lunedì 26 ottobre 2015

recensioni in 4 parole [35]

Tanti ingredienti. Forse troppi.
Biliardino
Prima regola: non rullare.
Quaderni giapponesi
Illuminante zibaldone di vite.
Little Nemo: Return to Slumberland Vol. 1
Si ricade nel Sogno.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Morgan Lost N.1- L'uomo dell'ultima notte
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Michele Rubini
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Editore: Sergio Bonelli Editore;
Formato: brossurato, 98 pagine, colore
Prezzo: € 3,50
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI e QUI

Biliardino
Storia e disegni: Alessio Spataro
Editore: Bao Publishing
Formato: brossurato, 296 pagine, colore
Prezzo: €21
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Quaderni giapponesi
Storia e disegni: Igort
Editore: Coconino Press
Formato: brossurato, 184 pagine, colore
Prezzo: €19
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Little Nemo: Return to Slumberland Vol. 1 (in Inglese)
di Eric Shanower (testi), Gabriel Rodriguez (disegni), Nelson Daniel (colori)
Editore: IDW
Formato: brossurato, 88 pagine, colore
Prezzo: $9,99
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

martedì 20 ottobre 2015

Chris Riddell, ovvero la Fantasia al potere!

Chris Riddell a Tuttestorie 2015. Foto di Paciolus.
Tuttestorie – Festival di Letteratura per ragazzi, da poco conclusosi a Cagliari (dal 7 al 13 ottobre), ha festeggiato con grande successo la decima edizione. Il tema di quest’anno era Extra, con la ”X” del titolo a richiamare la ricorrenza.

Per chi non lo sapesse, Tuttestorie è un evento di eccellente qualità nel panorama Italiano (e non solo) con un programma densissimo e ricco di ospiti nazionali e internazionali, curato e organizzato con competenza, passione ed estrema attenzione per il pubblico - grandi & piccini - e per gli artisti: un appuntamento che è un autentico fiore all’occhiello per il capoluogo sardo.
Quest’anno, visionando la corposa lista di nomi e appuntamenti, mi ero segnato in rosso un nome che non potevo assolutamente farmi sfuggire tra la folla di bimbi, genitori, ”normali” visitatori e addetti ai lavori: CHRIS RIDDELL.
Per chi non lo conoscesse, Riddell è uno dei più noti autori e illustratori di libri per ragazzi (nonché apprezzato vignettista politico) conosciuto in Italia per le serie di Ottoline e Agata De Gotici (editi da Il Castoro) e per le sue collaborazioni con Neil Gaiman (L’esilarante mistero del papà scomparso e il recente La regina del bosco). Di recente ha ricevuto la nomina di Waterstones Children’s Laureate, il più importante riconoscimento inglese attribuito agli autori di libri per ragazzi

Qualche anno fa, nel 2013, in occasione dell’International Book Festival di Edimburgo mi feci autografare da Neil Gaiman la versione di Coraline del decennale, magistralmente illustrata, per l'appunto, da Riddell. Quale miglior occasione per “recuperare” anche il suo autografo e "completare" così le firme sul libro?

Per essere del tutto onesto, confesso d’aver scoperto Riddell da relativamente pochi anni (se paragonati alla carriera del Nostro) ma di essermi subito innamorato del suo segno e della sua capacità di conciliare versatilità e prolificità con una qualità media nel disegno straordinariamente elevata.
Ma torniamo a Tuttestorie. Incontro per caso Riddell, sabato 10, dopo che venerdì il Festival era stato sospeso per allerta meteo (poi fortunatamente rientrata). Entrambi ci ripariamo all'ingresso da una pioggia lieve seppur insistente. Io lo riconosco e attacco il discorso con un “certo che il tempo è proprio inglese...”. Lui replica: “Dicevano che qui c'era sempre il sole...” Io: “Secondo me è colpa tua...” Risate. (L'inglese con il suo uso dello “you” azzera le distanze.)
Previdente mi ero portato dietro una copia, in lingua inglese, del “mio” libro Alan Moore: Portrait of an Extraordinary Gentleman. L'intento, o per meglio dire la speranza, era di incontrare Riddell e fargliene dono.
“Sai che abbiamo, ehm, un amico in comune?”, continuo. “E chi sarebbe?” Io: “Amico è un parolone... ma diciamo, un punto di contatto... Neil Gaiman.” “Ah, davvero?”
Tiro fuori il libro, pubblicato nel lontano 2003, mi presento, illustro in due parole la natura del volume, e volo alla pagina della poesia che Gaiman scrisse in onore di Moore per il suo cinquantesimo compleanno (potete leggerla qui). Riddell, guarda, contento: non sapeva dell'esistenza del tomo.
“Magari domani ci vediamo per la presentazione e riuscirai a farmi uno skecth.”, la butto lì.
“Sketch, quale sketch??? Io non disegno mai!” E ridendo mette mano al taschino interno della giacca e tira fuori una manciata di cartoncini e me ne regala (!) uno.
Colpito e affondato, sentitamente ringrazio e sotto la pioggerellina mi avvio.
L'11 mattina noto che su Instagram il buon Riddell ha postato niente di meno che... una splendida versione illustrata della poesia di Gaiman! Al buon Chris deve essergli davvero piaciuta!
Potete vedere il tutto qui (in inglese): Titolo - Pag.1  - Pag.2 - Pag.3  - Pag.4 - Pag.5 - Pag.6 - Pag.7 - Pag.8 - Pag. 9. Enjoy!
Da uno degli sketchbook di Chris Riddell. Per gentile concessione dell'autore.
Nel pomeriggio sono nelle prime file della sala che ospita l'incontro con Riddell, stracolma di persone di ogni età anche se bambini e ragazzini paiono, giustamente, in maggioranza.
Supportato da una valida traduttrice e da Ilaria Tontardini - una delle colonne dell'associazione Hamelin, che poi condurrà una sorta di mini-intervista - Riddell inizia a raccontarsi con tono lieve e divertito, usando inizialmente come supporto delle slide per poi passare al disegno in diretta. I bambini presenti seguono attenti e ridono, ma non solo loro. Riddell è infatti un ottimo conversatore, abituato a incontri di questo tipo, e tiene la scena con verve, divertendo tutti i presenti: dopotutto alle sue parole affianca... la forza "in presa diretta" del disegno!
Racconta della propria infanzia, figlio di un pastore anglicano, e di come ai lunghi e noiosi sermoni del padre preferisse di gran lunga disegnare, su incitamento della madre, immaginando duelli tra cavalieri e castelli in fiamme.

Tra i libri che ama e che hanno segnato il suo immaginario cita (disegnando) tre titoli: Lo Hobbit di Tolkien, Il leone, la strega e l'armadio di C. S. Lewis e Don Chisciotte di Cervantes.
A questi aggiunge Moby Dick, consigliando di leggerlo e rileggerlo "magari quando si è un po' più grandi."
Riddell ha poi rivelato di come sparisca dal mondo semplicemente uscendo di casa, percorrendo un piccolo sentiero e arrivando nel suo studio, dove dal suo tavolo da disegno materializza le sue fantasie e le sue storie, spesso dimenticandosi del mondo esterno.
Sorridendo ammette: "Sono stato un padre un po' assente per le mie figlie." E aggiunge: "Una volta sono stato per un qualche negli USA per un tour promozionale in diverse città del Paese. Di ritorno a casa, mia figlia mi ha salutato con un semplice 'ciao papà'. E io: 'Ma come, non mi abbracci? Non ti sono mancato? Ero in America!' E lei: 'Davvero? Pensavo che fossi a disegnare dietro il giardino, come al solito!'
Risate di tutta la sala.
Da uno degli sketchbook di Chris Riddell. Per gentile concessione dell'autore.
Alla domanda della Tontardini "Che differenza c'è quando scrivi e disegni le tue storie rispetto a quando collabori con un altro scrittore?", Riddell risponde: "Scrivo e disegno le miei storie perché altrimenti non potrei scrivere certe cose sciocchine che scrivo... " [risate]
"Mi piace anche collaborare con altri autori, così fanno tutto loro. Mi diverto specialmente se sono scrittori di straordinario talento come Neil [Gaiman]."

"I tuoi libri sono pieni di creature fantastiche ma... c'è un qualche legame con la vita reale?"
"Ma certo! Molti personaggi sono ispirati a persone reali, ad  esempio Mr. Munroe [un personaggio di Ottoline]. Lui è stato ispirato da mia figlia che quando si lavava si lavava i capelli se li pettinava tutti sul viso. Una sera scese così in salone e mi fece venire un colpo!
Su Facebook una mamma mi ha scritto: vedevo la TV e a un certo punto è apparsa Marilyn Monroe e ho chiesto a mia figlia piccola se la conoscesse. Lei. 'No, mamma, non conosco la signora Monroe ma conosco Mr. Monroe!'. Per me è stata una grande rivincita!"
Chris Riddell a Tuttestorie 2015. Foto di Paciolus.
[Dal pubblico] "Ti piacerebbe fare fumetti? Intendo, un libro solo a fumetti?"
"Assolutamente! Il fumetto è una forma artistica straordinaria. Ho sentito un editore che sarebbe interessato. Mi ha detto: 'ecco, ti metti lì e lavori... ti ci vorranno tipo 5 anni.'
Allora, forse ci sarà d'aspettare. Credo che racconterei la storia di un cinquantenne che sta perdendo i capelli e che nella sua vita ha letto troppi libri di fantascienza. Ti fa venire in mente qualcuno?"
E voilà: edizione di Coraline del decennale con la firma di... entrambi gli autori!
Il generoso omaggio di Chris Riddell. Sentitamente ringrazio!
Per chi fosse interessato ad altre informazioni su Riddell consiglio oltre a fare una, ovvia, ricerca su Google, due link: questo (in Italiano) e questo (in Inglese).
Dedica sull'edizione Italiana de  La regina del bosco. Anche Riddell mi chiama... "smokey"!

giovedì 8 ottobre 2015

opinioni sul fare fumetti... [12]

Schulz e i suoi Peanuts.
Dev'essere l'autunno che porta polemiche. Restando alle recentissime, ma senza entrare nel merito, ricordo, in Italia, la questione - al momento ancora irrisolta nei dettagli - legata agli accrediti autori per la prossima Lucca (qui un po' di storico della vicenda) e sempre in tema eventi e convention, la querelle USA sulle firme a pagamento (!) sugli albi o volumi (qui qualche passaggio per meglio "capire").
Disegni: Frank Miller; colori: Alex Sinclair.
Ma a noi piace stare sul pezzo: il 5 Ottobre la DC Comics ha ufficializzato la copertina realizza da Frank Miller per il mini-albo allegato al primo numero della terza saga del Cavaliere Oscuro, Dark Knight III: The Master Race, in uscita a Novembre. Potete ammirare sopra la copertina in questione. 
Ebbene, parrebbe che in giro - soprattutto sul Facebook e affini - i commenti non siano stati particolarmente teneri. Così come veementi paiono alcune dichiarazioni "a difesa" dell'operato del creatore di Sin City e Ronin. Ecco cosa scrive, sul suo profilo Facebook, Rob Liefeld: "LASCIATE STARE FRANK MILLER! Voi che lo attaccate per la sua copertina di Dark Knight 3 siete delle persone orribili e vi dirò perché. 1) Frank ha quasi 60 anni e ha molto meno tempo di fronte a sé per disegnare di quanto ne abbia alle sue spalle. Ogni singola cosa che condivide con noi dovrebbe essere apprezzata per lo meno come un altro contributo all'epico lascito della sua opera. Forse i suoi disegni non sono così raffinati come lo erano in passato ma non lo erano neppure quelli di Jack Kirby o di Joe Kubert nell'ultimo periodo della loro vita ma io ho festeggiato per ogni nuovo lavoro da loro prodotto. Quando vedo un nuovo disegno di Frank Miller sono ELETTRIZZATO perché.... 2) Negli ultimi anni Frank ha avuto problemi di salute. Non è stato molto bene ma foto recenti lo ritraggono più forte e meno fragile e il fatto che stia producendo nuovi lavori, QUALSIASI essi siano, dovrebbe essere festeggiato! Di nuovo, sono felicissimo che stia condividendo i suoi talenti con noi, a prescindere dal risultato. Frank Miller ha fatto per l’industria dei comics molto più di quello che voi vi sognerete mai di fare e perché non vi fermate prima di scagliare pietre contro i suoi disegni a pensare se i vostri risultati potranno mai confrontarsi con le sue opere pluripremiate e celebrate. DAREDEVIL. ELEKTRA. RONIN. DARK KNIGHT. YEAR ONE. BORN AGAIN. SIN CITY. 300. Miller ci ha dato il suo meglio, ha contribuito alla crescita dei comics come forma d’arte e come industria e gli siamo grati che continui a condividere con noi l’evoluzione del suo leggendario talento.

Frank Miller ha cambiato il tono e il tenore dell’industria dei comics. Forse in questo esatto momento voi siete capaci di disegnare delle anatomie più precise ma - fatemi essere estremamente chiaro - non potrete mai avvicinarvi al livello di maestria di uno storyteller come Frank Miller. Come scrittore, come disegnatore, come architetto della tavola, i suoi layout, il suo segno, il ritmo, l’atmosfera sono senza eguali. Se sputare giudizi e critiche volgari vi fa sentire un millimetro più alti, vi garantisco che non potrete mai e poi mai essere nel novero dei grandi di tutti tempi a cui Frank è destinato. Apprezzate gli sforzi e i contributi di questa leggenda vivente e smettetela con i vostri stupidi commenti e giudizi pieni d’odio.
"
Disegni: Frank Miller.
Ma è probabilmente Kurt Busiek a centrare meglio il problema, virando su aspetti più artistici: "[...] Frank parla da anni del potere “primitivo” dei supereroi, del loro maggior impatto durante la Golden Age quando erano rozzi, senza orpelli.
[...] Li disegna in modo da comunicare questa sua idea di potere grezzo e incontaminato, non come li disegnavano Neal [Adams] o Curt [Swan] o chiunque altro.
[Il suo Superman] è potente, minaccioso, un po’ Eastwood fuori di testa, con i pugni di Kirby e un cazzo ben in evidenza. Non si tratta di un errore, non si tratta di mancanza di controllo.
È una stilizzazione, una caricatura... è Frank che ci mostra una versione di Superman che non è elegante e piacevole da vedere."
Il Cortile nell'adattamento a fumetti di Antony Johnston per i disegni di J. Burrows.
Restando nell'ambito della creatività e dell'approccio di un autore alle sue creazioni e al suo lavoro, riporto un estratto di un testo pubblicato sul suo sito, l'11 Settembre scorso, dallo sceneggiatore inglese Antony Johnston, noto in Italia (principalmente) per gli adattamenti a fumetti di alcuni racconti e testi di Alan Moore tra cui Il cortile.
Il post s'intitola SUL FUMETTO, LA SERIALITÀ, IL SUCCESSO E IL FALLIMENTO e può essere letto nella sua interezza qui.
"[…] Sono ben consapevole di non scrivere serie di mega-successo con vendite da blockbuster. I miei fumetti sono spesso strani, complicati, ambigui, oscuri, di nicchia, definiteli come vi pare. Solitamente non sono “per tutti”.
[…] Ovviamente mi piacerebbe avere un maggior numero di lettori, a chi non piacerebbe? Ma non a costo di sacrificare il mio modo di lavorare o i miei gusti.

Perché c’è una cosa. Anzi, beh, sono due.
Primo: Scrivo il genere di libri che mi piacerebbe leggere. Io scrivo per me.
Ecco perché mi fa molto piacere che ci siano persone che apprezzano quello che scrivo, perché scrivo per me stesso e non ho idea se qualcun altro sarà interessato a quello che voglio raccontare. E se lo sono, è bellissimo. Se non lo sono - per via dell’argomento trattato, dei personaggi, del mio stile o perché loro pensano che sia una serie stupida – va malissimo perché non cambierò di certo per il loro piacere.

Si tratta del mio lavoro. Del mio nome in copertina. Nessuno può dire un cazzo.


Secondo: Il fallimento è il risultato atteso da tutti i comics.
Un po’ come accade in televisione, la chiusura o la cancellazione di una serie regolare di fumetti è il risultato finale standard.


E sapete una cosa? Nessuna delle chiusure o dei fallimenti precedenti ha mai condizionato la decisione, da parte di chi doveva, di farmi pubblicare un altro progetto. Perché  quelli di noi che lavorano davvero nel mondo dei fumetti – e io ormai sono in questo giro da 15 anni (!) – capiscono bene che la cancellazione è un fatto normale. Sappiamo bene che ci sono ottimi fumetti che non riescono a trovare il loro pubblico, accade continuamente. È la vita, ragazzi.

[…] Per cui sto concentrato sul lavoro. Cerco di fare il meglio che posso, con i collaboratori migliori e più interessanti, e mi piace pensare che il mio pubblico sia composto di persone intelligenti a cui piace leggere quel genere di storie.
Perché questo è davvero l’unica cosa che posso fare. 

Tutto il resto non posso controllarlo. E francamente, sono troppo vecchio e non mi frega un accidente delle cose al di là del mio controllo. […]
Il Grande Male, opera di David B. citata da Barbieri nel suo pezzo su Fumettologica.
Intanto su Fumettologica, Daniele Barbieri, noto semiologo e studioso di Fumetto, si domanda: "il romanzo fa davvero bene al fumetto?" E aggiunge: "È solo una domanda, che voglio porre, senza avanzare risposte definite, che non possiedo. Ma è una domanda che si può raffinare. Per esempio, la dominanza del genere autobiografico nel fumetto, o in generale di approfondimento interiore dei personaggi, non è forse un omaggio o un adeguamento a una tendenza analoga e vincente nell’universo del romanzo, a partire da quello che ci è stato insegnato a scuola? Siamo di nuovo nel campo della strabordanza dell’io. Ce n’è bisogno anche nel fumetto? [...]"
Vi invito a leggere l'articolo completo (qui).
Interrogarsi e mettersi in gioco: anche il Fumetto, ormai adulto, lo deve fare.

giovedì 24 settembre 2015

opinioni sul fare fumetti... [11]

Supperheroes, disegno di Alex Ross realizzato all'età di 4 anni, nel 1974.
Il 9 Settembre Joe Madureria lanciava la sua campagna Kickstarter per un videogioco basato su Battle Chasers, serie a fumetti che godette grande successo negli anni '90 seppur interrotta dopo soli 9 numeri (pubblicati nel corso di 4 anni!).
La richiesta era di 500mila dollari (mica pizza e fichi!)... raccolti in sole 72 ore! Mentre scriviamo, il crowdfunding, che si chiuderà il 10 di Ottobre, ha superato la cifra di 670mila dollari (con oltre 11mila "backers") e, udite udite, oltre alla realizzazione del videogioco in questione vedrà la pubblicazione, solo in digitale (parrebbe), di ben tre numeri della serie originale che chiuderanno la storia rimasta in sospeso da oltre un decennio.
Ah, il potere del "fare colletta" ai tempi di Internet!
Copertina del N.9 di Battle Chasers.
Dai videogiochi legati ai fumetti alle riflessioni sui cine-comics.
Il 27 agosto scorso sulla sua pagina Facebook, Erik Larsen tra i fondatori della Image e autore di Savage Dragon - saga partita nel lontano 1992 che ha raggiunto e superato il numero 200 - scriveva: "La gente continua a chiedermi 'quando uscirà il film di Savage Dragon?' ma onestamente non ho alcuna fretta di vederne uno. La gente sembra dimenticarsi che per ogni Iron Man e Avengers ci sono decine di film come i Fantastici Quattro, Spawn, Elektra, Catwoman e Howard the Duck. Film che macchiano per sempre un personaggio e uccidono un franchise.

Ho il pieno controllo del fumetto di Savage Dragon: posso farci tutto quello che voglio. Nel caso di un film quel controllo svanirebbe. E per sempre la voce che le persone sentiranno quando Savage Dragon aprirà la bocca non sarà la voce che io sento ma quella dell'attore che lo interpreterà. Smetterebbe di essere mio e diventerebbe di qualcun altro."
Per un attimo... immaginiamo Bruce Willis nei panni di Savage Dragon!
Sempre Larsen e sempre su Facebook, il 15 Settembre: "Il mio consiglio per chiunque voglia entrare nel mondo dei fumetti è di farli. Inizia semplicemente a sfornarne. Mettili online.

Se sei "solo uno sceneggiatore" allora scrivi una manciata di albi, mese dopo mese. Crea dei personaggi oppure fai solamente finta di scrivere quei cazzo di X-Men.
Scrivi sceneggiature complete. E mettile online ogni lunedì. Produci. Sii attivo.

Se sei un disegnatore: improvvisa. Ma produci!
Molto è legato al capire "come posso fare?". Perciò... provaci. Dici d'avere un sacco d'idee? Fammi vedere. E con "fammi vedere" intendo "NON far vedere a ME". Intendo mostralo a te stesso... dimostralo a te stesso.

Non importa se nessuno vedrà i tuoi fumetti. Postali su Facebook se devi. Postali dappertutto. Crea un blog. Non si tratta d'essere visti... si tratta di prendere il ritmo. È un esercizio per vedere se sei in grado di farlo.

Dobbiamo tutti navigare nella merda prima di raccogliere i frutti. Ci sono difetti da sistemare e non succederà guardando la TV.

Ho scritto e disegnato circa 70 fumetti completi, alcuni più lunghi di 100 pagine, prima di arrivare alla pubblicazione. Quando è successo ero già un veterano. È stato di grande aiuto.

Ogni volta che ho realizzato un fumetto ho iniziato chiedendomi "come diavolo posso FARE? È impossibile!" Questa sensazione non va mai via.
Devi soltanto... FARE.
"
Copertina di Savage Dragon N. 206 (2015).
A proposito di fumetti su Internet, magari gratis, recupero un testo di David Lloyd, datato Luglio 2014, probabilmente ancora attuale. Ricordiamo che Lloyd - noto in tutto il mondo come il co-creatore e disegnatore di V for Vendetta - è l'"anima" del progetto di comics digitali Aces Weekly.
"Aces Weekly, ad esempio, offre fumetti di prima qualità di oltre 20 pagine per meno di una sterlina a settimana: nel mondo in cui viviamo in cui tutto è costoso verrebbe giudicato da molti come un furto. Parrebbe che molte persone si chiedano perché non siano completamente gratuiti come gran parte degli altri fumetti disponibili in Rete, e sono restii all'idea quasi per principio!

Molti di voi su Deviantart vogliono realizzare dei fumetti, o lo stanno già facendo, e forse mostrate i vostri lavori sul vostro blog o su un sito per... nulla. Intrattenete i vostri lettori in cambio di nulla.
Pensateci due volte, se fate così. Date valore al vostro lavoro. E se credete in quello che sto cercando di fare con
Aces Weekly sosteneteci in modo da riuscire alla fine dei nostri sforzi a garantire entrate stabili per i fumetti "onscreen": ne potrete beneficiare anche voi, ora o in futuro. State a sentire un autore. NOI autori, dopotutto, siamo la SOLA parte essenziale per la realizzazione dei fumetti."
Aces Weekly.
Chiudiamo con l'Italia, tornando a parlare dell'ottima rubrica La formazione del fumettista curata da Matteo Bussola per Vibrisse, conclusasi (pare) lo scorso luglio dopo ben 34 "testimonianze", tutte assolutamente da leggere.
Riportiamo un estratto dal contributo scritto da Claudia “Nuke” Razzoli che... conferma quanto affermato sopra da Erik Larsen!
"[...] decisi che non avrei più sottoposto un solo fumetto a un solo editore, che non mi sarei mai più impegnata per fare qualcosa di giusto, corretto, bello, che corrispondesse a determinate regole e che avrei scritto e disegnato seguendo una sola regola: cosa avrei voluto leggere io. Rifeci quel fumetto (incompleto, immaturo, pieno di vignette di cui oggi mi vergogno) e me lo autoprodussi, accorgendomi poi che era esattamente la stessa cosa che facevo quando volevo fare la ballerina, o l’attrice, o quando riempivo i banchi e i libri di scuola di fumetti inizio-svolgimento-fine. Di quando volevo fare la scrittrice e scrissi un (orribile) romanzo lungo un quaderno intero.
Lo facevo.
Non è che ci provavo. Lo facevo e basta, com’era era.
E facendolo, e continuando a farlo, miglioravo, cambiavo, sperimentavo (stavolta per davvero, non per giustificare una tassa scolastica).
La staticità di tutti quei lunghi anni improvvisamente trasformata in azione.
Il collegamento era stato così difficile da fare solo perché era troppo palese: l’unico modo per imparare a fare fumetti è farli.
"

See you later, alligators!

Dennis the Menace: "Una cosa che ho imparato nella vita è che i fumetti non sono mai abbastanza!"

lunedì 21 settembre 2015

recensioni in 4 parole [34]

Orrore ed epica pirateschi.
Hitler
Cronistoria di un dittatore.
Giocare una bella mano.
Big Nemo
 Si cresce, si cambia.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
L'abisso
Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Luca Rossi
Copertina: Aldo Di Gennaro
Editore: Sergio Bonelli Editore; Collana: Le Storie N.35
Formato: brossurato, 114 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,80
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Hitler
Storia e disegni: Shigeru Mizuki
Editore: Rizzoli/Lizard
Formato: brossurato, 288 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Dylan Dog N. 348 - La mano sbagliata
Soggetto e sceneggiatura: Barbara Baraldi
Disegni: Nicola Mari
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Big Nemo
di Alan Moore (testi), Colleen Doran (disegni) e Josè Villarrubia (colori)
Editore: Electricomics
Formato: webcomics
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 2 settembre 2015

Omaggio allo Spirit di WILL EISNER

Disegno di Andrea Accardi.
Dagli archivi di Ultrazine.org, riemerge un sentito omaggio al Maestro WILL EISNER, autentico Gigante della Nona Arte, e al suo Spirit.
Pubblicato su Ultrazine nel lontano 2001, si tratta di una short in quattro strisce scritte da Omar Martini e disegnate, rispettivamente, da Massimo Semerano, Andrea Accardi, Giuseppe Camuncoli, Francesco Mattioli con il contributo speciale di Alberto Corradi (suoi i disegni dentro i balloon). 

Un grazie ad Omar per l'autorizzazione a riproporre sul blog questo "gioiellino".
Buona visione! E... grazie Zio Will! :)
Strip 1. Storia: Omar Martini. Disegni: Massimo Semerano e Alberto Corradi.
Strip 2. Storia: Omar Martini. Disegni: Andrea Accardi e Alberto Corradi.
Strip 3. Storia: Omar Martini. Disegni: Giuseppe Camuncoli e Alberto Corradi.
Strip 4. Storia: Omar Martini. Disegni: Francesco Mattioli.

giovedì 20 agosto 2015

Alan Moore: "Fellini ai prezzi di Ed Wood!"

Alan Moore ritratto da Michael Hacker.
Nel seguito potete leggere la traduzione della "Dichiarazione d'intenti", scritta da Alan Moore, per Orphans of the Storm, la società creata insieme al fotografo Mitch Jenkins con la quale ha realizzato Show Pieces, cinque cortometraggi parte di un progetto cinematografico più ampio, in lavorazione con il titolo The Show.
Orphans of the Storm è anche "coinvolta" nel progetto Electricomics, su cui magari torneremo a parlare prossimamente.
Buona lettura.

La traduzione è stata realizzata per solo scopo divulgativo.
Tutti i diritti originali sono © Orphans of the Storm & Alan Moore.
Che Glicone sia con voi.
Gli attori Andrew Buckley e Darrell D’Silva, Alan Moore, Mitch Jenkins e l'attrice Khandie Khisses.
LA NOSTRA PROMESSA PER VOI
(Un manifesto scritto con il ribollente inchiostro della sanità mentale sopra un milione di cuori delusi)

Un brunito pomeriggio di circa cinquant'anni fa, due perspicaci scolari, i sogni ancora incontaminati da un mondo che prende a calci i castelli di sabbia, stavano distesi all'interno della botte arrugginita di una betoniera nell'incustodito e deprimente cantiere di Northampton che era diventato il loro unico campo giochi, guardando le nuvole vagare senza meta attraverso la circolare apertura del loro scomodo rifugio. Il più giovane dei due, un commovente occhialuto bambino albino che giocava compulsivamente con la nuova macchina fotografica Fischer-Price che gli era stata regalata dal padre per il suo compleanno, parlò con distante tono sognante condividendo le proprie più intime e preziose speranze con il suo più grande, intelligente, bello e adorabile piccolo compagno di giochi.

            “Sai cosa ti dico? Quando saremo grandi ho la strana sensazione che, in qualche modo, ti convincerò a lavorare a un breve film di dieci minuti con me, nonostante tu, a quel tempo, sarai una specie di misteriosa apparizione tipo Ben Gunn che urla la sua condanna contro qualsiasi cosa le persone normali apprezzino, specialmente il cinema contemporaneo.”

           Il suo decenne carismatico compagno, un giovane di una bellezza soprannaturale che era tragicamente afflitto da iperpelosità come quei ragazzi-lupo messicani di cui si legge in giro, mise da parte con cura il quaderno sul quale stava scrivendo i suoi appunti su tutte le grandiose idee per il successivo mezzo secolo che al tempo erano conosciute, ed è bizzarro, come “Compendi Pittografici via Nuvolette Labiali” e replicò al suo anemico collega con un accecante sguardo di rimprovero.
   
            “Se lo farai, renderò la cosa così diabolicamente complicata e la creerò in modo che si espanda in una mostruosità tentacolare che si prenderà la tua vita e infetterà la Cultura stessa come una sorta di ideologico patogeno che nessuno capirà o da cui potrà difendersi.”

            Ora non è importante sapere i nomi di questi due bambini. Il motivo per cui non importa è perché accadde che il tamburo miscelatore contenesse ancora un residuo di cemento fresco che asciugandosi durante la loro conversazione immobilizzò i due che finirono grottescamente affogati durante l'improvviso nubifragio notturno che sopraggiunse. Il fatto rimarca ancora una volta i pericoli posti dai cantieri lasciati incustoditi.

                                                            *****

            Fu così, che per mera coincidenza, circa cinque decadi dopo gli eventi sopra narrati, Mitch Jenkins, fotografo di Northampton, si ritrovò tra le mani una proposta per un film da parte di Alan Moore, scrittore di Northampton. Inclusi nell'onnicomprensiva trama c'erano diversi elementi che rimandavano a nuovi media, ognuno dei quali col potenziale di espandersi in un'entità altrettanto stupefacente ed esauriente quanto il film stesso. Aggrottando la pallida fronte, il celebre maestro delle lenti pensò che una simile varietà di progetti avrebbe necessitato di una qualche “società ombrello” che ne gestisse la complessità, anche se riguardo al nome da dare a una simile impresa si trovò completamente perso. Fu a questo punto che l'imprevedibilmente aggressivo ma abile cesellatore di parole si espresse nel suo tono da medium in trance. 

            “Chiamiamoci Orphans of the Storm, che la gente ci conosca per la nostra mancanza di parenti e per l'aspetto inzuppato di chi è stato colpito da un fulmine.”

            E sebbene avesse capito soltanto una parola ogni dieci di quello che aveva udito, l'abile manipolatore della luce, dell'ombra e dei bagni di sviluppo accettò la proposta, nonostante che per alcuni mesi credette che la loro società avesse preso il nome da una canzone dei Doors.

                                                           *****

            A questo punto dovrebbe essere chiaro che “Orphans of the Storm” non è una canzone dei Doors. Quella era “Riders on the Storm’, un titolo che con la nostra organizzazione ha in comune solo le parole “the” e “Storm”. Andrebbe inoltre chiarito che, nonostante i malinformati pettegolezzi del Web, “Orphans of the Storm” non ha alcun legame con l'antico e misterioso culto babilonese che domina Hollywood descritto in Flicker, il romanzo di Theodor Roczak, che dopotutto è un'opera di finzione e non riflette la realtà. L'idea di una qualche tradizione mistica, sopravvissuta in chissà quale modo, intenzionata a imporre sul mondo una forma di cinema magico capace di alterare le menti è troppo assurda per doverla smentire. E se anche una simile cospirazione esistesse, di sicuro Mitch Jenkins e Alan Moore sarebbero le ultime persone che uno collegherebbe a un piano basato sul cinema magico. Alan Moore non sa nulla di cinema e Mitch Jenkins non sa nulla di magia, per cui come potrebbe funzionare? No, mi dispiace, il solo pensarci è ridicolo. Perché persino parlarne?

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            Ritornando al nostro racconto, avendo concordato sul sopracitato nome come termine collettivo per il loro nidificato insieme di progetti multimediali e incominciando a credere che Orphans of the Storm potesse essere una valida e persino redditizia impresa creativa, il biondo ritrattista di Hugh Laurie si ritrovò ad essere ancora preoccupato su alcuni dei più sconcertanti aspetti del loro piano.

           “Allora, come si collega a tutto questo il burro dietetico? E l'energy drink o la rivista per supermarket? Inoltre, hai messo una soap opera sulla filosofia tedesca. E un social network e un socialmente irresponsabile videogioco e un brand immaginario di t-shirt e un partito politico razzista. Sono sicuro che in qualche modo tutto andrà al suo posto, ma mi piacerebbe capire bene perché lo stiamo facendo.”

    Non era una richiesta irragionevole. Il suo partner annuì con indulgenza.

    “Lo facciamo perché mi sono spinto nella sala macchine della cultura solo per scoprire che non c'è nessuno al posto di guida. La società stava per scivolare sullo spartitraffico centrale di sogni traditi, verso l'imminente furia devastante di un collasso psicologico, per questo ho preso una decisione esecutiva e ho fatto quello che dovevo fare. Gli Orphans of the Storm sono qui per prendere in mano il joystick della civiltà e, dipende dal fatto che se ci siamo ricordati in quale direzione spostarlo, condurla verso una nuova eterea stratosfera oppure, mal che vada, togliere il disturbo in una devastante e gloriosa palla di fuoco.”

            E l'abile levigatore di pixel scrutò a lungo il palese visionario a cui aveva affidato le proprie fortune e quella della sua famiglia. E pensò: “Oh Cristo!”

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    Non vorrei insistere sulla questione ma tornando al culto babilonese di Flicker, ci sono un sacco di ragioni per cui uno scenario del genere sarebbe del tutto irrealizzabile. In tutta franchezza, se esistesse un'antica religione basata sullo stato di trance indotto da una sorta di proto-strobo realizzato con un cerchio rotante e luce naturale - cosa che non è - e se un simile culto fosse persino alla base del cinema moderno - e non è così - allora come la mettiamo con elementi di Orphans of the Storm come i fumetti digitali, il videogioco e i finiti siti pornografici  Big Black Lego Studs? Non hanno nulla a che fare col cinema, no? O con Babilonia, a dirla tutta. Non riesco davvero a capire come la gente s'inventi queste cose. Voglio dire, ma per favore! Siete molto meglio di così.
   
                                                             *****

    Comunque sia, ecco in poche parole la storia di Orphans of the Storm.
Intitolata come un film di DW Griffith con Lillian Gish che nessuno dei responsabili di questa società ha mai visto, Orphans of the Storm vuol essere un'autentica impresa del 21esimo secolo, con un modo di pensare che sia flessibile fino al punto da potersi quasi spezzare. Vi promettiamo estensioni di un'idea, argomentate e ponderate con cura, piuttosto che franchise sfruttati senza pudore. Vi promettiamo Fellini ai prezzi di Ed Wood. Vi promettiamo concept originali che siano all'altezza del loro tempo e non meri cadaveri rianimati tratti dall'intrattenimento leggero del passato, anche se abbiamo pure qualcuno di questi. Vi promettiamo un antidoto ai divertimenti tossici che avete già sconsideratamente ingerito e speriamo in Dio che non sia troppo tardi. E se non possiamo promettervi un mondo migliore di quello in cui vivete, possiamo almeno promettere che sarà più spassoso, più meravigliosamente terribile e meglio congegnato. Gioite, popoli del mondo dai neuroni randellati. Una terrificante utopia è almeno a portata di mano.

                                                           *****

            E non abbiamo nulla a che fare con la Confraternita di Tlön, nemmeno con loro.


[Il testo originale può essere letto sul sito di Orphans of the Storm: qui.]

lunedì 10 agosto 2015

UltraSpeciale SERGIO TOPPI

Una tavola di Sergio Toppi, da Sharaz-de.
Il 21 Agosto del 2012 se ne andava SERGIO TOPPI, autentico Gigante del Fumetto e dell'Illustrazione, un autore che ha lasciato un ricordo indelebile nei lettori (qui un mio umilissimo contributo) e una lezione magistrale per gli artisti e fumettisti di tutto il mondo. 

A distanza di tre anni da quel luttuoso evento, in ricordo di Sergio Toppi e per celebrarne l'indimenticabile e indimenticata grandezza artistica e umana, ripropongo nel seguito la breve storia omaggio realizzata da Tito Faraci (testi) e Fabio Celoni (disegni) pubblicata nel volume Sergio Toppi: Nero su bianco con eccezioni scritto dall'amico Fabrizio Lo Bianco, edito nel 2005 da Black Velvet. Un grazie a Tito, Fabio e Fabrizio per l'autorizzazione alla pubblicazione.

Inoltre, colgo l'occasione, per (ri)presentare qui i contributi di Walter Simonson, Ramon Aznar e Giorgio Concu apparsi in un estemporaneo Speciale Toppi, ospitato tra il 2002 e il 2003 su Ultrazine.org.
Storia: Tito Faraci. Disegni: Fabio Celoni.
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SERGIO TOPPI, UN AUTENTICO MAESTRO
di Walter Simonson
[Pubblicato su Ultrazine nel Dicembre 2002. Traduzione di smoky Man e Omar Martini.]
   
A metà degli anni '70 si tenevano a New York, una o due volte l'anno, delle fiere dedicate al fumetto. Allora ero un giovane professionista e, vivendo a New York, frequentavo regolarmente quelle mostre. La maggior parte delle cose in vendita nello spazio occupato dai negozianti era roba che avevo già, che non mi interessava o che non mi potevo permettere. Vecchi albi americani, una selezione di tavole originali, dei banchetti pieni di Big Little Books, i soliti giocattoli di latta e altre cianfrusaglie. Lo scopo principale di quelle mostre era di socializzare, vedere i vecchi amici arrivati in città e incontrare dei professionisti di cui non sapevo quali fossero le opere che mi piacevano. Ma c'era anche il banchetto delle rarità - di solito ce n'era uno o al massimo due - dove si potevano trovare delle graphic novel. Non semplici graphic novel, ma le graphic novel europee. Erano lavori di cui allora sapevo molto poco e che non avevo quasi mai avuto la possibilità di vedere. Il banchetto era pieno di volumi disegnati da artisti che non avevo mai sentito nominare, con un immaginario che non mi sarei mai sognato. E uno dei primi volumi ad attirare la mia attenzione fu un libro intitolato "L'homme des Marais" realizzato da un certo Sergio Toppi.
Non conoscevo quel nome, ma era chiaro che si trattava di un grande. Un vero grande! Rimasi sconvolto da quel libro! La tecnica mirabile, l'attenzione particolare per i volti umani, la cura nel rendere i costumi e le atmosfere del periodo storico, la composizione delle vignette e dell'intera pagina, l'intenso utilizzo del tratteggio all'interno dei disegni, il potente uso del negative space nell'intera opera, la combinazione e la continuità nel susseguirsi delle immagini, e la narrazione attraverso i disegni che danzano di pagina in pagina... la mia conoscenza del Francese era davvero pessima, ma capii istantaneamente di trovarmi di fronte al lavoro di un illustratore e di un narratore eccezionale. E così ho trascorso gli ultimi venticinque anni a scoprire e a guardare il suo lavoro, a studiarlo e a cercare di includere un po' della sua straordinaria visione nelle mie creazioni. Le qualità di Toppi come artista sono troppe per essere elencate in modo esauriente in questa sede. D'altra parte, nessuna parola potrebbe davvero descrivere l'opera di un artista. Nel migliore dei casi, le parole possono indicare la via, poi spetta a chi guarda lasciare che l'opera lo trasporti là dove le parole vengono a mancare. Ecco perché una mostra come questa ha un valore inestimabile. Perché toglie, per quanto sia possibile, l'interfaccia che c'è tra l'artista e il pubblico e li riunisce insieme in un luogo in cui, per un breve momento, possono diventare una cosa sola.
      
Non ho mai incontrato Sergio Toppi, ma mi piacerebbe. Mi piacerebbe incontrarlo e stringergli la mano, nella speranza che un po' del suo spettacolare talento passasse, per contatto, a me e ai miei disegni!

I miei migliori auguri, Sergio. Che la tua matita e i tuoi pennelli non si asciughino mai!
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SERGIO TOPPI E I SUOI RACCONTI DEL NUOVO MONDO
di Ramon Aznar
[Pubblicato su Ultrazine ad Aprile 2003.]

1992, un anno veramente speciale in Spagna. I Giochi Olimpici a Barcellona e nello stesso tempo uno sguardo retrospettivo nella celebrazione del "Quinto Centenario" della scoperta d'America, il Nuovo Mondo, con ogni sorta d'attività culturali.
Planeta-De Agostini e la Sociedad Estatal Quinto Centenario, (1492-1992) pubblicarono una bella collezione di libri dedicati alla scoperta d'America, sotto il nome "Relatos del Nuevo Mundo", illustrati dai più bravi rappresentanti, spagnoli e non, del mondo della "nona arte".
Fra i 25 titoli di questa bella collana, ci sono due libri che il grande autore italiano Sergio Toppi ha creato per l'occasione. E' importante osservare che in questo momento i due titoli sono esauriti in Spagna e inediti in Italia, anche se i due meritano di essere in ogni biblioteca o collana importante di fumetti, e anche di Storia. Entrambe le storie ci mostrano l'ambizione umana per conseguire l'oro e l'argento, simboli di potere nell'epoca della grande scoperta e anche ai nostri giorni. Per tutti coloro che ancora non hanno avuto la fortuna di acquistare questi piccoli gioielli, l'editore "Mosquito", in Francia, annuncia una prossima edizione di La leyenda de Potosí, a settembre 2003, e sicuramente continuerà con Los tesoros de Cibola.

El Cerro de la plata / La leyenda de Potosí (prima storia ad essere pubblicata anche se non nell'ordine cronologico del suo contesto storico) ci racconta le avventure d'un povero sivigliano che nel 1496, a Sierra Nevada (Granada), si trova di fronte a uno strano personaggio, a metà tra stregone e diavolo, che predice il suo destino: scoprire una collina d'argento (cerro de la plata, in spagnolo), in una lontana terra d'oltremare.
Nel 1514 ritroviamo il nostro anonimo protagonista sul fiume Putumayo nella foresta colombiana, vivendo fra gli indiani "chiriguanos" che l'hanno accolto come uno di loro, e impegnato nella lotta contro l'Inca invasore, sotto la dinastia di Huayna Capac.
E' il 1531 quando finalmente arriva sull'altopiano andino, di fronte alla collina di Potosí (che significa "Cosa grande" nella lingua quetxua). Nonostante ciò, non ha il tempo di godersi il suo "Cerro de la Plata" che muore nelle mani del suo vecchio alleato Wadosewa, capo chiriguano, che non ha dimenticato mai la sua diserzione, alla ricerca del suo destino nella collina d'argento.               
Già nel 1685, l'ultimo proprietario del Cerro de la Plata, don Jaime de Villarroel, abbandona la miniera esaurita, lasciando piantato sulla sua vetta un elmo spagnolo, scintillante come fosse d'argento, in omaggio allo sfortunato sivigliano morto in seguito a un sogno.

Las fabulosas ciudades de Arizona / Los tesoros de Cibola è il secondo racconto ambientato nel Nuovo Mondo che ci offre Sergio Toppi. In questa storia l'azione si sviluppa nella desolazione delle aride terre d'Arizona.
Anno 1541, il licenziato spagnolo Martín de Urría, il suo domestico arabo Kaloumi-ba e un nuovo protagonista anonimo, questa volta il vecchio soldato chiamato "cuchillo" (coltello), partono da Culiacán (Nuova Galizia) alla ricerca di Cibola, la favolosa città d'oro.    
Gli indios "yaquis" non permettono la sua intrusione. Ammazzano Kaloumi-ba e spingono gli altri verso una morte sicura nel deserto.
Il licenziato Urría muore bevendo l'acqua avvelenata d'una pozza, e il nostro ex-soldato si perde in quelle spietate terre, solo e smarrito finché trova un piccolo "pueblo" indiano che scintilla come l'oro sotto il sole ardente d'Arizona, e che assomiglia la sua Cibola sognata.
In questa strana costruzione scavata nella montagna per i suoi abitanti, uno stregone e suo figlio, il capo della tribù, decidono di dargli da bere il succo di una pianta che produce una amnesia totale. In questo modo, lo spagnolo non sarà capace di svelare a nessuno l'ubicazione del villaggio.
Nuovamente perso nel deserto, è finalmente riscattato da una morte sicura dal capitano spagnolo Esteban Cabrera, che ritornava da una partita di caccia, e che condurrà il nostro protagonista fino al convento di "Santa María de los Dolores", a Culiacán, dove rimarrà sotto la cura dei frati, povero e dimenticato da tutti.

L'arte di Sergio Toppi raggiunge in entrambi i casi il massimo livello di espressività e colorazione. Le sue immagini ci portano in luoghi desolati o lussureggianti, lontani nel tempo e nello spazio, mentre le sue storie ci mostrano le passioni umane e la sorte tragica che attende i personaggi come unica ricompensa per la loro smisurata ambizione.
Illustrazione di Giorgio Concu (2002, acrilico bianco su lucido da proiezione).