venerdì 4 novembre 2016

Alan Moore e i Simpson!

Nell'episodio Husbands and Knives della serie I Simpson, andata in onda, non a caso, il 18 Novemebre - data di nascita del Nostro - del 2007, facevano la loro comparsa Alan Moore, Art Spiegelman e Dan Clowes che interpretavano e doppiavano loro stessi (qui una clip dell'episodio).
Bart e Alan Moore.
Ebbene, qualche giorno fa sul sito Blind Squirrel Props dell'artista Mike Iverson sono letteralmente "apparsi" degli action figure e degli appositi kit che replicano la versione Simpson di Moore!
Nel seguito potete ammirare alcune immagini.

Maggiori dettagli sul sito di Iverson:
 

giovedì 3 novembre 2016

Il Cavaliere Oscuro, Watchmen: Moore e Miller nel 1988

Frank Miller e Alan Moore negli anni '80.
Estratto da un'intervista a cura di Chris Sharrett pubblicata sulla rivista David Anthony Kraft's Comics Interview N. 65 nel 1988. L'intervista è stata ripubblicata nel 2012 nel volume Alan Moore: Conversations.

Chris Sharrett: I paragoni tra Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e Watchmen sono inevitabili, in particolar modo in relazione a come entrambi trattano i supereroi.
Alan Moore:
Io e Frank Miller siamo buoni amici, sai. Potremmo avere idee politiche diverse ma non abbiamo mai trovato nulla su cui litigare. Siamo entrambi persone che potrebbero essere chiamate dei radicali, in un certo senso, e come risultato credo che tra i due lavori ci siano delle somiglianze. Ma penso che più delle similitudini in certi approcci siano interessanti le differenze negli interessi di base dei due fumetti.
A Frank piace la fiction d'avventura [in originale "adventure fiction", N.d.T.] e quello che voleva fare con Il Cavaliere Oscuro era produrre un'opera di quel genere ma di qualità superiore, realizzata alla perfezione. Non so come dirlo in altri termini senza dare l'impressione che stia banalizzando Il Cavaliere Oscuro, ed è l'ultima cosa che vorrei fare, ma Il Cavaliere Oscuro incorpora concetti morali e politici come parte del suo stile, per renderlo più credibile ai lettori di oggi. Si tratta sostanzialmente di fiction d'avventura con l'aggiunta di idee politiche. Noi invece abbiamo usato l'approccio inverso. Non ci interessava l'avventura; non c'era tanta azione, non c'era un eroe palese. Eravamo interessati ad aspetti più minuti rispetto al Cavaliere Oscuro.
Il Cavaliere Oscuro è un'avventura supereroistica con l'aggiunta di idee politiche e morali; Watchmen è una storia su temi morali e politici con supereroi.

mercoledì 2 novembre 2016

Un sequel di Watchmen e... il rispetto

Estratto da un'intervista  pubblicata su Wizard magazine N. 130 del Luglio 2002.

Non c'è alcun motivo per cui tu possa tornare sui personaggi di Watchmen? Un'idea che non hai usato nella serie originale?
Alan Moore: L'unico motivo sarebbe quello di fare un mucchio di soldi ai danni dei lettori. Perché dovrei farlo? Sì, qualcosa si potrebbe fare. Immagina quanto sarebbe facile per me dire "Sì, faremo una miniserie sui Minutemen oppure un sequel, in formato miniserie, di Watchmen e produrremo degli action figure e merchandising e forse un video gioco". Potrei guadagnare milioni sulle spalle degli ingenui lettori se fossi davvero cinico nei riguardi di chi mi legge. Non sono il più socievole degli autori di fumetti, ne sono consapevole. Non vado alle convention. Non frequento i miei lettori. Non sono socievole. Non sono adorabile. Lo so bene. Ma non è perché non rispetti i miei lettori: in gran parte è perché li rispetto davvero. Non voglio che la gente mi tratti come un dio e non rispetti se stessa, per cui me ne sto a casa.
Ma ho rispetto dei miei lettori; non li considero in maniera cinica. Non penso a loro come a una mandria di mucche da mungere ogni qual volta ne ho voglia. So che nutrono un affetto sincero per il mio lavoro. Spesso hanno letto il fumetto quando erano giovani e ha un posto speciale nelle loro vite. Lo apprezzo. Ne ho rispetto. Ne sono sinceramente colpito. Come ho detto, sono distante e inavvicinabile ma questo non significa che non abbia alcun rispetto per i miei lettori. Esattamente il contrario, ne ho un grandissimo rispetto e credo che loro ne abbiano altrettanto nei miei confronti. E non credo che questo rispetto verrebbe migliorato in alcun modo se io ci speculassi sopra.

martedì 1 novembre 2016

Parola di Moore 1999

Alan Moore fotografato da Mitch Jenkins.
Novembre: tutto un mese dedicato ad Alan Moore. 
Si parte con un recupero datato 1999, un'intervista realizzata da Stèphane Mahaut nel Luglio di quell'anno e apparsa poi ad Agosto sull'Alan Moore Fan Site. L'intervista fu tradotta e pubblicata successivamente sulla prozine Clark Bar #0 del novembre 1999 e riproposta nel 2001 su Ultrazine.org.


Parola di Moore
Fumetti, magia, tv, cospirazioni, musica

Come procede il nuovo romanzo A Grammar?
Attualmente la sua lavorazione è sospesa perché non posso permettermi di scrivere libri. Il fatto è che scrivere un romanzo di quel tipo non è altro che un "lavoro d'amore", lo stesso che ho fatto per il libro precedente Voice Of The Fire che mi ha impegnato per 5 anni.

Ma è stato sicuramente un successo.
Un successo in che senso? Voglio dire, ho guadagnato 15000 dollari, questo è stato il mio anticipo per il romanzo, per un lavoro di 5 anni! Se ti riferisci alla critica, Voice Of The Fire ha ricevuto un'accoglienza piuttosto positiva e questo è sicuramente un successo… Il fatto è che, se escludiamo gente come Stephen King, Geofrey Archer o Barbara Cartland, la maggior parte dei libri che si possono trovare nelle librerie, diciamo il 90%, è scritto da persone che non fanno solo il romanziere per vivere... Quello che farò per il nuovo romanzo è perciò aspettare. È ancora una storia che voglio scrivere, ma penso che potrò farlo tra 4, 5 anni, quando spero la mia posizione me lo permetterà.
Che ci dici del tuo progetto sulla magia?
Per un po' avevo pensato di fare qualcosa che potrebbe essere chiamato un "grimorio". Un grimorio è un libro di magia che può prendere forme piuttosto differenti. Una forma potrebbe essere un'autobiografia magica, oppure un trattato con vere discussioni filosofiche sui fondamenti della teoria magica. Un'altra forma di grimorio potrebbe essere un manuale di istruzioni pratiche per un reale uso della magia oppure un libro sulla storia della magia raccontata da un mago che ne dà la propria personale versione.

Ci sarebbero anche alcuni racconti di magia, puri e semplici lavori di fantasia ispirati a figure di occultisti realmente vissuti: questa è un'altra variante di grimorio.

Ci sto pensando molto attentamente visto che questo potrebbe essere il mio prossimo serio progetto di fumetto. Ma al momento, questi non sono sicuramente i tempi per lanciare progetti che siano volontariamente oscuri e intellettuali. Quando c'è un mercato in salute, allora è possibile offrire qualcosa di davvero differente, qualcosa che sia più personale. Ma quando il mercato sta annaspando sul punto del collasso, non c'è altro motivo, se non forse ricevere il plauso della critica… Ma oltre a questo, ora non c'è davvero ragione di produrre un'opera profondamente personale e complessa, come il mio lavoro sulla magia dovrebbe, si spera, essere.

Per fare un esempio, oggi non inizierei a scrivere From Hell. Semplicemente perché non c'è assolutamente ragione nel produrre un albo a fumetti che non durerebbe più di un paio di uscite quanto a vendite. Già, From Hell, grande successo di critica, tutti vogliono farci un film, ecc. ecc. …ma, dico, vendeva soltanto 15.000 copie, la qual cosa, nello stato in cui versa il mercato, non è abbastanza per giustificarne l'esistenza. Il fatto è che il mercato dei fumetti è fortemente indirizzato verso adolescenti… ehi!, non sto dicendo che ci sia qualcosa di sbagliato con questo o con i loro gusti… ma ovviamente ci sono persone nell'ambiente che dicono "No, non vogliamo fumetti di supereroi! Vogliamo fumetti genuini, maturi e intelligenti"… Io sono d'accordo con loro, davvero, ma il fatto è che la maggior parte del mercato fumettistico vuole supereroi. Anche se vogliono storie un po' particolari, sperimentali, ciò che intendono è che vogliono supereroi, ma con qualcosina in più. Ma non vogliono nulla che sia troppo diverso dalla roba che già si produce.

Questo significa che non ci sarà nessun seguito a Brought to Light [Una pungente e satirica critica alle attività cospiratorie CIA del dopoguerra: crisi di Cuba, assassinio di Kennedy, Vietnam, Nicaragua, Irangate. Tono farsesco a la Dottor Stranamore, stralunate e acide tavole di Bill Sienkiewicz. Pubblicato nel 1989 dalla Titan Books, inedito in Italia, N.d.T.]?
Beh, no… Brought to Light era qualcosa di…
Ma non c'è altro da dire sulla CIA allora?
Sì, ma che senso avrebbe? La cosa principale che Brought to Light mi ha detto era che semplicemente una larga fetta di pubblico non vuole sapere, non vuole conoscere come vanno le cose. Anche la maggior parte degli editori non vuole sapere… Sì, ho supposto che avrei potuto fare un altro albo che raccontasse varie "guerre sotterranee" e oscure operazioni di spionaggio, ma chi sarebbe sorpreso? Più o meno tutti sanno come vengono fatte le cose, ma nessuno ha la volontà politica o il coraggio per tentare di cambiarle e non voglio diventare parte della lunga lista dei teorici professionisti della cospirazione. È noioso, non mi interessa. Certo, se ricevessi l'offerta di un progetto politico che fosse interessante, come era Brought to Light all'epoca, potrei sicuramente trovare il tempo per farlo. È solo che, con la attuale situazione politica mondiale… come ti ribelli al caos? Sai, a molti teorici delle cospirazione piace pensare il contrario, ma la brutale verità è che nessuno ha il controllo… La semplice verità è che il mondo, in fondo, è una complessa tempesta di matematiche. Matematiche così complesse da essere oltre la comprensione umana… Come ti ribelleresti ad un uragano? O a un terremoto? Non c'è nulla che sia stato premeditato. Per ribellarti, devi avere qualcosa contro cui insorgere, una struttura… ma io non vedo nessuna struttura coerente al momento. Certo, la CIA è ancora là e così come ai tempi di Brought to Light e mi sembrava chiaro che la CIA volesse organizzare una cospirazione mondiale e facesse del suo meglio per realizzarla… ora, beh… la CIA è stupida! Io credo che lo "scherzo" di Belgrado [L'errato bombardamento dell'ambasciata cinese durante la guerra contro la Jugoslavia, N.d.R.] abbia reso chiaro che CIA sta per "Non identifichiamo alcunché" [in originale: "Can't Identify Anyithing", N.d.R.]. Cioè, se stai per far saltare per aria l'ambasciata cinese, per errore, su informazioni della CIA, devi chiederti quanto fredda, calcolatrice e inarrestabile sia questa agenzia. Queste sono le stesse persone che hanno suggerito sigari velenosi per Castro. Il tipo che uccise Guevara, Felix Rodriguez, gli prese l'orologio da polso ed è uno stretto amico di George Bush. Ok, c'è una cospirazione, ma i cospirati sono delle teste di cazzo che non riuscirebbero ad organizzare una pisciata in birreria! Se la CIA ti vuole veramente uccidere, beh, tu sei proprio al sicuro! Ma qualcun altro, nella tua stessa città o in quella vicina, che ha un nome simile al tuo o che si chiama come te, loro lo prenderanno...

In questi giorni, non vedo nulla, in politica, di abbastanza strutturato o coerente contro il quale valga la pena di lanciare un attacco. Per certi versi, la maggior parte dei miei pensieri politici o sociali sono diventati subordinati ai miei pensieri sulla magia. Vedere le cose da un punto di vista magico mi sembra più conveniente al giorno d'oggi, e la cosa include i miei atteggiamenti politici.

C'è una voce secondo la quale tu saresti bandito dall'andare in U.S.A. a causa di Brought to Light.
Ah, questo non è mai successo. Qui, in Inghilterra, ho avuto la mia casa sotto controllo da parte dei reparti speciali. Alcuni vicini mi hanno riferito di essere stati avvicinati dalla polizia che voleva usare le loro abitazioni come punto di sorveglianza verso la mia casa dall'altra parte della strada. Ma non è successo nulla, può solo far capire l'incapacità di una qualunque cospirazione…Il vero motivo perché non vado negli States è che non ho alcun interesse nel visitarli e che, per temperamento, non mi piace viaggiare... Non lascio l'Inghilterra da più di 10 anni… Sono sicuro che l'America è un posto meraviglioso, è solo che non mi piace andarci… Questa è una leggenda romantica sul mio conto ma non c'è nulla di vero.

Hai qualche imminente progetto TV o cinematografico?
Ci sono diversi progetti in ballo ma come sai, quando si parla di televisione, tendono ad essere piuttosto vaghi. So che, prima o poi, salterà fuori la seconda parte di una specie di documentario intitolato Victims of Geography. La prima parte è stata già trasmessa dalla TV inglese e credo che la seconda parte verrà trasmessa prima della fine dell'anno, per poi riunire il tutto come un unico film. Mi viene chiesto di fare un sacco di televisione, ma in genere rifiuto. L'altro giorno mi hanno telefonato e mi hanno chiesto se avessi voluto fare un programma con le mie previsioni sul 30° secolo ma la cosa mi suonava davvero stupida. Non posso fingere, la televisione non è un medium che prediligo. Non ne guardo molta e non mi interessa.
Però ti piace fare delle live performance, non è vero?
Mi piace fare performance, sono una cosa completamente diversa dalla televisione. Ne abbiamo fatto una il 10 Aprile in Red Square a Londra. È durata un'ora, ha ricevuto una buona accoglienza, e ne siamo soddisfatti. La prossima la faremo quando riceveremo un'offerta che ci piace: una strada, un evento…e quando avremo tempo. Queste sono cose per cui dobbiamo praticamente pagare per farle. Stiamo anche lavorando al progetto Disco Cabalah. 

Si tratta di un CD musicale, non è vero?
Sì, è un disco strumentale.

Che strumento suoni?
Oh, siamo in un mondo moderno, Stéphane! Non c'è più bisogno di suonare uno strumento. Un sacco di attuale musica elettronica, e questo è Disco Cabalah, viene "dipinta" in studio… Si tratta di scambiarsi idee, concetti, il tutto con l'apporto di Tim Perkins che è il vero musicista del gruppo. Ti faccio un esempio, per uno dei brani del disco quello che ho fatto è parlare con l'ingegnere del suono e dirgli: "Quello che vorremmo è una specie di nebbia, come oro che vaporizza e si dilata, e che il tutto duri circa 8 minuti" e lui mi ha risposto: "Come vuoi farlo?" così gli ho detto: "Abbiamo deciso che tutti gli strumenti su questa traccia fossero squillanti, hai un bel piatto squillante?" E mi ha dato un piatto squillante, così ho continuato: "Ora io suono il piatto picchiando con forza e tu registri… Poi aggiungiamo un bel po' di effetti: delay, eco, riverberi… Ora avremo un suono come di un bang corposo e rimbombante. Poi escludiamo il segnale originale, ossia io che picchio sul piatto, così resteranno solo il riverbero e la risonanza. Lo mettiamo in un bel loop e lo facciamo durare 8 minuti." Questo è solo un esempio. Sotto certi aspetti è diverso dal comporre musica, è più vicino all'atto di dipingere: questo è quello che la tecnologia attuale ti permette. Per il resto lascio fare a Tim Perkins che è un vero genio della composizione. È stata una grande decisione quella di non usare parole, perché ovviamente questo limita il mio apporto, ma penso di poter trovare abbastanza input musicali per compensare e per sentirmi soddisfatto.

[Traduzione di smoky man & Michele Fioraso]

mercoledì 26 ottobre 2016

recensioni in 4 parole [45]

Celebrando immersi nell'incubo.
Viaggio a Tokyo
Perdersi, ritrovarsi nel gekiga.
Doom Patrol N.1
Quasi incomprensibile ma intriga.
Fafhrd e il Gray Mouser N. 1
Fantasy che non invecchia.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Roberto Recchioni (testi) e Gigi Cavenago (disegni e colore)
Editore: Sergio Bonelli
Formato: brossurato, 98 pagine, colore
Prezzo: €3,20
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
 
Viaggio a Tokyo
di Vincenzo Filosa
Editore: Canicola
Formato: brossurato, 264 pagine, bianco e nero
Prezzo: €18
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Doom Patrol N.1 (English)
di Gerard Way (testi), Nick Derington (disegni)
Editore: DC Comics (Young Animal line)
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99 U.S.
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)

Fafhrd e il Gray Mouser N. 1
di Howard Chaykin (adattamento e sceneggiatura), Mike Mignola e Al Williamson (disegni)
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo:  € 4,90
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 19 ottobre 2016

Claudio Calia e... i maledetti fumetti!

Nelle scorse settimane BeccoGiallo ha dato alle stampe LEGGERE I FUMETTI, un agile volume firmato da CLAUDIO CALIA, un libro, di certo, non esaustivo sull'argomento ma un'utile mappa per orientarsi in un universo sconfinato, una guida "sentimentale" alla lettura dei fumetti. 

Calia è un autore conosciuto e apprezzato per il suoi lavori di comics journalism e d'impegno sociale tra cui segnalo Porto Marghera - La legge non è uguale per tutti (2007), È primavera - Intervista a fumetti a Antonio Negri (2008), Dossier TAV, una questione democratica (2012) e Piccolo Atlante Storico Geografico dei Centri Sociali Italiani (2014), tutti editi da BeccoGiallo.
Leggere i fumetti è, in qualche modo, il suo primo libro "leggero" e dichiara in modo chiaro e squillante... l'amore di Calia per il Fumetto!

Nel seguito potete leggere una chiacchierata con Claudio incentrata sul suo più recente lavoro con, in chiusura, una "rivelazione" su cosa ci attende in futuro dall'autore trevigiano. Buona lettura!
Vignetta tratta da Leggere i fumetti.
Inizierei dall'inizio, chiedendoti... come è nato Leggere i fumetti? È avvenuto su tuo input o, in qualche modo, c'è stata una richiesta, una indicazione da parte dell'editore? Te lo chiedo anche in considerazione del fatto che i tuoi fumetti precedenti sono lavori, diciamo, “impegnati” mentre Leggere i Fumetti ha una sua “leggerezza”...
Claudio Calia: L'idea è stata mia. Penso che chiunque legga il mio libro percepirà, al di là del parere, che amo il linguaggio del Fumetto, ed era qualche anno che meditavo su un lavoro del genere. A me per esempio è sempre piaciuta moltissimo La striscia di Sam di Mort Walker, l'autore di Beetle Bailey, dove il protagonista interagisce con i più famosi personaggi a fumetti del suo periodo, e ho sempre covato l'idea di provare a realizzare, prima o poi, qualcosa del genere. BeccoGiallo poi nel suo decimo anniversario si è aperta a più tipi di pubblicazioni, diversificando il suo catalogo: Marco Polo di Marco Tabilio e Sarah's Scribbles sono due esempi di questa nuova apertura della casa editrice. Ho colto l'occasione al volo, ho proposto la mia idea e cominciato a lavorarci seriamente.
Pagina tratta da Leggere i fumetti.
Personalmente lo trovo un libro riuscito sia rispetto ai lettori di riferimento - ossia persone che si  avvicinano al Fumetto un po' alle "prime armi" o che hanno bisogno di una qualche mappa per orientarsi - ma anche per chi, come me, qualche fumetto in questi anni lo ha letto, per via degli aspetti meta-fumettistici. In particolare vorrei chiederti del lavoro sul disegno, nella riproduzione di opere altrui attraverso però il tuo segno, il tuo stile. Come sei arrivato a questa soluzione? Quanta pressione hai sentito nel cimentarti con mostri sacri come Miller o Go Nagai? La mia sensazione è che ti sia soprattutto divertito...
Claudio Calia: In primis, ti ringrazio per le tue parole. Poi sì, mi sono decisamente molto divertito nel reinterpretare il segno di alcuni dei miei autori preferiti, ma anche... è stato bello farsi coinvolgere nuovamente da alcune storie, mi riferisco soprattutto alla sequenza dedicata agli X-Men e la morte di Jean Grey. È stato un modo per riscoprire le emozioni che provai la prima volta che lo lessi. Poi per il resto spero che Miller, Sacco, Nagai... non vedano mai cosa gli ho combinato! :D
Pagina tratta da Leggere i fumetti.
Nel libro emerge sia l'intento dell'autore nel raccontare ma credo sia preponderante la passione del lettore, l'amore tuo verso il Fumetto. Un amore, non a caso, al primo posto nella tua lista di cose importanti nella vita. Ovviamente senza l'autore che sei diventato non vi sarebbe il libro... in tal senso, come hai ideato la struttura del volume, l'intro e sopratutto l'epilogo, che ribadisce l'approccio sentimentale, emozionale alla materia?
Claudio Calia: I miei fumetti nascono direttamente sulla tavola, con un modo di lavorazione particolare (quantomeno non conosco nessuno che lavori così, anche se in realtà è un "modo di produzione" mutuato da quello che ho sempre letto in giro su Will Eisner e Jack Kirby e il loro approccio al racconto a fumetti). Ragiono a sequenze disposte in un ordine diverso da quello cronologico: le prime tavole disegnate del libro sono quelle dedicate a Jean Grey, poi Akira, e via sedimentando. Procedo disegnando prima "tutto ciò che so che ci deve essere dentro" e lavoro di montaggi successivi. Ho anche "girato" molto spesso alcuni blocchi fino a trovare un ritmo che mi sembrasse soddisfacente e compatibile con il filo logico che volevo dare al tutto. Prologo e epilogo sono venuti dopo, o meglio: le due tavole finali sono state concepite abbastanza presto, mentre ho ritenuto necessario il prologo verso la fine della lavorazione, e a quel punto è saltata fuori la metafora delle impronte sul mio passaggio, una metafora che nasce dalla lettura di Blankets e che ho sempre tenuto nel mio caricatore aspettando fosse il momento giusto per estrarre la cartuccia. Sin dall'inizio era previsto che il tutto fosse riassumibile in una "passeggiata" tra i fumetti che volevo segnalare al lettore.
Sketch di Claudio Calia per la mia collezione personale.
Nei giorni scorsi sei stato ospite della 45esima puntata di  Tizzoni d’Inferno, il podcast sul mondo del Fumetto, ideato da Tito Faraci (disponibile anche qui) che ha condotto l’incontro insieme a Matteo Stefanelli e Boris Battaglia, in teoria tuo “difensore” (qui la recensione, un po' “acrobatica”, di Battaglia del libro di Calia). In un clima seppur di giocoso cameratismo mi hanno colpito alcuni giudizi piuttosto tranchant espressi in quell’occasione, tra cui “Un fumetto sbagliato”, “Una raccolta di figurine”, “Un libro game per fumettofili…” (Matteo Stefanelli) e “Un’offesa al fumetto popolare italiano” (Tito Faraci). Confesso che mi hanno sorpreso la perentorietà delle critiche negative e, al contempo, l’ammirevole aplomb con cui tu hai reagito. Una delle critiche principali era l’assenza del fumetto popolare italiano a cui si sommava il fatto che il tuo libro sarebbe troppo didascalico senza essere personale, un’operazione un po’ furba. Vorrei darti la possibilità, se vuoi, di ribadire qui il tuo punto di vista o di meglio focalizzare la tua replica…
Claudio Calia: Intanto ringrazio Tito Faraci per avermi invitato, e Matteo Scandolin (il tecnico del suono della trasmissione), Boris Battaglia e Matteo Stefanelli per avere dedicato del tempo al mio libro. Credo che molto dei toni tranchant sia dovuto al fatto che siamo persone che si conoscono da anni e che nel tempo hanno maturato una naturale franchezza a parlare di Fumetto. La trasmissione è ascoltabile da tutti e tutti possono farsene un'idea. Una volta pubblicata online ho provato a farla sentire a qualche amico e semplicemente... è incomprensibile. Autoreferenziale e involuta all'interno delle dinamiche del Fumetto, se non sei un lettore forte, appassionato anche alle dinamiche "politiche" dell'industria del Fumetto, dalla terminologia alle questioni affrontate (premi e selezioni di Fumettologica, a parte il mio libro) non troverai nulla che possa interessarti, anzi ti respingerà. Sinceramente non mi va di giustificare perché penso che un trentenne che non ha letto fumetti difficilmente comincerà a farlo acquistando un Tex. La Bonelli, solo per fare un esempio, partecipa a trasmissioni radiofoniche, televisive, ha spazi in tutti i maggiori quotidiani... davvero qualcuno aspettava me per cominciare a leggere i suoi personaggi? Non credo. Se pensi che il mio libro sia un'enciclopedia o una storia del Fumetto... non è così e ne rimarrai deluso.
Sono semplicemente… i consigli di lettura di Claudio Calia.
Leggere i Fumetti vuole essere alla portata di tutti, per andare incontro a chi i fumetti non li ha mai letti e a chi ne mastica già un pochino.
Penso che spesso ci troviamo di fronte a un equivoco, quando si parla di Fumetto: per me è sempre stato il nome di un linguaggio, per altri è la definizione di un mestiere. Questo crea un mucchio di incomprensioni.
Alla fine io rimango convinto di avere fatto un buon libro che assolve lo scopo che mi ero prefissato.
Pagina tratta da Leggere i fumetti.
Direi… “ai posteri l’ardua sentenza”. :D
Per chiudere, con Leggere i Fumetti ancora fresco di stampa e tu impegnato nel promuoverlo, hai già in mente qualche altro progetto da portare avanti? Magari un “ritorno” ai comics journalism?
Claudio Calia: Ho chiuso Leggere i fumetti questa estate appena tornato da un viaggio di due settimane nel Kurdistan iracheno nell'ambito di un progetto sulle minoranze linguistiche promosso dalla ONG Un Ponte Per..., che sarà il tema del mio prossimo libro. Il viaggio è cominciato ritrovandomi all'aeroporto Ataturk di Istanbul durante l'attentato del 28 giugno, e sono tornato due giorni prima che in Turchia si svolgesse l'ultimo tentativo di colpo di stato. In Iraq ho tenuto tre workshop di fumetto presso i centri giovanili gestiti da Un Ponte Per..., avendo a che fare con ragazzi e ragazze di lingue e religioni diverse. Questo mi ha portato a riflettere molto su come da noi descriviamo uno scontro di religioni che, nella vita reale irachena, è vissuto decisamente con più leggerezza. Ho potuto vedere ragazze musulmane giocare con ragazzi cristiani o curdi, ragazzi musulmani ironizzare sulla quantità di moschee che ci sono in giro... una bella immersione nella realtà fuor di stereotipi. Sarà un ritorno al graphic journalism ma anche la prima volta che affronto un contesto internazionale.

Mi pare un progetto molto interessante. Non vedo l’ora di leggerlo.
Grazie per la chiacchierata, Claudio. E… Viva il Fumetto!
Dedica sulla copia di Leggere i fumetti.

giovedì 13 ottobre 2016

Caio Oliveira e il ritiro di Moore

Disegno di Caio Oliveira.
CAIO OLIVEIRA è un talentuoso fumettista brasiliano che spesso si è cimentato con Alan Moore e le sue vicende, fino a farlo diventare un personaggio ricorrente nelle sue storie (si veda qui). 
Nelle scorse settimane, dopo la diffusione della notizia del "prossimo ritiro" dal mondo del Fumetto da parte di Moore, OLIVEIRA ha postato sulla propria pagina su DeviantArt una tavola a fumetti a commento della decisione presa dallo scrittore di Northampton.

Nel seguito potete leggerla nella mia traduzione. Un grazie a Oliveira per l'autorizzazione alla pubblicazione su questo blog. Buona lettura. 

Per maggiori informazioni su Oliveira: la sua pagina DeviantArt e il suo profilo Facebook. 
Storia e disegni: Caio Oliveira.

Il fumetto originale è disponibile QUI.

lunedì 10 ottobre 2016

[SPOT 06] Le Due Nazioni di Paul Izzo e Mirko Treccani

Le Due Nazioni. Copertina di Paolo Villanelli, colori di Mattia Iacono.
Da diverso tempo seguo con attenzione e interesse le avventure editoriali e cross-mediali del prolifico Francesco “Paul Izzo” Polizzo (su tutte il suo Ernest Egg, ideato in coppia col fenomenale Stefano Bosi Fioravanti). Qualche mese fa ho avuto così il piacere di leggere in anteprima una versione ancora in fase di correzione bozze de Le Due Nazioni, intrigante variazione sul tema vampiri ambientata in Francia, scritta da Paul Izzo per i disegni di Mirko Treccani.
Colpito positivamente dalla storia, e su richiesta di Francesco, ho scritto un breve testo che compare sul volume come prefazione.
Prima di lasciarvi alla lettura del mio scritto vi informo che Le Due Nazioni, presentato in anteprima lo scorso fine settimana ad AleComics, è edito da ManFont, consta di 80 pagine, in bianco e nero, formato 17×24 cm, costo 9 euro. Enjoy!
La Francia non è quella che conosciamo.
Non è quella che i libri di Storia raccontano.
Qualcosa, da tempo, si è insinuato nella società.
Fino ad arrivare ai piani alti.
Alle leve del potere.

VAMPIRI.
Quanti sono?
Da dove vengono?
Cosa vogliono?
Cosa tramano per davvero?

Gli umani sono sempre stati prede ignare ma ora qualcosa sta cambiando.
Pedine potrebbero trasformarsi in protagonisti. Vorrebbero.
Il debole contro il forte.
Il vecchio contro il nuovo. 
Nel mezzo dello scontro, un detective, fiaccato dalla vita e da un terribile passato, investiga su un delitto che potrebbe far saltare il banco.

Nelle pagine de Le Due Nazioni, Paul Izzo e Mirko Treccani mescolano horror, noir e fanta-politica in un racconto dai toni ucronici, sanguinoso e incalzante, non privo di rimandi alla complicata realtà contemporanea. Il sangue scorre copioso in quest’avventura ma sono i rapporti tra i personaggi, le tensioni tra loro, l’amore, l’odio, il pezzo da pagare qualunque sia il costo, gli elementi portanti che spingono la narrazione.

Un morso sul collo è soltanto una carezza.

smoky man, Agosto 2016
Maggiori informazioni su  Le Due Nazioni: QUI.

martedì 4 ottobre 2016

Vedi Treviso e poi godi!

Si potrebbe iniziare con un "C'era una volta un tizio fumoso, una ragazza dai capelli rossi e un baldo riccioluto che allegri se ne andavano in giro per Treviso...", ma sarebbe riduttivo sia per il cast dei personaggi sia per il fiabesco approccio. Per cui andiamo dritti al resoconto caotico ed emozionale, senza alcun intendimento d'essere minimamente esaustivo.
Il TCBF 2016 (22-25 Settembre) è stato per me, per noi, probabilmente per tutti quello che c'erano... un'autentica F-I-G-A-T-A! 
Ops, scusate l'entusiasmo che chiarisce definitivamente l'assenza di qualsiasi distacco critico.
Ah!, ovviamente dimenticherò di citare qualcuno: non vogliatemene. ;)
L'omaggio di Lorenzo Palloni sul suo Esatto. Palloni, vincitore del Boscarato (mica pizza e fichi!).
Dopo un'iniziale incertezza, la decisione d'essere a Treviso quest'anno - la prima volta in assoluto per me -  è stata presa soprattutto per via dell'annunciata presenza al TCBF di diversi autori inglesi per la mostra "Land Escapes", artisti a cui sono particolarmente legato - in primis Gary Spencer Millidge, amico e compagno di mille avventurosi progetti, spesso legati all'amato Zio Barbuto - che non vedevo da un decennio circa! [Potete leggere il resoconto di Gary qui, se volete: in Inglese, of course!]
Una veduta di Treviso in una splendida giornata di sole d'inizio autunno.
Prima tappa, il 23 Settembre, per l'inaugurazione al Museo Bailo della mostra "Da Caffi a Fior": un'occasione unica per vedere le tavole del nuovo lavoro, ancora work-in-progress, dell'autore de L'intervista dialogare con i dipinti e i colori di Ippolito Caffi, importante pittore veneto del XIX secolo. Impeccabile l'allestimento in una location d'eccezione, ben calibrata l'introduzione del curatore Carlo Sala, folla delle grandi occasioni e visitatori curiosi (tra cui moltissimi "addetti ai lavori"): di più che si può chiedere? Un originale di Fior? :D
 
Fior in mostra!
E dopo le raffinatezze museali si prosegue, sempre il 23, con l'energia sanguigna di "40 anni di punk" dedicata al rumoroso fenomeno del no future! Tantissimi omaggi appesi alle pareti della Sala d'Arme di Porta Santi Quaranta e prestigiosa, essenziale presenza di John Holmstrom.
Opere di John Holmstrom.
Davide Toffolo omaggia i Ramones.
Omaggi assortiti di qualità!
L'intesa giornata prosegue con le autentiche (giovani e meno giovani) star di Mammaiuto e il loro show, "Un vecchio parte per un viaggio. Ferisce qualcuno. Non torna più a casa.", realizzato appositamente per il TCBF (ai Mammaiuti piace fare le cose in grande! ;)). Alcol, tanti amici e conoscenti intorno ("hey, quanto tempo senza vederci!"), bella gente e alla fine... balletti assortiti a ritmo di rock'n'roll o quel che era!
Ammirando Mammaiuto!
Let's rock, gente! :D
E il 23 si chiude con l'inaugurazione alla mezzanotte, preso la splendida Casa dei Carraresi, della mostra "Nobrowhood", dedicata a cinque artisti della casa editrice inglese Nobrow. Un pizzico abbondante di hipsterismo, libri dal package attraente, tatuaggi, cose belline e pettinate, musichina trendy con dj set a fare da sottofondo a un allestimento curato e allineato con l'estetica dell'editore.
Non sono del tutto convinto dalle loro proposte, lo ammetto. Poco prima durante il momento Mammaiuto mi intrattenevo a chiacchierare con l'immenso Paul Gravett e - forse per via di qualche bicchiere di vino rosso di troppo - coniavo (coniavamo?) per Nobrow la definizione "Artsy Image". Mi è parso che Gravett confermasse, mi è parso. Sarà stato il vinello? :D
 
L'inaugurazione della mostra "Nobrowhood". Foto tratte dalla pagina Facebook del TCBF.
E arriva il 24: si parte con il talk "Manuale non illustrato per illustratori", presentazione dell'omonimo libro, coordinato da Ale Giorgini e con la partecipazione di Riccardo Guasco, Jacopo Rosati e Francesco Poroli. Talk interessantissimo condotto con brio e competenza da Giorgini ottimamente coadiuvato da Guasco, Rosati e Poroli con diversi momenti davvero esilaranti. E l'importante (seppure scontata, direi) indicazione, al di là degli aspetti tecnici toccati nel libro: "Quello che importa, più dello stile, più della tecnica è... avere qualcosa da dire."
Illustratori alla ribalta!
Ma è soprattutto il grande giorno dell'inaugurazione di "Land Escapes", incentrata sui fumettisti britannici, curata dall'amico Alberto Corradi & da Paul Gravett presso gli Spazi Bomben Fondazione Benetton e alla presenza - oltre che dello stesso Gravett - di alcuni degli autori in mostra: Dave McKean (senza voler sminuire gli altri artisti presenti, la "star" dell'evento), Tula Lotay, Chris Reynolds, Hunt Emerson e Gary Spencer Millidge. Splendida mostra, in un allestimento prezioso e curato: che dire? Un applauso a tutti. E... God save the Queen!
Ah, a Dave McKean sono rimasti impressi... i pesci di Treviso (!!!): "li disegno sempre..."! :D
L'ingresso della mostra "Land Escapes".
Da sinistra a destra: H. Emerson, G. Spencer Millidge, A.Polita, N. Ferrarese,
D. McKean, A. Corradi, P. Gravett, L. Lotay, C. Reynolds.
Si ammira la mostra: che gioia per gli occhi!
La giornata prosegue con la presentazione di Palla, il nuovo, sorprendente lavoro "indie" (pubblicato dagli  adorabili tipi di Hollow Press) dell'amato Paolo Bacilieri, sempre elegantissimo e disponibile con tutti. Molto buono l'allestimento della Galleria Papermedia (e il rinfresco a tema dominato dal colore rosa e dalla forma cerchio) nonostante gli spazi ristretti (peccato per la copertina del volume nascosta dietro la porta d'ingresso); impagabile la possibilità di ammirare dal vivo le tavole originali di una storia completa di Bacilieri!
"Il fumetto stampato è diverso dalle tavole originali. Oltre ai retini e alla pulizia, ci sono cambiamenti nell'ordine delle vignette, ribaltamenti... lo faccio sempre. Per me i designi su carta sono una sorta di materia prima su cui lavorare per costruire la storia che poi verrà stampata e che il lettore finale leggerà."
Nicola Ferrarese introduce Paolo Bacilieri e il suo Palla.
Il 24 si conclude con il ritrovarsi inaspettatamente a cena (grazie Alberto Corradi! SMACK!) con alcuni degli autori inglesi invitai al festival e alcuni italiani, tra chiacchiere sul fumetto e sulla manifestazione ma soprattutto... tanto buon cibo, salumi e formaggi assortiti, vino di qualità e un tiramisù divino. Non si vive di solo Fumetto, eh! :)
Ehmmm... durante la cena ho colpevolmente estorto qualche sketch: sotto potete ammirare il magistrale e generoso Lee Bermejo (su sfondo alcolico!) mentre, con la sola matita, evoca magie sul foglio bianco!
Il 25, ultimo giorno di TCBF! Ci si fionda con un poco di ritardo alla conferenza di "Land Escapes" a sentire gli autori inglesi parlare della loro esperienza, del fumetto in UK e degli influssi del fumetto europeo. Il talk è un po' compresso perché a seguire - negli stessi spazi dell'Auditorium Fondazione Benetton - si tiene la premiazione del Boscarato a cui, colpevolmente, non partecipo (mi perdonate?): qui però provate la lista dei vincitori.
Ci si precipita per l'ora di pranzo all'inaugurazione delle mostre a Casa Robegan: "Il colore di Chaykin", "Lee Bermejo", "Viva Valentina" e "Tupac Shakur". Non vorrei sminuire le altre esposizioni ma gli originali a colori, di grande formato, del Maestro Howard Chaykin sono un'emozione indescrivibile e le tavole di Bermejo un'incredibile esibizione di classe ed eleganza. Poi... tutti sul prato a mangiare cuscus e bere buon vino, il tutto gentilmente offerto dall'inappuntabile organizzazione: olé! 
Chaykin in mostra!
Dulcis in fundo, praticamente quasi al limite del tempo massimo consentito, doverosa visita alla Mostra Mercato, presso l'I.S.R.A.A, che chiude per le ore 19: chiacchiere e saluti volanti con autori e amici vari (incluso abbraccione con Gary!), qualche acquisto di fumetti praticamente strappati dalle scatole che già fanno capolino per sgombrare gli stand... e quasi troppo in fretta, si chiude, sipario (spritz, almeno una volta bisogna dirlo, eh! U_u)! 
Il tempo di una pizza con i reduci dell'organizzazione, di accettare felice l'omaggio di una maglietta targata TCBF (sì quella con il disegno di Martoz, altro talento che ho solo fugacemente incrociato !), di dedicare un sonoro e calorosissimo applausi a tutti, TUTTI, quelli che hanno contribuito concretamente alla manifestazione ed è già tempo di andare e... pensare al 2017!

Ci si rivede, Treviso. E grazie per tutto il pesce! :)

[Ho dimenticato di citare tanti, troppi nomi di amici e conoscenti che ho incontrato in questa frenetica 3 giorni: siete tutti nel mio cuore fumoso, sappiatelo!]
Ciao ciao Treviso! Forse ci si rivede per BACON o per il prossimo TBCF!
PS.1: Vi risparmio la manciata di sketch raccolti e di fumetti acquistati: vi voglio bene, lo sapete? :D
PS.2: Se guardate bene e aguzzate la vista, magari, in giro per la notte di Treviso vi potrebbe capitare d'incontrare un tizio fumoso, una ragazza dai capelli rossi e un baldo riccioluto. Forse.