mercoledì 25 novembre 2020

[Oldies but goldies] GIORGIO CAVAZZANO 2001

A seguire un altro importante recupero dall'archivio ULTRAZINE: un'intervista a GIORGIO CAVAZZANO, Grande Maestro del Fumetto Disney (e non solo), realizzata, al tempo, dall'amico Fabrizio Lo Bianco e apparsa sul sito nel maggio 2001. Buona lettura!
SE TIEPOLO E DISNEY SI INCONTRASSERO...
Intervista a cura di Fabrizio Lo Bianco 

Il suo segno incarna perfettamente la sintesi tra tradizione e innovazione, anche all'interno delle storie - tantissime - disegnate per la Disney, laddove la sperimentazione apparirebbe meno praticabile. È Giorgio Cavazzano, erede dell'indimenticabile Carl Barks e rivoluzionatore di linguaggi pur sulla scia di un altro grande maestro, Romano Scarpa.

Nato a Venezia il 19 ottobre del 1947, Cavazzano inizia il suo cammino nel mondo del fumetto inchiostrando (inizia ad appena 12 anni) le tavole del cugino, Luciano Capitanio. In seguito si dedicherà a quelle di Luciano Gatto - un altro maestro Disney - per poi avviare una lunga e proficua collaborazione con Scarpa. Il giovane Cavazzano raggiunge la maturità artistica molto presto e nel 1966 realizza, su testi di Osvaldo Pavese, la sua prima storia Disney non più da inchiostratore da disegnatore (Paperino e il singhiozzo a martello).
Dopo l'esordio di stampo "scarpiano", il suo stile si personalizza sempre di più e negli anni '70 acquisisce un dinamismo assolutamente inedito nelle storie di paperi e topi. È quello che viene definito il periodo "techno" dell'artista, durante il quale l'artista si dedica a personaggi al di fuori della Disney. Nascono così le coppie Oscar e Tango, Walkie e Talkie e Smalto e Johnny (testi di Giorgio Pezzin), e ancora Altai & Johnson (testi del futuro "padre" di Dylan Dog, Tiziano Sclavi). Sono anni nei quali Cavazzano si dedica anche al disegno realistico-caricaturale che lo porterà sulle pagine di Linus.

La Francia ben presto si invaghisce del segno morbido del veneziano che comincia a collaborare con la rivista per ragazzi Pif. Comincia quindi il sodalizio con François Corteggiani (per varie testate tra cui Le Journal de Mickey) dalla quale nasce la versione a fumetti del lungometraggio The Great Mouse Detective (in Italia Basil l'investigatopo). La matita di Cavazzano ha dato vita a tanti personaggi (ricordiamo ancora Capitan Rogers e Timoty Tytan) al fianco di importanti sceneggiatori. Tra le collaborazioni più significative, quella con Bonvi (Franco Bonvicini), il papà delle Sturmtruppen, con le storie realizzate per la Bonelli pubblicate nel '98 nell'albo La Città.
[F. Lo Bianco]

Quali sono i disegnatori che ti hanno maggiormente influenzato?
Giorgio Cavazzano: Sicuramente molti autori americani, alcuni francesi e naturalmente l'autore belga Franquin che amo tantissimo. Gli autori americani che mi hanno fatto crescere sono Jack Davis e per l'avventuroso Alex Toth, Milton Caniff e molti altri. Sono autori che ritengo straordinari per qualsiasi disegnatore che voglia iniziare e voglia anche conseguire dei risultati. Devo dire, in tutta sincerità, che li ho studiati molto e anche copiati. Copiare diventa indispensabile per capire ed avere un bagaglio di memoria creativa. Un altro grande è sicuramente Uderzo con il suo Asterix. Quindi, come vedi, sono molti i disegnatori, i colleghi, che mi hanno svezzato ed aiutato a conseguire una maturità arrivata abbastanza presto. Ma soprattutto per quell'indispensabile momento creativo, per conseguire la tranquillità nell'impaginazione e nella regia della tavola.
C'è qualche esponente dell'arte "colta" da cui hai preso spunto?
Klimt, non dico che possa essere inserito nel mondo del fumetto, ma pittoricamente mi è stato molto utile e molto vicino.

La tua città è Venezia, patria della grande pittura veneta: pensi ci sia qualche pittore "storico" che ha lasciato la sua eredità artistica anche al fumetto?
Sicuramente Tiepolo, con i suoi straordinari chiaroscuri, le luminosità e i drappeggi. Ritengo che sia un autore da capire e da tener ben presente in qualsiasi momento della nostra attività.

Tu sei stato un precursore del fumetto "cinetico", portando una notevole scossa dinamica al modo di disegnare Disney in Italia. In seguito sono arrivati i manga che hanno nelle linee cinetiche una loro prerogativa: cosa ne pensi di questo genere di fumetti?
Tutto il bene e tutto il male possibile, nella stessa maniera. Nel bene possibile, c'è la grande innovazione che hanno saputo trasmettere. Se confrontiamo la nostra produzione negli anni '70 e quella successiva dopo l'avvento dei manga vediamo che c'è stata una grande rivoluzione sia creativa che editoriale che ha avuto delle ripercussioni sui giovani autori e che ci ha insegnato molto. Ricordo Akira di Otomo come una scoperta straordinaria, per i personaggi sia principali sia secondari e per il dinamismo delle tavole. Il male possibile, perché hanno scardinato tutto un sistema soprattutto editoriale con la chiusura di molte case editrici. Insomma dall'avvento dei manga è cambiato tutto e il mercato non è più lo stesso. So che molti autori attualmente si rifanno a quel genere senza però conoscere quella che è stata un po' la patria del fumetto stesso. Ed è una grossa perdita, per cui consiglio sì di seguire i manga ma anche di ritornare alle nostre origini. Un simile abbinamento non sarebbe male.
Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Sto lavorando ad un progetto d'animazione e sto creando dei personaggi per un pilota che uscirà nei prossimi mesi. Di più non posso dire, non per scaramanzia ma per serietà professionale. In più un nuovo progetto della Disney di cui non posso darti anticipazioni se non che la Disney sta lavorando molto bene, facendo le cose in maniera interessante e coraggiosa. 
 
Ci puoi parlare del tuo sodalizio con Bonvi?
È stata un'esperienza bellissima che purtroppo, come ben sai, non è durata molto. Ho un grande rammarico ed è quello di non aver iniziato prima e non aver dato ascolto a Bonvi che fin dal lontano '78-'79 mi propose di lavorare insieme ma ero talmente preso da tutta una serie di altre collaborazioni che non potevo dedicarmi anche a quell'idea. Alla fine sia lui che Alfredo Castelli insistettero talmente tanto che mi costringessero a riprendere il mio vero stile, che non è tanto quello disneyano ma è più grottesco-caricaturale, una via di mezzo tra il tutto tondo disneyano e l'avventuroso di Alex Toth e compagnia bella. All'inizio avevo un po' di ruggine e non me la sentivo proprio. Mi ha aiutato molto la buona volontà di Bonvi che sentivo quasi quotidianamente al telefono e l'originalità delle sue sceneggiature. È stata una bella esperienza, molto triste per come è finita. Ho ancora un po' di tristezza nel ripensare a quello che avrei potuto fare e non ho fatto.

Il titolo di una tua storia che ti porteresti appresso per un viaggio...
Una è difficile, ne porterei via due. Una è la mia Casablanca, di cui fortunatamente sono riuscito ad avere gli originali per meriti, che rappresenta uno dei miei migliori momenti creativi e una scoperta del personaggio di Topolino, un personaggio interessante, da studiare e capire molto di più di quanto sia avvenuto in passato. L'altra è La Strada perché rappresenta anch'essa un bel momento perché ho potuto parlare con Federico Fellini e mi ha fatto conoscere un sacco di amici da Vincenzo Mollica a Giulietta Masina. Sono quei lavori che rimangono dentro e legate ad un momento creativo importante. Al di fuori di Disney, se potesi riprenderli, riprenderei i personaggi di Altai e Johnson che mi hanno aiutato a crescere non solo stilisticamente e a capire quale era il mio pubblico. È importante anche per noi avere dei punti di riferimento: io ho sempre rispettato il pubblico e l'ho potuto constatare con Altai e Johnson e con queste storie.
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mercoledì 18 novembre 2020

A.Moore 67... e una risposta dal 1982!

Art by David Roach.
Oggi Alan Moore compie 67 anni e come da tradizione colgo l'occasione per fargli gli auguri e ringraziarlo per tutte le opere a fumetti realizzate, per le idee, i suggerimenti, le polemiche e... tutto il resto. E per quello che verrà.

In apertura di post potete ammirare il fenomenale ritratto dello Scrittore di Northampton realizzato dal portentoso artista inglese e straordinario esperto di Fumetto DAVID ROACH.
 
A seguire, come regalo per gli appassionati, invece riporto la traduzione di un botta e risposta tra un lettore e Moore, dalla pagina della posta di «Warrior» n.6, nell'ottobre 1982: Moore stava per compiere 29 anni. Un ringraziamento al solito Omar Martini per la supervisione e supporto. 
Warrior Team,
ho appena comprato e letto «Warrior» n. 1 e mi devo congratulare con voi per un fumetto inglese di una tale qualità, al livello dei migliori pubblicati negli Stati Uniti. La varietà delle storie e il livello dei disegni erano eccezionali e l'intero numero è stato una "lettura" lunga e soddisfacente. Spero che «Warrior» prosegua e trovi il gradimento che merita.
Tuttavia, ho una seria rimostranza da farvi, relativa ai testi scritti da Alan Moore. Sono un cristiano e un fan dei fumetti e mi turba davvero il suo costante utilizzo del termine "Gesù" come imprecazione. A parte questo, le sue storie sono magnifiche. Vorrei semplicemente pregare Alan di tenere a mente i miei sentimenti (e sono sicuro che molti altri lettori troverebbero le sue storie più godibili senza questa costante blasfemia) e di ridurre o eliminare questi riferimenti.
Sono sicuro che «Warrior» diventerà un ottimo fumetto non soltanto per le storie e i disegni ma anche dal punto di vista del rispetto morale.

--- M.L. Evans, 9 Church Street, Rhondda, Mid. Glam.

Alan Moore risponde: «Il Comics Code Authority. Va bene. Ricordo che mentre crescevo trovavo curioso che i personaggi che popolavano le mie letture in quadricromia, dopo essere stati colpiti da un ultra-raggio, da un’esplosione teta o semplicemente dalla cara, vecchia raffica di proiettili sparati da una mitragliatrice, reagissero con nulla di più vivace di un "Grande Giove!" oppure con il mio preferito tra tutti, "Sockamagee!".
Paragonare queste esclamazioni con quelle meno controllate che avevo udito pronunciate dai miei scapigliati compagni di giochi mi fece capire perfettamente un paio di questioni. In primo luogo, qualsiasi cosa fosse un ultra-raggio non doveva fare molto male. Secondo, quegli splendidi personaggi in calzamaglia e mantello non erano per nulla come le persone reali di mia conoscenza e, terzo, come conseguenza, nulla di quello che dicevano o facevano aveva, alla fine, una grande importanza. Non erano stati pensati per essere come le persone reali. Erano solo sagome di carta.
 
Ora che, si presume, sono cresciuto e mi trovo nell'invidiabile posizione di essere pagato per qualcosa che probabilmente farei comunque come hobby, ho la possibilità di poter cambiare un po' le cose. Come sceneggiatore, voglio che i lettori abbiano a cuore i miei personaggi e le loro vicende. Credo che l'unico modo per farlo è utilizzare il mio misero talento per renderli quanto più reali possibile. Reali nel modo di pensare, reali nel modo di agire e reali nel modo di parlare. Se vengono feriti allora sentono dolore, sanguinano, hanno bisogno di tempo per guarire. Non digrignano i denti e dicono: “Va tutto bene, sergente, quel devastante proiettile perforante mi ha fatto solo un graffietto”. Se sono innamorati potranno, di tanto in tanto, aver bisogno di esprimere il loro amore fisicamente. Un uomo o una donna reali non esprimono i loro sentimenti cercando di scoprire l'identità segreta dei loro spasimanti. Se vengono colpiti da un ultra-raggio, o se questo si abbatte ai loro piedi, sono inclini a riassumere la situazione con esclamazioni più efficaci di “Per tutte le ossa rotte”.

I lettori di “Warrior” sono, a mio parere, adulti di tutte le età. Sin da quando incominciano ad andare a scuola, i bambini e le bambine iniziano via via a parlare in un linguaggio molto più colorito di qualsiasi cosa possa venire pubblicato sulle pagine di “Warrior”. Insinuare, mediante una rigida censura, che ci siano delle parole o dei concetti troppo adulti per le deboli menti dei ragazzi è offensivo e paternalistico. Non sarò complice di un simile atteggiamento e immagino che i miei colleghi di “Warrior” siano dello stesso avviso.
La questione se l'uso di parole come “Gesù” o “Cristo” sia consentita è un po' più complicata e necessita di una risposta seria. Penso che la mia posizione sia questa: per quanto rispetti il diritto di ciascuno di professare la propria fede, non è realistico, nelle mie storie, rappresentare un mondo che è popolato da cristiani e soltanto da cristiani. Di sicuro, conoscere come la gente parla non deve essere visto da te come un invito a parlare nello stesso modo. Di sicuro, non influenzerà la tua fede, in un modo o in un altro, sapere che ci sono persone che non la condividono, persone che utilizzano le parole “Gesù” e “Cristo” come semplici esclamazioni senza particolare riferimento all'ideologia che c'è dietro. Avrei pensato che in tutta la letteratura cristiana, Bibbia compresa, ci sono esempi di comportamento anti-cristiano ben più seri rispetto a quello di pronunciare il nome del Signore invano. Noto inoltre che non sollevi alcuna obiezione al gran numero di morti ammazzati in diverse storie di “Warrior” n. 1. Di sicuro anche questo è un comportamento anti-cristiano e tu, come Cristiano, ne sei turbato?

Come ho detto, rispetto pienamente i tuoi sentimenti e sono davvero lieto per il modo educato e civile in cui hai esposto le tue obiezioni. Sfortunatamente non vedo cosa posso fare per renderti più felice e al contempo restare fedele al mio intendimento come artista di descrivere la realtà così come la vedo. Forse altri lettori avranno delle opinioni in merito su questo tema che potranno aiutarci.»
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lunedì 16 novembre 2020

recensioni in 4 parole [88]

Spaziale intrigo. A fumetti!
L'anima del brigante.
Caos Mutante. Zombie. Alieni.
Laurea? Commovente rifiuto perfetto.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Hedra (English)
di Jesse Lonergan (testi e disegni)
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 5.99
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
  
Lampone
di Simone Pace (testi e disegni)
Editore: auto-produzione
Formato: spillato (sold-out), 16 pagine, colore
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (un'intervista all'autore)

X-Men n. 10
di Benjamin Percy, Leah Williams, Gerry Duggan (testi), Andrea Broccardo, AA.VV. (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 64 pagine, colore
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (English)
 
Linus n.11 (Novembre 2020)
di AA.VV.
Editore: Baldini+Castoldi - La nave di Teseo
Formato: brossurato, 120 pagine, colore (numero dedicato a Federico Fellini)
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
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mercoledì 11 novembre 2020

Alan Moore: il ritiro, il cinema e il futuro

Illustrazione di copertina di Andrea Casciu.
A distanza di parecchi anni, ritorno sulle pagine di Scuola di Fumetto (ora pubblicata da NPE), sul nuovo numero (il 116), prossimamente nelle edicole e fumetterie di tutto il territorio nazionale. 
 
Il numero in questione contiene un'intensa intervista ad Alan Moore di cui ho curato la traduzione e l'editing. 
L’intervista originale, condotta dal giornalista Peter Moerenhout, è stata pubblicata a giugno sul n. 7 della rivista belga Stripgids
 
Confesso d'essere molto lieto per questo mio ritorno su SdF, non soltanto per il rinnovato piacere di tradurre Moore, ma anche perché la copertina porta la firma dell'amico Andrea Casciu e all'interno si può ammirare un ritratto dello Scrittore di Northampton firmato da Miguel Angel Martin ed... entrambe le illustrazioni sono parte della mia fumosa collezione!

Ancora qui? Correte ad accaparrarvi una copia di Scuola di Fumetto
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domenica 8 novembre 2020

recensioni in 4 parole [87]

Il mostro tira sempre!
Troppa carne al fuoco!
We only find them when they're dead n.1

Sci-fi briosa. Si spera.
Un piacevolissimo, intrigante inizio.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Il richiamo di Cthulhu
di Gou Tanabe (testi e disegni, adattamento)
Editore: J-Pop
Formato: cartonato, 276 pagine, b/n
Prezzo: € 7,50 (brossurato) / € 25 (ediz. variant cartonata)
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
  
The Surface
di Ales Kot (testi), Langdon Foss (disegni)
Editore: Eris
Formato: brossurato, 136 pagine, colore
Prezzo: € 16
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

We only find them when they're dead n.1 (in English)
di Al Ewing (testi), Simone Di Meo (disegni)
Editore: Boom! Studios
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
 
Asadora! n.1
di Naoki Urasawa (testi e disegni)
Editore: Panini Comics/Planet Manga
Formato: brossurato, 208 pagine, b/n e colore
Prezzo: € 7,50
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

martedì 3 novembre 2020

Alan Moore 1979: IL GOBBO VENDICATORE

Vignetta da The Avenging Hunchback di Alan Moore. "Dark Star" n. 19 (Marzo 1979)
"Chi te lo fa fare?" potreste domandarmi. In effetti una risposta esaustiva non l'avrei.
Così, leggete e apprezzate, se è il caso. Ovviamente il tutto è indirizzato a quei quattro viandanti che di tanto in tanto capitano da queste parti.

A seguire quindi la traduzione di un Alan Moore annata 1979, autore di testi & disegni, su un fumetto di una tavola realizzato per la rivista musicale "Dark Star": titolo originale The Avenging Hunchback.
Lo stesso mese Moore iniziava a pubblicare Roscoe Moscow per "Sounds", in quel caso usando lo pseudonimo Curt Vile.

Il gobbo vendicatore è una evidente, sboccata parodia di Superman incrociata con il gobbo di Notre Dame. Lo stile di disegno di Moore è fortemente debitore della carica underground e grottesca di Robert Crumb e Basil Wolverton. La storia, che presenta alcuni curiosi omaggi tra cui l'Enterprise di Star Trek e il logo della EC Comics, doveva essere la prima di una serie. Purtroppo il secondo episodio andò perduto quando la macchina di uno dei curatori della rivista fu rubata; al suo posto Moore realizzò una mezza tavola intitolata Kultural Krime Komix di cui lui stesso era protagonista e che chiudeva definitivamente qualsiasi speranza di un nuove avventure del gobbo. 
Ah, ora che ricordo... entrambe le storie menzionate sono riprodotte nell'indispensabile volumone Le straordinarie opere di Alan Moore edito da Black Velvet nel 2011.

Beh, bando alle ciance... buona lettura! Un ringraziamento speciale all'amico Omar Martini per la supervisione.
Alan Moore, The Avenging Hunchback, su "Dark Star" n. 19 (Marzo 1979)

IL GOBBO VENDICATORE

VIGNETTA 1
La nostra saga inizia sul pianeta Krapton, un gigantesco foruncolo sul culo della galassia (Abitanti: 857.206.493... più 1...)
[Cartello sul pianeta] Tenere la sinistra

VIGNETTA 2
... con il geniale botanico marino Snork-El che ha appena scoperto...

... ovvio che è tuo, stronzo! Ha i capelli blu! Ora che ce ne facciamo?

Glerk!

Oddio! Che bimbo dall'aspetto strano...

VIGNETTA 3
... Devo pensare in fretta...

... Ehm... Beh, non c'è nulla che possa fare, perché… ehm... perché... ahh... perché il pianeta esploderà tra 5 minuti! Sì! Ah, ah!!

Gik!

VIGNETTA 4
... Infatti, l'unica possibilità per il bambino è di essere lanciato nello spazio in questo... "modulo speciale di sopravvivenza"...

.. eh eh.... amoruccio... eh eh

[sul modulo] NONVOLUTO Razzo smaltimento rifiuti

VIGNETTA 5
... eh, eh...

VIGNETTA 6
... Così, col tocco di un bottone, lo sfortunato orfanello viene lanciato nel vuoto...

VIGNETTA 7
.. Intanto, su Krapton..

.. Beh, ora che è finita, dici che abbiamo tempo per...

... una sveltina?

VIGNETTA 8
... vedete, per un terribile coincidenza, Krapton stava DAVVERO per esplodere...

VIGNETTA 9
Ma così va la vita, eh? Ora andiamo avanti di qualche giorno e concentriamoci su un minuscolo, sudicio pianeta nel sistema solare, nella palude di Fufukenokie, dove il vecchio & viscido Elmo Gluck sta per fare una cagata.

VIGNETTA 10
How Much Is That Doggie In The Window...
Nota del traduttore: Popolare canzone cantata da Patti Page

[Cartello] Sabbie mobili.

VIGNETTA 11
[Cartello sulla casetta] Paul Cino aveva ragione!
Nota del traduttore: in originale "Chicken Licken", variante di Henny Penny, noto racconto popolare di lingua inglese.

VIGNETTA 12
Sauri saltellanti!

VIGNETTA 13
Mà! Ho avuto un incontro ravvicinato!

[Biglietto in mano] Donatore di rene

VIGNETTA 14

Papino... Guarda!!! Quello che sta uscendo dal relitto è.. è.. è.. è..

Oh cielo!

VIGNETTA 15
... è un bambino!!

Oddio!! Che bimbo dall'aspetto strano...

SEGUE:
"Crescere contorto!"

giovedì 22 ottobre 2020

recensioni in 4 parole [86]

Come rinnovare il mito.
La realtà dell'immaginazione.
Up patriots to arms!
Lives of the great occultists
 
Fumetto come per Magia!
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Abbiamo detto 4 parole su:
Batman: Creatura della notte
di Kurt Busiek (testi) e John Paul Leon (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: cartonato, 216 pagine, colore
Prezzo: € 25
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI
  
Dampyr N. 247 - Il segreto di Robert Howard
di Mauro Boselli (soggetto e sceneggiatura), Nicola Genzianella (disegni)
Copertina: Enea Riboldi
Editore: SBE
Formato: brossurato, 96 pagine, b/n
Prezzo: € 3,90
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI 

Linus n.10 (Ottobre 2020)
di AA.VV.
Editore: Baldini+Castoldi - La nave di Teseo
Formato: brossurato, 120 pagine, colore (numero dedicato a FRANCO BATTIATO)
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (intro di Igort) e QUI
 
Lives of the great occultists (in English)
di Kevin Jackson (testi) e Hunt Emerson (disegni)
Editore: Knockabout
Formato: brossurato, 112 pagine, colore
Prezzo: £ 12.99
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (in English)

sabato 10 ottobre 2020

Alan Moore: lo Show è servito!

THE SHOW
Dopo una lunga attesa (e una prima saltata a marzo a causa della pandemia), in questi giorni sarà finalmente possibile vedere THE SHOW (qui il trailer), il lungometraggio scritto da Alan Moore per la regia di Mitch Jenkins.
Sfortunatamente l'opportunità sarà riservata ai fortunati che parteciperanno fisicamente al Sitges Film Festival, il giorno 12 Ottobre, e in streaming online dall'8 al 18 Ottobre soltanto ai residenti in Spagna. Maggiori informazioni QUI.
Il film, naturale proseguimento (seppur del tutto godibile a sé) dei corti del ciclo Show Pieces, racconta una storia dai toni gotici, tra realtà e surrealtà, ambientata in una versione oscura e nottura di Northampton, la città natale di Moore. La pellicola vede protagonista Fletcher Dennis (interpretato dall’attore Tom Burke), un uomo dalle molte identità, che, ingaggiato per ritrovare un antico gioiello, si ritroverà immerso in un mondo bizzarro e onirico, tra vampiri, bellezze addormentate, detective privati, riti voodoo e vendicatori mascherati.
Speriamo di aver presto la possibilità di una visione anche per gli appassionati italiani! 
THE SHOW
Nel seguito la traduzione di alcuni passaggi da un'intervista apparsa il 9 Ottobre su Deadline.com. L'intervista completa è disponibile QUI

DEADLINE: Salve Alan, come hai vissuto l'esperienza del lockdown a Northampton?
ALAN MOORE: Io e Melinda stiamo vivendo come se fossimo ancora a fine Febbraio... la temperatura esterna è la stessa. Stiamo ignorando tutte le indicazioni date dal governo poiché non crediamo che abbiamo minimamente a cuore i nostri interessi. Stiamo facendo quello che pensiamo sia la cosa migliore da fare: stiamo mantenendo il distanziamento sociale, ci facciamo consegnare a casa quello di cui abbiamo bisogno. Non abbiamo visto o toccato nessuno in questi ultimi sei mesi. 
Da un certo punto di vista, ci sentiamo più vicini ai nostri amici anche se non li vediamo di persona da secoli. Stiamo trascorrendo un sacco di tempo al telefono a leggere storie ai nostri nipoti... è un gran divertimento. Sono cose che non avevamo il tempo di fare quando il mondo girava normalmente.
Sì ci mancano un po' tutti ma allo stesso tempo vedo come si stiano formando altri tipi di legami.
Noi continuiamo a tenerci informati ascoltando i dottori e gli scienziati, quelli autentici.

Ti sei ritirato dal mondo dei comics dopo aver finito La Lega degli Straordinari Gentlemen nel 2018. Pensi di ritornare in sella? 
Non sono più interessato al mondo dei comics. Non voglio più averci nulla a che fare... [...]

Qual è la tua opinione sull'industria al momento?
Penso che i grandi editori usciranno a pezzi dal lockdown. [...] La situazione non era certo delle migliori neppure prima del COVID.
[...] Forse è presto per fare delle previsioni ottimistiche ma si può sperare che le grandi corporation si troveranno in difficoltà a manovrare in questo nuovo scenario dove i piccoli potrebbero essere più agevolati ad adattarsi. Questi tempi difficili potrebbero essere un'opportunità perché nuove voci originali e radicali vengano allo scoperto riempiendo il vuoto del tempo che fu.

Che cosa ti aspetti dal film?
Spero che incontri i favori del pubblico e che ci sia abbastanza interesse per vedere come la storia si evolverà in una serie TV. Spero che tutti quelli che hanno lavorato al film, inclusi gli eccezionali attori, abbiamo il riconoscimento che meritano. Ma tutto questo è nelle mani degli dei.
 
L'intervista completa è disponibile QUI. (In inglese, of course!)

venerdì 2 ottobre 2020

[Oldies but goldies] Omar Martini e Black Velvet 2000

Per quella sparuta congrega di lettori che si ritrovano, di tanto in tanto, su questi lidi, propongo un ripescaggio targato Ultrazine.org risalente al lontano 2000: un'interessante chiacchierata con l'amico, esperto e appassionato di Fumetto OMAR MARTINI, co-fondatore di Black Velvet
 
Al tempo Black Velvet era una giovane casa editrice tra le prime a proporre  in Italia autori inediti o poco noti del panorama internazionale, non solo di lingua inglese. Come tutti sapranno l'editore oramai da qualche anno non esiste più (qui qualche info) ma quello che colpisce è come certe riflessioni di Martini suonino tuttora attuali. Buona lettura e... Viva Black Velvet!
BLACK VELVET: una nuova realtà editoriale

5domande5 con OMAR MARTINI
a cura di Bram Storming
 
BLACK VELVET è una nuova casa editrice creata da Omar Martini e Luca Bernardi che si è subito segnalata all’attenzione del lettore e del mercato italiano per la particolare scelta di Fumetto. Tra i titoli finora pubblicati: Frontiera - romanzo incompiuto in otto capitoli, con la partecipazione di Otto Gabos, Semerano, Accardi e altri autori della new wave italiana; “Non mi sei mai piaciuto”, l’acclamato capolavoro autobiografico di Chester Brown e “Nowhere” di Debbie Dreschler.

1) ULTRAzine: Perché Black Velvet? O meglio, perché la necessità da parte vostra di creare una nuova casa editrice in un panorama fumettistico italiano in cui da anni ormai non si fa altro che parlare, con una vena di masochismo aggiungo, di "crisi"? Un atto di coraggio o di follia?
OMAR MARTINI: Probabilmente c’è un po’ di tutte e due le cose... però la molla fondamentale che ha spinto il mio socio Luca Bernardi e me a fondare la Black Velvet è stato il profondo amore che abbiamo per il fumetto e lo stupore che provavamo nel vedere (si parla del 1997) che negli Stati Uniti venivano pubblicati numerosi libri a fumetti molto belli, che probabilmente non sarebbero mai stati pubblicati in Italia. Allora, forse un po’ follemente, abbiamo deciso di provare a farli noi quei libri che avremmo voluto leggere qui e da lì è nato tutto.

Anch’io sono convinto che questa “crisi” che viene periodicamente e frequentemente citata non sia poi così vera. Mai come adesso si sono stampati così tanti libri e albi, le piccole case editrici continuano a nascere e spesso pubblicano prodotti molto interessanti... e allora dove sta il problema? Si parla di mancanza di idee e di pubblico, però sono convinto che in realtà il pubblico per il fumetto di qualsiasi genere, dal più disimpegnato a quello d’autore, in realtà ci sia. Il grosso problema (uno dei tanti, a dire il vero) è che è stato allontanato e gli editori di fumetti spesso non sanno come fare per riavvicinarlo. La fumetteria è stata sicuramente un’evoluzione molto interessante e indispensabile per certe case editrici, ma ormai non possiamo aspettarci che la fumetteria riesca a sostenere tutti gli editori. Il pubblico è limitato e tende a crescere molto lentamente e quindi non ci sono i numeri per sostenere tutti. Facciamo un esempio, forse un po’ stupido. Un ragazzo di 22-23 anni, interessato a un fumetto adulto e con dei contenuti, è molto probabile che compri dei libri della Magic Press come Sandman, Preacher, Invisibles o Stray Bullets, però è altrettanto probabile che possa essere interessato anche ai libri di Will Eisner della Punto Zero, a qualche volume della Rasputin oppure a qualcuna delle nostre pubblicazioni. Ma questo lettore avrà tutti i soldi per comprare questi libri? Probabilmente no e dovrà compiere delle scelte. Il fatto è che queste scelte si riflettono sulla sopravvivenza delle case editrici stesse. Se quindi i clienti delle fumetterie hanno una percentuale di aumento molto bassa, bisognerà rivolgersi a un altro canale... e questo canale è quello della libreria canonica. Io sono convinto che attualmente anche la libreria non dà da vivere (anzi, è proprio tutto il contrario), però espone dei libri a fumetti a un pubblico che probabilmente non ha come abitudine quella di entrare in una fumetteria, quindi a un pubblico e a dei lettori diversi. Se l’edicola ormai è proibitiva, la “battaglia” dei prossimi anni si combatterà in fumetteria e in libreria.

2) ULTRAzine: Black Velvet propone, dalle uscite annunciate, un fumetto "diverso", sia italiano che straniero. Un fumetto direi della "parola", un fumetto "romanzo" che pone l'accento sul racconto e non sulla stucchevole spettacolarità fine a se stessa del disegno. Puoi parlarci in dettaglio dei vari progetti che state proponendo e su come la scelta sia caduta su quei fumetti e non su altri.
OMAR MARTINI:
Probabilmente il fatto di aver scelto un fumetto che abbia il proprio punto di forza nella storia è una conseguenza del tipo di mercato e del tipo di pubblico a cui ci vogliamo rivolgere: quello della libreria. Noi non abbiamo certo la forza (né come persone né economica) di ideare una testata da mandare in edicola e quindi la fumetteria è diventata una scelta quasi obbligata. Ci siamo quindi guardati attorno e abbiamo fatto una serie di scelte che piacessero in primo luogo a noi.

Siamo coscienti del fatto che il pubblico che ci segue (o che ci potrà seguire) non è grandissimo ed è per questo che abbiamo voluto fare delle scelte che seguissero una determinata linea, in questo caso storie di ambientazione quotidiana o autobiografiche. Questo non perché non ci interessassero altri generi di storie, ma perché, quasi casualmente, erano proprio quel tipo di libri che ci sembrava mancassero in quel momento. Tieni presente che, sebbene i nostri libri stiano uscendo adesso, il progetto editoriale è nato un paio di anni fa. Vista la quasi contemporaneità di certe proposte provenienti da case editrici diverse, probabilmente percepivamo inconsciamente un desiderio comune a molti. Abbiamo quindi seguito questa fase che si è concretizzata nella selezione di determinati autori e opere.

La prima scelta, quasi obbligata, fu quella di Chester Brown e del suo capolavoro I never liked you, uno degli autori più interessanti, profondi e notevoli in un genere come quello “autobiografico” che non ha avuto molto seguito qui in Italia. La sincerità di Chester Brown è davvero insuperabile, unita a uno stile e a una tecnica di disegno e di narrazione davvero raffinata. Il suo è solo un apparente tratto minimale... in realtà ogni segno è perfettamente controllato e voluto e i suoi stacchi e silenzi sono davvero insuperabili.

Chester Brown è stata una scelta comune, si deve al mio socio Luca la proposta di pubblicare due autrici davvero brave come Debbie Drechsler e Jessica Abel, che pur lavorando entrambe nel fumetto quotidiano, lo realizzano con stili e approcci completamente diversi. Debbie Drechsler è una disegnatrice profondamente influenzata dalla sua attività di illustratrice, che ha realizzato due opere molto interessanti: Nowhere, una serie di cui al momento sono usciti cinque episodi, tratta della vita di tutti i giorni di due sorelle che si trovano catapultate in una nuova città, con tutti i problemi e le difficoltà del caso. L’altra opera, che contiamo di pubblicare in futuro, è Daddy’s girl, una vibrante storia che affronta il difficile tema dell’incesto.

Jessica Abel, già presentata al pubblico italiano tramite un numero di Schizzo Presenta del Centro Fumetto A. Pazienza, scrive e disegna storie autoconclusive e slegate l’una dall’altra di ragazzi di circa 25-30 anni che affrontano le difficoltà comuni di tutti noi. La sua forza è in una narrazione che fa quasi “recitare” i vari personaggi, che si muovono e parlano in maniera assolutamente credibile e realistica, lontana dalle affettazioni e dagli stereotipi creati dalla pubblicità e dalla cosiddetta “M-Tv Generation”.

Un altro autore notevole è Jason Lutes, che con il suo Jar of fools, narra la toccante storia di un gruppo di persone che si trovano ai margini della società: un giovane prestigiatore fallito, ossessionato dal possibile suicidio del fratello; la sua ex-fidanzata, che ha dei problemi nel bar dove lavora; il mentore del protagonista, un vecchio prestigiatore, che scappa in continuazione dalla casa di riposo dove si trova; un truffatore che vive alla giornata assieme alla figlia. Anche in questo caso, le capacità di narratore di questo autore sono notevoli e, a differenza di tutti gli altri disegnatori che pubblicheremo, ha un profondo legame con l’Europa e con la ligne claire franco-belga.

Questa fase realista subirà una leggera deviazione con altre due opere. Stile e registri completamente diversi sono quelli di Brian Michael Bendis, un autore (che il pubblico italiano sta iniziando a conoscere come sceneggiatore, grazie alla serie Sam & Twitch, uno spin-off di Spawn pubblicato da Marvel Italia) di cui pubblicheremo la sua opera più importante, AKA Goldfish, un noir di oltre duecento pagine che colpirà molto per la dinamica costruzione della tavola a fumetti, nonché per la vivacità dei dialoghi e dei personaggi. Un’opera che ha riferimenti e omaggia i film degli anni ‘40, ma con un gusto tutto moderno.

Infine, abbiamo anche un albo di Eddie Campbell, l’interessante disegnatore del capolavoro di Alan Moore From Hell, di cui ci siamo assicurati proprio l’adattamento di un’opera teatrale del geniale sceneggiatore inglese: The birth caul. Si tratta di una complessa vicenda che, partendo dalla morte della madre dello sceneggiatore, va a ritroso nel tempo, mescolando la vita personale della donna alla storia inglese. Un volumetto che sicuramente farà parlare (e forse dividerà il pubblico) per lo stile narrativo adottato.

Passando al fumetto italiano, dopo il libro Frontiera, continuiamo proponendo Rosa di Strada, una miniserie di quattro numeri scritta e disegnata da Massimo Semerano, un autore che ha lavorato su riviste come Frigidaire, Dolce Vita, Cyborg, Rumore, Mondo Naif (prima serie) e che ormai da troppo tempo non disegna più. Quella che narrerà sarà una storia oscura, di ambientazione realistica, che si snoderà attraverso varie città dell’Europa.
3) ULTRAzine: Che cosa è per te il Fumetto?
OMAR MARTINI:
Per me il fumetto è un mezzo di comunicazione dalle possibilità infinite, che spesso sono state esplorate solamente in parte. E’ un mezzo di narrazione che in molti (troppi) paesi viene identificato con un unico genere, ignorando (o rifiutando) tutte le altre “variazioni” che può offrire. Ci sono così tanti generi, autori e storie che considero la lettura del materiale di un solo tipo o di un solo paese come estremamente limitante. Le ghettizzazioni che spesso vengono fatte dai lettori di super-eroi, manga, Bonelli o degli stessi estimatori dei cartonati d’autore alla francese le trovo estremamente limitanti, ma soprattutto controproducenti, non facendo assolutamente crescere un mercato e favorendo chi vuole relegare il fumetto in una lettura di second’ordine.

4) ULTRAzine: Oltre i titoli già noti avete altro in lavorazione o lavori che vorreste pubblicare e/o sognate di pubblicare? Che ne dici di Tomine, Kochalka, Seth?
OMAR MARTINI:
Due degli autori che citi (Tomine e Seth) erano nei nostri programmi, ma la Phoenix Enterprise ha acquisito i diritti e li dovrebbe pubblicare lei. Certamente ci sono degli autori che ci piacerebbe pubblicare e può darsi che si riesca a stabilire un qualche contatto. Se vuoi dei nomi, eccoteli: Paul Pope, Richard Sala, Joe Matt, Craig Thompson, Dylan Horrocks... due fumetti che adoro, ma che sicuramente non faremo mai invece, ma per ragioni completamente diverse, sono Box Office Poison di Alex Robinson e Acme Novelty Library di Chris Ware. Il primo è un fumetto americano fino al midollo, che parla della vita (e dei problemi) di tutti i giorni di un gruppo di amici a New York. E’ però anche un meta-fumetto, in cui uno dei protagonisti lavora per un vecchio disegnatore, che è la rappresentazione (abbastanza scoperta) di Jack Kirby e dei problemi che ebbe con la Marvel per la perdita dei diritti delle sue creazioni. Il segno (non proprio perfetto) e certe tematiche lo rendono però al momento di difficile digeribilità per il nostro pubblico. La seconda serie invece è un vero gioiello per gli occhi e per la mente, realizzato da uno dei più bravi designer che lavorano nel mondo del fumetto. Ogni numero è un oggetto a sé, con una propria forma e grandezza (farebbe impazzire i collezionisti!), e con delle storie molto rarefatte e sospese, di una rara bellezza. L’adattamento italiano però sarebbe davvero folle per la mole di lavoro coinvolto, nonché per il costo elevato con cui si sarebbe costretti a vendere l’albo... però entrambi rimangono dei sogni nel cassetto. 
5) ULTRAzine: Un tuo parere sul panorama editoriale italiano. Quale futuro?
OMAR MARTINI:
A mio parere il futuro editoriale italiano non potrà prescindere assolutamente da un salto di qualità nei settori della distribuzione e della promozione.

Se la qualità delle case editrici medio-piccole, come Magic Press, Hazard, Phoenix, Rasputin, Punto Zero, Kappa, è già elevata e si sta elevando sempre di più il problema della promozione rimane quello più forte. Attualmente si sta notando un incremento degli articoli sul fumetto in riviste che non si occupano di fumetti; le librerie tradizionali stanno allargando lo spazio ad esso dedicato... la strada è sicuramente quella perché, oggettivamente, il pubblico che frequenta le fumetterie è piccolo e se una casa editrice dovesse basarsi esclusivamente su di esso potrebbe tranquillamente chiudere immediatamente i battenti. L’aspetto importante è quello di allargare la base e questo lo si può ottenere solo attraverso un aumento delle “vetrine” dove trovare i libri. Ben vengano le librerie, ma anche i centri sociali, i locali alternativi e tutti i posti dove si possono trovare questi libri... senza però dimenticare le fumetterie. Sono esse un punto molto importante e bisognerebbe trovare un modo per poterle favorire e appoggiare il più possibile. Se il meccanismo delle fumetterie (diverso da quello delle librerie) è quello del conto assoluto (cioè tutto quello che è presente in una fumetteria è già stato acquistato), che favorisce l’editore che sa già quanto ha venduto, diventa però estremamente oneroso per il libraio che deve comprare tutto, stando attento a quello che acquista perché potrebbe restargli in magazzino. In una situazione come quella attuale, dove c’è una vera e propria lotta degli sconti, la conseguenza è che il libraio spesso non rischia. Forse una soluzione potrebbe essere quella di un acquisto metà in conto assoluto e metà in conto vendita, però questa è solo una modesta proposta. L’obiettivo sicuramente da raggiungere è quello di far esporre il più possibile i fumetti. Quando in Italia vengono pubblicate opere come Cronaca del grande male, Love & Rockets e i volumi di Eisner, diventa quasi un imperativo morale!
 
[Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nel maggio 2000]

lunedì 21 settembre 2020

Magia AMANO

YOSHITAKA AMANO.
A seguire la traduzione (a partire dai sottotitoli in inglese) di un interessante, breve video dedicato al fenomenale artista giapponese YOSHITAKA AMANO (che non credo abbia necessità di presentazioni!). Il video è disponibile su YouTube (QUI) da Aprile; realizzato da Archipel in collaborazione con l'editore francese Mana Books alla fine del 2017. 

Quando mi trovo di fronte a un foglio bianco mi chiedo come lo "sporcherò". Aggiungere colori, forme... Come posso spiegarmi?
Non è un processo doloroso, al contrario è piacevole.
Succede sia quando lavoro su qualcosa sia quando faccio degli sketch veloci. 
Il fatto che le persone apprezzino quello che faccio è un bonus. Mi spinge a disegnare ancora di più. 
Succedeva già quando ero un bambino e non è cambiato da allora.
Quando avevo 14 anni, il mio migliore amico si trasferì a Tokyo e andai a trovarlo.
Poiché lo studio di animazione Tatsunoko Pro era poco distante, andai a far vedere i miei disegni e così mi fecero un'offerta di lavoro.
Mi unii al gruppo di produzione, inizialmente come animatore. Una delle caratteristiche di Tatsunoko Pro era che realizzavano serie originali. Per questo fino a quasi trent'anni lavorai per loro alla creazione di nuovi personaggi.
I miei disegni venivano usati come base dagli animatori per le varie serie che poi venivano trasmesse alla tv. Ma volevo che le persone vedessero direttamente i miei disegni e per questo sono diventato un illustratore.
Anche se sono giapponese, mi piace moltissimo il fantasy occidentale. Volevo disegnare cavalieri, etc...
Così iniziai a realizzare copertine per libri. Questo mi ha permesso di disegnare mondi che non esistevano. Mi sono divertito moltissimo a farlo.
I videogame al tempo erano qualcosa di nuovo. Non ne sapevo granché.
Ricevetti un'offerta da Sakaguchi della Square, che stava cercando qualcuno per disegnare un universo fantasy.

Mi sembrò un'offerta interessante. Ed è così che iniziai a lavorare a Final Fantasy. Mi sembra strano visto che sto tuttora lavorando alla serie.
Quando sento parlare di videogame, penso sempre a Final Fantasy. Include varie mitologie, come ad esempio quella greca. Ma anche in quel caso ho dovuto immaginare dei nuovi universi che incorporassero degli elementi fantastici. Ero libero di disegnare qualsiasi cosa mi venisse in mente. 
Alla fine, per me, questi universi sono reali, sono oltre la semplice fantasia.
È come se questi mondi mistici possano esistere grazie ai videogame.
Per il gioco, ho creato personaggi, mostri e anche illustrazioni e vario materiale visivo.
All'inizio pensavo che avrei dovuto disegnare nello stile da videogioco, fatto di pixel... ma mi dissero che potevo realizzare delle illustrazioni realistiche.
Per me fu come se i miei disegni venissero materializzati dentro il videogioco.

L'eterna ricerca dello stile
Non ho mai dovuto davvero sforzarmi o faticare [per il disegno]. Non penso molto, cerco soltanto di disegnare seguendo il mio istinto. 
Per esempio, se mi viene richiesto di creare 10, o 20 personaggi per una determinata scadenza, incomincio a disegnarli uno dopo l'altro senza pensarci. È così che lavoro. Non ho mai avuto problemi da questo punto di vista.
La pittura è il campo in cui esprimo le mie emozioni. 
Attualmente costituisce il 90% della mia attività anche se tutto il lavoro d'illustrazione che ho fatto o per Final Fantasy è anch'esso rappresentato, in un modo o nell'altro.
La sola differenza è il modo in cui i miei disegni vengono utilizzati.
Ma per me, non c'è una netta divisione tra i due aspetti.
La differenza è nel mezzo che viene usato.
Al momento mi piace cercare di trovare un mio spazio nel mondo dell'arte. A differenza dell'illustrazione o dei videogame, in questo campo non sono un veterano per questo mi piace evolvere in questa scena.
La mia carriera è iniziata nel character design che consiste, in parte, nel creare delle identità grafiche.
Quando ho iniziato come illustratore non sapevo quale fosse il mio stile sebbene dovessi esprimerlo attraverso le mie opere. Per questo mi sono ispirato al lavoro di artisti come Gustave Moreau, Mucha e molti altri, tra cui Leonardo Da Vinci. Cercando di imitarli, il mio stile si è via via definito da sé. È così che sono arrivato ad esprimermi, in un certo senso.
Tuttora non so quale sia il mio stile né che cosa definisca il "tocco" Amano ma, ciò nonostante, continuo a disegnare quello che mi piace.
Forse è questo il mio stile.

giovedì 17 settembre 2020

Ricreare il Dark Knight

Da qualche tempo, Cristian Casares, un appassionato di comics e (ipotizzo, facoltoso) collezionista, ha incaricato diversi affermati disegnatori professionisti di "ricreare" il primo numero del Dark Knight, assegnando a ciascuno una tavola della seminale opera realizzata da Frank Miller (per gli inchiostri, al tempo, di Klaus Janson e i colori di Lynn Varley).

Su Comic Art Fans trovate alcune delle tavole realizzate finora anche se pare, a leggere quello che scrive Casares, che quasi tutte le pagine (l'albo originale ne contava 48) dovrebbero già essere state completate. Le tavole per ora visibili sono realizzate da Moritat, Matt Lesniewski, Ben Stenbeck, John McCrea, Michael Allred, Michael Walsh e Jock (anche se ne è circolata qualche altra e addirittura qualcuna... "respinta" da Casares perché non fedele all'originale!). 
Come si suol dire, alla passione non c'è limite!

Page 02: Moritat. 
Page 25: Michael Allred.

Page 18: John McCrea.
Page 45: Jock
Chissà che, prima o poi, questo incredibile tributo all'opera di Miller non venga, in qualche modo, stampato per la gioia di tutti noi... comuni mortali.

Per maggiori informazioni, la pagina CAF di Casares: QUI.