giovedì 25 giugno 2015

recensioni in 4 parole [33]

La Storia dà spettacolo.
Il gorilla vuol suonare. 
Il delirio continua. Imperterrito.
Un fantasy ben fatto.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Astrocity N. 23 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi) e Brent Anderson (disegni)
Copertina: Alex Ross
Editore: Vertigo/DC Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo:  $ 3,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) 

di Atsushi Kaneko
Editore: Panini Comics/Planet Manga
Formato: brossurato, 224 pagine, b/n
Prezzo:  € 6,50
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

Eureka
di Hitoshi Iwaaki
Editore: RW/Goen
Formato: brossurato, 260 pagine, b/n + colore
Prezzo: € 6,95
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI

The Autumnlands: Tooth and Claw N.4 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi) e Benjamin Dewey (disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo:  $ 2,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

venerdì 5 giugno 2015

DEBUGGERS: un trailer a fumetti

Ne avevamo già parlato qualche tempo fa (qui), ebbene a fine 2013, su Bizzarro Magazine Vol. 3 - numero tutto incentrato sul tema videogiochi - apparve un breve divertissement a fumetti da me ideato e sceneggiato insieme al buon Biagio Cephalus

La storia, intitolata Debuggers, voleva essere - citando la descrizione del magazine ma anche, in sintesi, le parole dell'editor che mi aveva coinvolto - "un fumetto formato trailer per un film immaginario". Personalmente i rimandi, più o meno evidenti, sono a film come Tron, Il tagliaerbe, Wargames e, ovviamente, tutta la produzione cyberpunk con in testa Neuromante di William Gibson.

Ai disegni i formidabili e generosi amici Daniele Serra (apprezzato e premiato illustratore e fumettista dal segno tenebroso) Abhishek Singh (noto in Italia per l'eccellente volume dedicato alla figura di Krishna), che si fecero convincere a "dividersi" le tavole: un escamotage che io e Biagio ideammo per bilanciare le esigenze narrative e la deadline della storia con i concomitanti impegni dei disegnatori coinvolti. Per la serie "la necessità aguzza l'ingegno"...

Lettering e grafica dell'immancabile e poliedrico Daniele Tomasi

Nel seguito potete leggere il fumetto e soprattutto apprezzarne la splendida resa grafica ad opera di Serra e Sigh, che ancora sentitamente ringrazio per la collaborazione: per una migliore visione, scaricate le immagini.

Ah... se per qualche motivo vi state chiedendo se noi avessimo idea del "film" nella sua interezza, beh... a volte è meglio non farsi certe domande... ;)
Tavola 1: disegni di D. Serra.
Tavola 2: disegni di D. Serra. Tavola 3: disegni di A. Singh.
Tavola 4: disegni di A. Singh. Tavola 5: disegni di A. Singh e D. Serra.
Disegni di D. Serra. Lettering e grafica: Daniele Tomasi.

lunedì 1 giugno 2015

Due giorni di ARF!

Dopo il reportage da Angoulême, ritorna l'amico Andrea Pau con un resoconto - che potete leggere nel seguito - della prima edizione dell'ARF!, Festival di Storie, Segni & Disegni, tenutosi a Roma il 22, 23 e 24 Maggio presso l'Auditorium del Massimo - Eur.

Andrea Pau è autore della serie di romanzi Rugby Rebels, edita da Einaudi Ragazzi e illustrata da Jean Claudio Vinci; sempre con Vinci, ha creato il fumetto Radio Punx, leggibile anche su Verticalismi.

Un grazie ad Andrea per la disponibilità. E sì, grazie anche per le foto un po'... "fumose"!
DUE GIORNI DI ARF!
un reportage di Andrea Pau

Immagina.
Immagina una fiera dove non ci sia ressa, e confusione.
Immagina una sala conferenze ampia e comoda.
Immagina uno spazio dove puoi parlare con disegnatori, sceneggiatori, registi tra i migliori in Italia.
Immagina, ecco.
Poi fatti il biglietto per l’Arf Festival dell’anno prossimo.
Arf! su Instagram.
L’Auditorium del Massimo si trova in una zona di Roma poco caotica e così verde da commuovere.
Io e il compare Alberto, giovane disegnatore entusiasta, ci siamo arrivati nella prima mattinata di sabato 23 (non potrò quindi parlare di ciò che è successo nella giornata inaugurale, e mi dispiace abbastanza).
Già dai primi minuti, abbiamo capito come sarebbero stati i due giorni del Festival: un misto di informazione e spessore culturale in ambiti diversissimi e complementari: fumetto, musica, animazione, cinema. Il tutto condito con la leggerezza. Sì, perché, sia benedetta in  sæcula sæculorum, c’è stata anche quella.
C’è stata durante le conferenze (grazie alla verve degli intervenuti e di chi li presentava, tra gli altri i preparatissimi Adriano “Conte Zarganenko” Ercolani e Luca Raffaelli) e c’è stata nello spiazzo che divideva il primo androne con la zona dedicata a editori, espositori e mostre.
Una zona franca dove abbracciare vecchi amici, scambiare pareri sulla manifestazione e sulla situazione del fumetto in Italia. Un cortile dove le ore d’aria erano tempo fertile, e facevano da contorno spettacolare agli incontri.
Incontri che per mia comodità divido in alcune macrocategorie.
La prima la chiamerei “Mostri sacri”.

Luca Raffaelli, che in passato ha intervistato Miyazaki, ha raccontato gustosi aneddoti sul maestro dell’animazione giapponese. Aneddoti che raccontano l’insoddisfazione latente e la personalità difficile del cartoonist, capace di avanzare dubbi sul reale valore del proprio lavoro (Dio dei mangaka, perdonalo!) e di commuoversi per un semplice libro. Vabbe’, semplice mica tanto: era un dono che gli eredi dell’aviatore Arturo Ferrarin, in segno di rispetto, gli hanno spedito in Giappone dopo l’uscita di Porco Rosso.

Massimo Rotundo ha parlato del suo Texone in un incontro presentato dall’inappuntabile e ironico Adriano  Ercolani, in un continuo svisare da Tex a Bob Dylan e da Bob Dylan al calcio, dal calcio a Tex. Il mood del festival, una tensione infinita verso serietà e divertimento,  ha consentito di ricordare Paolo Morales con un evento che mischiava musica e narrazione (con l’interessante esperimento dei fumetti letti da uno stuolo di attori strepitosi, tra i quali Cinzia Mascoli e Greg) e subito dopo di celebrare Valentina assieme alla figlia di Guido Crepax.
Ricordando Paolo Morales.
La domenica, l’incontro più partecipato è stato quello tra Gipi e il suo ‘maestro’ Mannelli. Mi piacerebbe tanto raccontarvelo, ma la sala era così gremita che non sono riuscito a entrare. Quindi mi fido di chi ha assistito e vi riporto i commenti: “Due grandi”; “Fantastici”; “Persone mai banali”.

La seconda macrocategoria è stata quella degli “Annunci”.
Durante l’incontro con Artibani e Mastantuono sul ritorno in edicola di PK in edicola (tra le pagine di Topolino), lo sceneggiatore ha risvegliato i ricordi dei PKers presenti, raccontando senza reticenze e ipocrisie il momento in cui Claretta Muci, ex direttrice di Topolino, con alcune decisioni discutibili riuscì ad allontanare “le migliori menti della Disney” (Barbucci, Canepa, lo stesso Artibani).
“Meglio di lei ha fatto solo Ebola”. I Pkers hanno sghignazzato e applaudito a lungo, felici che quel momento sia stato definitivamente superato dalla direzione De Poli. Al termine dell’evento, Artibani ha approfittato dell’occasione per annunciare che Monster Allergy sarà ristampato in due tomi da Tunué, e per l’occasione vedrà la luce anche la conclusione della vicenda, con i disegni di Barbucci e Canepa. Un colpo da maestro per gli editori di Latina, e mani spellate da parte del pubblico.

Durante la conferenza dedicatagli, la Sergio Bonelli Editore, rappresentata da Roberto Recchioni, Emiliano Mammucari e a Mauro Marcheselli (il gran capo), ha rivelato che l’autore di Orfani sarà impegnato anche con il primo titolo Bonelli pensato per un pubblico di ragazzi: 4 Hoods vedrà la luce nel 2016 e conferma il rapporto stretto tra l’editore milanese e il gruppo di lavoro che ruota attorno al fumettista romano. La notizia è rimbalzata subito tra forum e siti specializzati, e continua a scardinare il refrain trito e sfiancante sull’immobilismo di via Buonarroti.
Incontro Bonelli.
Charlie Adlard, il disegnatore di Walking Dead, ha annunciato in collegamento Skype che sarà presente alla prossima Lucca. Prevedo orde di zombi claudicanti che aspettano il loro turno per una dedica.
L’ultimo annuncio lo voglio dare io, e me l’ha sussurrato in anteprima Mirko Oliveri, uno dei responsabili del sito Verticalismi.it. da fine maggio è disponibile sull’APPstore l’applicazione Verticomics, che offre un fumetto al giorno gratis (“un applauso per la parola gratis!”, diceva il saggio), da leggere in verticale.

La terza macrocategoria la voglio battezzare “Gli altri e il fumetto”.
E, forse, è stata l’idea più interessante che gli Arfers hanno messo in atto. Il linguaggio delle nuvole disegnate sta uscendo dalla sua nicchia, sempre di più. Acquista lettori che non leggevano fumetti, o che magari lo leggono su altri mezzi (l’exploit di Sio, Zerocalcare, Drizzit lo dimostra), acquisisce nuovi spazi, entra di prepotenza su canali differenti. E aumenta la sua rilevanza all’interno della società.
In questa categoria inserisco l’incontro con Danno dei Colle der Fomento e Zerocalcare, ideato probabilmente da Stefano Piccoli, S3keno, artista che di musica e realtà urbane ha trattato nei suoi lavori.
La chiacchierata tra Danno e  Zerocalcare è stato un confronto divertente e assieme profondo tra due artisti amatissimi, e ha toccato anche argomenti difficili come gli sgomberi e l’emergenza abitativa, cherosene che le parti politiche più populiste spruzzano sul fuoco a intervalli regolari. Un’ora e venti tiratissima (che ha regalato anche un poderoso free style del rapper) e che è stato seguita dall’intervento più toccante della manifestazione (almeno per chi scrive): Cecilia Strada che, affiancata da Giacomo Bevilacqua e dallo stesso Zerocalcare (con Gipi e Sio, i due hanno realizzato una linea di magliette per Emergency), ha raccontato del Programma Italia dell’associazione umanitaria. Programma che si occupa di tappare le falle del servizio sanitario nazionale, con interventi mirati nelle zone più disagiate. Strada ha raccontato che la forte propaganda pseudorazzista di certa politica ha avvelenato la normale vita delle persone a tal punto che, quando molti vedono i camper di Emergency, la prima reazione è di rabbia.
“Curate gli stranieri e invece dovreste curare noi” dicono, prima di venire a sapere che Emergency cura tutti, senza nessuna distinzione. Inserire in una manifestazione legata ai fumetti un incontro di questa lavatura, e temi non proprio comodi, segna un ulteriore punto a favore dell’Arf.
Incontro Emergency.
All’Arf, il collettivo Skeleton Monster (un gruppo di autori composto da Pontrelli, Dell’Edera, Simone, Gud, Fuso e Lecce, che lavorano per i migliori editori italiani) ha raccontato di come riesca a portare l’illustrazione fuori dalle pareti dello studio. Il gruppo partecipa a eventi nei quali si dà libero sfogo alla propria arte per un pubblico che –spesso – coi fumetti c’entra poco.
I registi Fausto Brizzi, Fabio Guaglione  e Claudio Di Biagio hanno raccontato il  rapporto che hanno con il fumetto, citando anche youtube e i nuovi canali fondamentali per la diffusione di contenuti innovativi.
I tre giorni di ARFestival sono stati chiusi in maniera strepitosa grazie all’intervista via skype con l’animatore e saggista John Canemaker, che ha raccontato di Winsor McCay, fumettista (è l’autore di Little Nemo) e vero pioniere dell’animazione. Mentre sullo schermo della sala conferenze venivano proiettati alcuni film del fumettista statunitense (come Gertie), gli ospiti (Mauro Uzzeo, Luca Raffaelli, Francesco Artibani, Federico Rossi Edrighi, Giovanni Masi e Flaviano Armentaro) dipingevano il loro affresco sulla situazione dell’animazione in Italia e in Europa oggi. Una situazione non proprio incoraggiante, per quanto riguarda l’Italia.
Per concludere, nella categoria “Gli altri” inserisco anche l’attenzione massiccia verso i giovani lettori. I laboratori per i piccoli sono stati seguitissimi e si avvalevano di professionisti di prima grandezza (cito almeno Alessandra Bracaglia, Nicoletta Baldari e Roberto Recchioni). Avrò un conflitto di interessi, ma sono straconvinto (e non sono il solo) che solo interessando i piccoli OGGI, il fumetto possa continuare DOMANI a produrre storie interessanti.
Momento polemico mode ON. Tra parentesi, ho visto TANTISSIME bimbe (bimbe!) leggere Scottecs Magazine, la rivista realizzata da Sio e Shockdom. Al netto delle diatribe che il successo dell’autore suscita tra gli addetti ai lavori, un interesse dei ragazzi per una rivista da edicola a fumetti tipo è un’OTTIMA notizia. Per tutti quelli che lavorano nel settore, anche quelli che fanno un altro tipo di fumetto. Momento polemico mode OFF.

Cosa rimane da dire?
Forse si può passare alla spolverata di impressioni negative, giusto per stemperare l’entusiasmo sconfinato che traspare dal resto del reportage.
Le mostre.
Quando non eravamo impegnati a seguire gli eventi, a guardare gli artisti in Area dediche o a cazzeggiare con gli amici, siamo rimasti ad ammirare le tavole di Crepax, Gipi, Zerocalcare e Davide De Cubellis, i nomi scelti per le mostre. Le opere lasciavano a bocca aperta – sarò rimasto un’ora a sbavare davanti agli storyboard di quel gigante di De Cubellis – ma lo spazio era davvero troppo raccolto. L’allestimento, sebbene minimale ed elegante, non rendeva giustizia alla grandezza degli artisti.
La mostra di De Cubellis.
Il pubblico.
Sebbene per certi incontri  ci fosse il pienone, un evento di questo tipo ha le potenzialità per richiamare una massa di pubblico ancora più massiccia.  La filosofia dell’Arf, l’apertura verso altri ambiti della cultura, è il punto fermo dal quale partire per una seconda edizione ancora più spettacolare.
In un’intervista, Mauro Uzzeo, sceneggiatore e organizzatore dell’ARF, ha ammesso che questa prima edizione del Festival ha avuto pochissimi finanziamenti, e questo ha influito anche sulla scelta degli autori. L’Arf però ha avuto la fortuna di nascere nel momento più florido per il fumetto romano: anche se abitano a pochi chilometri dalla sede del festival, i nomi coinvolti sono tutti di prima grandezza, tra i più importanti in Italia.
Conferenza sull'animazione.
Auguro agli Arfers che l’anno prossimo vengano sommersi dal denaro, in modo da offrire un festival ancora più ricco e con personalità differenti. Con un’unica speranza: che la commistione di ironia e profondità rimanga un tratto distintivo di questo piccolo, gigantesco, ritrovo di amanti del fumetto.
Arf!

lunedì 25 maggio 2015

Lovecraft vive!

HPL al lavoro. Disegni di Luca Paciolus.
Quest'anno ricorre il 125esimo anniversario della nascita di Howard Phillips Lovecraft, autentico Gigante dell'Immaginario che non necessita, ovviamente, di grandi presentazioni e il cui impatto continua ad essere straordinario (non a caso, restando in campo fumettistico, Alan Moore ha in uscita una nuova maxi-serie incentrata proprio sullo scrittore di Providence).

Diversi anni fa, era il lontano 2007 (!) e quindi la memoria vacilla, l'amico Antonio Solinas mi coinvolse in un progetto che prevedeva la realizzazione di mini-biografie in due tavole di personaggi noti o bizzarri o degni d'essere raccontati (tramite magari un episodio della loro vita particolarmente "esemplificativo"). Alla fine il progetto, nella sua interezza, non si concretizzò ma alcuni frammenti emersero di qua e di là. Uno di questi fu proprio la mini-bio di HPL (definizione, esagerata quella di "biografia" ovviamente)  che apparve nel 2010 su un bel libro edito da Dagon Press a cui collaborai (probabilmente potreste riuscire a recuperarne ancora una copia: provate con i contatti indicati qui).

Nel seguito potete vedere e leggere la short - da me scritta - illustrata magistralmente dal talentuoso amico Luca Paciolus: la propongo con le due pagine appaiate, come ideata e pubblicata nel volume. Probabilmente il lettering che simula la scrittura manuale non è il massimo della leggibilità ma l'intento originale era quello di evocare la grafia di Lovecraft, come se ci trovassimo di fronte ad un suo manoscritto: per una migliore visione, scaricate l'immagine e apprezzate i dettagli e la perizia dei disegni di Paciolus.
Parole: HPL. Storia: smoky man. Disegni: Luca Paciolus. Lettering: Roberto Ledda.
Rovistando nell'hard-disk mi sono anche imbattuto in diverso materiale preparatorio, realizzato da Paciolus, che propongo (o ripropongo; forse qualcosa l'avevo già mostrato, ehmmm... anni fa) nel seguito.
 
 
 
Schizzi e materiale preparatorio realizzati da Luca Paciolus.
Sempre nel mio "viaggio indietro nel tempo" nelle cartelle del mio pc, ecco spuntare anche la proposta di grafica di copertina (alla fine l'editore optò per una soluzione differente) da parte dello straordinario Francesco Francavilla che generosamente aderì alla mia richiesta di realizzare una illustrazione da usare come copertina per il libro: ai tempi Francavilla era un nome ancora non tanto noto in Italia ma di lì a poco avrebbe conquistato tutti, non solo gli appassionati di comics americani, grazie al suo segno intenso e dai forti richiami "pulp".
Proposte di grafica di copertina realizzate da Francesco Francavilla.
L'llustrazione di Francesco Francavilla utilizzata come copertina.
E siccome HPL resta (e resterà) sempre un mio "pallino" (come si sarà notato), in tempi recenti ho proposto un paio di idee per un volume celebrativo sul Solitario di Providence: per il momento non se n'è fatto nulla ma, come direbbe un "saggio"... mai dire mai.

See you soon, alligators!

giovedì 21 maggio 2015

recensioni in 4 parole [32]

Vampirizzando la Storia: sanguina.
Un ritorno con furore.
Adolescenti e spietati robot.
Nei libri i demoni.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Battaglia N.1 - La figlia del capo
Soggetto: Roberto Recchioni
Sceneggiatura: Michele Monteleone
Disegni: Fabrizio Des Dorides
Supervisione: Roberto Recchioni, Leomacs
Copertina: Leomacs
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 128 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 2,90
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

Iron Fist L'Arma Vivente N.1
di Kaare Andrews (disegni, disegni, colori)
Editore: Panini Comics
Formato: brossurato, 48 pagine, colore
Prezzo: € 3
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI
Soggetto, sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Paolo Bacilieri, Werther Dell'Edera
Colori: Stefania Aquaro e Alessia Pastorello
Copertina: Emiliano Mammucari
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Ex Tenebris
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Christopher Possenti
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.32
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,80
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

venerdì 8 maggio 2015

recensioni in 4 parole [31]

Il western che conquista.
A spasso nel Tempo.
Via... curre curre guagliò!
Glu glu dell'orrore.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Il prezzo dell'onore
Soggetto e sceneggiatura: Fabrizio Accatino
Disegni: Paolo Bacilieri
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.31
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,80
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

Chrononauts N.1 (in Inglese) 
di Mark Millar (testi) e Sean Gordon Murphy (disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3.50 (USD)
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

MPH N.1-5 (in Inglese)
di Mark Millar (testi) e Duncan Fegredo (disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, colore (disponibile anche in volume)
Prezzo: $ 2.99 (USD), $ 4.99 (USD) in N.5
Anno di pubblicazione: 2014-2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)
Soggetto, sceneggiatura: Gigi Simeoni
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

martedì 5 maggio 2015

Alan Moore, Providence e H.P. Lovecraft

A Maggio è prevista l'uscita americana, per Avatar Press, di Providence N.1, maxi-serie in dodici albi, scritta da Alan Moore per i disegni di Jacen Burrows che segna la parola definitiva dello scrittore di Watchmen e V for Vendetta sull'opera e la vita di Howard Phillips Lovecraft.

Per maggiori informazioni sulla serie segnalo alcuni articoli apparsi su Fumettologica: qui.

Nel seguito potete leggere la traduzione dell'introduzione a Providence scritta da Moore e apparsa sulle pagine digitali e cartacee del Previews. L'articolo può essere letto in originale qui.
Circa vent’anni fa mi fu chiesto di proporre delle storie, ambientate ai giorni nostri, ispirate alle opere di H.P. Lovecraft per un antologico in prosa; così iniziai a lavorare su un’opera sperimentale basata su Fungi from Yuggoth, il suo ciclo di sonetti.

Intitolata Yuggoth Cultures, la mia iniziale e nebulosa idea era di trattare ciascun sonetto come una spora fungina lasciata su una piastra di Petri, prendendone il titolo o l’immaginario e vedendo che cosa si sarebbe sviluppato di utile.

Circa a metà di questa impresa, però, a causa dello smarrimento in un taxi dell’unica copia esistente di gran parte del lavoro, si decise che uno dei pochi testi sopravvissuti, un racconto completo ispirato dal sonetto The Courtyard [in italiano Il Cortile, N.d.T.] e intitolato allo stesso modo, sarebbe stato abbastanza per portare a termine il mio incarico. Si trattava, pensai, di un approccio piuttosto inedito alla scrittura di fiction basata sulle opere di Lovecraft, cercando di evitare i monotoni pastiche e i cliché che avevano caratterizzato molti lavori di quel genere, ambientando la storia in quello che al tempo era il fantascientifico panorama dell’America in un immaginario XXI Secolo mentre attraverso il razzismo, la misoginia e l’anti-semitismo del protagonista e voce narrante, l’agente dell’FBI Aldo Sax, la storia era, in un certo qual modo, capace di porre un accento critico alle medesime tendenze di Lovecraft come individuo.

Trovavo che il mondo evocato nella storia fosse così interessante che avrei potuto farvi ritorno prima o poi, e questo desiderio fu soltanto rafforzato dall’adattamento a fumetti del racconto realizzato dall’impeccabile Antony Johnston e dallo straordinario Jacen Burrows, pubblicato dalla Avatar.

Questo mi portò al lavorare con Jacen al seguito a fumetti del racconto originale, esplorando alcune delle sue implicazioni… soprattutto quelle poste dalla figura nascosta da una coperta mostrata in The Courtyard in una presunta fotografia di J. Edgar Hoover... nel lavoro pubblicato nel 2011 e intitolato Neonomicon.

Soddisfatto di come il fumetto si fosse evoluto rispetto allo scopo iniziale di The Courtyard nel suo tentativo di creare una moderna e innovativa forma di horror Lovecraftiano, mi resi inoltre conto che la storia, lasciando intendere che le opere di Lovecraft fossero state in qualche modo ispirate alla sua conoscenza di fenomeni reali, poneva molte più domande di quelle a cui dava risposta. Stante questa nuova prospettiva, esattamente in che modo il testardo razionalista del Rhode Island avrebbe ricevuto l’ispirazione per i suoi racconti?

Questo è il percorso che mi ha condotto, inevitabilmente, a questo nuovo lungo racconto che è, sotto molti punti di vista, il culmine di un processo iniziato lo scorso secolo con Yuggoth Cultures, l’imminente Providence, ancora una volta con Jacen Burrows che ha realizzato quello che deve essere il suo lavoro più sbalorditivo in una carriera, finora, esemplare. Credo che sia giusto dire che quello che abbiamo portato a termine è forse il più ponderato e ambizioso approccio a fumetti sia al Lovecraft scrittore che all’uomo che sia mai stato tentato e se funzionerà, per come è stato pensato, dovrebbe riuscire a centrare diversi obiettivi: sto cercando di applicare alcuni dei principi che mi hanno portato a re-inventare altri generi all’horror Lovecraftiano, nel farlo stiamo posizionando, si spera per il meglio, i peculiari e bizzarri personaggi della fiction di Lovecraft in un mondo che sia assolutamente credibile e immersivo, secondo le nostre capacità di evocarlo.  

Stiamo inoltre tentando di collegare i diversi personaggi e concetti presenti nelle storie originali in una maniera che sia più coerente e convincente rispetto al trattamento standard del “Ciclo di Cthulhu” e, si spera, sia più vicino al tipo di collegamenti che lo stesso HPL potrebbe aver immaginato sebbene li abbia espressi in modo differente e attraverso un mezzo espressivo diverso. Inoltre, ovviamente, c’è la nostra versione di Lovecraft medesimo.

Al contempo sequel e prequel di The Courtyard e di Neonomicon, la storia ha richiesto che approcciassimo il visionario/materialista di Providence come un personaggio e che, sebbene si trattasse di fiction, il nostro ritratto fosse il più autentico possibile rispetto alla vita di Lovecraft e alle sue opinioni. A tal fine, Providence è un tentativo di coniugare la storia personale di Lovecraft con un mosaico delle sue opere letterarie, inserendo l’uomo e i suoi mostri nel contento di un’America persuasivamente reale durante l’anno chiave del 1919: prima del Proibizionismo e di Weird Tales, prima del Suffragio femminile o del matrimonio con Sonia, prima dello sciopero della Polizia di Boston e di Cthulhu.
È la storia della nascita dell’America moderna, e della nascita del moderno horror Americano. Inoltre è mia personale opinione che si tratti, finora, del più spettacolare sviluppo del nostro campione fungino originale e aspetto con interesse la reazione sia dei lettori di Lovecraft che della critica. E soprattutto è un riesame di Lovecraft, non come icona dell’horror del passato, ma del suo futuro. Potrebbe darsi che le stelle siano finalmente nel giusto allineamento.

Alan Moore

lunedì 20 aprile 2015

Brian K. Vaughan e Marcos Martin: The Private Eye, il futuro dei comics e Saga

Copertina di The Private Eye N.2.
Il 19 Marzo scorso su PanelSyndicate.com è uscito il decimo e conclusivo episodio di The Private Eye, serie di straordinario successo pensata per la pubblicazione esclusiva sul Web, ideata e realizzata dallo sceneggiatore Brian K. Vaughan (autore di Y - L'ultimo uomo sulla Terra, Ex Machina e del fumetto cult  Saga), dal disegnatore Marcos Martin (Batgirl: Year One, Daredevil) e dalla colorista Muntsa Vicente.
In tale occasione Rich Johnston ha intervistato, per il sito BleedingCool, Vaughan e Martin per parlare di The Private Eye, digital comics, Saga e... Cinquanta sfumature di grigio!

Nel seguito potete leggere la traduzione. L'intervista è stata tradotta e appare su questo blog con il permesso di Rich Johnston e BleedingCool che ringrazio.
L'articolo originale, in Inglese, può essere letto su BleedingCool: qui.

Per un approfondimento su The Private Eye rimando a un articolo apparso, di recente, su Fumettologica, qui.
Tavola da The Private Eye N.1.
Rich Johnston: Il decimo numero di The Private Eye è l'ultimo. Si è trattato di un coraggioso modello per il fumetto digitale... è un segnale che è stato un successo arrivare fino a questo punto, che hai raccontato la storia che avevi pianificato e nient'altro oppure, alla fine, è stato un fallimento?
Brian K Vaughan: Oh, è stato un successo al di là dei nostri sogni più sfrenati. Sin dal lancio di PanelSyndicate.com, esattamente due anni fa, abbiamo sempre descritto The Private Eye come una serie in dieci episodi ma, a essere sinceri, all'inizio temevo che avremmo dovuto portare la storia a conclusione ben prima della fine che avevamo pensato. Ero abbastanza fiducioso sul fatto che il pubblico sarebbe arrivato e forse ci avrebbero persino tirato uno o due dollari per il primo numero ma dubitavo seriamente che avrebbero continuato a farlo specialmente considerando che Marcos insisteva che i lettori avrebbero sempre potuto pagare quello che volevano, incluso... niente. Contro ogni previsione abbiamo continuato a guadagnare nuovi lettori a ogni nuova uscita e la maggior parte di loro era felice di pagare qualcosa per ogni numero, abbastanza da far sì che Marcos e Muntsa potessero rifiutare un gran numero di lavori su commissione per dedicare il proprio tempo al nostro progetto creator-owned, riuscendo al contempo a sfamare le loro famiglie.
Ma il più significativo segnale del fatto che sentiamo sia stato un successo è che io, Marcos e Muntsa siamo già piuttosto avanti nello sviluppo della nostra seconda serie che speriamo debutterà sempre su Panel Syndicate entro l'anno e, ancora una volta, i lettori saranno liberi di pagare quello che vorranno.

RJ: The Private Eye, come tutta la narrativa di fantascienza di qualità, ha molto da dire sulla contemporaneità. Siete stati entrambi dei pionieri nella distribuzione di contenuti (sebbene utilizzando strumenti abbastanza semplici) spingendovi dove altri hanno spesso paura di avventurarsi. È questo il modello per il futuro? Per UN futuro? Oppure è già qualcosa di superato?
BKV:
Questo modello rappresenta assolutamente il futuro per i comics, un futuro che non è ancora qui... per il momento.
Marcos ha sempre detto che un tempo i comics erano un mezzo d’intrattenimento alla portata di tutti ma sono diventati invece un hobby molto costoso per pochi fan relativamente benestanti. Pensava che avremmo potuto usare Internet per contribuire a invertire la tendenza e, anche se ritenevo fosse un socialista delirante, nel nostro caso il suo strampalato schema ha effettivamente funzionato. Siamo stati in grado di raggiungere un pubblico molto più vasto di quello che avremmo potuto se fossimo semplicemente andati in stampa e anche se finora molti dei nostri lettori non hanno potuto pagarci, il loro numero è stato più che controbilanciato dalla generosità di coloro che hanno potuto farlo.
Sebbene non abbiamo guadagnato quanto avremmo probabilmente potuto se avessimo pubblicato la serie tramite gli amici della Image, io, Marcos e Muntsa siamo stati comunque capaci di incassare più soldi rispetto alle cifre, già piuttosto buone, che percepiamo a tavola dalla Marvel o dalla DC, restando però in totale controllo della nostra creazione.
Il motivo per cui dico che il futuro non è ancora qui (e perché penso che, al momento, avremmo potuto guadagnare di più se ci fossimo affidati alla Image) è che la stragrande maggioranza dei lettori di comics su carta hanno poco o nessun interesse a leggere fumetti digitali. Non importa quante volte io e Marcos abbiamo ribadito che non abbiamo alcun intenzione di pubblicare su carta i materiali di Panel Syndicate, la maggior parte dei lettori dei miei lavori, come ad esempio Saga, ci hanno detto che non hanno alcuna intenzione di dare un’occhiata a The Private Eye fino a quando non esisterà in forma cartacea. Sembra che se sei cresciuto leggendo fumetti su carta è probabile che vorrai continuare a farlo in quel modo… e va benissimo! Adoro andare in fumetteria, intesa come un luogo fisico, e spero di produrre sempre dei fumetti cartacei ma la verità è che il pubblico digitale in continua espansione – composto in gran parte da persone che non hanno mai messo piede in un negozio di fumetti – è oggettivamente molto, molto più vasto di quello analogico, che sta invecchiando, e di cui io e Marcos facciamo parte. E la grande notizia per tutti è che, mentre i lettori tradizionali sembrano ancora riluttanti a fare il salto verso il digitale, i lettori digitali in realtà amano scovare le copie cartacee dei fumetti che hanno scoperto online.
Tavola da The Private Eye N. 5.
Tra gli editori e gli addetti ai lavori c'era il timore che le vendite digitali avrebbero cannibalizzato quelle cartacee, ma penso che ora tutti abbiano capito che questi due aspetti sono in realtà simbiotici.
Perciò, sebbene creda che i fumetti cartacei non spariranno mai, vedo chiaramente un futuro in cui le vendite digitali, di norma, supereranno quelle delle copie stampate (come evidenziato dalle vendite attuali di Saga i cui i numeri della versione digitale già minacciano di raggiungere quelli della versione cartacea).
La domanda importante per gli scrittori e i disegnatori di fumetti di oggi è se vogliono dividere la maggior parte di questa nuova fonte di guadagni con distributori come Comixology… oppure se vogliono tenersi il 100% dei profitti facendo un po' più di lavoro per distribuire le proprie opere attraverso un sito come Panel Syndicate che non ha praticamente alcuna distanza e ancor meno interferenza tra gli autori e il loro pubblico. Io e Marcos stiamo già parlando con alcuni autori piuttosto importanti interessati a unirsi a Panel Syndicate ma non mi dispiacerebbe se altri  lanciassero dei siti simili al nostro. Nei prossimi 25 anni la distribuzione creator-owned sarà importante per i comics così come lo sono stati i titoli creator-owned negli ultimi 25.

RJ: Marcos, quando The Private Eye è iniziato, Brian Vaughan era già un nome noto e apprezzato nel mondo dei comics mentre tu eri un disegnatore in ascesa con i tuoi lavori su Spider-Man e Daredevil. Hai mai temuto che lavorare su un progetto digitale ti avrebbe fatto dimenticare dal mercato delle fumetterie americane? E che cosa hai in cantiere dopo la fine di Private Eye?
Marcos Martin:
In verità non me ne sono mai preoccupato. Sin dall’inizio della mia carriera ero consapevole di non essere un disegnatore abbastanza veloce da poter stare regolarmente sugli scaffali per cui non ci pensavo. Cerco semplicemente di fare un buon lavoro ogni volta che esce qualcosa di mio.
Riguardo che cosa mi attenda… un po’ di riposo e un nuovo progetto con Brian visto che è così pazzo da voler continuare a lavorare con me.
Tavola da Universe! N.1 di Albert Monteys.
RJ: Marcos, Panel Syndicate oltre a The Private Eye ha lanciato Universe! di Albert Monteys. Il successo della prima serie si è trasferito a questa nuova uscita? Il futuro di Panel Syndicate è al sicuro ora che The Private Eye si è concluso?
MM:
Finora i fan sembra abbiano risposto abbastanza bene da rendere Universe! un successo così continuerà a essere diffusa via Panel Syndicate fino a che Albert vorrà continuare a farlo con noi. E speriamo di unirci a lui, nel corso dell’anno, con il nostro nuovo progetto. La sola cosa che sappiamo per certo è che il futuro di Panel Syndicate sarà inevitabilmente legato all’interesse dei lettori.

RJ: Sappiamo tutti che Shakespeare è meglio leggerlo in originale, ossia in Klingon. E che Asterix è meglio in Inglese Britannico. The Private Eye è stato presentato in diverse lingue. Quale pensi sia la migliore versione?
BKV:
Sono il tipico Americano che ha un debole per l’Inglese, ma alcuni lettori bilingue mi hanno detto che preferiscono di gran lunga  la traduzione in Spagnolo fatta da Marcos rispetto alla mia versione originale. A ogni modo, aver rilasciato simultaneamente lo stesso giorno The Private Eye in lingue diverse è stato uno degli aspetti più importanti di Panel Syndicate.  Normalmente i lettori spagnoli di Saga attendono mesi prima di poterlo leggere tradotto (Fiona Staples [la disegnatrice di Saga, N.d.T.] e io attendiamo ancor di più per ricevere la nostra parte di royalties internazionali) ma col digitale possiamo raggiungere un enorme pubblico globale di utenti paganti in un solo giorno e, grazie all’aiuto dei nostri fedeli lettori sparsi in tutto il mondo, continuiamo costantemente ad aggiungere nuove lingue al sito.

RJ: L’ultima volta che abbiamo parlato, Brian, avevi annunciato che stavi lasciando la TV e Under The Dome per ritornare ai fumetti. Hai qualche rimpianto? Per via dei fumetti, sei stato lontano dalle produzioni televisive?
BKV:
Credo d’aver detto che mi prendevo una pausa da Hollywood piuttosto che l’abbandonassi per sempre. Avevo deciso con la mia famiglia di andare temporaneamente via da Los Angeles per vivere un anno nel Midwest ed è stata davvero una gioia indescrivibile poter trascorrere molto più tempo con mia moglie e i miei figli piccoli. Sono anche riuscito a tornare a scrivere fumetti a tempo pieno e non potrei essere più eccitato per tutti i miei nuovi fumetti che usciranno nel corso di quest’anno sia su Panel Syndicate che per la Image Comics, tra cui le miniserie We Stand On Guard per i disegni di Steve Skroce e la serie regolare Paper Girls con Cliff Chiang.
Comunque c’è un sacco di roba per Hollywood che sta lì in attesa per cui sono sicuro che abbastanza presto venderò qualcosa per il cinema o per qualche progetto televisivo. Al momento, quest’anno passato lontano dal caos ha definitivamente consolidato il mio desiderio d’essere in primo luogo un padre/scrittore di fumetti e poi al secondo posto, a grande distanza, tutto il resto.

RJ: Brian, Saga è diventato un “fenomeno” in ambito fumettistico e la gente desidera che il proprio fumetto sia il “prossimo Saga”, tanto da essere usato nelle proposte di nuove serie in descrizioni come “la storia è un mix tra Saga e Cinquanta sfumature di grigio”.  A dire il vero il proprietario di una libreria mi ha detto che Saga è il candidato con le migliori possibilità per diventare il prossimo Cinquanta sfumature di grigio. Il fumetto è molto popolare ma… hai dei piani per come gestire la situazione nel caso diventasse *così* popolare?
BKV:
Come sempre cerco di seguire l’esempio di Fiona. Non importa quali incredibili novità ci siano su Saga, Staples tiene un profilo basso e sta concentrata sul disegnare al meglio rispettando le scadenze. Fiona è la definizione vivente di un’imperturbabile professionista e, visto che io un tipo terribilmente ansioso, da grande voglio essere come lei.
Alana e Marko, i protagonisti di Saga.
RJ: Tornando su Cinquanta sfumature, Brian, ti piace torturare i tuoi lettori con delle svolte narrative che minacciano ogni loro sicurezza e empatia verso i personaggi? Sembra quasi che goda per il loro dolore…
BKV:
Non è una minaccia il fatto che, in Saga, Fiona e io uccideremo dei personaggi amati, è una certezza. Non saprei come scrivere una storia di guerra senza morte. Mi fa piacere vedere quanto i lettori siano affezionati a certi membri del cast ma non riuscirò mai a capire perché gli scrittori contemporanei che occasionalmente fanno morire dei personaggi vengano accusati di sadismo o di voler torturare il proprio pubblico.
Penso che sia molto più straziante uccidere un personaggio amato soltanto per farlo resuscitare, senza alcun senso, pochi mesi dopo. Un approccio del genere non ha nulla a che fare con la narrazione mentre invece è totalmente dovuto alla necessità degli editori di mantenere le proprie proprietà intellettuali disponibile per un pubblico più ampio. In passato leggevamo opere di finzione per prepararci alla vita nel mondo reale, specialmente riguardo gli aspetti più duri, e questo ha sempre significato esplorare la perdita delle persone amate.

RJ: Il Caos: un qualcosa di buono o di negativo?
BKV:
Semplicemente inevitabile. Suppongo che facciamo Arte per cercare di mettere un po’ di ordine nel caos ma, alla fine, il caos vince sempre, vero?

L'intervista, in Inglese, può essere letta qui.
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