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mercoledì 16 dicembre 2020

Ecco, l'eroe ha partorito una calzamaglia

A seguire, un interessante articolo, firmato dal sempre acuto Giuseppe Pili, apparso sulla solita Ultrazine nel gennaio 2002: un ripescaggio che, nonostante il tempo che passa, mantiene una certa lucidità di analisi e visione. 
Buona lettura!
Ecco, l'eroe ha partorito una calzamaglia
di Giuseppe Pili
 
Fine anni 30. Nasce il super-eroe classico dei fumetti statunitensi, quello in calzamaglia - per intenderci - di Joe Simon, Bill Everett, Jack Kirby. Le storie sono formulate sullo schema del "Cosa succederebbe se…" un essere forte come l'acciaio si precipitasse in soccorso di un treno deragliato, sventasse una rapina etc., con mille variazioni sul tema. L'infrazione delle comuni leggi fisiche provoca stupore e meraviglia. Nei primi '60 la dimensione fantastica è norma per il lettore, e gli autori prendono ad esplorare gli aspetti psicologici del personaggio. Con Stan Lee emergono i problemi connessi all'anormalità dell'eroe: potere e aberrazioni psichiche e corporee, potere e responsabilità. Vengono alla luce i primi dubbi esistenziali, e nel giro di un decennio (in piena New Age) la generazione dei vari Thomas, Gerber, Wolfman, sposta il terreno dello scontro: i problemi non sono più di natura estrinseca (criminalità, invasioni aliene), ma riguardano i delicati meccanismi della società stessa (il razzismo, la droga, il femminismo). Quindi la fase del ripiegamento. L'eroe non si confronta più con la società civile, ma vive all'interno e per la comunità dei super-esseri, una comunità che si nutre di se stessa e fa costantemente autoanalisi (Claremont). Seconda metà degli anni 80: si assiste all'esplosione di un linguaggio adulto, che abbandona avventura e sentimento per sperimentare il realismo disincantato (Moore) e l'hard-boiled (Miller). L'etica si dissolve in modo definitivo nel cinismo, che presto diventa di maniera. Connessa ad una massiccia strategia di marketing che vede gli editori all'assalto del pubblico più giovane, i '90 propongono la brutale esasperazione del corporeo: l'estetica delle enormi e ipertrofiche masse muscolari. Prevale il dinamismo dell'azione (Liefeld, McFarlane) e il racconto viene relegato in secondo piano a favore dell'impatto visivo.

Sembra si sia giunti al capolinea, e la crisi che agita il settore pare confermarlo: il fumetto super-eroistico sta accusando una forte contrazione d'interesse e le fumetterie sono sommerse da valanghe di albi invenduti. Perché?
La risposta più comune è che gli eroi in calzamaglia sono ridicoli. E le storie di personaggi ridicoli che pretendono di essere drammatiche diventano automaticamente cretine. Per loro non c'è più futuro.
Certo, ognuno sospende l'incredulità in base alla capienza della propria immaginazione, tuttavia mi sembra un giudizio eccessivamente liquidatorio. Al lettore abituale la calzamaglia non provoca disturbi da "scarso realismo", forse perché ne ha compreso la vera natura: è un prerequisito, la password per accedere ad una specifica dimensione narrativa. Non ci fa più caso.
Ma se il lettore abituale riesce ad ammettere che esista un "problema calzamaglia", non ammette che si dubiti del personaggio che la indossa. Il vero problema si pone quando sotto la calzamaglia non c'è niente. Allora - ne conviene anche il lettore più acritico - il fumetto di super-eroi diventa cretino. 
SIMBOLO, PRINCIPIO, MODELLO
Tuttavia la calzamaglia è l'elemento chiave dell'ascesa e del declino del super-eroe. Quell'esplosione di colori, mutande, stivali, mantelli e lettere dell'alfabeto è la forma iconica - immediatamente percepibile - di ciò che rappresenta. La calzamaglia racchiude e sintetizza l'uomo che la indossa. E' il suo carattere e la sua ideologia, è una dichiarazione d'intenti, è il suo proclama. Quando l'uomo normale indossa il suo proclama, egli è automaticamente simbolo.
Il lettore disincantato pare averlo dimenticato, ma tutto all'interno di una vignetta è simbolo. Ogni elemento, reso indispensabile dall'astuta sapienza dello sceneggiatore e del disegnatore, è un concetto trasformato in grafismo. Ai fumetti americani non viene perdonato di utilizzare simboli troppo palesi, troppo schietti, di rendere immediatamente comprensibile ciò che un autore europeo s'affanna a mascherare nel tentativo di lusingare l'ego del lettore "maturo". L'autore europeo gioca di chiaroscuri (il colore è per i bambini), non si cura più di distinguere somaticamente i personaggi, elide passaggi-chiave, occulta l'azione principale tra cento simboli nella stessa vignetta. Se paragoniamo la narrazione ad un racconto orale, è come se il narratore di storie "mature" biascicasse le frasi, omettesse dettagli, tossisse durante passaggi importanti, si dimenticasse di distinguere il soggetto dall'oggetto, abbassasse il tono della voce a livelli non percepibili. Fra i suoi ascoltatori chi non s'annoia rimane spiazzato. E in caso di spiazzamento - si sa - chi non capisce spesso grida al capolavoro. L'autore europeo delega i significati al lettore, interprete della narrazione: alla resa dei conti l'essenza della narrazione è la stessa dei colleghi americani (la struttura della fabula: situazione in equilibrio - rottura dell'equilibrio - ripristino dell'equilibrio), ma con un surplus di fatica da parte del destinatario.

Torniamo all'icona. Quando un personaggio non espone al lettore la propria dichiarazione d'intenti, esso rimane un simbolo ambiguo. E' un significante che può significare tutto e niente, non è modello né principio. Nel terrore di risultare didascalici e didattici come gli americani, gli autori europei non trasmettono significati precisi, non danno lezioni né affermano. Omettendo significati precisi distruggono la caratterizzazione, quindi il personaggio stesso.
Quando narriamo una vicenda con più attori cerchiamo di specificare ai nostri interlocutori chi agisce mediante il suo nome o la sua qualità (il soprannome): "il cinico", "la vamp", "il bruto". Se noi utilizziamo il soprannome, chi ci ascolta afferra al volo l'essenza dell'individuo - il simbolo - e mescola questi principi in una sorta di calderone chimico, in cui le reazioni si attengono a precise regole fissate dai presupposti dell'esperimento e dalle finalità della dimostrazione. Il gusto del nostro interlocutore risiede nel fatto che egli "anticipa" la narrazione facendo reagire gli elementi secondo le leggi della sua chimica: è gratificato quando prevede il risultato, è divertito quando avviene una reazione imprevista ma verosimile. Ma è irritato quando scopre le soluzioni narrative incongrue, ossia le reazioni chimiche gratuite che derivano da mescolanze improbabili.
Se noi utilizziamo il nome e non il soprannome (leggi: quando noi rendiamo ambiguo il soggetto) facciamo sì che l'attore non sia simbolo ma significante polisenso. A quel punto la narrazione perde i connotati di esperimento chimico e diventa un guazzabuglio di elementi in cui il risultato finale è casuale, non previsto né prevedibile. E quando l'arte non dà forma al reale, quando non trasferisce informazioni sul modo in cui le cose avvengono, diventa superflua. Questa operazione artistica può suscitare un bagliore di curiosità, ma nel tempo ci lascia del tutto indifferenti.

