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giovedì 17 settembre 2020

Ricreare il Dark Knight

Da qualche tempo, Cristian Casares, un appassionato di comics e (ipotizzo, facoltoso) collezionista, ha incaricato diversi affermati disegnatori professionisti di "ricreare" il primo numero del Dark Knight, assegnando a ciascuno una tavola della seminale opera realizzata da Frank Miller (per gli inchiostri, al tempo, di Klaus Janson e i colori di Lynn Varley).

Su Comic Art Fans trovate alcune delle tavole realizzate finora anche se pare, a leggere quello che scrive Casares, che quasi tutte le pagine (l'albo originale ne contava 48) dovrebbero già essere state completate. Le tavole per ora visibili sono realizzate da Moritat, Matt Lesniewski, Ben Stenbeck, John McCrea, Michael Allred, Michael Walsh e Jock (anche se ne è circolata qualche altra e addirittura qualcuna... "respinta" da Casares perché non fedele all'originale!). 
Come si suol dire, alla passione non c'è limite!

Page 02: Moritat. 
Page 25: Michael Allred.

Page 18: John McCrea.
Page 45: Jock
Chissà che, prima o poi, questo incredibile tributo all'opera di Miller non venga, in qualche modo, stampato per la gioia di tutti noi... comuni mortali.

Per maggiori informazioni, la pagina CAF di Casares: QUI.

venerdì 10 aprile 2020

[Oldies but goldies] J.H. WILLIAMS III 2001

A seguire, recupero di un'intervista - che realizzai giusto qualche annetto fa - all'eccelso J.H. WILLIAMS III, co-creatore di Promethea, originariamente apparsa a gennaio 2001 sul solito Ultrazine. Buona lettura, se vi va! :)

Nota: su Promethea segnalo l'ottimo speciale realizzato dall'amico Francesco Pelosi per Lo Spazio Bianco, qui. 

J.H. WILLIAMS III: Maestro dell'Immagine

J.H. Williams III lavora nel mondo dei comics dal 1991. Ha disegnato diversi albi per la DC come Batman, Batman Legends of the Dark Knight, Green Lantern e The Flash. Ha inoltre co-creato e co-sceneggiato per la durata dei 10 numeri della serie, Chase per la DC insieme a D. Curtis Johnson e ha realizzato uno splendido Elseworld dedicato a Superman, intitolato Son of Superman, scritto da Howard Chaykin. Attualmente sta illustrando Promethea, l'Immateriale eroina creata da Alan Moore per la sua linea ABC. Per il suo lavoro su Promethea è stato nominato nel 2000 per il premio Eisner.

A parte i fumetti, con una possibile collaborazione con la Marvel, nel futuro di JH Williams ci sarà la televisione: insieme a D. Curtis Johnson sta infatti mettendo a punto una serie a cartoni animati intitolata Jimbo and Coatboy.

Ulteriori informazioni e news su JH Williams e suoi progetti possono trovarsi sul suo sito sito, qui.
L'INIZIO DI UNA CARRIERA

ULTRAzine: Ricordi la prima volta che hai visto un fumetto? 
J.H. Williams: Non sono sicuro di quando sia stata la prima volta. Quello che ricordo è che quando ero molto piccolo disegnavo albi di supereroi. Penso che lo facessi non perché fossi interessato ai fumetti ma perché i personaggi erano così colorati e mi sembravano così strani allora.

Quando ha finalmente deciso che i fumetti sarebbero stati il tuo lavoro?
Veramente ho davvero deciso che avrei disegnato i fumetti quando avevo 11, 12 anni. Questo fu dovuto principalmente alla scoperta di alcuni disegni davvero fantastici nei fumetti. Ho scoperto artisti come Michael Golden e John Byrne che furono i primi disegnatori che mi fecero capire che qualcuno disegnava davvero i fumetti che leggevo. Naturalmente anche le storie di quegli albi mi avevano catturato. Perciò ho deciso che i fumetti erano quello che volevo fare e non ho mai cambiato direzione nel mio intento. Sono stato molto determinato!

Quali sono le tue influenze?
Ho molte influenze. Certi artisti mi hanno molto influenzato, così come un sacco di film.

Quali autori segui tuttora? Oppure è un fatto vero che i disegnatori di fumetti non hanno abbastanza tempo per leggere fumetti :)?
Ha ha. Qualche volta non ho davvero tempo per leggere tutto quello che vorrei ma cerco di leggere diversi generi di fumetti. Amo il fumetto. Ci sono diversi artisti e scrittori davvero notevoli in questa industria. Troppi per elencarli qui ma li ammiro lo stesso.
LAVORANDO COME PROFESSIONISTA

Hai lavorato su due icone come Batman e Superman: che cosa rappresentano per te?
Esattamente quello: sono icone e non puoi che sentire qualcosa mentre li disegni. Hanno una grande importanza storica nel mondo dei comics. Quando disegno questi personaggi il mio obiettivo è quello di abbellirli e rendere loro giustizia. Sento un senso di reverenza per questi personaggi.

Escludendo i tuoi recenti albi per la linea ABC, hai sempre lavorato all'interno del DC Universe. Ti piacerebbe andare in altri Universi o pensi che quello DC sia un posto confortevole?
Credo che la ragione per cui ho fatto la maggior parte dei miei lavori per la DC sia perché è dove ho iniziato. Ho in progetto di fare qualcosa per la Marvel in futuro. Farò anche qualcosa per la Humanoids.

Parlando di Chase, la tua creazione insieme allo scrittore D. Curtis Johnson: come ti sei sentito quando la serie è stata cancellata? Vedremo in futuro qualche nuova avventura di Chase?
Johnson e io siamo rimasti addolorati dalla chiusura di Chase ma semplicemente le vendite non c'erano. Tuttavia crediamo che la serie stesse raggiungendo un buon livello e se la DC ci avesse permesso di sviluppare ancora la storia penso che la serie avrebbe potuto sopravvivere. C'è sicuramente la possibilità che Chase ritorni e ci sono diversi progetti in piedi che coinvolgono  me e Johnson.

Immagina di poter scegliere qualunque personaggio: quale sceglieresti? E perché?
Mi piacerebbe lavorare ad una storia importante su Batman un giorno. Inoltre adorerei fare qualcosa su Devil, Capitan America o Nick Fury. Non so dirti perché, sento che potrei fare qualcosa di interessante con questi personaggi.
Tavola da Promethea n.1.
VIAGGIO NELLA MAGIA

Parliamo di Promethea. Se dovessi presentarla - in questi mesi in Italia partirà un bimestrale con tutte le serie ABC - che cosa diresti? Quale è per te l'elemento più importante di questa nuova eroina?
Credo che l'elemento più importante sia che Promethea è una serie che spazia nell'immaginazione. Anche gli elementi magici sono importanti. Questi due fattori combinati insieme rendono la storia intensa ed immaginifica. C'è un grande senso di meraviglia quando leggi Promethea. È come se agisca su te in qualche modo attraverso la lettura.

