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mercoledì 26 febbraio 2014

Dave McKean: un creativo da Sogno

Copertina di Sandman N. 11.
Nuovo appuntamento con le fumose interviste e... si torna a parlare di artisti inglesi, come capita spesso da queste parti. 
Stavolta su smokyland approda Dave McKean - illustratore, fumettista, fotografo, regista... visionario - che di certo non ha bisogno di presentazioni. Conosciuto in tutto il mondo per il suo stile unico (e imitatissimo) e per il suo contributo fondamentale alla serie Sandman di Neil Gaiman, per cui ha realizzato tutte le copertine, McKean ha - tra i suoi innumerevoli lavori - illustrato un libro per ragazzi scritto da Richard Dawkins, realizzato oltre 150 cover musicali e lavorato come concept artist alla saga cinematografica di Harry Potter.

Qualche giorno fa sul sito Idea Taps è apparsa un'interessante intervista - condotta dal giornalista David Barnett - in cui l'artista britannico ha ricordato i vecchi tempi, parlato di tecniche tradizionali e digitali, accennato ai nuovi progetti all'orizzonte.

L'intervista è stata tradotta nel seguito con il permesso di Barnett che ringrazio per la disponibilità. 
Il pezzo originale, in Inglese, può essere letto qui.
Buona lettura.
Illustrazione per Sandman: The Wake.
David Barnett: Hai contribuito alla rivoluzione che ha cambiato i comics sul finire degli anni ’80, con autori come Alan Moore, Frank Miller, Grant Morrison e altri che venivano fuori. Come è stato? Come ci si sentiva?
Dave McKean: In quasi ogni industria creativa ci sono, nel corso del tempo, dei momenti d’oro… un mezzo espressivo è davvero mal ridotto quando una nuova generazione di persone che amano quel mezzo si fa avanti e dice quello che vuol fare e all’improvviso… i pazzi si sono messi a gestire il manicomio. Ecco come ci si sentiva.

In che modo le innovazioni tecnologiche hanno influito sul tuo modo di lavorare?
Sandman è stato pubblicato dal 1989 al 1995. Poiché i disegnatori cambiavano in ogni arco narrativo, e visto che io realizzato le copertine, ero l’ancora - dal punto di vista visivo - della serie. Allo stesso tempo, sentivo il bisogno di esprimere quel cambiamento anche nelle copertine.

Le prime copertine di Sandman erano tutte realizzate a mano, spesso con l’uso di collage. Pezzi di porte o di bottiglie venivano conficcati su supporti di grandi dimensioni, farfalle o uova decorate in scatole di piccole dimensioni. Questo succedeva prima che avessi un computer e prima che il Mac diventasse onnipresente. Mi divertivo a giocare con doppie esposizioni e stampe multiple: qualsiasi cosa per aggiungere una stratificata traslucidità alle immagini.
Illustrazione per Sandman: A game of you.
Ho utilizzato diversi dispositivi per ottenere effetti e texture interessanti. Le copertine di A game of you sono state create grazie al primo fotocopiatore a colori che scoprii. La cosa incredibile di quelle macchine era che cercavano comunque di darti qualcosa; non ti mandavano semplicemente un messaggio d’errore. Muovendo degli oggetti sulla superficie del fotocopiatore, lasciando che la luce entrasse o, in generale, “maltrattandolo”, saltavano fuori delle immagini che non avresti mai creato normalmente.

Nel mezzo della serie [di A game of you] ho comprato un Mac Quadra e ho iniziato a sperimentare con Photoshop 2.5. E così all’improvviso ero in grado di realizzare delle immagini che erano più vicine a quello che avevo in mente. La possibilità di editing sulle immagini che Photoshop permetteva divenne importante.

L’anno scorso hai trasformato i tuoi fumetti in uno show dal vivo presso il teatro dell'opera di Sydney. Come? [un video-intervista può essere visto qui, NdT!]
Dal momento che ci trovavamo in un posto straordinario, ho voluto fare qualcosa di più di un semplice reading. Ho suonato in diversi gruppi da ragazzo e di recente sono tornato a suonare e a scrivere canzoni. Parecchio di quel materiale e alcune storie a fumetti più vecchie sono confluiti nello spettacolo.
E ho realizzato dei film - in animazione e live - e manipolazioni di fotografie e disegni. Sul palco c’erano un trio d’archi, un trombettista e percussionista jazz. Io suonavo il piano. Riproporremo lo spettacolo di nuovo a Giugno alla British Library nell’ambito di una mostra che ho ideato sulla Storia del Fumetto Britannico. [Qualche informazione in più qui, NdT.]
Copertina di Sandman: Preludes & Nocturnes.
Al momento stai lavorando a un film intitolato Luna. Puoi rivelarci qualcosa?
Viene pubblicizzato con lo slogan: “la fantasia , la realtà e tutto quello che c’è nel mezzo.” Si basa su un fatto accaduto ad alcuni amici che hanno perso il loro bambino: parla della tempesta del lutto e del lento processo necessario perché le acque si calmino. Al momento sto lavorando al color grading, gran parte degli effetti speciali è stata completata e la colonna sonora è in fase di registrazione questo mese. L’idea è di presentare Luna durante i festival più importanti e di distribuirlo in DVD insieme ad un volume.

