mercoledì 21 settembre 2016

recensioni in 4 parole [44]

La guerra. Gli orrori.
Che succede a Riverdale?
Le conseguenze dell'assenza.
I crociati. Gli alieni.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Tito Faraci (testi) e Pasquale Frisenda (disegni)
Editore: Sergio Bonelli (collana Le Storie N. 47)
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco & nero e colore
Prezzo: €3,80
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
 
Betty & Veronica N. 1 (English)
di Adam Hughes (testi e disegni)
Editore: Archie Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99 U.S.
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)

Swamp Thing Vol. 7
di Rick Veitch (testi, disegni), Alfredo Alcala (disegni) e Brett Ewins (disegni)
Editore: RW Lion
Formato: cartonato, 160 pagine, colore
Prezzo: €17,95
Anno di pubblicazione: 2016 (contiene i numeri 65-70 di Swamp Thing)
Per qualche parola in più: QUI (English) 

Lake of Fire N.1 (English)
di Nathan Fairbairn (testi) e Matt Smith (disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 40 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99 U.S.
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)

venerdì 9 settembre 2016

Il Più Grande Scrittore nella Storia dell’Umanità

Illustrazione di Rebecca Clarke.
Mentre Moore conferma la sua intenzione di abbandonare il mondo dei comics e di smettere con lo scrivere fumetti (su questo probabilmente ci tornerò sopra prossimamente), forse per esorcizzare questa ormai sempre più concreta possibilità, ho preferito tradurre ampi stralci da un intenso scambio di battute tra lo scrittore di Northampton e Joshua, un suo fan di... 9 anni!

La vicenda è stata portata alla luce dal sito Letters of Note dove potrete leggere la versione completa del carteggio, datato 2013, tra Moore e il piccolo Joshua che nell'ambito di un esercizio alla scuola elementare aveva scritto una lettera all'autore britannico.
Buona lettura!
Caro Alan Moore,
ti scrivo perché vorrei sapere qualcosa in più sui tuoi fumetti come V for Vendetta, Watchmen, La Lega degli Straordinari Gentlemen e Swamp Thing. Voglio inoltre ringraziarti per aver creato delle graphic novel così belle e come hai fatto a fare delle cose così meravigliose?

Il primo tuo fumetto che ho visto è stato V for Vendetta che ha una storia eccezionale ed è davvero forte quando V fa saltare in aria il Parlamento. Inoltre adoro la sua splendida maschera. Watchmen è stato il secondo, fino ad ora il libro più bello che abbia mai visto: Rorschach è il mio personaggio preferito, poi Dr. Manhattan seguito dal Comico. Mi piace il modo in cui usa il lanciafiamme come accendisigari e lo smiley come distintivo. Il mio terzo fumetto preferito è La Lega degli Straordinari Gentlemen. Mi piace il modo in cui sembra più un libro perché c’è un sacco di testo e mi piacciono le cose che loro hanno raccolto e collezionato. Nel complesso, sei il più grande scrittore nella Storia dell’Umanità. Per favore rispondimi.

Joshua.


*************************
La replica di Alan Moore:

Caro Joshua,
prima di tutto, grazie per la tua splendida lettera. Mi scuso se questa mia replica è un po’ breve ma al momento sto lavorando davvero come un matto a sei diversi progetti contemporaneamente e so che se aspettassi d’avere più tempo per risponderti potrei perdere la tua lettera (dovresti vedere tutti i libri, le carte e la confusione che riempiono praticamente ogni stanza della mia casa) oppure non riuscirci per qualche altro motivo. Dopo le tue parole gentili su di me e i miei lavori non volevo davvero che succedesse così eccomi qui in questa mezzora che mi separa dalla conclusione di un lavoro e l’inizio di un altro.

Sono davvero contento che ti piacciano così tanti miei lavori, in particolar modo considerando che, al giorno d’oggi, la maggior parte del mio pubblico è composto da persone più o meno della mia età. Naturalmente, sono riconoscente verso i miei lettori a prescindere da quanti anni abbiano ma è particolarmente gratificante sapere che, là fuori, ho lettori intelligenti e curiosi della tua età. […]

Opere come Watchmen, V for Vendetta e Swamp Thing risalgono agli inizi della mia carriera, negli anni ’80, quando ero ventenne o trentenne. Mi fa piacere che siano tuttora delle letture godibili… […].
Sin da piccolo cercavo di imitare gli autori delle storie che leggevo scrivendo brevi racconti o poesie o persino dei fumetti disegnati con penne biro colorate di diversi colori su fogli a righe che poi pinzavo insieme. […]

Oltre a scrivere e disegnare, cercavo anche di leggere il più possibile sugli argomenti che mi interessavano… ecco perché le biblioteche sono così importanti… sia che si trattasse di libri o fumetti o qualsiasi altro mezzo espressivo su cui riuscivo a mettere le mani. […] Cercavo di capire in che modo l’autore riuscisse ad avere su effetto così forte su di me. […] Volevo capirlo perché supponevo che se avessi compreso quegli aspetti probabilmente sarei diventato uno scrittore migliore rispetto a non farlo.

Andando avanti con gli anni, pur continuando ad amare molti dei libri e fumetti con cui ero cresciuto, ho scoperto d’essere diventato in grado di apprezzare altri tipi di storie e di espressioni artistiche che prima non ero riuscito a cogliere e ho iniziato ad applicare ai mie lavori gli insegnamenti appresi da tutte quelle differenti fonti d’ispirazione. Così, quando ho iniziato a lavorare nel campo dei fumetti, quasi trentenne, probabilmente avevo uno spettro di fonti d’ispirazione molto più ampio della maggior parte degli sceneggiatori del periodo e sono stato capace di realizzare delle opere che erano assi diverse da quanto si era visto fino ad allora. Mi piaceva sperimentare (lo faccio ancora, del resto), e cercare di pensare e provare nuovi modi per scrivere una specifica sequenza o una storia. Penso che una delle cose più importanti per un disegnatore o per uno scrittore sia quella di andare sempre avanti e provare nuove cose perché è così che quello che fai rimane fresco e vivo per i tuoi lettori anche dopo venti o trent’anni. […]

Sebbene sia ancora molto orgoglioso del mio lavoro per le opere sopra menzionate, il fatto che non sia più in possesso dei diritti su quei titoli (mi spiace ma appartengono a forse-meno-che-scrupolose grandi case editrici di fumetti) significa che sono sempre più interessato ai miei lavori più recenti, per questo sono felice che ti sia piaciuto La Lega degli Straordinari Gentlemen, un fumetto di cui io e Kevin deteniamo la proprietà e che ci diverte moltissimo realizzare.

[…]

Beh, ho dato un’occhiata all’orologio e mi sono reso conto che è meglio faccia un salto in centro (a Northampton) se voglio fare un regalo a mia moglie Melinda per il nostro anniversario di matrimonio questa domenica. Grazie ancora per la bellissima lettera e grazie per avermi definito il più grande scrittore nella Storia dell’Umanità, cosa su cui non concordo per forza sia completamente vera ma che potrei usare come citazione in quarta di copertina di uno dei miei lavori, prima o poi [per Jerusalem, si veda qui; N.d.T].

[…]

Abbi cura di te, Joshua. È evidente che sei un giovane di straordinario buon gusto e intelligenza e la conferma del mio sospetto che il Northamptonshire sia una contea toccata dagli dei.

Tanti saluti, il tuo amico
Alan Moore
(Il Più Grande Scrittore nella Storia dell’Umanità. Beccatevi questo, Shakespeare, Joyce e Cervantes!)

lunedì 5 settembre 2016

THE COMIC INVENTION a Glasgow

Dal nostro inviato in U.K. Omar Martini, che sentitamente ringrazio, nel seguito potete leggere un interessante reportage scozzese. Che risuonino le cornamuse!


UNA MOSTRA CON MOLTE AMBIZIONI, MA...
a cura di Omar Martini

A fine giugno, dopo un anno e mezzo di soggiorno a Edimburgo, un evento legato al fumetto è riuscito a farmi uscire dai confini della mia nuova città di adozione. Certo, ogni tanto la tentazione di avventurarsi nella natura “selvaggia” c’era già stata, soprattutto grazie a documentari con doppiatori di eccezione come David Tennant o Ewan McGregor, ma il passo decisivo di prendere un treno non l’avevo ancora fatto. La pigrizia e lo scarso tempo libero si erano rivelati una combinazione letale.

