venerdì 17 ottobre 2014

Che fine ha fatto Aron Wiesenfeld?

Da diverso tempo pensavo di scrivere qualcosa su Aron Wiesenfeld, un disegnatore di fumetti che ricordavo dagli anni '90 per il suo segno "interessante" apprezzato su una manciata di albi, soprattutto Image. Nel 1997 Wiesenfeld, classe 1972, si era aggiudicato una candidatura all'Eisner nella categoria Best Penciller/Inker insieme all'inchiostratore Richard Bennett per il loro lavoro su Deathblow and Wolverine (Wildstorm/Image/Marvel), poi a partire dai primi anni del nuovo millennio le sue tracce nel mondo dei comics si riducono, praticamente, a una manciata di copertine per Y: The Last Man.
Che fine aveva fatto Aron Wiesenfeld?
Ebbene, si era dato alla... Pittura, all'Arte "seria" mica ai giornalini a fumetti (ehi, lo dico in senso scherzoso, chiarisco che qui sul Web son tutti pronti, agili e scattanti per la polemica!) e i suoi dipinti sono stati esposti in gallerie di tutto il mondo - New York, Los Angeles, San Francisco, Seattle, Toronto, Oslo, Aspen, Amsterdam e Rome - e apparsi su pubblicazioni come American Art Collector, Juxtapoz, Drawing Magazine, Hi-Fructose, Sibila, Wall Street International e The Huffington Post.
Opere, quelle di Wiesenfeld, contraddistinte da un segno e una pennellata elegante, dalla presenza femminile, all'insegna di rappresentazioni sospese tra sogno e realtà, con un tocco disturbante. 
Nel seguito potete apprezzarne una selezione.

Pochi mesi fa, inoltre, è stato pubblicato un volume, The Well che raccoglie una retrospettiva dei lavori di Wiesenfeld realizzati in questi ultimi 15 anni.
Magari prima o poi Wiesenfeld tornerà al Fumetto, se non "sequential art", non mi dispiacerebbe vederlo, quanto meno, alle copertine di qualche serie Vertigo. Chissà... dopotutto i legami tra Fumetto e Fine Art sono molto più forti e tangibili di quel che si pensa.

Il sito di Aron Wiesenfeld: qui.
 
 
 
 
 
 
 
In occasione della mostra presso Arcadia Contemporary a New York, conclusa qualche giorno fa (dal 18 Settembre al 3 Ottobre), dell'ultima sua serie di dipinti intitolata Solstice, Wiesenfeld ha dichiarato in un'intervista a Hi-Fructose.com: "La vita è così fragile e la morte è sempre imminente. Questo fa parte anche del significato del titolo della serie, Solstizio: c'è la morte ma poi c'è anche la rinascita, in un ciclo continuo. Credo che sia confortante pensare alla morte in questo modo, piuttosto che solo come una fine."

Tutte le opere sopra © Aron Wiesenfeld.

venerdì 10 ottobre 2014

Alan Moore e la sua influenza sui comics

Foto di José Villarrubia.
Nel seguito la traduzione di un estratto da un'intervista condotta da Alan David Doane nel 2004. 
L'intervista completa è disponibile qui, in Inglese.

Sei considerato da molti una figura chiave nella storia dei comics e mi chiedo se ci puoi parlare un po’ di come consideri la tua carriera dal punto di vista dell’impatto e degli intrecci con l’industria del fumetto da quando ci lavori.
Alan Moore: Beh, la mia intenzione originale era semplicemente quella di riuscire più o meno a tirare avanti come una sottospecie di disegnatore underground.
Nel giro di un paio d’anni ho capito che non sarei mai riuscito a disegnare abbastanza bene da esserne personalmente soddisfatto o abbastanza in fretta per portare avanti una carriera come disegnatore. A questo punto ho deciso di provare a scrivere perché ho pensato che forse ero più bravo in quello rispetto a disegnare le immagini che alla fine accompagnavano il testo. Così mi sono lanciato nella carriera di sceneggiatore di fumetti e, fin dall'inizio, mi sono dato un paio di semplici regole.. Ho deciso che non avrei scritto storie per cui non provassi un interesse personale. Ho pensato che questo sarebbe stata una linea di demarcazione utile per impedirmi di scivolare in una scrittura preconfezionata, un pericolo sempre in agguato in un settore in cui le scadenze sono pressanti e frenetiche. Così ho sviluppato una sorta di metodo da applicare... anche su materiale promettente, per poi trasformarlo in qualcosa di divertente, qualcosa di intrigante o intellettualmente stimolante, attraverso l’uso del linguaggio o dello storytelling... doveva esserci qualche elemento della storia che mi fornisse la motivazione sufficiente per fare un buon lavoro.

E semplicemente seguendo queste regole mi sono trovato, abbastanza rapidamente, piuttosto richiesto qui in UK per poi essere, altrettanto rapidamente, selezionato dalla DC Comics per scrivere Swamp Thing e ho semplicemente continuato a fare la stessa cosa che avevo fatto fino a quel momento, ossia rendere interessante dal mio punto di vista qualsiasi cosa mi avessero dato da scrivere, perché la mia sensazione è che se io non sono interessato al lavoro, allora non posso pensare che possa esserlo il lettore. È una cosa che sembra ovvia: l’entusiasmo dello scrittore si trasmette al lettore. Penso che i lettori sappiano se si tratta di un lavoro scritto senza gioia perché è un qualcosa che diventa evidente.

Quindi, per rendere le cose interessanti per me, ho capito che dovevo spingermi oltre col mio approccio. Mi aspettavo che così facendo avrei incontrato più resistenze di quelle avute all’inizio ma ho scoperto che i lettori stavano rispondendo ed è stato incoraggiante. Così ho continuato a spingermi sempre oltre e ho avuto un grande sostegno da parte di Karen Berger e, al tempo, dalle altre persone della DC: sembrava che apprezzassero il fatto che i dati di vendita della serie crescevano mese dopo mese e questo pareva una indicazione che stessimo sulla strada giusta. Così, sono stato incoraggiato a spingermi lontano quanto volessi e questo è, per fortuna, il tipo di situazione di cui ho goduto da allora nel fare fumetti. Penso che le persone si fidino di me e sanno che probabilmente finirò col fare qualcosa che è, per lo meno, interessante… potrebbe essere un po’ stramba o inquietante o qualcosa del genere, ma probabilmente sarà interessante. E, se vengo semplicemente lasciato libero, probabilmente non mi spingerei fino a fare delle cose estreme facendo scappare tutti raggiungendo comunque un buon risultato finale.

Riguardo il mio impatto sul mondo dei comics, davvero non saprei che dire. A volte, nei miei giorni più bui, mi sembra che gran parte della mia influenza sia stata negativa, che forse le persone che hanno letto il mio Swamp Thing oppure Watchmen o molti dei fumetti che ho fatto negli anni '80… abbiano preso da quei lavori non la voglia di sperimentare o di ampliare i limiti del Fumetto. Sembra piuttosto che abbiano preso la violenza, un certo tipo di posa intellettuale ... un paio di altri elementi, e questo mi sembra abbia condannato il mondo dei comics a un sacco di cupi e deprimenti fumetti post-Watchmen. Forse quello che dico è troppo negativo, come ho detto, dipende dai giorni, dipende dallo stato d'animo del momento e oggi mi hai beccato in un giornata no per cui forse sono un po’ pessimista.

Voglio dire, mi piacerebbe pensare che se ho dimostrato qualcosa, è che i fumetti sono una forma d’espressione dalle possibilità quasi inesauribili, e che ci sono stati ... ci sono grandi fumetti ancora da scrivere. Ci sono fumetti da realizzare che non sono mai stati fatti, storie che la gente forse non ha nemmeno sognato di provare a creare. E, se ho avuto una qualche influenza positiva nei comics, mi auguro che sia in tal senso: che tutto è possibile se l’approccio alle storie è quello giusto. Si possono fare cose straordinarie con una miscela di parole e immagini. È solo una questione d'essere abbastanza diligenti e ricettivi e di lavorare duro, affinando il proprio talento fino a raggiungere il livello sufficiente per fare quello che si desidera.
Se ho lasciato una qualche eredità positiva vorrei fosse questa ma non so… ci sono giorni, come ho detto, in cui penso che la mia eredità è più probabile che consista in un sacco di psicopatici privi di senso dell’umorismo, ringhianti e sarcastici… ma succede solo nelle giornate no, non farci caso.


L'intervista completa è disponibile qui, in Inglese.

lunedì 29 settembre 2014

recensioni in 4 parole [22]

Cinque: il numero perfetto.
Parodia in grande spolvero.
Annihilator N.1
Buchi neri, vita, morte.
Underwhelming Lovecraft
Rileggere Lovecraft con ironia.
*********
Abbiamo detto 4 parole su: 
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Nicola Mari
Copertina: Angelo Stano
Colori: Lorenzo De Felici
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 94 pagine (su 112), colore
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI

Sceneggiatura: Bruno Enna
Disegni e copertina: Fabio Celoni
Colori: Mirka Andolfo (supervisione di Fabio Celoni)
Editore: Panini Comics
Formato: brossurato, 36 pagine (su 160), colore
Prezzo: € 2,50
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (Dr. Enna e di Mr. Celoni intervista)

Annihilator N.1
di Grant Morrison (testi) e Frazer Irving (disegni)
Editore: Legendary Entertainment
Formato: spillato, colore
Prezzo: $ 3.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) 

Underwhelming Lovecraft
di Patrick Dean
Formato: webcomics
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

mercoledì 24 settembre 2014

opinioni sul fare fumetti... [8]

In apertura di post, un'immagine tratta da un corso tenuto dal disegnatore americano Tom Scioli, noto per il suo stile fortemente Kirbiano e per la collaborazione con Joe Casey sulla serie Image Gødland.
L'immagine presenta un quadrato vuoto, il testo recita: "La vignetta. La tua migliore amica. La tua peggior nemica."
Copertina di Adam Wild N.1 (SBE), la nuova creazione di Gianfranco Manfredi.
Restando nell'ambito degli elementi fondamentali della "grammatica" del Fumetto e nello specifico dell'approccio Bonelli, il veterano Gianfranco Manfredi, tra gli sceneggiatori più noti e apprezzati dell'editore milanese, dichiarava in una recente intervista ricca di spunti: "L’impostazione tradizionale [della "gabbia" bonelliana, N.d.T] è a tre strisce, per un totale di vignette per pagina di cinque in media. Si evitano in genere sconfinamenti dal riquadro della vignetta. Si tendono ad evitare vignette non riquadrate. Si privilegia un ordine di lettura da sinistra a destra (anche dei balloon) in modo da favorire una lettura scorrevole. Alcuni autori ritengono questa impostazione un po’ troppo rigida, io la trovo molto funzionale e comoda, perché ha il pregio di far sparire la gabbia: una gabbia cui si è abituati, non è più una gabbia, mentre una gabbia in cui il lettore è costretto ad orientarsi, risulta indubbiamente più greve. La gabbia tradizionale inoltre, pur essendo stata in passato criticata perché presunta “conservatrice” è stata invece sempre più adottata con le graphic novel contemporanee, dunque anche se tradizionale era anticipatrice. Il motivo è semplice: un fumetto “narrativo” lo si legge più scorrevolmente se non si è costretti a domandarsi in corso di lettura, quale vignetta bisogna leggere prima e quale dopo;" [l'intervista completa: qui]
Copertina di Angelo Stano per il numero 337 di Dylan Dog.
E sempre in tema Bonelli, la parola a Roberto Recchioni, responsabile - nelle vesti di curatore e autore - del rilancio di Dylan Dog che entrerà nella fase "calda" col N. 337, in uscita nei prossimi giorni, con un numero "speciale" scritto dallo sceneggiatore romano e illustrato da Nicola Mari per i colori di Lorenzo De Felici. Su Vanity Fair alla domanda "Non le sono mai tremate le gambe nel prendere in mano un mito per cambiarlo?" Recchioni rispondeva: "La ragione per la quale sono stato scelto io è che sono un "irresponsabile arrogante". La cautela porta Dylan Dog a morire. Da troppi anni viene gestito in maniera cauta. Ci voleva qualcuno che si caricasse il rischio sulle spalle. Certo che sono spaventato, ma non è quel tipo di paura che ferma e impedisce di fare le cose." [l'intervista completa: qui]
Grant Morrison.
Intanto nel mondo dei comic, in una recente intervista Grant Morrison rivelava d'aver ricevuto, anche in anni recenti, dei rifiuti ad alcune sue proposte per nuove serie a fumetti. L'intervistatore replicava: "Dal punto di vista del lettore è naturalmente una cosa interessante perché spesso si sente dire 'Beh, Grant riesce a fare tutto quello che vuole perché è Grant.' Per cui l'idea che tu riceva un rifiuto sembra strana." Morrison rispondeva così: "Sai che cosa significa davvero 'Perché lui è Grant'? Significa che sono il terzo autore di comics più venduto  del mondo. Questo è un fatto oggettivo: c'è prima Stan Lee, poi c'è Alan Moore e poi ci sono io. Ecco perché pubblicano la mia roba! [risate] Perché è roba di successo e se pensi agli altri due autori: Stan è molto anziano oramai e non sta producendo granché; Alan Moore ha in pratica abbandonato il mainstream. Per cui sono rimasto solo io a fare i supereroi e a pensare alle loro storie in un certo modo. Ed ecco cosa vuol dire quando la gente dice 'Oh, Grant riesce ha fare quello che vuole' è perché la mia roba vende davvero come il pane." [l'intervista completa: qui]
Alison Bechdel. Immagine da Out Magazine.
La fumettista Alison Bechdel (i cui libri in Italia sono editi da Rizzoli) è stata insignita del prestigioso MacArthur Genius Grant, un assegno di 650 mila dollari a fondo perduto a sostegno, sostanzialmente, della sua persona, della sua vita e creatività. Inutile dire quale sia stato, nel ricevere una simile buona notizia, lo shock e l'emozione della Benchel i cui fumetti trattano spesso vicende autobiografiche ed episodi legati al mondo omosessuale, temi complessi e a volte dolenti ma capaci di arrivare al lettore con la forza di temi universali.
In un video disponibile su YouTube dichiarava: "Nei miei fumetti tutti i personaggi, anche se molto diversi tra loro, non solo altro che una versione, neppure troppo nascosta, di me stessa. [...] La gente mi chiede spesso se venga prima la scrittura o i disegni nella realizzazione delle mie storie e la risposta è che faccio le due cose insieme: scrivo al computer usando un programma di disegno, metto vignette e balloon nella tavola, prendo immagini e foto da Internet e le inserisco nella pagina come se fossero degli sketch e poi le uso come riferimento per i disegni veri e propri. [...] Ricevere la telefonata dalla MacArthur è stato come se qualcuno mi avesse colpita... credo d'essere rimasta in uno stato di shock... ricevere un simile riconoscimento sta già avendo un effetto sulla mia vita nel senso che devo fare qualcosa che dimostri che lo merito... ricevere tutta questa fiducia per il mio lavoro è un dono grandissimo... lavorerò davvero molto duramente per essere all'altezza di simili aspettative." [il video: qui]
E per chiudere restando negli States - ma con "un piede" in Italia visto che il Maestro dell'Underground sarà ospite dell'imminente Lucca Comics - ecco (sopra) una illustrazione del grande Robert Crumb con qualche consiglio per tutti quelli che fanno fumetti.

Il testo recita (liberamente tradotto e adattato):
Parlando con me stesso:
DIVENTA UN DISEGNATORE MIGLIORE

<<È una vera faticaccia!>>

Vorresti saper disegnare meglio?
Allora datti da fare!!

Le 7 regole del Bravo Disegnatore:
1. Concentrazione
2. Studio
3. Costanza
4. Spirito d'osservazione
5. Pazienza
6. Integrità
7. Disponibilità al lavoro

-> Desiderarlo non lo renderà reale!

lunedì 15 settembre 2014

recensioni in 4 parole [21]

"Un non consolatorio futuro."
Incomprensibile metafumetto: pastrocchio postmoderno.
Spettacolare e magistrale adattamento.
Leo Roa Vol. 1
Rocambolesche, roboanti scorribande spaziali.
*********

Abbiamo detto 4 parole su: 
Dylan Dog: Cronache dal pianeta dei morti 
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Carmine Di Giandomenico, Paolo Martinello, Daniela Vetro 
Copertina: Paolo Martinello
Editore: Bao Publishing
Formato: cartonato, 192 pagine, bianco e nero + colore
Prezzo: € 16
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI.
 

Multiversity N. 1 (in Inglese) 
di Grant Morrison (testi), Ivan Reis (disegni), Joe Prado (chine)
Editore: DC Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: $ 4.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) 

Neil Gaiman - The Graveyard Book Graphic Novel: Volume 1 (in Inglese)
Adattamento a fumetti di P. Craig Russell
Disegni: Kevin Nowlan, P. Craig Russell, Tony Harris, Scott Hampton, Galen Showman, Jill Thompson, Stephen B. Scott
Copertina: P. Craig Russell
Editore: Harper Collins
Formato: cartonato, 192 pagine, colore
Prezzo: $ 19.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)

Storia, disegni e copertina: Juan Gimenez
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 60 pagine, colore
Prezzo: €4,20
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI.
 

lunedì 1 settembre 2014

Neil Gaiman, Alan Moore e... gli Scorpio Boys

Il 24 Agosto scorso, su Twitter, Neil Gaiman ha risposto alla domanda "Ti piace Alan Moore?" posta da un fan. La replica dell'acclamato scrittore di American Gods e creatore di Sandmam è stata: "Assolutamente sì. È saggio, divertente, appassionato e unico."

Non è certo una sorpresa visto che da sempre Gaiman ha dichiarato che Moore è stato fondamentale agli inizi della sua carriera nel mondo dei comics e che tra i due esiste un saldo rapporto di amicizia e stima.

Sempre in tema, nel seguito potete leggere la traduzione della poesia che Gaiman dedicò a Moore in occasione del cinquantesimo compleanno del Bardo di Northampton, contenuta nel volume del 2003 Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman che ideai e curai insieme a Gary Spencer Millidge e Omar Martini. Qualche giorno fa, con il permesso dell'autore, ho postato il testo originale su Alan Moore World blog sul quale, tra le altre cose, è in corso di pubblicazione l'intero Alan Moore: Portrait (esaurito da tempo sia nell'edizione inglese che in quella italiana). Buona lettura!
GLI SCORPIO BOYS NELLA CITTÀ DI LUX CANTANO LE LORO STRANE CANZONI
per Alan Moore
© Neil Gaiman 

Gli Scorpio Boys nella città di Lux cantano le loro strane canzoni
ti imbrattano i finestrini della macchina con pezze scadenti e ti pisciano sulla
soglia di casa.
Porta fortuna vederli. Se li vedi, oggi non morirai.

C’è un vecchio. È tutto ciò che si frappone tra noi e la Fine del Mondo.
La Fine del Mondo bussa alla sua porta una o due volte alla settimana,
prendono un tè coi pasticcini, in inverno frittelle, e chiacchierano, combattendo
una battaglia d’intelletti.
Per ora il vecchio sta vincendo e il mondo finisce solo di tanto in tanto.
Noi non ricordiamo la sua fine. La volta scorsa non c’eravamo ancora.

Oh, ti guardano fisso, gli Scorpio Boys. Naturalmente è già un atto di magia
soltanto credere in loro. Se li vedrai sarai fortunato. Fortunato davvero.

Picchiato e creduto morto dagli Uomini di Piltdown
che cantando “noi siam noi siam gli Uomini di Piltdown, noi siam noi siam…”
procedono barcollando per le vie delle città del crepuscolo,
rompendo bottiglie e vomitando nei tombini,
qualcuno ti trova, ti tira su e ti accompagna a casa.
Magari era uno di noi. Non lo saprai mai.

Una sigaretta traccia una forma nell’aria,
qualcosa fatto di luce e fumo, così sai che è magia.
Qualcuno dice che porta fortuna: chissà cosa accadrà?
Cose ancor più strane accadono nelle città. Persino in quelle piccole.

Prendi Lux, per esempio, una città che neppure esiste.
Come tutte le città è una descrizione magica,
un modo di far accadere cose impossibili a distanza,

come un poema o un sussurro o una boccetta piena d’inchiostro:
puoi stare a guardarla, oppure intingervi la penna.
In entrambi i casi ti porterà in luoghi invisibili,
e aprirà nel tuo cuore una porta verso noi,
gentili dal naso deciso, trasandati, con macchie di china e bruciature di cenere
sui vestiti.

Quando saremo abbastanza, diverremo una città.

Lo faremo perché ci crediamo. Perché le storie devono essere raccontate.
E vengono a noi per avere un volto.

© Neil Gaiman

Riguardo l'autore materiale della traduzione, la memoria a distanza di oltre 10 anni mi ha giocato un brutto scherzo. Pensavo infatti che fosse opera di Omar Martini che invece, contattato, ha prontamente smentito con "Io? No. Dovresti averla tradotta tu... credo." In mancanza di certezze colgo quindi l'occasione di citare e ringraziare ancora tutti i traduttori del volume, oltre a me e Omar: Giuliano Cremaschi, Michele Fioraso, Paolo Livorati, Antonio Pala, Silvio Schirru, Daniele Tomasi.

See you later, alligators!

giovedì 28 agosto 2014

[SPOT 03] Fish di Bianca Bagnarelli

Nobrow è una casa editrice inglese di fumetti che in questi anni si è rapidamente imposta con una proposta innovativa, sia nei contenuti che nella forma, e un'attenzione maniacale per il design e il colore dei propri volumi. Tra i tanti autori scoperti e pubblicati da Nobrow citiamo quale esempio l'ottimo Luke Pearson, creatore dell'acclamata serie Hilda, noto anche in Italia per l'edizione Bao.

Di recente l'editore britannico ha lanciato il progetto 17x23 descritto come "una nuova linea di graphic-novel brevi ideata per aiutare giovani autori di talento a raccontare le loro storie in un formato maneggevole ed economico.
La speranza è che, unitamente all'incoraggiare gli artisti a scrivere storie auto-conclusive, 17x23 possa agire da trampolino di lancio per progetti più ambiziosi."

E sulle pagine spillate di 17x23 scopriamo Fish di Bianca Bagnarelli che, se ce ne fosse motivo, conferma la giovane autrice italiana come uno di più fulgidi talenti del fumetto contemporaneo. In precedenza avevamo "omeopaticamente" accennato ai suoi lavori qui.

In ventiquattro intensissime pagine la Bagnarelli affronta temi complessi - come l'elaborazione del lutto, la prima adolescenza, la morte, la vita che prosegue - con uno storytelling posato e controllato, sostenuto da una originale tavolozza cromatica che attrae l'occhio e opera da perfetto contrappunto alla narrazione.

Per una recensione, in Inglese, più dettagliata (ma anche a rischio spoiler) vi rimando a Forbidden Planet blog, qui.

Il sito di Bianca Bagnarelli: qui, per un maggiore approfondimento e news sull'autrice.
di Bianca Bagnarelli
24 pagine a colori, 17x23, spillato con alette, £6.50 / €9.20 / $11

mercoledì 20 agosto 2014

Frank Miller su Playboy

Qualche giorno fa è apparsa online - sul sito di Playboy - un'intervista in 20 domande a FRANK MILLER, autore che di certo non ha bisogno di alcuna presentazione.
Seguendo il consiglio datomi qualche tempo fa da un autorevole "excutive producer" di un noto sito dedicato ai comics ("You're free to translate portions of the interview, but no more than 40% of the interview is generally considered under the Fair Use Doctrine.") mi sono permesso di selezionare e tradurre cinque domande, e relative risposte, dell'interessante chiacchierata con l'autore de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, 300 e Sin City.

L'intervista completa può essere letta qui. Buona lettura! ;)
PLAYBOY: Jessica Alba, che interpreta il ruolo della spogliarellista Nancy Callahan nei film di Sin City, recentemente ha detto: “Il sesso è sicuramente l'elemento che aiuta a vendere il film e, personalmente, mi va benissimo." Che ruolo ha il sesso in Una donna per cui uccidere?
MILLER: [Ride] È proprio una affermazione da Jessica. La storia principale è quella di un uomo la cui ossessione di una vita per una donna lo porta a fare cose orribili. È una trovata nuova per me. In genere l'impulso romantico conduceva i miei personaggi a essere più nobili. Ci sono due impulsi primari nella vita delle persone: il sesso e la violenza. È come in quella meravigliosa citazione di Hitchcock, quella in cui dice che il melodramma è come la realtà ma con tutte le parti noiose eliminate. Non è possibile raccontare una buona storia senza un conflitto e le migliori forme di conflitto sono il sesso e la violenza. Non chiedo certo scusa per le cose che faccio. È pieno di violenza e sesso anche nell'opera lirica e nella poesia epica.

PLAYBOY: Quando, a metà degli anni '80, hai iniziato a lavorare su Batman con il Cavaliere Oscuro lo hai reinventato come un vecchio e acido cinquantacinquenne, un cambiamento che tuttora influenza le sue versioni proposte da Hollywood. All'inizio pensavi che Batman fosse per te un personaggio troppo importante da gestire. Che cosa ti fece cambiare idea?
MILLER: Iniziò tutto con pensiero: "O mio dio, sto per compiere 30 anni e Batman ne ha ancora 29. Non è tollerabile. Lui deve essere più vecchio di me."
Per cui iniziai a pensare di renderlo vecchio tanto quanto la sua leggenda e l'idea del suo ritorno dopo un periodo di ritiro dalle scene è venuta di conseguenza. 

PLAYBOY: Hai descritto Sacro Terrore come un opera di “propaganda” secondo la tradizione di Thomas Paine e avevi predetto che avrebbe "offeso praticamente chiunque." Offendere la gente è mai stato uno degli obiettivi della tua carriera?
MILLER: Ci sono stati dei periodi in cui volevo dedicare la mia carriera a ferire oppure offendere la gente e altre volte in cui volevo essere d'ispirazione oppure raccontare una storia o disegnare uno specifico modello di automobile. Ricordo che quando sono arrivato alla Marvel e alla DC volevo dare uno scossone ai loro universi perché erano rimasti identici per così tanto tempo. Volevo essere un elefante in un negozio di cristalleria. E, ad un certo punto, durante gli anni '70, uscì Contratto con Dio di Will Eisner che mostrò come i fumetti potessero andare in libreria e avere la stessa vita di un libro e non svanire dopo una settimana dall'uscita.

PLAYBOY:  Il "marchio" d'essere un autore di fumetti è svanito?
MILLER: Spero di no. Spero che non lo perderemo mai. Mi è sempre piaciuto essere uno dei "ragazzi terribili". La gente preferisce parlare di fumetti usando la parola "graphic novel" oppure "storytelling sequenziale", un sacco di parole senza senso. "Graphic novel" sembra come se le cose che facciamo siano pornografia. Mi piace il termine "comic book" perché suona come qualcosa che puoi arrotolare e infilare nella tasca posteriore dei pantaloni. Mi piace la loro ingenuità. 
Uno dei motivi per cui apprezzo i film della Marvel è che sono divertenti. Molti dei film sui supereroi sono tronfi. Ad un certo punto, vedendo il film di Superman, tutto quello che potevo fare era una sua caricatura che diceva: "Salve, io posso volare e tu no." Al contrario Capitan America, Hulk e Iron Man sono uno squinternato gruppo di ragazzi, esattamente come i lettori. 
PLAYBOY: Molti lettori del Cavaliere Oscuro pensano che tu ami Batman e odi Superman. C'è qualcosa di vero?
MILLER: La serie del Cavaliere Oscuro è raccontata dal punto di vista di Batman. Ma se leggi il Dark Knight 2, ci troverai un Superman che è molto più calmo di quello della prima storia. Batman e Superman sono completamente opposti. Io amo Superman. Ma amo di più Batman? Non sono persone. Sono soltanto linee su un foglio di carta.

L'intervista completa può essere letta qui.

Le interviste precedenti: