mercoledì 30 novembre 2016

L'Alan Moore di Piallo

Illustrazione di Piallo.
Sopra, un vibrante ritratto di Moore "catturato" dall'amico fumettista e illustratore PIALLO (aka Gianluigi Concas). 

QUI potete ammirare un'altra illustrazione a tema Mooriano realizzata a matita da Piallo.

Per maggiori informazioni su Piallo: Blog - IperPlasticol

martedì 29 novembre 2016

L'Alan Moore di Sudario Brando

Illustrazione di Sudario Brando.
Sopra, Moore - in versione Dr. Manhattan su Marte - ritratto dal "misterioso" artista SUDARIO BRANDO, che ringrazio per il generoso contributo.

Per maggiori informazioni su Sudario Brando: intervista - Blog - Facebook - Twitter

lunedì 28 novembre 2016

L'Alan Moore di Antonio Nonnato

Illustrazione di Antonio Nonnato.
Sopra, uno splendido ritratto dell'Uomo dietro la maschera, opera del fumettista e illustratore ANTONIO NONNATO (che sentitamente ringrazio per il contributo).

Per maggiori informazioni su Antonio Nonnato: breve profilo - Facebook

domenica 27 novembre 2016

Alan Moore e l'LSD

Estratto da un'intervista pubblicata nel 2010 sulla rivista cartacea inglese The Stool Pigeon (qui online)

Per quanto possa sembrare un cliché oppure una ovvietà, fino a che punto credi che assumere LSD da giovane abbia agito da catalizzatore o da elemento chiave?
Alan Moore:
Naturalmente nessuno può dire cosa sarebbe successo che le cose fossero andare diversamente. Posso dire che ha avuto un impatto enorme sulla mia vita. La prima volta che ho preso un acido ho avuto delle allucinazioni di una qualità tale che è durata solo per pochi anni. Erano come illustrazioni di Martin Sharp [della rivista Oz]. Erano molto liquide e cangianti. Ma poi, pochi anni dopo - e sono sicuro che l'acido fosse esattamente lo stesso - le visioni erano cambiate. L'esperienza diventò più cristallina e definita. Un po' più paranoica. Ma, sì, mi ha fatto capire che, in fondo, la realtà è uno stato della mente e che, così come la tua mentre potrebbe cambiare, così potrebbe accadere alla realtà. È un qualcosa che ha poi avuto un grande impatto sul mio modo di pensare, e penso anche che mi sono reso conto che, quando mi trovavo in quello stato mentale, le mie percezioni rispetto all'arte, alla scrittura e alla musica erano fantastiche.
Non voglio dire però che mi piacesse tutto, assolutamente no. Sono diventato piuttosto critico e mi piacerebbe godere di un opera d'Arte, qualsiasi essa sia, a un livello molto più profondo e luminoso. Per cui ho probabilmente risolto la faccenda cercando di scrivere o disegnare o creare per la gente nelle stesse condizioni in cui probabilmente ero quando creavo quei mondi e visioni.  
È un po' come  Jason Spaceman e Sonic Boom dei Spacemen 3 che al tempo scrissero "Taking Drugs To Make Music To Take Drugs To" [Prendere droghe per fare musica per prendere droghe, N.d.T.]. 
E pensai: 'È un modo elegante di dirlo e sono sicuro che un sacco di Arte nella storia del mondo è stata creata in questo modo.' Sono sicuro che è così che creava Wilkie Collins e sono sicuro che così faceva Samuel Taylor Coleridge.

L'intervista completa è disponibile QUI.

sabato 26 novembre 2016

L'Alan Moore di Armando Rossi

Illustrazione di Armando Rossi.
Sopra, un dark e psichedelico Alan Moore ritratto da ARMANDO ROSSI, fumettista, illustratore e pittore.

Dalla sua pagina Facebook: "Per quindici anni ho disegnato fumetti per editori italiani e stranieri e mi considero un narratore. Tutte le mie opere sono storie che desidero raccontare a chi le guarda. Per questo ritraggo persone, i loro umori e i loro atteggiamenti, perché ognuno rappresenta una storia unica. Il mio repertorio comprende illustrazioni a matita e inchiostro, e dipinti a olio o acrilico su pannello o su tela."

Per maggiori informazioni su Armando Rossi: Sito - Pagina Facebook

(Grazie tante Armando!)

venerdì 25 novembre 2016

Karen Berger: Alan è Alan!

Karen Berger e Alan Moore nel 1986.
Nel seguito, un breve estratto dall'intervista a Karen Berger, storico editor della Vertigo, raccolta a Marzo 2012 e pubblicata in appendice all'interessante volume The British Invasion: Alan Moore, Neil Gaiman, Grant Morrison, and the Invention of the Modern Comic Book Writer di Greg Carpenter edito da Sequart Organization. 

