lunedì 16 ottobre 2017

Arrivano i TIME BREAKERS!

Copertina di Time Breakers realizzata da Weston per l'edizione NPE.
Non senza un pizzico di orgoglio, dopo qualche anno di assenza, ritorno sugli scaffali delle fumetterie con una nuova traduzione e curatela. 
Stavolta tocca a TIME BREAKERS, un'intrigante storia di fantascienza ideata dalla scrittrice Rachel Pollack per i disegni di Chris Weston.

Time Breakers verrà proposto in Italia da Nicola Pesce Editore in un elegante volume a colori di 128 pagine. Il libro sarà disponibile a breve in tutte le fumetterie e sarà tra le novità che NPE porterà all'imminente Lucca Comics & Games unitamente al... disegnatore Chris Weston! Nell'immagine alla fine di questo post trovate i dettagli sulle date in cui Weston sarà presente allo stand NPE (non perdete l'occasione: Weston è un disegnatore fenomenale!) oppure potete consultare la pagina Facebook dell'editore per tutti gli aggiornamenti del caso.

Dalla quarta di copertina di Time Breakers:
Il Tempo sta finendo e i Time Breakers combattono senza sosta per scongiurare la catastrofe disseminando le epoche di... paradossi.

A vent'anni di distanza dalla pubblicazione americana per la DC Comics, arriva in Italia la miniserie sci-fi ideata dalla scrittrice Rachel Pollack (Doom Patrol) e dal disegnatore
Chris Weston (Judge Dredd, The Invisibles, Ministero dello Spazio, Lucifer).

C'è sempre tempo per le buone storie.

Time Breakers fu infatti originariamente pubblicato nel 1997 come miniserie in 5 albi sotto il marchio Helix, etichetta di breve durata proposta dalla DC Comics e dedicata alla fantascienza e al science fantasy. Il titolo più noto della linea fu Transmetropolitan che confluì nella linea Vertigo quando Helix fu chiusa nel 1998. L'etichetta presentava dei progetti creator-owned, ossia opere su cui gli autori avrebbero mantenuto i diritti dopo la cessione temporanea alla DC per la pubblicazione. Per questo è stato possibile che, qualche mese fa, l'amico Chris Weston mi contattasse, memore di una precedente collaborazione per Ministero dello Spazio (sempre edito da NPE), per chiedermi di indicargli un editore italiano potenzialmente interessato. Come sia poi andata è facilmente intuibile, ovviamente.

Inutile aggiungere che mi sono divertito tantissimo a tradurre le pagine di Time Breakers e ad andare a spasso nel Tempo tra le sue pagine. Il testimone passa ora ai lettori!
Un ringraziamento speciale va all'amico Omar Martini per il supporto e le chiacchiere.

Nel seguito potete vedere le prime tre tavole di Time Breakers Buona preview!

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Info: Durante Lucca Comics & Games, lo stand NPE si troverà, come consuetudine, presso il padiglione editori in Piazza Napoleone. Chi, non potendo recarsi a Lucca, volesse uno sketch di Weston sul volume può inserire il codice promozionale "sketch" nel carrello quando effettua l'ordine sul sito (ordini entro il 30 ottobre), QUI.
 
Le prime tre tavole di Time Breakers nell'edizione NPE.
Lista degli autori presenti allo stand NPE durante Lucca 2017.

mercoledì 11 ottobre 2017

Treviso 2017: splendida conferma

Mentre Lucca incombe (e difficilmente ci sarò... anche se ci sarò comunque, scusate il sibillino messaggio), facciamo un passo indietro a qualche settimana fa e parliamo del... Treviso Comic Book Festival.

