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sabato 2 novembre 2019

recensioni in 4 parole [71]

Cosa resta della Bellezza?
Di umane (disumane) vicende.
Del buon, sano intrattenimento.
Fiction d'Artista maledetto.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Gustav Klimt: La bellezza assoluta 
di Otto Gabos (testi e disegni)
Editore: Centauria
Formato: cartonato, 128 pagine, colore
Prezzo: € 19,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

I giorni della fame
di Lorenzo Palloni (testi e disegni)
Editore: Mammaiuto
Formato: spillato, 56 pagine, b/n
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI (intervista)

Sonata n.1-2-3 (English)
di David Hine (testi) e Brian Haberlin (testi e disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3,99 each
Anno di pubblicazione: 2018/19
Per qualche parola in più: QUI 

Pollock Confidential
di Onofrio Catacchio (testi e disegni)
Editore: Centauria
Formato: cartonato, 128 pagine, colore
Prezzo: € 19,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

venerdì 4 ottobre 2019

Treviso 2019: poker servito!

Art by Dr. Pira.
Anche quest'anno si è rinnovata (in splendida compagnia) l'annuale rigenerante tradizione settembrina della visita a Treviso per gustarmi le bontà del TREVISO COMIC BOOK FESTIVAL (e del prosecco e spritz, ovviamente!).

Inutile girarci intorno, è sempre un toccasana passeggiare per la bella e rilassante (per lo meno per chi ci capita estemporaneamente come me) città veneta - baciata da un meteo assolutamente benevolo - ad ammirare mostre, partecipare a incontri, confrontarsi, chiacchierare con gli amici, vagare, scoprire nuovi e vecchi fumetti & fumettisti.
Viva il TCBF (e "ciao Lucca!")!!!
Il manifesto del TCBF 2019 realizzato da Jon McNaught.
Entrando più nel dettaglio della mia personale due giorni (sabato-domenica), segnalo la strepitosa mostra presso Fondazione Benetton della straordinaria GABRIELLA GIANDELLI: esposizione maestosa e ricchissima di un'artista dalla mano e dall'immaginario felicissimi, capace di raccontare interi mondi con un'immagine. Non nascondo che mi è venuta voglia di riscoprire e/o rileggere i suoi lavori!
 
 
 
 
 
 
Scatti dalla mostra della fenomenale GABRIELLA GIANDELLI.
A seguire la scoperta (e si viene a Treviso proprio per questo!) di due britannici: Sophy Hollington con le sue incisioni e illustrazioni dal richiamo, al contempo, moderno e gotico e Jon McNaught, autore del manifesto del festival, che firma tavole dense di vignette e colori. Interessantissimi!
Scatti dalla mostra di Sophy Hollington.
 
Scatti dalla mostra di Jon McNaught.
Immancabile il Boscarato con la sempre frizzante conduzione di Alessandro Baronciani: per la lista completa dei premiati rimando a Fumettologica ma rimarco la mia soddisfazione per il premio a Iron Kobra (nella categoria "Miglior Fumetto Italiano"), realizzato dai magnifici AkaB (ah, quanto ci manchi... ma ci sei, comunque!) & Officina Infernale, e per quello a Paolo Bacilieri ("Miglior Autore Unico Italiano") a cui, fossi io a decidere, assegnerei tutti i premi possibili e la finirei una volta per sempre (se volete leggere il report del Paolo nazionale vi rimando al suo blog: qui)!
Officina Infernale riceve il premio per Iron Kobra.
Corposo ed eterogeneo il poker di mostre ospitate a Casa Robegan: intensa e intrigante quella dedicata a Thomas Campi, deliziosa quella di Giorgia Marras con la sua Sissi, pop il giusto quella dell'americano Jason Howard, sorprendente e divertente quella di Noemi Vola e Andrea Antinori (con tanto di special guest!).
Scatti dalla mostra di Thomas Campi.
Scatto dalla mostra di Giorgia Marras.
Scatti dalla mostra di Jason Howard.
Riguardo la mostra mercato, cambio di location nello storico Palazzo Carlo Alberto (già sede della Questura di Treviso) ma stesso problema dell'anno scorso: fila agli ingressi seppur ben gestita e, tutto sommato, abbastanza scorrevole... ricordando che l'accesso è gratis, eh!
TV tvttb!
Si tratta di sicuro di un segno del successo della manifestazione ma, sarà che con l'età che avanza diminuisce la pazienza (e Treviso mi aveva, forse, troppo ben abituato), è stata questa la ragione del poco tempo trascorso tra editori e affini, rispetto a quello che avrei voluto. Nulla di grave sia chiaro e di certo va sottolineato il massimo sforzo dell'organizzazione che ha reso agibile uno spazio simile in tempi record, da quel che mi è dato sapere. Per la perfezione sono certo al TCBF si stanno attrezzando! ;)

