giovedì 28 luglio 2016

10 ANNI DI SMOKYLAND!

Anche i Minion festeggiano!
Il 28 Luglio di 10 anni fa pubblicavo il primo post su questo blog.

Tra qualche promessa disattesa rispetto a quella prima apparizione, momenti un po' altalenanti e tanto parlare (soprattutto) di fumetti, gli anni sono volati... ed eccoci ancora qui! E... grazie a tutti quelli che ci sono stati e mi hanno tenuto compagnia!

Ad essere sincero, non sono sicuro per quanto tempo ancora continuerò ad aggiornare il blog e non faccio promesse stavolta: per essere sicuri, ogni tanto, voi fate una capatina da queste parti e date una controllata! 

lunedì 25 luglio 2016

[Oldies but goldies] GLENN FABRY 2002

Cogliendo l'occasione della recente serie TV su Preacher tratta dall'omonimo fumetto creato da Garth Ennis per i disegni di Steve Dillon, con le indimenticabili copertine di GLENN FABRY, ripropongo l'intervista a Fabry, apparsa originariamente su Ultrazine.org nel lontano 2002
Buona (ri-)lettura!
Intervista a GLENN FABRY

[L'intervista è stata condotta vai e-mail nel mese di aprile 2002. Il testo originale è stato pubblicato sulla rivista inglese Tripwire]
Glenn Fabry è un artista che non necessita di presentazioni. Attivo sin dagli anni '70, si fa conoscere per l'ottimo lavoro su Slaine (2000 AD), il fenomenale guerriero celtico. In seguito inizia l'avventura americana con la DC per cui produce copertine per molte testate nel suo riconoscibile stile dipinto. Fenomenali le cover che realizza per Preacher, la serie cult della Vertigo. 
Attualmente ha iniziato a collaborare anche con la Marvel e di recente è tornato a disegnare fumetti veri e propri.
Maggiori info sull'autore sul suo sito ufficiale: www.glennfabrystudios.com
Glenn Fabry su comicbookdb

smoky man: Salve Glenn, potresti presentarti al lettori italiani? È vero che il tuo nome è quello di un astronauta?
Glenn Fabry: Salve, sono Glenn Fabry, il disegnatore di fumetti. Sono nato a Isleworth, Inghilterra, nel 1961 e ad un certo punto della mia fanciullezza ho chiesto a mio padre perché mi chiamassi Glenn, perché allora quello era un nome davvero singolare per un ragazzo (possibilmente ancora più strano che per una ragazza). Mi disse che ero stato chiamato Glenn John Fabry perché quando sono nato l'astronauta John Glenn stava transitando sopra l'ospedale con la sua navicella spaziale. Tuttavia l'altro giorno ho chiesto a mia madre e mi ha detto che sono tutte stupidate. Così si è trattato di un equivoco durato almeno 36 anni.

Da che cosa si è originato il tuo amore e la tua passione per i fumetti?
Tre ragioni: Gene Colan su Howard the Duck e Doctor Strange, Jack Kirby su X-Men e Thor, Gil Kane su Spiderman.
Okay, anche Barry Windsor-Smith su Conan e Kazar, e John Buscema su Silver Surfer. Oh, e John Romita Senior su Spiderman e Kingpin. E potrei continuare. Alfredo Alcala su Planet of the Apes, Conan etc...
Hai frequentato qualche scuola d'arte o orientata al Fumetto?
Sono andato alla Richmond-upon-Thames Art School dalla fine degli anni '70 fino al 1981. Un'esperienza in larga parte piacevole, ma non l'ottimo posto che mi aspettavo dal punto di vista accademico. Si parlava di più di punk rock e di fare skateboard.

Perché hai scelto una carriera nel fumetto?
Volevo girare i miei film ma non avevo una telecamera. Inoltre sono sempre stato bravo nel disegno. Perciò era un modo economico di raccontare una storia per immagini e non dovevo neppure fare molti compromessi con altre persone; in più il budget per gli effetti speciali è illimitato.

Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?
Le miei più grandi influenze sono per la maggior parte artisti europei, specialmente Moebius. Ma i miei preferiti sono artisti americani come JC Leyendecker e Richard Corben. Non che Moebius non sia uno dei miei preferiti... Cerco d'imparare dal lavoro degli altri artisti, ma non copio mai. Il mio artista preferito è lo scultore Alfred Gilbert.

Apprezzi qualche autore italiano? Perché?
Liberatore è italiano? È uno fantastico. Un altro che mi piace è il disegnatore di Druuna [Paolo Eleuteri Serpieri, N.d.T.] ma ho le sue storie solo su un numero di Heavy Metal. Perché mi piace? Perché è grande! Voi avete avuto Leonardo e Michelangelo e dovete essere fieri di loro come noi lo siamo di Shakespeare e Stan Laurel.
Come hai iniziato a lavorare professionalmente nel campo del Fumetto?
Ho avuto il mio primo incarico per Slaine su 2000AD - parte di quel materiale è stato di recente ristampato dalla Titan Books, in un bel volume dal titolo "Slaine the King" in cui compare anche il brillante lavoro di Mike McMahon. In pratica un grande ringraziamento va a Pat Mills e Bryan Talbot, senza loro probabilmente starei ancora vivendo con mamma e papa, con pochissima esperienza.

Hai lavorato su Slaine. Cosa provi per quel personaggio e per quel periodo della tua vita? Che cosa ti piace di più in Slaine?
Oh, ho amato e amo ancora Slaine. Mi capitava d'avere delle specie di visioni oniriche su tutta quella roba dei guerrieri celtici. È stato davvero un bel periodo della mia vita - avevo più o meno 21 anni e la gente mi chiedeva l'autografo e mi offriva da bere. Sono stato disoccupato per circa un anno dopo aver lasciato il college, e all'improvviso c'erano file lunghissime di persone che mi chiedevano di fare un autografo sui lori fumetti. Allora 2000AD vendeva davvero bene: più di 200 mila copie alla settimana.

