mercoledì 27 maggio 2020

Werther Dell'Edera e... Something is killing the children

Something is killing the children (Edizioni BD), Capitolo Uno.
A partire da oggi, 27 Maggio, è disponibile, in fumetteria e libreria, l'edizione italiana del primo volume di Something is killing the children (per Edizioni BD), serie scritta da James Tynion IV (già apprezzato sceneggiatore di Batman) per i disegni del nostro WERTHER DELL'EDERA, disegnatore da me amatissimo.
Il fumetto, edito in lingua inglese dall'americana Boom!Studios, arriva prontamente sui nostri scaffali dopo il grande successo di pubblico e critica che l'hanno portato a diventare una serie ongoing dopo l'iniziale lancio come mini-serie.

La sinossi della storia recita: "Nella cittadina di Archer’s Peak c’è qualcosa che rapisce i bambini. Pochi fanno ritorno, raccontando storie orribili a cui nessuno crede. Ma un giorno fa la sua comparsa Erica Slaughter, una donna enigmatica che dichiara di voler eliminare la minaccia mostruosa che si nasconde in città…" (QUI potete leggere gratuitamente il primo albo, messo a disposizione in pdf da Edizioni BD). Non fatevi sfuggire una copia!

A suo tempo, attirato dai preview del numero uno visti sui siti specializzati, oltre che dal nome di Dell'Edera coinvolto nel progetto, avevo prontamente prenotato la mia copia in originale e ne sono stato subito conquistato: confesso d'aspettare con una certa trepidazione ogni nuova uscita.

Per questo non potevo farmi sfuggire l'occasione di fare quattro chiacchiere, via chat, con WERTHER DELL'EDERA sulla serie, e non solo.
E quindi... buona lettura e... grazie, Werther, per la disponibilità e il tuo tempo!
Viva Erica Slaughter!
Something is killing the children sin dal titolo chiarisce il tema della storia. Come sei stato coinvolto nel progetto?
WERTHER DELL'EDERA: Sono stato contattato dall'editor Eric Harburn che mi ha proposto il progetto. Aveva visto Il Corvo: Memento Mori ed era rimasto impressionato dal lavoro; stava cercando uno stile simile per questo progetto e io ho accettato di buon grado perché sono stato subito catturato dalla storia e dai personaggi. Inoltre ero molto contento di lavorare con James Tynion IV, di cui stavo leggendo i lavori per la DC e mi stavano piacendo tantissimo.

Qual è stato l'aspetto più complesso da rendere dal punto di vista grafico?
Non lo so, è tutto difficile quando si lavora ed è tutto facile quando ci si diverte. Devo dire che il lavoro è tanto su questa serie, ma lo è anche il divertimento. Dallo studio iniziale ad ogni numero lavorato.
Mi riferivo alla violenza mostrata sulle pagine... in modo abbastanza esplicito. Si tratta pur sempre di un fumetto "mainstream"...
Il mainstream? Non me ne sono mai preoccupato troppo, nel bene e nel male.

In una intervista, lo sceneggiatore Tynion ha indicato, tra i suoi riferimenti per la serie e per il modo di fare horror, il mangaka Junji Ito e il suo Uzumaki. Quali sono stati i tuoi riferimenti, non soltanto grafici? Che cosa ti ha ispirato?
Direi che il minimo comune denominatore è il manga e il Paese del Sol Levante. Ne ho guardati e ne guardo tantissimi proprio alla ricerca di uno stile diverso. Ma c'è anche molto Toppi. Non mi sono preoccupato molto di cercare ispirazione per la gestione dell'horror, perché avevo già le idee abbastanza chiare al riguardo e fortunatamente siamo sulla stessa linea d'onda.

Nonostante una idea forte, mi pare che la serie si basi molto sui personaggi. In particolare la protagonista Erica Slaughter è particolarmente azzeccata: una donna che caccia e uccide mostri. Come è nata dalla tua matita?
Sì i personaggi sono molto importanti e James fa un lavoro splendido ogni volta che ne delinea uno. I suoi dialoghi sono spettacolari e passano tutte le informazioni che ti servono rimanendo sempre cool. È un piacere da leggere. Erica nella mia testa si è formata abbastanza velocemente partendo dalle suggestioni di James, poi ad un certo punto ha raggiunto la forma definitiva quando ho capito che volevo fare Sasuke, volevo i ninja Sarutobi!

In effetti, a ben vedere... c'è del Sasuke!
Inizialmente SIKTC doveva essere composta da un numero limitato di albi. Grazie al successo riscontrato è diventata ongoing e un piccolo cult. Come ti senti per l'accoglienza ricevuta?
Sono felicissimo! Ho avuto un buon presentimento fin da subito, ma il risultato ottenuto è andato ben oltre le mie aspettative.

Pensi di riuscire a tenere il "passo" come disegnatore "unico"?
Penso proprio di sì, mi diverto troppo!

Ho sempre pensato che i tuoi disegni siano perfetti in bianco e nero. Come è la tua "relazione" col colore? Su SIKTC mi pare che il colore funzioni molto bene, sia negli interni che in copertina...
I colori sono un male necessario... No, scherzo. Faccio sempre un po’ di fatica a immaginare i miei disegni a colori. Probabilmente perché non sono in grado di colorare, non l’ho mai fatto. Ad ogni modo, poi il risultato è sempre qualcosa di inaspettato per me. Fortuna mia un inaspettato positivo, perché mi sono sempre trovato a lavorare con ottimi coloristi!
Miquel [Muerto], sta facendo un ottimo lavoro su SIKTC. Grazie anche ai colori, quando lo sfogli, vedi immediatamente che ha un altro passo rispetto all’altra roba mainstream. È una differenza che colpisce subito, positivamente o meno.
Puoi dirci qualcosa sul progetto Dylan Dog e Batman? Come procede? Oltre il numero zero, intendo... Sono curioso di sapere il tipo di collaborazione con un altro disegnatore... in passato hai fatto qualcosa di analogo con Dell'Otto se non ricordo male...
Non molto, per motivi contrattuali. Posso solo dire che Roberto Recchioni si occupa della sceneggiatura, io delle matite, Gigi [Cavenago] del resto.

Severo ma giusto, direi! 
Oltre SIKTC e DD/Batman, cosa bolle nella pentola di Werther? Un sogno nel cassetto?
Al momento niente di ufficiale, anche se ho un paio di progetti che un giorno o l’altro mi piacerebbe vedere prendere forma: uno di robottoni, uno western.

Grazie ancora per il tuo tempo, Werther!

QUI potete leggere gratuitamente il primo albo, in Italiano!

lunedì 25 maggio 2020

recensioni in 4 parole [81]

Mutante taglia e affetta!
Buon cuor di vampiro.
PKD: vedere il futuro.
 I costi del sogno.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Wolverine n.1
di Benjamin Percy (testi), Adam Kubert e Viktor Bogdanovic (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 72 pagine, colore
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI (English)
 
di Mauro Boselli (soggetto e sceneggiatura), Majo (disegni), Matteo Vattani (colori)
Editore: SBE
Formato: brossurato, 110 pagine, colore
Prezzo: € 3,90
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

Linus n.5 (Maggio 2020)
di AA.VV.
Editore: Baldini+Castoldi - La nave di Teseo
Formato: brossurato, 120 pagine, colore (numero dedicato a Philip K. Dick)
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

X-Force n.1
di Benjamin Percy (testi) e Joshua Cassara (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

lunedì 4 maggio 2020

Alan Moore: l'Immaginazione, il Linguaggio, la Politica

Moore sulla copertina di Les Inrockuptibles. Foto di Hamish Stephenson.
Nel seguito, la traduzione di alcuni estratti da un'intervista ad ALAN MOORE pubblicata nell'agosto 2017 sul settimanale francese Les Inrockuptibles.
Il pezzo, apparso in occasione dell'uscita in Francia di Jerusalem, è stato realizzato dalla critica letteraria Nelly Kaprièlian ed è corredato dalle splendide fotografie di Hamish Stephenson.

Traduzione a cura di Giovanni Barbieri & smoky man. Ringrazio l'amico Giovanni Barbieri per la prontezza con cui ha risposto alla mia chiamata di soccorso e per il contributo essenziale. Grazie mille, Giovanni! :)
E... buona lettura a tutti!
Copertina dell'edizione francese di Jerusalem.
[...] Nelly Kaprièlian: Sei diventato famoso con Watchmen a metà degli anni '80. È stato per proteggerti che sei rimasto a Northampton?
Alan Moore: Quando ho iniziato ad attirare l'attenzione con i miei libri mi è stato chiesto: "Allora, ti trasferirai a Londra?" La domanda mi ha sorpreso. Dal momento che non avevo alcuna intenzione di farmi coinvolgere nella mondanità o in quel tipo di relazioni sociali, non vedevo motivo di lasciare Northampton. Quando sono diventato più famoso, mi hanno domandato: "Ti trasferirai in America?" Sì... perché rimanere a Northampton quando hai l'opportunità di sviluppare una dipendenza da cocaina a bordo piscina o quando puoi scrivere film per Hollywood? Questo purtroppo è il modo di pensare dei miei ex colleghi nell'industria del fumetto. Non appena il cinema si è interessato a noi, hanno messo da parte i fumetti per dedicarsi ai film.
Ho deciso di dedicarmi alla magia ed è stato un passo fondamentale. Certo, preoccupava i miei cari, ma non avevo scelta. La gente pensava che fosse pericoloso ma secondo me è l'opposto: ciò che è pericoloso non è fare magie. La magia è capire questo meraviglioso turbinio di significati, vivere la condizione umana e questo mi ha aiutato a riflettere.

[...] È vero che hai una grande immaginazione. Sai da dove viene?
Sì, perfettamente. È iniziato come compensazione. Ricordo, da bambino, di aver visto e desiderato dei pupazzetti di alcuni personaggi dei fumetti esposti nella vetrina di un negozio di giocattoli, ma i miei genitori non potevano permettersi di comprarmeli. Quindi, tornato a casa, presi i miei soldatini fingendo che fossero supereroi: uno era Medicine Man, viaggiava nel tempo e aveva poteri sciamanici; un altro l'avevo coperto con della plastica viola ed era il cattivo, e così via. Con un po' di immaginazione ho creato un mondo intero. Era il mio modo di allontanarmi dalla mia vita di tutti i giorni.
Se avessi avuto accesso a tutto, come succede ai bambini di oggi, sarei diventato il ricettacolo passivo delle idee degli altri piuttosto che il creatore delle mie. 

Una delle teorie di Jerusalem è che il libero arbitrio non esiste. Perché?
Anche se odiano questa idea, i fisici pensano che siamo in un universo predestinato. Tutto è già accaduto in questo solido blocco di tempo. Le nostre vite accadono solo una volta, ovviamente, ma le nostre esperienze ricorrono più volte. Quindi, se è così, significa che non abbiamo il libero arbitrio. Finché manteniamo l'illusione di scegliere le nostre parole e decidere in quale posacenere spegnere la sigaretta, allora tutto andrà bene, possiamo rimanere sani di mente. Ma se pensiamo che tutto ciò che facciamo, tutto in questa stanza, ogni particella, ogni secondo è scritto sin dai tempi del Big Bang... è pazzesco! Perché senza questa idea di libero arbitrio, le basi della religione e della morale crollerebbero. Se qualcuno fa una cosa atroce, lo odieremo, lo giudicheremo come se avesse agito secondo il suo libero arbitrio. Ma visto in modo diverso, probabilmente nessuno di noi può essere incolpato.
Nei prossimi vent'anni avremo "super-computer quantistici" che saranno in grado di inventare un intero universo fino all'ultima particella, con forme di vita simulate che non sapranno di esserlo. Se saremo in grado di farlo, possiamo quindi ipotizzare che probabilmente non si tratta neppure della prima volta. Potremmo già essere in una simulazione che simula l'invenzione di computer in grado di simulare un universo in grado di simulare un altro universo.
Non influisce sulla nostra situazione esistenziale, ma ciò significa che un libro (o un film) è già una buona metafora di ciò che queste nuove forme di vita saranno e di quello che è già la nostra vita.

[…] Sei passato alla scrittura di romanzi perché scrivere fumetti è frustrante?
Non mi sono sentito frustrato. Se non avessi lavorato così a lungo per i fumetti, Jerusalem non sarebbe stato un romanzo così visivo. Quando lavoro, guardo al mezzo espressivo che uso in negativo, lavoro su ciò che non è mai stato fatto, su ciò che manca. Questo è quello che ho fatto con i fumetti e la magia: utilizzarli per le loro caratteristiche specifiche. Ecco perché mi sono sempre rifiutato di guardare i film di Watchmen e V for Vendetta.
Ho pensato a queste storie per il fumetto: i primi piani di Watchmen possono essere realizzati solo a fumetti. Sono impossibili da rendere in un film.
Oggi, penso che il mezzo espressivo migliore sia la prosa.
Usando unicamente il linguaggio puoi descrivere tutto, non solo quello che appare, ma anche cosa ti fa sentire. Uno scrittore può portare la tua mente ovunque. È come la realtà virtuale.

[...] È ancora possibile una controcultura?
Sì e ne abbiamo bisogno. La controcultura è un organo della cultura attraverso cui essa si rinnova. I governi credono ancora che la controcultura sia un problema e cercano ogni volta di sbarazzarsene, ma senza di essa la cultura morirà. Come puoi vedere, dagli anni '90 ripetiamo ciò che è stato fatto in passato. Come se fossimo terrorizzati dall'idea di abbracciare il futuro e il nuovo secolo, stiamo solo riciclando i franchise del XX secolo, nella musica pop, nel cinema, ecc. Questo è ciò che accade quando non c'è una controcultura. E quando c'è un vuoto culturale è qui che può apparire un tiranno, persino un mostro. 

Quale visione politica hai?
Penso che dovremmo avere un mondo senza leader politici, perché non penso che siano necessari né che siano d'aiuto, anzi il contrario.
Abbiamo solo bisogno di un'amministrazione competente, non è necessario che ci siano delle persone che ci dicano che cosa fare, perché la democrazia non è questo. Democrazia significa che sono le persone a governare. Credo nella democrazia diretta. Ma le persone dovrebbero essere ben informate, non solo leggendo i titoli di alcuni siti. Il problema è che oggi tutto è una “piattaforma”. E gli artisti sono visti solo come generatori di contenuti per queste piattaforme.

venerdì 1 maggio 2020

FROM HELL: UN'ARCHITETTURA TEMPORALE

A seguire un'interessante recensione ragionata (o mini-saggio, se volete) su FROM HELL, la monumentale opera di Moore & Campbell. L'articolo originale, firmato da Bala Menon, apparve a suo tempo sul sito Popimage (link non più disponibile) ed ora è leggibile QUI
Nel 2002 fu pubblicato, con l'autorizzazione dell'autore, su Ultrazine.org nella traduzione da me curata insieme a Michele Fioraso. 
Buona lettura!
FROM HELL: UN'ARCHITETTURA TEMPORALE
di Bala Menon 

Traduzione: Michele Fioraso & smoky man
   
Alan Moore, conosciuto da tempo come dei migliori scrittori di fumetti, realizza, insieme ad Eddie Campbell, questo racconto su Jack lo Squartatore.
In questo caso, Moore costruisce una narrazione che si dispiega nel tempo nel tentativo di dare la propria spiegazione degli omicidi dello Squartatore. Non un modello tridimensionale attraverso Whitechapel ma piuttosto un modello quadrimensionale attraverso il tempo, con gli effetti (e le cause) degli omicidi dello Squartatore che viaggiano attraverso i secoli, il piano di un singolo uomo di trascendere la propria mortalità, e contemporaneamente un atto di un culto personale e un tentativo di esaltare se stesso e finalmente vedere il volto di Dio.
Focalizzandosi, non sul punto di vista degli investigatori, ma su quello dello Squartatore, Moore analizza le informazioni disponibili, sceglie colui che crede sia l'assassino più probabile, e proietta le convinzioni e le motivazioni del sospetto da quello che è noto sulla sua vita. Il risultato è una storia terrificante e cupa, resa ancor più orrorifica dalla non-casualità, dall'inumanità dei delitti.

Opera immensamente erudita, presenta un motivo razionale per gli omicidi dello Squartatore. Non si tratta di un semplice omicida "taglia-e-squarta", che si lancia con furia cieca su ogni donna che attraversi la sua strada; piuttosto emerge un piano complesso indirizzato a specifici obiettivi per uno scopo preciso.
Campbell, anch'egli noto narratore (Bacchus, Alec), da vita all'esigente sceneggiatura di Moore, disegnando l'oscura immensità di Londra, dalle imponenti cattedrali che dominano la città, alla gente che sciama per le vie.
Questa è la storia dello Squartatore. Dai suoi primi passi come bambino, curioso d'imparare l'intimo funzionamento del cosmo, alla sua ascesa professionale fino a diventare Medico Reale; all'attacco di cuore che gli induce una visione, e il risveglio con la conoscenza del suo Maestro; alla sua ricerca finale per esaltare quel Signore. Niente a che vedere con il malefico macellaio di palchi e schermi, ma un uomo logico e intensamente credente, che porta avanti ciò che crede sia la sua auto-attribuita missione per Dio.

Ma è anche un racconto su Londra, il racconto della città di quel tempo e della sua gente. Dell'orrore che l'esistenza riserva per le persone che vi vivono; di innumerevoli crudeltà, semplici, dure, impensabili che ti schiaffeggiano con la loro imprevedibilità.

Nonostante gli importanti temi che tratteggiano lo scorrere della storia, non ci è mai consentito di dimenticare l'essenziale umanità dei miserabili attori sul palco.
Non esiste, in questo racconto, un personaggio che sia così depravato, così brutalizzato che Moore e Campbell non riescano comunque a farci toccare il cuore e vedere la piccola scintilla di umanità che ci consente di simpatizzare per lui e, di conseguenza, sentire l'orrore della sua storia.
LA GENTE (E L'ARCHITETTURA DI LONDRA)
I personaggi di Moore e Campbell sono persone vive e reali e riescono a rendere vivida nelle nostre teste la Londra del 1888.
Sir William Withey Gull è un fanatico, un uomo così perduto nella sua terribile visione da voler fare qualsiasi cosa sia necessaria per raggiungerla, senza curarsi di torcere le braccia dei colleghi, di sfruttare le paure dei suoi superiori, utilizzando la sua inamovibile volontà per farsi strada attraverso tutti gli ostacoli come un bulldozer. Un uomo rigoroso e educato a considerare il Dovere sopra tutto, la cui devozione al Dovere finirà per rapirlo nell'estasi.

Gull, unico tra tutti i personaggi, si eleva oltre le esigenze della terra in cui è radicato per cercare un piano spirituale più elevato. Mantiene un atteggiamento etereo, ingegnandosi per completare la sua auto-attribuita missione a dispetto della debolezza dei suoi mezzi umani. Invece, gli altri attori su questo palco sono fermissimamente radicati nella loro terra.

Moore si diverte parecchio nei parallelismi e nei doppi significati, che abbondano nella sua scrittura. In uno di questi, Gull è affiancato a Netley, un ignorante e sventato uomo della strada, una persona conscia di null'altro più del suo desiderio di andare avanti nella vita, un uomo molto "terreno", che cerca un sapere maggiore solo per ricavarne beneficio in questo mondo. La superficialità di Netley, la sua prona natura servile e l'allarmante stupidità lo rendono il perfetto strumento senza cervello per Gull.

Netley è un uomo piccolo, perfino troppo cosciente di questo, e cerca potere e avanzamento ma quando si rende conto della natura dell'immenso maelström nel quale si è cacciato, entra nel panico e collassa . Non è l'idea dell'assassinio che disturba Netley: la vita vale poco nella Londra del tempo. No, è la consapevolezza di essere stato completamente sopraffatto e avviluppato da un potere onnipresente che ora è parte inestricabile della sua vita quotidiana. È la sconcertante rivelazione di Gull secondo cui è sempre stato circondato da questa grande magia. Nel suo caso il risveglio produce terrore piuttosto che la grande illuminazione e la visione concesse a Gull (Capitolo 4, pagine 36-37).
 
L'ispettore Abberline è un uomo gettato di nuovo nella brutale e decomposta parte di Londra che detesta; ma è costretto a tornarci, per necessità politica.
Notate la rappresentazione di Campbell della esplosiva frustrazione sul volto di Abberline, quando viene di nuovo trasferito a Whitechapel, il centro del suo disprezzo; comparate questa con il disgusto nella sua faccia quando capisce la vera partita che si gioca nei corridoi del potere che aveva ambito (Capitolo 13, pagine 8-11).
C'è più di una piccola parte di Abberline che si riconosce con gli abitanti di Whitechapel; è ancora uno del luogo, è stata la sua casa per quattordici anni, e la conosce meglio di quanto comprenda il nuovo regno del privilegio dove è stato trascinato.
Le prostitute, gli obbiettivi di Gull, sono le vittime perpetue, che cercano disperatamente di restare in vita in una Londra che rende difficoltosa perfino la vita di ogni giorno.
Guardate il Capitolo 5 dove Campbell mostra visivamente il contrasto tra le due Londra, quella del privilegio, di Gull, e l'infernale Londra dei poveri. Morbidi grigi alleggeriscono Gull nella sua routine quotidiana, mentre affilati neri spingono le donne da un sonno tranquillo al freddo di Londra.
Le vittime dello Squartatore non sono donne particolarmente amabili e non si può dire che conducano una vita felice. Osservate il disperato e completo terrore delle prostitute che affrontano la morte o, peggio, nelle mani della mala di Londra (Capitolo 3).
Ma Campbell non dimentica mai di ricordarci la loro umanità e il loro tempo: il sorrisino calmo e quieto di Mary Kelly (Capitolo 3, pagina 14), la spaventosa miseria di Annie Chapman (Capitolo 7, pagina 5); Kate Fellowes che si gode un piccolo momento di gioia nel bel mezzo del suo ingrato lavoro (Capitolo 9). È impossibile non sentire il loro tormento, la triste e struggente disperazione di una persona condannata all'Inferno non per colpa sua e adesso incapace perfino di concepire una qualunque via fuga.
La stessa Londra è un vero e proprio personaggio della storia, che avvolge e nasconde gli altri e li guida lungo il sentiero prescelto.
Nello straordinariamente potente Capitolo 4, per prima cosa vediamo il grande piano ideato da Gull e le forze circostanti che capitalizza per compiere la sua missione. Qui, vediamo la terribile rivelazione del suo obiettivo finale, reso ancora più terrificante dall'aria di completa soddisfazione sul suo volto.
Gli studi di Gull sulla Massoneria gli hanno rivelato l'enorme progetto sotteso alla costruzione di Londra; le minacciose costruzioni che non solo esaltano la Deità, ma anche strappano via l'umanità dal piccolo uomo e non gli consentono di elevarsi al livello divino ed anzi evidenziano la differenza tra i due, rendendo l'uomo dolorosamente consapevole di quanto possa essere davvero poca cosa. Ogni piccolo dettaglio, dal superbo al mondano, dalla schiacciante cupola di St. Paul ai semplici cavalli d'ottone montati su ogni carrozza di Londra, rende testimonianza della grandiosa magia incastonata nella città.

La città, un'immensa macchina oscura messa a punto da architetti occulti e massoni attraverso le epoche, ora è innescata e puntata, preparata da un'uccisione e diretta contro i nemici della sua Regina da un fanatico che vuole fare qualsiasi cosa per il suo Signore, e anche di più, se questo fosse il volere del suo Dio (in verità, servire il suo Signore è solo incidentalmente l'ambizione maggiore di Gull, la punta dell'iceberg: la Regina Vittoria non sospetta ciò che ha scatenato nel tentativo di proteggere la reputazione della famiglia reale).
Come Hawksmoor costruì la Londra colossale, allo stesso modo Gull ora costruisce la sua missione nelle strade sottostanti. Gli innocenti sono pedine sacrificabili nel disegno per innalzare gli Dei e così completare la missione di Gull sulla Terra.

Ingrandendo e amplificando l'oscurità di Londra….

PERCHÉ LONDRA È L'INFERNO…
Stranamente, il protagonista non sembra provocare la stessa pena e disperazione che invece causa l'ambiente stesso. Whitecapel, un incubo infernale per i suoi più poveri abitanti, provoca un senso di sofferenza di gran lunga maggiore di quanto faccia Gull. Qui Campbell rende più che giustizia alla sceneggiatura di Moore, producendo una visione da Girone infernale: gli spaventati abitanti che si derubano l'un l'altro, rassegnati al loro destino, perpetuamente bramosi di un'esistenza migliore ma senza nessuna reale speranza di ottenerne una, disperatamente appigliati a qualsiasi frammento di gioia che riescano ad estrarre dalle tenebre.
Questa Londra è un vero Inferno… e non ci sono personaggi felici qui… tutti soffrono, in un modo o nell'altro: un principe, tormentato e controllato dalla sua Imperiale madre, senza nessuna speranza di una qualche felicità; l'Imperatrice stessa, che teme la rivoluzione e vive una vita fredda e senza amore; una commessa, derubata della sua mente, una pedina lanciata su una scacchiera da forze oltre il suo controllo; le prostitute di Londra, maledette da una precoce vita di disperazione, con poche speranze di miglioramenti; l'Uomo Elefante, condannato all'Inferno nel suo stesso corpo, ma che sogna il Paradiso rivelatogli da Gull; infine Gull stesso, in fuga da un mortale Inferno per afferrare il Paradiso.

Il massimo avvicinamento al Paradiso che questi personaggi riescono ad ottenere avviene attraverso le interazioni con Gull; le sue casuali parole che presentato la visione di un mondo migliore a John Merrick; i pochi momenti di gioia infantile che intravediamo nel viso di Polly Nichols, una ragazza privata della sua infanzia, sono quelli a lei concessi da Gull, poco prima che ucciderla: un contatto finale col luminoso Paradiso di Gull un attimo prima di abbandonare l'Inferno che la sua vita era diventata.

"Siamo tutti per strada, ma alcuni di noi guardano le stelle" dice Oscar Wilde.
Nel libro di Moore, l'unica persona che sta guardando le stelle è Gull. Tutti gli altri sono così persi nel dolore dei vicoli di Whitechapel da non riuscire a vedere oltre: nessuna speranza è rimasta. Un'occasionale sogno di fuga è tutto ciò che è rimasto loro, seguito dall'inevitabile e rapida botta di realtà e dal ritorno alle loro vite prive di speranza.
Soltanto Gull vede la gloria del suo incarico che permea tutto il mondo.

FINALE
Un altro dei giochi di specchi tipici di Moore si trova nel capitolo 14 dove Gull allo stesso tempo piomba negli abissi della pazzia e si eleva verso la meta definitiva, completamente al di là dei comuni mortali.
Questo è il trionfo finale di Gull, fuggire dalle circostanze terrene in un intento più imponente e importante che lo avviluppa; perfino oltre le tre dimensioni, in una quarta più ampia e finalmente faccia a faccia con Dio. Il potere di questa ascensione si estende per increspature attraverso il tempo, appena la forza della fede di Gull e l'intensità delle sue credenze, tocca altri nella sua veglia. Il completamento di questo grandioso conseguimento simultaneamente lo scaglia tra le altitudini della sua meta finale e negli abissi della follia.
Viene avvolto dall'estasi e rapidamente perde contatto con la sua vita terrena. Come usa le strutture costruitegli intorno nel tempo, così ora crea la sua propria struttura occulta, che si estende attraverso il tempo e diffonde i suoi rivoli lungo gli anni.
La forza di questa creazione influenza altre menti attraverso gli anni, riflessi e imitatori, ombre dello Squartatore originale, menti simpatetiche che seguono la strada tracciata da Gull. Il grande progetto sorge in cerchi sempre più stretti (prima un secolo, poi 50 anni, poi 25 e di così via), muovendosi attraverso il tempo verso una convergenza. E l'ascensione di Gull si completa, la sua mente raggiunge l'eternità e alla fine abbandona il suo corpo terreno.
Moore combina un'abile miscela di ricerca e finzione, non resiste al richiamo di includere alcuni personaggi contemporanei (la presenza di Crowley a Londra, la nascita di Hitler) per sostenere il suo racconto attraverso il tempo. Il dettagliato glossario della sua ricerca e le annotazioni delle sue letture per scrivere quest'opera danno un ulteriore profondità al processo creativo retrostante.
Nell'appendice finale, Moore segnala il lavoro svolto dai primi esperti di Jack lo Squartatore e osserva gli effetti di ciascuno su tutti gli altri (incluso il proprio lavoro).
È consapevole dell'immensa forza della leggenda che è stata costruita sullo Squartatore, della linea estremamente limacciosa tratteggiata tra mito e realtà (che spesso si confondono) e del proprio personale contributo a queste leggende (ulteriore fango per le acque).

From Hell è senza dubbio uno dei migliori lavori fumettistici di sempre e merita un posto nella biblioteca di ogni lettore. L'opera nella sua ricchezza di dettagli ricompensa ogni nuova lettura con ulteriori approfondimenti del racconto.

lunedì 20 aprile 2020

Omaggio al genio di ISAAC ASIMOV

Dettaglio dall'illustrazione di Nicola Testoni. China su carta, colore digitale.
L'anno scorso, l'amico Mario Benenati mi aveva inviato una mail invitandomi a partecipare allo speciale che Fumettomania stava organizzando per omaggiare ISAAC ASIMOV, autentico Gigante dell'Immaginario, a cent'anni dalla nascita. Avevo risposto ringraziandolo e manifestando il mio interesse seppure non potevo promettere di riuscire a contribuire con qualcosa di concreto o, meglio, di qualche interesse. 

Ho sempre nutrito una profonda ammirazione per ASIMOV e per le sue opere, non solo quelle di fiction ma anche quelle di divulgazione scientifica, che mi hanno formato e che ho letto avidamente durante l'adolescenza e oltre. Tra queste, oltre agli ovvi cicli delle Fondazioni e dei Robot, il lavoro che ha lasciato in me il ricordo di una lettura "irripetibile" è il romanzo La fine dell'Eternità.

Ebbene, da tempo ragionavo sull'idea di scrivere "qualcosa" lasciandomi ispirare dai magnifici disegni dell'amico & artista straordinario Nicola Testoni, alcuni di questi realizzati per il "nostro" Nella mente di Alan Moore a cui Nicola, di tanto in tanto, stava donando nuova vita con una colorazione in digitale (vedere qui). 

Nei mesi scorsi avevo buttato giù qualche parola su un taccuino e in un vecchio file sull'hard disk, appunti sparsi e scarsi, direi, ma... qualche giorno fa, d'improvviso, sono riuscito a concretizzare un breve testo di cui non vergognarmi nel giro di qualche ora e che, forse ma forse, non avrebbe fatto rivoltare nella tomba il buon Isaac. Ebbene il testo ha, inaspettatamente, incontrato l'approvazione di Nicola (si sa, gli amici sono sempre benevoli) & di Mario, lieto di ricevere un inatteso contributo praticamente fuori tempo massimo. 

Ed eccoci qui! Il pezzo mio & di Testoni s'intitola  "Allo specchio" e il mio breve testo comincia così: "Oltreumani, così dicono noi siamo.


Per le altre puntate dello speciale Asimov su Fumettomania:

Qui, invece, il sito www.isaacasimov.it

sabato 18 aprile 2020

recensioni in 4 parole [80]

Di remix in remix.
Proiettili dritti al cuore.
Copertina di Bacilieri? Irrinunciabile!
Post YA che promette.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Roberto Recchioni (soggetto e sceneggiatura), Nicola Mari e Sergio Gerasi (disegni)
Copertina: Gigi Cavenago
Editore: SBE
Formato: brossurato, 96 pagine, b/n
Prezzo: € 3,90
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

Lodger n.1-2-3-4-5 (english)
di David & Maria Lapham (testi), e David Lapham(disegni)
Editore: IDW
Formato: spillato, 32 pagine, b/n
Prezzo: $ 3,99 (cadauno)
Anno di pubblicazione: 2018-2019
Per qualche parola in più: QUI (review n.1), QUI (review n.5) (english)

Linus n.4 (Aprile 2020)
di AA.VV.
Editore: Baldini+Castoldi - La nave di Teseo
Formato: brossurato, 120 pagine, colore (numero dedicato a Woody Allen)
Prezzo: € 6
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

Friday n.1 (english)
di Ed Brubaker (testi), Marcos Martin (disegni) e Muntsa Vicente (colori)
Prezzo: "name your price"
Anno di pubblicazione: 2020
Per qualche parola in più: QUI

martedì 14 aprile 2020

Capire le nostre differenze di A. Moore & J. Valentino

Alan Moore & Jim Valentino
In queste giornate fuori dall'ordinario, nel pozzo senza fondo dei miei hard disk ripesco e porto a conclusione una traduzione abbozzata per diletto qualche anno fa, almeno dieci, direi.
Si tratta di una breve storia, una tavola di satira sociale firmata da Alan Moore & Jim Valentino e pubblicata nel 1994 in appendice a Shadowhawk Special n.1. Direi che è una storia, ahimè, ancora abbastanza calzante per i tempi correnti.

Ci tengo a precisare che posto la tavola e la traduzione come semplice "pubblico servizio". I diritti sono e rimangono, in toto, agli autori.

Nota: ho lasciato gli "errori" nei nomi dei cibi... ipotizzando fossero delle storpiature volute.

Buona visione & lettura!
Alan Moore & Jim Valentino
VIGNETTA 1
Diamine, Billy! La vecchia cara Elm Street sta andando in malora!

Dici bene, Timmy.

Colpa di tutti gli stranieri che si sono trasferiti qui!
VIGNETTA 2
Un attimo, ragazzi. Lasciate che  vi mostri quanto vi sbagliate!

Uh, okay.

Va bene. Perché no?
VIGNETTA 3
Ecco qui Mami Maple. Sarà anche povera ma cucina un'ottima jambolia.

Mm... è buonissima!

Sì, lei è ok.

VIGNETTA 4
E questa è la signora Silverstein. Che mi dite dello stufato con polpette motzà, ragazzi?
Ne possiamo avere ancora?
VIGNETTA 5
Lei invece è la signora Kim e viene dalla Korea. Il piatto che state mangiato è una prelibatezza dalle sue parti!

La carne è deliziosa? Che cosa è?
Meglio non saperlo.
VIGNETTA 6
Visto, ragazzi, quando si capiscono le nostre differenze si scopre subito che siamo tutti uguali.

Hai proprio ragione! Sono tutti a posto, sì...

VIGNETTA 7
... tranne, ovvio, quel comunista omosessuale all'angolo della strada...

VIGNETTA 8
Sìììì! Corriamo a dargli una lezione!

A chi arriva prima!

Ehi, ragazzi! Aspettatemi!

PUBBLICATO COME PUBBLICO SERVIZIO. 
CO-SCRITTO DA ALAN MOORE E JIM VALENTINO. 
MATITE: JIM VALENTINO. CHINE: PAUL FRICKE. 
LETTERING: MICHAEL WOLF. COLORI: DIANE VALENTINO.
POLITICALLY INCORRECT, INC..

venerdì 10 aprile 2020

[Oldies but goldies] J.H. WILLIAMS III 2001

A seguire, recupero di un'intervista - che realizzai giusto qualche annetto fa - all'eccelso J.H. WILLIAMS III, co-creatore di Promethea, originariamente apparsa a gennaio 2001 sul solito Ultrazine. Buona lettura, se vi va! :)

Nota: su Promethea segnalo l'ottimo speciale realizzato dall'amico Francesco Pelosi per Lo Spazio Bianco, qui. 

J.H. WILLIAMS III: Maestro dell'Immagine

J.H. Williams III lavora nel mondo dei comics dal 1991. Ha disegnato diversi albi per la DC come Batman, Batman Legends of the Dark Knight, Green Lantern e The Flash. Ha inoltre co-creato e co-sceneggiato per la durata dei 10 numeri della serie, Chase per la DC insieme a D. Curtis Johnson e ha realizzato uno splendido Elseworld dedicato a Superman, intitolato Son of Superman, scritto da Howard Chaykin. Attualmente sta illustrando Promethea, l'Immateriale eroina creata da Alan Moore per la sua linea ABC. Per il suo lavoro su Promethea è stato nominato nel 2000 per il premio Eisner.

A parte i fumetti, con una possibile collaborazione con la Marvel, nel futuro di JH Williams ci sarà la televisione: insieme a D. Curtis Johnson sta infatti mettendo a punto una serie a cartoni animati intitolata Jimbo and Coatboy.

Ulteriori informazioni e news su JH Williams e suoi progetti possono trovarsi sul suo sito sito, qui.
L'INIZIO DI UNA CARRIERA

ULTRAzine: Ricordi la prima volta che hai visto un fumetto? 
J.H. Williams: Non sono sicuro di quando sia stata la prima volta. Quello che ricordo è che quando ero molto piccolo disegnavo albi di supereroi. Penso che lo facessi non perché fossi interessato ai fumetti ma perché i personaggi erano così colorati e mi sembravano così strani allora.

Quando ha finalmente deciso che i fumetti sarebbero stati il tuo lavoro?
Veramente ho davvero deciso che avrei disegnato i fumetti quando avevo 11, 12 anni. Questo fu dovuto principalmente alla scoperta di alcuni disegni davvero fantastici nei fumetti. Ho scoperto artisti come Michael Golden e John Byrne che furono i primi disegnatori che mi fecero capire che qualcuno disegnava davvero i fumetti che leggevo. Naturalmente anche le storie di quegli albi mi avevano catturato. Perciò ho deciso che i fumetti erano quello che volevo fare e non ho mai cambiato direzione nel mio intento. Sono stato molto determinato!

Quali sono le tue influenze?
Ho molte influenze. Certi artisti mi hanno molto influenzato, così come un sacco di film.

Quali autori segui tuttora? Oppure è un fatto vero che i disegnatori di fumetti non hanno abbastanza tempo per leggere fumetti :)?
Ha ha. Qualche volta non ho davvero tempo per leggere tutto quello che vorrei ma cerco di leggere diversi generi di fumetti. Amo il fumetto. Ci sono diversi artisti e scrittori davvero notevoli in questa industria. Troppi per elencarli qui ma li ammiro lo stesso.
LAVORANDO COME PROFESSIONISTA

Hai lavorato su due icone come Batman e Superman: che cosa rappresentano per te?
Esattamente quello: sono icone e non puoi che sentire qualcosa mentre li disegni. Hanno una grande importanza storica nel mondo dei comics. Quando disegno questi personaggi il mio obiettivo è quello di abbellirli e rendere loro giustizia. Sento un senso di reverenza per questi personaggi.

Escludendo i tuoi recenti albi per la linea ABC, hai sempre lavorato all'interno del DC Universe. Ti piacerebbe andare in altri Universi o pensi che quello DC sia un posto confortevole?
Credo che la ragione per cui ho fatto la maggior parte dei miei lavori per la DC sia perché è dove ho iniziato. Ho in progetto di fare qualcosa per la Marvel in futuro. Farò anche qualcosa per la Humanoids.

Parlando di Chase, la tua creazione insieme allo scrittore D. Curtis Johnson: come ti sei sentito quando la serie è stata cancellata? Vedremo in futuro qualche nuova avventura di Chase?
Johnson e io siamo rimasti addolorati dalla chiusura di Chase ma semplicemente le vendite non c'erano. Tuttavia crediamo che la serie stesse raggiungendo un buon livello e se la DC ci avesse permesso di sviluppare ancora la storia penso che la serie avrebbe potuto sopravvivere. C'è sicuramente la possibilità che Chase ritorni e ci sono diversi progetti in piedi che coinvolgono  me e Johnson.

Immagina di poter scegliere qualunque personaggio: quale sceglieresti? E perché?
Mi piacerebbe lavorare ad una storia importante su Batman un giorno. Inoltre adorerei fare qualcosa su Devil, Capitan America o Nick Fury. Non so dirti perché, sento che potrei fare qualcosa di interessante con questi personaggi.
Tavola da Promethea n.1.
VIAGGIO NELLA MAGIA

Parliamo di Promethea. Se dovessi presentarla - in questi mesi in Italia partirà un bimestrale con tutte le serie ABC - che cosa diresti? Quale è per te l'elemento più importante di questa nuova eroina?
Credo che l'elemento più importante sia che Promethea è una serie che spazia nell'immaginazione. Anche gli elementi magici sono importanti. Questi due fattori combinati insieme rendono la storia intensa ed immaginifica. C'è un grande senso di meraviglia quando leggi Promethea. È come se agisca su te in qualche modo attraverso la lettura.

In Promethea sei accreditato come co-creatore (con Alan Moore): qual è stato il tuo contributo?
La parte principale del mio contributo è stato dal punto di vista della caratterizzazione grafica e del design. Ho anche dato qualche idea per la storia. Alan è molto disponibile per qualsiasi idea riguardante la serie.

Com'è lavorare con un Alan Moore, un autore apprezzato in tutto il mondo? Che cosa ti piace di più delle sue sceneggiature?
Amo lavorare con Alan. È davvero un sogno per me perché è il mio scrittore preferito di tutti i tempi. Quello che apprezzo di più negli scritti di Alan è il dettaglio.  E questo mi ispira per essere più dettagliato e meditato mentre realizzo i disegni.

I layout e i design che hai realizzato per Promethea sono molto originali e pieni di energia: come ti vengo in mente queste visioni? Hai preso ispirazione da altri lavori? Da parte mia vedo un sacco di Art Noveau unita alle immagini lisergiche e psichedeliche dei manifesti degli anni '60-70!
Sì, tutto quello che hai citato è un'influenza ma una parte delle cose che disegno appare come per magia. Lascio andare la mia immaginazione mentre disegno. Sento che qualche volta sia meglio andare avanti con quello che ti viene in mente nel momento in cui stai disegnando la tavola. Per me è il modo migliore per lasciare che le immagini siano le più pure possibili. C'è sicuramente qualcosa di magico in tutto questo.

C'è qualche progetto speciale per Promethea? O qualcosa che tu sogni di fare con il personaggio?
Al momento no. Vogliamo solo vedere dove la serie regolare ci porterà. In un certo senso la serie e i personaggi si scrivono da soli. Perciò noi ci gustiamo il viaggio.
Tavola da Promethea n.1.
SUL FUMETTO

Se dovessi scegliere un fumetto da far leggere ad una persona che non ne ha mai letto uno e crede che siano solo roba per ragazzi, quale sarebbe la tua scelta? E perché?
Promethea. Potrebbe sembrare come se stessi tirando acqua al mio mulino ma onestamente credo che Promethea sia al di là dei tipici fumetti. Anche diversi albi europei editi dalla Humanoids o da altri editori sarebbero una buona scelta.

In questo periodo si fa un gran parlare del Web come una nuova frontiera per il fumetto. Qual è la tua opinione?
Sono d'accordo sul fatto che il Web potrebbe essere una grande, nuova frontiera per il fumetto. Ha davvero il potenziale di raggiungere un pubblico molto grande. Ma questo solo se immagini un modo per nuove persone di scegliere i fumetti. Il Web non porterà magicamente qualcuno che non ha mai letto fumetti a andare sulla rete e cercarli. Perciò c'è ancora molto da risolvere. Ma il Web ha la potenzialità per nuove forme di fumetto. E questo è eccitante. Comunque niente potrà sostituire la sensazione fisica di tenere tra le mani un fumetto e leggerlo.

Una delle idee più affascinanti esposte da Scott McCloud è la possibilità sul Web di usare una tavola virtualmente infinita in cui l'artista può creare libero dalle limitazioni della pagina. Pensi che potrebbe essere interessante creare fumetti specificatamente per il Web?
Sì. Ma penso anche che le limitazioni della pagina possano ispirare un artista ad essere più innovativo, spingerlo a tirare fuori nuovi modi per raccontare per immagini. C'è molto da esplorare sia usando il computer sia restando sulla pagina. Dipende da quali sono le preferenze o gli interessi personali.

I fumetti sul Web potrebbero far migliorare il linguaggio fumettistico e creare nuove forme di racconto per immagini?
Sì, n un alcuni casi è vero. Ma penso che il Web alla fine si volgerà verso l'animazione piuttosto che al fumetto perché è il successivo passo logico. Perciò se stai lavorando con un medium digitale come i computer e il Web, la gente coinvolta finirà col fare animazioni per la semplice ragione che ora possono farle abbastanza facilmente.

Che ne pensi dei cartoni on line - come i nuovi personaggi di Stan Lee o le serie animate su icebox.com che coinvolgono autori come Warren Ellis e Rick Veitch? Sono in qualche modo legate col fumetto o sono semplici animazioni per il Web?
Al momento con ho ancora dato uno sguardo attento a quello che stanno facendo. Da quello che ho capito, Stan Lee Media sta facendo animazioni con Flash. Ad ogni modo, credo che siano più interessati all'animazione che al fumetto. Mi sembra che quello che vogliono sia suscitare interesse nella gente per i loro personaggi e stanno usando la tecnologia per farlo invece che la carta stampata. E questo va bene se è questo che vogliono fare. Ancora, dipende dalle preferenze personali.
Tavola da Promethea n.2.
Nel mondo del fumetto attuale è possibile sperimentare? Pensi che i lettori americani siano stati educati a fumetti più sofisticati di quelli di supereroi o credi che la percezione generale sia quella del fumetto come intrattenimento per ragazzi?
Le persone al di fuori di quelle che leggono fumetti pensano ancora che i fumetti sono solo cose per ragazzi. Non so davvero come si possa cambiare questa percezione se non che alcuni dei fumetti più sofisticati vengano trasposti in qualche altro media come ad esempio film. Per esempio Ghostworld di Daniel Clowes è diventato un film. Penso che questa sia una buona cosa fintanto che chi vedrà il film venga chiaramente informato della originaria versione a fumetti, in modo da venire interessato all'originale e da trovarci qualcosa di valore.

Qual è la tua idea per migliorare il mercato dei fumetti e fuggire dalla crisi?
La pubblicità. In media in un qualunque fumetto trovi pubblicità per altri prodotti. Lo stesso potrebbe essere fatto per i fumetti in riviste al di fuori dell'industria fumettistica come quelle musicali, d'intrattenimento e al limite anche in televisione. Questo sarebbe costoso fatto in modo giusto ma se ci fosse un costante richiamo dell'esistenza del fumetto nel pubblico generico, penso che la cosa pagherebbe sulla lunga distanza.

Qual è per te il fumetto perfetto?
Un fumetto che avesse visibilità mondiale e venisse pubblicato per il resto della mia vita.

giovedì 2 aprile 2020

Once we were young... SUPREME 1997

Qualche annetto, nel 1997, giusto lo scorso millennio, firmavo un corposo articolo sul SUPREME di Alan Moore. Il pezzo apparve sul n.1 di Clark's Bar, fanzine cartacea a rigorosa circolazione locale (direi pochi quartieri della mia città) e dalla vertiginosa tiratura, in "eccellenti" fotocopie, di (credo, ma potrei sbagliarmi per eccesso) 150 esemplari.
Ho avventurosamente riesumato l'articolo dal mio hard-disk e, con minimi ritocchi e correzioni, lo presento integralmente a seguire. Devo confessare che pur con qualche eccesso un po' gonzo mi pare funzioni tutt'ora e contenga informazioni interessanti.
Se non avete di meglio da fare e siete su questi lidi, beh... buona lettura!

GIVE US MOORE SUPREME STORIES!!!
Chiacchiere fumose su Supreme, l'ultima fatica di Alan Moore (e mooolto altro ancora!)      
di Smoky Man

PAROLE IN LIBERTÀ
Ancora una volta Mr. Alan Moore non delude.
Seppur ultimamente non si risparmi affatto, neanche  fosse impegnato in una sfida all'ultima goccia d'inchiostro con quell'altro sputa-scritti di Garth Ennis, con SUPREME confeziona l'ennesimo capolavoro.
Per chi ama il buon fumetto non resta che gioire perché ci sono ancora in giro Scrittori e non soltanto scribacchini: c'è una Storia che deve prendere forma e deve essere raccontata.
E Mr. Moore sa raccontare.
Mr. Moore non delude mai!
Probabilmente è del tutto inutile  e scontato a  questo punto, e  anche un piccolo insulto alla Vostra intuizione, ma ci sono dichiarazioni che  hanno il diritto d'essere urlate in suono 3-D, non potendo restare indirette e velate:
(rullo di tamburi, please) l'umilmente Vostro Smoky Man è un  fan spolmonato (a furia di sigarette!) del Divino Moore e non gli sarà mai abbastanza riconoscente per le indelebili emozioni regalategli con i vari WATCHMEN, THE SAGA OF SWAMP THING, A SMALL KILLING, V FOR VENDETTA, THE KILLING JOKE, FROM HELL, 1963, WILD C.A.T.S e decine di altre meravigliose visioni su carta.
Da qui  in avanti non aspettatevi quindi un parere posato e neutro ma striscioni grandi come un lenzuolo e urrà a gogò.
Dopotutto chi altri se non il Genio del Fumetto in persona poteva rivitalizzare un personaggio privo di qualunque spessore quale Supreme? Per chi non lo sapesse, e dovreste essere in molti, Supreme è sostanzialmente il Superman dell'universo Extreme, creato da quella simpatica canaglia di Rob Liefeld. Il buon Rob, cofondatore della casa editrice Image, ultimamente non se la passa troppo bene: dopo essere stato spinto a dare le dimissioni dalla Image perché pare non pagasse i suoi  collaboratori, è giunta anche la rottura della collaborazione con la Marvel, per cui curava le testate Avengers e Captain America, a  causa di scarse vendite. Le avversità non l'hanno però spaventato, così ha trasferito i suoi personaggi alla Maximum Press (ribattezzata poi Awesome Entertainment), sua altra etichetta parallela, con la quale medita bellicosi propositi di rivincita. In una lunga intervista al Comics Journal in cui raccontava la sua versione dei fatti, Rob puntava il dito contro l'ex socio Todd McFarlane che, a suo dire, non solo avrebbe forzato la situazione affinché lo cacciassero, ma avrebbe perso il senso della realtà sentendosi quasi un dio e starebbe attendendo i risultati del film su Spawn per dare la scalata alla Image, diventarne unico padrone per poi rivenderla a qualcuno, ad esempio i tipi della Mattel, e con i soldi incassati realizzare il vero obiettivo della sua vita: acquistare un team di hockey!!! Insomma uno scenario da complotto alla X-files con l'altro, McFarlane, che si difende rispondendo che è già tutto scritto nel nome Liefeld, che suona come "lie" "field", ossia "campo di bugie". Viva la classe!!! 
Lasciando stare i pettegolezzi (ahi!, che lingua biforcuta che ho!), il buon Rob ha affidato Supreme, a partire dal numero 41 della serie regolare (spiegatemi come ha fatto ad arrivare al numero 40!), alle mani sapienti di Alan Moore (ma lo pagherà???) scommettendo quindi su un cavallo stra-vincente e confidando in tal modo di riguadagnarsi i favori dei lettori e le attenzioni della critica del settore da sempre non troppo benevola nei suoi confronti. E non si è certo pentito. Anzi.
Fin dal primo numero, il Grande Alan  mostra che il tocco è sempre quello del fuoriclasse regalandoci una storia piena di guizzi e invenzioni, ponendo le basi in poche pagine per un rinnovamento totale del personaggio.
Con questo albo d'esordio, il guru di Northampton (è qui che il Grande Affabulatore ha avuto i natali più di quarant'anni fa; col tempo è cresciuto a due metri d'altezza, ha messo su una bella zazzera fluente da eterno fricchettone, una roboante voce da orco e soprattutto ha forgiato quello sguardo tenebroso e un po' diabolico che ci scruta dalla foto, una delle poche in circolazione, in quarta di copertina del volume di Watchmen), ottiene lo stesso effetto raggiunto col suo primo numero, il 21, di Swamp Thing, l'epocale "The anatomy lesson".
Stesso obiettivo ma differente strategia per raggiungerlo. Infatti, se con Swampy aveva proceduto uccidendo letteralmente il personaggio, e la sua stessa idea di base, negandogli  qualunque speranza di ritrovare l'umanità perduta perché non vi era rimasta più alcuna umanità in lui, ma solo un'imitazione di essa (leggetevi l'albo se sono stato poco chiaro: vorrebbe dire che non l'avete ancora fatto, miscredenti!!!), con Supreme il character viene fatto rinascere riconducendolo al suo status naturale e al suo riferimento originario, ossia alla icona Superman, ridonandogli quella super-umanità che probabilmente non aveva mai pienamente avuto.
Tavola di apertura di Supreme n. 41. Disegni di Joe Bennett.
Per fare di Supreme un Superman (e dopo la cura Moore, Supreme è più Superman di Superman stesso. Dopotutto, chi è quel tizio bluastro con quel nuovo costume? Non è certo l'Uomo d'Acciaio, al più un suo cugino alla lontana!), Mr. Alan ricrea intorno al character un passato autentico e credibile fin dagli anni '20, tessendo una tela di relazioni e intrecci che rende Supreme un eroe con alle spalle mille battaglie e allori, rispettato nella comunità dei supereroi e con i giusti meriti per essere chiamato "l'eroe più potente della Terra".
È fondamentale in questa costruzione del passato di Supreme, l'uso magistrale che Moore fa della tecnica del flashback. Infatti ogni numero di Supreme è giocato su due piani temporali: il presente dell'eroe e le sue vicende passate. Il flusso dei ricordi si  stacca dalla narrazione corrente (resa con segno moderno ed elegante sia da Joe Bennett, autore dei primi numeri del nuovo corso, sia dall'attuale disegnatore Mark Pajarillo ed in attesa dell'annunciato arrivo dello straordinario Chris Sprouse col #53) tramite le eccezionali tavole di Rick Veitch, già autore di Swamp Thing e di alcune opere revisionistiche sui supereroi (come gli irriverenti e corrosivi The One e Bratpack, editi in Italia dall'inossidabile D. Brolli), realizzate in uno stile volutamente datato e per questo assolutamente irresistibili.
In questi flashback, in realtà storie dentro la storia stessa, Mr. Alan Moore ricostruisce non solo le memorie di Supreme regalandogli avversari, compagni, amicizie ma fa di più, molto di più: ricostruisce per i lettori il percorso stesso del medium supereroistico attraverso la Golden Age e la Silver Age donandoci quel bizzarro, autentico "sense of wonder" che non abbiamo potuto conoscere per motivi anagrafici. Ci viene così mostrato, con un po' di nostalgia, un mondo perduto, scanzonato e ingenuo; un mondo che, sia ben chiaro, fa parte del passato: Supreme è un fumetto degli anni '90, un fumetto che però può esibire come certificato di nobiltà un attaccamento ispirato ai classici e la memoria rispettosa dei grandi Autori.
Copertina di Dave Gibbons il primo numero di 1963.
Per capire meglio l'approccio che Mr.Moore utilizza nella ricostruzione di Supreme è illuminante un'intervista datata 1993 (contenuta in uno splendido libro: COMIC BOOK REBELS, Conversation with the Creators of the New Comics curato da S. Wiater e S. Bissette), anno che segna il suo ritorno al genere superoistico con la realizzazione per la Image di 1963, opera di cui Supreme è palesemente debitore. 1963 è una miniserie di sei numeri, inedita in Italia, in cui viene delineato un pantheon di supereroi in puro stile anni '60 e dove il tentativo, del tutto riuscito, di ricreare l'atmosfera del periodo non si ferma al ritmo lieve e fantasioso delle storie e allo stile dei disegni (con i vari Gibbons, Veitch, Bissette, Totleben e Valentino), ma si spinge fino ai limiti della ricerca filologica con l'uso di una carta analoga agli albi del tempo, l'inserimento di esilaranti false pubblicità e lettere di pseudo-lettori. Nel corso dell'intervista, alla richiesta di spiegazioni circa il suo ritorno con 1963 ai supereroi, Moore rispondeva: «... è un insieme di cose, non ultime le considerazioni economiche... Sebbene la mia estetica sia differente dalla loro ammiro quello che i tipi della Image hanno fatto. Hanno scosso dalle fondamenta l'intera industria del fumetto e credo l'abbiano fatto rendendola migliore. Ma quando si sono rivolti a me, non sapevo affatto se fossi interessato a fare ancora supereroi...Nonostante abbia detto che i soldi siano un fatto da tener presente, non ho mai fatto nulla esclusivamente per denaro e se un progetto non mi è gradito, semplicemente non lo faccio. Inoltre c'era il problema che mi ero stancato dei supereroi postmoderni che erano seguiti dopo Watchmen e Miracleman. Mi sembrava che i fumetti postmoderni fossero come guardarsi in uno specchio distorto ad una fiera, quando vedi quelle immagini grottesche e pensi, "Mio Dio, sono io!". Ecco cosa provavo leggendo alcuni di quei fumetti: notavo elementi stilistici presi dai miei lavori e usati, il più delle volte, come scusa per mostrare una sessualità pruriginosa e violenza gratuita... "Dio, volevo che i fumetti fossero un posto migliore da visitare"... Non c'era traccia del divertimento, della freschezza, della magia che ricordavo negli albi della mia gioventù... Per me, l'elemento più importante era il mondo di immaginazione che i fumetti erano in grado di spalancare. Non era il fatto che Superman potesse distruggere pianeti interi, ma che avesse una Fortezza della Solitudine, e possedesse una città in bottiglia, e che potesse andare avanti ed indietro nel tempo e restare coinvolto in strani paradossi temporali, e che il suo pianeta d'origine avesse un vulcano d'oro ed una montagna di gioielli. Erano queste idee meravigliose e fantastiche che permettevano alla mia mente di viaggiare in tutti quei posti incredibili...erano gli splendidi concetti, non i muscoli dei supereroi a darmi la carica. Ma quando penso ai fumetti postmoderni, non vedo alcun "sense of wonder"...Se devo indicare il fattore più significativo che ha contribuito a forgiare il mio codice morale da bambino, devo dire che non è stata la scuola, non è stata la chiesa. E' stato Superman. Superman aveva un etica ..non era molto sofisticata, si può più o meno riassumere con: "Non mentire. Non uccidere nessuno. Cerca di aiutare il prossimo se è nei guai". È un po' ingenuo e semplificato, ma come codice base di moralità funzionerà fino a che si è cresciuti e si può entrare in distinzioni più sottili... Ora mi chiedo, in un mondo di Punitori e Wolverines, che cosa imparano i ragazzi? Questo mi preoccupa! C'è del nichilismo nel fumetto attuale... Ecco perché ho deciso che poteva essere divertente cercare di ricreare una età del fumetto più innocente, tornando indietro al 1963, che mi sembrava una buon anno, realizzando una linea di fumetti immaginari, come sarebbe stata in quegli anni, con  tutta quell'innocenza e quell'ingenuità intatta!
Ho anche creato i fumetti in un modo che fosse consistente col modo in cui venivano realizzati prima: invece di fare una sceneggiatura dettagliata, scrivevo solo una descrizione del plot e della tavola per l'artista che avrebbe disegnato le pagine, e poi aggiungevo i dialoghi... Fare 1963 è stato un gran bel divertimento per me... e mi ha riportato indietro alle ragioni per cui ho iniziato ad occuparmi di fumetti...»
Tavola da Supreme n. 42. Disegni di Joe Bennett.
Ecco che, con Supreme, Moore porta queste considerazioni (e l'amore dichiarato per Superman) oltre, cercando di erigere una Modern Golden Age in cui la fantasia si dispieghi libera di stupire conservando sempre un senso etico, senza deragliare negli abusati stilemi del pulp, del neo-gotico, del vertigheggiante ad ogni costo.
E in Supreme infatti, vediamo come convivano tante idee, tanti spunti di sapore anche diverso: nozioni tratte da libri di fisica e astronomia, trasvolate nel mondo dell'arte, un pizzico di psicoanalisi, uno sguardo critico e divertito alla realtà del mondo dei comics, la passione per i vecchi albi e l'amore immutato per il mondo variopinto e rumoroso degli eroi in calzamaglia. Mr. Moore dirige il tutto con sapienza lasciando che la storia vada leggera, smorzandone le curve e lasciando che sia la spettacolarità della fantasia a fare strada, costruendo in poche battute la personalità dei personaggi e la loro morale, dosando il bizzarro e l'orrido, il divertissement e la denuncia sociale come un esperto alchimista della parola. Tutte queste tematiche hanno una chiara spiegazione in quanto Moore dichiarava nel 1995 a Fumo di China nell'Annuario del fumetto: «... leggo circa 4 romanzi o 4 libri in genere a settimana...il mio cervello è come una spugna impregnata di idee in cui, da quando avevo 25 anni, ho cominciato a mettere dentro di tutto. E continuo tuttora a farlo...là in testa abbiamo un sacco di spazio: l'importante è creare collegamenti, riempirsi la testa del più alto numero di roba possibile, anche se inutile,  ficcarcela dentro...»
Ecco un consiglio che molti scrittori o aspiranti tali dovrebbero seguire!

Inizialmente il Nostro Autore aveva firmato un contratto per 12 numeri ma questo è stato recentemente prolungato, per la gioia mia e di migliaia di fan, per almeno un altro anno: lunga vita a Supreme!!!

LA STORIA SUPREMA: PAROLA DI MOORE
Attenzione: verranno svelati particolari sulle vicende narrate. I lettori sensibili che odiano le rivelazioni possono non leggere. Chi invece dispera di vedere in Italia in tempi brevi questo capolavoro, può cominciare a farsi venire l'acquolina in bocca leggendo il seguente veloce (?) resoconto. Parola di Smoky Man.
Nel #41 ("The Land of Thousand Supremes"), dedicato alla memoria di Curt Swan, disegnatore storico di Superman negli anni '60, scomparso nel 1996, Supreme crede d'aver fatto finalmente ritorno sulla vera Terra, dopo aver vagato a lungo per il cosmo. Ma la speranza dura poco. Infatti, la Terra si trova in uno strano stato di fluttuazione attraverso lo spazio-tempo e il Nostro viene improvvisamente attaccato da un gruppo di super-esseri con le fattezze di sue versioni alternative. A questo punto è inevitabile lo scontro di rito, con  Supreme che viene messo k.o. dall'intervento di una sua versione topesca (!). In realtà, il gruppo di Supremes alternativi aveva buone intenzioni: condurre Supreme alla Supremazia affinché venisse compiuta la Revisione prima che lo stato di fluttuazione della Terra cessasse. Deciso a seguirli attraverso un portale dimensionale, Supreme giunge nella Supremazia ,un luogo-non-luogo dove vivono tutte le precedenti versioni di Supreme.
In una sarabanda  di apparizioni di bizzarri Supremes e di spiegazioni al limite del paradosso temporale, l'eroe decide di accettare la responsabilità di "nuovo Supreme", una "nuova" Suprema Incarnazione per una "nuova" Terra consolidata dopo le perturbazioni dello spazio-tempo.
Vediamo così l'eroe attraversare un altro portale e materializzarsi, in abiti normali e un po' spaesato, proprio mentre esce dal ripostiglio delle scope (!) della Dazzle Comics dove Ethan Crane, alter-ego di Supreme, lavora come disegnatore (!) di un fumetto chiamato Omniman (!) scritto da Bill Friday, eccentrico scrittore inglese (!).

Nel #42 ("Secrets Origins"), inizia per Ethan Crane la ricerca delle proprie memorie, eventi passati che si sono realizzati nel continuum del Supreme "rivisitato" nel momento in cui ha fatto ritorno nella realtà dalla Supremazia. Per questo motivo, Ethan si reca a Littlehaven. Assistiamo così ad un flashback che svela le sue origini  e all' incontro con l'ormai settantenne Judy Jordan, sua fiamma di gioventù; segue un altro flashback che  mostra uno scontro con Darius Dax, la sua nemesi  primaria, e l'intervento della Lega dell'Infinito, un gruppo veramente strampalato di supereroi provenienti da varie epoche con l'apparizione straordinaria di un tipo semi-invulnerabile proveniente dall'antica Grecia (indovinate chi è? Mica voglio rovinarvi tutte le sorprese!).
Il  #43 ("Obscured by Clouds")  è incentrato sulle vicende della Cittadella Suprema, la base orbitante di Supreme da lui stesso costruita nel 1939, si dipana attraverso uno splendido flashback  (qualcuno è entrato nella Cittadella e sfida Supreme a scoprirne l'identità) per concludersi svelando la sconvolgente verità su chi, nei trent'anni d'assenza dell'eroe in viaggio per gli spazi siderali, ha vissuto ed attualmente vive nella stazione.

Nel #44 ("The Age of Gold"), Supreme attiva dopo diversi decenni di silenzio il segnale di chiamata per i suoi compagni dell'A.S.A, Allied  Supermen of America (team di cui facevano parte  alcuni supereroi già noti ai fan Image nostrani: Glory, Super Patriot, Mighty Man e Die Hard), e attende il loro arrivo nella sede segreta, ormai in disuso. Solo in pochi si fanno vivi e per Supreme è tempo di riandare con la memoria  al Capodanno del 1950, causa dello scioglimento del gruppo.
L'intero ricordo del nostro eroe ricalca, nella struttura narrativa, il "Canto di Natale" di Dickens. Secondo la modesta opinione del Vostro amato Smoky Man, si tratta del miglior episodio della serie: è un albo da 10 e Supreme-lode, da leggere e rileggere finché ogni parola, ogni vignetta divenga patrimonio genetico del lettore. Tranquilli tutti gli altri episodi sono "solo" da 10 e lode!!! 

Nel #45 ("Supremium"), Ethan, che agli occhi della gente comune è amico di Supreme, su richiesta di Diana Dane, sceneggiatrice di "Warrior Woman", deve intercedere presso il nostro eroe in favore di Billy Friday. Lo scrittore è desideroso di visitare la Cittadella per raccogliere materiale per una nuova linea di comics. Il tour attraverso le meraviglie contenute nella stazione orbitante cambierà radicalmente la vita, e non in senso metaforico, dell'eccentrico sceneggiatore.
Inoltre retroscena sul supremium e su Sally, la sorella di Ethan, con spericolate incursioni nel mondo dell'arte moderna (che cosa ha in comune Supreme con Picasso e Mondrian? Chi vivrà, leggerà!).
Nel #46 ("The Girl of our Dreams"), Supreme va alla ricerca di Suprema che, durante la sua lunga assenza nello spazio, aveva preso il ruolo di paladino della Terra e, a causa dell'assunzione di questa responsabilità, era caduta vittima di un avversario del Nostro.

Nei  #47-48-49 ("The Finest of all possible Worlds","Just Image","There is a light that never goes out..."), Ethan si reca a Star City per far visita al suo amico di lunga data Taylor Kendall, alias Professor Night (e se Supreme è Superman, Nighty è Batman ) ma lo attende una brutta sorpresa: il  compagno di tante avventure, insieme con la sua partner, Twilight, the Girl Marvel, si trova da quasi tre decenni in uno stato catatonico.
Dopo un'immersione nello Spazio della Mente all'inutile ricerca dell'anima del suo amico, Supreme intuisce che, dietro tutta questa storia, si cela un nemico estremamente pericoloso che credeva morto.
Per affrontarlo e salvare così Night e la sua compagna, chiede aiuto ai suoi amici Alleati, gruppo nato nel 1960 dalle ceneri dell'A.S.A., e insieme scopriranno che a tessere l'intrigo è un avversario ben più potente ed insidioso. Nonostante tutto, unendo le forze, riusciranno ad avere la meglio.
Una speciale menzione merita lo strabiliante inserto-memoria di Rick Veitch nel #49, in uno stile tra la postura supereroica classica di Neal Adams e le inquadrature psichedeliche del Captain Marvel di  Jim Starlin. 

Nel #50 ("A Love Supreme"), Ethan si reca a casa di Diana Dane, per cui ha un debole, per discutere sulla sceneggiatura di un fumetto: la conversazione verterà sulla possibilità per un supereroe di vivere una storia d'amore prendendo come ispirazione gli amori di Supreme.
Nel #51 ("A Roster of Rogues"), Supreme ripensa con nostalgia ai suoi vecchi nemici degli anni '60 dopo che la sede della Dazzle è stata attaccata da un cyborg fan; di ritorno alla Cittadella scoprirà che non tutti i nemici d'un tempo sono solo un ricordo.

PAROLE IN LIBERTA'-BIS
Non pago d'aver rivoluzionato con successo Supreme, il Mago Moore (premio Eisner 1997, ossia gli Oscar del fumetto americano, come miglior sceneggiatore per Supreme e From Hell) ha puntato ancora più in alto, con l'assenso incondizionato dell'amico Rob: resuscitare l'intero universo Extreme!
Ha infatti realizzato una miniserie di 3 numeri, Judgment day, uscita nei mesi estivi  (nel team creativo sono presenti diversi nomi di punta come Gibbons, Platt, Giffen, Sprouse, Starlin, Pollina e lo stesso Liefeld), che nei suoi sviluppi coinvolgerà tutti i titoli della Awesome Entertainment. La vicenda avrà come centro narrativo un processo.
«Ci sarà un supereroe alla sbarra, - ha dichiarato Moore - un supereroe assassinato, i testimoni e la corte saranno anch'essi supereroi, e nel corso del dibattimento ci saranno delle ramificazioni che condurranno direttamente alle origini dell'universo Extreme
«Non solo realizzerò Judgment day - ha continuato - ma sto lavorando a delle note sinottiche  che verranno utilizzate per le serie originate da Judgment day. Titoli come Youngblood e Newmen verranno cambiati, rivisitati e condotti entro la visione complessiva che sto sviluppando. Sapevo che avrei dovuto creare qualcosa che fosse interessante e dinamico e che permettesse diverse possibilità di evoluzione. Qualcosa di simile agli universi fumettistici degli anni '40, '50 e '60. Allora i supereroi erano solo una parte del mercato, c'erano anche fumetti western, umoristici, romantici, di guerra...
Qualunque genere fosse, aveva un posto nel mercato da qualche parte. Penso che questo fosse meglio, perciò ho cercato di creare un Universo fumettistico completamente tridimensionale che permetta tutte queste possibilità.»
Il vostro Smoky Man è in attesa di leggere il numero finale e posso dire che sono piuttosto curioso di vedere come andrà a finire perchè la vicenda è decisamente intrigante, magistralmente orchestrata dalla solita magica scrittura di Mr. Moore!
In conclusione, ispirato dalle illuminanti parole dell'amico Mollica, promotore, come il sottoscritto, dell'estetica dello stupore, posso affermare che Supreme è un fumetto... "bellissimo" (e anche Judgment day promette bene).
Perciò invito tutti i lettori a cercare in tutti i modi di far pubblicare in Italia le imprese dell'eroe Supremo. A tal fine ho meditato alcune strategie direi quasi fulminanti:
1) Ricattare M. M. Lupoi col miraggio di una cura tricologica infallibile affinché la Marvel Italia, che ormai fa man bassa di tutto, compresa l’IMAGinifica concorrenza, dia alle stampe  il Nostro.
2) Organizzare una campagna referendaria sul quesito: "Volete che lo Stato editi a sue spese tutte le storie passate, presenti e future di Alan Moore e che poi spedisca le stesse a domicilio di tutti gli italiani intimandone la lettura o la visione ai maggiori di anni tre?".
3) Costringere Umberto Eco a scrivere un saggio entusiasta, venduto in milioni di copie e mai letto da nessuno, su Supreme. State certi che allora qualche editore rapace pubblicherà le Sue avventure: Eco garantisce!

Cuccurucucu a tutti i lettori ed arrivederci per  le prossime logorroiche discettazioni.
PS: La casa editrice Phoenix ha annunciato, nell'ottica di ampliamento delle proprie proposte, la prossima pubblicazione di Supreme. Conoscendo la svizzera (?!?) puntualità delle uscite della casa di D. Brolli il consiglio è: incrociamo le dita!
Il n.1 di Supreme, edizione Phoenix, l''unico edito dalla casa editrice.