In Promethea sei accreditato come co-creatore (con Alan Moore): qual è stato il tuo contributo?
La parte principale del mio contributo è stato dal punto di vista della caratterizzazione grafica e del design. Ho anche dato qualche idea per la storia. Alan è molto disponibile per qualsiasi idea riguardante la serie.

Com'è lavorare con un Alan Moore, un autore apprezzato in tutto il mondo? Che cosa ti piace di più delle sue sceneggiature?
Amo lavorare con Alan. È davvero un sogno per me perché è il mio scrittore preferito di tutti i tempi. Quello che apprezzo di più negli scritti di Alan è il dettaglio.  E questo mi ispira per essere più dettagliato e meditato mentre realizzo i disegni.

I layout e i design che hai realizzato per Promethea sono molto originali e pieni di energia: come ti vengo in mente queste visioni? Hai preso ispirazione da altri lavori? Da parte mia vedo un sacco di Art Noveau unita alle immagini lisergiche e psichedeliche dei manifesti degli anni '60-70!
Sì, tutto quello che hai citato è un'influenza ma una parte delle cose che disegno appare come per magia. Lascio andare la mia immaginazione mentre disegno. Sento che qualche volta sia meglio andare avanti con quello che ti viene in mente nel momento in cui stai disegnando la tavola. Per me è il modo migliore per lasciare che le immagini siano le più pure possibili. C'è sicuramente qualcosa di magico in tutto questo.

C'è qualche progetto speciale per Promethea? O qualcosa che tu sogni di fare con il personaggio?
Al momento no. Vogliamo solo vedere dove la serie regolare ci porterà. In un certo senso la serie e i personaggi si scrivono da soli. Perciò noi ci gustiamo il viaggio.
Tavola da Promethea n.1.
SUL FUMETTO

Se dovessi scegliere un fumetto da far leggere ad una persona che non ne ha mai letto uno e crede che siano solo roba per ragazzi, quale sarebbe la tua scelta? E perché?
Promethea. Potrebbe sembrare come se stessi tirando acqua al mio mulino ma onestamente credo che Promethea sia al di là dei tipici fumetti. Anche diversi albi europei editi dalla Humanoids o da altri editori sarebbero una buona scelta.

In questo periodo si fa un gran parlare del Web come una nuova frontiera per il fumetto. Qual è la tua opinione?
Sono d'accordo sul fatto che il Web potrebbe essere una grande, nuova frontiera per il fumetto. Ha davvero il potenziale di raggiungere un pubblico molto grande. Ma questo solo se immagini un modo per nuove persone di scegliere i fumetti. Il Web non porterà magicamente qualcuno che non ha mai letto fumetti a andare sulla rete e cercarli. Perciò c'è ancora molto da risolvere. Ma il Web ha la potenzialità per nuove forme di fumetto. E questo è eccitante. Comunque niente potrà sostituire la sensazione fisica di tenere tra le mani un fumetto e leggerlo.

Una delle idee più affascinanti esposte da Scott McCloud è la possibilità sul Web di usare una tavola virtualmente infinita in cui l'artista può creare libero dalle limitazioni della pagina. Pensi che potrebbe essere interessante creare fumetti specificatamente per il Web?
Sì. Ma penso anche che le limitazioni della pagina possano ispirare un artista ad essere più innovativo, spingerlo a tirare fuori nuovi modi per raccontare per immagini. C'è molto da esplorare sia usando il computer sia restando sulla pagina. Dipende da quali sono le preferenze o gli interessi personali.

I fumetti sul Web potrebbero far migliorare il linguaggio fumettistico e creare nuove forme di racconto per immagini?
Sì, n un alcuni casi è vero. Ma penso che il Web alla fine si volgerà verso l'animazione piuttosto che al fumetto perché è il successivo passo logico. Perciò se stai lavorando con un medium digitale come i computer e il Web, la gente coinvolta finirà col fare animazioni per la semplice ragione che ora possono farle abbastanza facilmente.

Che ne pensi dei cartoni on line - come i nuovi personaggi di Stan Lee o le serie animate su icebox.com che coinvolgono autori come Warren Ellis e Rick Veitch? Sono in qualche modo legate col fumetto o sono semplici animazioni per il Web?
Al momento con ho ancora dato uno sguardo attento a quello che stanno facendo. Da quello che ho capito, Stan Lee Media sta facendo animazioni con Flash. Ad ogni modo, credo che siano più interessati all'animazione che al fumetto. Mi sembra che quello che vogliono sia suscitare interesse nella gente per i loro personaggi e stanno usando la tecnologia per farlo invece che la carta stampata. E questo va bene se è questo che vogliono fare. Ancora, dipende dalle preferenze personali.
Tavola da Promethea n.2.
Nel mondo del fumetto attuale è possibile sperimentare? Pensi che i lettori americani siano stati educati a fumetti più sofisticati di quelli di supereroi o credi che la percezione generale sia quella del fumetto come intrattenimento per ragazzi?
Le persone al di fuori di quelle che leggono fumetti pensano ancora che i fumetti sono solo cose per ragazzi. Non so davvero come si possa cambiare questa percezione se non che alcuni dei fumetti più sofisticati vengano trasposti in qualche altro media come ad esempio film. Per esempio Ghostworld di Daniel Clowes è diventato un film. Penso che questa sia una buona cosa fintanto che chi vedrà il film venga chiaramente informato della originaria versione a fumetti, in modo da venire interessato all'originale e da trovarci qualcosa di valore.

Qual è la tua idea per migliorare il mercato dei fumetti e fuggire dalla crisi?
La pubblicità. In media in un qualunque fumetto trovi pubblicità per altri prodotti. Lo stesso potrebbe essere fatto per i fumetti in riviste al di fuori dell'industria fumettistica come quelle musicali, d'intrattenimento e al limite anche in televisione. Questo sarebbe costoso fatto in modo giusto ma se ci fosse un costante richiamo dell'esistenza del fumetto nel pubblico generico, penso che la cosa pagherebbe sulla lunga distanza.

Qual è per te il fumetto perfetto?
Un fumetto che avesse visibilità mondiale e venisse pubblicato per il resto della mia vita.

venerdì 20 dicembre 2019

recensioni in 4 parole [74]

Orrori, dolori del fumettista.
Stuzzicante avvio d'avventura.
Trilogia Shakespeariana
Il capolavoro è servito!
Dylan Dog - Batman n.0
Nel frullatore dell'immaginario.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Italo. Educazione di un reazionario.
di Vincenzo Filosa (testi e disegni)
Editore: Rizzoli Lizard
Formato: cartonato, 192 pagine, b/n
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI e QUI

Tesla and The Secret Lodge - Guerra Segreta n.0
di Alberto Conte (testi) e Cecilia Formicola (disegni)
Formato: rilegato, 28 pagine, colore
Prezzo: € 4
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

Trilogia Shakespeariana
di Gianni De Luca
Editore: NPE
Formato: cartonato, 168 pagine,  b/n
Prezzo: € 22,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

Dylan Dog - Batman n.0
di R. Recchioni (soggetto e sceneggiatura), Werther Dell'Edera e Gigi Cavenago (disegni)
Editore: SBE
Formato: brossurato, 32 pagine, colore
Prezzo: € 3,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 8 dicembre 2016

Frank Miller 2001: The Dark Author Returns

Rovistando nell'hard disk m'imbatto in materiali di cui avevo del tutto perso la memoria. 
Ecco così che salta fuori, da quella miniera che fu Ultrazine.org, la traduzione di un'intervista datatata 2002 a FRANK MILLER, pubblicata originariamente a Dicembre 2001 su The Onion A.V. Club, in occasione dell'uscita di The Dark Knight Strikes Back. 
Credo che, in considerazione della pubblicazione di The Dark Knight III: The Master Race, iniziata nel 2015 e tutt'ora in corso, e della recente visita di Miller all'ultimo Lucca Comics & Games sia una interessante lettura (o ri-lettura).
L'intervista in Inglese è disponibile qui.
Intervista a FRANK MILLER
di Tasha Robinson
Traduzione: smoky man

Intervista apparsa a Dicembre 2001 su The Onion A.V. Club.
Pubblicata in Italiano su Ultrazine.org a Gennaio 2002

A 15 anni dall'uscita di The Dark Knight Returns (Il Ritorno del Cavaliere Oscuro), datata 1986, opera seminale e innovativa destinata a rivoluzionare l'icona Batman e lo stesso concetto di supereroe, FRANK MILLER pubblica il seguito del suo capolavoro. Esce così sul finire del 2001 negli Stati Uniti, il primo numero (di 3) di The Dark Knight Strikes Back.
In questa intervista Miller parla del sequel, dei suoi progetti, delle cattive abitudini dell'industria fumettistica e della sua carriera cinematografica.

Tasha Robinson: Perché un seguito di Dark Knight Returns dopo tutti questi anni?
Frank Miller: È piuttosto semplice: avevo una storia. Inoltre, ho sempre amato i supereroi - solo che non pensavo che fossero la sola cosa su cui fare fumetti - e avevo desiderio di farlo.
Quindici anni di lontananza mi hanno dato una nuova prospettiva. Ora sono di nuovo in grado di avvicinarmi al genere come quando avevo 7 anni… molto più di quanto ero solito fare.

Scrivere Dark Knight Strikes Back è stato più facile?
Solo nel fatto che ho imparato a fare meglio il mio lavoro. Tendo a spendere meno tempo in vicoli ciechi quando sto mettendo insieme la storia. Ma, in molti casi, è stato molto più piacevole. Perché quando ho fatto il primo, era una sorta di ribellione contro lavori precedenti, come la vecchia serie televisiva. Su come tutto era diventato così ridicolo. Questa volta, mi trovo a giocare con l'intero pantheon di personaggi DC e a cercare di mostrarli in modo da evidenziare ciò d'importante che li sostiene. Non mi interessa per nulla il matrimonio di Flash. Voglio vederlo muoversi veloce.

Si tratta di riportare i personaggi al "cuore" di quello che li rendeva interessanti all'inizio?
Si, si tratta di quello ma anche di aggiornali. Ci sono alcuni temi politici che si possono definire quanto meno "curiosi". Mi piace mettere un po' di satira politica nei fumetti di supereroi. So che può sembrare strano, ma mi viene naturale farlo.

Le prime pagine del primo numero suonano stranamente forti alla luce degli eventi dell'11 Settembre.
E diventano ancora più strane. Ho ultimato il secondo numero il 12 Settembre. E ci sono eventi nell'albo che… la gente penserà che ho fatto tutto dopo gli attacchi. Ma è troppo.

Vista la tendenza dopo gli attacchi di rivedere la cultura popolare e di togliere le immagini del World Trade Center e di terrorismo da qualunque tipo di opera d'intrattenimento, che ne pensi?
[Ride] Beh, è quanto si legge sui giornali.
Quando hai mostrato per la prima volta il lato violento e ossessivo di Batman nel primo Dark Knight, sentivi che stavi facendo qualcosa di nuovo sul personaggio, o pensavi di star semplicemente accentuando quello che già c'era?
Quello che cercavo era il sentimento che avevo provato quando a 6 anni lessi il primo fumetto di Batman. Quel ricordo è molto più vivido del resto della mia vita da bambino. Ma è per questo che alla gente piace farmi fare dei lavori così stupidi [ride]. Ricordo che aprii quel fumetto di Batman e mi ritrovai completamente catturato. Non so dirti quale numero fosse o altro, ma mi ricordo solo che il modo in cui la città era disegnata, e il fatto di un tizio vestito da pipistrello, mi lasciarono senza fiato. Quando stavo facendo il Dark Knight stavo essenzialmente cercando di evocare quello stesso sentimento, ma per un pubblico più maturo e sofisticato. Naturalmente, il tipo indossa un vestito da pipistrello - che genere di persona lo farebbe? Deve essere uno bello strano.

Intendevi fare qualcosa da cui l'industria fumettistica avrebbe imparato e che avrebbe imitato, o lo facevi solo per te stesso e per il tuo pubblico?
Stavo solo facendo del mio meglio, davvero. Voglio dire, al tempo in cui lo stavo disegnando, si trattava di un progetto che rendeva la gente un po' nervosa. Dico sempre a chi sta entrando nel business, se stanno facendo supereroi, di rivolgere l'attenzione a quei personaggi che non vanno bene. Così avrai un sacco di libertà in più. Perciò, stavo semplicemente facendo del mio meglio per mostrare quello che secondo me Batman avrebbe dovuto essere.

Ti è passato per la mente allora che stavi facendo qualcosa che gli altri avrebbero considerato rivoluzionario?
Devi essere un vero "egomaniaco" per pensare una cosa simile, ma credo che dovrei dire di sì. Perché è quello che mi dico sempre [ride].

Così sei partito consciamente per cambiare le cose nell'industria fumettistica?
Beh, sono partito per far notare delle cose. Vedendo come tutti quegli eroi erano stati castrati sin dagli anni '50, e come sembravano essere senza scopo. In quel mondo perfetto mostrato nei fumetti di quel periodo, perché la gente avrebbe dovuto indossare un costume per combattere il crimine?

Perché non c'era niente di così malvagio in quel periodo per giustificare un simile estremismo?
C'era solo un branco di cattivi da strapazzo. Fu nel 1985 che iniziai a lavorare su questo, e pensai, "Che genere di mondo sarebbe sufficientemente spaventoso per Batman?". E guardavo fuori dalla mia finestra.

Pensi che uno come Batman funzionerebbe davvero nel mondo reale?
Hmmm. No, penso che verrebbe ucciso molto in fretta.

Come descriveresti il tuo impatto sul fumetto?
Non sono io a doverlo fare.

Neanche considerando il tuo essere "egomaniaco"?
Beh, è quello che voglio dire [ride]. Voglio dire, devi pensare che quello che stai facendo sia, in qualche modo, importante in modo da farlo. Se non è importante, almeno ne valga la pena. "Importante" è una parola troppo impegnativa. Perché penso sia qualcosa di cui sei veramente contento, per spararla così grossa. E questo generalmente è la mia ambizione. Ma al tempo stesso penso: "Non credo che qualcuno l'abbia fatto prima d'ora", e incomincio a darmi pacche sulle spalle finché non mi faccio male.
Nel migliore dei mondi possibili, qual è l'effetto che ti piacerebbe avere sull'industria fumettistica?
Beh, mi piacerebbe che tutti leggessero fumetti [ride]. Mi piacerebbe vedere, in primo luogo, all'interno dell'ambiente fumettistico, meno reverenza per lavori che non erano poi così buoni. I comics sono in giro da più di 60 anni, e come accade in molti campi, è stata prodotta un sacco di roba orribile. Nel mondo dei fumetti si tende ad avere un eccessivo attaccamento alla tradizione. Le cattive abitudini sono dure a morire. Penso che il medium [fumettistico] potrebbe funzionare più efficacemente se perdessimo le cattive abitudini che sono state create prima che noi nascessimo.

Ti riferisci a qualcosa in particolare?
Beh, sì. L'eccessivo uso di parole. Si è finito con usarne troppe. E poi, l'accettazione da parte dei lettori in cose che sono assurde. Per esempio, che la gente possa volare. La magia di una cosa simile deve essere spiegata. Invece, prendi un qualsiasi fumetto, e nella prima pagina, c'è uno che vola. E non c'è alcun commento per questo. Dovrebbe essere un momento di meraviglia e sbigottimento.
Inoltre, mi piacerebbe cambiare le cose per allargare il campo un po' di più, così da ridefinire cosa intendiamo per fumetto commerciale. Ora, il fumetto commerciale indica tizi in costume che si pestano l'un l'altro. Mi piacerebbe almeno arrivare ad essere abituati all'idea di fumetti western, crime stories, di satira politica, autobiografici … tutte queste cose sono state fatte, ma il mondo sembra essere focalizzato sui supereroi.

Pensi che sia necessaria un'etichetta? È importante che una cosa sia chiamata "commerciale" e un'altra "alternativa", se la gente ha accesso ad entrambe?
Rappresenta una categoria mentale. Nella testa della gente "Fumetto" ha assunto il significato di un genere specifico, non di una forma di narrazione. Per questo qualcuno chiamerà Die Hard "cinema fumetto" mentre non ha nulla a che fare con il fumetto. Piuttosto il fumetto dovrebbe essere il mezzo con cui una storia viene raccontata.

È vero che originariamente volevi fare dei crime comics quando hai iniziato la tua carriera, ma che sei stato dirottato sui supereroi in quanto erano la sola forma legittima di fumetto commerciale?
Assolutamente sì. Chiamami stupido ma mi sono presentato con un sacco di schizzi di tizi in impermeabile e vecchie macchine e cose simile, e mi hanno guardato come se fossi pazzo. Ho dovuto imparare a disegnare i muscoli.

Che tipo di educazione artistica hai avuto?
Nessuna.

Sei del tutto autodidatta?
Sì.

Hai delle specifiche influenze a cui ti rifai?
Beh, sì. Praticamente qualsiasi cosa mi finisca per le mani. Pian piano che imparavo, uno dei miei insegnanti non ufficiali fu Neal Adams, che mi prese da parte quando ho iniziato a far veder i miei lavori nel suo studio. Mi faceva vedere come comporre meglio una pagina, ma in genere mi diceva di lasciar perdere e di tornare a casa. Ma io ritornavo finché non sono stato in grado di ottenere un lavoro.

Ti diceva quelle cose in un modo amichevole?
È un newyorkese [ride].

Voleva che lasciassi perdere ma ti ha comunque aiutato?
È un newyorkese molto generoso. Ma riguardo ciò che mi influenza, guardo un sacco di fumetti, soprattutto roba vecchia perché ci sono diversi splendidi disegni e alcune storie molto buone. Guardo un sacco di film e leggo molti libri. Ho sempre odiato questa domanda perché non so mai come rispondere, e mi è sempre parsa una domanda un po' stupida [ride].

Avendo raggiunto il decimo anniversario di Sin City, guardando indietro che cosa pensi di questa serie?
È stata una grande esperienza. Sono ansioso di tornare a lavorarci, questo è sicuro.

Sei riuscito a fare quello che volevi nella serie?
Penso di sì. Davvero. Voglio dire, amo mettere cose come la politica nelle mie storie, perché credo sia un buon argomento, sebbene sia difficile tenere il passo di questi tempi con tutti gli idioti che ci sono. Ma voglio solo che la gente legga le storie e le apprezzi.

C'è un significato metaforico nell'uso inusuale del bianco e nero, senza alcun tono di grigio?
In verità, è stato perché Lynn Varley non se la sentiva di colorare fumetti in quel periodo. Ed inoltre, volevo vedere se ero in grado di fare un fumetto tutto da solo. Ecco perché ho fatto anche il lettering. E si adattava davvero bene al genere. In un certo senso, Sin City è stato pensato per essere un qualcosa a metà tra un fumetto americano e un manga giapponese. Lavorando in bianco e nero, ho capito che l'occhio è meno paziente, e devi fare il punto, e qualche volta ripeterlo. Rallentare le cose è più difficile in bianco e nero, perché non c'è molto per l'occhio di cui godere. Un sacco del lavoro che faccio è per rallentare la tua lettura. Questo è quello che deve fare un fumetto. Trovare dei modi per attrarre o intrattenere l'occhio per far si che ti soffermi a guardare. Perché, diversamente da un film, io non ho alcun controllo sul tuo occhio. Tecnicamente, potresti impiegare dei secondi per leggere un mio lavoro, ma io voglio che ci impieghi dei minuti.

Il bianco e nero dei disegni tende a suggerire una semplicità morale che si rispecchia nella scala eroica dei tuoi personaggi - personaggi epici, larger than life, in particolare.
L'aspetto larger than life è quello che più mi interessa. Ho sempre disegnato storie dark. Occasionalmente, ho provato con un eroe perfetto, ma è un po' una forzatura per me. Mi piacciono invece un po' stronzi, ossessivi e strambi. Nessuna meraviglia che il supereroe a cui sono maggiormente associato sia vestito come un pipistrello.
In una delle più vecchie storie di Sin City facevi riferimento a Re Leonida e alla battaglia delle Termopili, e questo implica che stavi pensando a quella storia anni prima di fare 300. Per quanto hai pianificato di fare un fumetto su un tema simile?
Sapevo a malapena che sarei diventato un autore di fumetti. Penso d'aver avuto 7 anni, e i miei genitori portarono me e mio fratello a vedere un film dal titolo The 300 Spartans. Rimasi seduto lì sbalordito per il finale, in cui i buoni muoiono. Ero posseduto da quella storia. E sapevo che volevo fare fumetti, ma non ho messo le due cose in relazione per molti decenni. Ma ho sempre … quel film, sebbene sia una vecchia pellicola piuttosto goffa, beh quando hai 7 anni, certe cose non sono goffe. Quella storia ha dato spunto a molte delle storie che ho fatto, perché la nozione del sacrificio come gesto eroico è cosi efficace. [La nozione] che l'eroe fa quello che fa perché è nel giusto, e non perché alla fine prende una medaglia.

Come hanno reagito alla Dark Horse quando hai detto loro che volevi fare un fumetto su una battaglia dell'antica Grecia?
Con grande entusiasmo. Significa che sono stati degli ottimi editori. In primo luogo, morivano dalla voglia di sapere come sarebbe stato il fumetto. E lo ero anch'io, perché ero davvero in soggezione di fronte ad un tema simile. Ma alla fine ho deciso che avevo speso troppo tempo a parlare della storia, e se se non l'avessi fatta, mi sarei solo reso ridicolo. Ero preoccupato nel fare 300.

Deve essere piuttosto piacevole sapere che sei abbastanza affermato nel campo da poter lanciare un progetto così anticonvenzionale e avere un editore importante che ti appoggia?
È davvero un lusso che gradisco, ma che mi mette in tentazione di dire, "Oh, e ora che altro posso combinare?"

Sei tentato dal rompere le convenzioni solo perché puoi, o per vedere quanto puoi spingerti oltre?
Perché voglio rompere le convenzioni, e perché ho un'inusuale libertà. Persino quando lavoro con i supereroi. E mi piace farne uso, perché porta ulteriore libertà e le cose diventano meno ripetitive.

Hai mai avuto interesse nel fare dei film basati su Sin City?
Lo sono stato per un po'. Ho scritto una sceneggiatura e tutto il resto. Poi ho deciso che almeno per il momento lo avrei fatto solo se avessi avuto un controllo quasi totale. Non volevo cedere nessuno dei diritti. Il tempo non era ancora giunto, e avrei piuttosto continuato a fare altri fumetti.

Hai verificato come fama e licenza creativa in un medium artistico non si traducono in eguale fama e licenza creativa in un altro medium?
Non so. Voglio dire … Si, sicuramente è così, stavo tuffandomi in una vasca molto più grande che era piena di squali. Ma per me, è stata tutta una questione di controllo. Come sceneggiatore cinematografico, il lavoro mi piace. È un gran divertimento. Il cinema è un business davvero attraente, ci sono un sacco di soldi, e tutto il resto. Ma è un medium collaborativo, e vorrei avere molto controllo per fare Sin City.

Inizialmente, come sei stato coinvolto a fare sceneggiature per il cinema?
Il telefono ha squillato. L'ha fatto davvero. Avevo un agente per Hollywood da prima per via di un contatto con la televisione. Avevo appena finito Dark Knight da un paio di mesi e incominciamo a prendermi troppo sul serio. Grazie a dio non ho lasciato che qualcuno dei lavori che avevo fatto al tempo venissero pubblicati. Visto che avevo fatto io l'errore, credo sia colpa mia. E non mi stavo affatto divertendo. Il mio agente mi chiamò, e Joe Davison [il produttore esecutivo di Robocop] voleva sapere se ero interessato a scrivere Robocop 2. Per cui l'ho incontrato, e sono stato coinvolto nel processo produttivo dall'inizio alla fine.

Che ne pensi del prodotto finito?
È difficile per me dare un giudizio, perché ero sul set, ma penso che sia finito un po' fuori controllo. Non so, è difficile, perché quando lo guardo mi ricordo di come mi sentivo sul set con tutta la troupe e la gente intorno. Per questo mi è difficile giudicarlo.

Quanto il film è vicino alla sua sceneggiatura?
A quale? Ci devono essere state almeno una mezza dozzina di versioni di Robocop 2. E c'erano molte mani che si aggiungevano mentre si andava avanti.

C'è una significativa differenza tra il livello del tuo coinvolgimento in Robocop 2 e Robocop 3?
Sì. Quando ho fatto il primo, avevo l'aspirazione di regia, e pensavo davvero di poter controllare la cosa. Nel secondo, mi sono incontrato con il regista diverse volte, ho proposto delle idee, lui ne ha proposto altre, ho scritto una versione della sceneggiatura, lui ne ha scritto un'altra, e così via. Ma ho capito che era un lavoro su commissione, e la cosa era molto più divertente perché così non ero possessivo. Ho capito a quel punto che quello che mi appartiene sono i miei fumetti.

Sei rimasto contento dell'episodio della serie animata di Batman in cui viene usato il character design del tuo Dark Knight?
Oh, era meraviglioso [ride]! Si, era divertente. Bruce Timm, il responsabile dell'animazione, mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero d'accordo che mettesse un po' di Dark Knight nello show. E ho risposto. "Sicuro, tu sei Bruce Timm!!!". E lui: "Vuoi vedere il soggetto?". E io: "No, sei Bruce Timm, mandami direttamente la cassetta!!!". La videocassetta è arrivata, e l'ho guardata per tre volte di seguito, ridendo a crepapelle. È uno spettacolo. È riuscito persino a rendere bene il mio Robin.

Questo indica che un cartone di Sin City nel tuo stile potrebbe funzionare?
Si, se fosse Bruce Timm a farlo. Ha fatto un lavoro davvero notevole. Sì, penso che sarebbe un bel divertimento. E solo che … un progetto alla volta, no?

Hai considerato di coinvolgere Bruce Timm e il suo team per un eventuale adattamento?
Oh, sì. Ne abbiamo parlato. Ma al momento non c'è alcun progetto.

Hai scritto qualche altra sceneggiatura per il cinema, a parte la sceneggiatura preliminare di Sin City e i due film che sono stati prodotti?
Si, ne ho fatto un paio che hanno fatto una fine terribile in alte pile su scaffali pieni di sceneggiature. Ce n'è una, che non so che fine abbia fatto ora, basandomi sul mio fumetto Ronin e che fu sviluppata insieme a Darren Aronofski [regista di Pi e Requiem for a dreamer]. Darren ed io stiamo attualmente lavorando a Batman: Year One some co-sceneggiatori. Gli ho passato una versione della sceneggiatura giusto l'altro giorno.

Come è lavorare con lui?
È un vulcano. Le idee gli escono dalle orecchie. Tendenzialmente ci divertiamo un sacco insieme. È buffo perché in molti casi penso d'essere quello più solare tra i due, e non è una cosa che mi capita di solito.

Non mi sembra che lui sia un tipo da fumetti. Sembra una scelta strana per dirigere il nuovo film su Batman. Qual è la sua visione del personaggio?
Tende a dare grande importanza ai fumetti. Comunque, non posso davvero dire cosa ci sia nel film, perché credo che quelli della Warner Bros manderebbe qualcuno a darmi una bella lezione. E chiedere allo sceneggiatore come sarà il suo film è come chiedere a un portiere quale palazzo debba essere espropriato.
Con JESUS! che sta succedendo?
Per il momento è fermo. Se mi mettessi a farlo, mi porterebbe via un sacco di tempo in ricerche, perciò bisognerebbe attendere comunque anni. E le vicende dell'11 Settembre mi hanno reso un po' meno interessato alla religione di questi tempi.

Eri interessato a fare delle ricerche in Medio Oriente, e anche questo non sembra certo una cosa fattibile ora.
[Ride] Anche quello dovrò aspettare.

Hai un background religioso?
Non proprio. Beh, credo di sì. Padre cattolico, madre quacchera. Ma non ero obbligato ad andare in chiesa. Sono andato ad una scuola domenicale di catechismo, ma non sono stato educato in una scuola cattolica o simili.

Sei interessato in ri-immaginare o ricostruire la figura di Cristo da una nuova prospettiva?
Non vorrei parlarne ora. Quello che ho in mente è inusuale, ma se inizio a parlarne, credo che mi sentirei poi in imbarazzo nel fare la storia.

Ci sono altri eventi storici o periodi, o personaggi che ti interessano?
Sì, ci sono. Mi sembra che ogni volta che guardo un evento storico, è come se fosse una storia che aspetta d'essere raccontata. Ce ne sono così tante. Prima o poi sarei interessato a fare qualcosa sull'Irlanda.

Hai in mente un evento o un periodo particolare, o sarebbe semplicemente un posto dove ambientare la storia?
Penso ai primi periodi dell'IRA. Il genere di cose su cui sono state scritte tutte quelle splendide ballate. Ma la Storia prende un sacco di tempo per fare ricerche, e ora sono più interessato a fare un altro episodio di Sin City, anche se penso che non lo farò più in albetti. Credo che uscirò direttamente in volume. La gente che legge Sin City ha una lunga durata d'attenzione, e prenderebbe il volume comunque. E mi sono divertito un sacco facendo Family Values, stando 5 mesi a fare un'unica grande storia. Con gli albetti, mi sento come se avessi una palla al piede. Essendo vincolato a fare solo 26 pagine alla volta … qualche volta voglio fare una singola scena che è più lunga di quelle pagine.

Una caratteristica particolarmente interessante del tuo lavoro è il linguaggio che usano i tuoi personaggi, specialmente nei due Dark Knight e negli albi di Martha Washington. Come sviluppi una parlata che suona così realistica?
Posso risponderti per quella in Dark Knight. Per gli altri lavori, è solo roba che ho sentito per caso o che ho inventato. Ma nel Dark Knight ha tutto a che fare con la città dove mia moglie e colorista Lynn Varley è cresciuta. I suoi fratelli - Don e Rob, a proposito - facevano parte di un gruppo di ragazzi che parlavano in un modo davvero particolare. Quando li ho sentiti, sono uscito di testa perché mi piaceva moltissimo. Era un modo di parlare davvero sarcastico. Una volta sono stato nel Michigan a far visita alla famiglia, e ho fatto sedere i due ragazzi e li ho registrati mentre parlavano, poi sono andato via e ho studiato il nastro. Poi ho scritto le mie storie, e dovevo sempre mostrare quelle parti a Lynn prima di letterare e lei mi diceva dove stavo sbagliando.

Così i membri della gang Don e Rob nelle due serie del Dark Knight stavano in realtà parlando in uno slang che esiste davvero?
Era il modo in cui alcuni ragazzi parlavano negli anni '80 in uno dei sobborghi di Detroit.

Hai intenzione di dare un seguito a qualche altra delle tue ideazioni, come Martha Washington?
Voglio fare altre storie di Martha e ho anche delle idee in merito, ma questo dipende dagli impegni del disegnatore Dave Gibbons. Prende molto più tempo disegnare queste storie che scriverle. Riguardo Hard Boiled non abbiamo alcun piano per un sequel.

Rolling Stone scrisse poco dopo l'uscita di Dark Knight: "Nelle mani di Miller, Batman è più grande di un'icona fumettistica. È il simbolo violento della dissoluzione e dell'idealismo americano". Come ti colpisce un'affermazione simile?
Qualsiasi cosa detta con passione, devo dire che mi piace. Devo anche dire che Batman era una metafora di tutto quello, soprattutto nella prima serie, nella seconda, non è poi così di cattivo umore. Infatti è di buon umore, e questo mette davvero paura.

In un certo senso, i volumi del Dark Knight sostengono un approccio da vigilante per affrontare la violenza e l'apatia della nostra società, e come tu stesso hai detto, eventi della nuova serie vanno in stretto parallelo con i fatti recenti. Pensi che la cosa potrebbe funzionare anche nel senso inverso? Ossia la gente potrebbe ispirarsi al Dark Knight per agire come un vigilante?
Non conosco molta gente che prenda ispirazione per le proprie idee politiche dai fumetti. Una simile idea mi spaventa da sempre. Sono solo uno che getta la propria roba contro un muro per vedere che cosa succede. Penso che nessuna cosa faccia sia in grado di influire sulla cose ad un livello simile. Penso che nessuno che faccia fiction possa farlo. Mi sembra che non sia questo lo scopo della fiction. In rari casi uno può scrivere un lavoro di fiction come Uncle Tom's Cabin [La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, N.d.T.) o To Kill a Mockingbird [Il buio oltre la siepe di Harper Lee, N.d.T.], che è così potente o popolare da cambiare le cose. Ma penso che se uno cercasse di farlo di proposito per avere quell'effetto sulla società avrebbe un effetto negativo sul proprio lavoro. Finirebbe con lo scrivere un trattato.

Intervista apparsa a Dicembre 2001 su The Onion A.V. Club.
Pubblicata in Italiano su Ultrazine.org a Gennaio 2002

giovedì 3 novembre 2016

Il Cavaliere Oscuro, Watchmen: Moore e Miller nel 1988

Frank Miller e Alan Moore negli anni '80.
Estratto da un'intervista a cura di Chris Sharrett pubblicata sulla rivista David Anthony Kraft's Comics Interview N. 65 nel 1988. L'intervista è stata ripubblicata nel 2012 nel volume Alan Moore: Conversations.

Chris Sharrett: I paragoni tra Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e Watchmen sono inevitabili, in particolar modo in relazione a come entrambi trattano i supereroi.
Alan Moore:
Io e Frank Miller siamo buoni amici, sai. Potremmo avere idee politiche diverse ma non abbiamo mai trovato nulla su cui litigare. Siamo entrambi persone che potrebbero essere chiamate dei radicali, in un certo senso, e come risultato credo che tra i due lavori ci siano delle somiglianze. Ma penso che più delle similitudini in certi approcci siano interessanti le differenze negli interessi di base dei due fumetti.
A Frank piace la fiction d'avventura [in originale "adventure fiction", N.d.T.] e quello che voleva fare con Il Cavaliere Oscuro era produrre un'opera di quel genere ma di qualità superiore, realizzata alla perfezione. Non so come dirlo in altri termini senza dare l'impressione che stia banalizzando Il Cavaliere Oscuro, ed è l'ultima cosa che vorrei fare, ma Il Cavaliere Oscuro incorpora concetti morali e politici come parte del suo stile, per renderlo più credibile ai lettori di oggi. Si tratta sostanzialmente di fiction d'avventura con l'aggiunta di idee politiche. Noi invece abbiamo usato l'approccio inverso. Non ci interessava l'avventura; non c'era tanta azione, non c'era un eroe palese. Eravamo interessati ad aspetti più minuti rispetto al Cavaliere Oscuro.
Il Cavaliere Oscuro è un'avventura supereroistica con l'aggiunta di idee politiche e morali; Watchmen è una storia su temi morali e politici con supereroi.

giovedì 8 ottobre 2015

opinioni sul fare fumetti... [12]

Schulz e i suoi Peanuts.
Dev'essere l'autunno che porta polemiche. Restando alle recentissime, ma senza entrare nel merito, ricordo, in Italia, la questione - al momento ancora irrisolta nei dettagli - legata agli accrediti autori per la prossima Lucca (qui un po' di storico della vicenda) e sempre in tema eventi e convention, la querelle USA sulle firme a pagamento (!) sugli albi o volumi (qui qualche passaggio per meglio "capire").
Disegni: Frank Miller; colori: Alex Sinclair.
Ma a noi piace stare sul pezzo: il 5 Ottobre la DC Comics ha ufficializzato la copertina realizza da Frank Miller per il mini-albo allegato al primo numero della terza saga del Cavaliere Oscuro, Dark Knight III: The Master Race, in uscita a Novembre. Potete ammirare sopra la copertina in questione. 
Ebbene, parrebbe che in giro - soprattutto sul Facebook e affini - i commenti non siano stati particolarmente teneri. Così come veementi paiono alcune dichiarazioni "a difesa" dell'operato del creatore di Sin City e Ronin. Ecco cosa scrive, sul suo profilo Facebook, Rob Liefeld: "LASCIATE STARE FRANK MILLER! Voi che lo attaccate per la sua copertina di Dark Knight 3 siete delle persone orribili e vi dirò perché. 1) Frank ha quasi 60 anni e ha molto meno tempo di fronte a sé per disegnare di quanto ne abbia alle sue spalle. Ogni singola cosa che condivide con noi dovrebbe essere apprezzata per lo meno come un altro contributo all'epico lascito della sua opera. Forse i suoi disegni non sono così raffinati come lo erano in passato ma non lo erano neppure quelli di Jack Kirby o di Joe Kubert nell'ultimo periodo della loro vita ma io ho festeggiato per ogni nuovo lavoro da loro prodotto. Quando vedo un nuovo disegno di Frank Miller sono ELETTRIZZATO perché.... 2) Negli ultimi anni Frank ha avuto problemi di salute. Non è stato molto bene ma foto recenti lo ritraggono più forte e meno fragile e il fatto che stia producendo nuovi lavori, QUALSIASI essi siano, dovrebbe essere festeggiato! Di nuovo, sono felicissimo che stia condividendo i suoi talenti con noi, a prescindere dal risultato. Frank Miller ha fatto per l’industria dei comics molto più di quello che voi vi sognerete mai di fare e perché non vi fermate prima di scagliare pietre contro i suoi disegni a pensare se i vostri risultati potranno mai confrontarsi con le sue opere pluripremiate e celebrate. DAREDEVIL. ELEKTRA. RONIN. DARK KNIGHT. YEAR ONE. BORN AGAIN. SIN CITY. 300. Miller ci ha dato il suo meglio, ha contribuito alla crescita dei comics come forma d’arte e come industria e gli siamo grati che continui a condividere con noi l’evoluzione del suo leggendario talento.

Frank Miller ha cambiato il tono e il tenore dell’industria dei comics. Forse in questo esatto momento voi siete capaci di disegnare delle anatomie più precise ma - fatemi essere estremamente chiaro - non potrete mai avvicinarvi al livello di maestria di uno storyteller come Frank Miller. Come scrittore, come disegnatore, come architetto della tavola, i suoi layout, il suo segno, il ritmo, l’atmosfera sono senza eguali. Se sputare giudizi e critiche volgari vi fa sentire un millimetro più alti, vi garantisco che non potrete mai e poi mai essere nel novero dei grandi di tutti tempi a cui Frank è destinato. Apprezzate gli sforzi e i contributi di questa leggenda vivente e smettetela con i vostri stupidi commenti e giudizi pieni d’odio.
"
Disegni: Frank Miller.
Ma è probabilmente Kurt Busiek a centrare meglio il problema, virando su aspetti più artistici: "[...] Frank parla da anni del potere “primitivo” dei supereroi, del loro maggior impatto durante la Golden Age quando erano rozzi, senza orpelli.
[...] Li disegna in modo da comunicare questa sua idea di potere grezzo e incontaminato, non come li disegnavano Neal [Adams] o Curt [Swan] o chiunque altro.
[Il suo Superman] è potente, minaccioso, un po’ Eastwood fuori di testa, con i pugni di Kirby e un cazzo ben in evidenza. Non si tratta di un errore, non si tratta di mancanza di controllo.
È una stilizzazione, una caricatura... è Frank che ci mostra una versione di Superman che non è elegante e piacevole da vedere."
Il Cortile nell'adattamento a fumetti di Antony Johnston per i disegni di J. Burrows.
Restando nell'ambito della creatività e dell'approccio di un autore alle sue creazioni e al suo lavoro, riporto un estratto di un testo pubblicato sul suo sito, l'11 Settembre scorso, dallo sceneggiatore inglese Antony Johnston, noto in Italia (principalmente) per gli adattamenti a fumetti di alcuni racconti e testi di Alan Moore tra cui Il cortile.
Il post s'intitola SUL FUMETTO, LA SERIALITÀ, IL SUCCESSO E IL FALLIMENTO e può essere letto nella sua interezza qui.
"[…] Sono ben consapevole di non scrivere serie di mega-successo con vendite da blockbuster. I miei fumetti sono spesso strani, complicati, ambigui, oscuri, di nicchia, definiteli come vi pare. Solitamente non sono “per tutti”.
[…] Ovviamente mi piacerebbe avere un maggior numero di lettori, a chi non piacerebbe? Ma non a costo di sacrificare il mio modo di lavorare o i miei gusti.

Perché c’è una cosa. Anzi, beh, sono due.
Primo: Scrivo il genere di libri che mi piacerebbe leggere. Io scrivo per me.
Ecco perché mi fa molto piacere che ci siano persone che apprezzano quello che scrivo, perché scrivo per me stesso e non ho idea se qualcun altro sarà interessato a quello che voglio raccontare. E se lo sono, è bellissimo. Se non lo sono - per via dell’argomento trattato, dei personaggi, del mio stile o perché loro pensano che sia una serie stupida – va malissimo perché non cambierò di certo per il loro piacere.

Si tratta del mio lavoro. Del mio nome in copertina. Nessuno può dire un cazzo.


Secondo: Il fallimento è il risultato atteso da tutti i comics.
Un po’ come accade in televisione, la chiusura o la cancellazione di una serie regolare di fumetti è il risultato finale standard.


E sapete una cosa? Nessuna delle chiusure o dei fallimenti precedenti ha mai condizionato la decisione, da parte di chi doveva, di farmi pubblicare un altro progetto. Perché  quelli di noi che lavorano davvero nel mondo dei fumetti – e io ormai sono in questo giro da 15 anni (!) – capiscono bene che la cancellazione è un fatto normale. Sappiamo bene che ci sono ottimi fumetti che non riescono a trovare il loro pubblico, accade continuamente. È la vita, ragazzi.

[…] Per cui sto concentrato sul lavoro. Cerco di fare il meglio che posso, con i collaboratori migliori e più interessanti, e mi piace pensare che il mio pubblico sia composto di persone intelligenti a cui piace leggere quel genere di storie.
Perché questo è davvero l’unica cosa che posso fare. 

Tutto il resto non posso controllarlo. E francamente, sono troppo vecchio e non mi frega un accidente delle cose al di là del mio controllo. […]
Il Grande Male, opera di David B. citata da Barbieri nel suo pezzo su Fumettologica.
Intanto su Fumettologica, Daniele Barbieri, noto semiologo e studioso di Fumetto, si domanda: "il romanzo fa davvero bene al fumetto?" E aggiunge: "È solo una domanda, che voglio porre, senza avanzare risposte definite, che non possiedo. Ma è una domanda che si può raffinare. Per esempio, la dominanza del genere autobiografico nel fumetto, o in generale di approfondimento interiore dei personaggi, non è forse un omaggio o un adeguamento a una tendenza analoga e vincente nell’universo del romanzo, a partire da quello che ci è stato insegnato a scuola? Siamo di nuovo nel campo della strabordanza dell’io. Ce n’è bisogno anche nel fumetto? [...]"
Vi invito a leggere l'articolo completo (qui).
Interrogarsi e mettersi in gioco: anche il Fumetto, ormai adulto, lo deve fare.

mercoledì 20 agosto 2014

Frank Miller su Playboy

Qualche giorno fa è apparsa online - sul sito di Playboy - un'intervista in 20 domande a FRANK MILLER, autore che di certo non ha bisogno di alcuna presentazione.
Seguendo il consiglio datomi qualche tempo fa da un autorevole "excutive producer" di un noto sito dedicato ai comics ("You're free to translate portions of the interview, but no more than 40% of the interview is generally considered under the Fair Use Doctrine.") mi sono permesso di selezionare e tradurre cinque domande, e relative risposte, dell'interessante chiacchierata con l'autore de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, 300 e Sin City.

L'intervista completa può essere letta qui. Buona lettura! ;)
PLAYBOY: Jessica Alba, che interpreta il ruolo della spogliarellista Nancy Callahan nei film di Sin City, recentemente ha detto: “Il sesso è sicuramente l'elemento che aiuta a vendere il film e, personalmente, mi va benissimo." Che ruolo ha il sesso in Una donna per cui uccidere?
MILLER: [Ride] È proprio una affermazione da Jessica. La storia principale è quella di un uomo la cui ossessione di una vita per una donna lo porta a fare cose orribili. È una trovata nuova per me. In genere l'impulso romantico conduceva i miei personaggi a essere più nobili. Ci sono due impulsi primari nella vita delle persone: il sesso e la violenza. È come in quella meravigliosa citazione di Hitchcock, quella in cui dice che il melodramma è come la realtà ma con tutte le parti noiose eliminate. Non è possibile raccontare una buona storia senza un conflitto e le migliori forme di conflitto sono il sesso e la violenza. Non chiedo certo scusa per le cose che faccio. È pieno di violenza e sesso anche nell'opera lirica e nella poesia epica.

PLAYBOY: Quando, a metà degli anni '80, hai iniziato a lavorare su Batman con il Cavaliere Oscuro lo hai reinventato come un vecchio e acido cinquantacinquenne, un cambiamento che tuttora influenza le sue versioni proposte da Hollywood. All'inizio pensavi che Batman fosse per te un personaggio troppo importante da gestire. Che cosa ti fece cambiare idea?
MILLER: Iniziò tutto con pensiero: "O mio dio, sto per compiere 30 anni e Batman ne ha ancora 29. Non è tollerabile. Lui deve essere più vecchio di me."
Per cui iniziai a pensare di renderlo vecchio tanto quanto la sua leggenda e l'idea del suo ritorno dopo un periodo di ritiro dalle scene è venuta di conseguenza. 

PLAYBOY: Hai descritto Sacro Terrore come un opera di “propaganda” secondo la tradizione di Thomas Paine e avevi predetto che avrebbe "offeso praticamente chiunque." Offendere la gente è mai stato uno degli obiettivi della tua carriera?
MILLER: Ci sono stati dei periodi in cui volevo dedicare la mia carriera a ferire oppure offendere la gente e altre volte in cui volevo essere d'ispirazione oppure raccontare una storia o disegnare uno specifico modello di automobile. Ricordo che quando sono arrivato alla Marvel e alla DC volevo dare uno scossone ai loro universi perché erano rimasti identici per così tanto tempo. Volevo essere un elefante in un negozio di cristalleria. E, ad un certo punto, durante gli anni '70, uscì Contratto con Dio di Will Eisner che mostrò come i fumetti potessero andare in libreria e avere la stessa vita di un libro e non svanire dopo una settimana dall'uscita.

PLAYBOY:  Il "marchio" d'essere un autore di fumetti è svanito?
MILLER: Spero di no. Spero che non lo perderemo mai. Mi è sempre piaciuto essere uno dei "ragazzi terribili". La gente preferisce parlare di fumetti usando la parola "graphic novel" oppure "storytelling sequenziale", un sacco di parole senza senso. "Graphic novel" sembra come se le cose che facciamo siano pornografia. Mi piace il termine "comic book" perché suona come qualcosa che puoi arrotolare e infilare nella tasca posteriore dei pantaloni. Mi piace la loro ingenuità. 
Uno dei motivi per cui apprezzo i film della Marvel è che sono divertenti. Molti dei film sui supereroi sono tronfi. Ad un certo punto, vedendo il film di Superman, tutto quello che potevo fare era una sua caricatura che diceva: "Salve, io posso volare e tu no." Al contrario Capitan America, Hulk e Iron Man sono uno squinternato gruppo di ragazzi, esattamente come i lettori. 
PLAYBOY: Molti lettori del Cavaliere Oscuro pensano che tu ami Batman e odi Superman. C'è qualcosa di vero?
MILLER: La serie del Cavaliere Oscuro è raccontata dal punto di vista di Batman. Ma se leggi il Dark Knight 2, ci troverai un Superman che è molto più calmo di quello della prima storia. Batman e Superman sono completamente opposti. Io amo Superman. Ma amo di più Batman? Non sono persone. Sono soltanto linee su un foglio di carta.

L'intervista completa può essere letta qui.

Le interviste precedenti: