domenica 27 maggio 2012

KAPOW! 2012

Il nostro serio reporter in compagnia di un serio professionista del fumetto.
Dall'eccezionale reporter Antonio Solinas (che fumosamente ringrazio!) un breve resoconto della sua esperienza al recente KAPOW! (19-20 Maggio 2012), la convention londinese ideata da Mark Millar, giunta alla sua seconda edizione.

"Il KAPOW! è una fiera strana. Rispetto alle nostre, è parecchio piccola (stimo che il Centro di Business Design di Islington non possa ospitare più di 5000 persone, a occhio) e l’offerta fumettistica in senso stretto è infinitesimale, rispetto alla nostra (immaginate la marea di proposte che escono per Lucca).
A livello di organizzazione, è un mistone: metà fiera “multimediale” agganciata all’industria TV-cinematografica, metà “vanity project” di Mark Millar (Lucy, l’organizzatrice, è la sua ragazza). Con tutti i piccoli problemi di “culto di personalità” che questo comporta. A livello di organizzazione spicciola quest’anno c’era qualche carenza: ad esempio, un’artist alley situata in una posizione parecchio svantaggiata e, in generale, le possibilità di lavoro per un “esterno” che non collabora già per Marvel o DC sono ridotte.
Gli spazi del KAPOW!
Detta così, sembrerebbe una fiera da evitare (e, a quanto ho capito, per alcuni dei visitatori è stato così), ma il KAPOW! ha dei grossi pregi. Intanto è a Londra, e in una posizione non troppo fuori mano, anzi. Questo ha due conseguenze: la prima è che è raggiungibile con relativa facilità e con costi contenuti (fact: a Londra non ti pelano di più che a Lucca, anzi), e la seconda che, nonostante il KAPOW! non sia Angouleme, riesce ad attirare alcuni fra i nomi più rinomati della scena anglo-americana, e certamente i migliori del giro UK.
Ad esempio, i nomi di quest’anno, sulla carta, erano certamente stratosferici: Joe Quesada, Warren Ellis, Scott Snyder, la nostra Sara Pichelli, Olivier Coipel, Terry Dodson, Charlie Adlard, Bryan Hitch, (ovviamente) Mark Millar, Frank Quitely, Dave Gibbons, Duncan Fegredo, Sean Phillips e tanti altri che non cito per pigrizia.
Questo fa sì che, per chi è appassionato dei fumetti di matrice britannica, la possibilità di incontrare alcuni dei nomi che contano è attraente. Per me, certamente è così. Ri-incontrare alcuni degli amici che mi sono fatto nel corso degli anni (e passare qualche giorno nella perfida Albione) è sempre qualcosa che mi fa piacere e, in questo senso, anche quest’anno il KAPOW! non ha deluso. Sono troppo vecchio per cadere nella trappola delle file chilometriche per farsi firmare gli albi (che all’uscita dalla fiera ti puoi fare firmare senza perdite di tempo!), ma devo dare atto anche a pavoni come Mark Millar di essere assolutamente professionali durante queste session, passando diversi minuti a parlare con i fan. Come dicevo, non è per me, e fortunatamente il bagaglio ridotto che impone la Ryanair aiuta, visto che non è possibile portarsi dietro più di dieci chili.
Millar chiacchiera con i fan.
Idem con patate per i panel, interessanti sulla carta, ma gestiti male e inaffrontabili (non si può fare la fila 45 minuti prima che inizino!).
Molto più interessante, è per me, invece, l’esperienza personale.
Oltre a tutti i professionisti e semiprofessionisti del giro UK che ho conosciuto nel corso degli anni, e che fa sempre piacere rivedere (anche se Londra e i costi del tavolo del KAPOW! scoraggiano i fumettisti del nord, fra cui alcuni buoni amici), ci sono una serie di figure che spiccano in ogni occasione: ad esempio, Shaky Kane, sempre a metà fra il folle e il lucido, è stato simpaticissimo come al solito. Speriamo che il Bulletproof Coffin suo e di David Hine esca presto in Italia.
È stato come sempre piacevolissimo, inoltre, riuscire a farsi una bella chiacchierata con Peter Milligan, che reputo uno dei migliori di sempre: alcune delle anticipazioni che mi ha dato mi restituiscono speranza in un certo imprint che langue da un po’ (nonostante il clima da “Russia sovietica” – testuali parole – della DC). Sempre a proposito di DC, Rodney Ramos mi ha fatto morire, raccontando in modo squisitamente newyorkese un’avventura spiacevole con gli “NY cops” e provocando le risate degli astanti.
Quitely e il rituale delle firme.
Ugualmente stimolante è stato finalmente incontrare i maestri della grafica Steven Cook e Rian Hughes, che si sono rivelati gli unici due esseri non interessati al calcio della Gran Bretagna (nel giorno in cui il Chelsea si giocava la Champions League). Dei gentilissimi Cook e Hughes e della loro connessione con me medesimo spero di potervi dire prossimamente. Nella stessa occasione, mi è stato presentato anche il decano Peter Hogan e Robbie Morrison (che ha scherzato dicendo di essere il fratello basso di Grant: non è vero, ma l’accento era quello). Sempre a proposito di scozzesi, sempre signorili nei propri comportamenti sono stati Frank Quitely (impegnatissimo) e Gary Erskine. È stato anche bello scambiare qualche chiacchiera con il simpatico Glenn Fabry (che mi ha fatto i complimenti, tutto convinto, per una storia mia che ha letto: wow!) e con il bravissimo JAKe, con cui condivido anche la passione per l’hip hop (e che apprezza uno dei miei eroi del momento, Action Bronson).
Come rilevato da Diego Cajelli (il contingente italiano dei curiosi era nutrito, quest’anno), il wrestling dei Lucha Britannia (e del presentatore Jonathan Ross, prestatosi alla pantomima coi luchedores per lanciare il suo America’s Got Powers con Hitch) è stato una rivelazione, soprattutto quando gli energumeni hanno fatto bodyslams al pubblico, infortunando più di uno spettatore!
ahia! audace spettatrice a tappetto!!!
Mancava invece l’animalità di Simon Bisley, che voci di corridoio danno come scontento per non essere stato “coccolato” a dovere dagli organizzatori. I suoi siparietti da cinghiale mi sono mancati.
Non si può avere tutto dalla vita."

martedì 22 maggio 2012

cos'è questa moda dei fumetti?!?

Durante il recente MBFWA, la settimana australiana della moda tenutasi a Sidney, dal 30 Aprile al 4 Maggio scorso, gli stilisti Luke Sales e Anna Plunkett hanno presentato Romance was Born,  la loro collezione primavera-estate 2012/13.
Forti di un accordo con la Marvel Comics, è stato tutto un tripudio di colori & comics e... molto, tantissimo Kirby, bisogna dirlo.

Ora è dimostrato che i comics si possono (anche) indossare, sfido gli stilisti a provare con... "il graphic novel"!
E... lunga vita al Re!!!
 
 
 
 
 
 
 
Trovate immagini qui, backstage quo e video qua.

mercoledì 16 maggio 2012

ma che Saga!!!

Illustrazione di Fiona Staples per la copertina del N.1 di Saga.
Da qualche tempo sembrava essere quasi sparito dal mondo dei comics, assorbito in toto dalla scrittura per il piccolo (vi dice qualcosa la parola Lost?) e il grande schermo, ma ecco che Brian K. Vaughan fa il suo ritorno con una nuova serie creator-owned targata Image Comics.
Autore che ho sempre seguito con interesse e di cui ho amato, in particolar modo, la serie Ex-Machina, Vaughan si cimenta, stavolta, in una nuova storia di ampio respiro, non a caso il titolo è SAGA, tra sci-fi e fantasy, avvalendosi dei disegni della fenomenale Fiona Staples
Finora ho letto i primi due numeri e... me ne sono già innamorato! Ma sembra che non sia l'unico.
Poster promozionale per la serie.
Per i più curiosi segnalo preview, review ed interviste qui (in English, of course)
Nel seguito, invece, qualche immagine tratta dai primi tre numeri, così... per titillarvi la retina. :)
 
 
 
 
 

lunedì 7 maggio 2012

ALAN MOORE (II parte): ancora Watchmen, La Lega e tutto il resto

Studi di Dave Gibbons per il personaggio di Rorschach
Seconda parte dell'intervista ad ALAN MOORE (condotta originariamente da Kurt Amacker per il sito Seraphemera.org. La prima parte della traduzione può essere letta qui), in cui lo scrittore di Northampton continua a parlare dell' "affaire Watchmen", dello stato dei comics, de La Lega e dei progetti prossimi venturi.
L'intervista è apparsa il 13 Marzo scorso sul sito Seraphemera.org, tradotta su questo blog con il permesso di tutte le persone coinvolte. L'intervista originale può essere letta qui.  

From an interview of Alan Moore by Kurt Amacker, published by Seraphemera.org

Vai alla I parte

KA: Come ho detto in precedenza, ho sensazioni diverse, fino a un certo punto, sulla scena contemporanea dei comics. Leggo ancora Wolverine e albi simili. Ma concordo, comunque, che non è mai uscito nulla che superasse Watchmen. Maus è un’opera eccellente, ma non dello stesso livello, così come Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Si tratta di opere seminali che hanno aiutato l’industria ad elevarsi.
E concordo che si potrebbe passare la vita a leggere le grandi opere della Letteratura inglese senza mai finirle tutte. Finora i comics possono annoverare pochi titoli di quella qualità, e poi una lunga lista di lavori che sono una via di mezzo. Non farò un elenco dei fumetti che mi sono piaciuti nel corso degli anni. Non credo di avere la tua visione d’insieme. Comunque concordo con te sul fatto che stanno cercando di rendere Watchmen un fumetto ordinario come Spider-Man o Superman, che sono stati pensati per continuare indefinitamente come se fossero una soap opera supereroica.
Watchmen è una storia compiuta. Non ha bisogno né di prequel né di sequel, e se accadesse, diventerebbe parte di un più vasto insieme di qualità inferiore, cosa che succede a molti fumetti, quelli a cui l’industria ha dato un seguito, e i seguiti non erano neppure lontanamente dello stesso livello dei vertici qualitativi della serie.
AM: Considerata l’importanza che Watchmen ha avuto per innalzare la considerazione dell’industria dei comics agli occhi del pubblico generico, pensavo che sarebbe stato la sola cosa con cui non avrebbero pasticciato e non l’avrebbero trasformata in qualcosa di ordinario. Ma, come ho detto, non credo davvero che avessero altre opzioni: come tirar fuori una loro nuova idea, o incoraggiare i giovani talenti a proporre nuove idee originali. Questo è il mio parere, considerando la loro insistenza su scrittori e autori sotto contratto. E perlomeno fino a tempi abbastanza recenti, credo che i capi della società supervisionassero tutte le trame di tutti i libri. Per cui non c’era alcuna possibilità che succedesse qualcosa di radicalmente nuovo.

KA: Certamente no.
AM: Stante tutte le cose positive che Watchmen ha dato all’industria dei comics, credo che per le persone che l’hanno gestito, sia stato quasi una specie di patata bollente radioattiva. Credo che la sua gestione di Watchmen possa aver contribuito ai recenti cambiamenti nella carriera di Paul Levitz, ex-presidente della DC. Non credo finirà bene. Ma la gente non cambia idea. Dobbiamo solo lasciare che la natura faccia il suo corso.

KA: Molti hanno fatto notare che sei contrario che altre persone usino i tuoi personaggi tuttavia molti dei tuoi lavori si basano su…
AM: Su personaggi di altri. È vero. Sì, ne sono a conoscenza. Ora, quello che bisogna dire è che, in questo caso, si sta parlando di due o tre cose diverse. Con La Lega degli Straordinari Gentlemen si sta parlando di un fenomeno letterario che non ha nulla a che fare con i fumetti. Ci ritornerò tra un momento.
Parlando di fumetti, invece, quando entrai a lavorare per l’industria dei comics, mi furono affidati dei personaggi che la casa editrice possedeva, che erano alla frutta… personaggi così mal messi che le loro serie erano praticamente prossime alla chiusura.
Swamp Thing era stato creato, credo, da Len Wein (anche se, a posteriori, non era altro se non una copia del personaggio di The Heap della Hillman Comics con l’aggiunta di un po’ di prosa barocca nello stile di Rod Serling). Quando, su indicazione dello stesso Len Wein, subentrai come scrittore della serie, feci del mio meglio per renderlo un personaggio originale che non pagasse un debito enorme nei confronti dei precedenti mostri della palude. E quando finii di lavorare alla serie, ovviamente, sapevo che altri scrittori avrebbero continuato a scriverlo. Lo stesso dicasi per i personaggi che avevo creato, come John Constantine. Sapevo che quando avessi finito con quel personaggio sarebbe stato assorbito nel catalogo della DC e credo che abbia anche espresso la mia ammirazione. Credo che l’editor di Brian Azzarello avesse saputo che avevo apprezzato il lavoro che Azzarello e Richard Corben avevano fatto su Hellblazer e mi telefonò per chiedermi una citazione. Non so se l’abbiano mai usata, ma quella che gli diedi era piena di complimenti.
Tutto questo per dire che quei personaggi erano proprietà della casa editrice e ne ero consapevole. Ed ero consapevole che se anche avessi creato personaggi come John Constantine oppure li avessi semplicemente reinventati tanto da non riconoscere l’originale, come nel caso di Swamp Thing, sarebbero finiti dritti nel catalogo di proprietà della casa editrice. Non ho mai avuto da ridire a riguardo. Non credo sia necessariamente il modo più corretto di comportarsi, ma non mi sono mai lamentato in proposito.

Il fatto è che non era quello il genere di accordo di cui parlammo per Watchmen.

Ci fu detto che Watchmen sarebbe stato un titolo di cui saremmo stati i proprietari e di cui avremmo determinato il destino. Se non avessimo voluto che ci fossero più di dodici albi, non ci sarebbero stati altri albi oltre quei dodici. Pensavamo che controllassimo quei personaggi e ne fossimo i proprietari. Ora, c’è un’enorme differenza tra queste due situazioni.
Una pagina dalla sceneggiatura originale di Watchmen
Me la prendo forse continuamente contro quelle persone che lavorano su personaggi che ho creato o cose simili? Se lo facessero sotto quelle condizioni di cui ho parlato, no, non credo di farlo.

Riguardo la questione di quelle storie di Green Lantern che sono state basate su una mia short di 8 pagine che scrissi 20 anni fa [riferimento al crossover La notte più profonda, N.d.T.], il punto che volevo sottolineare in quell’occasione era l’inutilità, in generale, di operazioni di quel tipo. Non volevo dire che non avessero il diritto di realizzare delle mediocri storie di Green Lantern basate su qualcosa che avevo scritto… ovviamente ce l’avevano! Quello che stavo cercando di far notare era che si trattava di un progetto che mostrava la sterilità dei comics attuali e che non introducevano più nuove idee. Stavano solo sfruttando una storiella usa e getta che io e Kevin O’Neill avevamo realizzato un sacco di anni prima. E quello che volevo dire era che non pensavo che fosse un segnale di buona salute per l’industria. Non stavo dicendo che non dovevano farlo. Era solo una sorta di dimostrazione che l’industria, dal punto di vista creativo, è in completa bancarotta. E lo stesso è probabilmente vero per gran parte dell’industria dell’intrattenimento. Basta vedere la quantità di film hollywoodiani o di serie televisive che non sono altro che rifacimenti di opere che erano probabilmente meglio quando furono realizzate in un altro Paese, in un'altra lingua o in un'altra decade.

Sembra che al giorno d’oggi non ci sia nessuno in grado di tirar fuori delle idee davvero originali. Questo era l’aspetto che volevo sottolineare. Sì, sicuro, sono liberissimi di riciclare le mie vecchie idee ma non devono pensare che io non faccia commenti su come tutto questo li renda patetici.

Sì, so che ci sono delle persone che pensano che mi sia comportato in maniera davvero cattiva nei confronti della povera, indifesa industria dei comics Americani. È così ingiusto se ci pensi, no? Che un teppista a malapena istruito, proveniente dalle Midland inglesi, muova delle critiche a una gigantesca multinazionale. Sai, dovrei vergognarmi di me stesso.

Riguardo La Lega degli Straordinari Gentlemen, quello che sto facendo è una sorta di gioco letterario che va avanti da quando esistono i libri.
Intendo dire che probabilmente tutto iniziò dalla persona, chiunque fosse, che tirò fuori Giasone e gli Argonauti e pensò: “Non sarebbe grandioso se mettessimo insieme una specie di Justice League dell’antica Grecia? Se mettessimo insieme Ercole, Giasone e tutti quelli altri personaggi?”
In tempi più recenti ci sono stati autori come Edgar Allan Poe che scrisse Storia di Arthur Gordon Pym. Jules Verne pensò fosse splendido e ne scrisse un seguito. Anche Lovecraft apprezzò la storia e ne scrisse una conclusione ne Alle montagne della follia.
Non credo che nessuno di questi autori si sia fatto dei problemi perché erano degli ottimi scrittori che aggiungevano del loro a quelle storie. Non stavano sfruttando le opere originarie. Jules Verne intitolò il suo libro La sfinge dei ghiacci. Non lo intitolò Il ritorno di Arthur Gordon Pym.
Per cui quello che sto facendo è lavorare su questi personaggi, la maggior parte dei quali è nel pubblico dominio. E quando non lo sono, vengono citati solo di striscio, come se fosse un gioco di riferimenti culturali.
È una cosa un po’ diversa dal lanciare un fumetto intitolato Rorschach.
Non mi da fastidio che la gente faccia riferimento ai miei personaggi. E succede abbastanza spesso. Non mi importa, come ho detto, per personaggi come John Constantine, per il quale ormai non nutro alcun interesse. Ero consapevole che sarebbe stato gestito da altri sceneggiatori.

Ma non c’è paragone. Con La Lega degli Straordinari Gentlemen non sto facendo un adattamento di quei personaggi, li sto, senza mezzi termini, “rubando” in un modo che credo sia onorevole.
Credo che sia stato un surrealista francese a dire: “Quando rubo qualcosa, lascio il mio coltello.” Nessuno mi ha detto: “Ti piacerebbe fare una miniserie su Allan Quatermain?” Non c’era una casa editrice a chiedermelo, perché ero sotto contratto e dovevo rispondere: “Va bene”. Ho preso quel personaggio e l’ho usato ne La Lega quando, francamente, era stato quasi dimenticato da tutti tranne forse da una mezza dozzina di persone che facevano parte della Rider Haggard Society. Per come la vedo io, Kevin ed io, dovremmo essere nominati membri onorari! Quello che abbiamo fatto è stato prendere dei personaggi letterari, spesso poco noti, e visto che erano nel pubblico dominio abbiamo pensato che avremmo potuto usarli apportando, questo è quello che speravamo, delle nuove idee.

Non avevamo alcuna intenzione di riciclare quei personaggi. Credo che la nostra interpretazione li abbia inseriti in nuovi contesti, e sia stata probabilmente più fedele agli originali di qualsiasi adattamento ufficiale. Ci sono state persone che per decenni hanno probabilmente pensato che il Capitano Nemo avesse l’aspetto di James Mason. No, Nemo era un Principe indiano.
Copertina de L'Isola Misteriosa
KA: Esatto. Verne lo disse esplicitamente solo nel seguito, L’Isola Misteriosa.
AM: Sì. Per cui abbiamo lavorato nel rispetto dei materiali originali, a parte per qualche elemento di satira, che a volte viene fatta con disprezzo per le fonti. Ma tutto questo è un po’ diverso, e bisognerebbe pensarci, dall’infrangere dei copyright oppure degli obblighi morali.

KA: E nessuno dice che La Lega degli Straordinari Gentlemen è il sequel ufficiale di Dracula o di qualche altra opera.
AM: Naturalmente. La Lega non è un adattamento. Non ho fatto l’adattamento de L’uomo invisibile. Non sto prendendo le storie originali. In generale sono contrario agli adattamenti, anche se potrebbe essere un argomento non pertinente. In generale, anche se ci sono delle eccezioni, non credo funzioni quando si adatta una storia in un altro medium. In ogni caso, quello che abbiamo fatto con La Lega si inserisce in una tradizione letteraria. Qualche mese fa ho letto un saggio accademico davvero notevole, ho dimenticato il nome dell’autore, ma si intitolava The Afterlife of Character [inedito in Italia. L’autore è David A. Brewer. Il titolo potrebbe essere tradotto, con un gioco di parole, come Aldilà del Personaggio, N.d.T.]. Ed è evidente che è un testo accademico perché non hanno messo la “s” dopo “character”, in quel caso il titolo sarebbe sembrato meno… accademico! È un libro molto valido ed espone l’incredibile “vita dopo la morte” che molti personaggi hanno avuto. Ad esempio Gulliver da I viaggi di Gulliver: ci sono stati moltissimi libri sui figli di Gulliver, su altre avventure di Gulliver, libri ispirati o con personaggi molto simili a Gulliver. Lo stesso vale per Robinson Crusoe. Che ha generato anche cose come The Swiss Family Robinson. Ovviamente erano una famiglia svizzera ma è improbabile che il loro nome fosse Robinson. Quello era una citazione di Robinson Crusoe.

KA: Certo.
AM: È un qualcosa che va avanti da secoli. Inoltre, ed è abbastanza divertente, e si tratta di un’opera da cui non ho rubato nulla… ma l’altro giorno il mio amico scrittore Steve Aylett mi ha mandato un libro. Aveva letto Il pellegrinaggio in Oriente di Hermann Hesse, uno dei pochi romanzi di Hesse che non avevo letto durante il periodo hippie quando era praticamente obbligatorio leggere qualsiasi cosa Hesse avesse scritto. Ma non avevo mai letto prima Il pellegrinaggio in Oriente. Ed è un libro su un gruppo di personaggi leggendari della letteratura tra cui Tristam Shandy e il Gatto con gli stivali, che girano il mondo in cerca di avventure e sono conosciuti come La Lega. Penso che li inseriremo nel fumetto in qualche modo.
Non so spiegare il perché ma si tratta di una tradizione letteraria. Non ha nulla a che fare con i fumetti. È una tradizione legata al mondo dei romanzi e sono davvero felice di difenderla in quanto tale.

KA: Non pensi per nulla che i prequel possano, in modo analogo, considerarsi un’estensione da parte di altri scrittori che lavorano su mondi creati da te?
AM: Non è una questione di prendere le idee all’ingrosso. Abbiamo fatto La Lega degli Straordinari Gentlemen perché era una storia che volevamo raccontare. Pensavamo fosse una buona storia, che sarebbe stato interessante lavorare su un simile ed enorme mix di riferimenti colti e letterari. Non l’abbiamo fatta su richiesta di un editore.

KA: Chiaro, ho capito.
AM: Sì ho accettato di scrivere personaggi franchise. Ovviamente ho scritto Swamp Thing e molti altri, compresi Superman e Batman. Ma non li scrivo più. Sono tutti lavori fatti nei miei primi quattro o cinque anni nell’industria dei comics, e non avevo ancora riflettuto abbastanza. Ma c’erano delle cose che sapevo essere sbagliate e che non volevo fare. Ad esempio, se avessi saputo, quando sono entrato nel mondo del Fumetto, che il personaggio di Marvelman creato da Mick Anglo non era una proprietà dell’editore e che l’editore non era andato in bancarotta, come ci era stato detto - e che Marvelman non era nel limbo dell’esecutore fallimentare – non avrei mai lavorato su quel personaggio. Non avrei neppure mai sognato di lavorarci.

La mia posizione su quest’aspetto si è inasprita nel corso degli anni. E quando si dice “è quello che succede con i fumetti”, “è solo una tradizione… i personaggi vengono passati da un autore all’altro e funziona semplicemente così”… Perché funziona cosi? All’inizio, da dove sono saltati fuori questi personaggi? Sono saltati fuori dalla fronte di Zeus, già perfettamente formati? O c’è stato qualcuno che li ha creati? Un Jerry Robinson o un Bill Finger? Siegel e Schuster? Oppure un Martin Nodell o un Gardner Fox che sono stati derubati? E poi, naturalmente l’atteggiamento, che probabilmente ho condiviso anche io nel primo periodo in cui ho iniziato a lavorare per il mercato americano… l’atteggiamento oggi è che sono giocattoli in una scatola di giocattoli, no? Ti metti a giocare con uno dei tuoi giocattoli preferiti contenuti nella scatola di giocattoli della DC o della Marvel.
Io non voglio più farlo. Quei giocattoli sono stati strappati dalle dita di persone scomparse, da quelle delle loro famiglie e dei loro figli. È una cosa semplicemente sbagliata.

Tutti nell’industria dei fumetti sanno che è sbagliato e per qualche ragione, nessuno dice nulla.

Ai miei occhi mi sembra sia non avere spina dorsale. Mi sembra che tutti questi fumetti di supereroi siano delle compensazioni codarde. C’è un’industria che non è mai stata in grado di stare in piedi sulle proprie gambe e quando qualcuno ha cercato di far sentire la propria voce è stato licenziato, come è successo, durante gli anni ’60, a tutti i validi scrittori della DC come John Broome e Gardner Fox. Avevano accennato all’idea di unirsi insieme e, per il solo accennare ad una simile eventualità, furono licenziati. E come personale che sostituisce i lavoratori in sciopero, una generazione di fan fu introdotta, disegnatori e sceneggiatori, perché loro avrebbero pagato pur di scrivere Batman. Questo ha di fatto portato all’odierna condizione del mercato dei comics. Come ho detto, vale la pena starne alla larga.

KA: La realtà è che ci sono troppi soldi che girano intorno ai fumetti. Alla fine è questo. Se gli autori vengono pagati per giocare con i giocattoli, le case editrici fanno i soldi con il licencing e così via.
AM: Assolutamente. Non è altro che commercio. Voglio dire… quei personaggi furono creati per i ragazzini di dieci anni degli anni ’40. La sola ragione possibile per cui possano ancora interessare ai 40-50enni dei primi anni del 21esimo secolo è la nostalgia, nel senso originario del termine, ossia una malattia. Sono il sentore di un processo di crescita che si è arrestato. Sentore di persone incapaci di abbandonare quelle icone capaci di connetterli ad una fanciullezza perduta. Inoltre sospetto che alla base ci sia anche un senso di “coraggio delegato”. Battaglie o lotte che non hanno il coraggio di affrontare nelle loro vite che possono essere perfettamente riversate su questi personaggi immaginari, che sono sempre pronti a combattere l’ingiustizia e a schierarsi con gli oppressi. Loro si scagliano sempre contro i tiranni. Ma non farlo nel mondo reale, no, perché quelli sono solo fumetti di supereroi!
Se lo fai nel mondo reale allora le multinazionali potrebbero non gradire.
Mi ricordo un programma televisivo di Jonathan Ross su Steve Ditko in cui intervistava molti addetti ai lavori della scena Americana. Tra gli intervistati c’era un disegnatore che lavorava per la Marvel nel periodo di Ditko e dichiarò: “Ci sarebbero un sacco di storie che potrei raccontare sulla Marvel e su quello che hanno fatto ma ci sono ancora molte persone a cui voglio bene che lavorano nel mondo dei comics e potrebbero esserci delle ripercussioni per loro.” Non è un quadro molto positivo. Queste icone dovrebbero combattere per qualcosa. Nel caso di Superman si tratta di “verità, giustizia e lo stile di vita Americano”.
In tutto questo non c’è alcuna verità. Non c’è alcuna giustizia. E se questo è lo stile di vita Americano, allora non è lo stesso che molti degli Americani che conosco e apprezzo accetterebbero o apprezzerebbero. Questa comunque è la mia piccola riflessione sull’argomento.
Copertina di The League of Extraordinary Gentlemen - Century: 2009
Il terzo libro di The League of Extraordinary Gentlemen: Century uscirà tra un paio di mesi [a Giugno, N.d.T.]. È finito. Ed è in fase di stampa. Dovrebbe essere pronto tra un mese, sei settimane circa… Kevin e io ci siamo immediatamente lanciati a lavorare su un qualcosa di più limitato, un intermezzo tra storie di più ampio respiro. È un albo di 48 pagine, che ho finito di scrivere proprio oggi, e si intitola Nemo: Heart of Ice. È ambientato nel 1920. Credo ti piacerà. Racconta del viaggio all’Antartico della figlia del Capitano Nemo. Kevin è piuttosto eccitato all’idea. Sta iniziando a disegnarlo. Per cui speriamo che possa uscire entro l’anno, quando uscirà anche la raccolta di Century.

Oltre a questo, sto lavorando a diverse altre cose. Sto lavorando a un pezzo musicale per il movimento Occupy che ha creato una propria etichetta per raccogliere fondi. Scriverò qualcosa per il progetto Occupy Comics che uscirà entro l’anno. Inizierò a lavorarci a breve. Sto ancora ultimando Jerusalem. Mancano ancora cinque capitoli. E c’è The Moon and Serpent Bumper Book of Magic e proprio domani mi vedrò con Steve Moore per lavorarci insieme.
Sono tutti progetti che stanno procedendo. Recentemente mi è stato chiesto di scrivere un pezzo su Anonymous e su Occupy per il sito della BBC [l’articolo può essere letto qui, N.d.T.]. Richieste analoghe mi vengono fatte abbastanza spesso. Sì, devo dire Kurt, che sto conducendo una vita piena e soddisfacente.

KA: Sai, avendo la speranza di lavorare nel mondo dei comics Americani, nonostante i timori, mi spiace per Before Watchmen perché credo sia una caduta di stile da parte della DC.
AM: Il problema non è il medium Fumetto. Il Fumetto non ha colpe. È colpa dell’industria del Fumetto. Hanno avuto molte possibilità. Nel periodo in cui Watchmen fu pubblicato avrebbero potuto pensare: “potrebbe esistere un’industria diversa, se non li freghiamo”. Amavo l’industria dei comics. Avrei potuto continuare a lavorare felicemente per loro. Da un certo punto di vista, sono contento che sia andata come è andata, perché altrimenti non avrei mai lavorato a La voce del fuoco o Jerusalem.
In un mondo ipotetico, avrei potuto continuare a lavorare felicemente per loro. Conosco un modo che avrebbe potuto sistemare la loro continuity. Avrei potuto risolvere tutti i loro problemi. Ma, come ho detto, sfortunatamente hanno deciso di allontanarmi. Ma l’hanno fatto con tutte le persone importanti, da un punto di vista creativo. Come Jack Kirby e tutti gli altri che hanno davvero creato qualcosa di originale, che sono stati fregati. Solo i dipendenti delle case editrici, che hanno creato cose non così originali, non sono stati fregati. Sono i Len Wein che se la sono sempre cavata perché hanno sempre fatto quello che l’azienda diceva loro di fare.

KA: Chiaro.
AM: Comunque è sempre un piacere parlare con te, Kurt.

KA: Piacere mio. Possiamo dire con sicurezza che quest’intervista sia la tua ultima parola su Before Watchmen?
AM: È probabile. Non c’è poi molto altro d’aggiungere. Lascerò semplicemente che la natura faccia il suo corso.


Un ringraziamento speciale agli amici N3B e Antonio Solinas per l'aiuto.

mercoledì 2 maggio 2012

ALAN MOORE (I parte): tutto su Watchmen...

Alan Moore ritratto da Charles Glaubitz
Quinto appuntamento con la serie di interviste che mi ero, ambiziosamente, ripromesso di realizzare con cadenza più o meno (ir)regolare. Dopo un'attesa più lunga del previsto, rieccoci (ancora) con un'intervista fiume, e per questo presentata in due parti, ad ALAN MOORE
In questa prima parte, intervistato dallo scrittore Kurt Amacker, MOORE parla (dalle pagine del sito Seraphemera.org), diffusamente, di Watchmen e del progetto Before Watchmen (di imminente pubblicazione) non nascondendo il suo sarcasmo e un certo risentimento, misto a dispiacere, per la pluridecennale diatriba legata ad una delle opere seminali del Fumetto contemporaneo.

L'intervista è apparsa il 13 Marzo scorso sul sito Seraphemera.org, tradotta su questo blog con il permesso di tutte le persone coinvolte.
L'intervista originale può essere letta qui.

From an interview of Alan Moore by Kurt Amacker, published by Seraphemera.org

Kurt Amacker:  Pensavo che potremmo parlare dell’iniziale disputa che hai avuto con la DC negli anni ’80. Tu e Dave Gibbons vi aspettavate di riavere indietro i diritti di Watchmen e dei suoi personaggi un anno dopo che la raccolta in volume fosse uscita di stampa. Ma questo non è mai accaduto e si potrebbe sospettare che probabilmente la DC sapesse che avrebbero continuato a ristamparlo.
Alan Moore: Così ci dissero. Questo era l’accordo sulla base del quale realizzammo Watchmen. Avevano compreso che volevamo davvero restare proprietari del nostro lavoro, erano la “nuova DC Comics” che cercava di mostrare maggior rispetto per gli autori. Tirarono fuori questo nuovo contratto che stabiliva che quando il volume fosse andato fuori catalogo, saremmo tornati in possesso dei diritti. Sembrava un contratto davvero molto buono. Non avevo alcuna ragione di non fidarmi di quelle persone. E loro si erano dimostrati davvero molto amichevoli. Sembravano estasiati dal gran numero di fumetti extra che stavano vendendo. Anche da quel punto di vista, pensai: "Beh, si rendono conto che gli sto facendo avere un sacco di buona pubblicità, e gli sto facendo guadagnare un mucchio di soldi. Per cui, se sono per lo meno degli uomini d'affari competenti non cambieranno le carte in tavola per fregarci".
Da allora ho avuto modo di rivedere il contratto di Watchmen, che ovviamente all'epoca non abbiamo letto con la dovuta attenzione. Era il primo contratto che avessi mai visto e credo fosse un evento relativamente raro per il mondo dei comics che esistesse un vero contratto. Nella maggior parte di casi, la gente si limitava a mettere una firma sul retro delle ricevute di pagamento rinunciando così a tutti i diritti per lo sfruttamento dei loro lavori.
Ero così soddisfatto per il contratto siglato per Watchmen che suggerii a David Lloyd che avremmo dovuto fare lo stesso per V for Vendetta, un’opera di cui detenevamo i diritti e volevamo continuare a farlo.
In realtà quei contratti sono tra i più ostili nei confronti degli autori che si possano immaginare.
Ci sono ad esempio clausole che stabiliscono che, se io mi dovessi rifiutare di firmare un qualsiasi accordo in futuro, la DC potrebbe incaricare un avvocato per firmare in mia vece. Ci fu un momento, prima che ci rendessimo conto che la DC non ci avrebbe mai ridato indietro i diritti di Watchmen, in cui iniziai ad avere dei dubbi. Un paio di incidenti, come la decisione di vendere del merchandising di Watchmen senza inizialmente corrisponderci alcuna parte dei profitti, perché ci fu detto che si trattava di “promozione autofinanziata”.

KA: Ti riferisci alle spille che produssero?
AM: Esatto, e non ci sarebbe stato nulla da dire se non avessero generato dei profitti, cosa che invece accadde. Tuttavia mi sembrò una cosa di poco conto. Fino a quel momento mi fidavo della casa editrice e credevo che si trattasse tutto sommato di persone perbene che, come dicevano loro stessi, stavano compiendo uno sforzo sincero per adattarsi ai tempi moderni e alla moderna moralità. Ma quell’incidente mi sembrò come se avendo a disposizione un autore che poteva fargli guadagnare molti soldi, un autore che gli stava facendo avere una attenzione senza precedenti dai media extrafumettistici... mi sembrò che fossero molto colpiti da ciò. Ma qualcuno di loro deve aver pensato che sarebbe andata ancora meglio se ci avessero truffato alcune migliaia di dollari. Fu come scoprire che le persone con cui avevi firmato un contratto frugavano nelle tasche del tuo cappotto per rubarti le monetine. Subito dopo questi eventi ci sembrò chiaro che non avrebbero mai permesso che Watchmen uscisse fuori catalogo. All'epoca, ovviamente, mi arrabbiai molto a causa del fatto che ci avevano mentito. Non c’è un modo gentile per dirlo. Avevano agito in modo poco pulito. E non credo neppure che fosse la prima volta che la DC ricorresse a una tecnica del genere o ad una sua variante.
Questo, insomma, fu il primo problema. All'epoca ero molto seccato e arrabbiato riguardo a lavorare per la DC. La prima opportunità che ebbi per manifestare il mio disappunto fu quando cercarono di mettere in pratica un ridicolo sistema di classificazione degli albi, che io ed altri autori contestammo. Penso che Frank Miller si fece promotore di una petizione. Dissi che se la DC Comics avesse impiegato quel sistema di classificazione, non avrei mai più lavorato per loro. Credo di essere stato l’unico tra i firmatari a rimanere fermo sulla mia posizione e non accettare quelle condizioni. A quel punto, decisi di tagliare i ponti con la DC anche se rimasi amico con alcune persone che ci lavoravano, come Karen Berger. Tuttavia giunsi alla conclusione che non avrei mai più voluto lavorare per loro e per le loro sussidiarie.
La cosa funzionò per diversi anni fino a quando, dopo aver firmato un contratto con la Wildstorm di Jim Lee, la DC acquistò la società. Già in passato avevano tentato di comprare la Awesome Comics di Rob Liefeld, a patto che io fossi incluso nella vendita. Sembrava che avessero comprato un’intera casa editrice solo per avermi di nuovo alle loro dipendenze. Credo che l’abbiano fatto perché si erano resi conto che essersi inimicati la persona che aveva creato l'unica opera che chiunque al di fuori del mondo del fumetto conosceva non fosse stata proprio un’ottima idea. Probabilmente sin da allora erano così disperati da voler realizzare film tratti da Watchmen o produrre dell’altro merchandising.
Forse pensarono che potessi ancora vantare dei diritti su Watchmen e che, in quel caso, potessero trovarsi su un terreno incerto. È difficile attrarre degli investitori, quando potresti restare coinvolto in spinose controversie legali. Credo che fu allora che iniziarono tutte quelle azioni infide, legate al film, che mi hanno portato a tagliare qualsiasi contatto con chiunque lavorasse alla DC, e praticamente ad estraniarmi dal mercato dei comics. Tutto questo è successo qualche anno fa. Gran parte degli eventi avvenne poche settimane prima del mio matrimonio con Melinda [Gebbie, il 12 Maggio 2007, N.d.T.]
Questo è più o meno lo stato delle cose da allora. Ed è a causa di tutto questo che, qualche tempo fa, ho avuto la mia ultima conversazione con Dave Gibbons, e con ultima non intendo riferirmi a la più recente conversazione con Dave ma nel senso che non ce ne saranno altre. Ed è un vero peccato.

KA: Wow.
AM: Proprio così. Sento di non avere alcun amico nell'industria del fumetto, certamente non c’è nessuno che inseguirei.

KA: Continui a percepire royalty per il volume di Watchmen e per il film?
AM: Sì. È il mio lavoro. Continuo a percepire le royalty, non molto elevate, il genere di royalty che il mercato del fumetto offriva negli anni '80. Sì, continuo a percepire un po' di quei soldi che mi spettano. Ma non è una questione di denaro, ma di principio. È il fatto che mi hanno mentito. È il fatto che il motivo per cui mi fecero realizzare Watchmen è che avevano visto quello che ero in grado di fare con le loro serie regolari. Si resero conto che ero in grado di condurli in un territorio in cui i comics non si erano mai avventurati prima. Così ci offrirono Watchmen, e il risultato finale è stato molto, molto buono per loro. All’improvviso furono abili a dichiarare che tutti i loro fumetti erano “graphic novel”, che si impegnavano seriamente per produrre, attraverso il mezzo fumetto, opere di valore artistico e letterario.
Ma non furono mai interessati a quell’aspetto. Si è sempre trattato di una questione puramente commerciale. E così, quando videro che si era aperta un’opportunità grazie a Watchmen, la colsero al volo e spremettero Watchmen fino all’ultima goccia per tutta la pubblicità che ne potevano ricavare.
Lanciarono un’intera linea di fumetti che sembrava essere stata progettata come una sorta di "Alan Moore farm"… e credo che ai primi autori che lavorarono per la Vertigo, diretta da Karen Berger, venisse chiesto, perlomeno in modo implicito, di realizzare dei fumetti che fossero simili ai miei. All'epoca non era qualcosa che mi desse così fastidio. Pensavo che fosse un peccato che non riuscissero a concepire qualcosa di più originale. Per cui, sì, continuo a percepire royalty per quel lavoro. Ma, considerata la quantità di denaro, di pubblicità e tutto il resto che l'industria statunitense del fumetto - non solo la DC - ha ottenuto grazie al mio lavoro, penso che si possa dire che mi abbiano mentito e truffato dei miei diritti, e adesso stanno pianificando di spingersi anche oltre, presumibilmente per disperazione, perché non hanno nulla che desti il minimo interesse.

KA: Ti riferisci ai prequel di Before Watchmen?
AM: Sì. È qualcosa di cui parlano da molto tempo. E, di fatto, è la ragione per la quale ho interrotto ogni contatto con Dave Gibbons.
Alan Moore ritratto da Frank Quitely
KA: Perché, in un qualche modo, li ha supportati?
AM: Tutto è collegato al film di Watchmen. Voglio dire, dal mio punto di vista, Watchmen ha rappresentato per me un capitolo chiuso per un bel po' di anni. La DC ce lo aveva rubato, e non avevano alcuna intenzione di restituircelo. Avevo accettato questo fatto. Tuttavia, accade una cosa quando ancora stavo lavorando per la Wildstorm. Successe che uno dei produttori del film tratto da V for Vendetta non disse “tutta” la verità e annunciò che io ero molto eccitato per quel film privo di valore e che stavo per incontrarmi con il regista, pur sapendo che non era vero. Lo diceva perché suonava meglio dire che io ero coinvolto nel progetto. Naturalmente, dichiarai che non avrei mai più lavorato per la DC o per qualcosa collegato con la DC. Anche se lavorassi per un’altra società farei inserire delle clausole nel mio contratto per le quali, se l'azienda venisse comprata dalla DC, il contratto sarebbe nullo.

Per cui, avevo preso le distanze dalla DC e non avevo nulla a che fare con loro. Ma c'erano ancora delle cose in sospeso riguardo alcuni progetti. Di tanto in tanto, mi capitava ancora di parlare con qualcuno della Wildstorm. Credo stessi concludendo il Black Dossier o qualcosa del genere.
Ora, Steve Moore è mio amico da tantissimi anni ed è stato il mio mentore, la persona che mi ha insegnato come scrivere fumetti, anche se a lui non piace che lo si descriva in questo modo. È anche lui un brillante scrittore e non dovrebbe essere ricordato solo per il legame con me. Era un paio d’anni che non gli veniva proposto alcun lavoro, da quando avevo detto: “Va bene, porto a termine il mio lavoro alla DC e poi è finita.” Una situazione analoga a tutti gli sceneggiatori che avevano lavorato per l’America's Best Comics. Quando incominciai a chiudere l’ABC, all’improvviso a nessuno di loro veniva offerto del lavoro, così pensai che ci fosse una sorta di lista nera. Avrebbe anche potuto non esserci, ma a me sembrava comunque strano che all’improvviso non ci fosse lavoro per nessuno di loro. Poi ricevetti una telefonata da Steve Moore, e mi disse che era stato contattato dalla DC e gli avevano chiesto “Ti piacerebbe lavorare al videogioco di Watchmen? Non abbiamo ancora detto nulla ad Alan.”
All'epoca Steve aveva ancora un po’ di lavoro. Ma anche se fosse stato disoccupato, Steve è un amico leale. È un'altra di quelle persone che sono ormai uscite dall'industria del fumetto e che non hanno alcuna voglia di tornarci. Così mi telefonò e mi riferì cosa era successo, mi disse che aveva replicato che non voleva quel lavoro e soprattutto non avrebbe mai preso in considerazione alcun incarico del quale io non fossi informato.

Immagino che quello che la DC tentò di fare era di offrire l’incarico a Steve, ipotizzando che fosse disperatamente in cerca di lavoro e che avrebbe accettato, mettendomi così di fronte al fatto compiuto. In questo modo non avrei potuto protestare senza correre il rischio di privare, nel momento del bisogno, il mio vecchio amico dei soldi e del lavoro. Credo che sia stato un comportamento molto scorretto. Inoltre, anche se loro al tempo non ne erano al corrente, al fratello di Steve Moore era stata appena diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia lenta, dolorosa e, in ultima istanza, mortale. Stephen Hawking è la personalità più nota ad essere affetta da questo male, ed è un caso eccezionale perché è ancora in vita.

Alla DC non lo sapevano, ma telefonai alla Wildstorm e dissi: "Potete passare questo messaggio alla DC per cortesia? Ho capito quello che stanno tentando di fare. Ho capito che volevano presentarmi questo videogioco su Watchmen come un fatto compiuto. Non sapevano che il fratello di Steve fosse malato terminale, e che lui se avrebbe dovuto assisterlo fino alla fine. E, almeno da queste parti, la malattia terminale di una persona cara è più importante delle macchinazioni di chi pubblica i fumetti di Batman. Quindi, potete riferire loro di non tentare nessun’altra viscida macchinazione nei confronti di Steve, perché ha un fratello malato terminale e, per l’amor del cielo,  lasciatelo in pace." Questo è stato, più o meno, il contenuto del messaggio.

Poco dopo, ebbi una conversazione con Dave Gibbons, che mi disse che era in arrivo un film su Watchmen. Capimmo entrambi che avevamo sensazioni diverse a riguardo. Ma, è una cosa naturale. Non pretendo che tutti debbano vedere le cose a modo mio. Ognuno ha il diritto di avere le proprie idee. Così Dave mi chiamò per esprimermi le sue preoccupazioni. Mi disse: "Senti, questo film si farà e l'ultima cosa che voglio è che ci siano problemi tra di noi."

Gli risposi: "Davvero non credo che succederà, Dave. Rispetto la tua posizione di vedere il film realizzato, e spero che tu rispetti la mia di non volere che il film si faccia." E lui fu d'accordo. Dissi: "L'unica cosa che potrebbe creare problemi tra di noi, come tu ben sai, è che io chiederò che il mio nome sia levato dal film e darò tutta la mia parte di compenso ai co-creatori." E questa era la mia politica sin dai tempi del film sulla Lega degli straordinari gentlemen, perché avevo deciso di non essere menzionato in nessuna delle cose che Hollywod stava tirando fuori. Dissi a Dave: "L'unica cosa che potrebbe causare dei problemi per il nostro rapporto è se… quando riceverai i soldi - ossia, la quota che mi spetterebbe per la realizzazione del film - ti chiederei di farmi un colpo di telefono per dirmi: “Ho ricevuto i soldi Alan. Grazie mille”. Mi basta che tu mi ringrazi: scrivimi una lettera o qualcosa di simile per dirmi grazie. Anche le sole parole, “Ti ringrazio”, sarebbero più che adeguate.

Lo dissi perché David Lloyd non l'ha mai fatto. David Lloyd prese i soldi e dopo andò in giro a sparlare su me durante quelle piccole comics convention a cui partecipa, compresa un’occasione in cui era seduto a un tavolo di distanza da mia figlia Leah. Immagino che fosse in quella fase della sera durante la quale si era, forse, un po' rilassato e rinfrescato. E stava declamando ad alta voce i miei molti difetti come essere umano, e questo mentre mia figlia era seduta a poca distanza. Lei sapeva cosa pensava David, così si limitò ad alzare gli occhi al cielo e a ignorarlo. Ma, come ho già detto, David Lloyd non mi telefonò per ringraziarmi. Così non voglio più avere nulla a che fare con lui. E, dopo aver spiegato questo a Dave gli dissi: "Mi basta che tu mi faccia una telefonata per ringraziarmi. E sarà sufficiente. "

Dato che Dave è un tipo amabile e gioviale replicò così: "Ma certo, non ti preoccupare Alan. Ti telefonerò e ti ringrazierò dal ponte dello yacht che mi sarò comprato con i tuoi soldi". E io risi perché era una bella battuta. Così, passò il tempo e Dave non telefonava. Ma pensai che fosse perché i soldi non gli erano ancora arrivati.
Alan Moore ritratto da Nick Roberts
Alcune settimane prima, avevo avuto uno scambio telefonico con Steve Moore, che mi aveva riferito che forse non era stato inserito in una lista nera dalla DC, perché aveva appena ricevuto una telefonata dalla Warner Books in cui gli proponevano, visto l’ottimo lavoro fatto per l’adattamento letterario del film di V for Vendetta - in cui aveva persino sistemato un buco nella storia presente nella sceneggiatura cinematografica - di occuparsi anche della novellizzazione del film su Watchmen. Sapevano che Steve era l'unica persona alla quale avrei concesso il mio beneplacito. Mi telefonò e mi riferì questa cosa. E io risposi: "Va benissimo" perché quello era anche l’anno in cui temeva di perdere il fratello. E il lavoro scarseggiava di nuovo, e avrebbe  avuto bisogno di un po’ di soldi come fondo per quando il fratello sarebbe venuto a mancare. Gli dissi "Sì, fai pure. Hai il mio permesso. Scrivi il romanzo e così avrai quei soldi che ti serviranno nel momento in cui Chris se ne andrà."

Successivamente ricevetti un messaggio da Dave Gibbons. Mi disse che c'era la possibilità di realizzare un qualcosa in occasione dell'uscita del film e voleva il mio permesso. Pensava di poter estrarre tutte le vignette della storia dei pirati che si sviluppava lungo tutto Watchmen e realizzare così un intero albo a fumetti - che poteva essere pubblicato con la testata I racconti del Vascello Nero - da distribuire insieme al film. Pensai che fosse un’idea alquanto stupida e irrealizzabile e non ne comprendevo affatto il motivo. Era come prendere solo i contrappunti da un’opera di Mozart e farne un disco a parte. Ma risposi: "Beh Dave, se è qualcosa che tu vuoi fare, io me ne disinteresso completamente a patto che ci sia un modo per rendere evidente che io non parteciperò al progetto in alcun modo. E che non voglio ricevere alcun denaro derivante da esso. E fintanto che il mio nome non figurerà nell’albo, allora per me non è un problema."
Dave rispose: "Oh, allora va bene. Alla DC dicevano che saresti stato silenziosamente accondiscendente."
Replicai: "E perché avrebbero detto così?"
E lui: "Non lo so. Hanno solo detto che saresti stato silenziosamente accondiscendente".
Ed io: "Sono più che altro completamente indifferente. Fintanto che il mio nome non compare, possono fare quello che vogliono."

E Dave replicò: "Comunque non credo che stiano pensando di usare i nomi. Credo che vogliano utilizzare i nomi fittizi degli autori che vengono menzionati in Watchmen."
Gli risposi: "In questo caso, come farà la gente a capire che io non parteciperò?" E aggiunsi "Senti, fallo se vuoi, ma aggiungete una piccola scritta, che ci tolga da qualsiasi imbarazzo, in seconda di copertina in cui si specifica che io non ho nulla a che fare con il film o con nessuno dei prodotti da esso derivati." Dave disse che andava bene. Ma apparentemente, lui oppure la DC decisero di non voler produrre del merchandising per il film in cui fosse detto chiaro e tondo che non avevo nulla a che fare con la pellicola e con nessuno dei suoi derivati. Passò poco tempo, Steve Moore mi chiamò informandomi che la novellizzazione di Watchmen non si sarebbe più fatta. Così non ci sarebbe stato alcun lavoro per lui.

A questo punto - pensa pure che sia paranoico, e so che alcune persone l’hanno fatto - mi venne in mente che quella strana espressione, silenziosamente accondiscendente, riguardasse proprio quella situazione. Si aspettavano che fossi silenziosamente accondiscendente perché mi sarei comportato come volevano loro, ossia "se non faccio ciò che dicono non daranno il lavoro a Steve". La cosa non mi era proprio passata per la testa. Non credevo che si potesse essere così infami. Ma, una volta pensato che fosse davvero andata così, ne parlai con la gente alla DC. Chiesi a Karen Berger di non telefonarmi mai più, e che non volevo avere più nulla a che fare con chiunque alla DC. Ero furiosamente arrabbiato e nauseato da quello che era successo, perlomeno per quella che era stata la mia impressione. Ho pensato che fosse qualcosa di imperdonabile e subumano.

Tutto ciò accadde più o meno una settimana prima che sposassi Melinda. Sapevo che Dave Gibbons sarebbe venuto al matrimonio. Trovai l'occasione per prenderlo amichevolmente in disparte e spiegargli cosa era accaduto e la mia percezione degli eventi. Lui disse che alla DC non avrebbero mai agito in un modo simile ma non seppe spiegarmi che cosa intendessero con quell’espressione "silenziosamente accondiscendente". Così replicai: "Tu hai sensazioni differenti sulla faccenda e capisco che tu sia in rapporti molto più stretti con loro. Ma questa è la mia percezione di quanto è accaduto". E io non pensavo che fosse in qualche modo complice. Credevo solamente che gli fosse stato chiesto di inviarmi un messaggio senza che lui l’avesse ne fosse a conoscenza. Così gli dissi: "Per il bene della nostra amicizia, Dave, in futuro, non parliamo più di  Watchmen".

Questo accadde il giorno del mio matrimonio.

Inoltre, fino a quel momento, non mi aveva ancora ringraziato per i soldi. Supposi che non li avesse ancora ricevuti. Ma gli dissi: “Per il bene della nostra amicizia, non parliamo più di Watchmen, perché, dando per scontata la mia percezione di quanto accaduto, non posso davvero più fidarmi di alcuna conversazione, per quanto avvenuta attraverso diversi intermediari, con la DC Comics o i suoi dipendenti, e questo perché potrebbe avere delle ripercussioni sulle persone a cui voglio bene". Non è che fossi interessato a parlare di Watchmen e non vedevo il motivo per cui dovessi farlo ancora, e di certo non a causa di quel genere di accadimenti. Dissi a Dave Gibbons: “Non importa neppure se sia davvero successo. È ciò che ho percepito sia accaduto, per questo te lo sto chiedendo."

E Dave si trovò d’accordo con me. Disse: "Va bene, è un peccato, ma non parleremo più di Watchmen." Passò del tempo. Il film uscì e diventò piuttosto evidente che Dave aveva ricevuto i soldi da molto tempo, ma si era dimenticato di telefonare per ringraziarmi. Io non la presi molto bene. Mi sembrava che fosse il minimo che avrebbe dovuto fare. Non che pretendessi altro. Ma tuttavia, passò altro tempo e ricevetti un'altra sua telefonata e ovviamente non era per ringraziarmi dei soldi. Voleva parlare di Watchmen. Fu una conversazione molto breve. Mi disse che alla DC sapevano che avevo sempre voluto indietro i diritti. Così, forse se me li avessero restituiti, avrei dato loro il permesso la realizzazione di prequel e sequel. Risposi, in un certo modo con rabbia: "No, no. Non voglio che ciò accada. Non voglio che questi prequel e sequel esistano, e di certo non voglio indietro i diritti di Watchmen. La DC sta sfruttando questo volume da decenni. Probabilmente pensano che non abbia più un gran valore, rispetto a quello potenziale di sequel e prequel. Così adesso vogliono restituirmi la carcassa di un'opera di cui una volta era molto, molto orgoglioso." Come avevo spiegato a Dave, non avevo più neanche una copia di Watchmen in casa. Sì, ero orgoglioso di ciò che avevamo fatto con quel lavoro. Ma con tutti i tradimenti, le menzogne e i trabocchetti che gli ruotavano attorno -- no, naturalmente non ne volevo una copia in casa. Mi è stata poi offerta, da un sempre più disperato Dave Gibbons, una non specificata ma molto, molto consistente somma di denaro perché dessi solo il mio permesso per la realizzazione di quei sequel e prequel.

KA: Erano soldi dello stesso Gibbons o della DC?
AM: I soldi sarebbero arrivati dalla DC. Lui stava facendo da intermediario. Mi disse che stavano pianificando di fare quei sequel e prequel, e che gli avevano offerto una cifra dell’ordine del quarto di milione di dollari per supervisionare il progetto, che sarebbe stato affidato ai migliori talenti dell'industria del fumetto, e su questo dissi delle cose piuttosto inclementi. Dissi che, per quanto riguardava Watchmen, non credevo ci fosse alcun talento nell'industria dei comics. Se ce ne fossero stati, presumibilmente nel corso degli ultimi 20 o 25 anni, avrebbero dovuto tirar fuori qualcosa di altrettanto valido, o degno di nota o memorabile, come Watchmen – dopo che avevano già visto come si doveva fare. Insomma, sì, ero arrabbiato e dissi delle cose che sostengo ancora. E questo è stato l’epilogo, la fine della mia amicizia con Dave Gibbons: perché non mi aveva telefonato per ringraziarmi dei soldi e perché aveva fatto l’unica cosa che gli avevo chiesto di non fare. Quando ho menzionato questi fatti in una intervista, mi telefonò di nuovo per dirmi: "Oh, grazie dei soldi, Alan".

A quel punto, replicai: "Beh, è un po' tardi Dave. Chiudiamola qui." Mi ripeté che tutta la faccenda del silenziosamente accondiscendente era stato un mio completo fraintendimento e che i suoi amici alla DC non avevano mai utilizzato quella frase. Così gli chiesi: "Quale frase hanno utilizzato allora, Dave?"

Replicò: "Beh, era qualcosa del tipo passivamente accondiscendente.

KA: Oddio!
AM: Sì, esattamente. Forse non mi rassicurò poi così tanto. E aggiunse che era al corrente che l' “affare” di Steve Moore e del fratello non era mai accaduto, che era stata una mia interpretazione (ancora, probabilmente per via della mia paranoia). Era assolutamente certo che fosse una cosa mai accaduta.

Gli dissi: “Quella telefonata in cui gli dissero ‘Vuoi fare il videogioco di Watchmen ma non l’abbiamo ancora detto ad Alan’ che ha originato tutto?

Rispose: "Beh, non so nulla di questo". Così, era al corrente della faccenda, e sapeva per certo che alcune cose non erano accadute, eccetto per il dettaglio più importante di cui non sapeva assolutamente nulla. Così a malincuore misi giù telefono per l'ultima volta. Dal punto di vista emotivo è stato un brutto momento per me. Non solo perché Watchmen - un lavoro di cui ero stato molto orgoglioso - era stato, a mio parere, dissacrato e oggetto di ignobili dispute, ma ora aveva portato alla fine di un’amicizia che, fino ad allora, avevo tenuto in grandissima considerazione.

Ma questo accadeva quando ero ancora molto risentito dalla situazione. Da allora mi sono emotivamente distaccato da Watchmen. Così, queste ultime notizie non sono state una grande sorpresa. Immagino che se ci fosse stato qualcuno alla DC con un’intelligenza quantomeno nella media, non avrebbero mai voluto produrre tutti questi scadenti prequel e sequel. Ma, penso che abbiano subito delle enormi pressioni dalla Warner Bros. perché producessero qualcosa. Non appena dissi che non avrei dato il mio permesso per quella raffica di prequel, la DC annunciò immediatamente che stavano per pubblicare un’eccitante rilancio di tutti i loro personaggi classici [riferimento a The New 52, N.d.T.]: credo che questo fosse il loro “piano B”. Avevano subito delle pressioni, probabilmente dalla Warner Bros., affinché producessero qualcosa che ne giustificasse la loro stessa esistenza. L’idea per Watchmen non sembrava potesse funzionare così hanno cercato di fare qualcosa di nuovo e radicale con i loro attuali personaggi, come cambiare un poco il loro costume e far ripartire le serie con un nuovo numero uno. Ipotizzo che il “piano B” non abbia funzionato troppo bene, o perlomeno non così bene come speravano. Così sono tornati indietro, sospetto con riluttanza, al “piano A”. Devono aver pensato che anche se, dal punto di vista legale, la cosa potesse, forse, sembrare un po’ traballante… potesse apparire, a un occhio poco allenato, una sorta di appropriazione di copyright… evidentemente, erano così disperati da andare avanti. Da un certo punto di vista, non c’è molto che posso farci. In verità non c’è una gran necessità che debba fare qualcosa. Si potrà concludere solo in un modo. Non credo che da qui a 50 o 100 anni (se qualcuno ricorderà la nostra epoca e i suoi fumetti) grazie a questo, l’industria dei comics sarà tornata sotto la luce dei riflettori. A meno che non sia qualcosa di valido come lo è stato Watchmen o dello stesso livello. Beh, se ci fosse stata la minima possibilità di una cosa simile, la DC avrebbe presumibilmente prodotto qualcosa con quelle qualità nel corso dell’ultimo quarto di secolo.
Alan Moore ritratto da Neil Stavely
KA: Non sono completamente d’accordo riguardo la qualità dei fumetti realizzati dopo la pubblicazione di Watchmen. Da allora ci sono stati alcuni ottimi fumetti. Bisogna ammetterlo, nessuno di loro ha raggiunto il livello di Watchmen, ma stati delle letture meritevoli. Ma quello che mi colpisce è che non pubblicheranno un prequel nel formato di una miniserie di 12 albi o in una singola graphic novel. Sapevo che tu e Dave Gibbons decenni fa avevate discusso la possibilità di realizzare un prequel sui Minutemen. Ma Before Watchmen sarà composta di 35 albi. E ci vorranno circa 140 dollari per comprarli tutti. Sembra come se avessero caricato ogni singola idea che gli è venuta in un cannone e abbiano sparato il colpo. Se anche fossi stato interessato a leggere questi fumetti, mi sembrerebbe comunque un’esagerazione.
AM: A me sembra che pubblicare 35 albi… anche se, per una qualche ragione, dovessero vendere davvero bene, anche se ci fossero delle persone là fuori, così poco selettive, da collezionare ogni singola uscita di questi albi… anche se questo accadesse, non credo che genereranno sufficienti profitti da invertire le rapidamente declinanti fortune dell’industria dei comics. Non è questo il motivo per cui stanno pubblicandoli. Non credo che la DC sia più interessata ai fumetti. Sono interessati alla crescita dei loro franchising, come se fossero zucche in un orto. Hollywood, è lì dove si fanno i veri soldi, o nei videogames, o in qualsiasi altro prodotto derivativo. Potrò sbagliarmi, visto che non so davvero molto su come queste corporation operino. Ma penso che quello che sperano di fare con questa infornata di titoli è trarne poi qualche nuova miniserie, film per la televisione, videogiochi… merchandising. Questa è la sola cosa che ha valore per loro. Sembra che non abbiano notato che Watchmen è un’opera corale. In realtà, nessuno di quei personaggi può funzionare separato dal resto. Funzionano nell’ambito della storia.

KA: Credi che i personaggi possano funzionare indipendentemente da Watchmen?
AM: Non credo che possano. Non sono stati pensati per quello, e io sono la persona che li ha ideati. Sono stati pensati per muoversi entro un’opera corale. Da un certo punto di vista, sono personaggi molto generici e lo sono deliberatamente. Ognuno di loro è una sorta di archetipo dei personaggi dei comics, o, per lo meno, l’intento era quello. Per cui, no, dal punto di vista creativo, non credo che possano funzionare. In un certo senso è una mia convinzione.
Tutti i commenti cattivi che stavo facendo quando ero arrabbiato - sul fatto che l’industria del fumetto non ha avuto nessuna idea originale negli ultimi 40 anni e che non ha più talento sufficiente per creare nuove idee - sono delle cose piuttosto scortesi da dire riguardo un’intera industria. Ma sembrerebbe che la DC stia davvero cercando di superare il limite nel rendere evidente che io sono incontrovertibilmente nel giusto. E posso solo immaginare che questi prequel siano parte del loro insistere su questo aspetto.

KA: In Watchmen il passato “non detto” dei personaggi è perché deve essere così: accennato e taciuto. Fa parte della storia. Il lettore non deve sapere tutto quello che è accaduto prima.
AM: Gli è stato detto tutto quello che deve conoscere, ed è tutto quello che c’è.

KA: Bisogna dire che ci sono degli autori che volevano lavorarci e fan che erano eccitati all’idea. Ho parlato con un mio amico editor e mi ha detto: “Anche io sono arrabbiato ma non so cosa avrei fatto se mi avessero offerto una miniserie. Non so che cosa avrei deciso.” Ora, a me personalmente un’offerta simile non sarebbe capitata, ma qual è la tua opinione sull’impeto che spinge la gente a voler leggere questi fumetti o a lavorare alla loro realizzazione?
AM: Mi dispiace Kurt ma devo prendere una posizione davvero inflessibile su quest’aspetto. È una cosa solo mia, ma ovviamente riguardo agli… come chiamarli? Non voglio usare “autori”. Penso che i dipendenti dell’industria dei comics che stanno lavorando a questi fumetti… sono a conoscenza solo di tre di loro, ma di certo non sono interessato a leggere alcuno dei loro lavori. Ma sarebbe comunque improbabile perché non leggo più fumetti e loro non faranno mai nulla al di fuori dei fumetti. Credo sia un peccato. Capisco il motivo per cui queste persone sono coinvolte in questo progetto: o perché non hanno mai creato da soli nulla di originale oppure l’hanno fatto ma non era sufficientemente valido da rifiutare la DC.
Sì, riesco a capire il perché abbiano accettato Before Watchmen. Probabilmente sarà l’unica opportunità che avranno nella loro carriera di essere davvero coinvolti in un progetto conosciuto anche al di fuori dei comics. Per cui capisco come questa possa essere una tentazione fortissima. Non credo che io l’avrei fatto, comunque, perché passare alla storia come quelli che hanno realizzato delle scadenti riscritture e prequel di Watchmen… beh, non è roba per me. Ma, ovviamente ognuno di noi fa le proprie scelte.
Ovviamente non avrò mai a che fare in futuro con nessuna delle persone coinvolte in questo progetto, ma non è una grande perdita.
Parte del problema di questi fumetti, e la ragione per cui Watchmen fu un’opera così straordinaria per il suo tempo, è che Watchmen fu costruito su delle basi letterarie: aveva un inizio, una parte centrale e una fine. Non fu costruito per essere una soap opera infinita che andasse avanti finché chiunque perdesse interesse nel seguirla. Fu deliberatamente pensato per mostrare che cosa erano in grado di fare i comics se venivano applicati alcuni dei principi, piuttosto ordinari, della letteratura. Come ho detto, è stato da solo il fumetto che ha elevato il medium e l’industria dei comics oltre il punto nel quale precedentemente stava languendo. E dove, quando ho iniziato a lavorare per i comics americani nei primi anni ’80, era prossimo alla morte. Stavano andando a rotoli e avevano disperatamente bisogno di quella boccata d’ossigeno che tutta l’attenzione intorno a Watchmen generò.
Alla fine l’industria dei comics ammise che “Sì, Watchmen era stato l’unico fumetto che per un breve momento l’aveva resa speciale e il motivo era perché non era un fumetto diverso da tutti gli altri.” Era un qualcosa di auto-consistente e che aveva l’integrità di un’opera letteraria. E ora quello che hanno deciso è: “Trasformiamolo in un fumetto come tutti gli altri che continui indefinitamente e che possa avere degli spin-off.” e “Rendiamolo quanto più possibile ordinario.” Come ho detto, lo stanno facendo perché non hanno altra scelta, evidentemente.

Riguardo ai lettori, devo dire che se sei un lettore che ha sempre voluto che i suoi personaggi preferiti andassero avanti per sempre, e non ti sei mai interessato agli autori allora in verità non sei probabilmente il tipo di lettore che cercavo. Ho un grandissimo rispetto per i miei lettori. Nelle occasioni in cui li ho incontrati, mi sono sembrati, mi piace pensarlo, delle persone intelligenti e scrupolose. Se ci sono delle persone che vogliono comprare questi prequel di Watchmen, mi farebbero un enorme favore se smettessero, semplicemente, di comprare qualsiasi altro mio lavoro. Quando penso ai miei lettori, mi piace avere dei bei pensieri su di loro e pensare a come sono fortunato che siano intelligenti quanto me e con principi morali come me.

Perciò non vorrei pensare che i miei lettori siano quel genere di appassionati di fumetti che sono semplicemente “dipendenti” da una dose regolare del loro personaggio preferito e dicono “Beh Jack Kirby non è più quello di una volta, no?” e “chi se ne frega che sia stato lui a creare quasi tutto quello sui cui la Marvel si fonda?”. E nota che sto dicendo che Jack Kirby li ha creati. Non sto neppure dicendo “Lee e Kirby”. Dal mio punto di vista, mi sembra che sia stato Jack ha fare la maggior parte del lavoro.

Quel genere di lettori che sono pronti a chiudere un occhio quando gli autori che hanno creato le loro letture preferite e i loro personaggi prediletti vengono emarginati e messi con le spalle al muro… beh, non sono il tipo di lettori che voglio. Per cui, anche se questo comportasse una grossa perdita nelle vendite dei miei altri lavori, preferisco sia così. Ovviamente, non c’è alcun modo per cui possa vigilare su questo. Ma vorrei sperare che nessuno voglia acquistare un libro sapendo che l’autore, di fatto, nutrirebbe un profondo disprezzo nei suoi confronti. Spero che questo sia abbastanza.

Questa è la mia posizione. Di certo non procederò per via legale contro questi fumetti perché sarebbe una fregatura. Se ci sono nel contratto delle clausole che dicono che possono usare un avvocato per firmare degli accordi in mia vece, ossia la casa editrice ha la procura, non si sono grandi possibilità.
E inoltre, naturalmente, si tratta di una enorme multinazionale. Hanno un sacco di avvocati e risorse economiche infinite da mantenere la gente in tribunale per sempre. Possono tenere me e i miei discendenti impegnati in un processo per decenni. E non è una cosa che augurerei ai miei figli e ai miei nipoti. E comunque, ovviamente, se fossi coinvolto in un procedimento legale non potrei parlare dell’argomento, vero?

KA: No, ovviamente no.
AM: E questa è l’unica cosa di cui sono vagamente preoccupati. Per cui esprimerò il mio pensiero sulla vicenda. E ovviamente, se mai dovessero trarne dei film basandosi su un copyright così a rischio allora mi farò davvero sentire durante tutto il corso della loro produzione.
Per cui se alla DC vogliono insozzarsi pubblicamente e distruggere la reputazione di un certo numero di disegnatori e sceneggiatori, che altrimenti sarebbero probabilmente quasi passabili, non sarò certo io a fermarli. E mi prenderò i miei momenti di divertimento e il piacere di parlare in ogni occasione che mi verrà offerta.

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From an interview of Alan Moore by Kurt Amacker, published by Seraphemera.org

Nota: Parte di quest'intervista è già apparsa sul blog Comix Factory (qui e qua) che l'ha inizialmente tradotta e proposta al pubblico italiano. La traduzione qui presentata si basa, parzialmente, sulla versione di Comix Factory, rivedendola e modificandola.