L’oggetto della mia “gita fuori porta” è stata THE COMIC INVENTION, una mostra organizzata dal professore Laurence Grove e dal curatore Peter Black, che ha avuto luogo dal 18 marzo al 17 luglio presso il museo Hunterian di Glasgow (qui trovate un breve video introduttivo sull’evento), e che si componeva fondamentalmente di due parti: una serie di esempi di forme di narrazione o opere d’arte che, analogamente al fumetto, uniscono le parole alle immagini, e un’esposizione di tavole originali di Frank Quitely, il disegnatore di Glasgow famoso soprattutto per le sue numerose e fortunate collaborazioni con Grant Morrison e Mark Millar.
Frank Quitely: copertina per l'edizione Absolute di All-Star Superman.
Mi avventuro nella città di Glasgow una domenica mattina, dopo un comodo viaggio in corriera, un’alternativa decisamente più economica rispetto al treno, soprattutto se puoi acquistare in anticipo il biglietto su internet. Armato della mia guida sulla Scozia, aperta diligentemente sulla pagina della mappa della città, mi aggiro tra le vie illuminate da un tiepido sole, che smentisce la canonica previsione di pioggia per questa giornata (in realtà, la pioggia mi accoglierà all’uscita, una volta conclusa la visita al museo). Nonostante non sia prestissimo - le 10.30 circa - le strade sono semivuote e mi sembra di vagare in una cittadina che lentamente e pigramente si sta svegliando. C’è qualche bar aperto, con rari clienti - soprattutto turisti - che entrano per fare colazione, i negozi, soprattutto quelli della zona pedonale, alzano sonnecchiosamente le saracinesche e tutto sembra prendere vita con una certa stanchezza… probabilmente a causa dei postumi alcolici del sabato sera precedente.
Passo attraverso una zona piuttosto verde, con negozietti, una fumetteria che, considerate le copertine scolorite in vetrina, deve essere chiusa da parecchio tempo, e ancora tanti caffè dove fermarsi per uno spuntino o una sosta (anche qui, come a Edimburgo, i posti per mangiare e bere non mancano di certo). Dopo una piacevole camminata di una quarantina di minuti, arrivo al museo Hunterian, collegato all’Università della città, che ospita la mostra oggetto del mio viaggio, oltre a una esposizione di quadri permanente e alla stupefacente Mackintosh House, la casa dell’omonimo architetto, arredatore, pittore e grafico che si ispirava all’Art Nouveau e di cui conoscevo lo stile e numerose opere, senza però sapere che fossero state realizzate tutte dalla stessa persona, il cui nome non mi era familiare.
Mackintosh House.
In due sale, dove non era possibile realizzare fotografie - è per questa ragione che a corredo di questo testo troverete le riproduzioni delle immagini raccolte su internet e non le foto dell’evento -, si snoda l’intera mostra, suddivisa nettamente nelle due parti precedentemente riassunte e a cui fa da elemento di congiunzione un breve “fotoromanzo” con protagonista Frank Quitely, che spiega che cosa sia il fumetto.
La prima parte è quella più didattica, il cui scopo è fondamentalmente spiegare & mostrare che l’unione tra testo e una sequenza di disegni - o anche semplici immagini - atti a raccontare non è caratteristica esclusiva del fumetto, ma è utilizzato - mutuato? - anche da altre arti, come la pittura, la grafica e la fotografia. L’assunto di partenza è piuttosto ingenuo - o forse è diretto a persone che vengono ritenute completamente digiune su che cosa sia il fumetto -, ma il valore di questa sezione è dato dalle opere raccolte: se alcune sono piuttosto ovvie e scontate, altre risultano piuttosto interessanti e il loro accostamento è in grado di provocare dei collegamenti e dei percorsi inusuali. 
Andy Warhol, Jackie.
Si passa, tra le varie cose, dall’immancabile pop art di Andy Warhol (Jackie Kennedy e la lattina della zuppa Campbell), alle due pagine del fumetto pubblicato su “Girls’ Romances” n. 78 da cui Liechtenstein riprese la celebre immagine della coppia in auto - rielaborata, tra l’altro, nel manifesto della mostra stessa -, a un quadro dell’artista scozzese Eduardo Paolozzi, a una stele egizia, a Boîte D'allumettes di Hervé Telemaque, al bozzetto di Rembrandt della deposizione di Cristo, a The Bastard Offspring e alla litografia Crossroads di Art Spiegelman, in cui sintetizza magnificamente il suo capolavoro Maus, ad alcuni Oscar Mondadori degli anni Settanta-Ottanta dedicati alle storie dei paperi della Disney, a Sueños y mentiras de Franco di Pablo Picasso, a David Hockney con la sua acquaforte The Hypnotist, al collage Horsefeathers 13 di Robert Rauschenberg, alle illustrazioni di guerra di Archie Gilkison, alla serigrafia Kent State di Richard Hamilton, che riproduce la foto di una delle persone colpite durante il massacro alla Kent University, alla litografia del poema-poster Electric Chair di Colin Self.
Electric Chair di Colin Self.
Opere variegate, di alto - spesso altissimo - livello ma che non mi sembrano comporre un percorso specifico, atto a rappresentare un concetto ben definito. L’idea era quella, come si può leggere nel sito dedicato alla mostra, di raccontare per immagini come l’uomo è in grado di raccontare storie usando le immagini, ma l’intera cornice risulta pretestuosa perché il vero “traguardo” dell’intero percorso è arrivare al fumetto, o meglio ancora, al primo fumetto mai pubblicato. Sempre nelle intenzioni dei curatori, ritengono che la cultura contemporanea sia imbevuta dell’intrinseca caratteristica del fumetto di unire testo e immagine, soprattutto grazie alla fondamentale diffusione dei social media, ma questo punto di vista - potenzialmente - originale, questo desiderio di infrangere le barriere tra cultura “alta” e “bassa” rimane nella testa e nelle intenzioni dell’organizzazione e non viene espressa adeguatamente né nell’ordine delle opere esposte né nei brevi testi delle didascalie.

Proseguendo il percorso della mostra, nella sala accanto c’è l’esposizione dedicata alla produzione di Frank Quitely. Ovviamente, la parte del leone la fa la DC Comics, di cui sono presenti tavole legate a The Scottish Connection (1998), la storia di Batman ambientata in Scozia scritta da Alan Grant, e «All-Star Superman» (2005-2008), il ciclo di dodici albi scritti da uno dei due principali collaboratori del disegnatore, Grant Morrison, anche lui di Glasgow. Oltre a queste due fumetti, ci sono alcuni esempi di storie brevi realizzate per testate antologiche come ”Adam & Eve” su testi di Robert Rodi per «Strange Adventures» vol. 2 n. 1 (1999), “Romancing the Stone”, assieme a Ilya, per «Heart Throb» vol. 2 n. 2 (1999), “Watching You” di Bruce Jones per «Flinch» n. 12 (2000) e “Cottingley Fairy Photos”, su testi di Paul M. Yellovich, per il volume The Big Book of Hoaxes della Paradox, la defunta etichetta degli anni Novanta della DC Comics; a tutto questo, si aggiungono le copertine per «Birds of Prey» n. 125 e «Authority» n. 22, nonché una tavola dalla miniserie Flex Mentallo di Grant Morrison (1996). Oltre a questi esempi, che costituiscono la maggioranza delle tavole in esposizione, c’è ben poco altro: un’illustrazione della copertina di “Missionary Man” (1993-1994), una serie di Gordon Rennie pubblicata sul mensile «Judge Dredd Megazine», qualcosa tratto dal ciclo degli X-Men, realizzato assieme a Grant Morrison (2001-2003), e dalla serie Jupiter’s Legacy (2013-2016), su testi di Mark Millar per la Image Comics. Nel complesso, la sua produzione è abbastanza ben rappresentata, sebbene gli esempi siano concentrati quasi esclusivamente su un editore e non ci sia praticamente nulla dei suoi esordi.
Frank Quitely, Batman: The Scottish connection.
L’impressione generale è che, pur offrendo uno sguardo sulla produzione di questo autore, non ci sia un vero e proprio percorso che ne illustri l’evoluzione e le diverse sfaccettature. Sembra tutto un po’ casuale, quasi come se le tavole fossero stati selezionate seconda la disponibilità del momento.
A questo si aggiunge il fatto che ogni tavola di Quitely è affiancata da un’opera che dovrebbe possedere un’affinità con il fumetto esposto oppure potrebbe averla ispirata. Se in alcuni casi questo collegamento è reale, come quando sono state inserite delle informazioni legate al racconto “Cottingley Fairy Photos”, altri esempi sembrano pretestuosi, quasi a voler attribuire una paternità artistico-culturale a tutte le tavole - e, di conseguenza, all’opera - di Quitely. La tendenza a cercare di dimostrare forzatamente il valore e la qualità della mostra si respira un po’ ovunque, quasi a voler motivare, in un luogo così prestigioso, la presenza di un’arte che ancora molte persone considerano minore - e che, per quello che mi sembra di percepire in generale nel territorio UK, non ha ancora raggiunto pienamente, da parte dei suoi autori, quella coscienza diffusa di poter raccontare storie che non si esprimano necessariamente attraverso il genere o i super-eroi.
Questa mancanza di visione nel concepire e realizzare la mostra la si percepisce anche in un altro elemento, sicuramente minore, ma che, poiché “il diavolo si nasconde nei dettagli”, trasmette l’idea di come sia stata concepita l’intera esposizione. Mi riferisco all’organizzazione grafica e alla forma delle didascalie e dei testi che accompagnano le varie opere, fondamentalmente brutta, che cerca, senza un motivo apparente, di riprodurre quei testi come se fossero parte di un fumetto, ma che in realtà trasmette una sensazione di superficialità e dilettantismo. Il font scelto non è quello che si trova normalmente nei pannelli - e che è utilizzato, per esempio, nelle altre esposizioni non di fumetti presenti in quel museo -, ma è un carattere tipografico banale che può/deve dare l’impressione di essere quello che normalmente si trova in un albo a fumetti. A questo si aggiungono dei testi eccessivamente sintetici e senza quelle informazioni necessarie per il percorso che la mostra cerca di portare avanti, nonché l’uso delle convenzioni stilistiche per identificare il titolo delle opere dalle altre parti del testo, oppure per distinguere i titoli di libri, riviste o racconti che non seguono le usuali regole ma mescolano, un po’ a casaccio, i diversi elementi, creando una potenziale confusione nelle informazioni trasmesse al visitatore. Non credo che questa sia la normale procedura portata avanti da una mostra organizzata all’interno di una struttura universitaria - come dimostrato dai testi che invece accompagnano le mostre non di fumetti presenti all’interno dell’Hunterian -, e temo sia invece una sorta di trasgressione delle regole per “avvicinarsi” all’appassionato di fumetti, forse perché si ritiene inconsciamente che abbia bisogno di “strizzatine d’occhi” per potersi avvicinare a una mostra dedicata al proprio argomento preferito.
Prima pagina di Glasgow Looking Glass Vol. 1., N. 1.
L’esposizione si conclude con tre pannelli che presentano i primi esempi di fumetti realizzati su rivista. All’immancabile Rodolphe Töpffer però si contrappone la rivista «Glasgow Looking Glass», uscita nel biennio 1825-1826, che dovrebbe togliere all’autore svizzero il primato di primo creatore di un fumetto poiché sarebbe stata in realtà quella pubblicazione a stampare quello che potrebbe essere considerato il primo “comics” della storia. Lo studioso e amico Fabio Gadducci mi ha successivamente confermato la correttezza di questa nozione, spiegandomi però che quello è un fatto risaputo tra gli studiosi - come si può anche verificare in una pagina internet dell’Università di Glasgow, datata giugno 2005. Il problema di questa “scoperta” all’interno della mostra è che la comunicazione dell’esposizione trasmette l’idea che questo sia una scoop di quell’evento e, se da un punto di vista del marketing, questa decisione può essere compresa, da un punto di vista accademico, considerata anche la cornice dove questo evento ha luogo, ritengo sia inappropriata e non veritiera. Se ci sono elementi per riscrivere, per l’ennesima volta, quale possa essere stata l’origine del fumetto e quale possa essere stato l’esemplare o la storia a cui si vuole dare questo primato, al momento non sembra che gli studiosi organizzatori della mostra si siano preoccupati di approfondire questa notizia. Non si sa chi sia l’autore - o gli autori - di questi primi esemplari di storie a fumetti, non si conoscono notizie su come sia “nata” questa forma di racconto: l’unico elemento importante per la mostra sembra che sia quello di negare la paternità a Töpffer e attribuirla, casualmente, proprio a una rivista di Glasgow, confermando per l’ennesima volta una visione un po’ troppo “scozzese-centrica”. Questa approssimazione è confermata anche da altri elementi di quest’ultima parte del percorso. Le didascalie dei pannelli, suddivise in tre parti per illustrare tre momenti storici diversi, tendono a esprimere il primato scozzese senza suffragarlo con molti elementi. Il primo brano, nella sua sintesi, risulta superficiale e non fornisce molte informazioni, l’immagine a corredo riproduce la prima pagina/copertina del primo numero della rivista e non uno di questi primi esempi di fumetto - che sarebbe stato decisamente interessante vedere. I testi delle altre due parti proseguono nell’esporre le informazioni in modo impreciso e incoerente, e trasmettono una fastidiosa irritazione per il modo rozzo e approssimato con cui trattano questo concetto storico.
Il catalogo della mostra.
La mostra ha ovviamente anche un suo catalogo, altrettanto ambizioso e con problemi analoghi a quelli dell’esposizione a cui fa riferimento. Probabilmente ispirato dall’ultima opera di Chris Ware, Building Stories, il catalogo dal costo di quasi trenta sterline è composto da una scatola al cui interno “nuotano” cinque albi spillati in carta patinata e di diversi formati: la riproduzione del primo numero del «Glasgow Looking Glass», un albo relativo a questa pubblicazione, un albo dedicato a Fumetto e Cultura, un albo sull’invenzione del fumetto e l’ultimo dedicato a Frank Quitely. Non c’è nessuna possibilità di tenerli ordinati e la qualità della carta, considerato anche il costo complessivo del “catalogo”, non è eccelsa. Le qualità cartotecniche e concettuali dell’ ”oggetto” sembrano essere di nuovo dilettantesche, quasi come se un appassionato avesse visto qualcosa che l’aveva impressionato e avesse provato a riprodurlo senza gusto e capacità. Questo, ritengo, sia il punto meno riuscito della mostra: un oggetto brutto, pretenzioso e con un costo molto alto. Oggettivamente, in questo caso mi posso basare esclusivamente sulla forma e non sul contenuto, su cui non posso esprimere nessun giudizio. Non ho comprato il catalogo, visto che non ero rimasto impressionato né dall’oggetto in sé né dall’impostazione della mostra. È possibile quindi che alcune delle mancanze che ho rilevato nella mostra siano state risolte in questa pubblicazione, ma il costo, decisamente eccessivo, mi ha tolto qualsiasi desiderio di esplorare quell’aspetto. Per cui, concederò il beneficio del dubbio e spererò che tutte le utili informazioni mancanti all’interno della mostra siano in realtà contenute lì.
Altro elemento che non ho avuto modo di verificare di persona sono stati i numerosi eventi che ruotavano attorno: visite guidate e incontri che potevano rappresentare un ottimo modo per tenere viva l’attenzione per tutto il periodo e attirare gli interessati disponibili ad ascoltare discussioni su argomenti come Hogarth e il fumetto, Spiegelman e il disegno di tutto quello che non si può rappresentare, il primo fumetto e Rembrandt come narratore.

In conclusione, la mostra in sé offre l’opportunità di vedere numerose opere interessanti, che siano i disegni di Quitely o gli esempi artistici della sezione “culturale”, in una bella cornice che dà la possibilità di far arrivare il fumetto a un pubblico che, probabilmente, non sarebbe mai andato a vedere questo tipo di esposizione in un altro luogo, e che invece tra un arredamento di Charles Rennie Mackintosh e un quadro di James MacNeill Whistler, possono scoprire e, forse, apprezzare la qualità della proposta. Tutto questo però viene ridimensionato dalla superficialità con cui è stata organizzata la mostra e dalla tendenza, quasi ossessiva, a voler dimostrare una “supremazia” scozzese, dalle scelte delle collaborazioni di Quitely al modo, poco scientifico, con cui viene presentato, quasi fosse una novità, la “scoperta” del primo esempio stampato di fumetto. Questi elementi mettono in luce come lo spirito che ha guidato questa operazione sia piuttosto regionalistico e a tratti un po’ ingenuo.

Un’occasione sprecata, che può forse accontentare il visitatore occasionale, ma non l’appassionato con un minimo di conoscenza del settore e della storia del fumetto.

lunedì 29 agosto 2016

[Oldies but goldies] JAMES KOCHALKA 2001

James Kochalka
Continuano i recuperi dal dismesso sito Ultrazine.org. 
Questa volta il palcoscenico spetta a JAMES KOCHALKA, prolifico e amato autore indie (con qualche incursione nel mainstream), tutt'oggi poco pubblicato in Italia. Lo intervistai nel lontano 2001: l'intervista rimane una delle più divertenti e sincere che abbia mai fatto. Buona lettura!
JAMES KOCHALKA
L'importanza d'essere una Superstar
a cura di smoky man
(special thanks to: Chris Staros, Alessandro Onori e Gianfranco Loriga)
 Intervista originariamente pubblicata su Ultrazine.org nel marzo 2001

James Kochalka è stato definito "una delle luci più brillanti del fumetto indipendente [USA]" (da Diamond Comic Distribution). Ed è vero!
Con il suo stile cartoonist, unico e immediatamente riconoscibile, e i suoi lavori pieni di elfi, gatti, robot e minimali eventi della vita quotidiana ha conquistato il cuore dei lettori e della critica. Jeff Smith, creatore di Bone, dice di lui: "Il lavoro di James Kochalka è libero e spontaneo… Amo i suoi fumetti. Non c'è nulla di meglio che vedere qualcuno buttare inchiostro sulla pagina bianca senza alcuna inibizione; riempire gli angoli e disegnare oggetti su oggetti con piena comprensione della profondità spaziale che esiste in un mondo bidimensionale… Amo i fumetti di James Kochalka. Attirano la mia mente e mi trasportano fino alla fine" (dall'introduzione a Quit Your Job).
I suoi lavori per etichette indipendenti comprendono piccoli capolavori come: Quit Your Job (Alternative Press); The Horrible Truth about Comics (Alternative Comics), una fondamentale riflessione sul medium fumettistico; Monica's Story (storia di Jon Lewis e chine di Tom Hart, Alternative Press), l'irriverente cronaca del caso Clinton-Lewinsky; le graphic novels, Magic Boy and The Robot Elf and Magic Boy and the Word of God.
Il suo libro più recente si intitola Monkey vs. Robot (Top Shelf Production): una divertente lotta tra un gruppo di scimmie e un gruppo di robot, forse rivelatorio dello scontro tra il nostro passato e il nostro futuro e dei pericoli dell'industrializzazione. Progetti futuri comprendono la pubblicazione dei suoi diari di sketch quotidiani, il sequel di Monkey vs. Robot intitolato Monkey vs. Robot: Battle Wars e la sua prima apparizione su un libro edito da una major. Infatti, contribuirà all'hardcover Bizzaro Comics, un volume antologico di "bizzarre e sovversive" interpretazioni dei classici supereroi DC da parte di alcuni dei più interessanti autori indipendenti e della small-press. Il volume srà disponibile a Giugno.
I suoi fumetti sono stati pubblicati in Canada, Giappone, Inghilterra, Messico, Australia, Olanda, Portogallo, Spagna. Presto vedremo la prima edizione italiana di uno dei suoi lavori: un albo di 16 pagine pubblicato dallo staff di Kerosene contenente Little Lovers, una tenera storia di gatti e uccellini, originariamente pubblicata nel volume del 1998 della Small Press Expo, il tutto arricchito da una nuova cover.
Ma questo è davvero tutto quello che si può dire su un uomo che si è autoproclamato Superstar? Naturalmente no! James Kochalka ha un'altra carriera che s'intreccia con quella di cartoonist, una carriera che dura da oltre dieci anni. È una rock star con il suo gruppo chiamato, naturalmente, James Kochalka Superstar. Ha prodotto tre CD: Carrot Boy the Beautiful (Sudden Shame Records), The True Story of James Kochalka Superstar (Dot Dot Dash), e il suo ultimo, Monkey vs. Robot (Tarquin Records). Con la sua musica ha raggiunto un grande successo nei circuiti indipendenti e Monkey vs Robot ha recentemente vinto The College 500 Awards (votato da tutte le radio e le etichette musicali della nazione) come "Best Indie Record".
In una breve autobiografia su www.bigheavyworld.com ha ammesso con franchezza: "Non so suonare nessuno strumento, ma scrivo le canzoni nella mia testa, le canto ai miei musicisti e loro capiscono come suonarle. È divertente e mi piace". Attualmente sta registrando il suo nuovo CD, Don't Trust Whitey. Ah, Magic Boy Superstar, ovverosia James Kochalka, vive a Burlington, Vermont, con sua moglie Amy e il loro gatto Spandy.

Ulteriori info su James Kochalka:
KOCHALKALAND 
JKS music
su Comic Book DB
SULLA STRADA PER ESSERE UNA SUPERSTAR

smoky man: Ricordi la prima volta che hai letto un fumetto?
James Kochalka: No, non ricordo quand'è stata la prima volta. Sono quasi sicuro che è iniziato tutto prima che sapessi leggere, perché mio padre era un grande fan delle prime strisce che uscivano sui quotidiani, e probabilmente me le leggeva. Da piccolo il mio preferito era Pogo, e avevamo un sacco di vecchie raccolte di Pogo. Mi piacevano anche i Peanuts, Flash Gordon, Krazy Kat, Little Nemo in Slumberland, Li'l Abner.

Quando hai capito la potenzialità del medium fumettistico di proporre idee importanti?
Non credo d'averlo capito che di recente, tra l'inizio e la metà degli anni '90. Fino ad allora pensavo ai fumetti come una stupidaggine disturbata. Quando entrai a far parte della scena dei mini-comics [pubblicazioni autoprodotte, a volte di piccolo formato, spesso fotocopiate, in tirature bassissime, N.d.R.], fu quando capii il lato poetico del fumetto. King Cat di John Porcellino e Boom Boom di David Lasky sono stati una grande influenza per me.

Perché il Fumetto?
Quando avevo 8 anni, il mio miglior amico ed io avremmo disegnato fumetti insieme per tutto il tempo. Ci incoraggiavamo a vicenda. Penso che ora lui sia un meccanico d'auto. Non ci parliamo più né ci vediamo. Al college e negli anni successivi mi sono dedicato alla pittura ad olio. Nessuno ha mai visto i miei dipinti se non i ragazzi delle consegne delle pizze a domicilio e mia moglie Amy. Ma con i minicomics, centinaia di persone li avrebbero visti e mi avrebbero persino scritto lettere d'incoraggiamento. In pratica, ho disegnato fumetti per tutta la mia vita e fu inevitabile che scoprissi la stampa indipendente e che mi unissi a loro. E se si pensa ad essa come una scena, è molto più vibrante di quanto non sia la pittura americana in questo periodo.

Quali sono le tue influenze?
Non ho già risposto? Un'altra grande influenza sono i libri dei Moomintroll. Sono incredibili. Anche Tintin e Asterix erano tra i miei favoriti quando ero piccolo. I fumetti per ragazzi non hanno avuto un grande impatto su di me quanto quelli per bambini.

Cosa significa esser un fumettista "indie"?
Credo significhi libertà. Libertà di fare quello che voglio.

Fumetto: industria o arte?
È un'arte, per quanto mi riguarda, e i miei editori sono più dei mecenati che degli uomini d'affari.
ELFI, GATTI E MONICA LEWINSKY

Le tue storie sembrano così tenere, piene di elfi, anelli magici, maghi e, naturalmente, per via del tuo stile cartoon. Ma spesso contengono dei momenti disturbanti come per esempio la pisciata finale in Magic Boy's Welcome to Earth e in The horrible truth about comics, o, la scimmia che fa i suoi bisogni sulla testa pelata di Adamo in Paradise sucks. Questo solo per citarne alcuni. Si tratta di un'eredità dello spirito punk o forse di una lezione del fumetto underground? 
Si, è lo spirito punk. Ero solito passare di fronte alle vetrine dei ristoranti e sputare sulle persone che stavano mangiando. Sputavo sulla vetrina, all'altezza degli occhi, per disgustarli. Ma ero giovane e stupido allora. Mi sentivo un po' respinto dalla società e così io respingevo loro a mia volta. Alla fine ho imparato che azioni positive hanno un ritorno molto maggiore. Ora cerco di scrivere storie carine e positive. Attualmente penso che il mio lavoro possa rendere le persone più felici e migliori.

Che tipo di storie preferisci raccontare? Potresti cercare di definire la tua personale visione estetica?
La vita è una lotta, e io cerco di mostrare questa lotta. Ma per me, per quanto sia forte il livello di stress che sento, vedo che la Terra è un posto che scoppia di bellezza. Sto cercando di passare oltre le cose stressanti della mia vita e vivere il mondo come un esplosione gioiosa. Quando smetti di lottare, la vita è allegra e spensierata.

Se dovessi definire i tuoi comics che cosa diresti?
I miei fumetti sono la conferma del mio modo di vedere la vita.

Hai disegnato Monica's Story, un fenomenale racconto sul grottesco caso Bill Clinton-Monica Lewinsky. Quale è stato il motivo per una storia simile?
Oh, è stata l'idea dell'editore. Jeff Mason della Alternative Comics pensava che sarebbe stato divertente se ne avessimo fatto un veloce adattamento quando il rapporto Starr stava uscendo. Naturalmente non potevamo fare una narrazione vera della cosa. Rappresentammo le autentiche, umane emozioni che stavano dietro lo scandalo. Infatti, non l'abbiamo trattato come uno scandalo, ma come un'onesta analisi di come funzionavano i cuori di questi due esseri umani.
Nella tua ultima graphic novel Monkey vs. Robot, racconti, quasi senza parole, una crudele lotta tra un gruppo di scimmie e dei robot. È la natura contro la tecnologia? Hai cercato di mandare un messaggio ambientalista ai lettori?
Può essere letta come una storia ambientalista, natura contro tecnologia, se vuoi, ma non è il vero messaggio. La morale non è che la tecnologia è sbagliata e che sta distruggendo la natura, ma piuttosto che tecnologia e natura sono due facce della stessa medaglia. Se guardi attentamente la storia, vedrai molte similitudini tra le scimmie e i robot. Lottano perché pensano d'essere opposti, ma in realtà sono la stesa cosa. In realtà il libro è il mio tentativo di unire la mia natura analitica con quella animale.

I gatti sono un importante elemento nei tuoi lavori. Perché?
Perché nella mia vita i gatti sono stati importanti per me quasi quanto le persone.

Puoi dirci qualcosa su Little Lovers, la storia che verrà presto pubblicata in Italia? In che modo i tipi di Kerosene ti hanno contattato?
Si tratta una storia d'amore tra un gatto innamorato di un uccello e un uccello innamorato di un gatto. Il gatto vorrebbe masticare la testa dell'uccello, e l'uccello vorrebbe che la sua testa venisse masticata. Ecco ho rovinato la storia per tutti! Penso che uno dello staff di Kerosene mi abbiano mandato un'email dicendomi che gli sarebbe piaciuto pubblicare qualcuno dei miei lavori… ed io gli ho mandato questa storia. Non so se c'è qualche aneddoto magico dietro tutto questo. Mi domando un po' perché la gente è interessata a tradurre i miei lavori e di sicuro ci sono autori di fumetti italiani che meriterebbero d'essere pubblicati quanto me. Comunque, sono molto eccitato d'essere pubblicato lì da voi e spero d'avere altre possibilità in futuro. Spero che agli italiani piaccia il mio fumetto. E spero che Kerosene faccia un buon lavoro di traduzione.

Presto vedremo in stampa le tue strisce quotidiane tratte dal tuo diario personale. Aggiungeranno qualcosa di nuovo che i tuoi lettori non sanno già di te o vedremo il solito, sorprendente JKS?
Umh, non so se ho ben capito la tua domanda. Ma sì, credo che le mie strisce giornaliere documentino abbastanza accuratamente la mia vita. Catturano la mia monotona vita fisica, la mia vita emozionale e la mia vita immaginativa. Danno un quadro abbastanza completo della realtà di questo singolo essere umano. Il libro si intitola The Sketchbook Diaries e dovrebbe uscire per Top Shelf abbastanza presto.

Da quanto ho letto hai una storia su Bizarro Comics della DC Comics. Questo è il tuo primo lavoro mainstream perciò come ti senti e quale sarà il tuo contributo?
Ho scritto una storia di Hawkman, che è stata disegnata da Dylan Horrocks (che ha realizzato l'interessante e complessa graphic novel Hicksville). La DC non avrebbe lasciato che la stessa persona scrivesse e disegnasse la storia. Credo che se uno avesse scritto e disegnato la storia avrebbe potuto reclamarne il copyright, e la DC vuole evitare simili situazioni. Ma amo i supereroi e acchiapperei al volo l'occasione di scriverne o disegnarne un altro di nuovo.
L'ORRIBILE VERITÀ SUI FUMETTI

Parliamo di The horrible truth about comics. È uno dei fumetti più importanti che io abbia letto ed un fenomenale punto di partenza per una riflessione critica sui fumetti. Naturalmente mi trovo d'accordo con te su un sacco di punti. Allora è vero che "non riesci a smettere di pensare ai fumetti"?
È vero che non riesco a smettere di pensare ai fumetti. Specialmente ora che sto facendo le strisce quotidiane per il mio diario, qualsiasi cosa faccia durante la giornata, lo traduco nella mia mettere in forma di fumetto. The Horrible Truth About Comics è il mio tentativo di spiegare l'attrazione magica che i fumetti sembrano avere su di me su molta altra gente.

Qual è la tua opinione su Capire il Fumetto di Scott McCloud?
È un libro molto eccitante da leggere quando inizi ad interessarti al medium fumettistico. Ma più disegni e diventi familiare con esso, più ti sembra che sia semplicistico e diagrammatico.

Quale pensi possa essere una forma di sperimentazione nei fumetti? Può Internet essere la nuova frontiera? O la rivoluzione deve essere fatta nella testa e nell'anima degli artisti?
Sì, la rivoluzione sarà nelle nostre teste. Comunque, una rivoluzione tecnologica può cambiare la nostra mente e anima. Come anche una rivoluzione filosofica potrebbe portare dei cambiamenti nella tecnologia. Penso che sia un po' sciocco da parte di Scott McCloud essere così eccitato per i fumetti su Internet. Il grave problema è che sono brutti da vedere. Lo schermo, fino ad ora, è un sostituto inadeguato per la pagina stampata. Penso che sia più eccitato per il futuro che per il presente. Non sono però uno contro la tecnologia, amo il mio computer quasi quanto amo il mio gatto. A Spandy piace un sacco rannicchiarsi vicino al computer mentre sto scrivendo o giocando ai videogames.

Tu hai detto: "L'abilità tecnica è il nemico", "Il mestiere non è un amico" e queste affermazioni hanno dato il via a discussioni e polemiche. Puoi dirci che cosa volevi davvero comunicare?
Non so esattamente che cosa stessi pensando quando dicevo "L'abilità tecnica è il nemico". Perciò partiamo da un nuovo inizio. Penso che gli artisti che hanno un grande mestiere, che hanno perfezionato la loro tecnica, sono artisti che si sono atrofizzati e hanno smesso di crescere. Io vorrei scuotermi sempre per qualcosa che non è ancora a posto piuttosto che pensare che sia tutto in ordine. In più, il processo per raggiungere la grandezza è una battaglia contro difficoltà insuperabili e superiori alle proprie abilità. Non si raggiunge la grandezza conoscendo un certo numero di trucchi grafici o di tecniche che tu puoi estrarre dal cappello in momenti opportuni.
THE MAGIC MUSIC BOY

In che modo la tua musica e i tuoi fumetti interagiscono tra loro?
Sono entrambi una parte importante della mia vita di tutti i giorni. Disegno fumetti ogni giorno, e scrivo canzoni ogni giorno. Come la vita stessa, musica e fumetti fanno parte della ribollente gioiosa spuma della mia esistenza.

Musica e fumetto: se dovessi scegliere?
Gli intervistatori AMANO farmi questa domanda! Perché dovrei scegliere?

Ho ascoltato un po' della tua musica e mi sembra molto attuale e "low-fi". Quali sono le tue influenze musicali?
Mi piacciono i musicisti dilettanti. Amo la musica di gente che manca di abilità tecnica, ma che trabocca di meravigliose melodie. Ma apprezzo anche i buoni musicisti. La melodia però è probabilmente la qualità più importante nella musica che colpisce il mio animo più in profondità.

Se dovessi definire la tua musica?
È futile e a volte un po' sporca, ma il suo cuore melodico batte in profondità. Non sono canzoni di novità, sono canzoni sui miei pensieri e sentimenti più intimi espresse in un modo frivolo e buffo.

In una delle tue canzoni intitolate I am rock, "Io sono rock" canti: "my name is Mr. Rock n' Roll - il mio nome è Mr. Rock n' Roll / and you know that I want your body - e sai che voglio il tuo corpo/ I could also use your soul - potrei anche prendere la tua anima/ my name is rock, Mr. Rock n' Roll - il mio nome è rock, Mr. Rock n' Roll ". La tua musica è un esperienza soprattutto fisica?
Le mie esibizioni dal vivo sono molto fisiche. Esco sempre dai miei shows con lividi e graffi. Ma penso che la musica in se stessa sia un fatto fisico. Nel senso che può suscitare una potente risposta emotiva, e le emozioni possono avere un forte effetto fisico sul corpo.

