venerdì 11 novembre 2016

Alan Moore e Big numbers

Copertina di Big Numbers N. 1 illustrata da Bill Sienkiewicz.
Nel seguito, estratto da Le Straordinarie Opere di Alan Moore (pag. 173-174; traduzione di Leonardo Rizzi), edizione italiana edita nel 2011 da Black Velvet Editrice de The Extraordinary Works of Alan Moore - Indispensable Edition (Twomorrow Publishing, 2008), volume ideato da George Khoury.

Inutile aggiungere che Big numbers è il grande capolavoro incompiuto di Moore! QUI trovate qualche altra informazione in merito, se servisse.

Alan Moore: [...] E così, visto che per pubblicare AARGH! avevamo messo su una casa editrice, mi è sembrato naturale che la mossa successiva fosse sfruttare questa possibilità. Realizzare un fumetto commerciale, un grande fumetto successivo a Watchmen. Il progetto doveva diventare la naturale prosecuzione di Watchmen, nella nuova direzione che avevo preso, ed è così che abbiamo avuto l’idea di Big numbers.
Volevo portare i fumetti a un livello superiore rispetto a Watchmen, così come Watchmen li aveva portati a un livello superiore rispetto a quanto si poteva immaginare prima.
Per Big numbers abbiamo provato a ideare un fumetto da zero, senza alcun preconcetto di sorta.
Volevamo che i singoli albi avessero un formato e una foliazione diversa, e che in ogni pagina ci fosse una quantità di vignette sempre diversa; volevamo impiegare tecniche di narrazione sperimentali e in continua evoluzione, che non fossero mai state usate prima e che fossero completamente diverse da quelle in Watchmen; volevo che trattasse il tema più comune possibile: la città in cui vivo, un centro commerciale. Volevo davvero scrivere all’apice delle mie possibilità. Volevo dimostrare ai lettori quello che potevo fare nel momento in cui non mi ritrovavo intralciato dalle tradizioni e dal peso del genere supereroistico. Con queste parole non voglio dire
niente contro il genere supereroistico, ma è materiale molto pesante da portarsi dietro. Non è il vertice più alto a cui aspiro. Anche quando i supereroi sono scritti bene, alla fin fine sono sempre un po’ troppo semplicistici dal punto di vista morale.
Io invece volevo un mondo che non avesse una visione così semplicistica. Volevo esplorare un mondo tanto complesso da diventare caotico ed è questa l’idea centrale di Big numbers, ovvero il concetto della matematica frattale e della matematica del caos, idee che all’epoca erano ancora relativamente nuove. Volevo verificare se all’interno di questa nuova forma di matematica fosse possibile scoprire una nuova visione del mondo. Se fosse possibile scoprire una visione più umana e più accurata del mondo in cui viviamo, considerando il fatto che a tutti sembra di vivere nel caos e la cosa sembrava particolarmente vera alla fine degli anni Ottanta, quando ho cominciato a lavorare a Big numbers. Il mondo stava diventando sempre più caotico. Naturalmente, all’epoca nessuno di noi immaginava che avrebbe continuato a profondare nel caos fino ad arrivare ai livelli di oggi. Ma i segni erano già molto evidenti. Allora ho pensato che forse i lettori avrebbero potuto trovare utile il nostro tentativo di spiegare loro che il caos che li circondava, nella loro comunità, nella loro vita, nel loro mondo, che tutto quel caos dipendeva unicamente dalla loro percezione.
Volevamo spiegare che, se uno riesce ad allontanarsi quanto basta dal tumultuoso ribollire degli eventi, che sembra tanto caotico quando ci si ritrova in mezzo a loro… se si riesce a frapporre un minimo di distanza intellettuale, si può allora comprendere che ciò che da vicino sembra caotico è in realtà una forma di ordine molto, molto complessa.
La teoria del caos ci offre una nuova modalità per comprendere il mondo e questa modalità forse è più utile, più ottimista e non trasmette tutto quel senso di catastrofe imminente: queste erano le riflessioni alla base di Big numbers. [...]

George Khoury: Ho letto da qualche parte che il primo [numero] ha venduto sulle 60.000 copie; il secondo invece sulle 40.000, ma sono numeri altissimi se li consideriamo alla luce del mercato odierno.

Erano numeri ottimi. “Grandi numeri”, no? [risate]
Per un albo senza supereroi, di forma quadrata, pure in bianco e nero e… non si trattava neanche di uno di quei casi in cui non è un fumetto di supereroi, però è un fumetto giallo, oppure un fumetto western o di fantascienza. Big numbers non apparteneva a nessun genere predefinito: parlava solo di shopping e matematica.
Non è che occupi un settore con molti titoli nelle librerie.

giovedì 10 novembre 2016

Alan Moore e il punk!

Estratto dalla seconda parte di una corposa intervista ad Alan Moore condotta da Pádraig Ó Méalóid e pubblicata su The Beat il 5 Aprile 2015. 
L'intervista completa è disponibile QUI.

Pádraig Ó Méalóid: [… ] parlando de La Lega degli Straordinari Gentlemen: Century ho avuto la forte impressione, in quello ambientato nel 1969... alla fine siamo nel 1977, ed è tutto molto Punk Rock, e nel 1977 io ero davvero molto Punk Rock, perché quello era il genere di musica giusto per me al tempo ma ho sempre avuto l'impressione che a te il Punk Rock non sia mai piaciuto. La mia è una impressione corretta?

Alan Moore: No, assolutamente no! 

PÓM: Bene!

AM: Mi è sempre piaciuto il Punk Rock. Dubito che siano tanti quelli con una collezione migliore della mia dei primissimi singoli punk in vinile. Decisi di non tagliarmi i capelli corti perché al tempo forse pensai... credo d'essere rimasto più colpito di quello che avrei dovuto dal fatto che Dee Generate, che era il batterista degli Eater, se ti ricordi aveva quattordici anni... così pensai 'Sì, loro sono di un'altra generazione rispetto a me, non vogliono che mi tagli i capelli e indossi magliette col simbolo dell'anarchia, mi piace la musica ma lascio il resto a loro'. Questo accadde prima che mi rendessi conto che in realtà Johnny Rotten era un ex-fan degli Hawkwind e aveva esattamente, credo, un anno in meno di me e che Jet Black degli Stranglers poteva essere mio babbo. 
Perciò ho sempre amato il Punk Rock, anche se, a voler indicarne un difetto, pensavo che il problema fosse che, dal punto di vista della strategia, non c'era altro da raggiungere se si sceglieva il nichilismo. Questa era la mia unica critica al punk. 
Nell'episodio della Lega è stata più una questione di contrasti, mostrare il concerto ad Hyde Park in quell'atmosfera strafatta, idillica e totalmente irresponsabile degli anni '60 e poi piombare brutalmente nella scena punk in cui... in realtà, così come forse abbiamo enfatizzato l' "hippiness" degli hippie nel 1969 allo stesso modo forse abbiamo enfatizzato l'atmosfera di appuntita violenza da abuso di anfetamine dei primi concerti punk. Ma probabilmente in entrambi i casi non abbiamo esagerato. Mi ricordo una paio di concerti punk in cui la gente veniva aggredita a colpi di bottiglie spaccate o simili. Non era una cosa frequente ma mi ricordo anche di scontri terribili durante dei festival hippie. Ma nella nostra storia è stato solo per avere un netto contrasto d'atmosfera. 

PÓM: Beh, mi scuso per averti accusando essendo io in torto... 

AM: Oh ma no, macché, ma no. Sono felice d'aver chiarito. Non avrei voluto che qualcuno pensasse che fossi contro il punk. Ho iniziato nel 1978 usando lo pseudonimo di Curt Vile…

PÓM: Sì, ovvio!


AM: … perché pensavo fosse un buon nome punk! Sono stato un grande fan della musica psichedelica, sono stato un grande fan del glam e sono stato un grande fan del punk.

PÓM: Prima di passare ad altro, quali gruppi punk rock ti piacevano?

