martedì 30 gennaio 2018

Carmine Di Giandomenico 2001

Nei giorni scorsi mi sono ritrovato a sfogliare alcuni albi della Montego, interessante progetto editoriale e autoriale della fine del millennio scorso, che mise in luce i talenti - tra gli altri - di Alessandro Bilotta, Emiliano Mammucari e Carmine Di Giandomenico con titoli come Il Dono Nero e Giulio Maraviglia.

Nel lontano 2001, per Ultrazine.org realizzammo uno speciale apposito sulla Montego con recensioni e interviste. Nel seguito potete leggere la chiacchierata con CARMINE DI GIANDOMENICO che al tempo ritornava ai fumetti dopo un periodo d'assenza. Oggi DI GIANDOMENICO è, giustamente, uno dei disegnatori più acclamati del panorama nazionale e internazionale con collaborazioni per SBE e per le major americane Marvel Comics e DC Comics.

Non nascondo che a tutt'oggi lo Speciale Montego è una delle piccole-grandi cose che ho curato/coordinato che ricordo con maggior affetto. Ah, la vecchiaia che incombe! Buona lettura!
Alla scoperta di un talento ritrovato
INTERVISTA A CARMINE DI GIANDOMENICO
a cura di smoky man

Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.
    
Carmine di Giandomenico è un disegnatore straordinario, uno dei disegnatori italiani più esaltanti che mi sia mai capitato di ammirare. Questo fin dai suoi esordi su Examen, supereroe italiano di Nova Roma partorito dalla fertile mente di Daniele Brolli per la Phoenix qualche anno fa.
Un segno dettagliato senza mai essere eccessivo, equilibrio della tavola, dinamismo e espressioni facciali perfette: nulla manca nel bagaglio tecnico di questo talento italico. Misteri dell'editoria è sparito per diverso tempo per ritornare, con i fuochi d'artificio delle sue matite incantate, su un piccolo-grande progetto d'assalto: Montego e Giulio Maraviglia. Un grande disegnatore con una dote rara: "raccontare" a fumetti.

smoky man: Ricordo d'aver ammirato per la prima volta i tuoi disegni su Examen, miniserie (di 4) edita dalla Phoenix. Era, credo, il 1994, ed Examen era uno dei personaggi cardine di Italia XXII Secolo, progetto d'universo supereroistico ambientato nel futuro del nostro Paese. Un'idea interessante, con momenti riusciti, ma in definitiva un po' pretenziosa. Nelle note di presentazione dell'albo Daniele Brolli e Giorgio Lavagna scrivevano di te: "Destinato a diventare un pioniere e un maestro del nuovo fumetto di supereroi italiani […] non è uno dei tanti imitatori dei supereroi americani … è una star italiana che inaugura una nuova era del fumetto di supereroi…". Un giudizio lusinghiero non c'è che dire. Come è stata l'avventura alla Phoenix? Cosa ti ha dato?
Carmine Di Giandomenico: L'avventura con la Phoenix è stata meravigliosa, è come il primo amore, non lo si dimentica mai; le emozioni e le speranze di un esordiente, che si ritrova di fronte a ciò che ha sempre sognato, lavorare nel campo dei fumetti. La mia forgiatura è stata realizzata da Daniele Brolli; il quale ha creduto in me, facendomi da maestro; consigliandomi i punti in cui migliorare le mie qualità; allora molto confuse. Oggi, pensando a quel periodo, posso dirti con certezza che le emozioni lasciate sono di gioia, malinconia-tristezza; le emozioni che prova un figlio che abbandona la sua famiglia per vagabondare; senza perdere mai il rispetto e la gratitudine per le persone senza le quali oggi non farei ciò che sto facendo… fumetti.

Perché è finita e, chiusura della casa editrice a parte, non fosti tu a disegnare la seconda mini di Examen?
No. Non sono stato io a disegnare la seconda miniserie di Examen in quanto la nostra collaborazione era già finita. Posso dirti che forse non c'è stato dialogo per potersi chiarire; inoltre forse sono stati altri a parlare per nostro conto; alterando sia le vicende che i rapporti personali. Questa potrebbe essere un'ipotesi. So soltanto che ero in attesa di partire a disegnare la miniserie di Protos; ma la sceneggiatura non è mai arrivata. Comunque sia, ero molto giovane e i pezzi di vetro possono essere confusi con diamanti. Non porto rancore, penso solo a essere il più professionale possibile; e a non credere a nulla senza un fondamento concreto.
Che ne pensi dell'archetipo del supereroe? Che cosa significa per te?
Iniziando devo fare una premessa. Oggi non farei fumetti, se non fossero esistiti i supereroi. In quanto al loro archetipo; a mio giudizio vedo che nelle maggiori produzioni sono troppo spesso ripetitivi; saturando così le loro vere potenzialità narrative. Gli unici che sono riusciti a non cadere a queste costrizioni dettate dai loro stessi editor sono stati autori come Moore, Miller, Loeb e pochi altri. Loro sono riusciti a dare a tutti i personaggi un'identità rafforzando il simbolo del supereroe; rendendoli dei. Infatti, la figura del supereroe è quella di un Dio! LUI CHE PUÒ TUTTO… (non sempre) cogliendo il carisma e la bellezza dell'archetipo classico; come gli dei dell'Olimpo. Infatti si può dire che grazie alle figure dei Zeus, Apollo; Ade, Marte, Giunone, ecc… e alle loro gesta narrate, oggi abbiamo la figura del supereroe. In fondo questa figura non è che mito come lo è la stessa mitologia. Essi scaturiscono lo stesso fascino e carisma degli dei studiati a scuola. Senza dimenticare che comunque essi erano anche fragili, con le stesse debolezze umane per quanto riguarda i rapporti sociali. Questo tipo di influenza ha caratterizzato la figura del supereroe rendendola eterna e innocente, dove solo i giovani e chi lo è rimasto riescono a incontrarli lasciandosi trascinare dalla passione che possono suscitare. Quindi quando si parla di supereroi "creandoli o interpretandoli", non bisogna pensare che si stia realizzando o criticando una storiella di ventidue pagine, ma che si sta delineando una nuova epica; la nuova MITOLOGIA.

Successivamente hai lavorato per la Marvel Italia. Un tuo bilancio di quel periodo.
Con la Marvel Italia sono stato bene; o forse sono stati loro a stare bene con me. All'inizio, giustamente erano un po' come San Tommaso; ma poi l'iceberg si è sciolto, e con loro ho realizzato vari progetti tra cui: i caratteri dei personaggi "Gemini" della miniserie Europa; un set di cards stile adventure una delle quali è stata utilizzata come cover per l'Uomo Ragno Pocket e in ultimo un albo di 55 pagine bianco e nero di Conan il barbaro, su sceneggiatura di Chuck Dixon per la collana Conan il conquistatore (non capirò mai perché non lo abbiano pubblicato in Italia). L'unica cosa di questo periodo, è che devo ringraziare la Marvel Italia di avermi fatto lavorare in tempi strettissimi facendomi così capire a che velocità posso realizzare un albo. Poi comunque devo ammettere che non condivido oggi come oggi, le loro scelte editoriali; ma questi non sono fatti miei.

Poi, come scrive Alessando Bilotta nel suo affilato editoriale di Giulio Maraviglia II, sei "[…] scomparso dalla circolazione. Misteriosamente ignorato dalle case editrici". Che cosa è successo? Come hai resistito a questo "silenzio" e continuato a credere nelle potenzialità del Fumetto?
Che io sia scomparso è dovuto al fatto che ho avuto altre esperienze nel campo del cinema; ma soprattutto perché per tre anni e mezzo mi sono dedicato a un progetto riguardante il cantante Claudio Baglioni. Un'esperienza in cui tutte le mie energie sono state risucchiate… Il progetto non è stato realizzato; ma non per volere di Baglioni, il quale era entusiasta dell'idea e dell'opera; ma dei dirigenti della Sony per ricerche di mercato. Comunque non ho mai cancellato l'amore che ho per il fumetto; questo mezzo di espressione pura; che i critici, lo vogliano accettare o no, non interessa; è arte narrativa. Ripeto: arte! Prendiamo esempio dalla Francia.
Poi c'è il periodo buio; dove ho cercato di ripropormi alle maggiori case editrici italiane; sempre la stessa risposta "richiama tra una settimana". In fondo li capisco, sono stato assente all'appello e le mie produzioni fumettistiche erano minime. Ammetto che stavo per mollare tutto… poi sulla mia strada ho incontrato MONTEGO e come è andata… lo hai tra le mani… Come abbia resistito a quel periodo non lo so. Ammetto che ho avuto delle crisi e, non mi vergogno a dirlo, ho pianto e tanto. Era come se qualcosa si fosse rotto, come se fosse finito un amore; lo so la definizione è forte, ma solo chi disegna può capirmi… Ma c'è qualcosa dentro è come un fuoco che devi controllare senza mai scottarti; quello è il tuo io e devi lasciarti guidare. Lo so forse sembro un santone a parlare così ma è quello che ho vissuto sulla mia pelle; e delle volte mi piace paragonarmi al primo Rocky, nella scena dell'incontro; dove viene riempito di botte e cade al tappeto; ma alla fine, SI RIALZA sempre… finché ne ha la forza… e come lui non mi importa di diventare un mito che non sono e non voglio essere. Voglio solo far bene il mio lavoro: "disegnare"; soprattutto narrare; narrare storie fumetti.
E arriviamo all'oggi: la tua collaborazione con Alessandro Bilotta e l'idea di Giulio Maraviglia. Cosa ti ha colpito in questo piccolo-grande progetto? Qual è stato il tuo contributo all'ideazione della storia? Come è il tuo rapporto con Bilotta "sceneggiatore" ?
Mettendoti per un momento dalla parte del lettore, quale credi sia la qualità più importante di una operazione come Giulio Maraviglia sia a livello narrativo che di proposta editoriale?
Ciò che mi ha colpito subito del progetto Giulio Maraviglia è stata senza dubbio l'innocenza e la freschezza, sia dello scenario che dei personaggi, che nello stesso tempo sono complessi come un cubo magico dove puoi incrociare e creare milioni combinazioni, di situazioni, personaggi... uno schema perfetto per raccontare qualsiasi storia. Il mio contributo all'opera è quello di dare supporto grafico, cercando di focalizzare al meglio le visioni di Alessandro rispettandole al massimo. Ma il rapporto tra noi due, non è solo di lavoro ma bensì legato da un'amicizia nata dalle nostre passioni in comune; un'amicizia come quella di Batman e Superman, che ci permette di lavorare con un'intesa rara da trovare. Infatti noi dialoghiamo molto: è questo il nostro segreto; venirsi incontro per CAPIRE; come AGIRE; INTERVENIRE… per dare il massimo; e questo il pubblico lo ha capito. Infatti la forza di Giulio Maraviglia è che sia Alessandro che io prima di realizzare la storia pensiamo proprio come dei lettori appassionati. Editorialmente la Montego garantisce una qualità che oggi pochi possono offrire al fumetto ITALIANO, e sia i critici che i lettori hanno apprezzato. Li ringrazio di tutti i complimenti rivolti a questo piccolo mondo che Alessandro in prima persona e io abbiamo presentato, promettendo che le sorprese non si fermeranno soltanto con il numero tre.

Facciamo un passo indietro. Quali sono gli autori e le opere, non solo in campo fumettistico, che ti ispirano?
Il fumetto è già qualcosa che colpisce-ispira; poi bisogna vedere chi lo realizza; senza dubbio Moore è la persona più visionaria e ricercatrice, anzi è meglio definirlo così… lui è l'ANALISI. Poi c'è Miller; il viaggio introspettivo della personalità; la ricerca dei sentimenti del personaggio; lui è la PASSIONE. Per quanto riguarda graficamente tutto ciò che mi attrae per la maggior parte deriva dai disegnatori americani; e si vede dall'influenza avuta nel mio tratto; senza mai dimenticare i grandi francesi come Moebius, Gimenez, Hermann, ecc. Mentre per il mercato italiano il mio mito è il disegnatore Corrado Mastantuono: lui è il DISEGNO italiano; lui è il disegnatore per eccellenza, basta vedere come passa da un genere all'altro; il suo eclettismo è sconvolgente; lui è il disegnatore italiano completo. Inoltre però prima di tutto ciò a dare ispirazione, secondo me, è la MUSICA in genere, l'unica forza ispiratrice per chiunque, perché tocca corde intime con le sue vibrazioni che prendono tutto il tuo essere, non solo gli occhi.

Quali fumetti leggi attualmente e perché?
Attualmente non seguo molto i fumetti visto gli impegni, ma ammetto che il richiamo all'edicola mi ha sempre accompagnato; ma ciò che ho di fronte spesso non mi attrae; è molto raro, e l'unica cosa che sto attendendo con ansia è la miniserie "Daredevil: Yellow" che a mio avviso va oltre a qualsiasi altra interpretazione di questo personaggio a cui il lettore sia stato abituato fino a oggi.

Cosa significa essere un "disegnatore di fumetti"?
Domanda da un MILIONE di dollari… e tu a essere "smoky man"? Scherzo… a dirti il vero cerco di essere solo me stesso; tengo presente da dove sono partito, e dove sono arrivato da SOLO; senza nessunissima pretesa di divismo che purtroppo oggi vedo in alcuni. Non dimentichiamo mai le ORIGINI perché poi è difficile compiere un BORN AGAIN, io l'ho già fatto per modo di dire… e dico che è dura. Adesso sono solo contento che il mio lavoro e quello di Alessandro siano apprezzati e di vedere persone appassionate che mi ricordano il mio esordio. Vi ringrazio tutti perché se esisto ora è merito vostro. GRAZIE.
Prima o poi ti vedremo nei panni di autore completo?
"Autore completo" mi piacerebbe molto; per dimostrare che ho qualcosa da raccontare anch'io; e soprattutto di non essere considerato una semplice macchina operaia… Infatti sto lavorando a una mia storia di circa novanta pagine; senza alcuna pretesa nei confronti di grandissimi sceneggiatori; sarà dura. Sarà una storia semplice e complessa, per tutti e per "Nessuno".

Hai un sogno "a fumetti" che vorresti prima o poi realizzare?
Sogni da realizzare ne ho molti ma i primi due più grandi, sarebbero di disegnare una miniserie per due personaggi opposti, Superman è il primo e Devil è il secondo. Ma sto fermo con i sogni perché spesso restano tali; ma chissà forse un giorno, un colpo di fortuna…

Molti autori utilizzano anche software di grafica, tipo Photoshop, per realizzare i loro lavori? E tu? Credi che siano uno strumento in più a disposizione dell'artista o invece si tratta di una moda di cui spesso si abusa?
Innanzitutto non è una moda; è una realtà! Il computer è utilissimo. Per valorizzare l'INVENTIVA di un disegnatore; ripeto inventiva… perché a mio avviso nonostante i milioni di programmi utilizzati ci vuole sempre il classico polso umano… io personalmente non ne faccio uso; e forse è un freno; ma il tutto (mano e macchina) deve essere miscelato nella giusta misura. Non bisogna frenare questo nuovo modo di lavorare perché, ricordiamoci, l'Arte non ha freni.

Per finire, qual è la tua opinione sull'annosa questione della "crisi" del Fumetto italiano? Da parte mia vedo un proliferare di case editrici che propongono solo materiale estero di tutti i generi, le edicole sempre più vuote o con i fumetti relegati in qualche angolo e le fumetterie che scoppiano di albi, e "roba" orripilante come Jonathan Steel e Gregory Hunter che ha i suoi lettori mentre serie intelligenti come Hammer non le ha mai sentite nessuno… che fare?
Il potere di cambiare la situazione del NOSTRO mercato non dipende da uno sceneggiatore, disegnatore o casa editrice; certo se quest'ultima ha un capitale notevole è avvantaggiata; ma a decidere le sorti di questa situazione sono i lettori come me e te che a mio avviso dovrebbero farsi sentire fortemente nei confronti dei prodotti non apprezzati; non dimentichiamo comunque anche chi li distribuisce e vende. Per questi ultimi molto spesso ci sono persone non competenti. Quindi siete voi a decidere, quindi iniziate a esprimervi sempre dando giudizi su ciò che comprate; e vedrete che se alzerete la voce le cose cambieranno; spero; questa è una mia ipotesi perché se oggi mi trovo qui sulla nave Montego è grazie a voi lettori appassionati, siete voi a decidere chi sale e chi scende; non solo con gli autori e case editrici, ma bensì anche con il mercato.
Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.

mercoledì 24 gennaio 2018

Watchmen: ieri, oggi e domani

Da Watchmen: The Annotated Edition (a cura di Leslie S. Klinger, pag. 259) in riferimento al cap. VIII, tav. 11, vign. 3, dalla sceneggiatura di Alan Moore per Dave Gibbons: "Immagina che uno dei genitori della creatura sia una piovra e l'altro un disegno di Kevin O'Neill, o addirittura Kevin in persona, allora sono sicuro che ti sarai fatto un'idea... Ricorda che questa creatura è stata progettata per essere il più possibile sconvolgente e orribile sia alla vista che psicologicamente, per cui se vuoi inserire un qualche bavoso e raggrinzito orifizio dietro le fauci aperte del becco per inquietare il lettore a un livello psicosessuale di cui, probabilmente, non si accorgerà immediatamente, allora, per favore, procedi pure. Farei qualsiasi cosa per un bell'effettaccio, come ben sai."
Da una recente intervista pubblicata l'8 Gennaio scorso sul sito Inside The Rift (qui completa, in English, of course!).
Alan Moore: "[…] Visto che un numero considerevole di miei lavori è ora proprietà di editori di fumetti con deficit di carattere emotivo, intellettuale, estetico ed etico - tra questi opere come Watchmen, V for Vendetta e l’intera linea ABC tranne la Lega degli Straordinari Gentlemen – li ho tutti disconosciuti. Il vantaggio pratico è che se l’industria dell’intrattenimento americana assegna ai migliori scrittori che riesce a racimolare il compito di creare una versione a fumetti, cinematografica o televisiva diciamo, ad esempio, di Watchmen per far sì che il fan di mezza età di supereroi abbia la possibilità di capire la storia originale allora non patirò alcuna sofferenza per l’inevitabile imbarazzo e umiliazione conseguente. Oltre alla soddisfazione d’essere consapevole che non sono stato io a svendere, alla prima occasione, delle opere un tempo importanti, il principale effetto di questo mio disconoscimento è che non ho più una copia di quei fumetti in giro per casa e, spero, non dovrà più rivederli o ripensarci e questo significa anche che non c’è nulla che mi piacerebbe correggere in quei lavori, tranne, in alcuni momenti, l’impulso stesso d’averli scritti seppur, al tempo, fossi animato dai migliori propositi. […]"
Dopo aver parlato dei suoi progetti futuri (a fumetti e non), di energia, di Better Call Saul e Brian Eno, lo scrittore di Northampton conclude con un messaggio...
Alan Moore: “[…] Prenditi cura del mondo, incredibile e unico, in cui noi tutti viviamo; cerca di vivere con amore e senza paura; e chiunque abbia qualcosa a che fare con queste merdose parodie di Watchmen, anche solo come lettore, che venga trascinato per i capezzoli, urlante di dolore, all’Inferno. Pace e bene.

Si ringraziano gli amici Antonio Solinas e Omar Martini per l'assistenza e il supporto alla traduzione.

lunedì 15 gennaio 2018

Alan Moore e i supereroi: 1983 - 2003 - 2017

1983 
da New Musical Express del 17 Dicembre, pag. 11 (intervista di Don Watson)
Alan Moore: […] Il problema maggiore è che mentre i primi fumetti di Superman, per esempio, erano influenzati da ogni tipo di idea proveniente da un gran numero di fonti, gli autori successivi iniziarono a usare come ispirazione solamente le storie realizzate in precedenza. La conseguenza fu un approccio molto autoreferenziale in cui i cliché venivano enfatizzati e l’effetto diminuiva di volta in volta. Quello che sto cercando di fare è ritornare alle radici, alle influenze originarie e, partendo da quelle, cercare di creare qualcosa di nuovo.

Per questo nei miei fumetti si può trovare un po’ di George Orwell, un po’ del Prigioniero, un po’ di Thomas Pynchon, influenze musicali come Brecht e Weill, un po’ del Dottor Phibes. In V for Vendetta ho cercato di creare qualcosa che avesse la stessa attenzione per l’atmosfera e per i dettagli che si può ritrovare, per esempio, in film come quelli del Dottor Phibes, pieni di riferimenti culturali. Suppongo di voler cercare di evocare lo stesso livello qualitativo delle opere a cui mi ispiro. È davvero un patetico e disperato tentativo finale di trovare qualcosa a cui aggrapparsi.

Ovviamente non voglio scrivere supereroi per tutto il tempo o per il resto della mia vita, ma l’idea del supereroe in sé è ancora molto interessante se la si guarda da un punto di vista inedito. Personaggi come Superman sono una forma di mito moderno; nella cultura contemporanea i supereroi occupano un ruolo simile ai miti greci o norreni. Penso anche ci sia dietro anche molto fascismo. Qualcuno ha detto che la differenza tra Superman e un assassino di massa non è in realtà molto grande: entrambi sono persone che presumono di avere il potere e il diritto per imporre la propria visione di giustizia sul mondo. Ci sono parecchi dilemmi morali davvero molto interessanti da esplorare.

Naturalmente quanto stai lavorando a qualcosa che deve piacere a un tredicenne ci devono essere delle scene di lotta e d'azione per mantenere la loro attenzione, ma cerco sempre di inserire qualcosa di interessante dal punto di vista intellettuale. In Marvelman ci sono riferimenti a Nietzsche... spero soltanto che i ragazzi rimarranno sufficientemente interessati dalle battute e dai tizi che si menano tra loro da sopportare la roba filosofica.
[Traduzione: smoky man & O. Martini]
2003 
da Le Straordinarie Opere di Alan Moore, pag. 142 (intervista di George Khoury)
Alan Moore: […] I superpoteri alla fin fine non contano, sono i personaggi a essere importanti. Così come non conta se io o tu o il lettore acquistassimo l’abilità di correre più veloce della luce e indossassimo un bel costume. Non farebbe alcuna differenza per noi. Se sei uno stronzo ora, sarai uno stronzo con un bel costume che può correre più veloce della luce. E la cosa non migliorerà per nulla l’universo. La cosa importante è che le persone ordinarie sono fantastiche. Sono fantastiche per quello che possono fare e per quello che non possono essere. Possono fare delle cose fantastiche per il mondo, nel bene e nel male. Non hanno bisogno di un costume e di un simbolo sul petto. Con Watchmen e molte delle mie opere successive ho cercato di comunicare questo messaggio: avere dei superpoteri non ti rende necessariamente una brava persona e le persone comuni sono quelle con cui abbiamo a che fare… qui non c’è nessun supereroe. 
2017
da la Repubblica (intervista di Luca Valtorta)
Alan Moore: […] No, non mi piacciono più i supereroi. Credo che oggi la loro funzione principale sia compensare la codardia americana: proprio come l’onnipresente pistola sul comodino accanto al letto. [per la traduzione ha collaborato Massimo Gardella]

venerdì 5 gennaio 2018

Bilancio 2017

Per andare avanti occorre anche guardarsi indietro, quindi...

L'anno appena trascorso è stato per il blog, in una più che decennale presenza sulla Rete, quello con il minor numero di post in assoluto: soltanto 27 (anche se la media è di circa 2 post al mese: non così disastrosa)!
Su Alan Moore World le cose sono andate un po' meglio con 61 post pubblicati (con una media di circa 5 al mese), mentre Sardinian Connection, più che altro una sorta di archivio, è rimasto fermo al palo (nessun post, sigh).
Insomma con un po' di evidenti difficoltà si cerca di stare a galla nel gran mare del Web per la "gioia", spero, di quella manciata di lettori che seguono le mie pagine.

Il 2017 ha visto però, dopo qualche tempo d'assenza, il mio ritorno sul cartaceo con la curatela e la traduzione del volume Time Breakers di R. Pollack e C. Weston, edito da NPE: un libro di cui sono molto contento sia per la resa di stampa (plauso a NPE) che per il riscontro da parte degli autori (e, da quel che so, pare che anche i lettori abbiano gradito).

Mio personale apice fumettistico dell'anno, inutile ribadirlo, la partecipazione al TCBF!

Ci si ritrova ora nel 2018 confidando di riuscire a resistere e mantenere ancora in vita questi spazi digitali: non prometto nulla ma anticipo che qualcosina già si muove sul fronte cartaceo e si ragiona su ipotesi per vari progetti.

Stay tuned!

venerdì 29 dicembre 2017

recensioni in 4 parole [53]

Si partoriscono strambe storie.
Lisergici colori per DD.
 I segreti del Giallo. 
Vagabondar m'è dolce.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Fortezza Pterodattilo
di Ratigher (testi & disegni)
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 128 pagine,colore
Prezzo: € 17
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Dylan Dog Color Fest N. 23 - Il convento del vuoto
di G. Barbieri (soggetto e sceneggiatura), G. Freghieri (disegni), S. Algozzino (colore)
Copertina: Grzegorz Rosinski
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Mercurio Loi N.8 - Il colore giallo

di A. Bilotta (soggetto e sceneggiatura), M. Mosca (disegni), F. Piscitelli (colore)
Copertina: Manuele Fior
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Quaderni giapponesi Vol. 2
Storia e disegni: Igort
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 184 pagine, colore
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 14 dicembre 2017

Dave Gibbons 2002: Watchmen e Alex Toth

Dai rutilanti archivi di Ultrazine.org emerge un'intervista a DAVE GIBBONS, reperto di una missione in terra d'Albione, in compagnia dell'amico Antonio Solinas, di ben 15 anni fa! 
Buona lettura!
INTERVISTA A DAVE GIBBONS
a cura di Antonio Solinas & smoky man
traduzione: Antonio Solinas
   
L'intervista è stata condotta il 2 giugno 2002 a Bristol durante l'annuale Comics Fair. Una versione ridotta è stata precedentemente pubblicata su Rorschach n. 100.

Puoi dirci qualcosa sull'idea originaria di Rorschach? Quale era l'interpretazione del personaggio da parte di Alan Moore e quale invece la tua?
Dave Gibbons: Il personaggio di Rorschach è essenzialmente l'equivalente di The Question, il personaggio di Steve Ditko per la Charlton Comics. E credo inoltre che sia una sorta di mix con un altro personaggio di Ditko, Mr. A. Tutti questi personaggi, infatti, rappresentano la figura dell'outsider, l'eroe solitario che vede le cose in bianco e nero e non accetta compromessi. Se si cerca di approfondire un personaggio che pensa in tale maniera si arriva ad una descrizione invero sgradevole, perché non esiste un mondo in bianco e nero.
Dal punto di vista grafico il personaggio è molto interessante. L'uso delle macchie di Rorschach nella maschera è stata un'idea di Alan, come l'uso di un materiale sensibile al calore. E' stato divertente da disegnare, ogni volta cambiare pattern e cercare in qualche maniera di suggerire altre immagini.
Una volta ho parlato con un tizio vestito da Rorschach, che aveva una maschera statica. Lasciati dire che è stata un'esperienza veramente snervante, parlare a qualcuno del quale non puoi vedere il volto. E' come conversare con persone che indossano gli occhiali da sole, ti senti a disagio perché non puoi vedere i loro occhi. Uno con una maschera che nasconde tutta la faccia è un'esperienza veramente macabra. Penso che se la maschera avesse cambiato apparenza in maniera dinamica, mi sarei sentito veramente molto a disagio.

Credo che Watchmen sia stato indirettamente responsabile di molti brutti fumetti, perché la gente non ha ben capito la vera essenza dell'opera. Qual è la tua opinione in merito?

La gente tende a pensare che Watchmen sia un fumetto oscuro e disperato ("grim and gritty" nell'originale, N.d.T.), ma quella non era la nostra idea, noi volevamo essere realistici. Sfortunatamente, quel tipo di approccio è diventato una moda, e ci sono stati fumetti come Capitan Marvel, essenzialmente un personaggio da fiaba, al quale venne affibbiato lo stesso tipo di trattamento, cosa assolutamente atroce. Se io e Alan fossimo stati interessati a lavorare su un altro fumetto (non creato da noi), dopo Watchmen, quello sarebbe stato Capitan Marvel. Ma noi avremmo voluto affrontarlo nella maniera giusta, come un divertissement sulla magia.
Penso che la gente abbia preso Watchmen per qualcosa che non era affatto: considera ad esempio Night Owl, un personaggio che incarna l'essenza romantica dei fumetti. E' come il sogno segreto di ogni comic fan: avere una Owl Caverna, una Owl Ship e tutti quei gadget fantastici. Si becca pure la ragazza, alla fine… C'era molto di più del grim and gritty, in Watchmen, ma molti, nel campo dei fumetti, hanno visto solo questo aspetto, accogliendolo come un nuovo trend. In realtà Watchmen era uno sguardo onesto, accurato e realistico su quello che sono i supereroi.

Parliamo della tua carriera. Lavorare a Watchmen sicuramente sarà stata una grandissima esperienza, ma probabilmente è un po' penalizzante per te essere identificato con un singolo lavoro, data la vastità e diversità della tua produzione. Quanto ti irrita questo fatto?
Non sono per nulla irritato dal successo di Watchmen, perché è ovviamente un'opera grandiosa alla quale essere associati. Fondamentalmente, io sono sempre stato un fan dei fumetti, e avrei sempre voluto lavorare nel campo dei comics. Il fatto di avere disegnato una serie che ha assunto lo status leggendario che ha raggiunto Watchmen, che sarà sempre menzionato, nel corso della storia del fumetto, un fumetto seminale che ha fatto si che molta gente iniziasse a leggere fumetti, è bellissimo. Parlavo con Joe Quesada, e mi ha detto che è stata la lettura di Watchmen a farlo tornare a interessarsi dei fumetti, e guarda che cosa gli è successo poi! Questo lo trovo ancora eccitante.
Inoltre, guadagno ancora dei soldi dall'opera, prendiamo sempre delle royalties. Se fossimo stati un pochino più furbetti, all'epoca, avremmo potuto fare un po' più di soldi, ma quando abbiamo firmato il contratto, pensavamo che fosse un buon accordo.
Sono sempre felice di parlare di Watchmen, anche se preferisco parlare del mio nuovo lavoro.
Ho un nuovo progetto che uscirà per la Vertigo (The Originals, N.d.R.), che sarà scritto e disegnato da me, ed è quello su cui mi vorrei concentrare ora, e spero che appena vado negli States riuscirò a generare un po' di interesse verso il progetto.
Per quanto riguarda me e Alan, lavoreremo insieme ad un'altra serie, nel futuro, e non sarà Watchmen 2…

Grazie a Dio!
… Sappiamo quello che facciamo meglio, e quello che ci interessa. Penso che sarà un progetto molto interessante, io e Moore siamo bravi nella complessità. Il fumetto sarà molto complesso, e le persone che amano i dettagli e le cose nascoste, come in Watchmen, penso che adoreranno quello che abbiamo in mente io e Alan.

Come è stato lavorare con Alan Moore, con uno scrittore così concentrato su quello che fa? So che hai usato un evidenziatore per estrapolare dalla sceneggiatura i dettagli che potevi effettivamente disegnare in una tavola…
Lavorare con Alan è una vera gioia. Conosco Alan da una ventina d'anni, e siamo amici. Lui è molto professionale: produce sempre meravigliose sceneggiature, e sempre in orario.
Alan tende a scriver sceneggiature come se stesse parlando, un sacco di descrizioni di vignette sono come conversazioni, nella stessa maniera in cui sto parlando io adesso. Ci possono essere un po' di divagazioni. Mi piaceva leggere ciò che Alan mette nelle sceneggiature, perché ciò che lui scrive è sempre molto valido, però, per quanto riguarda ciò che dovevo disegnare, mi sentivo obbligato ad isolare le descrizioni che mi servivano veramente, in ogni vignetta.
Mi piace comunque il modo in cui focalizza i concetti, e adoro avere a che fare con sceneggiature che mettono bene a fuoco le idee.
Gli unici problemi che ho mai avuto con gli scrittori sono proprio quelli di sceneggiature non bene focalizzate. Quelle scritte in maniera frettolosa e approssimativa, quando invece io devo poi passare mesi a disegnare le cose…
Ripeto, lavorare con Alan è una vera gioia e spero di avere la possibilità di fare altri fumetti con lui in futuro.

Oggi sembra esserci una sorta di rinascimento per i comics. Quale pensi sarà il tuo contributo nei prossimi cinque anni e come ti vedi nel futuro?
Io amo il medium fumetto, e in particolare da quando ho iniziato a scrivere un po' di più. Quando ho iniziato, volevo scrivere e disegnare fumetti, non sospettavo neanche che lo sceneggiatore e il disegnatore fossero due persone spesso distinte, pensavo che un solo autore facesse tutto.
Oggi come oggi, traggo un sacco di soddisfazione dal puro scrivere, e la nuova serie che farò per la Vertigo, che si chiama The Originals, sarà scritta e disegnata da me. The Originals è un fumetto molto personale, la mia visione di certi argomenti, ed è un pochino autobiografico. Anche se alcune cose non sono accadute a me, molti fatti sono veramente avvenuti.
Voglio dare la mia visione delle cose, ora penso di avere raggiunto il punto in cui posso dire di padroneggiare la tecnica (o di muovermi verso la padronanza della tecnica) necessaria per raccontare storie personali con una certa convinzione e passione, e questo è ciò che vorrei fare in futuro.
Penso che la direzione che il mondo dei fumetti prenderà nel futuro si allontanerà dai fumetti mensili, per abbracciare i fumetti da libreria. Ovviamente i fumetti mensili sono quelli che ti fanno pagare le bollette, e che generano pubblicità, ma penso che la meta finale sarà quella di produrre volumi da libreria. The Originals, ad esempio, sarà direttamente raccolto in volume, non sarà un fumetto mensile classico. Questa è la direzione per il futuro, come ho detto.
I fumetti sono un modo veramente valido per raccontare delle storie, e vorrei che fossero accettati dal grande pubblico nella stessa maniera dei film o gli sceneggiati radiofonici, o la spoken word. Ma c'è bisogno di fare storie che interessino non solo i fan dei fumetti, cercare di connettersi con il pubblico generale che legge (interessando chiaramente anche i fan dei fumetti). Ovviamente non mi voglio atteggiare, io stesso sono un fan dei fumetti e lo sarò per sempre. Ma se vogliamo che ci sia un futuro per i fumetti, dal punto di vista economico, bisogna interessare anche chi non legge normalmente fumetti.

Una domanda sul tuo stile. Quando disegni hai un tratto molto pulito, classico ma sembra che sia anche interessato alle nuove tecniche computerizzate come nel volume che hai realizzato, The Dome, e penso anche alla colorazione di Angus McKie sul tuo Martha Washington. Come concili queste due apparenti contraddizioni?
L'approccio che preferisco al disegno è quello esposto da Alex Toth: "riduci ogni cosa all'essenziale e poi disegna tutto al massimo".
Sono convinto che la funzione del disegno in un fumetto sia quella di raccontare la storia, e che esso non esista come un qualcosa di separato, da essere studiato. Credo che molti fumetti, disegnati in maniera più complessa, non siano dei fumetti che raggiungono il loro scopo, perché ti astraggono dalla lettura, facendoti fermare a guardare la vignetta quando dovresti leggere. A meno che non si tratti di una vignetta che abbia la funzione di farti fermare a guardare.
Voglio essere in grado di disegnare sufficientemente bene per raccontare la storia, non sono interessato al disegno fine a sé stesso. C'è un sacco di lavoro dietro, ovviamente, perché per ridurre un disegno all'essenziale, c'è bisogno di fare un sacco di sforzi che rimangono nascosti, e molto è nelle matite.
Per quanto riguarda la colorazione, con l'avvento dei computer eravamo tutti eccitati riguardo le potenzialità che potevano avere. La colorazione di Angus su Martha Washington, e penso che lui sia d'accordo con me, credo che sia un po' eccessiva e squillante ("flashy" nell'originale, N.d.T.). Un lavoro molto ben fatto, perché Angus è un esperto, e ha buon gusto e talento, però forse un approccio leggermente più semplice sarebbe stato più adatto.
Ora l'eccitazione di usare il nuovo giocattolo è un po' passata. Non voglio dire che non sono interessato ai nuovi strumenti, mi piace sperimentare nuove matite, nuovi pennelli: per The Originals non sto usando il computer per disegnarlo, faccio tutto a mano. Ma in certi passaggi devi magari usare il computer. Ad esempio, puoi scansionare i tuoi disegni preparatori, disegnati col pennarello o con l'inchiostro nero, e poi stamparli sul cartoncino da disegno in blu, in modo che non venga poi riprodotto, e poi inchiostrare il tutto. Questo è molto interessante, ti lascia molta più libertà di sperimentare col tuo stile di disegno.
Un altro aspetto interessante è che sarò in grado di consegnare il lavoro (The Originals, N.d.T.) alla DC in un paio di CD Rom, invece di spedire le mie tavole. Anche il riempimento dei neri è molto più semplice. Ecco, questa è la funzione della tecnologia, aiutare a passare dalle idee che hai in testa al risultato finito nella maniera più semplice possibile.

Hai scritto storie per altri disegnatori, Alien per Mike Mignola e World's Finest per Steve Rude... Quando scrivi per un te hai un approccio diverso, scrivi un plot, fai degli schizzi per l'organizzazione della pagina, scrivi una sceneggiatura completa?
L'approccio che ho quando scrivo qualcosa per me o per un altro è più o meno lo stesso, questo perché credo molto nell'uso di un metodo. In altre parole, se segui una routine che hai messo a punto, riesci ad essere continuo, sia nella periodicità, che nella qualità del lavoro, direi. Per cui, anche quando scrivo cose che disegnerò io, butto giù una sceneggiatura, con descrizioni delle vignette, non lunghissime, ma quasi come memorandum per me stesso. Con The Originals, per esempio, ho scritto tutta la sceneggiatura, circa 650 vignette, che corrispondono a 150 pagine, più o meno. Ora che ho finito, sto facendo dei thumbnail, come se fosse la sceneggiatura di qualcun altro, cambiando un po' di cose e spostandone altre. Appena finiti i thumbnail, passerò alla tavola vera e propria.
Ho sempre lo stesso approccio, non mi prendo in giro dicendo: "Ora disegno questo, poi tirerò fuori la storia". Si parte dalla storia, dall'idea principale, che viene scandita in scene, le scene vengono divise in tavole, le tavole in vignette, e le vignette in parole e immagini. E poi si disegna. Se devii da questa via, è come costruire una casa senza fondamenta. Suona meccanico, ma non lo è affatto. Ti libera la creatività, perché sai che c'è dietro una base. Quando scrivo i dialoghi, ad esempio, posso essere molto libero, perché so quale voglio che sia il succo. Non mi devo preoccupare di come fare andare tutti i pezzi a posto, perché so già che lo faranno. Sono un convinto assertore del metodo, sia nel disegno che nella scrittura.

[Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nel luglio 2002]

venerdì 8 dicembre 2017

recensioni in 4 parole [52]

Il mondo t'illustro.
Del perdersi. Del ritrovarsi.
Di muri e realtà.
Fantasy sopra le righe.
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Abbiamo detto 4 parole su:
L'ora dei miraggi
di Manuele Fior
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 200 pagine, colore
Prezzo: € 22
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Lucenera
di Barbara Baldi
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

La cicatrice
Storia (Renato Chiocca, Andrea Ferraris) - Disegni (Andrea Ferraris)
Editore: Oblomov
Formato: spillato, 40 pagine, bianco e nero
Prezzo: €10
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI 

Maestros N. 1 (English)
di Steve Skroce
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 36 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI (English) 

sabato 18 novembre 2017

sabato 28 ottobre 2017

Moore 1989: eroi, cattivi e... la celebrità

Mentre, di questi tempi, impazzano dubbi progetti in qualche modo "connessi" a Watchmen, nel seguito potete leggere la traduzione di un breve estratto da un'intervista ad Alan Moore apparsa nel lontano Ottobre 1989 sul n. 1 della fanzine Off Centre, un progetto interno della London College of Communication. Intervista condotta da Stephen Poulacheris.

Fino a che punto pensi che il Fumetto promuova il mito dell’ “individuo magnanimo” proponendo, come fa, un gran numero di personaggi estremamente nobili, degni di fiducia, e pertanto compassionevoli, personaggi che è piuttosto raro trovare nel mondo reale? Pensi sia una cosa positiva o negativa?
Alan Moore: Penso che praticamente tutti i media “popolari” contemporanei promuovano quel tipo di mitologia a cui fai riferimento, dai prevedibili eroismi dei poliziotti televisivi alle eroiche pose di una canzone di Bruce Springsteen. D’altra parte è vero che il fumetto, essendo tradizionalmente concepito per un pubblico di adolescenti, si lascia andare a eccessi in tal senso.
Il problema, dal mio punto di vista, è che l'idea di eroe è un concetto inavvicinabile, così come lo è quello di “cattivo”. Con inavvicinabile, mi riferisco al fatto che per definizione l'eroe è una persona migliore di quella che potremmo mai essere, così come per definizione il “cattivo” incarna una moralità così infima che mai potremmo eguagliare. Si tratta di un concetto doppiamente pericoloso: da un lato significa che le persone si valuteranno sempre usando come inutile parametro i loro idoli non reali e così facendo non riusciranno a riconoscere o misurare la propria forza e valore. Ognuno di noi ha la capacità d'essere il proprio eroe ma quando l'idea d'eroe è riverita come una perfetta icona d'oro senza debolezze fisiche o morali allora la maggior parte delle persone, comprensibilmente, lascia perdere.
Dall'altra parte, e forse in modo ancor più pericoloso, ci spinge a pensare ai “cattivi” come qualcosa di completamente alieno e distante da noi. I nazisti, ad esempio, vengono considerati come dei demoni infernali oppure creature assetate di sangue provenienti da un altro pianeta, per lo meno dal punto di vista morale. Sono dei “cattivi” e pertanto non hanno niente a che vedere con le persone ordinarie. La verità invece è che i nazisti erano persone del tutto ordinarie che hanno massacrato e umiliato milioni di persone altrettanto ordinarie per nessun’altra ragione se non perché così fu detto loro. Dal loro eroe.
No, non mi piace l'idea degli eroi e dei “cattivi”. Non penso sia autentica e credo che sia più spesso un concetto pericoloso e dannoso di quanto sia fonte d'ispirazione o un'idea utile... ed è questo il motivo per cui io ho scritto Watchmen mentre Frank Miller, che ha una percezione differente delle cose, ha scritto il Dark Knight. Anche con Watchmen, comunque, il tentativo di evitare gli eroi deve essere considerato, in parte, un fallimento. Ho fatto del mio meglio per rendere Rorschach un personaggio che suscitasse più repulsione e pena che ammirazione ma non ha funzionato: la maggior parte dei lettori maschi si è davvero fortemente immedesimata con Rorschach semplicemente perché è un bastardo, un duro che incute paura e che nessuno può importunare, con una visione monomaniacale e univoca del mondo. Questo è stato il mio errore e probabilmente deriva dal non aver capito che creare un personaggio solitario, mezzo pazzo e odioso per la maggior parti dei lettori apparirà semplicemente come un eroe romantico, stante la consolidata mentalità del sottogenere supereroistico in cui Hulk, Wolverine e il Punitore sono visti come dei personaggi affascinanti. In futuro, non mi occuperò neppure lontanamente di qualcosa che possa essere scambiato per un eroe o per un “cattivo”. D'ora in poi mi occuperò semplicemente di... persone.

[…]

Vedi ancora di buon occhio la recente accettazione dei comics o segretamente ti auguri che i tuoi adorati fumetti vengano sottratti dalle mani unte della masse?
Voglio che i fumetti siano per tutti, non solo per una élite, per cui, no, quest'aspetto non mi disturba. La sola cosa che mi da fastidio su quest'improvvisa accettazione dei fumetti è il modo in cui tutti i segnali lascino intendere che diventeremo una versione più letteraria dell'industria della musica pop, con tutte le stronzate, il culto dell'immagine e l'hype che comporta. Sebbene debba prendermi un po' della colpa per aver provocato questa situazione, personalmente non voglio più avere nulla a che fare con questi aspetti fasulli e superflui da pop star. Per cui non concedo interviste ai“fan magazine”. E giuro di non apparire nuovamente su The Tube o Get Fresh
Tutto quello che voglio è creare delle buone storie. Non voglio diventare una celebrità. Innanzitutto perché le persone famose spendono troppo tempo a fare interviste quando dovrebbero trascorrerlo a farsi la doccia, lavarsi i denti e a scegliere nella loro vasta collezione di bellissime ed esotiche scarpe e calzini quali paia indossare per questa sera. 
Qualche anno dopo il 1989... la passione per le scarpe "esotiche" continua!

lunedì 16 ottobre 2017

Arrivano i TIME BREAKERS!

Copertina di Time Breakers realizzata da Weston per l'edizione NPE.
Non senza un pizzico di orgoglio, dopo qualche anno di assenza, ritorno sugli scaffali delle fumetterie con una nuova traduzione e curatela. 
Stavolta tocca a TIME BREAKERS, un'intrigante storia di fantascienza ideata dalla scrittrice Rachel Pollack per i disegni di Chris Weston.

Time Breakers verrà proposto in Italia da Nicola Pesce Editore in un elegante volume a colori di 128 pagine. Il libro sarà disponibile a breve in tutte le fumetterie e sarà tra le novità che NPE porterà all'imminente Lucca Comics & Games unitamente al... disegnatore Chris Weston! Nell'immagine alla fine di questo post trovate i dettagli sulle date in cui Weston sarà presente allo stand NPE (non perdete l'occasione: Weston è un disegnatore fenomenale!) oppure potete consultare la pagina Facebook dell'editore per tutti gli aggiornamenti del caso.

Dalla quarta di copertina di Time Breakers:
Il Tempo sta finendo e i Time Breakers combattono senza sosta per scongiurare la catastrofe disseminando le epoche di... paradossi.

A vent'anni di distanza dalla pubblicazione americana per la DC Comics, arriva in Italia la miniserie sci-fi ideata dalla scrittrice Rachel Pollack (Doom Patrol) e dal disegnatore
Chris Weston (Judge Dredd, The Invisibles, Ministero dello Spazio, Lucifer).

C'è sempre tempo per le buone storie.

Time Breakers fu infatti originariamente pubblicato nel 1997 come miniserie in 5 albi sotto il marchio Helix, etichetta di breve durata proposta dalla DC Comics e dedicata alla fantascienza e al science fantasy. Il titolo più noto della linea fu Transmetropolitan che confluì nella linea Vertigo quando Helix fu chiusa nel 1998. L'etichetta presentava dei progetti creator-owned, ossia opere su cui gli autori avrebbero mantenuto i diritti dopo la cessione temporanea alla DC per la pubblicazione. Per questo è stato possibile che, qualche mese fa, l'amico Chris Weston mi contattasse, memore di una precedente collaborazione per Ministero dello Spazio (sempre edito da NPE), per chiedermi di indicargli un editore italiano potenzialmente interessato. Come sia poi andata è facilmente intuibile, ovviamente.

Inutile aggiungere che mi sono divertito tantissimo a tradurre le pagine di Time Breakers e ad andare a spasso nel Tempo tra le sue pagine. Il testimone passa ora ai lettori!
Un ringraziamento speciale va all'amico Omar Martini per il supporto e le chiacchiere.

Nel seguito potete vedere le prime tre tavole di Time Breakers Buona preview!

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Info: Durante Lucca Comics & Games, lo stand NPE si troverà, come consuetudine, presso il padiglione editori in Piazza Napoleone. Chi, non potendo recarsi a Lucca, volesse uno sketch di Weston sul volume può inserire il codice promozionale "sketch" nel carrello quando effettua l'ordine sul sito (ordini entro il 30 ottobre), QUI.
 
Le prime tre tavole di Time Breakers nell'edizione NPE.
Lista degli autori presenti allo stand NPE durante Lucca 2017.

mercoledì 11 ottobre 2017

Treviso 2017: splendida conferma

Mentre Lucca incombe (e difficilmente ci sarò... anche se ci sarò comunque, scusate il sibillino messaggio), facciamo un passo indietro a qualche settimana fa e parliamo del... Treviso Comic Book Festival.

Se è vero che "la prima volta non si scorda mai", con l'edizione 2017 (sono stato presente nei giorni della mostra mercato, il 23 e 24 Settembre) il TCBF si conferma, personalmente, come una delle più interessanti (se non LA più interessante) manifestazione sul Fumetto (e aree strettamente limitrofe) che si tiene attualmente in Italia. Un Festival, privo dell'ingombrante presenza di cosplayer e youtuber vari, tutto incentrato sul Fumetto e soprattutto sulla sua anima più creativa, pulsante e vibrante, quella delle auto-produzioni e delle piccole etichette (anche se erano presenti quasi tutti i principali editori italiani). Un Festival a misura d'uomo che appare - e lo è - perfettamente integrato e calato nella dimensione della città, capace di proporre, in un'esperienza diffusa sul territorio cittadino, mostre e iniziative di assoluto prestigio. L'atmosfera è rilassata e piacevole, sia per gli autori e gli addetti ai lavori, sia per il pubblico, con la possibilità per tutti di venire a contatto con le mille sfaccettature e meraviglie del mondo delle nuvole parlanti. E neppure la pioggia di domenica 24 ha saputo turbare l'armonia quasi irreale del TCBF.
La festa del Fumetto... all'ISRAA!
Sicuramente in questo mio resoconto dimenticherò qualcosa e, di certo, dimenticherò qualcuno: è per questo che voglio ringraziare sin da subito tutte, ma proprio TUTTE le persone, che fanno sì che il TCBF esista e si rinnovi ogni anno. Grazie a voi tutti, indistintamente e senza nominare alcuno nello specifico: siete TUTTI un pezzo fondamentale di quello straordinario evento che è il... TCBF!

E allora partiamo. Purtroppo non sono riuscito a vedere tutto quello che avrei voluto perché quest'anno la proposta mi è parsa ancora più ricca del solito e... me la sono presa comoda, stando soprattutto nella zona della mostra mercato (all'ex ISRAA), cercando di vivere una due-giorni senza stress (per lo stress c'è sempre Lucca, volendo! :D ) con... la giusta compagnia di amici e autori (anche qui non farò nomi per evitare la scordare qualcuno e fare qualche torto: voi sapete comunque! ;))

Si comincia con sabato 23 e con l'inaugurazione dell'eccellente mostra dedicata all'immenso GIORGIO CAVAZZANO per i 50 anni di una carriera inimitabile! Cavazzano è in splendida forma e dispensa sorrisi a tutti. Riesco ad avvicinarlo per un rapido saluto (e per ringraziarlo, ancora una volta, del suo contributo, anni fa, al "mio" volume su Moore con un "topesco" Rorschach: qui) e per chiedergli un piccolo sketch. Il Maestro veneziano con grande sense of humour replica: "Ho bevuto credo un paio di spritz di troppo. Ti accontenti di una firma?" Incasso così l'autografo su una pagina bianca che diventerà poi spazio per lo "sfogo" creativo di alcuni amici del collettivo Mammaiuto ma... questa è un'altra storia! Ma siccome sono buono sotto trovate l'immagine del risultato finale!

Giro per la mostra mercato tra chiacchiere, momenti "Carràmba! Che sorpresa!", fumetti da vedere, fumetti da sfogliare, fumetti da comprare... e una sbirciata al documentario Escamotage, da morir dal ridere (sì, sempre quei fenomeni dei Mammaiuto)!
Il Maestro Cavazzano assediato dai cronisti!
Alcune immagini dalla mostra dedicata all'artista veneziano.
A seguire la giornata propone l'inaugurazione della mostra del Codex Seraphinianus di LUIGI SERAFINI. Mostra attesissima e tra gli eventi segnati nella mia personale agenda come immancabili. Purtroppo non sempre le cose vanno come uno vorrebbe: complice una fila disumana all'ingresso, la giusta combriccola di amici che opta di annegare l'attesa in qualche (qualche?) spritz ed è già tempo di... JESSE JACOBS. Purtroppo, mea culpa, non riuscirò poi a vedere le bizzarre meraviglie ideate dal Serafini, sigh!

Ma ecco Jesse Jacobs, lo spettacolare autore del manifesto del Festival. L'artista canadese avrebbe dovuto essere presente ma all'ultimo minuto ha dovuto rinunciare a causa di problemi di salute. Così ci si "accontenta" di una lisergica esposizione dei suoi lavori e di abbacinanti serigrafie, il tutto tra luci cangianti e... il dj più hipster di sempre!
Immagini dalla mostra dedicata al fumettista canadese Jesse Jacobs.
Il 24 piove più o meno per tutta la giornata ma il TCBF regge bene anche la sfida del meteo avverso. Quindi base sempre all'ISRAA e ci si muove per assistere alle premiazioni del Boscarato. Complimenti a tutti i vincitori (qui la lista completa) ma il plauso totale va al frizzantissimo, perfettissimo presentatore... Alessandro Baronciani!
Un momento del Boscarato. A dx: il gran presentatore Baronciani!
Si corre poi all'inaugurazione della mostra dedicata a ONOFRIO CATACCHIO, artista che ammiro e seguo da anni, presso la magnifica location di Casa Robegan. Un autentico piacere per gli occhi ammirare le tavole del fumettista barese dalle pagine realizzate per la rivista Cyborg, alle collaborazioni per la Marvel Comics, al recente Mercurio Loi e al ritorno di Stella Rossa.
Sempre a Casa Robegan ammiro le altre tre esposizioni: la collettiva dei fumettisti baltici, Alice Socal e l'americana Carolyn Nowak.
Immagini dalla mostra dedicata a Catacchio.
Spuntino veloce per ricaricarsi un po' e, pioggia o non pioggia, rotta verso Palazzo Manin, dove nella sala d'ingresso, resto a bocca aperta, sbalordito dal segno e dalla potenza degli originali di NINA BUNJEVAC! Che spettacolo e che bella persona l'autrice canadese, uno dei ricordi di certo più sfavillanti di questo mio TCBF.
E sempre a Palazzo Manin, al primo piano, in un intenso dialogo a distanza con la Bunjevac, ecco le tavole di GUIDO SCARABOTTOLO, essenziali e liriche, a raccontare il viaggio dell'illustratore, tra i più apprezzati al mondo, in Islanda.
L'Arte di Nina Bunjevac.
Scarabottolo e la sua Islanda.
Poi ancora ISRAA, qualche acquisto, la testa piena di Fumetto, risate, spritz, pizza... ed è il momento del sipario. E degli applausi per Treviso e il suo bellissimo festival.
Poker di acquisti: pochi ma buoni, direi!
Dedica di Alessandro Tota sul suo Charles.
Dedica di Carolyn Nowak.
Come anticipato, ho sicuramente dimenticato molti dettagli ma non l'aria rivitalizzante del TCBF.
Chiudiamola qui allora e... Viva il Fumetto! Viva Treviso!
Viva chi c'era (e anche chi non c'era)!
Ehmmm.... la firma di Cavazzano arricchita da sketch Mammaiuto di chiara ispirazione... disneyana!