Ti sei guadagnato una meritata fama per le tue meravigliose copertine dipinte. Quelle di Preacher riassumono la vera essenza della serie. Come le hai realizzate? Leggevi prima la storia in modo da realizzare la copertina di quel numero? Garth Ennis ti dava delle indicazioni?
Ho fatto le prime 11 copertine e poi ho incominciato a sbavare dietro a Garth e Steve perché ero diversi numeri in anticipo rispetto a loro. Allora Garth ha iniziato a mandarmi degli sketch con le sue idee per le copertine, spesso prima che la storia fosse scritta, qualche volta Steve mi ha inviato via fax sketch o studi dei personaggi. Il solo personaggio che ho creato è il cane di Jessie.
Quale pensi sia la tua migliore copertina di Preacher? Perché? È inoltre la tua migliore copertina in assoluto o hai un'altra scelta?
La migliore copertina è per il volume "Fino alla fine del mondo". È la migliore perché quando l'ho finita, andando un po' di fretta, non pensavo fosse un granché ma quando l'ho vista stampata ho pensato "questo ragazzo è proprio bravo". Axel Alonso [l'editor di Preacher, N.d.T.] mi ha detto che quando è arrivata alla Vertigo, Garth era lì a New York e ha trascorso l'intero pomeriggio a guardarla nel suo ufficio.

Sei tra amici … tra ultra_amici. Perché preferisci fare il copertinista? È perché ti pagano meglio ;-)?
Sto tornando nuovamente a disegnare fumetti, principalmente perché dopo l'11 Settembre un sacco di lavoro che avevo in programma è stato cancellato. Mi è stato offerto di fare Authority e ho preso l'occasione, e da allora, una volta che si è diffusa la voce, mi sono arrivate numerose altre proposte per disegnare pagine interne. E la cosa mi piace, e all'incirca guadagno lo stesso denaro per una settimana di lavoro che mi davano per le copertine.

Ci sono molti artisti inglesi che hanno ottenuto denaro e fama nel mercato americano. Quale pensi sia la ragione principale? Potrebbe essere per un approccio familiare ma allo stesso tempo differente nei confronti del sogno americano e della sua mitologia?

Gli americani hanno visto 2000AD e hanno visto una quantità di talenti sottopagati e sottovalutati che si consumavano le dita fino all'osso per amore del medium [fumettistico] e ottenevano molto poco in termini di rispetto dai loro editori. Inoltre c'è il modo inglese di trattare le cose che è come quello americano ma sottosopra, avanzando rimbalzando sulla testa.

Ora stai lavorando anche per la Marvel. Qual è il tuo approccio ai loro supereroi? È diverso da quando lavoravi per la Vertigo? Hai meno libertà?
Non so molte riguardo alle politiche delle varie case editrici. Tutta la gente che lavora alla Marvel e alla DC collabora con entrambe e spesso cambia parte e va a lavorare per il gruppo opposto. Al momento comunque penso che TUTTI vogliano che il fumetto abbia successo come genere a sé. Sai è strano ma la Marvel ha Spiderman e gli X-Men, la DC ha Batman e Superman, la DC ha la linea Vertigo, la Marvel ha la linea Marvel Knights. Mi piace lavorare per entrambi e in generale non ho meno libertà da una parte o dall'altra.
Facciamo un gioco. Io elenco 10 nomi di copertinisti o illustratori. E tu dici la prima cosa che ti viene in mente.
Dave McKean
Un grande artista ma ora dovrebbe buttar via il suo computer.

Simon Bisley
È una vera forza della natura, un tipo davvero divertente e amo il suo lavoro. Spesso finiamo con l'ubriacarci stando a chiacchierare al telefono.

Alex Ross
Mr. Professionalità, una forza con cui bisogna fare i conti.

Brian Bolland
Il dio del Fumetto inglese. Lui, Gibbons, O'Neill e McMahon, David Lloyd e Gary Leach ridettero splendore al Fumetto Inglese per la prima volta dopo tanto tempo.

Tim Bradstreet
Sì, mi piace, è un tipo in gamba. È fa anche dei bei disegni.

Frank Frazetta
Nessuno è così bravo come lui quando è al suo meglio. Si beve Boris [Vallejo, N.d.T. ] e tutti quelli della "banda dei riferimenti fotografici".

Ashely Wood
Non conosco i suoi lavori … Sono sicuro che è uno bravo e cercherò di dare un'occhiata ai suoi disegni.

David Mack
Come sopra, sorry!

Mike Mignola
Lo amo. I disegni più potenti dopo Kirby.

Adam Hughes
Le donne più sexy dai tempi di Gil Elveren. Sono un suo grande fan.

Qual è il procedimento standard che segui per le tue copertine dipinte? Usi dei modelli? Ti interessa l'uso del computer e di effetti digitali?
Mi siedo e faccio il disegno senza alcun riferimento. Poi stendo la prima passata di colore e il resto e mi guardo intorno disperatamente per dei riferimenti dalla mia vasta collezione di riviste, libri e sketchbook per le rifiniture. Recentemente ho installato Poser 4 sul mio computer e lo uso per sapere dove disporre i punti luce. Quando sarò ricco ingaggerò qualche modello professionista, ma al momento sono io che mi metto in posa allo specchio o mia moglie Nikki quando io mi blocco. Faccio tutto nel mio sgabuzzino, sai.
Sul tuo sito è possibile vedere delle immagini in anteprima della tua storia di Authority [The Authority: Kev, oneshot in uscita ad Agosto negli States, N.d.T.]. È la prima nuova storia disegnata da te dopo lungo tempo. Come ti sei sentito? Puoi rivelarci qualche dettaglio sulla storia? È inserito nella serie regolare o si tratta di uno speciale?
È uno speciale di 44 pagine che ho disegnato E inchiostrato ed è il mio ritorno dopo un sacco di tempo al fumetto vero e proprio in bianco e nero. Sono piuttosto felice del risultato ma mi sento ancora un po' malfermo sui piedi. È uno speciale scritto da Garth Ennis con protagonista un ex-SAS, un perdente chiamato Kev, che poi ritornerà in un'altra storia ad Agosto, credo. Garth sta già scrivendo la seconda storia di Kev, che disegnerò sempre io. Personalmente spero di fare altro sul personaggio perché è davvero divertente.

