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mercoledì 7 gennaio 2015

recensioni in 4 parole [26]

Come ti remixo Watchmen.
 Popeye in salsa Tarantino.
Little Sammy Sneeze
 Echi di starnuti eterni.
The Wrenchies
Perdersi nel fantastico orrore.
*********
Abbiamo detto 4 parole su: 
Pax Americana (in Inglese) 
di Grant Morrison (testi) e Frank Quitely (disegni)
Editore: DC Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: $ 4.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) e QUI (in Inglese, annotazioni sulla storia)
 
di Claudio Zen (testi) e Fabiano Ambu (disegni)
Editore: autoproduzione (per informazioni: postmaster@fabianoambu.com)
Formato: brossurato, 68 pagine, colore
Prezzo: € 16
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI

Little Sammy Sneeze
di Winsor McCay
Editore: Castelvecchi
Formato: cartonato, 48 pagine, colore
Prezzo: €35
Anno di pubblicazione: 2014 
Per qualche parola in più: QUI 
 
The Wrenchies (in Inglese) 
di Farel Dalrymple
Editore: First Second Books
Formato: brossurato, 304 pagine, colore
Prezzo: $ 19.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

venerdì 24 maggio 2013

recensioni in 4 parole [6]

L'orrore in agguato.
La fantascienza dei sentimenti.
Piccolo fantasy di classe.
Solite famiglie con super-problemi.
********* 

Abbiamo detto 4 parole su: 
Storia e disegni: Koren Shadmi
Formato: webcomic
Anno di pubblicazione: 2011-2013
Per qualche parola in più: QUI

L'intervista
Storia e disegni: Manuele Fior
Editore: Coconino Press/Fandango
Formato: brossurato, 176 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 17,50
Anno di pubblicazione: 2013 
Per qualche parola in più: QUI (Garage Ermetico: intervista all'autore)
Book-trailer: QUI

The Mire
Storia e disegni: Becky Cloonan
Editore: Auto-produzione
Formato: 22 pagine, bianco e nero
Prezzo: $ 5.00
Anno di pubblicazione: 2012
Per qualche parola in più: QUI 

Jupiter's Legacy N.1
Storia: Mark Millar
Disegni: Frank Quitely
Editore: Image Comics
Prezzo: $ 2.99
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI

lunedì 20 maggio 2013

Mark Millar: il Re del Mainstream

Jupiter's Legacy N.2: copertina di Frank Quitely.
In questi anni, lo sceneggiatore scozzese MARK MILLAR si è imposto come un autore capace di coniugare l'avventura, soprattutto di matrice supereroistica, innovandola, con intelligenza e spiccato "fiuto per gli affari", mediante mirati "innesti" di "temi" contemporanei (reality tv, gossip, videogame, cosplay, temi politici su tutti). Lo ha fatto restando sempre nel solco del mainstream e, al contempo, in riuscito equilibrio tra collaborazioni per le grandi case editrici su testate e personaggi comporation-owned (Superman: Red Son, Civil War, Wolverine, Ultimates) e "auto-produzione/auto-promozione" di proprie creazioni (Wanted, Kick-Ass, Nemesis, Superior, Supercroocks, Secret Service) con diretta ricaduta in adattamenti cinematografici (Wanted, Kick-Ass).
In passato ho avuto qualche contatto con Millar - che nel 2003 ha generosamente contribuito con uno scritto al "mio" Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman - e più volte siamo stati sul punto di realizzare un'intervista ma alla fine, per un motivo o per l'altro, non se n'è fatto mai nulla.

Così qualche giorno fa, leggendo il N.1 di Jupiter's Legacy, l'ultima creazione di Millar per i disegni del fenomenale Frank Quitely, edita dalla Image, mi sono imbattuto nello spazio mini-intervista ("The Third Degree") questa volta dedicato proprio a MILLAR, in occasione dell'uscita della sua nuova serie.

Nel seguito potete leggere l'intervista che, non autorizzato, mi sono "azzardato" a tradurre.
Sperando di non recar danno ad alcuno e d'aver reso un servizio utile a tutti gli appassionati, vi auguro... buona lettura! :)

Sito ufficiale di Mark Millar: qui.
Twitter: @mrmarkmillar
Pagina Wikipedia in Italiano: qui.
Pagina Wikipedia in Inglese: qui.
Jupiter's Legacy N.1: copertina di Frank Quitely.
A cosa stai lavorando al momento?
Sto lavorando ad un bel po' di cose. Ci sono tre serie targate Millarworld: Kiss-Ass 3, Jupiter's Legacy e un terzo titolo per la Image di cui parlerò ufficialmente molto presto, con un disegnatore con cui volevo lavorare da anni. Oltre ai fumetti, abbiamo appena terminato il secondo film di Kick-Ass e Matthew Vaughn sta preparandosi a partire con le riprese di The Secret Service che ha appena finito di scrivere in collaborazione con la bravissima Jane Goldman. 

Qual è l’aspetto migliore del tuo lavoro?
Aver lavorato quest'anno con Frank Quitely, John Romita Jr., Dave Gibbons e Leinil Yu. Non importa quello che scrivo, i loro disegni lo fanno sembrare valido. Gli altri due disegnatori con cui sto lavorando sono autori che ho sempre ammirato moltissimo ma non avevamo mai collaborato prima d'ora. È eccitante. Come un primo appuntamento. 

E l’aspetto peggiore?
Twitter. Davvero, è una droga digitale. Sono sempre connesso e mi sta davvero uccidendo. Se avessi un lavoro normale i miei capi mi avrebbero licenziato da mesi. Credo d'inviare un tweet dopo ogni riga di dialogo che scrivo. Non ho il minimo auto-controllo. E ho un'opinione su tutto, da Tarantino a Bieber. Non c'è nulla su cui @mrmarkmillar non abbia qualcosa da dire.
The Secret Service N.6: copertina di Dave Gibbons.
Come hai scoperto i fumetti?
Ho quattro fratelli più grandi e tutti erano, con diversi livelli di coinvolgimento, appassionati di fumetti in un momento in cui esserlo non era una cosa "cool" e loro erano dei tipi "cool". Per cui compravano i fumetti e dicevano di farlo per il loro fratello più piccolo, ma io restavo lì ad aspettare fino a che loro non li avevano letti lentamente con grande attenzione. Era un'agonia. Le edizioni qui in Scozia erano in bianco e nero e mi divertivo parecchio a colorarle. Non capitava spesso di trovare dei comics americani per cui coloravo i miei e facevo finta che fossero dei veri comics e mi sembrava fosse una cosa davvero entusiasmante. Ma in verità avevano l'aspetto di comics americani di m$%#a in cui il colorista non era riuscito a stare dentro le linee dei disegni. 

Se non facessi fumetti, che cosa faresti?
Non ho potuto fare studi artistici a scuola perché ho avuto un indirizzo piuttosto accademico e, sembrerà strano, ma l'arte non era vista di buon occhio ma come una materia quasi di sostegno. Per cui ho studiato chimica, fisica, matematica superiore e una serie di altre cose che al tempo sembravano molto importanti. La gente pensava che la mia passione per il Fumetto fosse una perdita di tempo ma da adulto la mia conoscenza dei gas inerti, per esempio, è del tutto inutile. Per un po' di tempo ho pensato di fare il dottore e il piano B era fare l'economista, che ci creda o no, dopo aver capito che non sarei riuscito. Sono ancora patito d'Economia e ad essere sincero la mattina leggo online il Financial Times prima di andare su Comic Book Resources. La maggior parte delle persone si rilassa con la fiction ma, poiché passiamo tutta la giornata con la fiction, a noi scrittori piace rilassarci con i fatti. 

Qual è la cosa più bella che un fan ti ha detto?
"Potrebbe autografarmi questo fumetto?". Perché è essenzialmente una forma di vandalismo, se ci pensi. Ma il fatto che una persona tenga così tanto al tuo lavoro da permetterti di "rovinare" qualcosa per cui ha pagato e che apprezza è davvero un grande complimento.
Kick-Ass N.5: copertina di John Romita Jr.
Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?
Alan Moore e Frank Miller. Ci sono stati molti altri scrittori che nel corso degli anni mi hanno "folgorato" come Grant Morrison, Pete Milligan, Warren Ellis, Garth Ennis e, più di recente, autori come Jason Aaron e Scott Snyder. Ma Moore e Miller sono i miei Mamma e Papà.

Qual è il fumetto di cui vai più fiero?
Penso Kick-Ass. Wanted ha cambiato la mia vita perché mi ha permesso di diventare il padrone di me stesso, ma Kick-Ass è il lavoro di cui vado più fiero.

Qual è l’ultimo fumetto che hai comprato?
Ho letto i volumi di The Walking Dead, unendomi colpevolmente tardi alla festa. Gli ultimi albi che ho letto? Saga N. 8 e Thor: God of Thunder N. 4. Entrambi fantastici. Davvero di prim'ordine.

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto?
Senza alcun dubbio quello che mi diede Grant Morrison quando, all'età di 18 anni, lo intervistai per una fanzine e lui era al lavoro su Animal Man, il suo primo, importante ciclo di storie per gli americani. Volevo fare sia lo sceneggiatore che il disegnatore e lui mi suggerì di concentrarmi solo un aspetto perché era molto difficile avere successo in entrambi i ruoli. Un consiglio semplice ma molto pertinente. Da appassionato di fumetti non sempre ti rendi conto che si tratta di due lavori completamente distinti. Ed è una rarità eccellere in entrambi, come nel caso di Frank Miller o Barry Windsor-Smith. Se sei fortunato, diventare bravo in uno solo di questi ambiti è il "viaggio di un'intera vita".
The Third Degree (April 2013): Mark Millar.
Tutte le immagini utilizzate sono © degli aventi diritto.

Le interviste precedenti:

venerdì 2 novembre 2012

2020 Visions: le facce del futuro

Cartoline promozionali di 2020 Visions. Disegni: Frank Quitely.
"Credo che la maggior parte dei miei lavori sia “trainata” dai personaggi. Il mio processo di scrittura per 2020 VISIONS è stato piuttosto usuale: delle vaghe tematiche ambientaliste a fare da sfondo, un tenue canovaccio come soggetto, dei personaggi per intrigare la mia immaginazione… Metto quei pazzi bastardi in cammino, li lascio parlare e annoto i momenti interessanti, i dettagli che rivelano del loro mondo e le loro reazioni ad esso." [Jamie Delano]

Ecco... i personaggi appunto. Nel seguito trovate le illustrazioni dei quattro "apocalittici" protagonisti di 2020 VISIONS realizzate dal formidabile Frank Quitely e generosamente inviateci dall'autore, nei mesi scorsi, durante la lavorazione del libro.
I disegni sono presenti in bianco e nero nell'edizione italiana edita da GCS, e appaiono a colori (come nell'immagine in apertura di questo post) nelle cartoline promozionali stampate e distribuite in occasione di Lucca Comics & Games.

Le illustrazioni di Quitely furono utilizzate come copertina di un numero della gloriosa rivista inglese Tripwire, datato 1997.
Alex. Disegni: Frank Quitely.
Jack. Disegni: Frank Quitely.
Ethan. Disegni: Frank Quitely.
Adam. Disegni: Frank Quitely.
Intanto allo stand GCS a Lucca (E404, in Piazza San Giusto), pare si aggirino alcuni "strani personaggi". Se vi affrettate magari fate ancora in tempo a incontrarli.
 

domenica 21 ottobre 2012

2020 Visions: parla Jamie Delano

Tornano le interviste, dopo un (prevedibile) periodo d'assenza.
Ed eccoci così ad una chiacchierata con il noto sceneggiatore inglese JAMIE DELANO, in occasione dell'uscita Italiana di  2020 VISIONS, volume edito da Green Comm Services.
Ricordo inoltre che Jamie Delano sarà presente alla prossima Lucca Comics & Games per promuovere il volume e incontrare i lettori, presso lo stand GCS.

La seguente intervista è stata condotta e tradotta da me insieme all'amico - e co-traduttore del volume - Antonio Solinas.
La seconda parte dell'intervista è disponibile sul blog di Solinas.

E ora la parola a JAMIE DELANO e... buona lettura!
Facendo un salto indietro a 2020 VISIONS… quando ti è venuta l’idea per la storia? E perché hai dipinto un futuro apocalittico con così poca speranza?
Jamie Delano: Da quel che mi ricordo, è stato nei primi anni ’90 che ho pensato, per la prima volta, che sarebbe stato divertente sviluppare delle storie ambientate in un futuro prossimo attraverso le quali esplorare (e sfruttare) alcune funeste visioni del domani.
Non sono un ottimista di natura, perciò per me l’esponenziale accelerazione del cambiamento - che anche in quell’epoca distante, “più dolce e gentile” [kinder and gentler, in originale. Riferimento alle parole di George Bush, pronunciate nel 1989 durante il suo primo discorso dopo l’elezione a Presidente degli Stati Uniti, N.d.T.] era già evidente - offriva le premesse drammatiche di un caotico sconvolgimento.
“Distopico” è l’aggettivo che di solito si utilizza per definire il tipo di futuro che immagino ma, per una significativa parte della popolazione mondiale, in un dato momento, il presente può essere descritto in quel modo. A dire il vero è una scelta obbligata: le utopie sono aberranti.
Ogni persona deve affrontare la realtà in cui vive, ed è nel coraggio e nella resistenza con cui gli individui costruiscono la loro sopravvivenza contro le avversità inflitte dal Fato crudele che risiede l’umana speranza, elementi che spero si ritrovino anche nelle mie storie.
Era l’altro Millennio, ma… credi che la tua “visione” abbia, in qualche modo, incontrato le tue aspettative, espresse nel fumetto, considerando lo stato attuale del mondo? Personalmente ritengo che tu sia sempre stato uno scrittore politico… inserendo idee e commenti acuti e provocatori nei tuoi fumetti… non ci sono solo mantelli e tutine aderenti…
Beh, non mi sono mai approcciato alla scrittura di speculative fiction con simili intenti. Le ambientazioni di 2020 VISIONS erano state pensate per mostrare gli Stati Disuniti d’America, in un ipotetico futuro, in modo che potessi concentrarmi sui personaggi, che avevo costretto a vivere in quell’ambiente, e alla conseguente “evoluzione” delle loro personalità e comportamenti. Il modo di relazionarsi dell’individuo nei confronti della situazione politica, delle strutture di potere che ci limitano, è la forza principale che modella la nostra esperienza di vita, ed è questo fondamento che sollecita il mio interesse e mi spinge a scrivere. Ma, in generale, spero di affrontare le mie storie in modo soggettivo e con una qualche ironia, piuttosto che tediare i miei lettori con dogmi imposti. Preferisco lasciare i “mantelli e le tutine aderenti” a chi ha una infantile predilezione per vestirsi in maschera.
Per essere un autore inglese che lavora per un editore USA, 2020 VISIONS era davvero un libro forte e “provocatorio” per un pubblico americano. Ti ricordi quali furono le reazioni al tempo? Dall’editor, dalla casa editrice, dai lettori…. Forse si spiega anche perché la DC non l’ha raccolto in volume… forse dopo l’11 Settembre era troppo complicato… Forse la Vertigo del nuovo Millennio non è la stessa forza innovatrice che è stata nel passato… 
Reazioni… Beh, così come per la maggior parte dei miei lavori ci furono delle complicazioni durante la lavorazione. L’editor fu distratto dall’insorgere di un serio problema di salute e i commenti sulle sceneggiature arrivarono in modo confuso, e ci volle del tempo e un altro editor, perché i disegni fossero completati e il libro fosse pronto per la pubblicazione. Sospetto che qualche preoccupazione da parte dei capi sia stata oscurata nella confusione, ma mi è sempre piaciuto avere un considerevole margine di fiducia (forse mal riposta) da parte di chi era ai posti di comando, al tempo. Ci furono molte più resistenze al mio desidero di intitolare Il Grande Satana quello che poi sarebbe diventato Nazione Fuorilegge, ma questa è un’altra storia.
Riguardo la reazione dei lettori: è stata in qualche modo molto polarizzata. Il fumetto è stato amato o odiato. Dopo l’11 Settembre ci furono delle discussioni per una raccolta edita dalla DC: Karen Berger era favorevole (sia benedetta) ma i “capi” bocciarono il suo suggerimento e così fui in grado di rientrare in possesso dei diritti.
Potresti essere nel giusto nell’ipotizzare che questo sia stato un primo segnale del declino della forza innovatrice della Vertigo. Non sono nella condizione di commentare.

Rileggendo 2020 VISIONS, ne sei soddisfatto? Lo so che questa è una domanda difficile per uno scrittore… 
A posteriori nulla si rivela così valido come si spera che possa essere mentre lo si crea (ecco perché continuiamo a scrivere, nella speranza di farne uno buono, alla fine), ma, sebbene ci siano sempre degli elementi e delle strane frasi che causano imbarazzo, non c’è molto che prenderei in considerazione per riscriverlo. Un’opera è necessariamente figlia del suo tempo. Io non sono più la stessa persona che ha scritto 2020 VISIONS… e anche il mondo è cambiato un po’..
Anche se i luoghi e le città sono importanti in 2020 VISIONS, personalmente penso sia una storia “trainata” dai personaggi. È vero? Qual è stato il tuo approccio nella scrittura, in questo caso?  
È vero. Credo che la maggior parte dei miei lavori sia “trainata” dai personaggi. Il mio processo di scrittura per 2020 VISIONS è stato piuttosto usuale: delle vaghe tematiche ambientaliste a fare da sfondo, un tenue canovaccio come soggetto, dei personaggi per intrigare la mia immaginazione… Metto quei pazzi bastardi in cammino, li lascio parlare e annoto i momenti interessanti, i dettagli che rivelano del loro mondo e le loro reazioni ad esso.
Hai fatto riferimento a problemi durante la lavorazione. Che mi dici del team di disegnatori? Come è stato scelto? Hai dato qualche indicazione?
Se la mia memoria è affidabile, ma non posso garantirlo, fu l’editor iniziale, Lou Stathis, a mettere insieme i quattro disegnatori di 2020 VISIONS e io non ebbi nulla da ridire sulle sue scelte.
Sono sicuro che, se non fossi stato felice della cosa, la mia opinione sarebbe stata presa in considerazione.
Mi piaceva l’idea d’avere disegnatori diversi che illustrassero ognuno una delle storie della serie. Ognuno di loro portò la propria visione della storia e la varietà di stili fu d’aiuto per dare risalto ai diversi “generi” rappresentati, seppur in modo sfumato: horror, noir, western, storia d’amore… 
In termini di puro processo creativo, qual è stata la dinamica? Quanto hai interagito con i disegnatori?
Come ho detto prima, la lavorazione fu, in qualche modo, compromessa dalla malattia dell’editor Lou Stathis e mi sembra di ricordare che le sceneggiature furono completate prima che i disegnatori iniziassero a lavorarci. Credo che fu Alex Alonso, che subentrò come curatore della serie, a gestire il libro fino alla pubblicazione dopo la triste scomparsa di Lou.
I disegnatori coinvolti erano dei validi professionisti e non ci fu alcun bisogno di negoziazioni giornaliere.
Nel libro, l’influenza di William Burroughs è molto forte. Ce ne sono altre, magari meno evidenti ma altrettanto importanti?
Sì, Burroughs viene spesso individuato come una presenza nei miei lavori, che si aggira furtiva a combinare guai. Non riesco a pensare al momento ad altre “influenze consapevoli” in 2020 VISIONS, ma gli scrittori sono il prodotto delle letture che fanno, così un critico acuto potrebbe intravedere “radici” nascoste… forse un tocco di J. G. Ballard? Non lo so… dimmi tu.

Le immagini a corredo sono tratte da 2020 Visions.


Le interviste precedenti:

lunedì 8 ottobre 2012

2020 VISIONS: Jamie Delano a Lucca 2012!!!

Illustrazione: Davide De Cubellis
Il momento è arrivato, finalmente!
Negli ultimi mesi (e in quelli ancora precedenti, in una sorta di complesso lavoro "dietro le quinte") ho lavorato intensamente all'edizione Italiana di 2020 VISIONS, opera scritta da JAMIE DELANO - pubblicata originariamente tra 1997 e 1998, in 12 albi a cadenza mensile, dalla Vertigo/DC Comics - e illustrata da Frank Quitley, Warren Pleece, James Romberger e Steve Pugh. Autori che credo non necessitino di presentazioni (ma se fossero necessarie, basta cliccare sui link).

La serie, rimasta colpevolmente inedita finora in Italia, verrà proposta ai lettori nostrani da Green Comm Services, una "nuova" realtà editoriale alla sua prima "incursione" in ambito fumettistico. L'edizione, in un elegante volume (di 304 pagine) in bianco e nero, è impreziosita da una copertina, realizzata appositamente per CGS, firmata Davide De Cubellis, apprezzato illustratore e cover artist di John Doe.

La traduzione è stata curata da me insieme all'amico (e compagno di tante altre avventure fumettose) Antonio Solinas, con la consulenza di Jamie Delano (sempre presente durante tutta la lavorazione del libro) e il supporto di Cesare Giombetti, responsabile editoriale GCS.

Ma di cosa "parla" 2020 VISIONS? Si tratta, sostanzialmente, di sci-fi, di una distopica visione, a tratti quasi "profetica", degli Stati Disuniti D'America, nel 2020.  
Jamie Delano ci porta entro il sogno americano, oramai trasformatosi in un incubo, al seguito di una famiglia disgregata, raccontandoci le vicende dei quattro protagonisti (Alex, Jack, Ethan, Adam) col suo consueto stile, lirico e intenso, ottimamente reso graficamente da Quitley, Pleece, Romberger e Pugh. Non vorrei aggiungere altro, per non guastare la sorpresa...
Nelle scorse settimane avevo "seminato" qualche piccolissimo indizio: QUI potete sfogliare una preview.
Ma le notizie non finiscono qui. Infatti, il libro sarà disponibile sin da Ottobre per prenotazione e acquisto ESCLUSIVAMENTE ONLINE sul sito GCS e, IN ANTEPRIMA, durante Lucca Comics & Games (1-4 Novembre 2012) alla presenza (rullo di tamburi) dello sceneggiatore Jamie Delano e dell’autore della copertina Davide De Cubellis.
Mi sembrano delle ottime news, no?

Nel seguito una scheda riassuntiva del volume.

Autori:  
Jamie Delano  + Frank Quitley, Warren Pleece, James Romberger, Steve Pugh
Editore: Green Comm Services
Collana: V!S!ON!
Pagine: 304, bianco e nero
Prezzo: 25,90 euro
Traduzione: smoky man & Antonio Solinas
Copertina: Davide De Cubellis

Tiratura Prima edizione: 800 copie, numerate
Lettering e impaginazione del tomo: Roberto Ledda.

Ringraziamenti sparsi a tutti coloro che ci hanno supportato durante la lavorazione, in particolar modo a Nebularina. Ora si attende di tener tra le mani il tomo fresco fresco di stampa. 

Stay tuned... per altre news dal 2020!!!

domenica 15 luglio 2012

MORRISON & QUITELY: PAX AMERICANA (e molto altro)

Grant Morrison e Frank Quitley al Glasgow Comic Con 2012. Foto di Jonathan Mayo.
Eccoci al settimo appuntamento (una "edizione straordinaria"!) con le interviste ai protagonisti del Fumetto. Questa volta è il turno di un duo d'eccezione che non necessita certo di presentazioni: (rullo di tamburi, please...)  ladies and gentlemen...


L'intervista è la traduzione della trascrizione, realizzata da Laura Sneddon, della conferenza tenutasi durante il recente Glasgow Comic Con (30 Giugno - 1 Luglio 2012), condotta da Mike Conroy.
L'intervista è stata pubblicata dalla Sneddon sul suo sito comicbookGRRRL e tradotta in Italiano per smokyland con il suo consenso.
L'intervista in Inglese può essere letta qui.

Le interviste precedenti:
Copertina di Quitely per la Deluxe Edition di Flex Mentallo.
Sulla loro collaborazione per Flex Mentallo.
Grant:
Avevo notato Frank su Electric Soup e la prima cosa che ho pensato è che sembrava fosse un mix tra Winsor McCay e Dudley Watkins, e che mi sarebbe piaciuto tantissimo vederlo disegnare supereroi per i comics Americani. Watkins che disegna Superman sarebbe bellissimo. Così sono stato praticamente spinto da questo bisogno di vedere Dudley Watkins disegnare dei supereroi e all’improvviso mi sono reso conto che avrebbe potuto farlo Frank in sua vece. Ed è quello che abbiamo fatto con Flex Mentallo [risate], in pratica è così che è nato.
Frank non sapeva nulla sui personaggi dei fumetti americano a cui stavo cercando di fare riferimento, e questo rese il tutto molto più interessante, rese l’aspetto dei costumi molto più convincente e maggiormente integrato col mondo che questi personaggi popolavano. E tu che dici?
Frank: Io non so nulla!
Grant: Ah, bene!
Frank: Non so. Non mi ero reso conto che il fatto che conoscessi così poco quei personaggi fosse per te uno degli aspetti interessanti, se non diverso tempo dopo.
Grant: Era perché rendeva la storia diversa e nuova. Se l’avesse illustrata un disegnatore americano di comics, i personaggi avrebbero indossato dei costumi che avrebbero richiamato alla memoria quelli degli anni ’60 o degli anni ’40. Quello che tu hai fatto è stato creare un mondo che era auto-consistente e tutto tornava, tutti i costumi erano coerenti con quel mondo. Non stavi cercando d’essere post-moderno… non era un qualche tipo di pastiche del passato. Era fare le cose in maniera molto più “naturale”, diremo. Come per le patate biologiche.
Ci sono voluti tre anni per completarlo. Per cui dall’inizio della lavorazione alla sua conclusione, le nostre vite erano cambiate perché stavamo facendo anche altre cose in quel periodo. Io avevo iniziato a scrivere Justice League e altre cose simili, per cui quel folle sogno sui supereroi si era un po’ trasformato in realtà. 

Su come sia facile decidere di lavorare insieme.
Frank:
La scelta di solito è tra lavorare con Grant o con qualcun altro, per cui Grant è sempre la scelta migliore. Quello che può succedere è che Grant mi dica: “Sto lavorando ad un paio di cose”. E poi me le passa per vedere quella che mi interessa di più.
Grant: Per lavori come Superman o We3, mi sembrava che nessun altro avrebbe potuto disegnarli. Avevo in testa una certa idea per come renderli e sapevo che nessun altro avrebbe potuto rappresentare tutte le sottigliezze di All-Star Superman e We3, quel tipo di dinamici movimenti di camera, con un montaggio molto dettagliato.
Frank: In generale trovo facile lavorare sulle sceneggiature di Grant ma quello che ho imparato dalla prima volta che abbiamo lavorato insieme su Flex Mentallo è che è sempre e comunque un “atto di fede” quando un disegnatore lavora sullo script di qualcun altro, e non è sempre facile quando ricevi la prima parte, la sceneggiatura di una dozzina di tavole… oppure se le ricevi in modo incrementale, oppure se il primo numero è più lungo del solito.
Non è sempre facile sapere quanto buono sarà quello a cui stai lavorando quando sarà finito, e ovviamente ho imparato sin da Flex Mentallo che quando lavoro con Grant quello che ne uscirà sarà degno del tempo e delle energie investite.
Ma ogni progetto è sempre diverso. Ad esempio quello a cui stiamo lavorando ora, Pax Americana, è di certo la nostra collaborazione più intensa, dal punto di vista lavorativo, che abbiamo avuto…
Grant: Sì, è un progetto complesso, è come la matematica. L’idea era… beh, sto lavorando a Multiversity, una serie in uscita l’anno prossimo, costituita da diversi albi di supereroi ambientati in differenti universi paralleli, e uno di questi è quello dei personaggi della Charlton. Così, considerando che Watchmen è basato su alcuni dei personaggi della Charlton, una delle idee era di fare un fumetto su quei personaggi, aggiornando alcune delle tecniche di storytelling usate in Watchmen perché nessuno le aveva mai davvero usate. Gli albi che stanno uscendo ora [riferimento a Before Watchmen, N.d.T.] stanno affrontando la cosa in un modo diverso. Sarebbe davvero interessante accettare la sfida di quelle splendide sfaccettate strutture cristalline che esistono in quel mondo. E abbiamo cercato di farlo in un modo nuovo. Ad esempio là la tavola era imperniata su una struttura a nove vignette, noi abbiamo una griglia di otto vignette che si basa sulle armoniche musicali e ha molto a che fare con la DC e su una certa frequenza di risonanza.
Abbiamo lavorato in questo modo per via della profonda valenza simbolica di questa struttura e su questa abbiamo poi costruito. Ne sono molto contento, è tutto griglie… è come un puzzle matematico e il tempo è rappresentato in molti modi diversi, per cui è davvero interessante. E di nuovo, è qualcosa che avremmo potuto realizzare solamente insieme, nessun altro avrebbe potuto fare quello che ho chiesto a Frank di disegnare.
Dovrei precisare che Grant se la rideva quasi per tutto il tempo. Per cui tutto quello che dice ha un tono ironico e divertito. Foto di Jonathan Mayo.
Sull’eventualità che Frank avesse iniziato ad urlare dopo aver letto la sceneggiatura.
Frank:
No, perché nella mia poca saggezza ho subito pensando che era qualcosa di strepitoso anche se abbastanza complicato ma pensavo che sarebbe diventata più semplice se l’avessi letta e riletta… Con We3 e con Pax Americana, le cose si sono fatte molto più complesse e intricate ma sono sicuro che il risultato finale sarà valido. Sta uscendo piuttosto bene.
Grant: Tutto sta funzionando. Era questo che volevo dice con “nessun altro potrebbe disegnarla”.. ogni più piccolo trucco funziona…

Sul fatto che sembrano molto in sintonia l’uno con l’altro.
Grant:
Assolutamente.
Frank: È divertente perché ovviamente, tornado indietro a Flex, quando ho ricevuto le sceneggiature per Flex mi sono piaciute tantissimo, non ho capito tutto quello che c’era scritto, ma mi sono piaciute tantissimo.
In un certo senso era solo un’incredibile opportunità di lavorare su una sceneggiatura davvero valida e ho semplicemente fatto il meglio che potessi fare in quel momento. Guardando indietro, riesco a vedere una sorta di “sincronicità” di cui al tempo non ero consapevole. E ogni progetto è stato diverso. Da un lato la tentazione è quella di pensare che più lavoriamo insieme e più siamo in sintonia ma credo che sia solo un aspetto perché c’è anche il semplice fatto che Grant mi passa delle sceneggiature davvero valide su cui  poi lavorerò a lungo e duramente per renderle al meglio delle mie possibilità.
Grant: Fai sempre così. Ed è questo che le rende validi, che le fa sembrare così naturali.

Parlando di Multiversity.
Grant:
Non voglio dire troppo perché l’avevo promessa sin dal 2008 e non uscirà… prima del prossimo anno! Oltre a quello che ho già rivelato, si tratta di una serie in nove albi che reintroduce l’intero concetto del multiverso DC ma in un modo che è… un ritorno alle origini. Ho letto quelle prime storie di Flash in cui lui legge dei fumetti su un vecchio Flash. Ho pensato che sarebbe stato grandioso far in modo che questi mondi comunicassero tra di loro usando dei fumetti che venivano pubblicati in ognuna delle diverse realtà e che sembravo storie provenienti dagli altri universi. Così ho creato sette distinte case editrici e [risate] e tutti i riferimenti incrociati tra loro e… una gigantesca minaccia di possibile origine divina.
Questo è l’inizio di uno dei fumetti che sono alla base dell’intera serie ma ci sono anche cose come la Nazi Justice League e tutti questi altri tizi interessanti… c’è una specie di versione anni ’90 della Justice League in cui tutti personaggi non hanno più niente da fare sulla Terra perché hanno risolto ogni problema e così… fanno delle “ricostruzioni” di vecchie battaglie… e se ne stanno semplicemente a leggere riviste come Heat [risate].
Per cui ci sono un certo numero di mondi, e sono completamente diversi l’uno dall’altro, ma sono legati tra loro ed è così che la storia si sviluppa. È una specie di puzzle ma se funziona dovrebbe essere parecchio divertente.
Pagina da We3.
Spingersi sempre oltre è quello che mantiene Grant sempre motivato?
Grant:
Non so se sia una questione di motivazione, è solo che ci si annoia… ci si annoia a ritornare su cose su cui hai già lavorato… oppure a volte può succedere di leggere qualcosa che ho fatto e di vederci un possibile nuovo sviluppo a cui non avevo pensato prima. Credo che siano cose che succedono in modo spontaneo… è una cosa semplice, se non l’abbiamo già fatto prima, se non abbiamo mai fatto prima una pagina a fumetti con una griglia a quattro o a cinque dimensioni [risate], allora proviamoci insieme e vediamo che succede.
Frank: Quando dice "allora proviamoci insieme”, in realtà vuol dire “lascia che ti descriva qualcosa di complicato!” [risate]
Grant: Lascia che te lo descriva! È un’indagine su un omicidio che avviene simultaneamente nello stesso luogo ma in tre diverse sequenze temporali. [risate]
 
Pax Americana è l’unico titolo di testata?
Grant:
No, ce ne sono altri. C’è Multiversity che è una sorta di albo di “raccordo”, poi c’è Society of Superheroes, SOS, che vede una versione pulp dei personaggi della DC. Poi c’è The Just: un mondo popolato da giovani celebrità. C’è un albo su Capitan Marvel intitolato Thunder World. C’è ovviamente Pax Americana. C’è Master Men con una specie di Justice League fascista. Un altro per chiudere la serie e uno nel mezzo. E mappe e raccordi e tutte le altre assurdità [risate] del Multiverso DC.

Multiversity uscirà l’anno prossimo?
Grant:
Sì, l’anno prossimo! L’anno prossimo. Sto pregando che arrivi l’Apocalisse dei Maya. [risate]

Dal pubblico: quando sarà disponibile Zenith?
Grant: Non ne ho idea. Che dire? Personalmente non mi occupo degli aspetti legali. Mi piacerebbe che tornasse a essere disponibile… ma potrebbe non succedere mai. È un peccato. Vediamo che cosa possiamo fare, è tutto quello che posso dire.
Copertina di Brian Bolland per Animal Man N.5.
Dal pubblico: qualche progetto su Animal Man?
Grant: Animal Man? No, no, credo d’aver detto tutto quello che volevo dire sul personaggio e penso che ora lo stiano portando in una direzione nuova ed interessante che non sarebbe adatta per me… per il modo in cui pensavo al personaggio. No… probabilmente non lo scriverò mai più.

Dal pubblico: qualche progetto con i My Chemical Romance?
Grant: Sì! Io e Gerard [Way] stiamo lavorando ad un pezzo musicale per l’evento di Las Vegas.
Per cui di sicuro farò quello con lui, per il resto non so. Siamo appena riusciti a fare qualcosa insieme. Volevamo farlo da un sacco di tempo ma è la prima volta che collaboriamo per davvero.

Dal pubblico: qualche consiglio per chi vorrebbe entrare nell’industria dei comics?
Frank: Un consiglio per iniziare potrebbe essere, ehmmm…
Grant: [voce malefica] Ucciditi! [risate]
Frank: [risate] Uhmm, cielo, un consiglio?
Grant: Io cosa ti avevo detto?
Frank: Mi sembra piuttosto ovvio ma… cerca semplicemente di fare, ogni volta, il tuo lavoro migliore. Non tenerti le tue idee migliori o i tuoi trucchi migliori per qualche progetto “speciale”, cerca di fare sempre ogni volta il tuo miglior lavoro. Perché non potrai mai tornare indietro e rifarlo.
Grant: Praticamente è lo stesso suggerimento. C’è molta più pressione oggi… molta più pressione, nel fumetto commerciale, per i nuovi sceneggiatori perché utilizzino certe strutture che oggi sono definite come “il modo” di scrivere fumetti. Io sono cresciuto in un mondo molto diverso, sono cresciuto con New World, fantascienza speculativa, in cui ci veniva permesso di fare delle pazzie come scrivere delle storie che non avevano un inizio o una fine o la parte centrale. E credo che fosse un modo davvero intelligente per imparare… penso che oggi ci sia maggior pressione. Se vuoi lavorare per l’editoria commerciale devi imparare tutte queste cose, imparare è divertente ma la cosa che devi fare è mettere te stesso in quello che scrivi, le tue esperienze… Perché nessun altro ha vissuto la tua vita, nessuno in tutti i miliardi di anni di vita dell’universo vedrà le cose da quella prospettiva. È questo che bisogna fare, mettere le proprie esperienze in quello che si scrive così che chiunque possa almeno un’idea di chi ha vissuto quella vita. Per cui è una sorta di compromesso tra quelli che ti dicono di scrivere in un determinato modo e cercare di mettere se stessi nella lavoro. Ma se si vuole diventare uno scrittore in ambito commerciale, questa è una cosa da imparare. Spero sia d’aiuto…

Dal pubblico: è più difficile oggi entrare nell’industria?
Frank: Non saprei visto che io non sto cercando di farlo! [risate]
Grant: Qualcuno ha detto… dovresti fare crowdsourcing. Ma non so neppure di cosa si tratti! Quando ero un ragazzo, nel 1978, una folla [“crowd” in originale, N.d.T] era composta da te stesso e tre amici! Per cui non credo sia una cosa che possa funzionare per me. Quando ero giovane la cosa importante era trovare un lavoro perché mio padre non lavorava per cui un’occupazione era tutto quello che volevo. E credo sia stato quello a spingermi a trovare un vero lavoro, a lavorare per la DC Thompson anche se comunque entrambi venivamo dall’underground… c’era, di sicuro, il desiderio di usare le nostre capacità nello scrivere o nel disegnare per tirarci fuori da quella trappola di povertà che era la Scozia.

Dal pubblico: progetti per scrivere altri libri dopo il successo di Supergods?
Grant: Sì, potrei scrivere un altro libro. Certamente non sarà un altro libro sui supereroi, direi che su quell’argomento ho già dato! Ma mi piacerebbe fare qualcos’altro. Stavo parlando col mio agente se fare qualcosa di fiction o meno. Probabilmente sarà fiction
Pagina da All-Star Superman.
Dal pubblico: è stato divertente scrivere Batman in tutti quei diversi periodi temporali [per la miniserie Batman: The Return of Bruce Wayne, N.d.T.]?
Grant: Sì, da matti. È stato il mio approccio al personaggio più profondo… Sì, è stato davvero divertente.

Dal pubblico: come ti trovi a scrivere Damian?
Grant: Beh, Damian è uno dei miei personaggi preferiti. Sono stato il responsabile di caratterizzarlo in quel modo e di dargli quella personalità. Mi piace davvero. C’è questo equilibrio tra il ragazzino per bene, che in fondo è, e l’aspetto esteriore da odioso aristocratico privilegiato. Ma alla fine ti senti un po’ in colpa per lui ed è una cosa difficile perché hai a che fare con un ragazzino che crescendo ha avuto tutto, tranne… un padre e una madre. Mi diverto davvero a scriverlo perché può passare dal crudele al romantico, attraverso tutta una gamma di sfumature che loro rendono un personaggio divertente da gestire.
Sto scrivendo una sua storia proprio ora e lo sto un po’ scombussolando. Per cui vedremo…

Dal pubblico: davvero siamo alla fine per Grant ai testi di Batman?
Grant: Prima o poi si arriva alla fine. Sai quelle cose sul serpente che si morde la coda, anche quel simbolismo collassa su se stesso… per cui, sì, siamo arrivati alla fine. Ma va bene…

Dal pubblico: sul fatto che i cambiamenti nella continuity DC abbiano modificato il suo finale di Batman.
Grant: No, non hanno cambiato il finale. Andrà solo adattato un poco o sistemato quando uscirà la raccolta in volume, per cui non sono molto preoccupato… è il mio atteggiamento con problemi di questo genere. Francamente, il punto è che bisogna solo godersi la storia, e se c’è qualche piccolo errore almeno la gente avrà qualcosa da fare di notte su Internet. [risate] 
Il finale di Batman: The-Return of Bruce Wayne N.6.
Dal pubblico: sulle loro fonti di ispirazione e filosofie di vita!
Grant: Cosa mi ispira? Francamente, tutto mi ispira e chiunque incontri, le cose che succedono… quello che sta facendo mia mamma, quello che fanno le persone che incrocio per strada, quello che succede ai miei amici… e in molti casi penso siano delle splendide soap-opere supereroiche. Qualcuno ha iniziato una nuova storia, qualche altro si è lasciato… oddio, immagina se Batman rompesse con, ehm, Robin o con qualcun altro. [risate]
Tutto è fonte d’ispirazione, tutte le emozioni che si provano, devi provare e scrivere… per cui se sei depresso, beh… mettilo nella storia, usalo in qualche modo. Se sei felice usa anche quello. Quando si scrive si diventa molto mercenari, tutto è acqua per il tuo mulino, è materiale per le storie.
Per me, onestamente, si tratta di un ventaglio un po’ vasto… [voce snob] tutto, mio caro! [risate] È facile da dire ma la risposta è che credo… tutto ha un impatto sulla mia vita.
Grant [rivolto a Frank]: Tu hai una filosofia di vita? Esponicela in quatto parole!
Frank: Ehmm… filosofia di vita? Wow. Ogni venerdì notte…
Grant: Ce l’hai?!
Frank: No no no!
Grant: Io sto cercando di pensare a una filosofia di vita e lui… ne ha una! “Ogni venerdì notte…” [risate]
Frank: Ogni venerdì notte insieme a uno dei miei amici di Electric Soup, Shug Minty, riesaminiamo la nostra filosofia di vita… è un processo in continua evoluzione, non siamo ancora riusciti a individuarla. Ma suppongo “questo è tutto” [“this is it”, nel testo originale, N.d.T.] potrebbe essere la definizione migliore, al momento. Quindi la mia filosofia sarebbe “questo è tutto”.
Grant: No, davvero io non ho una filosofia di vita. Tranne, “non mangiare tizi come Aquaman se li dovessi trovare spiaggiati sul litorale”. [risate] Se ti attieni a questo, andrà tutto bene.
La miglior filosofia è quella di Tim Leary: “Trova gli altri” ["find the others", in originale, N.d.T.]. Credo che trascenda tutto il resto. “Trova gli altri”, giustifica in pratica qualsiasi comportamento di “branco”. Per cui, vai e trova gli altri. [risate]

Dal pubblico: i disegni di Frank hanno un impatto su quello che Grant ha scritto?
Grant: Oh sì, qualche volta è successo. Hai la sensazione di come un personaggio si muoverà, agirà, parlerà e all’improvviso… vediamo come sta in piedi. Ad esempio in All-Star Superman avevo pensato a molti più dialoghi fino a che non mi sono reso conto quanto Frank era in grado di comunicare con il disegno, attraverso il linguaggio del corpo e le espressioni. Per cui quello è cambiato, ma non direi che è cambiata la.. struttura. Ovviamente ha cambiato il modo in cui i personaggi potevano parlare perché di certo, in All-Star Superman, potevo eliminare un sacco di dialogo perché c’era la presenza stessa di Superman a comunicarli e a trasmetterli. Se questo manca in un disegno differente dovresti veicolare quella stessa atmosfera attraverso dei dialoghi col risultato di balloon più grandi e io preferisco quelli più piccoli. Frank cattura tutto questo con i suoi disegni e non c’è bisogno di usare parole.
Frank: Potrò essere lento ma a lui faccio risparmiare un sacco di tempo!
Grant: Ed è un aspetto che vale molto più di quello che pensi!
Illustrazione di Quitely per un articolo su Morrison apparso su Playboy.

Intervista pubblicata da Laura Sneddon su sito comicbookGRRRL e tradotta in Italiano per smokyland con il suo consenso. L'intervista in Inglese può essere letta qui.
  
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