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giovedì 2 aprile 2020

Once we were young... SUPREME 1997

Qualche annetto, nel 1997, giusto lo scorso millennio, firmavo un corposo articolo sul SUPREME di Alan Moore. Il pezzo apparve sul n.1 di Clark's Bar, fanzine cartacea a rigorosa circolazione locale (direi pochi quartieri della mia città) e dalla vertiginosa tiratura, in "eccellenti" fotocopie, di (credo, ma potrei sbagliarmi per eccesso) 150 esemplari.
Ho avventurosamente riesumato l'articolo dal mio hard-disk e, con minimi ritocchi e correzioni, lo presento integralmente a seguire. Devo confessare che pur con qualche eccesso un po' gonzo mi pare funzioni tutt'ora e contenga informazioni interessanti.
Se non avete di meglio da fare e siete su questi lidi, beh... buona lettura!

GIVE US MOORE SUPREME STORIES!!!
Chiacchiere fumose su Supreme, l'ultima fatica di Alan Moore (e mooolto altro ancora!)      
di Smoky Man

PAROLE IN LIBERTÀ
Ancora una volta Mr. Alan Moore non delude.
Seppur ultimamente non si risparmi affatto, neanche  fosse impegnato in una sfida all'ultima goccia d'inchiostro con quell'altro sputa-scritti di Garth Ennis, con SUPREME confeziona l'ennesimo capolavoro.
Per chi ama il buon fumetto non resta che gioire perché ci sono ancora in giro Scrittori e non soltanto scribacchini: c'è una Storia che deve prendere forma e deve essere raccontata.
E Mr. Moore sa raccontare.
Mr. Moore non delude mai!
Probabilmente è del tutto inutile  e scontato a  questo punto, e  anche un piccolo insulto alla Vostra intuizione, ma ci sono dichiarazioni che  hanno il diritto d'essere urlate in suono 3-D, non potendo restare indirette e velate:
(rullo di tamburi, please) l'umilmente Vostro Smoky Man è un  fan spolmonato (a furia di sigarette!) del Divino Moore e non gli sarà mai abbastanza riconoscente per le indelebili emozioni regalategli con i vari WATCHMEN, THE SAGA OF SWAMP THING, A SMALL KILLING, V FOR VENDETTA, THE KILLING JOKE, FROM HELL, 1963, WILD C.A.T.S e decine di altre meravigliose visioni su carta.
Da qui  in avanti non aspettatevi quindi un parere posato e neutro ma striscioni grandi come un lenzuolo e urrà a gogò.
Dopotutto chi altri se non il Genio del Fumetto in persona poteva rivitalizzare un personaggio privo di qualunque spessore quale Supreme? Per chi non lo sapesse, e dovreste essere in molti, Supreme è sostanzialmente il Superman dell'universo Extreme, creato da quella simpatica canaglia di Rob Liefeld. Il buon Rob, cofondatore della casa editrice Image, ultimamente non se la passa troppo bene: dopo essere stato spinto a dare le dimissioni dalla Image perché pare non pagasse i suoi  collaboratori, è giunta anche la rottura della collaborazione con la Marvel, per cui curava le testate Avengers e Captain America, a  causa di scarse vendite. Le avversità non l'hanno però spaventato, così ha trasferito i suoi personaggi alla Maximum Press (ribattezzata poi Awesome Entertainment), sua altra etichetta parallela, con la quale medita bellicosi propositi di rivincita. In una lunga intervista al Comics Journal in cui raccontava la sua versione dei fatti, Rob puntava il dito contro l'ex socio Todd McFarlane che, a suo dire, non solo avrebbe forzato la situazione affinché lo cacciassero, ma avrebbe perso il senso della realtà sentendosi quasi un dio e starebbe attendendo i risultati del film su Spawn per dare la scalata alla Image, diventarne unico padrone per poi rivenderla a qualcuno, ad esempio i tipi della Mattel, e con i soldi incassati realizzare il vero obiettivo della sua vita: acquistare un team di hockey!!! Insomma uno scenario da complotto alla X-files con l'altro, McFarlane, che si difende rispondendo che è già tutto scritto nel nome Liefeld, che suona come "lie" "field", ossia "campo di bugie". Viva la classe!!! 
Lasciando stare i pettegolezzi (ahi!, che lingua biforcuta che ho!), il buon Rob ha affidato Supreme, a partire dal numero 41 della serie regolare (spiegatemi come ha fatto ad arrivare al numero 40!), alle mani sapienti di Alan Moore (ma lo pagherà???) scommettendo quindi su un cavallo stra-vincente e confidando in tal modo di riguadagnarsi i favori dei lettori e le attenzioni della critica del settore da sempre non troppo benevola nei suoi confronti. E non si è certo pentito. Anzi.
Fin dal primo numero, il Grande Alan  mostra che il tocco è sempre quello del fuoriclasse regalandoci una storia piena di guizzi e invenzioni, ponendo le basi in poche pagine per un rinnovamento totale del personaggio.
Con questo albo d'esordio, il guru di Northampton (è qui che il Grande Affabulatore ha avuto i natali più di quarant'anni fa; col tempo è cresciuto a due metri d'altezza, ha messo su una bella zazzera fluente da eterno fricchettone, una roboante voce da orco e soprattutto ha forgiato quello sguardo tenebroso e un po' diabolico che ci scruta dalla foto, una delle poche in circolazione, in quarta di copertina del volume di Watchmen), ottiene lo stesso effetto raggiunto col suo primo numero, il 21, di Swamp Thing, l'epocale "The anatomy lesson".
Stesso obiettivo ma differente strategia per raggiungerlo. Infatti, se con Swampy aveva proceduto uccidendo letteralmente il personaggio, e la sua stessa idea di base, negandogli  qualunque speranza di ritrovare l'umanità perduta perché non vi era rimasta più alcuna umanità in lui, ma solo un'imitazione di essa (leggetevi l'albo se sono stato poco chiaro: vorrebbe dire che non l'avete ancora fatto, miscredenti!!!), con Supreme il character viene fatto rinascere riconducendolo al suo status naturale e al suo riferimento originario, ossia alla icona Superman, ridonandogli quella super-umanità che probabilmente non aveva mai pienamente avuto.
Tavola di apertura di Supreme n. 41. Disegni di Joe Bennett.
Per fare di Supreme un Superman (e dopo la cura Moore, Supreme è più Superman di Superman stesso. Dopotutto, chi è quel tizio bluastro con quel nuovo costume? Non è certo l'Uomo d'Acciaio, al più un suo cugino alla lontana!), Mr. Alan ricrea intorno al character un passato autentico e credibile fin dagli anni '20, tessendo una tela di relazioni e intrecci che rende Supreme un eroe con alle spalle mille battaglie e allori, rispettato nella comunità dei supereroi e con i giusti meriti per essere chiamato "l'eroe più potente della Terra".
È fondamentale in questa costruzione del passato di Supreme, l'uso magistrale che Moore fa della tecnica del flashback. Infatti ogni numero di Supreme è giocato su due piani temporali: il presente dell'eroe e le sue vicende passate. Il flusso dei ricordi si  stacca dalla narrazione corrente (resa con segno moderno ed elegante sia da Joe Bennett, autore dei primi numeri del nuovo corso, sia dall'attuale disegnatore Mark Pajarillo ed in attesa dell'annunciato arrivo dello straordinario Chris Sprouse col #53) tramite le eccezionali tavole di Rick Veitch, già autore di Swamp Thing e di alcune opere revisionistiche sui supereroi (come gli irriverenti e corrosivi The One e Bratpack, editi in Italia dall'inossidabile D. Brolli), realizzate in uno stile volutamente datato e per questo assolutamente irresistibili.
In questi flashback, in realtà storie dentro la storia stessa, Mr. Alan Moore ricostruisce non solo le memorie di Supreme regalandogli avversari, compagni, amicizie ma fa di più, molto di più: ricostruisce per i lettori il percorso stesso del medium supereroistico attraverso la Golden Age e la Silver Age donandoci quel bizzarro, autentico "sense of wonder" che non abbiamo potuto conoscere per motivi anagrafici. Ci viene così mostrato, con un po' di nostalgia, un mondo perduto, scanzonato e ingenuo; un mondo che, sia ben chiaro, fa parte del passato: Supreme è un fumetto degli anni '90, un fumetto che però può esibire come certificato di nobiltà un attaccamento ispirato ai classici e la memoria rispettosa dei grandi Autori.
Copertina di Dave Gibbons il primo numero di 1963.
Per capire meglio l'approccio che Mr.Moore utilizza nella ricostruzione di Supreme è illuminante un'intervista datata 1993 (contenuta in uno splendido libro: COMIC BOOK REBELS, Conversation with the Creators of the New Comics curato da S. Wiater e S. Bissette), anno che segna il suo ritorno al genere superoistico con la realizzazione per la Image di 1963, opera di cui Supreme è palesemente debitore. 1963 è una miniserie di sei numeri, inedita in Italia, in cui viene delineato un pantheon di supereroi in puro stile anni '60 e dove il tentativo, del tutto riuscito, di ricreare l'atmosfera del periodo non si ferma al ritmo lieve e fantasioso delle storie e allo stile dei disegni (con i vari Gibbons, Veitch, Bissette, Totleben e Valentino), ma si spinge fino ai limiti della ricerca filologica con l'uso di una carta analoga agli albi del tempo, l'inserimento di esilaranti false pubblicità e lettere di pseudo-lettori. Nel corso dell'intervista, alla richiesta di spiegazioni circa il suo ritorno con 1963 ai supereroi, Moore rispondeva: «... è un insieme di cose, non ultime le considerazioni economiche... Sebbene la mia estetica sia differente dalla loro ammiro quello che i tipi della Image hanno fatto. Hanno scosso dalle fondamenta l'intera industria del fumetto e credo l'abbiano fatto rendendola migliore. Ma quando si sono rivolti a me, non sapevo affatto se fossi interessato a fare ancora supereroi...Nonostante abbia detto che i soldi siano un fatto da tener presente, non ho mai fatto nulla esclusivamente per denaro e se un progetto non mi è gradito, semplicemente non lo faccio. Inoltre c'era il problema che mi ero stancato dei supereroi postmoderni che erano seguiti dopo Watchmen e Miracleman. Mi sembrava che i fumetti postmoderni fossero come guardarsi in uno specchio distorto ad una fiera, quando vedi quelle immagini grottesche e pensi, "Mio Dio, sono io!". Ecco cosa provavo leggendo alcuni di quei fumetti: notavo elementi stilistici presi dai miei lavori e usati, il più delle volte, come scusa per mostrare una sessualità pruriginosa e violenza gratuita... "Dio, volevo che i fumetti fossero un posto migliore da visitare"... Non c'era traccia del divertimento, della freschezza, della magia che ricordavo negli albi della mia gioventù... Per me, l'elemento più importante era il mondo di immaginazione che i fumetti erano in grado di spalancare. Non era il fatto che Superman potesse distruggere pianeti interi, ma che avesse una Fortezza della Solitudine, e possedesse una città in bottiglia, e che potesse andare avanti ed indietro nel tempo e restare coinvolto in strani paradossi temporali, e che il suo pianeta d'origine avesse un vulcano d'oro ed una montagna di gioielli. Erano queste idee meravigliose e fantastiche che permettevano alla mia mente di viaggiare in tutti quei posti incredibili...erano gli splendidi concetti, non i muscoli dei supereroi a darmi la carica. Ma quando penso ai fumetti postmoderni, non vedo alcun "sense of wonder"...Se devo indicare il fattore più significativo che ha contribuito a forgiare il mio codice morale da bambino, devo dire che non è stata la scuola, non è stata la chiesa. E' stato Superman. Superman aveva un etica ..non era molto sofisticata, si può più o meno riassumere con: "Non mentire. Non uccidere nessuno. Cerca di aiutare il prossimo se è nei guai". È un po' ingenuo e semplificato, ma come codice base di moralità funzionerà fino a che si è cresciuti e si può entrare in distinzioni più sottili... Ora mi chiedo, in un mondo di Punitori e Wolverines, che cosa imparano i ragazzi? Questo mi preoccupa! C'è del nichilismo nel fumetto attuale... Ecco perché ho deciso che poteva essere divertente cercare di ricreare una età del fumetto più innocente, tornando indietro al 1963, che mi sembrava una buon anno, realizzando una linea di fumetti immaginari, come sarebbe stata in quegli anni, con  tutta quell'innocenza e quell'ingenuità intatta!
Ho anche creato i fumetti in un modo che fosse consistente col modo in cui venivano realizzati prima: invece di fare una sceneggiatura dettagliata, scrivevo solo una descrizione del plot e della tavola per l'artista che avrebbe disegnato le pagine, e poi aggiungevo i dialoghi... Fare 1963 è stato un gran bel divertimento per me... e mi ha riportato indietro alle ragioni per cui ho iniziato ad occuparmi di fumetti...»
Tavola da Supreme n. 42. Disegni di Joe Bennett.
Ecco che, con Supreme, Moore porta queste considerazioni (e l'amore dichiarato per Superman) oltre, cercando di erigere una Modern Golden Age in cui la fantasia si dispieghi libera di stupire conservando sempre un senso etico, senza deragliare negli abusati stilemi del pulp, del neo-gotico, del vertigheggiante ad ogni costo.
E in Supreme infatti, vediamo come convivano tante idee, tanti spunti di sapore anche diverso: nozioni tratte da libri di fisica e astronomia, trasvolate nel mondo dell'arte, un pizzico di psicoanalisi, uno sguardo critico e divertito alla realtà del mondo dei comics, la passione per i vecchi albi e l'amore immutato per il mondo variopinto e rumoroso degli eroi in calzamaglia. Mr. Moore dirige il tutto con sapienza lasciando che la storia vada leggera, smorzandone le curve e lasciando che sia la spettacolarità della fantasia a fare strada, costruendo in poche battute la personalità dei personaggi e la loro morale, dosando il bizzarro e l'orrido, il divertissement e la denuncia sociale come un esperto alchimista della parola. Tutte queste tematiche hanno una chiara spiegazione in quanto Moore dichiarava nel 1995 a Fumo di China nell'Annuario del fumetto: «... leggo circa 4 romanzi o 4 libri in genere a settimana...il mio cervello è come una spugna impregnata di idee in cui, da quando avevo 25 anni, ho cominciato a mettere dentro di tutto. E continuo tuttora a farlo...là in testa abbiamo un sacco di spazio: l'importante è creare collegamenti, riempirsi la testa del più alto numero di roba possibile, anche se inutile,  ficcarcela dentro...»
Ecco un consiglio che molti scrittori o aspiranti tali dovrebbero seguire!

