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sabato 3 agosto 2019

Alessandro Bilotta e... Miracleman

Illustrazione di Carmine Di Giandomenico.
Come se si trattasse delle tasche di Eta Beta, dall'archivio di Ultrazine.org continuano a riemergere piccole grandi gemme!

Nel seguito, un intenso testo firmato da Alessandro Bilotta che racconta il suo primo incontro con... Miracleman/Marvelman. In apertura di post, per non farci mancare nulla, una potente illustrazione in tema dalla magica matita di Carmine Di Giandomenico.

Entrambi i contributi furono originariamente pubblicati nell'ottobre 2001 sullo Speciali Alan Moore di Ultrazine.org. Buona visione & lettura!
ESSERE IL SUPERUOMO: UN FATTO PERSONALE
   

"Lo, I teach you the Superman: he is that lightning, he is that frenzy."
Friedrich Nietzsche, Thus Spake Zarathustra

Di certo so che ho paura di essere abbandonato.

La paura della solitudine ce l'ho da quando ero bambino e me la ricordo bene, così bene che ce l'ho ancora. Da quando non mi sono più potuto attaccare alla gonna di mia madre è diventato tutto più difficile. Per tutto intendo Tutto.

Nella primavera del Novantadue facevo il primo o il secondo anno di liceo, questo non me lo ricordo bene, ma uscivo con una ragazza ed era la prima, cioè primo bacio e quelle altre cose. Camminavo a un metro da terra e questo significava che forse stavo vincendo la paura di rimanere solo. "Povero illuso, ci sei ancora dentro fino al collo!" griderà una voce per il resto dei miei giorni.

Comunque questa ragazza mi lascia senza motivi che all'apparenza sembrassero validi. Niente che mi facesse meritare di sentire di rimanere solo per tutta la vita. Quella è stata la prima volta che quella paura ha scavalcato il recinto dell'infanzia ed era la stessa di dieci anni prima, o qualcosa del genere.

Non mi sentivo un granché e continuai a fare quello che avevo sempre fatto, uscire da scuola, andare dal giornalaio, comprare fumetti e percorrere una stradina stretta, alberata che mi separava dalla valanga degli altri che invadevano la strada di fronte al palazzo. Quella stradina, me la ricordo ancora, via Piccarda Donati, l'attraversavo rallentando il passo e alzando lo sguardo ogni tanto per vedere se andavo addosso a qualcuno che poi qualcuno non passava mai. Quel giorno comprai il numero appena uscito di "Super Comics" che avevo smesso di seguire dopo i primi tre, quando si era conclusa "Parallel lives" dell'Uomo Ragno, una storia su come i destini di Peter Parker e Mary Jane erano stati due rette parallele, ma intersecanti. Altra roba che mi avrebbe dato da riflettere non solo in quel periodo.

Comunque su quel numero, che era di qualche anno dopo, e non ricordo il numero, veniva pubblicata la prima parte di una storia di Miracleman, che era un personaggio con un costume orribile, senza maschera, e i supereroi senza maschera non sono tali; insomma quando questo esclamava "Kimota!" da bambino diventava un tipo ipertrofico. Col costume ridicolo appunto. La storia di Capitan Marvel praticamente, che poi ancora non ho capito chi ha copiato chi.

Ma io Capitan Marvel non lo conoscevo ancora e il tipo della mia età che poteva diventare un eroe con una semplice, stupida parola, mi faceva immedesimare incredibilmente nel personaggio. Certo era meglio un costume più carino.

La storia non fu una lettura semplice, c'era tanto testo e troppi concetti che ancora non capivo e ancora non mi interessavano, politica, nucleare, fine del mondo. Per me la fine del mondo era ed è ancora sentirsi abbandonati. Sulla posta del numero seguente molti commentavano di non aver capito nulla, storia troppo cervellotica eccetera eccetera.

La storia di quel ragazzino che diventa più grande con una sola parola mi aveva proprio colpito. Credo perché era proprio quello che avrei voluto fare io, tralasciare i problemi della mia età per affrontarne di più grandi. Con la forza di un adulto, di un super-adulto.

Solo anni dopo scoprirò che quel personaggio aveva un passato ancora più ridicolo in cui si chiamava Marvelman e che l'autore che aveva scritto quella storia su "Supercomics" aveva anzi cercato di dargli uno spessore e che proprio per quel personaggio l'autore aveva rotto per sempre con la Marvel e che il corso dei fumetti era già stato deviato nell'Ottantasei e che io arrivavo comunque in ritardo.

Io in realtà penso che mi sentivo come un bambino nel corpo di adulto, che dovevo essere grande e invece avevo le paure di un ragazzino e che, forse, mi immedesimavo in chi invece poteva scegliere quando diventare grande ed essere anche in grado di convivere con ciò. Comunque era solo un piccolo, brutto periodo di cui ora mi è rimasto Miracleman. E la paura di essere abbandonato.

Non ho mai più letto Miracleman. Mi sono capitati in mano i numeri originali, rarissimi, incomprensibili alle mie capacità di pigro traduttore e ritrovando quell'episodio ho fatto una strana scoperta. Che su "Super Comics" erano state omesse sei o otto pagine di prologo in cui Miracleman, o Marvelman, era disegnato volutamente in vecchio stile e affrontava un gruppo di alieni con frasi tipo: "Prendiamo a calci quei brutti mostri verdi fino a rispedirli da dove sono venuti!". L'ultima tavola di questa storia che sembrava realizzata quarant'anni prima, era una zoomata in avanti sul primo piano felice di Miracleman, o Marvelman, ma veniva ingrandita sempre più una fotocopia creando un innaturale effetto di sgranatura, svelando il trucco che non si trattasse di un fumetto di quarant'anni prima. Sopra queste vignette le didascalie: "Ascolta, io ti insegno il Superuomo…", "Lui è questa luce…", "Lui è questa follia. - Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zaratustra". Girando pagina cominciava la storia da dove invece avevo iniziato a leggerla io. Ma questo aggiungeva tutto un altro sapore. Ecco come rivalutare un fumetto in cui un brutto supereroe vola con un brutto costume: trasformarlo nella metafora del Superuomo! Semplice, no?

No.

Recentemente ho anche scoperto che le parole citate dall'autore di quella storia di Miracleman, o Marvelman, dall'edizione inglese di "Così parlò Zaratustra" non erano neanche corrette. La versione corretta è quella in cima a questa pagina, mentre lì al posto di "frenzy" veniva messo "madness", che sono poi due modi per dire "follia".

Ora ho visto che ci sono varie beghe editoriali per cui forse ho capito che non leggerò mai più quelle storie ... i diritti che prima erano di tutti ... poi Gaiman che non li concedeva a McFarlane perché lui non glieli aveva concessi per Angela, eccetera eccetera.

Tutte storie molto meno interessanti della mia.

Resta il fatto che io non ho ancora imparato a liberarmi di quel bambino che c'è nel corpo dell'adulto e ancora mi attaccherei alla gonna di mia madre. Si tratta di trovare la parola giusta per diventare Superuomo, la mia non è "Kimota!".

PS: Ora che ho controllato, il numero di "Super Comics" era il 19. 

[Pubblicato originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001]

lunedì 15 gennaio 2018

Alan Moore e i supereroi: 1983 - 2003 - 2017

1983 
da New Musical Express del 17 Dicembre, pag. 11 (intervista di Don Watson)
Alan Moore: […] Il problema maggiore è che mentre i primi fumetti di Superman, per esempio, erano influenzati da ogni tipo di idea proveniente da un gran numero di fonti, gli autori successivi iniziarono a usare come ispirazione solamente le storie realizzate in precedenza. La conseguenza fu un approccio molto autoreferenziale in cui i cliché venivano enfatizzati e l’effetto diminuiva di volta in volta. Quello che sto cercando di fare è ritornare alle radici, alle influenze originarie e, partendo da quelle, cercare di creare qualcosa di nuovo.

Per questo nei miei fumetti si può trovare un po’ di George Orwell, un po’ del Prigioniero, un po’ di Thomas Pynchon, influenze musicali come Brecht e Weill, un po’ del Dottor Phibes. In V for Vendetta ho cercato di creare qualcosa che avesse la stessa attenzione per l’atmosfera e per i dettagli che si può ritrovare, per esempio, in film come quelli del Dottor Phibes, pieni di riferimenti culturali. Suppongo di voler cercare di evocare lo stesso livello qualitativo delle opere a cui mi ispiro. È davvero un patetico e disperato tentativo finale di trovare qualcosa a cui aggrapparsi.