Il "bottino" del Festival è assai limitato ma di qualità: il recupero di The Wizard Hat di Spugna, il "nuovo" di Palloni (che oramai vince, meritatamente, tutto... come sceneggiatore!), una cassettina TINALS firmata Bacilieri e maglietta & sporta del Festival (doverosi!). Idem sul fronte sketch: un archeologico Dr. Pira e un suadente King Panella (a cui va un abbraccio extra-large!).
Art by King Panella.
Sicuramente dimentico qualcosa e qualcuno (cito random, giusto per citare... bello rivedere Officina Infernale, Corradi, Giacon, Frongia!), ahimè: è certo però mi son perso tutti i talk (sigh!) e ho mancato la mostra di Filosa (sob!).

Un grazie conclusivo ai baldi responsabili dell'organizzazione Alpo e Nic & a tutta la gang coinvolta, volontari compresi: ci si rivede presto, sicuro!

lunedì 15 ottobre 2018

recensioni in 4 parole [58]

Bizzarro furore del fantasy.
Quando la storia sfugge.
La varietà del male.
Creatività sempre in moto.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Gnomicide
di Spugna (testi e disegni)
Editore: Hollow Press
Formato: 64 pagine; brossurato, b/n
Prezzo: € 10
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Shipwreck
di Warren Ellis (testi), Phil Hester (disegni)
Editore: saldaPress
Formato: cartonato, 136 pagine, colore
Prezzo: € 19,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Tempo da lupi
di Lorenzo Palloni
Editore: Mammaiuto
Formato: spillato, 60 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Matite blu
di Onofrio Catacchio
Editore: Passenger Press
Formato: quaderno ad anelli, 200 pagine, colore
Prezzo: € 9,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 4 luglio 2018

Ci vuole Pazienza?

Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Nelle scorse settimane, a trent'anni dalla prematura scomparsa, si è giustamente parlato molto - e si continuerà a parlare - di ANDREA PAZIENZA, della sua Vita & della sua Arte.

Le celebrazioni corrono intrinsecamente sempre il rischio di diventare un rito, un meccanismo che si ripete senza guizzi. L'esatto opposto, credo, di quello che Pazienza ha portato avanti e testimoniato con la sua vicenda artistica e personale.

Così, non senza una certa dose d'incoscienza, nei giorni scorsi ho buttato giù una lista di fumettisti e fumettiste (che volendo, potremmo, nella gran parte dei casi, definire come autori di "graphic novel", se l'etichetta piace), nati a partire dal 1980 in poi - e che quindi hanno "scoperto" Pazienza dopo la sua morte - e li ho contattati via email, curioso di capire quale "lascito" del Paz ci fosse nel loro modo di fare Fumetto.

Si è tratta, ovviamente, di una fumosa investigazione che rimane tuttora aperta e tale, credo, resterà.

Titolo: Ci vuole Pazienza?
Uno sguardo sul presente e sul futuro. Non sullo squisito cadavere gelido dell'Artista.
DOMANDA: In questo anno di commemorazione per i "30 anni senza", cosa è rimasto della magmatica narrazione del Paz? Cosa c'è di lui nel tuo fare fumetti?

Nel seguito potete leggere le risposte inviate da, in ordine alfabetico, Pablo Cammello, Vincenzo Filosa, Francesco Guarnaccia, Lorenzo Palloni, Emanuele Rosso e Alessandro Tota.

