giovedì 26 maggio 2016

recensioni in 4 parole [40]

Il lavoro: orrore vero.
Troppo chiedere solo Moore.
Intrecci, definizioni, rompicapi, divertimento.
Qualcosa è andato storto.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Dylan Dog N. 356 - La macchina umana
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Fabrizio De Tommaso
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 

Cinema Purgatorio N. 1 (in Inglese)
Storie: Alan Moore & AAVV
Disegni: Kevin O'Neill & AAVV.
Editore: Avatar Press
Formato: 52 pagine, bianco e nero
Prezzo: $ 5,99
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI e QUI (in Inglese)

More Fun

Storia e disegni: Paolo Bacilieri
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero (e colore)
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI e QUI 

Injection Vol. 1 (in Inglese)
di Warren Ellis (testi), Declan Shalvey (disegni) e Jordie Bellaire (colori)
Editore: Image Comics
Formato:  brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: $ 9,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 11 maggio 2016

LADRÖNN: Jodorowsky e il ritorno di El Topo

*** ENGLISH VERSION BELOW ***

La notizia è stata diffusa ufficialmente pochi giorni fa: Alejandro Jodorowsky ha realizzato il seguito del suo film-culto El Topo... a fumetti! 
Illustrato dal magistrale LADRÖNN, che con il poliedrico artista cileno naturalizzato francese aveva già realizzato l'Incal Finale, sarà pubblicato a Giugno in Francia per Glénat: si intitolerà Les fils d’El Topo (in italiano, I figli di El Topo) e sarà una trilogia.

A dire la verità, grazie a regolari contatti con Ladrönn, artista che ammiro da tempo e autentico gentiluomo, ero a conoscenza di questo evento sin dall'anno scorso e, in realtà, lo stesso Jodorowsky ne aveva parlato in un video diffuso da Glénat, pubblicato sul canale Youtube della casa editrice a Febbraio 2015 (si veda intorno al settimo minuto), in previsione di un'uscita nei mesi a venire.
Per cui colto dall'eccitazione avevo subito approfittato per intervistare LADRÖNN ma l'intervista era stata poi lasciata in sospeso perché il libro aveva subito qualche ritardo e sarebbe stato pubblicato solo nel 2016.
Nel seguito potete finalmente leggere la chiacchierata con Ladrönn, disegnatore dal segno vibrante e dallo storytelling elegante, su I figli di El Topo, nella speranza di vederne presto una edizione Italiana.

Un grazie speciale all'amico Ladrönn per la sua disponibilità.

L'intervista è stata raccolta inizialmente a Giugno 2015, rivista e completata ad Aprile 2016. 
Tutte le immagini sono tratte da Les fils d’El Topo 1-Caïn di Jodorowsky e Ladrönn.
Buona lettura! 
smoky man: Quando hai iniziato a lavorare a I figli di El Topo? Se ben ricordo Jodorowsky aveva pianificato di farne un film che poi non è stato mai realizzato...
Ladrönn:
Alejandro Jodorowsky ha scritto la sceneggiatura per I figli di El Topo oltre trent’anni fa come sequel di El Topo, il suo film cult del 1970. Sin da allora ha cercato di realizzare il film ma sappiamo tutti che non è una cosa facile: occorre tempo e tanto denaro.
Alejandro crede che il fallimento non esista e che quando non puoi realizzare un'idea in un certo modo, lo puoi fare in un modo diverso. Dopo aver finito di lavorare sull'Incal Finale, Alejandro ed io abbiamo parlato de I figli di El Topo: voleva capire quali potessero essere le opzioni per creare qualcosa partendo dalla sua sceneggiatura per il film.
In origine, l’idea era di realizzare una sorta di adattamento illustrato del film, non un fumetto vero e proprio, vero?
Sì, è così. Alejandro voleva creare un art-book con i personaggi e gli ambienti presenti ne I figli di El Topo, una sorta di “storyboard dipinto”. Mi ha dato la sceneggiatura originale e ho lavorato su quest’idea dipingendo diverse scene e facendo alcuni ritratti dei personaggi principali.

Come siete passati a fare un “vero e proprio” fumetto?
Dopo aver visto quello che avevo prodotto, Alejandro ed io abbiamo pensato che ci fosse sufficiente potenziale per trasformarlo, con qualche aggiustamento, in un nuovo tipo di fumetto, in questo caso, un fumetto con l’atmosfera di un film. L'idea per noi era chiara: non volevamo realizzare un fumetto tradizionale, piuttosto volevamo creare un "graphic film". Così abbiamo iniziato a lavorare al fumetto, abbiamo parlato del tipo di disegni e abbiamo concordato che avrebbero dovuto essere realistici. Poi abbiamo deciso che le tre strisce sarebbero state il layout migliore per la pagina, così che i lettori avrebbero avuto la sensazione di un film al cinema.

Com'è lavorare con Jodorowsky? Che tipo di collaborazione avete stabilito tra voi?
Per me, lavorare con Alejandro è e sempre sarà un privilegio: è una persona brillante ed estremamente creativa, un uomo saggio, una persona da cui si impara molto.
Dal momento che I figli di El Topo era stato pensato per essere un film, abbiamo dovuto pensare alle ambientazioni e ai personaggi.
Quando lavoriamo insieme, Alejandro e io discutiamo di dove “mettere la cinepresa” e decidiamo insieme quali siano le scelte migliori, poi creo i layout e successivamente decidiamo, come si fa per il montaggio di un film. Lavoriamo come un team.
Il nostro modo di lavorare è semplice: stiamo sempre in videochat e in questo modo la collaborazione scorre in modo fantastico e il feedback è immediato. Alejandro, letteralmente, “gira” il fumetto come se stesse girando un film e io realizzo dei bozzetti delle cose più importanti, lavoriamo praticamente in tempo reale: è una maniera inusuale di realizzare un fumetto ma di sicuro è il modo migliore per creare qualcosa con una propria personalità. Con l'aiuto di mia moglie, prendo inoltre nota dei testi e di altri dettagli specifici: potremmo scrivere un libro soltanto raccogliendo quelle annotazioni.
Nel suo sviluppo, hai contribuito con qualche tua idea alla storia?
Sì, io e Alejandro abbiamo lavorato spalla a spalla su ogni singola tavola de I figli di El Topo. Leggevamo continuamente la sceneggiatura, io facevo i layout e poi decidevamo quale fosse l'approccio migliore per la storia, per le scene e i personaggi.
Alejandro è un attore esperto e, per alcune scene, ha recitato per mostrare quali fossero i sentimenti provati dai personaggi in momenti precisi della storia.
Alla fine, Alejandro e io abbiamo risolto insieme tutte le situazioni presenti nella sceneggiatura.

In che cosa El Topo si differenzia dai tuoi fumetti sull'Incal?
Incal Finale è stato un progetto fantastico, un'avventura cosmica, una specie di sinistra commedia con un tocco di black humor. I personaggi erano sempre impegnati a salvare l'universo e c'era poco spazio per sentire i loro pensieri e conoscere quello che provavano. I figli di El Topo è un'opera completamente diversa: è una storia senza tempo, ambientata in un altro universo. È un racconto in cui scaviamo in profondità nell'anima e nella natura dei personaggi. In questa opera possiamo vedere e sentire l’atmosfera degli eventi, l’assurdo fanatismo della gente, la follia religiosa unita all’ipocrisia, la pura innocenza, la rabbia e l’ambizione.
A mio parere, I figli di El Topo è una delle più belle ed esemplari storie scritte da Alejandro Jodorowsky.

Ora il fumetto è finito e presto sarà disponibile. So bene che questa è una domanda difficile da fare a un artista ma... sei soddisfatto del risultato finale?
Il primo libro, Caïn, è pronto. L'ho finito qualche mese fa e ora sono al lavoro sul secondo libro.
La tua è una domanda difficile perché un artista non vede mai un proprio lavoro come finito, vorrà sempre fare di più di più, ma ovviamente un giorno bisogna fermarsi e lasciarlo andare, altrimenti si diventa pazzi. Sono felice e soddisfatto del lavoro che io e Alejandro abbiamo realizzato insieme.
Quanti volumi de I figli di El Topo sono previsti?
Il progetto prevede tre soli volumi.

Stai lavorando a qualcos'altro? Fumetti, copertine? O sogni solamente un po' di riposo?
Quando si lavora a un libro a volte ci si dimentica di cosa sia dormire. Ho potuto riposarmi qualche giorno dopo la conclusione del primo albo ma sono già pronto ad iniziare il nuovo. Mi piacerebbe fare molte altre cose ma la verità  è che disegnare un fumetto del genere richiede tantissimo tempo.

*****
LADRÖNN: Jodorowsky and El Topo's return
In June, Glénat will publish Les fils d’El Topo 1-Caïn, the first volume of a trilogy that is... a comics sequel of El Topo, the cult movie written, scored, directed by and starring Alejandro Jodorowsky.
Les fils d’El Topo 1 is written by Jodorowsky and drawn by acclaimed artist LADRÖNN who previously worked together on Final Incal.
I originally interviewed Ladrönn in 2015 discussing the work and its production but then we decided to wait for the actual publication of the book and... here we are!
The interview has been edited and updated in April 2016.
Special thanks to Ladrönn for his support. I want to publicly say that I consider him one of the best artists working in comics and it was a real pleasure interviewing him.

All pictures are from Les fils d’El Topo 1-Caïn by Jodorowsky and Ladrönn.

smoky man: How did you start working on THE SONS OF EL TOPO? If I remember well, Jodorowsky planned to make a movie out of it, an unproduced movie...
Ladrönn:
Alejandro Jodorowsky wrote the script for THE SONS OF EL TOPO more than three decades ago as a sequel to the cult film EL TOPO (1970). Since then, he has been trying to make the movie, but we know that it is not easy, it takes time and a lot of money. Alejandro believes that failure doesn't exist and when you can't realize your idea in one way, you can do it in a new way. After I finished the FINAL INCAL Alejandro and I talked about THE SONS OF EL TOPO: he wanted to know what could be the possibilities to create something with his movie script.

The original idea was some sort of illustrated movie adaptation drawn by you, not sequential art... am I right?
Yes, you are right. Alejandro wanted to create an art book based on the characters and landscapes of THE SONS OF EL TOPO story, some kind of painted storyboard. I got the  original script and I worked on this idea, I painted some scenes and I did some portraits of the main characters.
How did it become a "proper" comic?
After seeing the painted artwork that I did, Alejandro and I thought that the art had enough potential to become, with some adjustments, a new kind of comic book, in this case, a book with a movie atmosphere. The idea was clear now for us: we did not want to create a traditional comic book, instead we wanted to create a "graphic film". Alejandro and I started to develop the book, we talked about the interior art, we agreed that it should be realistic, then we decided that three bands was the best layout for the pages, so the readers could feel they are in a movie theather.

How's working with Jodorowsky? What kind of collaboration did you establish?
For me, working with Alejandro is and always will be a privilege: he is a brilliant and extremely creative person, a wise man, you learn a lot from him. Since the THE SONS OF EL TOPO was planned to be a movie, we had to plan from the sets to the character designs. When we work, Alejandro and I discuss where is the best place ‘to locate the camera’ and we pick the best choices, then I create some layouts and finally we edit them, as an editor does with a film. We work like a team. Our process is simple: we videochat all the time, in this way the work flows in a fantastic way and the feedback is immediate. Alejandro literally shoots the strip in the same way as he shoots a movie and I draw layouts of the most important things, we work in real time: it is a very unusual way of doing a comic book, but definitely the best way if you want to create something with its own personality. With the help of my wife, I also take notes of the texts and other specific details, we could write a book only with this notes.
Did you contribute with any ideas during the development?
Yes, I did. Alejandro and I worked shoulder to shoulder on every single page of THE SONS OF EL TOPO. We read the script all the time, I do specific layouts and then we talk about what could be the best approach for the story, the scenes and the characters. Alejandro is an experienced actor, in some scenes he performed to express the different kinds of feelings the characters had in precise moments of the story. At the end of the day Alejandro and I resolved all the situations that the script had proposed.

In which ways El Topo is different compared to the Incal books?
The FINAL INCAL was a fantastic project, it was a cosmic adventure, some sort of scary comedy with a touch of black humor. The characters were always busy trying to save the universe and there was little time to hear their thoughts and know their feelings. THE SONS OF EL TOPO is a completely different book: this is a timeless story, a story set in a different universe. In this story we will go deep into the soul and the human nature of the characters. In this book we can see and feel the mood of the scenes, the people's absurd fanaticism, the religious madness combined with hypocrisy, the pure innocence, the rage and the ambition.
From my point of view, THE SONS OF EL TOPO is one of the most beautiful and exemplary stories written by Alejandro Jodorowsky.
Now the story is done and it will be available soon. I know this could be a difficult question for an artist to answer but… are you satisfied by the final result?
The first book, Caïn, is done. I finished it some months ago, right now I'm working on the second book.
That is a difficult question, because an artist never see his work finished, you always want to do more and more, but seriously, one day you need to stop and let it go, otherwise you will become crazy. I'm happy and satisfied with the work that Alejandro and I did together.

How many volumes for The Sons of El Topo do you plan?
The original plan is to create only three books.

Any other project you are currently working on? Other comics, covers? Or do you just dream to take some rest?
When you work on a book sometimes you forget what sleep is. I could rest some days after I delivery the first book, now I'm ready to start the next chapter. I would like to do many things along this project, but the truth is that it takes a lot of time to draw one book like this.

martedì 26 aprile 2016

[Oldies but goldies] MIKE ALLRED 2001

Mike Allred.
Continuando la riproposta di contenuti apparsi a suo tempo su Ultrazine.org (il sito non è più online), nel seguito potete leggere una intervista, condotta via email e pubblicata a Settembre 2001, con il grande MIKE ALLRED, il creatore di Madman, autore che seguo sin dalla prima metà degli anni '90.
Dal 2001 ad oggi Allred ha prodotto una miriade di altri albi, copertine e incursioni extra-fumetto, ma devo dire che sono tuttora molto fiero di quell'intervista, credo una delle prime (se non la prima in assoluto) apparse in Italia con l'autore americano.
Buona (ri-)lettura!
Madman N. 1 (1992, Tundra Publishing, Ltd.).
Intervista a MIKE ALLRED
Fumetti, musica & cinema per un uomo rinascimentale
di smoky man
(special thanks to Mike Avon Oeming)   

Michael Dalton Allred è tra gli autori di comics più innovativi ed apprezzati. Il suo primo lavoro professionale risale al 1989 sul volume Dead Air. Nel 1990 fa il suo esordio - sulle pagine di Creatures of the Id (Caliber) - Frank Einstein, alter ego di Madman, il personaggio più noto di Allred.
Con un segno lieve e pop (esaltato dagli splendidi colori della moglie Laura), storie avventurose e ricche di sense of wonder, Allred ha via via conquistato, grazie a Madman, lettori e critica, consegnando al Fumetto un classico.
Il segno riconoscibilissimo di Allred ha illuminato anche popolari icone fumettistiche come Sandman (in Sandman #54 - The Golden Boy), Spiderman (in Untold Tales of Spiderman ‘96) e Superman (in Superman/Madman – Hullabaloo).
Attualmente è al lavoro per la Marvel sulla nuova, sorprendente incarnazione di X-Force (dal #116) su testi di Peter Milligan. Nel futuro rimangono altri progetti legati a Madman e agli Atomics.
Ma i fumetti non sono tutto per Mike Allred. Musica e cinema, occupano un posto importante nella sua vita artistica. Ha realizzato un CD musicale con il suo gruppo The Gear, nonché un paio di film a basso budget e collaborazioni con il regista Kevin Smith.
Maggiori info su Mike Allred e i suoi lavori su www.aaapop.com.

FUMETTI DA PAZZI
Madman Comics N. 1 (1994, Dark Horse Comics).
smoky man: Partiamo con alcune domande classiche. Quando hai iniziato a fare fumetti? So che hai lavorato come giornalista televisivo in Europa, è vero?
Mike Allred: Si. Sono stato reporter per la AFRTS [American Forces Radio & Television Service, il servizio radio-televisivo delle Forze Armate americane, N.d.T.] attraverso l’Air Force. Avevamo base a Ramstein in Germania ma venivamo inviati in tutto il continente per raccogliere storie d’interesse per gli americani che vivevano in Europa mentre la CNN copriva la maggior parte delle notizie di cronaca. Il mio primo incarico fu quello di raccontare il disastro aereo di due jet italiani che si scontrarono a mezz’aria durante un’esibizione e precipitarono sulla folla. [Allude al disastro del 1991 che decimò le Frecce Tricolori e causò decine di morti tra il pubblico.]

Quali sono le tue influenze fumettistiche? E che cosa questi artisti o fumetti ti hanno insegnato?
Si arriva ad un punto in cui praticamente tutto può essere un’influenza … le mie più forti influenze coscienti sono Jack Kirby, Alex Toth, i fratelli Hernadez, Bruno Premiani, Ives Challand, Will Eisner e Harvey Kurtzman (e i fumetti della EC COMICS).

Quando hai creato Madman? Da dove hai preso l’idea originale? So che inizialmente volevi chiamarlo The Spook.
Ho creato Frank Einstein sulle pagine di Grafik Muzik e poi nel 1992, ricercando il successo commerciale con un atto disperato ho deciso di mettergli un costume. Mi piaceva il nome The Spook per l’omaggio a The Spirit ma scoprimmo presto che era già coperto da copyright. Al tempo, stavo leggendo Il giovane Holden e il protagonista, Holden Caulfield utilizza la parola "madman" praticamente dovunque. Ho pensato che era un nome perfetto e … VOILÀ.

Madman è uno dei più originali e riconoscibili personaggi dei fumetti. Il suo vero nome - Frank Einstein – è davvero azzeccato ed un esempio perfetto di "pop": l’unione tra Frank Sinatra e Albert Einstein, più l’ovvio richiamo al classico mostro di Mary Shelley. Che cosa significa per te cultura "pop" e in che modo confluisce nel tuo modo di raccontare?
Significa praticamente TUTTO per me. Al di là delle cose ovvie dell’esistenza umana e della spiritualità, la mia vita è stata inondata dalla cultura "pop" dai giocattoli, alle riviste sui mostri, dalla musica al cinema. Da qui si è semplicemente trasferita nei miei processi creativi in modo molto naturale.
Madman: The Oddity Odyssey.
Su Madman mescoli storie avventurose super divertenti, piene di robot, scienziati pazzi, viaggi nel tempo, alieni e molto altro ancora, con riflessioni filosofiche sull’universo, Dio, l’amore e il senso della vita. È possibile conciliare intrattenimento e un po’ di cervello?
Penso di sì. Io ci provo.

Guardando i tuoi lavori, è naturale pensare a Roy Lichtenstein e alla Pop Art in generale. È uno strano e intrigante corto circuito. Fumetto e Arte. In una miniserie di Madman hai inserito il pittore Escher. Quali sono le tue influenze nel campo dell’Arte?
Ancora, qualsiasi cosa con cui venga in contatto ma Magritte e Warhol dovrebbero andare molto vicini alla cima della lista.

Può il Fumetto essere Arte?
Lo è.

Quando lavori su Madman scrivi prima un soggetto, una sceneggiatura dettagliata o parti subito facendo i "thumbnail" e mettendo direttamente le tue idee su carta? Quanto impieghi a fare una tavola?
Lavoro partendo da una traccia sempre in espansione che diventa una sceneggiatura completa quando fisso ogni numero della serie. Poi faccio i thumbnail, il layout della tavola, poi il lettering, le matite e poi inchiostro. Penso di riuscire a fare in media due pagine al giorno quando devo fare le matite e inchiostrare.
Madman/The Jam N. 1 (1998, Dark Horse Comics).
Tua moglie Laura è tra i migliori coloristi di fumetti. Contribuisce in qualche modo alle tue storie? È completamente libera quando colora o le suggerisci qualcosa sulla palette da utilizzare?
Generalmente fa tutto da sola. Ho qualche problema nel distinguere alcuni colori, ma lei ha un meraviglioso senso del colore. Qualche volta ho delle idee precise su un colore o in rare occasioni le chiedo di cambiare qualcosa. Ma lei è la migliore e lavora al meglio quando viene lasciata alle proprie fantasie.

Una curiosità, in Madman: The Oddity Odyssey ho amato quel tocco di grigio che amplificava l’atmosfera da B-movie … naturalmente i colori "pop" di Laura sono splendidi e un elemento essenziale di Madman … ma, credi che sarà possibile vedere ancora una storia come quella?
È possibile. La ragione principale per cui fu realizzata in quel modo è perché era più economico. Così o in bianco e nero. Quando Madman divenne un successo ci fu possibile usare il colore.

Dopo Madman hai espanso il suo e il tuo universo creando The Atomics – ossia Madman e I "super" street beatniks – e la tua casa editrice, AAA Pop. Puoi presentarci gli Atomics?
Volevo solo avere altri personaggi colorati nel mondo di Frank, perciò come prima ho semplicemente messo dei costumi ai miei beatniks mutanti.

Ora che stai lavorando su personaggi "Meravigliosi", possiamo aspettarci altri albi degli Atomics nel prossimo futuro?
 L’idea era quella di concludere gli Atomics con il numero 16 e poi di passare ad una testata mensile di Madman. Con l’opportunità di fare X-Force abbiamo dovuto comprimere il finale di Atomics con il numero 15 e di rinviare la serie di Madman indefinitamente.

EVENTI MUTANTI
X-Force N. 116 (1991, Marvel).
Alcuni anni fa – se ricordo bene era il 1997 – hai scritto un articolo sulla rivista Fan in cui dicevi: "Noi, fan dei fumetti, siamo l’elite della cultura "pop". E DOBBIAMO smettere di impegnarci così tanto per tenere il resto del mondo lontano dall’unirsi a noi. […] Cinema, musica, riviste, collezionismo, televisione e libri, tutto sembra essere di grande interesse per i fan della cultura 'pop'. […] Ti sto dicendo che noi siamo l’elite della culture 'pop'. Sì, un’intera sottocultura completamente priva di contatto con la realtà ".
E ancora, "Devi credere che se [un fumetto] è buono, se è davvero buono, allora venderà. La nostra industria si avviterà su se stessa e morirà se non promuoviamo, supportiamo e incoraggiamo l’interesse, la varietà e, cosa più importante, la qualità."
Oggi qual è la tua opinione sul mondo dei fan, sulla qualità dei fumetti e sul mercato? Pensi che film ispirati ai fumetti come Xmen e gli imminenti Ghost World, Spiderman e From Hell diano al medium fumettistico una nuova visibilità presso il grande pubblico e possano attrarre nuovi lettori?
La realtà è che hanno poco o nessun effetto nel portare al Fumetto nuovi lettori. Ma portano consapevolezza… se non altro dicono al mondo che il Fumetto come forma artistica esiste ancora. Questa consapevolezza è in grado di attrarre i curiosi molto più di un buon film basato sui fumetti. Ma se poi questi curiosi non vengono condotti verso lavori di qualità … ciao ciao!

Nello stesso articolo, dicevi: "Non sono contro i supereroi, sono contro i fumetti di merda! […] Perché continuiamo a trascinarci dietro il cadavere del genere supereroistico?". E ora fai X-Force. Ah, sicuro è una X-Force completamente nuova, ma è sempre lo stesso fumetto creato da Rob Liefeld. Mio Dio, Mike Allred e Peter "Shade" Milligan che giocano con la testata creata da Rob Liefeld: da non credere! Che cosa è successo? Con Joe Quesada come Boss, è davvero una Nuova Marvel? Qual è la cosa più eccitante di essere uno che tira i fili delle "marionette" mutanti?
Non mi importa del genere piuttosto è importante la qualità. Un albo potrebbe anche parlare di agenti assicurativi se fosse interessante e ben fatto. Un fatto è certo: l’industria continua ad essere sostenuta dai fumetti di supereroi. Probabilmente lo sarà sempre. E i costumi sono fatti per personaggi colorati, anche se magari è solo una cosa di superficie. Quando scrissi quell’articolo ero ottimista sul fatto che generi diversi avrebbero avuto successo nell’industria fumettistica. Non è ancora accaduto. The Atomics sono stati un esperimento per vedere se i supereroi potevano vendere bene anche se fatti da una casa editrice indipendente. È quello che è accaduto. Sebbene sia molto orgoglioso di Red Rocket 7, non è stato un successo commerciale. Abbiamo appena raggiunto il punto di pareggio. Un progetto troppo costoso, troppo anomalo.
Con X-Force sono stato in grado di esaudire un mio sogno da bambino, creare i miei X-Men. Con Joe Q., rinasce il leggendario (se non romanzesco) Marvel Bullpen. Con la libertà creativa e il supporto … e la mutua ammirazione tra i vari artisti è stata pura e semplice gioia creativa. E le storie di Peter Milligan sono geniali! C’è una nuova eccitazione e ottimismo. Tutto questo farà migliorare il Fumetto? Non so, ma di certo non può far male.

Pensi che Alan Moore dica un’orribile verità quando afferma che è impossibile nel mercato USA fare qualcosa di diverso dei supereroi per raggiungere il grande pubblico? Che bisogna presentare il tuo personaggio come un supereroe, anche se magari è solo una questione di un costume e un mantello, e poi si può sovrapporre qualcos’altro – come nel suo Promethea – ma al primo impatto deve sembrare un supereroe?
Penso che sia un freddo dato di fatto. Guarda le classifiche di vendita degli ultimi 20 anni (o degli ultimi 60, fa lo stesso). Nella Top 100, con l’eccezione di proprietà su licenza come Buffy o Star Wars è quasi tutto esclusivamente supereroi (e poi Buffy e Star Wars non sono anch’essi supereroi?).
X-Force N. 117 (1991, Marvel).

Su X-Force, Vince Brusio ha scritto sul Previews: "Sono sempre stato un lettore di fumetti che preferiva letture alternative ai titoli mainstream. Ma con l’uscita di X-Force, sono diventato un nuovo convertito." Può X-Force diventare l’anello mancante tra mainstream e fumetto alternativo? Ah, AMO quello che tu e Peter state facendo sulla X-testata!
Grazie! Ho sempre pensato che questa divisione fosse ridicola. Noi (fan dei fumetti) abbiamo molto più in comune per via dell’amore per questa forma artistica di persone che non sono mai entrate in contatto con essa. Che mi possa piacere Eightball quanto New X-Men o vice versa, non dovrebbe essere uno shock per chiunque ami i buoni fumetti. La penso nello stesso modo per i film. Guardo praticamente di tutto. Amo i bei film. Detesto quelli pessimi. Un buon film d’azione è meglio di uno scadente film d’autore e un buon film d’autore è meglio di uno scadente film d’azione.

Quale personaggio di X-Force preferisci disegnare? Perché?
Edie. Perché è così impertinente. Davvero impertinente. Impertinente! Impertinente!

Facciamo un gioco. Elenco una lista di nomi di scrittori di fumetti con cui hai lavorato come disegnatore. Qual è la loro migliore qualità?
Brian Michael Bendis: La sua scintillante pelata.

Peter Milligan: Il suo accento.

Kevin Smith: Sua sorella.

Neil Gaiman: Il suo profumo.

Mike Allred (!): I suoi piedi.

Con quali autori ti piacerebbe collaborare?
Quelli con cui sto lavorando.

Che fumetti leggi attualmente?
Molti.

Ha giocato per un breve periodo con due delle principali icone fumettistiche: Spiderman e Superman. Che cosa ti piace di loro?
Il loro aspetto iconografico.
Superman/Madman: Hullabaloo!

Ricordo un progetto su Batman analogo a Superman/Madman: Hullabaloo! Se ricordo bene doveva chiamarsi Batman a go-go. Quando lo vedremo? Puoi anticiparci qualcosa sulla storia?
La DC non ha portato avanti la cosa. E ultimamente io non ho avuto il tempo di spingere l’idea. Di sicuro mi piacerebbe farlo prima o poi. Fino ad allora … shhhh.

Hai scritto Crash Metro (disegni di Martin Ontiveros, edito da Oni Press), la prima cosa che hai fatto che è stata disegnata da altri. Come è stato vedere una tua idea realizzata su carta da un altro? Ripeterai l’esperienza?
È una cosa che ho amato! E mi piacerebbe ripeterla di nuovo!

In questi anni il mercato fumettistico mondiale è stato colpito dall’invasione dei manga. Che ne pensi? Ti piacciono? Pensi che mostrino un nuovo modo di raccontare che bisognerebbe imparare ed assimilare? Ci sono un sacco di autori american manga di successo, penso a Madureira, ad Adam Warren …
Mi piacciono alcune cose. Adoro l’approccio grafico. E … Adam Warren è un artista INCREDIBILE.

In più, stai inchiostrando la nuova serie di Catwoman (disegni di Darwyn Cooke, storia di Ed Brubaker). In "Chasing Amy" di Kevin Smith un fan dice che un inchiostratore è solo un "ricalcatore". Che ne pensi? Qual è il tuo approccio? Ti piace?
Inchiostrare è la panna sulla torta e i colori sono le candeline. Amo questo progetto e sono eccitato di lavorare con Ed, Darwyn e il mio vecchio letterista Sean Konot. È un gran divertimento.

MUSICA ATOMICA

È certo che Mike Allred ami la musica. Quando hai avuto l’idea di fare Red Rocket 7? È stato un modo fantastico di raccontare la storia della musica pop contemporanea. Ed è splendido vedere i tuoi ritratti di tutti quei musicisti, dai Led Zeppelin ai Devo, dai Beatles a Bjork!
Grazie! È tutto nato da un’improvvisa ispirazione seguita al logoramento dei rapporti con la Dark Horse per Madman. Ne sono stato ossessionato e non riuscivo fare nient’altro finché non l’ho concluso.

Red Rocket 7 è il lavoro di cui sei più fiero?
Ad essere onesti, al momento, X-Force è il lavoro di cui sono più fiero. Ma lo è sempre il lavoro a cui sto lavorando in quel momento. X-Force e i futuri numeri di Madman sono le storie che più mi attirano. Credo che dovrei dire che Madman è quello di cui più sono orgoglioso.

Quando uscì Red Rocket 7, uscì anche un CD musicale, The Gear: Son of Red Rocket 7, dove Mr. Red Allrod (!) cantava e suonava le chitarre. La tua musica è un po’ low fi con un tocco di psichedelia e un sapore di rock anni ’70. Mi piace! Che genere di musica preferisci?
Rock anni ’70, low fi e psichedelico.

[The Gear: Son of Red Rocket 7 su Spotify: QUI]

Puoi dirci la tua Top Ten?Oggi? [l’intervista è stata fatta l’11 Agosto]

1- Moonage daydream - David Bowie

2- Street Fighting Man - The Rolling Stones

3- In My Life - The Beatles

4- Auf Weidersehen - Cheap Trick

5- Lady Grinning Soul - David Bowie

6- Jigsaw Puzzle - The Rolling Stones

7- Just Try - Dandy Warhols

8- Red Eyes and Tears - Black Rebel Motorcycle Club

9- Super-Sonic - Brian Jonestown Massacre

10- She's a Lady - Tom Jones

Domani potrebbe essere completamente diversa.

Quando un nuovo CD? Quando un tour?
Forse farò un nuovo CD entro i prossimi due anni. Un tour? Mai. Raramente mi allontano da casa mia. Sono felice di stare nella mia Cittadella. [Questo è il modo in cui Mike e Laura chiamano la loro casa ad Eugene, Oregon.]

HOLLYWOOD, I AM ARRIVING!
Astroesque.
C’erano delle voci su un possibile film basato su Madman che sarebbe stato diretto da Robert Rodriguez (El Mariachi, Spy Kids). Puoi rivelarci qualcosa in più? Chi ti piacerebbe interpretasse il ruolo di Madman? Qual è il cast che sogni?
Ancora rinviato. Per il momento è previsto un sequel di Spy Kids, con un cammeo di mia figlia Kelby. Riguardo le mie preferenze per il cast, cambiano di continuo come le mie canzoni preferite.

Hai letto Fortune and Glory di Bendis sulla sua esperienza ad Hollywood? Secondo te dice la verità?
Assolutamente sì!

Hai anche fatto il regista in film indipendenti a basso budget. Mi ricordo un titolo, Astroesque. Davvero un gran bel titolo. Di che cosa si trattava? Che tipo di film ti piacciono?
[Astroesque] parlava della fine spirituale del mondo. Con in più un pizzico d’azione.
Come ho detto prima, mi piacciono i buoni film.

Qualcuno pensa che i fumetti siano simili al cinema, ma io credo che siano più vicini alla letteratura, raccontando storie attraverso immagini. Che ne pensi?
Qui devo dissentire. Sono stato attratto dalla possibilità di fare fumetti perché era come il cinema dei poveri. Puoi raccontare una buona storia a fumetti usando solo immagini. Non sarebbe un fumetto senza immagini. Lo stesso può dirsi per il cinema.

Se dovessi scegliere: fumetti, cinema o musica?
Ora che li ho fatto tutti e tre, ho scelto, ed è stata una scelta facile. Spero di fare altre cose con il cinema e la musica, ma si piazzano secondi, e ben lontani, dal fumetto

Intervista originariamente pubblicata su Ultrazine.org nel Settembre 2001.

giovedì 14 aprile 2016

recensioni in 4 parole [39]

La società dei mostri.
Un bravo ragazzone americano.
Come è duro vivere.
Le tribolazioni del re.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
contiene: Il mostruoso banchetto
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Paolo Bacilieri
e Ricordi di un’estate
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Luca Genovese
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 176 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 6,30
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Capitan America: A che prezzo la gloria?
di Bruce Jones (testi) e Steve Rude (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: brossurato, 96 pagine, colori
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2016
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Pietro Vitrano
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.42
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,80
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
 
Black Panther N. 1 (in Inglese)
di Ta-Nehisi Coates (testi) e Brian Stelfreeze (disegni)
Editore: Marvel Comics
Formato: spillato, 40 pagine, colore
Prezzo: $ 4.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

giovedì 7 aprile 2016

Alan Moore: Una questione di passione

Alan Moore in un ritratto di Mario Rivière.
Tanti anni fa su Ultrazine.org (il sito non è più online) curavo e pubblicavo uno speciale dedicato ad Alan Moore che fu, di fatto, alla base del libro del 2003, Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman. Nel seguito trovare un breve pezzo che scrissi personalmente - uno dei miei rari scritti, a dire il vero - che credo sia ancora... attuale. Datato 2001.

UNA QUESTIONE DI PASSIONE
In una recente intervista (disponibile qui; N.d.A.: il sito non è più online) alla domanda "Cosa è il fumetto per lei?", Mr. Alan Moore rispondeva:
"Il fumetto è per me una forma artistica di enorme importanza che è in gran parte marginalizzata e vista come insignificante. Più guardo al Fumetto, e più lo trovo interessante. Mi colpisce il fatto che i fumetti siano probabilmente la prima forma artistica dell'umanità, che una sequenza di immagini che raccontano una storia sia stata una delle più antiche forme di linguaggio, sia che si parli dei geroglifici egiziani o degli ideogrammi cinesi. [...] C'è ancora così tanto che potrebbe essere fatto con i fumetti, nuove forme che possono essere raggiunte e immaginate. Io lo faccio da vent'anni e non sono per nulla vicino ai limiti di quello che il Fumetto può fare. [...] Anche se l'attenzione della gente svanisse, questo non mi preoccuperebbe affatto. È ancora una forma espressiva con del potenziale, probabilmente suona arrogante ma sono la sola persona a cui interessi. Se io vedo del potenziale, allora quel potenziale c'è e non mi importa se gli altri non riescono a vederlo. Infatti, probabilmente vorrei essere l'unico che possa vedere questo potenziale: ci sarebbe di più per me, tutto un territorio vergine. [...] Non posso pensare ad un momento nel futuro in cui abbandonerò completamente il fumetto per un altro media. Penso che ci sia abbastanza per me perché continui a lavorare con diverse combinazioni di parole e immagini per il resto dei miei giorni. È un oceano sconfinato in cui potrei perdermi. Mi piacerebbe davvero vedere più persone immergersi." [Alan Moore]

In queste parole sta la chiave per capire.
Il punto di partenza per comprendere il vero potere del più grande scrittore il Fumetto abbia mai avuto.
In queste parole tutto diventa chiaro e possiamo sentire, come cosa tangibile, la passione che Mr. Moore ha verso il medium fumettistico. Questa passione è la naturale forza propellente che utilizza per immaginare parole e mondi.
È la passione che nutre la tecnica e la struttura, che da impulso perché crei anomali capolavori a fumetti come Watchmen, V for Vendetta, From Hell.
È la passione che lo rende felice di giocare con personaggi minori come Supreme o Mr. Majestic soffiando in loro una vita scintillante.
È la passione che muove il suo rispetto per il pubblico e per gli altri autori. Che da l'impulso perché scriva migliaia di parole per descrivere una singola vignetta.
Ed è ancora questo inestinguibile sentimento che guida Mr. Moore nelle acque profonde dell'oceano Fumetto mentre tutti gli altri stanno vicino alla costa.

Lunga vita al Capellone Genio Barbuto.
Lunga vita al Fumetto.

smoky man, Agosto 2001
Alan Moore ritratto da Bill Sienkiewicz. Illustrazione apparsa su TCJ N. 119 (1988).

martedì 29 marzo 2016

[Oldies but goldies] DAVIDE TOFFOLO 2000

Davide Toffolo nel 2000.
Qualche anno fa (!), nell'Aprile 2000, su Ultrazine.org pubblicavamo un'intervista a DAVIDE TOFFOLO, già allora uno degli autori più interessanti del panorama fumettistico & musicale italiano: chiacchierata (con qualche ingenuità da parte mia) che ricordo con grande piacere e un tuffo nel passato che spero possa interessare i lettori di questo piccolo blog.
Ovviamente, tutto questo nell'ambito del recupero dei materiali di Ultrazine.org non più online. More to come.
Buona lettura!
DAVIDE TOFFOLO 2000
Confessioni di un artista

ULTRAzine: Il tuo esordio se non ricordo male è stato su Cyborg, la rivista di fantascienza adulta, curata da Brolli per la Star prima e per la sua casa editrice, la Telemaco, poi. Ricordo sul primo Cyborg una tua storia oscurissima, di horror urbano, che mi aveva molto colpito. Com’è stato l’inizio della tua carriera? Hai sempre pensato che il mondo del Fumetto fosse il tuo futuro?
TOFFOLO: A dire il vero prima di Cyborg c'è stato altro. Tic e la redazione milanese di Storie e Strisce, ancora prima Frigidaire. Poi la scuola Lyonel “Zio” Feininger dove ho conosciuto Igort, Brolli, Mattotti e ho avuto la fortuna di entrare in contatto con Magnus, Munoz e Sampayo, Scozzari.
Ma è con Cyborg che ho conosciuto bene Brolli, Palumbo e Semerano, tre tipi che amano i fumetti tanto che mi hanno contagiato. Non posso non ringraziarli per questo.

Nei tuoi lavori emerge una predilezione per le tematiche riguardanti l’adolescenza, i problemi universali del crescere, letti però in un’ottica narrativa che inserisce elementi surreali, fantastici. Questo mi sembra accada sia quando sei tu a scrivere e disegnare sia quando realizzi storie scritte da altri. A cosa si deve questa tua scelta narrativa?
Se intendi  le storie con Giovanni  Mattioli, la nostra è una scrittura a due mani. Piera ha più elementi del mio vissuto di qualunque altra storia io abbia affrontato e Animali è ambientata nel quartiere dove ho vissuto la mia adolescenza. Non sono capace di disegnare cose che non scrivo... L'adolescenza è stato il mio territorio narrativo negli anni dal 1994 al 1999. L'indagine che ho spinto su questo fronte non so da dove è partita ma ho avuto molto tempo per capire alcune cose. Ho capito che per me l'adolescenza è il luogo dove l'Occidente si mostra più fragile, dove mostra tutte le sue mostruosità.
Cyborg N.6, Star Comics. Copertina di Daniele Fabbri.
L’altra componente che mi sembra d’individuare è un certo “vento” triste, malinconico, che attraversa le tue storie, si parla spesso di solitudine, di incomunicabilità, seppur equilibrato dal valore forte dell’amicizia. Pensi che questo mondo in cui viviamo sia veramente così problematico?
Lo dico senza retorica. Il mondo in cui viviamo è  falso, ha la lingua bifida e riesce a confezionare anche la merda. Ma in fondo mi piace la gente che si mette in discussione, mi piacciono le difficoltà che ti stimolano il cervello. Il mondo fa schifo e la gente che cerca di cambiarlo mi emoziona.

I film horror della Hammer, Tim Burton, Tod Browning, Fellini, Fregoli, la dolce vita, David Bowie... sono alcuni dei “sapori” che ritrovo nei tuoi lavori o è solo una mia illusione? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Sono nudo e senza difese quando scrivo e disegno. Per questo sono trasparente rispetto alle cose che mi hanno influenzato. Amo alcuni visionari, Burton è quello che sento più “fratello”, in Kusturica mi  specchio, Pazienza mi ha fatto vedere quello che avrei voluto essere... comunque basta guardare un mio disegnino e tutto diventa trasparente. 

Riguardo il tuo stile di disegno mi è sempre parso un segno originale e poco “citazionista”. Quali sono stati i tuoi maestri? Spesso quando si parla di Toffolo spunta fuori il nome di Pazienza. Qual è il tuo legame con il Paz? Pensi che la sua lezione fumettistica sia stata recepita appieno?
Se qualcuno cercasse in me Pazienza, forse resterebbe deluso. Condivido con lui la voglia di raccontare il tempo che si vive. Ma il mio tempo non coincide con il suo. Non ho la sua prontezza meridionale, ma come lui penso di  parlare diretto. Penso che come nel suo lavoro, anche nel mio ho scelto di non avere filtri. Io e chi mi legge. Uno di fronte all'altro.
Dinamite N. 1 (Granata Press). Copertina di Davide Toffolo.
Come mai la tua predilezione per personaggi zoomorfi, sia in Piera che in Animali? È solo un fatto grafico?
No, sono le maschere che ho scelto per rappresentare i sentimenti. Come fanno i Giappo, o Spiegelman, o il teatro dell'arte. Stilizzare per poter parlare della vita... penso sia questo.

Come ti è venuto in mente il personaggio di Fregoli? E perché farlo interagire con Don Chisciotte?
Non so. Volevo il mio Casper, e non ho avuto paura che ci fosse un Bone in giro. Penso che il mio apparato digestivo mi aiuti e non mi dia mai la paura dell'originalità... cosi' volevo un fantasmino come Casper e l'ho fatto a modo mio. Lasciandomi guidare dallo stomaco.
Per quanto riguarda Don Chisciotte invece la cosa è più complessa. Volevo lavorare su un personaggio già presente nell'immaginario collettivo, un po' come fanno i giappo. Don Chisciotte è la letteratura, la pazzia, il progetto di resistenza alla realtà. È l'Occidente. Era già dentro di me.

Passiamo a “Fandango - Cinque Allegri Ragazzi Morti”.  Le storie dei Ragazzi sono le stesse inizialmente progettate per Dinamite (Granata Press-1995) o le hai rielaborate?
Sono tutte nuove, tranne le origini, che ho risceneggiato e ridisegnato ma nascono da quel calderone che è stato Dinamite.

Perché “Fandango” e non semplicemente “Cinque Allegri Ragazzi Morti”?
Voleva essere un luogo, non un serial... e così è un luogo, non un serial.

Devo dire che sono rimasto sorpreso dal fatto che l’editore fosse la Marvel Italia. Anche se dopotutto mi sono dato una mia spiegazione: gli adolescenti non sono poi così diversi dai mutanti... Non per niente si parla di “Generazione X”! È così, oppure sto immaginando tutto?
Mi piace quello che pensi ma la realtà è che Marvel è l'editore che permette più libertà agli autori. Non dico che siano “buoni”, ma la realtà è questa. Ortolani è libero nel fare Rat-Man, io altrettanto. Comunque lavorare con la Marvel mi ha permesso di allargare molto il mio pubblico, di costruire un esperienza produttiva che nessun altro editore mi avrebbe permesso e di sapere che, se stai con il lato “oscuro”, puoi anche avere tanti nemici, e in questo anno ne ho trovati tanti, ma ti senti forte e fiero... una specie di super eroe.

Come è lavorare per la Marvel?
Trovo Francesco Meo una persona intelligente e piacevole e Marco Lupoi, il capo, una persona serena, leggera e allo stesso tempo fortissima... mi comunicano sempre buone vibrazioni... sarà il  fascino di lavorare per il lato oscuro “Oscuro”?
Fandango N. 1. Copertina di Davide Toffolo.
Mi pare che in Fandango tu realizzi tutto, dai fumetti alle rubriche alla scelta per il Link... Pensi che Fandango sia il modo più riuscito di presentare Toffolo/Eltofo in tutta la sua tridimensionalità creativa e umana?
Questo è un po’ troppo. Fandango è il GIORNALINO che volevo fare.

Quali sono i criteri con cui scegli il “Link” di ogni numero?
Leggo, tutto quello che arriva o cerco in giro. Quello che mi piace pubblico. Preferisco gli inventori di mondi ai raccontatori di storie ma non è sempre facile incontrarli.

A proposito di Toffolo/Eltofo, sei mai stato in Messico? Hai assistito alla Festa dei Morti? Se sì, qual è stata la tua impressione?
Eltofo viaggia come Salgari, con la mente e con la penna. In Messico stavo per andare poi mi è venuta una paura folle che non riuscivo neanche ad uscire di casa e a fare la spesa... non ho capito se a causa del Messico o della chimica del mio cervello...

Oltre che per la Marvel Italia, tu hai lavorato per la Star Comics / Kappa Edizioni e per la Granata Press (per poco). Ti manca solo Bonelli... Scherzi a parte, cosa puoi dirci di queste esperienze? Dove ti sei trovato meglio, dove peggio?
L'orribile verità è che un autore è spesso solo con il suo lavoro. La Kappa Edizioni nell'ultimo anno mi ha fatto sentire molto solo. Ma mi prendo le mie responsabilità. Faccio il mio viaggio da surfista dell'editoria e so che non esistono editori-amici, o meglio, io non li voglio. Rispetto si, quello lo cerco. Non sono una persona di potere, sono un visionario che inventa storie. Non cerco la linea editoriale da ripetere, mi piacciono le sfide perciò continuerò a cercare editori coraggiosi... potrebbe essere anche un titolo per una prossima storia.

Ugo e Cristina: li hai inventati per il corso di fumetto di Kappa Magazine, o avevi in mente “Anatomia di un’Adolescenza” già da allora?
A dire il vero li inventai per una rivistina di Bologna che si chiamava Mongolfiera, poi la pubblicai per due anni  su Magazine Beautiful, ancora su un quotidiano locale ed infine su Kappa.

Perché Cristina gira sempre in mutande (e ultimamente anche senza)? È una scelta simbolica (la paura, il sentirsi vulnerabili) o semplicemente ti piace disegnarla così?
In realtà sono io che sto sempre in mutande. Stare in casa, per me, è stare in mutande. Godersi la propria intimità. Cristina ci fa godere la propria intimità.

Toffolo e i manga. Che cosa ti ha insegnato il fumetto giapponese? Perché piace così tanto?
È colpa della Tv e del talento degli autori giapponesi...
Eltofo fumettista, Eltofo musicista: quanto coincidono, e quanto si differenziano? Voglio dire: ci sono cose che ritieni meglio dire attraverso il fumetto, e altre attraverso la musica? O sono entrambi parte di uno stesso messaggio?
I Tre Allegri sono un gruppo... una super identità, non la proiezione dei miei pensieri.E anche le storie sono di proprietà altrui quando hanno la fortuna di essere lette da altri.

I video dei “Tre Allegri” sono basati sui tuoi disegni. Che sensazione ti dà vedere le tue creature “prendere vita”?
Sono un bambino davanti alle animazioni... perdo ogni difesa anche quando poi faccio la regia. Eppure i miei pensieri sui cartoni animati non sono mai stati cosi' ossessivi.. fra poco Fregoli... prima i Ragazzi Morti.

Quali sono i fumetti che hai letto di recente, anche vecchi, che ti hanno colpito?
Li elenco velocemente:
Cronache del grande male [di David B., in Italia edito da Rasputin, N.d.R.]
Non mi sei mai piaciuto [di Chester Brown, in Italia edito da Black Velvet, N.d.R.]

L’angolo della polemica: Che significato hanno per te (se hanno ancora un significato) le parole “alternativo” e “underground”?
Alternativo, è relativo a qualcosa, ha un connotato di “contro”... Underground... underground è il fumetto di un certo periodo specifico... a queste due parole preferisco INDIPENDENTE... che vuol dire che quello che fai è assolutamente tuo... senza mediazioni. Io produco cosi'. L'unica mediazione è la mia pancia? Quello che mi muove.

E per il gran finale due domande:
1) In tutta sincerità, cosa vede Eltofo nelle macchie di Rorschach?
Eltofo vede...dannatamente, ripetutamente se stesso.

2) Qual è il Vero Senso della Vita? (e della Muerte, già che ci siamo?)
Quello del film dei Monty Python.
Intervista a cura di smoky man (con il contributo di A. Pala)

venerdì 18 marzo 2016

Alan Moore: L'Arte della Magia

Alan Moore fotografato da Joe Brown.
Nel seguito potete leggere la traduzione di un'interessantissima (a mio modesto e personale parere) intervista ad ALAN MOORE incentrata sui temi della Magia e della creatività (ma non solo, si parla anche, ovviamente, di Fumetto).
L'intervista, condotta da Sam Proctor, è stata pubblicata il 12 Febbraio scorso sul sito Pagan Dawn.

Segnalo inoltre che una versione ridotta, in Inglese, è stata stampata sul numero 196 della rivista Pagan Dawn, acquistabile qui.

Un sentito e doveroso grazie a Sam Proctor e ad Andy Stout, news editor di Pagan Dawn, per la loro autorizzazione alla traduzione e pubblicazione su questo blog.
intervista a cura di Sam Proctor

Sam Proctor: Hai dichiarato che il tuo interesse per la Magia è nato mentre facevi ricerche sulla Massoneria per From Hell e hai annunciato la tua intenzione di diventare un mago, aderendo alla Magia cerimoniale, in occasione del tuo quarantesimo compleanno. Raccontaci che cosa ti ha portato a un simile cambiamento radicale della tua vita.
Alan Moore: Come ci si potrebbe aspettare, alla mia decisione hanno contribuito numerosi fattori. Uno di questi, in realtà non collegato all'accidentale ricerca sulla Massoneria, è stato un dialogo che avevo fatto pronunciare al personaggio principale di From Hell, in cui si affermava che il posto in cui gli dei indiscutibilmente esistono è dentro la mente degli uomini, in cui sono reali in tutta la loro “grandezza e mostruosità”.
Ulteriori considerazioni sulle implicazioni inerenti questo testo, da me casualmente scritto, non mi hanno dato modo di confutarlo e pertanto mi sono trovato a dover apportare delle modifiche alla mia precedente e troppo limitata visione razionale.
I territori della Magia, fino ad allora mai esplorati, mi sono sembrati l’unica area del sapere che, potenzialmente, potesse offrirmi un modo per affrontare queste intriganti nuove idee. Autoproclamarmi mago, con l’annesso rischio di coprirmi di ridicolo e di perdita di reputazione, mi è parso, al tempo, un primo ma necessario passo in una radicale estensione della mia identità, opinione che confermo tuttora. Ovviamente, avere il coraggio di fare un simile, potenzialmente disastroso, salto nel buio, intellettualmente parlando, è stato grandemente agevolato dal fatto che mi trovassi in un pub per motociclisti a festeggiare il mio compleanno, i Jazz Butcher stavano suonando ed ero piuttosto ubriaco.
Vignetta da From Hell, capitolo 4, pag. 18. Disegni di Eddie Campbell.
Che tipo di relazione hai con Glicone e perché lo hai adottato come tua divinità protettrice?
Steve Moore [sceneggiatore di fumetti di recente scomparso, nessun legame di parentela con Alan], che era esperto di queste cose, mi disse che un modo efficace per entrare nel mondo della Magia era quello di adottare una qualche forma di divinità come dio protettore e focus rituale, cosi come aveva fatto lui stesso con Selene, divinità greca della Luna.
Avrei potuto trovare un dio che mi andasse a genio oppure aspettare che fosse lui a trovare me. Passò poco tempo, mentre Steve mi mostrava un libro di antichità tardo-romane, mi imbattei in una foto di una statua di Glicone, quella ritrovata a Costanza, in Romania, nel 1962. In quella immagine, al contempo profonda e comica, trovai quello che stavo cercando.
Dopo quella iniziale istintiva adozione del dio-serpente come mia personale divinità simbolica il nostro legame divenne più profondo, sia attraverso quello che mi sembrò essere un primo spettacolare contatto diretto con una sua manifestazione – in quel periodo avevo ancora bisogno di risultati eclatanti per convincermi che il percorso che avevo scelto aveva un qualche valore – sia grazie alla maggiore comprensione di quell'entità simbolica grazie a scrupolose letture e riflessioni.
Il mio legame con Glicone, sebbene necessariamente pirotecnico 20 anni fa, è diventato parte della mia stessa personalità e del mio modo d'agire, e mi sembra un modo più adatto e rispondente alla mia attuale fase di attività magica, in cui non ho alcun bisogno di visionarie rassicurazioni. Al contrario, per me Glicone è più reale, più presente e più interiorizzato ora di quanto lo fosse durante quei stupefacenti primi anni.
Pensi che la magia possa fornirci un modo di vedere, capire e relazionarci col mondo e con noi stessi che la Scienza e la Psicologia non possono darci?
Nel libro di prossima uscita, Moon & Serpent Bumper Book of Magic, sosteniamo che la coscienza, preceduta dal linguaggio, a sua volta preceduto dalla rappresentazione (e quindi dall’arte) sono tutti fenomeni comparsi all’incirca nello stesso momento nodale dello sviluppo umano e tutti loro verrebbero percepiti come Magia, un termine collettivo che include tutti quei concetti radicalmente nuovi nati dalla scoperta del nostro mondo interiore.
Questo ci permette di proporre una definizione di Magia come un “consapevole relazionarsi con i fenomeni e le possibilità della coscienza”.
Poi continuiamo sostenendo che in origine tutto il sapere e la cultura dell’Umanità era inglobato in una visione magica del mondo e poi l’avvento della società urbana e la specializzazione delle professioni hanno gradualmente spogliato la Magia delle sue funzioni sociali.
Prima le religioni organizzate hanno eliminato la sua capacità spirituale, mentre un connesso aumento del numero di scrittori, artigiani e artisti avrebbe rimosso il suo ruolo di sorgente dispensatrice di visioni. I visir usurpavano il compito tribale dello sciamano di consulente politico. Rimaneva ancora la funzione vitale della ricerca alchemica, dei metodi di guarigione e lo studio del mondo interiore quali fruttuose aree d’investigazione magica fino a che il Rinascimento e l’avvento dell’Età della Ragione hanno delegato le prime due ai campi emergenti della scienza e della medicina e, intorno al 1910, la terza è stata resa obsoleta da Freud e Jung e la loro nuova “scienza” psichiatrica.
Noi suggeriamo che tutta la cultura su cui oggi ci basiamo non è altro se non il cadavere smembrato della Magia (anche se in qualche modo mantiene un'apparente capacità di parlare) e questo procedimento, senza alcun dubbio essenziale, è esemplificato nel principio alchemico del “solve” o analisi.
La nostra tesi è che ora sia necessario il processo complementare, “coagula” o sintesi, in modo da portare a termine questa formula importantissima. In conclusione suggeriamo che l’Arte e la Magia dovrebbero avere un legame più stretto con grande beneficio di entrambe le parti coinvolte, come
affermato nel mio saggio Fossil Angels; il passo successivo dovrebbe essere quello di accrescere l’esistete legame tra l’Arte e le scienze, compresa la psichiatria, scienza che in altra occasione ho descritto, senza voler mancare di rispetto, come “occultismo in camice medico”.
Il passo finale, quello più importante e problematico, sarebbe promuovere un legame tra scienza e politica, facendo sì che le decisioni politiche venissero prese alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, utilizzando i progressi fatti dalla scienza, ad esempio per la risoluzione dei conflitti, ai fini del generale miglioramento dell’Umanità.
Per rispondere finalmente alla tua domanda, tra le tante cose che la Magia offre c’è una plausibile e, io credo, razionale visione del mondo in cui scienza, psicologia e tutti gli altri campi che ho citato sopra, sono uniti insieme e legati in modo significativo in una onnicomprensiva, unificata scienza dell’esistenza da cui tutte le altre si sono originate. (Paracelso, praticamente il padre della Medicina moderna, fu anche il primo a utilizzare il termine “inconscio”, circa quattrocento anni prima della successiva appropriazione da parte della psicoanalisi.)
Con la Magia, per lo meno secondo la nostra definizione, il principale beneficio in termini di comprensione del mondo è che ci offre un sistema coerente e sensatamente integrato con cui relazionarci. Inoltre, a differenza di tutti gli altri ambiti sopra citati, tranne solamente l'arte e la creatività, la Magia è totalmente basata sui principi dell'estasi e della trasformazione, aspetti che crediamo costituiscano il vertice dell'umana esperienza e, pertanto, dolorosamente assenti nella società contemporanea.

Hai detto d’aver letto o sentito da qualche parte che Einstein teneva una copia aperta sulla sua scrivania de La Dottrina Segreta della Blavatsky.
Einstein lavorava molto con l’immaginazione e dichiarò di essere giunto alle sue teorie attraverso la visualizzazione. C’è una barriera da abbattere che separa le scienza materiali e quelle occulte da cui la conoscenza comune potrebbe trarre beneficio?
Il caso di Einstein è un buon esempio. Dichiarò d’aver avuto l’ispirazione per il suo lavoro sulla relatività durante un visionario sogno ad occhi aperti in cui si vedeva correre, testa a testa, a fianco di un raggio di luce. James Watson, co-scopritore insieme a Francis Crick del DNA, si dice ne dedusse la struttura dopo aver sognato scale a chiocciola. Sir Isaac Newton era un alchimista che inserì a forza l’indaco nello spettro luminoso poiché l’alchimia aveva un debole per il numero sette.
Si potrebbe affermare che da quando Scienza e Magia sono state separate ognuna di loro ha perso qualcosa di vitale: la Scienza ha rinunciato alla capacità di investigare qualsiasi tipo di mondo interiore mentre la Magia, in un certo senso, sembra aver perso gran parte della sua capacità di discernimento razionale. Come già detto, riunire queste aree separate della ricerca umana sarebbe, credo, di grande beneficio per entrambe le parti in causa.
Promethea. Disegni di J.H. Williams III.
Vedi un legame inestricabile tra magia, immaginazione e creatività, un'idea rimarcata in Promethea.  Puoi spiegarci questa connessione?
Come detto in precedenza, è mia opinione che Arte, Linguaggio, Coscienza e Magia siano tutti aspetti dello stesso fenomeno. Considerando l'Arte e la Magia quasi del tutto intercambiabili, il regno dell'immaginazione diventa cruciale per entrambe.
Il cabalistico reame lunare dell'Immaginazione si chiama Yesod, una parola ebraica che significa “Fondamento”.
Questo lascia intendere che l'immaginazione è l'unico fondamento da cui dipendono tutte le più elevate attività della mente e, inoltre, il mezzo attraverso il quale esse diventano raggiungibili. La Magia, nella nostra accezione, sembra essere intimamente legata alla creatività e alla creazione, qualsiasi sia il significato che attribuiamo a questi termini.

La serie di Promethea è stata descritta come un “viaggio cabalistico” e offre un’incredibile carrellata delle scienze occulte. Apre una porta su quel mondo e sembra invitare le persone ad approfondire l’argomento. Era questa la tua intenzione?
Il mio obiettivo originale per Promethea, personaggio di cui non detengo i diritti e di conseguenza ci penso davvero poco di questi tempi, era di creare un modello più immaginifico e meglio concepito di moderno supereroe, usando le donne delle copertine realizzate da Margaret Brundage e le eroine pulp di Leigh Brackett come spunto iniziale.
Nel giro di uno o due numeri, iniziai a pensare a come un simile personaggio potesse evolvere per farsi lucido portavoce delle idee sulle Magia su cui da tempo riflettevo ed erano al centro del mio pensiero e del mio approccio alla creatività.
Più avanti nel corso della serie ci sono interi albi dedicati all'esplorazione di ognuna delle Sefirot dell'Albero della Vita.

È vero che hai scritto le emozioni che i personaggi provavano mentre ti trovai in uno stato di meditazione rituale?
Avevo iniziato a esplorare le Sefirot inferiori qualche tempo prima d'iniziare a scrivere Promethea: le Sfere dalla sesta alla decima le ho esplorate tramite la combinazione di rituali inventati e di droghe psichedeliche.
Una volta raggiunto quel punto nel mio “viaggio cabalistico”, avevo bisogno di fare esperienza diretta delle Sfere più elevate in modo da poterne parlare al lettore, mantenendo un senso di autenticità. L’accesso alla sfera di Chokhmah l’ho ottenuto usando lo stesso metodo descritto sopra mentre per le altre ho deciso di verificare se un’intensa meditazione di scrittura creativa fosse sufficiente come mezzo per entrare in quei reami della coscienza e dell’essere.
Usando il criterio “se non riesci a immaginare come sarebbe allora non hai davvero raggiunto quella Sfera”, mi sono reso conto di riuscire a esplorare tutte quelle Alte Sfere con piena soddisfazione.
Kèter è stata una parziale eccezione: ho mangiato un bel pezzo di hashish, ho scritto le prime tre pagine dell’albo e poi, praticamente… sono svenuto.

Promethea contiene un concentrato di conoscenza esoterica sotto diversi punti di vista. Oltre ai testi e ai disegni, ad esempio, gli albi dedicati alle Sefirot mostrano una colorazione specifica per ciascuna Sfera. Questo ricorda i Tarocchi della Golden Dawn, che usano i colori delle Sefirot e altri più accessi per gli sfondi in modo che chi li utilizza possa assorbire informazioni immediatamente al primo sguardo. Il livello dei dettagli in Promethea è incredibile: era tutto pianificato prima di iniziare oppure è qualcosa che è nato e cresciuto cammin facendo?
Come detto, l’idea iniziale era indirizzata verso una narrazione molto più convenzionale e il progetto si è sviluppato in modo naturale man mano che andavamo avanti.
Riguardo lo schema cabalistico dei colori, al tempo avevo assimilato la lezione secondo cui - mentre i numeri, le gemme, le piante, gli animali, i profumi e le divinità sono attributi delle varie Sfere - i colori si dice siano essi stessi le Sefirot.
Anche se non eravamo sicuri sulle scale cromatiche che sarebbero state appropriate per dei fumetti moderni, abbiamo deciso di restare fedeli a quell’idea e, grazie allo straordinario lavoro di Jeromy Cox [il colorista di Promethea, N.d.T.], siamo stati ricompensati con una stupenda e coinvolgente dimostrazione del potere evocativo in “stile” cabalistico.

Il disegnatore J.H. Williams III  ha dichiarato che il numero sull’Abisso riscosse il suo tributo da tutte le persone coinvolte nel progetto. Ci sono stati altri episodi significativi durante la realizzazione della serie?
Beh, prima della creazione dell’albo su Chokhmah, ci fu quello che accadde in compagnia di Steve Moore nella notte di venerdì 12 Aprile 2002, quando cercammo di stabilire se qualcun altro potesse vedere la dea della Luna che Steve aveva cercato di evocare per quasi un mese, come ho raccontato in Unearthing, un mio scritto psico-biografico.
Non solo l’esperimento si rivelò un successo ma, quella stessa sera, una voce nella mia testa (stranamente era la mia stessa voce ma indipendente dalla mia volontà) mi disse che ero diventato un Mago cosa che, allucinazione o meno, decisi di prendere sul serio. Inoltre ricevetti la ferma convinzione che Promethea N. 32 sarebbe stato l’albo conclusivo della serie e in qualche modo sarebbe stato ideato in modo da diventare un doppio poster psichedelico.
Dopo che Steve se ne andò trascorsi diverse ore a scrivere la sceneggiatura dell’albo su Chokhmah - era il numero 22, qualcosa del genere - sotto la spinta di un’energia informe e spontanea, un tratto caratteristico di Chokhmah. Certo ancora lontano da Moorcock ai suoi massimi ma perlomeno tra i miei lavori migliori.
Da allora la mia vita e il mio modo di vedere le cose sono notevolmente cambiate.
V for Vendetta. Disegno di David Lloyd.
Hai sempre rinnegato gli adattamenti cinematografici dei tuoi fumetti insistendo che non potessero essere trasposti in un altro medium, come hanno dimostrato Zack Snyder e Stephen Norrington rispettivamente con i film di Watchmen e La Lega degli Straordinari Gentlemen. È evidente che Promethea non avrebbe potuto funzionare in nessun altro mezzo espressivo. Perché il Fumetto rappresenta un’esperienza così diversa?
Non sono sicuro che i fumetti siano davvero un’ “esperienza diversa” al contrario sono convinto che quasi tutti i possibili adattamenti di una storia in un altro medium differente da quello per cui era stata pensata probabilmente risulterebbero inutili, se non una completa banalizzazione e uno stravolgimento dell’idea originale.
Parte del piacere di leggere un fumetto è data dal fatto che le immagini sulla pagina non si muovono, non fanno rumori, e spingono il lettore a contribuire a quel lavoro davvero genuinamente piacevole di costruire - loro stessi - la storia, così come succede nel famoso detto “le immagini sono meglio alla radio”, a cui potremmo aggiungere “le voci sono più convincenti in un libro”.

C’è stata davvero qualche avvisaglia di un possibile film su Promethea?
Data l’assenza di contatti tra me e sia l’industria dei comics mainstream che quella cinematografica non ne ho mai sentito parlare e in ogni caso avrei espresso il mio disinteresse.
Credevo che la gente avesse capito che prendere creazioni, da me disconosciute, e portarle - nonostante i miei migliori consigli - sul grande schermo ha la tendenza a causare un fiume di anarchici che si riversano per i palcoscenici del mondo vestiti come il personaggio principale di V for Vendetta. Il tentativo di fare un film su Promethea causerebbe di sicuro un’apocalisse ma probabilmente sarebbe un argomento di cui parlare con la Warner Bros piuttosto che con me.

Promethea è l'ultima in una lunga lista di donne protagoniste nei tuoi fumetti, a partire dal rivoluzionario personaggio di Halo Jones per 2000AD. Che cosa ti attira nello scrivere personaggi femminili?
Non penso d'aver scritto più storie con protagoniste femminili rispetto a quelle con personaggi maschili. Se sembra ci sia una predominanza di donne nei miei fumetti probabilmente è frutto del tentativo di affrontare lo sbilanciamento di genere prevalente nella nostra cultura enfatizzando la prospettiva femminile dal mio piccolo ambito culturale.
D'altra parte in Providence, la mia serie su Lovecraft in via di completamento, ci sono pochissimi personaggi femminili e, dato che l'opera di basa sulla nota avversione di Lovecraft per le donne, quelle che compaiono si rivelano essere dei mostri spaventosi.

In Fossil Angels, il tuo saggio del 2002, hai lasciato intendere che i riti e il linguaggio che circondando la Magia sono tra le cause che hanno contribuito a tenere lontane le persone. Promethea è stato un modo per superare queste barriere e risvegliare le masse nei confronti delle tradizioni magiche?
Il principale obiettivo del Moon & Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels (di cui Promethea ha fatto ufficiosamente parte), sin dalla sua origine, è stato di comunicare concetti riguardanti la Magia nel modo più lucido e accattivante.
Nel nostro Bumper Book of Magic ci spingiamo oltre e richiediamo a gran voce che i maghi moderni si posizionino al centro della nostra società piuttosto che appostarsi ai margini, confrontandosi con la Scienza, l’Arte, la Politica, la Filosofia e i temi sociali avendone tutti i diritti e, così facendo, ristabilissero un legame col popolo, con la gente normale, per cui la Magia è stata, in origine, concepita come servizio e mezzo di “illuminazione”.

Stavi lavorando a The Moon and Serpent Bumper Book of Magic con Steve Moore, scomparso qualche anno fa. L'opera ha l'obiettivo di presentare il sapere esoterico in maniera comprensibile da chiunque. È corretto dire che si tratta di un naturale sviluppo rispetto a quello che hai fatto su Promethea? A che punto è il libro?
Credo sarebbe più accurato dire che Promethea è stato un primo, istruttivo tentativo, una proposta Moon and Serpent non ufficiale che ci ha aiutato a dare forma alle nostre idee per un grimorio più serio di cui avevamo sempre parlato di realizzare un giorno o l'altro.
L'ultimo saggio è concluso anche se ci sono delle altre sezioni del libro che devo ancora sistemare e proprio in questi giorni stiamo assegnando le parti da illustrare ai vari disegnatori.
Lo scrittore Steve Moore.
Quali fonti hai trovato più utili nel tuo viaggio nella Magia?
Tutto quello che ho letto mi è stato utile in qualche modo, persino le folli sciocchezze che vengono spacciate sull'argomento: mi hanno dato delle indicazioni su come non pensare.
Guardando al lato positivo, devo dire che l'opera di Robert Anton Wilson è stata incredibilmente illuminante, William Blake e Austin Osman Spare mi hanno dato inestimabili indicazioni ma, soprattutto il riferimento massimo per la mia pratica magica e per la mia comprensione della magia è stato, senza alcun dubbio, Steve Moore.

In Fossil Angels hai affermato la necessità di un cambiamento epocale nell'approccio alla Magia. Credi che qualcosa sia cambiato da quando hai scritto quel saggio?
Di solito queste idee impiegano anni o decenni per attecchire fino ad acquisire visibilità. Sono sicuro che c'è stato qualche piccolo cambiamento di qua e di là ma non mi aspetterei di vedere ancora una reazione.
Credo ci sia ancora molto da fare per definire o ridefinire l'identità pubblica della Magia prima che un numero significativo di persone sia preparata a prendere sul serio una simile proposta.

Sempre più artisti sembrano aprirsi alla pratica magica o essere ben disposti nei confronti della Magia. Il tuo collega sceneggiatore di fumetti Grant Morrison è un seguace della Magia del Caos e  ha definito la sua serie The Invisibles come un iper-sigillo. Che cosa pensi dei lavori creati da questi “praticanti”?
Mi spiace ma non ho alcun interesse per Grant Morrison o per i suoi lavori e non lo considero neppure uno scrittore né un mago. Riguardo la Magia del Caos dal punto di vista di Moon & Serpent ci sembra si sia trattato di una visione inglese punkettara del più vasto movimento californiano della New Age, ed entrambi insistevano su un semplice (e semplicistico) sistema magico che avrebbe garantito soltanto benefici materiali senza alcun bisogno di noiosi studi o disciplina, con la New Age che si modellava sui peggiori eccessi stile arcobaleno-unicorno degli anni ’60 e il Caos Magic che finiva dritto nel guardaroba di Joey Ramone solo dieci anni dopo.
Con la recente mossa della Magia del Caos di evocare le divinità di H.P. Lovecraft per farle interagire “magicamente” con le entità del Mondo Disco di Terry Pratchett, pare evidente che sia la Chaos Magic che il movimento New Age fossero probabilmente più un’estensione della comunità degli appassionati di fantasy, un tentativo di cosplay astrale, piuttosto che sinceri tentativi di promuovere la causa della Magia.

Apprezzi molto Austin Osman Spare sia come artista che come mago. Ha avuto una grande influenza su di te sia in ambito artistico che in quello della Magia?
Naturalmente. Dopo William Blake, per cui provava grande ammirazione, Spare è l’esempio più evidente dell’equivalenza tra Magia e Arte. Come artista aveva un’ispirazione unica e originale. Come mago il suo talento è stato la cosa migliore dopo la Polaroid per registrare dove fosse stato e rendere la sua esperienza accessibile alle persone normali, ai non iniziati.
In Austin Osman Spare vedo un mago quasi perfetto, perlomeno a mio giudizio, e seguendo lo stesso metro, al contempo, lo considero un artista quasi perfetto. Così come per Blake non posso far altro che sottolineare e ammirare la fiera essenza morale su cui entrambi hanno basato la loro opera e le loro vite.
Come ho detto prima non c’è ragione di ritenere che la Magia sia una forza moralmente neutra, come l’elettricità. Infatti non sono neppure sicuro che l’elettricità lo sia.

Come nel tuo caso, Austin Osman Spare era indifferente allo sfarzo e ai cerimoniali dei gruppi organizzati e preferiva muoversi da solo. Inoltre credeva nel selezionare elementi da tradizioni diverse, che riteneva valide, per creare il suo modello personale, un approccio che richiama le tue stesse dichiarazioni. Diresti che a guidarti sia un principio gnostico?
Beh, in parte. Credo che sia molto probabile che il Cristianesimo sia un fraintendimento e una marchiana interpretazione letterale del simbolismo gnostico ma gli stessi Gnostici avevano assorbito gli insegnamenti di passate tradizioni come il neoplatonismo o il pensiero pitagorico.
Sostanzialmente mi identifico con gli originari principi dello sciamanesimo anche se sono felice di attingere a tutti gli incredibili sviluppi nel campo occorsi dai suoi primordi.
Glicone in un'illustrazione realizzata da Alan Moore.
Austin Osman Spare era un convinto sostenitore del “disegno automatico”. Hai mai utilizzato la tecnica della scrittura automatica per arrivare ad un’idea o per svilupparla?
L’unica occasione che ricordo in cui ho cercato di usare delle tecniche automatiche è stato mentre stavo lavorando con l’amico e compagno di progetti musicali Joe Brown su una canzone che era, direi appropriatamente, basata sulla vita di Spare e sulle sue tecniche.
Abbiamo registrato diversi suoni casuali prodotti nella vita di tutti i giorni, tra cui il rumore del vetro rotto o sfregato e il suono del respiro, e poi Joe si è tolto le scarpe e i calzini e ha suonato i campioni caricati sulla tastiera usando le dita dei piedi generando un incredibile flusso di inascoltabile rumore caotico da cui abbiamo estratto un paio di minuti, accidentalmente risultati interessanti, e li abbiamo messi in loop, usando la “melodia” così ottenuta per creare i testi relativi a Spare. Forse dovremmo tornarci a lavorare e finire la traccia, prima o poi.

La tradizione dei bardi nel Druidismo e il loro riferirsi all’Awen sono elementi in cui ti ritrovi?
Assolutamente. La tradizione bardica della Magia in cui la satira era comprensibilmente più temuta di una maledizione e l’autore era rispettato come un potente mago piuttosto che come uno che tira avanti ai margini dell’industria dell’intrattenimento è qualcosa che gli artisti, gli occultisti e gli scrittori attuali farebbero bene a riscoprire. Puoi uccidere o curare con le parole. Rialzate la testa!

Pensi che la magia cerimoniale sia qualcosa di accessibile e alla portata di chiunque, sia che si tratti di un Druido, Pagano, Cristiano, Buddista, Induista o quel che sia?
Beh, se le persone sono immerse in quello che Robert Anton Wilson chiama “tunnel di realtà” ed è la mentalità religiosa che fa percepire la magia come qualcosa di inesistente, malvagio o proibito, allora entrare in contatto con essa difficilmente potrà essere semplice e alla portata di chiunque.
Credo che il modo migliore per relazionarsi con la Magia sia avendo una mente davvero aperta e senza “brama di risultato”. Se la tua mente non è volontariamente predisposta in questo modo allora è molto probabile che l'esperienza magica la aprirà forzatamente come se si usasse un piede di porco, con conseguenze potenzialmente disastrose.
I preconcetti di natura religiosa o razionale, credo, siano quello che Blake chiamava “le catene forgiate dalla mente” e potrebbero rivelarsi in antitesi con la possibilità di fare autentici progressi in questo campo.

È noto a tutti che sia un sostenitore convinto di Northampton. È in parte dovuto al legame che senti con il luogo e con i tuoi antenati?
Mi sento legato ai processi storici, geografici, socio-politici e genetici di cui io sono il risultato. Inoltre, restando nello stesso posto si riesce ad avere una più profonda comprensione del suo significato e valore e, per estensione, del valore nascosto di qualsiasi luogo, dappertutto.
E naturalmente, come sottolineava Spike Milligan, “da qualche parte si deve stare”.

Raccontaci delle performance che hai fatto con il Moon and Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels. Avendo trascorso la maggior parte della tua carriera a scrivere su una tastiera quando è importante la dimensione “live” di questi eventi?
Al tempo delle performance, era come se ci venissero “comandate”. Mi è sempre piaciuto fare performance senza avere limiti. È un’esperienza molto diversa dallo stare a una tastiera, come tu stesso sottolinei.
Comunque sia, ultimamente ho declinato diverse offerte per apparizioni live e performance. Non credo sia la cosa su cui abbia più bisogno di concentrarmi al momento.
Per concludere, hai qualche consiglio da dare agli eventuali artisti e i maghi alle prime armi che stanno leggendo quest’intervista?
Sì. Ricorda che quando dico che Magia e Arte sono equivalenti non dovresti dedurre che stia affermando che la Magia è solamente Arte; che in qualche modo io stia cercando di sminuire la Magia fondendola con un qualcosa che chiunque ritiene normale e possibile.
Quello che in realtà affermo è che l’Arte è sempre soltanto Magia, che tutte le spettacolari ricompense che si dice siano conseguibili attraverso la Magia sono ottenibili con l’Arte, e che tutti gli angosciosi orrori e i pericoli che si reputano impliciti nella Magia sono similarmente connessi con l’attività d’artista o scrittore.
Approccia il tuo lavoro con lo stesso stupore, compassione, intelligenza e concreta cautela che useresti nel caso di un appuntamento con un presunto angelo, dio o demone. È certo che l’Arte può uccidere o portarti alla pazzia così come le sei dozzine di performer citati nella Goezia di Salomone  e, se dubitate di me, pensate a tutti artisti, poeti e attori distrutti o suicidi, una lista altrettanto lunga di quella contenente i nomi di Edward Kelly o Jack Whiteside Parsons.
Arte e Magia sono probabilmente le massime attività umane e un’interfaccia con l’eterno. Prendile seriamente; prendile seriamente e ricorda che la tua Arte e la tua Magia sono tanto grandi, tanto potenti, pericolose e magnifiche quanto TU stesso sarai in grado di concepirle come tali.
Praticatele per quello che sono e non nella speranza di ottenere ricchezza, potere o notorietà, o come un accessorio di stile. Questo è il significato della dedizione e se praticata in modo appropriato può cambiare te e il mondo che ti circonda.
Oh, e trovati un dio o un suo equivalente oppure, meglio, lascia che un dio o un suo equivalente ti trovino. Ti suggerirei un dio con una bella capigliatura, anche se questa potrebbe essere una mera preferenza personale.
Buona fortuna.