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giovedì 2 aprile 2020

Once we were young... SUPREME 1997

Qualche annetto, nel 1997, giusto lo scorso millennio, firmavo un corposo articolo sul SUPREME di Alan Moore. Il pezzo apparve sul n.1 di Clark's Bar, fanzine cartacea a rigorosa circolazione locale (direi pochi quartieri della mia città) e dalla vertiginosa tiratura, in "eccellenti" fotocopie, di (credo, ma potrei sbagliarmi per eccesso) 150 esemplari.
Ho avventurosamente riesumato l'articolo dal mio hard-disk e, con minimi ritocchi e correzioni, lo presento integralmente a seguire. Devo confessare che pur con qualche eccesso un po' gonzo mi pare funzioni tutt'ora e contenga informazioni interessanti.
Se non avete di meglio da fare e siete su questi lidi, beh... buona lettura!

GIVE US MOORE SUPREME STORIES!!!
Chiacchiere fumose su Supreme, l'ultima fatica di Alan Moore (e mooolto altro ancora!)      
di Smoky Man

PAROLE IN LIBERTÀ
Ancora una volta Mr. Alan Moore non delude.
Seppur ultimamente non si risparmi affatto, neanche  fosse impegnato in una sfida all'ultima goccia d'inchiostro con quell'altro sputa-scritti di Garth Ennis, con SUPREME confeziona l'ennesimo capolavoro.
Per chi ama il buon fumetto non resta che gioire perché ci sono ancora in giro Scrittori e non soltanto scribacchini: c'è una Storia che deve prendere forma e deve essere raccontata.
E Mr. Moore sa raccontare.
Mr. Moore non delude mai!
Probabilmente è del tutto inutile  e scontato a  questo punto, e  anche un piccolo insulto alla Vostra intuizione, ma ci sono dichiarazioni che  hanno il diritto d'essere urlate in suono 3-D, non potendo restare indirette e velate:
(rullo di tamburi, please) l'umilmente Vostro Smoky Man è un  fan spolmonato (a furia di sigarette!) del Divino Moore e non gli sarà mai abbastanza riconoscente per le indelebili emozioni regalategli con i vari WATCHMEN, THE SAGA OF SWAMP THING, A SMALL KILLING, V FOR VENDETTA, THE KILLING JOKE, FROM HELL, 1963, WILD C.A.T.S e decine di altre meravigliose visioni su carta.
Da qui  in avanti non aspettatevi quindi un parere posato e neutro ma striscioni grandi come un lenzuolo e urrà a gogò.
Dopotutto chi altri se non il Genio del Fumetto in persona poteva rivitalizzare un personaggio privo di qualunque spessore quale Supreme? Per chi non lo sapesse, e dovreste essere in molti, Supreme è sostanzialmente il Superman dell'universo Extreme, creato da quella simpatica canaglia di Rob Liefeld. Il buon Rob, cofondatore della casa editrice Image, ultimamente non se la passa troppo bene: dopo essere stato spinto a dare le dimissioni dalla Image perché pare non pagasse i suoi  collaboratori, è giunta anche la rottura della collaborazione con la Marvel, per cui curava le testate Avengers e Captain America, a  causa di scarse vendite. Le avversità non l'hanno però spaventato, così ha trasferito i suoi personaggi alla Maximum Press (ribattezzata poi Awesome Entertainment), sua altra etichetta parallela, con la quale medita bellicosi propositi di rivincita. In una lunga intervista al Comics Journal in cui raccontava la sua versione dei fatti, Rob puntava il dito contro l'ex socio Todd McFarlane che, a suo dire, non solo avrebbe forzato la situazione affinché lo cacciassero, ma avrebbe perso il senso della realtà sentendosi quasi un dio e starebbe attendendo i risultati del film su Spawn per dare la scalata alla Image, diventarne unico padrone per poi rivenderla a qualcuno, ad esempio i tipi della Mattel, e con i soldi incassati realizzare il vero obiettivo della sua vita: acquistare un team di hockey!!! Insomma uno scenario da complotto alla X-files con l'altro, McFarlane, che si difende rispondendo che è già tutto scritto nel nome Liefeld, che suona come "lie" "field", ossia "campo di bugie". Viva la classe!!! 
Lasciando stare i pettegolezzi (ahi!, che lingua biforcuta che ho!), il buon Rob ha affidato Supreme, a partire dal numero 41 della serie regolare (spiegatemi come ha fatto ad arrivare al numero 40!), alle mani sapienti di Alan Moore (ma lo pagherà???) scommettendo quindi su un cavallo stra-vincente e confidando in tal modo di riguadagnarsi i favori dei lettori e le attenzioni della critica del settore da sempre non troppo benevola nei suoi confronti. E non si è certo pentito. Anzi.
Fin dal primo numero, il Grande Alan  mostra che il tocco è sempre quello del fuoriclasse regalandoci una storia piena di guizzi e invenzioni, ponendo le basi in poche pagine per un rinnovamento totale del personaggio.
Con questo albo d'esordio, il guru di Northampton (è qui che il Grande Affabulatore ha avuto i natali più di quarant'anni fa; col tempo è cresciuto a due metri d'altezza, ha messo su una bella zazzera fluente da eterno fricchettone, una roboante voce da orco e soprattutto ha forgiato quello sguardo tenebroso e un po' diabolico che ci scruta dalla foto, una delle poche in circolazione, in quarta di copertina del volume di Watchmen), ottiene lo stesso effetto raggiunto col suo primo numero, il 21, di Swamp Thing, l'epocale "The anatomy lesson".
Stesso obiettivo ma differente strategia per raggiungerlo. Infatti, se con Swampy aveva proceduto uccidendo letteralmente il personaggio, e la sua stessa idea di base, negandogli  qualunque speranza di ritrovare l'umanità perduta perché non vi era rimasta più alcuna umanità in lui, ma solo un'imitazione di essa (leggetevi l'albo se sono stato poco chiaro: vorrebbe dire che non l'avete ancora fatto, miscredenti!!!), con Supreme il character viene fatto rinascere riconducendolo al suo status naturale e al suo riferimento originario, ossia alla icona Superman, ridonandogli quella super-umanità che probabilmente non aveva mai pienamente avuto.
Tavola di apertura di Supreme n. 41. Disegni di Joe Bennett.
Per fare di Supreme un Superman (e dopo la cura Moore, Supreme è più Superman di Superman stesso. Dopotutto, chi è quel tizio bluastro con quel nuovo costume? Non è certo l'Uomo d'Acciaio, al più un suo cugino alla lontana!), Mr. Alan ricrea intorno al character un passato autentico e credibile fin dagli anni '20, tessendo una tela di relazioni e intrecci che rende Supreme un eroe con alle spalle mille battaglie e allori, rispettato nella comunità dei supereroi e con i giusti meriti per essere chiamato "l'eroe più potente della Terra".
È fondamentale in questa costruzione del passato di Supreme, l'uso magistrale che Moore fa della tecnica del flashback. Infatti ogni numero di Supreme è giocato su due piani temporali: il presente dell'eroe e le sue vicende passate. Il flusso dei ricordi si  stacca dalla narrazione corrente (resa con segno moderno ed elegante sia da Joe Bennett, autore dei primi numeri del nuovo corso, sia dall'attuale disegnatore Mark Pajarillo ed in attesa dell'annunciato arrivo dello straordinario Chris Sprouse col #53) tramite le eccezionali tavole di Rick Veitch, già autore di Swamp Thing e di alcune opere revisionistiche sui supereroi (come gli irriverenti e corrosivi The One e Bratpack, editi in Italia dall'inossidabile D. Brolli), realizzate in uno stile volutamente datato e per questo assolutamente irresistibili.
In questi flashback, in realtà storie dentro la storia stessa, Mr. Alan Moore ricostruisce non solo le memorie di Supreme regalandogli avversari, compagni, amicizie ma fa di più, molto di più: ricostruisce per i lettori il percorso stesso del medium supereroistico attraverso la Golden Age e la Silver Age donandoci quel bizzarro, autentico "sense of wonder" che non abbiamo potuto conoscere per motivi anagrafici. Ci viene così mostrato, con un po' di nostalgia, un mondo perduto, scanzonato e ingenuo; un mondo che, sia ben chiaro, fa parte del passato: Supreme è un fumetto degli anni '90, un fumetto che però può esibire come certificato di nobiltà un attaccamento ispirato ai classici e la memoria rispettosa dei grandi Autori.
Copertina di Dave Gibbons il primo numero di 1963.
Per capire meglio l'approccio che Mr.Moore utilizza nella ricostruzione di Supreme è illuminante un'intervista datata 1993 (contenuta in uno splendido libro: COMIC BOOK REBELS, Conversation with the Creators of the New Comics curato da S. Wiater e S. Bissette), anno che segna il suo ritorno al genere superoistico con la realizzazione per la Image di 1963, opera di cui Supreme è palesemente debitore. 1963 è una miniserie di sei numeri, inedita in Italia, in cui viene delineato un pantheon di supereroi in puro stile anni '60 e dove il tentativo, del tutto riuscito, di ricreare l'atmosfera del periodo non si ferma al ritmo lieve e fantasioso delle storie e allo stile dei disegni (con i vari Gibbons, Veitch, Bissette, Totleben e Valentino), ma si spinge fino ai limiti della ricerca filologica con l'uso di una carta analoga agli albi del tempo, l'inserimento di esilaranti false pubblicità e lettere di pseudo-lettori. Nel corso dell'intervista, alla richiesta di spiegazioni circa il suo ritorno con 1963 ai supereroi, Moore rispondeva: «... è un insieme di cose, non ultime le considerazioni economiche... Sebbene la mia estetica sia differente dalla loro ammiro quello che i tipi della Image hanno fatto. Hanno scosso dalle fondamenta l'intera industria del fumetto e credo l'abbiano fatto rendendola migliore. Ma quando si sono rivolti a me, non sapevo affatto se fossi interessato a fare ancora supereroi...Nonostante abbia detto che i soldi siano un fatto da tener presente, non ho mai fatto nulla esclusivamente per denaro e se un progetto non mi è gradito, semplicemente non lo faccio. Inoltre c'era il problema che mi ero stancato dei supereroi postmoderni che erano seguiti dopo Watchmen e Miracleman. Mi sembrava che i fumetti postmoderni fossero come guardarsi in uno specchio distorto ad una fiera, quando vedi quelle immagini grottesche e pensi, "Mio Dio, sono io!". Ecco cosa provavo leggendo alcuni di quei fumetti: notavo elementi stilistici presi dai miei lavori e usati, il più delle volte, come scusa per mostrare una sessualità pruriginosa e violenza gratuita... "Dio, volevo che i fumetti fossero un posto migliore da visitare"... Non c'era traccia del divertimento, della freschezza, della magia che ricordavo negli albi della mia gioventù... Per me, l'elemento più importante era il mondo di immaginazione che i fumetti erano in grado di spalancare. Non era il fatto che Superman potesse distruggere pianeti interi, ma che avesse una Fortezza della Solitudine, e possedesse una città in bottiglia, e che potesse andare avanti ed indietro nel tempo e restare coinvolto in strani paradossi temporali, e che il suo pianeta d'origine avesse un vulcano d'oro ed una montagna di gioielli. Erano queste idee meravigliose e fantastiche che permettevano alla mia mente di viaggiare in tutti quei posti incredibili...erano gli splendidi concetti, non i muscoli dei supereroi a darmi la carica. Ma quando penso ai fumetti postmoderni, non vedo alcun "sense of wonder"...Se devo indicare il fattore più significativo che ha contribuito a forgiare il mio codice morale da bambino, devo dire che non è stata la scuola, non è stata la chiesa. E' stato Superman. Superman aveva un etica ..non era molto sofisticata, si può più o meno riassumere con: "Non mentire. Non uccidere nessuno. Cerca di aiutare il prossimo se è nei guai". È un po' ingenuo e semplificato, ma come codice base di moralità funzionerà fino a che si è cresciuti e si può entrare in distinzioni più sottili... Ora mi chiedo, in un mondo di Punitori e Wolverines, che cosa imparano i ragazzi? Questo mi preoccupa! C'è del nichilismo nel fumetto attuale... Ecco perché ho deciso che poteva essere divertente cercare di ricreare una età del fumetto più innocente, tornando indietro al 1963, che mi sembrava una buon anno, realizzando una linea di fumetti immaginari, come sarebbe stata in quegli anni, con  tutta quell'innocenza e quell'ingenuità intatta!
Ho anche creato i fumetti in un modo che fosse consistente col modo in cui venivano realizzati prima: invece di fare una sceneggiatura dettagliata, scrivevo solo una descrizione del plot e della tavola per l'artista che avrebbe disegnato le pagine, e poi aggiungevo i dialoghi... Fare 1963 è stato un gran bel divertimento per me... e mi ha riportato indietro alle ragioni per cui ho iniziato ad occuparmi di fumetti...»
Tavola da Supreme n. 42. Disegni di Joe Bennett.
Ecco che, con Supreme, Moore porta queste considerazioni (e l'amore dichiarato per Superman) oltre, cercando di erigere una Modern Golden Age in cui la fantasia si dispieghi libera di stupire conservando sempre un senso etico, senza deragliare negli abusati stilemi del pulp, del neo-gotico, del vertigheggiante ad ogni costo.
E in Supreme infatti, vediamo come convivano tante idee, tanti spunti di sapore anche diverso: nozioni tratte da libri di fisica e astronomia, trasvolate nel mondo dell'arte, un pizzico di psicoanalisi, uno sguardo critico e divertito alla realtà del mondo dei comics, la passione per i vecchi albi e l'amore immutato per il mondo variopinto e rumoroso degli eroi in calzamaglia. Mr. Moore dirige il tutto con sapienza lasciando che la storia vada leggera, smorzandone le curve e lasciando che sia la spettacolarità della fantasia a fare strada, costruendo in poche battute la personalità dei personaggi e la loro morale, dosando il bizzarro e l'orrido, il divertissement e la denuncia sociale come un esperto alchimista della parola. Tutte queste tematiche hanno una chiara spiegazione in quanto Moore dichiarava nel 1995 a Fumo di China nell'Annuario del fumetto: «... leggo circa 4 romanzi o 4 libri in genere a settimana...il mio cervello è come una spugna impregnata di idee in cui, da quando avevo 25 anni, ho cominciato a mettere dentro di tutto. E continuo tuttora a farlo...là in testa abbiamo un sacco di spazio: l'importante è creare collegamenti, riempirsi la testa del più alto numero di roba possibile, anche se inutile,  ficcarcela dentro...»
Ecco un consiglio che molti scrittori o aspiranti tali dovrebbero seguire!

Inizialmente il Nostro Autore aveva firmato un contratto per 12 numeri ma questo è stato recentemente prolungato, per la gioia mia e di migliaia di fan, per almeno un altro anno: lunga vita a Supreme!!!

LA STORIA SUPREMA: PAROLA DI MOORE
Attenzione: verranno svelati particolari sulle vicende narrate. I lettori sensibili che odiano le rivelazioni possono non leggere. Chi invece dispera di vedere in Italia in tempi brevi questo capolavoro, può cominciare a farsi venire l'acquolina in bocca leggendo il seguente veloce (?) resoconto. Parola di Smoky Man.
Nel #41 ("The Land of Thousand Supremes"), dedicato alla memoria di Curt Swan, disegnatore storico di Superman negli anni '60, scomparso nel 1996, Supreme crede d'aver fatto finalmente ritorno sulla vera Terra, dopo aver vagato a lungo per il cosmo. Ma la speranza dura poco. Infatti, la Terra si trova in uno strano stato di fluttuazione attraverso lo spazio-tempo e il Nostro viene improvvisamente attaccato da un gruppo di super-esseri con le fattezze di sue versioni alternative. A questo punto è inevitabile lo scontro di rito, con  Supreme che viene messo k.o. dall'intervento di una sua versione topesca (!). In realtà, il gruppo di Supremes alternativi aveva buone intenzioni: condurre Supreme alla Supremazia affinché venisse compiuta la Revisione prima che lo stato di fluttuazione della Terra cessasse. Deciso a seguirli attraverso un portale dimensionale, Supreme giunge nella Supremazia ,un luogo-non-luogo dove vivono tutte le precedenti versioni di Supreme.
In una sarabanda  di apparizioni di bizzarri Supremes e di spiegazioni al limite del paradosso temporale, l'eroe decide di accettare la responsabilità di "nuovo Supreme", una "nuova" Suprema Incarnazione per una "nuova" Terra consolidata dopo le perturbazioni dello spazio-tempo.
Vediamo così l'eroe attraversare un altro portale e materializzarsi, in abiti normali e un po' spaesato, proprio mentre esce dal ripostiglio delle scope (!) della Dazzle Comics dove Ethan Crane, alter-ego di Supreme, lavora come disegnatore (!) di un fumetto chiamato Omniman (!) scritto da Bill Friday, eccentrico scrittore inglese (!).

Nel #42 ("Secrets Origins"), inizia per Ethan Crane la ricerca delle proprie memorie, eventi passati che si sono realizzati nel continuum del Supreme "rivisitato" nel momento in cui ha fatto ritorno nella realtà dalla Supremazia. Per questo motivo, Ethan si reca a Littlehaven. Assistiamo così ad un flashback che svela le sue origini  e all' incontro con l'ormai settantenne Judy Jordan, sua fiamma di gioventù; segue un altro flashback che  mostra uno scontro con Darius Dax, la sua nemesi  primaria, e l'intervento della Lega dell'Infinito, un gruppo veramente strampalato di supereroi provenienti da varie epoche con l'apparizione straordinaria di un tipo semi-invulnerabile proveniente dall'antica Grecia (indovinate chi è? Mica voglio rovinarvi tutte le sorprese!).
Il  #43 ("Obscured by Clouds")  è incentrato sulle vicende della Cittadella Suprema, la base orbitante di Supreme da lui stesso costruita nel 1939, si dipana attraverso uno splendido flashback  (qualcuno è entrato nella Cittadella e sfida Supreme a scoprirne l'identità) per concludersi svelando la sconvolgente verità su chi, nei trent'anni d'assenza dell'eroe in viaggio per gli spazi siderali, ha vissuto ed attualmente vive nella stazione.

