lunedì 27 giugno 2016

[Oldies but goldies] LEO ORTOLANI 2000

Rat-Man Collection N. 1.
Altro recupero di rilievo dall'archivio di Ultrazine.org (gloriosamente off-line oramai): un'intervista in 10 mosse al Maestro LEO ORTOLANI, datata... 2000!
Ben 16 anni fa ma direi (giudicate voi) che si fa ancora leggere con piacere.
Buona lettura! "Fletto i muscoli e sono nel vuoto."
LEO ORTOLANI
Intervista semiseria in 10 mosse
a cura di smoky man
(si ringrazia Michele Murino)
   
1) ULTRAzine: Rat-Man: un Batman “poco fortunato” apparentemente incrociato con Topolino (ma con il muso di scimmia) che agisce in un cosmo simil Marvel. Hai mai pensato al “mostro” che hai creato?
ORTOLANI: Ci penso tutti i giorni, anche troppo! Ma siccome sono affezionato a mio figlio (per ora l'unico) la cosa non mi può pesare più di quanto non possa pesare a qualunque padre... Tuttavia a volte è come se Lui scegliesse me per raccontare le sue str... storie, con un'arroganza e una prepotenza da rendermelo molto meno simpatico!... La convivenza a volte logora entrambi, specie quando facciamo i soliti tour de force per concludere un numero o per portarci avanti con il lavoro... allora ci sono le nottate fino alle 4 o alle 5, che gli uccellini fuori stanno già cinguettando.
Forse Rat-Man non l'ho nemmeno inventato io, forse è solo frutto di una strana combinazione di elementi che ha preso vita... un disegnatore... un'epoca storica precisa (la nostra)... la mancanza di valori... il dubbio che aleggia su ogni cosa... la voglia di ridere per non piangere... il caos che si profila all'orizzonte... i nostri pallidi tentativi per fermarlo... ed ecco Rat-Man. Forse. 

2) ULTRAzine: Un nome solo: Jack Kirby.
ORTOLANI: Un titolo solo: il RE.
Amo i suoi lavori e ormai è cosa arcinota... ma amo anche il modo in cui ha lavorato... sempre entusiasta di ciò che faceva, sempre pronto al colloquio con i suoi lettori, sempre a un livello alieno di bravura (anche dove non lo era)... Resto a guardare le sue tavole per ore e mi chiedo come cavolo facesse. Lui aveva un dono: vedeva i suoi fumetti in tre dimensioni e così li rendeva sulla carta. Non ho mai più trovato la stessa capacità.   

3) ULTRAzine: L’anima di Rat-Man è la parodia, che spesso per far nascere il sorriso ha bisogno che chi legge riconosca la fonte che viene “decostruita”. Come spieghi che il tuo albo abbia un pubblico “trasversale”, ossia venga letto da lettori di manga, di supereroi, bonelliani, ecc.?
ORTOLANI: Probabilmente perché ogni elemento che è presente in quegli albi, viene riportato nei miei in maniera spudorata, seppur a volte completamente trasfigurato e cambiato a seconda della necessità. Una parodia è sicuramente la maniera migliore per far ridere, basta prendere in giro ciò che esiste già. Più difficile è creare storie con elementi parodici, ma che stiano in piedi da sole, al di là del genere o delle cose tratte da altre fonti. Io spero sempre di seguire questa strada, anche se i risultati possono a volte essere altalenanti(con Star Rats ho invece prediletto la parodia pura). Se poi queste storie sono apprezzate, credo che sia anche perché tratto sempre, o quasi, gli argomenti parodiati con i guanti di velluto. Niente voglia di distruggere, insomma, ma molta voglia di rendere omaggio alle cose che mi sono piaciute, sia nei fumetti, che nei film, che nei libri.

4) ULTRAzine: Da qualche parte ho letto che – ormai è leggenda – disegnerai Rat-Man fino al 2014 (fino al #100?). [in realtà il finale è stato un po' posticipato, smoky2016] Pensi di continuare ad inventare nuove battute oppure speri in un ricambio del tuo pubblico così da riciclarne qualcuna? A proposito di battute ce n’è qualcuna che ti ha dato qualche problema?
ORTOLANI: "Fino alla fine!" Il motto di Ivan Drago può essere tranquillamente il mio! Non riciclerò vecchie battute già usate (a meno che non mi sbagli, e può succedere), ed è per questo che man mano che si va avanti, scrivere Rat-Man diventerà sempre più difficile...
Sicuramente molte volte una stessa battuta può essere raccontata in maniera diversa, anche se non ci sono molti modi per dire, ad esempio, che Cinzia sotto la gonna nasconde un arma impropria. Molte battute usate agli inizi, quando il terreno era vergine, non sono più disponibili, perché a poco a poco le battute su uno stesso argomento si esauriscono. Questo è uno dei motivi per cui Ratty vive anche avventure "extra" Città Senza Nome, dove il raccolto può essere ancora abbondante. Questo è il motivo per cui dopo 100 numeri la serie finirà, proprio perché credo che tutto ciò che dovevo dire, tutte le battute che dovevo fare su di essa saranno esaurite. I problemi con le battute sono di varia natura, non solo legati allo scritto, ma anche alla loro raffigurazione su carta. Quindi spesso devo ridisegnare una vignetta perché l'espressione del viso, dalla quale dipende il successo della battuta che si racconta, non è soddisfacente. O spesso, scrivendole, una parola viene sostituita con un’altra di uguale significato, perché nel nuovo caso si può caricare di una serie di significati totalmente diversi e molto più divertenti. Solo una cosa posso dire sulle battute: le migliori sono quelle spontanee. Ecco perché secondo me, se già non si possiede il senso dell'umorismo, è difficile scrivere cose divertenti. Ecco perché faccio fatica!

5) ULTRAzine: Tutti sanno che il tuo “sogno proibito”, fumettisticamente parlando, è di disegnare il Texone, prima o poi. Hai già in mente una trama?
ORTOLANI: Ovviamente sono già pronto!!! Non posso però raccontarti nulla della trama, soltanto che vedrebbe coinvolto Bonelli stesso...

6) ULTRAzine: Morgan rimarrà l’unico tuo tentativo nel fumetto “serio”? Hai in mente qualcos’altro? Quale personaggio ti piacerebbe scrivere?
ORTOLANI: Per ora resterà un caso isolato. In effetti scrivere storie serie è per me relativamente facile (con risultati ovviamente contestabili!), mentre la vera sfida è fare ridere. Credo pertanto che per un po’ continuerò su questa strada, ma... non si sa mai!

7) ULTRAzine: Venerdì 12 e Vita da Burba: fondamentalmente due fumetti horror?
ORTOLANI: No, solo il secondo. Durante il servizio militare ho vissuto momenti di puro terrore... e niente a che fare con il nonnismo. Era la assoluta e totale mancanza di logica in ogni cosa...avere a che fare con un animale pronto a morderti senza che tu sapessi PERCHE'! Ovviamente con un po’ di ironia sono sopravvissuto... ma il mio terrore per la gente in divisa è rimasto! Venerdì 12 invece è una storia d'amore... anche questa vissuta in prima persona e riproposta in tavole a fumetti grondanti odio per la Bedelia che fu!