Greg Carpenter: Molti di noi, col senno di poi, tendono a mitizzare alcune storie a fumetti come La lezione d'anatomia. Anche se al tempo non eri ancora l'editor di Swamp Thing, quando la sceneggiatura arrivò in DC suscitò un qualche clamore?
Karen Berger: Assolutamente. Bastava leggere la sceneggiatura, leggere l'albo e sapevi che quel tizio stava facendo qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima nei comics. Non sapevamo dove sarebbe arrivato - nessuno lo sapeva - ma sapevamo che era uno scrittore speciale con un talento speciale. Ogni volta che una sceneggiatura di Alan arrivava nella posta in quelle buste inglesi dallo strano formato, ci sedevamo tutti intorno e Len [Wein] leggeva la sceneggiatura perché anche le indicazioni di regia e composizione erano davvero interessanti. Le cose erano più semplici e meno frenetiche allora, c'era tempo per farlo.
E il valore di quell'albo, sinceramente, rimane inalterato tuttora. Lo rileggo ogni paio d'anni. Per diverso tempo Alan ha affermato (era ancora quando lavoravamo insieme su Swamp Thing) di pensare che il N. 21 fosse il suo albo migliore. "Dopo una storia così", diceva, "dove vai?"

[...]

Carpenter: Dal punto di vista dell'editor come funzionava su Swamp Thing? Tu e Moore vi parlavate e sviluppate idee insieme oppure le sceneggiature arrivavano in quelle "strane buste" e tu facevi la semplice revisione del testo [in inglese "line editing", N.d.T. ]? Oppure era una via di mezzo?
Berger: Alan pensa tutto da sé e ha fatto così sin dall'inizio. Non è mai stato uno scrittore che procede numero per numero. Lui pianificava un anno di storie. Quando sono diventa l'editor della serie, mi ha semplicemente inviato i soggetti e le trame da lì ad un anno. Aveva già pensato a tutto ed era tutto splendido. Poi parlavamo delle storie e lui procedeva a scriverle. 
Alan appartiene a quel tipo di scrittori che... non hanno nulla da supervisionare o correggere. Credo che il più grande cambiamento che abbia fatto ad una sua sceneggiatura - non era neppure una vera sceneggiatura - sia stato quello di cambiare l'ordine di una sequenza di storie. Credo volesse fare prima Il carteggio Nukeface e io ho voluto posticiparlo poiché preferivo facessimo prima un'altra storia. Credo che questo sia stato il mio massimo contributo. [risate]
Si sa, Alan è Alan. Voglio dire, con la massima onestà, c'è Alan e poi ci sono tutti gli altri. Lui è davvero in una categoria tutta sua.

giovedì 24 novembre 2016

L'Alan Moore di Dany&Dany

Illustrazione di Dany&Dany.
Sopra, un magnetico Alan Moore splendidamente ritratto da DANY&DANY. 
Dany&Dany (Daniela Orrù e Daniela Serri) sono uno studio di autrici di fumetti, attivo dal 2002. I loro romanzi grafici sono pubblicati in Italia, Stati Uniti e Germania.

Per maggiori informazioni su Dany&Dany: Pagina Facebook - Blog.

(Grazie tante Danys!)

mercoledì 23 novembre 2016

Alan Moore, Fashion Beast e Malcolm McLaren

Copertina del volume Fashion Beast illustrata da Facundo Percio.
Nel seguito un breve estratto dalla lunga introduzione scritta da Alan Moore (datata Northampton, 14 giugno 2013) inclusa nel volume Fashion Beast, di recente pubblicato in Italia da Panini Comics che in precedenza aveva proposto la serie in albi. L'ottima traduzione è dell'amico Antonio Solinas.

Fashion Beast nasce originariamente a metà degli anni '80 come sceneggiatura per il cinema scritta da Moore su commissione e idea di base di Malcolm McLaren.
Il film non fu mai realizzato e lo script rimase inutilizzato fino a che la Avatar Press non ne acquisì i diritti per un adattamento a fumetti affidato ad Antony Johnston (testi) e Facundo Percio (disegni), con la supervisione dello stesso Moore: il primo numero (della maxiserie di dieci albi) uscì nel corso del 2012 per il mercato americano.   
Malcolm McLaren (a sinistra) e i Sex Pistols.
Alan Moore: [...] Sulla base del ragionamento che un creatore di fumetti capace potrebbe forse contribuire con freschezza a una sceneggiatura cinematografica, [Malcolm McLaren] si era insediato in una vivace e affollata fumetteria a Saint Mark’s Place e aveva chiesto al tredicenne dall’aspetto più cool che era riuscito a trovare chi fosse il suo scrittore di fumetti preferito. Secondo Malcolm, questo giovane insolitamente profondo e intelligente aveva risposto, senza esitare, “Alan Moore: la mano sinistra di Dio”.
Nel caso improbabile che io scriva mai un’autobiografia, tipicamente modesto e riservato come sono, questo ne sarà quasi certamente il titolo. Il sovversivo impresario mi invitò a incontrarlo a Londra per discutere alcune sue idee cinematografiche, e chiedermi se mi facesse piacere essere coinvolto nella sceneggiatura di qualcuna di esse. Anche se confesso che non avevo ambizioni o genuino interesse creativo nei confronti del mondo del cinema, mi ero sempre pigramente chiesto come sarebbe stato scrivere per un tale medium. In maniera più persuasiva, ero ansioso di incontrare Malcolm McLaren e, se possibile, lavorarci insieme: a mio avviso, resta uno dei più effervescenti intelletti della cultura pop del XX secolo. Fu così che, circa una settimana dopo, mi capitò di incontrarmi con tale figura consciamente mefistofelica, nella hall dell’hotel di Londra in cui alloggiava. Arrivato con qualche minuto d’anticipo, per caso potei assistere agli ultimi scatti di un servizio fotografico per il quotidiano (dichiaratamente) sensazionalistico Sun. [...] Quando il fotografo se ne andò parlammo, e fui in grado di vederlo lontano dai riflettori, tra le performance pubbliche come Malcolm McLaren, l’amabile cattivo da cartone animato, consapevolmente dickensiano, che lui stesso aveva progettato per il consumo popolare. Alto almeno quanto me e notevolmente meglio vestito, aveva una qualità da uccello... probabilmente rapace, come accennato in precedenza, ma certamente un tipo di corvide ingegnoso... e quando stava in piedi non assomigliava ad altro che a una candela antropomorfa, con una fiamma arancione di combustione cerebrale che si originava dalla cera umana. [...]

recensioni in 4 parole [46]

Un bicchiere mezzo vuoto.
Martin agitato, non mescolato.
La disfunzionale famiglia sintezoide.
Palla
L'amore senza limiti.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Tiziano Sclavi (testi) e Giampiero Casertano (disegni)
Editore: Sergio Bonelli
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: €3,20
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 
di  "I Mysteriani" (testi), Fabio Piacentini (disegni), Daniele Rudoni (colori)
Editore: Sergio Bonelli
Formato: brossurato, 98 pagine, colore
Prezzo: €2 (il primo numero, in offerta lancio)
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 
 
La Visione Vol. 1
di Tom King (testi), Gabriel Hernandez Walta (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: cartonato, 136 pagine, colore
Prezzo: €14
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Palla
di Paolo Bacilieri
Editore: Hollow Press
Formato: cartonato, 56 pagine, bianco e nero + rosa
Prezzo:  € 12
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

martedì 22 novembre 2016

L'Alan Moore di Massimo Perissinotto

Illustrazione di Massimo Perissinotto.
Sopra, un potente e irato Alan Moore firmato MASSIMO PERISSINOTTO, fumettista, scrittore, saggista, esperto di cinema horror e molto altro ancora, sempre col cuore rivolto alle produzioni underground... da oltre due decenni abbondanti.

Per maggiori informazioni su Massimo Perissinotto: Pagina Facebook.

lunedì 21 novembre 2016

Un genio inglese

Nel seguito un breve estratto dal documentario The Mindscape of Alan Moore curato e diretto da DeZ Vylenz, girato nel corso del 2002 e presentato per la prima volta nel corso del 2003.

Alan Moore: Ho imparato il mestiere facendo storie molto brevi, di 3 o 4 pagine ciascuna, che è un ottimo modo per imparare a scrivere, a prescindere. Ho continuato facendo un paio di serie dove ho guadagnato maggior controllo sulle tematiche e dove ho potuto spingermi oltre ed essere un po' più sperimentale. Questi lavori hanno iniziato a vincere premi in Gran Bretagna e questo ha colpito gli Americani.

Gli Americani tendono a pensare che ogni premio sia un Oscar e non si resero conto che i premi nel campo del fumetto sono tutti votati da 30 persone che vestono in parka
[in Inglese Moore usa il termine "anorak", utilizzato anche per definire i nerd; si veda qui] e hanno una terribile vita sociale.

E così, per quanto li riguardava, se avevo vinto un premio allora ero un genio inglese. E così mi ingaggiarono e la DC mi mise a lavorare su Swamp Thing, che fece un bel po' di rumore e mi diede credito sufficiente per ottenere altri progetti, permettendomi di scrivere più o meno qualunque cosa volessi. Tutto ciò portò a Watchmen a metà degli anni '80 e quello fu uno dei lavori responsabili per la ridicola bufera di pubblicità che portò i fumetti o graphic novel, come qualcuno nel reparto marketing da allora ha deciso che devono essere chiamati, a diventare popolari.