Nel #44 ("The Age of Gold"), Supreme attiva dopo diversi decenni di silenzio il segnale di chiamata per i suoi compagni dell'A.S.A, Allied  Supermen of America (team di cui facevano parte  alcuni supereroi già noti ai fan Image nostrani: Glory, Super Patriot, Mighty Man e Die Hard), e attende il loro arrivo nella sede segreta, ormai in disuso. Solo in pochi si fanno vivi e per Supreme è tempo di riandare con la memoria  al Capodanno del 1950, causa dello scioglimento del gruppo.
L'intero ricordo del nostro eroe ricalca, nella struttura narrativa, il "Canto di Natale" di Dickens. Secondo la modesta opinione del Vostro amato Smoky Man, si tratta del miglior episodio della serie: è un albo da 10 e Supreme-lode, da leggere e rileggere finché ogni parola, ogni vignetta divenga patrimonio genetico del lettore. Tranquilli tutti gli altri episodi sono "solo" da 10 e lode!!! 

Nel #45 ("Supremium"), Ethan, che agli occhi della gente comune è amico di Supreme, su richiesta di Diana Dane, sceneggiatrice di "Warrior Woman", deve intercedere presso il nostro eroe in favore di Billy Friday. Lo scrittore è desideroso di visitare la Cittadella per raccogliere materiale per una nuova linea di comics. Il tour attraverso le meraviglie contenute nella stazione orbitante cambierà radicalmente la vita, e non in senso metaforico, dell'eccentrico sceneggiatore.
Inoltre retroscena sul supremium e su Sally, la sorella di Ethan, con spericolate incursioni nel mondo dell'arte moderna (che cosa ha in comune Supreme con Picasso e Mondrian? Chi vivrà, leggerà!).
Nel #46 ("The Girl of our Dreams"), Supreme va alla ricerca di Suprema che, durante la sua lunga assenza nello spazio, aveva preso il ruolo di paladino della Terra e, a causa dell'assunzione di questa responsabilità, era caduta vittima di un avversario del Nostro.

Nei  #47-48-49 ("The Finest of all possible Worlds","Just Image","There is a light that never goes out..."), Ethan si reca a Star City per far visita al suo amico di lunga data Taylor Kendall, alias Professor Night (e se Supreme è Superman, Nighty è Batman ) ma lo attende una brutta sorpresa: il  compagno di tante avventure, insieme con la sua partner, Twilight, the Girl Marvel, si trova da quasi tre decenni in uno stato catatonico.
Dopo un'immersione nello Spazio della Mente all'inutile ricerca dell'anima del suo amico, Supreme intuisce che, dietro tutta questa storia, si cela un nemico estremamente pericoloso che credeva morto.
Per affrontarlo e salvare così Night e la sua compagna, chiede aiuto ai suoi amici Alleati, gruppo nato nel 1960 dalle ceneri dell'A.S.A., e insieme scopriranno che a tessere l'intrigo è un avversario ben più potente ed insidioso. Nonostante tutto, unendo le forze, riusciranno ad avere la meglio.
Una speciale menzione merita lo strabiliante inserto-memoria di Rick Veitch nel #49, in uno stile tra la postura supereroica classica di Neal Adams e le inquadrature psichedeliche del Captain Marvel di  Jim Starlin. 

Nel #50 ("A Love Supreme"), Ethan si reca a casa di Diana Dane, per cui ha un debole, per discutere sulla sceneggiatura di un fumetto: la conversazione verterà sulla possibilità per un supereroe di vivere una storia d'amore prendendo come ispirazione gli amori di Supreme.
Nel #51 ("A Roster of Rogues"), Supreme ripensa con nostalgia ai suoi vecchi nemici degli anni '60 dopo che la sede della Dazzle è stata attaccata da un cyborg fan; di ritorno alla Cittadella scoprirà che non tutti i nemici d'un tempo sono solo un ricordo.

PAROLE IN LIBERTA'-BIS
Non pago d'aver rivoluzionato con successo Supreme, il Mago Moore (premio Eisner 1997, ossia gli Oscar del fumetto americano, come miglior sceneggiatore per Supreme e From Hell) ha puntato ancora più in alto, con l'assenso incondizionato dell'amico Rob: resuscitare l'intero universo Extreme!
Ha infatti realizzato una miniserie di 3 numeri, Judgment day, uscita nei mesi estivi  (nel team creativo sono presenti diversi nomi di punta come Gibbons, Platt, Giffen, Sprouse, Starlin, Pollina e lo stesso Liefeld), che nei suoi sviluppi coinvolgerà tutti i titoli della Awesome Entertainment. La vicenda avrà come centro narrativo un processo.
«Ci sarà un supereroe alla sbarra, - ha dichiarato Moore - un supereroe assassinato, i testimoni e la corte saranno anch'essi supereroi, e nel corso del dibattimento ci saranno delle ramificazioni che condurranno direttamente alle origini dell'universo Extreme
«Non solo realizzerò Judgment day - ha continuato - ma sto lavorando a delle note sinottiche  che verranno utilizzate per le serie originate da Judgment day. Titoli come Youngblood e Newmen verranno cambiati, rivisitati e condotti entro la visione complessiva che sto sviluppando. Sapevo che avrei dovuto creare qualcosa che fosse interessante e dinamico e che permettesse diverse possibilità di evoluzione. Qualcosa di simile agli universi fumettistici degli anni '40, '50 e '60. Allora i supereroi erano solo una parte del mercato, c'erano anche fumetti western, umoristici, romantici, di guerra...
Qualunque genere fosse, aveva un posto nel mercato da qualche parte. Penso che questo fosse meglio, perciò ho cercato di creare un Universo fumettistico completamente tridimensionale che permetta tutte queste possibilità.»
Il vostro Smoky Man è in attesa di leggere il numero finale e posso dire che sono piuttosto curioso di vedere come andrà a finire perchè la vicenda è decisamente intrigante, magistralmente orchestrata dalla solita magica scrittura di Mr. Moore!
In conclusione, ispirato dalle illuminanti parole dell'amico Mollica, promotore, come il sottoscritto, dell'estetica dello stupore, posso affermare che Supreme è un fumetto... "bellissimo" (e anche Judgment day promette bene).
Perciò invito tutti i lettori a cercare in tutti i modi di far pubblicare in Italia le imprese dell'eroe Supremo. A tal fine ho meditato alcune strategie direi quasi fulminanti:
1) Ricattare M. M. Lupoi col miraggio di una cura tricologica infallibile affinché la Marvel Italia, che ormai fa man bassa di tutto, compresa l’IMAGinifica concorrenza, dia alle stampe  il Nostro.
2) Organizzare una campagna referendaria sul quesito: "Volete che lo Stato editi a sue spese tutte le storie passate, presenti e future di Alan Moore e che poi spedisca le stesse a domicilio di tutti gli italiani intimandone la lettura o la visione ai maggiori di anni tre?".
3) Costringere Umberto Eco a scrivere un saggio entusiasta, venduto in milioni di copie e mai letto da nessuno, su Supreme. State certi che allora qualche editore rapace pubblicherà le Sue avventure: Eco garantisce!

Cuccurucucu a tutti i lettori ed arrivederci per  le prossime logorroiche discettazioni.
PS: La casa editrice Phoenix ha annunciato, nell'ottica di ampliamento delle proprie proposte, la prossima pubblicazione di Supreme. Conoscendo la svizzera (?!?) puntualità delle uscite della casa di D. Brolli il consiglio è: incrociamo le dita!
Il n.1 di Supreme, edizione Phoenix, l''unico edito dalla casa editrice.

lunedì 12 maggio 2014

Joe Bennett: Supreme e il mondo dei comics

"Re-creation" - firmata di Joe Bennett - della copertina di Supreme N. 41.
Ritornano le fumose interviste e... stavolta su smokyland è la volta di JOE BENNET, fumettista brasiliano - il suo vero nome è infatti Benedito Jose Nascimento - attivo nel mondo dei comics americani fin dagli ann '90 dello scorso millennio, dopo gli esordi su testate nazionali.
BENNET è noto sopratutto per la collaborazione di quegli anni con Alan Moore per il rilancio di Supreme, il personaggio Image creato da Rob Liefeld, evidente "brutta-copia" di Superman, totalmente rivisitato e portato a vette mai raggiunte prima (e neppure dopo, a dire il vero) dallo scrittore di Northampton.
Attualmente Bennet collabora con Marvel e DC e di recente ha prestato le sue matite per raccontare le avventure di Iron Man e Superman.

L'intervista è stata condotta, in portoghese, da Flavio Pessanha durante il mese di marzo 2014.
Traduzione dal portoghese in inglese di Flavia Ferreira.
Tradotta in italiano (dall'inglese) e postata su questo blog con il permesso di Flavio Pessanha, che ringrazio.
L'intervista in Inglese, può essere letta qui.

Alan Moore BR è su Facebook la pagina brasiliana dedicata a Moore: qui.
Joe Bennett... e gli strumenti del mestiere!
AMBr: Joe, hai disegnato le prime storie di Supreme scritte da Alan Moore. Guardando indietro, come giudichi il tuo lavoro?
Joe Bennett: Vorrei poter ritornare indietro nel tempo e rifare tutto. Ma il periodo all’Image limitava il mio stile. Avrei potuto fare qualcosa di meglio come ad esempio l’albo che ho realizzato di recente per Superman [Adventures of Superman N. 8, N.d.T.]: quello avrebbe dovuto essere il mio stile per Supreme.

AMBr: L’Extreme - lo studio di Rob Liefeld all'interno della Image, poi denominato Maximum Press ed infine Awesome Comics - era noto per imporre uno specifico modello di disegno, quello di Liefeld. È corretto?
JB: Sì, in quel periodo era così. Solo quelli che si attenevano a quello stile predominante potevano lavorare per la Image. A me non è mai piaciuto ma avevo bisogno di lavorare. Sono sempre stato un fan del “classici”: Hal Foster, Alex Raymond, John Buscema, Garcia Lopez. È stato un vero tormento per me disegnare in quello stile Image perché ho sempre avuto un buon storytelling ma non c’era spazio per quello: si doveva puntare tutto sul disegno e sulle botte. È stato difficile ma mi sono adattato velocemente e poco dopo sono tornato al mio stile originario.
Copertina variant per Supreme N. 41. Matite di Joe Bennett.
AMBr: Come ti sei trovato a lavorare sulle sceneggiature di Alan Moore? Erano davvero così dettagliate?
JB: Sì, avevano un numero incredibile di dettagli. E dico sempre che avevo il terrore di cambiare anche il minimo elemento perché se diceva che, sullo sfondo [di una vignetta] c’era un cane che attraversava la strada, avevi paura a non disegnarlo… Chi poteva sapere se quel cane nel seguito della sceneggiatura non sarebbe diventato un’entità cosmica [ride]. Ma è stato splendido, è stata una lezione su come scrivere una sceneggiatura.

AMBr: Eri il disegnatore della serie prima che Moore salisse a bordo. Come è stato questo cambio di sceneggiatore?
JB: Ho persino pensato di lasciare... ma no, sono rimasto. E sono stato a diarrea per tre giorni, lo dico sul serio… ero nervoso.
Pagina da Supreme N. 41. Matite di Joe Bennett.
AMBr: Disegnare per Moore ti ha richiesto più tempo? Quanto tempo impiegavi a realizzare un albo?
JB: No, quello che mi prendeva tempo era leggere la sceneggiatura. Per ogni tavola c’erano tre pagine di spiegazione, se non di più. Ma come mio solito ho impiegato una ventina di giorni per albo.

