sabato 16 giugno 2018

Cos'e PAZ!

Trent'anni senza ANDREA PAZIENZA, che ci lasciava nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 1988.
Trent'anni senza il suo segno, le sue parole, il suo genio inarrestabile.
Trent'anni sono tanti ma il ricordo e l'ammirazione per un Artista d'immenso talento permane e, se possibile, si rafforza.

Innumerevoli quindi, di questi tempi, le "iniziative" dedicate a Pazienza e non potrebbe andare diversamente. Segnalo tra le tante: la Mostra romana organizzata nell'ambito dell'Arf! visitabile fino al 15 Luglio; i nuovi volumi di "Extra Pazienza" in uscita dal 22 giugno a cadenza settimanale (info qui); il numero di giugno di Linus con la mirabile copertina-omaggio di Paolo Bacilieri, l'intervista in video a Marina Comandini apparsa su Republica unitamente a un tris di articoli (qui, qui e qui); l'interessante pezzo di Vincenzo Sparagna e, ovviamente, molto altro a cercare sul Web.

Colgo inoltre l'occasione per riproporre l'UltraSpeciale dedicato a PAZIENZA che apparve su Ultrazine: pensato come ongoing, andò avanti per (sole) sei puntate (tra Aprile 2002 e Febbraio 2003) con i contributi, in ordine di apparizione, di: Davide Toffolo, Mauro Balloni, Daniela Amenta, Luca Genovese, Luca Enoch, Emanuele Di Giorgi, Claudio Parentela, Marcello Albano
Trovate il tutto QUI!

Un pensiero all'amico Marcello (I miss you): sono sicuro che con Paz starete architettando meraviglie!

giovedì 7 giugno 2018

[Oldies but goldies] JAMES JEAN 2004

Dall'archivio di Ultrazine continuano a riemergere reperti di un certo valore.

Ecco quindi un'intervista, datata 2004, a JAMES JEAN, fenomenale artista pluri-vincitore dell'Eisner Award nella categoria "Best Cover Artitst" (dal 2004-al 2009). Da qualche anno JEAN ha "abbandonato" il mondo dei comics per dedicarsi alla pittura e alle collaborazioni con il mondo della moda e del cinema.  
L'intervista originale fu condotta via e-mail nel mese di Maggio 2004, tradotta e pubblicata sul numero 39 della rivista Vertigo Presenta (Magic Press).

Per maggiori informazioni su James Jean, visitare il suo sito QUI.
smoky man: Sei nato a Taipei, Taiwan, nel 1979, ma quando avevi tre anni i tuoi genitori si sono trasferiti negli Stati Uniti. Hai poi studiato alla School of Visual Arts di New York conseguendo il BFA [Bachelor in Fine Arts, analogo al nostro diploma all'Accademia di Belle Arti, N.d.T] nel 2001. Nonostante questa formazione accademica sei finito a lavorare nel campo dei fumetti. Come è successo?
JAMES JEAN: Non ho mai pensato di propormi alla DC Comics, ma tutto è successo come un dono del cielo: un'opportunità e un lavoro davvero incredibili. Finiti gli studi, stavo cercando di ottenere un qualunque lavoro come illustratore, prendendo contatti con la maggior parte degli editori, ma il mio portfolio era poco ricco e coerente. Alcuni dei miei vecchi dipinti possono essere ancora visti sul mio sito. Un giorno sono andato alla DC con il mio amico Farel Dalrymple per incontrare un editor, e il mio biglietto da visita e l'indirizzo del mio sito sono arrivati tra le mani di Mark Chiarello che mi ha raccomandato a Shelly Bond che stava cercando un nuovo copertinista per Fables. Mi hanno dato l'incarico per le prime cinque copertine e poi hanno deciso di tenermi!

Le tue copertine hanno un tocco surreale, un forte senso della composizione e un sapore che le rende diverse e originali nel panorama dei comics mainstream. Qual è il processo creativo per realizzare una copertina di Fables? Ricevi da Willingham le sceneggiature complete o solo il soggetto? A quale tipo di "catena decisionale" rispondi? Mi riferisco a chi ha la parola finale per approvare una tua copertina... Che tecniche usi?
Leggere la sceneggiatura completa mi da molta più ispirazione su cui lavorare. È come mettere insieme i pezzi di un puzzle: più pezzi ci sono, migliore sarà l'immagine finale in termini di portata e intensità. Perciò chiedo sempre la sceneggiatura e la DC mi manda anche le pagine interne che fino a quel momento sono state già realizzate. È una bella collaborazione, dal momento che a volte Bucky [Mark Buckingham, N.d.T] prende qualcosa che ho fatto nella copertina, il modo in cui un personaggio è vestito o elementi grafici, e li usa nei suoi disegni. Per l'approvazione, rispondo a Shelly Bond che discute le copertine con Bill [Willingham]; anche Karen Berger da un'occhiata di controllo. Per le tecniche, sono ben equipaggiato con colori ad olio, acrilici, acquerelli, carboncino e Photoshop.
Una domanda impegnativa: qual è la principale qualità che una buona copertina deve avere?
Una buona copertina splende come un gioiello e fa vendere il libro o il fumetto. Detto questo, ammetto che le mie copertine non assalgono necessariamente gli occhi come molte altre che si vedono in giro, e quando ho iniziato a lavorare alla DC non pensavo che avrei potuto competere con tutte quelle illustrazioni dai forti contrasti e colori squillanti in mostra sugli scaffali. Preferisco una visione o una "lettura" più lenta dell'immagine, in senso formale e narrativo. Un'illustrazione riuscita racconta una storia, e quando la guardi dispiegarsi di fronte a te, rivela la sua bellezza in tutte le sue più sottili sfumature. In un mercato dell'immagine così complesso, originalità e ingegno sono qualità apprezzate.

Stante le tue origini, la cultura orientale ha influenzato il tuo stile in qualche modo? Quali artisti e disegnatori ammiri o ti hanno influenzato e continuano a farlo? Ho letto da qualche parte che eri un gran fan di Jim Lee. È vero?
La mia origine orientale mi guarda ogni volta che sto davanti allo specchio. Negli scaffali della mia libreria ci sono libri e cataloghi di Henry Darger, Yoshitoshi, Dean Cornwell, Alice Neel, Inka Essenhigh, Chris Ware, Frank Miller, Daniel Clowes, Antonia Lopez, Kathe Kollwitz e Sergio Toppi. Quando ero un teenager, i disegni di Jim Lee su Uncanny X-Men erano davvero strepitosi e lo rispetto anche come uomo d'affari.
Quali fumetti leggi? Perché?
Quando mi sento giù do sempre un'occhiata ad un numero di Biologic Show di Al Columbia; la sua storia in Blab #10 è sempre di grande ispirazione. Inoltre, qualsiasi cosa faccia Chris Ware è imperdibile. Eccetto qualche fumetto indipendente, i miei riferimenti sono la pittura e il cinema.

Considerando sia la scena mainstream che quella indipendente, qual è la tua sincera opinione sulla qualità dei fumetti prodotti attualmente in America?
Quando compravo fumetti nei primi anni '90 la maggior parte erano merda rivestita d'oro. Ma i comics hanno davvero fatto passi da gigante negli ultimi 5 anni in termini di maturità e qualità, specialmente nella scena indipendente. Penso che sia diventando assolutamente incredibile come design, illustrazione e animazione stiano convergendo sui comics.

Hai dei progetti per un "vero" fumetto?
Credo d'avere delle doti come illustratore ma non come cartoonist. Il fumetto richiede una sensibilità che non ho ancora acquisito e non ho alcun intenzione di punire i lettori con dei fumetti di qualità inferiore.
So che sei stato coinvolto nella produzione del nuovo film su Batman diretto dal regista di Memento Chris Nolan. Puoi darci qualche dettaglio? Come è lavorare per Hollywood?
Non ho mai lavorato con Chris Nolan, come riportato da alcune fonti, ma sono stato assunto da un dipartimento della DC per realizzare alcuni sketch che facessero da linee guida per lo stile del personaggio ma, per quanto ne so, non sono stati usati.

Concludiamo con un gioco. Ti elencherò cinque nomi di autori che considero tra gli attuali migliori copertinisti di comics. Ad ogni nome associa la prima cosa che ti viene in mente ;)
Double Scoop Sundae [una coppa gelato ai gusti misti con frutta e nocciole, N.d.T]

Crema e biscotti

Crema       

Burro di noce di cocco

Cioccolato fondente
Grazie James per la tua gentilezza.

mercoledì 23 maggio 2018

recensioni in 4 parole [55]

La morte dei cartoon.
L'apocalisse di vivere.
La rivista: il ritorno!
I sogni. Il denaro.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Dylan Dog Color Fest N. 25 - I conigli rosa muoiono
di  Luigi Mignacco (soggetto e sceneggiatura), Cesare Valeri (disegni), S. Algozzino (colore)
Copertina:  Lorenzo De Felici
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Èpos
di Marco Galli (testi & disegni)
Editore: Stigma
Formato: brossurato, 130 pagine, b/n + colore
Prezzo: € 17
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Linus - Anno LIV - N.5

di AA.VV.
Copertina: Art Spiegelman
Editore: Baldini & Castoldi
Formato: brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI
 
Joe Shuster
di Julian Voloj (testi) e Thomas Campi (disegni)
Editore: Bao Publishing
Formato: cartonato, 168, colore
Prezzo: € 21
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 9 maggio 2018

Faccio delle cose...

Fotogramma da Ecce bombo.
Mentre il Napoli Comicon, giunto meritoriamente al ventennale, si è concluso da qualche giorno con l'assegnazione d'intriganti premi Micheluzzi, la quarta edizione Arf! incombe con le sue romane meraviglie e il fumetto italiano assiste al "rilancio" di una storica rivista, nel mio piccolo, nonostante l'assenza da queste pagine da qualche tempo (comprensibilmente passata inosservata, ipotizzo), sono al lavoro su un tris di progetti che dovrebbero vedere la luce entro l'anno. 

Trattasi di "classici", direi, sia in senso letterale che in senso personale.

Ecco volevo informarvi di tutto questo visto che, non sia mai, magari stavate preoccupandovi per me... magari!

See you later, alligators!

lunedì 26 marzo 2018

[Oldies but goldies] GUIDO CREPAX 2001

È un dato di fatto: l'archivio di Ultrazine si conferma uno scrigno di piccoli tesori.
Così, rovistando tra i file, nei giorni scorsi ho ripescato un'intervista con il leggendario GUIDO CREPAX, una breve chiacchierata realizzata dall'amico Fabrizio Lo Bianco nel lontano 2001, pochi giorni dopo la chiusura di una mostra palermitana dedicata al Maestro milanese.
Potete (ri-)leggerla nel seguito. Buona lettura!
Grazie a Fabrizio per l'autorizzazione alla (ri-)pubblicazione.

GUIDO CREPAX: Tra tavole e spartiti
a cura di Fabrizio Lo Bianco    
   
Vi proponiamo una breve intervista a Guido Crepax, il disegnatore/illustratore milanese - protagonista del fumetto del dopoguerra italiano e mondiale con personaggi "culto" come Valentina - realizzata all'indomani della chiusura a Palermo della mostra dei suoi disegni dedicati al mondo della lirica. Un'occasione per parlare soprattutto di musica, ma anche per raccogliere qualche utile indicazione su come allestire le mostre dedicate agli autori di fumetto.

MUSICA E DINTORNI
Di recente (febbraio 2001) una sua mostra in Sicilia ha messo in evidenza una volta di più il suo stretto rapporto con la musica, in particolar modo con l'opera Lulu di Alban Berg. Come mai si è dedicato in particolar modo ai costumi per un'opera di musica classica "contemporanea"? È un genere che può affiancare alla sua notoria passione per il jazz?
Guido Crepax: Amo la musica in generale, soprattutto quella classica. Alban Berg rientra molto bene in un questo discorso musicale. Personalmente ho una predilezione beethoveniana ma mi piacciono anche Bach, Hendel e Mozart che è un po' la congiunzione tra Beethoven e i compositori precedenti. Riguardo il mio interesse per jazz, viene cronologicamente dopo. Però il jazz ha validità nei confronti della musica classica, anche se è molto diverso perché nel jazz c'è una parte improvvisata che nella musica classica non è mai esistita. Ci sono inoltre dei motivi interessanti per rendere ascoltabile anche la musica moderna, come la dodecafonia, ma non solo. Il mio musicista moderno prediletto, moderno per modo di dire visto che siamo nel nuovo millennio, per cui mi riferisco al secolo scorso, è, con preferenza secca, Igor Stravinskij, un musicista rivoluzionario per il suo tempo. In questo senso mi trovo in disaccordo con il grande critico tedesco Adorno che diceva che il vero rivoluzionario della musica non era Stravinskij ma Schönberg che aveva inventato la dodecafonia. Premetto che non sono preparato per dire che cos'è dodecafonico e che cosa non lo è, ma la musica dodecafonica mi interessa. Sia Schönberg che ne è il creatore, sia Alban Berg, che è l'altro grande, anzi un grandissimo, che è stato, secondo me, un musicista più convincente. Anche se la tecnica dodecafonica, che è non solo musicale ma anche matematica, è invenzione, creazione di Schönberg.
Ecco perché chi è preparato ascoltando questo genere di musica sa distinguere cosa è dodecafonia e cosa non lo è. Io non sono purtroppo tecnicamente preparato per farlo, anche se nella mia vita essendo figlio di un musicista - mio papà è stato un musicista importante, primo violoncello della Scala ed in altre orchestre importanti - ho sempre sentito parlare di musica in casa mia. Ascoltavo sempre mio papà quando dava lezioni, ed ero abituato a sentire non solo lui ma anche altri violoncellisti. Lo ascoltavo anche quando suonava il pianoforte suonare Mozart e altra musica piuttosto importante. Certo era un pianista dilettante, non era un virtuoso come Benedetti Michelangeli, ma nel violoncello era uno dei più bravi in senso assoluto.

Nutre qualche interesse per la musica pop?
No, purtroppo non la conosco dato che al di là della musica classica mi sono appassionato solo al jazz. Anche il jazz è un po' in crisi, temo irreversibile. Quando parlo di jazz mi riferisco a quello americano che poi si è sviluppato anche in Europa e attualmente il miglior jazz si suona in Italia. Ma il grande jazz è americano: Louis Armstrong, Roll Morton, Duke Ellington e tanti tanti altri. Se comincio a parlare di jazz non riesco più a zitto, forse è meglio se cambiamo argomento.
TECNICA E FRUIZIONE DEL FUMETTO
Nella sua carriera di illustratore non ha mai rinunciato a sperimentare tecniche diverse, non ultime quelle calcografiche. Quanto le sono state utili nella sua attività di "narratore per immagini"?
Ho provato a fare un po' di tutto nel campo grafico e quindi era abbastanza inevitabile che provassi a fare la litografia e la serigrafia. E queste tecniche mi sono servite anche nelle storie a fumetti. La serigrafia l'ho utilizzata nel lavoro per l'editore Franco Maria Ricci, in Casanova, ma fondamentalmente in Histoire d'O in cui mi sono misurato con la letteratura erotica. In questo mi sono messo in concorrenza con Manara a cui però riconosco la giovinezza, nel senso che essendo molto più giovane di me ha fatto prima di me tante cose.

Possiamo attenderci un suo ritorno al fumetto a tempo pieno?
Temo di no. È vero che in questi ultimi tempi mi sono allontanato molto dal fumetto in genere. E per questo non mi sento di dare una risposta. Credo d'essere impreparato.
Le vengono spesso dedicate importanti mostre, non di rado in spazi che solitamente ospitano eventi riservati alle arti cosiddette "maggiori" quali pittura o scultura: ritiene che gli allestimenti di mostre siano funzionali agli autori di fumetti?
Le mostre dei fumetti si assomigliano un po' tutte: sono in pratica una sequenza, in un certo senso cinematografica, di tante tavole che si susseguono una all'altra e che credo creino un po' di confusione. Personalmente non sono molto interessato alle mostre. A chi volesse fare una mostra con le mie tavole suggerirei di esporle distanziandole. Ho un ricordo di una mostra, la mia più importante, alla galleria Rondanini a Roma, ormai 30 anni fa: c'era un eccesso di tavole che si susseguivano a distanza troppo ravvicinata tanto che penso lo spettatore ne aveva un'immagine un po' confusa. Non posso però pretendere … i miei fumetti si dovrebbero leggere con una certa calma, non dico con la lente in mano … sono sempre stato un osservatore molto attento per cui mettevo alcune pagine in una determinata successione, cosa che in una mostra si finisce per perdere. Per questo penso che bisognerebbe posizionare le tavole distanziate … tornando alla mostra, pure bella, alla galleria Rondanini, in uno spazio di 30 metri c'erano 70, 80 tavole e questo faceva perdere, e molto, l'interesse.

[Intervista apparsa originariamente su Ultrazine.org nel marzo 2001]
Altro su Guido Crepax: QUI.

martedì 20 marzo 2018

recensioni in 4 parole [54]

L'oscurità può bruciare.
Piccola apocalisse senza acuti.
L'orrore senza tempo.
Sul crescere e ribellarsi.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Falene
di Lorenzo Palloni (testi & disegni)
Editore: Mammaiuto
Formato: spillato, 54 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Oblivion Song Vol. 1
di Robert Kirkman (testi), Lorenzo De Felici (disegni), Annalisa Leoni (colore)
Editore: SaldaPress
Formato: brossurato, 144 pagine, colore
Prezzo: € 14,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Il Terzo Giorno

di Isaak Friedl e Marco Nucci (testi), Stevan Subic (disegni)
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.65
Formato: brossurato, 128 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 4
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Figlio unico
Storia e disegni: Vincenzo Filosa
Editore: Canicola
Formato: brossurato, 240 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

sabato 3 marzo 2018

INIO ASANO: gli esordi, l'evoluzione, il sogno

Buonanotte, Punpun
Nel seguito potete leggere un'intervista a INIO ASANO, tra i più interessanti e rilevanti mangaka contemporanei, incentrata soprattutto sugli esordi della sua carriera. 

L'intervista, apparsa nel 2012 sulla rivista giapponese Manga Erotics F, è stata pubblicata online, in Inglese, nel Marzo 2015, sul blog Mangabrog. La traduzione qui presentata utilizza quest'ultima fonte con il permesso del sito che ringrazio sentitamente.

Per approfondimenti su Asano si rimanda anche a questa panoramica (qui) e al bel pezzo apparso su Banana Oil (qui). 
Tavola da Questo è un po' troppo, Kikuchi!! Opera d'esordio di Asano nel 1998.
Come sei arrivato a pubblicare? Hai fatto vedere i tuoi lavori a un editor, hai partecipato a un concorso…?)
Inio Asano: Quando avevo diciassette anni ho disegnato una ventina di pagine umoristiche e le ho proposte a Spirits. L'editor con cui ero in contatto era lo stesso di Naoki Yamamoto. Capitò che Fine Girl, una storia autoconclusiva di Yamamoto, fosse più breve di quanto inizialmente previsto, quindi usarono il mio manga per riempire il numero. Sono stato fortunato, non avendo disegnato qualcosa troppo a lungo. (ride)

Quando hai disegnato la tua storia d’esordio? Come?
Ah, la data è scritta sulle pagine di Spirits, sui margini: ore 15 del 16 aprile 1998. Avevo mandato dei 4-koma [formato di striscia diffuso in Giappone, composto da 4 vignette,  e generalmente a tema umoristico, N.d.T.] alle riviste di videogiochi Famitsu e Dragon Quest 4-Koma Theater quando ero alle elementari e alle medie, ma questa era la prima volta che avevo presentato qualcosa a una rivista di manga. Non avevo intenzione di diventare professionista all'epoca. Durante le lezioni ero solito disegnare dei 4-koma che erano sorprendentemente popolari tra i miei amici, e in pratica ero curioso di vedere come sarebbero stati accolti nel mondo dei professionisti. Erano tutte cose estremamente surreali quindi non pensavo che la gente sarebbe stata interessata. Non stavo certo trattenendo il respiro.

Dopo aver riletto il tuo lavoro d’esordio, cosa ne pensi?
Dopo la pubblicazione, quando ne parlai con il mio editor, replicò che ebbe la sensazione che fosse un diamante grezzo, che ci fosse un gran potenziale ma, forse, era solo ubriaco quando lo disse perché io stesso, riguardando ora la storia, non è che ci veda tutto questo potenziale. (ride) Ma in realtà rileggere quel fumetto non è stato poi così doloroso proprio perché è un manga surreale e umoristico che non assomiglia per nulla al mio stile attuale. Certo i disegni sono terribili e non avevo la minima idea di quello che stessi facendo ma… perché mai avrei dovuto? All’epoca non sapevo assolutamente come fare un manga. Non mi sarei aspettato molto di più.

Quale pensi sia il tuo punto di forza come mangaka?
Quello che ritengo essere il mio punto di forza è il design dei mie fumetti. Per What a Wonderful World! e Il campo dell'arcobaleno mi hanno proposto delle opzioni ma tutti gli altri sono stati fatti seguendo le miei indicazioni. Non ho molta fiducia nel contenuto dei miei manga quindi mi concentro su come far sì che le persone desiderino i miei libri come oggetti in sé. Rispetto ai miei inizi penso d’esserci riuscito. Riguardo i disegni dei miei manga, non ho mai avuto uno stile o un segno ideale da raggiungere per cui non posso dire d’esserci più o meno vicino. Sono attratto da molti stili diversi quindi sono piuttosto incostante su questo aspetto. L'ultima volta che sono stato influenzato dal lavoro di qualcun altro è stato con Takehiko Inoue. Quando ho letto Vagabond, ho pensato: "Wow, questo tizio è davvero bravo, voglio essere anch’io come lui!" (ride) Di conseguenza, a metà di What a Wonderful World!, cambiai il modo di disegnare i volti dei personaggi. Credo che il mio modo di disegnare sia una combinazione di diversi stili artistici che ho ammirato nel corso del tempo. C’è stato un periodo in cui mi piaceva moltissimo Haruchin di Kiriko Nananan e così, per un periodo, gli occhi dei miei personaggi diventarono dei punti per via della sua influenza.

Il primo capitolo di What a Wonderful World! era così quando uscì sulla rivista ma non andava bene e per la raccolta in volume ho ridisegnato tutti gli occhi. Ho anche attraversato una fase in cui usavo un brush pen nel tentativo di padroneggiare il segno inimitabile di Taiyo Matsumoto, quindi oltre ai punti per gli occhi penso che il primo capitolo di Wonderful World sia stato disegnato, strano a dirsi, con una brush pen a punta sottile. Forse il mio punto di forza è l’inclinazione a sperimentare cose di questo tipo. (ride)

Invece quale pensi sia il tuo punto debole?
Il mio punto debole è che non riesco a disegnare scene di movimento, ad esempio con qualcuno che corre o cose simili. Non so disegnare le linee cinetiche e non ho ancora capito come disegnare qualcosa che si muove velocemente senza usare linee dinamiche o effetti sonori. Ho un sacco di scene in cui i miei personaggi dovrebbero star correndo ma poiché non sono abituato a disegnare quella roba finisco per non farli correre. (ride) Nel capitolo che ho appena terminato per La Ragazza in Riva al Mare Misaki originariamente doveva afferrare una pistola stordente mentre girava su se stessa ma, dopo aver provato più volte a disegnarla senza riuscirci, ho rinunciato.

Quando e con quale dei tuoi lavori hai avuto la sensazione di aver realizzato un manga davvero tuo?
Dopo il mio esordio, mi sono sentito come se venisse dato per scontato che fossi il nuovo “tizio dei manga umoristici” ma io non pensavo di poter fare quel tipo di fumetti quindi ho provato con un sacco di generi diversi, come l'horror. Solo brutte copie. Non stavo certo cercando di trovare uno stile che mi andasse bene per poi focalizzarmi su quello, si trattava piuttosto di provare diversi generi per trovare qualcosa che potesse piacere al mio editor. Per molto tempo ho ricevuto solo rifiuti e non riuscivo a tirar fuori nulla di buono. Generalmente tendevo comunque a fare cose surreali. Quando stavo lavorando a Kikuchi mi capitò di leggere Palepoli di Usamaru Furuya ed è per questo che ho provato il tratteggio nell'ultima vignetta.
In quel periodo stavo leggendo molti manga ma non ne sapevo molto delle produzioni indipendenti. Per Kikuchi mi pagarono 40 mila yen [circa 300 euro, al cambio attuale, N.d.T.] per quattro tavole, metà di quella cifra la spesi per una macchina fotografica con cui fare foto da usare come “reference”, l’altra metà la spesi comprando fumetti. C’era questa libreria al 109 Shibuya e così scesi in città per comprare Blue Car di Yoshitomo Yoshimoto e i manga di Naito Yamada
Mi ricordo ancora perfettamente la busta di carta che si apre a Ueno, sulla via di ritorno, a causa di tutto quel peso. (ride)

Da un certo punto di vista, non credo di essere cambiato molto da quel primo capitolo di What a Wonderful World! Di fatto ho continuato sullo stesso percorso, provando qualsiasi cosa mi venisse in mente. Non che fosse qualcosa in cui mi ritrovassi pienamente piuttosto incontrava i favori del mio editor, per cui ho continuato su quella strada.
Successivamente, quando lavoravo a Solanin mi sono sentito come se avessi dato tutto con quello stile, come se non potessi andare oltre e ho iniziato a essere un po’ più sperimentale. Ho cominciato con l’umoristico e specialmente con Buonanotte, Punpun, in un certo modo, sono tornato alle origini. Cose come raccontare una storia o avere una trama oppure capire come toccare le corde del cuore del lettore sono tutte tecniche che ho appreso in seguito. Creare storie di formazione è un’attività che faccio per lavoro, per quanto questo possa suonare male. (ride) Realizzare delle gag è quello che davvero mi diverte e quello che sto cercando di fare è trovare un equilibrio tra questi due aspetti.
Comunque quando stavo lavorando ai miei manga di formazione credevo fosse il tipo di fumetto giusto per me, da fare in quel momento, e la mia personalità era davvero simile a quella dei protagonisti delle storie ed è per quello che non c’erano gag. Ero un ragazzo davvero serio quando avevo vent’anni.
Come hai affinato il tuo stile?
Ho incominciato a usare il computer più o meno quando ho iniziato a lavorare a Wonderful World e mi sono sentito in colpa, come se stessi barando. Per questo decisi di metterci delle cose in più come molte luci e ombre, una sorta di compensazione. Non avevo un’idea fissa di quello che volevo fosse l’aspetto dei miei manga; è stato piuttosto una sorta di processo di eliminazione. Inoltre, al tempo in cui uscì il mio primo volume, se si faceva una ricerca su Google digitando “Inio Asano” si ottenevano solo sei risultati e uno di questi mi descriveva come “davvero pessimo nel fare gli sfondi”. Il commento mi colpì molto e quindi iniziai a provare ogni tipo di tecnica. C’è una parte in Dennou Manga Giken [una raccolta di interviste ad autori di manga riguardo l’uso del computer nel loro lavoro] in cui si diceva che Usamaru Furuya stampasse in blu le fotografie in modo da ricalcarle così provai a fare lo stesso, ad esempio.

Dopo un po’ la gente incominciò a descrivere i miei fumetti come “lirici”, una definizione che non mi pare adatta a me. Di nuovo è stato un processo d’eliminazione: dopo aver spuntato tutte le cose che non volevo fare – niente di troppo esagerato, etc. – alla fine sono arrivato a fare i manga che faccio. Naturalmente ha anche contato il fatto che mi piacevano i manga con una certa atmosfera, come quelli di Naito Yamada. La mia intenzione era di pubblicare un volume mentre ero ancora studente, come iniezione di fiducia. Alla fine, comunque, non ho pubblicato prima del diploma ma davvero mi mancava fiducia nei miei mezzi. Ho dedicato così tanto tempo ai manga e abbandonato così tante altre cose. È tutto quello che mi è rimasto. Senza i manga tutto quello che rimarrebbe di me sarebbe un guscio vuoto, una persona incapace di vivere in società.

Lavori molto quando stai facendo un manga?
Al momento mi sto avvicinando alla conclusione di alcune serie, quindi ho meno pensieri in testa e questo mi rende le cose più facili. Ultimamente sento di dover dedicare più tempo a istruire i miei assistenti. Gli assistenti vanno e vengono, quindi ho bisogno che si adattino al mio stile artistico quando mi stanno aiutando. Non ha senso avere assistenti se devo rimettere le mani su quello che fanno e sistemare il loro lavoro. Io stesso non ho molta esperienza come assistente, quindi non sono molto bravo nel dare istruzioni. Insegnare alle persone come fare davvero le cose è un lavoro difficile.

Qual è il tuo sogno?
Voglio fare dei manga che siano impermeabili alle critiche, qualcosa lodato da tutti a prescindere dai gusti personali. Non è un sogno che potrà mai realizzarsi ovviamente ma è quello che, sinceramente, vorrei ora. Ho già raggiunto tutti i miei obiettivi e i sogni realizzabili, quindi ora tutto ciò che rimane sono cose che non considero nemmeno possibili, ad esempio, non mi dispiacerebbe ottenere una tiratura iniziale di tre milioni per un mio fumetto. (ride)

[L'intervista è leggibile in Inglese sul blog Mangabrog.]

lunedì 5 febbraio 2018

Alan Moore: i libri sono Universi

Alan Moore fotografato da Immo Klink.
Nel mese di novembre dell'anno scorso su Next, supplemento di Libération, è apparsa un'interessante intervista ad Alan Moore, in occasione della pubblicazione dell'edizione francese di Jerusalem. L'articolo è corredato da alcune delle più belle foto di Moore che abbia visto in questi ultimi tempi, realizzate da Immo Klink.

Nel seguito potete leggere un breve estratto nella traduzione dal francese dell'amico Omar Martini che ringrazio sentitamente. L'intervista integrale è disponile QUI.

ALAN MOORE: Anni fa ho avuto l'opportunità di assistere a una performance dell'artista concettuale John Latham. La sua specialità era... maltrattare i libri. Un giorno prese in prestito un libro da una biblioteca, lo portò a casa e lo masticò completamente, pagina dopo pagina. Quindi distillò la pasta risultante fino a ottenere un liquido completamente trasparente che riportò in biblioteca prima della scadenza. Tra le cose davvero illuminanti che ha detto sulla letteratura, c'è questa frase che mi ha profondamente segnato: «In un libro c'è il tempo percepito dai personaggi e quello percepito dal lettore. Quando il libro è chiuso, il tempo non scorre più allo stesso modo». Aveva proprio ragione. Quando il libro è chiuso, tutte le vite e le esperienze dei personaggi, che possono essere separate da decenni o secoli nel testo, si trovano a una frazione di millimetro l'una dall'altra. Un libro chiuso è un «universo blocco». Quando lo metti via, l'universo che contiene scompare, ma è sufficiente rileggerlo per farlo rinascere. Un libro è come una vita.
[L'intervista integrale è disponile QUI.]

Per maggiori informazioni su John Latham, oltre che la scarna pagina Wikipedia (qui), consiglio la visione dei video disponibili su YouTube (qui, qui e qui). Per i legami tra Latham e i Pink Floyd consiglio invece la lettura di questo e quest'altro articolo.
John Latham.
Come sempre il buon Moore fornisce innumerevoli spunti di approfondimento, percorsi da seguire su una mappa in divenire. Grazie, Bearded One!