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giovedì 16 febbraio 2017

Il genio discreto di CHESTER BROWN

Chester Brown (foto: Sook-Yin Lee da The Comics Alternative)
Tornano le interviste su smokyland.
E si riparte, direi, alla grande con... CHESTER BROWN, autore canadese (vive attualmente a Toronto), tra le voci più rilevanti e originali del Fumetto contemporaneo, noto in Italia per graphic novel come Louis Riel, Non mi sei mai piaciuto, Il Playboy e Io le pago.
L'intervista originale è stata condotta dall'amico, scrittore e gentleman Koom Kankesan. Koom è nato nello Sri Lanka ed è immigrato in Canada con la sua famiglia nel 1987. Dopo aver condotto studi di Letteratura e Cinema attualmente insegna Inglese in una scuola superiore ed è autore di tre libri, il più recente dei quali, Tamil dream, è uscito lo scorso anno.
Ringrazio sentitamente Koom per l'autorizzazione alla traduzione e il sempre disponibile Omar Martini per la supervisione del testo da me tradotto.
L'intervista può essere letta in originale qui.
E ora lascio la parola a Koom e... Chester Brown! Buona lettura!

Vi perdono se pensaste che CHESTER BROWN sia immigrato a Toronto dal Lothlórien di Tolkien.
La sua persona ha qualcosa di enigmatico ed etereo. Pensatore profondo e paziente, Chester in realtà è emigrato dal sobborgo leggermente meno fantastico di Chateauguay, vicino a Montreal. Vive a Toronto da molto tempo e quando Seth, nell’intervista di ieri, ha detto che Toronto “puzza troppo di estetica moderna” (corporativa, noiosa, banale), ho pensato a Chester come a un antidoto, un’incarnazione della Toronto del passato che manca a noi tutti.  
La Toronto con i palazzi di mattoni dei The Kids in the Hall,  la Toronto rionale in cui Queen West e Annex non erano stati ancora gentrificati, quella Toronto popolata da negozi di libri usati e bar malfamati.
I suoi disegni, tratteggiati con la passione di un miniaturista, eseguiti col segno di un pennello ruvido appartenente a un’epoca passata, utilizzano una struttura e una matericità che colpiscono l’osservatore in modo singolare. Sono mattoni e librerie, rocce e alberi decisamente vivi. Il suo "Louis Riel" ha fatto clamore in tutto il Paese. Il successivo e coraggioso Io le pago non ha letteralmente eguali. Non c’è nulla di simile nel panorama dei graphic novel. Se non ne avete mai sentito parlare, correte ad acquistarne una copia: le mie osservazioni non gli renderanno giustizia.
Quest’uomo è un vero monumento nazionale. Per favore, per favore... si può togliere la regina della banconote da 20 dollari e mettere Chester al suo posto? Su un lato Chester e sull’altro Louis Riel: quella sì che sarebbe una banconota che alla gente piacerebbe maneggiare, tastare e… spendere! L’economia si impennerebbe.
I fumetti di Chester sono cambiati nel corso degli anni. Amo i suoi primi lavori come "Non mi sei mai piaciuto", "Il Playboy" e soprattutto "Ed the Happy Clown". I suoi libri più recenti sono diventati sempre più colti, controversi e hanno assunto una consistenza filosofica e persino politica. Percorsi dal suo costante bisogno di leggere e riflettere, il disegno, il ritmo e la composizione comunicano il sentire ultraterreno di Chester.
L’ho incontrato per parlare della sua vita e delle sue opere.
   
Koom Kankesan: Nell’ultima fase della tua carriera (Louis Riel, Io le pago, Mary Wept at the Feet of Jesus) sei sempre più attratto da una “forma accademica” per i tuoi fumetti. Ossia, fai sempre più affidamento alle note testuali finali che aggiungono commenti e informazioni sulle tue vignette e tavole al fumetti. È stata una scelta consapevole?
Chester Brown: Ho inserito delle annotazioni finali già nel mio adattamento del Vangelo di Marco del 1987, per cui non è una novità per me. Il cambio di formato dagli albetti al libro mi ha probabilmente fatto capire che, se avessi voluto, avrei potuto approfondire maggiormente i temi trattati utilizzando delle note scritte.

Qual è l’obiettivo nell’utilizzo delle note di chiusura?
Per quanto ne so, uso le note proprio come gli altri autori: per indicare le fonti o per approfondire temi che non avrebbero funzionato se inseriti nel “testo”.

Che riscontri hai avuto? Sei soddisfatto dei risultati?
Tendenzialmente, ai “puristi” del fumetto non piacciono mentre agli altri sì. Credo che i puristi pensino che col fumetto si possa raccontare e trattare qualsiasi argomento per cui un graphic novel dovrebbe contenere soltanto… fumetto. Personalmente credo che ci siano cose che funzionano meglio a fumetti e altre in prosa per cui… perché non utilizzare entrambi gli strumenti?
Sono molto soddisfatto dai risultati. Non mi aspetto che tutti leggano le note ma sono lì per i lettori che desiderino un ulteriore approfondimento. 

Come vedi le tue opera di un tempo come Il Playboy o persino Ed the Happy Clown, in relazione a questa tua fase più recente?
Beh, ho aggiunto le note anche a quei lavori più vecchi e preferisco le edizioni con le note a quelle senza.
Non è certo la prima volta che fai qualcosa di nuovo in ambito fumettistico, per questo trovo interessante la tua nuova direzione (sebbene come tu stesso hai detto risalga già a qualche decennio fa). Con Io le pago hai ricevuto molta attenzione per via dell’argomento del libro, ossia la prostituzione, e, in un certo senso, per il tuo controverso sostegno alla sua legalizzazione.  Nel tuo ultimo lavoro, Mary Wept at the Feet of Jesus, esamini il vasto tema della prostituzione in relazione con i racconti della Bibbia. Quando ne abbiamo parlato mi sei sempre sembrato sinceramente interessato alla Bibbia e alla Cristianità, per questo una simile convergenza tematica (Bibbia e prostituzione) potrebbe sembrare atipica e bizzarra. Ci sono delle ragioni politiche? C’è un messaggio che vuoi comunicare? 
I tre punti principali del libro sono che la madre di Gesù era una prostituta, che Gesù fu consacrato come Cristo da una prostituta e che Gesù sosteneva che la prostituzione fosse di giovamento per la società. Se la mia interpretazione degli antichi testi è corretta, credo sia interessante a prescindere dalla situazione politica. Ma, visto che pago per fare sesso, ho un interesse politico sul tema del lavoro sessuale e quei tre punti sono rilevanti rispetto a come la legge tratta gli operatori sessuali e i loro clienti. In primis perché la prostituzione è stata originariamente criminalizzata come risultato della sua condanna nelle scritture giudaico-cristiane. In secondo luogo perché le organizzazioni cristiane si adoperano tuttora pubblicamente, senza tregua, per criminalizzare il lavoro sessuale. Le ragioni terrene della criminalizzazione della prostituzione sono così stupide da essere immediatamente riconosciute come fesserie se non ci fossero dietro delle motivazioni religiose. 

