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mercoledì 23 dicembre 2020

recensioni in 4 parole [90]

Perdersi, ritrovarsi. Illimitata vertigine.
Familiarità, straniamento e curiosità.
Mutanti indagini sulla morte.
Italia chiama America. Noir.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Labirinti
di Charles Burns (testi e disegni)
Editore: Coconino
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (in English)
 
di Alessandro Bilotta (testi), Sergio Ponchione (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 96 pagine, colore
Prezzo: gratis (per il Free Comic Book Day Italia; anteprima del volume)
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
  
X-Factor n.1
di Leah Williams (testi), David Baldeon Carnevale (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (in English)
 
Il calzolaio del re
di Gigi Simeoni (testi) e Alfredo Orlandi (disegni)
Editore: SBE (collana "Le Storie" n.99)
Formato: brossurato, 112 pagine, b/n
Prezzo: € 4,50
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
 
[-8]

domenica 20 ottobre 2019

[Oldies but goldies] ALESSANDRO BILOTTA 2001

Mentre Lucca Comics ne celebra la carriera con una meritatissima mostra (QUI i dettagli), dagli archivi di Ultrazine.org ecco spuntare, con perfetto tempismo, un'intervista ad ALESSANDRO BILOTTA... di appena qualche annetto fa (correva l'anno 2001!).
Buona lettura! Bilotta anche allora diceva cose interessantissime, eh.
Time does not exist.
ALESSANDRO BILOTTA
Sceneggiatore Maraviglioso

Sceneggiatore brillante e ricco di talento, è una delle menti del progetto Montego. Un vulcano di visioni e di iniziative. Un autore giovane ma dalle idee chiarissime e dalla parlantina vivace, come potrete verificare di persona leggendo l’intervista. Un ultra-amico, questo è sicuro!

Ah, state attenti: prima o poi scriverà una storia - a fumetti, naturalmente - che vi cambierà la vita. O l’ha già scritta? [sm]

smoky man: Partiamo dalle tue interessantissime produzioni Montego.
Povero Pinocchio, Il Dono Nero e Giulio Maraviglia ci offrono un saggio del tuo eclettismo: la rivisitazione di una fiaba, l’horror urbano e un alternativo mondo steampunk. Il tutto però, con un denominatore comune: raccontare storie che sanno d’Italia. Mi spiego, in Povero Pinocchio prendi spunto da Collodi, mentre ne Il Dono e in Giulio la storia si svolge a Roma. Perché questa scelta?
Alessandro Bilotta: Innanzitutto ti ringrazio per l’ "interessantissime", generalmente i fumetti di cui tesse le lodi Ultrazine sono i miei preferiti, essere inserito tra quelli mi fa immenso onore o, perlomeno, mi fa capire che sto copiando bene. E dopo che ci siamo sviolinati a vicenda, passiamo alla domanda…

Scrivo con più facilità e trasporto quando racconto cose che conosco bene e che mi interessano. L’Italia e Roma sono le uniche che corrispondono a entrambi questi connotati, quindi sono per me quasi una condizione irrinunciabile. Se dovessi raccontare di un newyorkese, non avendone mai visto un esemplare da vicino, probabilmente lo farei con la canotta quando sta dentro casa, che fa la scarpetta con l’uovo al tegamino o che tiene la sigaretta ancora da fumare sopra l’orecchio. Altrimenti, dovendo proprio essere fedele a una realtà diversa dalla mia, andrei a documentarmi… che noia. E poi non mi interesserebbe affatto raccontare di chi non conosco. A chi interessa? Non credo che sarei spontaneo o sincero. Ci tengo molto a mantenere la mia identità storica, civile e sociale.

Parlando di Giulio Maraviglia, come è nata l’idea? È nata prima l’ambientazione o i personaggi? Leggendolo non si può non pensare alla Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore, che compie un’operazione analoga alla tua recuperando personaggi della fiction Vittoriana… persino l’idea delle finte pubblicità vi accomuna… Ti piacciono i mondi alternativi?
Ho cercato di procurarmi quanti più fumetti possibile della ABC di Moore, per copiarli prima che arrivassero in Italia, ma l’unico che non sono riuscito ad avere, è stato proprio la League. Sebbene non ne abbia mai tenuto in mano un numero tu sei il novantanovesimo lettore su cento che nota la similitudine, quindi sono sicurissimo che la similitudine ci sia, seppur a livello esteriore. D’altronde certe tematiche sono nell’aria, dopo quindici anni di introspezione, mi sembra che dal futuro venga il recupero della classicità e il nuovo rimanipolando il vecchio, come anche nell’arte con la Transavanguardia di Achille Bonito Oliva. C’è chi ci riesce alla grande, vedi Tom Strong e Alan Moore in genere, e chi in modi disastrosi prendendo il vecchio per invecchiarlo ancora di più, perché i fumetti non li sapeva fare neanche prima.

In realtà Giulio Maraviglia nasce dal voler fare una serie sui misteri di Roma, su certi luoghi che mi capita di percorrere la notte e trovare non meno oscuri della Londra Vittoriana. Dietro ogni strada della città più antica d’Italia ci sono storie affondate in anni precedenti ancora all’invenzione del calendario. Inoltre trovavo che a fumetti fosse stato fatto sempre e solo uno steampunk visivo e non di concetto, cioè uno sfruttare le immagini dei macchinari e delle invenzioni, ma non i motivi o le storie parallele che portano all’esistenza di esse, tranne forse "Luther Arkwright" di Talbot. In fondo penso che si faccia realtà alternativa ogni volta che si fa un fumetto o, più in generale, una storia, anche una biografia. La realtà alternativa nasce già quando gli eventi da raccontare passano lentamente, uno per uno, attraverso il filtro dello scrittore. Diciamo che spesso ci si diverte a pestare l’acceleratore.
Cosa significa per te scrivere fumetti?
È un'esigenza. Ho bisogno di costringere la fantasia a occupare il maggior numero possibile di ore della mia giornata.

Secondo te, il fumetto è Arte?
Come dice un certo Moore (possibile che su Ultrazine si finisca sempre a parlare di questo tipo?) nel tuo servizio "Una questione di passione": "i fumetti sono probabilmente la prima forma artistica dell’umanità". Da essa derivano conseguentemente due delle più grandi attività artistiche dell’umanità, la letteratura e la pittura e oggi il fumetto ne è la fusione e la coesistenza di entrambe. Nonostante ciò, tra le arti è catalogato al nono posto e più per modo di dire che per effettiva classifica. Nonostante ciò, "c’è ancora così tanto che potrebbe essere fatto con i fumetti, nuove forme che possono essere raggiunte e immaginate" e il territorio in cui un autore si addentra è come un giungla vergine, inesplorata. Solo chi lo vede così, sarà in grado di produrre qualcosa di buono. Chi lo osserva dall’esterno certo di non avere bisogno di addentrarcisi perché lo conosce bene, continuerà a ripetere gli stessi inutili stilemi o ad aprire scuole di fumetto.

Sì. Il fumetto per me è una delle più alte e "giovani" forme d’arte. Quando in una storia, tra sceneggiatore e disegnatore si giunge a un coinvolgimento reciproco di pari intensità si realizza sempre, quasi matematicamente, Arte.
Che ne pensi di quello che Kochalka dice in L’orribile verità sui Fumetti [N.d.R., tradotto e pubblicato al tempo su Ultrazine]?
L’orribile verità sui Fumetti è un acutissimo trattato filosofico, impossibile da commentare in poche righe. Penso innanzitutto che Kochalka non abbia usato a sproposito il termine "horrible". Se ti dicessero che il Luna Park con i bambini che giocano sotto casa tua ha una verità nascosta… forza, divertiamoci a vedere cosa partorisce la tua fantasia… che stai immaginando? Il peggio sicuramente. Lo stesso è per il fumetto, una cosa apparentemente buona e innocua non può che nascondere orrori, chi si muove in questo ambiente ne conosce troppi perché possa riposare come cerca di fare il coniglietto di Kochalka.

Inoltre quell’"horrible" è un’ironia perché la "verità sui Fumetti" altro non è che l’altissimo punto a cui ogni autore può aspirare e che sembra negarsi, per "timidezza, disonestà, paura e pretenziosità" o, ancora più semplicemente, per timore di un editore troppo ignorante. Quindi meglio tenere quella verità lontana, nascosta, sotterranea, orribile.

L’arte è gioco. La forma ideale della creazione è la mancanza di schemi, costrizioni… scadenze. Nel fumetto questo è inesistente, tranne alcuni rari, fortunatissimi casi. Il motivo principale di ciò è per il fatto che nel medium fumetto non c’è grande circolazione di denaro. Quindi un autore, se è comunque fortunato, deve scrivere centinaia di pagine al mese per mettere insieme uno stipendio che, in termini sociali, lo inserisce in una fascia di reddito medio-bassa. Questo non permette di viaggiare, leggere libri, vedere film, perdere tempo, fissare il vuoto, che sono tutte quelle cose che danno spessore a un prodotto artistico. L’arte è gioco, ma il fumetto non è più gioco. Questo crea il paradosso che il fumetto è arte, ma non ci è sempre permesso di farla come gioco. Ecco perché le librerie di fumetti e le edicole non sono la stessa cosa delle gallerie d’arte.

Non è arte raccontare le cose senza imprimere su di esse la propria soggettiva, per fornire un punto di vista diverso, nuovo. Quello che io prima chiamavo "il filtro dello scrittore". Per fare arte bisogna raccontare le cose filtrandole con la propria esperienza personale. Nei fumetti la prima vittima/carnefice di questo processo è proprio l’illustratore della storia che può permettersi di fare un buon lavoro disinteressandosi completamente dell’idea o della storia da raccontare.

La struttura del fumetto francese contemporaneo, secondo me, si basa proprio su questo esempio che si potrebbe definire dell’illusione ottica. Volumi bellissimi a vedersi realizzati da disegnatori-pittori che si muovono senza storie e senza idee. Sono d’accordo con Kochalka, questo non è fumetto, è illustrazione. Ed è illustrazione superficiale. L’idea dovrebbe venire prima e rendere sceneggiatura e illustrazione un mezzo. La prima preoccupazione di Carmine, ad esempio, è quello che dobbiamo raccontare. Insieme. Sa che abbiamo lo stesso scopo. Il 99% dei disegnatori pensa di essere in competizione con lo sceneggiatore e di essere anche in svantaggio perché parte a lavorare dopo.

Non è una questione di imparare a disegnare. Molti di quelli che sono considerati i più grandi disegnatori di fumetti della storia, non sono altro che i più grandi illustratori del mondo, ma col fumetto non hanno davvero nulla a che fare.

smoky… ma a qualcuno interessano le cose di cui stiamo parlando?

Spero di sì … a proposito di argomenti "caldi" … so che hai frequentato la Scuola Romana dei Fumetti. Che cosa ti ha dato questa esperienza?
A scuola ho conosciuto un paio di morette. Una volta sono anche rimasto intrappolato nel cesso. A parte questo, niente.

Pensi che le scuole di fumetto abbiano un’utilità? Personalmente credo, nel caso di uno sceneggiatore, che non si possa insegnare a raccontare storie, si può insegnare la tecnica, forse, ma se uno non ha nulla da dire … Inoltre, ho come percezione, che questo proliferare di scuole fumettistiche sia un po’ un abbaglio … nel senso che non è come la Joe Kubert School che ha un impatto immediato sull’ "industria" fumettistica" USA, spesso in Italia succede che uno fa la scuola e poi sta a spasso, o piega il proprio stile e inaridisce la propria visione perché non c’è spazio per cose nuove e allora bisogna ripiegare verso modelli consolidati ma fermi… che ne pensi?
Non mi ricordo chi diceva: "Le scuole specializzate nascono quando non c’è più lavoro in quel campo". A parte il fatto che non mi viene in mente il nome di un solo autore uscito dalla "School" di Kubert, mi domando il senso di una scuola che appronta a un mestiere che non esiste. Mi spiego. Il mestiere dei fumetti è identico a quello dell’astronauta, cioè non c’è un’effettiva richiesta da giustificare quindi un’offerta, quindi una scuola. Se un giorno, ahimè, volessi fare l’astronauta non avrei altra scelta che andare alla NASA e mettermi a superare selezioni. Scuola per astronauti? E che senso avrebbe? La NASA è lì, impossibile da raggiungere, ma non ci sono altre strade per andare nello spazio. Vuoi fare fumetti? Le case editrici le conosci, sono lì e si contano sulla punta delle dita. Se una di quelle ti commissiona un lavoro sei un precario autore di fumetti, se non ottieni la parte non sei niente.

Le scuole di fumetto sono gestite, specifico gestite, non parlo del corpo insegnante, da persone che non hanno quasi mai avuto a che fare col fumetto e che in un momento di crisi, tra aprire un salone di bellezza e una scuola, hanno fatto una scelta. Quella sbagliata.

Avrebbero senso delle scuole interne alle case editrici come laboratori di formazione per poi essere introdotti nell’ambiente lavorativo, un po’ come fanno le grandi aziende. Ma ho l’impressione che per una casa editrice sia già così difficile continuare a far lavorare con continuità i vecchi collaboratori, che dubito si possano mettere in allenamento decine di nuovi autori l’anno.

Per far pagare a un malcapitato la retta del mese successivo una scuola è disposta a promettere qualunque cosa una lingua possa pronunciare e aspiranti autori, giovani e non, affrontano enormi sacrifici economici, spesso pendolarismi massacranti, per entrare in una stanza con qualcuno che gli fa ricopiare un libro di anatomia. Nel mio immaginario cattolico l’Inferno è così.

Nell’introduzione, che ho molto apprezzato, al secondo numero di Giulio Maraviglia parli della strana situazione del mercato italiano in cui un disegnatore valido come Carmine di Giandomenico era sparito nel nulla e dove sono gli autori a dover rincorrere gli editori e non viceversa come sarebbe naturale. Vista la tua schiettezza, qual è la tua opinione sullo stato del Fumetto in Italia?
Credo che la situazione del fumetto in Italia non sia un caso isolato, ma rispecchi coerentemente il disagio e la pochezza culturale di una nazione. È sufficiente fare una fila alle poste, in banca, avere a che fare con la sanità o con un vigile per rendersi conto dell’Italietta. Il cinema, la letteratura, la musica e il fumetto riflettono perfettamente la nostra burocraticizzazione e la non artisticità. A volte mi meraviglio perfino che esistano ancora queste forme d’arte in Italia, anche se a livello mainstream non credo si possa azzardare l’affermazione che cinema, letteratura, musica e fumetto esistano.

Per entrare nello specifico del fumetto, a mio giudizio, il problema di maggior rilievo è che non si investe su nuovi autori. La pretenziosità di non guardare alle nuove generazioni è propria di un’arroganza unica al mondo, manifestazione di quella pochezza culturale di cui sopra. Se chi sta nelle stanze dei bottoni avesse studiato biologia, saprebbe che per leggi naturali il corpo dopo qualche tempo tende a decomporsi, a diventare terra e polvere, è necessario un ricambio generazionale e nessuno in Italia si sta preoccupando di alimentarlo. Forse, se accelerassimo quei processi di decomposizione…
Personalmente, credo che la spinta al rinnovamento debba venire da piccole case editrici e soprattutto dagli autori. In questo senso mi sembra che le cose si stiano muovendo, penso a voi, a Innocent Victim, a Coconino Press, a Peter Press, a Mondo Naif… e poi bisogna anche cercare di "far crescere il pubblico"… è impossibile, che uno a venticinque anni continui a comprare solo Dragonball e non abbia mai sentito parlare di From Hell, Maus… Bisogna trovare un modo, di far arrivare la notizia… che là fuori ci sono fumetti che aspettano solo d’essere letti e capaci di trasmettere emozioni…
È un paradosso, ma sono strenuamente convinto che il rinnovamento, se ci sarà, verrà da coloro che non accetteranno gli standard attuali, ma si preoccuperanno di indicarci una nuova strada. La loro. Come in Italia fece Berardi con Ken Parker o Sclavi con Dylan Dog, realizzarono delle cose che resteranno perché, a quei tempi, erano fuori standard.

E gli autori italiani che in questi ultimi anni hanno davvero fatto qualcosa, sono proprio quelli che non hanno accettato gli standard o, se lo hanno fatto, è stato perché ci si identificavano realmente, ma questi si contano sulle dita di una mano.

Mentre Coconino Press a oggi ha puntato in minima parte sugli italiani ed è ancora troppo presto per definire Peter Pen, credo che gli autori e le pubblicazioni più interessanti degli ultimi anni in Italia siano nate proprio da Innocent Victim e dal lavoro dei boys della Kappa Edizioni e del loro Mondo Naif. Ma siccome la produzione di un’opera costa dieci volte tanto l’acquisizione di diritti esteri, non è un caso che tutti diano la precedenza alla seconda. Opere italiane inedite vengono così inserite come cameo in mezzo a decine di traduzioni. Anche la Kappa sta ormai seguendo questa strada, la Innocent diventa sempre più produzione e meno edizione e per piccole strutture è difficile proseguire con grandi spese e pochi guadagni.

Purtroppo le opere che dovrebbero "far crescere il pubblico" sono quasi sempre prerogativa di piccole edizioni che non hanno il potere commerciale e politico di lanciare un prodotto, di "far arrivare la notizia". Recentemente Maus è stato ritradotto dall’Einaudi, quando la precedente edizione della Rizzoli è ancora reperibilissima, e ci siamo ritrovati interviste a Spiegelman pure sulla carta igienica. Credo che un battage di questo genere abbia dato i suoi frutti, ma è impensabile per una piccola produzione, che in genere è l’unica che ha una cultura tale da puntare su tali opere. A Roma si dice: "Chi cià il pane e non cià i denti…".

Una domanda immancabile: quale background per il tuo modo di immaginare storie?
Potrei andare avanti all’infinito e in tutte le risposte di quest’intervista c’è un po’ della risposta a questa domanda. Potrei raccontarti nel dettaglio i miei sogni fumettistici, letterari, cinematografici, musicali, pittorici, storici, ma non credo che, tra l’altro, interesserebbe molto. In generale c’è un filo che lega i miei background, che è l’avventura. Potrei sostenere che l’avventura classica nel senso più lato e in tutte le sue declinazioni, ha sempre suscitato in me una forte influenza.

Quali sono attualmente i fumetti che leggi? E non dirmi che non leggi fumetti! Odio gli autori di fumetti che dicono di non leggere fumetti …
"Autori"? Non conosco "autori di fumetti" che non leggono fumetti. Immagino un medico a cui un paziente chiede se può usare il Viagra e lui risponde: "Viagra? No, ultimamente non seguo molto le nuove scoperte scientifiche."

Di quello che sta uscendo adesso mi piacciono molto le cose di Loeb e Sale, l’ultimissimo Daredevil: Yellow. Sempre di Devil trovo coinvolgente il ciclo di Bendis, il suo Powers e tutto il lavoro che Azzarello sta facendo per la Vertigo. E sempre per Vertigo Scene of the Crime di Ed Brubaker.

Dal Giappone adoro le calme ieratiche di Taniguchi e Adachi. Dei francesi Monsieur Jean di Dupuy e Berberian, tutto Trondheim e Blacksad di Guarnido e Canales.

In Italia seguo Tito Faraci, Magico Vento di Manfredi e Napoleone di Ambrosini, anche Witch di Gnone, Barbucci e Canepa e più in generale tutto il lavoro di tutti gli autori Disney che considero gli sperimentatori del futuro, ma i miei credo religiosi sono Innocent Victim e Montego, naturalmente.

Quali storie vuoi raccontare? Quali non ti interessano affatto?
Mi interessa tutto lo scibile ingabbiabile in una vignetta e in una sequenza di vignette. Anche come sfida. Non credo che proverei affatto coinvolgimento in una storia di politica contemporanea.
Ho letto in un’intervista apparsa su Stanza101 che dovendo azzerare tutto nel fumetto, ripartiresti da "tre capolavori forse ignorati: Poema a fumetti di Dino Buzzati, Pinky di Massimo Mattioli e K di Giuseppe Ferrandino". Devo dire che questa tua terna, interessantissima, mi ha molto colpito, potresti motivarla?
Tutte e tre le opere hanno l’atteggiamento che mi piacerebbe avessero il fumetto italiano e i suoi autori.

Poema a fumetti è l’unica incursione degna di nota di uno scrittore di prosa nella scrittura di fumetti, in questo caso perfino disegno. Come in molte sue opere, Buzzati si avvicina al mezzo quasi per gioco, come farebbe un bambino, e così nasce divertimento, passione per quello che si sta raccontando e sperimentazione. Le tre cose indispensabili per creare una storia e le tre cose che usa un bambino per giocare, che disegna il cielo rosso semplicemente perché lui vuole così. "L’arte è gioco", come dice Kochalka e da questo punto di vista Buzzati e tutta la letteratura/pittura per ragazzi sono per me un punto di riferimento inesauribile.

Pubblicata sul numero 9 di Nero della Granata Press, K è la storia di tutte le storie. Un grande eroe del nero italiano, ora decaduto, ricorda le vicende che lo hanno portato a diventare quello che è stato. Ma a mettere in moto quel motore non furono gli eventi che racconta, ma questi tirarono fuori il nero della sua anima. Sorvolando sui disegni di Luca "Dio in Terra" Vannini, Peppe Ferrandino è il mio massimo punto di riferimento come scrittore di fumetti e K è tutto quello che vorrei cercare di fare. Avventura, introspezione, classicismo.

Pinky quando ero bambino disturbava la mia fantasia. Storie spezzate partite spesso da pretesti metafisici e surreali. Intuizioni geniali, montaggi e costruzioni della tavola sperimentali a uso e consumo di giovani menti. Anche per Mattioli e anche per i suoi capolavori della violenza come Joe Galaxy e Squeak The Mouse vale il discorso di Buzzati del "divertimento, passione e sperimentazione". Pinky è il nostro Cerebus e non ce ne siamo mai accorti. Pinky è psichedelia a fumetti e Mattioli l’ultimo genio della pop art.

Qual è il tuo rapporto con chi disegna le tue storie? Che grado di interazione hai con il disegnatore? Provi ansia nell’attesa di vedere finalmente i disegni o prevale un sentimento di "vediamo un po’" come è la sua interpretazione grafica? Io credo che per la parte grafica il disegnatore sia il padrone, questo però nel rispetto della storia che si racconta "insieme": parole, e quindi sceneggiatore, e immagini … il fumetto è un medium ibrido, o no?
Chi disegna le mie storie è la persona più importante della mia esperienza professionale. E una persona rara. Nel senso che è più facile trovare la donna della propria vita che un disegnatore, perché non solo deve essere qualcuno che condivida psicologicamente e affettivamente lo scrittore e la storia, ma anche qualcuno che sappia disegnare e questo restringe infinitamente il campo.

Un disegnatore ha enorme influenza sulla riuscita di una storia, perché una sceneggiatura di fumetti non può esistere a sé stante, mentre non è così per una serie di vignette disegnate benissimo ma senza trama. Da questo secondo caso infatti è nato il 90% del fumetto francese attuale e del fumetto d’autore degli anni ’80. Il disegnatore incapace può modificare le indicazioni dello sceneggiatore per valorizzare al meglio il proprio disegno, ma rendendo meno efficace la storia.

Io personalmente ho la voglia e l’esigenza di portare chi disegna nei luoghi dove ambientare le storie, raccontare la trama, procurare molta documentazione e, come nel caso di Carmine, andare a vederci qualche mostra insieme, mangiare, bere, andare al cinema, leggere fumetti, nottetempo andare a rompere i vetri delle scuole di fumetti, conoscere la sua famiglia, il luogo in cui vive, quello che vuole, perché lo vuole, cosa ha voluto, cosa vogliamo fare insieme. Posso sostenere tranquillamente che il disegnatore di una mia storia, quando arriva a mettere la matita sul foglio per la prima volta, mi conosce molto bene e già conosce ogni dettaglio di quello che sta per realizzare e, di conseguenza, quello a cui va incontro.

Questo non mi ha comunque evitato in passato di fare brutte esperienze e la troppa disponibilità è stata trasformata in occasione per approfittarsi e sfruttare il pollo, è questo infatti il primo pericolo a cui si va incontro instaurando questo tipo di relazione. Ma con le brutte esperienze sono diventato molto selettivo e ho imparato che non è importante la storia che si realizza, ma le persone con cui si lavora, parafrasando John Cassavetes.

Una curiosità, ho letto che hai realizzato una sceneggiatura per Martin Mystère, è vero? Di cosa parla? Come è stato lavorare per Bonelli?
Per Martin Mystère ho collaborato alla stesura di un soggetto e poi ho scritto una storia completamente mia, in uscita nel 2002. La differenza rispetto ai lavori che sto facendo ora è stata il fatto di doversi rapportare a dei personaggi con i loro caratteri e i loro schemi che devono essere rispettati completamente e il non avere una collaborazione diretta col disegnatore che io invece, vedi domanda precedente, amo portarmi a letto.

È stata un’esperienza fondamentale perché la rigidità degli schemi mi ha dato la disciplina del lavoro, la lunghezza del formato mi ha permesso di raccontare molti caratteri, situazioni e ambientazioni e ho lavorato su dei personaggi che popolavano il mio immaginario quando ero un po’ più ragazzo, cosa che capita di fare raramente.

Montego allarga i suoi orizzonti, inserendo tra le sue uscite più recenti due proposte veramente importanti: Luca Vannini con il suo Tu che m’hai preso il cuor e la ristampa riveduta e corretta in cartonato di Altai & Jonson delle superstar italiche Sclavi & Cavazzano. Dove vuole arrivare questa banda di pirati d’assalto? Quali saranno le prossime mosse? E mi auguro solo che le avventure di Giulio Maraviglia continuino per anni ;-)
Ti ringrazio, lo spero anch’io. Giulio Maraviglia proseguirà e nel terzo numero, in uscita a Novembre, si accenna già alla prossima miniserie, o meglio i numeri 4, 5 e 6, attualmente in realizzazione. Io e Carmine abbiamo in mente grandi cose e tutti i nostri sforzi sono rivolti a questo personaggio in cui crediamo sempre di più e le storie che abbiamo in serbo le troviamo sempre migliori delle precedenti.

Per quanto riguarda Montego, proseguirà il suo lavoro di unica casa editrice italiana di autori italiani a colori e senza i limiti creativi dei personaggi seriali. Sclavi, Cavazzano e Vannini si inseriscono perfettamente in questo progetto senza snaturarlo, ma portando i loro anni di esperienza che sono superiori a quelli degli autori che fino a oggi avevano lavorato per il Veliero. In particolare Vannini è tornato al lavoro e sta preparando cose davvero grandi. Mauro Uzzeo e Marco Marini, già all’opera su Velo di Maya, stanno ultimando un progetto che li ha coinvolti per due anni, mentre sempre dalla fervida mente di Uzzeo uscirà per Gennaio un volume con ai pennelli una nuova, sconvolgente scoperta di Montego che sicuramente farà parlare di sé e del perché in tutti questi anni nessuno gli abbia mai pubblicato un solo disegno. Carmine di Giandomenico sta lavorando anche a un progetto "solista" e più sotto c’è un magma di produzioni, ancora non ufficializzate, che si sta muovendo… un mare di tesori che aspettano solo di essere scoperti… chi vivrà vedrà!

Che ne pensi del fumetto sul web, inteso sia come critica che come fumetti veri e propri? Io credo che sul web ci sia oggi un forte fermento che forse non porterà a nulla di "commerciabile" ma che mostra la straordinaria vitalità di un medium ancora inesplorato e di una passione tutt’altro che defunta…
Credo che il fumetto sul web sia composto unicamente dai veri appassionati, dallo zoccolo duro di questo medium, giornalisti e fruitori. Purtroppo questo numero di persone, pur essendo le più importanti dell’editoria, non è necessario a far sviluppare economicamente il mercato, né a livello economico quindi, ma neppure a livello pubblicitario. C’è giro economico solo quando un prodotto arriva a persone che non ne fanno comunemente uso, quindi i nuovi fruitori, vedi il caso "Dylan Dog" che nei primi anni ‘90 arrivò a simili tirature non perché tutti i lettori di fumetti lo comprarono, ma perché finì nelle mani di chi il fumetto non sapeva neanche cosa fosse e, questi, erano il maggior numero e questi, ahinòi, erano la moda. Credo che il web possa aiutare un po’ in ciò, far arrivare il fumetto sugli schermi di chi non lo conosce, ma comunque credo sempre sia un piccolo numero di persone.
La cosa più positiva è che il web sarà sempre libero e difficilmente, come invece per la carta stampata, un paio di editori riusciranno ad accaparrarsi i magazine di informazione e controllarli, perché tanti, perché svincolati dagli editori e perché, come dice Warren Ellis: "Sia io, sia la Microsoft possiamo avere un sito web, e non è che sia più difficile accedere all’uno o all’altro. Questo vuol dire, ah ah, che sono sullo stesso livello di quel papero bastardo. In rete si tratta di me contro lui, senza che nessuno dei due abbia dei grandi vantaggi nei confronti dell’altro". E questo è anche il motivo per cui la New Economy non esiste. Ma è un altro discorso.
Progetti futuri?
Oltre al già citato Giulio Maraviglia, io e Carmine stiamo preparando un romanzo a fumetti di cui penso/spero sentiremo parlare presto. Per quanto mi riguarda ho anche un altro paio di cose nel cassetto, ma non posso anticiparle finché le persone coinvolte non danno l’ok.

Immagina d’essere a capo di una grossa struttura editoriale e volessi rilanciare il fumetto, quale sarebbe la tua prima mossa?
Lancerei due serie mensili italiane nuove puntandole sui tre canali distributivi - edicola, libreria di fumetti e libreria generalista - quindi con un formato editoriale di conseguenza. Punterei fondamentalmente sulla formazione dello staff di autori che sarebbero quelli che io ritengo il futuro del fumetto in Italia e che dovrebbero percorrere strade artistiche differenti da quelle battute finora, soprattutto in edicola. Già alla partenza dei due progetti, focalizzerei tutti gli sforzi organizzativi per creare accordi di coproduzione con editori esteri che mirerebbero principalmente alla suddivisione mensile delle spese distributive e di stampa, andando una sola volta in tipografia per tre nazioni diverse con notevole abbattimento dei costi di realizzazione.

In conclusione: può un fumetto cambiarti la vita? A te quale fumetto l’ha fatto?
Nel mio caso sarebbe più giusto chiedere: "può una vita cambiarti il fumetto?" Nel senso che il giornalino di Alessandro Bilotta ogni tanto è stato influenzato dalla mia vita. Non so se ciò possa addirittura portare al cambiamento, bisognerebbe essere predisposti alla pazzia.

Ora domando scusa, ma mi devo congedare. Ho visto il segnale e devo andare nella caverna a cambiarmi.


[intervista pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001]

martedì 8 ottobre 2019

recensioni in 4 parole [70]

Il genio senza limiti. 
Oscura è l'avventura. 
Saluti da Undead
L'Amore. La Morte.
Il furore. La fragilità.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Joe Galaxy Comics
di Massimo Mattioli
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 192 pagine, colore
Prezzo: € 23
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI e QUI

The Thousand Demon Tree (English)
di Jeffrey Alan Love (testi e disegni)
Editore: Flesk Publications
Formato: cartonato, 96 pagine, colore
Prezzo: $ 25.95
Anno di pubblicazione: 2018/19
Per qualche parola in più: QUI 

Saluti da Undead
di A. Bilotta (testi), Paolo Bacilieri (disegni, with a little help from V. Filosa e F.R. Rossin)
Copertina: Marco Mastrazzo
Editore: Sergio Bonelli (collana Speciale Dylan Dog N.33)
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

Francis Bacon - La violenza di una rosa
di Cristina Portolano (testi e disegni)
Editore: Centauria
Formato: cartonato, 128 pagine, colore
Prezzo: € 19,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

lunedì 26 agosto 2019

recensioni in 4 parole [69]

Bullismo. Adolescenza. Sangue. Vampiri.
Il grande fumetto britannico!
Zaffino va sempre bene!
Un comico ci vuole.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Happiness N.1 
di Shuzo Oshimi
Editore: Planet Manga/Panini Comics
Formato: cartonato, 192 pagine, b/n
Prezzo: € 5,50
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Mazeworld (English)
di Alan Grant (testi), Arthur Ranson (disegni)
Editore: 2000AD Graphic Novels
Formato: brossurato, 192 pagine, colore
Prezzo: £ 19.99 UK
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI e QUI (English)

Conan il Barbaro N.3
di Jason Aaron (testi), Gerardo Zaffino, Mahmud A. Asrar (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: € 3,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI 

Groucho Primo
di A. Bilotta (testi) & S. Ponchione (disegni); R. Torti (t/d); T. Faraci (t) & S. Ziche (d)
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Editore: Sergio Bonelli (collana Dylan Dog Color Fest N.30)
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 5,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

sabato 3 agosto 2019

Alessandro Bilotta e... Miracleman

Illustrazione di Carmine Di Giandomenico.
Come se si trattasse delle tasche di Eta Beta, dall'archivio di Ultrazine.org continuano a riemergere piccole grandi gemme!

Nel seguito, un intenso testo firmato da Alessandro Bilotta che racconta il suo primo incontro con... Miracleman/Marvelman. In apertura di post, per non farci mancare nulla, una potente illustrazione in tema dalla magica matita di Carmine Di Giandomenico.

Entrambi i contributi furono originariamente pubblicati nell'ottobre 2001 sullo Speciali Alan Moore di Ultrazine.org. Buona visione & lettura!
ESSERE IL SUPERUOMO: UN FATTO PERSONALE
   

"Lo, I teach you the Superman: he is that lightning, he is that frenzy."
Friedrich Nietzsche, Thus Spake Zarathustra

Di certo so che ho paura di essere abbandonato.

La paura della solitudine ce l'ho da quando ero bambino e me la ricordo bene, così bene che ce l'ho ancora. Da quando non mi sono più potuto attaccare alla gonna di mia madre è diventato tutto più difficile. Per tutto intendo Tutto.

Nella primavera del Novantadue facevo il primo o il secondo anno di liceo, questo non me lo ricordo bene, ma uscivo con una ragazza ed era la prima, cioè primo bacio e quelle altre cose. Camminavo a un metro da terra e questo significava che forse stavo vincendo la paura di rimanere solo. "Povero illuso, ci sei ancora dentro fino al collo!" griderà una voce per il resto dei miei giorni.

Comunque questa ragazza mi lascia senza motivi che all'apparenza sembrassero validi. Niente che mi facesse meritare di sentire di rimanere solo per tutta la vita. Quella è stata la prima volta che quella paura ha scavalcato il recinto dell'infanzia ed era la stessa di dieci anni prima, o qualcosa del genere.

Non mi sentivo un granché e continuai a fare quello che avevo sempre fatto, uscire da scuola, andare dal giornalaio, comprare fumetti e percorrere una stradina stretta, alberata che mi separava dalla valanga degli altri che invadevano la strada di fronte al palazzo. Quella stradina, me la ricordo ancora, via Piccarda Donati, l'attraversavo rallentando il passo e alzando lo sguardo ogni tanto per vedere se andavo addosso a qualcuno che poi qualcuno non passava mai. Quel giorno comprai il numero appena uscito di "Super Comics" che avevo smesso di seguire dopo i primi tre, quando si era conclusa "Parallel lives" dell'Uomo Ragno, una storia su come i destini di Peter Parker e Mary Jane erano stati due rette parallele, ma intersecanti. Altra roba che mi avrebbe dato da riflettere non solo in quel periodo.

Comunque su quel numero, che era di qualche anno dopo, e non ricordo il numero, veniva pubblicata la prima parte di una storia di Miracleman, che era un personaggio con un costume orribile, senza maschera, e i supereroi senza maschera non sono tali; insomma quando questo esclamava "Kimota!" da bambino diventava un tipo ipertrofico. Col costume ridicolo appunto. La storia di Capitan Marvel praticamente, che poi ancora non ho capito chi ha copiato chi.

Ma io Capitan Marvel non lo conoscevo ancora e il tipo della mia età che poteva diventare un eroe con una semplice, stupida parola, mi faceva immedesimare incredibilmente nel personaggio. Certo era meglio un costume più carino.

La storia non fu una lettura semplice, c'era tanto testo e troppi concetti che ancora non capivo e ancora non mi interessavano, politica, nucleare, fine del mondo. Per me la fine del mondo era ed è ancora sentirsi abbandonati. Sulla posta del numero seguente molti commentavano di non aver capito nulla, storia troppo cervellotica eccetera eccetera.

La storia di quel ragazzino che diventa più grande con una sola parola mi aveva proprio colpito. Credo perché era proprio quello che avrei voluto fare io, tralasciare i problemi della mia età per affrontarne di più grandi. Con la forza di un adulto, di un super-adulto.

Solo anni dopo scoprirò che quel personaggio aveva un passato ancora più ridicolo in cui si chiamava Marvelman e che l'autore che aveva scritto quella storia su "Supercomics" aveva anzi cercato di dargli uno spessore e che proprio per quel personaggio l'autore aveva rotto per sempre con la Marvel e che il corso dei fumetti era già stato deviato nell'Ottantasei e che io arrivavo comunque in ritardo.

Io in realtà penso che mi sentivo come un bambino nel corpo di adulto, che dovevo essere grande e invece avevo le paure di un ragazzino e che, forse, mi immedesimavo in chi invece poteva scegliere quando diventare grande ed essere anche in grado di convivere con ciò. Comunque era solo un piccolo, brutto periodo di cui ora mi è rimasto Miracleman. E la paura di essere abbandonato.

Non ho mai più letto Miracleman. Mi sono capitati in mano i numeri originali, rarissimi, incomprensibili alle mie capacità di pigro traduttore e ritrovando quell'episodio ho fatto una strana scoperta. Che su "Super Comics" erano state omesse sei o otto pagine di prologo in cui Miracleman, o Marvelman, era disegnato volutamente in vecchio stile e affrontava un gruppo di alieni con frasi tipo: "Prendiamo a calci quei brutti mostri verdi fino a rispedirli da dove sono venuti!". L'ultima tavola di questa storia che sembrava realizzata quarant'anni prima, era una zoomata in avanti sul primo piano felice di Miracleman, o Marvelman, ma veniva ingrandita sempre più una fotocopia creando un innaturale effetto di sgranatura, svelando il trucco che non si trattasse di un fumetto di quarant'anni prima. Sopra queste vignette le didascalie: "Ascolta, io ti insegno il Superuomo…", "Lui è questa luce…", "Lui è questa follia. - Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zaratustra". Girando pagina cominciava la storia da dove invece avevo iniziato a leggerla io. Ma questo aggiungeva tutto un altro sapore. Ecco come rivalutare un fumetto in cui un brutto supereroe vola con un brutto costume: trasformarlo nella metafora del Superuomo! Semplice, no?

No.

Recentemente ho anche scoperto che le parole citate dall'autore di quella storia di Miracleman, o Marvelman, dall'edizione inglese di "Così parlò Zaratustra" non erano neanche corrette. La versione corretta è quella in cima a questa pagina, mentre lì al posto di "frenzy" veniva messo "madness", che sono poi due modi per dire "follia".

Ora ho visto che ci sono varie beghe editoriali per cui forse ho capito che non leggerò mai più quelle storie ... i diritti che prima erano di tutti ... poi Gaiman che non li concedeva a McFarlane perché lui non glieli aveva concessi per Angela, eccetera eccetera.

Tutte storie molto meno interessanti della mia.

Resta il fatto che io non ho ancora imparato a liberarmi di quel bambino che c'è nel corpo dell'adulto e ancora mi attaccherei alla gonna di mia madre. Si tratta di trovare la parola giusta per diventare Superuomo, la mia non è "Kimota!".

PS: Ora che ho controllato, il numero di "Super Comics" era il 19. 

[Pubblicato originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001]

venerdì 19 luglio 2019

[Oldies but goldies] Bilotta intervista Pinocchio, 2001

Di recente Star Comics ha annunciato la riedizione di Povero Pinocchio - Storia di un bambino di legno, graphic novel (diremo oggi) con cui Alessandro Bilotta e Emiliano Mammucari esordivano insieme nel lontano 1999. A 20 anni di distanza uscirà quindi una nuova edizione, "riveduta e corretta" e con contenuti extra, che verrà presentata in occasione della prossima edizione di Lucca Comics & Games (dal 30 ottobre al 3 novembre). Qui potete vedere un'anteprima.

Per serendipità mi sono imbattuto, nei giorni scorsi, in uno dei materiali dello "Speciale Montego" che presentammo su Ultrazine.org nell'ottobre 2001: un'intervista a Pinocchio dello stesso Bilotta!
In linea con questo clima di riproposte, potete (ri-)leggerla nel seguito.

Tutte le immagini qui presenti sono, ovviamente, opera di Emiliano Mammucari.
LE BUGIE HANNO IL NASO CORTO
INTERVISTA A PINOCCHIO
a cura di Alessandro Bilotta

Rischiamo di ammazzarci per salire la scaletta di corda che porta in cima a una quercia secolare tra le cui fronde è nascosta una piccola, ma bellissima casetta di legno. Siamo in un bosco nei pressi di Manciano, un comune vicino a Grosseto. Il nostro ospite ci attende all'entrata. Appena dentro, ci aspettiamo di trovare qualche strano oggetto proveniente da un luogo lontano o qualche cosa che ricordi letture fatte da bambini. Ma le nostre aspettative vengono deluse. L'interno è pulito e ordinato e nulla appartiene a storie già raccontate. Quello che ci interessa è il protagonista e ce l'abbiamo davanti. Pinocchio. Con una grossa testa rotonda e gli occhioni grandi sembra più un bambino di legno che un burattino e, soprattutto, non ha quel lungo naso a punta che gli viene attribuito. Ci accoglie gentile e ci fa accomodare su delle poltroncine che per noi sono piccole, ma non lo diamo troppo a vedere. Abbassiamo la testa e ci sediamo per terra. Qua e là attirano la mia attenzione alcuni manufatti di legno che il burattino si diverte a costruire e intagliare da qualche tempo a questa parte. Forse lui stesso ha costruito la casetta, sicuramente è figlio d'arte. Sono banale, ma non riesco ad evitare la prima, scontata domanda…

[Pinocchio è stato fabbricato nel 1881 a Firenze. Da lì ha poi viaggiato molto e si è ora stabilito in un bosco a Manciano, vicino a Grosseto.] 

Girava voce che fossi diventato un bel bambino "perbene". Era leggenda oppure sei ritornato burattino?
Pinocchio: Se ne dicono tante di panzane sul mio conto. E questa mi sa che è la più grossa. Io neanche lo so se ci sono mai voluto diventare un bambino.

Vuoi dire che tutte quelle storie sul fatto che facendo il buono e l'ubbidiente saresti diventato un ragazzo in carne e ossa non sono vere?
Pinocchio: Se ciái creduto sei proprio un grullo. Ma secondo te è possibile che uno deve fare lo sforzo di essere buono e in cambio ciá pure la sciagura di farsi trasformare in bambino? A me non me ne importa proprio niente di diventare paffuto e boccoluto e poi di cominciare pure a invecchiare. E poi scusa… mica tutti quelli che sono bambini sono così buoni come credi, anzi, forse crescendo diventano pure peggio.

Diventando "grandi" si vivono alcune esperienze importanti che non ci sarebbe modo di sperimentare altrimenti. Non hai il rimpianto di essere escluso da queste?

Pinocchio: E rimanendo burattino, invece, si fanno tante altre esperienze che i grandi giammai si sognano. Diventare grandi è una cosa seria. I grandi fanno cose brutte che neanche voglio pensare, tu le sai di sicuro meglio di me. In fondo noi burattini non si dà fastidio a nessuno, io poi ció la fortuna che mi muovo senza fili.

Questo è un punto che mi ha sempre interessato molto. Come fai a muoverti senza fili?
Pinocchio: Ecchennesò? Ti hanno mai chiesto a te come fai a camminare, a muoverti o a far di conto? In fondo sei pieno di ciccia e tutto quello che c'è dentro. Sei un sacco e una sporta più pesante di me. A te, invece che dei fili, ti ci vorrebbero delle funi belle bitorzolute. Eppure non ti domandi come fai a muoverti e lo domandi a me. Io non lo so. So solo che ero un bel pezzo di legno da catasta e che mio babbo Geppetto ha fatto il resto.

[Il padre di Pinocchio si chiamava Geppetto, detto "Polendina", e faceva il falegname. Forse da lui il burattino ha imparato a lavorare il legno, vista la graziosa casetta sull'albero nella quale vive.] 

D'accordo, allora diciamo che, escluso il fatto che sei di legno e che non cresci, sei proprio come tutti gli altri bambini. Ma allora come te lo spieghi che quando dici una bugia il naso ti si allunga a dismisura?
Pinocchio: CHECCOSA? Eppoi sarei io il malanno che passa le giornate a bighellonare invece di leggere libri? Non mi dire che hai creduto anche a questa fanfaluca?

Vuoi dire che non è vero?
Pinocchio: Il mio bel naso non si è mai allungato più di come lo vedi. Sono di legno io, mica di gomma. Io le bugie le dico quando e quante mi pare. Queste storie che si allunga il naso o che arriva l'uomo buio, le hanno inventate per spaventare i bambini che così, anche se diventano bravi e buoni, la notte non chiudono occhio per la paura. Non sono queste pure bugie? Bugie che i grandi si inventano per non far dire le bugie ai bambini. Io dico che questo è proprio buffo.

Non ti fidi degli adulti? Eppure loro hanno più esperienza. Cercano solo di trasmetterla a chi non ne ha, per evitare che i più piccoli facciano i loro stessi sbagli.
Pinocchio: Curiosa razza i grandi. Dicono più bugie dei bambini, anche se hanno meno fantasia, e poi pretendono sempre di dare consigli, convinti che loro hanno trovato la strada giusta. Ma i consigli dei grandi servono solo a disimparare, perché se uno vuole imparare davvero qualcosa mi sa che è molto meglio che la vive di persona. Così trova la sua strada senza che deve andare a scuola a sentire tante noiose lezioni di qualche maestro, buono solo ad alzare la voce e a menar di bacchetta.

Ma tu che ne sai? A scuola non ci sei mai andato.
Pinocchio: Ci sono stato quel tanto che basta per capire che è tutta una buffoneria. Come ti ho detto, io delle spiegazioni degli altri non ne ho bisogno. Le cose le imparo da me. Se gli altri vogliono andare a scuola, contenti loro. Io me ne guardo bene. E poi ció la fortuna che io non ho bisogno di andarci. Sono burattino. Per me è sempre festa. A me i maestri non mi picchieranno mai perché io non ho bisogno di loro. Per me non esistono. Non ho bisogno di nessun pezzo di carta che dice quanto sono bravo.

[Testa grossa e rotonda, occhioni grandi e attenti. La cosa che più stupisce di Pinocchio è il naso grosso, ma corto. Da quello che ci dice, non si è mai allungato più di così.] 
Quello che salta agli occhi di un tuo ospite, guardandosi intorno, è la particolarità dei pupazzi di legno che riempiono la tua casa. Ne vedo un paio ancora "in lavorazione" su un vecchio tavolo da falegname. Come ti è nata questa passione? In fondo sei "figlio d'arte", non trovi?
Pinocchio: Infatti è una voglia che mi è nata proprio vedendo il mio babbo lavorar di scalpello. Per me è come fare una foto. Mi fermo vicino a un ruscello o a un vecchio ponte e con un pezzo di legno cerco di ricopiare la forma di qualche animaletto o alberello. Altre volte mi invento io una figura, una maschera oppure anche qualche marionetta. Mi vorrei magari costruire un bel teatrino di burattini. Poi stando in un così bel bosco, c'è sempre tanta legna in giro e se sei il figlio di un bravo falegname, com'era il mio babbo, ti viene proprio voglia di divertirti. Anche gli animali mi aiutano. Magari qualche coniglietto vanitoso si mette in posa per farsi più bello. Una lince una volta mi ha chiesto se le potevo fare una bella scultura e gli alberi rinverdiscono i rami quando voglio scolpire un bel paesaggio.

Sembra che tu stia parlando di un bosco magico, incantato…
Pinocchio: Perché io lo vedo così. Magari se ci passi di fretta, senza guardarlo con attenzione, ti può sembrare un bosco come tutti gli altri. Con gli alberi, le foglie, il laghetto, il fiumiciattolo, gli uccellini e tutti i crismi che gli si confanno. Ma se ti diverti a fissarlo bene, cercando di non guardarlo proprio con gli occhi, scopri un sacco e una sporta di cose che nemmeno te le immagini.

Prima di stabilirti qui, a Manciano, hai viaggiato molto. Ci racconti dove sei stato e quando hai deciso di fermarti?
Pinocchio: Io non è che mi sono fermato qui. Ogni tanto ci vengo a stare. Mi piace sempre andare in giro e non fermarmi mai e poi magari mi accorgo che sono troppo lontano o che ho perso la strada e allora mi diverto a ritovarla. Oppure lascio che si ritrova da sé. Ho girato talmente tanto che non mi ricordo tutti i posti e i personaggi buffi che ho conosciuto. Che se poi vado a vedere, ho girato solo una regione. Che per uno grande come voi basta prendere la macchina e se la gira in poco meno di una settimana, ma poi non si accorge di quello che c'è dentro. E' come il fatto del bosco che ci passi in fretta, lo stesso discorso.

Quindi potresti ripartire da un momento all'altro? Dove vorresti andare?
Pinocchio: Boh! Se mi prende il ghiribizzo me ne vo in giro oggi stesso. Ma se ti devo dire dove, non lo so neppure io. A me la cosa che più mi piace è andarmene per diritto, pigliare una strada e non sapere dove mi porta. Io penso che è proprio quello il bello. Andare dove non sai. Incontrare gente buffa che nemmeno te lo immaginavi. E' proprio così che a me mi è capitato di finire in tante avventure strambe, che se le racconto, nemmeno la gente ci crede. Non ci crede perché non va mai a prendere le strade per diritto. Chi lo sa, magari, su una di queste, un giorno di questi, ci si rincontra.

Articolo apparso originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.

domenica 31 marzo 2019

recensioni in 4 parole [64]

Di manga & Calabria.
Western e redenzione: BANG!
Lunga vita a Mercurio!
HPL eternamente vive. Immortale.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Cosma e Mito Vol.1 - L'antro dei lupiminari
di Nicola Zurlo (testi) e Vincenzo Filosa (disegni)
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 136 pagine, colore
Prezzo: € 16
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI e QUI

La notte del corvo
di Marco Galli
Editore: Coconino
Formato: brossurato,  176 pagine, colore
Prezzo: €20
Anno di pubblicazione: 2019
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Mercurio Loi N.16 - La morte di Mercurio Loi
di Alessandro Bilotta (testi), Matteo Mosca (disegni)
Colori: Francesca Piscitelli
Copertina: Manuele Fior
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

Le montagne della follia Vol. 1
di Gou Tanabe
Editore: J-POP
Formato: brossurato, 192 pagine, b/n e colore
Prezzo: € 6,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

martedì 5 febbraio 2019

Alessandro Bilotta e la fine di Mercurio Loi

Nei giorni scorsi è giunta - un po' a ciel sereno, un po' stranamente prevedibile - la notizia che Mercurio Loi,  chiuderà con il n.16, in edicola a Marzo.

Per chi non lo sapesse Mercurio Loi è l'acclamata e pluri-premiata serie Bonelli, ideata da Alessandro Bilotta e concretizzata nelle copertine di Manuele Fior, nei disegni, in ordine di apparizione, di Matteo Mosca, Giampiero Casertano, Onofrio Catacchio, Sergio Gerasi, Andrea Borgioli, Sergio Ponchione, Massimiliano Bergamo e Francesco Cattani e nei colori di Francesca Piscitelli, Stefano Simeone, Erika Bendazzoli, Andrea Meloni e Nicola Righi.

Appena ho appreso la notizia ho prontamente buttato giù tre-domande-tre per Alessandro: nel seguito potete leggerle unitamente alle risposte del buon Bilotta (che sentitamente ringrazio), giunte con i dovuti e giusti tempi, degni del Professor Loi.
smoky man: Mercurio Loi chiude/muore. Lunga vita a Mercurio Loi! 
Hai/avete detto tutto oppure c'era qualcos'altro da dire e rimarrà non detto?
Alessandro Bilotta: Non c’è niente che rimarrà non detto, seppure Mercurio Loi non è una serie che scioglie i nodi in modo rassicurante e manda a letto con le idee chiare.
 
Mercurio, a mio parere, è stato (soprattutto) un concreto, meraviglioso luogo di sperimentazione sulla serialità. Un giocoso rompicapo anche per chi legge fumetti da tempo. Una lettura che ci sfiderà anche e soprattutto nel futuro. Quanto hai dato a Mercurio e quanto ti resta?
Alessandro Bilotta: Gli ho dato tutto quello che conoscevo e che contava per me nel momento in cui l’ho realizzato. È presto per me per dire cosa mi resta. A differenza del modo in cui corrono oggi le informazioni, io cammino ancora a passo d’uomo.

E ora si attende Eternity. Già nel titolo una stridente dissonanza rispetto alla "conclusione" di Mercurio. Puoi anticiparci qualcosa in merito, anche per alleviare il dolore per la "perdita" del professore e delle sue camminate per Roma (sempre eterne sulle pagine)?
Alessandro Bilotta: A proposito della stridente dissonanza, il termine eternità per me è già di per sé ironico. Per fortuna non l’ho inventato io, ma qualcuno che doveva convincersi e dare un nome a qualcosa che non esiste. Ecco, ti sto già dicendo troppo. Non ha senso dire molto di più, così in anticipo.

venerdì 29 dicembre 2017

recensioni in 4 parole [53]

Si partoriscono strambe storie.
Lisergici colori per DD.
 I segreti del Giallo. 
Vagabondar m'è dolce.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Fortezza Pterodattilo
di Ratigher (testi & disegni)
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 128 pagine,colore
Prezzo: € 17
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Dylan Dog Color Fest N. 23 - Il convento del vuoto
di G. Barbieri (soggetto e sceneggiatura), G. Freghieri (disegni), S. Algozzino (colore)
Copertina: Grzegorz Rosinski
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Mercurio Loi N.8 - Il colore giallo

di A. Bilotta (soggetto e sceneggiatura), M. Mosca (disegni), F. Piscitelli (colore)
Copertina: Manuele Fior
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Quaderni giapponesi Vol. 2
Storia e disegni: Igort
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 184 pagine, colore
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2017
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