AM: Punk rock, fammici pensare. I Sex Pistols avevano un'energia immensa e avevano un qualcosa di così grezzo e incredibile. Gli Stranglers anche se... li ho visti suonare ma non mi sembravano davvero punk. Avevano un suono che ricordava un sacco i giri di tastiera di Ray Manzanek dei Doors e dei testi che richiamavano un po' quelli dell'heavy metal mainstream. 
C'erano diverse band minori davvero valide... Gli Adverts erano bravi. Mi piacevano gli Only Ones, erano bravi. Hanno fatto Another Girl, Another Planet, and Lovers of Today. I Clash erano grandi... ho anche pensato che Sandinista! fosse un gran album, anche se... sì, vero, aveva quatto facciate [Moore qui si confonde, si trattava di un triplo album, N.d.T.] e tutti pensavano fosse una specie di ritorno ai concept album, roba da hippie... ma perché no? C'erano dei pezzi ottimi. 
Gli X-Ray Spex erano ottimi, Elvis Costello, anche se – tutto quello pubblicato dalla Stiff Records era eccezionale. [...]

L'intervista completa è disponibile QUI.

mercoledì 9 novembre 2016

Barry Windsor-Smith e Alan Moore

Il Marvelman di Barry Windsor-Smith.
Estratto dalla terza puntata dello speciale Moore pubblicato su Ultrazine.org nel Maggio 2001: un breve contributo del leggendario BARRY WINDSOR-SMITH, uno degli artisti più importanti dei comics (ricordiamo, tra gli altri, il suo Conan il Barbaro, Weapon X, il contributo al cosmo Valiant, Rune).

Il Marvelman di Alan Moore, con la sua intelligenza e perspicacia, fu il responsabile del mio ritorno nel mondo dei Fumetti. Per questo, sono diviso tra amore e odio nei suoi confronti. 
Ho provato ammirazione per tutti i lavori di Alan dagli anni '70 fino al presente con la linea ABC.  
[Barry Windsor-Smith, maggio 2001]

martedì 8 novembre 2016

Jonathan Ross intervista Alan Moore 2001

Nel seguito una lunga intervista pubblicata sul N. 28 della rivista inglese IDLER (e successivamente apparsa sul sito loro sito anche se, al momento, pare non più disponibile) realizzata nel maggio 2001 da JONATHAN ROSS, noto presentatore radiofonico e televisivo della BBC. L’intervista è stata tradotta e pubblicata su Ultrazine.org nel giugno 2002, su autorizzazione degli aventi diritto. 

L'intervista in originale è disponibile nel numero speciale Idler N. 46: Free Spirits acquistabile qui.

Jonathan Ross intervista Alan Moore 2001
   Traduzione italiana a cura di Marcello Albano e Daniele Tomasi.

[JONATHAN ROSS] Alan Moore è il miglior scrittore di fumetti vivente. Non voglio fare la persona gentile a tutti i costi o essere di parte - e' un’affermazione prossima ad un dato di fatto, per quanto possa esserlo una qualunque opinione. In ogni votazione organizzata dalla comunità degli amanti del Fumetto, come gli Harvey's Awards [importante premio fumettistico statunitense, N.d.T.] o la recente votazione del Comics Buyers Guide [una rivista di informazione e critica statunitense, N.d.T.], Moore arriva sempre in vetta, e spesso lasciando gli altri a grande distanza. Penso di poter azzardare a dire che è il più grande scrittore di fumetti di sempre, nella storia di questo mezzo di comunicazione. Anzi, andrò oltre. È il miglior scrittore vivente di fumetti che ci sia stato e che mai ci sarà, finché questo amato e molto deriso mezzo di comunicazione inevitabilmente morirà di apatia o collasserà sotto il peso dei troppi uomini ultramuscolosi in calzamaglia che cercano di salvare il mondo.

Se non sapete granché sui comics - ed è possibile che la ragione sia che siete un rifiuto chimico che compra "FHM" mentre i vostri amici di "Idler" non stanno guardando - allora ecco qui tutto quel che avete bisogno di sapere per cominciare. Moore scrive fumetti, scrive fumetti in cui, con successo, utilizza gli ingredienti essenziali del genere a cui sta lavorando, qualunque sia - supereroi vecchio stile, orrore gotico, fantascienza avventurosa - e li mescola e li rivolta trasformandoli in qualcosa di interamente nuovo e totalmente inebriante. Ha preso "Swamp Thing", un mediocre fumetto di misteri e mostri, trasformandolo in una oscura e strana storia d'amore. Ha giocato con "Superman", facendo sprofondare il più ottuso degli ottusi in un fantastico ritornello di quel che potrebbe essere un giorno nella vita di uno strano tizio con superpoteri, se i "cattivi" usassero realmente i loro immensi poteri a favore del male - e non semplicemente quelle buffonate da birbantelli che ovviamente non li porterebbero mai a governare il mondo. Con "Watchmen" ci ha dato una visione distopica sull'intero genere supereroistico. E più recentemente, con "Tom Strong", "The League of Extraordinary Gentlemen", "Promethea", "Top 10" e "Tomorrow Stories" ha realizzato - da zero! - una nuova "casa editrice" che è così avanti rispetto ai concorrenti in termini di capacità e tecnica ed originalità da far inginocchiare e piangere di gratitudine, come dei bambini di mezza età, i visitatori adulti dei negozi di fumetti. O, per lo meno, a me è successo.

Perciò, quando da Idler mi chiesero se mi sarebbe piaciuto incontrare il barbuto grand'uomo, non mi feci scappare l'occasione, come farebbe Charlie Sheen con una attricetta porno. Ma - e questo potrebbe stupirvi - mi sentivo nervoso. Non è un sentimento con cui sono molto familiare, avendo incontrato ed intervistato... beh, all'incirca chiunque da ché l'uccellino della fama e della buona fortuna si è posato sulla mia spalla circa 14 anni fa. Ma Moore è una questione differente. Avevo davanti qualcuno da cui non volevo trarre perle d’arguzia o di saggezza, e non speravo di sentire aneddoti divertenti o maligni sui suoi colleghi. Avevo davanti qualcuno a cui volevo solamente sedermi vicino e bearmi della sua presenza. Quindi quel che segue è una specie di registrazione confusa dell'incontro mentre mangiamo al ristorante Momo's Moroccan in Heddon Street - e proprio dietro l'angolo c'è la cabina telefonica in cui David Bowie gigioneggia nella copertina di "Ziggy Stardust And The Spiders From Mars".

Alan è, suppongo ovviamente, proprio come i suoi scritti. In breve, non è come potresti aspettarti. Alto, barbuto, capellone, vestito totalmente di nero e con un lungo bastone da passeggio con il manico in argento. Un osservatore casuale lo definirebbe come un barbaro o un mistico, un pazzoide feng shui della "new age" con la passione dei tè alle erbe e dei primi Hawkwind
[storica "space rock" band inglese degli anni ‘70, N.d.T.], un amante di fumetti underground - materiale hardcore per adulti che potrebbe confondere e sconcertare i giovani appassionati e spingere i loro genitori a chiamare gli assistenti sociali. Ma lui non è nessuna di queste cose. Beh, in effetti ama i tè alle erbe, e riguardo alle sue opinioni riguardo ai primi Hawkwind suppongo che, più o meno come voi o me, lui non abbia una chiara opinione sull'argomento. Qui ci parla del suo uso dei fumetti "commerciali" per presentare nuove idee in un mezzo di comunicazione ormai stanco. La prima domanda riguarda lo stile di disegno della sua compagna, Melinda Gebbie, che disegna la serie "Cobweb" attualmente pubblicata in "Tomorrow Stories".
ROSS: Amo i disegni di "Cobweb". È uno stile strano, davvero strano per un lettore di fumetti "commerciali".

MOORE: È quel che volevamo. L'idea che li ha generati è che il fumetto commerciale sta piuttosto chiaramente scivolando nel cesso. C'è gente come Gary Groth e la "Fantagraphics" che ne saranno contenti, ma non credo che si rendano conto delle implicazioni. Il punto è che nessuna libreria di fumetti può restare aperta vendendo i fumetti della "Acme" [casa editrice statunitense che pubblica fumetti di elevata qualità ma di limitato richiamo di massa. - N.d.T.], "From Hell" o qualunque altro fumetto di questo tipo, per quanto siano di qualità. Ci devono essere "The Uncanny X-Men" e ci deve essere "Spawn" e tutto quel materiale di questo tipo per far esistere il negozio. Se il fumetto "commerciale" scende nello scarico, si trascina anche tutti noi. Quindi ho pensato che fosse possibile rinvigorire il fumetto "commerciale" in modo da non dover distinguere tra commerciale, indipendente, underground, alternativo: perché il fumetto è troppo piccolo per categorizzare in questo modo.

ROSS: Quindi non sei d'accordo con quella frase che tutti eravamo stanchi di leggere qualche anno fa: "fumetti: non più solo per bambini".

MOORE: "Il fumetto è maturato." Io e Frank Miller abbiamo qualche responsabilità a riguardo, bisogna dire. Quando realizzai "Watchmen" pensai, "grandioso, la gente resterà ammirata nel vedere l'abile schema narrativo utilizzato, e si sentiranno obbligati ad eguagliarmi o superarmi nel cercare nuovi possibilità di raccontare storie". Mentre, al contrario, sembra che la maggior parte abbia recepito la violenza, il macabro, lo strato di pessimismo politico ateista che lo ricopriva. Questo è ciò che è stato rigurgitato e riciclato nei fumetti "Vertigo". [1]

ROSS: E succede ancora.

MOORE: Beh, [è] una delle cose principali che ho contro la Vertigo, e ci sono alcuni grandi fumetti fatti dalla Vertigo... ma la cosa che più mi crea problemi è che la loro atmosfera, il loro ethos o qualunque cosa, sembra essere basato sul cattivo umore in cui mi trovavo io 18 anni fa. Non è neppure il loro cattivo umore. Io ero un po’ "affilato", sai, verso la politica in generale, a causa degli anni della Thatcher.

ROSS: Già, era un brutto periodo.

MOORE: E quello, in qualche modo, potrebbe aver influenzato il mio modo di pormi, ma non vedo perché dovrebbe influenzare colorare chiunque esattamente nello stesso modo.

ROSS: Credevo l'avessi eliminato dal tuo sistema con quel lavoro che hai realizzato con Bill Sienkiewicz, "Brought To Light".

MOORE: Si, l'ho fatto.

ROSS: Ho sempre pensato fosse molto catartico.

MOORE: Penso che sia uno dei miei migliori scritti. Sono lieto che te ne ricordi, Jonathan.

[Dovete davvero procurarvi una copia di "Brought To Light", il migliore e più sconvolgente testo politico di racconto verità alla Chomsky che abbia mai visto, ed uno di quei libri che ti colpisce - SMACK - tra gli occhi con tutto il potenziale che appartiene al media "Fumetto".
Poi c'e un'altra cosa riguardo Alan Moore che voglio davvero raccontarvi. E' un genio. E' davvero un fottuto, ispirato, irripetibile, chiacchierato genio di prima categoria. Ed ovviamente essere un genio significa che le sue idee ed il suo approccio ed i suoi metodi sono stati rubati ed appropriati ed omaggiati da tutti i talenti inferiori che si trascinano sulla sua scia. Significa anche che c'è una legione di devoti a Moore, come me, che riflettono su ogni vignetta di ogni albo a cui ha lavorato. E naturalmente lui ha la sua buona lista di siti non ufficiali nella nostra gloriosa internet, che torna utile quando stai cercando di assicurarti di aver trovato ogni minimo riferimento di cui Moore imbottisce i sui lavori].

ROSS: Che ci dici della mitologia su Alan Moore che circola qui fuori? Sono entrato in Internet ed ho dato uno sguardo ad un paio di siti su Alan Moore - è uno strano posto da visitare senza assistenza. Ci sono un paio di tipi li fuori che hanno un approccio al tuo lavoro da studiosi, piuttosto scientifico, e prevalentemente vedono la propria attività come bibliotecari o esaminatori del tuo lavoro.

MOORE: C'è un tizio che analizza "The League of Extraordinary Gentlemen" - ed è uno solo... Pensavo fosse un gruppo di tizi letterati.

ROSS: E raccoglie tutti i tuoi riferimenti... Dai tuoi fumetti ho la sensazione non solo che hai letto molto, ma che c'è una continua ricerca della conoscenza.

MOORE: Ho sempre assorbito informazioni in una forma o l'altra. Sono stato sbattuto fuori da scuola a 17 anni, che è più o meno quando è cominciata la mia educazione.

ROSS: Sei stato espulso?

MOORE: Già. Mi sembrava che nella scuola ci fosse un programma di studio evidente - lettura, scrittura ed aritmetica - ed un programma di studio nascosto, che più o meno era puntualità, obbedienza ed accettazione della monotonia... In tanti casi mi sembrava che la scuola fosse come una terapia all'avversione. Non esisteva per trasmetterti conoscenza, esisteva per allontanarti dalla conoscenza. Imparare o leggere viene associato a lavoro, e lavoro viene associato a sfacchinata. Ecco perché tanta gente è felice semplicemente nello stare di fronte al televisore la notte. Pensa "non sto facendo un lavoro, quindi è un momento perfetto"

ROSS: ... essere intrattenuti, è una cosa passiva.

MOORE: Sì. Quindi, sono stato scacciato da scuola a 17 anni. Il preside l'aveva con me penso fosse una questione classista... scrisse a tutti i licei dell'area e gli disse "non prendete questo ragazzo perché ha una pessima influenza sugli altri"...

ROSS: Bastardo!

MOORE: Beh, avevo 17 anni ed ero un diciassettenne piuttosto indiavolato. Ma avevo solo 17 anni... scrisse a tutti gli imprenditori dicendogli di non darmi un lavoro. Era una cosa pazzesca, ma fui costretto a contare solo su me stesso ed iniziai a leggere voracemente ed imparare e riempii la mia testa con differenti argomenti, e sta tutto li dentro come una zuppa, e sto continuando tutto il tempo ad inserire nuovo materiale. Leggo molto velocemente. Come se li risucchiassi... Tutto è semplicemente andato nel silos generale e fermenterà e forse evolverà in qualcosa, in circa dodici anni.

ROSS: Quando scrivi sei sempre conscio dei tuoi riferimenti,o talvolta ti sorprendi, rileggendo, che li ci fosse un riferimento?

MOORE: A volte mi sorprendo parecchio. Ricordo una storia di "Abelard Snazz" che ho scritto e che non ho fatto ristampare perché dopo averla scritta ho improvvisamente capito che era un completo plagio di una storia di RA Laperty. Leggi tutte quelle antologie con centinaia di storie ed a volte se ti dimentichi da dove vengono pensi "che bella idea, deve essere mia!"

ROSS: Deve essere un rischio che incontra chiunque ama il genere su cui lavora ed ama dei media similari.

MOORE: Come quando ho conosciuto Gilbert Hernandez, gli dissi "quindi ti piace davvero Gabriel Garcia Marquez?" E lui disse "mai letto" e gli dissi "Non hai mai letto "Cento anni di solitudine"?" e lui disse, "no" e quando in seguito lo lesse ne fu completamente scioccato dalle similitudini.

ROSS: Già, non è strano?
MOORE: Tutti pensano che Promethea sia basata su un personaggio inventato da questa autrice lesbica, Helen Cixous, che scrisse un libro su questa donna emersa dall'immaginazione, una eroina il cui nome è Promethea. Ma non me ne sono reso conto finché il pittore e performer Josè Villarrubia mi ha contattato e mi ha detto che stava facendo delle ricerche ed ha trovato tutte questi vari, disparati riferimenti a personaggi chiamati Promethea, soprattutto questo che Helen Cixous ha scritto e che sembra quasi lo stesso personaggio. E l'altro giorno mi ha spedito un fumetto di "Tom Strong". È del 1903, si intitola "Tom Strong Saves the Day". Apparentemente fu pubblicato in America dalla Boy Scout Organization, che fecero una serie di storie su questo ragazzo muscoloso di nome Tom Strong.

ROSS: Questa idea di Promethea, naturalmente non ero a conoscenza dell'autrice che hai menzionato, ma credevo che ci fosse almeno un riferimento alla DC. Con Captain Marvel hai la metà super-eroica, la metà potente che abita nel mondo immaginario, ed anche il cambiare ed arrivare nel nostro mondo...

MOORE: Captain Marvel è piuttosto un personaggio magico, è tutto materiale mitologico. Uno degli scrittori, Bill Parker, era studente di lettere. Nel recente Promethea c’è la pianta sacra detta "moly" (aglio selvatico). Loro pensano che "moly" sia la mitica pianta che Hermes dette a Ulisse per aiutarlo contro Circe. Ecco perché è connessa alla magia, ma nessuno sa se sia mai esistita una tale pianta, o se sia mitologica, ma io penso sia il fiore della mandragola. [2]

ROSS: Ti ricordi di "Uncle Marvel"?

MOORE: Uncle Marvel... non aveva alcun potere, stava solo facendo finta...

ROSS: Già, giusto... è il diversivo comico.

MOORE: Semplicemente si appendeva al mantello di Captain Marvel mentre era in volo, cosi che sembrava volasse da sé!

ROSS: Che favolosa creazione... [ridiamo entrambi]

MOORE: Potevi divertirti molto di più con i fumetti in quei giorni. Senza ritornare a parlare della Vertigo, questa è una delle mie obiezioni: non c'è divertimento...

ROSS: Quel che odio in tanti fumetti attuali è che sono implacabilmente oscuri, e che non fuoriescono mai da questa impostazione. Mentre anche in Watchmen, per esempio, ti darò un esempio di una cosa che ricordo di aver trovato genuinamente inspirata e educativa. In un numero della serie hai raccontato una storia come se fosse apparsa in un vecchio fumetto di pirati. È un tuffo nella storia del fumetto ... e ne scoprii l'esistenza solo dopo aver letto quel fumetto. A quel tempo, tu apristi gli occhi di questo giovane appassionato verso quel che il fumetto era un tempo, e che forse potrebbe essere ancora.

MOORE: Swamp Thing è probabilmente molto più un riferimento per i fumetti Vertigo di quanto non lo fosse Watchmen, ma con Swamp Thing avevi tutte quelle storie che sono davvero terribili, veramente truci e veramente deprimenti... e poi ci sono queste piccole storie come il numero del "Sesso nella Palude" che è più o meno un poema amoroso.

ROSS: Sì, alcune storie erano piuttosto leggere.

MOORE: In un certo senso è più crudele, se dai alle persone un poema amoroso si intorpidiranno e si distaccheranno... mantiene fresco l'orrore se tu...

ROSS: ... dai un piccolo assaggio di un dolcezza tra morte e desolazione.

MOORE: Percepisci maggiormente il dolore...

ROSS: Mi sta venendo voglia di rileggere Watchmen. Ben fatto, signore!

[Ecco qualche informazione da sapere su Watchmen, il lavoro seminale, innovativo e davvero influente di Moore sull'argomento superpoteri. Inizialmente i personaggi da mostrare in tutta la loro gloria oscura e disfunzionale sarebbero dovuti essere un gruppo di supereroi di una delle case editrici meno conosciute, la Charlton. Questi personaggi erano stati acquistati dalla DC, casa di Superman e Batman. Moore voleva prendere quei personaggi e trasportarli in una sorta di storia iper-reale alla "cosa sarebbe successo se...", in cui erano costretti a agire come se fosse stata la vita reale. La DC disse no. Allora Moore, in compagnia di Dave Gibbons, creò un gruppo di personaggi che avrebbero potuto benissimo essere i portabandiera della Charlton].

ROSS: Dato che in origine sarebbe dovuti essere i personaggi della Charlton, avremmo visto The Question, Blue Beetle, Peacemaker e gli altri …?

MOORE: Captain Atom.

ROSS: Oh già, Captain Atom era grande. Quei primi "Captain Atom" di Ditko erano semplicemente favolosi, vero?

MOORE: Ditko era un grande
The Question di Steve Ditko.
ROSS: Ditko è davvero matto come dicono? Voglio dire, ovviamente quando leggi Mister A e tutte quelle sue strane storie, da l'impressione di essere un tizio che non accetta alcun compromesso... L'hai conosciuto?

MOORE: No, nessuno può incontrare Ditko... Ho molta ammirazione per quel tipo...

ROSS: Potremmo metterla così, potrebbe essere l'altro creatore di fumetti che vive in reclusione. Perché io non conosco nessuno che non fa mai nulla, non va mai alle convention, non risponde mai alle chiamate...

MOORE: Qualcuno stava intervistando Ditko, e gli ha chiesto "ha mai visto Watchmen?" e lui ha risposto "beh sì, ho letto il libro", perché c’è questo personaggio chiamato Rorschach, e lui ha detto "oh sì, Rorschach, è come Mr. A solo che è pazzo." [Ridiamo entrambi]

ROSS: Fantastico... Lavora ancora, vero, disegna ancora? Dev'essere piuttosto anziano?

MOORE: La storia più triste che ho sentito … era l'anniversario dei 30 anni o dei 25, uno dei grandi anniversari di Spiderman, e Steve Ditko viveva alla YMCA... [associazione universitaria cattolica che garantisce assistenza ai diseredati con ostelli, mense e simili. Moore vuole esemplificare il fatto che Ditko non ha introiti dalla creazione di uno dei personaggi di maggior successo nella storia del fumetto, N.d.T.] [3]

ROSS: No...

MOORE: Sai, praticamente viveva in una scatola di cartone.

ROSS: Eri un fan di Kirby? Penso che lo fossi quand'eri più giovane.

MOORE: Tutti lo erano....

ROSS: È lui che creò veramente il modello di riferimento, l'aspetto visivo, l'atmosfera...?

MOORE: Considerando che le gemme della Marvel erano prevalentemente sue... Penso che il creatore e l'architetto delle gemme Marvel sia stato lui, più che Stan Lee ... 

ROSS: Sì, penso che anche Lee lo possa ammettere adesso, no? Ovviamente vi ha apportato molto di suo, non possiamo non considerarlo...

MOORE: Sì, intendo dire … Non so se sia per "The Sopranos" [recente sceneggiato televisivo di notevole successo su una famiglia mafiosa italo-americana, N.d.T.] ma recentemente mi sono ritrovato molto attratto dall'argomento mafia...

ROSS: Non ho ancora visto " The Sopranos", lo ammetto con imbarazzo, perché mi sono perso l'inizio e non voglio vederlo a storia iniziata, quindi mi sono procurato le registrazioni, e tutti ne vanno matti...

MOORE: È Shakespeare, sul serio. Voglio dire, sono molto molto critico su tanti prodotti televisivi e cinematografici, ma "The Sopranos" è come Shakespeare. I personaggi sono meravigliosi, la sceneggiatura è incredibile. Ti invidio.

ROSS: Beh, li ho tutti su DVD... Beh, vorrei chiederti degli aspetti commerciali di ciò a cui stai lavorando. Mi preoccupo, come appassionato, perché tu crei qualcosa che io adoro, come " The League of Extraordinary Gentlemen" per esempio, e mi piacerà, e ne comprerò probabilmente più copie perché voglio disperatamente che continui ad essere pubblicata.

MOORE: Beh, l'attuale situazione del settore è che tutti sembrano pensare che il mondo stia per finire. Le testate chiudono intorno alle 15000 copie, sai, i più venduti stanno intorno alle 100000 copie, sai questa è la fine del mondo... No, questa non è la fine del mondo, questo è il 1982, quando Daredevil stava a meno di 15000, e pensarono, beh, peggio di così non è possibile, facciamo provare quel ragazzo che chiede di scriverlo e disegnarlo, e come con Swamp Thing sotto le 17000, diamolo a lui...

ROSS: Quindi è questo il motivo per cui te lo assegnarono?

MOORE: Si, perché erano sul punto di chiuderlo. Stessa cosa con Daredevil, Ecco perché lo dettero a Frank [Miller], stava sotto le 15000...

ROSS: Incredibile...

MOORE: Il più venduto era "X-Men", che vendeva circa 120000 quando la televisione arrivò negli anni '60. Fu allora che le vendite di fumetti iniziarono a calare.

[Mentre il cibo viene consumato e finiamo la portata principale vegetariana - per lui un principio, per me il desiderio di impressionarlo - la chiacchierata si sposta sul privato di Moore. Un paio di anni fa le possibilità di sentirlo parlare consistevano solo nelle grandi manifestazioni fumettistiche].
ROSS: Non fumi, vero?

MOORE: Sono piuttosto felice in questo periodo. Sto cercando di smettere di bere.

ROSS: Davvero?

MOORE: L'ho deciso perché ero stufo di bere, non mi divertiva più … ho provato la stessa cosa per il fumare...

ROSS: Hai una vita sociale a Northampton? Esci spesso? O prevalentemente stai a casa?

MOORE: Se lo chiedessi a quella signora della radio [ho detto su Radio Due che Northampton era la residenza del più famoso scrittore di fumetti, con gran stupore della signora che aveva telefonato dalla stessa città per vincere un CD di Ricky Martin], "Che mi dice di Alan Moore?", lei potrebbe risponderti, "Oh sì, quel tipo col bastone da passeggio e la barba, oh sì, un tizio amabile, ho ricevuto un biglietto da lui l'altro giorno, lo conosco molto bene..."

ROSS: Non è un po' misantropico, questo desiderio di non mischiarsi...?

MOORE: Probabilmente lo è, in parte perché sono parzialmente sordo... quindi dovrai perdonarmi.

ROSS: Cosa, ad entrambe le orecchie?

MOORE: No, solo questa, e sono praticamente cieco in quest'occhio e praticamente sordo in questo orecchio, così e' tutto bilanciato...Una delle ragioni per cui ho smesso di bere è perché non mi piacciono i pub, ed il rumore di sottofondo, e diventa un po' difficile...

ROSS: Sono parecchio rumorosi...

MOORE: ...e inoltre credo che durante gli anni '80, le convention … quello mi ha fatto un po' allontanare.

ROSS: C'era un periodo in cui Watchmen era al massimo e tu eri come Dio. Il gran Dio del Fumetto. Mi ricordo che tu apparivi e la gente impazziva. Era un po' come con le rock-star, o le divinità, una specie di insano livello di adulazione...

MOORE: Già.

ROSS: Deve essere stato strano comunque per te, ma i fan cosa ti chiedevano, in cosa consisteva lo scambio?

MOORE: Um, non lo so... voglio dire, sono una persona molto trasandata, non mi importa di rasarmi per parecchie mattine. Comunque questo sembra dia una certa parvenza messianica...

[Mi fissa un po' alla Manson. Charles, non Marilyn, naturalmente].

ROSS: Soprattutto se fai così con gli occhi, Alan...

MOORE: Sì!

ROSS: No, mi piace, prosegui, va bene...

MOORE: È tutto fatto con innocenza, ma loro cospirano ...

ROSS: Questo è dove entra in gioco la mitologia, immagino, perché le persone come me che non ti conoscono, ma conoscono ed amano il tuo lavoro, faremo e conserveremo sempre delle teorie e delle idee personali su di te... ho sempre pensato che portassi i capelli così perché non volevi perdere tempo... l'ornamento e la vanità.

MOORE: Beh sì, non posso gingillarmi con tutto ciò...

ROSS: ...e stai diventando vecchio, perché quanti anni hai? 47?

MOORE: Già...

ROSS: Anche il processo di invecchiamento ti rende cosciente del limitato tempo che ti rimane? È in qualche modo un fattore?

MOORE: No, no davvero. Sono venuto ai patti con la morte da parecchio. Ho avuto un periodo di tre settimane quando avevo 10 anni durante il quale ho capito piuttosto bene che tutti moriamo.

ROSS: Morì qualcuno, allora?

MOORE: Umm, non ricordo. No, credo fosse solo l'idea che anche io potessi morire.

ROSS: Eri piuttosto giovane per pensare a questo...

MOORE: ...sai che ci saranno feste a cui non verrò invitato, avverranno grandi cose e giorni assolati che io non vedrò, e come sarà possibile?

ROSS: È una fregatura, no?

MOORE: È lo stesso con la magia. Io non ho un credo religioso, al più il contrario della religione. Religione significa che credi le stesse cose a cui crede un gran numero di persone, e questo mi sembra innaturale, abbiamo delle menti differenti.

ROSS: Quando dici magia stiamo parlando di magia teatrale o stiamo parlano di Magia?

MOORE: Beh, stiamo parlando di tradizione della magia, che include John Dee, ed include l'artista Vittoriano Austin Osman Spare. Include anche Crowley, anche se inserire il suo nome probabilmente elimina un sacco di altre associazioni...

ROSS: La cosa si porta dietro del bagaglio in più.

MOORE: Già, ci sono tanti di questi piccoli stronzi satanisti che gironzolano e sono prevalentemente dei borghesi che vogliono circondarsi con il fascino del male, e quindi dicono quanto è grande William Burroughs come scrittore solo perché ha sparato alla moglie e quanto doveva essere profondo Charlie Manson...

ROSS: Quindi, qual è la tua idea dell'aldilà? Voglio dire, stai tirando fuori le tue energie riversandole nel tuo lavoro, così che sopravvivrai comunque. Ti sei garantito un centinaio di anni o più dopo che te ne sarai andato, Alan, se la gente continuerà a stampare.

MOORE: Beh, della posterità non mi importa granché ...

ROSS: Ma in un certo senso sarai ancora in contatto con le persone.

MOORE: Ma ciò sarà vero se ricorderanno il mio nome o no...

ROSS: Se non ci fossimo incontrati oggi, io interagirei con te dopo la tua morte nello stesso modo in cui ho sempre fatto durante la tua vita...

MOORE: Riguardo all'aldilà, la mia idea è che probabilmente avrai una vita migliore se supponi che ce ne sia una sola.

ROSS: Già...

MOORE: È probabilmente meglio vivere come se la morte si trovi a pochi passi...

ROSS: Non solo è imminente, ma irrevocabile, e questo è tutto…

MOORE: Ma riguardo a quel che succede dopo la morte: nel tipo di magia che ho fatto, che è una specie di magia molto pratica, manuale, c'è un po' di verità in ciò. Molti scienziati suppongono che ci sia molto più nell'universo di quanto dicano le nostre teorie. Gli spiriti ed il mondo oltre il nostro corpo saranno sempre aldilà della verifica della scienza, ma voglio puntualizzare che tra le cose che sono aldilà della scienza … è chiaro che in termini scientifici la mente è un vero problema. I biologi sperano di essere capaci di provare che la coscienza che sta dentro le nostre teste sia una sorta di prodotto dei processi biologici, e questo li renderebbe molto molto felici perché la coscienza di per se è intangibile. Non possiamo riprodurla in laboratorio, non si può neppure provare scientificamente che chiunque di noi è cosciente.

ROSS: Non puoi spiegare scientificamente perché ognuno di noi ce l'ha, perché ne hai bisogno...

MOORE: Ancora meno puoi spiegare quel che produce, come la matematica, da dove viene? Neppure gli scienziati lo capiscono, ma i biologi pensano: sì, proveremo che la coscienza è spiegata dalla biologia, e sarà bello perché la biologia è una scienza basata sulla chimica, che è quel che fa spruzzare tutte le ghiandole e gli enzimi. E sarà bello perché la chimica è una scienza di base, e la ragione per cui la chimica è vera è perché è basata sulla fisica, che è il modo in cui le cose funzionano, e la fisica è vera perché è tutta basata sulla fisica quantistica. Sfortunatamente la fisica quantistica dice che la mente incide sugli eventi su un livello quantico, quindi non puoi liberarti della mente, è sempre presente.

ROSS: Una volta scesi a quel livello...

MOORE: Esattamente, è sempre lì.

ROSS: Non possono davvero spiegarlo.

MOORE: E quindi, tendo a pensare, non so, non credo che la cosa che chiama se stessa Alan Moore sopravvivrà alla morte, credo sarebbe piuttosto orribile se lo facesse, perché questa è la personalità che funziona qui, questa è la personalità che ho sviluppato essendo in questo posto, e l'idea che resista per sempre...

ROSS: Mette un po' i brividi...

MOORE: La personalità, l'intelletto, le emozioni, i sogni, il corpo: tutto questo è la personalità inferiore. Penso che la porzione di noi che sopravvive è la parte superiore. Penso che, sì, ci sia un'anima, ma penso che ce ne sia una sola, e che siamo tutti una parte di lei, siamo tutti tributari dello stesso oceano, e che forse quando questo tributario si asciuga c'è ancora l'oceano. Tu hai perso la tua identità individuale che dopotutto è solo di una vanità fugace.

ROSS: Già.

MOORE: Ma non so, Jonathan. Questo è quel che suppongo,
Autoritratto di Austin Osman Spare.
ROSS: Naturalmente, ma in un certo senso questo è ciò che è la fede, no?

MOORE: Sì, ma preferisco non aver fede nelle idee, quindi sono più un agnostico. Credo in qualcosa se l'ho vista coi miei occhi...

ROSS: Quindi in qualche modo queste tue esperienze, o le persone con cui sei stato, ti hanno costretto in questa direzione.

MOORE: Già, ed ho provato ad interpretarle e questo mi ha portato a conclusioni differenti. E' una cosa in corso.

ROSS: Vediamo di ritornare ancora sulla mitologia di Alan Moore. Sei sposato? O convivi con Melinda?

MOORE: Mi sono sposato a circa vent'anni, ed io e mia moglie ci siamo divisi circa nel 1989. Ho incontrato Melinda un anno dopo. Io e Melinda non viviamo insieme perché lei è una artista ed io sono uno scrittore, entrambi troppo mentali. Ma ci vediamo molto. La incontro soprattutto perché voglio fare un fumetto erotico, pornografico [il fumetto in questione è Lost girls, N.d.T.], e l'idea di farlo con dei tizi...

ROSS: Ha ha.

MOORE: Questa è la cosa più ovvia, perché io molto raramente lavoro con delle donne, penso che Melinda sia la prima donna con cui ho lavorato...

ROSS: Non ce ne sono molte nel fumetto, vero?

MOORE: No... e certamente non ce ne sono molte che possono disegnare bene come Melinda, quindi questo da una vibrazione totalmente differente. Se lo avessero fatto due maschi, avrebbe inevitabilmente un sapore di spogliatoio...

[Abbiamo parlato di un sacco di altre cose, e di fumetti ed autori troppo oscuri per infliggerveli. Ho lasciato Alan alla stazione e sono tornato a casa per rileggermi ognuna delle sue pubblicazioni che sono riuscito a trovare. Rileggendo la trascrizione del nostro incontro ho realizzato che avrei potuto fargli un migliaio di domande migliori - avrei potuto sondare e affrontare il suo intimo, avrei potuto esporre le sue speranze ed i suoi sogni, soffermarmi sui suoi rimpianti. Ma fanculo! Era Alan Moore! Siete fortunati che sia riuscito ad articolare anche una sola frase semi-coerente.
Ora, se solo "Idler" mi potesse organizzare un incontro con Elvis, morirei felice domani stesso].


*** NOTE - a cura di Marcello Albano ***
[1] Un momento di mitomania di Alan. Il fumetto dark è nato perché lui odiava la Thatcher: a Frank Miller cosa gliene fregava? Eppure stava facendo la stessa cosa! In più, l'idea "Vertigo" è venuta ad Archie Goodwin, un bravo scrittore, molto più vecchio di Alan, che aveva fatto fumetti dell'orrore ed era stato responsabile del dilagare horror nei Marvel degli anni ‘70 e della linea Epic.

[2] Il "moly" non è la mandragora, ma l'aglio selvatico. Dalla storia, notissima, di Ulisse deriva la storia dell'aglio contro demoni, streghe e vampiri, presente in tutta Europa, nei Balcani e nel bacino del Mediterraneo (anche in Marocco, ad esempio). E dire che Alan è uno che conosce bene Crowley, di cui cito il famoso distico: "My name is Aleister Crowley, the master of magik unholy: of basil, nephente and MOLY". Aggiungo che NON è quello che diceva Capitan Marvel, che pronunciava "talpina" con l'accento di Brooklyn, cioè "moley", un modo di dire tuttora usato (anche nei Simpson, è una delle frasi preferite di Ned Flanders).

[3] La storia di Ditko alla YMCA l'ho sentita dieci anni fa: è una leggenda metropolitana, Alan dovrebbe saperlo. Come lo so? L'ha detto Ditko in persona a Francesco Meo, editor Marvel Italia, sette anni fa, negli uffici della Valiant. La storia è semplice: Ditko pur di non andare ai festeggiamenti, si rifugiò nel dormitorio della YMCA. Tutto qui.

Mai sentito parlare di Ayn Rand? È l’autrice del libro Atlas Shrugged che illustra la superiorità del capitalismo americano. È stato reso obbligatorio nelle scuole americane durante la propaganda anticomunista degli anni ’50, e continua ad esserlo tutt’ora. Cosa c’entra Ditko? Ditko è un discepolo della Rand, di più, un integralista: ai festeggiamenti non ci pensa neanche!

[4] "Non fumi, vero?" Bah, forse prima…

lunedì 7 novembre 2016

L'Alan Moore di Teresa Ennas

Illustrazione di Teresa Ennas.
Sopra, un elegante Alan Moore ritratto (acquerello su Moleskine) da TERESA ENNAS, disegnatrice italo-tedesca che vive in Germania, dal segno colorato e gioioso.

Per maggiori informazioni su Teresa Ennas:

domenica 6 novembre 2016

Jay Stephens, l'ABC e Alan Moore

Illustrazione di Jay Stephens.
In apertura di post, un'illustrazione realizzata dal cartoonist canadese JAY STEPHENS nel 2000 che raffigura diversi personaggi ideati da Alan Moore per la sua linea America's Best Comics; a seguire un breve testo dello stesso autore. 
Entrambi i contributi sono stati pubblicati a Maggio 2001 su Ultrazine.org nell'ambito del primo numero dello speciale dedicato a Moore. 

        Avevo 15 anni quando Watchmen colpì il mondo dei Fumetti come una nuova era glaciale. Da quel momento ci sarebbe sempre stato un prima e un poi. In quel periodo io e i miei amici incominciavamo a leggere Love and Rockets, Mr. X, e Yummy Fur, ma trovavamo ancora il tempo per i nostri vecchi fumetti preferiti, i supereroi. E improvvisamente, fummo colpiti da un singolo lavoro che ci dava tutto questo in un colpo solo. Il fumetto che sconvolse il genere supereroistico. Watchmen.
Con il senno di poi non è più il mio lavoro preferito di Alan Moore (anche se è ancora ben piazzato). Chiunque con un bisturi ben affilato può tagliare a pezzi qualsiasi cosa. Che si faccia con eleganza, con metodo, non fa grande differenza. Una cosa tagliuzzata è una cosa tagliuzzata. Un buon chirurgo, ad ogni modo, impara ad usare con grande abilità bisturi ben affilati per riparare e guarire. Per costruire invece di distruggere. È questa fantastica dote chirurgica che Mr. Moore ha mostrato di recente che più mi ha impressionato.
       
From Hell è un opera d'arte di un livello che i fumetti devono ancora raggiungere e gli incredibili albi della linea ABC... chi tra di noi non ha mai detto la frase "È stato già fatto tutto.", riferendosi ai supereroi? Siamo stati ancora una volta smentiti da uno degli autentici Maestri del medium fumettistico.
Mr. Moore non si affaccenda più tra le viscere dei cadaveri, ma costruisce strani, nuovi Prometei che camminano e respirano di vita propria. E questa è una cosa meravigliosa da ammirare.
       
Grazie Alan Moore.

Jay Stephens
[Dicembre 2000]

sabato 5 novembre 2016

Tempo di V

Illustrazione di Luca Enoch.

In alto un'illustrazione realizzata da Luca Enoch e pubblicata nel 2003 nel volume Alan Moore: Ritratto di uno straordinario gentleman.

A seguire un disegno di Marco D'Amico apparso nel Luglio 2002 nell'ambito dello speciale web, 19esima puntata, dedicato a Moore pubblicato sulla "defunta" Ultrazine.org. 
Illustrazione di Marco D'Amico.

venerdì 4 novembre 2016

Alan Moore e i Simpson!

Nell'episodio Husbands and Knives della serie I Simpson, andata in onda, non a caso, il 18 Novemebre - data di nascita del Nostro - del 2007, facevano la loro comparsa Alan Moore, Art Spiegelman e Dan Clowes che interpretavano e doppiavano loro stessi (qui una clip dell'episodio).
Bart e Alan Moore.
Ebbene, qualche giorno fa sul sito Blind Squirrel Props dell'artista Mike Iverson sono letteralmente "apparsi" degli action figure e degli appositi kit che replicano la versione Simpson di Moore!
Nel seguito potete ammirare alcune immagini.

Maggiori dettagli sul sito di Iverson:
 

giovedì 3 novembre 2016

Il Cavaliere Oscuro, Watchmen: Moore e Miller nel 1988

Frank Miller e Alan Moore negli anni '80.
Estratto da un'intervista a cura di Chris Sharrett pubblicata sulla rivista David Anthony Kraft's Comics Interview N. 65 nel 1988. L'intervista è stata ripubblicata nel 2012 nel volume Alan Moore: Conversations.

Chris Sharrett: I paragoni tra Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e Watchmen sono inevitabili, in particolar modo in relazione a come entrambi trattano i supereroi.
Alan Moore:
Io e Frank Miller siamo buoni amici, sai. Potremmo avere idee politiche diverse ma non abbiamo mai trovato nulla su cui litigare. Siamo entrambi persone che potrebbero essere chiamate dei radicali, in un certo senso, e come risultato credo che tra i due lavori ci siano delle somiglianze. Ma penso che più delle similitudini in certi approcci siano interessanti le differenze negli interessi di base dei due fumetti.
A Frank piace la fiction d'avventura [in originale "adventure fiction", N.d.T.] e quello che voleva fare con Il Cavaliere Oscuro era produrre un'opera di quel genere ma di qualità superiore, realizzata alla perfezione. Non so come dirlo in altri termini senza dare l'impressione che stia banalizzando Il Cavaliere Oscuro, ed è l'ultima cosa che vorrei fare, ma Il Cavaliere Oscuro incorpora concetti morali e politici come parte del suo stile, per renderlo più credibile ai lettori di oggi. Si tratta sostanzialmente di fiction d'avventura con l'aggiunta di idee politiche. Noi invece abbiamo usato l'approccio inverso. Non ci interessava l'avventura; non c'era tanta azione, non c'era un eroe palese. Eravamo interessati ad aspetti più minuti rispetto al Cavaliere Oscuro.
Il Cavaliere Oscuro è un'avventura supereroistica con l'aggiunta di idee politiche e morali; Watchmen è una storia su temi morali e politici con supereroi.

mercoledì 2 novembre 2016

Un sequel di Watchmen e... il rispetto

Estratto da un'intervista  pubblicata su Wizard magazine N. 130 del Luglio 2002.

Non c'è alcun motivo per cui tu possa tornare sui personaggi di Watchmen? Un'idea che non hai usato nella serie originale?
Alan Moore: L'unico motivo sarebbe quello di fare un mucchio di soldi ai danni dei lettori. Perché dovrei farlo? Sì, qualcosa si potrebbe fare. Immagina quanto sarebbe facile per me dire "Sì, faremo una miniserie sui Minutemen oppure un sequel, in formato miniserie, di Watchmen e produrremo degli action figure e merchandising e forse un video gioco". Potrei guadagnare milioni sulle spalle degli ingenui lettori se fossi davvero cinico nei riguardi di chi mi legge. Non sono il più socievole degli autori di fumetti, ne sono consapevole. Non vado alle convention. Non frequento i miei lettori. Non sono socievole. Non sono adorabile. Lo so bene. Ma non è perché non rispetti i miei lettori: in gran parte è perché li rispetto davvero. Non voglio che la gente mi tratti come un dio e non rispetti se stessa, per cui me ne sto a casa.
Ma ho rispetto dei miei lettori; non li considero in maniera cinica. Non penso a loro come a una mandria di mucche da mungere ogni qual volta ne ho voglia. So che nutrono un affetto sincero per il mio lavoro. Spesso hanno letto il fumetto quando erano giovani e ha un posto speciale nelle loro vite. Lo apprezzo. Ne ho rispetto. Ne sono sinceramente colpito. Come ho detto, sono distante e inavvicinabile ma questo non significa che non abbia alcun rispetto per i miei lettori. Esattamente il contrario, ne ho un grandissimo rispetto e credo che loro ne abbiano altrettanto nei miei confronti. E non credo che questo rispetto verrebbe migliorato in alcun modo se io ci speculassi sopra.

martedì 1 novembre 2016

Parola di Moore 1999

Alan Moore fotografato da Mitch Jenkins.
Novembre: tutto un mese dedicato ad Alan Moore. 
Si parte con un recupero datato 1999, un'intervista realizzata da Stèphane Mahaut nel Luglio di quell'anno e apparsa poi ad Agosto sull'Alan Moore Fan Site. L'intervista fu tradotta e pubblicata successivamente sulla prozine Clark Bar #0 del novembre 1999 e riproposta nel 2001 su Ultrazine.org.


Parola di Moore
Fumetti, magia, tv, cospirazioni, musica

Come procede il nuovo romanzo A Grammar?
Attualmente la sua lavorazione è sospesa perché non posso permettermi di scrivere libri. Il fatto è che scrivere un romanzo di quel tipo non è altro che un "lavoro d'amore", lo stesso che ho fatto per il libro precedente Voice Of The Fire che mi ha impegnato per 5 anni.

Ma è stato sicuramente un successo.
Un successo in che senso? Voglio dire, ho guadagnato 15000 dollari, questo è stato il mio anticipo per il romanzo, per un lavoro di 5 anni! Se ti riferisci alla critica, Voice Of The Fire ha ricevuto un'accoglienza piuttosto positiva e questo è sicuramente un successo… Il fatto è che, se escludiamo gente come Stephen King, Geofrey Archer o Barbara Cartland, la maggior parte dei libri che si possono trovare nelle librerie, diciamo il 90%, è scritto da persone che non fanno solo il romanziere per vivere... Quello che farò per il nuovo romanzo è perciò aspettare. È ancora una storia che voglio scrivere, ma penso che potrò farlo tra 4, 5 anni, quando spero la mia posizione me lo permetterà.
Che ci dici del tuo progetto sulla magia?
Per un po' avevo pensato di fare qualcosa che potrebbe essere chiamato un "grimorio". Un grimorio è un libro di magia che può prendere forme piuttosto differenti. Una forma potrebbe essere un'autobiografia magica, oppure un trattato con vere discussioni filosofiche sui fondamenti della teoria magica. Un'altra forma di grimorio potrebbe essere un manuale di istruzioni pratiche per un reale uso della magia oppure un libro sulla storia della magia raccontata da un mago che ne dà la propria personale versione.

Ci sarebbero anche alcuni racconti di magia, puri e semplici lavori di fantasia ispirati a figure di occultisti realmente vissuti: questa è un'altra variante di grimorio.

Ci sto pensando molto attentamente visto che questo potrebbe essere il mio prossimo serio progetto di fumetto. Ma al momento, questi non sono sicuramente i tempi per lanciare progetti che siano volontariamente oscuri e intellettuali. Quando c'è un mercato in salute, allora è possibile offrire qualcosa di davvero differente, qualcosa che sia più personale. Ma quando il mercato sta annaspando sul punto del collasso, non c'è altro motivo, se non forse ricevere il plauso della critica… Ma oltre a questo, ora non c'è davvero ragione di produrre un'opera profondamente personale e complessa, come il mio lavoro sulla magia dovrebbe, si spera, essere.

Per fare un esempio, oggi non inizierei a scrivere From Hell. Semplicemente perché non c'è assolutamente ragione nel produrre un albo a fumetti che non durerebbe più di un paio di uscite quanto a vendite. Già, From Hell, grande successo di critica, tutti vogliono farci un film, ecc. ecc. …ma, dico, vendeva soltanto 15.000 copie, la qual cosa, nello stato in cui versa il mercato, non è abbastanza per giustificarne l'esistenza. Il fatto è che il mercato dei fumetti è fortemente indirizzato verso adolescenti… ehi!, non sto dicendo che ci sia qualcosa di sbagliato con questo o con i loro gusti… ma ovviamente ci sono persone nell'ambiente che dicono "No, non vogliamo fumetti di supereroi! Vogliamo fumetti genuini, maturi e intelligenti"… Io sono d'accordo con loro, davvero, ma il fatto è che la maggior parte del mercato fumettistico vuole supereroi. Anche se vogliono storie un po' particolari, sperimentali, ciò che intendono è che vogliono supereroi, ma con qualcosina in più. Ma non vogliono nulla che sia troppo diverso dalla roba che già si produce.

Questo significa che non ci sarà nessun seguito a Brought to Light [Una pungente e satirica critica alle attività cospiratorie CIA del dopoguerra: crisi di Cuba, assassinio di Kennedy, Vietnam, Nicaragua, Irangate. Tono farsesco a la Dottor Stranamore, stralunate e acide tavole di Bill Sienkiewicz. Pubblicato nel 1989 dalla Titan Books, inedito in Italia, N.d.T.]?
Beh, no… Brought to Light era qualcosa di…
Ma non c'è altro da dire sulla CIA allora?
Sì, ma che senso avrebbe? La cosa principale che Brought to Light mi ha detto era che semplicemente una larga fetta di pubblico non vuole sapere, non vuole conoscere come vanno le cose. Anche la maggior parte degli editori non vuole sapere… Sì, ho supposto che avrei potuto fare un altro albo che raccontasse varie "guerre sotterranee" e oscure operazioni di spionaggio, ma chi sarebbe sorpreso? Più o meno tutti sanno come vengono fatte le cose, ma nessuno ha la volontà politica o il coraggio per tentare di cambiarle e non voglio diventare parte della lunga lista dei teorici professionisti della cospirazione. È noioso, non mi interessa. Certo, se ricevessi l'offerta di un progetto politico che fosse interessante, come era Brought to Light all'epoca, potrei sicuramente trovare il tempo per farlo. È solo che, con la attuale situazione politica mondiale… come ti ribelli al caos? Sai, a molti teorici delle cospirazione piace pensare il contrario, ma la brutale verità è che nessuno ha il controllo… La semplice verità è che il mondo, in fondo, è una complessa tempesta di matematiche. Matematiche così complesse da essere oltre la comprensione umana… Come ti ribelleresti ad un uragano? O a un terremoto? Non c'è nulla che sia stato premeditato. Per ribellarti, devi avere qualcosa contro cui insorgere, una struttura… ma io non vedo nessuna struttura coerente al momento. Certo, la CIA è ancora là e così come ai tempi di Brought to Light e mi sembrava chiaro che la CIA volesse organizzare una cospirazione mondiale e facesse del suo meglio per realizzarla… ora, beh… la CIA è stupida! Io credo che lo "scherzo" di Belgrado [L'errato bombardamento dell'ambasciata cinese durante la guerra contro la Jugoslavia, N.d.R.] abbia reso chiaro che CIA sta per "Non identifichiamo alcunché" [in originale: "Can't Identify Anyithing", N.d.R.]. Cioè, se stai per far saltare per aria l'ambasciata cinese, per errore, su informazioni della CIA, devi chiederti quanto fredda, calcolatrice e inarrestabile sia questa agenzia. Queste sono le stesse persone che hanno suggerito sigari velenosi per Castro. Il tipo che uccise Guevara, Felix Rodriguez, gli prese l'orologio da polso ed è uno stretto amico di George Bush. Ok, c'è una cospirazione, ma i cospirati sono delle teste di cazzo che non riuscirebbero ad organizzare una pisciata in birreria! Se la CIA ti vuole veramente uccidere, beh, tu sei proprio al sicuro! Ma qualcun altro, nella tua stessa città o in quella vicina, che ha un nome simile al tuo o che si chiama come te, loro lo prenderanno...

In questi giorni, non vedo nulla, in politica, di abbastanza strutturato o coerente contro il quale valga la pena di lanciare un attacco. Per certi versi, la maggior parte dei miei pensieri politici o sociali sono diventati subordinati ai miei pensieri sulla magia. Vedere le cose da un punto di vista magico mi sembra più conveniente al giorno d'oggi, e la cosa include i miei atteggiamenti politici.

C'è una voce secondo la quale tu saresti bandito dall'andare in U.S.A. a causa di Brought to Light.
Ah, questo non è mai successo. Qui, in Inghilterra, ho avuto la mia casa sotto controllo da parte dei reparti speciali. Alcuni vicini mi hanno riferito di essere stati avvicinati dalla polizia che voleva usare le loro abitazioni come punto di sorveglianza verso la mia casa dall'altra parte della strada. Ma non è successo nulla, può solo far capire l'incapacità di una qualunque cospirazione…Il vero motivo perché non vado negli States è che non ho alcun interesse nel visitarli e che, per temperamento, non mi piace viaggiare... Non lascio l'Inghilterra da più di 10 anni… Sono sicuro che l'America è un posto meraviglioso, è solo che non mi piace andarci… Questa è una leggenda romantica sul mio conto ma non c'è nulla di vero.

Hai qualche imminente progetto TV o cinematografico?
Ci sono diversi progetti in ballo ma come sai, quando si parla di televisione, tendono ad essere piuttosto vaghi. So che, prima o poi, salterà fuori la seconda parte di una specie di documentario intitolato Victims of Geography. La prima parte è stata già trasmessa dalla TV inglese e credo che la seconda parte verrà trasmessa prima della fine dell'anno, per poi riunire il tutto come un unico film. Mi viene chiesto di fare un sacco di televisione, ma in genere rifiuto. L'altro giorno mi hanno telefonato e mi hanno chiesto se avessi voluto fare un programma con le mie previsioni sul 30° secolo ma la cosa mi suonava davvero stupida. Non posso fingere, la televisione non è un medium che prediligo. Non ne guardo molta e non mi interessa.
Però ti piace fare delle live performance, non è vero?
Mi piace fare performance, sono una cosa completamente diversa dalla televisione. Ne abbiamo fatto una il 10 Aprile in Red Square a Londra. È durata un'ora, ha ricevuto una buona accoglienza, e ne siamo soddisfatti. La prossima la faremo quando riceveremo un'offerta che ci piace: una strada, un evento…e quando avremo tempo. Queste sono cose per cui dobbiamo praticamente pagare per farle. Stiamo anche lavorando al progetto Disco Cabalah. 

Si tratta di un CD musicale, non è vero?
Sì, è un disco strumentale.

Che strumento suoni?
Oh, siamo in un mondo moderno, Stéphane! Non c'è più bisogno di suonare uno strumento. Un sacco di attuale musica elettronica, e questo è Disco Cabalah, viene "dipinta" in studio… Si tratta di scambiarsi idee, concetti, il tutto con l'apporto di Tim Perkins che è il vero musicista del gruppo. Ti faccio un esempio, per uno dei brani del disco quello che ho fatto è parlare con l'ingegnere del suono e dirgli: "Quello che vorremmo è una specie di nebbia, come oro che vaporizza e si dilata, e che il tutto duri circa 8 minuti" e lui mi ha risposto: "Come vuoi farlo?" così gli ho detto: "Abbiamo deciso che tutti gli strumenti su questa traccia fossero squillanti, hai un bel piatto squillante?" E mi ha dato un piatto squillante, così ho continuato: "Ora io suono il piatto picchiando con forza e tu registri… Poi aggiungiamo un bel po' di effetti: delay, eco, riverberi… Ora avremo un suono come di un bang corposo e rimbombante. Poi escludiamo il segnale originale, ossia io che picchio sul piatto, così resteranno solo il riverbero e la risonanza. Lo mettiamo in un bel loop e lo facciamo durare 8 minuti." Questo è solo un esempio. Sotto certi aspetti è diverso dal comporre musica, è più vicino all'atto di dipingere: questo è quello che la tecnologia attuale ti permette. Per il resto lascio fare a Tim Perkins che è un vero genio della composizione. È stata una grande decisione quella di non usare parole, perché ovviamente questo limita il mio apporto, ma penso di poter trovare abbastanza input musicali per compensare e per sentirmi soddisfatto.

[Traduzione di smoky man & Michele Fioraso]