Il tuo storytelling è piuttosto sobrio e misurato (per lo meno rispetto alla scrittura; dal punto di vista visivo è invece piuttosto stratificato). Come vorresti che i lettori si approcciassero a Mary Wept At the Feet of Jesus?
Spero sia di loro gradimento. Se si ignorano la postfazione e le note, si può leggere come una semplice rivisitazione di alcune storie bibliche e per me non c’è alcun problema se un lettore si approccia al libro soltanto in questo modo. Per quelli che invece vogliono maggiore approfondimento c’è una postfazione di 15 pagine. E per quelli che voglio DAVVERO immergersi nell’argomento ci sono le note finali. 

Come hai detto, tu paghi per fare sesso e credo che tu abbia ancora una relazione / “accordo esclusivo” con una “operatrice sessuale” in particolare?
Sì. La pago per fare sesso da circa quattordici anni.
Questo ti rende una sorta di outsider per la società. Persino Crumb è sposato e ha una figlia! Mi rendo conto che il termine “outsider” non sia perfettamente calzante (non sei certo un tipo come Hunter S. Thompson o William S. Burroughs… i nostri occasionali incontri per un the si sono spesso rivelati occasioni speciali grazie alla tua natura gentile e introspettiva), ma sei consapevole di questo fatto?
Non sono sicuro di esser d’accordo col ragionamento che tutti gli outsider siano come Hunter S. Thompson o William S. Burroughs. A ogni modo, capisco che io possa apparire come uno che sta “fuori” da questo tipo di società. I miei interessi e preoccupazioni non sono “mainstream”. Non guardo la televisione, non ho un cellulare, non sono su Facebook né su Twitter o su nessun altro social. E non ho alcun interesse nell’avere una relazione sentimentale o dei figli. Rifiuto molte delle convinzioni che ha la maggior parte delle persone che mi circondano. Detto ciò, non mi considero un outsider. Sono figlio di questa cultura, la comprendo e in generale la apprezzo così come apprezzo le persone intorno a me. E non penso che pagare per fare sesso mi renda un outsider: TANTISSIME persone pagano per fare sesso. È soltanto inusuale PARLARNE.
Aggiungerei che la relazione con l’operatrice sessuale con cui sto non è poi così strana. La amo e se ci vedessi interagire dubito che noteresti differenze rispetto a una qualsiasi altra coppia che sta insieme da quattordici anni. Beh, probabilmente ci trattiamo meglio l’un l’altro rispetto alla maggior parte delle coppie che stanno insieme da quattordici anni. 
Ovviamente pagare per fare sesso ha influenzato il tuo interesse per il tema e i tuoi lavori di questi anni, ma pensi che abbia influito sul tuo modo di disegnare e/o di scrivere in maniera più sottile?
Sto cercando di pensare a quali possano essere queste sottili influenze. Mi viene in mente che mi piace moltissimo disegnare e creare. Suppongo che più sono felice più questo, in generale, si riflette sul mio lavoro e condurre una buona vita sessuale tende a incrementare la felicità delle persone. E grazie alla splendida operatrice del sesso che frequento la mia vita sessuale è DAVVERO soddisfacente. 

Avresti potuto fare fumetti senza rivelare questo aspetto di te. Ti senti più libero ora come autore? Oppure, al contrario, hai sentito il bisogno di giustificare queste scelte della tua vita?
Mi è sembrata una scelta ovvia: più si parla apertamente di qualsiasi argomento più si è liberi. Forse sto semplicemente giustificando le mie decisioni ma la cosa non mi preoccupa comunque. Altri potrebbero preoccuparsi. Io sono troppo occupato a godermi la mia vita. 

Poco fa hai fatto una battuta sulle coppie che dopo una relazione di quattordici anni insieme non sono poi così carine tra di loro. Pensi che le storie d’amore convenzionali in generale portino all’infelicità? Quali pensi sia la ragione?
Il problema principale in una relazione sentimentale convenzionale e monogama è la sua natura esclusiva. Una persona dev’essere il partner ideale. Se fosse culturalmente accettato che una persona possa avere diverse relazioni amorose allo stesso tempo, allora nessuno si aspetterebbe che il proprio partner sia perfetto. La monogamia ingigantisce i difetti del partner. 
Volevo chiudere chiedendoti di quando ti sei candidato per le elezioni con il Libertarian Party. Concorrevi per il tuo distretto?
Sì, ero candidato per quello che all’epoca era il distretto di Trinity-Spadina, nel centro di Toronto. Da allora il distretto è stato diviso in due. 

Immagina se avessi vinto: come avresti conciliato i tuoi doveri di deputato con gli impegni quotidiani di fare ricerca, scrivere, disegnare? Non sarebbe stato un continuo scontro?
Se avessi vinto, suppongo che avrei dovuto mettere da parte la mia carriera artistica per un po’ di anni ma non è mai stato un vero problema dal momento che sapevo che non sarei stato eletto. 

Inoltre, considerando che sei una persona piuttosto introversa, mi risulta difficile immaginarti in politica. Che cosa speravi di ottenere con quel tentativo?
Sono un personaggio pubblico che gode di una qualche notorietà e volevo usarla per dare maggiore visibilità alle idee libertarie.

venerdì 22 gennaio 2016

opinioni sul fare fumetti... [13]

1953: Ragazzini leggono Mighty Mouse, il primo comic book in 3D.
Mentre incombe l'annuale edizione del Festival di Angoulême (28-31 Gennaio) e le varie polemiche legate al Grand Prix non si placano, mi sono "permesso" di tradurre due interventi apparsi lo scorso anno scritti da due autori - per par condicio, un uomo (NOAH VAN SCIVER) e una donna (COLLEEN DORAN) - su temi (direi) di rilievo quali "come vivere facendo fumetti" e "cosa spinge a fare fumetti e/o cosa serve per farli".
In alcuni passaggi i due articoli sembrano in contrasto e presentano punti di vista diversi (in effetti è possibile che la Doran faccia proprio riferimento al post di Van Sciver ma non ne sono sicuro e non credo che, in ogni caso, sarebbe rilevante) ma comunque restano una lettura interessante e... formativa. Enjoy!
Noah Van Sciver.
Noah Van Sciver è uno dei più importanti autori dell'attuale scena indipendente americana. Di recente Coconino ha pubblicato il suo graphic novel Saint Cole. L'articolo che segue è stato pubblicato da Van Sciver, sul suo blog, il 27 Ottobre 2015.

Non c'è una scorciatoia.
di Noah Van Sciver

Ogni tanto mi scrive qualcuno per sapere come fare ad entrare nell’ “industria” dei comics. Mi mandano un link al loro webcomic oppure delle jpeg di loro lavori e mi chiedono dei consigli.
Ammetto che il mio primo pensiero è che abbiano visto i miei fumetti, pensino che facciano schifo e assumano che debba conoscere chissà quale segreto.
A volte non rispondo perché alla luce della mia esperienza molte persone in cerca di un “consiglio” non voglio sentirsi dire altro se non “ragazzo, non hai bisogno di consigli! Ma dov'eri? Sei incredibile e già il migliore! Lascia che ti dia qualche indirizzo email di contatti top secret!”

Non sapevo assolutamente quello che stavo facendo quando ho iniziato a pubblicare i miei fumetti. Semplicemente leggevo fumetti e... disegnavo fumetti. Ho disegnato un sacco di fumetti. Ma davvero un fottio di fumetti. Ad essere onesti, in 11 anni di lotte e trionfi ho capito alcune cose ed ecco i miei consigli:

1. DISEGNA FUMETTI

Dici di voler diventare un disegnatore di fumetti. Guardati! Quanto tempo passi a disegnare? Hai dei quaderni per schizzi che riempi? Sii onesto con te stesso: ti piace davvero disegnare? È qualcosa che faresti anche se dovessi abbandonare il sogno di diventare un ricco fumettista professionista?
Per mia esperienza un sacco di gente passa anni a disegnare splash page e mute scene d’azione con protagonisti uomini forzuti che combattono tra loro, oppure draghi o roba simile. Forse hanno qualche pagina di studi di personaggi che sono semplicemente la loro versione di quelli della  Marvel o della DC. Impiegano anni a riempire un portfolio per riuscire a portalo in giro per le convention e importunare così editor e disegnatori.
Nessuno di loro è sincero con se stesso riguardo le proprie capacità. Forse sei bravo a disegnare. Ma quando impieghi a disegnare le canoniche 24 pagine? Per te è una cosa estremamente difficile da fare? Se disegnare 24 pagine di una storia è troppo difficile allora non hai quello che serve. Per l'amor di Dio pensaci: se disegnare è così difficile e ti richiede così tanto tempo per quale cazzo di motivo allora pensi di voler diventare un disegnatore di fumetti professionista? Che cosa hai in testa? Se ti dessero una possibilità non sapresti cosa fartene, vero?

2. SCRIVI FUMETTI
Impara a raccontare una storia. Può essere molto difficile ma è davvero la polpa di ogni fumetto. Sono le proteine. Ci sono un sacco di fumetti senza sostanza nel mondo. Pieni di… nulla. Sii uno scrittore e comunica qualcosa attraverso i tuoi fumetti. Dopo un po’ di tempo diventerai bravo nel farlo e la gente si ricorderà di te. Il tuo lavoro verrà stimato e la gente si sentirà soddisfatta leggendo una tua opera. Questo è il tipo di fumettista a cui ambire.
Ma ricorda: probabilmente per parecchio tempo i tuoi fumetti faranno schifo. Ci vuole tempo per costruirsi un’identità artistica e trovare la propria voce. E trovare la propria voce non è qualcosa che puoi fare… andando a cercarla. Probabilmente non ti renderai neppure conto quando lo starai facendo! È una roba da pazzi. Occorre solo fare un sacco di fumetti di cui poi ti vergognerai. Ma in questo non c’è nulla di sbagliato. Perché dovrebbe importartene? Dopotutto sei convinto di voler diventare un fumettista, vero? Si tratta di un impegno a lungo termine. Disegnerai fumetti fino a quando non morirai! Sei davvero convinto di questo, no?

3. FATTI VEDERE
Tieniti pronto a viaggiare, amico. Tieniti pronto ad avere un banchetto a ogni convention o festival indipendente a cui puoi partecipare. Sii preparato a rimetterci dei soldi. Tieniti pronto a fare umilianti sessioni di firma in fumetterie in cui si farà viva una sola persona che ti starnutirà addosso. Se vuoi diventare parte di quest’ambiente, semplicemente partecipa. Inserisciti nel giro. Porta con te i fumetti che hai auto-prodotto e vendili. Incontra chiunque stia facendo quello che tu vorresti fare. Non startene a casa a disegnare pensando che a qualcuno importi quello che fai. Devi essere lì, dietro quel banchetto, a stringere mani e poi a prenderti il raffreddore e l’influenza come tutti noi.
Non c’è una scorciatoia.

4. FAI CIRCOLARE I TUOI LAVORI
Fai autoproduzione e spedisci i tuoi fumetti per essere recensiti ai blog. Vai alle convention e dai i tuoi fumetti agli autori che ammiri. Dai i tuoi fumetti agli editor.
Proponi i tuoi fumetti per antologie, postali su Facebook, Tumblr e in tutti i vari social che ormai spuntano come funghi. FALLO! Diffondi i tuoi lavori più che puoi.

5. TROVATI UN IDOLO
Ovviamente il mio idolo è sempre stato Robert Crumb. Ho iniziato a stampare i miei fumetti quando lavoravo in un negozio di bagel. Ero un solitario. Avevo abbandonato il college e non avevo alcuna prospettiva. Ma volle il fato che mi imbattessi nel film Crumb dopo aver praticamente noleggiato ogni cosa disponibile dal locale Blockbuster. E visto il film non l'ho mai più restituito.
Al lavoro ho iniziato a sognare ad occhi aperti di diventare un fumettista underground. Ho letto tutto quello che trovavo di e su Crumb. Mi ha dato la carica. Mi ha influenzato profondamente e mi ha dato una educazione artistica completamente nuova. Grazie a Crumb ho scoperto Kurtzman, Jack Davis, Will Elder e le pubblicazioni della Fantagraphics. Grazie ai libri Fantagraphics ho scoperto il mondo del Fumetto alternativo! È stato l'inizio di qualcosa di fondamentale per la mia vita. Adoravo l'idea di vendere alla gente i miei fumetti per strada, come aveva fatto Crumb, e riuscire a pubblicare sulle riviste underground (o sulle fanzine, come le chiamavamo ai miei tempi).
L’influenza di Crumb mi ha davvero fatto da guida come artista. All’inizio fotocopiavo i miei albetti, li piegavo, pinzavo e andavo nella 13th avenue a Denver (una lunga strada piena di negozi) e li lasciavo sui davanzali delle vetrine affianco ai flyer pubblicitari delle band. Il mio unico scopo, al tempo, era quello di farmi conoscere in ogni modo, non importava come. Mi ricordo ancora la prima email che ho ricevuto su uno dei miei fumetti. Un ragazzo mi scriveva per dirmi che aveva trovato uno dei miei albi inzuppato fradicio - una mattina dopo un temporale -  attaccato al porticato di casa. La cosa mi rese felicissimo.
Credo che avere un idolo, come ho fatto io, possa aiutare ad andare avanti. Pensi “voglio diventare come lui. Come ci è riuscito?” e, se tutto va bene, questo ti darà una spinta che non si esaurirà.

6. LA DURA VERITÀ
È stato già detto milioni di volte da ogni autore, me incluso. Ma lo dirò di nuovo.
Questa non è una carriera. John Porcellino una volta mi disse che ogni autore di fumetti “professionista” ha un segreto di qualche tipo. Ad esempio i nonni sono morti e hanno lasciato loro un’eredità, oppure il partner ha un ottimo lavoro e li sostiene.
Il Fumetto è un piccola, piccola forma d’Arte rivolta a un pubblico davvero ridotto.
Dici che vuoi campare facendo solo fumetti? Scordatelo.
Nonostante questo vuoi ancora fare fumetti? Lo farai?
Congratulazioni! Sei un vero fumettista! Benvenuto!

[L'articolo originale, in Inglese, può essere letto qui]
Colleen Doran.
Colleen Doran, autrice da noi nota soprattutto per i disegni di alcuni episodi di Sandman e le collaborazioni con Warren Ellis (nonché per la autobiografia di Stan Lee di prossima pubblicazione in Italia) scriveva, l'8 Novembre 2015, quando segue:

SI PUÒ VIVERE FACENDO FUMETTI?
di Colleen Doran

Ho letto un pezzo in cui si affermava che nessuno riesce a vivere facendo fumetti e che la maggior parte delle persone fanno un altro lavoro oppure hanno un coniuge o altre risorse finanziare a sostenerli. E ho pensato, beh sai che ti dico, probabilmente è vero ma lo stesso discorso vale per qualsiasi altra attività artistica, no?

Neppure la maggior parte dei musicisti & attori lavorano continuativamente nel loro ambito artistico. È difficile vivere d’Arte. Personalmente ci sono riuscita e va abbastanza bene ma si sta sempre sulle montagne russe.

Se uno dice che è un anno difficile, la gente gongola. Se dici che è un buon anno, la gente si lamenta che te la stai tirando. Sembra che le persone dell’ambiente del Fumetto abbiano soltanto due tipi di atteggiamenti: schadenfreude e invidia.

Nelle annate buone ci si prepara per quelle cattive. In quelle cattive si spera che la ruota giri e che arrivino quelle buone. Negli anni buoni si saldano i debiti contratti in quelli cattivi. E così si va avanti.

Attualmente i miei compensi sono abbastanza alti: ammettiamo che questo spinga alcuni a odiarmi ma ci saranno altri per cui questa notizia sarà una fonte di speranza.

È possibile vivere facendo Fumetti. E vivere bene. Se si ha da offrire qualcosa che la gente desidera comprare.

Qualcuno starà digrignando i denti per la rabbia nel sapere che per me non è stato un brutto anno, perché ognuno ha la propria lista di artisti non meritevoli d’avere successo. È una cosa davvero triste perché è il pubblico pagante che fa quella scelta, non loro.

E sebbene sia vero che raramente un autore di fumetti è in grado di vivere di questo mestiere, dal 1986 ad oggi, ho avuto soltanto un anno in cui non sia riuscita a farlo.

Ci sono molte persone che affermano che un autore, un artista che non riesce a sostenersi con le proprie opere non è un vero artista. Ma nessuno dice che non sei un “vero” cassiere di banca se il tuo partner ti aiuta ad andare avanti, no?

Ridurre la questione artista-guadagno ad un binario “bianco o nero” è deleterio. Se i tuoi lavori non ti stanno rendendo ricco sfondato la gente penserà che fanno schifo. Se i tuoi lavori ti stanno rendendo ricco sfondato allora devi essere un venduto. E se non sei ricco, dovresti abbandonare l'ambito artistico e trovarti un vero lavoro.

Le persone diventano molto permalose quando si parla del loro status e valore nell'ambiente del Fumetto; furiose quando non vengono considerate dei professionisti se non hanno pubblicazioni o reddito a supporto di questa loro rivendicazione; si irritano quando non ottengono spazi alle convention o non viene chiesto loro di intervenire agli incontri col pubblico; diventano livide quando non vengono invitate ai party, alle cene per poter frequentare gli autori di prima fascia.

Nessuno dice che tu non sia un autore quando non ti invitano a parlare ad un incontro. Semplicemente non sei stato invitato a parlare ad un incontro.

Non importa quello che fai o quanti soldi riesci a fare con la tua Arte, ci sarà sempre qualcuno a cui “non andrà bene”. Per cui fai Arte comunque.

È possibile vivere facendo fumetti. Non è molto probabile ma nel caso non ci riuscissi questo non fa di te un cattivo fumettista. Per cui... fai fumetti.

Il trucco, se non riesci a vivere facendo soltanto fumetti, è riuscire a trovare un modo per finanziare i tuoi lavori.

Non essere un artista professionista a tempo pieno non significa che non sei un artista. Non significa che non sei in gamba. Puoi essere un ottimo "dilettante". Puoi essere un ottimo semi-professionista.

Continua a fare Arte perché è quello che vuoi fare. E se arrivano i soldi, ottimo. Perché vivere bene (e io ci sono riuscita) facendo quello che si ama è davvero meraviglioso.

E ti auguro che succeda anche a te.

Buona fortuna.
[L'articolo originale, in Inglese, può essere letto qui]

giovedì 6 novembre 2014

Paura e delirio a Lucca 2014

Da sx a dx: Gilbert Shelton, Robert Crumb e il traduttore dell'incontro. Resoconto su Fumettologica.
Mancavo da Lucca da qualche anno (dal 2011) e ho deciso di partecipare a questa edizione, praticamente all'ultimo minuto, "spinto" sostanzialmente da due input: la presenza dei "guru" dell'underground Gilbert Shelton e Robert Crumb (occasione direi irripetibile per poterli "incontrare" dal vivo) e, soprattutto, l'invito di Michele Nitri di Hollow Press a dargli una mano allo stand in Self Area durante i giorni della manifestazione. Ulteriore minima motivazione input: avevo scritto la postfazione (una paginetta scarsa) per il secondo numero di U.D.W.F.G. che veniva presentato in anteprima proprio a Lucca. Tutto qui.
Per cui veloce organizzazione della trasferta ed è stato... Lucca time!
Folla e cosplayer. This is... Luccaaaa!
Partiamo subito dal finale: il mio giudizio, negativo, su questa Lucca è fortemente condizionato dalle oggettive difficoltà di spostamento (all'interno degli stand e nei collegamenti tra questi) e di logistica (strade, autostrade, parcheggi, ristoranti, etc...) che hanno reso assai problematico godere degli eventi, soprattutto quelli legati ai "Comics", gli unici, o quasi, di mio interesse.
Paragonare, con tutti i distinguo del caso, la mia esperienza quasi horror di questa Lucca 2014 a quella, praticamente, idilliaca dello Stripped 2013 di Edimburgo è... un'operazione impossibile!
Certo è stato un piacere rivedere amici e autori che non incontravo da anni di persona ma è come se tutto fosse stato fagocitato da un ritmo e da un senso di compressione (di spazio e di tempo) insostenibili.
I numeri parlano di un ennesimo straordinario successo di presenze ma i numeri non sono tutto. O meglio, sono solo una "fotografia neutra", direi, che necessita di un'analisi attenta a mente fredda. Si può crescere a dismisura? Oppure, così facendo, si rischia l' "implosione" su se stessi?
Sabato 1 Novembre, dentro le mura, Lucca era un ammasso uniforme di corpi incollati l'uno all'altro. In ogni dove: nelle strade, dentro gli stand, nei locali, o-v-u-n-q-u-e! Oltreoceano le foto diffuse hanno suscitato "stupore" e rivalutazione della folla che prende d'assalto il San Diego Comic-Con. Domenica la situazione è leggermente migliorata ma se fosse accaduto il contrario sarebbe stato un tangibile segno dell'Apocalisse imminente.
Il 4 di Novembre sulla sua pagina Facebook, l'apprezzato sceneggiatore Francesco Artibani, con cruda schiettezza ha "riassunto e commentato" i numeri: "E' tempo di bilanci per Lucca Comics: 240.000 biglietti venduti e 400.000 presenze in città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: 160.000 persone non sapevano che cazzo fare." [l'uso di questa citazione è stato autorizzato da Artibani medesimo, N.d.R.]

E così a pochissimi giorni dalla fine della manifestazione il direttore della rassegna Renato Genovese ha dichiarato: "Si dovrà intervenire però assolutamente a tutela del vero popolo dei Comics che è quello che arriva a Lucca perché vuole partecipare al sempre più ricco programma di eventi proposto. Per questo penso che dovrà essere messo in campo un sistema per disincentivare gli arrivi in città, o almeno in alcune aree del centro storico, di coloro che non sono visitatori paganti."
In un interessante articolo su Lo Spazio Bianco - dal calzante titolo Lucca Comics & Games è morto - Ettore Gabrielli, proiettato verso quel che succederà, ha scritto: "Non mi stupirei per questo di vedere in un futuro non tanto lontano, sparire l’attuale denominazione [...] magari per far posto a un Lucca Entertainment Festival." Hurm...
Stefano Casini riportava un po' di "speranza" chiudendo così il suo resoconto: "Lucca è bella perché unica nel suo genere. La dimostrazione è che, nonostante tutto, anno dopo anno siamo qui a parlarne."
Una crumbiana Marvel Girl ammira le opere di Gabriele Dell'Otto esposte nella mostra a lui dedicata.
Insomma, non ci giro ulteriormente intorno, questa Lucca non me la sono goduta quasi per nulla.

Molti degli autori che volevo vedere non li ho neppure minimamente intravisti (Brian K. Vaughan c'era? Fiona Staples c'era? Enrique Breccia c'era? Solo per fare qualche nome...) tanto da dubitare della loro presenza (sì lo so, c'erano, c'erano... sommersi dalla folla!) e con molti amici ho scambiato solo chiacchiere veloci oppure ho semplicemente desistito sopraffatto dal flusso della moltitudine umana. Inoltre ho scoperto che alcuni "fenomeni" mi risultano totalmente imperscrutabili e, azzardo un termine, indigesti (come spiegare la fila immane per "tale" Sio contrapposta agli sparuti appassionati che si fermavano per uno sketch o una dedica dal gigante Vittorio Giardino?)

Meno male che c'era la Self Area, isola felice (e vivibile), crepitante di energie e good vibrations!
Al centro: Shelton e Crumb durante l'incontro a San Romano.
Dicevo "non me la sono goduta quasi per nulla" perché, come scritto sopra, mi sono "goduto" i due vecchietti straordinari, Gilbert Shelton e Robert Crumb, che il 1 Novembre sono stati protagonisti di un eccezionale incontro-intervista condotto da Matteo Sefanelli e Paolo Interdonato nella splendida cornice dell'Auditorium San Romano. Crumb, stante la location, è entrato benedicendo la folla emozionata e in trepidante attesa e domandando "dove sono i preti? dove sono i chierichetti?" Risate e applausi come se piovesse. I due, nell'oretta dell'incontro, hanno ricordato i tempi andati ed è emerso chiaro il noto disinteresse di Crumb per la scena attuale del fumetto: "ci sono molte storie pretenziose, i testi non si leggono, spesso il lettering è incomprensibile... i disegni possono anche andar bene ma per me le storie vengono prima di tutto." [ricordo estrapolato, non le vere parole di Crumb, N.d.R.]
Particolarmente dolente il ricordo di Crumb sul suo "eroe" Harvey Kurtzman, come riportato dal sito Bad Comics (così evito d'attivare la mia fumosa memoria!): "Harvey Kurtzman, creatore della rivista Mad, è stato senza dubbio l’artista che maggiormente li influenzò, oltre a dar loro una mano effettiva nell’emergere. Una figura tragica, finito schiacciato dall’impero di Playboy, per cui lavorava e a cui dovette sacrificare la propria autenticità per i compensi notevoli che assicurava. Crumb infatti confessa di odiare ancor oggi Hugh Hefner per quel che fece a Kurtzman, che aveva bisogno di denaro, e di aver giurato a se stesso che non avrebbe mai permesso che qualcuno facesse lo stesso a lui e alla sua arte. Kurtzman era il suo eroe. Un giorno andò a trovarlo e lo trovò che scriveva un fumetto per Playboy [Little Annie Fanny, N.d.R.]. Hefner, un fumettista frustrato che aveva abbandonato le sue velleità, voleva visionare ed approvare tutto il lavoro di Kurtzman che si trovava correzioni del patrono di Playboy su carta trasparente, vergate con una penna blu: stupidi interventi privi di valore per cercare di essere parte del processo creativo. Crumb racconta che a volte Kurtzman piangeva pensando a ciò che era obbligato a fare pur di lavorare. Ma ai tempi della fondazione di MAD, e prima ancora, nel ‘64 e ‘65 con la rivista Help, aveva pubblicato e creduto nei fumetti di Crumb e Shelton, pagandoli 35 dollari a pagina: metà dell’affitto di casa dei due. Un grandissimo aiuto per loro." [il resto può essere letto qui]

Beh... Crumb e Shelton "valgono" una Lucca intera, no?
Foto "carpita" dalla mostra di Hirohiko Araki.
Una menzione la meritano anche le mostre visitate, ahimè, a iper-velocità: Gabriele Dell'Otto, Silver, Rutu Modan, Hirohiko Araki, Guido Scarabottolo e... le varie chiacchiere con amici e addetti ai lavori (che non elenco perché di sicuro dimenticherei qualcuno) in Piazza San Michele e in Piazza Anfiteatro, as usual! Ah... e il bel tempo!
Ah... ho "visto" per circa 3 secondi in totale Masakazu Katsura, incrociato in Area Pro e individuato spuntare dallo stand assaltato dai fan memori dei turbamenti di Video Girl Ai, suppongo!
Al centro, con cappello, il sensei Katsura firma per i fan. Foto gentile omaggio di un generoso visitatore di passaggio.
Special thanks to: Bruno Olivieri, la crew della Hollow Press (Michele Nitri, Paolo Massagli e Gabriele Di Fazio) e... i frenetici, esplosivi Mammaiuto!

Alla prossima Lucca... ehmmmm, anche no! A meno che dopo Crumb non mi portino... IL Barbuto! LOL!!!

[A casa di problemi tecnici al mio personale equipaggiamento fotografico, tutte le foto a corredo di questo post (se non diversamente indicato) sono state scattate dall'amico Gabriele Di Fazio, animatore dell'ottimo blog Just Indie Comics, che ringrazio vivamente per il supporto.]

mercoledì 24 settembre 2014

opinioni sul fare fumetti... [8]

In apertura di post, un'immagine tratta da un corso tenuto dal disegnatore americano Tom Scioli, noto per il suo stile fortemente Kirbiano e per la collaborazione con Joe Casey sulla serie Image Gødland.
L'immagine presenta un quadrato vuoto, il testo recita: "La vignetta. La tua migliore amica. La tua peggior nemica."
Copertina di Adam Wild N.1 (SBE), la nuova creazione di Gianfranco Manfredi.
Restando nell'ambito degli elementi fondamentali della "grammatica" del Fumetto e nello specifico dell'approccio Bonelli, il veterano Gianfranco Manfredi, tra gli sceneggiatori più noti e apprezzati dell'editore milanese, dichiarava in una recente intervista ricca di spunti: "L’impostazione tradizionale [della "gabbia" bonelliana, N.d.T] è a tre strisce, per un totale di vignette per pagina di cinque in media. Si evitano in genere sconfinamenti dal riquadro della vignetta. Si tendono ad evitare vignette non riquadrate. Si privilegia un ordine di lettura da sinistra a destra (anche dei balloon) in modo da favorire una lettura scorrevole. Alcuni autori ritengono questa impostazione un po’ troppo rigida, io la trovo molto funzionale e comoda, perché ha il pregio di far sparire la gabbia: una gabbia cui si è abituati, non è più una gabbia, mentre una gabbia in cui il lettore è costretto ad orientarsi, risulta indubbiamente più greve. La gabbia tradizionale inoltre, pur essendo stata in passato criticata perché presunta “conservatrice” è stata invece sempre più adottata con le graphic novel contemporanee, dunque anche se tradizionale era anticipatrice. Il motivo è semplice: un fumetto “narrativo” lo si legge più scorrevolmente se non si è costretti a domandarsi in corso di lettura, quale vignetta bisogna leggere prima e quale dopo;" [l'intervista completa: qui]
Copertina di Angelo Stano per il numero 337 di Dylan Dog.
E sempre in tema Bonelli, la parola a Roberto Recchioni, responsabile - nelle vesti di curatore e autore - del rilancio di Dylan Dog che entrerà nella fase "calda" col N. 337, in uscita nei prossimi giorni, con un numero "speciale" scritto dallo sceneggiatore romano e illustrato da Nicola Mari per i colori di Lorenzo De Felici. Su Vanity Fair alla domanda "Non le sono mai tremate le gambe nel prendere in mano un mito per cambiarlo?" Recchioni rispondeva: "La ragione per la quale sono stato scelto io è che sono un "irresponsabile arrogante". La cautela porta Dylan Dog a morire. Da troppi anni viene gestito in maniera cauta. Ci voleva qualcuno che si caricasse il rischio sulle spalle. Certo che sono spaventato, ma non è quel tipo di paura che ferma e impedisce di fare le cose." [l'intervista completa: qui]
Grant Morrison.
Intanto nel mondo dei comic, in una recente intervista Grant Morrison rivelava d'aver ricevuto, anche in anni recenti, dei rifiuti ad alcune sue proposte per nuove serie a fumetti. L'intervistatore replicava: "Dal punto di vista del lettore è naturalmente una cosa interessante perché spesso si sente dire 'Beh, Grant riesce a fare tutto quello che vuole perché è Grant.' Per cui l'idea che tu riceva un rifiuto sembra strana." Morrison rispondeva così: "Sai che cosa significa davvero 'Perché lui è Grant'? Significa che sono il terzo autore di comics più venduto  del mondo. Questo è un fatto oggettivo: c'è prima Stan Lee, poi c'è Alan Moore e poi ci sono io. Ecco perché pubblicano la mia roba! [risate] Perché è roba di successo e se pensi agli altri due autori: Stan è molto anziano oramai e non sta producendo granché; Alan Moore ha in pratica abbandonato il mainstream. Per cui sono rimasto solo io a fare i supereroi e a pensare alle loro storie in un certo modo. Ed ecco cosa vuol dire quando la gente dice 'Oh, Grant riesce ha fare quello che vuole' è perché la mia roba vende davvero come il pane." [l'intervista completa: qui]
Alison Bechdel. Immagine da Out Magazine.
La fumettista Alison Bechdel (i cui libri in Italia sono editi da Rizzoli) è stata insignita del prestigioso MacArthur Genius Grant, un assegno di 650 mila dollari a fondo perduto a sostegno, sostanzialmente, della sua persona, della sua vita e creatività. Inutile dire quale sia stato, nel ricevere una simile buona notizia, lo shock e l'emozione della Benchel i cui fumetti trattano spesso vicende autobiografiche ed episodi legati al mondo omosessuale, temi complessi e a volte dolenti ma capaci di arrivare al lettore con la forza di temi universali.
In un video disponibile su YouTube dichiarava: "Nei miei fumetti tutti i personaggi, anche se molto diversi tra loro, non solo altro che una versione, neppure troppo nascosta, di me stessa. [...] La gente mi chiede spesso se venga prima la scrittura o i disegni nella realizzazione delle mie storie e la risposta è che faccio le due cose insieme: scrivo al computer usando un programma di disegno, metto vignette e balloon nella tavola, prendo immagini e foto da Internet e le inserisco nella pagina come se fossero degli sketch e poi le uso come riferimento per i disegni veri e propri. [...] Ricevere la telefonata dalla MacArthur è stato come se qualcuno mi avesse colpita... credo d'essere rimasta in uno stato di shock... ricevere un simile riconoscimento sta già avendo un effetto sulla mia vita nel senso che devo fare qualcosa che dimostri che lo merito... ricevere tutta questa fiducia per il mio lavoro è un dono grandissimo... lavorerò davvero molto duramente per essere all'altezza di simili aspettative." [il video: qui]
E per chiudere restando negli States - ma con "un piede" in Italia visto che il Maestro dell'Underground sarà ospite dell'imminente Lucca Comics - ecco (sopra) una illustrazione del grande Robert Crumb con qualche consiglio per tutti quelli che fanno fumetti.

Il testo recita (liberamente tradotto e adattato):
Parlando con me stesso:
DIVENTA UN DISEGNATORE MIGLIORE

<<È una vera faticaccia!>>

Vorresti saper disegnare meglio?
Allora datti da fare!!

Le 7 regole del Bravo Disegnatore:
1. Concentrazione
2. Studio
3. Costanza
4. Spirito d'osservazione
5. Pazienza
6. Integrità
7. Disponibilità al lavoro

-> Desiderarlo non lo renderà reale!

venerdì 18 luglio 2014

opinioni sul fare fumetti... [6]

Dettaglio da una vignetta di Journey Into Mystery N. 88 (1963, Marvel Comics)
Nel seguito un fumoso zibaldone di appunti, come da tradizione, raccolti nei giorni e nelle settimane scorse.

E partiamo col veterano Howard Chaykin, fenomenale autore americano al momento impegnato ai disegni della serie Image Satellite Sam (su testi di Matt Fraction) e come autore completo sulla nuova miniserie The Shadow: Midnight in Moscow per la Dynamite. Proprio parlando dell’Uomo Ombra il buon Howard ha risposto così all’intervistatore che gli chiedeva quale critica o suggerimento lo scrittore-Chaykin avrebbe dato al disegnatore-Chaykin?
"Ho già dichiarato in altre occasioni che il disegnatore contribuisce con più del 50% alla scrittura di un fumetto, un fatto di cui la maggior parte degli appassionati rimane completamente all’oscuro e la maggior parte degli sceneggiatori non vogliono che gli appassionati lo sappiano perché questo comprometterebbe la loro inspiegabile posizione dominante nella scena fumettistica attuale.
Detto questo, nel momento stesso in cui lo scrittore-Chaykin dicesse all’illustratore-Chaykin come fare il suo lavoro, mi manderei a fanculo immediatamente.” [L'intervista completa: qui]
Copertina a firma Chaykin per The Shadow: Midnight in Moscow N. 5.
Da un americano ad un altro. Segnalo un interessante articolo, datato Gennaio, su Stan Lee e la sua "eredità", rilanciato qualche giorno fa da Business Insider.
"Nel bene e nel male, il più grande talento di Stan Lee non è mai stato quello di scrivere fumetti o quello di editor. È stato la capacità di marketing e promozione. [...]
Lee ha dato un contributo determinante nel dar forma al fumetto di supereroi e così facendo alla cultura pop per come la conosciamo oggi. Potrò essere un sostenitore di Kirby - io sono dalla parte di Kirby, se mi dovessi schierare per combattere quel tipo di battaglia - ma minimizzare i contributi di Lee al medium Fumetto non sarebbe la soluzione. 
Non sarebbe male guardare all'intera questione con un occhio leggermente più critico" [L'articolo completo: qui]

Da parte mia, tra il Sorridente e il Re, non ho dubbi: Lunga vita al Re!
Stan Lee in una foto dei primi anni '70.
Ritornando in Italia, segnalo un'interessante riflessione di Otto Gabos, apparsa sul suo profilo Facebook il 3 Luglio scorso e che riporto nel seguito con la sua autorizzazione:
"La prima persona che mi ha parlato della crisi dell'editoria è stato Vincenzo Sparagna. Era circa la seconda metà di giugno nel 1985 e stavo seduto di fronte a lui nel suo ufficio a Monteverde, sede della casa editrice Primo Carnera, Frigidaire in pratica. Sulla scrivania c'era il mio primo contratto ed è partita la giaculatoria. Non si vende, la gente non legge, non è più come una volta, il pubblico ha altre distrazioni e interessi, non si scrivono più bei fumetti, voi autori ecc. Da allora ho pubblicato, tanto, sono del resto passati quasi 30 anni. Sempre di crisi, sempre do prossima morte dell'editoria, specie quella a fumetti. Non ho mai vissuto l'Eldorado e quando ho cominciato a frequentare la hall dell'Hotel Napoleon a Lucca il bello era già passato. Eppure siamo andati avanti, ci siamo ancora e i dati raccontano che il settore fumetto in libreria è uno dei pochi a reggere se non addirittura a crescere. La crisi fa parte del nostro modo di essere. L'emergenza totale e perenne. La condanna per noi autori è una sola, di quelle pesanti e ineluttabili: fare bei libri.

Il resto spetta alla filiera editoriale, fino ad arrivare al lettore affezionato, distratto, in fuga, ex lettore, non lettore. Siateci sempre."

Meditate gente, meditate."Fare bei libri."
Una evocativa illustrazione di Otto Gabos, dal suo blog.
E... parlando di filiera editoriale e di nuove modalità di interazione tra autore e i lettori in tempi di social e crowdfunding vari, non posso non segnalare il successo della recente iniziativa lanciata da Ratigher che ha proposto l'acquisto diretto del suo nuovo fumetto per un  periodo limitato di tempo, con la modalità "o lo compri ora (ossia prima) o mai più". Ebbene il volume Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra. è stato venduto in pre-ordine dal 2 giugno al 30 giugno in ben... 1100 copie! I dettagli li trovate sul sito (qui) ed è inutile che vi dica che aspetto Settembre per godermi la lettura! Il risultato raggiunto dall'iniziativa di Ratigher è un interessante segnale (anche) per il Fumetto circa le potenzialità offerte dalle "nuove vie" di produzione offerte dal Web che, forse paradossalmente (ma neppure tanto), richiamano alla memoria l'etica DYI nata negli anni '70 nell'alveo della cultura punk.

Così come interessanti (e appassionate), anche se a volte alcune possono sembrare un poco "saputelle", sono le varie riflessioni ospitate sul blog I tipi di BAO, del noto editore dal logo che abbaia. Anche qui, da leggere e... meditare!
Prima o mai!!!
Sempre restando in Italia, è stato divulgato il poster della prossima Lucca Comics & Games opera dell'ottimo Gabriele Dell'Otto ma la vera notiziona è l'annunciata presenza alla manifestazione toscana di un autentico guru del Fumetto mondiale: Robert Crumb!!!
Il poster firmato Gabriele Dell'Otto per Lucca 2014!
E allora tutti pronti per prendere d'assalto le mura lucchesi e incontrare il Maestro dell'Underground???

Pensi che la tua arte sia il risultato di una certa convinzione morale?
Robert Crumb: Naa! E’ il risultato di un insopprimibile bisogno di compensare il rifiuto sociale. Quando ero adolescente andavo in giro con la mia amarezza, pensando che un giorno tutti si sarebbero dispiaciuti. Gliel’avrei fatta vedere io! Sarei diventato un grande artista, sarei entrato nella storia, mentre tutti quei vagabondi sarebbero morti come cani. Sarebbero stati tristi. Sarei arrivato in città con una splendida bionda al mio fianco e un sacco di grana. Era il mio modo di vendicarmi della società senza diventare un criminale.
[Estratto da una lunga intervista apparsa su Conversazioni sul Fumetto]
Mastro Crumb e il terzo occhio.
Magari ci si vede a Lucca. Forse...

domenica 24 luglio 2011

frammenti di vita fumosa

Il palco attende...
Altro non si può fare se non vivere il tempo, nel tempo. La famigerata quarta dimensione. Insomma stare in un tesseratto. Ma le cose così si fanno difficili... beh, basta divagare...

Vita fumosa si diceva. Il volume targato Black Velvet dedicato ad Alan Moore, in lavorazione oramai da oltre due anni (e forse più), a cui ho dedicato tante energie e che tante energie ha assorbito (non solo strettamente fumettistiche), sembrerebbe alle sue battute conclusive (le ultime news in mio possesso lo davano in pre-stampa, per cui..) e dovrebbe materializzarsi come oggetto concreto dopo l'estate. Ecco, uno dei segni dell'Apocalisse 2012 potrebbe essere quello. A essere sincero, l'uscita reale del tomo la vedo un po' con un senso a la San Tommaso ("se non vedo, non credo") misto a una certa quantità di disillusione. Ma il libro in sé è assolutamente un must-have per tutti gli amanti di Alan Moore. S-i-c-u-r-o!

Per il resto procedono lentamente le altre attività, tra cui il "controllo finale" della supervisione di una traduzione (l'opera oggetto è legata ad un autore piuttosto importante) e l'attività di curatore e traduttore per un volume che credo ingolosirà molti. Tutti impegni presi da tempo e altri in divenire, che conto di onorare. Anche se non escludo sorprendenti decisioni. Dipenderà dal mio mood nei prossimi mesi.
Continuo imperterrito con il leggere fumetti a sprazzi e lasciarli (quasi) sempre a metà. La Genesi di Robert Crumb è però un gioiello assoluto, questo è certo. Per cui centellino le pagine.
Il serpente tentatore visto da Crumb!
E non ho saputo resistere all'acquisto dell'Omnibus di Toffolo, sarà per via della copertina in toni rossoblu.

Ho invece assistito a due spettacoli teatrali: la performance di Iaia Forte e Rita Atzeri incentrata sulla figura della Donna e il nuovo spettacolo scritto e interpretato da Massimo Carlotto con la partecipazione canora di Elena Ledda.
Il primo, intenso e giocato tutto sulle straordinarie qualità recitative delle due attrici, mescolava le voci di figure femminili "mitologiche" come Penelope, Medea, Elena a quelle di donne più vicine alla contemporaneità, vicende dolenti come quella di Neda, la ragazza uccisa nel 2009 durante le manifestazioni in Iran, o più lievi come quella di Wallis Simpson. Molto più dramma che leggerezza, comunque.
Tra tutti i vari frammenti recitati mi ha molto colpito la citazione della terribile lettera che le madri di Piazza de Majo indirizzarono al "Sig. Giovanni Paolo II", anche se in generale lo spettacolo mi è sembrato mancare di qualcosa, di una maggiore struttura capace di "reggere" il peso di un argomento così vasto e multiforme.
"Mattatrici" in scena!!!
Maggiormente "pensato" invece - dal mio umile punto di vista, sia chiaro - il lavoro scritto da Carlotto che univa temi di denuncia a elementi di "fiction" con un meccanismo di "storie dentro le storie". Il tutto reso ancora più intrigante dagli inserti musicali, incastrati perfettamente nel tessuto narrativo, di Elena Ledda e della sua straordinaria band. Applausi!
 
Carlotto, Ledda e band sulla "Via del pepe" raccolgono applausi
In ambito musicale il mio ultimo amore è l'incantevole Selah Sue! Voce calda avvolgente e idee ben chiare. Consiglio assolutamente l'ascolto e la visione del suo showcase su Repubblica.
L'incantevole Selah Sue... is this love? :)
Ah, in chiusura, un simpatico nonnino si gode la brezza notturna in compagnia della splendida Gea, siberian husky di 6 anni. Mi son divertito assai a giocare con la simpatica e docilissima cagnetta!
It's smoky life, dude!:)