Ricordo una storia divertente riportata nel volume a fumetti della Small Press Expo del '99 e intitolata The 3 Geeks in: Who heck is CBLDF? ("I 3 fumettomaniaci in: chi diavolo è CBLDF?"), di Rich Koslowski. In quella storia ci sei tu che come ospite d'onore te ne andavi in giro nudo cantando qualcosa su "un piccolo pony". È un fatto vero? Abitualmente fai questo numero nel tuo show dal vivo?
Mi sono esibito nel bar dell'hotel alla Small Press Expo (l'expo si tiene in un hotel). E mi sono tolto i vestiti mentre cantavo. Però, non ho mai camminato nudo durante la convention di fumetti come è disegnato nella storia. Spesso rimango parzialmente nudo durante i miei concerti rock, ma non sempre. È un po' diverso da come uno può immaginarsi la cosa, non si tratta di qualcosa di così strano.

Qual è l'emozione più forte che ricevi mentre canti dal vivo di fronte ad una platea? Che differenza c'è rispetto a quando incontri i tuoi lettori a una convention di fumetti?
Incontrare i miei fans ad una convention è sempre un po' imbarazzante, ma loro sono più nervosi di quanto non lo sia io, perciò cerco di fare del mio meglio per metterli a loro agio. Ma non è niente in confronto ad esibirsi su un palco. Un concerto è pura energia…

Una semplice curiosità: è vero che conosci Moby?
Sì e no. Da quando è famoso non ho davvero trascorso del tempo con lui. L'ultima volta che ci siamo frequentati è stato anni fa. Ha promesso di fare gli scratch in uno dei miei dischi ma non è mai successo. Il mio prossimo album dovrebbe contenere una canzone in cui lui fa il controcanto. E quando dico controcanto, significa che lui è uno delle 30 persone del coro. Lui e il suo amico Paul Yates hanno tirato fuori i loro peni durante la registrazione!

Come ci si sente ad essere una Superstar?
Mi sento benissimo. È davvero bello che così tanta gente apprezzi il mio lavoro. Spero di avere un effetto positivo sul mondo.

Qual è il tuo progetto che sogni di realizzare nel campo fumettistico? E in quello musicale?
Ora il mio sogno per quanto riguarda i fumetti, è quello di disegnare un albo nello stile di un videogame fantasy come Zelda o Final Fantasy. Comunque, devo finire un paio di altri lavori prima di lavorare su questo. Attualmente sto dedicandomi ad un nuovo fumetto per la Top Shelf dal titolo Pinky & Stinky su due maiali che esplorano la luna. È davvero stupido. Non so ancora se finirà per diventare qualcosa di più profondo di una stupida chiassata. Musicalmente, mi piacerebbe molto avere un mio programma musicale settimanale alla TV.
Concludiamo facendo un piccolo gioco sui fumetti. Ti dirò 5 nomi di artisti e 5 nomi di personaggi e tu potrai dire quello che vuoi. So bene che sei un uomo senza paura!

Artisti: Robert Crumb
I suoi schizzi sono migliori dei suoi fumetti. I suoi schizzi sono fantastici!

Moebius
Elegante, ma alla fine, senza senso.

Alan Moore
Troppo pretenzioso e mistico. Ma ho amato Watchmen. È uno dei miei fumetti preferiti di sempre.

Hernandez Bros
Sono orribili. Ho cercato di leggere qualcosa, ma l'ho trovata terribile e ho smesso. Per quanto ne so, piacciono ad un sacco di persone. Penso che uno di loro disegni davvero bene, ma non so dirti chi di loro sia.

George Herriman
È un grande! Mi piace specialmente la serie delle strisce di Krazy Kat intitolata Tiger Tea.

Personaggi: Pogo
Un personaggio con un gran bell'aspetto. Una bella testa rotonda e un naso divertente.

The Spirit
Non mi ha mai attirato quando ero piccolo perché sembrava troppo adulto. Non mi attira neppure ora.

Sandman
Mi è piaciuta la storia del Baby Sandman. Quella che aveva quei graziosi disegni cartoony di Sandman da bambino: è la sola che abbia mai comprato.

Calvin& Hobbes
Il design di Calvin e Hobbes è grande. Sono perfetti messi l'uno vicino all'altro. Si completano l'un l'altro sia in grandezza che in forma che in movimento.

Superman
È grande. Le storie buffe e bizzarre di Superman sono le migliori. I fumetti DC degli anni '60 sono meravigliosi ed eccezionali. Amo i disegni un po' rigidi, ma non amo molto lo stile di scrittura altrettanto rigido. Quei fumetti sembrano il prodotto di cattivi scrittori con una meravigliosa immaginazione. 

Grazie per la tua disponibilità, la tua gentilezza e il tuo tempo. 

[Intervista originariamente pubblicata su Ultrazine.org nel marzo 2001]

sabato 20 agosto 2016

Moore & Coulthart e... il Crowley perduto!

Dettaglio dell'illustrazione realizzata da John Coulthart.
L'illustrazione completa è visibile qui.

Nei giorni scorsi girovagando sul Web mi sono imbattuto nel sito The Orphan in cui veniva citato un progetto incompiuto, risalente agli anni '90, scritto da Alan Moore e illustrato da John Coulthart, incentrato sulla controversa figura dell'esoterista e scrittore inglese Aleister Crowley
Seppur la faccenda non mi suonasse del tutto nuova, anche considerando che Moore aveva più volte citato Crowley nelle sue opere (basti pensare, tra gli altri, a V for Vendetta, Promethea N. 12 e La Lega degli Straordinari Gentlemen), confesso che non ricordavo d'avere mai visto l'illustrazione realizzata da Coulthart che apriva il pezzo su The Orphan (un dettaglio dell'immagine lo trovate sopra: l'illustrazione completa è visibile qui).
Ho così contattato John Coulthart per saperne di più e Coulthart, con la sua solita e apprezzata gentilezza mi ha prontamente risposto, autorizzandomi alla pubblicazione di quanto segue. 

John Coulthart: Le informazioni pubblicate sul sito sono un po' scarne rispetto alle spiegazioni che inviai a Brendan. Ho recuperato i dettagli scritti al tempo:

    Si tratta di una mia collaborazione con Alan Moore, datata 1996, che poi Alan fu costretto ad abbandonare. La spinta iniziale fu che l'editore Creation Books aveva intenzione di realizzare un'antologia di racconti su Aleister Crowley.
Alan era contento di darmi l'opportunità di illustrarli dal momento che la nostra pianificata collaborazione sul progetto "Yuggoth Cultures" (anche quello per Creation) era naufragata dopo che Alan aveva dimenticato il manoscritto originale su un taxi a Londra. Non ricordo il titolo della storia (devo verificare questo dettaglio), era una stramba frase tratta da "Il Libro della Legge" di Crowley, ma Alan aveva pensato a sette sezioni ognuna delle quali suddivisa in un determinato numero di paragrafi. Non ricordo quale fosse questo numero - derivato da John Dee, credo - ma era alla base dell'intero scritto. Ah, ora ricordo... le sezioni erano sette perché quello è il numero di Babalon, la Donna Scarlatta; Crowley chiamava tutte le sue mogli e amanti Donne Scarlatte per cui ogni sezione avrebbe preso in esame Crowley attraverso vicende legate ad ognuna di queste donne. Realizzammo solo la prima parte, incentrata sulla prima moglie di Crowley, Rose Kelly, e le loro esperienze al Cairo nel 1904. Alan mi prestò i suoi libri di Franz von Bayros dal momento che voleva che lo stile del disegno richiamasse quello che lui definiva "la pornografia frattale" di von Bayros. 
L'immagine è tratta da una fotocopia ridotta di un disegno davvero molto grande realizzato a china che prima d'ora non è stato mai pubblicato da nessun'altra parte. L'illustrazione incorpora numerosi e precisi riferimenti a Crowley. L'originale è così grande che non sono sicuro che sarebbe stata una buona illustrazione poiché molti dettagli sarebbero svaniti [in stampa]. Ma il disegno mi piace anche se manca dell'eleganza dello stile di von Bayros. Questo è il solito problema dei pastiche: spesso si riesce a catturare i dettagli ma si perde l'essenza del lavoro dell'artista originale.

    [...]

    Se hai bisogno di maggiori dettagli sulla storia dal lato di Alan, credo che l'intera opera si sarebbe intitolata "La casa disordinata della Città Vittoriosa", da "Il Libro della Legge" di Crowley. Sette è il numero di Babalon, così come lo è 156. Il 156esimo verso del Libro della Legge (Capitolo III, paragrafo 11) include quella frase. Alan utilizzò il numero 156 come base dell'intera storia al punto da scrivere paragrafi di 156 parole ciascuno. Non ricordo quanti fossero i paragrafi. Si trattava ovviamente di un compito arduo ed è una delle ragioni per cui la storia non fu completata. La parte centrale dell'illustrazione è contenuta entro una griglia composta da 156 quadrati.

    Altro elemento: la sequenza di Rose Kelly è piuttosto disgustosa --- Crowley aggredì la moglie e poi la costrinse a guardare il corpo in decomposizione della loro figlia. Sebbene Alan avesse scritto solo quella sezione mi disse che nelle altre parti le donne sarebbero state trattate meglio, per il loro bene e non per quello di Crowley. L'intenzione era quello di spostare l'attenzione da Crowley alle sue donne che a lui diedero moltissimo ricevendo pochissimo in cambio. Rose Kelly finì in manicomio.

    Da qualche parte, credo, ho ancora il fax o fotocopie del testo anche se è materiale di Alan e, ovviamente, non è nelle mie disponibilità.

Un sentito ringraziamento a John Coulthart per questo piccolo "scoop". Rimando a The Orphan per la visione dell'illustrazione completa.
Rose Kelly e Aleister Crowley.

lunedì 1 agosto 2016

recensioni in 4 parole [43]

Quando giunge la fine.
I giorni della merla
Raccolta di intriganti storie.
Alieni: poteva andare meglio.
La saga dei Bojeffries
British humour da maestri.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Walter Simonson
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 164 pagine, colore
Prezzo: € 7,50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)
 
I giorni della merla
di Manuele Fior
Editore: Coconino Press / Fandango
Formato: brossurato, 104 pagine, colore
Prezzo: € 18,50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

World War X
di Jerry Frissen (testi) e Peter Snejbjerg (disegni)
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)  

La saga dei Bojeffries
di Alan Moore (testi) e Steve Parkhouse (disegni)
Editore: Bao Publishing
Formato: brossurato, 96 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 14
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 28 luglio 2016

10 ANNI DI SMOKYLAND!

Anche i Minion festeggiano!
Il 28 Luglio di 10 anni fa pubblicavo il primo post su questo blog.

Tra qualche promessa disattesa rispetto a quella prima apparizione, momenti un po' altalenanti e tanto parlare (soprattutto) di fumetti, gli anni sono volati... ed eccoci ancora qui! E... grazie a tutti quelli che ci sono stati e mi hanno tenuto compagnia!

Ad essere sincero, non sono sicuro per quanto tempo ancora continuerò ad aggiornare il blog e non faccio promesse stavolta: per essere sicuri, ogni tanto, voi fate una capatina da queste parti e date una controllata! 

lunedì 25 luglio 2016

[Oldies but goldies] GLENN FABRY 2002

Cogliendo l'occasione della recente serie TV su Preacher tratta dall'omonimo fumetto creato da Garth Ennis per i disegni di Steve Dillon, con le indimenticabili copertine di GLENN FABRY, ripropongo l'intervista a Fabry, apparsa originariamente su Ultrazine.org nel lontano 2002
Buona (ri-)lettura!
Intervista a GLENN FABRY

[L'intervista è stata condotta vai e-mail nel mese di aprile 2002. Il testo originale è stato pubblicato sulla rivista inglese Tripwire]
Glenn Fabry è un artista che non necessita di presentazioni. Attivo sin dagli anni '70, si fa conoscere per l'ottimo lavoro su Slaine (2000 AD), il fenomenale guerriero celtico. In seguito inizia l'avventura americana con la DC per cui produce copertine per molte testate nel suo riconoscibile stile dipinto. Fenomenali le cover che realizza per Preacher, la serie cult della Vertigo. 
Attualmente ha iniziato a collaborare anche con la Marvel e di recente è tornato a disegnare fumetti veri e propri.
Maggiori info sull'autore sul suo sito ufficiale: www.glennfabrystudios.com
Glenn Fabry su comicbookdb

smoky man: Salve Glenn, potresti presentarti al lettori italiani? È vero che il tuo nome è quello di un astronauta?
Glenn Fabry: Salve, sono Glenn Fabry, il disegnatore di fumetti. Sono nato a Isleworth, Inghilterra, nel 1961 e ad un certo punto della mia fanciullezza ho chiesto a mio padre perché mi chiamassi Glenn, perché allora quello era un nome davvero singolare per un ragazzo (possibilmente ancora più strano che per una ragazza). Mi disse che ero stato chiamato Glenn John Fabry perché quando sono nato l'astronauta John Glenn stava transitando sopra l'ospedale con la sua navicella spaziale. Tuttavia l'altro giorno ho chiesto a mia madre e mi ha detto che sono tutte stupidate. Così si è trattato di un equivoco durato almeno 36 anni.

Da che cosa si è originato il tuo amore e la tua passione per i fumetti?
Tre ragioni: Gene Colan su Howard the Duck e Doctor Strange, Jack Kirby su X-Men e Thor, Gil Kane su Spiderman.
Okay, anche Barry Windsor-Smith su Conan e Kazar, e John Buscema su Silver Surfer. Oh, e John Romita Senior su Spiderman e Kingpin. E potrei continuare. Alfredo Alcala su Planet of the Apes, Conan etc...
Hai frequentato qualche scuola d'arte o orientata al Fumetto?
Sono andato alla Richmond-upon-Thames Art School dalla fine degli anni '70 fino al 1981. Un'esperienza in larga parte piacevole, ma non l'ottimo posto che mi aspettavo dal punto di vista accademico. Si parlava di più di punk rock e di fare skateboard.

Perché hai scelto una carriera nel fumetto?
Volevo girare i miei film ma non avevo una telecamera. Inoltre sono sempre stato bravo nel disegno. Perciò era un modo economico di raccontare una storia per immagini e non dovevo neppure fare molti compromessi con altre persone; in più il budget per gli effetti speciali è illimitato.

Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?
Le miei più grandi influenze sono per la maggior parte artisti europei, specialmente Moebius. Ma i miei preferiti sono artisti americani come JC Leyendecker e Richard Corben. Non che Moebius non sia uno dei miei preferiti... Cerco d'imparare dal lavoro degli altri artisti, ma non copio mai. Il mio artista preferito è lo scultore Alfred Gilbert.

Apprezzi qualche autore italiano? Perché?
Liberatore è italiano? È uno fantastico. Un altro che mi piace è il disegnatore di Druuna [Paolo Eleuteri Serpieri, N.d.T.] ma ho le sue storie solo su un numero di Heavy Metal. Perché mi piace? Perché è grande! Voi avete avuto Leonardo e Michelangelo e dovete essere fieri di loro come noi lo siamo di Shakespeare e Stan Laurel.
Come hai iniziato a lavorare professionalmente nel campo del Fumetto?
Ho avuto il mio primo incarico per Slaine su 2000AD - parte di quel materiale è stato di recente ristampato dalla Titan Books, in un bel volume dal titolo "Slaine the King" in cui compare anche il brillante lavoro di Mike McMahon. In pratica un grande ringraziamento va a Pat Mills e Bryan Talbot, senza loro probabilmente starei ancora vivendo con mamma e papa, con pochissima esperienza.

Hai lavorato su Slaine. Cosa provi per quel personaggio e per quel periodo della tua vita? Che cosa ti piace di più in Slaine?
Oh, ho amato e amo ancora Slaine. Mi capitava d'avere delle specie di visioni oniriche su tutta quella roba dei guerrieri celtici. È stato davvero un bel periodo della mia vita - avevo più o meno 21 anni e la gente mi chiedeva l'autografo e mi offriva da bere. Sono stato disoccupato per circa un anno dopo aver lasciato il college, e all'improvviso c'erano file lunghissime di persone che mi chiedevano di fare un autografo sui lori fumetti. Allora 2000AD vendeva davvero bene: più di 200 mila copie alla settimana.

Ti sei guadagnato una meritata fama per le tue meravigliose copertine dipinte. Quelle di Preacher riassumono la vera essenza della serie. Come le hai realizzate? Leggevi prima la storia in modo da realizzare la copertina di quel numero? Garth Ennis ti dava delle indicazioni?
Ho fatto le prime 11 copertine e poi ho incominciato a sbavare dietro a Garth e Steve perché ero diversi numeri in anticipo rispetto a loro. Allora Garth ha iniziato a mandarmi degli sketch con le sue idee per le copertine, spesso prima che la storia fosse scritta, qualche volta Steve mi ha inviato via fax sketch o studi dei personaggi. Il solo personaggio che ho creato è il cane di Jessie.
Quale pensi sia la tua migliore copertina di Preacher? Perché? È inoltre la tua migliore copertina in assoluto o hai un'altra scelta?
La migliore copertina è per il volume "Fino alla fine del mondo". È la migliore perché quando l'ho finita, andando un po' di fretta, non pensavo fosse un granché ma quando l'ho vista stampata ho pensato "questo ragazzo è proprio bravo". Axel Alonso [l'editor di Preacher, N.d.T.] mi ha detto che quando è arrivata alla Vertigo, Garth era lì a New York e ha trascorso l'intero pomeriggio a guardarla nel suo ufficio.

Sei tra amici … tra ultra_amici. Perché preferisci fare il copertinista? È perché ti pagano meglio ;-)?
Sto tornando nuovamente a disegnare fumetti, principalmente perché dopo l'11 Settembre un sacco di lavoro che avevo in programma è stato cancellato. Mi è stato offerto di fare Authority e ho preso l'occasione, e da allora, una volta che si è diffusa la voce, mi sono arrivate numerose altre proposte per disegnare pagine interne. E la cosa mi piace, e all'incirca guadagno lo stesso denaro per una settimana di lavoro che mi davano per le copertine.

Ci sono molti artisti inglesi che hanno ottenuto denaro e fama nel mercato americano. Quale pensi sia la ragione principale? Potrebbe essere per un approccio familiare ma allo stesso tempo differente nei confronti del sogno americano e della sua mitologia?

Gli americani hanno visto 2000AD e hanno visto una quantità di talenti sottopagati e sottovalutati che si consumavano le dita fino all'osso per amore del medium [fumettistico] e ottenevano molto poco in termini di rispetto dai loro editori. Inoltre c'è il modo inglese di trattare le cose che è come quello americano ma sottosopra, avanzando rimbalzando sulla testa.

Ora stai lavorando anche per la Marvel. Qual è il tuo approccio ai loro supereroi? È diverso da quando lavoravi per la Vertigo? Hai meno libertà?
Non so molte riguardo alle politiche delle varie case editrici. Tutta la gente che lavora alla Marvel e alla DC collabora con entrambe e spesso cambia parte e va a lavorare per il gruppo opposto. Al momento comunque penso che TUTTI vogliano che il fumetto abbia successo come genere a sé. Sai è strano ma la Marvel ha Spiderman e gli X-Men, la DC ha Batman e Superman, la DC ha la linea Vertigo, la Marvel ha la linea Marvel Knights. Mi piace lavorare per entrambi e in generale non ho meno libertà da una parte o dall'altra.
Facciamo un gioco. Io elenco 10 nomi di copertinisti o illustratori. E tu dici la prima cosa che ti viene in mente.
Dave McKean
Un grande artista ma ora dovrebbe buttar via il suo computer.

Simon Bisley
È una vera forza della natura, un tipo davvero divertente e amo il suo lavoro. Spesso finiamo con l'ubriacarci stando a chiacchierare al telefono.

Alex Ross
Mr. Professionalità, una forza con cui bisogna fare i conti.

Brian Bolland
Il dio del Fumetto inglese. Lui, Gibbons, O'Neill e McMahon, David Lloyd e Gary Leach ridettero splendore al Fumetto Inglese per la prima volta dopo tanto tempo.

Tim Bradstreet
Sì, mi piace, è un tipo in gamba. È fa anche dei bei disegni.

Frank Frazetta
Nessuno è così bravo come lui quando è al suo meglio. Si beve Boris [Vallejo, N.d.T. ] e tutti quelli della "banda dei riferimenti fotografici".

Ashely Wood
Non conosco i suoi lavori … Sono sicuro che è uno bravo e cercherò di dare un'occhiata ai suoi disegni.

David Mack
Come sopra, sorry!

Mike Mignola
Lo amo. I disegni più potenti dopo Kirby.

Adam Hughes
Le donne più sexy dai tempi di Gil Elveren. Sono un suo grande fan.

Qual è il procedimento standard che segui per le tue copertine dipinte? Usi dei modelli? Ti interessa l'uso del computer e di effetti digitali?
Mi siedo e faccio il disegno senza alcun riferimento. Poi stendo la prima passata di colore e il resto e mi guardo intorno disperatamente per dei riferimenti dalla mia vasta collezione di riviste, libri e sketchbook per le rifiniture. Recentemente ho installato Poser 4 sul mio computer e lo uso per sapere dove disporre i punti luce. Quando sarò ricco ingaggerò qualche modello professionista, ma al momento sono io che mi metto in posa allo specchio o mia moglie Nikki quando io mi blocco. Faccio tutto nel mio sgabuzzino, sai.
Sul tuo sito è possibile vedere delle immagini in anteprima della tua storia di Authority [The Authority: Kev, oneshot in uscita ad Agosto negli States, N.d.T.]. È la prima nuova storia disegnata da te dopo lungo tempo. Come ti sei sentito? Puoi rivelarci qualche dettaglio sulla storia? È inserito nella serie regolare o si tratta di uno speciale?
È uno speciale di 44 pagine che ho disegnato E inchiostrato ed è il mio ritorno dopo un sacco di tempo al fumetto vero e proprio in bianco e nero. Sono piuttosto felice del risultato ma mi sento ancora un po' malfermo sui piedi. È uno speciale scritto da Garth Ennis con protagonista un ex-SAS, un perdente chiamato Kev, che poi ritornerà in un'altra storia ad Agosto, credo. Garth sta già scrivendo la seconda storia di Kev, che disegnerò sempre io. Personalmente spero di fare altro sul personaggio perché è davvero divertente.

Quale personaggio di Authority è il tuo preferito da disegnare?
I miei preferiti sono Apollo e la ragazza cinese con le ali.

Un po' di tempo fa è circolata la voce di una possibile collaborazione con Alan Moore su un nuovo progetto per la ABC. Puoi dirci qualcosa?
Si tratta di una storia western. È ancora in fase di sviluppo, ma l'ultima volta che ho parlato con lui mi ha detto che si farà.

Qual è il tuo sogno fumettistico?
Che un mio progetto venga accettato dalla Vertigo.

Che cosa significa "sperimentare" per un veterano come te?
Sono un vecchio trombone, in verità e mi piacciono i bei disegni e le buone storie, ma la cosa bella dei fumetti è che PUOI fare qualsiasi cosa voglia senza dover guardare al budget per gli effetti speciali o cambiare un finale per colpa della Coca-Cola. Trovare poi un editore però … Beh, si sperimenta per migliorare, e io voglio migliorare, odio pensare che i miei lavori migliori siano quelli del passato.

Sentiamo sempre parlare della "crisi del fumetto". Che cosa ne pensi? Credi che come dice Scott McCloud i fumetti debbano essere "re-inventati"?
Tenendo le dita incrociate, fino ad adesso non sono stato colpito troppo. Infatti dal punto di vista del business non sono mai stato in un posizione tanto forte. 
Penso che quello di cui c'è bisogno è qualcosa capace di attrarre un fan dei fumetti da qualsiasi parte del mondo - Europa, USA, Giappone …, ci sono milioni di fan là fuori. Non so cosa abbia detto Scott McCloud ma scommetto che è qualcosa di simile.
Fumetti e Internet. Il futuro dei comics è sul Web?
No. Non puoi leggere al computer mentre sei in bagno senza la paura di morire fulminato.

Il Fumetto può essere Arte? Se sì, elenca 3 fumetti che possono provarlo!
Il Fumetto Arte? QUALSIASI tentativo creativo è Arte. Se tua nonna fa a maglia un maglione, quello è Arte. In realtà ho dei dubbi sul fatto che alcune delle cose che sono definite Arte al giorno d'oggi siano davvero Arte, ma buon per loro. Comunque, io non pagherei 500 mila dollari per un paio di pantaloni sporchi, neppure se potessi spenderli - e poi ho già il mio personale paio di pantaloni sporchi.
I miei 3 fumetti preferiti:
Blueberry: Angel Face e Nez Cassé (raccolti in un unico volume dalla Titan Books) di Moebius
De Tanden Van De Haai di Boucq: NESSUNO può essere più brillante.
The Bodyssey di Corben

[Intervista condotta ad Aprile 2002]