Ringrazio di cuore gli autori per il loro contributo e se qualcun altro volesse intervenire... beh, noi siamo qui! ;)
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Pablo Cammello: Pazienza è stato un autore talmente potente che la sua carcassa ce la siamo trascinata dietro per anni. E' stato presente come fantasma dietro ogni fumetto alternativo, o produzione underground, è stato il metro di paragone per ogni opera più radicale. Mi è capitato di vederne moltissimi ispirarsi a lui fino a sconfinare nel plagio. Oggi secondo me il fumetto "underground" o come lo vogliamo chiamare è riuscito ad assimilarlo conquistando una sua identità. Pazienza rimane sempre, ma è più defilato, dietro le quinte.
Per me personalmente è servito durante l'adolescenza per darmi una direzione come una stella cometa e per farmi capire che le cose potevano essere fatte anche così. Cazzo quando ho letto "Perché Pippo sembra uno sballato" su un  vecchio numero di Cannibale volevo essere come lui, una specie di Jim Morrison rockstar che fa i fumetti. Molte cose, delle sue tematiche o intenzioni me le sono portate dietro, ma penso che come autore ho realizzato presto di avere un carattere diversissimo, sia nella narrazione che nel disegno. L'ho sempre vista come una cosa positiva quest'ultima, perché non puoi battere il fuoriclasse giocando nel suo stesso campionato.

Anni fa però finii per partecipare a un concorso dove dovevo rappresentare la vita di Pazienza in una tavola. Ebbi un'idea ispirata dagli Ultimi Giorni di Pompeo e la disegnai. La giuria considerò il disegno come oltraggioso non abbastanza "positivo" come omaggio e venni escluso dalla mostra. In fondo vissi questa cosa come una medaglia al valore, perchè se persino le Istituzioni avevano rifiutato quella tavola dovevo essere su quel percorso che lui prima di me aveva tracciato. Oppure semplicemente facevo schifo io, ma queste sono cose che non potremo sapere mai.
[La tavola in questione è qui sotto, smoky ;)]

[Pablo Cammello, fumettista e illustratore milanese, è autore del webcomic Tumorama, pubblicato in volume nel 2017 da Shockdom, e di Giallo Arcobaleno (2016) edito da Passenger Press.]
Testi e disegni di Pablo Cammello.
Vincenzo Filosa: Alla fine degli anni '90 Pazienza ha cambiato il mio modo di intendere il fumetto. A distanza di vent'anni, continuo ancora a estirpare come erbaccia anche la più piccola influenza che ha sul mio lavoro. Perché Pazienza non avrebbe mai dovuto fare "scuola", soprattutto a quegli autori che come me non hanno ancora la padronanza piena di un linguaggio complesso come il fumetto. Con i suoi lavori Pazienza ti spinge sempre a giocare con il disegno, a sprigionare la creatività e a essere liberi... sono davvero in pochi quelli che davvero possono permettersi di farlo. Io giro sempre al largo quando nei dintorni c'è una ristampa di Zanardi...

[Vincenzo Filosa (Crotone, 1980) è autore di Viaggio a Tokyo (2015) e Figlio unico (2017), entrambi editi da Canicola. Tra i maggiori esperti in Italia di manga, è curatore per Coconino della collana Gegika e traduttore di maestri come Shigeru Mizuki, Yoshiharu Tsuge, Jiro Taniguchi, Tadao Tsuge. Vive e lavora a Milano.] 
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Francesco Guarnaccia: Quest'anno all'Arf Festival a Roma c'era una mostra di Andrea Pazienza, in occasione del trentennale della sua morte.
Una mostra di originali, una roba da farti venire la tremarella alle ginocchia.
All'ingresso della mostra di Andrea Pazienza c'è un'altra mostra, più piccola.
È proprio tra la biglietteria e la porta oltre la quale ci sono parecchie stanze piene di originali di Paz, quindi ci passi per forza.
Quella è la mia mostra. È come se avessi fatto da "gruppo spalla" ad un concerto di Andrea Pazienza, una roba da farmi venire la tremarella a tutte quante le membra.
Quello che Andrea Pazienza ha lasciato agli autori di fumetti italiani, il macigno della sua eredità, è una cosa che funziona al contrario. Per ogni autore, se sei un autore c'è una soglia che quando la  oltrepassi c'è una serie di stanze con appesi al muro tutte le opere che fanno di te un autore maturo. Per arrivare lì c'è un'anticamera. È proprio tra la biglietteria e la porta quindi ci passi per forza. Lì c'è la mostra dei tuoi gruppi spalla, quelli a cui ti sei appoggiato e da cui hai imparato per diventare l'artista che sei, e in quella stanza, per tutti quanti, ci sono un sacco di originali di Pazienza.

[Francesco Guarnaccia (Pisa, 1994), membro di Mammaiuto, ha pubblicato From Here To Eternity per Shockdom (2016), precedentemente serializzato sul sito del collettivo, e il recente Iperurania (2018) con BAO Publishing. Attualmente abita a Milano.]
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Lorenzo Palloni: Pazienza non è parte del mio passato, né della mia formazione.
Ho una certa fascinazione per l’estero che tengo a bada da quando ho cominciato a studiare veramente il Fumetto, ma per il me ragazzino/lettore di comics americani “Italia” voleva dire “noia”. E così anche le sue emanazioni autoriali. Semplicemente le ignoravo.
L’aver scoperto Pazienza da post-studente, pochissimi anni fa, con già in mano qualche strumento per poterlo decodificare, è stato un colpo al basso ventre: come si poteva essere così feroci e aggraziati, così spietati e profondi, tutto al tempo stesso? Come si potevano avere quelle intuizioni accecanti che ti portano ad esplodere le tavole con vignette e testi solidi come marmo? Come fottersene amabilmente di tutto ciò che ci rende civili per sfornare proiettili narrativi che frantumano borghesia e comparti sociali?
E quindi perché non poteva insegnarmi come si fa?
Negli occhi e nello stomaco mi rimangono soprattutto le storie nere di Zanardi, e quelle paradossali di Stella. Uber alles: “Giallo Scolastico”, “Cenerentola 1987” e ovviamente “Notte di carnevale”.
Leggerlo, immagino, mi ha insegnato più di quello che avrebbe potuto fare in carne ed ossa: una dose di steroidi a piena vena per qualcuno che vuole farsi i muscoli.
Se c’è qualcosa di Pazienza nel mio raccontare sono la ricerca della ferocia (ineguagliabile, la sua) l’andare oltre il limite (irraggiungibile, il suo) e l’invidia (inestinguibile, la mia).

[Lorenzo Palloni (Arezzo, 1987), membro del collettivo Mammaiuto, prolifico autore completo, disegnatore e sceneggiatore ha pubblicato diversi graphic novel e webcomics. Tra questi citiamo Mooned, Esatto e i più recenti Scary Allan Crow (insieme a Dj Aladyn; Edizioni Inkiostro, 2017) e 365 (per i disegni Paolo Castaldi; Shockdom, 2018).]
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Emanuele Rosso: Per me Pazienza è sempre stata una strana "bestia": ho iniziato a leggerlo tardi, negli anni dell'università, una volta sbarcato a Bologna, la "sua" città, recuperando qualche vecchio volume delle edizioni Primo Carnera nelle bancarelle dell'usato, e le prime raccolte abbinate ai quotidiani. Non posso dire che abbia influenzato in maniera diretta il mio approccio ai fumetti, ma non ho poi mai smesso, a fasi alterne, di tornarci sopra e studiarmelo con la consapevolezza maturata nel frattempo.

Ci sono almeno due cose che lo rendono "eterno", o comunque fuori dal tempo e dalle mode.

Una, più ovvia, è il segno: la naturalezza con cui traccia le linee di pennarello raccontano di un talento naturale, di un autore che non ha bisogno di abbellire, di riempire la tavola di dettagli, perché nel segno, anche in quello più "minimal", c'è già tutto quello che serve. Il segno di Pazienza è generativo, crea mondi dal nulla (come ogni segno, in realtà, ma certi segni lo sanno fare più di altri). Credo che sia uno degli obiettivi a cui tutti gli autori di fumetto dovrebbero tendere.

La seconda è la parola: non so se naturale quanto il segno, o studiata (ma conoscendo il soggetto immagino più la prima opzione), resta il fatto che ogni grande autore crea mondi anche con la parola, disegna linguaggio, grazie a neologismi, recupero di arcaismi, dialettalismi, slang giovanile, tenendo insieme lessico alto e basso, pop e trash. In questo Pazienza ha sempre avuto una marcia in più rispetto a qualsiasi altro autore italiano (l'unico che sembra portare avanti un discorso simile di questi tempi è Gipi). Pazienza è stato imitatissimo, ma se copiare il segno può essere facile, copiare la parola è difficilissimo (e forse inutile, perché niente è più personale della lingua, più ancora del segno).

Pur non essendo quindi ispirazione evidente rispetto al mio lavoro, il suo percorso artistico rimane un "exemplum". Anche perchè, parafrasando il titolo del libro-intervista che il giornalista David Lipsky ha realizzato con David Foster Wallace, non si può non finire per diventare se stessi.

[Emanuele Rosso (Udine, 1982) è autore dei graphic novel Passato, prossimo (Tunué, 2013) e Limoni. Cronache di quotidiane resistenze sentimentali (Coconino Press/Fandango, 2017). Scrive per Fumettologica e Banana Oil. Inoltre, si occupa professionalmente di fotografia e, dal 2007 al 2016, ha collaborato con Radio Città del Capo (Popolare Network) conducendo diversi programmi. Vive e lavora a Bologna.] 
Dettaglio da un disegno di Andrea Pazienza.
Alessandro Tota: Ho provato a scrivere qualcosa, ma non mi viene niente, ne ho parlato troppo in troppe sedi. L'unica cosa che davvero mi viene in mente quando penso a Pazienza è questa canzone di Lucio Battisti [link qui]. 

[Alessandro Tota (Bari, 1982), tra i fondatori della rivista Canicola, ha pubblicato Yeti (2010), Fratelli (2011), Il ladro di libri (in collaborazione con Pierre Van Hove, 2015), Charles (2016) per Coconino Press e il recente Estate per Oblomov. Vive e lavora a Parigi.]


Se ne vuoi ancora: 

martedì 20 marzo 2018

recensioni in 4 parole [54]

L'oscurità può bruciare.
Piccola apocalisse senza acuti.
L'orrore senza tempo.
Sul crescere e ribellarsi.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Falene
di Lorenzo Palloni (testi & disegni)
Editore: Mammaiuto
Formato: spillato, 54 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Oblivion Song Vol. 1
di Robert Kirkman (testi), Lorenzo De Felici (disegni), Annalisa Leoni (colore)
Editore: SaldaPress
Formato: brossurato, 144 pagine, colore
Prezzo: € 14,90
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Il Terzo Giorno

di Isaak Friedl e Marco Nucci (testi), Stevan Subic (disegni)
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.65
Formato: brossurato, 128 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 4
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Figlio unico
Storia e disegni: Vincenzo Filosa
Editore: Canicola
Formato: brossurato, 240 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

martedì 4 ottobre 2016

Vedi Treviso e poi godi!

Si potrebbe iniziare con un "C'era una volta un tizio fumoso, una ragazza dai capelli rossi e un baldo riccioluto che allegri se ne andavano in giro per Treviso...", ma sarebbe riduttivo sia per il cast dei personaggi sia per il fiabesco approccio. Per cui andiamo dritti al resoconto caotico ed emozionale, senza alcun intendimento d'essere minimamente esaustivo.
Il TCBF 2016 (22-25 Settembre) è stato per me, per noi, probabilmente per tutti quello che c'erano... un'autentica F-I-G-A-T-A! 
Ops, scusate l'entusiasmo che chiarisce definitivamente l'assenza di qualsiasi distacco critico.
Ah!, ovviamente dimenticherò di citare qualcuno: non vogliatemene. ;)
L'omaggio di Lorenzo Palloni sul suo Esatto. Palloni, vincitore del Boscarato (mica pizza e fichi!).
Dopo un'iniziale incertezza, la decisione d'essere a Treviso quest'anno - la prima volta in assoluto per me -  è stata presa soprattutto per via dell'annunciata presenza al TCBF di diversi autori inglesi per la mostra "Land Escapes", artisti a cui sono particolarmente legato - in primis Gary Spencer Millidge, amico e compagno di mille avventurosi progetti, spesso legati all'amato Zio Barbuto - che non vedevo da un decennio circa! [Potete leggere il resoconto di Gary qui, se volete: in Inglese, of course!]
Una veduta di Treviso in una splendida giornata di sole d'inizio autunno.
Prima tappa, il 23 Settembre, per l'inaugurazione al Museo Bailo della mostra "Da Caffi a Fior": un'occasione unica per vedere le tavole del nuovo lavoro, ancora work-in-progress, dell'autore de L'intervista dialogare con i dipinti e i colori di Ippolito Caffi, importante pittore veneto del XIX secolo. Impeccabile l'allestimento in una location d'eccezione, ben calibrata l'introduzione del curatore Carlo Sala, folla delle grandi occasioni e visitatori curiosi (tra cui moltissimi "addetti ai lavori"): di più che si può chiedere? Un originale di Fior? :D
 
Fior in mostra!
E dopo le raffinatezze museali si prosegue, sempre il 23, con l'energia sanguigna di "40 anni di punk" dedicata al rumoroso fenomeno del no future! Tantissimi omaggi appesi alle pareti della Sala d'Arme di Porta Santi Quaranta e prestigiosa, essenziale presenza di John Holmstrom.
Opere di John Holmstrom.
Davide Toffolo omaggia i Ramones.
Omaggi assortiti di qualità!
L'intesa giornata prosegue con le autentiche (giovani e meno giovani) star di Mammaiuto e il loro show, "Un vecchio parte per un viaggio. Ferisce qualcuno. Non torna più a casa.", realizzato appositamente per il TCBF (ai Mammaiuti piace fare le cose in grande! ;)). Alcol, tanti amici e conoscenti intorno ("hey, quanto tempo senza vederci!"), bella gente e alla fine... balletti assortiti a ritmo di rock'n'roll o quel che era!
Ammirando Mammaiuto!
Let's rock, gente! :D
E il 23 si chiude con l'inaugurazione alla mezzanotte, preso la splendida Casa dei Carraresi, della mostra "Nobrowhood", dedicata a cinque artisti della casa editrice inglese Nobrow. Un pizzico abbondante di hipsterismo, libri dal package attraente, tatuaggi, cose belline e pettinate, musichina trendy con dj set a fare da sottofondo a un allestimento curato e allineato con l'estetica dell'editore.
Non sono del tutto convinto dalle loro proposte, lo ammetto. Poco prima durante il momento Mammaiuto mi intrattenevo a chiacchierare con l'immenso Paul Gravett e - forse per via di qualche bicchiere di vino rosso di troppo - coniavo (coniavamo?) per Nobrow la definizione "Artsy Image". Mi è parso che Gravett confermasse, mi è parso. Sarà stato il vinello? :D
 
L'inaugurazione della mostra "Nobrowhood". Foto tratte dalla pagina Facebook del TCBF.
E arriva il 24: si parte con il talk "Manuale non illustrato per illustratori", presentazione dell'omonimo libro, coordinato da Ale Giorgini e con la partecipazione di Riccardo Guasco, Jacopo Rosati e Francesco Poroli. Talk interessantissimo condotto con brio e competenza da Giorgini ottimamente coadiuvato da Guasco, Rosati e Poroli con diversi momenti davvero esilaranti. E l'importante (seppure scontata, direi) indicazione, al di là degli aspetti tecnici toccati nel libro: "Quello che importa, più dello stile, più della tecnica è... avere qualcosa da dire."
Illustratori alla ribalta!
Ma è soprattutto il grande giorno dell'inaugurazione di "Land Escapes", incentrata sui fumettisti britannici, curata dall'amico Alberto Corradi & da Paul Gravett presso gli Spazi Bomben Fondazione Benetton e alla presenza - oltre che dello stesso Gravett - di alcuni degli autori in mostra: Dave McKean (senza voler sminuire gli altri artisti presenti, la "star" dell'evento), Tula Lotay, Chris Reynolds, Hunt Emerson e Gary Spencer Millidge. Splendida mostra, in un allestimento prezioso e curato: che dire? Un applauso a tutti. E... God save the Queen!
Ah, a Dave McKean sono rimasti impressi... i pesci di Treviso (!!!): "li disegno sempre..."! :D
L'ingresso della mostra "Land Escapes".
Da sinistra a destra: H. Emerson, G. Spencer Millidge, A.Polita, N. Ferrarese,
D. McKean, A. Corradi, P. Gravett, L. Lotay, C. Reynolds.
Si ammira la mostra: che gioia per gli occhi!
La giornata prosegue con la presentazione di Palla, il nuovo, sorprendente lavoro "indie" (pubblicato dagli  adorabili tipi di Hollow Press) dell'amato Paolo Bacilieri, sempre elegantissimo e disponibile con tutti. Molto buono l'allestimento della Galleria Papermedia (e il rinfresco a tema dominato dal colore rosa e dalla forma cerchio) nonostante gli spazi ristretti (peccato per la copertina del volume nascosta dietro la porta d'ingresso); impagabile la possibilità di ammirare dal vivo le tavole originali di una storia completa di Bacilieri!
"Il fumetto stampato è diverso dalle tavole originali. Oltre ai retini e alla pulizia, ci sono cambiamenti nell'ordine delle vignette, ribaltamenti... lo faccio sempre. Per me i designi su carta sono una sorta di materia prima su cui lavorare per costruire la storia che poi verrà stampata e che il lettore finale leggerà."
Nicola Ferrarese introduce Paolo Bacilieri e il suo Palla.
Il 24 si conclude con il ritrovarsi inaspettatamente a cena (grazie Alberto Corradi! SMACK!) con alcuni degli autori inglesi invitai al festival e alcuni italiani, tra chiacchiere sul fumetto e sulla manifestazione ma soprattutto... tanto buon cibo, salumi e formaggi assortiti, vino di qualità e un tiramisù divino. Non si vive di solo Fumetto, eh! :)
Ehmmm... durante la cena ho colpevolmente estorto qualche sketch: sotto potete ammirare il magistrale e generoso Lee Bermejo (su sfondo alcolico!) mentre, con la sola matita, evoca magie sul foglio bianco!
Il 25, ultimo giorno di TCBF! Ci si fionda con un poco di ritardo alla conferenza di "Land Escapes" a sentire gli autori inglesi parlare della loro esperienza, del fumetto in UK e degli influssi del fumetto europeo. Il talk è un po' compresso perché a seguire - negli stessi spazi dell'Auditorium Fondazione Benetton - si tiene la premiazione del Boscarato a cui, colpevolmente, non partecipo (mi perdonate?): qui però provate la lista dei vincitori.
Ci si precipita per l'ora di pranzo all'inaugurazione delle mostre a Casa Robegan: "Il colore di Chaykin", "Lee Bermejo", "Viva Valentina" e "Tupac Shakur". Non vorrei sminuire le altre esposizioni ma gli originali a colori, di grande formato, del Maestro Howard Chaykin sono un'emozione indescrivibile e le tavole di Bermejo un'incredibile esibizione di classe ed eleganza. Poi... tutti sul prato a mangiare cuscus e bere buon vino, il tutto gentilmente offerto dall'inappuntabile organizzazione: olé! 
Chaykin in mostra!
Dulcis in fundo, praticamente quasi al limite del tempo massimo consentito, doverosa visita alla Mostra Mercato, presso l'I.S.R.A.A, che chiude per le ore 19: chiacchiere e saluti volanti con autori e amici vari (incluso abbraccione con Gary!), qualche acquisto di fumetti praticamente strappati dalle scatole che già fanno capolino per sgombrare gli stand... e quasi troppo in fretta, si chiude, sipario (spritz, almeno una volta bisogna dirlo, eh! U_u)! 
Il tempo di una pizza con i reduci dell'organizzazione, di accettare felice l'omaggio di una maglietta targata TCBF (sì quella con il disegno di Martoz, altro talento che ho solo fugacemente incrociato !), di dedicare un sonoro e calorosissimo applausi a tutti, TUTTI, quelli che hanno contribuito concretamente alla manifestazione ed è già tempo di andare e... pensare al 2017!

Ci si rivede, Treviso. E grazie per tutto il pesce! :)

[Ho dimenticato di citare tanti, troppi nomi di amici e conoscenti che ho incontrato in questa frenetica 3 giorni: siete tutti nel mio cuore fumoso, sappiatelo!]
Ciao ciao Treviso! Forse ci si rivede per BACON o per il prossimo TBCF!
PS.1: Vi risparmio la manciata di sketch raccolti e di fumetti acquistati: vi voglio bene, lo sapete? :D
PS.2: Se guardate bene e aguzzate la vista, magari, in giro per la notte di Treviso vi potrebbe capitare d'incontrare un tizio fumoso, una ragazza dai capelli rossi e un baldo riccioluto. Forse.