Considerando tutti queste attività creative che svolgi, continueresti a descriverti come un “disegnatore”?
Sono stato fortunato perché se volevo fare delle copertine per libri, ho fatto copertine per libri. Se volevo fare un film, ho fatto un film. Lo stesso dicasi per i fumetti, le copertine in ambito musicale, progetti audio-visivi. Penso mi piacerebbe essere chiamato “creativo” [in Italiano in originale. NdT.]
Federico Fellini usava quella parola per descriversi e noi non abbiamo un termine analogo in Inglese.
Copertina per Sandman: Overture N. 1.
Come è stato tornare a realizzare le copertine per Sandman, sulla nuova miniserie Overture?
Tornare su Sandman dopo quasi 20 anni è stata un’esperienza strana, abbastanza allarmante.
La serie originale venne creata senza grandi aspettative. Non ho prestato davvero attenzione fino a che non è finita. Solo allora mi sono reso conto di quanto fosse diventata popolare e che sarebbe diventata una sorta di classico.
Per cui ritornando a lavorare alle copertine di Sandman: Overture mi ha preso all’improvviso il “panico da palcoscenico”. Le copertine sono diventate il luogo del mio dialogo continuo tra i media analogici e quelli digitali.
Le copertine nascevano come disegni, venivano scannerizzate e poi creavo in digitale gli sfondi e stampavo il tutto. Su queste stampe dipingevo con gli acrilici, poi aggiungevo collage ed altri elementi - smalti, terra, foglie, carte - e si finiva con una immagine fisica, analogica. E a questo punto scannerizzavo di nuovo e ritocco, aggiungendo altri elementi decorativi.

Tutte le immagini usate a corredo sono opera di Dave McKean.
Il pezzo originale, in Inglese, può essere letto qui.

Le interviste precedenti:

venerdì 29 novembre 2013

Sogni, Visioni, Incubi

il Sandman di John Watkiss
Finalmente, con un po' di ritardo, sono riuscito a leggere il primo numero dell'attesissimo Sandman: Overture (mentre il secondo albo è stato rinviato di qualche mese. La miniserie in sei albi, avrebbe dovuto avere cadenza bimestrale col N. 1 pubblicato alla fine dell'ottobre scorso. Il N. 2 sarebbe quindi dovuto uscire per la fine dell'anno ma è stato rinviato a Febbraio 2014).
Senza rivelare dettagli della trama, mi limito a dire che ci troviamo di fronte a un interessante prologo che mette in scena alcuni elementi e personaggi e si chiude sul più bello, lasciandoti con un lieve senso di insoddisfazione o con l'acquolina in bocca. La scrittura di Gaiman è... beh, puro Gaiman, i disegni di JH Williams sono semplicemente spettacolari, con la sensazione che siano un gradino sopra alla storia raccontata (per lo meno, in questo N. 1).
Una doppia-tavola da Sandman: Overture N. 1.
Non resta che aspettare l'evolversi degli eventi. Da stigmatizzare nell'albo l'inopportuna e disturbante presenza delle numerose pagine pubblicitarie che interrompono l'esperienza di lettura e la sospensione dell'incredulità. Segnalo un paio di recensioni, per i più curiosi: alcune molto positive (qui e qui), alcune più critiche (qui e qui)

Sempre parlando di Sandman, e del suo 25esimo anniversario, da segnalare la mostra che si sta tenendo in questi giorni alla galleria Nucleus, con la partecipazioni di artisti come Jason Shawn Alexander, Yoshitaka Amano, Scott Hampton, Sam Kieth, Dave McKean, Greg Ruth, John Watkiss, J.H. Williams III e altri.
Tutti in pezzi esposti sono in vendita: se volete fare o farvi un (costoso) regalo di Natale potrebbe essere un'idea. Magari...
Death nell'interpretazione di Dave McKean.
Nel frattempo... in Italia, crescono le attese per la\il "rivoluzione\rilancio\rinnovamento", in atto, intorno al personaggio di Dylan Dog e alle serie a lui legate, sotto la nuova direzione di Roberto Recchioni.
In questi giorni si è diffusa la voce - confermata - che alcuni artisti la cui estetica e produzione in questi anni è stata, di certo, lontana da quella Bonelli sono al lavoro sull'Indagatore dell'Incubo: Ausonia ed AKAb. Questi sono solo i primi nomi di una lista ben più nutrita che non mancherà di destare interesse, aspettative e, forse, qualche polemica. Le indiscrezioni sui nomi avevano anche tirato in ballo il coinvolgimento di Gipi, ma l'artista toscano ha prontamente smentito: "La cosa che disegnerò un DD, almeno al momento, non è vera. Per la cronaca." (Gipi, 28 Nov 2013). Peccato, aggiungo io.
Al momento non sono noti tempi e modalità di questa collaborazione ma pare probabile che si tratterà di un albo\volume "speciale".

Sogni e incubi, almeno nei fumetti, non sono mai abbastanza!
Illustrazione di AKAb, dal suo blog.

venerdì 20 settembre 2013

Missione Edimburgo [4]: la città, amenità varie e ancora... fumetti!!!

Un fortunoso e fortunato scatto "rubato" allo Stripped.
Edimburgo. Non solo fumetti, non solo Stripped ed International Book Festival ma anche (e sopratutto)... una città che, in Agosto, letteralmente "esplode" d'eventi, di Arte in tutte le sue declinazioni, di gente gioiosa e colorata che riempie le strade in giornate luminose (siamo stati fortunati, eh?), per nulla scozzesi (per come noi s'immaginava la brumosa Scozia!). 
Nel seguito un "randomico" reportage fotografico che non rende giustizia delle splendide giornate trascorse.