Se è vero che "la prima volta non si scorda mai", con l'edizione 2017 (sono stato presente nei giorni della mostra mercato, il 23 e 24 Settembre) il TCBF si conferma, personalmente, come una delle più interessanti (se non LA più interessante) manifestazione sul Fumetto (e aree strettamente limitrofe) che si tiene attualmente in Italia. Un Festival, privo dell'ingombrante presenza di cosplayer e youtuber vari, tutto incentrato sul Fumetto e soprattutto sulla sua anima più creativa, pulsante e vibrante, quella delle auto-produzioni e delle piccole etichette (anche se erano presenti quasi tutti i principali editori italiani). Un Festival a misura d'uomo che appare - e lo è - perfettamente integrato e calato nella dimensione della città, capace di proporre, in un'esperienza diffusa sul territorio cittadino, mostre e iniziative di assoluto prestigio. L'atmosfera è rilassata e piacevole, sia per gli autori e gli addetti ai lavori, sia per il pubblico, con la possibilità per tutti di venire a contatto con le mille sfaccettature e meraviglie del mondo delle nuvole parlanti. E neppure la pioggia di domenica 24 ha saputo turbare l'armonia quasi irreale del TCBF.
La festa del Fumetto... all'ISRAA!
Sicuramente in questo mio resoconto dimenticherò qualcosa e, di certo, dimenticherò qualcuno: è per questo che voglio ringraziare sin da subito tutte, ma proprio TUTTE le persone, che fanno sì che il TCBF esista e si rinnovi ogni anno. Grazie a voi tutti, indistintamente e senza nominare alcuno nello specifico: siete TUTTI un pezzo fondamentale di quello straordinario evento che è il... TCBF!

E allora partiamo. Purtroppo non sono riuscito a vedere tutto quello che avrei voluto perché quest'anno la proposta mi è parsa ancora più ricca del solito e... me la sono presa comoda, stando soprattutto nella zona della mostra mercato (all'ex ISRAA), cercando di vivere una due-giorni senza stress (per lo stress c'è sempre Lucca, volendo! :D ) con... la giusta compagnia di amici e autori (anche qui non farò nomi per evitare la scordare qualcuno e fare qualche torto: voi sapete comunque! ;))

Si comincia con sabato 23 e con l'inaugurazione dell'eccellente mostra dedicata all'immenso GIORGIO CAVAZZANO per i 50 anni di una carriera inimitabile! Cavazzano è in splendida forma e dispensa sorrisi a tutti. Riesco ad avvicinarlo per un rapido saluto (e per ringraziarlo, ancora una volta, del suo contributo, anni fa, al "mio" volume su Moore con un "topesco" Rorschach: qui) e per chiedergli un piccolo sketch. Il Maestro veneziano con grande sense of humour replica: "Ho bevuto credo un paio di spritz di troppo. Ti accontenti di una firma?" Incasso così l'autografo su una pagina bianca che diventerà poi spazio per lo "sfogo" creativo di alcuni amici del collettivo Mammaiuto ma... questa è un'altra storia! Ma siccome sono buono sotto trovate l'immagine del risultato finale!

Giro per la mostra mercato tra chiacchiere, momenti "Carràmba! Che sorpresa!", fumetti da vedere, fumetti da sfogliare, fumetti da comprare... e una sbirciata al documentario Escamotage, da morir dal ridere (sì, sempre quei fenomeni dei Mammaiuto)!
Il Maestro Cavazzano assediato dai cronisti!
Alcune immagini dalla mostra dedicata all'artista veneziano.
A seguire la giornata propone l'inaugurazione della mostra del Codex Seraphinianus di LUIGI SERAFINI. Mostra attesissima e tra gli eventi segnati nella mia personale agenda come immancabili. Purtroppo non sempre le cose vanno come uno vorrebbe: complice una fila disumana all'ingresso, la giusta combriccola di amici che opta di annegare l'attesa in qualche (qualche?) spritz ed è già tempo di... JESSE JACOBS. Purtroppo, mea culpa, non riuscirò poi a vedere le bizzarre meraviglie ideate dal Serafini, sigh!

Ma ecco Jesse Jacobs, lo spettacolare autore del manifesto del Festival. L'artista canadese avrebbe dovuto essere presente ma all'ultimo minuto ha dovuto rinunciare a causa di problemi di salute. Così ci si "accontenta" di una lisergica esposizione dei suoi lavori e di abbacinanti serigrafie, il tutto tra luci cangianti e... il dj più hipster di sempre!
Immagini dalla mostra dedicata al fumettista canadese Jesse Jacobs.
Il 24 piove più o meno per tutta la giornata ma il TCBF regge bene anche la sfida del meteo avverso. Quindi base sempre all'ISRAA e ci si muove per assistere alle premiazioni del Boscarato. Complimenti a tutti i vincitori (qui la lista completa) ma il plauso totale va al frizzantissimo, perfettissimo presentatore... Alessandro Baronciani!
Un momento del Boscarato. A dx: il gran presentatore Baronciani!
Si corre poi all'inaugurazione della mostra dedicata a ONOFRIO CATACCHIO, artista che ammiro e seguo da anni, presso la magnifica location di Casa Robegan. Un autentico piacere per gli occhi ammirare le tavole del fumettista barese dalle pagine realizzate per la rivista Cyborg, alle collaborazioni per la Marvel Comics, al recente Mercurio Loi e al ritorno di Stella Rossa.
Sempre a Casa Robegan ammiro le altre tre esposizioni: la collettiva dei fumettisti baltici, Alice Socal e l'americana Carolyn Nowak.
Immagini dalla mostra dedicata a Catacchio.
Spuntino veloce per ricaricarsi un po' e, pioggia o non pioggia, rotta verso Palazzo Manin, dove nella sala d'ingresso, resto a bocca aperta, sbalordito dal segno e dalla potenza degli originali di NINA BUNJEVAC! Che spettacolo e che bella persona l'autrice canadese, uno dei ricordi di certo più sfavillanti di questo mio TCBF.
E sempre a Palazzo Manin, al primo piano, in un intenso dialogo a distanza con la Bunjevac, ecco le tavole di GUIDO SCARABOTTOLO, essenziali e liriche, a raccontare il viaggio dell'illustratore, tra i più apprezzati al mondo, in Islanda.
L'Arte di Nina Bunjevac.
Scarabottolo e la sua Islanda.
Poi ancora ISRAA, qualche acquisto, la testa piena di Fumetto, risate, spritz, pizza... ed è il momento del sipario. E degli applausi per Treviso e il suo bellissimo festival.
Poker di acquisti: pochi ma buoni, direi!
Dedica di Alessandro Tota sul suo Charles.
Dedica di Carolyn Nowak.
Come anticipato, ho sicuramente dimenticato molti dettagli ma non l'aria rivitalizzante del TCBF.
Chiudiamola qui allora e... Viva il Fumetto! Viva Treviso!
Viva chi c'era (e anche chi non c'era)!
Ehmmm.... la firma di Cavazzano arricchita da sketch Mammaiuto di chiara ispirazione... disneyana!

lunedì 2 ottobre 2017

recensioni in 4 parole [51]

Robusto heavy fantasy deforme!
Di robot. D'amor.
Charles
 L'immortalità dello spleen.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Speciale Dylan Dog N. 31 - Nemico Pubblico N.1
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Sergio Gerasi
Copertina: Marco Mastrazzo
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5,80
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

The Rust Kingdom
Storia e disegni: Spugna
Editore: Hollow Press
Formato: brossurato, 176 pagine, colore
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Diana e la lingua robotica
Storia e disegni: Carolyn Novak
Editore: Delebile
Formato: brossurato, 72 pagine, colore
Prezzo: € 8
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI (in English) 

Charles
Storia e disegni: Alessandro Tota
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 86 pagine, colore
Prezzo: €10
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

domenica 3 settembre 2017

Il Trono di Spade e Watchmen

Mentre in Francia esce Jerusalem (edito da Inculte) e Alan Moore si concede in un'intervista video sul canale ARTE, l'attore Isaac Hempstead-Wright parla di Bran Stark, personaggio cardine ne Il Trono di Spade e in particolar modo nella stagione appena conclusa.

Hempstead-Wright: "[...] Interpretare Bran in questa stagione è stata davvero una bella sfida. Prima d'iniziare le riprese ho avuto un incontro con David [Benioff] e Dan [Weiss], gli showrunner della serie. Abbiamo discusso su come volevamo che Bran venisse interpretato e loro hanno fatto il nome del Dottor Manhattan, il personaggio di Watchmen

Bran si ispira un po' a lui, poiché può esistere in tutte quelle diverse epoche contemporaneamente, è a conoscenze di un sacco di cose, è una roccia priva di emozioni che connette tutte le varie linee temporali e la Storia dell'Universo. Volevamo che non fosse un personaggio noioso e monotono che ripetesse semplicemente 'Sì, io sono il Corvo con Tre Occhi, bla bla bla...'
[…]

Volevamo inoltre assicurarci che rimanesse qualcosa di Bran, che ci fosse ancora un barlume di umanità in lui. È come se fosse il primo cyborg. Abbiamo semplicemente collegato un supercomputer al cervello di una persona. È un mainframe ma c'è ancora un po' di umano. Anche se, il più delle volte, Bran è un contenitore per la conoscenza dell'umanità." [L'intervista completa con Isaac Hempstead-Wright è leggibile sul sito di Vulture, QUI.]

L'influenza del lavoro di Moore oramai inonda la cultura pop!
Recente intervista a Moore, in Francese: QUI.

lunedì 28 agosto 2017

King Kirby 100!


Scrivere qualcosa sarebbe sempre e comunque riduttivo per cercare di omaggiare - e soprattutto ringraziare - un simile Gigante dell'Arte.
Preferisco quindi far parlare la forza delle immagini kirbiane, nel seguito, in una selezione neanche particolarmente ragionata nella sconfinata produzione del Nostro.


Inoltre segnalo i volumi Kirby 100, edito da TwoMorrows, e Kirby & Me prodotto da Komics Initiative. Infine, per chiudere... le magliette di Lords of Light: QUI! 

VIVA IL RE!
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 27 luglio 2017

Alan Moore su... Arte, identità e normalità

Alan Moore ritratto da Farel Dalrymple.
Nel seguito la traduzione di un estratto da una lettera (datata 2 Febbraio 2017) scritta da Alan Moore e indirizzata a Stewart Lee, noto comico britannico. 
La corrispondenza fa parte di "catena" ideata e curata da Artangel e Longplayer Trust.

La lettera completa può essere letta QUI.

Alan Moore: [...] Ultimamente mi è capitato di riflettere sul rapporto tra Arte e artista, e continua a tornarmi in mente quell’immagine di Escher con le due mani, ognuna con una matita tra le dita, che disegnano e creano a vicenda (EscherSketch?) Sì, da un punto di vista strettamente materiale siamo noi a creare la nostra arte – i nostri scritti, la musica, gli spettacoli comici – ma allo stesso tempo, dato che un artista viene modificato da qualsiasi lavoro significativo a cui da vita, anche l’Arte ci altera e ci crea. E quando iniziamo un progetto di solito lo facciamo sulla spinta di poco più di un ispirato capriccio e con nessuna idea della persona che saremo alla fine del processo. Inevitabilmente, romanziamo noi stessi. Rispetto alla nostra personale psicologia, chiaramente non abbiamo alcuna pianificazione, vero? Perciò abbiamo davvero poco da dire sulla persona che diventeremo. Nessuno può farlo deliberatamente.

A rendere la faccenda ancor più complicata, alcuni di noi, come artisti, tendono a coltivare personalità multiple. La persona che io sono quando scrivo un’introduzione per La Casa sull’Abisso di William Hope Hodgson è diversa dal me stesso ordinario in costante adorazione di un serpente e sempre arrabbiato nei confronti di Batman. La mia identità che scrive introduzioni indossa una giacca da camera Edoardiana e fuma con autocompiacimento la sua pipa Meerschaum. Sono certo che la mia recente infatuazione per David Foster Wallace derivi dalla consapevolezza che l’identità che ha adottato per molti dei suoi saggi e le varie versioni romanzate di David Foster Wallace che appaiono nei suoi romanzi e racconti sono entità differenti da chi era davvero. Mi chiedo come la pensi tu, e anche il comico Stewart Lee? Suppongo che in fin dei conti valga per tutti, no? Voglio dire che non bisogna essere un artista per presentarsi in modo diverso a secondo dell’interlocutore o della situazione. Non parliamo ai nostri genitori nello stesso modo con cui parliamo con nostro partner. E non parliamo al nostro partner come facciamo con le piante da appartamento. Il risultato è che l’identità di ogni essere umano è probabilmente un costrutto, consapevole o meno, e per questa ragione il suo stato predefinito è mutevole e fluido. Quello che sto cercando di dire è che noi potremmo essere normali. […]

La lettera completa può essere letta QUI.

venerdì 30 giugno 2017

Questione Critica: Ultrazine, il passato e la risposta... è 42!

Nello scorso mese di Marzo il buon David Padovani de Lo Spazio Bianco mi ha intervistato nell'ambito di un più ampio approfondimento, a più voci, sulle origini della "critica fumettistica" sul Web.
Nel seguito potete leggere la mia "singola" voce in versione integrale, a futura memoria.
Lo speciale è disponibile QUI (con una coda qui, tuttora in corso). 
David Padovani: Quando e come è nata Ultrazine? Avevi già avuto pregresse esperienze nel mondo delle fanzine cartacee e comunque quale fu la molla che scattò portandoti a intraprendere l’esperienza pionieristica sulla rete? Com’era composta inizialmente la tua squadra, o facevi tutto da solo?
Ultrazine.org è nata nel 2000 ed è stato il naturale approdo personale di una precedenza esperienza cartacea. Nella seconda metà degli anni ’90, infatti, insieme a un gruppo di amici realizzammo una manciata di numeri in fotocopia di una fanzine fumettistica dal nome “Clark’s Bar” (il nome era preso dal pub presente nella run di WildC.A.Ts di Alan Moore). Facevamo 100-150 copie a numero e le diffondevamo, praticamente, porta a porta e i riscontri erano abbastanza positivi, per quel che ricordo.
Nel 2000 (credo, anche se forse era pronto dal finire del 1999) uscì persino un numero zero in versione prozine che segnò anche la fine di quella esperienza. Non ero più convinto della direzione presa e volevo fare qualcosa di nuovo: la Rete sembrava una possibilità intrigante da esplorare e consentiva anche la giusta flessibilità per gestire i contenuti e le collaborazioni.
Ultrazine.org non sarebbe potuto nascere senza il contributo essenziale alla realizzazione tecnica e grafica di Angelo Secci e alla supervisione e ai contributi di Fabrizio Lo Bianco: insieme pensammo all’organizzazione delle sezioni del sito a cui contribuirono con contenuti e idee sia gli amici di Clark’s Bar che altri appassionati ed esperti di fumetto.
Ovviamente quindi non facevo tutto da solo, esattamente il contrario, anche se cercavo di dare una direzione e d’essere il “cuore” del sito. Ci animava la passione per il Fumetto e il desidero di produrre quei contenuti che ci sarebbe tanto piaciuto leggere in Rete.
Il sito di fatto, con qualche alterna vicenda, è andato avanti fino al 2006 (passando anche attraverso un tentativo di restyling non del tutto indolore) e da quel momento non è stato più aggiornato: è rimasto online però fino al 2015, anno in cui è stato rimosso dal Web (ma una selezione di materiali è disponibile su smokyland, QUI).

Quanto è difficile coniugare la realtà di lettore e di "critico" e quanto è difficile trovare qualcuno che condivida una linea “editoriale” comune per portare avanti un sito e farlo crescere?Nel sito c’era sì una certa condivisione ma la linea editoriale era un po’ “sfumata”: volevamo produrre dei contenuti di qualità, dei pezzi di approfondimento ben scritti e con competenza senza perdere d’occhio l’attualità e magari piazzare qualche “scoop”. Non ho mai pensato che facessimo davvero critica, forse più divulgazione intelligente, anche se  alcuni pezzi erano davvero acuti. Cercavamo un equilibrio tra passione, qualità, divertimento e il fatto che, comunque, non ci guadagnassimo una lira. Non avevamo obiettivi o ambizioni particolari. Era comunque un mondo digitale completamente diverso da quello attuale.

Qual era, se c’era, la peculiarità di Ultrazine e quale obiettivo importante pensi di aver marcato con quella esperienza?
Credo che il sito, con le limitate risorse a disposizione, tentasse di offrire dei contenuti di qualità che chi lo visitava sembrava apprezzare. Ma l’importante era “fare la nostra cosa” senza interferenze. Ci siamo divertiti, nei limiti di quello che era possibile fare.
Non credo d’essere la persona giusta nel valutare l’esperienza di Ultrazine ma nel 2004 su Il Venerdì de La Repubblica uscì un piccolo trafiletto che ci citava, all’interno di una pagina che segnalava siti e realtà del mondo digitale: qualcuno anche all’esterno si era accorto della nostra esistenza.
Qual era il tipo di lettore a cui voleva rivolgersi Ultrazine e che tipo di rapporto cercavi e avevi con il tuo bacino di utenza? Che tipo di confronto avevi con chi seguiva il sito?
Eravamo tutti avidi lettori di fumetti con interessi variegati: scrivevamo di quello che ci interessava, intervistavamo chi ci interessava, pubblicavamo in anteprima i fumetti che ci intrigavano. Non abbiamo mai inseguito i lettori e i feedback da parte loro non ricordo fossero particolarmente numerosi, forse qualche email ma nulla di “sistematico”. Erano lontani i tempi di Facebook, della condivisione sfrenata e della possibilità di commentare in real-time. Non è mai stato tra i nostri obiettivi “cercare” il pubblico.

Il rapporto con il mondo “professionale” del fumetto qual era invece? C’era un confronto/scambio con autori e case editrici?
Ricordo dei rapporti cordiali anche se non sistematici. È più che altro il ricordo di una sensazione. Gli autori che contattavamo erano sempre disponibili, raramente abbiamo ricevuto dei rifiuti (nel caso la motivazione erano sempre il carico di impegni non una qualche ostilità verso il sito). Cercavamo di prestare attenzione alle nuove realtà editoriali del periodo, anche quelle piccole: mi viene in mente uno speciale sulla Montego, ad esempio, oltre poi ai contributi per lo speciale dedicato ad Alan Moore seguito da quelli, purtroppo solo “abbozzati”, su Toppi e Pazienza.

Molti di coloro che hanno partecipato a quella prima stagione della critica web hanno poi “saltato la barricata”, entrando a livello professionale nel mondo del fumetto – come autori, redattori, etc. È stata dunque quella “prima” incarnazione della critica web una palestra per una parte degli “attuali” professionisti del fumetto, forse la prima generazione venuta fuori dalla rete, come la precedente era stata l’ultima a formarsi sulla critica “cartacea” come Fumo di China, etc?
Sembrerebbe così. Sicuramente è stata una palestra che ha fatto da “biglietto da visita” verso l’editoria cartacea. Sarebbe interessante fare una valutazione odierna e capire se oggi chi scrive sul web ha un qualche tipo di ritorno oppure non è cambiato nulla e la speranza è sempre l’approdo, diciamo, analogico. Spero non sia così ma non sarei particolarmente ottimista.
Quale pensi sia stato l’apporto di Ultrazine e di altre realtà analoghe alla crescita del movimento della critica fumettistica in questi ultimi venti anni? E che valore e ruolo dai alla critica nella più generale crescita del movimento fumettistico italiano?
In generale la “critica” fa sempre bene a patto che sia fatta con la necessaria e dovuta qualità. In realtà fare “critica” è davvero difficile. Non credo che Ultrazine abbia mai fatto “critica” per come la intendo io. Oggi in Italia siti di “critica” dedicati al Fumetto sono pochi, probabilmente nessuno: nessuno fa “solo ed esclusivamente” critica; ci sono siti validi ma alla critica, naturalmente, affiancano elementi più “leggeri” legati all’attualità, alle preview. È inevitabile.
La critica richiede distacco, anche temporale. Oggi viviamo tutti immersi nel “real time” e in un ronzio di tweet. Tutto può essere un capolavoro, senza specificare i motivi. La critica anche quando stronca deve indicare dei parametri, dei criteri, deve giustificare l’analisi. Fare critica richiede pensiero e tempo: è un compito difficile e meritorio.

Filippo La Porta, saggista e critico letterario, una volta ha detto, parafrasando: “L’unico risultato della scomparsa della critica seria e circostanziata sarebbe l’appiattimento del movimento letterario e delle opere che esso produce a un livello dove quest’ultime restano indistinte le une dalle altre”. La Porta si riferiva all’ambito della letteratura e della narrativa, ma ritieni che si possa estendere anche al fumetto un ragionamento del genere? E dunque quanto è importante la critica e chi cerca di farla?
La critica è importante, non ci sono dubbi. E chi fa critica, con onestà intellettuale, merita il massimo rispetto. Personalmente quando mi imbatto in un bel pezzo la prima sensazione che provo è di sincera ammirazione per chi l’ha scritto.

A monte di tutto ciò, tu accetti la definizione di “critico” per te e di “sito di critica” per Ultrazine a fronte di tutto quello che hai fatto negli anni e perché?
No, non sono un critico. Non penso di poter essere definito tale neppure nell’ambito in cui altri pare mi ritengano particolarmente ferrato, ossia Alan Moore. Ho troppo rispetto per i critici: hanno un cervello che io non ho.
Che differenza trovi tra il modo di fare critica di venti anni fa e quello attuale? La Rete è cambiata, che conseguenze positive o negative ha avuto questo cambiamento sul modo di scrivere di fumetto?
C’è sempre spazio per l’approfondimento critico. Probabilmente dopo le abbuffate di tweet, giudizi da bar espressi da chi non ha competenze né conoscenze potrebbe essere giunto il momento, in generale e non solo per il fumetto, di critica ben fatta... potrebbe.
Auguri a chi la fa e la farà!

L’esperienza di Ultrazine è poi terminata, mentre tu continui a essere attivo sul tuo smokyland: quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a chiudere con quel primo progetto?
Le motivazioni sono semplici: non riuscivamo ad aggiornare il sito con una tempistica accettabile. La visione diventava, soprattutto per motivi di tempo, soltanto la mia e aggiornare il blog, che nasce non a caso nel 2006, era più semplice e diretto. Tutto qui. Anche per il blog, un anno sì e l’altro pure, dichiaro di volerlo chiudere… e alla fine ha tagliato il traguardo dei 10 anni! Ma non sarei così sicuro di arrivare a 15, per dire.
Viva il Fumetto! E grazie per la chiacchierata.


lunedì 26 giugno 2017

Dave Gibbons: Watchmen, lo smiley, l'Umanità e gli alieni

Lo smiley in Watchmen.
Mentre giungono voci di una possibile serie televisiva su Watchmen dopo la complessa (per usare un eufemismo) vicenda dell’adattamento cinematografico e i controversi (per usare un eufemismo) risultati della pellicola realizzata, nei giorni scorsi DAVE GIBBONS ha rilasciato un’intervista fornendo qualche interessante dettaglio sulla genesi dell’opera da lui co-creata insieme ad Alan Moore. Nel seguito la traduzione di un estratto. Enjoy!
L'intervista completa (in Inglese) è disponibile QUI.

Entertainment Weekly: Come vi è venuto in mente di usare lo smiley come simbolo per il Comico?
Dave Gibbons: […] Una delle cose che sapevamo del Comico era che non poteva assomigliare al Joker. Non poteva sembrare un clown fuori di testa. Per cui mi chiesi “Come potrebbe essere un comico? A chi altro posso pensare?” E mi venne in mente Groucho Marx perché aveva i baffi, il sigaro e quei capelli pettinati all’indietro. Per cui, la mia idea iniziale, era sostanzialmente una versione “potenziata” di Groucho Marx.
Il personaggio del Comico doveva essere un agente governativo che agiva sotto copertura in Paesi stranieri per stabilizzarli. Per cui il mio primo tentativo di caratterizzazione grafica fu di dargli una uniforme militare, una di quelle con macchie color cachi, marrone e verde… una tenuta mimetica. Ma naturalmente era una scelta debole perché per definizione una mimetica si confonde con lo sfondo, con l'ambiente. Per cui pensai “E se si vestisse di nero? Un costume molto scuro ma funzionale con un sacco di cinture per le munizioni, tasche e roba simile e un qualche richiamo alla bandiera americana con le stelle e le strisce?”. Così disegnai questo personaggio vestito di nero, con una stella su una spalla e strisce rosse e bianche sull'altra. Ma così mi sembrava troppo serio e mi dissi “E renderlo un po' meno cupo?” Così sullo schizzo che avevo fatto disegnai una spilletta gialla con lo smiley, un elemento quasi buttato lì per caso, perché pensavo fosse un contrasto davvero interessante. Questo cupo personaggio dalla stazza imponente con un piccolo tocco di colore e stupidità.


Alan lo vide e gli piacque. E per il primo numero che doveva iniziare con la morte del Comico pensai “E se il Comico venisse buttato giù da una finestra e la prima cosa che vediamo è la spilletta macchiata di sangue? E poi torniamo indietro e vediamo il resto?” Così Alan lo incluse nella sceneggiatura del primo episodio. Ma poi ci rendemmo contro che lo smiley era davvero il cartoon definitivo. Quello più semplice. Una semplificata faccina gialla sorridente con sopra uno schizzo di realistico sangue. Era come se il mondo reale si imponesse su quello disegnato, esattamente quello che stavamo cercando di fare con i personaggi della serie trattandoli come se vivessero nel mondo reale.
Groucho Marx.
[…] Ovviamente quando mi venne quell'idea non sapevo minimamente che cosa ne avrebbe tirato fuori Alan. E lui scrisse quello che sappiamo. Ma se non fosse stato per quel simbolo che mi balenò in testa non avremmo poi proseguito per quella strada. Succede così in un processo creativo: tiri fuori tutto quello che puoi e a volte qualche elemento semplicemente... funziona. […]

Per la macchia di sangue hai dovuto fare varie prove oppure sei riuscito a ottenere subito quello che volevi?
È interessante perché decidemmo che volevamo che richiamasse l'orologio. Sai che c'era anche l'orologio dell'Apocalisse, anch'esso giallo brillante con i numeri e le lancette nere. Quando lo vediamo per la prima volta segna cinque minuti prima della mezzanotte, per cui sapevamo che lo schizzo di sangue doveva essere, diciamo, lineare e non una macchia, per cui lo disegnai come a indicare quell'orario.
Anche se è interessante che quando hanno fatto la spilletta per l'adattamento cinematografico - ho proprio di fronte a me il materiale di scena che hanno usato per il film, è incorniciato in un quadro appeso alla parete – il sangue è messo in modo un po' differente. È come se avesse colpito un lato della spilletta e poi una parte sia colato su di essa. Ma è esattamente quello il motivo per cui l'ho disegnata così come è. È stata la prima idea che ho avuto. E secondo me era perfetta.
[…]

Considerando che quell'icona è diventato un simbolo di Watchmen, quale pensi sia il motivo che l'ha fatta diventare una sorta di biglietto da visita per il fumetto? È come hai detto tu per via della realtà che irrompe sul cartoon?
Penso che sia qualcosa di eversivo. Prendere un qualcosa di familiare come lo smiley che è in giro da chissà quanto tempo – anche se c'è un gentiluomo francese che, senza successo, ha fatto causa sostenendo che si trattasse di una sua proprietà intellettuale – e cambiarlo, con uno schizzo di sangue, così che salta subito all'occhio. È qualcosa di familiare che ora ha un significato diverso. Ho sempre amato i simboli e li ho usati spesso nei miei lavori. […]
Gorbaciov e Reagan al summit di Reykjavik.
Come autore, come ci si sente nel vedere che la gente non solo continua a parlare di un fumetto che hai disegnato 31 anni fa ma traccia anche dei parallelismi con il mondo reale?
È interessante. Non avevamo la minima idea che sarebbe durato così a lungo. Pensavamo di fare una serie che avrebbe sperabilmente venduto bene e che poi sarebbe finita nelle scatole degli arretrati e nessuno ne avrebbe più parlato o forse qualcuno se la sarebbe ricordata. Per cui fummo completamente sorpresi, penso che alla DC Comics furono completamente sorpresi che durasse così tanto. Ma credo sia interessante perché nonostante la storia sia ambientata negli anni '80 tratta di questioni universali. Fondamentalmente la storia di Watchmen è “Se il mondo dovesse affrontare una minaccia esterna, questo potrebbe spingere l'umanità intera ad unirsi e fare fronte comune”. Questa era l'idea di base. E storie simili sono state raccontate sin dai tempi degli antichi greci e romani. Si tratta di un tema comune. Inoltre, un fatto abbastanza strano, quando Ronald Reagan e Michail Gorbaciov si incontrarono in Islanda – credo si trattasse di un summit per la pace – la prima cosa che Reagan disse a Gorbaciov fu “Se fossimo invasi da Marte, questo ci renderebbe amici, vero?” Questo è un qualcosa che si ritrova in Watchmen. Ed è un elemento presente tutt'oggi come lo era allora. Anche se il clima politico è diverso, penso che la storia risponda alle nozioni di base di conflitto e di Umanità unita. Sono emozionato e contentissimo ma al contempo del tutto sorpreso che Watchmen sia ancora rilevante al giorno d’oggi. […]

[L'intervista completa può essere letta QUI. In Inglese, of course.]