Ovviamente non voglio scrivere supereroi per tutto il tempo o per il resto della mia vita, ma l’idea del supereroe in sé è ancora molto interessante se la si guarda da un punto di vista inedito. Personaggi come Superman sono una forma di mito moderno; nella cultura contemporanea i supereroi occupano un ruolo simile ai miti greci o norreni. Penso anche ci sia dietro anche molto fascismo. Qualcuno ha detto che la differenza tra Superman e un assassino di massa non è in realtà molto grande: entrambi sono persone che presumono di avere il potere e il diritto per imporre la propria visione di giustizia sul mondo. Ci sono parecchi dilemmi morali davvero molto interessanti da esplorare.

Naturalmente quanto stai lavorando a qualcosa che deve piacere a un tredicenne ci devono essere delle scene di lotta e d'azione per mantenere la loro attenzione, ma cerco sempre di inserire qualcosa di interessante dal punto di vista intellettuale. In Marvelman ci sono riferimenti a Nietzsche... spero soltanto che i ragazzi rimarranno sufficientemente interessati dalle battute e dai tizi che si menano tra loro da sopportare la roba filosofica.
[Traduzione: smoky man & O. Martini]
2003 
da Le Straordinarie Opere di Alan Moore, pag. 142 (intervista di George Khoury)
Alan Moore: […] I superpoteri alla fin fine non contano, sono i personaggi a essere importanti. Così come non conta se io o tu o il lettore acquistassimo l’abilità di correre più veloce della luce e indossassimo un bel costume. Non farebbe alcuna differenza per noi. Se sei uno stronzo ora, sarai uno stronzo con un bel costume che può correre più veloce della luce. E la cosa non migliorerà per nulla l’universo. La cosa importante è che le persone ordinarie sono fantastiche. Sono fantastiche per quello che possono fare e per quello che non possono essere. Possono fare delle cose fantastiche per il mondo, nel bene e nel male. Non hanno bisogno di un costume e di un simbolo sul petto. Con Watchmen e molte delle mie opere successive ho cercato di comunicare questo messaggio: avere dei superpoteri non ti rende necessariamente una brava persona e le persone comuni sono quelle con cui abbiamo a che fare… qui non c’è nessun supereroe. 
2017
da la Repubblica (intervista di Luca Valtorta)
Alan Moore: […] No, non mi piacciono più i supereroi. Credo che oggi la loro funzione principale sia compensare la codardia americana: proprio come l’onnipresente pistola sul comodino accanto al letto. [per la traduzione ha collaborato Massimo Gardella]

lunedì 14 novembre 2016

Alan Moore parla di Marvelman

Nel seguito un breve estratto dall’intervista ad Alan Moore apparsa sul volume Kimota! – The Miracleman Companion curato da George Khoury, pubblicato nel 2001 da TwoMorrows Publishing  e mai ristampato, probabilmente a seguito della successiva acquisizione dei diritti sul personaggio da parte della Marvel Comics. 
Il testo è stato originariamente tradotto e pubblicata su Ultrazine.org nel novembre 2001.

George Khoury: Ricordi il tuo primo incontro con Marvelman?

Alan Moore:
La prima volta che ho visto un fumetto di Marvelman deve essere stato… vediamo, sono nato nel 1953. Non ricordo quando il primo albo di Marvelman sia stato pubblicato ma probabilmente era il 1954 o qualcosa del genere. All’età di quattro anni ho iniziato a leggere fumetti inglesi, gli albi per ragazzi di quel periodo, spesso di qualità eccellente, come Beano, Dan Dare e quelli della D.C. Thomson. Verso i sette anni credo, il che significa nel 1960, ho visto il mio primo fumetto americano, il primo albo di Flash e gli albi di Superman/Batman che di solito prendevo.

Deve essere stato in quel periodo che ho visto Marvelman. Ma mi è sembrato una debole imitazione. […] Al tempo non conoscevo Capitan Marvel, non sapevo che Marvelman fosse una re-invenzione di Capitan Marvel per questioni di copyright.

Penso d’aver percepito un senso di inferiorità in quel tipo di prodotto. Mi piaceva l’idea di un supereroe inglese, solo non pensavo che quello fosse ben fatto. […]

Devo aver avuto circa undici anni, ed ero andato in vacanza a Yarmouth, una stazione balneare inglese, e cercavo dei fumetti da comprare. Capitava che cambiando città si trovassero fumetti differenti, per via della distribuzione che era molto più imprecisa di adesso. Ricordo che c’erano diversi Marvelman Annual e non c’era nient’altro di meglio da comprare, così li presi e li trovai molto più attraenti di quanto ricordavo. C’era in quegli albi un qualcosa che mi piaceva davvero.

Nello stesso periodo presi una delle ristampe della Ballantine di Mad di Harvey Kurtzman che conteneva la storia "Superduperman" e iniziai subito a pensare - tieni a mente che avevo 11 anni, perciò sarebbe stato un fumetto solo per il mio divertimento – che avrei potuto fare una parodia di Marvelman. […]

Volevo fare una parodia che fosse divertente come "Superduperman" ma pensavo che sarebbe stata meglio se l’avessi fatta su un supereroe inglese. Pensai che sarebbe stato divertente se Marvelman avesse dimenticato la sua parola magica. Penso d’aver fatto qualche disegno, o imitazione delle parodie di Wally Wood, su Marvelman.

E poi dimenticai completamente il progetto; fu solo 10 o 12 anni dopo che iniziai a lavorare nel mondo dei fumetti, e l’idea ritornò a galla di nuovo. Si, sarebbe stato divertente se si fosse potuto ottenere, in qualche modo, i diritti di Marvelman, non per usare quell’idea per scopi comici, ma incominciavo a vedere che l’avrei potuta usare con un effetto drammatico - un qualcosa di sorprendente e intenso … prendere un eroe anni ’50 molto innocente e semplicistico e calarlo in un’ambientazione anni ’80 molto più complessa e oscura. […]

Consideri Miracleman un lavoro revisionista o sperimentale?

Entrambi, non credi? È il tipo di cosa che solitamente preferisco fare. Un esperimento revisionista, insomma. [ride] Stiamo parlando di un personaggio che, al tempo, non era certo una leggenda nel mondo dei fumetti. Sono sicuro che c’era qualche nostalgico entusiasta ma se non avessimo recuperato Marvelman per Warrior nessuno ora lo ricorderebbe, come per molti altri personaggi inglesi dello stesso periodo.

Si, c’era una certa dose di revisionismo nel progetto. Pensavo, si potrebbe prendere questo vecchio personaggio e rivoltarlo in modo da farlo funzionare come un personaggio sperimentale - un personaggio attraverso il quale spingere i supereroi in aree sperimentali se vuoi, dal punto di vista del modo di raccontare le storie. Non dico però che in Marvelman abbiamo usato la stessa varietà di meccanismi narrativi per esempio di V for Vendetta. […]

Gran parte del mio lavoro si basa sul prendere elementi dal passato e cercare di adattarli al futuro. Cercare d’usarli in un’ottica futuristica. Se preferisci, fondere elementi del passato e del futuro, ma ruotandoli di 90 gradi per inserirli in un contesto differente; e in questo modo raccontare storie che guardino in avanti piuttosto che indietro.

Come la serie arrivò in America? Sei stato coinvolto in qualche modo? E come Marvelman divenne Miracleman?

Penso che originariamente stavamo prendendo accordi - o Dez Skinn stava prendendo accordi - con la Eclipse Comics per fare l’edizione americana. A quel punto, credo, venimmo a sapere che gli avvocati della Marvel dicevano che non avrebbero tollerato una rivista chiamata Marvelman. Non ricordo se scrissi loro o se mi misi solo in contatto con la Marvel U.K. Eravamo abbastanza contenti di prendere la direzione DC/Shazam! e chiamare l’albo semplicemente Kimota! o qualcosa del genere, senza mai usare la parola Marvel in copertina. Abbastanza felici di quella scelta che avrei potuto continuare su quella via. Ma mi sentivo sicuro dal momento che la Marvel Comics nacque circa nel 1961. Marvelman è sotto copyright dal 1954. Scrissi loro una lettera, che credo si potrebbe considerare sarcastica, non so. Ma facevo presente che almeno nella versione del calendario che noi seguivamo, il 1954 veniva qualche anno prima del 1961. C’è solo un tipo di pretesa che la Marvel poteva avere sul nome, non una pretesa morale ma dovuta alla sua potenza. Semplicemente la Marvel aveva avvocati, la Marvel aveva risorse finanziarie immense. La Marvel sapeva bene che prescindendo dalla ragione o dal torto del caso, avrebbero fatto quello che volevano. Per cui a quel punto scrissi una lettera, mi misi in contatto con loro dicendo più o meno: "Sapete d’essere grandi e grossi. Potete di sicuro metterci a terra legalmente, perciò non possiamo chiamare il personaggio Marvelman. State pur certi che in nessun caso nel futuro prenderò in considerazione di lavorare per la Marvel Comics o con la Marvel Comics in nessun modo."

Come accadde che Miracleman #15 divenne uno dei fumetti più violenti mai realizzati?

È come se applichi un po’ della logica ordinaria del mondo reale ad un supereroe e vedi che succede. Voglio dire, mi colpisce il fatto che un super-cattivo, una persona malvagia con poteri che ti aspetti da un personaggio del genere di Superman, farebbe molto più che cercare di schiavizzare la Terra con un qualche raggio o roba del genere. Avevo l’idea, di un … inferno. Inoltre uno scontro tra due supereroi che avveniva ogni mese in un albo Marvel, che cosa era davvero? Sarebbe successo – lo so avendolo visto in sacco di albi di Kirby, che Hulk e Thor si sarebbero pestati in una zona industriale in disuso, così che la totale distruzione di una vasta area della città sarebbe stata senza vittime. Ma è ovviamente una cosa dovuta al Comics Code. Un approccio realistico ad uno scontro di quel tipo avrebbe probabilmente implicato una significativa perdita di vite umane, specialmente se uno dei contendenti avesse l’intenzione di causare, per pura malvagità, quanto più danni alle persone e distruzione fosse possibile. E perciò se le cose stavano così, ho pensato, okay, facciamo un numero in cui mostriamo uno scontro tra supereroi come sarebbe per davvero. Mostriamo come sarebbe disastroso se davvero avessimo Bizarro e Superman che si battono nel centro di Metropolis; che cosa possiamo immaginare che accada, e sviluppiamo la cosa partendo da qui. Lascia solo la tua immaginazione libera e Miracleman #15 è quello che ne uscì.

Non c’era nessuna intenzione di fare il più violento fumetto di tutti i tempi. Non credo che stessimo pensandoci. È solo che avevamo stabilito sin dalla sua prima apparizione che Kid Miracleman sarebbe stato un personaggio di una malvagità furiosa, fisica, violenta. Sapevo che avrebbe fatto ritorno e sentivo che sarebbe stato molto, molto peggio quando fosse tornato. Ecco come la storia si sviluppò, non c’era alcun intento di renderla più violenta di molti altri fumetti. La storia doveva svilupparsi come uno scontro tra Kid Miracleman e Miracleman in pubblico, a Londra, molto più protratto della precedente e molto più devastante, e questo permise al talento di John [Totleben, il disegnatore della storia, N.d.T.] di renderla una visione ancora più apocalittica di quanto avrebbe potuto essere.

Hai mai pensato che gli autori inglesi che sono venuti dopo di te avessero un sacco di pressione? Che la gente si aspettasse da loro d’essere Alan Moore, come nel caso di Grant Morrison e di altri?

Prendendo in esame gli scrittori inglesi, di cui leggo e apprezzo i lavori, come per esempio Neil [Gaiman], penso che lui direbbe di sé stesso che quando iniziò è stato molto influenzato da me. Abbastanza influenzato. Le prime due storie che fece … probabilmente aveva un paio di spazzi di Alan Moore nella sua testa e probabilmente era più sicuro della mia voce nella sua testa di quanto fosse di iniziare con la sua. Ma questo non è durato a lungo. Neil non fece un paio di storie che erano rubate da me, ma che avevano una specie di vernice del mio stile o qualcosa del genere. Ma poi Neil trovò molto velocemente la sua voce personale e iniziò a scrivere cose incredibili, cose che io non averi mai potuto fare. Penso che Sandman sia un eccellente lavoro di fantasy moderno, non solo di fumetto moderno. Garth Ennis è un altro per il quale penso che occorrano molti sforzi, se si vuole trovare una mia influenza nel suo lavoro. Ha una propria, meravigliosa e distinta voce personale. Warren Ellis, ancora … quando leggo i suoi lavori non vedo nessun riflesso del mio lavoro nel suo. Naturalmente Warren è venuto un po’ dopo ma credo l’abbia fatto come se stesso. Non vedo una grande influenza, non so se sono stato in grado di dare alla gente ispirazione, di far pensare, "Posso scrivere fumetti".

Se sono stato in grado di far pensare questo a qualcuno in modo che si sia divertito a scrivere fumetti, allora è molto simile a quello che è successo a me leggendo i lavori di John Wagner, Pat Mills e Alan Grant su 2000 A.D. Quando lessi quelle storie, pensai: "Queste sono persone intelligenti con un senso dell’umorismo che scrivono fumetti. Forse c’è un posto per me nel Fumetto". Ecco cosa John, Pat e Alan fecero per me con le loro storie. Aver fatto lo stesso per altre persone mi renderebbe felice. C’è gente che ha preso un sacco di elementi dal mio stile e forse - non so, è solo una supposizione - si sente un po’ nervosa o preoccupata da questo, visto che forse non si è mai evoluta come avrebbe sperato di fare o qualcosa di simile. Sono di più le persone che mi aspetterei di trovare lamentarsi per aver imposto degli standard troppo elevati o di aver steso un’ombra sull’industria fumettistica.

Le persone che ho nominato - Neil, Garth, Warren e ce ne sono un altro paio - non mi hanno mai mostrato alcun segno d’aver avuto il loro lavoro reso più difficile dalla mia presenza. Perciò non penso ci sia un vero problema. La gente che ha talento arriverà in cima. Se sono stato capace di dar loro un lampo d’ispirazione al momento giusto, allora è una gran cosa. Non è certo molto più di quello che ho avuto io da altri. Sarebbe bello pensare che ho dato un po’ di più, ma no … non penso d’aver costituito un problema per gli autori inglesi che sono venuti dopo di me, almeno non per quelli che avevano un talento genuino.

Ripensandoci, quanto importante è stato Miracleman per te?

Moltissimo. Sotto una certa ottica si possono vedere delle idee che iniziano in Miracleman e che raggiungono la piena maturazione in Watchmen, dove Watchmen ha la stessa idea di base di Miracleman ossia applicare la logica del mondo reale ai supereroi fino a portarla alle estreme conseguenze. […] Miracleman è stato un importante passo avanti. È stato uno dei primi momenti in cui ho capito che le storie che volevo raccontare potevano davvero funzionare, che si potevano fare e che erano storie forti capaci d’intrattenere, e che potevano perfino essere più piacevoli di quelle che leggevo al tempo. Riguardo il trovare la mia voce, Miracleman è stato un primo grande passo in avanti, perciò non sottovaluterò mai la sua importanza nella mia opera.

mercoledì 9 novembre 2016

Barry Windsor-Smith e Alan Moore

Il Marvelman di Barry Windsor-Smith.
Estratto dalla terza puntata dello speciale Moore pubblicato su Ultrazine.org nel Maggio 2001: un breve contributo del leggendario BARRY WINDSOR-SMITH, uno degli artisti più importanti dei comics (ricordiamo, tra gli altri, il suo Conan il Barbaro, Weapon X, il contributo al cosmo Valiant, Rune).

Il Marvelman di Alan Moore, con la sua intelligenza e perspicacia, fu il responsabile del mio ritorno nel mondo dei Fumetti. Per questo, sono diviso tra amore e odio nei suoi confronti. 
Ho provato ammirazione per tutti i lavori di Alan dagli anni '70 fino al presente con la linea ABC.  
[Barry Windsor-Smith, maggio 2001]

lunedì 17 marzo 2014

recensioni in 4 parole [12]

Oldies but goldies. Finalmente!
E la fantascienza? Mistero.
Boxando con la Storia.
Teenager con superpoteri crescono.
********* 

Abbiamo detto 4 parole su:
Miracleman N. 1 
Storie: Mick Anglo, The Original Writer
Disegni: Mick Anglo, Don Lawrence, Garry Leach
Editore: Marvel Comics
Formato: spillato, 64 pagine, colore
Prezzo: $ 6
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)
Info sull'edizione italiana: QUI.

I giorni della maschera
Soggetto e sceneggiatura: Davide Rigamonti
Disegni e copertina: Corrado Roi
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le grandi storie di Nathan Nerver N. 1
Formato: brossurato, 224 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 8
Anno di pubblicazione: 2014
Preview: QUI.

I combattenti
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Raffaelli
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.18
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,50
Anno di pubblicazione: 2014

Invincible N.1
Testi: Robert Kirkman (Invincible), Benito Cereno (Atom Eve)
Disegni: Cory Walker (Invincible), Nate Bellegarde (Atom Eve)
Editore: Salda Press
Formato: spillato, 72pagine, colore
Prezzo: € 2,90
Anno di pubblicazione: 2014
Preview: QUI

domenica 13 ottobre 2013

Un miracolo!!! (Intanto Lucca si avvicina...)

Un sinistro Marvelm... ehmmm, Miracleman firmato Joe Quesada.
A dire il vero, il post che avevo scritto iniziava in modo diverso ma la notizia è troppo ghiotta e per me fondamentale perché possa ignorarla: sabato scorso, 12 Ottobre, durante il New York Comic Con e dopo un'attesa che definire leggendaria è un eufemismo, la Marvel ha annunciato che a partire da Gennaio 2014 inizierà finalmente a ristampare Miracleman, portando anche a compimento la run in sospeso scritta (mille mila anni fa) da Neil Gaiman per i disegni di Mark Buckingham. Che dire se non... meraviglioso miracolo!!!
I dettagli non sono ancora ben noti ma nessuno ha fatto il nome di Alan Moore, come richiesto dal Bardo di Northampton. Chi fosse interessato a capire un po' di più sull'annosa controversia legata a Marvelman/Miracleman può leggere l'ottima serie di articoli dedicati al tema dal super esperto Pádraig Ó Méalóid: qui.
Il manifesto dell'edizione 2013 di Lucca Comics and Games.
Intanto in Italia... tutta l'attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori, con in prima linea (giustamente) gli autori e la casa editrice coinvolti, è (o sembra essere) puntata sull'attesissima imminente uscita (il 16 Ottobre nelle edicole di tutta Italia) di Orfani, miniserie Bonelli, a colori ideata da Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari. Se ne parla qui e qui, solo per dare due riferimenti autorevoli come Susanna Raule e Michele Ginevra.
E... la manifestazione di Lucca si avvicina a grandi passi! Dal 31 Ottobre al 3 Novembre tutti a Lucca, verrebbe da dire. Anche se.. ad essere sinceri, difficilmente ci sarò, fisicamente. Mentre è probabile che ci sia qualche libro a cui ho lavorato e... forse una sorpresa. Forse. Ma di questa "sorpresa", nel caso, ne riparleremo.
Orfani N.1, copertina di Massimo Carnevale.
Però... 2020 Visions, vecchio volume del 2012, che ho "ideato", curato e aiutato a nascere, è tra i candidati, tra altri 91 (!) titoli, al Gran Guinigi nella categoria "Miglior storia lunga". Piccole soddisfazioni per un libro su cui ho investito tante energie e passione, forse oltre il ragionevole, per proporlo in un'edizione Italiana... anche se credo sarà difficile (e comunque, irrilevante) risultare vincitori! :D
Sempre in tempo per la kermesse toscana sarà (finalmente) disponibile il terzo numero di Bizzarro magazine, incentrato sul rapporto tra cinema e videogiochi. All'interno una short scritta da me insieme all'amico Biagio Cephalus per i disegni di  Daniele Serra e Abhishek Singh. Ne parlai qualche tempo fa. Inutile dire che non sto nella pelle all'idea di stringere la rivista tra le mani .
Copertina di Bizzarro Magazine Vol. 3 firmata Alain Poncelet.
Ma il Grande Evento di Lucca 2013, per me, sarà il nuovo libro di Gipi. Intitolato semplicemente unastoria, segna il ritorno al Fumetto del magistrale autore de LMVDM dopo una lunga pausa di riflessione che aveva fatto temere diventasse un'assenza a tempo indefinito dai lidi della Nona Arte.
Immagino file chilometriche allo stand Coconino per firme e sketch!
 
 
Sopra, copertina e alcune tavole da unastoria di Gipi.
Viva il Fumetto! Viva i miracoli!
Lucca o non Lucca!

domenica 13 dicembre 2009

l'uomo dei miracoli

Per i frequentatori di questo blog, sopra un bello sketch di Miracleman, gentile dono dell'ottimo Chris Sprouse per il mio compleanno, qualche tempo fa. Enjoy! ;)