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venerdì 18 luglio 2014

opinioni sul fare fumetti... [6]

Dettaglio da una vignetta di Journey Into Mystery N. 88 (1963, Marvel Comics)
Nel seguito un fumoso zibaldone di appunti, come da tradizione, raccolti nei giorni e nelle settimane scorse.

E partiamo col veterano Howard Chaykin, fenomenale autore americano al momento impegnato ai disegni della serie Image Satellite Sam (su testi di Matt Fraction) e come autore completo sulla nuova miniserie The Shadow: Midnight in Moscow per la Dynamite. Proprio parlando dell’Uomo Ombra il buon Howard ha risposto così all’intervistatore che gli chiedeva quale critica o suggerimento lo scrittore-Chaykin avrebbe dato al disegnatore-Chaykin?
"Ho già dichiarato in altre occasioni che il disegnatore contribuisce con più del 50% alla scrittura di un fumetto, un fatto di cui la maggior parte degli appassionati rimane completamente all’oscuro e la maggior parte degli sceneggiatori non vogliono che gli appassionati lo sappiano perché questo comprometterebbe la loro inspiegabile posizione dominante nella scena fumettistica attuale.
Detto questo, nel momento stesso in cui lo scrittore-Chaykin dicesse all’illustratore-Chaykin come fare il suo lavoro, mi manderei a fanculo immediatamente.” [L'intervista completa: qui]
Copertina a firma Chaykin per The Shadow: Midnight in Moscow N. 5.
Da un americano ad un altro. Segnalo un interessante articolo, datato Gennaio, su Stan Lee e la sua "eredità", rilanciato qualche giorno fa da Business Insider.
"Nel bene e nel male, il più grande talento di Stan Lee non è mai stato quello di scrivere fumetti o quello di editor. È stato la capacità di marketing e promozione. [...]
Lee ha dato un contributo determinante nel dar forma al fumetto di supereroi e così facendo alla cultura pop per come la conosciamo oggi. Potrò essere un sostenitore di Kirby - io sono dalla parte di Kirby, se mi dovessi schierare per combattere quel tipo di battaglia - ma minimizzare i contributi di Lee al medium Fumetto non sarebbe la soluzione. 
Non sarebbe male guardare all'intera questione con un occhio leggermente più critico" [L'articolo completo: qui]

Da parte mia, tra il Sorridente e il Re, non ho dubbi: Lunga vita al Re!
Stan Lee in una foto dei primi anni '70.
Ritornando in Italia, segnalo un'interessante riflessione di Otto Gabos, apparsa sul suo profilo Facebook il 3 Luglio scorso e che riporto nel seguito con la sua autorizzazione:
"La prima persona che mi ha parlato della crisi dell'editoria è stato Vincenzo Sparagna. Era circa la seconda metà di giugno nel 1985 e stavo seduto di fronte a lui nel suo ufficio a Monteverde, sede della casa editrice Primo Carnera, Frigidaire in pratica. Sulla scrivania c'era il mio primo contratto ed è partita la giaculatoria. Non si vende, la gente non legge, non è più come una volta, il pubblico ha altre distrazioni e interessi, non si scrivono più bei fumetti, voi autori ecc. Da allora ho pubblicato, tanto, sono del resto passati quasi 30 anni. Sempre di crisi, sempre do prossima morte dell'editoria, specie quella a fumetti. Non ho mai vissuto l'Eldorado e quando ho cominciato a frequentare la hall dell'Hotel Napoleon a Lucca il bello era già passato. Eppure siamo andati avanti, ci siamo ancora e i dati raccontano che il settore fumetto in libreria è uno dei pochi a reggere se non addirittura a crescere. La crisi fa parte del nostro modo di essere. L'emergenza totale e perenne. La condanna per noi autori è una sola, di quelle pesanti e ineluttabili: fare bei libri.

Il resto spetta alla filiera editoriale, fino ad arrivare al lettore affezionato, distratto, in fuga, ex lettore, non lettore. Siateci sempre."

Meditate gente, meditate."Fare bei libri."
Una evocativa illustrazione di Otto Gabos, dal suo blog.
E... parlando di filiera editoriale e di nuove modalità di interazione tra autore e i lettori in tempi di social e crowdfunding vari, non posso non segnalare il successo della recente iniziativa lanciata da Ratigher che ha proposto l'acquisto diretto del suo nuovo fumetto per un  periodo limitato di tempo, con la modalità "o lo compri ora (ossia prima) o mai più". Ebbene il volume Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra. è stato venduto in pre-ordine dal 2 giugno al 30 giugno in ben... 1100 copie! I dettagli li trovate sul sito (qui) ed è inutile che vi dica che aspetto Settembre per godermi la lettura! Il risultato raggiunto dall'iniziativa di Ratigher è un interessante segnale (anche) per il Fumetto circa le potenzialità offerte dalle "nuove vie" di produzione offerte dal Web che, forse paradossalmente (ma neppure tanto), richiamano alla memoria l'etica DYI nata negli anni '70 nell'alveo della cultura punk.

Così come interessanti (e appassionate), anche se a volte alcune possono sembrare un poco "saputelle", sono le varie riflessioni ospitate sul blog I tipi di BAO, del noto editore dal logo che abbaia. Anche qui, da leggere e... meditare!
Prima o mai!!!
Sempre restando in Italia, è stato divulgato il poster della prossima Lucca Comics & Games opera dell'ottimo Gabriele Dell'Otto ma la vera notiziona è l'annunciata presenza alla manifestazione toscana di un autentico guru del Fumetto mondiale: Robert Crumb!!!
Il poster firmato Gabriele Dell'Otto per Lucca 2014!
E allora tutti pronti per prendere d'assalto le mura lucchesi e incontrare il Maestro dell'Underground???

Pensi che la tua arte sia il risultato di una certa convinzione morale?
Robert Crumb: Naa! E’ il risultato di un insopprimibile bisogno di compensare il rifiuto sociale. Quando ero adolescente andavo in giro con la mia amarezza, pensando che un giorno tutti si sarebbero dispiaciuti. Gliel’avrei fatta vedere io! Sarei diventato un grande artista, sarei entrato nella storia, mentre tutti quei vagabondi sarebbero morti come cani. Sarebbero stati tristi. Sarei arrivato in città con una splendida bionda al mio fianco e un sacco di grana. Era il mio modo di vendicarmi della società senza diventare un criminale.
[Estratto da una lunga intervista apparsa su Conversazioni sul Fumetto]
Mastro Crumb e il terzo occhio.
Magari ci si vede a Lucca. Forse...

mercoledì 9 luglio 2014

Tuono Pettinato: fare fumetti con intelligenza e ironia

Una sera di Giugno, tra un bicchiere di spuma e una schiacciatina, ho scambiato qualche chiacchiera con TUONO PETTINATO, placidamente seduti a un tavolino di un bar, assai informale, nei pressi del centro di Pisa.

Per chi non lo conoscesse, Tuono Pettinato è tra gli autori Italiani più originali e seguiti di questi ultimi anni, capace di raccontare col suo inconfondibile stile pieno di humor e ironia le vite di personaggi del calibro di Galileo Galilei, Garibaldi e Alan Turing
I suoi lavori più recenti sono Corpicino, una dolente investigazione sulla morbosità dei media, e Nevermind, biografia di Kurt Cobain. Inoltre è autore di Tippi Tuesday, una striscia per il sito Fumettologia.

Per maggiori informazioni su Tuono Pettinato consiglio una visita al suo Tumblr (qui) e blog (qui).

E ora... buona lettura! 
Un assorto e meditativo Tuono Pettinato.
In tutti i tuoi lavori la qualità distintiva che emerge, come una costante, è il tocco ironico… direi che si tratta di un vero e proprio “marchio di fabbrica”. Come autore hai mai riflettuto a mente fredda su questa tua “propensione”?
Tuono Pettinato: In parte deriva dalle mie prime letture, Peanuts, Asterix, Mago Wiz, Beetle Bailey… tutto umorismo classico. In parte è la mia indole… Inoltre diventa un modo per non prendersi mai troppo sul serio.
Una delle cose che mi diverte di più è inserire una nota ironica anche nelle storie più drammatiche. Da Garibaldi a Enigma, da Corpicino a Kurt Cobain è stato un crescendo di complessità e diventava sempre più difficile inserire l’umorismo, questa è stata per me la vera sfida.

Hai nominato alcuni riferimenti alla base della tua formazione come lettore e autore. Puoi raccontarmi un po’ quali sono state le tue influenze e gli autori che ti hanno fatto “da guida”?
Quando ho cominciato a fare fumetti, oltre la cerchia dei miei amici, con le prime autoproduzioni alla fine degli anni ’90, primi anni 2000… in quel periodo, incominciavano a uscire i primi graphic novel, i libri della Coconino… scoprivo così Jason e il suo umorismo raggelato, Daniel Clowes, Charles Burns, Kaz, Tony Millionaire… tutto questo lato un po’ “sbroccato” mi piaceva molto.
In tempi recenti un punto di riferimento molto forte per me è Blutch, che ho scoperto da Il piccolo Christian in poi… ed è esattamente quello che vorrei fare io: mescolare cose umoristiche con argomenti cupi e anche difficili da raccontare. 
Tavola da Garibaldi.
Abbiamo accennato all’equilibrio tra umorismo e dramma. Un altro elemento ricorrente dei tuoi lavori è la biografia. Hai lavorato sulle vite di Garibaldi, Turing e infine Kurt Cobain… personaggi noti ma in quest’ultimo caso ti sei confrontato con un’autentica icona pop. Quindi la biografia è per te un terreno congeniale. Come nasce questo interesse? Qual è stato l’approccio a questi personaggi, a queste vite? Quali le sfide che hai dovuto affrontare e risolvere sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico?
Il mio interesse per le biografie è nato ben prima di Garibaldi, da alcune cose fatte su Hobby Comics e dalla striscia, Viaggio in Italia, che adesso continua su Linus.
Il fatto era che mi bastava sapere poche cose curiose sulla vita di un personaggio che scattava subito la voglia di raccontare. Garibaldi è stato il primo fumetto biografico “lungo” che facevo. E lì c’era il problema della documentazione. Di solito la prassi è che mi compro una decina di libri diversi e finisco con usarne solo un paio visto che occorre capire quale taglio dare al racconto e ci sono volumi che vanno in una direzione e altri no. Graficamente il fatto che io abbia un segno molto cartoon, topolinesco, mi porta a partire da un’immagine dettagliata e riconoscibile di un personaggio e procedere per sottrazione, togliendo il superfluo, fino ad averne una versione asciutta ed essenziale. L’aspetto gustoso è che così facendo succede che il personaggio possa trasformarsi in qualcos’altro. Ad esempio in Garibaldi, disegnando Mazzini come un pazzoide questo mi ha dato spunto per aggiungere pagine in più, divagando su quel personaggio a partire dalla versione cartoonosa che avevo fatto io. I personaggi prendevano vita propria… 
Tavola da Enigma - La Strana vita di Alan Turing.
E invece con Turing? In quel caso ti sei trovato davvero a fare i conti con il dramma e come bilanciarlo con l’ironia…
Sì. E in quel caso c’era davvero tantissimo da raccontare perché la vita di Turing è come ottomila vite messe insieme. C’è il tema dei diritti umani e della discriminazione sessuale… c’era da raccontare il suicidio di Turing con la mela… e al di là della vita specifica di Alan Turing, c’era il problema di entrare “dentro la testa” di uno scienziato e quindi spiegare sia i suoi ragionamenti sia le principali teorie che ha proposto. 
D’accordo con Francesca Riccioni, la co-autrice del libro, abbiamo deciso di affrontare le varie tematiche con un approccio il meno didascalico possibile. Così abbiamo provato a legare le cose che sta studiando Turing con dei momenti della sua vita, per mostrare quanto le sue ricerche fossero per lui un qualcosa di necessario.
Lo stesso, in qualche modo, è successo su Nervermind in cui l’inclusione delle canzoni dei Nirvana non è mai a caso ma per sottolineare alcuni argomenti clou.
Con Garibaldi si giocava su un bersaglio un po’ più facile, perché si trattava di togliere dal monumento un personaggio intoccabile e, al contempo, sbeffeggiare un po’ quella retorica ottocentesca. Invece con Turing e Kurt Cobain si voleva restare in empatia col personaggio e questo ha fatto sì che invece dell’umorismo farsesco l’approccio sia stato, per il primo, indirizzato verso certi lavori di Tim Burton, con accenni surreali e humour nero, mentre per Nevermind il tono è stato più malinconico e nasceva anche dalla commistione con Calvin e Hobbes… 
Tavola da Nevermind.
A proposito, come ti è venuto in mente d’inserire i personaggi di Watterson in questa biografia dolente di Cobain? Immagino inoltre che i Nirvana siano stati uno dei tuoi gruppi preferiti, no?
Negli anni un cui sono stato un megafan dei Nirvana pensavo che tutto il loro mondo fosse Seattle, la metropoli… e che Kurt Cobain fosse esclusivamente il trasandato con la camicia a quadri, eccetera eccetera.
Documentandomi per il libro invece ho scoperto delle foto di Cobain da bambino e… sembrava Calvin! Era biondo, pettinato e con una certa aria di euforia, ovviamente prima che subentrassero i problemi con la famiglia. E poi c’era Aberdeen, un’ambientazione bucolica… in realtà Aberdeen era un posto tristissimo, distante da qualsiasi forma artistica per cui per un bambino che cresceva con una certa vocazione creativa era un luogo destinato a dargli delle sofferenze…
Tutti questi elementi e poi il fatto che prima di morire Cobain lasci una lettera indirizzata al suo amico immaginario della sua infanzia, "Boddah"… per cui: amico immaginario, boschi, bambino pettinatissimo e… quindi, Calvin & Hobbes!!! Questo è stato il mio “ragionamento”.
Dal punto di vista grafico in tutto il fumetto ho cercato di rimarcare e di rendere evidente questo legame, non solo con la tigre e il bambino, ma ho cercato anche, ad esempio, di emulare il modo in cui Watterson disegna i boschi. La citazione di Calvin & Hobbes è nata in modo istintivo, un po’ perché si trattava anche quello di una sorta di “furto” dagli anni ’90, e avvertivo ci fosse una qualche forma di empatia tra il grunge, Cobain, i Nirvana e il tono agro-dolce del fumetto. Mi è stato poi detto che Watterson ha interrotto la pubblicazione giornaliera della striscia solo in alcuni casi – a parte la conclusione definitiva – e uno di questi è stato appunto il giorno in cui è morto Cobain. In un certo senso per me questa è stata la “conferma” della mia intuizione di un legame tra Calvin & Hobbes e Cobain.

E Corpicino? Pensando solo al titolo, per me, è automatico collegarlo al caso di Alfredino Rampi… è un’opera particolare e… difficile direi, per la materia che tratti… Come è nata l’idea? Sei soddisfatto dal risultato?
Corpicino è sicuramente la storia più complessa che ho fatto finora. Volevo raccontare il mondo allucinante del turismo dell’orrore, ovvero il rito macabro di quelli che fanno visita ai luoghi dei delitti e dei casi di cronaca nera per fare le foto, curiosare e sperare di venire inquadrati dalle telecamere. E come sempre, tutto ciò volevo raccontarlo con umorismo. La stesura e la progettazione è stata piuttosto elaborata, ma mi ha permesso di gestire toni e linee narrative diverse, dosando orrore, mistero, humor nero e un tentativo di analisi antropologica, mentre Silvana Ghersetti e Andrea Benei di gRRRzetic si sono occupati di rendere magnifica e funzionale la veste grafica e cartotecnica del libro. Adesso un criminologo illuminato, il ligure prof. Alfredo Verde, entusiasta per la rilevanza criminologica di Corpicino, l’ha inserito nella bibliografia di due corsi all’università di Genova. Per cui possiamo dirci tutti molto soddisfatti del nostro libriccino dell’orrore. 
Volevo poi chiederti delle tue collaborazioni con altri artisti, sia quelle con altri sceneggiatori sia quelle con i Superamici, ora rinominati i Fratelli del cielo.  
In quest’ultimo caso, tenendo il paragone musicale, siete autori che frequentano generi diversi, però state insieme…
Infatti, al di là dei nostri stili diversissimi, la cosa che ci ha tenuto uniti è stata l’affinità sul concetto di Fumetto: per noi il Fumetto deve essere divertente anche se racconta delle cose pestonissime, non prenderci eccessivamente troppo sul serio, mescolare minigolf con le bombe atomiche… Questo passaggio ai Fratelli del Cielo è stato motivato dal fatto che il prodotto principale che abbiamo realizzato come Superamici [ossia oltre a Tuono, Dr. Pira, Maicol&Mirco, Ratigher e LRNZ; N.d.C.] sono stati gli albi di Hobby Comics, il nostro modo per passare dall’autoproduzione al rapporto con un editore, ossia gRRRzetic, che ha sposato in pieno il nostro progetto… Gli Hobby Comics sono stati una palestra per raccontare storie brevi in previsione di opere più lunghe. Col passare del tempo però è aumentata la mole di lavori che ognuno di noi faceva per conto proprio ed è diventato sempre più difficile coordinarci su un progetto che richiedeva l’impegno simultaneo di cinque persone.

Infatti nell’ultimo Hobby Comics c’è solo LRNZ
Sì, perché comunque la storia di LRNZ era lunga. E l’ultimo Hobby Comics [il N.6, N.d.C] è interamente occupato dalla sua storia, per chiuderla. Tornando ai Fratelli del Cielo, l’idea era di aprirci a collaborazioni anche con autori esterni al gruppo anche perché negli anni abbiamo visto che sono che sono comparsi dei fumettisti che condividono la nostra stessa visione… quindi, aprirci agli altri e poi riuscire a fare dei progetti tra noi, mettendo insieme solo due di noi, o tre di noi… insomma delle cose più “contenute” e gestibili. 
I Superamici, alias i Fratelli del Cielo: da sx, Dr. Pira, Tuono, Maicol&Mirco, LRNZ e Ratigher.
Immagino ci siano già delle cose che bollono in pentola…
Sì, ci sono un po’ di cosette già in ballo. Pira e Ratigher avevano già fatto un albetto insieme ai tempi dei Superamici che era uno split di una battaglia raccontata da due punti di vista diversi. S’intitolava Ultimo Impero… stiamo pensando delle cose, sì…

Capisco che non puoi rivelare troppo… e il tuo rapporto con gli sceneggiatori? È collaborativo?
Assolutamente… ad esempio per me una gabbia molto stretta con tante vignette è un qualcosa di difficilissimo da disegnare, per questo cerchiamo di smussare… in generale come disegnatore - e non come autore - ho lavorato come illustratore dove non c’era una regia di tavola e diventava più gestibile.

Preferisci lavorare come autore completo… ti viene più naturale…
Sì… Soprattutto la constatazione che non posso farcela come tempi a realizzare tutto quello che vorrei mi porta a fare l’autore per altri. 
Tavola da Il magnifico lavativo.
Quindi preferisci essere tu lo scrittore per altri disegnatori piuttosto che illustrare una storia di un altro sceneggiatore?
Sì… anche perché alcune cose incomincio a pensarle per mani diverse rispetto alle mie. So che un tipo di storia funziona con un segno come il mio, umoristico e quindi è meglio che la disegni io, altre invece prevedono una regia, un'impostazione che io non riuscirei a fare e allora è meglio farle disegnare a qualcun altro.

Puoi anticiparci qualcosa? Senza dover confessare segreti incredibili, ovviamente…
Questa l'abbiamo già annunciata, per cui posso parlarne: sto lavorando a una storia col mio concittadino Francesco Guarnaccia, scritta da me e disegnata da lui.
Si tratta di una apocalisse ambientata in un piccolo paese di provincia, noiosissimo con protagonisti un gruppo di adolescenti che non ne può più di una vita così, in cui non succede nulla…  e che vengono a sapere che il paese verrà distrutto dall’apocalisse, appunto, e ne seguiamo le vicende e reazioni.
Ho proposto l’idea a Francesco un annetto fa e adesso è ufficialmente in produzione per la fine dell’anno prossimo.

Beh, la spuma è finita, direi di chiudere qui. Grazie Tuonino!

[A seguire alcuni materiali di lavorazione di Corpicino e Nevermind, per gentile concessione dell'Autore.]
 
Sopra: materiale preparatorio per Corpicino.
 
Sopra: materiale preparatorio per Nevermind

Le interviste precedenti:

lunedì 7 luglio 2014

recensioni in 4 parole [18]

Insostenibile morbosità dei media.
L'Avventura senza limiti.
Investigazione sull'artista cult.
L'ignoto si rivela.
 *********

Abbiamo detto 4 parole su:
Corpicino
di Tuono Pettinato
Editore: GRRRžetic
Formato: cartonato, 160 pagine, b/n
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI.

di Scott Snyder (testi) e Sean Murphy (disegni)
Editore: RW Lion
Formato: brossura, 128 pagine, colore
Prezzo: € 12,95
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)

The Art of Neil Gaiman (in Inglese, biografia)
di Hayley Campbell
Editore: Ilex Press
Formato: cartonato, 320 pagine, colore
Prezzo:  £ 25
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Italiano), QUI (in Inglese).
 
La luce nella pineta
di Nicolò Pellizzon
Formato: digitale, 3 pagine, b/n
Prezzo: gratis
Anno di pubblicazione: 2012 
Per qualche parola in più: QUI.

lunedì 30 giugno 2014

Kevin O'Neill: la Lega, Alan Moore e Marshal Law

Stampa esclusiva di Nemo: Heart of Ice, realizzata per Gosh! da Kev O'Neill.
Ritornano le fumose interviste e... si prosegue, come consolidata tradizione, con gli artisti britannici.
Stavolta ospitiamo un disegnatore che non ha bisogno di grandi presentazioni: KEVIN O'NEILL, co-creatore di due "icone" del fumetto contemporaneo, La Lega degli Straordinari Gentlemen (con Alan Moore) e Marshal Law (con Patt Mills).
L'intervista - condotta da Matthew Meylikhov - è stata pubblicata nel mese di Maggio sul sito Multiversity Comics; viene tradotta in Italiano (con l'aiuto dell'amico B. Cephalus) e pubblicata nel seguito con il permesso di Meylikhov che ringrazio per la disponibilità. 
L'articolo originale, in Inglese, può essere letto qui. Buona lettura!
Illustrazione di Kevin O'Neill raffigurante i protagonisti del primo ciclo de La Lega.
Prima di cominciare, una cosa che mi piace chiedere la prima volta che parlo con [un fumettista] è: perché fai fumetti?
Kevin O'Neill: Perché? Beh, il fumetto riunisce tutti i miei interessi: animazione, design, effetti speciali, acrobazie e messa in scena, tutto in un'unica disciplina. E la cosa migliore è che puoi fare tutto questo con carta e penna, il che quando ero giovane lo rendeva l'unico modo finanziariamente accessibile per esprimermi artisticamente. Per un certo periodo ho provato a girare film in 8mm, ma i costi elevati e la frustrazione per la mia mancanza di risorse hanno stroncato i miei tentativi sul nascere. Inoltre ho frequentato una scuola cattolica molto severa, e i fumetti avevano un'aura di “proibito” che li rendeva ancora più attraenti. E anche un po' sovversivi.
Ancora, quando ero molto giovane, qualcuno nel cortile della scuola aveva una copia di una raccolta di MAD Magazine, una delle vecchie raccolte pubblicate dalla Ballantine. Vederla mi ha fatto veramente venir voglia di disegnare fumetti. Credo fosse la cosa più incredibile che avessi mai visto fino a quel momento. Dovevo avere nove o dieci anni, credo.

Guardando la Lega o anche Marshal Law, molti dei tuoi disegni sono basati sulla cultura pop, con riferimenti a film, serie TV, libri o fatti storici. Come hai fatto a sviluppare questo tuo modo di dar vita a un personaggio che non è “tuo” in uno stile che chiaramente lo è?
Credo che per la mia generazione, non si possa non considerare l'influenza di MAD. Ha avuto un effetto davvero profondo su di noi. Alan Moore, Dave Gibbons, tutti noi ne siamo stati influenzati, e tutti abbiamo più o meno la stessa età. Siamo cresciuti negli anni cinquanta e primi anni sessanta, era un periodo molto ricco per la cultura pop.
Le mie influenze sono state un po' eclettiche, in realtà. Ero un grande fan di Famous Monsters of Filmland. Ricordo che mio padre mi disse di aver visto il primo King Kong quando era uscito nel 1933. Ricordo come ne parlava e mi sembrava il film più spettacolare del mondo. Ne avevo visto immagini e fotogrammi su Famous Monsters, e a un certo punto lo trasmisero in TV. I miei genitori mi diedero il permesso di stare alzato fino a tardi per vederlo. E così, cose come la messa in scena di King Kong, e anche i film di Harryhausen... Ero un grande fan di queste cose. Saltando un po' più avanti, quando avevo poco meno di vent'anni feci una fanzine chiamata Just Imagine che era interamente dedicata agli effetti speciali, dato che quello era il mio principale interesse. Sapevo che Ray Harryhausen viveva a Londra perché avevo visto una sua intervista alla TV, così cercai il suo numero sull'elenco telefonico. Era l'unico Harryhausen in tutta Londra. [Ride.] Così lo chiamai di punto in bianco, ed era una persona squisita. La sua formazione era molto simile alla mia. Anche lui era un fan.
Credo che questo ti rimanga un po' addosso, l'entusiasmo che qualcun altro ti dimostra. Non tutti erano come lui nell'ambiente, le poche persone che ho conosciuto nell'industria cinematografica non erano affatto così. Stavo pensando a questo l'altro giorno; c'era un documentario sul lavoro di Ray, e  guardando ai miei lavori, si vedeva che a modo mio avevo assorbito e rielaborato molta della messa in scena di quei film. È quasi una messa in scena con stop-motion, pittura su vetro, miniature. Riguardando quei film, ho visto il modo in cui mi avevano influenzato e avevano avuto un profondo effetto su di me.
C'erano tanti grandi personaggi in quel periodo, quando sono cresciuto. Era un'epoca stupefacente per la cultura pop. E la cultura pop all'epoca era davvero popolare, ben pochi la prendevano sul serio. Feci una fanzine sugli effetti speciali perché non potevo semplicemente uscire e comprare un libro sull'argomento, sai? Così iniziai a fare qualcosa per conto mio e a distribuirlo, a incontrare gente e spargere informazioni su chi era quella gente e cosa faceva.
Credo di essermi dilungato un po' troppo. [Ride.] 
Una tavola da La Lega degli Straordinary Gentleman: Century - 1969.
No no, va benissimo! Saltando a tempi più recenti, Century sta per essere pubblicata in volume per la prima volta negli Stati Uniti. Mi chiedevo, riguardandolo oggi, dato che è stato un lavoro enorme, che si è espanso in modo quasi incontrollato, per te ed Alan, come lo vedi oggi in confronto alle altre tue storie della serie su Nemo?
È una domanda interessante, perché ho appena finito di leggere una copia di prova del volume. Mi sono seduto e ho letto i tre capitoli uno dopo l'altro per la prima volta dopo un paio d'anni, e ho trovato molto più rilassante rileggerli ora di quanto sia stato lavorarci. Il primo è stato divertente, perché era ancora abbastanza vicino all'epoca vittoriana da darmi sicurezza. Ma quando siamo passati al 1969, che è un passato relativamente recente... Una volta che inizi a coinvolgere tanti lavori di fiction, ci sono tantissime cose fra cui scegliere per quel periodo, e abbiamo dovuto affrontare diversi problemi per decidere cosa potevamo e cosa non potevamo usare. Ricordo che è stato molto difficile, probabilmente è stato il più faticoso di tutti gli episodi della Lega. 2009 è stato un po' più facile, perché è praticamente il nostro mondo, non so se mi spiego.
Ma quando stavamo lavorando sul 1969, è stato interessante. Tutte le immagini di repertorio che si vedono spesso, il look alla Austin Powers, erano solo una piccola parte della realtà. Il resto di Londra era ancora un po' come negli anni ‘50 o ‘40; molti danni dei bombardamenti, molte cicatrici. Volevamo rendere quelle impressioni. E c'era una gran quantità di materiale tratto dalla fiction che potevamo inserire. Ricordo che è stato un lavoro molto duro, specialmente perché l'abbiamo fatto subito dopo il Black Dossier, e il Black Dossier è stato un momento di completa follia. Una cosa pazzesca che è cresciuta in modo imprevedibile rispetto a ciò che era all'inizio, cioè un libretto di 48 pagine; non era nostra intenzione farne un grande progetto.
Passando da Century a Nemo, semplicemente dissi ad Alan che sarebbe stato bello allontanarsi da Londra e dalla Gran Bretagna, e girare un po’ per il mondo. Ecco perché abbiamo cambiato obiettivo prima di tornare alla Lega, il che avverrà dopo l'ultimo Nemo a cui sto lavorando.

Una curiosità: Century è pieno di citazioni, comparsate, riferimenti e cose del genere, nel corso di tutti e tre gli albi, come è stato evidenziato e annotato da gente come Jess Nevins. In che modo collaborate tu ed Alan quando inserite questi piccoli riferimenti? Suppongo che non sia lui ad inserire ogni singola citazione nella sceneggiatura; qual è il tuo contributo nel modellare questi mondi come ti piace?
Ho un certo grado di libertà in queste cose. Credo che tutto sia iniziato nella prima serie della Lega, con un piccolo riferimento a Charles Dickens, e alcuni vecchi personaggi a fumetti dell'epoca vittoriana. Ricordo che ne abbiamo parlato e abbiamo pensato “beh, visto che abbiamo una scena con un'edicola, non sarebbe male se tutte le pubblicazioni fossero riviste di finzione tratte da varie origini”... e da lì è partita la strada per la perdizione, in realtà. Una volta iniziato, Alan ha continuato a inserire riferimenti e tanta altra roba del genere, e col proseguire della storia, ogni volta che c'è una scena in una strada o un'edicola o una vetrina o l'insegna di un negozio. Ed io ho visto un'enorme quantità di film nel corso degli anni, inclusi alcuni davvero brutti, ma tutti hanno qualche nome di imprese e aziende di fantasia, ed io ne prendo nota perché un giorno potrebbero tornare utili.
L'idea generale è che si può leggere la storia e non importa se non si riconosce il nome del negozio sullo sfondo; è solo un negozio. Ma se lo riconosci, è più divertente. Cambia l'impressione generale del mondo; è un costrutto di pura finzione per quanto umanamente possibile. Usiamo agenzie di viaggio fittizie, ogni cosa ha origine nella fiction. Più ci avviciniamo ai nostri giorni, più diventa difficile e dispendioso in termini di tempo. C'è molto di più da usare. Ma quando si guarda ogni oggetto, ogni automobile, ogni cosa, sarebbe bello riuscire a fare una connessione con qualche opera di finzione. Che sia un film, una serie TV, una rivista, o qualcos'altro.
So che ci sono state critiche già all'inizio, qualcuno si è lamentato che per lui la storia stava diventando una specie di Dov'è Wally? È necessario cogliere tutti questi riferimenti per apprezzare la storia? No, questa non è mai stata la nostra intenzione. È solo una decorazione, una finitura che dà spessore e profondità alle scene.

E immagino che sia diventato faticoso dopo un po', specialmente con 2009. Quello sembra l'episodio con il maggior numero di riferimenti che si possono cogliere anche senza aver studiato la storia e la letteratura di certi periodi.
Sì avrei detto la stessa cosa. Per me, 1969 è stato il più difficile perché c'erano tantissime cose che avremmo potuto usare, ma entrambi gli episodi hanno richiesto molto tempo. Ormai ci siamo allontanati molto dallo scenario di partenza del “gruppo di supereroi vittoriani”. Le storie sono diventate molto più cupe. In un certo senso, ancora una volta, Nemo è stato un modo per prendere una pausa, per ripartire con quest'altro personaggio, Janni del 1910. Proseguire per un po' con uno stile diverso. Il prossimo volume della Lega, ne stiamo parlando proprio adesso, sarà un altro grande progetto. Realizzare due grandi progetti del genere uno dopo l'altro mi ha già quasi ucciso in precedenza. [Ride.] 
Una spettacolare tavola da Nemo: Cuore di Ghiaccio.
Riguardo alle storie di Nemo, una cosa che ho trovato interessante nelle due che abbiamo visto finora è che mi sembrano più “concentrate”, nei termini di ciò che ruota attorno ad ogni storia. Non è un'epoca intera, quindi non sono coinvolti molti riferimenti, ma il primo volume è molto Lovecraftiano, e il secondo è influenzato da Fritz Lang. Ovviamente tu sei un appassionato di queste cose, ma che genere di ricerche sono necessarie per portare tutte queste idee di Lovecraft o Lang insieme in un unico luogo?
Alan è un grandissimo appassionato di Lovecraft, e la mia prima illustrazione mai pubblicata è stata su una fanzine su Lovecraft nei primi anni 70. Io ho letto Lovecraft, e stavo per dire che disegnare Lovecraft non è stato un problema... ma in realtà Lovecraft è un problema. Lovecraft funziona benissimo nella mente, ma disegnare gli orrori innominabili e inimmaginabili è sempre una sfida. È sempre un problema riuscire a trasportarli sulla carta. Ho trovato le Montagne della Follia, la città in rovina, una sfida incredibilmente affascinante per cercare di fare qualcosa che riuscisse almeno a suggerire al lettore ciò che Lovecraft intendeva.
Quanto ai film di Fritz Lang e al cinema tedesco, è sempre stato un mio interesse, e credo lo sia anche per Alan. Non è stato un grande sforzo. È stato molto divertente lavorare con quel materiale. Suppongo che in queste storie siamo di nuovo sulla via dell'avventura, dato che non sono ambientati nella Gran Bretagna contemporanea; è diventata un po' una grande avventura, che è divertente da disegnare. Posso fare un sacco di grandi scene, è una serie più spettacolare rispetto a quello che abbiamo fatto ultimamente nella Lega. Sono circa a metà dell'ultimo ora, e sta andando davvero bene. È un’altra grande storia.
Il pubblico è meraviglioso, comunque. Il pubblico continua a seguirci.

Ovviamente io, come lettore e fan, posso leggere Nemo e Century e fare un confronto rilevando le intrinseche differenze. Ma per te, come co-creatore della serie e disegnatore delle storie, c’è stato qualcosa in particolare che hai fatto nella realizzazione delle storie di Nemo rispetto a quanto fatto con Century e i precedenti albi della Lega?
Negli albi di Nemo c’è molto più spazio per giocare con le immagini. Ad esempio, più doppie tavole. In 2009 non c’era nessuna doppia: era molto, molto condensato e aveva una lunghezza di 72 pagine. Gli albi di Nemo sono di 48 tavole ma c’è molto spazio per i disegni. C’è un bel po’ di spazio per respirare. Mi piace il personaggio di Janni e la sua relazione con Broad Arrow Jack. È in qualche modo simile a quella tra Mina e Quartermain, per cui c’è una dinamica interessante. Mi piace inoltre il fatto che si occupi di argomenti che non avremmo mai trattato se avessimo subito realizzato un’altra storia della Lega.
Janni è comparsa per la prima volta in 1910 ma non l’avevamo vista in azione e io l’avevo trovata una personaggio davvero interessante.

Con i libri su Nemo, è la seconda volta che scegliete di raccontare una storia come trilogia. Century era una trilogia, Nemo è una trilogia. Per il tipo di storia che volete raccontare c’è qualcosa di particolarmente efficace rispetto al formato di miniserie in sei albi che avete usato per i primi due libri della Lega?
Inizialmente pensavamo di fare un solo albo di Nemo e poi passare a fare un western. Avevamo parlato di una storia western con protagonista Orlando ma penso che la trilogia sia una soluzione tipica di Alan. Credo sia un istinto naturale di Alan… fare un’altra storia su Janni. Aveva un’idea nella sua testa per un arco narrativo sul personaggio che si è trasformato in una trilogia. Così la seguiamo sin dalla giovane età fino all’ultimo volume in cui è vecchia, la sua “missione finale”. 
Moore e O'Neill in un'illustrazione dello stesso O'Neill.
Il prossimo libro s’intitolerà River of Ghosts e hai detto che sei circa a metà nel disegnarlo. Non so quanto tu possa rivelare della storia al momento ma sarei negligente se non provassi a chiedertelo…
Beh, penso che abbiamo già detto che è ambientata in Sud America nel 1975 per cui Janni è davvero, davvero vecchia. È difficile dire di più dal momento che sono libri molto brevi e aggiungere altro rivelerebbe troppo. Per cui, sì, anni ’70 e Sud America. [Ride.] È una storia davvero sopra le righe. La più pazza tra le tre. Ci stiamo divertendo un mondo. Stiamo procedendo davvero bene ed è un buon segno. Penso che questa volta Alan sia rimasto sorpreso dal fatto che sto tenendo il ritmo delle sue sceneggiature: un fatto inusuale, a dir poco.
È fantastico. Dopo aver fatto una storia Lovecraftiana, una durante la II Guerra Mondiale ed ora una nella giungla sudamericana, abbiamo coperto tutte le basi della narrazione d’avventura.

Non so se sto curiosando troppo ma nei due libri precedenti era evidente un chiaro riferimento narrativo, in questa nuova storia qual è? O è troppo presto per dirlo?
Probabilmente un po’ troppo presto per dirlo. Il 1975 è un anno interessante. Stavo giusto facendo un po’ di lavoro preparatorio per il resto del libro. È stato un periodo curioso, la metà degli anni ’70.

Guardando oltre il libro su Nemo, cosa pensate di fare? Avete in programma altre storie della Lega oppure stavate pensando di fare un altro volume al di fuori di quell’ “universo”?
Al momento il piano è di realizzare un'altra storia della Lega, una volta finito con Nemo. Un’avventura di grandi proporzioni. Torneremo di nuovo con Mina. Non posso dire molto di più, se non che l’ho rimandata da un po’. È una storia che sarà molto, molto complicata. Una storia molto densa. Ecco quello che stiamo pianificando. Ci vorranno un paio d’anni per completarla. Di solito non faccio piani a così lunga gittata. [Ride.]
Sarà interessante tornare a lavorare sulla Lega, soprattutto dopo aver fatto questi libri. Come dice Alan, abbiamo pulito la nostra tavolozza, ci siamo ricaricati per tornare rinvigoriti. 
Copertina realizzata per l'ominibus di Marshal Law.
E, prima di concludere, una cosa di cui voglio davvero parlare (che non ha nulla a che fare con la Lega e nulla a che fare con Nemo): circa un anno fa la DC ha pubblicato un volumone con le storie di Marshal Law, ed è stata la prima volta che ho potuto mettere mano su una copia cartacea di Marshal Law. Sono un fan della prima ora della Lega ma Marshal Law rappresenta un aspetto totalmente diverso del tipo di lavoro di cui sei capace e ti piace fare. Nell’introduzione al volume Jonathan Ross parla del periodo in cui il fumetto fu realizzato ma io posso solo immaginare vedendo il libro, rivedendo di nuovo le storie… come ti sei sentito nel rivedere Marshal Law dopo tutto questo tempo?
È stato molto, molto strano! Stavo riguardando soprattutto alcune delle ultime storie e pensavo che probabilmente avremmo molti più problemi nel farle oggi di quanti ne avemmo al tempo. Sembra straordinariamente sopra le righe. Avevo dimenticato quanto eravamo fuori di testa. Non abbiamo mai avuto molti problemi, difficilmente abbiamo apportato qualche modifica in centinaia e centinaia di pagine. C’è stato il crossover con The Mask in cui hanno cambiato una parola o qualcosa sull’insegna di un negozio, ma non abbiamo mai avuto problemi… e più ci spingevamo, più volevamo andare oltre. Per cui ci siamo spinti fino a dove abbiamo potuto e… beh…
Ricordi il periodo in cui la Marvel stava distribuendo i propri fumetti? E facevano cover variant, copertine in rilievo e dio sa che altro, e improvvisamente l'intero mercato è crollato? Pat e io, stavamo facendo degli incontri promozionali per Marshal Law e attraversando l'America, e le fumetterie chiudevamo mentre passavamo da Stato a Stato. Le fumetterie chiudevano per una serie di motivi. E all'improvviso, è stato molto difficile far pubblicare Marshal Law, proprio a causa della situazione economica. In realtà è stato il vero motivo per cui ero disponibile per disegnare la Lega; Pat stava lavorando in Francia, io disegnavo dei fill-in per la DC, e questo mi ha portato a lavorare sula Lega insieme ad Alan. Voglio dire, altrimenti probabilmente avremmo continuato a fare Marshal Law, e dio sa come sarebbe finita.
Ma ci siamo divertiti tantissimo, e tutto è iniziato con MAD e poi ci siamo spinti sempre più in là. Dal momento che Pat non è cresciuto con supereroi, da ragazzino non leggeva per nulla i fumetti di supereroi, per lui era tutto nuovo. Li guardava con occhi nuovi. Avevamo pianificato storie con anni d’anticipo, avevano un sacco di storie da raccontare. Ma ha avuto il suo momento in quel periodo e all’improvviso era finito.
Penso che sia bello che quelle storie siano state raccolte in questo nuovo volume. Credo che la gente se ne fosse completamente dimenticata. È andato fuori dai radar di gran parte delle persone. Aveva i suoi seguaci, certamente, e abbiamo incontrato persone interessanti e strane durante le Convention, molti con tatuaggi e piercing. 
Una pagina da Marshal Law. Disegni: Kev O'Neill; testi: Pat Mills.
Non penso che ritornerai a fare Marshal Law, a parte questa raccolta e le nuove copertine…
No, è una questione di tempo, davvero. La DC ci aveva chiesto se volessimo fare qualcosa di nuovo ma occorre trovare il tempo. Inoltre so come siamo fatti, quanto lontano ci spingeremmo, e odierei… No, non ne farei una versione edulcorata rispetto a quella originale.
Penso che quello che piaceva alla gente era che Marshal Law fosse eccessivo, selvaggio e senza freni, in un certo senso. È probabilmente la roba più roboante che abbia mai fatto. In alcune storie siamo andati piuttosto veloci, forse troppo veloci ma per la maggior parte abbiamo centrato l’obiettivo. Abbiamo ottenuto il massimo da quel fumetto. Penso che stavamo nuotando contro corrente..
Sono contento della raccolta. So che per Natale uscirà il volume in versione brossura e in questo modo probabilmente raggiungerà un pubblico più ampio. Mi sono divertito a fare la copertina, mi ha fatto piacere rivedere quelle storie… hanno fatto un lavoro fantastico nel raccogliere tutto e realizzare il volume.


Le interviste precedenti:

lunedì 16 giugno 2014

opinioni sul fare fumetti... [5]

Nel seguito qualche pensiero in ordine sparso.

Uno degli eventi recenti più importanti, nel panorama fumettistico Italiano, spesso ingessato, è stato il sorprendente e roboante successo del crowdfunding di Lùmina, il progetto proposto da Emanuele Tenderini e Linda Cavallini, due autori noti e con una carriera di tutto rispetto ma non certo (spero di non "offendere" nessuno) delle famose super-star.
Lùmina - un fumetto che punta molto sul colore come elemento vincente e mescola fantasy e fantascienza, con un forte richiamo alle atmosfere di Miyazaki - ha raccolto, tramite la piattaforma Indiegogo - in circa un mese e mezzo (dal 13 Aprile al 31 Maggio) - poco meno di 60mila euro sui 44mila richiesti ad inizio della raccolta fondi.
Il volume verrà prodotto in Italiano, Inglese e Francese e sarà "consegnato" ai sostenitori del crowdfunding, secondo le previsioni, in digitale nel mese di Gennaio 2015 e in versione cartacea, stampata in esacromia, a Febbraio del prossimo anno.
Le ragioni del successo sono varie - lungi da me essere in grado di individuarle ed analizzarle tutte - ma non si può non evidenziare la freschezza e la qualità della proposta del progetto, il suo respiro internazionale unito all'eccellente campagna di promozione operata sul Web e attraverso i social network. Il risultato netto è quello di indicare agli autori e fumettisti Italiani un'altra possibile via per concretizzare le proprie idee, al di là del rapporto di "collaborazione" con un editore - tradizionale o meno - e dell'auto-produzione. Non sono mancate - ovviamente - le "polemiche", di cui confesso mi è sfuggito il motivo oggettivo se non rintracciarlo in un sentimento molto umano ma poco nobile denominato invidia, ma potrei sbagliarmi.
Una tavola da Lùmina di Emanuele Tenderini e Linda Cavallini.
Da parte mia ho seguito il crowdfunding di Lùmina con un interesse focalizzato sull'operazione di "editoria diretta" operata da parte degli autori, augurandomene il successo per le ragioni sopra esposte ma confesso di non essere stato particolarmente attratto dal fumetto in sé... direbbero gli inglesi: "it's not my cup of tea." Per cui il mio contributo - "tardivo", poiché a risultato ottenuto - di 5 euro è stato solo un doveroso sostegno all'iniziativa e un modo per garantirmi la visione in digitale dell'opera e soddisfare così la mia curiosità (non certo "morbosa") verso il fumetto.
Insomma aspettiamo il 2015 sperando che nel frattempo qualche altro autore Italiano segua le orme di Tenderini e Cavallini replicandone il successo e contribuendo - per il Fumetto - a fare "massa critica" rispetto alla possibilità concreta del crowdfunding .
La copertina del nuovo libro di Ratigher.
Un'altra risposta arriva da Ratigher, tra i più fulgidi talenti degli ultimi anni (non a caso tra gli autori impegnati nel ridare nuova linfa a Dylan Dog, l'icona del Fumetto popolare italiano) che ha deciso di mettere in vendita il suo nuovo libro - dallo splendido titolo in stile Lina Wertmüller, Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra. - solo per il mese di Giugno attraverso un sito realizzato ad hoc, prima o mai.

In un intervista per il sito Fumettologica, Ratigher ha spiegato le ragioni di questa sua particolare scelta. 
Fumettologica: Perché hai preferito la “vendita diretta” rispetto al crowdfunding, che ultimamente sembra andare per la maggiore? Ratigher: Per due motivi, uno tecnico e uno di indole. Dal punto di vista tecnico il mio progetto non credo sia da crowdfunding, uno strumento che penso dia il meglio su idee veramente difficili da realizzare o che abbiano aspetti particolarmente sperimentali o bizzarri come fulcro. Per quanto riguarda la mia indole, non riesco ad esimermi dal rischio quando mi propongo come autore. È il mio sport estremo, faccio i fumetti puntando al massimo effetto, con il dogma di evitare sempre di compiacere chiunque. [...]
Illustrazione di Ratigher.
Perché la scelta di correre da solo e non con un editore come in passato?
Non è o soli o con l’editore. Sto correndo anche con un editore, più precisamente sto realizzando una graphic novel per i tipi di Canicola, ed è una collaborazione stimolante ed avvincente. Sono convinto però che non è più tempo per un’unica strategia da parte degli autori, bisogna diversificare ed ibridare le tecniche di produzione e cercare di correggere le storture, affinando più sistemi rispetto al tentativo di renderne uno solo perfetto. Il metodo PRIMA O MAI, che adotto in questo caso, cerca di correggere la cronica mancanza di guadagni delle produzioni meno mainstream, ma non è certo l’ottimo per quanto concerne la diffusione dei miei fumetti. [...] Voglio percorrere tutte le strade che riesco ad inventarmi e tutte quelle in cui mi invitino.

Hai rifiutato per caso qualche contratto con editori importanti?
No, questo progetto è nato per ottenere quello che nemmeno Mondadori (nome grande a caso) può dare.

E dal sito: "Il metodo PRIMA O MAI è un esperimento volto a scoprire se sia possibile poter avere maggiori soddisfazioni economiche offrendo ai lettori l'emozione di un libro esclusivo."

Che fate ancora qui? Correte su PRIMA O MAI e acquistate la vostra copia. Giugno non dura per sempre!
Steranko guarda Kirby disegnare.
E visto che quest'anno ricorre il 75esimo anniversario della creazione di Batman, chiudo con un gustoso aneddoto che coinvolge l'immenso Jim Steranko e Bob Kane. Aneddoto, presumibilmente autentico, raccontato nel 2013 dall'account Twitter @iamsteranko. Potete leggere il tutto qui.

Nel libro The Steranko History of Comics, l'indimenticato e indimenticabile autore di Nick Fury: Who Is Scorpio?, aveva scritto che Kane aveva goduto di troppi onori circa la creazione dell'Uomo Pipistrello, dichiarando che un contributo fondamentale nella definizione del personaggio e del suo universo narrativo era stato dato da Jerry Robinson e Bill Finger. L'indicazione ufficiale di Kane quale unico creatore di Batman era dovuta a mere ragioni legali e contrattuali.
Bene, durante una San Diego Con di qualche anno fa (direi qualche decennio fa), tenutasi in un hotel, Bob Kane e Steranko si incontrarono per la prima volta e Kane colse subito l'occasione per rimproverare al mitico Jim - di fronte a diverse persone - proprio quel passaggio del suo volume. Mentre il gruppo aspettava un ascensore, proprio appena questo arrivò, Kane si precipitò dentro non prima d'aver salutato Steranko con un "Ci vediamo dopo, Jim, baby" accompagnato da una serie di schiaffetti sul viso dell'autore. Le porte dell'ascensore si chiusero, lasciando Steranko interdetto e schiumante di rabbia di fronte a un gesto simile da parte, sostanzialmente, di uno sconosciuto.
Ma la cosa non si chiuse lì. Il giorno dopo Steranko andò in cerca di Kane e verso mezzogiorno riuscì a trovarlo, in mezzo ad un altro gruppo. Si avvicinò e... "Che piacere rivederti, Bob, baby", disse, per poi affibbiargli un bello schiaffone in pieno viso. "Ma stavolta non c'era una porta d'ascensore che si chiudeva a separaci. Rimasi lì per circa 15 secondi, aspettando. Non reagì. 
Mi girai e me ne andai. Ma ora ho dei rimpianti. Rimpiango che non abbia reagito, anche se era un bel po' più alto di me. Non mi sarebbe importato di sanguinare un po' per avere l'opportunità di dare a Kane quel tipo di lezione in perfetto stile Batman che Finger, Robinson, Sprang e tanti altri hanno solo potuto sognare."
Uno splendido Batman firmato... Steranko!
E ora, visto il tempo... tutti al mare e... Buon Fumetto a tutti!
See you soon, alligators!

lunedì 9 giugno 2014

recensioni in 4 parole [17]

Topolino N. 3054
Omaggi per Paolino ottantenne.
Astro City N. 12
Quando il lupo chiama.
Celeste
Ipnotica, strampalata, intrigante lettura.
Historie N.1
Quante storie nella Storia.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Topolino N. 3054
di AA.VV.
Editore: Panini Comics
Formato: brossurato, 162 pagine, colore
Prezzo: € 2,40
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI e QUI.

Astro City N. 12 (in Inglese)
di Kurt Busiek (testi) e Graham Nolan (disegni)
Copertina: Alex Ross
Editore: Vertigo/DC Comics
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo:  $ 3,99
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI e QUI (in Inglese)

Celeste (in Inglese)
di I.N.J. Culbard
Editore: SelfMadeHero
Formato: cartonato, 200 pagine, colore
Prezzo:  $ 24,95
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)

di Hitoshi Iwaaki
Editore: J-Pop
Formato: brossurato, b/n + colore
Prezzo: € 5,90
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI.