venerdì 13 luglio 2018

recensioni in 4 parole [56]

Alla fine, essi tornano.
Di bollori e deliri.
Audace ma non troppo.
Tomie
La bellezza del Male.

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Abbiamo detto 4 parole su:
Marvel 2-in-1 N.1
di Chip Zdarsky  (storia), Jim Cheung (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Estate
di Alessandro Tota (testi e disegni)
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 174 pagine, bicromia
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Deadwood Dick N.1
di R. Lansdale (soggetto), M. Masiero (sceneggiatura), C. Mastantuono (disegni)
Copertina: Corrado Mastantuono
Editore: Sergio Bonelli
Formato: brossurato, 64 pagine, b/n
Prezzo: € 3,50
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Tomie
di Junji Ito (testi e disegni)
Editore: J-Pop
Formato: brossurato, 700 pagine, b/n
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 4 luglio 2018

Ci vuole Pazienza?

Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Nelle scorse settimane, a trent'anni dalla prematura scomparsa, si è giustamente parlato molto - e si continuerà a parlare - di ANDREA PAZIENZA, della sua Vita & della sua Arte.

Le celebrazioni corrono intrinsecamente sempre il rischio di diventare un rito, un meccanismo che si ripete senza guizzi. L'esatto opposto, credo, di quello che Pazienza ha portato avanti e testimoniato con la sua vicenda artistica e personale.

Così, non senza una certa dose d'incoscienza, nei giorni scorsi ho buttato giù una lista di fumettisti e fumettiste (che volendo, potremmo, nella gran parte dei casi, definire come autori di "graphic novel", se l'etichetta piace), nati a partire dal 1980 in poi - e che quindi hanno "scoperto" Pazienza dopo la sua morte - e li ho contattati via email, curioso di capire quale "lascito" del Paz ci fosse nel loro modo di fare Fumetto.

Si è tratta, ovviamente, di una fumosa investigazione che rimane tuttora aperta e tale, credo, resterà.

Titolo: Ci vuole Pazienza?
Uno sguardo sul presente e sul futuro. Non sullo squisito cadavere gelido dell'Artista.
DOMANDA: In questo anno di commemorazione per i "30 anni senza", cosa è rimasto della magmatica narrazione del Paz? Cosa c'è di lui nel tuo fare fumetti?

Nel seguito potete leggere le risposte inviate da, in ordine alfabetico, Pablo Cammello, Vincenzo Filosa, Francesco Guarnaccia, Lorenzo Palloni, Emanuele Rosso e Alessandro Tota.

Ringrazio di cuore gli autori per il loro contributo e se qualcun altro volesse intervenire... beh, noi siamo qui! ;)
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Pablo Cammello: Pazienza è stato un autore talmente potente che la sua carcassa ce la siamo trascinata dietro per anni. E' stato presente come fantasma dietro ogni fumetto alternativo, o produzione underground, è stato il metro di paragone per ogni opera più radicale. Mi è capitato di vederne moltissimi ispirarsi a lui fino a sconfinare nel plagio. Oggi secondo me il fumetto "underground" o come lo vogliamo chiamare è riuscito ad assimilarlo conquistando una sua identità. Pazienza rimane sempre, ma è più defilato, dietro le quinte.
Per me personalmente è servito durante l'adolescenza per darmi una direzione come una stella cometa e per farmi capire che le cose potevano essere fatte anche così. Cazzo quando ho letto "Perché Pippo sembra uno sballato" su un  vecchio numero di Cannibale volevo essere come lui, una specie di Jim Morrison rockstar che fa i fumetti. Molte cose, delle sue tematiche o intenzioni me le sono portate dietro, ma penso che come autore ho realizzato presto di avere un carattere diversissimo, sia nella narrazione che nel disegno. L'ho sempre vista come una cosa positiva quest'ultima, perché non puoi battere il fuoriclasse giocando nel suo stesso campionato.

Anni fa però finii per partecipare a un concorso dove dovevo rappresentare la vita di Pazienza in una tavola. Ebbi un'idea ispirata dagli Ultimi Giorni di Pompeo e la disegnai. La giuria considerò il disegno come oltraggioso non abbastanza "positivo" come omaggio e venni escluso dalla mostra. In fondo vissi questa cosa come una medaglia al valore, perchè se persino le Istituzioni avevano rifiutato quella tavola dovevo essere su quel percorso che lui prima di me aveva tracciato. Oppure semplicemente facevo schifo io, ma queste sono cose che non potremo sapere mai.
[La tavola in questione è qui sotto, smoky ;)]

[Pablo Cammello, fumettista e illustratore milanese, è autore del webcomic Tumorama, pubblicato in volume nel 2017 da Shockdom, e di Giallo Arcobaleno (2016) edito da Passenger Press.]
Testi e disegni di Pablo Cammello.
Vincenzo Filosa: Alla fine degli anni '90 Pazienza ha cambiato il mio modo di intendere il fumetto. A distanza di vent'anni, continuo ancora a estirpare come erbaccia anche la più piccola influenza che ha sul mio lavoro. Perché Pazienza non avrebbe mai dovuto fare "scuola", soprattutto a quegli autori che come me non hanno ancora la padronanza piena di un linguaggio complesso come il fumetto. Con i suoi lavori Pazienza ti spinge sempre a giocare con il disegno, a sprigionare la creatività e a essere liberi... sono davvero in pochi quelli che davvero possono permettersi di farlo. Io giro sempre al largo quando nei dintorni c'è una ristampa di Zanardi...

[Vincenzo Filosa (Crotone, 1980) è autore di Viaggio a Tokyo (2015) e Figlio unico (2017), entrambi editi da Canicola. Tra i maggiori esperti in Italia di manga, è curatore per Coconino della collana Gegika e traduttore di maestri come Shigeru Mizuki, Yoshiharu Tsuge, Jiro Taniguchi, Tadao Tsuge. Vive e lavora a Milano.] 
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Francesco Guarnaccia: Quest'anno all'Arf Festival a Roma c'era una mostra di Andrea Pazienza, in occasione del trentennale della sua morte.
Una mostra di originali, una roba da farti venire la tremarella alle ginocchia.
All'ingresso della mostra di Andrea Pazienza c'è un'altra mostra, più piccola.
È proprio tra la biglietteria e la porta oltre la quale ci sono parecchie stanze piene di originali di Paz, quindi ci passi per forza.
Quella è la mia mostra. È come se avessi fatto da "gruppo spalla" ad un concerto di Andrea Pazienza, una roba da farmi venire la tremarella a tutte quante le membra.
Quello che Andrea Pazienza ha lasciato agli autori di fumetti italiani, il macigno della sua eredità, è una cosa che funziona al contrario. Per ogni autore, se sei un autore c'è una soglia che quando la  oltrepassi c'è una serie di stanze con appesi al muro tutte le opere che fanno di te un autore maturo. Per arrivare lì c'è un'anticamera. È proprio tra la biglietteria e la porta quindi ci passi per forza. Lì c'è la mostra dei tuoi gruppi spalla, quelli a cui ti sei appoggiato e da cui hai imparato per diventare l'artista che sei, e in quella stanza, per tutti quanti, ci sono un sacco di originali di Pazienza.

[Francesco Guarnaccia (Pisa, 1994), membro di Mammaiuto, ha pubblicato From Here To Eternity per Shockdom (2016), precedentemente serializzato sul sito del collettivo, e il recente Iperurania (2018) con BAO Publishing. Attualmente abita a Milano.]
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Lorenzo Palloni: Pazienza non è parte del mio passato, né della mia formazione.
Ho una certa fascinazione per l’estero che tengo a bada da quando ho cominciato a studiare veramente il Fumetto, ma per il me ragazzino/lettore di comics americani “Italia” voleva dire “noia”. E così anche le sue emanazioni autoriali. Semplicemente le ignoravo.
L’aver scoperto Pazienza da post-studente, pochissimi anni fa, con già in mano qualche strumento per poterlo decodificare, è stato un colpo al basso ventre: come si poteva essere così feroci e aggraziati, così spietati e profondi, tutto al tempo stesso? Come si potevano avere quelle intuizioni accecanti che ti portano ad esplodere le tavole con vignette e testi solidi come marmo? Come fottersene amabilmente di tutto ciò che ci rende civili per sfornare proiettili narrativi che frantumano borghesia e comparti sociali?
E quindi perché non poteva insegnarmi come si fa?
Negli occhi e nello stomaco mi rimangono soprattutto le storie nere di Zanardi, e quelle paradossali di Stella. Uber alles: “Giallo Scolastico”, “Cenerentola 1987” e ovviamente “Notte di carnevale”.
Leggerlo, immagino, mi ha insegnato più di quello che avrebbe potuto fare in carne ed ossa: una dose di steroidi a piena vena per qualcuno che vuole farsi i muscoli.
Se c’è qualcosa di Pazienza nel mio raccontare sono la ricerca della ferocia (ineguagliabile, la sua) l’andare oltre il limite (irraggiungibile, il suo) e l’invidia (inestinguibile, la mia).

[Lorenzo Palloni (Arezzo, 1987), membro del collettivo Mammaiuto, prolifico autore completo, disegnatore e sceneggiatore ha pubblicato diversi graphic novel e webcomics. Tra questi citiamo Mooned, Esatto e i più recenti Scary Allan Crow (insieme a Dj Aladyn; Edizioni Inkiostro, 2017) e 365 (per i disegni Paolo Castaldi; Shockdom, 2018).]
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Emanuele Rosso: Per me Pazienza è sempre stata una strana "bestia": ho iniziato a leggerlo tardi, negli anni dell'università, una volta sbarcato a Bologna, la "sua" città, recuperando qualche vecchio volume delle edizioni Primo Carnera nelle bancarelle dell'usato, e le prime raccolte abbinate ai quotidiani. Non posso dire che abbia influenzato in maniera diretta il mio approccio ai fumetti, ma non ho poi mai smesso, a fasi alterne, di tornarci sopra e studiarmelo con la consapevolezza maturata nel frattempo.

Ci sono almeno due cose che lo rendono "eterno", o comunque fuori dal tempo e dalle mode.

Una, più ovvia, è il segno: la naturalezza con cui traccia le linee di pennarello raccontano di un talento naturale, di un autore che non ha bisogno di abbellire, di riempire la tavola di dettagli, perché nel segno, anche in quello più "minimal", c'è già tutto quello che serve. Il segno di Pazienza è generativo, crea mondi dal nulla (come ogni segno, in realtà, ma certi segni lo sanno fare più di altri). Credo che sia uno degli obiettivi a cui tutti gli autori di fumetto dovrebbero tendere.

La seconda è la parola: non so se naturale quanto il segno, o studiata (ma conoscendo il soggetto immagino più la prima opzione), resta il fatto che ogni grande autore crea mondi anche con la parola, disegna linguaggio, grazie a neologismi, recupero di arcaismi, dialettalismi, slang giovanile, tenendo insieme lessico alto e basso, pop e trash. In questo Pazienza ha sempre avuto una marcia in più rispetto a qualsiasi altro autore italiano (l'unico che sembra portare avanti un discorso simile di questi tempi è Gipi). Pazienza è stato imitatissimo, ma se copiare il segno può essere facile, copiare la parola è difficilissimo (e forse inutile, perché niente è più personale della lingua, più ancora del segno).

Pur non essendo quindi ispirazione evidente rispetto al mio lavoro, il suo percorso artistico rimane un "exemplum". Anche perchè, parafrasando il titolo del libro-intervista che il giornalista David Lipsky ha realizzato con David Foster Wallace, non si può non finire per diventare se stessi.