Per chi si fosse perso i precedenti post, ricordo:
Welcome to... Scotland!!!
Patti chiari... amicizia lunga!
Gnam!
Vedute...
Cani... in cucina!
Le splendide edizioni della Folio Society.
Facce da Fringe!
Simpatici Predatori.
Mucche da Muro!
Scottish National Gallery of Modern Art: lo studio di Eduardo Paolozzi.
Scottish National Gallery of Modern Art: Picasso e Dalì, scusate se è poco.
Reperto da collezione "surrealista".
Splendide streghe!
Nelle viscere di Edimburgo si nascondo orribili segreti!!!
Come firma Chris Ware?
Supereroi di pezza!
Dr. Who chiiiiiiiii???
Cielo scozzese.
Discussioni sul tempo che fu...
Il Verde...
Vi osservano... sempre!
Deadhead Comics: entrate a vostro rischio e pericolo! Ha ha haaa!
Fumetti preziosi. Dagli anni '80!
Ciboooooooooooooooo!!!
Chissà, magari il prossimo anno si torna. Chissà...

lunedì 16 settembre 2013

Missione Edimburgo [3]: Stripped con... Sandman!

Autografi e segni preziosi su fumetti inestimabili.
Dopo la Gebbie e Morrison ed il precedente post in cui vi ho raccontato dell'incontro tenutosi il 24 Agosto con NEIL GAIMAN in cui l'autore britannico ha parlato della sua produzione di libri per ragazzi, ora è la volta (con colpevole ritardo rispetto all'abitudine contemporanea del "real time") dell'evento del 25 Agosto dedicato a... SANDMAN, forse la creazione più nota dello scrittore britannico, di certo la serie ed il personaggio per cui è - e sarà - ricordato nella Storia del Fumetto.
Neil Gaiman Talk, 25 agosto, Baillie Gifford Main Theatre, Edimburgo, ore 20.

"A quindici anni ho fatto una lista delle cose che volevo fare nella mia vita e l'ho fatta vedere a mia madre: scrivere un film, scrivere per la tv... scrivere un episodio di Dr. Who, quando sarei diventato grande [risate]... scrivere un libro di fantascienza, scrivere un fantasy, scrivere un po' di poesia... ed i fumetti erano in quella lista, tra le cose che volevo scrivere da sempre...  ero assolutamente convinto sin da ragazzo che il Fumetto fosse un mezzo di comunicazione importante, valido e artisticamente rilevante come ogni altro, nonostante gli adulti non la pensassero allo stesso modo." (Neil Gaiman)

Incontro sold-out, sala gremitissima. Grande trepidazione da parte dei presenti per una delle conferenze più attese in assoluto, in cui Gaiman parlerà della sua creazione più famosa e del ritorno di Sandman dopo 25 anni (con la miniserie Overture per i disegni del fenomenale JH Williams III, in uscita ad Ottobre!) A moderare una visibilmente emozionata e conseguentemente impacciata Hannah Berry, autrice di Adamtine. Noi stavolta si sta un po' nelle retrovie, ma neppure tanto. Gaiman come al solito è perfettamente a proprio agio e dichiara fin da subito la propria felicità all'idea di per poter "finalmente" parlare di Sandman, a conclusione di tutti gli incontri fatti: "Parlerò di cose di cui non ho ancora parlato. Per cui chi avesse assistito ai precedenti incontri non vorrà i propri soldi indietro!" [risate]

