del Caos dal punto di vista di Moon & Serpent ci sembra si sia trattato di una visione inglese punkettara del più vasto movimento californiano della New Age, ed entrambi insistevano su un semplice (e semplicistico) sistema magico che avrebbe garantito soltanto benefici materiali senza alcun bisogno di noiosi studi o disciplina, con la New Age che si modellava sui peggiori eccessi stile arcobaleno-unicorno degli anni ’60 e il Caos Magic che finiva dritto nel guardaroba di Joey Ramone solo dieci anni dopo.
Con la recente mossa della Magia del Caos di evocare le divinità di H.P. Lovecraft per farle interagire “magicamente” con le entità del Mondo Disco di Terry Pratchett, pare evidente che sia la Chaos Magic che il movimento New Age fossero probabilmente più un’estensione della comunità degli appassionati di fantasy, un tentativo di cosplay astrale, piuttosto che sinceri tentativi di promuovere la causa della Magia.

Apprezzi molto Austin Osman Spare sia come artista che come mago. Ha avuto una grande influenza su di te sia in ambito artistico che in quello della Magia?
Naturalmente. Dopo William Blake, per cui provava grande ammirazione, Spare è l’esempio più evidente dell’equivalenza tra Magia e Arte. Come artista aveva un’ispirazione unica e originale. Come mago il suo talento è stato la cosa migliore dopo la Polaroid per registrare dove fosse stato e rendere la sua esperienza accessibile alle persone normali, ai non iniziati.
In Austin Osman Spare vedo un mago quasi perfetto, perlomeno a mio giudizio, e seguendo lo stesso metro, al contempo, lo considero un artista quasi perfetto. Così come per Blake non posso far altro che sottolineare e ammirare la fiera essenza morale su cui entrambi hanno basato la loro opera e le loro vite.
Come ho detto prima non c’è ragione di ritenere che la Magia sia una forza moralmente neutra, come l’elettricità. Infatti non sono neppure sicuro che l’elettricità lo sia.

Come nel tuo caso, Austin Osman Spare era indifferente allo sfarzo e ai cerimoniali dei gruppi organizzati e preferiva muoversi da solo. Inoltre credeva nel selezionare elementi da tradizioni diverse, che riteneva valide, per creare il suo modello personale, un approccio che richiama le tue stesse dichiarazioni. Diresti che a guidarti sia un principio gnostico?
Beh, in parte. Credo che sia molto probabile che il Cristianesimo sia un fraintendimento e una marchiana interpretazione letterale del simbolismo gnostico ma gli stessi Gnostici avevano assorbito gli insegnamenti di passate tradizioni come il neoplatonismo o il pensiero pitagorico.
Sostanzialmente mi identifico con gli originari principi dello sciamanesimo anche se sono felice di attingere a tutti gli incredibili sviluppi nel campo occorsi dai suoi primordi.
Glicone in un'illustrazione realizzata da Alan Moore.
Austin Osman Spare era un convinto sostenitore del “disegno automatico”. Hai mai utilizzato la tecnica della scrittura automatica per arrivare ad un’idea o per svilupparla?
L’unica occasione che ricordo in cui ho cercato di usare delle tecniche automatiche è stato mentre stavo lavorando con l’amico e compagno di progetti musicali Joe Brown su una canzone che era, direi appropriatamente, basata sulla vita di Spare e sulle sue tecniche.
Abbiamo registrato diversi suoni casuali prodotti nella vita di tutti i giorni, tra cui il rumore del vetro rotto o sfregato e il suono del respiro, e poi Joe si è tolto le scarpe e i calzini e ha suonato i campioni caricati sulla tastiera usando le dita dei piedi generando un incredibile flusso di inascoltabile rumore caotico da cui abbiamo estratto un paio di minuti, accidentalmente risultati interessanti, e li abbiamo messi in loop, usando la “melodia” così ottenuta per creare i testi relativi a Spare. Forse dovremmo tornarci a lavorare e finire la traccia, prima o poi.

La tradizione dei bardi nel Druidismo e il loro riferirsi all’Awen sono elementi in cui ti ritrovi?
Assolutamente. La tradizione bardica della Magia in cui la satira era comprensibilmente più temuta di una maledizione e l’autore era rispettato come un potente mago piuttosto che come uno che tira avanti ai margini dell’industria dell’intrattenimento è qualcosa che gli artisti, gli occultisti e gli scrittori attuali farebbero bene a riscoprire. Puoi uccidere o curare con le parole. Rialzate la testa!

Pensi che la magia cerimoniale sia qualcosa di accessibile e alla portata di chiunque, sia che si tratti di un Druido, Pagano, Cristiano, Buddista, Induista o quel che sia?
Beh, se le persone sono immerse in quello che Robert Anton Wilson chiama “tunnel di realtà” ed è la mentalità religiosa che fa percepire la magia come qualcosa di inesistente, malvagio o proibito, allora entrare in contatto con essa difficilmente potrà essere semplice e alla portata di chiunque.
Credo che il modo migliore per relazionarsi con la Magia sia avendo una mente davvero aperta e senza “brama di risultato”. Se la tua mente non è volontariamente predisposta in questo modo allora è molto probabile che l'esperienza magica la aprirà forzatamente come se si usasse un piede di porco, con conseguenze potenzialmente disastrose.
I preconcetti di natura religiosa o razionale, credo, siano quello che Blake chiamava “le catene forgiate dalla mente” e potrebbero rivelarsi in antitesi con la possibilità di fare autentici progressi in questo campo.

È noto a tutti che sia un sostenitore convinto di Northampton. È in parte dovuto al legame che senti con il luogo e con i tuoi antenati?
Mi sento legato ai processi storici, geografici, socio-politici e genetici di cui io sono il risultato. Inoltre, restando nello stesso posto si riesce ad avere una più profonda comprensione del suo significato e valore e, per estensione, del valore nascosto di qualsiasi luogo, dappertutto.
E naturalmente, come sottolineava Spike Milligan, “da qualche parte si deve stare”.

Raccontaci delle performance che hai fatto con il Moon and Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels. Avendo trascorso la maggior parte della tua carriera a scrivere su una tastiera quando è importante la dimensione “live” di questi eventi?
Al tempo delle performance, era come se ci venissero “comandate”. Mi è sempre piaciuto fare performance senza avere limiti. È un’esperienza molto diversa dallo stare a una tastiera, come tu stesso sottolinei.
Comunque sia, ultimamente ho declinato diverse offerte per apparizioni live e performance. Non credo sia la cosa su cui abbia più bisogno di concentrarmi al momento.
Per concludere, hai qualche consiglio da dare agli eventuali artisti e i maghi alle prime armi che stanno leggendo quest’intervista?
Sì. Ricorda che quando dico che Magia e Arte sono equivalenti non dovresti dedurre che stia affermando che la Magia è solamente Arte; che in qualche modo io stia cercando di sminuire la Magia fondendola con un qualcosa che chiunque ritiene normale e possibile.
Quello che in realtà affermo è che l’Arte è sempre soltanto Magia, che tutte le spettacolari ricompense che si dice siano conseguibili attraverso la Magia sono ottenibili con l’Arte, e che tutti gli angosciosi orrori e i pericoli che si reputano impliciti nella Magia sono similarmente connessi con l’attività d’artista o scrittore.
Approccia il tuo lavoro con lo stesso stupore, compassione, intelligenza e concreta cautela che useresti nel caso di un appuntamento con un presunto angelo, dio o demone. È certo che l’Arte può uccidere o portarti alla pazzia così come le sei dozzine di performer citati nella Goezia di Salomone  e, se dubitate di me, pensate a tutti artisti, poeti e attori distrutti o suicidi, una lista altrettanto lunga di quella contenente i nomi di Edward Kelly o Jack Whiteside Parsons.
Arte e Magia sono probabilmente le massime attività umane e un’interfaccia con l’eterno. Prendile seriamente; prendile seriamente e ricorda che la tua Arte e la tua Magia sono tanto grandi, tanto potenti, pericolose e magnifiche quanto TU stesso sarai in grado di concepirle come tali.
Praticatele per quello che sono e non nella speranza di ottenere ricchezza, potere o notorietà, o come un accessorio di stile. Questo è il significato della dedizione e se praticata in modo appropriato può cambiare te e il mondo che ti circonda.
Oh, e trovati un dio o un suo equivalente oppure, meglio, lascia che un dio o un suo equivalente ti trovino. Ti suggerirei un dio con una bella capigliatura, anche se questa potrebbe essere una mera preferenza personale.
Buona fortuna.