Quale personaggio di Authority è il tuo preferito da disegnare?
I miei preferiti sono Apollo e la ragazza cinese con le ali.

Un po' di tempo fa è circolata la voce di una possibile collaborazione con Alan Moore su un nuovo progetto per la ABC. Puoi dirci qualcosa?
Si tratta di una storia western. È ancora in fase di sviluppo, ma l'ultima volta che ho parlato con lui mi ha detto che si farà.

Qual è il tuo sogno fumettistico?
Che un mio progetto venga accettato dalla Vertigo.

Che cosa significa "sperimentare" per un veterano come te?
Sono un vecchio trombone, in verità e mi piacciono i bei disegni e le buone storie, ma la cosa bella dei fumetti è che PUOI fare qualsiasi cosa voglia senza dover guardare al budget per gli effetti speciali o cambiare un finale per colpa della Coca-Cola. Trovare poi un editore però … Beh, si sperimenta per migliorare, e io voglio migliorare, odio pensare che i miei lavori migliori siano quelli del passato.

Sentiamo sempre parlare della "crisi del fumetto". Che cosa ne pensi? Credi che come dice Scott McCloud i fumetti debbano essere "re-inventati"?
Tenendo le dita incrociate, fino ad adesso non sono stato colpito troppo. Infatti dal punto di vista del business non sono mai stato in un posizione tanto forte. 
Penso che quello di cui c'è bisogno è qualcosa capace di attrarre un fan dei fumetti da qualsiasi parte del mondo - Europa, USA, Giappone …, ci sono milioni di fan là fuori. Non so cosa abbia detto Scott McCloud ma scommetto che è qualcosa di simile.
Fumetti e Internet. Il futuro dei comics è sul Web?
No. Non puoi leggere al computer mentre sei in bagno senza la paura di morire fulminato.

Il Fumetto può essere Arte? Se sì, elenca 3 fumetti che possono provarlo!
Il Fumetto Arte? QUALSIASI tentativo creativo è Arte. Se tua nonna fa a maglia un maglione, quello è Arte. In realtà ho dei dubbi sul fatto che alcune delle cose che sono definite Arte al giorno d'oggi siano davvero Arte, ma buon per loro. Comunque, io non pagherei 500 mila dollari per un paio di pantaloni sporchi, neppure se potessi spenderli - e poi ho già il mio personale paio di pantaloni sporchi.
I miei 3 fumetti preferiti:
Blueberry: Angel Face e Nez Cassé (raccolti in un unico volume dalla Titan Books) di Moebius
De Tanden Van De Haai di Boucq: NESSUNO può essere più brillante.
The Bodyssey di Corben

[Intervista condotta ad Aprile 2002]

venerdì 22 luglio 2016

recensioni in 4 parole [42]

Perdersi nel western: finalmente!
Si torna a lottare.
La supereroina che mancava!
Highwayman N. 1
Che il viaggio inizi.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Soggetto e sceneggiatura: Tito Faraci
Disegni e copertina: Enrique Breccia
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 240 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 6,50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
 
Quebrada - Seconda Caduta N. 1
di Matteo Casali (testi) e Michele Bertilorenzi (disegni)
Copertina: Giuseppe Camuncoli 
Editore: Radium (crowdfunding)
Formato: pdf
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Ms. Marvel Vol. 1
di G. Willow Wilson (testi) e Adrian Alphona (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: cartonato, 120 pagine, colore
Prezzo: € 12
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Highwayman N. 1 (english)
di Koren Shadmi
Formato: webcomics
Anno di pubblicazione: 2016

lunedì 27 giugno 2016

[Oldies but goldies] LEO ORTOLANI 2000

Rat-Man Collection N. 1.
Altro recupero di rilievo dall'archivio di Ultrazine.org (gloriosamente off-line oramai): un'intervista in 10 mosse al Maestro LEO ORTOLANI, datata... 2000!
Ben 16 anni fa ma direi (giudicate voi) che si fa ancora leggere con piacere.
Buona lettura! "Fletto i muscoli e sono nel vuoto."
LEO ORTOLANI
Intervista semiseria in 10 mosse
a cura di smoky man
(si ringrazia Michele Murino)
   
1) ULTRAzine: Rat-Man: un Batman “poco fortunato” apparentemente incrociato con Topolino (ma con il muso di scimmia) che agisce in un cosmo simil Marvel. Hai mai pensato al “mostro” che hai creato?
ORTOLANI: Ci penso tutti i giorni, anche troppo! Ma siccome sono affezionato a mio figlio (per ora l'unico) la cosa non mi può pesare più di quanto non possa pesare a qualunque padre... Tuttavia a volte è come se Lui scegliesse me per raccontare le sue str... storie, con un'arroganza e una prepotenza da rendermelo molto meno simpatico!... La convivenza a volte logora entrambi, specie quando facciamo i soliti tour de force per concludere un numero o per portarci avanti con il lavoro... allora ci sono le nottate fino alle 4 o alle 5, che gli uccellini fuori stanno già cinguettando.
Forse Rat-Man non l'ho nemmeno inventato io, forse è solo frutto di una strana combinazione di elementi che ha preso vita... un disegnatore... un'epoca storica precisa (la nostra)... la mancanza di valori... il dubbio che aleggia su ogni cosa... la voglia di ridere per non piangere... il caos che si profila all'orizzonte... i nostri pallidi tentativi per fermarlo... ed ecco Rat-Man. Forse. 