Inizialmente il Nostro Autore aveva firmato un contratto per 12 numeri ma questo è stato recentemente prolungato, per la gioia mia e di migliaia di fan, per almeno un altro anno: lunga vita a Supreme!!!

LA STORIA SUPREMA: PAROLA DI MOORE
Attenzione: verranno svelati particolari sulle vicende narrate. I lettori sensibili che odiano le rivelazioni possono non leggere. Chi invece dispera di vedere in Italia in tempi brevi questo capolavoro, può cominciare a farsi venire l'acquolina in bocca leggendo il seguente veloce (?) resoconto. Parola di Smoky Man.
Nel #41 ("The Land of Thousand Supremes"), dedicato alla memoria di Curt Swan, disegnatore storico di Superman negli anni '60, scomparso nel 1996, Supreme crede d'aver fatto finalmente ritorno sulla vera Terra, dopo aver vagato a lungo per il cosmo. Ma la speranza dura poco. Infatti, la Terra si trova in uno strano stato di fluttuazione attraverso lo spazio-tempo e il Nostro viene improvvisamente attaccato da un gruppo di super-esseri con le fattezze di sue versioni alternative. A questo punto è inevitabile lo scontro di rito, con  Supreme che viene messo k.o. dall'intervento di una sua versione topesca (!). In realtà, il gruppo di Supremes alternativi aveva buone intenzioni: condurre Supreme alla Supremazia affinché venisse compiuta la Revisione prima che lo stato di fluttuazione della Terra cessasse. Deciso a seguirli attraverso un portale dimensionale, Supreme giunge nella Supremazia ,un luogo-non-luogo dove vivono tutte le precedenti versioni di Supreme.
In una sarabanda  di apparizioni di bizzarri Supremes e di spiegazioni al limite del paradosso temporale, l'eroe decide di accettare la responsabilità di "nuovo Supreme", una "nuova" Suprema Incarnazione per una "nuova" Terra consolidata dopo le perturbazioni dello spazio-tempo.
Vediamo così l'eroe attraversare un altro portale e materializzarsi, in abiti normali e un po' spaesato, proprio mentre esce dal ripostiglio delle scope (!) della Dazzle Comics dove Ethan Crane, alter-ego di Supreme, lavora come disegnatore (!) di un fumetto chiamato Omniman (!) scritto da Bill Friday, eccentrico scrittore inglese (!).

Nel #42 ("Secrets Origins"), inizia per Ethan Crane la ricerca delle proprie memorie, eventi passati che si sono realizzati nel continuum del Supreme "rivisitato" nel momento in cui ha fatto ritorno nella realtà dalla Supremazia. Per questo motivo, Ethan si reca a Littlehaven. Assistiamo così ad un flashback che svela le sue origini  e all' incontro con l'ormai settantenne Judy Jordan, sua fiamma di gioventù; segue un altro flashback che  mostra uno scontro con Darius Dax, la sua nemesi  primaria, e l'intervento della Lega dell'Infinito, un gruppo veramente strampalato di supereroi provenienti da varie epoche con l'apparizione straordinaria di un tipo semi-invulnerabile proveniente dall'antica Grecia (indovinate chi è? Mica voglio rovinarvi tutte le sorprese!).
Il  #43 ("Obscured by Clouds")  è incentrato sulle vicende della Cittadella Suprema, la base orbitante di Supreme da lui stesso costruita nel 1939, si dipana attraverso uno splendido flashback  (qualcuno è entrato nella Cittadella e sfida Supreme a scoprirne l'identità) per concludersi svelando la sconvolgente verità su chi, nei trent'anni d'assenza dell'eroe in viaggio per gli spazi siderali, ha vissuto ed attualmente vive nella stazione.

Nel #44 ("The Age of Gold"), Supreme attiva dopo diversi decenni di silenzio il segnale di chiamata per i suoi compagni dell'A.S.A, Allied  Supermen of America (team di cui facevano parte  alcuni supereroi già noti ai fan Image nostrani: Glory, Super Patriot, Mighty Man e Die Hard), e attende il loro arrivo nella sede segreta, ormai in disuso. Solo in pochi si fanno vivi e per Supreme è tempo di riandare con la memoria  al Capodanno del 1950, causa dello scioglimento del gruppo.
L'intero ricordo del nostro eroe ricalca, nella struttura narrativa, il "Canto di Natale" di Dickens. Secondo la modesta opinione del Vostro amato Smoky Man, si tratta del miglior episodio della serie: è un albo da 10 e Supreme-lode, da leggere e rileggere finché ogni parola, ogni vignetta divenga patrimonio genetico del lettore. Tranquilli tutti gli altri episodi sono "solo" da 10 e lode!!! 

Nel #45 ("Supremium"), Ethan, che agli occhi della gente comune è amico di Supreme, su richiesta di Diana Dane, sceneggiatrice di "Warrior Woman", deve intercedere presso il nostro eroe in favore di Billy Friday. Lo scrittore è desideroso di visitare la Cittadella per raccogliere materiale per una nuova linea di comics. Il tour attraverso le meraviglie contenute nella stazione orbitante cambierà radicalmente la vita, e non in senso metaforico, dell'eccentrico sceneggiatore.
Inoltre retroscena sul supremium e su Sally, la sorella di Ethan, con spericolate incursioni nel mondo dell'arte moderna (che cosa ha in comune Supreme con Picasso e Mondrian? Chi vivrà, leggerà!).
Nel #46 ("The Girl of our Dreams"), Supreme va alla ricerca di Suprema che, durante la sua lunga assenza nello spazio, aveva preso il ruolo di paladino della Terra e, a causa dell'assunzione di questa responsabilità, era caduta vittima di un avversario del Nostro.

Nei  #47-48-49 ("The Finest of all possible Worlds","Just Image","There is a light that never goes out..."), Ethan si reca a Star City per far visita al suo amico di lunga data Taylor Kendall, alias Professor Night (e se Supreme è Superman, Nighty è Batman ) ma lo attende una brutta sorpresa: il  compagno di tante avventure, insieme con la sua partner, Twilight, the Girl Marvel, si trova da quasi tre decenni in uno stato catatonico.
Dopo un'immersione nello Spazio della Mente all'inutile ricerca dell'anima del suo amico, Supreme intuisce che, dietro tutta questa storia, si cela un nemico estremamente pericoloso che credeva morto.
Per affrontarlo e salvare così Night e la sua compagna, chiede aiuto ai suoi amici Alleati, gruppo nato nel 1960 dalle ceneri dell'A.S.A., e insieme scopriranno che a tessere l'intrigo è un avversario ben più potente ed insidioso. Nonostante tutto, unendo le forze, riusciranno ad avere la meglio.
Una speciale menzione merita lo strabiliante inserto-memoria di Rick Veitch nel #49, in uno stile tra la postura supereroica classica di Neal Adams e le inquadrature psichedeliche del Captain Marvel di  Jim Starlin. 

Nel #50 ("A Love Supreme"), Ethan si reca a casa di Diana Dane, per cui ha un debole, per discutere sulla sceneggiatura di un fumetto: la conversazione verterà sulla possibilità per un supereroe di vivere una storia d'amore prendendo come ispirazione gli amori di Supreme.
Nel #51 ("A Roster of Rogues"), Supreme ripensa con nostalgia ai suoi vecchi nemici degli anni '60 dopo che la sede della Dazzle è stata attaccata da un cyborg fan; di ritorno alla Cittadella scoprirà che non tutti i nemici d'un tempo sono solo un ricordo.

PAROLE IN LIBERTA'-BIS
Non pago d'aver rivoluzionato con successo Supreme, il Mago Moore (premio Eisner 1997, ossia gli Oscar del fumetto americano, come miglior sceneggiatore per Supreme e From Hell) ha puntato ancora più in alto, con l'assenso incondizionato dell'amico Rob: resuscitare l'intero universo Extreme!
Ha infatti realizzato una miniserie di 3 numeri, Judgment day, uscita nei mesi estivi  (nel team creativo sono presenti diversi nomi di punta come Gibbons, Platt, Giffen, Sprouse, Starlin, Pollina e lo stesso Liefeld), che nei suoi sviluppi coinvolgerà tutti i titoli della Awesome Entertainment. La vicenda avrà come centro narrativo un processo.
«Ci sarà un supereroe alla sbarra, - ha dichiarato Moore - un supereroe assassinato, i testimoni e la corte saranno anch'essi supereroi, e nel corso del dibattimento ci saranno delle ramificazioni che condurranno direttamente alle origini dell'universo Extreme
«Non solo realizzerò Judgment day - ha continuato - ma sto lavorando a delle note sinottiche  che verranno utilizzate per le serie originate da Judgment day. Titoli come Youngblood e Newmen verranno cambiati, rivisitati e condotti entro la visione complessiva che sto sviluppando. Sapevo che avrei dovuto creare qualcosa che fosse interessante e dinamico e che permettesse diverse possibilità di evoluzione. Qualcosa di simile agli universi fumettistici degli anni '40, '50 e '60. Allora i supereroi erano solo una parte del mercato, c'erano anche fumetti western, umoristici, romantici, di guerra...
Qualunque genere fosse, aveva un posto nel mercato da qualche parte. Penso che questo fosse meglio, perciò ho cercato di creare un Universo fumettistico completamente tridimensionale che permetta tutte queste possibilità.»
Il vostro Smoky Man è in attesa di leggere il numero finale e posso dire che sono piuttosto curioso di vedere come andrà a finire perchè la vicenda è decisamente intrigante, magistralmente orchestrata dalla solita magica scrittura di Mr. Moore!
In conclusione, ispirato dalle illuminanti parole dell'amico Mollica, promotore, come il sottoscritto, dell'estetica dello stupore, posso affermare che Supreme è un fumetto... "bellissimo" (e anche Judgment day promette bene).
Perciò invito tutti i lettori a cercare in tutti i modi di far pubblicare in Italia le imprese dell'eroe Supremo. A tal fine ho meditato alcune strategie direi quasi fulminanti:
1) Ricattare M. M. Lupoi col miraggio di una cura tricologica infallibile affinché la Marvel Italia, che ormai fa man bassa di tutto, compresa l’IMAGinifica concorrenza, dia alle stampe  il Nostro.
2) Organizzare una campagna referendaria sul quesito: "Volete che lo Stato editi a sue spese tutte le storie passate, presenti e future di Alan Moore e che poi spedisca le stesse a domicilio di tutti gli italiani intimandone la lettura o la visione ai maggiori di anni tre?".
3) Costringere Umberto Eco a scrivere un saggio entusiasta, venduto in milioni di copie e mai letto da nessuno, su Supreme. State certi che allora qualche editore rapace pubblicherà le Sue avventure: Eco garantisce!

Cuccurucucu a tutti i lettori ed arrivederci per  le prossime logorroiche discettazioni.
PS: La casa editrice Phoenix ha annunciato, nell'ottica di ampliamento delle proprie proposte, la prossima pubblicazione di Supreme. Conoscendo la svizzera (?!?) puntualità delle uscite della casa di D. Brolli il consiglio è: incrociamo le dita!
Il n.1 di Supreme, edizione Phoenix, l''unico edito dalla casa editrice.

mercoledì 18 marzo 2020

[Oldies but goldies] 1999: Ricominciamo dall'ABC

Nel seguito un articolo che scrissi (ahimè!) nello scorso Millennio, pubblicato sulla "rivista" Clark’s Bar nel Dicembre 1999. Il pezzo, postato successivamente anche su Ultrazine.org, era ovviamente incentrato sull'America's Best Comics, la linea di fumetti lanciata quell'anno da Moore per la Wildstorm.
Il consiglio, in queste giornate anomale, è di recuperare e rileggere queste meravigliose storie.
Read the Best comics!
RICOMINCIAMO DALL’ABC
America’s Best Comics: la nuova avventura di Alan Moore

America’s Best Comics, ovvero “I Migliori Fumetti d’America”, è l’autocelebrativo nome della nuova linea di comics creata da ALAN MOORE, uno dei più influenti ed originali autori del fumetto mondiale. Con l’ABC il geniale sceneggiatore inglese (autore di opere fondamentali come Watchmen, Swamp Thing, V for Vendetta, From Hell) ha potuto dispiegare, senza alcuna restrizione, la propria creatività, fornendo una personale formula per il fumetto mainstream del prossimo millennio. La nuova etichetta, edita dalla Wildstorm/DC, ha fatto il suo esordio negli States nell’Aprile di quest’anno con Tom Strong, ed è stata subito accolta dal plauso unanime della critica e da lusinghieri dati di vendita. Attualmente il parco testate è composto da quattro serie regolari: il già citato Tom Strong, Promethea, Top Ten, Tomorrow Stories e una miniserie (di 6), The League of Extraordinary Gentlemen. Tutti gli albi sono, ovviamente, scritti da Alan Moore, oggi come non mai in un fecondo e felice periodo creativo.
Nel presente articolo ci concentreremo principalmente su una valutazione complessiva del progetto ABC basata sulle collane regolari.

Ma addentriamoci nel Mooreverso, incominciando, naturalmente, dalle presentazioni di rito.
EROI, SUPEREROI, DIVINITÀ E PICCOLI INVENTORI

Ecco i protagonisti:

TOM STRONG. Nato nel 1900 nella misteriosa isola di Attabar Teru, Tom viene allevato con metodi non convenzionali che l’hanno reso fortissimo, intelligentissimo e dall’invecchiamento estremamente lento. Il nostro eroe attraversa così il secolo diventando il protettore di Millennium City e vivendo mille avventure assistito da un cast di comprimari di grande impatto: l’amorevole moglie Dhalua, figlia del capo degli Ozu, tribù di Attabar Teru; la figlia Tesla; il domestico-robot Pneuman e il gorilla parlante King Solomon.

PROMETHEA. In una futuristica New York, la giovane studentessa Sophie Bangs si imbatte, completando la propria tesi su folklore e leggende urbane, in uno sconosciuto personaggio letterario: Promethea Incomincia così a mettere insieme una serie di indizi su questo mito che la porteranno a diventarne l’incarnazione nel suo tempo e le daranno accesso allo stupefacente luogo-non-luogo d’Immateria.

TOP TEN. Top Ten è il soprannome del Distretto 10, stazione della polizia interdimensionale di Neopolis, strabiliante metropoli dal design iperfuturistico. Tutti nella città sono dotati di superpoteri, dai tassisti ai barboni, ed in più scienziati pazzi, cyborg, androidi, cani parlanti e mille altre meraviglie. In un posto così, solo gli eccezionali poliziotti di Top Ten possono garantire la sicurezza. Tra i primi casi, un misterioso serial killer di prostitute, che agisce decapitandole, e la minaccia di un super-padre deciso a liberare il proprio figliolo finito in gattabuia.

TOMORROW STORIES. Albo antologico che ospita quattro storie dedicate ad altrettanti personaggi: Jack B. Quick, vivacissimo bambino inventore capace di creare sistemi solari in miniatura o di dare la caccia a fotoni ubriachi (!); Greyshirt, enigmatico detective di Indigo City, omaggio allo Spirit di Will Eisner; The Cobweb, conturbante aristocratica avventuriera e The First American, chiaramente debitore del Fighting American di Kirby, in cui classiche vicende di supereroi servono da spunto per una satira sugli anni ’90 e sulla società americana contemporanea.

Come si può facilmente notare, da questa rapida carrellata, ci troviamo di fronte a un cosmo narrativo variegato ed eterogeneo. L’obiettivo consapevole è quello di creare un “nuovo” fumetto supereroistico - di fatto l’unica realtà commercialmente proponibile nel mercato U.S.A. - che vada al di là di abusati cliché e consuetudini. L’ABC è quindi un territorio vergine in cui, senza alcuna interferenza esterna, l’autore può liberare la propria visionaria immaginazione creando nuovi personaggi e trame con quel tocco di letterarietà tipico di tutti i suoi lavori. Dall’altra parte è chiarificatrice la consapevolezza che «le idee non invecchiano, siamo noi che ci logoriamo. Basta introdurre un paio di sorprese perché quelle stesse idee che si pensano vecchie vengano guardate con occhi nuovi». Nell’ideazione della linea ABC, pensata come un corpus organico, hanno inoltre pesato - come vedremo - alcune riflessioni di Moore sulla Storia del Fumetto, sul modo di produrlo e sulla necessità di rinnovarlo facendo magari un passo indietro, un passo verso le origini.
IL TEMPO DELL’OROLOGIAIO

«Non so se sia possibile invertire la tendenza per cui le cose vanno male. Ci sono molte ragioni, anche complesse, per cui il mercato del Fumetto si trova in questo stato di crisi… Ma non sono un economista, sono uno scrittore di fumetti. Penso che se i fumetti fossero migliori, se producessimo i fumetti che la gente vorrebbe leggere, se stessimo creando un prodotto di cui i lettori non potessero fare a meno, allora molti problemi sarebbero risolti. Quello che so è che come artista la sola parte dell’equazione su cui ho controllo è la qualità del mio lavoro

Ecco quindi che, ad un’analisi iniziale, l’ABC rappresenta per Moore un personale contributo per dare nuova linfa ad un medium che ama e che non vuole vedere crollare senza aver lottato per risollevarlo.

Ma quali sono le cause della crisi? Moore individua principalmente due fattori. Il primo è la mancanza di varietà nelle proposte e per questo l’ABC si pone l’obiettivo di “ricatturare l’originaria “biodiversità” dei fumetti“, il secondo fattore è l’eccessivo insistere in un approccio de-costruttivista, eredità distorta di Watchmen. Infatti sull’onda di Watchmen e del contemporaneo Dark Knight di Frank Miller, che a metà degli anni ’80 svelarono il lato oscuro dei supereroi, si sono imposti tutta una serie di eroi cupi e travagliati, di tematiche notturne e ferocemente cruente, capaci di mimare una realtà sociale violenta e caotica. Lo stesso Spawn, il personaggio simbolo di questi anni ’90, rappresenta l’evoluzione estrema di quelle intuizioni. Ma ora per Moore è giunto tempo di girare pagina e di trovare una nuova via. Un ulteriore passo avanti rispetto ai già indicativi segnali di 1963, divertita riscrittura del cosmo Marvel delle origini, e Supreme, un moderno calco delle vicende di Superman, che si soffermavano a guardare con nostalgia alla Golden Age. Ma lasciamo che sia lo Moore stesso a svelarci il suo intento con le illuminanti parole tratte dalla presentazione della nuova linea (apparsa su tutti gli albi Wildstorm a Maggio, mese precedente all’uscita del primo albo dell’etichetta):

«Quando avevo otto anni, smontare orologi da polso era divertente e facile. Rimetterli insieme, al contrario, era quasi impossibile. Tuttora si tratta di un consolidato e onorato metodo per il lavoro creativo: ridurre tutto in piccole porzioni, per poi ricomporle. I primi scienziati, gli alchimisti, descrivevano questo processo con la formula “solve et coagula”, dissolvi e riassembla. Tempi più moderni preferiscono termini come “analisi” e “sintesi”, ma l’idea di fondo è la stessa. […]
Da anni i fumetti sono stati analizzati e decostruiti; smontati e studiati da ogni possibile angolazione. […]

Molto “solve” e poco “coagula”. Gli ingranaggi dell’orologio sono tutti sparpagliati sul tavolo.
Ora viene il difficile.

Nonostante differenti gusti personali sia i lettori che gli autori avrebbero non poche difficoltà nell’identificare le componenti che amano nei fumetti. Amiamo fumetti capaci di spaventarci, di sorprenderci, di farci ridere o di raccontarci qualcosa che non sappiamo. Li amiamo per la loro sensualità e fascino, per la loro innocenza e magia. Amiamo i bei disegni, le storie ben raccontate e le belle copertine. Amiamo i fumetti per adulti e i fumetti per ragazzi. Amiamo cowboy, cavalieri e supereroi; amiamo mostri, innamorati, pirati, dei e animali con i guanti. Amiamo le figure e le parole.

America’s Best Comics rappresenta un sincero tentativo di coagulare e sintetizzare gli elementi di cui sopra; per sistemare gli ingranaggi al loro posto non solo perché funzionino ma, si spera, perché funzionino meglio. Vogliamo che commedia, romance, suspense, intelligenza e bellezza si intreccino insieme in qualcosa d’irresistibile. Vogliamo che l’immaginazione non sia incatenata da categorie, o da preconcette idee su quale particolare moda il “pubblico” seguirà quel mese. Vogliamo che il nostro lavoro abbia la più alta qualità possibile e che questa sia mantenuta costante. Vogliamo rappresentare quanto c’è di il meglio nel Fumetto...

Abbiamo rimesso insieme l’orologio. Ora tocca a voi dirci se funziona.»

E le cose funzionano, gli ingranaggi sono tutti al loro posto potete starne certi. Ma qual è l’energia che alimenta l’orologio, che fa battere i giusti tempi?
ALLA RICERCA DEL FUMETTO PERDUTO

«L’ABC trae ispirazione non tanto dai fumetti ma dai pulp magazines, dalle riviste di fantascienza degli anni ’30-’40 e dalle strisce pubblicate sui quotidiani, in pratica, quelle stesse cose che hanno dato origine al medium fumetto».

Sia ben chiaro però che l’ABC non è un’operazione nostalgica: piuttosto è un tentativo (riuscito) di recuperare, da quei riferimenti d’inizio secolo, lo slancio visionario capace di incidere profondamente sull’immaginario dei lettori. In tempi di bombardamento mediatico la cosa non è certo delle più facili ma Moore ha successo nell’impresa combinando un maestoso e potente sense of wonder fatto di creature e mondi fantastici, con gli stimoli del mondo contemporaneo. Come un moderno alchimista della parola, lo sceneggiatore inglese dosa fantasia e tecnologia regalando al lettore un’esplosione di invenzioni: bizzarre divinità che hanno la consistenza virtuale dei bit e popolano strane dimensioni telematiche, divertite incursioni nel mondo della fisica quantistica, intelligenze artificiali immortali, un’invasiva rete di comunicazione televisiva, serial killer, incursioni in reami psichedelici e new age.

Con le quattro testate regolari Moore affronta, all’insegna del moto “back to the origins”, le tipologie principali della produzione supereroistica: il supereroe e la supereroina archetipi (Tom Strong e Promethea), il supergruppo (Top Ten) e l’albo antologico (Tomorrow Stories). È bene sottolineare che nessuno di questi albi è legato da una continuity, ossia le vicende dei protagonisti non avvengono nello stesso Universo e non capiterà mai di vedere Tom Strong incontrare Promethea (anche se mai dire mai): Moore ritiene infatti che un’esasperata necessità di continuity sia una delle concause della crisi dei comics e una delle attuali convenzioni da osteggiare.

In Tom Strong è evidente l’ispirazione primaria dell’eroe pulp Doc Savage: infatti Tom è sostanzialmente un avventuriero e, seppur dotato di straordinari poteri che lo possono rendere simile a un supereroe, la sua vera arma è l’ingegno e la scienza, ed in questo è vicino all’indole da inventore di Mr. Fantastic. Le storie hanno un’atmosfera lieve e giocosa: sappiamo bene che Tom risolverà tutto e senza mai fare troppo male ai suoi avversari con la classe di un vero gentleman con superpoteri.

Con Promethea i toni diventano un po’ più tenebrosi portando il lettore in territori magici: è forse questo il tentativo di Moore di creare un albo che attinga alle sue conoscenze esoteriche. Sophie Bangs diventa infatti Promethea dopo aver letto un poema ed aver creduto al potere vivificatore della parola: un tema tipico di una concezione magica della scrittura che dall’alba dei tempi affascina l’uomo. Ma ovviamente non è una serie intellettualoide: abbiamo infatti demoni, concerti di strampalate rockband, amiche imbranate, incursioni nella fiaba. La straordinaria abilità di Moore sta nel rendere la sua scrittura trasparente a più livelli di lettura inserendo, sotto l’azione classica di un fumetto d’evasione, riferimenti, riflessioni e citazioni colte. Non a caso il nome dell’eroina della serie ricalca al femminile quello di Prometeo, il titanide che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini.

Top Ten è la personale visione dell’autore inglese su come debba essere un albo corale, in barba ai vari X-Men e J.L.A. Il difetto di albi simili è che inevitabilmente vi sono alcuni personaggi che prendono il sopravvento e questo è una contraddizione rispetto alla necessità di fare un albo “di gruppo”. Per risolvere il problema Moore, ispirandosi a serial televisivi come NYPD Blue e Hill Street Blue, rende protagonisti delle vicende tutti i (super) poliziotti del Distretto 10 seguendo contemporaneamente i singoli casi in cui sono impegnati e mostrando al lettore la vita nella stazione di polizia e le relazioni che intercorrono tra i vari agenti. La maestria di Moore consiste nel tenere tutto sotto controllo rendendo l’albo leggibile ma al contempo intricato, con tutti gli incroci narrativi che sfrecciano davanti agli occhi del lettore. Il fatto più incredibile è che alla fine i superpoteri dei personaggi passano in secondo piano, diventano un accessorio, seppur spettacolare, di fronte all’incedere delle indagini.

L’antologico Tomorrow Stories rappresenta la scommessa di riportare in auge un formato che in passato aveva goduto di grande successo. Certo giudicare dopo l’uscita di soli tre numeri potrebbe essere un po’ azzardato ma si può certo dire che l’albo offre spazio per la sperimentazione sia grafica che di scrittura e quindi anche un certo rischio nel trovare la giusta misura. Paiono riuscite le storie fantascientifico-surreali di Jack B. Quick, quelle “Eisneriane” di Greyshirt e le avventure al femminile di Cobweb, un po’ meno la satira sociale veicolata attraverso i supereroi in The First American. L’antologico però regala ai lettori la storia più bella dell’intera ABC: Greyshirt #2, un autentico miracolo di tecnica e amore per il Fumetto in otto tavole. La storia intitolata “How things work out” vede la tavola organizzata in quattro strisce che ad una visione d’insieme compongono i quattro piani dell’edificio in cui si svolge la vicenda ma ciascuna è ambientata a vent’anni di distanza l’una dall’altra e caratterizzata da un lettering e da una forma dei balloon nello stile dell’epoca. La storia è leggibile in modo classico passando da una tavola all’altra seguendo la scansione delle vignette dall’alto verso il basso, ma può anche essere  letta seguendo le singole strisce oppure leggendola passando dal primo piano all’ultimo: assolutamente mirabile, considerando che il protagonista della serie, Greyshirt, compare solo di sfuggita!
UNA QUESTIONE DI QUALITÀ

Se la ricerca di un sense of wonder perduto è quindi l’ingrediente base di tutte le serie ABC ed uno dei cardini su cui l’intera linea in fase di progettazione è stata basata, Moore individua però diversi altri elementi di riflessione legati soprattutto alla storia dell’industria del fumetto. Innanzitutto l’osservazione che «nel momenti più splendenti per il mondo del fumetti ci fosse un'unica situazione di base. Quando la Marvel era al suo massimo splendore c’era il solo Stan Lee che scriveva praticamente tutto e poi Don Heck, Steve Ditko o Jack Kirby come disegnatori e lo stesso accadde con la EC Comics di Harvey Kutzman, Al Feldstein e Bill Gaines». Ecco quindi tracciato un legame diretto e legittimo tra qualità e direzione unitaria, in cui lo sceneggiatore è il responsabile principe della coesione strutturale dell’intera linea. Questo però non significa avere una scarsa considerazione per l’apporto dei disegnatori, al contrario. Nella linea ABC, come c’era d’aspettarsi da un paladino dei diritti degli autori, tutti i pencilers sono accreditati come co-creatori. Diciamo che facendo l’esempio della Marvel degli esordi con Stan Lee, Moore recupera la figura dello sceneggiatore factotum che non si limita solamente a scrivere ma sceglie i propri collaboratori e ha la parola decisiva su tutte le questioni creative. Riguardo l’aspetto grafico la scelta è consapevolmente caduta su artisti «con stili ben distinti, personali, così da ottenere l’esatto opposto di un house style». 

Un’altra posizione in controtendenza rispetto alle proposte di maggior impatto U.S.A, basti pensare alla Top Cow o alla McFarlane Productions, uniformate non solo nelle tematiche e nel tono narrativo, ma persino nello stile di disegno e nella colorazione. Per questo nell’ABC troviamo disegnatori con caratteristiche molto differenti: il segno elegante e solare di Chris Sprouse (Tom Strong), la linea scura e art deco di J. H. Williams (Promethea), il tratto dettagliato e incisivo di Gene Ha (Top Ten), la raffinata composizione di Kevin Nowlan (Jack B. Quick), la vecchia scuola di Jim Baike (The First American) e l’underground di Rick Veitch e Melinda Gebbie (rispettivamente, Greyshirt e The Cobweb). La colorazione è discreta, curata ad hoc per ogni testata cercando di adattarsi al clima delle storie evitando inutili effettacci. Un discorso a parte merita il lettering e il packaging generale di tutti gli albi curato dal formidabile Todd Klein, vincitore di numerosi premi Eisner (l’Oscar del fumetto U.S.A) come Miglior Letterista. Klein è da considerarsi a tutti gli effetti uno dei co-creatori delle serie, tanto da essere stato il primo ad essere contatto da Moore prima di qualsiasi disegnatore. Klein ha il compito di comporre la grafica di copertina, i logo e le scritte prima che il disegnatore realizzi la copertina vera e propria, tutto questo per dare agli albi ABC quel inconfondibile look retro e al contempo moderno. Inoltre Klein si sbizzarrisce a creare caratteri tipografici e forme per i balloon che aggiungono dettagli e spessore alla caratterizzazione dei personaggi o al tono generale dell’albo. Un esempio può essere dato da una delle supereroine di Top Ten i cui balloons sono evanescenti, come il personaggio che è praticamente un fantasma, con i caratteri che partono sbiaditi per raggiungere via via piena nitidezza.

Una cura quasi maniacale per i particolari per rendere veramente l’ABC i migliori fumetti d’America. Un ultimo esempio, pensate che Moore è riuscito a far spostare la pubblicità alla fine degli albi in modo da non interrompere l’incantesimo del lettore!
CONCLUSIONI

In definitiva quello che più colpisce dell’ABC è la stupefacente qualità media degli albi: forse lo studio della magia che Moore porta avanti da diversi anni l’ha dotato di qualche potere straordinario? Di certo possiamo dire che la scrittura dell’autore inglese è ispirata e magica come deve essere nei migliori fumetti. Nonostante sia puro entertainment ci troviamo di fronte ad autentici gioielli: un continuo ed inarrestabile torrente d’idee, trame avvincenti ed originali con quell’inconfondibile tocco di letterarietà, un profondo amore per il Fumetto ed un divertimento nello scrivere che traspare in ogni pagina, sono solo alcuni dei motivi per avventurarsi nel Mooreverso. Con L’ABC Alan Moore porge ai lettori del nuovo millennio la possibilità di abbandonarsi e perdersi senza esitazioni nel labirinto infinito della Fantasia.

A volte conviene ricominciare dall’ABC: non perdete neppure una lezione!

martedì 4 agosto 2015

Alan Moore e... Il Crepuscolo degli Eroi

Alan Moore.
Nel lontano 1999 per il quarto numero della fanzine Clark's Bar (fotocopiata; tiratura di circa 100/150 copie) firmai, insieme a Bram Storming, un lungo pezzo su Twilight of Superheroes, crossover del cosmo DC ideato da Alan Moore negli anni '80 e mai realizzato. Lo ripropongo nel seguito, con minime correzioni. Buona lettura! (Fa un po' strano rileggere il proprio se stesso... del passato!)

Per chi fosse interessato il proposal di Moore è, al momento, disponibile qui. Direi di affrettarvi, magari... potrebbe sparire (per rispuntare chissà dove)!
Illustrazione di Francesco Bortolotti (da Clark's Bar N.4, 1999).
IL CREPUSCOLO DEGLI EROI
- L’EPICO PROGETTO DI ALAN MOORE CHE NON LEGGEREMO MAI -
a cura di Bram Storming & smoky man

Se non puoi credere in quello che leggi in un fumetto, in che cosa puoi credere? Bullwinkle J. Moose

Diciamocelo chiaro: chi legge le fanzine è un lettore particolare, avventuroso, curioso e un po’ “fanatico”, sempre alla ricerca di quel “qualcosa” in più - notizia inedita, aneddoti e quant’altro -  capace di appagare la propria fame di Fumetto.
Con quest’articolo speriamo di accontentare anche i palati più golosi andando alla scoperta di quello che, soprattutto per gli amanti del fumetto made in U.S.A, è considerato una sorta di Graal, uno di quei Racconti Perduti che dovevano essere e non saranno mai.
Parleremo del “mitico” progetto TWILIGHT OF SUPERHEROES (“Il Crepuscolo dei Supereroi”), una proposta editoriale mai pubblicata che l’inglese ALAN MOORE - probabilmente il più grande sceneggiatore di comics americani, basti citare il capolavoro assoluto Watchmen - avanzò nel lontano 1986 (o 1987?) con l’intento di scrivere l’Ultima Storia per i supereroi del DC Universe.  Tale progetto venne alla luce in tutti i suoi dettagli nel 1995 grazie a un resoconto  miracolosamente comparso sul Web (per i dettagli leggete la sezione ”Weblight” alla fine di quest’articolo).
Ma non perdiamoci in chiacchiere: è giunto il tempo in cui silenti possiamo osservare…

GLI EROI AL TRAMONTO
- ovvero come dire e non dire -
Primo decennio del ventunesimo secolo. L’umanità, incapace di gestire attraverso le istituzioni tradizionali, cambiamenti sociali sempre più veloci ha di fatto consegnato se stessa nelle mani dei supereroi divenuti membri di vere e proprie famiglie reali. Sebbene i governi continuino  a esistere e siano tutt’altro che disgregati, i vari Stati americani hanno ciascuno il proprio gruppo di superesseri che vigila sulla loro sicurezza. I supereroi riunitisi in clans, ciascuno “a guardia” di una regione, hanno costituito otto Casati (Houses), di diverso prestigio e potere, coinvolti in inevitabili intrighi per aggiudicarsi il ruolo di guida mondiale.
Benvenuti nella tecnologica America feudale di inizio millennio!

Ecco quindi cosa preparava il divino Moore sul finire del 1986: una succulenta storia apocalittica, un grande crossover epico con l’obiettivo di scrivere un possibile THE END per il Mito dei supereroi del cosmo DC.
Ma facciamo un po’ d’ordine ricordando cosa succedeva nel 1986. In quell’anno vedevano la luce Watchmen dello stesso Moore e Dave Gibbons, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller e il primo crossover globale targato DC, Crisis on  Infinite Earths di Marv Wolfman e George Perez (nel 1985 era uscito per la Marvel Guerre Segrete): un anno importante, non c’è che dire!
E proprio Crisis è il primo riferimento di Moore per Twilight. Si tratta di una fondamentale saga nello spazio-tempo capace di ricondurre il cosmo DC, prima organizzato in Terre Parallele, su un’unica linea temporale, azzerando di fatto decenni di storie e dividendo le vicende di Superman & Co. in continuity pre e post-Crisis. Di fatto Crisis causò più danni di quelli che voleva riparare: numerosi autori continuarono per diverso tempo a ignorare sulle loro testate gli eventi di Crisis e infatti, per concludere quest’opera di razionalizzazione, fu necessaria nel 1994 una nuova saga, Zero Hour: Crisis in Time (ahrrrgg!!!).
Ma sentiamo il parere di Mr. Moore:
Sebbene il motivo era puro e lo scopo giusto riguardo a Crisis, non possono non dire che, nel tentativo di consolidare e razionalizzare il Cosmo DC, sia stata creata una situazione potenzialmente ancor più destabilizzante e precaria…Sulla scia dell’alterazione temporale di Crisis ci è stato lasciato un universo dove l’intera continuity precedente semplicemente non è mai accaduta… Credo che questo sia pericoloso per diverse ragioni… Stabilendo il precedente dell’alterazione temporale, viene posto un inconscio sospetto su ogni storia ambientata nel futuro e su tutte quelle svolte nel passato. I lettori di lunga data potrebbero avere la sensazione che le storie che hanno seguito avidamente per tanti anni vengano invalidate, che tutti gli innumerevoli flussi narrativi non fossero diretti da nessuna parte se non verso un arbitrario “punto di cesura”. Di conseguenza, i lettori attuali, potranno avere la sensazione che le storie che stanno attualmente leggendo hanno un significato relativo visto che, tra dieci anni, qualche onnipotente divinità fumettistica, un editore o lo Spettro, potrà tornare indietro nel tempo e cancellare tutto, pronto per ricominciare.”
Per far fronte alle discrepanze che possono sorgere nella gestione di un crossover come Twilight con ripercussioni su testate gestite da scrittori e disegnatori diversi, la soluzione è semplice e geniale: “utilizzare un espediente narrativo attraverso il quale la scelta dei diversi sceneggiatori di partecipare o non partecipare al crossover sulle loro testate avrà ripercussioni sulla storia. Se scelgono di essere coinvolti attivamente nel progetto allora tutto bene. Se rifiutano, allora l’atto stesso di rifiutare diverrà parte della narrazione senza fare violenza alle testate coinvolte.
La seconda ispirazione per Twilight è Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, una storia di Batman che Frank Miller ambienta in un mondo del futuro, fuori continuity, buio e opprimente in cui gli eroi sono vecchi, incarogniti e disillusi: una pietra miliare nel mito dell’Uomo Pipistrello.
Il Dark Knight di Frank… nonostante non fosse inserito nella continuity, ha consolidato la leggenda di Batman e brillantemente ridefinito il personaggio per il pubblico degli anni ’80, e nessuno si è curato della continuity perché la storia era dannatamente buona…
Uno dei motivi che impediscono alle storie di supereroi di raggiungere lo status di autentici miti moderni o leggende è il fatto che hanno un finale aperto. Una qualità essenziale di una leggenda è che gli eventi sono chiaramente definiti nel Tempo; Robin Hood diventa un fuorilegge a causa delle ingiustizie di Re Giovanni e dei suoi sgherri. Questa è la sua origine. Incontra poi Little John e Frate Tuck e gli altri. Vince il torneo sotto travestimento, si innamora di Lady Marian e si oppone allo Sceriffo di Nottingham. Questa è la sua carriera che comprendere amore, principali avversari e la formazione di un supergruppo di cui far parte. Vive fino a vedere il ritorno di Re Riccardo ed è infine ucciso da una donna non prima di aver lanciato un‘ultima freccia a indicare il posto dove essere sepolto. Questo è il finale – si può applicare lo stesso paradigma a Re Artù, Davy Crockett o Sherlock Holmes con uguale successo. Non è possibile applicarlo a molti personaggi dei fumetti perché, per motivi commerciali, non possono avere un finale…
Con Dark Knight, Frank ha creato un adattissimo ed emotivo coronamento per la leggenda di Batman rendendolo una… leggenda piuttosto che una continuity senza fine… In Twilight mi piacerebbe cercare di fare la stessa cosa per l’intero Cosmo DC… Essendo situato in un futuro possibile, non vi è nulla che non possa essere fatto e, allo stesso tempo, vi sarà un reale e tangibile effetto sulla continuity di molti personaggi all’interno delle loro testate… Adoro le storie ambientate in mondi paralleli… e alcune delle migliori storie DC sono legate all’idea delle Terre alternative… Quello che propongo è qualcosa che dovrebbe permettere la possibilità di raccontare avventure in mondi paralleli e di revisionare vecchie continuity con ancora potenzialità senza ricadere nella faccenda “Terra-1 fino a Terra-15” che ha originato Crisis.

Come fare?
Alcuni membri della Legion of Super-Heroes e Rip Hunter decidono di perlustrare il nuovo flusso temporale per testarne i limiti dopo gli eventi di Crisis. Finiranno intrappolati in una zona di fluttuazione temporale (in realtà una macchinazione del Time Trapper per propri e misteriosi fini) senza possibilità di fuga né nel passato né nel futuro.
E questa “bolla” di tempo, in cui si svolge Twilight, è la carta vincente del progetto di Moore per andare oltre Crisis.
La zona di fluttuazione distorce una porzione del flusso temporale, diciamo, dal 1990 all’anno 2010. Con poche eccezioni, nulla potrà entrare o uscire da questo Groviglio del Tempo… All’interno di questa bolla numerose realtà alternative diventano nuovamente possibili anche se solo in quest’intervallo di vent’anni. Sebbene noi non esploreremo nessuna di queste realtà, se non quella di Twilight, le possibilità di storie ambientate entro la fluttuazione, da realizzare sugli albi regolari, sono senza limiti… Poiché viaggiare dalla normale continuity dentro la bolla sarà praticamente impossibile se non in circostanze eccezionali, il problema d’avere un numero infinito di mondi paralleli e di danneggiare la linea temporale post-Crisis saranno minimi.
Ecco quindi gettata la rete di sicurezza, ora tocca ai trapezisti volteggiare. E chi se non il buon John Constantine, creatura di Moore sulle pagine di Swamp Thing, a tentare il quadruplo salto mortale? Infatti mentre Rip Hunter e i Legionari sono impegnati a cercare un modo per sfuggire dalla bolla e dal mondo di Twilight, Hunter incontra Constantine, che sembra essere uno dei principali manovratori dietro l’incombente apocalittico scontro tra i supereroi. Prima che i nostri riescano finalmente a uscire dalla fluttuazione, John avvisa Hunter di mettersi in contatto col Constantine del suo tempo, il 1987, in modo che possa aiutarlo nel mettere in guardia i supereroi della Terra dal possibile pericolo e nel cercare un modo per prevenire un...

OSCURO FUTURO POSSIBILE
- ovvero grandi rivelazioni -
Nel mondo di Twilight i supereroi che conosciamo sono organizzati in 8 Houses (Casati) con i due clan della House of Steel e della House of Thunder con uno status di autentiche Superpotenze.
Va però precisato che non tutti i supereroi sono entrati nei clan, molti vivono come cani sciolti popolando le zone malfamate, i sobborghi delle grandi città come Gotham e Metropolis.
La House of Steel è capeggiata da Superman: una figura moralmente travagliata che non sa quale sia il modo migliore per fronteggiare il caos che vede circondarlo ma che capisce la necessità di mantenere almeno la stabilità del Casato. L’Uomo d’Acciaio è sposato con Wonder Woman (ora Superwoman) da cui ha avuto due figli: un maschio, il perverso Superboy, diciottenne al tempo di Twilight, e una femmina, Supergirl, figlia posata e gentile.
La House of Thunder invece fa capo alla famiglia Marvel più alcune aggiunte. Capitan Marvel è il patriarca: un personaggio ancor più segnato di Superman poiché, oltre al caos imperante, la sua famiglia ha il problema di avere degli alter ego umani. Al fianco di Capitan Marvel c’è Mary Marvel, che ha sposato più per ragioni di equilibrio col Casato di Superman che per vero amore. Troviamo inoltre Capitan Marvel Jr., ora un supereroe adulto e potente, quasi antagonista della figura di Capitan Marvel di cui soffre l’eterna ombra.
A complicare le cose Mary Marvel e Capitan Marvel Jr. sono legati da un legame d’amore clandestino che il Capitano ignora (una tresca sul modello di Ginevra e Lancillotto). L’altro membro del clan è Mary Marvel Jr., figlia di Capitan Marvel e Mary Marvel Sr., e promessa sposa di Superboy nell’ottica di un imminente matrimonio d’interesse tra i due Casati per un definitivo predominio sulle altre House e sul mondo.
Gli altri Casati comprendono:
- la House of Titan, composta dai Teen Titans ora adulti e capeggiati da un tetro Nitghwing.
- la House of Mystery con alcuni dei personaggi sovrannaturali del cosmo DC: Demon, lo Spettro, Zatara, Dr. Fate e uno strano amalgama di Baron Winter e Deadman. Partecipano poco alle cose del mondo presi soltanto dalla ricerca dei misteri dell’universo.
 - la House of Secrets, con alcuni dei super-criminali sopravvissuti alla purga capeggiata dalla JLA negli anni precedenti Twilight. Tra i membri, tutti invecchiati rispetto a come li ricordiamo, Luthor, il Joker, Gorilla Grodd, Catwoman, Chronos e Dr. Sivana. In grado di difendersi se attaccati, preferiscono in genere starsene tranquilli e nascosti.
- la House of Justice, il clan più potente insieme ai Titans dopo le due Superpotenze, costituito dai membri restanti della JLA. Il gruppo ha tra le sue fila: Capitan Atom, Blue Beetle, Aqualad (il nuovo Aquaman), Wonder Girl, Flash (Wally West), Slipstream (una nuova Flash-donna), Capitan Comet e un Dr. Light donna.
- la House of Tomorrow, con i vari esiliati delle diverse epoche rimasti intrappolati nella “bolla” temporale, compresi Rip Hunter e i Legionari.
- la House of Lanterns, abbandonata e lasciata cadere in rovina. Poiché le Lanterne sono agenti dichiarati del potere alieno dei Guardiani sono stati banditi dalla Terra, insieme a tutte le altre razze aliene, in seguito a una purga svoltasi alcuni anni prima di Twilight. Sebbene non abbiano più un Casato sulla Terra, le Lanterne esiliate hanno stabilito un quartier generale d’emergenza su una delle lune di Marte dove, insieme alle altre razze aliene, cospirano alla ricerca di un modo per ritornare sulla Terra. Giunti a conoscenza dell’imminente unione, tramite il matrimonio tra i loro figli, della House of Steel e della House of Thunder, temono che questo porti tutte le altre Casate sotto il loro controllo e che la Terra venga così unificata e governata da un pantheon di divinità invincibili. Il loro timore è che un tale impero possa cercare di espandersi andando a conquistare i loro territori.

È giunto il tempo di…
Illustrazione di Francesco Bortolotti (da Clark's Bar N.4, 1999).
TWILIGHT: LA STORIA
- ovvero tutta la verità nient’altro che la verità -
Come spiega Alan Moore nel Plot, la storia inizia dalla conclusione, in una pagina di prologo ambientata sul finire del 1987 in un bar da qualche parte a New York. John Constantine è seduto a un tavolo a bere da solo. Una splendida bionda entra nel bar e notando Constantine, si avvicina e gli chiede se ha da accendere. Constantine, che siede stringendo in un pugno una lettera e nell’altro il bicchiere, la fissa come trasfigurato. Zoomiamo sulla sua faccia e poi parte un flashback.
Sostanzialmente l’intera serie di Twilight è costituita da ciò che passa nella mente di Constantine in quei due secondi che trascorrono prima che lui risponda alla donna.
Il flashback ci porta all’inizio del 1987, quando Constantine riceve una visita da Rip Hunter, che lui non conosce ma che incredibilmente sembra sapere tutto su Constantine, inclusi molti dettagli personali che non ha mai detto a nessuno. Colpito da ciò, Constantine ascolta la storia che Hunter gli racconta. Hunter gli riferisce di come sia stato intrappolato nella bolla temporale e abbia vissuto nella House of Tomorrow nel mondo di Twilight. Un mondo in guerra che ha fine con tutti i supereroi uccisi o esiliati dalla Terra per sempre. Ricevuto dal vecchio Constantine abbastanza informazioni da poter convincere il suo sé più giovane, è stato spedito indietro nel tempo per avere il suo aiuto e avvisare il mondo di questo apocalittico futuro.
Rip Hunter racconta gli eventi di Twilight, anche se ovviamente i lettori ne vengono a conoscenza leggendo la serie e le testate ad essa collegate.
Abbiamo già detto delle due purghe avvenute nel mondo di Twilight, una a danno dei supercriminali l’altra a danno delle razze aliene bandite dalla Terra. Ora, l’episodio centrale dell’intera vicenda è l’imminente matrimonio di Superboy con Mary Marvel Jr., malvisto sia dalle altre House sia dalle popolazioni aliene timorose di un possibile moto espansionistico di una Terra unita sotto i supereroi.
In tutto questo intrigo, troviamo i problemi interni dei due Casati leader. Nella House of Steel, Superman e Superwoman sono preoccupati per le incomprensibili tendenze al sadismo e ad atteggiamenti violenti manifestati da Superboy. Sono inoltre in pensiero poiché non riescono a trovare un compagno per la loro figlia visto che Capitan Marvel Jr. non sembra affatto interessato a lei. Sappiamo bene il perché: Capitan Marvel Jr. ha una relazione con Mary Marvel Sr. alle spalle del patriarca. Come se non bastasse, Mary Marvel Jr. non è per nulla contenta di andare in sposa a quel maniaco di Superboy.
Intanto i pezzi prendono posto sulla scacchiera.
Le forze aliene decidono di utilizzare Adam Strange, loro agente sulla Terra, affinché invii un Raggio Zeta che serva da passaggio per una armata d’invasione costituita da Hawkpeople, Marziani e Green Lantern Corps.
La House of Titans, la House of Justice e la House of Secrets, nonostante il rifiuto della House of Tomorrow e della House of Mystery, decidono di unire le forze e di attaccare il giorno del matrimonio nella speranza di distruggere i due Casati leader e spartirsi l’America.
Un consiglio segreto composto da The Shadow, Batman, Doc Savage e Tarzan organizza un piano per espellere dalla Terra tutti i superesseri.
In questo caos si muove il vecchio Constantine che, al corrente di tutti i piani grazie alla sua intatta capacità di manipolare le persone, garantisce il suo apporto esclusivo a tutte le parti perseguendo in realtà un proprio misterioso fine e in pratica fungendo da oscuro coordinatore della catastrofe. Infatti lo vediamo andare da Capitan Marvel, di cui conosce un misterioso segreto, e informarlo dell’imminente attacco confidando nel suo silenzio verso Superman, incitare Titans e JLA a colpire con forza e, al contempo, consigliare a Batman e a The Shadow di attendere il momento propizio per sferrare il loro attacco. Inoltre lo seguiamo nell’affannosa ricerca per i quartieri malfamati della città di due persone: lo scomparso Gold, uno dei Metal Men, e uno strano vecchio. Gold lo troverà e ingannandolo lo ucciderà per poi fonderlo; dal vecchio, che si rivelerà essere Metron, bandito dai Nuovi Dei per aver troppo osato nella sua brama di conoscenza, otterrà niente di meno che lo Scranno di Moebius.
Il giorno del matrimonio Titani, JLA e super-criminali sferrano il loro attacco con gravi perdite da ambo le parti. Wonder Girl viene uccisa da Superwoman a sua volta colpita a morte da Capitan Atom. Anche Superboy muore insieme alla maggior parte della JLA, Titans e super-criminali. Capitan Marvel Jr. e Mary Marvel, approfittando della confusione generale fuggono nello spazio, con loro va anche Mary Marvel Jr. Sul campo rimangono, spalla contro spalla, solo Capitan Marvel, che misteriosamente è stato in disparte nella lotta, e Superman pronti ad affrontare qualsiasi minaccia.
Ed ecco iniziare l’invasione aliena. Grazie al Raggio Zeta di Adam Strange un’intera armata extraterrestre giunge sulla Terra spazzando via quanto rimaneva della House of Titans, della House of Justice e della House of Secrets e avanzano. Superman di questo non si preoccupa poiché con al fianco Capitan Marvel gli alieni rappresentano una minaccia di poco conto. Ma qui arriva la sorpresa, il segreto di cui Constantine era al corrente: Capitan Marvel non è Capitan Marvel. Questi è morto sin dall’inizio di Twilight, ucciso mentre era nella forma umana di Billy Batson, dall’unico essere in grado di simularne i poteri senza essere scoperto: il mutaforma marziano Martian Manhunter. L’invasione aliena era un piano da tempo congegnato.
Scoperto l’inganno, Superman combatte con Manhunter uccidendolo grazie alla sua vista calorifera. Sup cerca poi di aprirsi una via di fuga attraverso l’orda aliena, venendo debilitato dagli anelli delle Lanterne e infine sconfitto e ucciso in duello da Sodal Yat, “l’Ultima Lanterna Verde”. Abbiamo così una dittatura aliena sulla Terra bella e pronta. Ma non è questo il progetto di Constantine.
Giungono infine sullo scenario di guerra un piccolo gruppo di supereroi reclutati da Constantine stesso insieme alle forze messe insieme da Batman e The Shadow. Molti di loro indossano una leggera armatura d’oro fatta col corpo dello sfortunato Gold che li rende immuni al potere degli anelli delle Lanterne inefficaci sul colore giallo. Gli alieni, colti di sorpresa, indietreggiano e la battaglia è in stallo fino a che gli invasori non rendono noto che è imminente l’arrivo di una imponente flotta extraterrestre è pronta a  spazzar via qualsiasi vana resistenza.
Ed è qui che Constatine gioca il jolly. Usando la Scranno di Moebius ha visitato il mondo d’antimateria di Qward. In cambio di una ferma promessa d’immunità per la Terra e il suo sistema, Constantine ha venduto loro il segreto del Boomdotto, anch’esso appreso da Metron. Mentre gli alieni stanno cercano di invadere la Terra, Thanagar, nuova Marte, Rann e Oa sono sotto la minaccia delle armate Qwardiane. Increduli gli alieni fanno frettoloso ritorno ai loro pianeti per combattere sul loro suolo una guerra che potrebbe richiedere secoli per essere vinta, se la vinceranno.  
Per la maggior parte, i superstiti non hanno superpoteri e molti sono più che pronti per gettare la maschera e rendere pubblica la loro identità. Constantine spiega che sotto la guida di Batman, di The Shadow e degli altri, l’America libera dai governi e dal pericolo di una super-dittatura potrà organizzarsi in un nuovo modo, in unità, sia sociali che economiche, più piccole e flessibili: una nuova Utopia senza più Eroi.
Questa ovviamente è la storia che il lettore legge, mentre quella che Rip Hunter racconta nel 1987 a John Constantine è ovviamente depurata del ruolo di gran burattinaio dell’Apocalisse svolto dal Constantine del futuro.
Il Constantine dei nostri giorni si è prodigato nel diffondere nella comunità supereroistica la visione del tetro futuro di Twilight, alcuni hanno recepito il pericolo altri no, con altri ancora non è riuscito a mettersi in contatto. È fermamente convinto che quello scenario sia terribile e di non aver fatto abbastanza per allertare tutti. Tutto quello che ha come consolazione è che, stando a quanto Rip Hunter gli ha raccontato, in un imprecisato momento nel futuro, incontrerà una donna che amerà per il resto della sua vita e che lascerà in lui un grande vuoto. Sa persino, grazie a Hunter, come la incontrerà. Lei entrerà in un bar e gli chiederà d’accendere; i loro occhi si incroceranno e …

Tutto questo ci riporta alla scena iniziale, al prologo con Constantine solo al tavolo del bar, stretta tra le mani la lettera che Hunter gli ha consegnato come ordinato dal vecchio Constantine, il Constantine di Twilight, solo dopo che il messaggio di allerta era stato diffuso.
“Dear John”, così inizia la lettera scritta dal suo futuro sé stesso, in cui si trovano le scuse per averlo così cinicamente usato, ma si assicura che è per il meglio. Il Constantine di Twilight avendo il vantaggio dell’età ricorda ogni cosa accadutagli da giovane: l’incontro con Rip Hunter, il racconto di una storia terribile e la missione di avvertire tutti del terribile futuro in modo da evitarlo. Il Constantine ricorda persino come tutto poi si concluse: il mondo di Twilight giunse lo stesso, spesso a causa delle azioni causate dal suo messaggio d’allerta. Ricorda persino di aver tenuto in mano una lettera esattamente come quella che sta leggendo. Medita brevemente sul paradosso di chi realmente scrisse originariamente la lettera, prima di scusarsi ancora con il suo più giovane sé stesso e consolarlo col pensiero che una donna meravigliosa  l’attende in un futuro prossimo. Per lei varrà la pena di affrontare qualsiasi cosa.
Leggendo la lettera Constantine è furioso: giocato da sé stesso, incredibile! Arrabbiato e incredulo si reca in un bar, si siede con la lettera serrata nella mano e cerca consolazione nel bere.
Ed eccoci tornati all’inizio, al prologo. La donna entra nel bar, nota John e gli chiede d’accendere. I loro sguardi si incrociano. È bellissima. Sa istantaneamente che potrebbe amarla per sempre. Sa chi è, sa quanto felice lui e i suoi futuri sé saranno insieme a lei.. e finalmente, perversamente, capisce come prendersi la rivincita contro il suo futuro sé stesso ed evitare Twilight, mettendo un piccolo ma importante bastone tra le ruote del destino.

Mi scusi, ha da accendere?

Constantine guarda la donna e chiude le palpebre due volte prima di rispondere.

No, mi spiace. Non fumo.

THE END

Un solo commento a conclusione: cara DC perché, ma soprattutto, PERCHÉÉÉÉÉÉÉÉÉ?
Sottovoce: non vi sembra che “qualche” idea sia passata a Kingdom Come?!?
John Constantine (a.k.a Sting).
WEBLIGHT
- ovvero le vie del Web sono infinite -
È l’anno 1995 e all’indirizzo http://www.hoboes.com/html/Comics/Twilight/dc.html curato da tal James Stratton compare un lungo documento, “Twilight of Superheroes: an unpublished series proposal for DC Comics by Alan Moore”: qui, Alan Moore in persona (?) espone la proposta di un epocale crossover, che coinvolge tutti i personaggi del glorioso cosmo DC, in una maxi-serie nel formato di Watchmen (12 numeri da 28 pagine ciascuno senza pubblicità).
James Stratton afferma di aver semplicemente trasferito sulla Rete quanto trovato su una non meglio precisata fanzine di fantascienza e ovviamente in mancanza di una conferma del diretto interessato – Mr. Moore è autore restio alle apparizioni pubbliche, rilascia rare interviste, di lui sono reperibili pochissime foto e non ha una propria home page con una e-mail a cui poter scrivere – è naturale domandarsi: è veramente opera del geniale autore britannico?
Leggendo le pagine, per l’appassionato, appare tutto fin troppo chiaro: nel corposo dossier (più di 25 cartelle organizzate in 6 sezioni) la voce di Mr. Moore risuona possente e chiara. Non solo vengono analizzati storia e personaggi ma anche possibili strategie pubblicitarie e di merchandising con quello stile immaginifico, minuzioso e sistematico fino all’eccesso (dice la leggenda che sia capace di scrivere 4 pagine fitte per una singola vignetta!!!) che è la “firma invisibile” dello sceneggiatore inglese.
Ma non tardano ad arrivare più autorevoli conferme che cancellano qualsiasi dubbio. Infatti in un forum virtuale (in data 2 Luglio ‘95) diversi autori di comics legati a Mr. Moore rilasciano la loro testimonianza sull’autenticità di Twilight, tra questi Kurt Busiek (“Sembra la stessa proposta che lessi diverso tempo fa”), Neil Gaiman (“Le pagine sul Web suonano esattamente come la descrizione che Alan mi fece un pomeriggio nel 1986”) e Rich Johnston, scrittore e una delle fonti fumettistiche più informate e credibili (“Alan Moore mi ha confermato tutto di persona”).
La conferma più incontestabile viene però dalle mosse della DC Comics. Infatti nel 1997, la casa editrice, affermando di poter provare di essere la legittima detentrice del copyright, intima a Stratton di smantellare il sito; nell’attesa, durata diversi mesi, le pagine sono accessibili solo in ristretti orari; infine, all’inizio del 1998, pur non presentando alcuna reale prova, ma solo la fresca registrazione della proposta presso l’U.S. Copyright Office (dopo più di 10 anni!), la DC riesce nel suo intento: l’immediata cancellazione della parte più cospicua del dossier. L’unico che potrebbe opporsi a queste decisioni, visto che Stratton ritiene che la DC non abbia alcuna prova di copyright, sarebbe l’autore, ma Mr. Moore, residente in Gran Bretagna, sembra non aver alcuna intenzione di imbarcarsi in una sterile bega di diritto internazionale col colosso Warner Bros. dato che nulla gli vieta di “riciclare” l’idea con altri personaggi. In fondo una rivincita Mr. Moore se l’è presa: non ha più lavorato per la DC!!!

Di tutta questa questione noi di Clark’s Bar siamo venuti a conoscenza alla fine del 1997 (quindi abbiamo la versione completa di Twilight!) quando il #1 della fanzine era appena uscito e i file scaricati dalla Rete sono rimasti in attesa dell’occasione buona che è finalmente giunta (ovviamente li abbiamo letti mooolto prima!).

[Nota del 2015: Al momento il proposal di Moore è disponibile qui.]