8) ULTRAzine: Rivedremo mai di nuovo in azione l’investigatore Merlo?
ORTOLANI: Avevo progettato anni fa di farne un seguito, portando Merlo a contatto con i "bravi ragazzi", ma il progetto si è perso nei meandri della mia mente contorta...

9) ULTRAzine: Quale sarebbe la tua reazione se Alex Ross ti chiedesse di poter dipingere una cover di Rat-Man? E se squillasse il telefono e fosse Spielberg interessato a girare un live action sul nostro eroe preferito?
ORTOLANI: Innanzitutto penserei a uno scherzo di ULTRAzine, poi nell'agitazione accetterei la copertina di Spielberg e il film di Ross.

10) ULTRAzine: A parte il fatto che a voler fare i fumetti di questi tempi bisogna essere “duri come la pietra”, puoi svelarci il misterioso legame tra Geologia e Fumetto?
ORTOLANI: Nessun segreto...quando sei un geologo...quando recuperi gli strumenti nel fango, quando ti ritrovi da solo nei boschi, cercando un affioramento che non appare su nessuna carta, quando anche i serpenti ti sembra che siano amici, quando leccando una roccia capisci cos'è, quando immergendo le mani nella terra trovi la sua granulometria... allora passi una notte intera a pensare quale futuro tu voglia veramente. E non puoi sbagliare, perché per te sarebbe finita.
Io volevo fare il geologo.
Ciaoooooo
         
[Intervista pubblicata originariamente a Maggio 2000 su Ultrazine.org]

martedì 21 giugno 2016

recensioni in 4 parole [41]

A me gli occhi!
E zombie a Barcellona.
I dolori delle storie.
Tutto Pazienza Vol. 2: Zanardi 1981-1984
Zanna: innocente letale cinismo.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Jason Aaron (testi), Chris Bachalo (disegni), Kevin Nowlan (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: spillato, 64 pagine, colore
Prezzo: € 3.30
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

di Brian K. Vaughan (testi) e Marcos Martin (disegni)
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Sputa tre volte
di Davide Reviati
Editore: Coconino Press/Fandango
Formato: brossurato, 560 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 25
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Tutto Pazienza Vol. 2: Zanardi 1981-1984
di Andrea Pazienza
Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso
Formato: cartonato, bianco e nero e colore
Prezzo: € 10
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 

martedì 31 maggio 2016

[Oldies but goldies] SERGIO BONELLI 2001

Continua la "riscoperta" degli articoli, interviste e materiali vari apparsi su Ultrazine.org ora che il sito non è più online. 
Questa volta si tratta di un recupero davvero importante: riproponiamo infatti un'intervista a SERGIO BONELLI (non credo sia necessario presentare una delle figure cardine, sia dal punto di vista creativo che da quello editoriale, della Storia del Fumetto italiano), raccolta dall'amico scrittore Fabrizio Lo Bianco e pubblicata su Ultrazine nel lontano 2001. Buona lettura!
Intervista a SERGIO BONELLI
Di Dino Battaglia, dell'editoria italiana e d'altro...
   
Abbiamo intervistato SERGIO BONELLI in occasione di un'importante mostra della scorsa primavera su Dino Battaglia a Bruxelles intitolata "Sotto il sole nero della malinconia", di cui l'editore milanese è stato uno dei promotori. [smoky nota: la mostra fu ospitata al Centre belge de la bande dessinée di Bruxelles dal 09/01 al 01/04/2001]. In questa chiacchierata abbiamo parlato dello stesso Battaglia, di editoria e di fumetto in genere.

Ci può parlare del connubio Bonelli Editore - Dino Battaglia?
In realtà più che parlare di Sergio Bonelli editore di Dino Battaglia amo parlare di Sergio Bonelli "con" Dino Battaglia. Quando l'ho conosciuto era il lontanissimo 1949, 1950 e la casa editrice era composta da due, tre persone. In quel momento è nata un'amicizia che si è protratta per anni ed è continuata anche quando Battaglia ha smesso di lavorare per la nostra piccola casa editrice e ha iniziato a collaborare con case editrici più importanti, inglesi come la Amalgamated Press, per il Vittorioso, per il Messaggero dei Ragazzi. Queste gli fornivano un tipo di lavoro più gratificante per lui, che soffriva, ed era un po' sprecato secondo me, a disegnare serie con sequenze ripetitive d'inseguimenti, d'azione. Per cui credo che le sue cose più importanti le abbia fatte per loro ma nonostante questo la nostra grande amicizia è continuata, fatta di consuetudini, di serate trascorse insieme, di piccoli viaggi.

Quale delle vostre nuove serie affiderebbe oggi a Battaglia?
Teoricamente, per quanto riguarda l'atmosfera gotica di cui era un maestro e uno dei più importanti interpreti a livello europeo, la tentazione sarebbe quella di proporgli Dampyr, una serie basata sui vampiri, un po' cupa che avrebbe bisogno del suo bianco e nero. Pensandoci bene ci sarebbe un'altra serie, Napoleone, che ha un aspetto molto poetico. Una serie che pur essendo il tipico giallo, con delle vicende poliziesche, ha un aspetto più delicato grazie ad alcuni personaggi molto particolari, surreali che Dino avrebbe reso in maniera perfetta.

Si dice che la Bonelli agli esordi fosse, ricorrendo a un termine talvolta abusato, l'etichetta "indipendente" degli anni '40: con quale atteggiamento guarda alle piccole case editrici di fumetto, in un periodo come questo di crisi del settore?
Guardando alla storia del Fumetto italiano, che magari pochi conoscono, in realtà negli anni del dopoguerra la maggior parte delle case editrici poteva essere considerata indipendente. I grandi colossi dell'editoria come Mondatori o Rizzoli snobbavano molto il medium Fumetto e così facendo hanno permesso la nascita di piccole case editrici come la nostra e tante altre, alcune ancora presenti in edicola, altre che purtroppo sono sparite. Il fenomeno della casa editrice indipendente e, come dico io volentieri, "superartigianale", è stato un fenomeno generale.
Noi siamo cresciuti molto, penso anche troppo, per una sorta di passione e di curiosità che mi ha spinto ad avere intorno a me un numero sempre maggiore di disegnatori. Tutto questo non per ragioni commerciali ma per quella passione che mi spingeva ad arruolare un bravissimo disegnatore che scoprivo in Inghilterra, un altro che vedevo in Spagna, un argentino che mi piaceva - e quindi oggi ci troviamo con dimensioni totalmente diverse da altri. Però la cosa non mi piace. Guardo con molta simpatia chi ha delle piccole dimensioni e ogni tanto affronta il mercato e ci prova. Il problema vero è che purtroppo oggi, per chi comincia con pochi mezzi, è molto più difficile. Intanto il mercato richiede un'organizzazione distributiva con molte più copie di quelle che occorrevano al tempo in cui abbiamo iniziato noi.
In Italia ci sono 35 mila edicole e se si vuole avere la sensazione di aver fatto un vero tentativo con una buona distribuzione occorre mettere in circolo 60, 70, 80 mila copie, con grandi spese. Mentre prima per un test credibile erano sufficienti 15 mila copie. Quindi guardo con simpatia chi oggi è come ero io 40, 50 anni fa e mi manca l'apporto di quei giovani editori che hanno incominciato e che poi hanno smesso.
Sento molto la responsabilità di rappresentare, purtroppo, l'ultima spiaggia per tutti quegli sceneggiatori e disegnatori che volessero intraprendere questa professione perché con la scomparsa di tanti editori tanti che cercano lavoro fanno fatica a trovarlo. Io stesso, per quanto abbia tanti collaboratori, ma proprio tanti, tanti, non posso certo trasformarmi in un ente assistenziale. Questo è un senso di responsabilità molto grave che prima non sentivo perché c'erano dei piccoli editori che facevano anche un po' da palestra per chi cominciava. Questa situazione di monopolio che si è in pratica creata adesso non è un privilegio ma anzi mi dà l'ansia di non poter dare lavoro a tutti quelli che me lo chiedono.

Ritiene che il fumetto possa ricoprire un ruolo rilevante nella cultura e nell'arte contemporanea?
Personalmente non ho mai pronunciato la parola Arte perché è una definizione difficile. Mi è capitato di leggerla, questo sì. Mi accontento di poter pensare che il Fumetto è un'espressione d'alto artigianato che rappresenta spesso anche il frutto dell'incontro di più persone perché non sempre il soggetto è fatto dalla stessa persona che fa i disegni. Sinceramente mi accontento di molto meno. È molto difficile stabilire cosa sia Arte e cosa non lo sia, e quindi esito a pronunciare questa parola. Mi accontento di stabilire che come altri media - cinema, teatro, canzone, qualunque mezzo d'espressione - può essere usato bene o male e dare risultati nobili o ignobili. La parola Arte non mi sento proprio di pronunciarla, e nessuno di noi che lavora in questo campo, in fondo, ha mai avuto queste pretese. Può anche diventarlo, però - una cosa che può anche essere discussa è che quando si avvicina troppo all'Arte o intende diventare Arte è facile che perda quelle caratteristiche di immediatezza che sono proprie del Fumetto in genere.
È una domanda che sicuramente richiederebbe un paio d'ore di conversazione seduti tranquillamente in poltrona.
Torpedo
Quale fumetto o quale autore non-Bonelli le sarebbe piaciuto editare?
Mi sarebbe piaciuto editare Torpedo, scritto da Abuli e disegnato dallo spagnolo Bernet, che è un amico e ha anche disegnato un Texone per noi. È una serie pubblicata sia in Spagna che in Francia, su un gangster violento ma ironico. E poi, mi sarebbe piaciuto editare, ma è solo colpa mia se non è successo, Corto Maltese perché Hugo Pratt, in una nostra gita in macchina, l'aveva offerto in prima visione a me. Ma con Hugo avevo una tale amicizia che cercavamo di limitare al massimo i nostri rapporti di lavoro perché stavamo molto bene andato a spasso, andando al cinema - mentre magari sul lavoro, non dico che avremmo potuto guastare tutto, ma magari ci sarebbe stato qualche momento un po' più nervoso.

giovedì 26 maggio 2016

recensioni in 4 parole [40]

Il lavoro: orrore vero.
Troppo chiedere solo Moore.
Intrecci, definizioni, rompicapi, divertimento.
Qualcosa è andato storto.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Dylan Dog N. 356 - La macchina umana
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Fabrizio De Tommaso
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI 

Cinema Purgatorio N. 1 (in Inglese)
Storie: Alan Moore & AAVV
Disegni: Kevin O'Neill & AAVV.
Editore: Avatar Press
Formato: 52 pagine, bianco e nero
Prezzo: $ 5,99
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI e QUI (in Inglese)

More Fun

Storia e disegni: Paolo Bacilieri
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero (e colore)
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI e QUI 

Injection Vol. 1 (in Inglese)
di Warren Ellis (testi), Declan Shalvey (disegni) e Jordie Bellaire (colori)
Editore: Image Comics
Formato:  brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: $ 9,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 11 maggio 2016

LADRÖNN: Jodorowsky e il ritorno di El Topo

*** ENGLISH VERSION BELOW ***
La notizia è stata diffusa ufficialmente pochi giorni fa: Alejandro Jodorowsky ha realizzato il seguito del suo film-culto El Topo... a fumetti! 
Illustrato dal magistrale LADRÖNN, che con il poliedrico artista cileno naturalizzato francese aveva già realizzato l'Incal Finale, sarà pubblicato a Giugno in Francia per Glénat: si intitolerà Les fils d’El Topo (in italiano, I figli di El Topo) e sarà una trilogia.

A dire la verità, grazie a regolari contatti con Ladrönn, artista che ammiro da tempo e autentico gentiluomo, ero a conoscenza di questo evento sin dall'anno scorso e, in realtà, lo stesso Jodorowsky ne aveva parlato in un video diffuso da Glénat, pubblicato sul canale Youtube della casa editrice a Febbraio 2015 (si veda intorno al settimo minuto), in previsione di un'uscita nei mesi a venire.
Per cui colto dall'eccitazione avevo subito approfittato per intervistare LADRÖNN ma l'intervista era stata poi lasciata in sospeso perché il libro aveva subito qualche ritardo e sarebbe stato pubblicato solo nel 2016.
Nel seguito potete finalmente leggere la chiacchierata con Ladrönn, disegnatore dal segno vibrante e dallo storytelling elegante, su I figli di El Topo, nella speranza di vederne presto una edizione Italiana.

Un grazie speciale all'amico Ladrönn per la sua disponibilità.

L'intervista è stata raccolta inizialmente a Giugno 2015, rivista e completata ad Aprile 2016. 
Tutte le immagini sono tratte da Les fils d’El Topo 1-Caïn di Jodorowsky e Ladrönn.
Buona lettura! 
smoky man: Quando hai iniziato a lavorare a I figli di El Topo? Se ben ricordo Jodorowsky aveva pianificato di farne un film che poi non è stato mai realizzato...
Ladrönn:
Alejandro Jodorowsky ha scritto la sceneggiatura per I figli di El Topo oltre trent’anni fa come sequel di El Topo, il suo film cult del 1970. Sin da allora ha cercato di realizzare il film ma sappiamo tutti che non è una cosa facile: occorre tempo e tanto denaro.
Alejandro crede che il fallimento non esista e che quando non puoi realizzare un'idea in un certo modo, lo puoi fare in un modo diverso. Dopo aver finito di lavorare sull'Incal Finale, Alejandro ed io abbiamo parlato de I figli di El Topo: voleva capire quali potessero essere le opzioni per creare qualcosa partendo dalla sua sceneggiatura per il film.
In origine, l’idea era di realizzare una sorta di adattamento illustrato del film, non un fumetto vero e proprio, vero?
Sì, è così. Alejandro voleva creare un art-book con i personaggi e gli ambienti presenti ne I figli di El Topo, una sorta di “storyboard dipinto”. Mi ha dato la sceneggiatura originale e ho lavorato su quest’idea dipingendo diverse scene e facendo alcuni ritratti dei personaggi principali.

Come siete passati a fare un “vero e proprio” fumetto?
Dopo aver visto quello che avevo prodotto, Alejandro ed io abbiamo pensato che ci fosse sufficiente potenziale per trasformarlo, con qualche aggiustamento, in un nuovo tipo di fumetto, in questo caso, un fumetto con l’atmosfera di un film. L'idea per noi era chiara: non volevamo realizzare un fumetto tradizionale, piuttosto volevamo creare un "graphic film". Così abbiamo iniziato a lavorare al fumetto, abbiamo parlato del tipo di disegni e abbiamo concordato che avrebbero dovuto essere realistici. Poi abbiamo deciso che le tre strisce sarebbero state il layout migliore per la pagina, così che i lettori avrebbero avuto la sensazione di un film al cinema.

Com'è lavorare con Jodorowsky? Che tipo di collaborazione avete stabilito tra voi?
Per me, lavorare con Alejandro è e sempre sarà un privilegio: è una persona brillante ed estremamente creativa, un uomo saggio, una persona da cui si impara molto.
Dal momento che I figli di El Topo era stato pensato per essere un film, abbiamo dovuto pensare alle ambientazioni e ai personaggi.
Quando lavoriamo insieme, Alejandro e io discutiamo di dove “mettere la cinepresa” e decidiamo insieme quali siano le scelte migliori, poi creo i layout e successivamente decidiamo, come si fa per il montaggio di un film. Lavoriamo come un team.
Il nostro modo di lavorare è semplice: stiamo sempre in videochat e in questo modo la collaborazione scorre in modo fantastico e il feedback è immediato. Alejandro, letteralmente, “gira” il fumetto come se stesse girando un film e io realizzo dei bozzetti delle cose più importanti, lavoriamo praticamente in tempo reale: è una maniera inusuale di realizzare un fumetto ma di sicuro è il modo migliore per creare qualcosa con una propria personalità. Con l'aiuto di mia moglie, prendo inoltre nota dei testi e di altri dettagli specifici: potremmo scrivere un libro soltanto raccogliendo quelle annotazioni.
Nel suo sviluppo, hai contribuito con qualche tua idea alla storia?
Sì, io e Alejandro abbiamo lavorato spalla a spalla su ogni singola tavola de I figli di El Topo. Leggevamo continuamente la sceneggiatura, io facevo i layout e poi decidevamo quale fosse l'approccio migliore per la storia, per le scene e i personaggi.
Alejandro è un attore esperto e, per alcune scene, ha recitato per mostrare quali fossero i sentimenti provati dai personaggi in momenti precisi della storia.
Alla fine, Alejandro e io abbiamo risolto insieme tutte le situazioni presenti nella sceneggiatura.

In che cosa El Topo si differenzia dai tuoi fumetti sull'Incal?
Incal Finale è stato un progetto fantastico, un'avventura cosmica, una specie di sinistra commedia con un tocco di black humor. I personaggi erano sempre impegnati a salvare l'universo e c'era poco spazio per sentire i loro pensieri e conoscere quello che provavano. I figli di El Topo è un'opera completamente diversa: è una storia senza tempo, ambientata in un altro universo. È un racconto in cui scaviamo in profondità nell'anima e nella natura dei personaggi. In questa opera possiamo vedere e sentire l’atmosfera degli eventi, l’assurdo fanatismo della gente, la follia religiosa unita all’ipocrisia, la pura innocenza, la rabbia e l’ambizione.
A mio parere, I figli di El Topo è una delle più belle ed esemplari storie scritte da Alejandro Jodorowsky.

Ora il fumetto è finito e presto sarà disponibile. So bene che questa è una domanda difficile da fare a un artista ma... sei soddisfatto del risultato finale?
Il primo libro, Caïn, è pronto. L'ho finito qualche mese fa e ora sono al lavoro sul secondo libro.
La tua è una domanda difficile perché un artista non vede mai un proprio lavoro come finito, vorrà sempre fare di più di più, ma ovviamente un giorno bisogna fermarsi e lasciarlo andare, altrimenti si diventa pazzi. Sono felice e soddisfatto del lavoro che io e Alejandro abbiamo realizzato insieme.
Quanti volumi de I figli di El Topo sono previsti?
Il progetto prevede tre soli volumi.

Stai lavorando a qualcos'altro? Fumetti, copertine? O sogni solamente un po' di riposo?
Quando si lavora a un libro a volte ci si dimentica di cosa sia dormire. Ho potuto riposarmi qualche giorno dopo la conclusione del primo albo ma sono già pronto ad iniziare il nuovo. Mi piacerebbe fare molte altre cose ma la verità  è che disegnare un fumetto del genere richiede tantissimo tempo.

*****
LADRÖNN: Jodorowsky and El Topo's return
In June, Glénat will publish Les fils d’El Topo 1-Caïn, the first volume of a trilogy that is... a comics sequel of El Topo, the cult movie written, scored, directed by and starring Alejandro Jodorowsky.
Les fils d’El Topo 1 is written by Jodorowsky and drawn by acclaimed artist LADRÖNN who previously worked together on Final Incal.
I originally interviewed Ladrönn in 2015 discussing the work and its production but then we decided to wait for the actual publication of the book and... here we are!
The interview has been edited and updated in April 2016.
Special thanks to Ladrönn for his support. I want to publicly say that I consider him one of the best artists working in comics and it was a real pleasure interviewing him.

All pictures are from Les fils d’El Topo 1-Caïn by Jodorowsky and Ladrönn.

smoky man: How did you start working on THE SONS OF EL TOPO? If I remember well, Jodorowsky planned to make a movie out of it, an unproduced movie...
Ladrönn:
Alejandro Jodorowsky wrote the script for THE SONS OF EL TOPO more than three decades ago as a sequel to the cult film EL TOPO (1970). Since then, he has been trying to make the movie, but we know that it is not easy, it takes time and a lot of money. Alejandro believes that failure doesn't exist and when you can't realize your idea in one way, you can do it in a new way. After I finished the FINAL INCAL Alejandro and I talked about THE SONS OF EL TOPO: he wanted to know what could be the possibilities to create something with his movie script.

The original idea was some sort of illustrated movie adaptation drawn by you, not sequential art... am I right?
Yes, you are right. Alejandro wanted to create an art book based on the characters and landscapes of THE SONS OF EL TOPO story, some kind of painted storyboard. I got the  original script and I worked on this idea, I painted some scenes and I did some portraits of the main characters.
How did it become a "proper" comic?
After seeing the painted artwork that I did, Alejandro and I thought that the art had enough potential to become, with some adjustments, a new kind of comic book, in this case, a book with a movie atmosphere. The idea was clear now for us: we did not want to create a traditional comic book, instead we wanted to create a "graphic film". Alejandro and I started to develop the book, we talked about the interior art, we agreed that it should be realistic, then we decided that three bands was the best layout for the pages, so the readers could feel they are in a movie theather.

How's working with Jodorowsky? What kind of collaboration did you establish?
For me, working with Alejandro is and always will be a privilege: he is a brilliant and extremely creative person, a wise man, you learn a lot from him. Since the THE SONS OF EL TOPO was planned to be a movie, we had to plan from the sets to the character designs. When we work, Alejandro and I discuss where is the best place ‘to locate the camera’ and we pick the best choices, then I create some layouts and finally we edit them, as an editor does with a film. We work like a team. Our process is simple: we videochat all the time, in this way the work flows in a fantastic way and the feedback is immediate. Alejandro literally shoots the strip in the same way as he shoots a movie and I draw layouts of the most important things, we work in real time: it is a very unusual way of doing a comic book, but definitely the best way if you want to create something with its own personality. With the help of my wife, I also take notes of the texts and other specific details, we could write a book only with this notes.
Did you contribute with any ideas during the development?
Yes, I did. Alejandro and I worked shoulder to shoulder on every single page of THE SONS OF EL TOPO. We read the script all the time, I do specific layouts and then we talk about what could be the best approach for the story, the scenes and the characters. Alejandro is an experienced actor, in some scenes he performed to express the different kinds of feelings the characters had in precise moments of the story. At the end of the day Alejandro and I resolved all the situations that the script had proposed.

In which ways El Topo is different compared to the Incal books?
The FINAL INCAL was a fantastic project, it was a cosmic adventure, some sort of scary comedy with a touch of black humor. The characters were always busy trying to save the universe and there was little time to hear their thoughts and know their feelings. THE SONS OF EL TOPO is a completely different book: this is a timeless story, a story set in a different universe. In this story we will go deep into the soul and the human nature of the characters. In this book we can see and feel the mood of the scenes, the people's absurd fanaticism, the religious madness combined with hypocrisy, the pure innocence, the rage and the ambition.
From my point of view, THE SONS OF EL TOPO is one of the most beautiful and exemplary stories written by Alejandro Jodorowsky.
Now the story is done and it will be available soon. I know this could be a difficult question for an artist to answer but… are you satisfied by the final result?
The first book, Caïn, is done. I finished it some months ago, right now I'm working on the second book.
That is a difficult question, because an artist never see his work finished, you always want to do more and more, but seriously, one day you need to stop and let it go, otherwise you will become crazy. I'm happy and satisfied with the work that Alejandro and I did together.

How many volumes for The Sons of El Topo do you plan?
The original plan is to create only three books.

Any other project you are currently working on? Other comics, covers? Or do you just dream to take some rest?
When you work on a book sometimes you forget what sleep is. I could rest some days after I delivery the first book, now I'm ready to start the next chapter. I would like to do many things along this project, but the truth is that it takes a lot of time to draw one book like this.

martedì 26 aprile 2016

[Oldies but goldies] MIKE ALLRED 2001

Mike Allred.
Continuando la riproposta di contenuti apparsi a suo tempo su Ultrazine.org (il sito non è più online), nel seguito potete leggere una intervista, condotta via email e pubblicata a Settembre 2001, con il grande MIKE ALLRED, il creatore di Madman, autore che seguo sin dalla prima metà degli anni '90.
Dal 2001 ad oggi Allred ha prodotto una miriade di altri albi, copertine e incursioni extra-fumetto, ma devo dire che sono tuttora molto fiero di quell'intervista, credo una delle prime (se non la prima in assoluto) apparse in Italia con l'autore americano.
Buona (ri-)lettura!
Madman N. 1 (1992, Tundra Publishing, Ltd.).
Intervista a MIKE ALLRED
Fumetti, musica & cinema per un uomo rinascimentale
di smoky man
(special thanks to Mike Avon Oeming)   

Michael Dalton Allred è tra gli autori di comics più innovativi ed apprezzati. Il suo primo lavoro professionale risale al 1989 sul volume Dead Air. Nel 1990 fa il suo esordio - sulle pagine di Creatures of the Id (Caliber) - Frank Einstein, alter ego di Madman, il personaggio più noto di Allred.
Con un segno lieve e pop (esaltato dagli splendidi colori della moglie Laura), storie avventurose e ricche di sense of wonder, Allred ha via via conquistato, grazie a Madman, lettori e critica, consegnando al Fumetto un classico.
Il segno riconoscibilissimo di Allred ha illuminato anche popolari icone fumettistiche come Sandman (in Sandman #54 - The Golden Boy), Spiderman (in Untold Tales of Spiderman ‘96) e Superman (in Superman/Madman – Hullabaloo).
Attualmente è al lavoro per la Marvel sulla nuova, sorprendente incarnazione di X-Force (dal #116) su testi di Peter Milligan. Nel futuro rimangono altri progetti legati a Madman e agli Atomics.
Ma i fumetti non sono tutto per Mike Allred. Musica e cinema, occupano un posto importante nella sua vita artistica. Ha realizzato un CD musicale con il suo gruppo The Gear, nonché un paio di film a basso budget e collaborazioni con il regista Kevin Smith.
Maggiori info su Mike Allred e i suoi lavori su www.aaapop.com.

FUMETTI DA PAZZI
Madman Comics N. 1 (1994, Dark Horse Comics).
smoky man: Partiamo con alcune domande classiche. Quando hai iniziato a fare fumetti? So che hai lavorato come giornalista televisivo in Europa, è vero?
Mike Allred: Si. Sono stato reporter per la AFRTS [American Forces Radio & Television Service, il servizio radio-televisivo delle Forze Armate americane, N.d.T.] attraverso l’Air Force. Avevamo base a Ramstein in Germania ma venivamo inviati in tutto il continente per raccogliere storie d’interesse per gli americani che vivevano in Europa mentre la CNN copriva la maggior parte delle notizie di cronaca. Il mio primo incarico fu quello di raccontare il disastro aereo di due jet italiani che si scontrarono a mezz’aria durante un’esibizione e precipitarono sulla folla. [Allude al disastro del 1991 che decimò le Frecce Tricolori e causò decine di morti tra il pubblico.]

Quali sono le tue influenze fumettistiche? E che cosa questi artisti o fumetti ti hanno insegnato?
Si arriva ad un punto in cui praticamente tutto può essere un’influenza … le mie più forti influenze coscienti sono Jack Kirby, Alex Toth, i fratelli Hernadez, Bruno Premiani, Ives Challand, Will Eisner e Harvey Kurtzman (e i fumetti della EC COMICS).

Quando hai creato Madman? Da dove hai preso l’idea originale? So che inizialmente volevi chiamarlo The Spook.
Ho creato Frank Einstein sulle pagine di Grafik Muzik e poi nel 1992, ricercando il successo commerciale con un atto disperato ho deciso di mettergli un costume. Mi piaceva il nome The Spook per l’omaggio a The Spirit ma scoprimmo presto che era già coperto da copyright. Al tempo, stavo leggendo Il giovane Holden e il protagonista, Holden Caulfield utilizza la parola "madman" praticamente dovunque. Ho pensato che era un nome perfetto e … VOILÀ.

Madman è uno dei più originali e riconoscibili personaggi dei fumetti. Il suo vero nome - Frank Einstein – è davvero azzeccato ed un esempio perfetto di "pop": l’unione tra Frank Sinatra e Albert Einstein, più l’ovvio richiamo al classico mostro di Mary Shelley. Che cosa significa per te cultura "pop" e in che modo confluisce nel tuo modo di raccontare?
Significa praticamente TUTTO per me. Al di là delle cose ovvie dell’esistenza umana e della spiritualità, la mia vita è stata inondata dalla cultura "pop" dai giocattoli, alle riviste sui mostri, dalla musica al cinema. Da qui si è semplicemente trasferita nei miei processi creativi in modo molto naturale.
Madman: The Oddity Odyssey.
Su Madman mescoli storie avventurose super divertenti, piene di robot, scienziati pazzi, viaggi nel tempo, alieni e molto altro ancora, con riflessioni filosofiche sull’universo, Dio, l’amore e il senso della vita. È possibile conciliare intrattenimento e un po’ di cervello?
Penso di sì. Io ci provo.

Guardando i tuoi lavori, è naturale pensare a Roy Lichtenstein e alla Pop Art in generale. È uno strano e intrigante corto circuito. Fumetto e Arte. In una miniserie di Madman hai inserito il pittore Escher. Quali sono le tue influenze nel campo dell’Arte?
Ancora, qualsiasi cosa con cui venga in contatto ma Magritte e Warhol dovrebbero andare molto vicini alla cima della lista.

Può il Fumetto essere Arte?
Lo è.

Quando lavori su Madman scrivi prima un soggetto, una sceneggiatura dettagliata o parti subito facendo i "thumbnail" e mettendo direttamente le tue idee su carta? Quanto impieghi a fare una tavola?
Lavoro partendo da una traccia sempre in espansione che diventa una sceneggiatura completa quando fisso ogni numero della serie. Poi faccio i thumbnail, il layout della tavola, poi il lettering, le matite e poi inchiostro. Penso di riuscire a fare in media due pagine al giorno quando devo fare le matite e inchiostrare.
Madman/The Jam N. 1 (1998, Dark Horse Comics).
Tua moglie Laura è tra i migliori coloristi di fumetti. Contribuisce in qualche modo alle tue storie? È completamente libera quando colora o le suggerisci qualcosa sulla palette da utilizzare?
Generalmente fa tutto da sola. Ho qualche problema nel distinguere alcuni colori, ma lei ha un meraviglioso senso del colore. Qualche volta ho delle idee precise su un colore o in rare occasioni le chiedo di cambiare qualcosa. Ma lei è la migliore e lavora al meglio quando viene lasciata alle proprie fantasie.

Una curiosità, in Madman: The Oddity Odyssey ho amato quel tocco di grigio che amplificava l’atmosfera da B-movie … naturalmente i colori "pop" di Laura sono splendidi e un elemento essenziale di Madman … ma, credi che sarà possibile vedere ancora una storia come quella?
È possibile. La ragione principale per cui fu realizzata in quel modo è perché era più economico. Così o in bianco e nero. Quando Madman divenne un successo ci fu possibile usare il colore.

Dopo Madman hai espanso il suo e il tuo universo creando The Atomics – ossia Madman e I "super" street beatniks – e la tua casa editrice, AAA Pop. Puoi presentarci gli Atomics?
Volevo solo avere altri personaggi colorati nel mondo di Frank, perciò come prima ho semplicemente messo dei costumi ai miei beatniks mutanti.

Ora che stai lavorando su personaggi "Meravigliosi", possiamo aspettarci altri albi degli Atomics nel prossimo futuro?
 L’idea era quella di concludere gli Atomics con il numero 16 e poi di passare ad una testata mensile di Madman. Con l’opportunità di fare X-Force abbiamo dovuto comprimere il finale di Atomics con il numero 15 e di rinviare la serie di Madman indefinitamente.

EVENTI MUTANTI
X-Force N. 116 (1991, Marvel).
Alcuni anni fa – se ricordo bene era il 1997 – hai scritto un articolo sulla rivista Fan in cui dicevi: "Noi, fan dei fumetti, siamo l’elite della cultura "pop". E DOBBIAMO smettere di impegnarci così tanto per tenere il resto del mondo lontano dall’unirsi a noi. […] Cinema, musica, riviste, collezionismo, televisione e libri, tutto sembra essere di grande interesse per i fan della cultura 'pop'. […] Ti sto dicendo che noi siamo l’elite della culture 'pop'. Sì, un’intera sottocultura completamente priva di contatto con la realtà ".
E ancora, "Devi credere che se [un fumetto] è buono, se è davvero buono, allora venderà. La nostra industria si avviterà su se stessa e morirà se non promuoviamo, supportiamo e incoraggiamo l’interesse, la varietà e, cosa più importante, la qualità."
Oggi qual è la tua opinione sul mondo dei fan, sulla qualità dei fumetti e sul mercato? Pensi che film ispirati ai fumetti come Xmen e gli imminenti Ghost World, Spiderman e From Hell diano al medium fumettistico una nuova visibilità presso il grande pubblico e possano attrarre nuovi lettori?
La realtà è che hanno poco o nessun effetto nel portare al Fumetto nuovi lettori. Ma portano consapevolezza… se non altro dicono al mondo che il Fumetto come forma artistica esiste ancora. Questa consapevolezza è in grado di attrarre i curiosi molto più di un buon film basato sui fumetti. Ma se poi questi curiosi non vengono condotti verso lavori di qualità … ciao ciao!

Nello stesso articolo, dicevi: "Non sono contro i supereroi, sono contro i fumetti di merda! […] Perché continuiamo a trascinarci dietro il cadavere del genere supereroistico?". E ora fai X-Force. Ah, sicuro è una X-Force completamente nuova, ma è sempre lo stesso fumetto creato da Rob Liefeld. Mio Dio, Mike Allred e Peter "Shade" Milligan che giocano con la testata creata da Rob Liefeld: da non credere! Che cosa è successo? Con Joe Quesada come Boss, è davvero una Nuova Marvel? Qual è la cosa più eccitante di essere uno che tira i fili delle "marionette" mutanti?
Non mi importa del genere piuttosto è importante la qualità. Un albo potrebbe anche parlare di agenti assicurativi se fosse interessante e ben fatto. Un fatto è certo: l’industria continua ad essere sostenuta dai fumetti di supereroi. Probabilmente lo sarà sempre. E i costumi sono fatti per personaggi colorati, anche se magari è solo una cosa di superficie. Quando scrissi quell’articolo ero ottimista sul fatto che generi diversi avrebbero avuto successo nell’industria fumettistica. Non è ancora accaduto. The Atomics sono stati un esperimento per vedere se i supereroi potevano vendere bene anche se fatti da una casa editrice indipendente. È quello che è accaduto. Sebbene sia molto orgoglioso di Red Rocket 7, non è stato un successo commerciale. Abbiamo appena raggiunto il punto di pareggio. Un progetto troppo costoso, troppo anomalo.
Con X-Force sono stato in grado di esaudire un mio sogno da bambino, creare i miei X-Men. Con Joe Q., rinasce il leggendario (se non romanzesco) Marvel Bullpen. Con la libertà creativa e il supporto … e la mutua ammirazione tra i vari artisti è stata pura e semplice gioia creativa. E le storie di Peter Milligan sono geniali! C’è una nuova eccitazione e ottimismo. Tutto questo farà migliorare il Fumetto? Non so, ma di certo non può far male.

Pensi che Alan Moore dica un’orribile verità quando afferma che è impossibile nel mercato USA fare qualcosa di diverso dei supereroi per raggiungere il grande pubblico? Che bisogna presentare il tuo personaggio come un supereroe, anche se magari è solo una questione di un costume e un mantello, e poi si può sovrapporre qualcos’altro – come nel suo Promethea – ma al primo impatto deve sembrare un supereroe?
Penso che sia un freddo dato di fatto. Guarda le classifiche di vendita degli ultimi 20 anni (o degli ultimi 60, fa lo stesso). Nella Top 100, con l’eccezione di proprietà su licenza come Buffy o Star Wars è quasi tutto esclusivamente supereroi (e poi Buffy e Star Wars non sono anch’essi supereroi?).
X-Force N. 117 (1991, Marvel).

Su X-Force, Vince Brusio ha scritto sul Previews: "Sono sempre stato un lettore di fumetti che preferiva letture alternative ai titoli mainstream. Ma con l’uscita di X-Force, sono diventato un nuovo convertito." Può X-Force diventare l’anello mancante tra mainstream e fumetto alternativo? Ah, AMO quello che tu e Peter state facendo sulla X-testata!
Grazie! Ho sempre pensato che questa divisione fosse ridicola. Noi (fan dei fumetti) abbiamo molto più in comune per via dell’amore per questa forma artistica di persone che non sono mai entrate in contatto con essa. Che mi possa piacere Eightball quanto New X-Men o vice versa, non dovrebbe essere uno shock per chiunque ami i buoni fumetti. La penso nello stesso modo per i film. Guardo praticamente di tutto. Amo i bei film. Detesto quelli pessimi. Un buon film d’azione è meglio di uno scadente film d’autore e un buon film d’autore è meglio di uno scadente film d’azione.

Quale personaggio di X-Force preferisci disegnare? Perché?
Edie. Perché è così impertinente. Davvero impertinente. Impertinente! Impertinente!

Facciamo un gioco. Elenco una lista di nomi di scrittori di fumetti con cui hai lavorato come disegnatore. Qual è la loro migliore qualità?
Brian Michael Bendis: La sua scintillante pelata.

Peter Milligan: Il suo accento.

Kevin Smith: Sua sorella.

Neil Gaiman: Il suo profumo.

Mike Allred (!): I suoi piedi.

Con quali autori ti piacerebbe collaborare?
Quelli con cui sto lavorando.

Che fumetti leggi attualmente?
Molti.

Ha giocato per un breve periodo con due delle principali icone fumettistiche: Spiderman e Superman. Che cosa ti piace di loro?
Il loro aspetto iconografico.
Superman/Madman: Hullabaloo!

Ricordo un progetto su Batman analogo a Superman/Madman: Hullabaloo! Se ricordo bene doveva chiamarsi Batman a go-go. Quando lo vedremo? Puoi anticiparci qualcosa sulla storia?
La DC non ha portato avanti la cosa. E ultimamente io non ho avuto il tempo di spingere l’idea. Di sicuro mi piacerebbe farlo prima o poi. Fino ad allora … shhhh.

Hai scritto Crash Metro (disegni di Martin Ontiveros, edito da Oni Press), la prima cosa che hai fatto che è stata disegnata da altri. Come è stato vedere una tua idea realizzata su carta da un altro? Ripeterai l’esperienza?
È una cosa che ho amato! E mi piacerebbe ripeterla di nuovo!

In questi anni il mercato fumettistico mondiale è stato colpito dall’invasione dei manga. Che ne pensi? Ti piacciono? Pensi che mostrino un nuovo modo di raccontare che bisognerebbe imparare ed assimilare? Ci sono un sacco di autori american manga di successo, penso a Madureira, ad Adam Warren …
Mi piacciono alcune cose. Adoro l’approccio grafico. E … Adam Warren è un artista INCREDIBILE.

In più, stai inchiostrando la nuova serie di Catwoman (disegni di Darwyn Cooke, storia di Ed Brubaker). In "Chasing Amy" di Kevin Smith un fan dice che un inchiostratore è solo un "ricalcatore". Che ne pensi? Qual è il tuo approccio? Ti piace?
Inchiostrare è la panna sulla torta e i colori sono le candeline. Amo questo progetto e sono eccitato di lavorare con Ed, Darwyn e il mio vecchio letterista Sean Konot. È un gran divertimento.

MUSICA ATOMICA

È certo che Mike Allred ami la musica. Quando hai avuto l’idea di fare Red Rocket 7? È stato un modo fantastico di raccontare la storia della musica pop contemporanea. Ed è splendido vedere i tuoi ritratti di tutti quei musicisti, dai Led Zeppelin ai Devo, dai Beatles a Bjork!
Grazie! È tutto nato da un’improvvisa ispirazione seguita al logoramento dei rapporti con la Dark Horse per Madman. Ne sono stato ossessionato e non riuscivo fare nient’altro finché non l’ho concluso.

Red Rocket 7 è il lavoro di cui sei più fiero?
Ad essere onesti, al momento, X-Force è il lavoro di cui sono più fiero. Ma lo è sempre il lavoro a cui sto lavorando in quel momento. X-Force e i futuri numeri di Madman sono le storie che più mi attirano. Credo che dovrei dire che Madman è quello di cui più sono orgoglioso.

Quando uscì Red Rocket 7, uscì anche un CD musicale, The Gear: Son of Red Rocket 7, dove Mr. Red Allrod (!) cantava e suonava le chitarre. La tua musica è un po’ low fi con un tocco di psichedelia e un sapore di rock anni ’70. Mi piace! Che genere di musica preferisci?
Rock anni ’70, low fi e psichedelico.

[The Gear: Son of Red Rocket 7 su Spotify: QUI]

Puoi dirci la tua Top Ten?Oggi? [l’intervista è stata fatta l’11 Agosto]

1- Moonage daydream - David Bowie

2- Street Fighting Man - The Rolling Stones

3- In My Life - The Beatles

4- Auf Weidersehen - Cheap Trick

5- Lady Grinning Soul - David Bowie

6- Jigsaw Puzzle - The Rolling Stones

7- Just Try - Dandy Warhols

8- Red Eyes and Tears - Black Rebel Motorcycle Club

9- Super-Sonic - Brian Jonestown Massacre

10- She's a Lady - Tom Jones

Domani potrebbe essere completamente diversa.

Quando un nuovo CD? Quando un tour?
Forse farò un nuovo CD entro i prossimi due anni. Un tour? Mai. Raramente mi allontano da casa mia. Sono felice di stare nella mia Cittadella. [Questo è il modo in cui Mike e Laura chiamano la loro casa ad Eugene, Oregon.]

HOLLYWOOD, I AM ARRIVING!
Astroesque.
C’erano delle voci su un possibile film basato su Madman che sarebbe stato diretto da Robert Rodriguez (El Mariachi, Spy Kids). Puoi rivelarci qualcosa in più? Chi ti piacerebbe interpretasse il ruolo di Madman? Qual è il cast che sogni?
Ancora rinviato. Per il momento è previsto un sequel di Spy Kids, con un cammeo di mia figlia Kelby. Riguardo le mie preferenze per il cast, cambiano di continuo come le mie canzoni preferite.

Hai letto Fortune and Glory di Bendis sulla sua esperienza ad Hollywood? Secondo te dice la verità?
Assolutamente sì!

Hai anche fatto il regista in film indipendenti a basso budget. Mi ricordo un titolo, Astroesque. Davvero un gran bel titolo. Di che cosa si trattava? Che tipo di film ti piacciono?
[Astroesque] parlava della fine spirituale del mondo. Con in più un pizzico d’azione.
Come ho detto prima, mi piacciono i buoni film.

Qualcuno pensa che i fumetti siano simili al cinema, ma io credo che siano più vicini alla letteratura, raccontando storie attraverso immagini. Che ne pensi?
Qui devo dissentire. Sono stato attratto dalla possibilità di fare fumetti perché era come il cinema dei poveri. Puoi raccontare una buona storia a fumetti usando solo immagini. Non sarebbe un fumetto senza immagini. Lo stesso può dirsi per il cinema.

Se dovessi scegliere: fumetti, cinema o musica?
Ora che li ho fatto tutti e tre, ho scelto, ed è stata una scelta facile. Spero di fare altre cose con il cinema e la musica, ma si piazzano secondi, e ben lontani, dal fumetto

Intervista originariamente pubblicata su Ultrazine.org nel Settembre 2001.

giovedì 14 aprile 2016

recensioni in 4 parole [39]

La società dei mostri.
Un bravo ragazzone americano.
Come è duro vivere.
Le tribolazioni del re.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
contiene: Il mostruoso banchetto
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Paolo Bacilieri
e Ricordi di un’estate
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Luca Genovese
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 176 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 6,30
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Capitan America: A che prezzo la gloria?
di Bruce Jones (testi) e Steve Rude (disegni)
Editore: Panini Comics
Formato: brossurato, 96 pagine, colori
Prezzo: € 5
Anno di pubblicazione: 2016
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Pietro Vitrano
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.42
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,80
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
 
Black Panther N. 1 (in Inglese)
di Ta-Nehisi Coates (testi) e Brian Stelfreeze (disegni)
Editore: Marvel Comics
Formato: spillato, 40 pagine, colore
Prezzo: $ 4.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

giovedì 7 aprile 2016

Alan Moore: Una questione di passione

Alan Moore in un ritratto di Mario Rivière.
Tanti anni fa su Ultrazine.org (il sito non è più online) curavo e pubblicavo uno speciale dedicato ad Alan Moore che fu, di fatto, alla base del libro del 2003, Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman. Nel seguito trovare un breve pezzo che scrissi personalmente - uno dei miei rari scritti, a dire il vero - che credo sia ancora... attuale. Datato 2001.

UNA QUESTIONE DI PASSIONE
In una recente intervista (disponibile qui; N.d.A.: il sito non è più online) alla domanda "Cosa è il fumetto per lei?", Mr. Alan Moore rispondeva:
"Il fumetto è per me una forma artistica di enorme importanza che è in gran parte marginalizzata e vista come insignificante. Più guardo al Fumetto, e più lo trovo interessante. Mi colpisce il fatto che i fumetti siano probabilmente la prima forma artistica dell'umanità, che una sequenza di immagini che raccontano una storia sia stata una delle più antiche forme di linguaggio, sia che si parli dei geroglifici egiziani o degli ideogrammi cinesi. [...] C'è ancora così tanto che potrebbe essere fatto con i fumetti, nuove forme che possono essere raggiunte e immaginate. Io lo faccio da vent'anni e non sono per nulla vicino ai limiti di quello che il Fumetto può fare. [...] Anche se l'attenzione della gente svanisse, questo non mi preoccuperebbe affatto. È ancora una forma espressiva con del potenziale, probabilmente suona arrogante ma sono la sola persona a cui interessi. Se io vedo del potenziale, allora quel potenziale c'è e non mi importa se gli altri non riescono a vederlo. Infatti, probabilmente vorrei essere l'unico che possa vedere questo potenziale: ci sarebbe di più per me, tutto un territorio vergine. [...] Non posso pensare ad un momento nel futuro in cui abbandonerò completamente il fumetto per un altro media. Penso che ci sia abbastanza per me perché continui a lavorare con diverse combinazioni di parole e immagini per il resto dei miei giorni. È un oceano sconfinato in cui potrei perdermi. Mi piacerebbe davvero vedere più persone immergersi." [Alan Moore]

In queste parole sta la chiave per capire.
Il punto di partenza per comprendere il vero potere del più grande scrittore che il Fumetto abbia mai avuto.
In queste parole tutto diventa chiaro e possiamo sentire, come cosa tangibile, la passione che Mr. Moore ha verso il medium fumettistico. Questa passione è la naturale forza propellente che utilizza per immaginare parole e mondi.
È la passione che nutre la tecnica e la struttura, che da impulso perché crei anomali capolavori a fumetti come Watchmen, V for Vendetta, From Hell.
È la passione che lo rende felice di giocare con personaggi minori come Supreme o Mr. Majestic soffiando in loro una vita scintillante.
È la passione che muove il suo rispetto per il pubblico e per gli altri autori. Che da l'impulso perché scriva migliaia di parole per descrivere una singola vignetta.
Ed è ancora questo inestinguibile sentimento che guida Mr. Moore nelle acque profonde dell'oceano Fumetto mentre tutti gli altri stanno vicino alla costa.

Lunga vita al Capellone Genio Barbuto.
Lunga vita al Fumetto.

smoky man, Agosto 2001
Alan Moore ritratto da Bill Sienkiewicz. Illustrazione apparsa su TCJ N. 119 (1988).