[Emanuele Rosso (Udine, 1982) è autore dei graphic novel Passato, prossimo (Tunué, 2013) e Limoni. Cronache di quotidiane resistenze sentimentali (Coconino Press/Fandango, 2017). Scrive per Fumettologica e Banana Oil. Inoltre, si occupa professionalmente di fotografia e, dal 2007 al 2016, ha collaborato con Radio Città del Capo (Popolare Network) conducendo diversi programmi. Vive e lavora a Bologna.] 
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Alessandro Tota: Ho provato a scrivere qualcosa, ma non mi viene niente, ne ho parlato troppo in troppe sedi. L'unica cosa che davvero mi viene in mente quando penso a Pazienza è questa canzone di Lucio Battisti [link qui]. 

[Alessandro Tota (Bari, 1982), tra i fondatori della rivista Canicola, ha pubblicato Yeti (2010), Fratelli (2011), Il ladro di libri (in collaborazione con Pierre Van Hove, 2015), Charles (2016) per Coconino Press e il recente Estate per Oblomov. Vive e lavora a Parigi.]


Se ne vuoi ancora: 

sabato 16 giugno 2018

Cos'e PAZ!

Trent'anni senza ANDREA PAZIENZA, che ci lasciava nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 1988.
Trent'anni senza il suo segno, le sue parole, il suo genio inarrestabile.
Trent'anni sono tanti ma il ricordo e l'ammirazione per un Artista d'immenso talento permane e, se possibile, si rafforza.

Innumerevoli quindi, di questi tempi, le "iniziative" dedicate a Pazienza e non potrebbe andare diversamente. Segnalo tra le tante: la Mostra romana organizzata nell'ambito dell'Arf! visitabile fino al 15 Luglio; i nuovi volumi di "Extra Pazienza" in uscita dal 22 giugno a cadenza settimanale (info qui); il numero di giugno di Linus con la mirabile copertina-omaggio di Paolo Bacilieri, l'intervista in video a Marina Comandini apparsa su Republica unitamente a un tris di articoli (qui, qui e qui); l'interessante pezzo di Vincenzo Sparagna e, ovviamente, molto altro a cercare sul Web.

Colgo inoltre l'occasione per riproporre l'UltraSpeciale dedicato a PAZIENZA che apparve su Ultrazine: pensato come ongoing, andò avanti per (sole) sei puntate (tra Aprile 2002 e Febbraio 2003) con i contributi, in ordine di apparizione, di: Davide Toffolo, Mauro Balloni, Daniela Amenta, Luca Genovese, Luca Enoch, Emanuele Di Giorgi, Claudio Parentela, Marcello Albano
Trovate il tutto QUI!

Un pensiero all'amico Marcello (I miss you): sono sicuro che con Paz starete architettando meraviglie!

giovedì 7 giugno 2018

[Oldies but goldies] JAMES JEAN 2004

Dall'archivio di Ultrazine continuano a riemergere reperti di un certo valore.

Ecco quindi un'intervista, datata 2004, a JAMES JEAN, fenomenale artista pluri-vincitore dell'Eisner Award nella categoria "Best Cover Artitst" (dal 2004-al 2009). Da qualche anno JEAN ha "abbandonato" il mondo dei comics per dedicarsi alla pittura e alle collaborazioni con il mondo della moda e del cinema.  
L'intervista originale fu condotta via e-mail nel mese di Maggio 2004, tradotta e pubblicata sul numero 39 della rivista Vertigo Presenta (Magic Press).

Per maggiori informazioni su James Jean, visitare il suo sito QUI.
smoky man: Sei nato a Taipei, Taiwan, nel 1979, ma quando avevi tre anni i tuoi genitori si sono trasferiti negli Stati Uniti. Hai poi studiato alla School of Visual Arts di New York conseguendo il BFA [Bachelor in Fine Arts, analogo al nostro diploma all'Accademia di Belle Arti, N.d.T] nel 2001. Nonostante questa formazione accademica sei finito a lavorare nel campo dei fumetti. Come è successo?
JAMES JEAN: Non ho mai pensato di propormi alla DC Comics, ma tutto è successo come un dono del cielo: un'opportunità e un lavoro davvero incredibili. Finiti gli studi, stavo cercando di ottenere un qualunque lavoro come illustratore, prendendo contatti con la maggior parte degli editori, ma il mio portfolio era poco ricco e coerente. Alcuni dei miei vecchi dipinti possono essere ancora visti sul mio sito. Un giorno sono andato alla DC con il mio amico Farel Dalrymple per incontrare un editor, e il mio biglietto da visita e l'indirizzo del mio sito sono arrivati tra le mani di Mark Chiarello che mi ha raccomandato a Shelly Bond che stava cercando un nuovo copertinista per Fables. Mi hanno dato l'incarico per le prime cinque copertine e poi hanno deciso di tenermi!

Le tue copertine hanno un tocco surreale, un forte senso della composizione e un sapore che le rende diverse e originali nel panorama dei comics mainstream. Qual è il processo creativo per realizzare una copertina di Fables? Ricevi da Willingham le sceneggiature complete o solo il soggetto? A quale tipo di "catena decisionale" rispondi? Mi riferisco a chi ha la parola finale per approvare una tua copertina... Che tecniche usi?
Leggere la sceneggiatura completa mi da molta più ispirazione su cui lavorare. È come mettere insieme i pezzi di un puzzle: più pezzi ci sono, migliore sarà l'immagine finale in termini di portata e intensità. Perciò chiedo sempre la sceneggiatura e la DC mi manda anche le pagine interne che fino a quel momento sono state già realizzate. È una bella collaborazione, dal momento che a volte Bucky [Mark Buckingham, N.d.T] prende qualcosa che ho fatto nella copertina, il modo in cui un personaggio è vestito o elementi grafici, e li usa nei suoi disegni. Per l'approvazione, rispondo a Shelly Bond che discute le copertine con Bill [Willingham]; anche Karen Berger da un'occhiata di controllo. Per le tecniche, sono ben equipaggiato con colori ad olio, acrilici, acquerelli, carboncino e Photoshop.
Una domanda impegnativa: qual è la principale qualità che una buona copertina deve avere?
Una buona copertina splende come un gioiello e fa vendere il libro o il fumetto. Detto questo, ammetto che le mie copertine non assalgono necessariamente gli occhi come molte altre che si vedono in giro, e quando ho iniziato a lavorare alla DC non pensavo che avrei potuto competere con tutte quelle illustrazioni dai forti contrasti e colori squillanti in mostra sugli scaffali. Preferisco una visione o una "lettura" più lenta dell'immagine, in senso formale e narrativo. Un'illustrazione riuscita racconta una storia, e quando la guardi dispiegarsi di fronte a te, rivela la sua bellezza in tutte le sue più sottili sfumature. In un mercato dell'immagine così complesso, originalità e ingegno sono qualità apprezzate.

Stante le tue origini, la cultura orientale ha influenzato il tuo stile in qualche modo? Quali artisti e disegnatori ammiri o ti hanno influenzato e continuano a farlo? Ho letto da qualche parte che eri un gran fan di Jim Lee. È vero?
La mia origine orientale mi guarda ogni volta che sto davanti allo specchio. Negli scaffali della mia libreria ci sono libri e cataloghi di Henry Darger, Yoshitoshi, Dean Cornwell, Alice Neel, Inka Essenhigh, Chris Ware, Frank Miller, Daniel Clowes, Antonia Lopez, Kathe Kollwitz e Sergio Toppi. Quando ero un teenager, i disegni di Jim Lee su Uncanny X-Men erano davvero strepitosi e lo rispetto anche come uomo d'affari.
Quali fumetti leggi? Perché?
Quando mi sento giù do sempre un'occhiata ad un numero di Biologic Show di Al Columbia; la sua storia in Blab #10 è sempre di grande ispirazione. Inoltre, qualsiasi cosa faccia Chris Ware è imperdibile. Eccetto qualche fumetto indipendente, i miei riferimenti sono la pittura e il cinema.

Considerando sia la scena mainstream che quella indipendente, qual è la tua sincera opinione sulla qualità dei fumetti prodotti attualmente in America?
Quando compravo fumetti nei primi anni '90 la maggior parte erano merda rivestita d'oro. Ma i comics hanno davvero fatto passi da gigante negli ultimi 5 anni in termini di maturità e qualità, specialmente nella scena indipendente. Penso che sia diventando assolutamente incredibile come design, illustrazione e animazione stiano convergendo sui comics.

Hai dei progetti per un "vero" fumetto?
Credo d'avere delle doti come illustratore ma non come cartoonist. Il fumetto richiede una sensibilità che non ho ancora acquisito e non ho alcun intenzione di punire i lettori con dei fumetti di qualità inferiore.
So che sei stato coinvolto nella produzione del nuovo film su Batman diretto dal regista di Memento Chris Nolan. Puoi darci qualche dettaglio? Come è lavorare per Hollywood?
Non ho mai lavorato con Chris Nolan, come riportato da alcune fonti, ma sono stato assunto da un dipartimento della DC per realizzare alcuni sketch che facessero da linee guida per lo stile del personaggio ma, per quanto ne so, non sono stati usati.

Concludiamo con un gioco. Ti elencherò cinque nomi di autori che considero tra gli attuali migliori copertinisti di comics. Ad ogni nome associa la prima cosa che ti viene in mente ;)
Double Scoop Sundae [una coppa gelato ai gusti misti con frutta e nocciole, N.d.T]

Crema e biscotti

Crema       

Burro di noce di cocco

Cioccolato fondente
Grazie James per la tua gentilezza.

mercoledì 23 maggio 2018

recensioni in 4 parole [55]

La morte dei cartoon.
L'apocalisse di vivere.
La rivista: il ritorno!
I sogni. Il denaro.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Dylan Dog Color Fest N. 25 - I conigli rosa muoiono
di  Luigi Mignacco (soggetto e sceneggiatura), Cesare Valeri (disegni), S. Algozzino (colore)
Copertina:  Lorenzo De Felici
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Èpos
di Marco Galli (testi & disegni)
Editore: Stigma
Formato: brossurato, 130 pagine, b/n + colore
Prezzo: € 17
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Linus - Anno LIV - N.5

di AA.VV.
Copertina: Art Spiegelman
Editore: Baldini & Castoldi
Formato: brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI
 
Joe Shuster
di Julian Voloj (testi) e Thomas Campi (disegni)
Editore: Bao Publishing
Formato: cartonato, 168, colore
Prezzo: € 21
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 9 maggio 2018

Faccio delle cose...

Fotogramma da Ecce bombo.
Mentre il Napoli Comicon, giunto meritoriamente al ventennale, si è concluso da qualche giorno con l'assegnazione d'intriganti premi Micheluzzi, la quarta edizione Arf! incombe con le sue romane meraviglie e il fumetto italiano assiste al "rilancio" di una storica rivista, nel mio piccolo, nonostante l'assenza da queste pagine da qualche tempo (comprensibilmente passata inosservata, ipotizzo), sono al lavoro su un tris di progetti che dovrebbero vedere la luce entro l'anno. 

Trattasi di "classici", direi, sia in senso letterale che in senso personale.

Ecco volevo informarvi di tutto questo visto che, non sia mai, magari stavate preoccupandovi per me... magari!

See you later, alligators!

lunedì 26 marzo 2018

[Oldies but goldies] GUIDO CREPAX 2001

È un dato di fatto: l'archivio di Ultrazine si conferma uno scrigno di piccoli tesori.
Così, rovistando tra i file, nei giorni scorsi ho ripescato un'intervista con il leggendario GUIDO CREPAX, una breve chiacchierata realizzata dall'amico Fabrizio Lo Bianco nel lontano 2001, pochi giorni dopo la chiusura di una mostra palermitana dedicata al Maestro milanese.
Potete (ri-)leggerla nel seguito. Buona lettura!
Grazie a Fabrizio per l'autorizzazione alla (ri-)pubblicazione.

GUIDO CREPAX: Tra tavole e spartiti
a cura di Fabrizio Lo Bianco    
   
Vi proponiamo una breve intervista a Guido Crepax, il disegnatore/illustratore milanese - protagonista del fumetto del dopoguerra italiano e mondiale con personaggi "culto" come Valentina - realizzata all'indomani della chiusura a Palermo della mostra dei suoi disegni dedicati al mondo della lirica. Un'occasione per parlare soprattutto di musica, ma anche per raccogliere qualche utile indicazione su come allestire le mostre dedicate agli autori di fumetto.

MUSICA E DINTORNI
Di recente (febbraio 2001) una sua mostra in Sicilia ha messo in evidenza una volta di più il suo stretto rapporto con la musica, in particolar modo con l'opera Lulu di Alban Berg. Come mai si è dedicato in particolar modo ai costumi per un'opera di musica classica "contemporanea"? È un genere che può affiancare alla sua notoria passione per il jazz?
Guido Crepax: Amo la musica in generale, soprattutto quella classica. Alban Berg rientra molto bene in un questo discorso musicale. Personalmente ho una predilezione beethoveniana ma mi piacciono anche Bach, Hendel e Mozart che è un po' la congiunzione tra Beethoven e i compositori precedenti. Riguardo il mio interesse per jazz, viene cronologicamente dopo. Però il jazz ha validità nei confronti della musica classica, anche se è molto diverso perché nel jazz c'è una parte improvvisata che nella musica classica non è mai esistita. Ci sono inoltre dei motivi interessanti per rendere ascoltabile anche la musica moderna, come la dodecafonia, ma non solo. Il mio musicista moderno prediletto, moderno per modo di dire visto che siamo nel nuovo millennio, per cui mi riferisco al secolo scorso, è, con preferenza secca, Igor Stravinskij, un musicista rivoluzionario per il suo tempo. In questo senso mi trovo in disaccordo con il grande critico tedesco Adorno che diceva che il vero rivoluzionario della musica non era Stravinskij ma Schönberg che aveva inventato la dodecafonia. Premetto che non sono preparato per dire che cos'è dodecafonico e che cosa non lo è, ma la musica dodecafonica mi interessa. Sia Schönberg che ne è il creatore, sia Alban Berg, che è l'altro grande, anzi un grandissimo, che è stato, secondo me, un musicista più convincente. Anche se la tecnica dodecafonica, che è non solo musicale ma anche matematica, è invenzione, creazione di Schönberg.
Ecco perché chi è preparato ascoltando questo genere di musica sa distinguere cosa è dodecafonia e cosa non lo è. Io non sono purtroppo tecnicamente preparato per farlo, anche se nella mia vita essendo figlio di un musicista - mio papà è stato un musicista importante, primo violoncello della Scala ed in altre orchestre importanti - ho sempre sentito parlare di musica in casa mia. Ascoltavo sempre mio papà quando dava lezioni, ed ero abituato a sentire non solo lui ma anche altri violoncellisti. Lo ascoltavo anche quando suonava il pianoforte suonare Mozart e altra musica piuttosto importante. Certo era un pianista dilettante, non era un virtuoso come Benedetti Michelangeli, ma nel violoncello era uno dei più bravi in senso assoluto.

Nutre qualche interesse per la musica pop?
No, purtroppo non la conosco dato che al di là della musica classica mi sono appassionato solo al jazz. Anche il jazz è un po' in crisi, temo irreversibile. Quando parlo di jazz mi riferisco a quello americano che poi si è sviluppato anche in Europa e attualmente il miglior jazz si suona in Italia. Ma il grande jazz è americano: Louis Armstrong, Roll Morton, Duke Ellington e tanti tanti altri. Se comincio a parlare di jazz non riesco più a zitto, forse è meglio se cambiamo argomento.
TECNICA E FRUIZIONE DEL FUMETTO
Nella sua carriera di illustratore non ha mai rinunciato a sperimentare tecniche diverse, non ultime quelle calcografiche. Quanto le sono state utili nella sua attività di "narratore per immagini"?
Ho provato a fare un po' di tutto nel campo grafico e quindi era abbastanza inevitabile che provassi a fare la litografia e la serigrafia. E queste tecniche mi sono servite anche nelle storie a fumetti. La serigrafia l'ho utilizzata nel lavoro per l'editore Franco Maria Ricci, in Casanova, ma fondamentalmente in Histoire d'O in cui mi sono misurato con la letteratura erotica. In questo mi sono messo in concorrenza con Manara a cui però riconosco la giovinezza, nel senso che essendo molto più giovane di me ha fatto prima di me tante cose.

Possiamo attenderci un suo ritorno al fumetto a tempo pieno?
Temo di no. È vero che in questi ultimi tempi mi sono allontanato molto dal fumetto in genere. E per questo non mi sento di dare una risposta. Credo d'essere impreparato.
Le vengono spesso dedicate importanti mostre, non di rado in spazi che solitamente ospitano eventi riservati alle arti cosiddette "maggiori" quali pittura o scultura: ritiene che gli allestimenti di mostre siano funzionali agli autori di fumetti?
Le mostre dei fumetti si assomigliano un po' tutte: sono in pratica una sequenza, in un certo senso cinematografica, di tante tavole che si susseguono una all'altra e che credo creino un po' di confusione. Personalmente non sono molto interessato alle mostre. A chi volesse fare una mostra con le mie tavole suggerirei di esporle distanziandole. Ho un ricordo di una mostra, la mia più importante, alla galleria Rondanini a Roma, ormai 30 anni fa: c'era un eccesso di tavole che si susseguivano a distanza troppo ravvicinata tanto che penso lo spettatore ne aveva un'immagine un po' confusa. Non posso però pretendere … i miei fumetti si dovrebbero leggere con una certa calma, non dico con la lente in mano … sono sempre stato un osservatore molto attento per cui mettevo alcune pagine in una determinata successione, cosa che in una mostra si finisce per perdere. Per questo penso che bisognerebbe posizionare le tavole distanziate … tornando alla mostra, pure bella, alla galleria Rondanini, in uno spazio di 30 metri c'erano 70, 80 tavole e questo faceva perdere, e molto, l'interesse.

[Intervista apparsa originariamente su Ultrazine.org nel marzo 2001]
Altro su Guido Crepax: QUI.

martedì 20 marzo 2018

recensioni in 4 parole [54]

L'oscurità può bruciare.
Piccola apocalisse senza acuti.
L'orrore senza tempo.
Sul crescere e ribellarsi.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Falene
di Lorenzo Palloni (testi & disegni)
Editore: Mammaiuto
Formato: spillato, 54 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Oblivion Song Vol. 1
di Robert Kirkman (testi), Lorenzo De Felici (disegni), Annalisa Leoni (colore)
Editore: SaldaPress
Formato: brossurato, 144 pagine, colore
Prezzo: € 14,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Il Terzo Giorno

di Isaak Friedl e Marco Nucci (testi), Stevan Subic (disegni)
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.65
Formato: brossurato, 128 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 4
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Figlio unico
Storia e disegni: Vincenzo Filosa
Editore: Canicola
Formato: brossurato, 240 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI