martedì 8 ottobre 2019

recensioni in 4 parole [70]

Il genio senza limiti. 
Oscura è l'avventura. 
Saluti da Undead
L'Amore. La Morte.
Il furore. La fragilità.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Joe Galaxy Comics
di Massimo Mattioli
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 192 pagine, colore
Prezzo: € 23
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI e QUI

The Thousand Demon Tree (English)
di Jeffrey Alan Love (testi e disegni)
Editore: Flesk Publications
Formato: cartonato, 96 pagine, colore
Prezzo: $ 25.95
Anno di pubblicazione: 2018/19
Per qualche parola in più: QUI 

Saluti da Undead
di A. Bilotta (testi), Paolo Bacilieri (disegni, with a little help from V. Filosa e F.R. Rossin)
Copertina: Marco Mastrazzo
Editore: Sergio Bonelli (collana Speciale Dylan Dog N.33)
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

Francis Bacon - La violenza di una rosa
di Cristina Portolano (testi e disegni)
Editore: Centauria
Formato: cartonato, 128 pagine, colore
Prezzo: € 19,90
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

venerdì 4 ottobre 2019

Treviso 2019: poker servito!

Art by Dr. Pira.
Anche quest'anno si è rinnovata (in splendida compagnia) l'annuale rigenerante tradizione settembrina della visita a Treviso per gustarmi le bontà del TREVISO COMIC BOOK FESTIVAL (e del prosecco e spritz, ovviamente!).

Inutile girarci intorno, è sempre un toccasana passeggiare per la bella e rilassante (per lo meno per chi ci capita estemporaneamente come me) città veneta - baciata da un meteo assolutamente benevolo - ad ammirare mostre, partecipare a incontri, confrontarsi, chiacchierare con gli amici, vagare, scoprire nuovi e vecchi fumetti & fumettisti.
Viva il TCBF (e "ciao Lucca!")!!!
Il manifesto del TCBF 2019 realizzato da Jon McNaught.
Entrando più nel dettaglio della mia personale due giorni (sabato-domenica), segnalo la strepitosa mostra presso Fondazione Benetton della straordinaria GABRIELLA GIANDELLI: esposizione maestosa e ricchissima di un'artista dalla mano e dall'immaginario felicissimi, capace di raccontare interi mondi con un'immagine. Non nascondo che mi è venuta voglia di riscoprire e/o rileggere i suoi lavori!
 
 
 
 
 
 
Scatti dalla mostra della fenomenale GABRIELLA GIANDELLI.
A seguire la scoperta (e si viene a Treviso proprio per questo!) di due britannici: Sophy Hollington con le sue incisioni e illustrazioni dal richiamo, al contempo, moderno e gotico e Jon McNaught, autore del manifesto del festival, che firma tavole dense di vignette e colori. Interessantissimi!
Scatti dalla mostra di Sophy Hollington.
 
Scatti dalla mostra di Jon McNaught.
Immancabile il Boscarato con la sempre frizzante conduzione di Alessandro Baronciani: per la lista completa dei premiati rimando a Fumettologica ma rimarco la mia soddisfazione per il premio a Iron Kobra (nella categoria "Miglior Fumetto Italiano"), realizzato dai magnifici AkaB (ah, quanto ci manchi... ma ci sei, comunque!) & Officina Infernale, e per quello a Paolo Bacilieri ("Miglior Autore Unico Italiano") a cui, fossi io a decidere, assegnerei tutti i premi possibili e la finirei una volta per sempre (se volete leggere il report del Paolo nazionale vi rimando al suo blog: qui)!
Officina Infernale riceve il premio per Iron Kobra.
Corposo ed eterogeneo il poker di mostre ospitate a Casa Robegan: intensa e intrigante quella dedicata a Thomas Campi, deliziosa quella di Giorgia Marras con la sua Sissi, pop il giusto quella dell'americano Jason Howard, sorprendente e divertente quella di Noemi Vola e Andrea Antinori (con tanto di special guest!).
Scatti dalla mostra di Thomas Campi.
Scatto dalla mostra di Giorgia Marras.
Scatti dalla mostra di Jason Howard.
Riguardo la mostra mercato, cambio di location nello storico Palazzo Carlo Alberto (già sede della Questura di Treviso) ma stesso problema dell'anno scorso: fila agli ingressi seppur ben gestita e, tutto sommato, abbastanza scorrevole... ricordando che l'accesso è gratis, eh!
TV tvttb!
Si tratta di sicuro di un segno del successo della manifestazione ma, sarà che con l'età che avanza diminuisce la pazienza (e Treviso mi aveva, forse, troppo ben abituato), è stata questa la ragione del poco tempo trascorso tra editori e affini, rispetto a quello che avrei voluto. Nulla di grave sia chiaro e di certo va sottolineato il massimo sforzo dell'organizzazione che ha reso agibile uno spazio simile in tempi record, da quel che mi è dato sapere. Per la perfezione sono certo al TCBF si stanno attrezzando! ;)

Il "bottino" del Festival è assai limitato ma di qualità: il recupero di The Wizard Hat di Spugna, il "nuovo" di Palloni (che oramai vince, meritatamente, tutto... come sceneggiatore!), una cassettina TINALS firmata Bacilieri e maglietta & sporta del Festival (doverosi!). Idem sul fronte sketch: un archeologico Dr. Pira e un suadente King Panella (a cui va un abbraccio extra-large!).
Art by King Panella.
Sicuramente dimentico qualcosa e qualcuno (cito random, giusto per citare... bello rivedere Officina Infernale, Corradi, Giacon, Frongia!), ahimè: è certo però mi son perso tutti i talk (sigh!) e ho mancato la mostra di Filosa (sob!).

Un grazie conclusivo ai baldi responsabili dell'organizzazione Alpo e Nic & a tutta la gang coinvolta, volontari compresi: ci si rivede presto, sicuro!

venerdì 27 settembre 2019

Essere Alan Moore

ORDINA QUI!
Breve post per segnalare che non restano poi tante copie della piccola tiratura del nostro barbuto libello, per cui... affrettatevi, se potete!!!

Colgo l'occasione poi per ringraziare gli amici de Lo Spazio Bianco per lo spot promozionale (QUI) & il Conte per aver diffuso la sua introduzione al volume sul prestigioso Minima&Moralia (QUI) e... avermi iperbolicamente definito "tra i massimi esperti mondiali dell’autore inglese" (troppo buono ma non rispondente alla realtà!). 
Un ringraziamento anche a Fumettologica che, proprio oggi, propone un... "assaggio" (5 estratti, guarda caso) del libro (QUI).

Il libro può essere acquistato via PayPal al prezzo di 11 euro (9 per il volume + 2 per la spedizione come piego di libri, packaging incluso).

Che Glicone sia con voi! ;)

domenica 8 settembre 2019

ALAN MOORE: 5 INTERVISTE

ORDINA QUI!
Era da diverso tempo che ci lavoravo (direi qualche annetto!) ma ora finalmente posso annunciarlo: il volume Alan Moore: 5 interviste (A5 brossurato, 112 pagine, b/n) è un oggetto reale e disponibile per chi fosse interessato!!!

Trattasi di una piccola auto-produzione realizzata in collaborazione con l'amico Angelo Secci (e la sua DIART DIGITAL ART), autore anche della psichedelica copertina.

Il libro può essere acquistato via PayPal al prezzo di 11 euro (9 per il volume + 2 per la spedizione come piego di libri, packaging incluso).

Al momento sono disponibili un centinaio di copie. Se occorrono ulteriori informazioni o dettagli, scrivete a info (at) diartdigitalart.com o al solito smoky_man (at) yahoo.com

Il volume include 5 interviste: 3 del tutto inedite in Italia; 2 oramai di difficile reperimento, ossia l'intervista inclusa nel volume Alan Moore: biografia, testi, fotografie (2002, Black Velvet) e quella apparsa nel 2008, in due parti, sulle riviste Scuola di Fumetto e Blue (Coniglio Editore).

Le interviste, pubblicate tra il 2000 e il 2017, sono firmate da Koom Kankesan, George Khoury, Omar Martini, Raphael Sassaki e da Antonio Solinas (con la mia collaborazione). 
Queste edizione è inoltre impreziosita dall'introduzione di Adriano Ercolani e dalle illustrazioni di Tiziano Angri, Onofrio Catacchio, Massimiliano Leomacs Leonardo, Gianluca Pagliarani e Armando Rossi, senza dimenticare il blurb in quarta di copertina firmato da Paul Gravett.
Grazie a tutti per il loro inestimabile contributo e consenso alla pubblicazione! In particolar modo è stato difficile scegliere i ritratti, in pratica una scelta pressoché "casuale" tra gli amati pezzi della mia collezione; per l'inevitabile esclusione mi scuso quindi con gli amici artisti che negli anni hanno per me realizzato la loro versione del barbuto di Northampton: che Glicone sia con voi (e spero ci siano altre occasioni in futuro)!

Che altro aggiungere? Beh... aspettiamo i vostri ordini e successivi pareri sul volume! ;)
ORDINA QUI!
Ricordo ancora che il libro può essere acquistato QUI al prezzo di 11 euro (spedizione inclusa).

mercoledì 4 settembre 2019

JOHN PAUL LEON: Maestro del bianco e nero

Ordina QUI.
Nel seguito potete leggere la traduzione di un'intervista a JOHN PAUL LEON, acclamato (e da me amatissimo) fumettista americano, maestro del bianco e nero, con collaborazioni con le principali case editrici USA (Marvel, DC, Dark Horse), disegnatore della memorabile serie Terra X.

L'intervista è inclusa nello splendido volume MASTER OF COMICS (pubblicato lo scorso Giugno da Insight Editions), scritto e curato dall'amico Joel Meadows, già ideatore ed editor-in-chief della rivista Tripwire.
Il volume, un must-have che può essere ordinato QUI, contiene, oltre a quella con Leon, interviste ad artisti del calibro di Travis Charest, Mike Kaluta, il nostro Milo Manara, Sean Phillips, Walter Simonson, Bill Sienkiewicz - e molti altri ancora - che raccontano la loro vita al tavolo da disegno e il loro approccio creativo. 

L'intervista a Leon è stata raccolta a New York nel 2017. 
Un grazie particolare a Joel per l'autorizzazione alla traduzione e pubblicazione di questa intervista e i più sentiti complimenti per lo splendido volume.

A voi tutti, buona lettura
Tutte le immagini nel seguito sono opera di John Paul Leon. 
Copertina per Batman: Creature of The Night n.2.
John Paul Leon: Come è la tua tipica giornata lavorativa?
Joel Meadows: Di norma mi sveglio verso le sette. Porto mia figlia a scuola e verso le nove sono in studio. Alcuni giorni un po’ prima, altri un po’ dopo. Faccio colazione, di solito di fronte al computer mentre guardo le email. Probabilmente inizio a disegnare tra le nove e trenta e le dieci. Lavoro un po’ di ore fino all’una. Poi pranzo e ricomincio a lavorare fino alle tre quando vado a riprendere mia figlia. Di solito ritorno in studio verso le otto, nove di sera per un paio d’orette, dipende dalle scadenze. A volte devo restare fino a tarda notte, fino alle due del mattino, ma col passare degli anni diventa sempre più difficile. Un tempo ero un vero nottambulo ma ora non riesco più a reggere quei ritmi.

Lavori in digitale oppure con strumenti tradizionali?
È tutto fisico, analogico. Disegno a mano, in modo tradizionale. L’unica cosa che faccio in digitale è un po’ di pulizia sull’immagine scansionata e, se sono io il colorista, la colorazione è realizzata al pc.
Naturalmente la consegna del lavoro è in digitale.

Usi il computer in qualche altra fase del tuo lavoro?
Una cosa che è cambiata negli anni è che, un tempo, la maggior parte della documentazione e dei riferimenti che mi servivano li ricavavo dai libri oppure andavo in biblioteca. Oggi quando mi servono delle immagini, trascorro sempre più tempo davanti al computer, nella mia postazione di disegno, a fare ricerche. E passo davanti allo schermo un mucchio di tempo, probabilmente più di quanto dovrei. Così posso semplicemente uscire di testa andando a caccia di reference. 
Tavola da Terra X n.7.
Il tuo studio, un garage riconvertito, si trova nella tua abitazione. Che cosa contiene? E quanto è stato importante lavorare a casa seppur lo studio sia fisicamente separato da essa?
Lo studio è parte della casa ma non è comunicante con essa. Ci sono alcuni originali incorniciati ma per il resto è un bel caos. Ci sono un mucchio di libri. Non sono per nulla un tipo da action figure. Non c’è abbastanza spazio sui muri per appendere poster o robe simili. È uno studio piuttosto piccolo e le pareti sono piene di librerie. È tutto stipato e tutte le tavole originali sono impilate oppure arrotolate. Era importante che lo studio fosse in qualche modo separato dalla casa. In questo modo posso avere un cambio di approccio mentale tra lo stare in casa e il lavorare nello studio.

Ti piace la vicinanza di tua figlia mentre lavori?
Ha dodici anni. D’estate mi piace perché rimane in studio con me tutto il giorno. A volte fa i compiti mentre io lavoro. La porta è sempre aperta.

Mentre disegni ascolti della musica?
Solitamente non ascolto musica quanto sto facendo dei layout, mi distrae. Sempre più spesso ascolto podcast oppure interviste. Quando inchiostro, dal momento che a quel punto gran parte del disegno dovrebbe essere a posto, posso ascoltare qualcosa, a volte no. Mi capita di ascoltare musica in cerca di ispirazione emotiva.

Metti mai della musica specifica per catturare l’atmosfera di una scena che stai disegnando?
Non funziona. Ci ho provato ma è un po’ troppo forzato. Ho cercato di aspettare per farmi ispirare ma no, non funziona per me. Così cerco di andarci piano e di... ingannarmi. Magari metto qualcosa che non c’entra nulla, qualcosa di inconsueto. Così riesco a concentrarmi sul disegno, a ritrovare un po' di ispirazione e poi magari posso anche mettere della musica più in tema.
Layout per The Winter Men.
Quando lavori su un progetto fai diverse versioni dei layout?
Dipende dalla fase in cui mi trovo nel disegnare. Di solito per le prime pagine realizzo dei layout abbastanza dettagliati e definiti. Credo sia il mio modo di entrare in sintonia con la storia. Nel proseguo i layout diventano più abbozzati e soggetti a variazioni. Ma a quel punto so già come stanno le cose e come la storia procederà. Per cui i layout tendono a diventare più approssimativi via via che disegno.
Per le copertine i layout sono dettagliati: voglio poter mostrare un’immagine che sia una buona indicazione di quello che sarà il disegno finale. 

Quanto sono definite le tue matite?
Quando sono in quella fase ci sono momenti in cui sento la necessità di definire il disegno nel dettaglio e non lasciare che venga finalizzato durante l'inchiostrazione per cui devo stringere i denti e farlo con le matite. Ma cerco di lasciare qualcosa per quando inchiostro, in modo da dare un po' di freschezza al disegno perché, alla fin fine, quello che il lettore vedrà sono le linee inchiostrate.  
Matite per The Winter Men.
Qual è il tuo approccio quando disegni una storia a fumetti?
Leggo la sceneggiatura un paio di volte e per ogni pagina cerco di decidere quale sia la vignetta più importante che di solito, sulla tavola finale, sarà quella più grande. Questo è un piccolo trucco che ho imparato da Walter [Simonson] anche se non è sempre vero. Dopo aver diviso la sceneggiatura in vignette, in modo da separarmi dallo script cartaceo e sapere che dialoghi ci saranno, inizio le ricerche per i vari riferimenti grafici. Mentre leggo sottolineo dei passaggi: "Ecco avrò bisogno di questo. Mi servirà un aeroporto o una veduta di una città per questa vignetta...", in modo da tenere traccia di quello che dovrò cercare; poi inizio le ricerche. Una volta trovato tutto quello che mi serve, ad esempio per la prima pagina, inizio a lavorarci.
Per cui creo delle cartelle sul mio computer per ogni progetto, una cartella per le reference con dentro tutti i materiali di cui ho bisogno per disegnare la storia. Ad esempio, quando ho lavorato su Batman Terminal la storia era ambientata in un aeroporto per cui avevo una cartella dedicata agli aeroporti, agli ambienti aeroportuali, passeggeri in aeroporto e bagagli. Che tipo di aereo dovevo disegnare? Un Airbus 380: una cartella tutta per lui e i suoi interni. Ho dovuto trovare fotografie anche per il portello d’accesso. Come si apriva? Ho dovuto guardare dei video su YouTube per capire come si aprono i portelloni degli aerei. Batman lo apre usando il Batarang. Come fa? Come ci riesce? Intendo l’azione fisica in sé… Quei portelli non hanno certo un pomello d’apertura! 

Quanto sei veloce come disegnatore?
Sono lento. Ma tutto dipende dalle scadenze. Penso di poter lavorare con diverse impostazioni di velocità ma di solito sono tutte piuttosto lente tranne per la modalità "emergenza" ossia quando devo fare qualcosa che deve essere pronto in un'ora (e questo non è mai un bene per la salute).
Di solito le fasi sono layout, matite e inchiostrazione; realisticamente impiego tre giorni a tavola, dal layout agli inchiostri. Per disegnare e inchiostrare un albo di venti pagine impiego circa otto settimane.

Parlaci del processo creativo per realizzare una copertina.
Di solito impiego una settimana. Per una illustrazione di copertina, più informazioni mi danno sulla storia e meglio è. Non mi piace molto realizzare una cover quando l’unica indicazione è “fai qualcosa di iconico!” Lo trovo molto difficile. Per questo cerco di avere la sceneggiatura della storia e se non è possibile richiedo di sapere quanto più possibile sull’albo in questione perché voglio realizzare un’illustrazione che sia legata a quello che accade nel fumetto.
Riguardo la realizzazione effettiva il procedimento è sempre il solito. Una volta che sono a conoscenza di quale sia la storia, posso iniziare con le reference. Potrebbe essere un “collage” di diversi elementi? Di solito esploro diverse opzioni. Una potrebbe essere un “collage”, l’altra una illustrazione ispirata direttamente da una scena della storia oppure qualcosa meno immediato come una soluzione maggiormente grafica e poi si deciderà.
Copertina per Sheriff of Babylon n.3.
Di solito quante revisioni per una copertina?  
Le revisioni di solito avvengono nella fase di bozzetto. E questo è il motivo per cui voglio fare dei bozzetti il più possibile dettagliati in modo che sia chiaro quale sarà il risultato finale ed evitare che, una volta finito debba, debba cambiare qualcosa. Ogni tanto sistemo modifico un po’ i colori ma di solito non si tratta di interventi rilevanti. Mi piace realizzare cover. Mi fa sentire un vero illustratore.

Che strumenti utilizzi per disegnare? Usi molti pennarelli, vero? 
Non uso molto i marker, come si potrebbe pensare. Usavo molti pennini numero 107. Non li uso più tanto anche se a volte li utilizzo ancora. Ho iniziato invece a usare delle stilografiche: sono una sorta d’incrocio tra un marker e un pennino e non c’è bisogno di immergerle nell’inchiostro per cui si guadagna in velocità. L’inchiostro è molto buono. Uso anche pennelli Winsor & Newton serie 7, un sacco di bianchetto e marker. Utilizzo anche dei pennarelli Micron. Più o meno sono questi gli strumenti che uso per disegnare.

Ti capita spesso di ridisegnare qualcosa in una tavola?
Torno spesso sul disegno cercando di fare le cose nel modo giusto, in questo senso “ridisegno” ma non cambio l’impostazione di una tavola una volta stabilita. A volte può capitare che decida di aggiungere una vignetta. Ma una volta che una tavola è impostata difficilmente la modifico, rimane praticamente così come l’ho concepita. 
Tavola da Detective Comics n.35 (Terminal: Part One).
Apporti delle modifiche agli inchiostri?
Si tratta per lo più di ripulire la tavola. I miei originali sono così stratificati di inchiostro e bianchetto che quando li scansiono devo ripulirli un po’ del bianco in eccesso, sono sempre un po’ sporchi.

Quali artisti ti hanno influenzato? 
Sono cresciuto negli anni ’80 per cui disegnatori come Walt [Simonson] e Bill Sienkiewicz mi hanno fortemente influenzato. Loro hanno davvero alzato l’asticella. Leggevo comics mainstream, non ero un tipo da fumetto underground. Ma poi sono andato alla SVA [la School of Visual Arts di New York], ho studiato illustrazione e ho conosciuto un sacco di illustratori degli anni ’50… artisti come Bernie Fuchs, Robert Fawcett, Austin Briggs e Noel Sickles mi hanno influenzato tantissimo.

I tuoi lavori mostrano una grande padronanza del bianco e nero.
Ho scoperto Alex Toth quando ho iniziato a lavorare a Static per cui non lo conoscevo fino a quando non sono diventato un professionista: da quel momento è cambiato tutto per me.

È anche evidente l’influenza delle strisce pubblicate sui giornali nella prima metà del secolo scorso…
I disegnatori delle strisce avventurose di quel periodo, come Alex Raymond, erano capaci di creare interessanti composizioni semplicemente ritraendo personaggi ben vestiti che parlavano tra loro… un qualcosa che mi ha sempre affascinato. 
Coperina per Superman Unchained n.2.
Sei un classico disegnatore in bianco e nero ma crei anche immagini a colori. Che tipo di sfida, come artista, rappresenta per te il colore?
Il colore non è una cosa che mi riesce naturale. Ho preso pian piano confidenza via via che realizzavo delle copertine. Sostanzialmente la sfida è quella di migliorare un’immagine in bianco e nero utilizzando il colore, non è necessariamente un miglioramento ma un qualcosa che funziona a sé. Sono sempre soddisfatto dal bianco e nero e penso che funzioni perfettamente come disegno finito. Per cui il colore non dovrebbe essere decorativo rispetto al bianco e nero ma dovrebbe avere una propria forza come entità distinta. È questa la sfida più grande.

lunedì 26 agosto 2019

recensioni in 4 parole [69]

Bullismo. Adolescenza. Sangue. Vampiri.
Il grande fumetto britannico!
Zaffino va sempre bene!
Un comico ci vuole.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Happiness N.1 
di Shuzo Oshimi
Editore: Planet Manga/Panini Comics
Formato: cartonato, 192 pagine, b/n
Prezzo: € 5,50
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI

Mazeworld (English)
di Alan Grant (testi), Arthur Ranson (disegni)
Editore: 2000AD Graphic Novels
Formato: brossurato, 192 pagine, colore
Prezzo: £ 19.99 UK
Anno di pubblicazione: 2018
Per qualche parola in più: QUI e QUI (English)

Conan il Barbaro N.3
di Jason Aaron (testi), Gerardo Zaffino, Mahmud A. Asrar (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: € 3,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI 

Groucho Primo
di A. Bilotta (testi) & S. Ponchione (disegni); R. Torti (t/d); T. Faraci (t) & S. Ziche (d)
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Editore: Sergio Bonelli (collana Dylan Dog Color Fest N.30)
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 5,50
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

sabato 3 agosto 2019

Alessandro Bilotta e... Miracleman

Illustrazione di Carmine Di Giandomenico.
Come se si trattasse delle tasche di Eta Beta, dall'archivio di Ultrazine.org continuano a riemergere piccole grandi gemme!

Nel seguito, un intenso testo firmato da Alessandro Bilotta che racconta il suo primo incontro con... Miracleman/Marvelman. In apertura di post, per non farci mancare nulla, una potente illustrazione in tema dalla magica matita di Carmine Di Giandomenico.

Entrambi i contributi furono originariamente pubblicati nell'ottobre 2001 sullo Speciali Alan Moore di Ultrazine.org. Buona visione & lettura!
ESSERE IL SUPERUOMO: UN FATTO PERSONALE
   

"Lo, I teach you the Superman: he is that lightning, he is that frenzy."
Friedrich Nietzsche, Thus Spake Zarathustra

Di certo so che ho paura di essere abbandonato.

La paura della solitudine ce l'ho da quando ero bambino e me la ricordo bene, così bene che ce l'ho ancora. Da quando non mi sono più potuto attaccare alla gonna di mia madre è diventato tutto più difficile. Per tutto intendo Tutto.

Nella primavera del Novantadue facevo il primo o il secondo anno di liceo, questo non me lo ricordo bene, ma uscivo con una ragazza ed era la prima, cioè primo bacio e quelle altre cose. Camminavo a un metro da terra e questo significava che forse stavo vincendo la paura di rimanere solo. "Povero illuso, ci sei ancora dentro fino al collo!" griderà una voce per il resto dei miei giorni.

Comunque questa ragazza mi lascia senza motivi che all'apparenza sembrassero validi. Niente che mi facesse meritare di sentire di rimanere solo per tutta la vita. Quella è stata la prima volta che quella paura ha scavalcato il recinto dell'infanzia ed era la stessa di dieci anni prima, o qualcosa del genere.

Non mi sentivo un granché e continuai a fare quello che avevo sempre fatto, uscire da scuola, andare dal giornalaio, comprare fumetti e percorrere una stradina stretta, alberata che mi separava dalla valanga degli altri che invadevano la strada di fronte al palazzo. Quella stradina, me la ricordo ancora, via Piccarda Donati, l'attraversavo rallentando il passo e alzando lo sguardo ogni tanto per vedere se andavo addosso a qualcuno che poi qualcuno non passava mai. Quel giorno comprai il numero appena uscito di "Super Comics" che avevo smesso di seguire dopo i primi tre, quando si era conclusa "Parallel lives" dell'Uomo Ragno, una storia su come i destini di Peter Parker e Mary Jane erano stati due rette parallele, ma intersecanti. Altra roba che mi avrebbe dato da riflettere non solo in quel periodo.

Comunque su quel numero, che era di qualche anno dopo, e non ricordo il numero, veniva pubblicata la prima parte di una storia di Miracleman, che era un personaggio con un costume orribile, senza maschera, e i supereroi senza maschera non sono tali; insomma quando questo esclamava "Kimota!" da bambino diventava un tipo ipertrofico. Col costume ridicolo appunto. La storia di Capitan Marvel praticamente, che poi ancora non ho capito chi ha copiato chi.

Ma io Capitan Marvel non lo conoscevo ancora e il tipo della mia età che poteva diventare un eroe con una semplice, stupida parola, mi faceva immedesimare incredibilmente nel personaggio. Certo era meglio un costume più carino.

La storia non fu una lettura semplice, c'era tanto testo e troppi concetti che ancora non capivo e ancora non mi interessavano, politica, nucleare, fine del mondo. Per me la fine del mondo era ed è ancora sentirsi abbandonati. Sulla posta del numero seguente molti commentavano di non aver capito nulla, storia troppo cervellotica eccetera eccetera.

La storia di quel ragazzino che diventa più grande con una sola parola mi aveva proprio colpito. Credo perché era proprio quello che avrei voluto fare io, tralasciare i problemi della mia età per affrontarne di più grandi. Con la forza di un adulto, di un super-adulto.

Solo anni dopo scoprirò che quel personaggio aveva un passato ancora più ridicolo in cui si chiamava Marvelman e che l'autore che aveva scritto quella storia su "Supercomics" aveva anzi cercato di dargli uno spessore e che proprio per quel personaggio l'autore aveva rotto per sempre con la Marvel e che il corso dei fumetti era già stato deviato nell'Ottantasei e che io arrivavo comunque in ritardo.

Io in realtà penso che mi sentivo come un bambino nel corpo di adulto, che dovevo essere grande e invece avevo le paure di un ragazzino e che, forse, mi immedesimavo in chi invece poteva scegliere quando diventare grande ed essere anche in grado di convivere con ciò. Comunque era solo un piccolo, brutto periodo di cui ora mi è rimasto Miracleman. E la paura di essere abbandonato.

Non ho mai più letto Miracleman. Mi sono capitati in mano i numeri originali, rarissimi, incomprensibili alle mie capacità di pigro traduttore e ritrovando quell'episodio ho fatto una strana scoperta. Che su "Super Comics" erano state omesse sei o otto pagine di prologo in cui Miracleman, o Marvelman, era disegnato volutamente in vecchio stile e affrontava un gruppo di alieni con frasi tipo: "Prendiamo a calci quei brutti mostri verdi fino a rispedirli da dove sono venuti!". L'ultima tavola di questa storia che sembrava realizzata quarant'anni prima, era una zoomata in avanti sul primo piano felice di Miracleman, o Marvelman, ma veniva ingrandita sempre più una fotocopia creando un innaturale effetto di sgranatura, svelando il trucco che non si trattasse di un fumetto di quarant'anni prima. Sopra queste vignette le didascalie: "Ascolta, io ti insegno il Superuomo…", "Lui è questa luce…", "Lui è questa follia. - Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zaratustra". Girando pagina cominciava la storia da dove invece avevo iniziato a leggerla io. Ma questo aggiungeva tutto un altro sapore. Ecco come rivalutare un fumetto in cui un brutto supereroe vola con un brutto costume: trasformarlo nella metafora del Superuomo! Semplice, no?

No.

Recentemente ho anche scoperto che le parole citate dall'autore di quella storia di Miracleman, o Marvelman, dall'edizione inglese di "Così parlò Zaratustra" non erano neanche corrette. La versione corretta è quella in cima a questa pagina, mentre lì al posto di "frenzy" veniva messo "madness", che sono poi due modi per dire "follia".

Ora ho visto che ci sono varie beghe editoriali per cui forse ho capito che non leggerò mai più quelle storie ... i diritti che prima erano di tutti ... poi Gaiman che non li concedeva a McFarlane perché lui non glieli aveva concessi per Angela, eccetera eccetera.

Tutte storie molto meno interessanti della mia.

Resta il fatto che io non ho ancora imparato a liberarmi di quel bambino che c'è nel corpo dell'adulto e ancora mi attaccherei alla gonna di mia madre. Si tratta di trovare la parola giusta per diventare Superuomo, la mia non è "Kimota!".

PS: Ora che ho controllato, il numero di "Super Comics" era il 19. 

[Pubblicato originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001]

venerdì 26 luglio 2019

recensioni in 4 parole [68]

D'Arte e Amicizia.
Sulla realtà dei comics.
Un thriller al sangue.
 Napoleone 2: La Signora Robinson
I ricordi ti inseguono!
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Abbiamo detto 4 parole su:
Ettore e Fernanda 
di Paolo Bacilieri
Editore: Coconino
Formato: cartonato, 72 pagine, b/n e colore
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

Mister Miracle (English)
di Tom King (testi), Mitch Gerads (disegni)
Editore: DC Comics
Formato: brossurato, 320 pagine, colore
Prezzo: $ 24.99
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI e QUI (in Italiano)

King of Eden N. 1-2
di Takashi Nagasaki (testi), Ignito (disegni)
Editore: Star Comics
Formato: brossura, 200 pagine, b/n e colore
Prezzo: € 5,90 a volume
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI 

Napoleone 2: La Signora Robinson
di Carlo Ambrosini (soggetto e sceneggiatura), Paolo Bacilieri (disegni)
Copertina: Carlo Ambrosini
Editore: Sergio Bonelli (collana Le Storie N. 82)
Formato: brossurato, 96 pagine, b/n
Prezzo: € 4
Anno di pubblicazione: 2019
Per qualche parola in più: QUI

venerdì 19 luglio 2019

[Oldies but goldies] Bilotta intervista Pinocchio, 2001

Di recente Star Comics ha annunciato la riedizione di Povero Pinocchio - Storia di un bambino di legno, graphic novel (diremo oggi) con cui Alessandro Bilotta e Emiliano Mammucari esordivano insieme nel lontano 1999. A 20 anni di distanza uscirà quindi una nuova edizione, "riveduta e corretta" e con contenuti extra, che verrà presentata in occasione della prossima edizione di Lucca Comics & Games (dal 30 ottobre al 3 novembre). Qui potete vedere un'anteprima.

Per serendipità mi sono imbattuto, nei giorni scorsi, in uno dei materiali dello "Speciale Montego" che presentammo su Ultrazine.org nell'ottobre 2001: un'intervista a Pinocchio dello stesso Bilotta!
In linea con questo clima di riproposte, potete (ri-)leggerla nel seguito.

Tutte le immagini qui presenti sono, ovviamente, opera di Emiliano Mammucari.
LE BUGIE HANNO IL NASO CORTO
INTERVISTA A PINOCCHIO
a cura di Alessandro Bilotta

Rischiamo di ammazzarci per salire la scaletta di corda che porta in cima a una quercia secolare tra le cui fronde è nascosta una piccola, ma bellissima casetta di legno. Siamo in un bosco nei pressi di Manciano, un comune vicino a Grosseto. Il nostro ospite ci attende all'entrata. Appena dentro, ci aspettiamo di trovare qualche strano oggetto proveniente da un luogo lontano o qualche cosa che ricordi letture fatte da bambini. Ma le nostre aspettative vengono deluse. L'interno è pulito e ordinato e nulla appartiene a storie già raccontate. Quello che ci interessa è il protagonista e ce l'abbiamo davanti. Pinocchio. Con una grossa testa rotonda e gli occhioni grandi sembra più un bambino di legno che un burattino e, soprattutto, non ha quel lungo naso a punta che gli viene attribuito. Ci accoglie gentile e ci fa accomodare su delle poltroncine che per noi sono piccole, ma non lo diamo troppo a vedere. Abbassiamo la testa e ci sediamo per terra. Qua e là attirano la mia attenzione alcuni manufatti di legno che il burattino si diverte a costruire e intagliare da qualche tempo a questa parte. Forse lui stesso ha costruito la casetta, sicuramente è figlio d'arte. Sono banale, ma non riesco ad evitare la prima, scontata domanda…

[Pinocchio è stato fabbricato nel 1881 a Firenze. Da lì ha poi viaggiato molto e si è ora stabilito in un bosco a Manciano, vicino a Grosseto.] 

Girava voce che fossi diventato un bel bambino "perbene". Era leggenda oppure sei ritornato burattino?
Pinocchio: Se ne dicono tante di panzane sul mio conto. E questa mi sa che è la più grossa. Io neanche lo so se ci sono mai voluto diventare un bambino.

Vuoi dire che tutte quelle storie sul fatto che facendo il buono e l'ubbidiente saresti diventato un ragazzo in carne e ossa non sono vere?
Pinocchio: Se ciái creduto sei proprio un grullo. Ma secondo te è possibile che uno deve fare lo sforzo di essere buono e in cambio ciá pure la sciagura di farsi trasformare in bambino? A me non me ne importa proprio niente di diventare paffuto e boccoluto e poi di cominciare pure a invecchiare. E poi scusa… mica tutti quelli che sono bambini sono così buoni come credi, anzi, forse crescendo diventano pure peggio.

Diventando "grandi" si vivono alcune esperienze importanti che non ci sarebbe modo di sperimentare altrimenti. Non hai il rimpianto di essere escluso da queste?

Pinocchio: E rimanendo burattino, invece, si fanno tante altre esperienze che i grandi giammai si sognano. Diventare grandi è una cosa seria. I grandi fanno cose brutte che neanche voglio pensare, tu le sai di sicuro meglio di me. In fondo noi burattini non si dà fastidio a nessuno, io poi ció la fortuna che mi muovo senza fili.

Questo è un punto che mi ha sempre interessato molto. Come fai a muoverti senza fili?
Pinocchio: Ecchennesò? Ti hanno mai chiesto a te come fai a camminare, a muoverti o a far di conto? In fondo sei pieno di ciccia e tutto quello che c'è dentro. Sei un sacco e una sporta più pesante di me. A te, invece che dei fili, ti ci vorrebbero delle funi belle bitorzolute. Eppure non ti domandi come fai a muoverti e lo domandi a me. Io non lo so. So solo che ero un bel pezzo di legno da catasta e che mio babbo Geppetto ha fatto il resto.

[Il padre di Pinocchio si chiamava Geppetto, detto "Polendina", e faceva il falegname. Forse da lui il burattino ha imparato a lavorare il legno, vista la graziosa casetta sull'albero nella quale vive.] 

D'accordo, allora diciamo che, escluso il fatto che sei di legno e che non cresci, sei proprio come tutti gli altri bambini. Ma allora come te lo spieghi che quando dici una bugia il naso ti si allunga a dismisura?
Pinocchio: CHECCOSA? Eppoi sarei io il malanno che passa le giornate a bighellonare invece di leggere libri? Non mi dire che hai creduto anche a questa fanfaluca?

Vuoi dire che non è vero?
Pinocchio: Il mio bel naso non si è mai allungato più di come lo vedi. Sono di legno io, mica di gomma. Io le bugie le dico quando e quante mi pare. Queste storie che si allunga il naso o che arriva l'uomo buio, le hanno inventate per spaventare i bambini che così, anche se diventano bravi e buoni, la notte non chiudono occhio per la paura. Non sono queste pure bugie? Bugie che i grandi si inventano per non far dire le bugie ai bambini. Io dico che questo è proprio buffo.

Non ti fidi degli adulti? Eppure loro hanno più esperienza. Cercano solo di trasmetterla a chi non ne ha, per evitare che i più piccoli facciano i loro stessi sbagli.
Pinocchio: Curiosa razza i grandi. Dicono più bugie dei bambini, anche se hanno meno fantasia, e poi pretendono sempre di dare consigli, convinti che loro hanno trovato la strada giusta. Ma i consigli dei grandi servono solo a disimparare, perché se uno vuole imparare davvero qualcosa mi sa che è molto meglio che la vive di persona. Così trova la sua strada senza che deve andare a scuola a sentire tante noiose lezioni di qualche maestro, buono solo ad alzare la voce e a menar di bacchetta.

Ma tu che ne sai? A scuola non ci sei mai andato.
Pinocchio: Ci sono stato quel tanto che basta per capire che è tutta una buffoneria. Come ti ho detto, io delle spiegazioni degli altri non ne ho bisogno. Le cose le imparo da me. Se gli altri vogliono andare a scuola, contenti loro. Io me ne guardo bene. E poi ció la fortuna che io non ho bisogno di andarci. Sono burattino. Per me è sempre festa. A me i maestri non mi picchieranno mai perché io non ho bisogno di loro. Per me non esistono. Non ho bisogno di nessun pezzo di carta che dice quanto sono bravo.

[Testa grossa e rotonda, occhioni grandi e attenti. La cosa che più stupisce di Pinocchio è il naso grosso, ma corto. Da quello che ci dice, non si è mai allungato più di così.] 
Quello che salta agli occhi di un tuo ospite, guardandosi intorno, è la particolarità dei pupazzi di legno che riempiono la tua casa. Ne vedo un paio ancora "in lavorazione" su un vecchio tavolo da falegname. Come ti è nata questa passione? In fondo sei "figlio d'arte", non trovi?
Pinocchio: Infatti è una voglia che mi è nata proprio vedendo il mio babbo lavorar di scalpello. Per me è come fare una foto. Mi fermo vicino a un ruscello o a un vecchio ponte e con un pezzo di legno cerco di ricopiare la forma di qualche animaletto o alberello. Altre volte mi invento io una figura, una maschera oppure anche qualche marionetta. Mi vorrei magari costruire un bel teatrino di burattini. Poi stando in un così bel bosco, c'è sempre tanta legna in giro e se sei il figlio di un bravo falegname, com'era il mio babbo, ti viene proprio voglia di divertirti. Anche gli animali mi aiutano. Magari qualche coniglietto vanitoso si mette in posa per farsi più bello. Una lince una volta mi ha chiesto se le potevo fare una bella scultura e gli alberi rinverdiscono i rami quando voglio scolpire un bel paesaggio.

Sembra che tu stia parlando di un bosco magico, incantato…
Pinocchio: Perché io lo vedo così. Magari se ci passi di fretta, senza guardarlo con attenzione, ti può sembrare un bosco come tutti gli altri. Con gli alberi, le foglie, il laghetto, il fiumiciattolo, gli uccellini e tutti i crismi che gli si confanno. Ma se ti diverti a fissarlo bene, cercando di non guardarlo proprio con gli occhi, scopri un sacco e una sporta di cose che nemmeno te le immagini.

Prima di stabilirti qui, a Manciano, hai viaggiato molto. Ci racconti dove sei stato e quando hai deciso di fermarti?
Pinocchio: Io non è che mi sono fermato qui. Ogni tanto ci vengo a stare. Mi piace sempre andare in giro e non fermarmi mai e poi magari mi accorgo che sono troppo lontano o che ho perso la strada e allora mi diverto a ritovarla. Oppure lascio che si ritrova da sé. Ho girato talmente tanto che non mi ricordo tutti i posti e i personaggi buffi che ho conosciuto. Che se poi vado a vedere, ho girato solo una regione. Che per uno grande come voi basta prendere la macchina e se la gira in poco meno di una settimana, ma poi non si accorge di quello che c'è dentro. E' come il fatto del bosco che ci passi in fretta, lo stesso discorso.

Quindi potresti ripartire da un momento all'altro? Dove vorresti andare?
Pinocchio: Boh! Se mi prende il ghiribizzo me ne vo in giro oggi stesso. Ma se ti devo dire dove, non lo so neppure io. A me la cosa che più mi piace è andarmene per diritto, pigliare una strada e non sapere dove mi porta. Io penso che è proprio quello il bello. Andare dove non sai. Incontrare gente buffa che nemmeno te lo immaginavi. E' proprio così che a me mi è capitato di finire in tante avventure strambe, che se le racconto, nemmeno la gente ci crede. Non ci crede perché non va mai a prendere le strade per diritto. Chi lo sa, magari, su una di queste, un giorno di questi, ci si rincontra.

Articolo apparso originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.