Qualche tempo fa avevo letto su Lo Spazio Bianco un'intervista a Giacomo Monti, l'autore di quel Nessuno mi farà del male da cui Gipi ha tratto il tanto atteso e discusso film L'ultimo terrestre.
Lo dico subito, così sgombriamo immediatamente il campo, preferisco il Gipi fumettista. Adoooro il Gipi fumettista! Che poi il suo lungometraggio è un'opera prima e non tutti possono iniziare con Quarto Potere, no? E chiudiamo qui il discorso.
Tornando a Monti, su LSB alla domanda riguardo suoi nuovi lavori rispondeva in modo "evasivo" e incalzato da un "Solo una questione di tempo…?" replicava con "Non solo. Ho bisogno
di cambiare: l’idea di mettermi al tavolo da disegno mi fa venire il
vomito ora. Ho bisogno di muovermi, andare in giro, parlare con persone,
vedere posti." Chiaro, diretto e un po'... nichilista.
I fumetti di Monti, una manciata di storie brevi apparse a partire dal 2004 sopratutto sulla rivista Canicola, del cui omonimo collettivo è tra i co-fondatori, sono opere non facili, dal segno a tratti ostile (qualche superficiale li incasellerebbe nella categoria dei "fumetti disegnati male") che affrontano spesso le miserie di un'umanità priva di slanci e di possibilità di riscatto. Lavori che, confesso, ho fatto personalmente fatica a... digerire, pur sentendo verso la pagina disegnata da Monti una sorta di morbosa attrazione/repulsione.
Una voce sicuramente anomala nel panorama fumettistico Italiano, al contempo nuova e però affermata se si guarda all'adattamento cinematografico operato da Gipi.
Per questo un po' mi aspettavo il suo intervento, il 30 Ottobre scorso, durante il Comics Talks VI: Sessione 3 presso Palazzo Ducale, moderato da Matteo Stefanelli con la partecipazione oltre che di Monti, di autori del calibro di Baru, David Lloyd, Craig Thompson, Jiro Taniguchi e Jeff Smith.
Stefanelli parte ponendo a tutti gli ospiti la prima "classica" domanda: Why comics? Perché fai fumetto? Il primo a rispondere è Lloyd.
Specificatamente a Monti, Stefanelli riformula lievemente la domanda, dopo un cappello introduttivo con rimando all’uscita del film di Gipi. Ne riporto nel seguito, come utile documento, la trascrizione, la più fedele possibile, tratta dal video che ho fatto dell'evento.
Specificatamente a Monti, Stefanelli riformula lievemente la domanda, dopo un cappello introduttivo con rimando all’uscita del film di Gipi. Ne riporto nel seguito, come utile documento, la trascrizione, la più fedele possibile, tratta dal video che ho fatto dell'evento.
Stefanelli: Allora anche a Giacomo
volevo fare questa prima domanda… come lui è arrivato a fare i suoi primi
racconti a fumetti…
Monti: Vabbè, ho cominciato un po’ per caso. Ho sempre letto poco Fumetto,
non leggo Fumetto, non mi interessa neanche più di tanto. Ho incominciato a
interessarmi quando ho cominciato a disegnare. Proprio perché… visto che io
sono l’unico italiano e penso che la situazione sia un po’ diversa negli altri
Paesi e gli altri autori abbiano dei percorsi diversi. Io credo che forse
varrebbe la pena di chiedersi perché un autore in Italia non può campare
facendo questo lavoro. [applausi dal
pubblico]
Io credo che degli autori italiani un dieci per cento,
forse, campa, e non credo neanche alla stragrande, facendo questo lavoro. Gli
altri lo fanno bene o male perché hanno i genitori che magari li sostengono
oppure lo prendono a livello di mezzo hobby… Ed è così. Io poi ovviamente ho
smesso, perché non c’è possibilità di portare avanti un progetto del genere. Ed
è ovvio che magari mi piacerebbe andare avanti, perché tutto sommato è una cosa
che mi riesce bene e c’è quel famoso detto “se uno ha un talento, non dovrebbe
sprecarlo”.
Ma poi alla fine parlano i numeri, e la realtà italiana è
questa, una realtà molto triste. Nel senso che il Fumetto non se lo caga
nessuno. [risate dal pubblico]
Non è solo quello il problema… mi rendo conto che anche la
gente che legge Fumetto, secondo me, legge per la maggior parte stronzate… e
quel poco di buono che c’è, passa inosservato. Non c’è nessuna forma di
sostegno, non so… neanche da parte di Enti culturali o meno per delle
iniziative interessanti, dal punto di vista culturale.
Così insomma… io smetto. E comunque non capisco molte cose.
Certe cose non le ho vissute direttamente ma le ho sentite tramite persone o da
operatori che lavorano seriamente nel settore.
Però la realtà è veramente triste, tristissima.
Il panorama culturale italiano è pietoso.
Ma non lo dico io perché ho del risentimento, perché mi
tocca smettere.
Insomma… questo è quello che penso. [applausi dal pubblico]
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Addendum: Su Conversazioni sul Fumetto potete leggere un post che include i video della conferenza.



















































