lunedì 29 agosto 2016

[Oldies but goldies] JAMES KOCHALKA 2001

James Kochalka
Continuano i recuperi dal dismesso sito Ultrazine.org. 
Questa volta il palcoscenico spetta a JAMES KOCHALKA, prolifico e amato autore indie (con qualche incursione nel mainstream), tutt'oggi poco pubblicato in Italia. Lo intervistai nel lontano 2001: l'intervista rimane una delle più divertenti e sincere che abbia mai fatto. Buona lettura!
JAMES KOCHALKA
L'importanza d'essere una Superstar
a cura di smoky man
(special thanks to: Chris Staros, Alessandro Onori e Gianfranco Loriga)
 Intervista originariamente pubblicata su Ultrazine.org nel marzo 2001

James Kochalka è stato definito "una delle luci più brillanti del fumetto indipendente [USA]" (da Diamond Comic Distribution). Ed è vero!
Con il suo stile cartoonist, unico e immediatamente riconoscibile, e i suoi lavori pieni di elfi, gatti, robot e minimali eventi della vita quotidiana ha conquistato il cuore dei lettori e della critica. Jeff Smith, creatore di Bone, dice di lui: "Il lavoro di James Kochalka è libero e spontaneo… Amo i suoi fumetti. Non c'è nulla di meglio che vedere qualcuno buttare inchiostro sulla pagina bianca senza alcuna inibizione; riempire gli angoli e disegnare oggetti su oggetti con piena comprensione della profondità spaziale che esiste in un mondo bidimensionale… Amo i fumetti di James Kochalka. Attirano la mia mente e mi trasportano fino alla fine" (dall'introduzione a Quit Your Job).
I suoi lavori per etichette indipendenti comprendono piccoli capolavori come: Quit Your Job (Alternative Press); The Horrible Truth about Comics (Alternative Comics), una fondamentale riflessione sul medium fumettistico; Monica's Story (storia di Jon Lewis e chine di Tom Hart, Alternative Press), l'irriverente cronaca del caso Clinton-Lewinsky; le graphic novels, Magic Boy and The Robot Elf and Magic Boy and the Word of God.
Il suo libro più recente si intitola Monkey vs. Robot (Top Shelf Production): una divertente lotta tra un gruppo di scimmie e un gruppo di robot, forse rivelatorio dello scontro tra il nostro passato e il nostro futuro e dei pericoli dell'industrializzazione. Progetti futuri comprendono la pubblicazione dei suoi diari di sketch quotidiani, il sequel di Monkey vs. Robot intitolato Monkey vs. Robot: Battle Wars e la sua prima apparizione su un libro edito da una major. Infatti, contribuirà all'hardcover Bizzaro Comics, un volume antologico di "bizzarre e sovversive" interpretazioni dei classici supereroi DC da parte di alcuni dei più interessanti autori indipendenti e della small-press. Il volume srà disponibile a Giugno.
I suoi fumetti sono stati pubblicati in Canada, Giappone, Inghilterra, Messico, Australia, Olanda, Portogallo, Spagna. Presto vedremo la prima edizione italiana di uno dei suoi lavori: un albo di 16 pagine pubblicato dallo staff di Kerosene contenente Little Lovers, una tenera storia di gatti e uccellini, originariamente pubblicata nel volume del 1998 della Small Press Expo, il tutto arricchito da una nuova cover.
Ma questo è davvero tutto quello che si può dire su un uomo che si è autoproclamato Superstar? Naturalmente no! James Kochalka ha un'altra carriera che s'intreccia con quella di cartoonist, una carriera che dura da oltre dieci anni. È una rock star con il suo gruppo chiamato, naturalmente, James Kochalka Superstar. Ha prodotto tre CD: Carrot Boy the Beautiful (Sudden Shame Records), The True Story of James Kochalka Superstar (Dot Dot Dash), e il suo ultimo, Monkey vs. Robot (Tarquin Records). Con la sua musica ha raggiunto un grande successo nei circuiti indipendenti e Monkey vs Robot ha recentemente vinto The College 500 Awards (votato da tutte le radio e le etichette musicali della nazione) come "Best Indie Record".
In una breve autobiografia su www.bigheavyworld.com ha ammesso con franchezza: "Non so suonare nessuno strumento, ma scrivo le canzoni nella mia testa, le canto ai miei musicisti e loro capiscono come suonarle. È divertente e mi piace". Attualmente sta registrando il suo nuovo CD, Don't Trust Whitey. Ah, Magic Boy Superstar, ovverosia James Kochalka, vive a Burlington, Vermont, con sua moglie Amy e il loro gatto Spandy.

Ulteriori info su James Kochalka:
KOCHALKALAND 
JKS music
su Comic Book DB
SULLA STRADA PER ESSERE UNA SUPERSTAR

smoky man: Ricordi la prima volta che hai letto un fumetto?
James Kochalka: No, non ricordo quand'è stata la prima volta. Sono quasi sicuro che è iniziato tutto prima che sapessi leggere, perché mio padre era un grande fan delle prime strisce che uscivano sui quotidiani, e probabilmente me le leggeva. Da piccolo il mio preferito era Pogo, e avevamo un sacco di vecchie raccolte di Pogo. Mi piacevano anche i Peanuts, Flash Gordon, Krazy Kat, Little Nemo in Slumberland, Li'l Abner.

Quando hai capito la potenzialità del medium fumettistico di proporre idee importanti?
Non credo d'averlo capito che di recente, tra l'inizio e la metà degli anni '90. Fino ad allora pensavo ai fumetti come una stupidaggine disturbata. Quando entrai a far parte della scena dei mini-comics [pubblicazioni autoprodotte, a volte di piccolo formato, spesso fotocopiate, in tirature bassissime, N.d.R.], fu quando capii il lato poetico del fumetto. King Cat di John Porcellino e Boom Boom di David Lasky sono stati una grande influenza per me.

Perché il Fumetto?
Quando avevo 8 anni, il mio miglior amico ed io avremmo disegnato fumetti insieme per tutto il tempo. Ci incoraggiavamo a vicenda. Penso che ora lui sia un meccanico d'auto. Non ci parliamo più né ci vediamo. Al college e negli anni successivi mi sono dedicato alla pittura ad olio. Nessuno ha mai visto i miei dipinti se non i ragazzi delle consegne delle pizze a domicilio e mia moglie Amy. Ma con i minicomics, centinaia di persone li avrebbero visti e mi avrebbero persino scritto lettere d'incoraggiamento. In pratica, ho disegnato fumetti per tutta la mia vita e fu inevitabile che scoprissi la stampa indipendente e che mi unissi a loro. E se si pensa ad essa come una scena, è molto più vibrante di quanto non sia la pittura americana in questo periodo.

Quali sono le tue influenze?
Non ho già risposto? Un'altra grande influenza sono i libri dei Moomintroll. Sono incredibili. Anche Tintin e Asterix erano tra i miei favoriti quando ero piccolo. I fumetti per ragazzi non hanno avuto un grande impatto su di me quanto quelli per bambini.

Cosa significa esser un fumettista "indie"?
Credo significhi libertà. Libertà di fare quello che voglio.

Fumetto: industria o arte?
È un'arte, per quanto mi riguarda, e i miei editori sono più dei mecenati che degli uomini d'affari.
ELFI, GATTI E MONICA LEWINSKY

Le tue storie sembrano così tenere, piene di elfi, anelli magici, maghi e, naturalmente, per via del tuo stile cartoon. Ma spesso contengono dei momenti disturbanti come per esempio la pisciata finale in Magic Boy's Welcome to Earth e in The horrible truth about comics, o, la scimmia che fa i suoi bisogni sulla testa pelata di Adamo in Paradise sucks. Questo solo per citarne alcuni. Si tratta di un'eredità dello spirito punk o forse di una lezione del fumetto underground? 
Si, è lo spirito punk. Ero solito passare di fronte alle vetrine dei ristoranti e sputare sulle persone che stavano mangiando. Sputavo sulla vetrina, all'altezza degli occhi, per disgustarli. Ma ero giovane e stupido allora. Mi sentivo un po' respinto dalla società e così io respingevo loro a mia volta. Alla fine ho imparato che azioni positive hanno un ritorno molto maggiore. Ora cerco di scrivere storie carine e positive. Attualmente penso che il mio lavoro possa rendere le persone più felici e migliori.

Che tipo di storie preferisci raccontare? Potresti cercare di definire la tua personale visione estetica?
La vita è una lotta, e io cerco di mostrare questa lotta. Ma per me, per quanto sia forte il livello di stress che sento, vedo che la Terra è un posto che scoppia di bellezza. Sto cercando di passare oltre le cose stressanti della mia vita e vivere il mondo come un esplosione gioiosa. Quando smetti di lottare, la vita è allegra e spensierata.

Se dovessi definire i tuoi comics che cosa diresti?
I miei fumetti sono la conferma del mio modo di vedere la vita.

Hai disegnato Monica's Story, un fenomenale racconto sul grottesco caso Bill Clinton-Monica Lewinsky. Quale è stato il motivo per una storia simile?
Oh, è stata l'idea dell'editore. Jeff Mason della Alternative Comics pensava che sarebbe stato divertente se ne avessimo fatto un veloce adattamento quando il rapporto Starr stava uscendo. Naturalmente non potevamo fare una narrazione vera della cosa. Rappresentammo le autentiche, umane emozioni che stavano dietro lo scandalo. Infatti, non l'abbiamo trattato come uno scandalo, ma come un'onesta analisi di come funzionavano i cuori di questi due esseri umani.
Nella tua ultima graphic novel Monkey vs. Robot, racconti, quasi senza parole, una crudele lotta tra un gruppo di scimmie e dei robot. È la natura contro la tecnologia? Hai cercato di mandare un messaggio ambientalista ai lettori?
Può essere letta come una storia ambientalista, natura contro tecnologia, se vuoi, ma non è il vero messaggio. La morale non è che la tecnologia è sbagliata e che sta distruggendo la natura, ma piuttosto che tecnologia e natura sono due facce della stessa medaglia. Se guardi attentamente la storia, vedrai molte similitudini tra le scimmie e i robot. Lottano perché pensano d'essere opposti, ma in realtà sono la stesa cosa. In realtà il libro è il mio tentativo di unire la mia natura analitica con quella animale.

I gatti sono un importante elemento nei tuoi lavori. Perché?
Perché nella mia vita i gatti sono stati importanti per me quasi quanto le persone.

Puoi dirci qualcosa su Little Lovers, la storia che verrà presto pubblicata in Italia? In che modo i tipi di Kerosene ti hanno contattato?
Si tratta una storia d'amore tra un gatto innamorato di un uccello e un uccello innamorato di un gatto. Il gatto vorrebbe masticare la testa dell'uccello, e l'uccello vorrebbe che la sua testa venisse masticata. Ecco ho rovinato la storia per tutti! Penso che uno dello staff di Kerosene mi abbiano mandato un'email dicendomi che gli sarebbe piaciuto pubblicare qualcuno dei miei lavori… ed io gli ho mandato questa storia. Non so se c'è qualche aneddoto magico dietro tutto questo. Mi domando un po' perché la gente è interessata a tradurre i miei lavori e di sicuro ci sono autori di fumetti italiani che meriterebbero d'essere pubblicati quanto me. Comunque, sono molto eccitato d'essere pubblicato lì da voi e spero d'avere altre possibilità in futuro. Spero che agli italiani piaccia il mio fumetto. E spero che Kerosene faccia un buon lavoro di traduzione.

Presto vedremo in stampa le tue strisce quotidiane tratte dal tuo diario personale. Aggiungeranno qualcosa di nuovo che i tuoi lettori non sanno già di te o vedremo il solito, sorprendente JKS?
Umh, non so se ho ben capito la tua domanda. Ma sì, credo che le mie strisce giornaliere documentino abbastanza accuratamente la mia vita. Catturano la mia monotona vita fisica, la mia vita emozionale e la mia vita immaginativa. Danno un quadro abbastanza completo della realtà di questo singolo essere umano. Il libro si intitola The Sketchbook Diaries e dovrebbe uscire per Top Shelf abbastanza presto.

Da quanto ho letto hai una storia su Bizarro Comics della DC Comics. Questo è il tuo primo lavoro mainstream perciò come ti senti e quale sarà il tuo contributo?
Ho scritto una storia di Hawkman, che è stata disegnata da Dylan Horrocks (che ha realizzato l'interessante e complessa graphic novel Hicksville). La DC non avrebbe lasciato che la stessa persona scrivesse e disegnasse la storia. Credo che se uno avesse scritto e disegnato la storia avrebbe potuto reclamarne il copyright, e la DC vuole evitare simili situazioni. Ma amo i supereroi e acchiapperei al volo l'occasione di scriverne o disegnarne un altro di nuovo.
L'ORRIBILE VERITÀ SUI FUMETTI

Parliamo di The horrible truth about comics. È uno dei fumetti più importanti che io abbia letto ed un fenomenale punto di partenza per una riflessione critica sui fumetti. Naturalmente mi trovo d'accordo con te su un sacco di punti. Allora è vero che "non riesci a smettere di pensare ai fumetti"?
È vero che non riesco a smettere di pensare ai fumetti. Specialmente ora che sto facendo le strisce quotidiane per il mio diario, qualsiasi cosa faccia durante la giornata, lo traduco nella mia mettere in forma di fumetto. The Horrible Truth About Comics è il mio tentativo di spiegare l'attrazione magica che i fumetti sembrano avere su di me su molta altra gente.

Qual è la tua opinione su Capire il Fumetto di Scott McCloud?
È un libro molto eccitante da leggere quando inizi ad interessarti al medium fumettistico. Ma più disegni e diventi familiare con esso, più ti sembra che sia semplicistico e diagrammatico.

Quale pensi possa essere una forma di sperimentazione nei fumetti? Può Internet essere la nuova frontiera? O la rivoluzione deve essere fatta nella testa e nell'anima degli artisti?
Sì, la rivoluzione sarà nelle nostre teste. Comunque, una rivoluzione tecnologica può cambiare la nostra mente e anima. Come anche una rivoluzione filosofica potrebbe portare dei cambiamenti nella tecnologia. Penso che sia un po' sciocco da parte di Scott McCloud essere così eccitato per i fumetti su Internet. Il grave problema è che sono brutti da vedere. Lo schermo, fino ad ora, è un sostituto inadeguato per la pagina stampata. Penso che sia più eccitato per il futuro che per il presente. Non sono però uno contro la tecnologia, amo il mio computer quasi quanto amo il mio gatto. A Spandy piace un sacco rannicchiarsi vicino al computer mentre sto scrivendo o giocando ai videogames.

Tu hai detto: "L'abilità tecnica è il nemico", "Il mestiere non è un amico" e queste affermazioni hanno dato il via a discussioni e polemiche. Puoi dirci che cosa volevi davvero comunicare?
Non so esattamente che cosa stessi pensando quando dicevo "L'abilità tecnica è il nemico". Perciò partiamo da un nuovo inizio. Penso che gli artisti che hanno un grande mestiere, che hanno perfezionato la loro tecnica, sono artisti che si sono atrofizzati e hanno smesso di crescere. Io vorrei scuotermi sempre per qualcosa che non è ancora a posto piuttosto che pensare che sia tutto in ordine. In più, il processo per raggiungere la grandezza è una battaglia contro difficoltà insuperabili e superiori alle proprie abilità. Non si raggiunge la grandezza conoscendo un certo numero di trucchi grafici o di tecniche che tu puoi estrarre dal cappello in momenti opportuni.
THE MAGIC MUSIC BOY

In che modo la tua musica e i tuoi fumetti interagiscono tra loro?
Sono entrambi una parte importante della mia vita di tutti i giorni. Disegno fumetti ogni giorno, e scrivo canzoni ogni giorno. Come la vita stessa, musica e fumetti fanno parte della ribollente gioiosa spuma della mia esistenza.

Musica e fumetto: se dovessi scegliere?
Gli intervistatori AMANO farmi questa domanda! Perché dovrei scegliere?

Ho ascoltato un po' della tua musica e mi sembra molto attuale e "low-fi". Quali sono le tue influenze musicali?
Mi piacciono i musicisti dilettanti. Amo la musica di gente che manca di abilità tecnica, ma che trabocca di meravigliose melodie. Ma apprezzo anche i buoni musicisti. La melodia però è probabilmente la qualità più importante nella musica che colpisce il mio animo più in profondità.

Se dovessi definire la tua musica?
È futile e a volte un po' sporca, ma il suo cuore melodico batte in profondità. Non sono canzoni di novità, sono canzoni sui miei pensieri e sentimenti più intimi espresse in un modo frivolo e buffo.

In una delle tue canzoni intitolate I am rock, "Io sono rock" canti: "my name is Mr. Rock n' Roll - il mio nome è Mr. Rock n' Roll / and you know that I want your body - e sai che voglio il tuo corpo/ I could also use your soul - potrei anche prendere la tua anima/ my name is rock, Mr. Rock n' Roll - il mio nome è rock, Mr. Rock n' Roll ". La tua musica è un esperienza soprattutto fisica?
Le mie esibizioni dal vivo sono molto fisiche. Esco sempre dai miei shows con lividi e graffi. Ma penso che la musica in se stessa sia un fatto fisico. Nel senso che può suscitare una potente risposta emotiva, e le emozioni possono avere un forte effetto fisico sul corpo.

Ricordo una storia divertente riportata nel volume a fumetti della Small Press Expo del '99 e intitolata The 3 Geeks in: Who heck is CBLDF? ("I 3 fumettomaniaci in: chi diavolo è CBLDF?"), di Rich Koslowski. In quella storia ci sei tu che come ospite d'onore te ne andavi in giro nudo cantando qualcosa su "un piccolo pony". È un fatto vero? Abitualmente fai questo numero nel tuo show dal vivo?
Mi sono esibito nel bar dell'hotel alla Small Press Expo (l'expo si tiene in un hotel). E mi sono tolto i vestiti mentre cantavo. Però, non ho mai camminato nudo durante la convention di fumetti come è disegnato nella storia. Spesso rimango parzialmente nudo durante i miei concerti rock, ma non sempre. È un po' diverso da come uno può immaginarsi la cosa, non si tratta di qualcosa di così strano.

Qual è l'emozione più forte che ricevi mentre canti dal vivo di fronte ad una platea? Che differenza c'è rispetto a quando incontri i tuoi lettori a una convention di fumetti?
Incontrare i miei fans ad una convention è sempre un po' imbarazzante, ma loro sono più nervosi di quanto non lo sia io, perciò cerco di fare del mio meglio per metterli a loro agio. Ma non è niente in confronto ad esibirsi su un palco. Un concerto è pura energia…

Una semplice curiosità: è vero che conosci Moby?
Sì e no. Da quando è famoso non ho davvero trascorso del tempo con lui. L'ultima volta che ci siamo frequentati è stato anni fa. Ha promesso di fare gli scratch in uno dei miei dischi ma non è mai successo. Il mio prossimo album dovrebbe contenere una canzone in cui lui fa il controcanto. E quando dico controcanto, significa che lui è uno delle 30 persone del coro. Lui e il suo amico Paul Yates hanno tirato fuori i loro peni durante la registrazione!

Come ci si sente ad essere una Superstar?
Mi sento benissimo. È davvero bello che così tanta gente apprezzi il mio lavoro. Spero di avere un effetto positivo sul mondo.

Qual è il tuo progetto che sogni di realizzare nel campo fumettistico? E in quello musicale?
Ora il mio sogno per quanto riguarda i fumetti, è quello di disegnare un albo nello stile di un videogame fantasy come Zelda o Final Fantasy. Comunque, devo finire un paio di altri lavori prima di lavorare su questo. Attualmente sto dedicandomi ad un nuovo fumetto per la Top Shelf dal titolo Pinky & Stinky su due maiali che esplorano la luna. È davvero stupido. Non so ancora se finirà per diventare qualcosa di più profondo di una stupida chiassata. Musicalmente, mi piacerebbe molto avere un mio programma musicale settimanale alla TV.
Concludiamo facendo un piccolo gioco sui fumetti. Ti dirò 5 nomi di artisti e 5 nomi di personaggi e tu potrai dire quello che vuoi. So bene che sei un uomo senza paura!

Artisti: Robert Crumb
I suoi schizzi sono migliori dei suoi fumetti. I suoi schizzi sono fantastici!

Moebius
Elegante, ma alla fine, senza senso.

Alan Moore
Troppo pretenzioso e mistico. Ma ho amato Watchmen. È uno dei miei fumetti preferiti di sempre.

Hernandez Bros
Sono orribili. Ho cercato di leggere qualcosa, ma l'ho trovata terribile e ho smesso. Per quanto ne so, piacciono ad un sacco di persone. Penso che uno di loro disegni davvero bene, ma non so dirti chi di loro sia.

George Herriman
È un grande! Mi piace specialmente la serie delle strisce di Krazy Kat intitolata Tiger Tea.

Personaggi: Pogo
Un personaggio con un gran bell'aspetto. Una bella testa rotonda e un naso divertente.

The Spirit
Non mi ha mai attirato quando ero piccolo perché sembrava troppo adulto. Non mi attira neppure ora.

Sandman
Mi è piaciuta la storia del Baby Sandman. Quella che aveva quei graziosi disegni cartoony di Sandman da bambino: è la sola che abbia mai comprato.

Calvin& Hobbes
Il design di Calvin e Hobbes è grande. Sono perfetti messi l'uno vicino all'altro. Si completano l'un l'altro sia in grandezza che in forma che in movimento.

Superman
È grande. Le storie buffe e bizzarre di Superman sono le migliori. I fumetti DC degli anni '60 sono meravigliosi ed eccezionali. Amo i disegni un po' rigidi, ma non amo molto lo stile di scrittura altrettanto rigido. Quei fumetti sembrano il prodotto di cattivi scrittori con una meravigliosa immaginazione. 

Grazie per la tua disponibilità, la tua gentilezza e il tuo tempo. 

[Intervista originariamente pubblicata su Ultrazine.org nel marzo 2001]

sabato 20 agosto 2016

Moore & Coulthart e... il Crowley perduto!

Dettaglio dell'illustrazione realizzata da John Coulthart.
L'illustrazione completa è visibile qui.

Nei giorni scorsi girovagando sul Web mi sono imbattuto nel sito The Orphan in cui veniva citato un progetto incompiuto, risalente agli anni '90, scritto da Alan Moore e illustrato da John Coulthart, incentrato sulla controversa figura dell'esoterista e scrittore inglese Aleister Crowley
Seppur la faccenda non mi suonasse del tutto nuova, anche considerando che Moore aveva più volte citato Crowley nelle sue opere (basti pensare, tra gli altri, a V for Vendetta, Promethea N. 12 e La Lega degli Straordinari Gentlemen), confesso che non ricordavo d'avere mai visto l'illustrazione realizzata da Coulthart che apriva il pezzo su The Orphan (un dettaglio dell'immagine lo trovate sopra: l'illustrazione completa è visibile qui).
Ho così contattato John Coulthart per saperne di più e Coulthart, con la sua solita e apprezzata gentilezza mi ha prontamente risposto, autorizzandomi alla pubblicazione di quanto segue. 

John Coulthart: Le informazioni pubblicate sul sito sono un po' scarne rispetto alle spiegazioni che inviai a Brendan. Ho recuperato i dettagli scritti al tempo:

    Si tratta di una mia collaborazione con Alan Moore, datata 1996, che poi Alan fu costretto ad abbandonare. La spinta iniziale fu che l'editore Creation Books aveva intenzione di realizzare un'antologia di racconti su Aleister Crowley.
Alan era contento di darmi l'opportunità di illustrarli dal momento che la nostra pianificata collaborazione sul progetto "Yuggoth Cultures" (anche quello per Creation) era naufragata dopo che Alan aveva dimenticato il manoscritto originale su un taxi a Londra. Non ricordo il titolo della storia (devo verificare questo dettaglio), era una stramba frase tratta da "Il Libro della Legge" di Crowley, ma Alan aveva pensato a sette sezioni ognuna delle quali suddivisa in un determinato numero di paragrafi. Non ricordo quale fosse questo numero - derivato da John Dee, credo - ma era alla base dell'intero scritto. Ah, ora ricordo... le sezioni erano sette perché quello è il numero di Babalon, la Donna Scarlatta; Crowley chiamava tutte le sue mogli e amanti Donne Scarlatte per cui ogni sezione avrebbe preso in esame Crowley attraverso vicende legate ad ognuna di queste donne. Realizzammo solo la prima parte, incentrata sulla prima moglie di Crowley, Rose Kelly, e le loro esperienze al Cairo nel 1904. Alan mi prestò i suoi libri di Franz von Bayros dal momento che voleva che lo stile del disegno richiamasse quello che lui definiva "la pornografia frattale" di von Bayros. 
L'immagine è tratta da una fotocopia ridotta di un disegno davvero molto grande realizzato a china che prima d'ora non è stato mai pubblicato da nessun'altra parte. L'illustrazione incorpora numerosi e precisi riferimenti a Crowley. L'originale è così grande che non sono sicuro che sarebbe stata una buona illustrazione poiché molti dettagli sarebbero svaniti [in stampa]. Ma il disegno mi piace anche se manca dell'eleganza dello stile di von Bayros. Questo è il solito problema dei pastiche: spesso si riesce a catturare i dettagli ma si perde l'essenza del lavoro dell'artista originale.

    [...]

    Se hai bisogno di maggiori dettagli sulla storia dal lato di Alan, credo che l'intera opera si sarebbe intitolata "La casa disordinata della Città Vittoriosa", da "Il Libro della Legge" di Crowley. Sette è il numero di Babalon, così come lo è 156. Il 156esimo verso del Libro della Legge (Capitolo III, paragrafo 11) include quella frase. Alan utilizzò il numero 156 come base dell'intera storia al punto da scrivere paragrafi di 156 parole ciascuno. Non ricordo quanti fossero i paragrafi. Si trattava ovviamente di un compito arduo ed è una delle ragioni per cui la storia non fu completata. La parte centrale dell'illustrazione è contenuta entro una griglia composta da 156 quadrati.

    Altro elemento: la sequenza di Rose Kelly è piuttosto disgustosa --- Crowley aggredì la moglie e poi la costrinse a guardare il corpo in decomposizione della loro figlia. Sebbene Alan avesse scritto solo quella sezione mi disse che nelle altre parti le donne sarebbero state trattate meglio, per il loro bene e non per quello di Crowley. L'intenzione era quello di spostare l'attenzione da Crowley alle sue donne che a lui diedero moltissimo ricevendo pochissimo in cambio. Rose Kelly finì in manicomio.

    Da qualche parte, credo, ho ancora il fax o fotocopie del testo anche se è materiale di Alan e, ovviamente, non è nelle mie disponibilità.

Un sentito ringraziamento a John Coulthart per questo piccolo "scoop". Rimando a The Orphan per la visione dell'illustrazione completa.
Rose Kelly e Aleister Crowley.

lunedì 1 agosto 2016

recensioni in 4 parole [43]

Quando giunge la fine.
I giorni della merla
Raccolta di intriganti storie.
Alieni: poteva andare meglio.
La saga dei Bojeffries
British humour da maestri.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Walter Simonson
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 164 pagine, colore
Prezzo: € 7,50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)
 
I giorni della merla
di Manuele Fior
Editore: Coconino Press / Fandango
Formato: brossurato, 104 pagine, colore
Prezzo: € 18,50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

World War X
di Jerry Frissen (testi) e Peter Snejbjerg (disegni)
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (English)  

La saga dei Bojeffries
di Alan Moore (testi) e Steve Parkhouse (disegni)
Editore: Bao Publishing
Formato: brossurato, 96 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 14
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 28 luglio 2016

10 ANNI DI SMOKYLAND!

Anche i Minion festeggiano!
Il 28 Luglio di 10 anni fa pubblicavo il primo post su questo blog.

Tra qualche promessa disattesa rispetto a quella prima apparizione, momenti un po' altalenanti e tanto parlare (soprattutto) di fumetti, gli anni sono volati... ed eccoci ancora qui! E... grazie a tutti quelli che ci sono stati e mi hanno tenuto compagnia!

Ad essere sincero, non sono sicuro per quanto tempo ancora continuerò ad aggiornare il blog e non faccio promesse stavolta: per essere sicuri, ogni tanto, voi fate una capatina da queste parti e date una controllata! 

lunedì 25 luglio 2016

[Oldies but goldies] GLENN FABRY 2002

Cogliendo l'occasione della recente serie TV su Preacher tratta dall'omonimo fumetto creato da Garth Ennis per i disegni di Steve Dillon, con le indimenticabili copertine di GLENN FABRY, ripropongo l'intervista a Fabry, apparsa originariamente su Ultrazine.org nel lontano 2002
Buona (ri-)lettura!
Intervista a GLENN FABRY

[L'intervista è stata condotta vai e-mail nel mese di aprile 2002. Il testo originale è stato pubblicato sulla rivista inglese Tripwire]
Glenn Fabry è un artista che non necessita di presentazioni. Attivo sin dagli anni '70, si fa conoscere per l'ottimo lavoro su Slaine (2000 AD), il fenomenale guerriero celtico. In seguito inizia l'avventura americana con la DC per cui produce copertine per molte testate nel suo riconoscibile stile dipinto. Fenomenali le cover che realizza per Preacher, la serie cult della Vertigo. 
Attualmente ha iniziato a collaborare anche con la Marvel e di recente è tornato a disegnare fumetti veri e propri.
Maggiori info sull'autore sul suo sito ufficiale: www.glennfabrystudios.com
Glenn Fabry su comicbookdb

smoky man: Salve Glenn, potresti presentarti al lettori italiani? È vero che il tuo nome è quello di un astronauta?
Glenn Fabry: Salve, sono Glenn Fabry, il disegnatore di fumetti. Sono nato a Isleworth, Inghilterra, nel 1961 e ad un certo punto della mia fanciullezza ho chiesto a mio padre perché mi chiamassi Glenn, perché allora quello era un nome davvero singolare per un ragazzo (possibilmente ancora più strano che per una ragazza). Mi disse che ero stato chiamato Glenn John Fabry perché quando sono nato l'astronauta John Glenn stava transitando sopra l'ospedale con la sua navicella spaziale. Tuttavia l'altro giorno ho chiesto a mia madre e mi ha detto che sono tutte stupidate. Così si è trattato di un equivoco durato almeno 36 anni.

Da che cosa si è originato il tuo amore e la tua passione per i fumetti?
Tre ragioni: Gene Colan su Howard the Duck e Doctor Strange, Jack Kirby su X-Men e Thor, Gil Kane su Spiderman.
Okay, anche Barry Windsor-Smith su Conan e Kazar, e John Buscema su Silver Surfer. Oh, e John Romita Senior su Spiderman e Kingpin. E potrei continuare. Alfredo Alcala su Planet of the Apes, Conan etc...
Hai frequentato qualche scuola d'arte o orientata al Fumetto?
Sono andato alla Richmond-upon-Thames Art School dalla fine degli anni '70 fino al 1981. Un'esperienza in larga parte piacevole, ma non l'ottimo posto che mi aspettavo dal punto di vista accademico. Si parlava di più di punk rock e di fare skateboard.

Perché hai scelto una carriera nel fumetto?
Volevo girare i miei film ma non avevo una telecamera. Inoltre sono sempre stato bravo nel disegno. Perciò era un modo economico di raccontare una storia per immagini e non dovevo neppure fare molti compromessi con altre persone; in più il budget per gli effetti speciali è illimitato.

Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?
Le miei più grandi influenze sono per la maggior parte artisti europei, specialmente Moebius. Ma i miei preferiti sono artisti americani come JC Leyendecker e Richard Corben. Non che Moebius non sia uno dei miei preferiti... Cerco d'imparare dal lavoro degli altri artisti, ma non copio mai. Il mio artista preferito è lo scultore Alfred Gilbert.

Apprezzi qualche autore italiano? Perché?
Liberatore è italiano? È uno fantastico. Un altro che mi piace è il disegnatore di Druuna [Paolo Eleuteri Serpieri, N.d.T.] ma ho le sue storie solo su un numero di Heavy Metal. Perché mi piace? Perché è grande! Voi avete avuto Leonardo e Michelangelo e dovete essere fieri di loro come noi lo siamo di Shakespeare e Stan Laurel.
Come hai iniziato a lavorare professionalmente nel campo del Fumetto?
Ho avuto il mio primo incarico per Slaine su 2000AD - parte di quel materiale è stato di recente ristampato dalla Titan Books, in un bel volume dal titolo "Slaine the King" in cui compare anche il brillante lavoro di Mike McMahon. In pratica un grande ringraziamento va a Pat Mills e Bryan Talbot, senza loro probabilmente starei ancora vivendo con mamma e papa, con pochissima esperienza.

Hai lavorato su Slaine. Cosa provi per quel personaggio e per quel periodo della tua vita? Che cosa ti piace di più in Slaine?
Oh, ho amato e amo ancora Slaine. Mi capitava d'avere delle specie di visioni oniriche su tutta quella roba dei guerrieri celtici. È stato davvero un bel periodo della mia vita - avevo più o meno 21 anni e la gente mi chiedeva l'autografo e mi offriva da bere. Sono stato disoccupato per circa un anno dopo aver lasciato il college, e all'improvviso c'erano file lunghissime di persone che mi chiedevano di fare un autografo sui lori fumetti. Allora 2000AD vendeva davvero bene: più di 200 mila copie alla settimana.

Ti sei guadagnato una meritata fama per le tue meravigliose copertine dipinte. Quelle di Preacher riassumono la vera essenza della serie. Come le hai realizzate? Leggevi prima la storia in modo da realizzare la copertina di quel numero? Garth Ennis ti dava delle indicazioni?
Ho fatto le prime 11 copertine e poi ho incominciato a sbavare dietro a Garth e Steve perché ero diversi numeri in anticipo rispetto a loro. Allora Garth ha iniziato a mandarmi degli sketch con le sue idee per le copertine, spesso prima che la storia fosse scritta, qualche volta Steve mi ha inviato via fax sketch o studi dei personaggi. Il solo personaggio che ho creato è il cane di Jessie.
Quale pensi sia la tua migliore copertina di Preacher? Perché? È inoltre la tua migliore copertina in assoluto o hai un'altra scelta?
La migliore copertina è per il volume "Fino alla fine del mondo". È la migliore perché quando l'ho finita, andando un po' di fretta, non pensavo fosse un granché ma quando l'ho vista stampata ho pensato "questo ragazzo è proprio bravo". Axel Alonso [l'editor di Preacher, N.d.T.] mi ha detto che quando è arrivata alla Vertigo, Garth era lì a New York e ha trascorso l'intero pomeriggio a guardarla nel suo ufficio.

Sei tra amici … tra ultra_amici. Perché preferisci fare il copertinista? È perché ti pagano meglio ;-)?
Sto tornando nuovamente a disegnare fumetti, principalmente perché dopo l'11 Settembre un sacco di lavoro che avevo in programma è stato cancellato. Mi è stato offerto di fare Authority e ho preso l'occasione, e da allora, una volta che si è diffusa la voce, mi sono arrivate numerose altre proposte per disegnare pagine interne. E la cosa mi piace, e all'incirca guadagno lo stesso denaro per una settimana di lavoro che mi davano per le copertine.

Ci sono molti artisti inglesi che hanno ottenuto denaro e fama nel mercato americano. Quale pensi sia la ragione principale? Potrebbe essere per un approccio familiare ma allo stesso tempo differente nei confronti del sogno americano e della sua mitologia?

Gli americani hanno visto 2000AD e hanno visto una quantità di talenti sottopagati e sottovalutati che si consumavano le dita fino all'osso per amore del medium [fumettistico] e ottenevano molto poco in termini di rispetto dai loro editori. Inoltre c'è il modo inglese di trattare le cose che è come quello americano ma sottosopra, avanzando rimbalzando sulla testa.

Ora stai lavorando anche per la Marvel. Qual è il tuo approccio ai loro supereroi? È diverso da quando lavoravi per la Vertigo? Hai meno libertà?
Non so molte riguardo alle politiche delle varie case editrici. Tutta la gente che lavora alla Marvel e alla DC collabora con entrambe e spesso cambia parte e va a lavorare per il gruppo opposto. Al momento comunque penso che TUTTI vogliano che il fumetto abbia successo come genere a sé. Sai è strano ma la Marvel ha Spiderman e gli X-Men, la DC ha Batman e Superman, la DC ha la linea Vertigo, la Marvel ha la linea Marvel Knights. Mi piace lavorare per entrambi e in generale non ho meno libertà da una parte o dall'altra.
Facciamo un gioco. Io elenco 10 nomi di copertinisti o illustratori. E tu dici la prima cosa che ti viene in mente.
Dave McKean
Un grande artista ma ora dovrebbe buttar via il suo computer.

Simon Bisley
È una vera forza della natura, un tipo davvero divertente e amo il suo lavoro. Spesso finiamo con l'ubriacarci stando a chiacchierare al telefono.

Alex Ross
Mr. Professionalità, una forza con cui bisogna fare i conti.

Brian Bolland
Il dio del Fumetto inglese. Lui, Gibbons, O'Neill e McMahon, David Lloyd e Gary Leach ridettero splendore al Fumetto Inglese per la prima volta dopo tanto tempo.

Tim Bradstreet
Sì, mi piace, è un tipo in gamba. È fa anche dei bei disegni.

Frank Frazetta
Nessuno è così bravo come lui quando è al suo meglio. Si beve Boris [Vallejo, N.d.T. ] e tutti quelli della "banda dei riferimenti fotografici".

Ashely Wood
Non conosco i suoi lavori … Sono sicuro che è uno bravo e cercherò di dare un'occhiata ai suoi disegni.

David Mack
Come sopra, sorry!

Mike Mignola
Lo amo. I disegni più potenti dopo Kirby.

Adam Hughes
Le donne più sexy dai tempi di Gil Elveren. Sono un suo grande fan.

Qual è il procedimento standard che segui per le tue copertine dipinte? Usi dei modelli? Ti interessa l'uso del computer e di effetti digitali?
Mi siedo e faccio il disegno senza alcun riferimento. Poi stendo la prima passata di colore e il resto e mi guardo intorno disperatamente per dei riferimenti dalla mia vasta collezione di riviste, libri e sketchbook per le rifiniture. Recentemente ho installato Poser 4 sul mio computer e lo uso per sapere dove disporre i punti luce. Quando sarò ricco ingaggerò qualche modello professionista, ma al momento sono io che mi metto in posa allo specchio o mia moglie Nikki quando io mi blocco. Faccio tutto nel mio sgabuzzino, sai.
Sul tuo sito è possibile vedere delle immagini in anteprima della tua storia di Authority [The Authority: Kev, oneshot in uscita ad Agosto negli States, N.d.T.]. È la prima nuova storia disegnata da te dopo lungo tempo. Come ti sei sentito? Puoi rivelarci qualche dettaglio sulla storia? È inserito nella serie regolare o si tratta di uno speciale?
È uno speciale di 44 pagine che ho disegnato E inchiostrato ed è il mio ritorno dopo un sacco di tempo al fumetto vero e proprio in bianco e nero. Sono piuttosto felice del risultato ma mi sento ancora un po' malfermo sui piedi. È uno speciale scritto da Garth Ennis con protagonista un ex-SAS, un perdente chiamato Kev, che poi ritornerà in un'altra storia ad Agosto, credo. Garth sta già scrivendo la seconda storia di Kev, che disegnerò sempre io. Personalmente spero di fare altro sul personaggio perché è davvero divertente.

Quale personaggio di Authority è il tuo preferito da disegnare?
I miei preferiti sono Apollo e la ragazza cinese con le ali.

Un po' di tempo fa è circolata la voce di una possibile collaborazione con Alan Moore su un nuovo progetto per la ABC. Puoi dirci qualcosa?
Si tratta di una storia western. È ancora in fase di sviluppo, ma l'ultima volta che ho parlato con lui mi ha detto che si farà.

Qual è il tuo sogno fumettistico?
Che un mio progetto venga accettato dalla Vertigo.

Che cosa significa "sperimentare" per un veterano come te?
Sono un vecchio trombone, in verità e mi piacciono i bei disegni e le buone storie, ma la cosa bella dei fumetti è che PUOI fare qualsiasi cosa voglia senza dover guardare al budget per gli effetti speciali o cambiare un finale per colpa della Coca-Cola. Trovare poi un editore però … Beh, si sperimenta per migliorare, e io voglio migliorare, odio pensare che i miei lavori migliori siano quelli del passato.

Sentiamo sempre parlare della "crisi del fumetto". Che cosa ne pensi? Credi che come dice Scott McCloud i fumetti debbano essere "re-inventati"?
Tenendo le dita incrociate, fino ad adesso non sono stato colpito troppo. Infatti dal punto di vista del business non sono mai stato in un posizione tanto forte. 
Penso che quello di cui c'è bisogno è qualcosa capace di attrarre un fan dei fumetti da qualsiasi parte del mondo - Europa, USA, Giappone …, ci sono milioni di fan là fuori. Non so cosa abbia detto Scott McCloud ma scommetto che è qualcosa di simile.
Fumetti e Internet. Il futuro dei comics è sul Web?
No. Non puoi leggere al computer mentre sei in bagno senza la paura di morire fulminato.

Il Fumetto può essere Arte? Se sì, elenca 3 fumetti che possono provarlo!
Il Fumetto Arte? QUALSIASI tentativo creativo è Arte. Se tua nonna fa a maglia un maglione, quello è Arte. In realtà ho dei dubbi sul fatto che alcune delle cose che sono definite Arte al giorno d'oggi siano davvero Arte, ma buon per loro. Comunque, io non pagherei 500 mila dollari per un paio di pantaloni sporchi, neppure se potessi spenderli - e poi ho già il mio personale paio di pantaloni sporchi.
I miei 3 fumetti preferiti:
Blueberry: Angel Face e Nez Cassé (raccolti in un unico volume dalla Titan Books) di Moebius
De Tanden Van De Haai di Boucq: NESSUNO può essere più brillante.
The Bodyssey di Corben

[Intervista condotta ad Aprile 2002]

venerdì 22 luglio 2016

recensioni in 4 parole [42]

Perdersi nel western: finalmente!
Si torna a lottare.
La supereroina che mancava!
Highwayman N. 1
Che il viaggio inizi.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Soggetto e sceneggiatura: Tito Faraci
Disegni e copertina: Enrique Breccia
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 240 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 6,50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
 
Quebrada - Seconda Caduta N. 1
di Matteo Casali (testi) e Michele Bertilorenzi (disegni)
Copertina: Giuseppe Camuncoli 
Editore: Radium (crowdfunding)
Formato: pdf
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Ms. Marvel Vol. 1
di G. Willow Wilson (testi) e Adrian Alphona (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: cartonato, 120 pagine, colore
Prezzo: € 12
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Highwayman N. 1 (english)
di Koren Shadmi
Formato: webcomics
Anno di pubblicazione: 2016

lunedì 27 giugno 2016

[Oldies but goldies] LEO ORTOLANI 2000

Rat-Man Collection N. 1.
Altro recupero di rilievo dall'archivio di Ultrazine.org (gloriosamente off-line oramai): un'intervista in 10 mosse al Maestro LEO ORTOLANI, datata... 2000!
Ben 16 anni fa ma direi (giudicate voi) che si fa ancora leggere con piacere.
Buona lettura! "Fletto i muscoli e sono nel vuoto."
LEO ORTOLANI
Intervista semiseria in 10 mosse
a cura di smoky man
(si ringrazia Michele Murino)
   
1) ULTRAzine: Rat-Man: un Batman “poco fortunato” apparentemente incrociato con Topolino (ma con il muso di scimmia) che agisce in un cosmo simil Marvel. Hai mai pensato al “mostro” che hai creato?
ORTOLANI: Ci penso tutti i giorni, anche troppo! Ma siccome sono affezionato a mio figlio (per ora l'unico) la cosa non mi può pesare più di quanto non possa pesare a qualunque padre... Tuttavia a volte è come se Lui scegliesse me per raccontare le sue str... storie, con un'arroganza e una prepotenza da rendermelo molto meno simpatico!... La convivenza a volte logora entrambi, specie quando facciamo i soliti tour de force per concludere un numero o per portarci avanti con il lavoro... allora ci sono le nottate fino alle 4 o alle 5, che gli uccellini fuori stanno già cinguettando.
Forse Rat-Man non l'ho nemmeno inventato io, forse è solo frutto di una strana combinazione di elementi che ha preso vita... un disegnatore... un'epoca storica precisa (la nostra)... la mancanza di valori... il dubbio che aleggia su ogni cosa... la voglia di ridere per non piangere... il caos che si profila all'orizzonte... i nostri pallidi tentativi per fermarlo... ed ecco Rat-Man. Forse. 

2) ULTRAzine: Un nome solo: Jack Kirby.
ORTOLANI: Un titolo solo: il RE.
Amo i suoi lavori e ormai è cosa arcinota... ma amo anche il modo in cui ha lavorato... sempre entusiasta di ciò che faceva, sempre pronto al colloquio con i suoi lettori, sempre a un livello alieno di bravura (anche dove non lo era)... Resto a guardare le sue tavole per ore e mi chiedo come cavolo facesse. Lui aveva un dono: vedeva i suoi fumetti in tre dimensioni e così li rendeva sulla carta. Non ho mai più trovato la stessa capacità.   

3) ULTRAzine: L’anima di Rat-Man è la parodia, che spesso per far nascere il sorriso ha bisogno che chi legge riconosca la fonte che viene “decostruita”. Come spieghi che il tuo albo abbia un pubblico “trasversale”, ossia venga letto da lettori di manga, di supereroi, bonelliani, ecc.?
ORTOLANI: Probabilmente perché ogni elemento che è presente in quegli albi, viene riportato nei miei in maniera spudorata, seppur a volte completamente trasfigurato e cambiato a seconda della necessità. Una parodia è sicuramente la maniera migliore per far ridere, basta prendere in giro ciò che esiste già. Più difficile è creare storie con elementi parodici, ma che stiano in piedi da sole, al di là del genere o delle cose tratte da altre fonti. Io spero sempre di seguire questa strada, anche se i risultati possono a volte essere altalenanti(con Star Rats ho invece prediletto la parodia pura). Se poi queste storie sono apprezzate, credo che sia anche perché tratto sempre, o quasi, gli argomenti parodiati con i guanti di velluto. Niente voglia di distruggere, insomma, ma molta voglia di rendere omaggio alle cose che mi sono piaciute, sia nei fumetti, che nei film, che nei libri.

4) ULTRAzine: Da qualche parte ho letto che – ormai è leggenda – disegnerai Rat-Man fino al 2014 (fino al #100?). [in realtà il finale è stato un po' posticipato, smoky2016] Pensi di continuare ad inventare nuove battute oppure speri in un ricambio del tuo pubblico così da riciclarne qualcuna? A proposito di battute ce n’è qualcuna che ti ha dato qualche problema?
ORTOLANI: "Fino alla fine!" Il motto di Ivan Drago può essere tranquillamente il mio! Non riciclerò vecchie battute già usate (a meno che non mi sbagli, e può succedere), ed è per questo che man mano che si va avanti, scrivere Rat-Man diventerà sempre più difficile...
Sicuramente molte volte una stessa battuta può essere raccontata in maniera diversa, anche se non ci sono molti modi per dire, ad esempio, che Cinzia sotto la gonna nasconde un arma impropria. Molte battute usate agli inizi, quando il terreno era vergine, non sono più disponibili, perché a poco a poco le battute su uno stesso argomento si esauriscono. Questo è uno dei motivi per cui Ratty vive anche avventure "extra" Città Senza Nome, dove il raccolto può essere ancora abbondante. Questo è il motivo per cui dopo 100 numeri la serie finirà, proprio perché credo che tutto ciò che dovevo dire, tutte le battute che dovevo fare su di essa saranno esaurite. I problemi con le battute sono di varia natura, non solo legati allo scritto, ma anche alla loro raffigurazione su carta. Quindi spesso devo ridisegnare una vignetta perché l'espressione del viso, dalla quale dipende il successo della battuta che si racconta, non è soddisfacente. O spesso, scrivendole, una parola viene sostituita con un’altra di uguale significato, perché nel nuovo caso si può caricare di una serie di significati totalmente diversi e molto più divertenti. Solo una cosa posso dire sulle battute: le migliori sono quelle spontanee. Ecco perché secondo me, se già non si possiede il senso dell'umorismo, è difficile scrivere cose divertenti. Ecco perché faccio fatica!

5) ULTRAzine: Tutti sanno che il tuo “sogno proibito”, fumettisticamente parlando, è di disegnare il Texone, prima o poi. Hai già in mente una trama?
ORTOLANI: Ovviamente sono già pronto!!! Non posso però raccontarti nulla della trama, soltanto che vedrebbe coinvolto Bonelli stesso...

6) ULTRAzine: Morgan rimarrà l’unico tuo tentativo nel fumetto “serio”? Hai in mente qualcos’altro? Quale personaggio ti piacerebbe scrivere?
ORTOLANI: Per ora resterà un caso isolato. In effetti scrivere storie serie è per me relativamente facile (con risultati ovviamente contestabili!), mentre la vera sfida è fare ridere. Credo pertanto che per un po’ continuerò su questa strada, ma... non si sa mai!

7) ULTRAzine: Venerdì 12 e Vita da Burba: fondamentalmente due fumetti horror?
ORTOLANI: No, solo il secondo. Durante il servizio militare ho vissuto momenti di puro terrore... e niente a che fare con il nonnismo. Era la assoluta e totale mancanza di logica in ogni cosa...avere a che fare con un animale pronto a morderti senza che tu sapessi PERCHE'! Ovviamente con un po’ di ironia sono sopravvissuto... ma il mio terrore per la gente in divisa è rimasto! Venerdì 12 invece è una storia d'amore... anche questa vissuta in prima persona e riproposta in tavole a fumetti grondanti odio per la Bedelia che fu!

8) ULTRAzine: Rivedremo mai di nuovo in azione l’investigatore Merlo?
ORTOLANI: Avevo progettato anni fa di farne un seguito, portando Merlo a contatto con i "bravi ragazzi", ma il progetto si è perso nei meandri della mia mente contorta...

9) ULTRAzine: Quale sarebbe la tua reazione se Alex Ross ti chiedesse di poter dipingere una cover di Rat-Man? E se squillasse il telefono e fosse Spielberg interessato a girare un live action sul nostro eroe preferito?
ORTOLANI: Innanzitutto penserei a uno scherzo di ULTRAzine, poi nell'agitazione accetterei la copertina di Spielberg e il film di Ross.

10) ULTRAzine: A parte il fatto che a voler fare i fumetti di questi tempi bisogna essere “duri come la pietra”, puoi svelarci il misterioso legame tra Geologia e Fumetto?
ORTOLANI: Nessun segreto...quando sei un geologo...quando recuperi gli strumenti nel fango, quando ti ritrovi da solo nei boschi, cercando un affioramento che non appare su nessuna carta, quando anche i serpenti ti sembra che siano amici, quando leccando una roccia capisci cos'è, quando immergendo le mani nella terra trovi la sua granulometria... allora passi una notte intera a pensare quale futuro tu voglia veramente. E non puoi sbagliare, perché per te sarebbe finita.
Io volevo fare il geologo.
Ciaoooooo
         
[Intervista pubblicata originariamente a Maggio 2000 su Ultrazine.org]

martedì 21 giugno 2016

recensioni in 4 parole [41]

A me gli occhi!
E zombie a Barcellona.
I dolori delle storie.
Tutto Pazienza Vol. 2: Zanardi 1981-1984
Zanna: innocente letale cinismo.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Jason Aaron (testi), Chris Bachalo (disegni), Kevin Nowlan (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 64 pagine, colore
Prezzo: € 3.30
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

di Brian K. Vaughan (testi) e Marcos Martin (disegni)
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Sputa tre volte
di Davide Reviati
Editore: Coconino Press/Fandango
Formato: brossurato, 560 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 25
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Tutto Pazienza Vol. 2: Zanardi 1981-1984
di Andrea Pazienza
Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso
Formato: cartonato, bianco e nero e colore
Prezzo: € 10
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 

martedì 31 maggio 2016

[Oldies but goldies] SERGIO BONELLI 2001

Continua la "riscoperta" degli articoli, interviste e materiali vari apparsi su Ultrazine.org ora che il sito non è più online. 
Questa volta si tratta di un recupero davvero importante: riproponiamo infatti un'intervista a SERGIO BONELLI (non credo sia necessario presentare una delle figure cardine, sia dal punto di vista creativo che da quello editoriale, della Storia del Fumetto italiano), raccolta dall'amico scrittore Fabrizio Lo Bianco e pubblicata su Ultrazine nel lontano 2001. Buona lettura!
Intervista a SERGIO BONELLI
Di Dino Battaglia, dell'editoria italiana e d'altro...
   
Abbiamo intervistato SERGIO BONELLI in occasione di un'importante mostra della scorsa primavera su Dino Battaglia a Bruxelles intitolata "Sotto il sole nero della malinconia", di cui l'editore milanese è stato uno dei promotori. [smoky nota: la mostra fu ospitata al Centre belge de la bande dessinée di Bruxelles dal 09/01 al 01/04/2001]. In questa chiacchierata abbiamo parlato dello stesso Battaglia, di editoria e di fumetto in genere.

Ci può parlare del connubio Bonelli Editore - Dino Battaglia?
In realtà più che parlare di Sergio Bonelli editore di Dino Battaglia amo parlare di Sergio Bonelli "con" Dino Battaglia. Quando l'ho conosciuto era il lontanissimo 1949, 1950 e la casa editrice era composta da due, tre persone. In quel momento è nata un'amicizia che si è protratta per anni ed è continuata anche quando Battaglia ha smesso di lavorare per la nostra piccola casa editrice e ha iniziato a collaborare con case editrici più importanti, inglesi come la Amalgamated Press, per il Vittorioso, per il Messaggero dei Ragazzi. Queste gli fornivano un tipo di lavoro più gratificante per lui, che soffriva, ed era un po' sprecato secondo me, a disegnare serie con sequenze ripetitive d'inseguimenti, d'azione. Per cui credo che le sue cose più importanti le abbia fatte per loro ma nonostante questo la nostra grande amicizia è continuata, fatta di consuetudini, di serate trascorse insieme, di piccoli viaggi.

Quale delle vostre nuove serie affiderebbe oggi a Battaglia?
Teoricamente, per quanto riguarda l'atmosfera gotica di cui era un maestro e uno dei più importanti interpreti a livello europeo, la tentazione sarebbe quella di proporgli Dampyr, una serie basata sui vampiri, un po' cupa che avrebbe bisogno del suo bianco e nero. Pensandoci bene ci sarebbe un'altra serie, Napoleone, che ha un aspetto molto poetico. Una serie che pur essendo il tipico giallo, con delle vicende poliziesche, ha un aspetto più delicato grazie ad alcuni personaggi molto particolari, surreali che Dino avrebbe reso in maniera perfetta.

Si dice che la Bonelli agli esordi fosse, ricorrendo a un termine talvolta abusato, l'etichetta "indipendente" degli anni '40: con quale atteggiamento guarda alle piccole case editrici di fumetto, in un periodo come questo di crisi del settore?
Guardando alla storia del Fumetto italiano, che magari pochi conoscono, in realtà negli anni del dopoguerra la maggior parte delle case editrici poteva essere considerata indipendente. I grandi colossi dell'editoria come Mondatori o Rizzoli snobbavano molto il medium Fumetto e così facendo hanno permesso la nascita di piccole case editrici come la nostra e tante altre, alcune ancora presenti in edicola, altre che purtroppo sono sparite. Il fenomeno della casa editrice indipendente e, come dico io volentieri, "superartigianale", è stato un fenomeno generale.
Noi siamo cresciuti molto, penso anche troppo, per una sorta di passione e di curiosità che mi ha spinto ad avere intorno a me un numero sempre maggiore di disegnatori. Tutto questo non per ragioni commerciali ma per quella passione che mi spingeva ad arruolare un bravissimo disegnatore che scoprivo in Inghilterra, un altro che vedevo in Spagna, un argentino che mi piaceva - e quindi oggi ci troviamo con dimensioni totalmente diverse da altri. Però la cosa non mi piace. Guardo con molta simpatia chi ha delle piccole dimensioni e ogni tanto affronta il mercato e ci prova. Il problema vero è che purtroppo oggi, per chi comincia con pochi mezzi, è molto più difficile. Intanto il mercato richiede un'organizzazione distributiva con molte più copie di quelle che occorrevano al tempo in cui abbiamo iniziato noi.
In Italia ci sono 35 mila edicole e se si vuole avere la sensazione di aver fatto un vero tentativo con una buona distribuzione occorre mettere in circolo 60, 70, 80 mila copie, con grandi spese. Mentre prima per un test credibile erano sufficienti 15 mila copie. Quindi guardo con simpatia chi oggi è come ero io 40, 50 anni fa e mi manca l'apporto di quei giovani editori che hanno incominciato e che poi hanno smesso.
Sento molto la responsabilità di rappresentare, purtroppo, l'ultima spiaggia per tutti quegli sceneggiatori e disegnatori che volessero intraprendere questa professione perché con la scomparsa di tanti editori tanti che cercano lavoro fanno fatica a trovarlo. Io stesso, per quanto abbia tanti collaboratori, ma proprio tanti, tanti, non posso certo trasformarmi in un ente assistenziale. Questo è un senso di responsabilità molto grave che prima non sentivo perché c'erano dei piccoli editori che facevano anche un po' da palestra per chi cominciava. Questa situazione di monopolio che si è in pratica creata adesso non è un privilegio ma anzi mi dà l'ansia di non poter dare lavoro a tutti quelli che me lo chiedono.

Ritiene che il fumetto possa ricoprire un ruolo rilevante nella cultura e nell'arte contemporanea?
Personalmente non ho mai pronunciato la parola Arte perché è una definizione difficile. Mi è capitato di leggerla, questo sì. Mi accontento di poter pensare che il Fumetto è un'espressione d'alto artigianato che rappresenta spesso anche il frutto dell'incontro di più persone perché non sempre il soggetto è fatto dalla stessa persona che fa i disegni. Sinceramente mi accontento di molto meno. È molto difficile stabilire cosa sia Arte e cosa non lo sia, e quindi esito a pronunciare questa parola. Mi accontento di stabilire che come altri media - cinema, teatro, canzone, qualunque mezzo d'espressione - può essere usato bene o male e dare risultati nobili o ignobili. La parola Arte non mi sento proprio di pronunciarla, e nessuno di noi che lavora in questo campo, in fondo, ha mai avuto queste pretese. Può anche diventarlo, però - una cosa che può anche essere discussa è che quando si avvicina troppo all'Arte o intende diventare Arte è facile che perda quelle caratteristiche di immediatezza che sono proprie del Fumetto in genere.
È una domanda che sicuramente richiederebbe un paio d'ore di conversazione seduti tranquillamente in poltrona.
Torpedo
Quale fumetto o quale autore non-Bonelli le sarebbe piaciuto editare?
Mi sarebbe piaciuto editare Torpedo, scritto da Abuli e disegnato dallo spagnolo Bernet, che è un amico e ha anche disegnato un Texone per noi. È una serie pubblicata sia in Spagna che in Francia, su un gangster violento ma ironico. E poi, mi sarebbe piaciuto editare, ma è solo colpa mia se non è successo, Corto Maltese perché Hugo Pratt, in una nostra gita in macchina, l'aveva offerto in prima visione a me. Ma con Hugo avevo una tale amicizia che cercavamo di limitare al massimo i nostri rapporti di lavoro perché stavamo molto bene andato a spasso, andando al cinema - mentre magari sul lavoro, non dico che avremmo potuto guastare tutto, ma magari ci sarebbe stato qualche momento un po' più nervoso.