mercoledì 27 luglio 2011

studiare per l'aldilà

Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.

Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

[Painting of a dog, Francis Bacon]

domenica 24 luglio 2011

frammenti di vita fumosa

Il palco attende...
Altro non si può fare se non vivere il tempo, nel tempo. La famigerata quarta dimensione. Insomma stare in un tesseratto. Ma le cose così si fanno difficili... beh, basta divagare...

Vita fumosa si diceva. Il volume targato Black Velvet dedicato ad Alan Moore, in lavorazione oramai da oltre due anni (e forse più), a cui ho dedicato tante energie e che tante energie ha assorbito (non solo strettamente fumettistiche), sembrerebbe alle sue battute conclusive (le ultime news in mio possesso lo davano in pre-stampa, per cui..) e dovrebbe materializzarsi come oggetto concreto dopo l'estate. Ecco, uno dei segni dell'Apocalisse 2012 potrebbe essere quello. A essere sincero, l'uscita reale del tomo la vedo un po' con un senso a la San Tommaso ("se non vedo, non credo") misto a una certa quantità di disillusione. Ma il libro in sé è assolutamente un must-have per tutti gli amanti di Alan Moore. S-i-c-u-r-o!

Per il resto procedono lentamente le altre attività, tra cui il "controllo finale" della supervisione di una traduzione (l'opera oggetto è legata ad un autore piuttosto importante) e l'attività di curatore e traduttore per un volume che credo ingolosirà molti. Tutti impegni presi da tempo e altri in divenire, che conto di onorare. Anche se non escludo sorprendenti decisioni. Dipenderà dal mio mood nei prossimi mesi.
Continuo imperterrito con il leggere fumetti a sprazzi e lasciarli (quasi) sempre a metà. La Genesi di Robert Crumb è però un gioiello assoluto, questo è certo. Per cui centellino le pagine.
Il serpente tentatore visto da Crumb!
E non ho saputo resistere all'acquisto dell'Omnibus di Toffolo, sarà per via della copertina in toni rossoblu.

Ho invece assistito a due spettacoli teatrali: la performance di Iaia Forte e Rita Atzeri incentrata sulla figura della Donna e il nuovo spettacolo scritto e interpretato da Massimo Carlotto con la partecipazione canora di Elena Ledda.
Il primo, intenso e giocato tutto sulle straordinarie qualità recitative delle due attrici, mescolava le voci di figure femminili "mitologiche" come Penelope, Medea, Elena a quelle di donne più vicine alla contemporaneità, vicende dolenti come quella di Neda, la ragazza uccisa nel 2009 durante le manifestazioni in Iran, o più lievi come quella di Wallis Simpson. Molto più dramma che leggerezza, comunque.
Tra tutti i vari frammenti recitati mi ha molto colpito la citazione della terribile lettera che le madri di Piazza de Majo indirizzarono al "Sig. Giovanni Paolo II", anche se in generale lo spettacolo mi è sembrato mancare di qualcosa, di una maggiore struttura capace di "reggere" il peso di un argomento così vasto e multiforme.
"Mattatrici" in scena!!!
Maggiormente "pensato" invece - dal mio umile punto di vista, sia chiaro - il lavoro scritto da Carlotto che univa temi di denuncia a elementi di "fiction" con un meccanismo di "storie dentro le storie". Il tutto reso ancora più intrigante dagli inserti musicali, incastrati perfettamente nel tessuto narrativo, di Elena Ledda e della sua straordinaria band. Applausi!
 
Carlotto, Ledda e band sulla "Via del pepe" raccolgono applausi
In ambito musicale il mio ultimo amore è l'incantevole Selah Sue! Voce calda avvolgente e idee ben chiare. Consiglio assolutamente l'ascolto e la visione del suo showcase su Repubblica.
L'incantevole Selah Sue... is this love? :)
Ah, in chiusura, un simpatico nonnino si gode la brezza notturna in compagnia della splendida Gea, siberian husky di 6 anni. Mi son divertito assai a giocare con la simpatica e docilissima cagnetta!
It's smoky life, dude!:)

lunedì 18 luglio 2011

nuotare (non ascoltare...)

Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo, momento
è la tua pelle ciò che sento, nuotando nell'aria.
Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente,
il cuore domanda cos'è che manca
perché si sente male, molto male,
amando, amando amandoti ancora.
Nel letto aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso
e non mi basta nuotare nell'aria per immaginarti:
se tu sapessi che pena.
Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro
l'aria è più nebbia che altro.
E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi.

giovedì 14 luglio 2011

BRAZIL! BRAZIL! BRAZIL!

Dico: ritmi brasileiri a conciliare la canicola estiva. Allegrezza carioca. Bossa nova! Samba! Insomma che cosa si può voler di più dalla vita?
Prove tecniche prima dello show!
A dirla tutta, con mio massimo sconcerto, la gente arriva con attitudine pantofolaia: telo per il prato, panino/pizzetta, birretta, sedietta... bah! "Ehi, guardate che qui si vuol ballare, eh?"
Va bene che il buon Sérgio ha i suoi annetti, però... mica siamo a teatro!
Il pubblico si prepara...
Il concerto inizia e... tutti giù, seduti. Io me lo godo in primissima fila, un po' soffrendo a dirla tutta, dopo timidi tentativi, condivisi da qualche altro temerario, di scuotere la folla e indurla a stare in piedi e a lanciarsi nel ritmo.
Lo show parte alle 21e45 e va via come un treno, senza pause. Mastro Mendes a trarre suoni senza tempo dal suo Yamaha. 
Mendes sembra saper suonare... :)
La band è eccellente: percussioni, batteria, basso, chitarra, tastiere, rapper, trio vocale tutto femminile. 
Tra le cantanti, spicca la voce cristallina della compagna di Mendes, Gracinha Leporace, e la bellezza solare della mora vocalist. Più tardi Mendes svelerà il suo nome: Rozzi (Crane, aggiungo io ora. Grazie Google!:)).
 
Si canta... si canta...
Il ritmo si fa incalzante e allora, tutti in piedi. E ci si scatena sulle note di Mas che nada: irresistibile.
Poco oltre le 23 si finisce. Il ballo finale ci ha reso tutti fradici di sudore nella canicola estiva: gli sguardi si incrociano... siamo brasilianamente tutti felici! :)
 
 
Che ritmo... che ritmo!
Ben fatto Sérgio! E oggi si suona a Umbria Jazz, mica l'ultima delle fiera di paese! :)

sabato 9 luglio 2011

Alberto Conte: la libertà di... scrivere fumetti!

Conosco ALBERTO CONTE da diversi anni oramai. E ne ho sempre apprezzato la lucida e tagliente ironia, i giudizi e le risposte "senza peli sulla lingua", unitamente, è ovvio, alla capacità di scrivere fumetti non banali (U.S.S. e L'ultimo della lista, Magic Press). Oltre a invidiargli le spettacolari collaborazioni con Luca Rossi, artista dal segno indimenticabile. 
Per questo non mi sono fatto sfuggire l'occasione di una chiacchierata con l'amico Alberto in occasione di un duplice appuntamento: l'imminente uscita per il mercato francese de Le Fauteuil du Diable (Editions Clair de Lune), per gli immancabili disegni di Rossi, e l'odierna inaugurazione presso la Galleria Libreria dell'Arco di S. Margherita Ligure (Via dell'Arco 17, tel. 0185-285276) di una mostra dedicata appunto a LUCA ROSSI, con esposizione di alcune tavole tratte dalle storie frutto del sodalizio con Conte.
Notizia di servizio: la mostra sarà visitabile nei mesi di Luglio e Agosto.

E ora sotto con le domande. Buona "fumosa" lettura!

smoky man: È da un po’ di tempo che non si hanno tue notizie "italiane". Praticamente dai tempi del progetto con la Magic Press.
Alberto Conte: Non si hanno notizie di me, innanzitutto perché non sono importante, ma soprattutto perché aborro il continuo parlarsi addosso di alcuni autori italiani. Capisco la necessità di farsi conoscere, ma mi sembra triste comunque. Dovrebbero essere gli altri, tecnici e lettori a farlo. Sono poi fuori dai meccanismi editoriali italiani, praticando serenamente un percorso tutto mio, che può finire ad ogni volume. Tutto qui. Vi è poi da considerare l’aggravante che il mio punto di vista sulla sceneggiatura non collima con quello vigente nel mercato italiano. Per essere espliciti, se i complimenti reiterati degli editor Bonelli per la qualità della mia scrittura, si rivelano poi paradossalmente una chiusura, mi limito a recepire il dato. La SBE, però, vende ancora numeri importanti di copie quotidianamente e quindi sono io in torto.
Sia chiaro: ho la “fortuna” di poter scegliere altrimenti, non dovendo sbarcare il lunario con le sceneggiature, e quindi faccio esercizio di arroganza, bonariamente definita da Ivo Milazzo “consapevolezza dei propri mezzi”.

Un bel j’accuse… ma con la Magic come finì? Al tempo delle loro interessanti produzioni italiane la tua e di Luca Rossi doveva intendersi come una incursione nei “generi”: noir (Ultimo della lista), fantascienza (U.S.S.)… Che puoi dirci di quella vicenda?
Nessun atto d’accusa, in realtà, piuttosto una semplice constatazione dei fatti, sulla base del mio esperito. Allora mi indignai, quando un responsabile editoriale cercò di convincermi di una castroneria lapalissiana: un fumetto come Dampyr sarebbe stato assimilabile a Preacher. Adesso mi fa sorridere. Il progetto con Magic avrebbe dovuto articolarsi in tre volumi, in origine, ma dopo i primi due non abbiamo riscontrato le condizioni per proseguire con l’editore. Ci saremmo aspettati, fra le altre cose, un minimo di promozione, essendo un prodotto italiano e data l’ottima accoglienza di critica di entrambi i volumi, addirittura entusiastica per quello noir, ma abbiamo capito non sarebbe stato possibile ed abbiamo scelto di soprassedere. Luca era sulla rampa di lancio per la Vertigo ed io stavo sondando il mercato francese, che mi sembrava più adatto alle ambizioni “autoriali” del sottoscritto. Il resto è storia: Luca ha intrapreso il lavoro su House of Mystery ed io ho iniziato la collaborazione con Clair de Lune, grazie anche a Fred Bremaud.
Due tavole pulp da In the blues. Disegni di Luca Rossi.
Parlavi di Clair de Lune, quindi Francia. Per quel mercato hai fatto diverse cose in questi anni…
Clair de Lune è un piccolo editore francese con cui collaboro da un po' di tempo e con cui ho un ottimo rapporto di fiducia reciproca. Questo si è tradotto in un minimo controllo sui contenuti delle storie. Mi piacerebbe poter avere maggiore autonomia sul colorista, ma è da sempre un affaire particolare per la Gallia. Ho avuto la fortuna, però, di avere Andrea Piccardo sui primi due volumi con Luca Rossi e Romina Denti sull’ultimo (sempre con Luca): hanno fatto entrambi uno splendido lavoro di cui siamo tutti soddisfatti. Io per primo, essendo daltonico... I primi volumi che cito sono quelli già pubblicati in Italia con Magic Press ed in Francia con Clair de Lune (U.S.S. e L'ultimo della lista), mentre l’ultimo, che è uscito in queste ore, si intitola, La Sedia del Diavolo. Ho pubblicato due volumi per una serie SF: Codename Heroes for hire, con Vincenzo Acunzo. Ho pubblicato infine una storia sulla rivista Mono edita da Tunuè, dal titolo Ulisse con Stefano Biglia, ottimo disegnatore e grande amico, ed una noir sul numero di marzo della rivista Heavy Metal, ancora una volta con Luca e con Andrea, che si è occupato del lettering e dell’impaginazione: intitolata In the blues, dove tornano i miei amati Wops, che forse qualche lettore ricorderà (apparsi su UdL). Sto preparando anche diversi progetti: un paio di genere noir con Michele Duch, un talento che sorprenderà; un paio di progetti SF con Valentino Forlini (tra cui forse la prosecuzione della serie cui ha collaborato Vincenzo), ed infine un altro con Mick Bertilorenzi, non appena sarà libero dal suo impegno con la grande “M”.

Mi sembra che non te ne stia certo con le mani in mano... :) 
Parlaci de La Sedia del Diavolo, sarebbe l’horror, il terzo “genere” da esplorare… Di che storia si tratta? Come è nata?
Sono stato sinceramente sorpreso che il mio attuale editore francese, abbia fatto la proposta di un nuovo progetto con Luca. Molto merito va anche alla stima nutrita per quest’ultimo. L’idea è nata anni fa, a seguito di un weekend romano, durante il quale ho conosciuto la storia di questo edificio, sito nel quartiere Africano: ho cominciato così a documentarmi, leggendo testi di storia e di esoterismo, per dare maggiore credibilità alla vicenda. E’ rimasta a ronzarmi nella testa per parecchio tempo. E’ ancora una volta una storia che “usa” un genere, per cui la definizione di “horror” appare riduttiva in questo caso, per raccontare altro. Si potrebbe definire anche noir esoterico, ma in realtà ciò che mi premeva realmente, era l’opportunità di raccontare una storia attuale, ancorché ambientata nella Roma di fine Ottocento: un intreccio di ipocrisia, prevaricazione, manipolazione dei desideri e delle paure altrui. Unica pecca, la necessaria riduzione a sole 46 pagine, per pressanti impegni di Luca: tagliare chirurgicamente la prevista sceneggiatura di 64 pagine e mantenere la medesima efficacia non era un compito semplice. Ancora adesso mi chiedo se non ho combinato un disastro, in realtà. Il prossimo passo sarà trovare un editore italiano ed uno statunitense: visto lo splendido lavoro di Luca, sarebbe davvero deprecabile che i lettori italiani ed americani, già innamorati del suo stile davvero unico, non possano ammirarlo in quest’ultimo volume.
Copertina de Le fauteuil du Diable. Illustrazione di Luca Rossi.
Luca Rossi è un disegnatore straordinario. Come si articola la vostra collaborazioni artistica? Credo sia oramai piuttosto “oliata”…
Concordo con il tuo giudizio sul Rossi disegnatore e rilancio: è una persona fantastica; un ottimo compagno di bevute e di lavoro. Bilancia con il suo carattere zen la mia vena maniacale. Non sono mai contento della sceneggiatura e talvolta sono pignolo addirittura riguardo al lavoro di Luca, che è così comprensivo da passare sopra alla mia ossessività, oppure da correggere anche le ali alle mosche quando potrei avere ragione… La nostra collaborazione è davvero semplice, e con un talentuoso come lui non potrebbe essere diversamente: per fare un esempio, talvolta mostra nelle vignette cose che ho dimenticato di segnalare e questo è davvero una prova di grande sintonia fra noi. Gli sottopongo, come sempre, il plot e la caratterizzazione dei personaggi e successivamente lo sommergo con riferimenti fotografici per ambientazioni e personaggi cui fare riferimento. Comincio poi a macinare tavole, con il mio solito contorto procedere. Questo è il migliore lavoro di Luca, di una spanna sopra alle sue numerose opere, a mio immodesto parere: ha disegnato tavole sontuose, ricche e dettagliate, cogliendo ogni sfumatura della vicenda e dei caratteri dei protagonisti. Merito anche del ritmo lavorativo francese, meno frenetico dell’italiano e dell’americano. Un editore francese è disposto ad aspettare, pur di avere un prodotto migliore. Vorrei aggiungere che è ogni volta per me incredibile come riesca a rendere degno di lettura il mio delirare. Mi chiedo piuttosto come mai si ostini Luca a collaborare con il sottoscritto, ma credo sia un mistero da lasciare irrisolto. Almeno per il mio ego: mi cullo nell’illusione che dietro un grande disegnatore vi sia un grandissimo sceneggiatore. Come e se proseguirà il nostro rapporto lo dirà il tempo: fra i diversi generi da trattare con lui, mi rimane forse ancora un western alla Cormac McCarthy (ed io so quanto odi disegnare cavalli, ma quanto gli riescano bene), oppure riuscire a trovare un editore interessato agli Wops, personaggi assai cari ad entrambi e derivati dall’amore di entrambi per Torpedo, per cui ho già preparato materiale per almeno tre volumi…
 
 
Poker di Diable. Disegni di Luca Rossi.
Parlaci brevemente dei tuoi modelli di riferimento come sceneggiatore: il tuo stile non sembra riferirsi alla tradizione italiana, quanto piuttosto a modelli stranieri.
Ops: colpito ed affondato. Parlando di scrittori sono rimasto fermo a Pratt e Berardi, ma al tempo di Ken Parker. Credo ci siano ottimi professionisti in Italia, ma si rifanno a modelli diversi ed un poco datati per i miei gusti. I primi nomi a venirmi in mente sono Oesterheld, Abulì, Alan Moore, Warren Ellis, Grant Morrison, Garth Ennis, Pete Milligan, Jamie Delano. Autori che connotano decisamente ogni storia con stile inconfondibile e spunti originali.

Fai qualche nome di autori o opere lette recentemente che, a tuo parere, siano degni di menzione.
Ho letto Daytripper di Moon e Ba, che ho trovato entusiasmante; un’ottima edizione di Cerebus, già letto in originale; Batman 100 di Paul Pope; Camelot Park. Leggo in realtà soprattutto romanzi e saggi, che insieme ai film o ai serial televisivi stranieri forniscono spesso ottimi spunti narrativi. Preciso, però, per non sembrare una xenofilo ad oltranza, che leggo anche autori italiani, quali Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti e Giuseppe Genna: ottimi scrittori e persone fuori dal comune. Devo ringraziare ancora una volta i primi due per la cortese (e gratuita!) disponibilità a scrivere l’introduzione dei due volumi editi da Magic Press. Con Giuseppe si era parlato di un progetto basato su un suo libro, ma credo purtroppo si possa considerare abortito. Mai dire mai, però: nel mondo del fumetto tutto può essere…

PS.: se non siete ancora sazi dei disegni di Luca Rossi fate un salto qui.

venerdì 8 luglio 2011

Rossella Faa: musica e ironia

 
Di ritorno dal piacevolissimo concerto di Rossella Faa, straordinaria cantante, autrice, attrice e... maestra di ironia, non posso evitare di postare qualche foto.
Sighi sighi: una manciata di nuove canzoni, seguito ideale del piacevolissimo Baa-bà, mescolando, con la solita istrionica maestria, ritmi bossa-nova e jazz a strampalati racconti (storie di topi, blatte, spettri e improbabili santi, per dire... :)) in limba.

La locandina dello spettacolo e i disegni sfogliati da Rossella durante lo spettacolo sono opera dell'amico Paciolus.
Tutto pronto per il concerto
Locandina sul leggio!
Rossella canta... e racconta
Rossella racconta e... canta
Il batterista del futuro!
(Serata quasi perfetta)

mercoledì 6 luglio 2011

Odio i fumetti!!!

Sì li odio. La casa è colonizzata da loro. Ovunque.
Incomincio ad accumularli senza un ordine. Inizio a leggerne uno ma non arrivo alla fine. Passo a un altro. Capita sempre più spesso.

Ho pensato ad un falò rituale. Oppure ad una serata a tema: "ruba un fumetto a casa mia... (è gratis!)". Tutti gli invitati possono impadronirsi a costo zero di un qualunque fumetto presente in casa. Uhmmmm, forse, meglio limitare la scelta ad una... selezione.

Maledetti fumetti!

L'altra notte o la notte prima, ho sognato il Barbuto che discuteva col suo vocione con un altro Barbuto, un architetto che parlava in portoghese o in un inglese con accento portoghese. Moore parlava in inglese. Io capivo tutto, qualsiasi lingua fosse. Non chiedetermi il perchè... era il mio sogno, DOVEVO capire!
Discutevano di labirinti e città immaginarie. Costruzioni bianche, angoli, matematica frattale... volte, vuoti, vedute... Non ricordo come sia finita la cosa.

Lavoricchio ad alcune traduzioni e ad altri progetti in divenire. Autori che stimo e ammiro, non aggiungo altro. Nulla. L'afa dell'estate mi fa arrivare ad orari vampirici.
Odio i fumetti...

Girando per la città, ieri, mi sono fatto un regalo...
Una maglietta firmata... Daniel Clowes.

Odio i fumetti!  Davvero.

mercoledì 29 giugno 2011

chiacchiere sul Fumetto

Apparso su Web nel 2010, Conversazioni sul Fumetto si è saputo rapidamente e con merito guadagnare l'attenzione dei lettori e degli addetti ai lavori per la qualità e la continuità dei suoi contenuti. Per questo è stato un vero piacere, nei giorni scorsi, chiacchierare informalmente con Andrea Queirolo, ideatore e "anima" di Conversazioni. Si è parlato del sito, di "critica" e... di Daniel Clowes! Buona fumosa lettura! 

smoky man: Nel giro di poco tempo, Conversazioni è diventato un punto di riferimento per l'approfondimento critico legato al Fumetto. Come è nata l'idea o l'esigenza di lanciarsi in una simile avventura?
Andrea Queirolo: Conversazioni è un'idea che avevo in mente ben molto prima della sua realizzazione. Infatti ha avuto una gestazione decisamente sofferta. Ero partito con l'idea di creare un blog dove proporre esclusivamente interviste ad autori, esperti, studiosi, critici e addetti ai lavori in generale del mondo del fumetto. Decisione abbastanza infame, dato che come sai fare un'intervista è molto difficile sotto vari punti, ad esempio, se si deve intervistare un autore bisogna sapere cose importanti come: conoscenza dell'autore, conoscenza del suo lavoro, conoscenza della sua lingua, contestualizzazione della sua opera e via dicendo. Se poi ci aggiungi il fatto che devi avere i contatti, devi avere una risposta positiva e che poi spesso ci vuole anche un mese per ottenere le domande, tradurle, ecc... Insomma dopo un paio di interviste ho pensato bene di lasciar perdere e di virare su una visione più ampia, cercando di importare in Italia quello che ritengo il meglio degli approfondimenti critici esteri. Anche questo è un lavoro lungo, ma molto più fattibile dato che non ho riscontrato nessuna difficoltà a contattare i vari esperti e ad avere il loro consenso per tradurre in italiano il loro materiale. Certamente mi son trovato in una situazione che mi era impossibile affrontare da solo, e son stato fortunato a trovare le persone che collaborano con me, senza di loro il blog non esisterebbe.

Qual è il bilancio attuale?
Devo dire che la risposta è stata buona. Dal mondo del fumetto abbiamo ricevuto diversi complimenti. I contatti al sito aumentano, anche se di poco, di mese in mese. Tutto sommato non è che ci siano tante visualizzazioni, siamo una nicchia nella nicchia, ma credo che chi è interessato al genere di approfondimento che offriamo torni costantemente sulle nostre pagine. Questa mi sembra già una buona cosa, e inoltre i nostri articoli funzionano sulla lunga distanza, che poi è quello che mi interessa: offrire un approfondimento che vada oltre la novità del momento, che rimanga li a portata di tutti, dei riferimenti importanti sul fumetto.

In Italia si fa, sembra praticamente da sempre, un gran parlare di "critica" sul Fumetto. Ossia esiste la critica? Ha una qualche credibilità? E autorevolezza? Ha senso "fare" critica sul Fumetto?
Il problema della critica sul fumetto è che è difficile da attuare perché, diciamolo, non paga. E non è che non paga solo in Italia, non paga da nessuna parte. Si, ci sono alcuni casi, forse in Francia e America in cui credo che qualcuno la faccia per professione, ma in generale il criticismo non è il lavoro principale della maggior parte degli esperti più riconosciuti al mondo. In Italia la situazione è ancor più precaria, se si considera il fatto che, come si sente in giro, a volte mancano addirittura i soldi per pagare gli autori...
E allora cosa ci rimane? Ci rimane la vecchia guardia che continua a riciclarsi e alcuni nuovi polli da batteria pieni di passione che, appunto, vengono macellati prima del tempo.
Fra i giovani fortunatamente non mancano le eccezioni.
C'è poi comunque da considerare il livello della critica. Per fare critica occorre una preparazione non comune sull'argomento più un insieme di altri fattori di cultura generale e, la cosa che ritengo più importate, un metodo.
Il critico (Arthur Dove, 1925). Un "mestiere" difficile?
Qual è la tua ricetta? Se ce l'hai...
Innanzitutto, non mi reputo un critico, ma solo un appassionato. Non ho nessuna ricetta, e come si può vedere sul blog, scrivo il meno possibile ben conscio dei mieli limiti e delle mie possibilità, e lo faccio solo quando credo davvero di avere qualcosa di valido per le mani. La regola principale è: documentazione, documentazione, documentazione. Però, il mio scopo, il compito che mi sono prefissato, è quello diciamo di "editore": passo gran parte del tempo che dedico al blog a scegliere articoli da tradurre, studiare interviste, prendere contatti, mandare mail, programmare i pezzi, tradurre, revisionare, calcolare, rivedere, impaginare, pubblicare e via dicendo. Per il resto guardo molto all'America, al lavoro di persone come Craig Fisher, Gary Groth, RC Harvey, Sean T. Collins, Dan Nadel e, uno su tutti, Jeet Heer. Esperti che ci stiamo impegnando a tradurre sulle nostre pagine.

Dici, "il criticismo non è il lavoro principale della maggior parte degli esperti più riconosciuti al mondo"... mi verrebbe da ribattere... "molti fumettisti mica campano facendo fumetto..., per non dire di addetti ai lavori, come traduttori, redattori, etc...". Insomma, mondo difficile... E aggiungo che ho la percezione per dire che in UK e USA pensino che in Italia il fumetto sia molto più considerato dal punto di vista artistico che da loro...
In Usa conoscono davvero poco del fumetto Italiano, se va bene sono fermi a qualche grande nome del periodo del cosiddetto "fumetto d'autore". Insomma fanno fatica ad andare oltre Pratt. Credo che in generale, a parte qualche studioso, gli americani non abbiano ben chiaro il quadro della situazione europea ed in particolare di quella italiana, di cui importano praticamente il nulla più assoluto.

"Critica, metodo..." Io ti dico anche che per fare critica occorre studio e per studiare occorre tempo e denaro, oltre che volontà... la critica ha bisogno d'investimenti... ma se il Fumetto è un medium “povero”, la critica sul Fumetto mi sa che al massimo può mendicare...
Certo, è proprio quello il problema di fondo, se non ci sono i soldi per pagare chi produce il prodotto che va criticato, figuriamoci se ci sono i soldi per pagare chi si adopera nella critica.
Si. La situazione è desolante, non c'è dubbio. Ecco perché chi si adopera in questo sforzo sono spesso ragazzi di vent'anni con tanta passione ma con pochi mezzi. In Italia mi sembra che non ci sia un supporto alla critica.

Concordo... inoltre se di cinema e musica sui giornali forse scrive chi ha un minimo di conoscenza, di fumetti sembra ancora si parli di un Universo sconosciuto. Al contempo escono un sacco di graphic novel, si parla di questi “romanzi grafici”, escono i film ispirati ai personaggi dei fumetti...
In Italia probabilmente il fumetto è ancora visto come qualcosa di negativo o di frivolo che non merita attenzione, ma questa è una banalità. La verità è che probabilmente non frega più niente a nessuno dei fumetti, o meglio non c'è il ricambio generazionale che ci dovrebbe essere... Negli ultimi anni non mi è mai capitato di vedere un ragazzino leggere Tex.
Il graphic novel poi ha tutto un mercato suo, non credo che chi si avvicina a questo tipo di prodotto per la prima volta possa avere qualche affinità con un qualsiasi fumetto seriale. È puro marketing, ed è li che si crea confusione: i graphic novel, nella loro forma e distribuzione (ma spesso anche nei contenuti), sono pensati per un pubblico che col fumetto ha poco a che fare. Niente di male per carità, ma io e te lo sappiamo e per noi un graphic novel e un fumetto seriale sono semplicemente la stessa cosa: fumetti. Per un pubblico non ferrato i graphic novel sono una specie di "fumetto colto" che non ha niente a che fare con, che ne so, gli X-Men. Ma il discorso è molto ampio...
Ah la critica! (immagine da "Asterios Polyp" di Mazzucchelli)
E poi quando escono articoli critici o simili, sono spesso pieni di inesattezze
Sì, stendiamo un velo pietoso sui giornalisti che scrivono di fumetto senza mai averne letto uno, o peggio improvvisandosi esperti. Volevo anche aggiungere che gli editori in generale si disinteressano spesso di quello che viene detto sui loro prodotti. Ti porto l'esempio americano, dove possiamo trovare realtà come la Fantagraphics che riporta meticolosamente nel suo blog tutte le recensioni e gli articoli e le interviste sui loro libri e sui loro autori. In Italia chi fa una cosa simile con costanza? Dove sono gli uffici stampa degli editori?

Belle domande…
Insomma, chi fa critica online, lo fa gratis, offrendo gratis pubblicità, cercando anche di smuovere delle vendite. Capisci il mio discorso? Fare critica o, se vogliamo, divulgazione in Italia spesso significa parlare al vento. La critica, ma anche più semplicemente parlare di fumetto, in Italia è mortificante, non ha nessuna rilevanza perché non viene supportata da nessuno, spesso nemmeno dai diretti interessati.

Penso che in un certo senso il mondo del Fumetto italiano rispecchi, in un modo anche deformato, la società italiana in cui la meritocrazia è un mero miraggio. E questo si rispecchia anche nelle dinamiche di produzione che si fermano alla realizzazione del libro senza nessuna strategia per far arrivare al grande pubblico la notizia che quell'oggetto esiste.
Ma non solo, in Italia c’è pure la brutta abitudine di darsi sempre addosso. Invece di parlare di fumetto si perde tempo al gioco del chi è più bravo. Ci si punzecchia, non si crea partecipazione. In America fanno tavole rotonde, dibattono, discutono, ecc... In Italia appena uno dice qualcosa che ad un altro non va a genio, cade il mondo. C'è la mancanza di un discorso produttivo e costruttivo. 

Ci stiamo infervorando. Che dici andiamo oltre? Abbassando i toni... ho notato una tua particolare predilezione per Daniel Clowes e la sua opera. Puoi cercare di spiegare questa affezione al limite del feticismo? So che ti sei accaparrato anche l'action figure di Death Ray...
Ma l'hai vista quella bambola? Non è bellissima? [risata] Clowes è un mio pallino da diverso tempo. La cosa che mi attrae di lui è come parla della società, come i suoi personaggi siano veri pur essendo stereotipati. Vedo l'opera di Clowes come un grande work in progress, una specie di ricerca della verità, del senso della vita. Poi ovviamente Clowes viene dal fumetto alternativo americano, un periodo felicissimo per il fumetto e sicuramente il mio preferito. Un momento storico che lui ha contribuito a definire.
Clowes ha, come fumettista, tutte quelle particolarità che mi attraggono maggiormente, fra cui la grande conoscenza del fumetto, il buon gusto di averne capito le dinamiche e di saper reinventare in maniera originale l'insegnamento dei grandi autori del passato.
Indubbiamente Clowes è uno dei più grandi fumettisti viventi, e non sono molti, e tutti sono accomunati da questo fattore: hanno inventato un loro stile, riconosciuto e ora copiato, imparando dai vecchi pionieri del fumetto.
Death Ray in tutto il suo splendore di plastica!
Dopo la domanda d’alleggerimento, torniamo in tema. Che non si esaurisce mica…
In queste ultimi giorni e settimane, forse complici i calori estivi, il dibattito sulla critica sul web si è “riacceso”. Mi riferisco ad esempio all'intervento duplice di Marco Pellitteri (qui e qua) ma anche al pezzo di Rastelli su Lo Spazio Bianco, oppure Harry e la sua impossibilecritica. Periodo "caldo" o cosa?
Quello della critica sul fumetto (ma anche fumettistica mi piace) è un argomento che torna ciclicamente. Trovo molto giusto che se ne parli e quello che mi spiace di più è che ci sia poca interazione fra le parti che se ne interessano. Personalmente sto cercando di far partecipare più persone su questo "dibattito". Trovo la cosa anche molto istruttiva.

Personalmente penso ci siano diverse gradazioni di critica e, considerando chi non lo fa con regolarità e per contingenti motivi di tempo e di remunerazione (il tempo è denaro, babe!), penso che siano due i requisiti fondamentali: competenza e onestà intellettuale...
Per dire, un pensiero come quello di Maurizio Rosenzweig (artista che tra l’altro, a scanso di equivoci, stimo) esposto in una recente intervista su Fumetto d'Autore, lo trovo “poco difendibile”, anche se credo ci fosse dell'ironia... Dice: "Però se a te piace fare il critico, fallo. Bada solo a non condizionare le idee di nessuno e a non ferire chi magari ha passato anche un anno a lavorare ad un fumetto. Magari sarà anche brutto fumetto, ma sarà sempre stato un lavoro faticoso. E la fatica è fatica. Per tutti."
Sono parole che sinceramente non capisco.

Uno può anche impiegare dieci anni a fare un fumetto ma se è mal riuscito è... malriuscito! E io critico te lo devo dire… e dirlo al “pubblico”!
Parafrasando Oscar Wilde che diceva “Non esistono libri morali o immorali … i libri sono scritti bene, o scritti male. Questo è tutto.”, io direi "Non esistono fumetti belli o brutti. Ci sono fumetti scritti & disegnati bene o scritti & disegnati male. Questo è tutto."
Posso capire che sia un lavoro faticoso, ma se non funziona non funziona. Poi credo che la critica dovrebbe essere "costruttiva" e non debba avere fini "castrativi". Comunque c'è poco da preoccuparsi, mi sembrano esigui gli interventi mirati a parlar male di un’opera. Almeno in Italia sembra che qualsiasi cosa esca sia bellissima. [risata]

Dai lo dico io, dai lo dico, modalità “smoky critico”: anche Alan Moore ha prodotto qualche “ciofeca”!
[risata] C’è anche da aggiungere che lo stesso scrivere di un fumetto è di per se una cosa faticosa, e forse chi lo fa preferisce affrontare lavori che gli son piaciuti o che ritiene importanti. E preferisce non perdere tempo a parlare di cose che non gli son sembrate valide.
Alan medita... vendetta. E la maglietta è spettacolare! :)
Concordo con Pellitteri che ci vuole un metodo per fare critica.
Ma critica = studio = tempo = compenso. Si può fare i critici professionisti sul fumetto, quando non si riesce ad essere fumettisti professionisti?
Ne abbiamo già parlato, ma sì concordo pienamente. Lo studio comporta ricerca e la ricerca comporta tempo. Bisognerebbe essere in pensione per dedicarsi alla critica del fumetto! [risata]

Ri-abbassando i toni... che fumetti stai leggendo, a parte Clowes, di questi tempi?
Oddio, molto poco, fra il lavoro, l'organizzazione del blog e il poco sociale che mi rimane non ho molto tempo da dedicare alla lettura. Portare avanti il blog è come un lavoro, non credevo si sarebbe rivelato così impegnativo... Comunque ho letto Gli anni dolci e  il primo capitolo della nuova edizione di Allevare un cane di Taniguchi e ho per le mani l'autobiografia di Joe Simon, My life in comics. Recentemente ho letto Cronache dell'isola grande di Lauzier, un autore che adoro; sto cercando di recuperare due dei volumi italiani che ancora mi mancano, ma non si trovano a buon mercato. Un mesetto fa ho anche riletto sprazzi di Jimmy Corrigan mentre revisionavo una traduzione di un saggio di Matthias Wivel. Ho una montagna di roba che si accumula giorno dopo giorno, tutte cose interessanti che non so quando riuscirò a leggere.
Ah, ho anche messo le mani su tutti i numeri di Eightball e fra poco voglio rileggermi tutte le storie nella loro veste originale! [risata]
Un Grande del Fumetto!
Cielo, Clowes basta, amico mio... sei peggio di me con Moore!
[risate] Impossibile!

Un tuo pensiero sul fumetto digitale, iPhone, iPad, Kindle e diavolerie varie... Che mi dici?
Oddio, mi cogli ampiamente impreparato. Da lettore ammetto di non poter far a meno della carta, ok ho un Kindle, ma leggere i libri è diverso. Eppure son sicuro che prima o poi gireremo tutti con un foglio elettronico in tasca, o qualche cosa di simile. Vedremo, sicuramente qualcosa succederà…

Internet tutto in torno a noi... materializzeremo tutto su qualcosa prendendo le informazioni e i contenuti... dall'aria!
Ti ho scoperto, in realtà sei Steve Jobs! [risate]

Grazie della chiacchierata, non mancherà occasione per fare altre!

domenica 26 giugno 2011

the wild ones

There's a song playing on the radio
Sky high in the airwaves on the morning show
And there's a lifeline slipping as the record plays
And as I open the blinds in my mind I'm believing that you could stay
And oh if you stay I'll chase the rain blown fields away
We'll shine like the morning and sin in the sun
Oh if you stay
We'll be the wild ones running with the dogs today

There's a song playing through another wall
All we see and believe is the DJ and debts dissolve
And it's a shame the plane is leaving on this sunny day

Cuz on you my tattoo will be bleeding and the name will stain

But oh if you stay we'll ride from disguised suburban graves
We'll go from the bungalows where the debts still grow every day

And oh if you stay I'll chase the rain blown fears away
We'll shine like the morning and sin in the sun oh if you stay
We'll be the wild ones running with the dogs today
We'll be the wild ones running with the dogs today 


Lyrics from Suede's The Wild Ones (Dog Man Star)

martedì 21 giugno 2011