2) ULTRAzine: Un nome solo: Jack Kirby.
ORTOLANI: Un titolo solo: il RE.
Amo i suoi lavori e ormai è cosa arcinota... ma amo anche il modo in cui ha lavorato... sempre entusiasta di ciò che faceva, sempre pronto al colloquio con i suoi lettori, sempre a un livello alieno di bravura (anche dove non lo era)... Resto a guardare le sue tavole per ore e mi chiedo come cavolo facesse. Lui aveva un dono: vedeva i suoi fumetti in tre dimensioni e così li rendeva sulla carta. Non ho mai più trovato la stessa capacità.   

3) ULTRAzine: L’anima di Rat-Man è la parodia, che spesso per far nascere il sorriso ha bisogno che chi legge riconosca la fonte che viene “decostruita”. Come spieghi che il tuo albo abbia un pubblico “trasversale”, ossia venga letto da lettori di manga, di supereroi, bonelliani, ecc.?
ORTOLANI: Probabilmente perché ogni elemento che è presente in quegli albi, viene riportato nei miei in maniera spudorata, seppur a volte completamente trasfigurato e cambiato a seconda della necessità. Una parodia è sicuramente la maniera migliore per far ridere, basta prendere in giro ciò che esiste già. Più difficile è creare storie con elementi parodici, ma che stiano in piedi da sole, al di là del genere o delle cose tratte da altre fonti. Io spero sempre di seguire questa strada, anche se i risultati possono a volte essere altalenanti(con Star Rats ho invece prediletto la parodia pura). Se poi queste storie sono apprezzate, credo che sia anche perché tratto sempre, o quasi, gli argomenti parodiati con i guanti di velluto. Niente voglia di distruggere, insomma, ma molta voglia di rendere omaggio alle cose che mi sono piaciute, sia nei fumetti, che nei film, che nei libri.

4) ULTRAzine: Da qualche parte ho letto che – ormai è leggenda – disegnerai Rat-Man fino al 2014 (fino al #100?). [in realtà il finale è stato un po' posticipato, smoky2016] Pensi di continuare ad inventare nuove battute oppure speri in un ricambio del tuo pubblico così da riciclarne qualcuna? A proposito di battute ce n’è qualcuna che ti ha dato qualche problema?
ORTOLANI: "Fino alla fine!" Il motto di Ivan Drago può essere tranquillamente il mio! Non riciclerò vecchie battute già usate (a meno che non mi sbagli, e può succedere), ed è per questo che man mano che si va avanti, scrivere Rat-Man diventerà sempre più difficile...
Sicuramente molte volte una stessa battuta può essere raccontata in maniera diversa, anche se non ci sono molti modi per dire, ad esempio, che Cinzia sotto la gonna nasconde un arma impropria. Molte battute usate agli inizi, quando il terreno era vergine, non sono più disponibili, perché a poco a poco le battute su uno stesso argomento si esauriscono. Questo è uno dei motivi per cui Ratty vive anche avventure "extra" Città Senza Nome, dove il raccolto può essere ancora abbondante. Questo è il motivo per cui dopo 100 numeri la serie finirà, proprio perché credo che tutto ciò che dovevo dire, tutte le battute che dovevo fare su di essa saranno esaurite. I problemi con le battute sono di varia natura, non solo legati allo scritto, ma anche alla loro raffigurazione su carta. Quindi spesso devo ridisegnare una vignetta perché l'espressione del viso, dalla quale dipende il successo della battuta che si racconta, non è soddisfacente. O spesso, scrivendole, una parola viene sostituita con un’altra di uguale significato, perché nel nuovo caso si può caricare di una serie di significati totalmente diversi e molto più divertenti. Solo una cosa posso dire sulle battute: le migliori sono quelle spontanee. Ecco perché secondo me, se già non si possiede il senso dell'umorismo, è difficile scrivere cose divertenti. Ecco perché faccio fatica!

5) ULTRAzine: Tutti sanno che il tuo “sogno proibito”, fumettisticamente parlando, è di disegnare il Texone, prima o poi. Hai già in mente una trama?
ORTOLANI: Ovviamente sono già pronto!!! Non posso però raccontarti nulla della trama, soltanto che vedrebbe coinvolto Bonelli stesso...

6) ULTRAzine: Morgan rimarrà l’unico tuo tentativo nel fumetto “serio”? Hai in mente qualcos’altro? Quale personaggio ti piacerebbe scrivere?
ORTOLANI: Per ora resterà un caso isolato. In effetti scrivere storie serie è per me relativamente facile (con risultati ovviamente contestabili!), mentre la vera sfida è fare ridere. Credo pertanto che per un po’ continuerò su questa strada, ma... non si sa mai!

7) ULTRAzine: Venerdì 12 e Vita da Burba: fondamentalmente due fumetti horror?
ORTOLANI: No, solo il secondo. Durante il servizio militare ho vissuto momenti di puro terrore... e niente a che fare con il nonnismo. Era la assoluta e totale mancanza di logica in ogni cosa...avere a che fare con un animale pronto a morderti senza che tu sapessi PERCHE'! Ovviamente con un po’ di ironia sono sopravvissuto... ma il mio terrore per la gente in divisa è rimasto! Venerdì 12 invece è una storia d'amore... anche questa vissuta in prima persona e riproposta in tavole a fumetti grondanti odio per la Bedelia che fu!

8) ULTRAzine: Rivedremo mai di nuovo in azione l’investigatore Merlo?
ORTOLANI: Avevo progettato anni fa di farne un seguito, portando Merlo a contatto con i "bravi ragazzi", ma il progetto si è perso nei meandri della mia mente contorta...

9) ULTRAzine: Quale sarebbe la tua reazione se Alex Ross ti chiedesse di poter dipingere una cover di Rat-Man? E se squillasse il telefono e fosse Spielberg interessato a girare un live action sul nostro eroe preferito?
ORTOLANI: Innanzitutto penserei a uno scherzo di ULTRAzine, poi nell'agitazione accetterei la copertina di Spielberg e il film di Ross.

10) ULTRAzine: A parte il fatto che a voler fare i fumetti di questi tempi bisogna essere “duri come la pietra”, puoi svelarci il misterioso legame tra Geologia e Fumetto?
ORTOLANI: Nessun segreto...quando sei un geologo...quando recuperi gli strumenti nel fango, quando ti ritrovi da solo nei boschi, cercando un affioramento che non appare su nessuna carta, quando anche i serpenti ti sembra che siano amici, quando leccando una roccia capisci cos'è, quando immergendo le mani nella terra trovi la sua granulometria... allora passi una notte intera a pensare quale futuro tu voglia veramente. E non puoi sbagliare, perché per te sarebbe finita.
Io volevo fare il geologo.
Ciaoooooo
         
[Intervista pubblicata originariamente a Maggio 2000 su Ultrazine.org]

martedì 21 giugno 2016

recensioni in 4 parole [41]

A me gli occhi!
E zombie a Barcellona.
I dolori delle storie.
Tutto Pazienza Vol. 2: Zanardi 1981-1984
Zanna: innocente letale cinismo.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Jason Aaron (testi), Chris Bachalo (disegni), Kevin Nowlan (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 64 pagine, colore
Prezzo: € 3.30
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

di Brian K. Vaughan (testi) e Marcos Martin (disegni)
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Sputa tre volte
di Davide Reviati
Editore: Coconino Press/Fandango
Formato: brossurato, 560 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 25
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Tutto Pazienza Vol. 2: Zanardi 1981-1984
di Andrea Pazienza
Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso
Formato: cartonato, bianco e nero e colore
Prezzo: € 10
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 

martedì 31 maggio 2016

[Oldies but goldies] SERGIO BONELLI 2001

Continua la "riscoperta" degli articoli, interviste e materiali vari apparsi su Ultrazine.org ora che il sito non è più online. 
Questa volta si tratta di un recupero davvero importante: riproponiamo infatti un'intervista a SERGIO BONELLI (non credo sia necessario presentare una delle figure cardine, sia dal punto di vista creativo che da quello editoriale, della Storia del Fumetto italiano), raccolta dall'amico scrittore Fabrizio Lo Bianco e pubblicata su Ultrazine nel lontano 2001. Buona lettura!
Intervista a SERGIO BONELLI
Di Dino Battaglia, dell'editoria italiana e d'altro...
   
Abbiamo intervistato SERGIO BONELLI in occasione di un'importante mostra della scorsa primavera su Dino Battaglia a Bruxelles intitolata "Sotto il sole nero della malinconia", di cui l'editore milanese è stato uno dei promotori. [smoky nota: la mostra fu ospitata al Centre belge de la bande dessinée di Bruxelles dal 09/01 al 01/04/2001]. In questa chiacchierata abbiamo parlato dello stesso Battaglia, di editoria e di fumetto in genere.

Ci può parlare del connubio Bonelli Editore - Dino Battaglia?
In realtà più che parlare di Sergio Bonelli editore di Dino Battaglia amo parlare di Sergio Bonelli "con" Dino Battaglia. Quando l'ho conosciuto era il lontanissimo 1949, 1950 e la casa editrice era composta da due, tre persone. In quel momento è nata un'amicizia che si è protratta per anni ed è continuata anche quando Battaglia ha smesso di lavorare per la nostra piccola casa editrice e ha iniziato a collaborare con case editrici più importanti, inglesi come la Amalgamated Press, per il Vittorioso, per il Messaggero dei Ragazzi. Queste gli fornivano un tipo di lavoro più gratificante per lui, che soffriva, ed era un po' sprecato secondo me, a disegnare serie con sequenze ripetitive d'inseguimenti, d'azione. Per cui credo che le sue cose più importanti le abbia fatte per loro ma nonostante questo la nostra grande amicizia è continuata, fatta di consuetudini, di serate trascorse insieme, di piccoli viaggi.

Quale delle vostre nuove serie affiderebbe oggi a Battaglia?
Teoricamente, per quanto riguarda l'atmosfera gotica di cui era un maestro e uno dei più importanti interpreti a livello europeo, la tentazione sarebbe quella di proporgli Dampyr, una serie basata sui vampiri, un po' cupa che avrebbe bisogno del suo bianco e nero. Pensandoci bene ci sarebbe un'altra serie, Napoleone, che ha un aspetto molto poetico. Una serie che pur essendo il tipico giallo, con delle vicende poliziesche, ha un aspetto più delicato grazie ad alcuni personaggi molto particolari, surreali che Dino avrebbe reso in maniera perfetta.

Si dice che la Bonelli agli esordi fosse, ricorrendo a un termine talvolta abusato, l'etichetta "indipendente" degli anni '40: con quale atteggiamento guarda alle piccole case editrici di fumetto, in un periodo come questo di crisi del settore?
Guardando alla storia del Fumetto italiano, che magari pochi conoscono, in realtà negli anni del dopoguerra la maggior parte delle case editrici poteva essere considerata indipendente. I grandi colossi dell'editoria come Mondatori o Rizzoli snobbavano molto il medium Fumetto e così facendo hanno permesso la nascita di piccole case editrici come la nostra e tante altre, alcune ancora presenti in edicola, altre che purtroppo sono sparite. Il fenomeno della casa editrice indipendente e, come dico io volentieri, "superartigianale", è stato un fenomeno generale.
Noi siamo cresciuti molto, penso anche troppo, per una sorta di passione e di curiosità che mi ha spinto ad avere intorno a me un numero sempre maggiore di disegnatori. Tutto questo non per ragioni commerciali ma per quella passione che mi spingeva ad arruolare un bravissimo disegnatore che scoprivo in Inghilterra, un altro che vedevo in Spagna, un argentino che mi piaceva - e quindi oggi ci troviamo con dimensioni totalmente diverse da altri. Però la cosa non mi piace. Guardo con molta simpatia chi ha delle piccole dimensioni e ogni tanto affronta il mercato e ci prova. Il problema vero è che purtroppo oggi, per chi comincia con pochi mezzi, è molto più difficile. Intanto il mercato richiede un'organizzazione distributiva con molte più copie di quelle che occorrevano al tempo in cui abbiamo iniziato noi.
In Italia ci sono 35 mila edicole e se si vuole avere la sensazione di aver fatto un vero tentativo con una buona distribuzione occorre mettere in circolo 60, 70, 80 mila copie, con grandi spese. Mentre prima per un test credibile erano sufficienti 15 mila copie. Quindi guardo con simpatia chi oggi è come ero io 40, 50 anni fa e mi manca l'apporto di quei giovani editori che hanno incominciato e che poi hanno smesso.
Sento molto la responsabilità di rappresentare, purtroppo, l'ultima spiaggia per tutti quegli sceneggiatori e disegnatori che volessero intraprendere questa professione perché con la scomparsa di tanti editori tanti che cercano lavoro fanno fatica a trovarlo. Io stesso, per quanto abbia tanti collaboratori, ma proprio tanti, tanti, non posso certo trasformarmi in un ente assistenziale. Questo è un senso di responsabilità molto grave che prima non sentivo perché c'erano dei piccoli editori che facevano anche un po' da palestra per chi cominciava. Questa situazione di monopolio che si è in pratica creata adesso non è un privilegio ma anzi mi dà l'ansia di non poter dare lavoro a tutti quelli che me lo chiedono.

Ritiene che il fumetto possa ricoprire un ruolo rilevante nella cultura e nell'arte contemporanea?
Personalmente non ho mai pronunciato la parola Arte perché è una definizione difficile. Mi è capitato di leggerla, questo sì. Mi accontento di poter pensare che il Fumetto è un'espressione d'alto artigianato che rappresenta spesso anche il frutto dell'incontro di più persone perché non sempre il soggetto è fatto dalla stessa persona che fa i disegni. Sinceramente mi accontento di molto meno. È molto difficile stabilire cosa sia Arte e cosa non lo sia, e quindi esito a pronunciare questa parola. Mi accontento di stabilire che come altri media - cinema, teatro, canzone, qualunque mezzo d'espressione - può essere usato bene o male e dare risultati nobili o ignobili. La parola Arte non mi sento proprio di pronunciarla, e nessuno di noi che lavora in questo campo, in fondo, ha mai avuto queste pretese. Può anche diventarlo, però - una cosa che può anche essere discussa è che quando si avvicina troppo all'Arte o intende diventare Arte è facile che perda quelle caratteristiche di immediatezza che sono proprie del Fumetto in genere.
È una domanda che sicuramente richiederebbe un paio d'ore di conversazione seduti tranquillamente in poltrona.
Torpedo
Quale fumetto o quale autore non-Bonelli le sarebbe piaciuto editare?
Mi sarebbe piaciuto editare Torpedo, scritto da Abuli e disegnato dallo spagnolo Bernet, che è un amico e ha anche disegnato un Texone per noi. È una serie pubblicata sia in Spagna che in Francia, su un gangster violento ma ironico. E poi, mi sarebbe piaciuto editare, ma è solo colpa mia se non è successo, Corto Maltese perché Hugo Pratt, in una nostra gita in macchina, l'aveva offerto in prima visione a me. Ma con Hugo avevo una tale amicizia che cercavamo di limitare al massimo i nostri rapporti di lavoro perché stavamo molto bene andato a spasso, andando al cinema - mentre magari sul lavoro, non dico che avremmo potuto guastare tutto, ma magari ci sarebbe stato qualche momento un po' più nervoso.

giovedì 26 maggio 2016

recensioni in 4 parole [40]

Il lavoro: orrore vero.
Troppo chiedere solo Moore.
Intrecci, definizioni, rompicapi, divertimento.
Qualcosa è andato storto.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Dylan Dog N. 356 - La macchina umana
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Fabrizio De Tommaso
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 

Cinema Purgatorio N. 1 (in Inglese)
Storie: Alan Moore & AAVV
Disegni: Kevin O'Neill & AAVV.
Editore: Avatar Press
Formato: 52 pagine, bianco e nero
Prezzo: $ 5,99
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI e QUI (in Inglese)

More Fun

Storia e disegni: Paolo Bacilieri
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero (e colore)
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI e QUI 

Injection Vol. 1 (in Inglese)
di Warren Ellis (testi), Declan Shalvey (disegni) e Jordie Bellaire (colori)
Editore: Image Comics
Formato:  brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: $ 9,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 11 maggio 2016

LADRÖNN: Jodorowsky e il ritorno di El Topo

*** ENGLISH VERSION BELOW ***
La notizia è stata diffusa ufficialmente pochi giorni fa: Alejandro Jodorowsky ha realizzato il seguito del suo film-culto El Topo... a fumetti! 
Illustrato dal magistrale LADRÖNN, che con il poliedrico artista cileno naturalizzato francese aveva già realizzato l'Incal Finale, sarà pubblicato a Giugno in Francia per Glénat: si intitolerà Les fils d’El Topo (in italiano, I figli di El Topo) e sarà una trilogia.

A dire la verità, grazie a regolari contatti con Ladrönn, artista che ammiro da tempo e autentico gentiluomo, ero a conoscenza di questo evento sin dall'anno scorso e, in realtà, lo stesso Jodorowsky ne aveva parlato in un video diffuso da Glénat, pubblicato sul canale Youtube della casa editrice a Febbraio 2015 (si veda intorno al settimo minuto), in previsione di un'uscita nei mesi a venire.
Per cui colto dall'eccitazione avevo subito approfittato per intervistare LADRÖNN ma l'intervista era stata poi lasciata in sospeso perché il libro aveva subito qualche ritardo e sarebbe stato pubblicato solo nel 2016.
Nel seguito potete finalmente leggere la chiacchierata con Ladrönn, disegnatore dal segno vibrante e dallo storytelling elegante, su I figli di El Topo, nella speranza di vederne presto una edizione Italiana.

Un grazie speciale all'amico Ladrönn per la sua disponibilità.

L'intervista è stata raccolta inizialmente a Giugno 2015, rivista e completata ad Aprile 2016. 
Tutte le immagini sono tratte da Les fils d’El Topo 1-Caïn di Jodorowsky e Ladrönn.
Buona lettura! 
smoky man: Quando hai iniziato a lavorare a I figli di El Topo? Se ben ricordo Jodorowsky aveva pianificato di farne un film che poi non è stato mai realizzato...
Ladrönn:
Alejandro Jodorowsky ha scritto la sceneggiatura per I figli di El Topo oltre trent’anni fa come sequel di El Topo, il suo film cult del 1970. Sin da allora ha cercato di realizzare il film ma sappiamo tutti che non è una cosa facile: occorre tempo e tanto denaro.
Alejandro crede che il fallimento non esista e che quando non puoi realizzare un'idea in un certo modo, lo puoi fare in un modo diverso. Dopo aver finito di lavorare sull'Incal Finale, Alejandro ed io abbiamo parlato de I figli di El Topo: voleva capire quali potessero essere le opzioni per creare qualcosa partendo dalla sua sceneggiatura per il film.
In origine, l’idea era di realizzare una sorta di adattamento illustrato del film, non un fumetto vero e proprio, vero?
Sì, è così. Alejandro voleva creare un art-book con i personaggi e gli ambienti presenti ne I figli di El Topo, una sorta di “storyboard dipinto”. Mi ha dato la sceneggiatura originale e ho lavorato su quest’idea dipingendo diverse scene e facendo alcuni ritratti dei personaggi principali.

Come siete passati a fare un “vero e proprio” fumetto?
Dopo aver visto quello che avevo prodotto, Alejandro ed io abbiamo pensato che ci fosse sufficiente potenziale per trasformarlo, con qualche aggiustamento, in un nuovo tipo di fumetto, in questo caso, un fumetto con l’atmosfera di un film. L'idea per noi era chiara: non volevamo realizzare un fumetto tradizionale, piuttosto volevamo creare un "graphic film". Così abbiamo iniziato a lavorare al fumetto, abbiamo parlato del tipo di disegni e abbiamo concordato che avrebbero dovuto essere realistici. Poi abbiamo deciso che le tre strisce sarebbero state il layout migliore per la pagina, così che i lettori avrebbero avuto la sensazione di un film al cinema.

Com'è lavorare con Jodorowsky? Che tipo di collaborazione avete stabilito tra voi?
Per me, lavorare con Alejandro è e sempre sarà un privilegio: è una persona brillante ed estremamente creativa, un uomo saggio, una persona da cui si impara molto.
Dal momento che I figli di El Topo era stato pensato per essere un film, abbiamo dovuto pensare alle ambientazioni e ai personaggi.
Quando lavoriamo insieme, Alejandro e io discutiamo di dove “mettere la cinepresa” e decidiamo insieme quali siano le scelte migliori, poi creo i layout e successivamente decidiamo, come si fa per il montaggio di un film. Lavoriamo come un team.
Il nostro modo di lavorare è semplice: stiamo sempre in videochat e in questo modo la collaborazione scorre in modo fantastico e il feedback è immediato. Alejandro, letteralmente, “gira” il fumetto come se stesse girando un film e io realizzo dei bozzetti delle cose più importanti, lavoriamo praticamente in tempo reale: è una maniera inusuale di realizzare un fumetto ma di sicuro è il modo migliore per creare qualcosa con una propria personalità. Con l'aiuto di mia moglie, prendo inoltre nota dei testi e di altri dettagli specifici: potremmo scrivere un libro soltanto raccogliendo quelle annotazioni.
Nel suo sviluppo, hai contribuito con qualche tua idea alla storia?
Sì, io e Alejandro abbiamo lavorato spalla a spalla su ogni singola tavola de I figli di El Topo. Leggevamo continuamente la sceneggiatura, io facevo i layout e poi decidevamo quale fosse l'approccio migliore per la storia, per le scene e i personaggi.
Alejandro è un attore esperto e, per alcune scene, ha recitato per mostrare quali fossero i sentimenti provati dai personaggi in momenti precisi della storia.
Alla fine, Alejandro e io abbiamo risolto insieme tutte le situazioni presenti nella sceneggiatura.

In che cosa El Topo si differenzia dai tuoi fumetti sull'Incal?
Incal Finale è stato un progetto fantastico, un'avventura cosmica, una specie di sinistra commedia con un tocco di black humor. I personaggi erano sempre impegnati a salvare l'universo e c'era poco spazio per sentire i loro pensieri e conoscere quello che provavano. I figli di El Topo è un'opera completamente diversa: è una storia senza tempo, ambientata in un altro universo. È un racconto in cui scaviamo in profondità nell'anima e nella natura dei personaggi. In questa opera possiamo vedere e sentire l’atmosfera degli eventi, l’assurdo fanatismo della gente, la follia religiosa unita all’ipocrisia, la pura innocenza, la rabbia e l’ambizione.
A mio parere, I figli di El Topo è una delle più belle ed esemplari storie scritte da Alejandro Jodorowsky.

Ora il fumetto è finito e presto sarà disponibile. So bene che questa è una domanda difficile da fare a un artista ma... sei soddisfatto del risultato finale?
Il primo libro, Caïn, è pronto. L'ho finito qualche mese fa e ora sono al lavoro sul secondo libro.
La tua è una domanda difficile perché un artista non vede mai un proprio lavoro come finito, vorrà sempre fare di più di più, ma ovviamente un giorno bisogna fermarsi e lasciarlo andare, altrimenti si diventa pazzi. Sono felice e soddisfatto del lavoro che io e Alejandro abbiamo realizzato insieme.
Quanti volumi de I figli di El Topo sono previsti?
Il progetto prevede tre soli volumi.

Stai lavorando a qualcos'altro? Fumetti, copertine? O sogni solamente un po' di riposo?
Quando si lavora a un libro a volte ci si dimentica di cosa sia dormire. Ho potuto riposarmi qualche giorno dopo la conclusione del primo albo ma sono già pronto ad iniziare il nuovo. Mi piacerebbe fare molte altre cose ma la verità  è che disegnare un fumetto del genere richiede tantissimo tempo.

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LADRÖNN: Jodorowsky and El Topo's return
In June, Glénat will publish Les fils d’El Topo 1-Caïn, the first volume of a trilogy that is... a comics sequel of El Topo, the cult movie written, scored, directed by and starring Alejandro Jodorowsky.
Les fils d’El Topo 1 is written by Jodorowsky and drawn by acclaimed artist LADRÖNN who previously worked together on Final Incal.
I originally interviewed Ladrönn in 2015 discussing the work and its production but then we decided to wait for the actual publication of the book and... here we are!
The interview has been edited and updated in April 2016.
Special thanks to Ladrönn for his support. I want to publicly say that I consider him one of the best artists working in comics and it was a real pleasure interviewing him.

All pictures are from Les fils d’El Topo 1-Caïn by Jodorowsky and Ladrönn.

smoky man: How did you start working on THE SONS OF EL TOPO? If I remember well, Jodorowsky planned to make a movie out of it, an unproduced movie...
Ladrönn:
Alejandro Jodorowsky wrote the script for THE SONS OF EL TOPO more than three decades ago as a sequel to the cult film EL TOPO (1970). Since then, he has been trying to make the movie, but we know that it is not easy, it takes time and a lot of money. Alejandro believes that failure doesn't exist and when you can't realize your idea in one way, you can do it in a new way. After I finished the FINAL INCAL Alejandro and I talked about THE SONS OF EL TOPO: he wanted to know what could be the possibilities to create something with his movie script.

The original idea was some sort of illustrated movie adaptation drawn by you, not sequential art... am I right?
Yes, you are right. Alejandro wanted to create an art book based on the characters and landscapes of THE SONS OF EL TOPO story, some kind of painted storyboard. I got the  original script and I worked on this idea, I painted some scenes and I did some portraits of the main characters.
How did it become a "proper" comic?
After seeing the painted artwork that I did, Alejandro and I thought that the art had enough potential to become, with some adjustments, a new kind of comic book, in this case, a book with a movie atmosphere. The idea was clear now for us: we did not want to create a traditional comic book, instead we wanted to create a "graphic film". Alejandro and I started to develop the book, we talked about the interior art, we agreed that it should be realistic, then we decided that three bands was the best layout for the pages, so the readers could feel they are in a movie theather.

How's working with Jodorowsky? What kind of collaboration did you establish?
For me, working with Alejandro is and always will be a privilege: he is a brilliant and extremely creative person, a wise man, you learn a lot from him. Since the THE SONS OF EL TOPO was planned to be a movie, we had to plan from the sets to the character designs. When we work, Alejandro and I discuss where is the best place ‘to locate the camera’ and we pick the best choices, then I create some layouts and finally we edit them, as an editor does with a film. We work like a team. Our process is simple: we videochat all the time, in this way the work flows in a fantastic way and the feedback is immediate. Alejandro literally shoots the strip in the same way as he shoots a movie and I draw layouts of the most important things, we work in real time: it is a very unusual way of doing a comic book, but definitely the best way if you want to create something with its own personality. With the help of my wife, I also take notes of the texts and other specific details, we could write a book only with this notes.
Did you contribute with any ideas during the development?
Yes, I did. Alejandro and I worked shoulder to shoulder on every single page of THE SONS OF EL TOPO. We read the script all the time, I do specific layouts and then we talk about what could be the best approach for the story, the scenes and the characters. Alejandro is an experienced actor, in some scenes he performed to express the different kinds of feelings the characters had in precise moments of the story. At the end of the day Alejandro and I resolved all the situations that the script had proposed.

In which ways El Topo is different compared to the Incal books?
The FINAL INCAL was a fantastic project, it was a cosmic adventure, some sort of scary comedy with a touch of black humor. The characters were always busy trying to save the universe and there was little time to hear their thoughts and know their feelings. THE SONS OF EL TOPO is a completely different book: this is a timeless story, a story set in a different universe. In this story we will go deep into the soul and the human nature of the characters. In this book we can see and feel the mood of the scenes, the people's absurd fanaticism, the religious madness combined with hypocrisy, the pure innocence, the rage and the ambition.
From my point of view, THE SONS OF EL TOPO is one of the most beautiful and exemplary stories written by Alejandro Jodorowsky.
Now the story is done and it will be available soon. I know this could be a difficult question for an artist to answer but… are you satisfied by the final result?
The first book, Caïn, is done. I finished it some months ago, right now I'm working on the second book.
That is a difficult question, because an artist never see his work finished, you always want to do more and more, but seriously, one day you need to stop and let it go, otherwise you will become crazy. I'm happy and satisfied with the work that Alejandro and I did together.

How many volumes for The Sons of El Topo do you plan?
The original plan is to create only three books.

Any other project you are currently working on? Other comics, covers? Or do you just dream to take some rest?
When you work on a book sometimes you forget what sleep is. I could rest some days after I delivery the first book, now I'm ready to start the next chapter. I would like to do many things along this project, but the truth is that it takes a lot of time to draw one book like this.