AMBr: Sei stato uno dei pochi disegnatori brasiliani ad aver lavorato con Alan Moore. Quanto credi sia stato importante per la tua carriera?
JB: Penso d’essere stato il solo a lavorare direttamente su una sua sceneggiatura, perché se ricordo bene, la Avatar ha fatto qualcosa ma credo che si trattasse di un adattamento di un suo script cinematografico, illustrato da un Brasiliano. [Riferimento a Fashion Beast, adattamento a fumetti di Antony Johnston - per i disegni di Facundo Percio - di uno script per il cinema scritto da Moore negli anni ’80, N.d.T.]
È stato molto importante per la mia carriera, mi ha dato un curriculum invidiabile e per il fan che è in me è stato come un sogno che diventa realtà. Immagina un chitarrista che si esibisce nei pub che si trova a suonare fianco a fianco con John Lennon. È stato più o meno così…

AMBr: A cosa stai lavorando al momento? Hai qualche tuo progetto personale in arrivo?
JB: Sto lavorando su Iron Man per la Marvel e Solar per la Dynamite. Riguardo progetti personali, mi sono preso una pausa. Non ci sono possibilità per il prossimo futuro e penso che probabilmente non ce ne saranno mai.
Copertina per Supreme N. 42. Matite di Joe Bennett.
AMBr: Che ne pensi della critica di Moore sui comics mainstream e sulla sua affermazione che i lettori sono diventati dipendenti da un modello immaturo di fumetto?
JB: Ci metto la firma. Penso che i comics siano allo stremo perché contrariamente al passato in cui venivano creati per qualsiasi tipo di pubblico, oggi vengono fatti solo per vedere se si riesce a farne un film o qualcos’altro. Non leggo fumetti da circa vent’anni perché non voglio arrabbiarmi. Amo il mio lavoro ma non sono obbligato a leggere le cose nuove che vengono pubblicate. Penso che siano tutte davvero ridicole.

AMBr: Il fumetto è un mezzo espressivo economico: puoi realizzare delle storie a fumetti con dei costi davvero contenuti. Fare cinema costa una fortuna e per fare grandi incassi si lavora a pellicole che accontentino “grandi e piccini”. È un male che i fumetti siano realizzati nello stesso modo per essere compatibili con i film?
JB: Sì, penso sia terribile. Al giorno d’oggi non avremmo mai visto la DC Comics pubblicare un fumetto come Swamp Thing di Moore. Non puntano più su fumetti di quel tipo perché tutto è così superficiale in modo da poter essere facilmente adattato per il cinema e la televisione. È davvero una bella merda, ecco che cos’è.

AMBr: Prima degli anni ’80 i comic vendevano mezzo milione a numero, oggi una serie che vende 50 mila copie è considerate un successo. Che cosa è successo?
JB: L’industria dei comics si è avvitata su sé stessa perché non si è evoluta come hanno fatto altri media. È piuttosto comune vedere folle di persone che sono fan di Iron Man ma non hanno mai letto nessun fumetto su di lui o di altri supereroi.
Pagina da Supreme N. 42. Matite di Joe Bennett.
AMBr: Qual è, secondo Joe Bennett, il futuro dei comics? In quale direzione si evolveranno?
JB: A essere onesto, non lo so. Migrare verso il digitale è la via d’uscita per molte case editrice. Riguardo la produzione dei fumetti, rimarrà ancora su carta e inchiostro… fino a che un giorno tutto verrà fatto al computer, sulle Cintiqs del mondo. Ma allora io sarò già in pensione [risate].

AMBr: E il Fumetto in Brasile? Ti piacerebbe fare qualcosa specificatamente per il nostro mercato?
JB: Ovviamente sì. Ho qualcosa in mente e sarebbe anche qualcosa di piuttosto buono. Ma non c’era un’industria prima e non ce n’è una ora quando gli ultimi che se ne stanno andando stanno anche spegnendo le luci.
Pagina da Supreme N. 43. Matite di Joe Bennett.
AMBr: Considerando la tua carriera ormai ventennale: qual è il tuo lavoro preferito? E qual è invece il tuo sogno più grande?
JB: A parte quello che ho fatto con Moore, quello che devo ancora fare è… il mio fumetto preferito. Mi piacerebbe disegnare di nuovo Superman… ne ho disegnato solo un albo e mi sono divertito molto a farlo. E se a scriverlo fosse Warren Ellis sarebbe davvero una figata!

AMBr: Per concludere, quali fumetti raccomanderesti ai lettori?
JB: Tutti quello di Moore e di Gaiman. Tutti quelli di Miller prima di Sin City, tolto il materiale recente: dimenticatevene perché è tutta spazzatura.

AMBr: Grazie mille, Joe Bennett.

Un ringraziamento speciale a Joe Bennett per l'intervista e per la splendida, iconica opera d'arte che apre questo post. L'illustrazione si basa sulla copertina di Supreme N. 41 [che a sua volte cita una classica cover di Superman, N.d.T.], pubblicato nell'Agosto 1996: l'inizio del ciclo firmato Alan Moore. [AMBr]
Le interviste precedenti:

giovedì 7 febbraio 2013

recensioni in 4 parole [2]

Attenti al supereroe cattivo!
Tuta Teschio e altre storie a caso
Fatali misteri dello sport.
Dylan Dog N.317: L'impostore
Giochi tra gemelli diversi.
Quando torna Moore? Quando?
*********

Abbiamo detto 4 parole su:
Satan's Soldier
di Tom Scioli.
Formato: webcomic
Anno di pubblicazione: 2012
Per qualche parola in più: QUI.  

Tuta Teschio e altre storie a caso
di Ratigher
Editore: The Milan Review/TCBF
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2012

Per qualche parola in più: QUI. 

Dylan Dog N.317: L'impostore
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Nicola Mari
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 2,90
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI.

Supreme N. 67
Autori: Erik Larsen (testi), Erik Larsen & Cory Hamscher (disegni)
Editore: Image Comics
Prezzo: $3.99
Anno di pubblicazione: 2012
Per qualche parola in più: QUI.

domenica 2 dicembre 2012

(le mie) apparizioni mooriane

Quando meno te l'aspetti... ecco che Lui appare! :)
Nei mesi scorsi ho avuto il piacere (mentre lavoravo a 2020 Visions) di contribuire con qualche "tocco fumoso" a due tomi firmati Moore, da qualche tempo (credo) disponibili in fumetteria e libreria. Si tratta della nuova edizione italiana, targata ReNoir, della prima raccolta delle avventure di Supreme (originariamente proposta per il mercato americano da Checker Book Publishing) e del tomo Alan Moore: Storyteller (di cui avevo parlato tempo fa), biografia dello scrittore britannico - ricchissima di materiali iconografici e rarità varie - curata da Gary Spencer Millidge, edita da RW/Lineachiara.

In prima battuta, sfogliando il libro di Supreme, si nota una qualità migliore della resa di stampa, rispetto alle precedenti edizioni (sia americane che italiane) che, non potendo utilizzare i materiali originali ma solo delle scansioni dagli albi (gli unici materiali disponibili, parrebbe) avevano suscitato, in passato, non poche polemiche. L'edizione ReNoir, grazie a un evidente lavoro di "enhancement" digitale e ad una felice decisione di riduzione del formato rispetto alla versione Checker, riesce a realizzare un libro che si lascia leggere senza "infastidire" più di tanto l'occhio del lettore. Da segnalare anche l'inserimento delle copertine degli albi originali. 
Per questo libro ho curato i testi utilizzati nelle bandelle e in quarta. Non un gran lavoro, più che altro un esercizio di sintesi, ma personalmente un piccolo cerchio che si chiude, considerando che il primo articolo che scrissi sulla fanzine Clark’s Bar era dedicato proprio al rilancio di Supreme operato da Moore.
Bandelle e quarta. Illustrazioni di Alex Ross. Direi che sono in buona compagnia, no?
Riguardo Storyteller (volume imprescindibile - senza se e senza ma - per qualsiasi appassionato di Moore), ho invece dato una rapida lettura in anteprima ad una manciata di capitoli, segnalando qualche refuso e suggerendo qualche variazione da apportare. Non una vera e propria operazione di correzione di bozze o di supervisione, tutt'altro, ma un estemporaneo contributo alla riuscita della complessa lavorazione dell'edizione italiana della biografia curata da Millidge.
Sempre piu... Moore!
E devo dirlo, non capita tutti i giorni di essere ringraziati per DUE volte nello stesso libro!
 
Fumosi ringraziamenti.
Ehmmm... scusandomi per questo momento di egocentrismo, ringrazio i pazienti lettori di questo post. 
E sopratutto Andrea Rivi che mi ha coinvolto in queste mie... apparizioni mooriane.

lunedì 1 ottobre 2012

Topino Supremino: quando Moore faceva il verso a Miller

Testi: Alan Moore. Disegni: Kevin O'Neill.
Sopra, una tavola, magistralmente illustrata da Kevin O'Neill, tratta dalla fulminante storia breve (di otto tavole) scritta da Alan Moore e pubblicata in appendice a Supreme n. 52A. Si tratta di un passaggio della storia, dall'esilarante titolo What a Friend We Have in Cheeses! (con ovvio rimando all'inno religioso cristiano, in più occasioni adattato e/o modificato), datata 1998, che vede protagonista Topino Supremino (eccellente adattamento operato da Daniele Brolli del nome Squeak The Supremouse su Supreme N.1, primo e unico albo della serie edito dalla Phoenix nel lontano 1998). 
In questa short, Topino incontra diverse, precedenti incarnazioni di Supreme, compresa quella presente nella tavola in questione, grim and gritty, datata fine '80/primi '90 che rimanda, senza se e senza ma, al Marv creato da Frank Miller nel primo ciclo di Sin City

"Senti: la vita E' il gioco."
"Noi giochiamo."
"Non abbiamo altra scelta."
"E' quello che facciamo." 
Questo dice Supreme-Marv nella prima vignetta, rivolgendosi a un ammutolito Topino che rimarrà tale per tutta la pagina tranne lasciarsi andare a un "verso di resa" in chiusura.
Un divertito compendio in una tavola e una sottile "critica" di Moore verso l'epoca oscura dei comics, in parte figlia del dopo Watchmen e del post Cavaliere Oscuro.

Per gli amanti di Moore segnalo inoltre la formidabile impresa di Tim Callahan, impegnato in un ciclo annuale di riletture di opere firmate dal Bardo di Northampton: potete leggerle, in Inglese, QUI.

PS.: Sì, i gentlemen mi chiaman "smokey". Albo firmato durante l'edizione 2009 di FumetTerni.

venerdì 27 luglio 2012

lost in comics

In perenne ritardo. O forse, meglio, in affanno. Su tutto, probabilmente. Figuriamoci sui fumetti.

Mentre procedo lentamente con la lavorazione di un nuovo tomo previsto in uscita entro l'anno (maggiori dettagli prossimamente, sorry), qualche altro progetto si affaccia timidamente sul futuro: non mi sbilancerei nell'immaginare scenari concreti. Sarà l'estate che con l'afa fa evaporare energie ed entusiasmi più facilmente del solito. O forse è solo "colpa " di questo preciso momento in cui scrivo. O della profezia Maya che allunga la sua apocalittica ombra. Chissà... 

Leggo - sì, leggo - moltissimi fumetti e molte cose sul Fumetto. In gran velocità ma è un'attività pressoché "automatica" e di routine. Qualcuno, probabilmente, azzarderebbe il termine "dipendenza". Ma non mi troverebbe d'accordo. Per nulla.   
Copertina di Lilith N. 8. Disegni di Luca Enoch.
Leggo qualche fumetto italiano di ampia tiratura. Bonelli. Autori che stimo e conosco personalmente. L'ultimo Lilith di Luca Enoch, il N. 8, mi ha lasciato un po' "perplesso". Sarà che ho faticato a stare dietro a tutta la necessaria sovrastruttura di Storia giapponese, ma la trama generale, il "cuore" (per me, ovviamente) sci-fi della serie mi è sembrato procedere a rilento, troppo. Sarà colpa mia, nonostante i magistrali disegni di Enoch, ma mi sono sentito come "costretto" in un gorgo storico che non m'intrigava, a differenza degli episodi precedenti.
Saguaro N.1 lo attendevo con curiosità. Forse le mie aspettative erano "altre" e frutto di una distorta percezione. Dopotutto la serie era stata annunciata come una proposta nel solco della tradizione bonelliana e della visione dell'Avventura proposta da decenni, con straordinario successo, dall'editore milanese. L'albo è di certo ben scritto (Bruno Enna è stato il motivo fondamentale dell'acquisto e dell'interesse per la serie), i disegni di buona fattura, la trama ha il suo ritmo ma... non sono riuscito a togliermi di dosso una fastidiosa sensazione di déjà vu. In questi giorni credo sia in arrivo, o è già disponibile, nelle edicole il N.3. Ho "perso" il N.2 a cui volevo concedere una prova d'appello. Alla fine il N.1 l'ho regalato ad un amico, lettore di manga, appassionato di videogiochi. Un esperimento, direi...  Qualche giorno dopo, l'ho re-incontrato: "Beh, come ti è sembrato Saguaro?" Ha risposto: "Una figata! Bello, bello. Mi è piaciuto proprio. Sembra una specie di Tex moderno..." E io: "Allora se recuperi gli altri numeri poi me li passi, ok?". E ho aggiunto, con una malcelata nota di perplessità nella voce: "Ma tu... leggi Tex?" E lui: "Ogni tanto, quelli di mio padre..." Ah!
Un altro amico, in conclusione a una lunga chiacchierata sui massimi sistemi - scrittura seriale, cosplaying, film sui supereroi, fumetti, tra cui Saguaro - alla fine ha chiosato: "Che poi noi - io e te, dico - non siamo certo il "pubblico target". O qualcosa del genere. Ah-bis! "Noi cerchiamo di stare attenti ai meccanismi narrativi, cerchiamo di vedere se la storia "torna", se ci sono buchi nella sceneggiatura, se la "sospensione dell'incredulità" è efficace... ma se c'è gente che va al cinema e non memorizza il nome del regista, pensa un po' per i fumetti!!!" "E' vero", replico divertito: "che stupido! Dimenticavo: i fumetti si scrivono e disegnano da soli... puff! Forse però pure certi film... e si vede!" Ah-ter! :)
Tavola da X-O Manowar N. 1. Disegni di Cary Nord.
Sul fronte in lingua inglese invece, gli "albetti" sembrano regalarmi qualche emozione in più. Sarà anche il fatto che meno pagine riducono la possibilità e portata di delusioni... saranno i colori... la lingua "esotica"...
Intrigante il rilancio di X-O Manowar da parte della nuova Valiant, anche se due albi sono pochi per giudicare e non accade poi granché rispetto alla originale incarnazione del personaggio proposta nel... secolo scorso. Eppure la scrittura di Robert Venditti mi pare azzeccata così pure i disegni, per nulla chiassosi ma funzionali, di Cary Nord arricchito dai calzanti inchiostri del "nostro" Stefano Gaudiano.
Ma è sul versante Image (che quest'anno festeggia il ventennale della fondazione!) che le cose sembrano più interessanti. Da diverso tempo la casa editrice della grande "I" sforna proposte originali e di qualità, e sotto l'intelligente direzione del publisher Eric Stephenson ha anche attirato nomi di primissimo piano (non ultimo Grant Morrison e il suo imminente Happy!). Ebbene, targato Image, mi sto godendo il ritorno di Supreme che, dopo anni di attesa, ha finalmente visto concretizzarsi su carta l'ultima storia scritta da Alan Moore (il N. 63 e finale della sua acclamata run degli anni '90) ed è ora affidato alle redini creative dello scoppiettante Erik Larsen. I disegni di Larsen & Cory Hamscher non sono eccelsi (Sprouse era meglio) ma neppure orridi, la scrittura meno "cerebrale e consapevole" di quella di Moore, punta tutto sul divertimento e sul ritmo (nei N.64 e 65, praticamente il cast di Moore è spazzato via...): credo che resterò a bordo ancora per qualche numero, come minimo, per vedere dove si va a finire.
Tavola da Supreme N. 63.
Ma le vere gemme sono due: Fatale e Saga.
Con Fatale il rodatissimo duo, Ed Brubaker & Sean Phillips, confeziona un piccolo gioiello combinando alla perfezione noir e horror in un mix irresistibile. I primi cinque albi che compongo la storyline Death chases me sono una lettura davvero rigenerante.
Su Saga, di cui ho parlato qualche post fa, non spendo alcuna parola ma vi rimando all'ottima analisi firmata Evil Monkey: qui!

Sull'eccellente Conversazioni sul Fumetto, che seguo regolarmente, m'imbatto in due ottime disquisizioni (qui e qua) su Neonomicon: vorrei intervenire e dire qualcosa di sensato, ma... tempus fugit. Ahimé!

Intanto, in quel di San Diego, Neil Gaiman annuncia che ritornerà a scrivere Sandman: ma, per me la vera notizia è che sarà quel mago di JH Williams III a disegnarla!
E... l'italiano Francesco Francavilla vince l'Eisner 2012 come "Best Cover Artist": mica pinzillacchere! Complimentissimi al grande Francesco!

Nel frattempo la notte, mentre aspetto il momento propizio per leggere tutto d'un fiato Century, mi capita di sfogliare e rileggere (col sorriso sulle labbra) le mirabolanti e avanguardiste avventure della indimenticabile Fondazione Babele (di Semerano e Nizzoli), nell'ottima edizione in grande formato edita, qualche anno fa, da Black Velvet. E mi riprometto (ancora!) di scrivere un post dedicato alla seminale rivista Cyborg: prima o poi accadrà, lo so!
Copertina Cyborg N.1. Disegni di Davide Fabbri.
Alla fin fine... I just try to do my thing. 

Ah... notiziola: il "mio" Ministero dello Spazio è candidato al Premio Boscarato nella categoria "Miglior Fumetto Straniero": son soddisfazioni, piccole ma lo sono!

giovedì 9 febbraio 2012