lunedì 26 marzo 2018

[Oldies but goldies] GUIDO CREPAX 2001

È un dato di fatto: l'archivio di Ultrazine si conferma uno scrigno di piccoli tesori.
Così, rovistando tra i file, nei giorni scorsi ho ripescato un'intervista con il leggendario GUIDO CREPAX, una breve chiacchierata realizzata dall'amico Fabrizio Lo Bianco nel lontano 2001, pochi giorni dopo la chiusura di una mostra palermitana dedicata al Maestro milanese.
Potete (ri-)leggerla nel seguito. Buona lettura!
Grazie a Fabrizio per l'autorizzazione alla (ri-)pubblicazione.

GUIDO CREPAX: Tra tavole e spartiti
a cura di Fabrizio Lo Bianco    
   
Vi proponiamo una breve intervista a Guido Crepax, il disegnatore/illustratore milanese - protagonista del fumetto del dopoguerra italiano e mondiale con personaggi "culto" come Valentina - realizzata all'indomani della chiusura a Palermo della mostra dei suoi disegni dedicati al mondo della lirica. Un'occasione per parlare soprattutto di musica, ma anche per raccogliere qualche utile indicazione su come allestire le mostre dedicate agli autori di fumetto.

MUSICA E DINTORNI
Di recente (febbraio 2001) una sua mostra in Sicilia ha messo in evidenza una volta di più il suo stretto rapporto con la musica, in particolar modo con l'opera Lulu di Alban Berg. Come mai si è dedicato in particolar modo ai costumi per un'opera di musica classica "contemporanea"? È un genere che può affiancare alla sua notoria passione per il jazz?
Guido Crepax: Amo la musica in generale, soprattutto quella classica. Alban Berg rientra molto bene in un questo discorso musicale. Personalmente ho una predilezione beethoveniana ma mi piacciono anche Bach, Hendel e Mozart che è un po' la congiunzione tra Beethoven e i compositori precedenti. Riguardo il mio interesse per jazz, viene cronologicamente dopo. Però il jazz ha validità nei confronti della musica classica, anche se è molto diverso perché nel jazz c'è una parte improvvisata che nella musica classica non è mai esistita. Ci sono inoltre dei motivi interessanti per rendere ascoltabile anche la musica moderna, come la dodecafonia, ma non solo. Il mio musicista moderno prediletto, moderno per modo di dire visto che siamo nel nuovo millennio, per cui mi riferisco al secolo scorso, è, con preferenza secca, Igor Stravinskij, un musicista rivoluzionario per il suo tempo. In questo senso mi trovo in disaccordo con il grande critico tedesco Adorno che diceva che il vero rivoluzionario della musica non era Stravinskij ma Schönberg che aveva inventato la dodecafonia. Premetto che non sono preparato per dire che cos'è dodecafonico e che cosa non lo è, ma la musica dodecafonica mi interessa. Sia Schönberg che ne è il creatore, sia Alban Berg, che è l'altro grande, anzi un grandissimo, che è stato, secondo me, un musicista più convincente. Anche se la tecnica dodecafonica, che è non solo musicale ma anche matematica, è invenzione, creazione di Schönberg.
Ecco perché chi è preparato ascoltando questo genere di musica sa distinguere cosa è dodecafonia e cosa non lo è. Io non sono purtroppo tecnicamente preparato per farlo, anche se nella mia vita essendo figlio di un musicista - mio papà è stato un musicista importante, primo violoncello della Scala ed in altre orchestre importanti - ho sempre sentito parlare di musica in casa mia. Ascoltavo sempre mio papà quando dava lezioni, ed ero abituato a sentire non solo lui ma anche altri violoncellisti. Lo ascoltavo anche quando suonava il pianoforte suonare Mozart e altra musica piuttosto importante. Certo era un pianista dilettante, non era un virtuoso come Benedetti Michelangeli, ma nel violoncello era uno dei più bravi in senso assoluto.

Nutre qualche interesse per la musica pop?
No, purtroppo non la conosco dato che al di là della musica classica mi sono appassionato solo al jazz. Anche il jazz è un po' in crisi, temo irreversibile. Quando parlo di jazz mi riferisco a quello americano che poi si è sviluppato anche in Europa e attualmente il miglior jazz si suona in Italia. Ma il grande jazz è americano: Louis Armstrong, Roll Morton, Duke Ellington e tanti tanti altri. Se comincio a parlare di jazz non riesco più a zitto, forse è meglio se cambiamo argomento.
TECNICA E FRUIZIONE DEL FUMETTO
Nella sua carriera di illustratore non ha mai rinunciato a sperimentare tecniche diverse, non ultime quelle calcografiche. Quanto le sono state utili nella sua attività di "narratore per immagini"?
Ho provato a fare un po' di tutto nel campo grafico e quindi era abbastanza inevitabile che provassi a fare la litografia e la serigrafia. E queste tecniche mi sono servite anche nelle storie a fumetti. La serigrafia l'ho utilizzata nel lavoro per l'editore Franco Maria Ricci, in Casanova, ma fondamentalmente in Histoire d'O in cui mi sono misurato con la letteratura erotica. In questo mi sono messo in concorrenza con Manara a cui però riconosco la giovinezza, nel senso che essendo molto più giovane di me ha fatto prima di me tante cose.

Possiamo attenderci un suo ritorno al fumetto a tempo pieno?
Temo di no. È vero che in questi ultimi tempi mi sono allontanato molto dal fumetto in genere. E per questo non mi sento di dare una risposta. Credo d'essere impreparato.
Le vengono spesso dedicate importanti mostre, non di rado in spazi che solitamente ospitano eventi riservati alle arti cosiddette "maggiori" quali pittura o scultura: ritiene che gli allestimenti di mostre siano funzionali agli autori di fumetti?
Le mostre dei fumetti si assomigliano un po' tutte: sono in pratica una sequenza, in un certo senso cinematografica, di tante tavole che si susseguono una all'altra e che credo creino un po' di confusione. Personalmente non sono molto interessato alle mostre. A chi volesse fare una mostra con le mie tavole suggerirei di esporle distanziandole. Ho un ricordo di una mostra, la mia più importante, alla galleria Rondanini a Roma, ormai 30 anni fa: c'era un eccesso di tavole che si susseguivano a distanza troppo ravvicinata tanto che penso lo spettatore ne aveva un'immagine un po' confusa. Non posso però pretendere … i miei fumetti si dovrebbero leggere con una certa calma, non dico con la lente in mano … sono sempre stato un osservatore molto attento per cui mettevo alcune pagine in una determinata successione, cosa che in una mostra si finisce per perdere. Per questo penso che bisognerebbe posizionare le tavole distanziate … tornando alla mostra, pure bella, alla galleria Rondanini, in uno spazio di 30 metri c'erano 70, 80 tavole e questo faceva perdere, e molto, l'interesse.

[Intervista apparsa originariamente su Ultrazine.org nel marzo 2001]
Altro su Guido Crepax: QUI.

martedì 20 marzo 2018

recensioni in 4 parole [54]

L'oscurità può bruciare.
Piccola apocalisse senza acuti.
L'orrore senza tempo.
Sul crescere e ribellarsi.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Falene
di Lorenzo Palloni (testi & disegni)
Editore: Mammaiuto
Formato: spillato, 54 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Oblivion Song Vol. 1
di Robert Kirkman (testi), Lorenzo De Felici (disegni), Annalisa Leoni (colore)
Editore: SaldaPress
Formato: brossurato, 144 pagine, colore
Prezzo: € 14,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Il Terzo Giorno

di Isaak Friedl e Marco Nucci (testi), Stevan Subic (disegni)
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.65
Formato: brossurato, 128 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 4
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Figlio unico
Storia e disegni: Vincenzo Filosa
Editore: Canicola
Formato: brossurato, 240 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

sabato 3 marzo 2018

INIO ASANO: gli esordi, l'evoluzione, il sogno

Buonanotte, Punpun
Nel seguito potete leggere un'intervista a INIO ASANO, tra i più interessanti e rilevanti mangaka contemporanei, incentrata soprattutto sugli esordi della sua carriera. 

L'intervista, apparsa nel 2012 sulla rivista giapponese Manga Erotics F, è stata pubblicata online, in Inglese, nel Marzo 2015, sul blog Mangabrog. La traduzione qui presentata utilizza quest'ultima fonte con il permesso del sito che ringrazio sentitamente.

Per approfondimenti su Asano si rimanda anche a questa panoramica (qui) e al bel pezzo apparso su Banana Oil (qui). 
Tavola da Questo è un po' troppo, Kikuchi!! Opera d'esordio di Asano nel 1998.
Come sei arrivato a pubblicare? Hai fatto vedere i tuoi lavori a un editor, hai partecipato a un concorso…?)
Inio Asano: Quando avevo diciassette anni ho disegnato una ventina di pagine umoristiche e le ho proposte a Spirits. L'editor con cui ero in contatto era lo stesso di Naoki Yamamoto. Capitò che Fine Girl, una storia autoconclusiva di Yamamoto, fosse più breve di quanto inizialmente previsto, quindi usarono il mio manga per riempire il numero. Sono stato fortunato, non avendo disegnato qualcosa troppo a lungo. (ride)

Quando hai disegnato la tua storia d’esordio? Come?
Ah, la data è scritta sulle pagine di Spirits, sui margini: ore 15 del 16 aprile 1998. Avevo mandato dei 4-koma [formato di striscia diffuso in Giappone, composto da 4 vignette,  e generalmente a tema umoristico, N.d.T.] alle riviste di videogiochi Famitsu e Dragon Quest 4-Koma Theater quando ero alle elementari e alle medie, ma questa era la prima volta che avevo presentato qualcosa a una rivista di manga. Non avevo intenzione di diventare professionista all'epoca. Durante le lezioni ero solito disegnare dei 4-koma che erano sorprendentemente popolari tra i miei amici, e in pratica ero curioso di vedere come sarebbero stati accolti nel mondo dei professionisti. Erano tutte cose estremamente surreali quindi non pensavo che la gente sarebbe stata interessata. Non stavo certo trattenendo il respiro.

Dopo aver riletto il tuo lavoro d’esordio, cosa ne pensi?
Dopo la pubblicazione, quando ne parlai con il mio editor, replicò che ebbe la sensazione che fosse un diamante grezzo, che ci fosse un gran potenziale ma, forse, era solo ubriaco quando lo disse perché io stesso, riguardando ora la storia, non è che ci veda tutto questo potenziale. (ride) Ma in realtà rileggere quel fumetto non è stato poi così doloroso proprio perché è un manga surreale e umoristico che non assomiglia per nulla al mio stile attuale. Certo i disegni sono terribili e non avevo la minima idea di quello che stessi facendo ma… perché mai avrei dovuto? All’epoca non sapevo assolutamente come fare un manga. Non mi sarei aspettato molto di più.

Quale pensi sia il tuo punto di forza come mangaka?
Quello che ritengo essere il mio punto di forza è il design dei mie fumetti. Per What a Wonderful World! e Il campo dell'arcobaleno mi hanno proposto delle opzioni ma tutti gli altri sono stati fatti seguendo le miei indicazioni. Non ho molta fiducia nel contenuto dei miei manga quindi mi concentro su come far sì che le persone desiderino i miei libri come oggetti in sé. Rispetto ai miei inizi penso d’esserci riuscito. Riguardo i disegni dei miei manga, non ho mai avuto uno stile o un segno ideale da raggiungere per cui non posso dire d’esserci più o meno vicino. Sono attratto da molti stili diversi quindi sono piuttosto incostante su questo aspetto. L'ultima volta che sono stato influenzato dal lavoro di qualcun altro è stato con Takehiko Inoue. Quando ho letto Vagabond, ho pensato: "Wow, questo tizio è davvero bravo, voglio essere anch’io come lui!" (ride) Di conseguenza, a metà di What a Wonderful World!, cambiai il modo di disegnare i volti dei personaggi. Credo che il mio modo di disegnare sia una combinazione di diversi stili artistici che ho ammirato nel corso del tempo. C’è stato un periodo in cui mi piaceva moltissimo Haruchin di Kiriko Nananan e così, per un periodo, gli occhi dei miei personaggi diventarono dei punti per via della sua influenza.

Il primo capitolo di What a Wonderful World! era così quando uscì sulla rivista ma non andava bene e per la raccolta in volume ho ridisegnato tutti gli occhi. Ho anche attraversato una fase in cui usavo un brush pen nel tentativo di padroneggiare il segno inimitabile di Taiyo Matsumoto, quindi oltre ai punti per gli occhi penso che il primo capitolo di Wonderful World sia stato disegnato, strano a dirsi, con una brush pen a punta sottile. Forse il mio punto di forza è l’inclinazione a sperimentare cose di questo tipo. (ride)

Invece quale pensi sia il tuo punto debole?
Il mio punto debole è che non riesco a disegnare scene di movimento, ad esempio con qualcuno che corre o cose simili. Non so disegnare le linee cinetiche e non ho ancora capito come disegnare qualcosa che si muove velocemente senza usare linee dinamiche o effetti sonori. Ho un sacco di scene in cui i miei personaggi dovrebbero star correndo ma poiché non sono abituato a disegnare quella roba finisco per non farli correre. (ride) Nel capitolo che ho appena terminato per La Ragazza in Riva al Mare Misaki originariamente doveva afferrare una pistola stordente mentre girava su se stessa ma, dopo aver provato più volte a disegnarla senza riuscirci, ho rinunciato.

Quando e con quale dei tuoi lavori hai avuto la sensazione di aver realizzato un manga davvero tuo?
Dopo il mio esordio, mi sono sentito come se venisse dato per scontato che fossi il nuovo “tizio dei manga umoristici” ma io non pensavo di poter fare quel tipo di fumetti quindi ho provato con un sacco di generi diversi, come l'horror. Solo brutte copie. Non stavo certo cercando di trovare uno stile che mi andasse bene per poi focalizzarmi su quello, si trattava piuttosto di provare diversi generi per trovare qualcosa che potesse piacere al mio editor. Per molto tempo ho ricevuto solo rifiuti e non riuscivo a tirar fuori nulla di buono. Generalmente tendevo comunque a fare cose surreali. Quando stavo lavorando a Kikuchi mi capitò di leggere Palepoli di Usamaru Furuya ed è per questo che ho provato il tratteggio nell'ultima vignetta.
In quel periodo stavo leggendo molti manga ma non ne sapevo molto delle produzioni indipendenti. Per Kikuchi mi pagarono 40 mila yen [circa 300 euro, al cambio attuale, N.d.T.] per quattro tavole, metà di quella cifra la spesi per una macchina fotografica con cui fare foto da usare come “reference”, l’altra metà la spesi comprando fumetti. C’era questa libreria al 109 Shibuya e così scesi in città per comprare Blue Car di Yoshitomo Yoshimoto e i manga di Naito Yamada
Mi ricordo ancora perfettamente la busta di carta che si apre a Ueno, sulla via di ritorno, a causa di tutto quel peso. (ride)

Da un certo punto di vista, non credo di essere cambiato molto da quel primo capitolo di What a Wonderful World! Di fatto ho continuato sullo stesso percorso, provando qualsiasi cosa mi venisse in mente. Non che fosse qualcosa in cui mi ritrovassi pienamente piuttosto incontrava i favori del mio editor, per cui ho continuato su quella strada.
Successivamente, quando lavoravo a Solanin mi sono sentito come se avessi dato tutto con quello stile, come se non potessi andare oltre e ho iniziato a essere un po’ più sperimentale. Ho cominciato con l’umoristico e specialmente con Buonanotte, Punpun, in un certo modo, sono tornato alle origini. Cose come raccontare una storia o avere una trama oppure capire come toccare le corde del cuore del lettore sono tutte tecniche che ho appreso in seguito. Creare storie di formazione è un’attività che faccio per lavoro, per quanto questo possa suonare male. (ride) Realizzare delle gag è quello che davvero mi diverte e quello che sto cercando di fare è trovare un equilibrio tra questi due aspetti.
Comunque quando stavo lavorando ai miei manga di formazione credevo fosse il tipo di fumetto giusto per me, da fare in quel momento, e la mia personalità era davvero simile a quella dei protagonisti delle storie ed è per quello che non c’erano gag. Ero un ragazzo davvero serio quando avevo vent’anni.
Come hai affinato il tuo stile?
Ho incominciato a usare il computer più o meno quando ho iniziato a lavorare a Wonderful World e mi sono sentito in colpa, come se stessi barando. Per questo decisi di metterci delle cose in più come molte luci e ombre, una sorta di compensazione. Non avevo un’idea fissa di quello che volevo fosse l’aspetto dei miei manga; è stato piuttosto una sorta di processo di eliminazione. Inoltre, al tempo in cui uscì il mio primo volume, se si faceva una ricerca su Google digitando “Inio Asano” si ottenevano solo sei risultati e uno di questi mi descriveva come “davvero pessimo nel fare gli sfondi”. Il commento mi colpì molto e quindi iniziai a provare ogni tipo di tecnica. C’è una parte in Dennou Manga Giken [una raccolta di interviste ad autori di manga riguardo l’uso del computer nel loro lavoro] in cui si diceva che Usamaru Furuya stampasse in blu le fotografie in modo da ricalcarle così provai a fare lo stesso, ad esempio.

Dopo un po’ la gente incominciò a descrivere i miei fumetti come “lirici”, una definizione che non mi pare adatta a me. Di nuovo è stato un processo d’eliminazione: dopo aver spuntato tutte le cose che non volevo fare – niente di troppo esagerato, etc. – alla fine sono arrivato a fare i manga che faccio. Naturalmente ha anche contato il fatto che mi piacevano i manga con una certa atmosfera, come quelli di Naito Yamada. La mia intenzione era di pubblicare un volume mentre ero ancora studente, come iniezione di fiducia. Alla fine, comunque, non ho pubblicato prima del diploma ma davvero mi mancava fiducia nei miei mezzi. Ho dedicato così tanto tempo ai manga e abbandonato così tante altre cose. È tutto quello che mi è rimasto. Senza i manga tutto quello che rimarrebbe di me sarebbe un guscio vuoto, una persona incapace di vivere in società.

Lavori molto quando stai facendo un manga?
Al momento mi sto avvicinando alla conclusione di alcune serie, quindi ho meno pensieri in testa e questo mi rende le cose più facili. Ultimamente sento di dover dedicare più tempo a istruire i miei assistenti. Gli assistenti vanno e vengono, quindi ho bisogno che si adattino al mio stile artistico quando mi stanno aiutando. Non ha senso avere assistenti se devo rimettere le mani su quello che fanno e sistemare il loro lavoro. Io stesso non ho molta esperienza come assistente, quindi non sono molto bravo nel dare istruzioni. Insegnare alle persone come fare davvero le cose è un lavoro difficile.

Qual è il tuo sogno?
Voglio fare dei manga che siano impermeabili alle critiche, qualcosa lodato da tutti a prescindere dai gusti personali. Non è un sogno che potrà mai realizzarsi ovviamente ma è quello che, sinceramente, vorrei ora. Ho già raggiunto tutti i miei obiettivi e i sogni realizzabili, quindi ora tutto ciò che rimane sono cose che non considero nemmeno possibili, ad esempio, non mi dispiacerebbe ottenere una tiratura iniziale di tre milioni per un mio fumetto. (ride)

[L'intervista è leggibile in Inglese sul blog Mangabrog.]

lunedì 5 febbraio 2018

Alan Moore: i libri sono Universi

Alan Moore fotografato da Immo Klink.
Nel mese di novembre dell'anno scorso su Next, supplemento di Libération, è apparsa un'interessante intervista ad Alan Moore, in occasione della pubblicazione dell'edizione francese di Jerusalem. L'articolo è corredato da alcune delle più belle foto di Moore che abbia visto in questi ultimi tempi, realizzate da Immo Klink.

Nel seguito potete leggere un breve estratto nella traduzione dal francese dell'amico Omar Martini che ringrazio sentitamente. L'intervista integrale è disponile QUI.

ALAN MOORE: Anni fa ho avuto l'opportunità di assistere a una performance dell'artista concettuale John Latham. La sua specialità era... maltrattare i libri. Un giorno prese in prestito un libro da una biblioteca, lo portò a casa e lo masticò completamente, pagina dopo pagina. Quindi distillò la pasta risultante fino a ottenere un liquido completamente trasparente che riportò in biblioteca prima della scadenza. Tra le cose davvero illuminanti che ha detto sulla letteratura, c'è questa frase che mi ha profondamente segnato: «In un libro c'è il tempo percepito dai personaggi e quello percepito dal lettore. Quando il libro è chiuso, il tempo non scorre più allo stesso modo». Aveva proprio ragione. Quando il libro è chiuso, tutte le vite e le esperienze dei personaggi, che possono essere separate da decenni o secoli nel testo, si trovano a una frazione di millimetro l'una dall'altra. Un libro chiuso è un «universo blocco». Quando lo metti via, l'universo che contiene scompare, ma è sufficiente rileggerlo per farlo rinascere. Un libro è come una vita.
[L'intervista integrale è disponile QUI.]

Per maggiori informazioni su John Latham, oltre che la scarna pagina Wikipedia (qui), consiglio la visione dei video disponibili su YouTube (qui, qui e qui). Per i legami tra Latham e i Pink Floyd consiglio invece la lettura di questo e quest'altro articolo.
John Latham.
Come sempre il buon Moore fornisce innumerevoli spunti di approfondimento, percorsi da seguire su una mappa in divenire. Grazie, Bearded One!

martedì 30 gennaio 2018

Carmine Di Giandomenico 2001

Nei giorni scorsi mi sono ritrovato a sfogliare alcuni albi della Montego, interessante progetto editoriale e autoriale della fine del millennio scorso, che mise in luce i talenti - tra gli altri - di Alessandro Bilotta, Emiliano Mammucari e Carmine Di Giandomenico con titoli come Il Dono Nero e Giulio Maraviglia.

Nel lontano 2001, per Ultrazine.org realizzammo uno speciale apposito sulla Montego con recensioni e interviste. Nel seguito potete leggere la chiacchierata con CARMINE DI GIANDOMENICO che al tempo ritornava ai fumetti dopo un periodo d'assenza. Oggi DI GIANDOMENICO è, giustamente, uno dei disegnatori più acclamati del panorama nazionale e internazionale con collaborazioni per SBE e per le major americane Marvel Comics e DC Comics.

Non nascondo che a tutt'oggi lo Speciale Montego è una delle piccole-grandi cose che ho curato/coordinato che ricordo con maggior affetto. Ah, la vecchiaia che incombe! Buona lettura!
Alla scoperta di un talento ritrovato
INTERVISTA A CARMINE DI GIANDOMENICO
a cura di smoky man

Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.
    
Carmine di Giandomenico è un disegnatore straordinario, uno dei disegnatori italiani più esaltanti che mi sia mai capitato di ammirare. Questo fin dai suoi esordi su Examen, supereroe italiano di Nova Roma partorito dalla fertile mente di Daniele Brolli per la Phoenix qualche anno fa.
Un segno dettagliato senza mai essere eccessivo, equilibrio della tavola, dinamismo e espressioni facciali perfette: nulla manca nel bagaglio tecnico di questo talento italico. Misteri dell'editoria è sparito per diverso tempo per ritornare, con i fuochi d'artificio delle sue matite incantate, su un piccolo-grande progetto d'assalto: Montego e Giulio Maraviglia. Un grande disegnatore con una dote rara: "raccontare" a fumetti.

smoky man: Ricordo d'aver ammirato per la prima volta i tuoi disegni su Examen, miniserie (di 4) edita dalla Phoenix. Era, credo, il 1994, ed Examen era uno dei personaggi cardine di Italia XXII Secolo, progetto d'universo supereroistico ambientato nel futuro del nostro Paese. Un'idea interessante, con momenti riusciti, ma in definitiva un po' pretenziosa. Nelle note di presentazione dell'albo Daniele Brolli e Giorgio Lavagna scrivevano di te: "Destinato a diventare un pioniere e un maestro del nuovo fumetto di supereroi italiani […] non è uno dei tanti imitatori dei supereroi americani … è una star italiana che inaugura una nuova era del fumetto di supereroi…". Un giudizio lusinghiero non c'è che dire. Come è stata l'avventura alla Phoenix? Cosa ti ha dato?
Carmine Di Giandomenico: L'avventura con la Phoenix è stata meravigliosa, è come il primo amore, non lo si dimentica mai; le emozioni e le speranze di un esordiente, che si ritrova di fronte a ciò che ha sempre sognato, lavorare nel campo dei fumetti. La mia forgiatura è stata realizzata da Daniele Brolli; il quale ha creduto in me, facendomi da maestro; consigliandomi i punti in cui migliorare le mie qualità; allora molto confuse. Oggi, pensando a quel periodo, posso dirti con certezza che le emozioni lasciate sono di gioia, malinconia-tristezza; le emozioni che prova un figlio che abbandona la sua famiglia per vagabondare; senza perdere mai il rispetto e la gratitudine per le persone senza le quali oggi non farei ciò che sto facendo… fumetti.

Perché è finita e, chiusura della casa editrice a parte, non fosti tu a disegnare la seconda mini di Examen?
No. Non sono stato io a disegnare la seconda miniserie di Examen in quanto la nostra collaborazione era già finita. Posso dirti che forse non c'è stato dialogo per potersi chiarire; inoltre forse sono stati altri a parlare per nostro conto; alterando sia le vicende che i rapporti personali. Questa potrebbe essere un'ipotesi. So soltanto che ero in attesa di partire a disegnare la miniserie di Protos; ma la sceneggiatura non è mai arrivata. Comunque sia, ero molto giovane e i pezzi di vetro possono essere confusi con diamanti. Non porto rancore, penso solo a essere il più professionale possibile; e a non credere a nulla senza un fondamento concreto.
Che ne pensi dell'archetipo del supereroe? Che cosa significa per te?
Iniziando devo fare una premessa. Oggi non farei fumetti, se non fossero esistiti i supereroi. In quanto al loro archetipo; a mio giudizio vedo che nelle maggiori produzioni sono troppo spesso ripetitivi; saturando così le loro vere potenzialità narrative. Gli unici che sono riusciti a non cadere a queste costrizioni dettate dai loro stessi editor sono stati autori come Moore, Miller, Loeb e pochi altri. Loro sono riusciti a dare a tutti i personaggi un'identità rafforzando il simbolo del supereroe; rendendoli dei. Infatti, la figura del supereroe è quella di un Dio! LUI CHE PUÒ TUTTO… (non sempre) cogliendo il carisma e la bellezza dell'archetipo classico; come gli dei dell'Olimpo. Infatti si può dire che grazie alle figure dei Zeus, Apollo; Ade, Marte, Giunone, ecc… e alle loro gesta narrate, oggi abbiamo la figura del supereroe. In fondo questa figura non è che mito come lo è la stessa mitologia. Essi scaturiscono lo stesso fascino e carisma degli dei studiati a scuola. Senza dimenticare che comunque essi erano anche fragili, con le stesse debolezze umane per quanto riguarda i rapporti sociali. Questo tipo di influenza ha caratterizzato la figura del supereroe rendendola eterna e innocente, dove solo i giovani e chi lo è rimasto riescono a incontrarli lasciandosi trascinare dalla passione che possono suscitare. Quindi quando si parla di supereroi "creandoli o interpretandoli", non bisogna pensare che si stia realizzando o criticando una storiella di ventidue pagine, ma che si sta delineando una nuova epica; la nuova MITOLOGIA.

Successivamente hai lavorato per la Marvel Italia. Un tuo bilancio di quel periodo.
Con la Marvel Italia sono stato bene; o forse sono stati loro a stare bene con me. All'inizio, giustamente erano un po' come San Tommaso; ma poi l'iceberg si è sciolto, e con loro ho realizzato vari progetti tra cui: i caratteri dei personaggi "Gemini" della miniserie Europa; un set di cards stile adventure una delle quali è stata utilizzata come cover per l'Uomo Ragno Pocket e in ultimo un albo di 55 pagine bianco e nero di Conan il barbaro, su sceneggiatura di Chuck Dixon per la collana Conan il conquistatore (non capirò mai perché non lo abbiano pubblicato in Italia). L'unica cosa di questo periodo, è che devo ringraziare la Marvel Italia di avermi fatto lavorare in tempi strettissimi facendomi così capire a che velocità posso realizzare un albo. Poi comunque devo ammettere che non condivido oggi come oggi, le loro scelte editoriali; ma questi non sono fatti miei.

Poi, come scrive Alessando Bilotta nel suo affilato editoriale di Giulio Maraviglia II, sei "[…] scomparso dalla circolazione. Misteriosamente ignorato dalle case editrici". Che cosa è successo? Come hai resistito a questo "silenzio" e continuato a credere nelle potenzialità del Fumetto?
Che io sia scomparso è dovuto al fatto che ho avuto altre esperienze nel campo del cinema; ma soprattutto perché per tre anni e mezzo mi sono dedicato a un progetto riguardante il cantante Claudio Baglioni. Un'esperienza in cui tutte le mie energie sono state risucchiate… Il progetto non è stato realizzato; ma non per volere di Baglioni, il quale era entusiasta dell'idea e dell'opera; ma dei dirigenti della Sony per ricerche di mercato. Comunque non ho mai cancellato l'amore che ho per il fumetto; questo mezzo di espressione pura; che i critici, lo vogliano accettare o no, non interessa; è arte narrativa. Ripeto: arte! Prendiamo esempio dalla Francia.
Poi c'è il periodo buio; dove ho cercato di ripropormi alle maggiori case editrici italiane; sempre la stessa risposta "richiama tra una settimana". In fondo li capisco, sono stato assente all'appello e le mie produzioni fumettistiche erano minime. Ammetto che stavo per mollare tutto… poi sulla mia strada ho incontrato MONTEGO e come è andata… lo hai tra le mani… Come abbia resistito a quel periodo non lo so. Ammetto che ho avuto delle crisi e, non mi vergogno a dirlo, ho pianto e tanto. Era come se qualcosa si fosse rotto, come se fosse finito un amore; lo so la definizione è forte, ma solo chi disegna può capirmi… Ma c'è qualcosa dentro è come un fuoco che devi controllare senza mai scottarti; quello è il tuo io e devi lasciarti guidare. Lo so forse sembro un santone a parlare così ma è quello che ho vissuto sulla mia pelle; e delle volte mi piace paragonarmi al primo Rocky, nella scena dell'incontro; dove viene riempito di botte e cade al tappeto; ma alla fine, SI RIALZA sempre… finché ne ha la forza… e come lui non mi importa di diventare un mito che non sono e non voglio essere. Voglio solo far bene il mio lavoro: "disegnare"; soprattutto narrare; narrare storie fumetti.
E arriviamo all'oggi: la tua collaborazione con Alessandro Bilotta e l'idea di Giulio Maraviglia. Cosa ti ha colpito in questo piccolo-grande progetto? Qual è stato il tuo contributo all'ideazione della storia? Come è il tuo rapporto con Bilotta "sceneggiatore" ?
Mettendoti per un momento dalla parte del lettore, quale credi sia la qualità più importante di una operazione come Giulio Maraviglia sia a livello narrativo che di proposta editoriale?
Ciò che mi ha colpito subito del progetto Giulio Maraviglia è stata senza dubbio l'innocenza e la freschezza, sia dello scenario che dei personaggi, che nello stesso tempo sono complessi come un cubo magico dove puoi incrociare e creare milioni combinazioni, di situazioni, personaggi... uno schema perfetto per raccontare qualsiasi storia. Il mio contributo all'opera è quello di dare supporto grafico, cercando di focalizzare al meglio le visioni di Alessandro rispettandole al massimo. Ma il rapporto tra noi due, non è solo di lavoro ma bensì legato da un'amicizia nata dalle nostre passioni in comune; un'amicizia come quella di Batman e Superman, che ci permette di lavorare con un'intesa rara da trovare. Infatti noi dialoghiamo molto: è questo il nostro segreto; venirsi incontro per CAPIRE; come AGIRE; INTERVENIRE… per dare il massimo; e questo il pubblico lo ha capito. Infatti la forza di Giulio Maraviglia è che sia Alessandro che io prima di realizzare la storia pensiamo proprio come dei lettori appassionati. Editorialmente la Montego garantisce una qualità che oggi pochi possono offrire al fumetto ITALIANO, e sia i critici che i lettori hanno apprezzato. Li ringrazio di tutti i complimenti rivolti a questo piccolo mondo che Alessandro in prima persona e io abbiamo presentato, promettendo che le sorprese non si fermeranno soltanto con il numero tre.

Facciamo un passo indietro. Quali sono gli autori e le opere, non solo in campo fumettistico, che ti ispirano?
Il fumetto è già qualcosa che colpisce-ispira; poi bisogna vedere chi lo realizza; senza dubbio Moore è la persona più visionaria e ricercatrice, anzi è meglio definirlo così… lui è l'ANALISI. Poi c'è Miller; il viaggio introspettivo della personalità; la ricerca dei sentimenti del personaggio; lui è la PASSIONE. Per quanto riguarda graficamente tutto ciò che mi attrae per la maggior parte deriva dai disegnatori americani; e si vede dall'influenza avuta nel mio tratto; senza mai dimenticare i grandi francesi come Moebius, Gimenez, Hermann, ecc. Mentre per il mercato italiano il mio mito è il disegnatore Corrado Mastantuono: lui è il DISEGNO italiano; lui è il disegnatore per eccellenza, basta vedere come passa da un genere all'altro; il suo eclettismo è sconvolgente; lui è il disegnatore italiano completo. Inoltre però prima di tutto ciò a dare ispirazione, secondo me, è la MUSICA in genere, l'unica forza ispiratrice per chiunque, perché tocca corde intime con le sue vibrazioni che prendono tutto il tuo essere, non solo gli occhi.

Quali fumetti leggi attualmente e perché?
Attualmente non seguo molto i fumetti visto gli impegni, ma ammetto che il richiamo all'edicola mi ha sempre accompagnato; ma ciò che ho di fronte spesso non mi attrae; è molto raro, e l'unica cosa che sto attendendo con ansia è la miniserie "Daredevil: Yellow" che a mio avviso va oltre a qualsiasi altra interpretazione di questo personaggio a cui il lettore sia stato abituato fino a oggi.

Cosa significa essere un "disegnatore di fumetti"?
Domanda da un MILIONE di dollari… e tu a essere "smoky man"? Scherzo… a dirti il vero cerco di essere solo me stesso; tengo presente da dove sono partito, e dove sono arrivato da SOLO; senza nessunissima pretesa di divismo che purtroppo oggi vedo in alcuni. Non dimentichiamo mai le ORIGINI perché poi è difficile compiere un BORN AGAIN, io l'ho già fatto per modo di dire… e dico che è dura. Adesso sono solo contento che il mio lavoro e quello di Alessandro siano apprezzati e di vedere persone appassionate che mi ricordano il mio esordio. Vi ringrazio tutti perché se esisto ora è merito vostro. GRAZIE.
Prima o poi ti vedremo nei panni di autore completo?
"Autore completo" mi piacerebbe molto; per dimostrare che ho qualcosa da raccontare anch'io; e soprattutto di non essere considerato una semplice macchina operaia… Infatti sto lavorando a una mia storia di circa novanta pagine; senza alcuna pretesa nei confronti di grandissimi sceneggiatori; sarà dura. Sarà una storia semplice e complessa, per tutti e per "Nessuno".

Hai un sogno "a fumetti" che vorresti prima o poi realizzare?
Sogni da realizzare ne ho molti ma i primi due più grandi, sarebbero di disegnare una miniserie per due personaggi opposti, Superman è il primo e Devil è il secondo. Ma sto fermo con i sogni perché spesso restano tali; ma chissà forse un giorno, un colpo di fortuna…

Molti autori utilizzano anche software di grafica, tipo Photoshop, per realizzare i loro lavori? E tu? Credi che siano uno strumento in più a disposizione dell'artista o invece si tratta di una moda di cui spesso si abusa?
Innanzitutto non è una moda; è una realtà! Il computer è utilissimo. Per valorizzare l'INVENTIVA di un disegnatore; ripeto inventiva… perché a mio avviso nonostante i milioni di programmi utilizzati ci vuole sempre il classico polso umano… io personalmente non ne faccio uso; e forse è un freno; ma il tutto (mano e macchina) deve essere miscelato nella giusta misura. Non bisogna frenare questo nuovo modo di lavorare perché, ricordiamoci, l'Arte non ha freni.

Per finire, qual è la tua opinione sull'annosa questione della "crisi" del Fumetto italiano? Da parte mia vedo un proliferare di case editrici che propongono solo materiale estero di tutti i generi, le edicole sempre più vuote o con i fumetti relegati in qualche angolo e le fumetterie che scoppiano di albi, e "roba" orripilante come Jonathan Steel e Gregory Hunter che ha i suoi lettori mentre serie intelligenti come Hammer non le ha mai sentite nessuno… che fare?
Il potere di cambiare la situazione del NOSTRO mercato non dipende da uno sceneggiatore, disegnatore o casa editrice; certo se quest'ultima ha un capitale notevole è avvantaggiata; ma a decidere le sorti di questa situazione sono i lettori come me e te che a mio avviso dovrebbero farsi sentire fortemente nei confronti dei prodotti non apprezzati; non dimentichiamo comunque anche chi li distribuisce e vende. Per questi ultimi molto spesso ci sono persone non competenti. Quindi siete voi a decidere, quindi iniziate a esprimervi sempre dando giudizi su ciò che comprate; e vedrete che se alzerete la voce le cose cambieranno; spero; questa è una mia ipotesi perché se oggi mi trovo qui sulla nave Montego è grazie a voi lettori appassionati, siete voi a decidere chi sale e chi scende; non solo con gli autori e case editrici, ma bensì anche con il mercato.
Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.

mercoledì 24 gennaio 2018

Watchmen: ieri, oggi e domani

Da Watchmen: The Annotated Edition (a cura di Leslie S. Klinger, pag. 259) in riferimento al cap. VIII, tav. 11, vign. 3, dalla sceneggiatura di Alan Moore per Dave Gibbons: "Immagina che uno dei genitori della creatura sia una piovra e l'altro un disegno di Kevin O'Neill, o addirittura Kevin in persona, allora sono sicuro che ti sarai fatto un'idea... Ricorda che questa creatura è stata progettata per essere il più possibile sconvolgente e orribile sia alla vista che psicologicamente, per cui se vuoi inserire un qualche bavoso e raggrinzito orifizio dietro le fauci aperte del becco per inquietare il lettore a un livello psicosessuale di cui, probabilmente, non si accorgerà immediatamente, allora, per favore, procedi pure. Farei qualsiasi cosa per un bell'effettaccio, come ben sai."
Da una recente intervista pubblicata l'8 Gennaio scorso sul sito Inside The Rift (qui completa, in English, of course!).
Alan Moore: "[…] Visto che un numero considerevole di miei lavori è ora proprietà di editori di fumetti con deficit di carattere emotivo, intellettuale, estetico ed etico - tra questi opere come Watchmen, V for Vendetta e l’intera linea ABC tranne la Lega degli Straordinari Gentlemen – li ho tutti disconosciuti. Il vantaggio pratico è che se l’industria dell’intrattenimento americana assegna ai migliori scrittori che riesce a racimolare il compito di creare una versione a fumetti, cinematografica o televisiva diciamo, ad esempio, di Watchmen per far sì che il fan di mezza età di supereroi abbia la possibilità di capire la storia originale allora non patirò alcuna sofferenza per l’inevitabile imbarazzo e umiliazione conseguente. Oltre alla soddisfazione d’essere consapevole che non sono stato io a svendere, alla prima occasione, delle opere un tempo importanti, il principale effetto di questo mio disconoscimento è che non ho più una copia di quei fumetti in giro per casa e, spero, non dovrà più rivederli o ripensarci e questo significa anche che non c’è nulla che mi piacerebbe correggere in quei lavori, tranne, in alcuni momenti, l’impulso stesso d’averli scritti seppur, al tempo, fossi animato dai migliori propositi. […]"
Dopo aver parlato dei suoi progetti futuri (a fumetti e non), di energia, di Better Call Saul e Brian Eno, lo scrittore di Northampton conclude con un messaggio...
Alan Moore: “[…] Prenditi cura del mondo, incredibile e unico, in cui noi tutti viviamo; cerca di vivere con amore e senza paura; e chiunque abbia qualcosa a che fare con queste merdose parodie di Watchmen, anche solo come lettore, che venga trascinato per i capezzoli, urlante di dolore, all’Inferno. Pace e bene.

Si ringraziano gli amici Antonio Solinas e Omar Martini per l'assistenza e il supporto alla traduzione.

lunedì 15 gennaio 2018

Alan Moore e i supereroi: 1983 - 2003 - 2017

1983 
da New Musical Express del 17 Dicembre, pag. 11 (intervista di Don Watson)
Alan Moore: […] Il problema maggiore è che mentre i primi fumetti di Superman, per esempio, erano influenzati da ogni tipo di idea proveniente da un gran numero di fonti, gli autori successivi iniziarono a usare come ispirazione solamente le storie realizzate in precedenza. La conseguenza fu un approccio molto autoreferenziale in cui i cliché venivano enfatizzati e l’effetto diminuiva di volta in volta. Quello che sto cercando di fare è ritornare alle radici, alle influenze originarie e, partendo da quelle, cercare di creare qualcosa di nuovo.

Per questo nei miei fumetti si può trovare un po’ di George Orwell, un po’ del Prigioniero, un po’ di Thomas Pynchon, influenze musicali come Brecht e Weill, un po’ del Dottor Phibes. In V for Vendetta ho cercato di creare qualcosa che avesse la stessa attenzione per l’atmosfera e per i dettagli che si può ritrovare, per esempio, in film come quelli del Dottor Phibes, pieni di riferimenti culturali. Suppongo di voler cercare di evocare lo stesso livello qualitativo delle opere a cui mi ispiro. È davvero un patetico e disperato tentativo finale di trovare qualcosa a cui aggrapparsi.

Ovviamente non voglio scrivere supereroi per tutto il tempo o per il resto della mia vita, ma l’idea del supereroe in sé è ancora molto interessante se la si guarda da un punto di vista inedito. Personaggi come Superman sono una forma di mito moderno; nella cultura contemporanea i supereroi occupano un ruolo simile ai miti greci o norreni. Penso anche ci sia dietro anche molto fascismo. Qualcuno ha detto che la differenza tra Superman e un assassino di massa non è in realtà molto grande: entrambi sono persone che presumono di avere il potere e il diritto per imporre la propria visione di giustizia sul mondo. Ci sono parecchi dilemmi morali davvero molto interessanti da esplorare.

Naturalmente quanto stai lavorando a qualcosa che deve piacere a un tredicenne ci devono essere delle scene di lotta e d'azione per mantenere la loro attenzione, ma cerco sempre di inserire qualcosa di interessante dal punto di vista intellettuale. In Marvelman ci sono riferimenti a Nietzsche... spero soltanto che i ragazzi rimarranno sufficientemente interessati dalle battute e dai tizi che si menano tra loro da sopportare la roba filosofica.
[Traduzione: smoky man & O. Martini]
2003 
da Le Straordinarie Opere di Alan Moore, pag. 142 (intervista di George Khoury)
Alan Moore: […] I superpoteri alla fin fine non contano, sono i personaggi a essere importanti. Così come non conta se io o tu o il lettore acquistassimo l’abilità di correre più veloce della luce e indossassimo un bel costume. Non farebbe alcuna differenza per noi. Se sei uno stronzo ora, sarai uno stronzo con un bel costume che può correre più veloce della luce. E la cosa non migliorerà per nulla l’universo. La cosa importante è che le persone ordinarie sono fantastiche. Sono fantastiche per quello che possono fare e per quello che non possono essere. Possono fare delle cose fantastiche per il mondo, nel bene e nel male. Non hanno bisogno di un costume e di un simbolo sul petto. Con Watchmen e molte delle mie opere successive ho cercato di comunicare questo messaggio: avere dei superpoteri non ti rende necessariamente una brava persona e le persone comuni sono quelle con cui abbiamo a che fare… qui non c’è nessun supereroe. 
2017
da la Repubblica (intervista di Luca Valtorta)
Alan Moore: […] No, non mi piacciono più i supereroi. Credo che oggi la loro funzione principale sia compensare la codardia americana: proprio come l’onnipresente pistola sul comodino accanto al letto. [per la traduzione ha collaborato Massimo Gardella]

venerdì 5 gennaio 2018

Bilancio 2017

Per andare avanti occorre anche guardarsi indietro, quindi...

L'anno appena trascorso è stato per il blog, in una più che decennale presenza sulla Rete, quello con il minor numero di post in assoluto: soltanto 27 (anche se la media è di circa 2 post al mese: non così disastrosa)!
Su Alan Moore World le cose sono andate un po' meglio con 61 post pubblicati (con una media di circa 5 al mese), mentre Sardinian Connection, più che altro una sorta di archivio, è rimasto fermo al palo (nessun post, sigh).
Insomma con un po' di evidenti difficoltà si cerca di stare a galla nel gran mare del Web per la "gioia", spero, di quella manciata di lettori che seguono le mie pagine.

Il 2017 ha visto però, dopo qualche tempo d'assenza, il mio ritorno sul cartaceo con la curatela e la traduzione del volume Time Breakers di R. Pollack e C. Weston, edito da NPE: un libro di cui sono molto contento sia per la resa di stampa (plauso a NPE) che per il riscontro da parte degli autori (e, da quel che so, pare che anche i lettori abbiano gradito).

Mio personale apice fumettistico dell'anno, inutile ribadirlo, la partecipazione al TCBF!

Ci si ritrova ora nel 2018 confidando di riuscire a resistere e mantenere ancora in vita questi spazi digitali: non prometto nulla ma anticipo che qualcosina già si muove sul fronte cartaceo e si ragiona su ipotesi per vari progetti.

Stay tuned!