"A scuola i fumetti erano banditi. Non potevi assolutamente averci a che fare. Se li portavi in classe ti venivano confiscati. Era un divieto scritto. E così una volta ho preso da parte una maestra, una di quelle relativamente sane e gentili e tenendo in mano la lista stampata di quelle regole le ho detto: 'Questo divieto sui fumetti non lo capisco affatto. Potrebbe spiegarmelo?' E lei [Gaiman fa un po' voce ed espressione della maestra]: 'Beh Gaiman, è una cosa davvero, davvero semplice. Perché è come mangiare cibo spazzatura mentre bisognerebbe nutrirsi di cose buone.' E io risposi: 'Continuo a non capire.' Ero l'unica persona che conoscessi che leggeva fumetti, moltissimi fumetti. Ma ero anche l'unico studente che aveva letto tutti i libri della biblioteca scolastica.
Quella non era ovviamente una risposta valida. Per cui replicai: 'Mi dica il vero motivo?' E lei: 'Gaiman, tu sei un ragazzo brillante ed è per questo che sto avendo questa conversazione con te.' E finì così e mi resi conto che era un divieto stupido, una cosa assolutamente stupida. Ma fu anche un bene perché mi convinse completamente che i fumetti erano validi.
Qualche anno dopo, avrò avuto sedici anni e mezzo o diciassette scoprii il punk e le ragazze, non necessariamente in quest'ordine, e non ci fu più molto spazio per i fumetti. Avevo perso interesse anche perché i fumetti non sembravano offrirmi nulla d'interessante... una volta comprai una raccolta di Spirit da Dark They Were, and Golden-Eyed e, in una libreria locale, Tantrum di Jules Feiffer. Poche cose. Verso i vent'anni, ero un giovane giornalista, presi alcuni numeri di Warrior e, più o meno nello stesso periodo, a Victoria Station, presi un numero di Swamp Thing. Ed era scritto da Alan Moore, un nome noto che conoscevo perché l'avevo visto su Warrior: un fumetto americano scritto da un autore inglese!
Quando avevo sedici anni, nella mia scuola ci furono due o tre giorni dedicati alla carriera a cui avremmo potuto ambire da grandi. Vennero dei consulenti, facemmo un mucchio di test e alla fine ci furono assegnati una ventina di minuti di colloquio col consulente per la valutazione dei risultati e per sentire i suoi suggerimenti sul proseguo degli studi e sul tipo di lavoro che avremmo potuto fare e su come avremmo potuto realizzare le nostre aspettative. Ma io sapevo esattamente che cosa volevo fare. Così, giunto il mio turno, il consulente, stringendo tra le mani i miei test, mi chiese: 'Beh, allora... che cosa vorresti fare?' Ed io: 'Io vorrei scrivere fumetti americani?'  E lui, guardandomi come se stessi provando a fargli inghiottire un'aringa cruda: 'E come pensi di farlo?' Ed io: 'Beh, non ne ho la minima idea... il consulente è lei, dovrebbe dirmelo lei come fare, no?' Seguì un certo periodo di silenzio e poi mi disse: 'Hai mai pensato a un lavoro in banca?' Risposi: 'No, non ci ho mai pensato... mai.' Fu un momento davvero imbarazzante... Per cui quando scoprì che Alan stava scrivendo per gli americani capii che non era un sogno impossibile, che qualcuno l'aveva fatto e quindi era realizzabile. E tornai a credere a quella possibilità... anche se mi resi conto che... non sapevo assolutamente come si scrivesse per davvero un fumetto. Non c'era Internet al tempo per fare delle ricerche su come fare. Così mandai il mio libro appena pubblicato, Ghastly Beyond Belief ad Alan Moore, e poi lo chiamai per chiedergli se l'aveva letto, parlammo e gli chiesi se poteva spiegarmi come scrivere un fumetto, e lui rispose [Gaiman imita la voce di Moore] 'Certo Neil che posso spiegarti come si scrive un fumetto!' E saltò fuori che a breve ci sarebbe stata una convention a Birmingham con ospiti come Ramsey Campbell e Clive Barker ed Alan era anche lui tra gli invitati. Durante la convention Alan era impegnatissimo ma ad un certo punto lo fermai al bar e gli dissi: 'Alan mi devi proprio spiegare come è fatta una sceneggiatura di fumetti, come si scrive, come si comunica col disegnatore...' E lui [Gaiman continua con l'imitazione di Moore], scrivendo sul mio quaderno d'appunti: 'Beh, quello che devi fare è questo: tavola 1, vignetta 1, e poi ci metti un po' di dettagli sulla scena, tipo... ci sono due tizi seduti al bar, uno ha l'aria imbarazzata nei confronti dell'altro... [risate] poi se uno dei personaggi ha da dire qualcosa d'interessante lo scrivi altrimenti rimane zitto [risate]... ' 'Ah, è così, Alan? Bene... grazie'
Gli mandai una prima sceneggiatura, mi corresse alcune cose... gliene mandai un'altra e mi disse che andava bene... E questo è tutto l'apprendistato che ho fatto."
Copertina di Dave McKean per Sandman: Overture N. 1. Qui, intervista per Wired.
Come è nato Sandman?
"Dave McKean ed io stavamo lavorando per la DC ad una miniserie prestige su Black Orchid. Eravamo al secondo numero o forse a metà del terzo. Squillò il telefono ed era Karen Berger - che sarebbe stata mio editor alla Vertigo per molti anni a venire, una persona eccezionale - che mi disse: ''Siamo un po' preoccupati perché stiamo producendo un fumetto nel nostro formato più prestigioso scritto e disegnato da due autori di cui nessuno ha mai sentito parlare su un personaggio di cui nessuno ha mai sentito parlare, per di più un personaggio femminile che di norma, si sa, ha vendite inferiori. Per questo stavamo pensando di offrirti prima una serie mensile e di dare a Dave un Batman da disegnare in modo che, quando uscirà la miniserie, i lettori vi conosceranno già. Così proposi dei nomi di personaggi DC. E ogni volta Karen mi rispondeva col nome di chi lo stava scrivendo e col motivo per cui non avrei potuto lavorarci. E poi mi ricordò una conversazione fatta sulla possibilità di rilanciare e rivisitare il personaggio di Sandman, creato da Jack Kirby e Joe Simon negli anni '70. E aggiunse, 'fallo ma rendilo un personaggio tuo'. Ed io: 'Ok, va bene.' E incominciai a pensare a cosa fare, ci pensai tantissimo. E, ad un certo punto, scrissi una lettera - con in pratica, quello che avrei fatto nei primi otto numeri di Sandman - e la mandai a Karen e lei mi rispose dicendo che non sapeva se i suoi superiori avrebbero capito del tutto ma, andava bene e potevo iniziare.
E così nacque Sandman. All'inizio non fu un grandissimo successo... ma andava bene. Era nella Top 100 del tempo, si piazzava tra il novantesimo e il centesimo, ma era il miglior risultato ottenuto da Karen con le testate da lei curate. Per cui era un buon risultato. E con ogni numero nuovo che usciva scalava qualche posizione in classifica. Mi ricordo che volevo essere io a finire di raccontare le storie di Sandman. Ne parlai anche con Jennette Kahn, all'epoca Presidente della DC, e lei mi disse: 'No, non succederà... quando avrai finito tu con Sandman, passerà ad un altro scrittore, è questa la natura dei comics.' E io le dissi: 'Oh, sì.. beh...' Ed invece è successo. Ho fatto qualcosa che nessuno aveva fatto prima: in pratica ho raccontato un'unica storia composta da 75 episodi, ma era un unico racconto.
Quando iniziai il mio obiettivo era riuscire a finire la mia storia di otto numeri. Ero sicuro che la serie sarebbe stata un piccolo successo di critica ma non avrebbe venduto abbastanza. L'avrebbero tenuta in vita per un anno - perché chiudere una testata prima di un anno era comunque spiacevole a livello d'immagine per la casa editrice - ma intorno al numero otto mi avrebbero chiamato per dirmi che avevo solo altri quattro numeri. E in quei numeri avrei scritto delle storie auto-conclusive avendo completato già la storia che volevo raccontare. Ma giunti al numero otto le vendite andavano bene e continuai ad andare avanti.
E poi ci fu l'uscita in volume. Un evento che casualmente cambiò la Storia editoriale dei comics. E accadde per caso. Perché sulla rivista Rolling Stones volevano inserire Sandman nella lista annuale delle opere consigliate, ma alla DC non avevano nulla da promuovere. Così dal giorno alla notte misero in piedi una raccolta, con i numeri di Casa di Bambola, senza il numero uno... una cosa un po' assurda... ed io chiesi a Clive Barker un'introduzione da scrivere praticamente in un giorno e Dave fece una copertina lo stesso in tempi strettissimi ma... alla fine, nonostante la follia dell'operazione, la raccolta vendette, fu un successo... e siamo qui, ora. Da molti punti di vista la serie di graphic novel di Sandman ha cambiato la faccia dell'editoria dei fumetti americani..."
Tavola di JH William III da Sandman: Overture.
"Per me Sandman era una 'macchina' per raccontare storie. Avere a disposizione un personaggio che era sempre esistito e che poteva stare ovunque e in qualsiasi periodo storico, mi dava tutto lo Spazio e il Tempo... di sicuro potevo usare tutta la Storia, e magari potevo raccontare delle storie che sembrassero storie di supereroi, senza esserlo per davvero... mi interessavano le storie capaci di spaventare e dare un brivido al lettore... ero sempre concentrato su nuove idee... credo che dal 1987 al 1996 non ho fatto altro che pensare a nuovi soggetti per Sandman, prende appunti su spunti possibili, qualsiasi cosa stesse succedendo o accadendo nella mia vita e nel mondo. Di tanto in tanto, raramente, mi prendeva una sensazione di disperazione. Una volta mi telefonarono perché volevano sapere cosa che cosa sarebbe successo di lì a tre numeri per promuovere l'albo. E io risposi: 'Non ne ho la minima idea. Non ho ancora una storia.' E la replica fu perentoria: 'Pensa a qualcosa. Ora!' 'Beh, ehm... allora... questa sarà la storia di Morfeo e Lady Johanna Costantine in fuga nella Francia della rivoluzione francese.' 'Mi sembra ottimo.' E subito dopo pensai: 'In che guaio mi sono cacciato!!!' E corsi in libreria a prendere dei libri per documentarmi, leggendoli velocissimamente e prendendo note freneticamente..."

"A noi scrittori ci viene spesso chiesto da dove prendiamo le idee. In realtà non c'è una vera risposta... le prendiamo dappertutto. Magari mentre stai lavorando a qualcos'altro. A volte lo stesso procedimento d'immaginare auto-genera idee, che magari non sarà possibile utilizzare subito, ma le metteremo da parte per un altro momento. Lo stesso processo di scrittura ti suggerisce delle soluzioni su un personaggio... potrei fare questo, e quest'altro. Ad esempio ero ad un convention fantasy, il mese precedente alla pubblicazione di Sandman N.1, era sera e al bar, guardando le persone presenti, mi sembrava che avessero tutti una luce sinistra. E ho pensato: 'E se i serial killer avessero le loro convention? [risate] Avrebbero dei talk su come uccidere una donna? Su quali tecniche usare?' E ho dovuto aspettare 14 mesi prima di poter scrivere la storia basata su quell'idea. Ed ero terrorizzato che qualcun altro prima di me pubblicasse una storia su una convention di serial killer..."
Tavola di JH William III da Sandman: Overture.
"C'erano delle altre storie di Sandman che volevo raccontare. Alcune le ho raccontate negli speciali passati. E c'era questa storia. Un prequel... anche se chiamare prequel una storia che avviene circa 9 miliardi di anni prima del primo numero di Sandman è un po' riduttivo... Nel N.1 succede che un gruppo di maghi da strapazzo riesce ad imprigionare Morfeo. Come è stato possibile? Sappiamo che Morfeo era vestito con abiti da guerra... e nel corso della serie ci sono alcuni frammenti d'informazione per cui sappiamo che era stanco ed indebolito da un lungo viaggio in una galassia lontana... ecco in Overture capiremo che cosa sia successo.
Ne parlammo per il ventesimo anniversario di Sandman. Alla DC erano interessati e mi offrirono lo stesso contratto che firmai per lavorare alla serie nel 1987. Ovviamente risposi: 'No, grazie. [risate] Dovreste propormi un altro contratto.' 'Ma se lo facciamo con te poi dovremmo farlo con tutti.' Ed io: 'Ok, nessun problema. Sarà per un'altra volta.'
Sono passati alcuni anni, mi hanno contattato di nuovo chiedendomi: 'Nel 2013 sarà il venticinquesimo anniversario di Sandman, vuoi fare qualcosa?' Ed io: 'C'è sempre quella storia che volevo raccontare...' 'Va bene, parliamone... ti facciamo un'offerta? Ed io: ' Sì, parlate col mio agente.' [risate]
Ed eccoci qui. Ovviamente si guadagna di più con i libri... ma l'ho fatto perché è davvero, davvero divertente tornare a lavorare su questi personaggi.
E poi JH Williams è un genio. Sta realizzando il suo miglior lavoro di sempre. È incredibile. A volte ricevo le immagini e non gli rispondo per giorni... per farlo preoccupare. [risate] Rimango parole a guardarle. E poi c'è Dave McKean alle copertine. È come quei film d'azione con il ritorno in scena di una vecchia coppia, con uno dei due che viene richiamato dalla pensione, mentre ora lavora a cuocere hamburger. Si toglie il grembiule... 'Ehi, che fai?' ''Mi licenzio... devo tornare a fare Sandman!' [risate]"
Rigore British e il rito delle firme.
"Fare fumetti implica dover negoziare su diversi aspetti... scendere a compromessi con una serie di vincoli numerici che non si possono aggirare... ad esempio, il numero di pagine che si hanno a disposizione, diciamo 24 pagine... 6 o 7 vignette al massimo che puoi mettere in una tavola altrimenti risulta troppo piena, circa 180 parole in tutto per tavola... circa 30 parole per balloon, al massimo... sono cose che s'imparano facendoli... in uno dei primi fumetti che ho scritto ho messo 70 parole in un singolo balloon: non l'ho più rifatto! Insomma ci sono tutta una serie di vincoli... Quando ho scritto il primo numero di Sandman ho preso un mazzetto di fogli, li ho numerati sul retro da 1 a 24, e in ogni pagina ho scritto quello che succedeva in quella tavola. Quando scrivi un romanzo non ci sono problemi di spazio, non così importanti... quando scrivi un fumetto non puoi mica chiamare il tuo editor e dirgli: 'Sai l'ultima storia che ho scritto? Beh sono 27 pagine...' [risate] C'è una serie di vincoli da tenere in considerazione. A volte facendo così, si sbaglia numerando le pagine e magari fai una storia di 23 tavole o di 25... [risate] Scrivo poi dei dialoghi... ma sono preliminari, non finali... quelli li scrivo una volta vista la tavola e gli spazi a disposizione... Questo è il mio modo di scrivere fumetti... è un continuo negoziare con qualcosa che non è negoziabile..."

"Volevo creare la mia versione della Morte, il tipo di Morte che vorrei venisse a prendermi. Per questo Death è così. Volevo che fosse bella... mi piaceva l'idea della Morte come qualcosa di positivo... Death è l'unico membro degli Endless con cui vorresti davvero uscire."
Una fan con tatuaggio sul braccio di Death e Sandman, chiede un autografo a Gaiman per completare l'opera!
Durante la sessione di firma, spendo qualche minuto per due battute con Gaiman. Innanzitutto, confesso la gioia per il ritorno di Sandman, anche perché ai disegni ci sarà JH Williams III, uno dei disegnatori più bravi, originali e geniali di questi anni. Gaiman stesso mostra grandissima eccitazione per questa collaborazione: "JH è un genio. Può disegnate qualsiasi cosa. Sono uno scrittore fortunato." E tirando fuori il cellulare mi mostra alcune delle nuove tavole. "Le ho appena scaricate", dice Gaiman. "Non sono incredibili?"
Copertina di JH Williams III per il secondo numero di Sandman: Overture.
Visto che sono lì, azzardo una domanda. "Dopo il ritorno di Sandman, a quando il ritorno di Marvelman?". Gaiman si fa serio: "Non ne so nulla." Ed io: "Ma con la questione di Angela e McFarlane, qualcosa si è chiarito, no?" "Sì, che né io né lui abbiamo i diritti su Marvelman." Lo incalzo: "Sembra proprio un bell'intrigo. Ma allora la Marvel che cosa ha comprato?" Gaiman mi guarda e sorride enigmatico, senza rispondere..."See you, smoky. Pleased to meet you."

*******
Extra info sul recente tour promozionale di Gaiman direttamente dalla voce dell'interessato: QUI!
E ancora qui e qui e qui per altri reportage dallo Stripped.

E se non siete ancora sazi fate un salto qui per vedere... Gaiman e Morrison insieme!!!
Nel frattempo... il Buon Neil è anche sul numero di Agosto di Intelligent Life. Lui può! :)
(continua con... la città, amenità varie e ancora... fumetti!!! )

giovedì 29 agosto 2013

Missione Edimburgo [1]: Stripped con Melinda e Grant!

Grant Morrison mostra orgoglioso, prima d'autografarlo, Grant Morrison All Star, corposo saggio a lui dedicato, scritto dagli italiani Agozzino, Peruzzi e Solinas.
Agosto all'insegna di Edimburgo, in compagnia dei "fumettosi agenti speciali" e amici Spazio Nebularina e Antonio Solinas. L'obiettivo? Una manciata d'incontri dello Stripped, ricco evento dedicato a Fumetto e graphic novel (sì, lo so quest'ultimo termine, oramai, s'insinua ovunque!!!), all'interno del tradizionale e ricchissimo Edinburgh International Book Festival (dal 9 al 25 Agosto, col supporto del Guardian, e giunto alla trentesima edizione!!!).
L'importanza delle storie...
Ambientazione... very British...
Lo sguardo dei bambini ad Edimburgo...
Mantenersi curiosi...
Nello specifico l'interesse dell'Italica "truppa" era tutto puntato sugli incontri con MELINDA GEBBIE ("Sex and Politics") e GRANT MORRISON ("Heroes Unmasked"), entrambi il 23 Agosto, e sui due di NEIL GAIMAN, il 24 (per "Families & 8+") e il 25 ("The Sandman with Neil Gaiman: Time for the Untold Story").
Inutile rimarcare la perfetta, oliata ed efficiente macchina organizzativa capace di far godere appieno, a tutti i partecipanti, gli eventi e il clima del festival in un'atmosfera rilassata e al contempo incredibilmente stimolante. Con la presenza straordinaria di un pubblico attento, esigente ed estremamente eterogeneo.
Molto probabilmente in Italia una simile situazione sarebbe semplicemente... impossibile!!!
Bene, bando alle ciance partiamo con qualche breve "resoconto" degli incontri a cui abbiamo assistito.
Melinda Gebbie Talk, 23 agosto, Peppers Theatre, Edimburgo, ore 16.

(Nota importante: quanto segue, causa "perdita" dei file audio registrati (sob), è frutto della mia fumosa memoria e non si tratta di autentiche citazioni dalla voce dell'autrice)

"Non rimpiango alcun segno di matita, alcun colpo di pennello o di colore speso nella realizzazione di Lost Girls. Ho dato il massimo perché fosse così come è." (Melinda Gebbie)

Fila ordinata e veloce per un buon pubblico eterogeneo, seppur non straripante nei numeri, con la partecipazione di molte donne. Alla fine ci accoglie una tensostruttura di medie dimensioni e ci fiondiamo nelle primissime posizioni. La Gebbie appare in gran forma, luminosa, tutta vestita di viola e con degli orecchini a forma di simbolo della pace: un manifesto vivente del power flower!
La conversazione, ben sostenuta dal giornalista e scrittore Teddy Jamieson, scorre piacevole e la Gebbie racconta con brio e simpatia, soprattutto di Lost Girls. "Doveva essere una storia breve, di otto pagine, ed invece ha occupato diciassette anni della mia vita. [...] Ho messo tutta me stessa in quel libro, volevo fosse bellissimo e fosse rivolto sopratutto alle donne. Ne sono tuttora immensamente soddisfatta. [...]
Succedono delle cose molto forti in Lost Girls, dopotutto il sesso è anche fatto di fluidi, di sudore... ma avviene tutto con eleganza e nel regno dell'Immaginazione. [...]"
"L'Immaginazione aiuta a vivere delle emozioni, delle sensazioni... che a volte sarebbero o sono proibite nella realtà... l'Immaginazione aiuta a provare empatia per l'altro, ci aiuta come esseri umani, a capirci l'un l'altro."
Jamieson chiede se nei lunghi anni passati ad illustrare Lost Girls ci sia stato qualche momento difficile. "Sì, c'è una sequenza disegnata in stile Beardsley, un segno molto distante dal mio. Un segno preciso, pignolo... dovevo fare dei segni esatti, controllati ed era una specie di tortura per me... facevo poche pennellate per volta, poi... dovevo smettere... staccare, e riprendere." E ancora: "Alan mi mandava le sceneggiature con dei layout che mi hanno aiutato con i disegni... la nostra è stata una relazione molto professionale, lui lo scrittore, io la disegnatrice... Alan conosceva e seguiva i miei lavori underground sin dagli anni Settanta, era consapevole della mia visione e approccio... sì, poi le nostre vite si sono intrecciate al di là di Lost Girls, è noto..."

"Il colore ha un'importanza fondamentale in Lost Girls... ho dedicato grandissima attenzione all'aspetto cromatico... ha una fondamentale funzione narrativa."
La Gebbie ha poi ricordato i suoi trascorsi nella scena underground californiana, citando diversi aneddoti a cavallo tra gli anni '70 e primi anni '80. "Ad una convention di qualche tempo fa, il grande Harvey Kurtzman, artista che stimavo immensamente disse che noi donne non avevamo desideri sessuali e nessun senso dell'umorismo. Non riuscii a trattenermi e sbottai che avevamo sì desideri sessuali e senso dell'umorismo ma forse non l'aveva notato da sua mamma e dalle tue amiche, perché noi donne abbiamo voglie e un umorismo particolarmente stinky (puzzolente) e forse avevano voluto preservare le orecchie di uomini innocenti."

Conclude invitando le donne impegnate nel mondo dei comics a fare gruppo e a non farsi incanalare nella produzione dominante dei supereroi, anche se ha riconosciuto ci siano validissime professioniste. Dal pubblico le segnalano il recente progetto Womanthology che desta in lei grande interesse.
Segue disciplinata fila per una dedica e uno sketch. Molte ragazze portano il tomo di Lost Girls e si fermano a chiacchierare qualche minuto con la Gebbie con parole affettuose e complici. Ed è davvero power flower!

Aggiornamento: un interessante pezzo e dettagliato resoconto dell'incontro a cura di Laura Sneddon può essere letto QUI (in Inglese, of course!)
Uno sketch di Dorothy da Lost Girls. Per "smokey" man, firmato M. Gebbie!
Ed ora è il momento di... Grant Morrison, nell'emozionato scritto dell'amico Antonio Solinas, che ringrazio sentitamente.
Grant Morrison Talk, 23 agosto, Baillie Gifford Main Theatre, Edimburgo, ore 20.

"Quando hanno detto al Principe Carlo che ero uno sceneggiatore di fumetti, ha iniziato a parlarmi di Eagle e Dan Dare. Ho dovuto dirglielo: Dan Dare è un fascista." (Grant Morrison)

Dopo una fila di quasi un'ora, perfettamente organizzata e fluida come di prammatica nel Regno Unito, eccoci dentro la tensostruttura, un piccolo e accogliente teatro con un palco sul quale, sotto un’elegante illuminazione, stanno due sedie e un tavolinetto. L'accortezza (ossessione?) di aver fatto la fila da presto paga, permettendoci di trovare posto in seconda fila (letteralmente di fronte alle due sedie, a due metri-due dal palco). Un agio non trascurabile, dato che il palazzetto, che a occhio ospita almeno 500 persone, è completamente "sold out" e si riempie in pochissimo tempo fino alle poltroncine situate in alto, in posizione lontana e non proprio così comoda. Dopo una decina di minuti dalle operazioni di entrata (appropriatamente velocissime), il pubblico è già in attesa spasmodica. Fortunatamente, in perfetto orario, arrivano Morrison e Joe Gordon, il moderatore. Entrambi gli scozzesi sono visibilmente emozionati per la calorosa accoglienza del pubblico: l'impatto è effettivamente abbastanza impressionante e non giova al povero Gordon, un po’ impacciato.
Per sua fortuna, trattandosi di una discussione "casual", la spontaneità lo aiuta. Morrison, vestito tutto in nero, leggermente ingrassato, ma sempre attento all'immagine (indossa pantaloni in pelle e scarpe Prada), va a briglia sciolta, e riesce a interessare il pubblico senza prendersi troppo sul serio.
Gordon lo segue senza brillare, ma non è un problema: Morrison ha sciolto ormai la tensione, anche grazie al bicchiere di vino che finisce presto e a una provvidenziale Red Bull (il terzo bicchiere sul tavolo è un probabile gin tonic, ma non possiamo dirlo con certezza).
Un bicchierino per rischiarare la voce.
Il pubblico... attento!
Si ride... anche.
Ora lo sceneggiatore scozzese parla a ruota libera. Dopo una prima domanda sull’incontro con i reali d’Inghilterra, si passa a parlare dall’esperienza di Near Myths, il primo fumetto “di base” del Regno Unito, prodotto proprio a Edimburgo. In maniera brillante, Morrison ricorda come l'eredità dei "fumetti adulti" venuti dopo il seminale Star*Reach di Mike Friederich (il primo comic “di base”) non sia stata altro che "tette e astronavi". Una ricetta vincente, che forse dovrebbe essere replicata.
La discussione ora passa sul versante DC dell’attività morrisoniana: dopo qualche anticipazione su Wonder Woman, che vedrà Morrison immaginare come, nella società delle amazzoni, arte e filosofia si siano evolute a partire da bizzarri elementi sessuali slegati dall'elemento maschile, si parla di Multiversity, in cui Morrison dice che introdurrà innovazioni tecniche e narrative. "Mi mancavano un po' gli elementi di un fumetto complesso, quasi un meccanismo a incastro, e volevo tornarci" - dice.
Si passa poi a Batman e Superman, e Morrison non manca di sottolineare una certa disaffezione nei confronti dell'idea di "supereroe come soldato", che ultimamente gli appare un po' stantia. In reazione a questo approccio, Morrison parla di come abbia invece voluto rendere Supes un "figlio del popolo", vicino alla gente. Per quanto riguarda la mancanza di costume nei primi numeri di Action Comics da lui gestiti, il discorso parte più da lontano. Morrison dice di aver provato a vedere se, togliendo tutti gli elementi che la gente sembra odiare di Superman in questo momento storico (dall'invulnerabilità ai mutandoni rossi), potesse restare ancora qualcosa dell'essenza dell'eroe. "Il giudizio", dice ridendo, "è ancora sospeso."
Ben presto si passa alle domande del pubblico, spesso prevedibili e un po' piatte, ma alle quali Morrison risponde sempre con brio e senza alcuno snobismo o tattica di “fan service”. Per esempio, Morrison dice che secondo lui Ben Affleck potrebbe tranquillamente essere un buon Batman, se la sceneggiatura è buona ("Del resto, ha già fatto Devil: basta colorare il costume di nero..."). Se non bastasse, Morrison si dimostra certo che Affleck riuscirebbe a interpretare anche un'ottima Bat-Cow...
La rivelazione più inaspettata della serata arriva quando Morrison dichiara che uno dei suoi fumetti preferiti di questo periodo è Tales Designed to Thrizzle del geniale Kupperman (segnatevelo). Si chiude, prevedibilmente, con l’obbligatoria domanda sull'esperienza di abduzione aliena a Kathmandu, posta da un sedicente "apprendista-discepolo" di Morrison. Il resoconto dello sceneggiatore scozzese è particolarmente brillante e spiritoso e mantiene gradevole la storiella, ormai abbastanza nota a ogni appassionato morrisoniano. Dopo aver ottenuto l'illuminazione facendo i 365 scalini del Tempio delle Scimmie con un solo respiro (cosa che gli sembrava meglio che meditare per anni), Morrison è stato trasportato da esseri alieni, di consistenza simile ad argento liquido (una sorta di delfini che nuotano in un mare n-dimensionale d’informazione pura) su Alpha Centauri, fuori dallo spazio-tempo, ma essendosi rivelato per loro "troppo pericoloso" e "fondamentalmente un idiota", gli alieni hanno preferito mostrargli l'essenza del tempo, per non fare troppi danni...
Chiudo con un'annotazione: il pubblico era totalmente eterogeneo, dai sessantenni "istituzionalizzati" ai quarantacinquenni ex-punk, dai venticinque-trentenni appassionati di fumetti ai bambini accompagnati dai genitori. Cosa abbastanza rara da vedere nel mondo dei fumetti, ma sempre un bello spettacolo. [A. Solinas]
E si cala il tris! Finalmente! Grazie grazie, Grant! [sm]
Aggiornamento: il video completo dell'incontro con Morrison può essere visto QUI.

(continua con... Neil Gaiman e le sue storie!)