Nel fumetto di super-eroi l'ambiguità di senso è ridotta al minimo. I simboli si aggirano per le tavole in tutta la loro nudità e - non abbiamo paura a dirlo - ingenuità. Cosa c'è di più iconico de "La Torcia Umana contro l'Uomo Ghiaccio"? E se i due elementi si scontrano con Tornado? E se interviene Valanga? Fuoco, Acqua, Aria, Terra, questi sono gli elementi con cui il pensiero degli Alchimisti scompone e decodifica il mondo. Imparare a ragionare per simboli è il primo, difficilissimo passo che l'iniziato deve compiere per poter accedere a qualsiasi scuola esoterica. A ognuno trarre le proprie conclusioni sul valore delle cose apparentemente semplici.
Dal punto di vista dell'arte, il rischio è che i simboli nudi diventino cliché logori e consunti, e valanghe di albi seriali ne sono la riprova. Oppure che l'esperimento utilizzi sempre gli stessi principi in una routine meccanica priva di vitalità. Trascendere il "meccanico" è compito dell'artista con la "A" maiuscola, il quale - quando è veramente tale - rivitalizza il principio/simbolo/mito eterno rendendolo ancora una volta attuale. 
VALORI, ETICA, SCISSIONE
Se guardiamo alle origini ci accorgiamo che il super-eroe non era super solamente nei suoi attributi fisici: lo era anche in quanto modello di etica sociale. Garante dei diritti dei più deboli, della legge della comunità, della vita e (discutibilmente) della proprietà.
Il super-eroe aveva smesso d'essere portatore di valori già al termine dei '60, e questo è stato l'inizio della sua fine. I "nevrotici" autori del '68, che hanno vissuto un momento di confusione e disorientamento, hanno scisso l'eroe dalla calzamaglia, l'uomo dal simbolo, il nome dal soprannome, l'individuo dal mito. A loro pareva che la calzamaglia reclamasse un'esistenza indipendente dall'uomo che la indossava. Ma in quelle storie profonde e intense questo era ancora un rapporto drammatico. La scissione ebbe effetti realmente deleteri quando il rapporto tra i due elementi smise di essere dialettico e problematico e diventò cliché, cioè dagli anni 80 in poi.
(Del resto, Watchmen e il Cavaliere Oscuro hanno potuto smembrare un linguaggio perché era ormai ridotto a cliché. Questi capolavori in realtà sono una fase interlocutoria "avulsa" dal filone supereroistico. La calzamaglia qui è un divertimento colto: le storie sono dei "Cosa succederebbe se…" un film di genere venisse interpretato da personaggi in calzamaglia...)

Alla fine degli anni '80 Miller e Moore hanno deflagrato con enorme risonanza, provocando il ripiegamento degli autori seriali su un atteggiamento tipo "quello che c'era da scrivere è stato già scritto". La freddezza, il dubbio, l'indifferenza, il cinismo, il macabro, il grand-guignol dei mille finali proposti dalle storie seguenti (scritte da pessimi cloni) sono riusciti ad intrattenere la nostra mente ma non sono più riusciti a scaldare il nostro cuore.
Al culmine della scissione si è giunti con lo "stile Image" dei '90, che non si curava più di stabilire un rapporto tra uomo e costume. Ormai la calzamaglia andava in giro da sola.
Ma è possibile per un lettore immedesimarsi negli eroi di Liefeld, culturisti decerebrati, senza provare solitudine e angoscia, confusione e inutilità?
Per quanto cerchiamo di apparire adulti, disincantati e cinici, per quanto critichiamo la semplicità e l'ingenuità di certi messaggi, il nostro inconscio cerca nell'arte un'ispirazione e un insegnamento, velato o palese. Quando l'arte smette di fare da modello per essere vuoto simulacro, ci sentiamo persi, alla deriva.
A tutt'oggi, per l'autore di fumetti di super-eroi non si tratta di eliminare i significati a cui i lettori disincantati sembrano refrattari (la tirata moralistica, il culto dei valori comunitari), si tratta di proporre nel modo giusto i valori meno legati ad una cultura particolaristica (nello spazio) o alla moda del momento (nel tempo). Si tratta di trascendere gli interessi nazionalistici e globalizzare i valori umani fondamentali, perché un lettore del futuro possa rispecchiarsi nei sentimenti e nelle azioni di un eroe del presente.
Come sempre, occorre andar oltre l'apparenza e riuscire a percepire l'essenza.
FUTURO O PASSATO REMOTO?
Astro City è un fulgido esempio di narrazione super-eroistica post-Image. Kurt Busiek ci ha mostrato che in realtà attraverso un racconto di super-eroi è possibile parlare di tutto. Naturalmente è fondamentale il modo in cui lo si fa. Fondamentale è il linguaggio utilizzato. Fondamentale è la definizione del contorno sociale in cui si muove il super-eroe e la caratterizzazione dei personaggi secondari. Il racconto può ancora funzionare se si esplora il contrasto tra super-eroe e uomo della strada, tra azione super-eroica e comuni azioni umane, tra l'etica del super-uomo, fallace ma salda, e l'umana fragilità delle nostre scelte. In Busiek, che si ispira al meglio della Silver Age, il rapporto tra eroe e calzamaglia smette d'essere gratuito e torna ad essere problematico. Ritornando problematico per l'autore (e non solo per l'editore) il fumetto di super-eroi smette di tendere oltre ogni limite la sospensione d'incredulità del lettore.
Ciò detto, non sono sicuro che scrivere ottime storie di super-eroi possa risolvere la crisi del settore. Le cause sono tante e complesse. Quello che è certo è che gli eroi mascherati sono sempre esistiti e grande è la fame di modelli a cui i lettori desiderano ispirarsi. Il realismo non è un problema, se si presta attenzione alla sostanza del racconto. Dopo un po' la calzamaglia tende a passare in secondo piano per far emergere il personaggio.

E' un luogo comune dire che dopo Miller e Moore il super-eroe è definitivamente tramontato e che non ci sia più niente da dire a riguardo. Loro hanno descritto l'ipotetica Fine dell'Era dei Super-Eroi. Trattandosi di Fumetto, una dimensione in cui le cui coordinate temporali si dilatano all'infinito, questo termine potrebbe non arrivare mai. Lo stesso Moore con Tom Strong ci ha mostrato che in questo "Grande Frattempo", teso tra una Golden Age e una Final Age puramente ipotetiche, ci sono ancora infinite storie da raccontare. 
 
[-9]

giovedì 22 ottobre 2020

recensioni in 4 parole [86]

Come rinnovare il mito.
La realtà dell'immaginazione.
Up patriots to arms!
Lives of the great occultists
 
Fumetto come per Magia!
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Batman: Creatura della notte
di Kurt Busiek (testi) e John Paul Leon (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: cartonato, 216 pagine, colore
Prezzo: € 25
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
  
Dampyr N. 247 - Il segreto di Robert Howard
di Mauro Boselli (soggetto e sceneggiatura), Nicola Genzianella (disegni)
Copertina: Enea Riboldi
Editore: SBE
Formato: brossurato, 96 pagine, b/n
Prezzo: € 3,90
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI 

Linus n.10 (Ottobre 2020)
di AA.VV.
Editore: Baldini+Castoldi - La nave di Teseo
Formato: brossurato, 120 pagine, colore (numero dedicato a FRANCO BATTIATO)
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (intro di Igort) e QUI
 
Lives of the great occultists (in English)
di Kevin Jackson (testi) e Hunt Emerson (disegni)
Editore: Knockabout
Formato: brossurato, 112 pagine, colore
Prezzo: £ 12.99
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (in English)

lunedì 24 aprile 2017

recensioni in 4 parole [48]

L'arte del rilancio. 
La Mano Nera
I fumetti ben fatti.
Fare 100 col botto!
Ehmmm... suonali ancora, Sam!
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
The Wild Storm N.1 (in Inglese)
di Warren Ellis (testi) e Jon Davis-Hunt (disegni)
Editore: DC Comics
Formato: 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3,99
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI
 
La Mano Nera

Storia e disegni: Onofrio Catacchio
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.54
Formato: brossurato, 116 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,80
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Astro City N.41 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi), Brent Anderson (disegni)
Editore: Vertigo / DC Comics (il 100esimo numero della serie!)
Formato: 48 pagine, colore
Prezzo: $ 4,99
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Orfani: Sam N.1
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni, Michele Monteleone
Disegni: Carmine Di Giandomenico, Alessia Pastorello (colori)
Copertina: Carmine Di Giandomenico
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, colore
Prezzo: € 4,50
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 8 ottobre 2015

opinioni sul fare fumetti... [12]

Schulz e i suoi Peanuts.
Dev'essere l'autunno che porta polemiche. Restando alle recentissime, ma senza entrare nel merito, ricordo, in Italia, la questione - al momento ancora irrisolta nei dettagli - legata agli accrediti autori per la prossima Lucca (qui un po' di storico della vicenda) e sempre in tema eventi e convention, la querelle USA sulle firme a pagamento (!) sugli albi o volumi (qui qualche passaggio per meglio "capire").
Disegni: Frank Miller; colori: Alex Sinclair.
Ma a noi piace stare sul pezzo: il 5 Ottobre la DC Comics ha ufficializzato la copertina realizza da Frank Miller per il mini-albo allegato al primo numero della terza saga del Cavaliere Oscuro, Dark Knight III: The Master Race, in uscita a Novembre. Potete ammirare sopra la copertina in questione. 
Ebbene, parrebbe che in giro - soprattutto sul Facebook e affini - i commenti non siano stati particolarmente teneri. Così come veementi paiono alcune dichiarazioni "a difesa" dell'operato del creatore di Sin City e Ronin. Ecco cosa scrive, sul suo profilo Facebook, Rob Liefeld: "LASCIATE STARE FRANK MILLER! Voi che lo attaccate per la sua copertina di Dark Knight 3 siete delle persone orribili e vi dirò perché. 1) Frank ha quasi 60 anni e ha molto meno tempo di fronte a sé per disegnare di quanto ne abbia alle sue spalle. Ogni singola cosa che condivide con noi dovrebbe essere apprezzata per lo meno come un altro contributo all'epico lascito della sua opera. Forse i suoi disegni non sono così raffinati come lo erano in passato ma non lo erano neppure quelli di Jack Kirby o di Joe Kubert nell'ultimo periodo della loro vita ma io ho festeggiato per ogni nuovo lavoro da loro prodotto. Quando vedo un nuovo disegno di Frank Miller sono ELETTRIZZATO perché.... 2) Negli ultimi anni Frank ha avuto problemi di salute. Non è stato molto bene ma foto recenti lo ritraggono più forte e meno fragile e il fatto che stia producendo nuovi lavori, QUALSIASI essi siano, dovrebbe essere festeggiato! Di nuovo, sono felicissimo che stia condividendo i suoi talenti con noi, a prescindere dal risultato. Frank Miller ha fatto per l’industria dei comics molto più di quello che voi vi sognerete mai di fare e perché non vi fermate prima di scagliare pietre contro i suoi disegni a pensare se i vostri risultati potranno mai confrontarsi con le sue opere pluripremiate e celebrate. DAREDEVIL. ELEKTRA. RONIN. DARK KNIGHT. YEAR ONE. BORN AGAIN. SIN CITY. 300. Miller ci ha dato il suo meglio, ha contribuito alla crescita dei comics come forma d’arte e come industria e gli siamo grati che continui a condividere con noi l’evoluzione del suo leggendario talento.

Frank Miller ha cambiato il tono e il tenore dell’industria dei comics. Forse in questo esatto momento voi siete capaci di disegnare delle anatomie più precise ma - fatemi essere estremamente chiaro - non potrete mai avvicinarvi al livello di maestria di uno storyteller come Frank Miller. Come scrittore, come disegnatore, come architetto della tavola, i suoi layout, il suo segno, il ritmo, l’atmosfera sono senza eguali. Se sputare giudizi e critiche volgari vi fa sentire un millimetro più alti, vi garantisco che non potrete mai e poi mai essere nel novero dei grandi di tutti tempi a cui Frank è destinato. Apprezzate gli sforzi e i contributi di questa leggenda vivente e smettetela con i vostri stupidi commenti e giudizi pieni d’odio.
"
Disegni: Frank Miller.
Ma è probabilmente Kurt Busiek a centrare meglio il problema, virando su aspetti più artistici: "[...] Frank parla da anni del potere “primitivo” dei supereroi, del loro maggior impatto durante la Golden Age quando erano rozzi, senza orpelli.
[...] Li disegna in modo da comunicare questa sua idea di potere grezzo e incontaminato, non come li disegnavano Neal [Adams] o Curt [Swan] o chiunque altro.
[Il suo Superman] è potente, minaccioso, un po’ Eastwood fuori di testa, con i pugni di Kirby e un cazzo ben in evidenza. Non si tratta di un errore, non si tratta di mancanza di controllo.
È una stilizzazione, una caricatura... è Frank che ci mostra una versione di Superman che non è elegante e piacevole da vedere."
Il Cortile nell'adattamento a fumetti di Antony Johnston per i disegni di J. Burrows.
Restando nell'ambito della creatività e dell'approccio di un autore alle sue creazioni e al suo lavoro, riporto un estratto di un testo pubblicato sul suo sito, l'11 Settembre scorso, dallo sceneggiatore inglese Antony Johnston, noto in Italia (principalmente) per gli adattamenti a fumetti di alcuni racconti e testi di Alan Moore tra cui Il cortile.
Il post s'intitola SUL FUMETTO, LA SERIALITÀ, IL SUCCESSO E IL FALLIMENTO e può essere letto nella sua interezza qui.
"[…] Sono ben consapevole di non scrivere serie di mega-successo con vendite da blockbuster. I miei fumetti sono spesso strani, complicati, ambigui, oscuri, di nicchia, definiteli come vi pare. Solitamente non sono “per tutti”.
[…] Ovviamente mi piacerebbe avere un maggior numero di lettori, a chi non piacerebbe? Ma non a costo di sacrificare il mio modo di lavorare o i miei gusti.

Perché c’è una cosa. Anzi, beh, sono due.
Primo: Scrivo il genere di libri che mi piacerebbe leggere. Io scrivo per me.
Ecco perché mi fa molto piacere che ci siano persone che apprezzano quello che scrivo, perché scrivo per me stesso e non ho idea se qualcun altro sarà interessato a quello che voglio raccontare. E se lo sono, è bellissimo. Se non lo sono - per via dell’argomento trattato, dei personaggi, del mio stile o perché loro pensano che sia una serie stupida – va malissimo perché non cambierò di certo per il loro piacere.

Si tratta del mio lavoro. Del mio nome in copertina. Nessuno può dire un cazzo.


Secondo: Il fallimento è il risultato atteso da tutti i comics.
Un po’ come accade in televisione, la chiusura o la cancellazione di una serie regolare di fumetti è il risultato finale standard.


E sapete una cosa? Nessuna delle chiusure o dei fallimenti precedenti ha mai condizionato la decisione, da parte di chi doveva, di farmi pubblicare un altro progetto. Perché  quelli di noi che lavorano davvero nel mondo dei fumetti – e io ormai sono in questo giro da 15 anni (!) – capiscono bene che la cancellazione è un fatto normale. Sappiamo bene che ci sono ottimi fumetti che non riescono a trovare il loro pubblico, accade continuamente. È la vita, ragazzi.

[…] Per cui sto concentrato sul lavoro. Cerco di fare il meglio che posso, con i collaboratori migliori e più interessanti, e mi piace pensare che il mio pubblico sia composto di persone intelligenti a cui piace leggere quel genere di storie.
Perché questo è davvero l’unica cosa che posso fare. 

Tutto il resto non posso controllarlo. E francamente, sono troppo vecchio e non mi frega un accidente delle cose al di là del mio controllo. […]
Il Grande Male, opera di David B. citata da Barbieri nel suo pezzo su Fumettologica.
Intanto su Fumettologica, Daniele Barbieri, noto semiologo e studioso di Fumetto, si domanda: "il romanzo fa davvero bene al fumetto?" E aggiunge: "È solo una domanda, che voglio porre, senza avanzare risposte definite, che non possiedo. Ma è una domanda che si può raffinare. Per esempio, la dominanza del genere autobiografico nel fumetto, o in generale di approfondimento interiore dei personaggi, non è forse un omaggio o un adeguamento a una tendenza analoga e vincente nell’universo del romanzo, a partire da quello che ci è stato insegnato a scuola? Siamo di nuovo nel campo della strabordanza dell’io. Ce n’è bisogno anche nel fumetto? [...]"
Vi invito a leggere l'articolo completo (qui).
Interrogarsi e mettersi in gioco: anche il Fumetto, ormai adulto, lo deve fare.

giovedì 25 giugno 2015

recensioni in 4 parole [33]

La Storia dà spettacolo.
Il gorilla vuol suonare. 
Il delirio continua. Imperterrito.
Un fantasy ben fatto.
*********

Abbiamo detto 4 parole su:
Astrocity N. 23 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi) e Brent Anderson (disegni)
Copertina: Alex Ross
Editore: Vertigo/DC Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo:  $ 3,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) 

di Atsushi Kaneko
Editore: Panini Comics/Planet Manga
Formato: brossurato, 224 pagine, b/n
Prezzo:  € 6,50
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

Eureka
di Hitoshi Iwaaki
Editore: RW/Goen
Formato: brossurato, 260 pagine, b/n + colore
Prezzo: € 6,95
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI

The Autumnlands: Tooth and Claw N.4 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi) e Benjamin Dewey (disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo:  $ 2,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 11 dicembre 2014

[SPOT 04] Tooth & Claw di K. Busiek e B. Dewey

Copertina di Tooth and Claw N.1.
In un mondo popolato da intelligenti creature antropomorfe, la magia - essenza e fondamento di questa realtà - sta lentamente svanendo. Nel tentativo di riportarla all'originale potenza un gruppo di maghi sfida l'impossibile per evocare un campione cantato in antiche leggende. Ma i buoni propositi possono avere esiti peggiori del male temuto e le cose potrebbero rivelarsi diverse da quel che sembrano. 
Sono queste le intriganti premesse di Tooth & Claw (prontamente ribattezzata The Autumnlands: Tooth & Claw per questioni di copyright; maggiori dettagli qui), la nuova serie fantasy ideata dall'ottimo Kurt Busiek, lo sceneggiatore di Marvels e di Astro City, il cui primo numero (già sold-out) è uscito a Novembre edito, neanche a dirlo, da Image Comics.
Ai disegni della serie si segnala lo straordinario lavoro su personaggi, worldbuilding e costruzione della tavola di Benjamin Dewey - disegnatore che, lo confesso, non conoscevo - coadiuvato dai perfetti e simbiotici colori di Jordie Bellaire. Insomma una serie che, con un solo primo numero all'attivo - che come tradizione Image è doppio, di ben 44 pagine, senza pubblicità al prezzo ridicolo di $ 2,99 - si preannuncia come imprescindibile: scommetto sul fatto che sia già nel mirino di qualche editore Italiano. Che dite?
Ma lasciamo parlare gli autori di Tooth & Claw.
Pagine tratte da Tooth & Claw N.1.
In una intervista di qualche tempo fa, apparsa sul Comic Book Resources, Busiek dichiarava: "La storia parla di destino e tradimento, pragmatismo e amore e d’avventura e di come salvare il mondo, e di come il mondo non sia in pericolo per quello che ti aspettavi e salvarlo non implica quello che ti aspettavi. Parla di cinismo e disillusione, tragedia, speranza e passione. Parla di sangue e morte, magia e divinità, umani e animali e della differenza tra questi ultimi due.

Parla di civiltà insolite, di città di vimini che fluttuano nel cielo, di sconfinati imperi d’altura, di schiavitù, di branchi di scarafaggi, lande di cristallo che scintillano di potere, nomadi sottomarini eternamente in marcia sul fondo dell’oceano, golem nucleari in disfacimento, collegi divenuti governi… parla dei limiti della magia, della persistenza della tecnologia e dei limiti della lealtà.

È una storia… rococò. È complessa e piena zeppa di elementi, influenzata dal fantasy barocco di Jack Vance e dai fumetti di Jack Kirby."
Il disegnatore Dewey ha aggiunto: "Kurt mi chiede cose in grande scala o che richiedono moltissima varietà e tutto questo nel contesto di un mondo immaginario che non ha corrispondenze con quello reale. Non avere punti di riferimento è difficile ma mi piace improvvisare e tratto ogni problema, dal punto di vista creativo, come una possibilità per pensare a nuovi approcci che mi spingano a migliorare e mi forniscano nuovi strumenti di lavoro. […]
Le città volanti di vimini non sono state facile da rendere: ho speso un sacco di tempo a studiare le sedie di vimini e ho persino creato un modello in cartone, partendo da uno sketch che avevo fatto, per aiutarmi con le scelte di colore in un disegno.
La soddisfazione e il senso di sfida sono legati tra loro.
[…] Il mio obiettivo è quello di fare un fumetto che sia divertente per quanti più lettori possibile riempiendo ogni tavola di gioia, energia e chiarezza."  
[L'intervista completa, in Inglese, può essere letta qui.]

E chiudiamo con le parole di Alex Ross, collaboratore regolare di Kusiek e autore della copertina alternativa (che potete ammirare sotto) per il secondo numero della serie: "Il mondo di Tooth and Claw è una sorta di fantasy medievale unito a un design classico. Questo elemento mi ha fatto venire in mente dipinti come La zattera della Medusa e volevo catturare quella sensazione usando i personaggi e le situazioni della serie. Sebbene in realtà il solo riferimento che ho usato sia stato la copertina del disco dei Pogues Rum, Sodomy & The Lash... per cui è stata quella la mia fonte d'ispirazione e riferimento."

See you alligators!
Variant cover di Alex Ross per Tooth & Claw N.2.

di Kurt Busiek (testi),  Benjamin Dewey (disegni), Jordie Bellaire (colori)

lunedì 9 giugno 2014

recensioni in 4 parole [17]

Topolino N. 3054
Omaggi per Paolino ottantenne.
Astro City N. 12
Quando il lupo chiama.
Celeste
Ipnotica, strampalata, intrigante lettura.
Historie N.1
Quante storie nella Storia.
*********

Abbiamo detto 4 parole su:
Topolino N. 3054
di AA.VV.
Editore: Panini Comics
Formato: brossurato, 162 pagine, colore
Prezzo: € 2,40
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI e QUI.

Astro City N. 12 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi) e Graham Nolan (disegni)
Copertina: Alex Ross
Editore: Vertigo/DC Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo:  $ 3,99
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI e QUI (in Inglese)

Celeste (in Inglese)
di I.N.J. Culbard
Editore: SelfMadeHero
Formato: cartonato, 200 pagine, colore
Prezzo:  $ 24,95
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)

di Hitoshi Iwaaki
Editore: J-Pop
Formato: brossurato, b/n + colore
Prezzo: € 5,90
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI.