martedì 29 marzo 2016

[Oldies but goldies] DAVIDE TOFFOLO 2000

Davide Toffolo nel 2000.
Qualche anno fa (!), nell'Aprile 2000, su Ultrazine.org pubblicavamo un'intervista a DAVIDE TOFFOLO, già allora uno degli autori più interessanti del panorama fumettistico & musicale italiano: chiacchierata (con qualche ingenuità da parte mia) che ricordo con grande piacere e un tuffo nel passato che spero possa interessare i lettori di questo piccolo blog.
Ovviamente, tutto questo nell'ambito del recupero dei materiali di Ultrazine.org non più online. More to come.
Buona lettura!
DAVIDE TOFFOLO 2000
Confessioni di un artista

ULTRAzine: Il tuo esordio se non ricordo male è stato su Cyborg, la rivista di fantascienza adulta, curata da Brolli per la Star prima e per la sua casa editrice, la Telemaco, poi. Ricordo sul primo Cyborg una tua storia oscurissima, di horror urbano, che mi aveva molto colpito. Com’è stato l’inizio della tua carriera? Hai sempre pensato che il mondo del Fumetto fosse il tuo futuro?
TOFFOLO: A dire il vero prima di Cyborg c'è stato altro. Tic e la redazione milanese di Storie e Strisce, ancora prima Frigidaire. Poi la scuola Lyonel “Zio” Feininger dove ho conosciuto Igort, Brolli, Mattotti e ho avuto la fortuna di entrare in contatto con Magnus, Munoz e Sampayo, Scozzari.
Ma è con Cyborg che ho conosciuto bene Brolli, Palumbo e Semerano, tre tipi che amano i fumetti tanto che mi hanno contagiato. Non posso non ringraziarli per questo.

Nei tuoi lavori emerge una predilezione per le tematiche riguardanti l’adolescenza, i problemi universali del crescere, letti però in un’ottica narrativa che inserisce elementi surreali, fantastici. Questo mi sembra accada sia quando sei tu a scrivere e disegnare sia quando realizzi storie scritte da altri. A cosa si deve questa tua scelta narrativa?
Se intendi  le storie con Giovanni  Mattioli, la nostra è una scrittura a due mani. Piera ha più elementi del mio vissuto di qualunque altra storia io abbia affrontato e Animali è ambientata nel quartiere dove ho vissuto la mia adolescenza. Non sono capace di disegnare cose che non scrivo... L'adolescenza è stato il mio territorio narrativo negli anni dal 1994 al 1999. L'indagine che ho spinto su questo fronte non so da dove è partita ma ho avuto molto tempo per capire alcune cose. Ho capito che per me l'adolescenza è il luogo dove l'Occidente si mostra più fragile, dove mostra tutte le sue mostruosità.
Cyborg N.6, Star Comics. Copertina di Daniele Fabbri.
L’altra componente che mi sembra d’individuare è un certo “vento” triste, malinconico, che attraversa le tue storie, si parla spesso di solitudine, di incomunicabilità, seppur equilibrato dal valore forte dell’amicizia. Pensi che questo mondo in cui viviamo sia veramente così problematico?
Lo dico senza retorica. Il mondo in cui viviamo è  falso, ha la lingua bifida e riesce a confezionare anche la merda. Ma in fondo mi piace la gente che si mette in discussione, mi piacciono le difficoltà che ti stimolano il cervello. Il mondo fa schifo e la gente che cerca di cambiarlo mi emoziona.

I film horror della Hammer, Tim Burton, Tod Browning, Fellini, Fregoli, la dolce vita, David Bowie... sono alcuni dei “sapori” che ritrovo nei tuoi lavori o è solo una mia illusione? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Sono nudo e senza difese quando scrivo e disegno. Per questo sono trasparente rispetto alle cose che mi hanno influenzato. Amo alcuni visionari, Burton è quello che sento più “fratello”, in Kusturica mi  specchio, Pazienza mi ha fatto vedere quello che avrei voluto essere... comunque basta guardare un mio disegnino e tutto diventa trasparente. 

Riguardo il tuo stile di disegno mi è sempre parso un segno originale e poco “citazionista”. Quali sono stati i tuoi maestri? Spesso quando si parla di Toffolo spunta fuori il nome di Pazienza. Qual è il tuo legame con il Paz? Pensi che la sua lezione fumettistica sia stata recepita appieno?
Se qualcuno cercasse in me Pazienza, forse resterebbe deluso. Condivido con lui la voglia di raccontare il tempo che si vive. Ma il mio tempo non coincide con il suo. Non ho la sua prontezza meridionale, ma come lui penso di  parlare diretto. Penso che come nel suo lavoro, anche nel mio ho scelto di non avere filtri. Io e chi mi legge. Uno di fronte all'altro.
Dinamite N. 1 (Granata Press). Copertina di Davide Toffolo.
Come mai la tua predilezione per personaggi zoomorfi, sia in Piera che in Animali? È solo un fatto grafico?
No, sono le maschere che ho scelto per rappresentare i sentimenti. Come fanno i Giappo, o Spiegelman, o il teatro dell'arte. Stilizzare per poter parlare della vita... penso sia questo.

Come ti è venuto in mente il personaggio di Fregoli? E perché farlo interagire con Don Chisciotte?
Non so. Volevo il mio Casper, e non ho avuto paura che ci fosse un Bone in giro. Penso che il mio apparato digestivo mi aiuti e non mi dia mai la paura dell'originalità... cosi' volevo un fantasmino come Casper e l'ho fatto a modo mio. Lasciandomi guidare dallo stomaco.
Per quanto riguarda Don Chisciotte invece la cosa è più complessa. Volevo lavorare su un personaggio già presente nell'immaginario collettivo, un po' come fanno i giappo. Don Chisciotte è la letteratura, la pazzia, il progetto di resistenza alla realtà. È l'Occidente. Era già dentro di me.

Passiamo a “Fandango - Cinque Allegri Ragazzi Morti”.  Le storie dei Ragazzi sono le stesse inizialmente progettate per Dinamite (Granata Press-1995) o le hai rielaborate?
Sono tutte nuove, tranne le origini, che ho risceneggiato e ridisegnato ma nascono da quel calderone che è stato Dinamite.

Perché “Fandango” e non semplicemente “Cinque Allegri Ragazzi Morti”?
Voleva essere un luogo, non un serial... e così è un luogo, non un serial.

Devo dire che sono rimasto sorpreso dal fatto che l’editore fosse la Marvel Italia. Anche se dopotutto mi sono dato una mia spiegazione: gli adolescenti non sono poi così diversi dai mutanti... Non per niente si parla di “Generazione X”! È così, oppure sto immaginando tutto?
Mi piace quello che pensi ma la realtà è che Marvel è l'editore che permette più libertà agli autori. Non dico che siano “buoni”, ma la realtà è questa. Ortolani è libero nel fare Rat-Man, io altrettanto. Comunque lavorare con la Marvel mi ha permesso di allargare molto il mio pubblico, di costruire un esperienza produttiva che nessun altro editore mi avrebbe permesso e di sapere che, se stai con il lato “oscuro”, puoi anche avere tanti nemici, e in questo anno ne ho trovati tanti, ma ti senti forte e fiero... una specie di super eroe.

Come è lavorare per la Marvel?
Trovo Francesco Meo una persona intelligente e piacevole e Marco Lupoi, il capo, una persona serena, leggera e allo stesso tempo fortissima... mi comunicano sempre buone vibrazioni... sarà il  fascino di lavorare per il lato oscuro “Oscuro”?
Fandango N. 1. Copertina di Davide Toffolo.
Mi pare che in Fandango tu realizzi tutto, dai fumetti alle rubriche alla scelta per il Link... Pensi che Fandango sia il modo più riuscito di presentare Toffolo/Eltofo in tutta la sua tridimensionalità creativa e umana?
Questo è un po’ troppo. Fandango è il GIORNALINO che volevo fare.

Quali sono i criteri con cui scegli il “Link” di ogni numero?
Leggo, tutto quello che arriva o cerco in giro. Quello che mi piace pubblico. Preferisco gli inventori di mondi ai raccontatori di storie ma non è sempre facile incontrarli.

A proposito di Toffolo/Eltofo, sei mai stato in Messico? Hai assistito alla Festa dei Morti? Se sì, qual è stata la tua impressione?
Eltofo viaggia come Salgari, con la mente e con la penna. In Messico stavo per andare poi mi è venuta una paura folle che non riuscivo neanche ad uscire di casa e a fare la spesa... non ho capito se a causa del Messico o della chimica del mio cervello...

Oltre che per la Marvel Italia, tu hai lavorato per la Star Comics / Kappa Edizioni e per la Granata Press (per poco). Ti manca solo Bonelli... Scherzi a parte, cosa puoi dirci di queste esperienze? Dove ti sei trovato meglio, dove peggio?
L'orribile verità è che un autore è spesso solo con il suo lavoro. La Kappa Edizioni nell'ultimo anno mi ha fatto sentire molto solo. Ma mi prendo le mie responsabilità. Faccio il mio viaggio da surfista dell'editoria e so che non esistono editori-amici, o meglio, io non li voglio. Rispetto si, quello lo cerco. Non sono una persona di potere, sono un visionario che inventa storie. Non cerco la linea editoriale da ripetere, mi piacciono le sfide perciò continuerò a cercare editori coraggiosi... potrebbe essere anche un titolo per una prossima storia.

Ugo e Cristina: li hai inventati per il corso di fumetto di Kappa Magazine, o avevi in mente “Anatomia di un’Adolescenza” già da allora?
A dire il vero li inventai per una rivistina di Bologna che si chiamava Mongolfiera, poi la pubblicai per due anni  su Magazine Beautiful, ancora su un quotidiano locale ed infine su Kappa.

Perché Cristina gira sempre in mutande (e ultimamente anche senza)? È una scelta simbolica (la paura, il sentirsi vulnerabili) o semplicemente ti piace disegnarla così?
In realtà sono io che sto sempre in mutande. Stare in casa, per me, è stare in mutande. Godersi la propria intimità. Cristina ci fa godere la propria intimità.

Toffolo e i manga. Che cosa ti ha insegnato il fumetto giapponese? Perché piace così tanto?
È colpa della Tv e del talento degli autori giapponesi...
Eltofo fumettista, Eltofo musicista: quanto coincidono, e quanto si differenziano? Voglio dire: ci sono cose che ritieni meglio dire attraverso il fumetto, e altre attraverso la musica? O sono entrambi parte di uno stesso messaggio?
I Tre Allegri sono un gruppo... una super identità, non la proiezione dei miei pensieri.E anche le storie sono di proprietà altrui quando hanno la fortuna di essere lette da altri.

I video dei “Tre Allegri” sono basati sui tuoi disegni. Che sensazione ti dà vedere le tue creature “prendere vita”?
Sono un bambino davanti alle animazioni... perdo ogni difesa anche quando poi faccio la regia. Eppure i miei pensieri sui cartoni animati non sono mai stati cosi' ossessivi.. fra poco Fregoli... prima i Ragazzi Morti.

Quali sono i fumetti che hai letto di recente, anche vecchi, che ti hanno colpito?
Li elenco velocemente:
Cronache del grande male [di David B., in Italia edito da Rasputin, N.d.R.]
Non mi sei mai piaciuto [di Chester Brown, in Italia edito da Black Velvet, N.d.R.]

L’angolo della polemica: Che significato hanno per te (se hanno ancora un significato) le parole “alternativo” e “underground”?
Alternativo, è relativo a qualcosa, ha un connotato di “contro”... Underground... underground è il fumetto di un certo periodo specifico... a queste due parole preferisco INDIPENDENTE... che vuol dire che quello che fai è assolutamente tuo... senza mediazioni. Io produco cosi'. L'unica mediazione è la mia pancia? Quello che mi muove.

E per il gran finale due domande:
1) In tutta sincerità, cosa vede Eltofo nelle macchie di Rorschach?
Eltofo vede...dannatamente, ripetutamente se stesso.

2) Qual è il Vero Senso della Vita? (e della Muerte, già che ci siamo?)
Quello del film dei Monty Python.
Intervista a cura di smoky man (con il contributo di A. Pala)

venerdì 18 marzo 2016

Alan Moore: L'Arte della Magia

Alan Moore fotografato da Joe Brown.
Nel seguito potete leggere la traduzione di un'interessantissima (a mio modesto e personale parere) intervista ad ALAN MOORE incentrata sui temi della Magia e della creatività (ma non solo, si parla anche, ovviamente, di Fumetto).
L'intervista, condotta da Sam Proctor, è stata pubblicata il 12 Febbraio scorso sul sito Pagan Dawn.

Segnalo inoltre che una versione ridotta, in Inglese, è stata stampata sul numero 196 della rivista Pagan Dawn, acquistabile qui.

Un sentito e doveroso grazie a Sam Proctor e ad Andy Stout, news editor di Pagan Dawn, per la loro autorizzazione alla traduzione e pubblicazione su questo blog.
intervista a cura di Sam Proctor

Sam Proctor: Hai dichiarato che il tuo interesse per la Magia è nato mentre facevi ricerche sulla Massoneria per From Hell e hai annunciato la tua intenzione di diventare un mago, aderendo alla Magia cerimoniale, in occasione del tuo quarantesimo compleanno. Raccontaci che cosa ti ha portato a un simile cambiamento radicale della tua vita.
Alan Moore: Come ci si potrebbe aspettare, alla mia decisione hanno contribuito numerosi fattori. Uno di questi, in realtà non collegato all'accidentale ricerca sulla Massoneria, è stato un dialogo che avevo fatto pronunciare al personaggio principale di From Hell, in cui si affermava che il posto in cui gli dei indiscutibilmente esistono è dentro la mente degli uomini, in cui sono reali in tutta la loro “grandezza e mostruosità”.
Ulteriori considerazioni sulle implicazioni inerenti questo testo, da me casualmente scritto, non mi hanno dato modo di confutarlo e pertanto mi sono trovato a dover apportare delle modifiche alla mia precedente e troppo limitata visione razionale.
I territori della Magia, fino ad allora mai esplorati, mi sono sembrati l’unica area del sapere che, potenzialmente, potesse offrirmi un modo per affrontare queste intriganti nuove idee. Autoproclamarmi mago, con l’annesso rischio di coprirmi di ridicolo e di perdita di reputazione, mi è parso, al tempo, un primo ma necessario passo in una radicale estensione della mia identità, opinione che confermo tuttora. Ovviamente, avere il coraggio di fare un simile, potenzialmente disastroso, salto nel buio, intellettualmente parlando, è stato grandemente agevolato dal fatto che mi trovassi in un pub per motociclisti a festeggiare il mio compleanno, i Jazz Butcher stavano suonando ed ero piuttosto ubriaco.
Vignetta da From Hell, capitolo 4, pag. 18. Disegni di Eddie Campbell.
Che tipo di relazione hai con Glicone e perché lo hai adottato come tua divinità protettrice?
Steve Moore [sceneggiatore di fumetti di recente scomparso, nessun legame di parentela con Alan], che era esperto di queste cose, mi disse che un modo efficace per entrare nel mondo della Magia era quello di adottare una qualche forma di divinità come dio protettore e focus rituale, cosi come aveva fatto lui stesso con Selene, divinità greca della Luna.
Avrei potuto trovare un dio che mi andasse a genio oppure aspettare che fosse lui a trovare me. Passò poco tempo, mentre Steve mi mostrava un libro di antichità tardo-romane, mi imbattei in una foto di una statua di Glicone, quella ritrovata a Costanza, in Romania, nel 1962. In quella immagine, al contempo profonda e comica, trovai quello che stavo cercando.
Dopo quella iniziale istintiva adozione del dio-serpente come mia personale divinità simbolica il nostro legame divenne più profondo, sia attraverso quello che mi sembrò essere un primo spettacolare contatto diretto con una sua manifestazione – in quel periodo avevo ancora bisogno di risultati eclatanti per convincermi che il percorso che avevo scelto aveva un qualche valore – sia grazie alla maggiore comprensione di quell'entità simbolica grazie a scrupolose letture e riflessioni.
Il mio legame con Glicone, sebbene necessariamente pirotecnico 20 anni fa, è diventato parte della mia stessa personalità e del mio modo d'agire, e mi sembra un modo più adatto e rispondente alla mia attuale fase di attività magica, in cui non ho alcun bisogno di visionarie rassicurazioni. Al contrario, per me Glicone è più reale, più presente e più interiorizzato ora di quanto lo fosse durante quei stupefacenti primi anni.
Pensi che la magia possa fornirci un modo di vedere, capire e relazionarci col mondo e con noi stessi che la Scienza e la Psicologia non possono darci?
Nel libro di prossima uscita, Moon & Serpent Bumper Book of Magic, sosteniamo che la coscienza, preceduta dal linguaggio, a sua volta preceduto dalla rappresentazione (e quindi dall’arte) sono tutti fenomeni comparsi all’incirca nello stesso momento nodale dello sviluppo umano e tutti loro verrebbero percepiti come Magia, un termine collettivo che include tutti quei concetti radicalmente nuovi nati dalla scoperta del nostro mondo interiore.
Questo ci permette di proporre una definizione di Magia come un “consapevole relazionarsi con i fenomeni e le possibilità della coscienza”.
Poi continuiamo sostenendo che in origine tutto il sapere e la cultura dell’Umanità era inglobato in una visione magica del mondo e poi l’avvento della società urbana e la specializzazione delle professioni hanno gradualmente spogliato la Magia delle sue funzioni sociali.
Prima le religioni organizzate hanno eliminato la sua capacità spirituale, mentre un connesso aumento del numero di scrittori, artigiani e artisti avrebbe rimosso il suo ruolo di sorgente dispensatrice di visioni. I visir usurpavano il compito tribale dello sciamano di consulente politico. Rimaneva ancora la funzione vitale della ricerca alchemica, dei metodi di guarigione e lo studio del mondo interiore quali fruttuose aree d’investigazione magica fino a che il Rinascimento e l’avvento dell’Età della Ragione hanno delegato le prime due ai campi emergenti della scienza e della medicina e, intorno al 1910, la terza è stata resa obsoleta da Freud e Jung e la loro nuova “scienza” psichiatrica.
Noi suggeriamo che tutta la cultura su cui oggi ci basiamo non è altro se non il cadavere smembrato della Magia (anche se in qualche modo mantiene un'apparente capacità di parlare) e questo procedimento, senza alcun dubbio essenziale, è esemplificato nel principio alchemico del “solve” o analisi.
La nostra tesi è che ora sia necessario il processo complementare, “coagula” o sintesi, in modo da portare a termine questa formula importantissima. In conclusione suggeriamo che l’Arte e la Magia dovrebbero avere un legame più stretto con grande beneficio di entrambe le parti coinvolte, come
affermato nel mio saggio Fossil Angels; il passo successivo dovrebbe essere quello di accrescere l’esistete legame tra l’Arte e le scienze, compresa la psichiatria, scienza che in altra occasione ho descritto, senza voler mancare di rispetto, come “occultismo in camice medico”.
Il passo finale, quello più importante e problematico, sarebbe promuovere un legame tra scienza e politica, facendo sì che le decisioni politiche venissero prese alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, utilizzando i progressi fatti dalla scienza, ad esempio per la risoluzione dei conflitti, ai fini del generale miglioramento dell’Umanità.
Per rispondere finalmente alla tua domanda, tra le tante cose che la Magia offre c’è una plausibile e, io credo, razionale visione del mondo in cui scienza, psicologia e tutti gli altri campi che ho citato sopra, sono uniti insieme e legati in modo significativo in una onnicomprensiva, unificata scienza dell’esistenza da cui tutte le altre si sono originate. (Paracelso, praticamente il padre della Medicina moderna, fu anche il primo a utilizzare il termine “inconscio”, circa quattrocento anni prima della successiva appropriazione da parte della psicoanalisi.)
Con la Magia, per lo meno secondo la nostra definizione, il principale beneficio in termini di comprensione del mondo è che ci offre un sistema coerente e sensatamente integrato con cui relazionarci. Inoltre, a differenza di tutti gli altri ambiti sopra citati, tranne solamente l'arte e la creatività, la Magia è totalmente basata sui principi dell'estasi e della trasformazione, aspetti che crediamo costituiscano il vertice dell'umana esperienza e, pertanto, dolorosamente assenti nella società contemporanea.

Hai detto d’aver letto o sentito da qualche parte che Einstein teneva una copia aperta sulla sua scrivania de La Dottrina Segreta della Blavatsky.
Einstein lavorava molto con l’immaginazione e dichiarò di essere giunto alle sue teorie attraverso la visualizzazione. C’è una barriera da abbattere che separa le scienza materiali e quelle occulte da cui la conoscenza comune potrebbe trarre beneficio?
Il caso di Einstein è un buon esempio. Dichiarò d’aver avuto l’ispirazione per il suo lavoro sulla relatività durante un visionario sogno ad occhi aperti in cui si vedeva correre, testa a testa, a fianco di un raggio di luce. James Watson, co-scopritore insieme a Francis Crick del DNA, si dice ne dedusse la struttura dopo aver sognato scale a chiocciola. Sir Isaac Newton era un alchimista che inserì a forza l’indaco nello spettro luminoso poiché l’alchimia aveva un debole per il numero sette.
Si potrebbe affermare che da quando Scienza e Magia sono state separate ognuna di loro ha perso qualcosa di vitale: la Scienza ha rinunciato alla capacità di investigare qualsiasi tipo di mondo interiore mentre la Magia, in un certo senso, sembra aver perso gran parte della sua capacità di discernimento razionale. Come già detto, riunire queste aree separate della ricerca umana sarebbe, credo, di grande beneficio per entrambe le parti in causa.
Promethea. Disegni di J.H. Williams III.
Vedi un legame inestricabile tra magia, immaginazione e creatività, un'idea rimarcata in Promethea.  Puoi spiegarci questa connessione?
Come detto in precedenza, è mia opinione che Arte, Linguaggio, Coscienza e Magia siano tutti aspetti dello stesso fenomeno. Considerando l'Arte e la Magia quasi del tutto intercambiabili, il regno dell'immaginazione diventa cruciale per entrambe.
Il cabalistico reame lunare dell'Immaginazione si chiama Yesod, una parola ebraica che significa “Fondamento”.
Questo lascia intendere che l'immaginazione è l'unico fondamento da cui dipendono tutte le più elevate attività della mente e, inoltre, il mezzo attraverso il quale esse diventano raggiungibili. La Magia, nella nostra accezione, sembra essere intimamente legata alla creatività e alla creazione, qualsiasi sia il significato che attribuiamo a questi termini.

La serie di Promethea è stata descritta come un “viaggio cabalistico” e offre un’incredibile carrellata delle scienze occulte. Apre una porta su quel mondo e sembra invitare le persone ad approfondire l’argomento. Era questa la tua intenzione?
Il mio obiettivo originale per Promethea, personaggio di cui non detengo i diritti e di conseguenza ci penso davvero poco di questi tempi, era di creare un modello più immaginifico e meglio concepito di moderno supereroe, usando le donne delle copertine realizzate da Margaret Brundage e le eroine pulp di Leigh Brackett come spunto iniziale.
Nel giro di uno o due numeri, iniziai a pensare a come un simile personaggio potesse evolvere per farsi lucido portavoce delle idee sulle Magia su cui da tempo riflettevo ed erano al centro del mio pensiero e del mio approccio alla creatività.
Più avanti nel corso della serie ci sono interi albi dedicati all'esplorazione di ognuna delle Sefirot dell'Albero della Vita.

È vero che hai scritto le emozioni che i personaggi provavano mentre ti trovai in uno stato di meditazione rituale?
Avevo iniziato a esplorare le Sefirot inferiori qualche tempo prima d'iniziare a scrivere Promethea: le Sfere dalla sesta alla decima le ho esplorate tramite la combinazione di rituali inventati e di droghe psichedeliche.
Una volta raggiunto quel punto nel mio “viaggio cabalistico”, avevo bisogno di fare esperienza diretta delle Sfere più elevate in modo da poterne parlare al lettore, mantenendo un senso di autenticità. L’accesso alla sfera di Chokhmah l’ho ottenuto usando lo stesso metodo descritto sopra mentre per le altre ho deciso di verificare se un’intensa meditazione di scrittura creativa fosse sufficiente come mezzo per entrare in quei reami della coscienza e dell’essere.
Usando il criterio “se non riesci a immaginare come sarebbe allora non hai davvero raggiunto quella Sfera”, mi sono reso conto di riuscire a esplorare tutte quelle Alte Sfere con piena soddisfazione.
Kèter è stata una parziale eccezione: ho mangiato un bel pezzo di hashish, ho scritto le prime tre pagine dell’albo e poi, praticamente… sono svenuto.

Promethea contiene un concentrato di conoscenza esoterica sotto diversi punti di vista. Oltre ai testi e ai disegni, ad esempio, gli albi dedicati alle Sefirot mostrano una colorazione specifica per ciascuna Sfera. Questo ricorda i Tarocchi della Golden Dawn, che usano i colori delle Sefirot e altri più accessi per gli sfondi in modo che chi li utilizza possa assorbire informazioni immediatamente al primo sguardo. Il livello dei dettagli in Promethea è incredibile: era tutto pianificato prima di iniziare oppure è qualcosa che è nato e cresciuto cammin facendo?
Come detto, l’idea iniziale era indirizzata verso una narrazione molto più convenzionale e il progetto si è sviluppato in modo naturale man mano che andavamo avanti.
Riguardo lo schema cabalistico dei colori, al tempo avevo assimilato la lezione secondo cui - mentre i numeri, le gemme, le piante, gli animali, i profumi e le divinità sono attributi delle varie Sfere - i colori si dice siano essi stessi le Sefirot.
Anche se non eravamo sicuri sulle scale cromatiche che sarebbero state appropriate per dei fumetti moderni, abbiamo deciso di restare fedeli a quell’idea e, grazie allo straordinario lavoro di Jeromy Cox [il colorista di Promethea, N.d.T.], siamo stati ricompensati con una stupenda e coinvolgente dimostrazione del potere evocativo in “stile” cabalistico.

Il disegnatore J.H. Williams III  ha dichiarato che il numero sull’Abisso riscosse il suo tributo da tutte le persone coinvolte nel progetto. Ci sono stati altri episodi significativi durante la realizzazione della serie?
Beh, prima della creazione dell’albo su Chokhmah, ci fu quello che accadde in compagnia di Steve Moore nella notte di venerdì 12 Aprile 2002, quando cercammo di stabilire se qualcun altro potesse vedere la dea della Luna che Steve aveva cercato di evocare per quasi un mese, come ho raccontato in Unearthing, un mio scritto psico-biografico.
Non solo l’esperimento si rivelò un successo ma, quella stessa sera, una voce nella mia testa (stranamente era la mia stessa voce ma indipendente dalla mia volontà) mi disse che ero diventato un Mago cosa che, allucinazione o meno, decisi di prendere sul serio. Inoltre ricevetti la ferma convinzione che Promethea N. 32 sarebbe stato l’albo conclusivo della serie e in qualche modo sarebbe stato ideato in modo da diventare un doppio poster psichedelico.
Dopo che Steve se ne andò trascorsi diverse ore a scrivere la sceneggiatura dell’albo su Chokhmah - era il numero 22, qualcosa del genere - sotto la spinta di un’energia informe e spontanea, un tratto caratteristico di Chokhmah. Certo ancora lontano da Moorcock ai suoi massimi ma perlomeno tra i miei lavori migliori.
Da allora la mia vita e il mio modo di vedere le cose sono notevolmente cambiate.
V for Vendetta. Disegno di David Lloyd.
Hai sempre rinnegato gli adattamenti cinematografici dei tuoi fumetti insistendo che non potessero essere trasposti in un altro medium, come hanno dimostrato Zack Snyder e Stephen Norrington rispettivamente con i film di Watchmen e La Lega degli Straordinari Gentlemen. È evidente che Promethea non avrebbe potuto funzionare in nessun altro mezzo espressivo. Perché il Fumetto rappresenta un’esperienza così diversa?
Non sono sicuro che i fumetti siano davvero un’ “esperienza diversa” al contrario sono convinto che quasi tutti i possibili adattamenti di una storia in un altro medium differente da quello per cui era stata pensata probabilmente risulterebbero inutili, se non una completa banalizzazione e uno stravolgimento dell’idea originale.
Parte del piacere di leggere un fumetto è data dal fatto che le immagini sulla pagina non si muovono, non fanno rumori, e spingono il lettore a contribuire a quel lavoro davvero genuinamente piacevole di costruire - loro stessi - la storia, così come succede nel famoso detto “le immagini sono meglio alla radio”, a cui potremmo aggiungere “le voci sono più convincenti in un libro”.

C’è stata davvero qualche avvisaglia di un possibile film su Promethea?
Data l’assenza di contatti tra me e sia l’industria dei comics mainstream che quella cinematografica non ne ho mai sentito parlare e in ogni caso avrei espresso il mio disinteresse.
Credevo che la gente avesse capito che prendere creazioni, da me disconosciute, e portarle - nonostante i miei migliori consigli - sul grande schermo ha la tendenza a causare un fiume di anarchici che si riversano per i palcoscenici del mondo vestiti come il personaggio principale di V for Vendetta. Il tentativo di fare un film su Promethea causerebbe di sicuro un’apocalisse ma probabilmente sarebbe un argomento di cui parlare con la Warner Bros piuttosto che con me.

Promethea è l'ultima in una lunga lista di donne protagoniste nei tuoi fumetti, a partire dal rivoluzionario personaggio di Halo Jones per 2000AD. Che cosa ti attira nello scrivere personaggi femminili?
Non penso d'aver scritto più storie con protagoniste femminili rispetto a quelle con personaggi maschili. Se sembra ci sia una predominanza di donne nei miei fumetti probabilmente è frutto del tentativo di affrontare lo sbilanciamento di genere prevalente nella nostra cultura enfatizzando la prospettiva femminile dal mio piccolo ambito culturale.
D'altra parte in Providence, la mia serie su Lovecraft in via di completamento, ci sono pochissimi personaggi femminili e, dato che l'opera di basa sulla nota avversione di Lovecraft per le donne, quelle che compaiono si rivelano essere dei mostri spaventosi.

In Fossil Angels, il tuo saggio del 2002, hai lasciato intendere che i riti e il linguaggio che circondando la Magia sono tra le cause che hanno contribuito a tenere lontane le persone. Promethea è stato un modo per superare queste barriere e risvegliare le masse nei confronti delle tradizioni magiche?
Il principale obiettivo del Moon & Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels (di cui Promethea ha fatto ufficiosamente parte), sin dalla sua origine, è stato di comunicare concetti riguardanti la Magia nel modo più lucido e accattivante.
Nel nostro Bumper Book of Magic ci spingiamo oltre e richiediamo a gran voce che i maghi moderni si posizionino al centro della nostra società piuttosto che appostarsi ai margini, confrontandosi con la Scienza, l’Arte, la Politica, la Filosofia e i temi sociali avendone tutti i diritti e, così facendo, ristabilissero un legame col popolo, con la gente normale, per cui la Magia è stata, in origine, concepita come servizio e mezzo di “illuminazione”.

Stavi lavorando a The Moon and Serpent Bumper Book of Magic con Steve Moore, scomparso qualche anno fa. L'opera ha l'obiettivo di presentare il sapere esoterico in maniera comprensibile da chiunque. È corretto dire che si tratta di un naturale sviluppo rispetto a quello che hai fatto su Promethea? A che punto è il libro?
Credo sarebbe più accurato dire che Promethea è stato un primo, istruttivo tentativo, una proposta Moon and Serpent non ufficiale che ci ha aiutato a dare forma alle nostre idee per un grimorio più serio di cui avevamo sempre parlato di realizzare un giorno o l'altro.
L'ultimo saggio è concluso anche se ci sono delle altre sezioni del libro che devo ancora sistemare e proprio in questi giorni stiamo assegnando le parti da illustrare ai vari disegnatori.
Lo scrittore Steve Moore.
Quali fonti hai trovato più utili nel tuo viaggio nella Magia?
Tutto quello che ho letto mi è stato utile in qualche modo, persino le folli sciocchezze che vengono spacciate sull'argomento: mi hanno dato delle indicazioni su come non pensare.
Guardando al lato positivo, devo dire che l'opera di Robert Anton Wilson è stata incredibilmente illuminante, William Blake e Austin Osman Spare mi hanno dato inestimabili indicazioni ma, soprattutto il riferimento massimo per la mia pratica magica e per la mia comprensione della magia è stato, senza alcun dubbio, Steve Moore.

In Fossil Angels hai affermato la necessità di un cambiamento epocale nell'approccio alla Magia. Credi che qualcosa sia cambiato da quando hai scritto quel saggio?
Di solito queste idee impiegano anni o decenni per attecchire fino ad acquisire visibilità. Sono sicuro che c'è stato qualche piccolo cambiamento di qua e di là ma non mi aspetterei di vedere ancora una reazione.
Credo ci sia ancora molto da fare per definire o ridefinire l'identità pubblica della Magia prima che un numero significativo di persone sia preparata a prendere sul serio una simile proposta.

Sempre più artisti sembrano aprirsi alla pratica magica o essere ben disposti nei confronti della Magia. Il tuo collega sceneggiatore di fumetti Grant Morrison è un seguace della Magia del Caos e  ha definito la sua serie The Invisibles come un iper-sigillo. Che cosa pensi dei lavori creati da questi “praticanti”?
Mi spiace ma non ho alcun interesse per Grant Morrison o per i suoi lavori e non lo considero neppure uno scrittore né un mago. Riguardo la Magia del Caos dal punto di vista di Moon & Serpent ci sembra si sia trattato di una visione inglese punkettara del più vasto movimento californiano della New Age, ed entrambi insistevano su un semplice (e semplicistico) sistema magico che avrebbe garantito soltanto benefici materiali senza alcun bisogno di noiosi studi o disciplina, con la New Age che si modellava sui peggiori eccessi stile arcobaleno-unicorno degli anni ’60 e il Caos Magic che finiva dritto nel guardaroba di Joey Ramone solo dieci anni dopo.
Con la recente mossa della Magia del Caos di evocare le divinità di H.P. Lovecraft per farle interagire “magicamente” con le entità del Mondo Disco di Terry Pratchett, pare evidente che sia la Chaos Magic che il movimento New Age fossero probabilmente più un’estensione della comunità degli appassionati di fantasy, un tentativo di cosplay astrale, piuttosto che sinceri tentativi di promuovere la causa della Magia.

Apprezzi molto Austin Osman Spare sia come artista che come mago. Ha avuto una grande influenza su di te sia in ambito artistico che in quello della Magia?
Naturalmente. Dopo William Blake, per cui provava grande ammirazione, Spare è l’esempio più evidente dell’equivalenza tra Magia e Arte. Come artista aveva un’ispirazione unica e originale. Come mago il suo talento è stato la cosa migliore dopo la Polaroid per registrare dove fosse stato e rendere la sua esperienza accessibile alle persone normali, ai non iniziati.
In Austin Osman Spare vedo un mago quasi perfetto, perlomeno a mio giudizio, e seguendo lo stesso metro, al contempo, lo considero un artista quasi perfetto. Così come per Blake non posso far altro che sottolineare e ammirare la fiera essenza morale su cui entrambi hanno basato la loro opera e le loro vite.
Come ho detto prima non c’è ragione di ritenere che la Magia sia una forza moralmente neutra, come l’elettricità. Infatti non sono neppure sicuro che l’elettricità lo sia.

Come nel tuo caso, Austin Osman Spare era indifferente allo sfarzo e ai cerimoniali dei gruppi organizzati e preferiva muoversi da solo. Inoltre credeva nel selezionare elementi da tradizioni diverse, che riteneva valide, per creare il suo modello personale, un approccio che richiama le tue stesse dichiarazioni. Diresti che a guidarti sia un principio gnostico?
Beh, in parte. Credo che sia molto probabile che il Cristianesimo sia un fraintendimento e una marchiana interpretazione letterale del simbolismo gnostico ma gli stessi Gnostici avevano assorbito gli insegnamenti di passate tradizioni come il neoplatonismo o il pensiero pitagorico.
Sostanzialmente mi identifico con gli originari principi dello sciamanesimo anche se sono felice di attingere a tutti gli incredibili sviluppi nel campo occorsi dai suoi primordi.
Glicone in un'illustrazione realizzata da Alan Moore.
Austin Osman Spare era un convinto sostenitore del “disegno automatico”. Hai mai utilizzato la tecnica della scrittura automatica per arrivare ad un’idea o per svilupparla?
L’unica occasione che ricordo in cui ho cercato di usare delle tecniche automatiche è stato mentre stavo lavorando con l’amico e compagno di progetti musicali Joe Brown su una canzone che era, direi appropriatamente, basata sulla vita di Spare e sulle sue tecniche.
Abbiamo registrato diversi suoni casuali prodotti nella vita di tutti i giorni, tra cui il rumore del vetro rotto o sfregato e il suono del respiro, e poi Joe si è tolto le scarpe e i calzini e ha suonato i campioni caricati sulla tastiera usando le dita dei piedi generando un incredibile flusso di inascoltabile rumore caotico da cui abbiamo estratto un paio di minuti, accidentalmente risultati interessanti, e li abbiamo messi in loop, usando la “melodia” così ottenuta per creare i testi relativi a Spare. Forse dovremmo tornarci a lavorare e finire la traccia, prima o poi.

La tradizione dei bardi nel Druidismo e il loro riferirsi all’Awen sono elementi in cui ti ritrovi?
Assolutamente. La tradizione bardica della Magia in cui la satira era comprensibilmente più temuta di una maledizione e l’autore era rispettato come un potente mago piuttosto che come uno che tira avanti ai margini dell’industria dell’intrattenimento è qualcosa che gli artisti, gli occultisti e gli scrittori attuali farebbero bene a riscoprire. Puoi uccidere o curare con le parole. Rialzate la testa!

Pensi che la magia cerimoniale sia qualcosa di accessibile e alla portata di chiunque, sia che si tratti di un Druido, Pagano, Cristiano, Buddista, Induista o quel che sia?
Beh, se le persone sono immerse in quello che Robert Anton Wilson chiama “tunnel di realtà” ed è la mentalità religiosa che fa percepire la magia come qualcosa di inesistente, malvagio o proibito, allora entrare in contatto con essa difficilmente potrà essere semplice e alla portata di chiunque.
Credo che il modo migliore per relazionarsi con la Magia sia avendo una mente davvero aperta e senza “brama di risultato”. Se la tua mente non è volontariamente predisposta in questo modo allora è molto probabile che l'esperienza magica la aprirà forzatamente come se si usasse un piede di porco, con conseguenze potenzialmente disastrose.
I preconcetti di natura religiosa o razionale, credo, siano quello che Blake chiamava “le catene forgiate dalla mente” e potrebbero rivelarsi in antitesi con la possibilità di fare autentici progressi in questo campo.

È noto a tutti che sia un sostenitore convinto di Northampton. È in parte dovuto al legame che senti con il luogo e con i tuoi antenati?
Mi sento legato ai processi storici, geografici, socio-politici e genetici di cui io sono il risultato. Inoltre, restando nello stesso posto si riesce ad avere una più profonda comprensione del suo significato e valore e, per estensione, del valore nascosto di qualsiasi luogo, dappertutto.
E naturalmente, come sottolineava Spike Milligan, “da qualche parte si deve stare”.

Raccontaci delle performance che hai fatto con il Moon and Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels. Avendo trascorso la maggior parte della tua carriera a scrivere su una tastiera quando è importante la dimensione “live” di questi eventi?
Al tempo delle performance, era come se ci venissero “comandate”. Mi è sempre piaciuto fare performance senza avere limiti. È un’esperienza molto diversa dallo stare a una tastiera, come tu stesso sottolinei.
Comunque sia, ultimamente ho declinato diverse offerte per apparizioni live e performance. Non credo sia la cosa su cui abbia più bisogno di concentrarmi al momento.
Per concludere, hai qualche consiglio da dare agli eventuali artisti e i maghi alle prime armi che stanno leggendo quest’intervista?
Sì. Ricorda che quando dico che Magia e Arte sono equivalenti non dovresti dedurre che stia affermando che la Magia è solamente Arte; che in qualche modo io stia cercando di sminuire la Magia fondendola con un qualcosa che chiunque ritiene normale e possibile.
Quello che in realtà affermo è che l’Arte è sempre soltanto Magia, che tutte le spettacolari ricompense che si dice siano conseguibili attraverso la Magia sono ottenibili con l’Arte, e che tutti gli angosciosi orrori e i pericoli che si reputano impliciti nella Magia sono similarmente connessi con l’attività d’artista o scrittore.
Approccia il tuo lavoro con lo stesso stupore, compassione, intelligenza e concreta cautela che useresti nel caso di un appuntamento con un presunto angelo, dio o demone. È certo che l’Arte può uccidere o portarti alla pazzia così come le sei dozzine di performer citati nella Goezia di Salomone  e, se dubitate di me, pensate a tutti artisti, poeti e attori distrutti o suicidi, una lista altrettanto lunga di quella contenente i nomi di Edward Kelly o Jack Whiteside Parsons.
Arte e Magia sono probabilmente le massime attività umane e un’interfaccia con l’eterno. Prendile seriamente; prendile seriamente e ricorda che la tua Arte e la tua Magia sono tanto grandi, tanto potenti, pericolose e magnifiche quanto TU stesso sarai in grado di concepirle come tali.
Praticatele per quello che sono e non nella speranza di ottenere ricchezza, potere o notorietà, o come un accessorio di stile. Questo è il significato della dedizione e se praticata in modo appropriato può cambiare te e il mondo che ti circonda.
Oh, e trovati un dio o un suo equivalente oppure, meglio, lascia che un dio o un suo equivalente ti trovino. Ti suggerirei un dio con una bella capigliatura, anche se questa potrebbe essere una mera preferenza personale.
Buona fortuna.

giovedì 18 febbraio 2016

recensioni in 4 parole [38]

Fumettista a cuore aperto.
Osare sfidare il futuro.
E si mette male.
Sperimentare: si può fare.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
di Joann Sfar
Editore: Rizzoli Lizard
Formato: brossurato, 256 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI
Editore: Mammaiuto
Formato: webcomics
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

Providence N. 6 (in Inglese)
di Alan Moore (testi) e Jacen Burrows (disegni)
Editore: Avatar Press
Formato: spillato, 40 pagine, colore
Prezzo: $ 4.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)
di AA.VV.
Editore: SBE
Formato: brossurato, 96 pagine, colori
Prezzo: €4.50
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

sabato 13 febbraio 2016

Alan Moore: scrivere, Godzilla, Twin Peaks, Burroughs e la falena nella barba

Illustrazione (2015) di Matías Bergara, realizzata in occasione del 62esimo compleanno di Moore.
Lo scorso anno, nel mese di Ottobre, ALAN MOORE ha colto l'occasione per risponde a una serie di domande poste dagli utenti del sito Goodreads.com, in una sessione "Ask the Author". Il totale riporta 75 domande poste - su temi eterogenei, alcuni non strettamente legati all'autore inglese e alla sua opera - con alcune risposte, a quesiti (forse) simili, che risultano duplicate.

La chiacchierata e il dialogo con i lettori è una lettura interessante e, a tratti, anche divertente, con Moore che sfoggia il suo consueto eloquio e humour. 

Nel seguito potete leggere la traduzione di una selezione di 15 domande: buona lettura!
L'intera sessione di Q&A può essere letta in originale QUI.
1. Tra tutte le innumerevoli cose che hai scritto qual è il tuo lavoro più personale?
Per definizione Sacco Amniotico dovrebbe essere la mia opera più personale, tra quelle effettivamente disponibili per il pubblico. Ad ogni modo, mi aspetto che il prossimo anno [il 2016, N.d.T] venga sorpassata da Jerusalem, che rappresenta il mio massimo sforzo nel cercare di esporre la mia esperienza di vita e le mie radici in termini di fiction.

2. Pensi che essere consapevoli d’essere dentro una storia horror renda più semplice viverci?
In realtà solo i personaggi della fiction vivono dentro storie horror. La persone reali, anche quando sono soggette di speciali detenzioni illegali e ricevono scosse elettriche ai genitali da qualche parte in Egitto, non sono dentro una storia horror: sono nella stessa realtà ordinaria in cui viviamo io e te, sono parte di essa, di quella realtà che noi tutti contribuiamo a creare, con le nostre azioni e le nostre inazioni.
Credo che sarebbe meglio se ci trovassimo d’accordo nel dire che viviamo nel mondo reale e che se a volte sembra di leggere una storia horror, o peggio, allora siamo noi gli unici autori e siamo sempre noi l’unica autorità capace di sistemare o cambiare le cose.

3. Quale romanzo horror credi sia il più realistico? Ossia, la cosa più terrificante è che possa davvero accadere.
Per soddisfare il criterio di un evento che davvero potrebbe accadere, le opzioni di scelta sono molto limitate. Dovrebbe trattarsi di una qualche guerra nucleare o di una catastrofe ambientale, immagino… Per cui direi un romanzo come La strada di Cormac McCarthy oppure Ipotesi sopravvivenza, film realizzato per la televisione inglese che potrei descrivere come The day after per persone adulte.

4. [...] Quale sarebbe il modo più spaventoso di morire?
Il modo più spaventoso di morire, di sicuro, sarebbe dopo una vita non pienamente apprezzata, compresa o gustata. […]
Il nano di Twin Peaks.
5. Che cosa pensi renda una persona oppure un mostro davvero spaventoso, capace di generare paura?
Credo che la qualità più terrificante in un mostro – reale o fittizio, umano o meno – sia la sua distanza dal nostro mondo rispetto ai comuni parametri; la sensazione di essere di fronte ad una qualche forma di intelligenza completamente diversa dalla nostra, con processi interiori, percezioni e finalità che sono completamente aliene per il noi e, di conseguenza, incomprensibili. Da questo punto di vista cose come i lupi mannari, i vampiri o gli alieni di H.R. Giger non sono molto più inquietanti di un'auto impazzita che sta venendo nella tua direzione. Se un qualcosa con zanne o denti lunghi come la leva “a capo” di una macchina da scrivere avanza verso di te, probabilmente non ti porrai molte domande sulle sue motivazioni e neppure sulle tue: evidentemente sta cercando di ucciderti e tu, altrettanto evidentemente, preferiresti non essere ucciso.
Essere uccisi, che sia a causa di un tumore, di un camionista ubriaco e segaiolo oppure di una mummia ritornata in vita per compiere una vendicativa maledizione...  sono tutte cose a cui, come esseri umani, dovremmo probabilmente essere abituati. Qualcosa vuole ucciderci, spesso un qualcosa di mostruoso e terribile: è praticamente una nostra costante compagnia sin dal Paleolitico!
Molto più allarmante, a mio parere, è un'entità di cui non abbiamo la più pallida idea di cosa voglia:  ad esempio il nano danzante di Twin Peaks invece dei claudicanti cadaveri a caccia di cervelli dei film di zombie.
Una simile inconoscibile entità non deve neppure voler fare del male oppure essere consapevole della nostra esistenza per atterrire. Il solo fatto della sua natura totalmente aliena e insondabile è sufficiente a perseguitarci e ossessionarci per sempre al punto che potremmo finire col desiderare piuttosto di incontrare un bel classico sasquatch furioso.

6. Qual è il tuo romando preferito di sempre? Ti piace Dostoevsky?
Sì mi piace parecchio Dostoevsky anche se ho letto molto poco dei suoi lavori. Credo che fosse uno scrittore relativamente senza paura che, per il suo tempo, ha esplorato aspetti crudi e sgradevoli della condizione umana e alcuni gelidi recessi della nostra psiche e delle nostre emozioni. Riguardo il mio romanzo preferito di sempre, come detto in altre occasioni non penso affatto secondo simili categorie per cui qualsiasi scelta sarebbe arbitraria ed effimera. Detto ciò in questo esatto momento (le 10:30 di mercoledì 28 Ottobre), sono portato a consigliare, ancora una volta, Il Terzo Poliziotto di Flann O’Brien, un’opera che è più strana, divertente e molto meno russa di Dostoevsky ma che, a suo modo, tratta probabilmente le stesse tematiche.
Se invece state cercando qualcosa di strano, divertente e russo non cascate male con Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov. La scelta è vostra; i nomi russi scritti probabilmente in modo errato sono colpa mia, invece.
William Burroughs. Foto di Kate Simon.
7. Quali autori o opere ti hanno maggiormente influenzato in campo letterario?
Se devo essere onesto quasi tutto quello che ho letto mi ha influenzato, sia in senso positivo che in quello negativi. Tra gli autori che mi hanno maggiormente segnato direi William Burroughs, per la decisa e sciamanica energia che metteva nella sua scrittura e nelle sue idee; il non-musicista Brian Eno semplicemente per il suo approccio alla creatività in sé, eternamente curioso e avventuroso; e, più di recente, lo straordinario Iain Sinclair per l'intensità dell'assalto e la crepitante forza che scaturisce dal suo furioso approccio al linguaggio.

8. Qual è la cosa più lovecraftiana o spaventosa che hai trovato nella tua barba? Grazie!!
Credo sia stata una enorme falena, ancora viva, che riuscì ad intrufolarsi nella mia barba durante una visita alla casa di Steve Moore, qualche anno fa. Sebbene comprenda che la cosa non lasci una impressione favorevole circa la mia attenzione per la cura del mio aspetto fisico, non ho la minima idea di come o quando la falena si sia cacciata in quella indesiderabile situazione e per quello che ne so potrebbe essersi schiusa e aver raggiunto la maturità senza conoscere altro mondo se non un labirinto impenetrabile di grovigli grigiastri. Ah!, un’altra cosa orribile oppure un portale per un regno oscuro che può nascondersi nella mia barba, secondo l’atlante The Onion’s Our Dumb World, è… la regione dell’Essex.

9. Una tua fantasia?
L'ultima volta che ho fantasticato avevo all'incirca quindici anni e tutto quello che mi sono immaginato si è poi avverato, fino al più piccolo dettaglio. Per cui puoi scommettere che non lo rifarò mai più.

10. Tra tutti gli straordinari personaggi che hai creato qual è quello che più ti assomiglia? Quello nel quale ti identifichi maggiormente?
Per molti versi sarebbe giusto dire che ogni personaggio che ho scritto - uomo, donna, umano, alieno, buono, cattivo o quant'altro -  è, in un certo senso, un'ipotetica estensione di me stesso, perché, stante la mia esperienza, è il solo modo per scrivere personaggi davvero convincenti: scopri un aspetto dimenticato o represso della tua personalità e lo gonfi fino a costruirci sopra una tipologia credibile di personaggio. Ad ogni modo, il personaggio in tutta la mia produzione che, per scelta consapevole, più si avvicina a me stesso è Alma Warren, un'irragionevole donna artista in post-menopausa che è la sorella maggiore del protagonista di Jerusalem, il mio romanzo di prossima pubblicazione. Lei, per quello che posso dire dalla limitata prospettiva di stare dentro me stesso, sono praticamente io... anche se nella vita reale sono molto più bello fisicamente, ovviamente, e molto meno vanesio.
Lucia Joyce.
11. Che cosa succede quando scrivi?
Probabilmente non dovrei fare favoritismi ma, a mio avviso, questa è forse la domanda più interessante che mi sia stata posta in tutto l’anno.
Non lo so. Non so cosa succede quando scrivo perché non sono certo che esista un linguaggio adeguato per descrivere, persino a se stessi, cosa significhi davvero usare la lingua con uno scopo ben preciso.
So che la mia coscienza, se sono immerso nella scrittura di qualcosa di impegnativo, si sposta in uno stato completamente diverso da quello in cui sono durante la maggior parte della mia vita da sveglio. Ma non è neppure come sognare poiché è molto più focalizzato e ho maggior controllo.
Se sto scrivendo, come spesso faccio, qualcosa che richiede la manipolazione della struttura o del vocabolario della lingua inglese, allora mi ritrovo davvero dentro spazi mentali piuttosto inusuali.
Scrivendo il capitolo su Lucia Joyce in Jerusalem, “Round the Bend” [“Fuori di Testa”, N.d.T.], mi sono ritrovato sotto una sorta di cascata sinaptica che mi ha indotto una delirante, felicità da espansione mentale. Invece, scrivendo nel collassato gergo del futuro di Crossed +100, mi sono un po’ depresso semplicemente dovendo utilizzare una lingua limitata e di conseguenza un numero limitato di cose che i personaggi potevano pensare, o sentire o concepire.
Quello che sospetto succeda è che tutta la nostra realtà neurologica può essere vista, al suo più immediato livello, come costituita da parole. Quando si scende a questo livello della nostra realtà - al “codice segreto” della nostra realtà, se preferisci chiamarlo così - allora che lo faccia consciamente o no, in modo deliberato o no, stai avendo a che fare con… la magia.
Per cui la risposta alla domanda su cosa succeda quando sto scrivendo, è la più banale e inutile delle risposte che mai riceverai da un autore: la magia accade.
Spero che il fatto che sia io a dire una cosa simile e che sia assolutamente convinto di quanto affermo, unitamente a tutte le potenziali terribili implicazioni, sia sufficiente per far sembrare una simile risposta un po’ meno stupida.

12. Che cosa pensi delle nuove generazioni? Stiamo migliorando o peggiorando?
Beh penso che, come per qualsiasi generazione, stiate facendo contemporaneamente meglio e peggio e, credo, che col passare del tempo, i miglioramenti siano superiori ai peggioramenti. Considerando che il mondo con cui avete a che fare è di esorbitante complessità credo ve la stiate cavando piuttosto bene. La mia unica preoccupazione - e non è una preoccupazione specificamente rivolta alla tua generazione - è che troppe persone possano evitare la complessità del mondo per ritirarsi in qualcosa di più semplice, confortante e sostanzialmente paralizzante come la nostalgia oppure il desiderio per una infanzia perduta e priva di complicazioni.
Affrontare il presente ha sempre richiesto una notevole dose di coraggio e audacia. Cercare d’essere all’altezza dei tempi in cui si vive è tutto quello che ciascuno di noi, qualsiasi sia la sua generazione, può sperare di fare.

13. Parlando di cinema mainstream, quale pensi sia il film horror più erotico?
Questa è una domanda un po’ infida. Se rispondessi, ad esempio, Godzilla, allora la gente potrebbe legittimamente interrogarsi sui miei gusti sessuali fino a quando continuerò a scrivere. A dire il vero non penso che i film horror siano particolarmente erotici, al contrario penso che molti film erotici siano... orribili.
Copertina di Providence N. 8. Illustrazione di Jacen Burrows.
14. Vedi la possibilità di un significativo spostamento a sinistra nei Paesi anglofoni stante i positivi riscontri di Corbyn/Trudeau/Sanders? Anche se non voglio dire che loro tre siano identici.
Fa certamente piacere sentire qualche voce di sinistra in un mondo dominato da avidi e spietati programmi di destra e la vittoria di Trudeau in Canada va, naturalmente, salutata come un modo di invertire la tendenza rispetto alle recenti suicide politiche ambientali di un Paese con un passato, in quel campo, esemplare.
Sanders è un caso interessante, che sta emergendo negli Stati Uniti, nazione che sembra essersi goduta finora la relazione fobica con qualsiasi proposta che avesse il più vago odore di socialismo. Auguro a tutti loro ogni bene e di sicuro l’auspicio è che possano prefigurare il ritorno a più basilari e dignitosi valori umani ma, credo, che nel lungo temine dovremmo accettare il fatto che il modello standard di un moderno governo democratico non è più (a) il lavoro, (b) l’interesse delle persone comuni rispetto ad un élite che appare immorale; (c) o persino, la democrazia. Ora abbiamo a disposizione alternative più intelligenti e democratiche e dovremmo incominciare a pianificare sfruttando questo fatto prima che la situazione peggiori ancor di più. Per quanto mi riguarda sarei interessato nel vedere la scienza moderna giocare un ruolo maggiore nei governi: una politica basata sulle evidenze sarebbe un approccio piuttosto inedito e gratificante alla governance.
Quello che voglio dire è che dovremmo sostenere quei pochi raggi di luce che si fanno strada tra la tossica copertura nuvolosa dei conservatori ma dovremmo anche pensare al futuro - che è qui, ora – e dovremmo davvero avere un Piano B che preveda un più ampio e radicale cambiamento.

15. In che modo usi la magia nel tuo lavoro? Quale procedimento o metodo segui?
L’utilizzo della magia nel mio lavoro è cambiato significativamente nei circa vent’anni che sono passati da quando ho iniziato. Se all’inizio prestavo molta attenzione ai rituali e agli esperimenti magici - sia perché era l’unico modo consigliato per trattare simili cose sia perché erano esperienze molto eccitanti e pirotecniche -  al giorno d’oggi ho interiorizzato le mie idee sulla magia al punto che percepisco qualsiasi attività creativa che faccio come un atto magico.
Metto lo stesso livello di magica consapevolezza, percezione e concentrazione in un capitolo di Jerusalem o di Providence di quella spesa nei rituali che sono alla base di Sacco Amniotico o Angel Passage. Sostanzialmente ho capito che Arte e Magia sono esattamente la stessa cosa.
Questo non è un modo per sminuire la Magia, non vuol dire che alla fine dei conti si tratta “solo” di Arte ma, invece vuol dire che l'Arte è un qualcosa di molto, molto più grande di quanto il suo attuale, degradato stato di merce o di semplice prodotto riempi-tempo potrebbe lasciarci supporre.
Se la tua visione del mondo presuppone che tutta la realtà che percepiamo è costituita da parole e credi che certe intense forme di linguaggio possano, di conseguenza, essere capaci di alterare questa percezione, allora prendere in mano una penna o sederti di fronte ad una tastiera assumeranno tutto un altro significato.

[L'intervista completa può essere letta in originale QUI.]

lunedì 8 febbraio 2016

Jacen Burrows: Providence, Alan Moore & Lovecraft

Copertina per Providence N. 1. Illustrazione di Jacen Burrows.
Dopo un periodo d'assenza tornano le interviste su smokyland
Nel seguito potete leggere un'interessante chiacchierata con JACEN BURROWS, artista dal segno efficace e leggibile, disegnatore di PROVIDENCE, l'ultima incursione di Alan Moore nel mondo di H.P. Lovecraft, dopo Il Cortile e Neonomicon (sempre illustrati da Burrows).
Di Providence, tuttora in corso di pubblicazione in originale per Avatar Press (sono previsti dodici numeri), la Panini ha proposto, di recente, un primo volume contenente i numeri dall'1 al 4.

L'intervista originale è stata condotta nel mese di Gennaio e pubblicata sull'ottimo Facts in the Case of Alan Moore's Providence - a cura di Robert Derie, Joe Linton e Alexx Kay - dedicato all'analisi dettagliata della maxi-serie scritta da Moore. Il testo in Inglese può essere letto qui.

Prima di passare alle parole di JACEN BURROWS segnalo, a chi fosse interessato ad approfondimenti su Providence, l'ottima analisi di Andrea Tosti apparsa su Fumettologica e l'intervista a Leonardo Rizzi, traduttore dell'edizione italiana, pubblicata su Senzaudio.

E ora... buona lettura! E un grazie a Joe Linton per l'autorizzazione alla pubblicazione e traduzione.
Copertina per Providence N. 2. Illustrazione di Jacen Burrows.
BACKGROUND
Facts: Leggi molti fumetti? Da ragazzo quali erano i tuoi preferiti? E oggi quali sono?
Burrows: Non ne leggo più così tanti come quando ero giovane. Ad essere sincero, non posso proprio permettermi una dipendenza da fumetti. Ma cerco di prendere dei volumi un paio di volte all'anno e sto attento durante le convention per qualche buon affare o nuove pubblicazioni interessanti.
Al momento mi piacciono molto diverse produzioni della Image: Wayward, Rat Queens, Revival, Southern Bastards, Saga, Manifest Destiny, Sex Criminals. La Image sta pubblicando un sacco di fumetti davvero validi. Sono anche un grande fan di Terry Moore e del suo Rachel Rising: lui è sempre bravissimo. E cerco di non perdermi nessun fumetto scritto da Garth Ennis, Joe Hill e Kieron Gillen. Inoltre compro tutto quello che esce dell' "Hellboy Universe".

ILLUSTRARE H.P. LOVECRAFT
Hai letto molto Lovecraft prima di iniziare a disegnare le storie ispirate ai suoi lavori come Il cortile, Riconoscimento, Neonomicon e Providence? Quali sono le storie di Lovecraft che preferisci?
Ho letto Aria fredda quando ero piuttosto giovane. Era contenuto in un antologico di racconti horror e fu l'unica storia che mi colpì. Poi ho messo le mani sui volumi editi dalla Del Rey con le terrificanti copertine di Michael Whelan che mi hanno dato un'ottima base per tutti i racconti più importanti. Quando stavo lavorando a Neonomicon mi sono impegnato a leggere o ascoltare in audio-libro molti dei suoi scritti più oscuri. Mi è sempre piaciuto il Ciclo dei Sogni per la sua stranezza. Non sono storie horror nel senso tradizionale del termine ma l'idea di perdersi in una terra di pericolosi incubi viventi mi ha sempre colpito. Io stesso ho sempre fatto sogni particolarmente vividi. 
Tavola, priva del lettering finale, da Providence N. 1. Disegni di Jacen Burrows.
Ci sono altri disegnatori e illustratori che hanno dato forma alle creazioni di Lovecraft a cui ti sei ispirato?
Traggo ispirazione da tutto: film, libri, fan art, illustrazioni per giochi di ruolo. Tra i miei preferiti ci sono i lavori horror di Bernie Wrightson, spesso con mostri lovecraftiani. Mike Mignola, ovviamente. Zdzisław Beksiński, le cui opere semplicemente trasmettono un senso d'orrore surreale e terrificante. C'è un artista che si chiama Don Kenn che realizza un sacco di illustrazioni di mostri davvero potenti, anche loro fonte d'ispirazione. Ma se dovessi indicare la singola e più importante fonte di riferimento per tutto quello che riguarda mostruosità aliene ultraterrene direi senza dubbio La Cosa di John Carpenter.

LAVORARE CON ALAN MOORE
Hai collaborato con molti sceneggiatori di successo: Alan Moore, Garth Ennis, Warren Ellis, per fare qualche nome. Quali sono le differenze nel lavorare con Moore rispetto ad altri scrittori?
Molto è stato detto sul livello di dettaglio delle sue sceneggiature ma c'è anche una straordinaria pressione auto-imposta che deriva dal sapere che i suoi lettori sono molto più meticolosi nelle loro analisi rispetto alla media. Ci sono livelli di dettaglio e di storytelling non verbale che sono rilevanti nella narrazione e la consapevolezza che la gente ci presterà davvero attenzione mette addosso un sacco di pressione. Diamine, in generale ti senti addosso un sacco di pressione nel cercare di essere all'altezza della scrittura e dei risultati straordinari dei suoi collaborati del passato. Ma tutto quello che si può fare è provarci. E lo stress in realtà può essere d'aiuto per evolvere e tirar fuori il meglio.

Come lavori con Moore? Parli con lui al telefono? È un processo in qualche modo interattivo? Rispetto all'intera serie - che è costituita da 12 albi - quante sceneggiature erano disponibili quando hai iniziato a disegnare il primo numero?
Credo che Moore avesse completato il numero 4 o il 5 quando io ho iniziato a disegnare il primo episodio. E penso che avesse finito la sceneggiatura dell'ultimo quando io ero al quarto. Gli ho fatto visita un paio di volte, nelle prime fasi della lavorazione, e abbiamo discusso un sacco dei temi trattati, dei personaggi e del nostro approccio ma una volta iniziata l'effettiva realizzazione della serie non c'è stato grande bisogno di stare in contatto a parte per le approvazioni e qualche occasionale correzione in fase di revisione. Nelle sceneggiature c'è davvero tutto. Passo le mie domande attraverso la redazione per tenere le mie ingerenze rispettosamente al minimo e professionali.  
Tavola, priva del lettering finale, da Providence N. 1. Disegni di Jacen Burrows.
PROVIDENCE: IL DIETRO LE QUINTE
È evidente che dietro Providence si sia un grandissimo lavoro di ricerca, dalle strade alla moda del periodo fino agli arredi delle abitazioni. Come ti sei organizzato? Dopo quante settimane o mesi di ricerca e documentazione hai iniziato a disegnare Providence?
L’inizio è stato ovviamente più lento. L’ambientazione nel 1919 era totalmente nuova per me, tra la prima guerra mondiale e i ruggenti anni ’20, e non avevo idea di come renderla dal punto di vista grafico. Ho comprato cataloghi sull’abbigliamento, visto film e spettacoli televisivi ambientati in quel periodo e ho cercato di imparare quanto più potessi su… praticamente tutto quello che riguardava quell’epoca.
Fortunatamente Alan aveva già fatto un mucchio di ricerche sull’argomento e poteva indicarmi la strada. Ma ogni singolo albo presentava delle specifiche sfide in termini di documentazione, da come erano i barbieri del periodo alla verifica delle fasi lunari in modo che fossero quelle giuste durante le notti in cui la storia è ambientata. Nessun dettaglio era trascurabile se era funzionale a rendere l’atmosfera. Di sicuro era un po’ una cosa da pazzi ma mi sono chiesto “quando mai mi capiterà di lavorare a un progetto simile?”

Qualche dettaglio sul tuo metodo. Quali sono i tuoi passaggi: thumbnail, matite, chine? Che tipo di matite, pennini, inchiostro, carta usi? Quanti ritocchi fai? Quanto lavoro è su carta, quanto in digitale?
C’è pochissimo intervento digitale. Qualche sistematina qua e là ma la maggior parte dei disegni è realizzata con metodo tradizionali. È tutto piuttosto standard tranne il fatto che, in genere, faccio un paio di passaggi di thumbnail per avere tutti i pezzi al posto giusto, i dettagli ben definiti e la prospettiva tracciata accuratamente. Dal momento che ogni vignetta è un campo lungo con, di solito, più di un personaggio che parla e sono richiesti specifici dettagli, devo prestare molta più attenzione nella composizione di quanto faccia normalmente.

Quanto impieghi di norma per disegnare un albo di Providence? In una settimana quante tavole realizzi a matita? Quante ne riesci ad inchiostrare? Quanto tempo per le matite e le chine di una copertina?
È difficile dirlo. Per i primi numeri ho disegnato un sacco di copertine di Providence e per la serie God is Dead, praticamente dividendo così il mese lavorativo. Ma come indicazione generale cerco di fare circa 3 o 4 tavole, matite e chine comprese, alla settimana, che si tratti di  pagine di fumetto o di copertine. Non sono di sicuro il disegnatore più veloce in circolazione, specialmente con lavori così ricchi di dettagli ma cerco di tenere un ritmo costante.
Copertina per Providence N. 7. Illustrazione di Jacen Burrows.
A che punto sei con Providence? Le domande per quest'intervista le stiamo scrivendo a Gennaio 2016 e il numero 7 è di prossima uscita [il sito della Avatar indica, come data, il 10 Febbraio, N.d.T]. A quale parte stai lavorando? Hai già realizzato gli schizzi di tutti gli albi?
Il numero 8 è attualmente in fase di colorazione ed io sto per iniziare a lavorare sul 9. Il numero 7 è davvero potente. Non vedo l'ora che esca.

Come lavori con il colorista Juan Rodriguez? Tu e/o Alan Moore gli date molte indicazioni su come colorare specifici elementi? È un processo interattivo: tu, oppure  Rodriguez, realizzate una versione preliminare che poi ricontrollate per approvazione definitiva?
La sceneggiatura presenta alcune direttive per la colorazione e dove non ci sono di solito cerco di scrivere dei suggerimenti - sull'atmosfera da ottenere o specifici dettagli e arredi - che vengono girati al colorista. Di solito c'è una prima versione che viene sottoposta all'approvazione di Alan e mia per possibili aggiustamenti. Passo a Juan tutta la documentazione che salvo da Internet per risparmiargli le ricerche ma generalmente riesce a cogliere il tono giusto sin da subito. 
Copertina per Providence N. 7. Illustrazione di Jacen Burrows.
DOPO PROVIDENCE
Una volta completato Providence su cosa lavorerai? A quali progetti i tuoi fan dovranno prestate attenzione?
È troppo presto persino per pensarci ma vorrei lavorare a qualcosa di diverso perché mi piace cambiare. Mi piacerebbe lavorare ad un genere inedito per me, ad esempio la fantascienza. Qualcosa con molta azione in modo da provare a fare cose nuove dal punto di vista stilistico. Ma chi può dirlo ora.
Gli sceneggiatori con cui collaboro avranno di certo qualcosa di interessante da propormi quando verrà il momento!

[L'intervista originale, in Inglese, può essere letta qui.]